Processo ad Alberto Stasi: la testimonianza di Franca Bermani

Juror # 8: Don’t you think the woman might have made a mistake? Sidney Lumet. Twelve Angry Men.

Il giorno dell’omicidio, Stasi non si recò a casa di Chiara Poggi con una bici nera da donna ma con la sua Umberto Dei Milano.

Lasciare che si blindasse la testimonianza della signora Franca Bermani, madre di una vicina di casa di Chiara Poggi, è stato un errore dell’accusa.

La signora Franca Bermani ha dichiarato di aver visto una bicicletta nei pressi del cancello di casa Poggi verso le 9.10 del 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio di Chiara. La testimone associò la presenza della bicicletta ad un risveglio precoce di Chiara ad opera dell’ospite con la bicicletta. Chiara aveva disattivato l’allarme perimetrale della propria casa alle 9.12, molto probabilmente in concomitanza con l’arrivo di questo soggetto. L’associazione di idee della signora Bermani, bicicletta/risveglio, le ha permesso di ricordare di aver visto una bicicletta a quell’ora, la sua testimonianza è quindi credibile per quanto attiene alla presenza di una generica bicicletta.

La Bermani non si è limitata però a dichiarare di aver visto una bicicletta, che tra l’altro vide da dietro e da circa 15 metri di distanza, ma l’ha descritta. La Bermani, nonostante fosse lucida ed in buona fede, ha fornito dettagli che non aveva motivo di ricordare.

Assumere per veritiere alcune specifiche informazioni fornite dalla teste è stato un errore del giudice del processo di primo grado, Stefano Vitelli.

Se la testimonianza della teste fosse stata valutata sulla base della psicologia della testimonianza, sarebbero emerse le involontarie falsità e inesattezze riferite dalla Bermani.

Il giudice Vitelli, nonostante avesse compreso il rischio di assumere come veritiera la descrizione in toto della bicicletta ad opera della teste Bermani, nell’analisi critica di tale testimonianza ha purtroppo giudicato credibile quella parte di testimonianza riguardante il modello e il colore della bicicletta.

Unico dato testimoniale certo invece era la presenza di una bicicletta. La Bermani quel giorno vide solo una generica bicicletta di cui fissò il ricordo per l’associazione di idee con il risveglio precoce di Chiara.

Il 25 agosto 2007 la Bermani, in sede di sommarie informazioni, descrisse così la bicicletta: di colore nero, la sella alta con le molle sottostanti cromate, il portapacchi posteriore a molla, la canna curva e non rettilinea, senza i copriruote posteriori, mentre in udienza disse che la bicicletta aveva i copriruote posteriori.

Sella della bicicletta Umberto Dei Milano, modello Giubileo uomo

Sella della bicicletta Umberto Dei Milano, modello Giubileo uomo

La sella alta con le molle sottostanti cromate, il portapacchi posteriore a molla, i copriruote posteriori e pure la canna curva sono elementi descrittivi della bicicletta Umberto Dei Milano di Alberto Stasi.

Bicicletta Umberto Dei Milano, modello Giubileo uomo

Bicicletta Umberto Dei Milano, modello Giubileo uomo

Quando le fu mostrata la bicicletta Bicicletta Umberto Dei Milano, modello Giubileo uomo di Alberto Stasi, la teste negò con forza che fosse quella vista la mattina dell’omicidio. La bicicletta le fu mostrata in una prospettiva frontale e non da dietro come lei ricordava di averla vista e anche per questo non può che esserle apparsa diversa.

Su quale base il giudice Vitelli ha ritenuto che alcuni tra i dettagli riferiti dalla teste corrispondessero alla bicicletta vista quella mattina e ha invece escluso tutti quelli riferibili alla bicicletta Umberto Dei Milano di Alberto Stasi?

Il giudice Vitelli, per non sbagliare, avrebbe dovuto attenersi ad un’unica macrodescrizione: bicicletta.

Le parti civili avrebbero dovuto mettere in dubbio che la bicicletta vista dalla Bermani fosse nera da donna.

La consulenza di un esperto di psicologia della testimonianza avrebbe permesso di attribuire il giusto valore alla testimonianza della Bermani. Nessun teste è capace di rievocare i fatti di cui è stato testimone sotto forma di riproduzioni fotografiche. Un teste, suo malgrado, è capace solo di rievocare verità soggettive. A causa di distorsioni, falsi ricordi e dimenticanze, il ricordo non è altro che una personale interpretazione dei fatti osservati.

Fattori personali ed elementi esteriori agiscono su ciascuna delle tre fasi del processo testimoniale, acquisizione, ritenzione e recupero, distorcendolo. Tali distorsioni, sommandosi, tendono ad allontanare il contenuto testimoniale dalla realtà dei fatti. Alcuni testimoni, pensando di essere d’aiuto alle indagini, tendono a colmare le proprie lacune, a riordinare i ricordi, a compiacere l’intervistatore. Un’altra causa di errore deriva dal modo in cui un esaminatore si rivolge al teste, egli dovrebbe limitarsi a domande aperte, le uniche non suggestive.

Ma veniamo al nostro caso specifico, accertata dunque, attraverso la testimonianza della teste Bermani, la presenza di una generica bicicletta, la logica avrebbe dovuto condurre il giudice Vitelli a concludere che tale bicicletta non poteva che essere la Umberto Dei Milano di Alberto Stasi per la presenza del DNA di Chiara sui pedali e che quindi Stasi non poteva che essere l’autore dell’omicidio.

Stasi, dopo aver commesso l’omicidio, gettò gli abiti e le scarpe insanguinate, si lavò e pulì la bicicletta Umberto Dei con la quale si era mosso quella mattina.

Alberto, dopo aver fatto il possibile per eliminare ogni traccia del reato commise un errore grossolano quando tornò in via Giovanni Pascoli dopo le 13.30, ma non entrò nella villetta dei Poggi per non sporcarsi. Il fatto che Stasi, pur non essendo entrato in casa Poggi, sia stato in grado  di descrivere la scena del crimine agli inquirenti è la riprova della sua colpevolezza.