Paolo Stroppiana: un serial killer

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Paolo Stroppiana è stato condannato a 14 anni di carcere per l’omicidio di Marina Di Modica, omicidio risalente al 1996 e che, in dubio pro reo, la cassazione ha ritenuto preterintenzionale. Stroppiana è finalmente in carcere dal 14 aprile 2011.

Paolo Stroppiana è nato a Torino il 21 agosto del 1957 e ancora minorenne si è iscritto al Fronte della Gioventù di cui è divenuto segretario provinciale e presto dirigente nazionale; ha frequentato per tre anni il Quinto liceo; nel 1973, per motivi politici, si è trasferito all’Istituto privato Mazzarello; negli anni del liceo ha partecipato a pestaggi di studenti di sinistra; alla fine degli anni ’70 ha aderito al gruppo eversivo di estrema destra NAR Terza Posizione; ha partecipato a furti di mezzi di trasporto ed a rapine che il gruppo faceva per autofinanziarsi.

Nel 1982, arrestato a Roma dopo una rapina, accusato di rapina pluriaggravata, ricettazione, banda armata, detenzione di armi e lesioni personali, il camerata Stroppiana si è dissociato e ha collaborato con gli inquirenti fornendo dettagli circa i fatti ed indicando i nomi dei compagni. Testimone al processo di piazza Fontana ed a quello per la strage di Bologna ha fatto rivelazioni sugli intrecci tra i gruppi di estrema destra. Negli anni ha accumulato alcune condanne per emissione di assegni a vuoto.

Per i giudici che l’hanno condannato per l’omicidio di Marina Di Modica, Stroppiana possiede un’elevata capacità di delinquere e la totale assenza di ravvedimento. Paolo Stroppiana, durante le udienze del processo per omicidio, non ha manifestato emozioni, ha letto alcune dichiarazioni scritte e poi ha parlato in modo monotono, come se leggesse, ha trascorso la maggior parte del tempo con una o entrambe le mani davanti alla bocca, ha ascoltato impassibile il suo colorito avvocato ed a volte, mentre rispondeva al giudice, è stato a dir poco indelicato nei confronti della vittima, infine, ha sorriso molto.

Durante gli anni che lo hanno visto protagonista del caso Di Modica, ha concesso varie interviste ai giornalisti e si è lasciato andare a battute del tipo:  “… per fortuna quella sera (quella della scomparsa di Marina) ero fuori a cena con amici e non ero a casa con il mal di pancia. Sarebbe stato antipatico doverlo andare a spiegare” o: “So bene quale domanda le passa per la testa. Ma se davvero avessi ammazzato Marina, non verrei certo a raccontarlo a lei, non crede?”.

In primo grado, alla lettura della sentenza di condanna a 21 anni per omicidio volontario, è rimasto basito. In secondo grado, alla lettura della sentenza che lo ha condannato ad una pena minore, 16 anni per omicidio preterintenzionale, ha riso fino a mostrare le gengive, ha riso di un sorriso intrattenibile. Può un innocente ridere di una condanna a 16 anni?

Marina Di Modica

Marina Di Modica

Marina di Modica era nata a Torino il 19 giugno del 1956, aveva lavorato in ospedale come logopedista, incontrò il filatelico Stroppiana a casa dell’amica comune Bianca Tovo e purtroppo per lei lo trovò “interessante, anche se un po’ stranocchio”, così almeno lo descrisse alla moglie del padre. Marina parlò a Paolo di alcuni francobolli trovati nella soffitta della madre e, dopo circa un mese, Stroppiana la invitò a cena.

Dalla sera in cui Marina avrebbe dovuto incontrare Stroppiana a cena, sono scomparsi i francobolli ed è scomparsa Marina. La donna è svanita nel nulla lasciando un appunto sull’agenda, al giorno 8 maggio 1996, tra le ore 18 e le 19: Cena Paolo per francobolli. Grazie a questo appunto gli inquirenti sono risaliti facilmente a Stroppiana, il quale solo dopo molti anni è stato processato e finalmente è entrato in carcere nell’aprile del 2011. Sono molti gli indizi contro di lui, le ritrattazioni e le menzogne che ha raccontato negli anni agli inquirenti e ai giudici, tali che Stroppiana è stato condannato senza che il corpo di Marina fosse mai trovato.

La Di Modica, una donna di 39 anni, riflessiva, riservata, timida, educata, un po’ introversa, salutista, single ma desiderosa, a detta delle amiche, di un compagno e di un figlio, è scomparsa dopo essere stata dal parrucchiere, dopo essersi comprata scarpe e calze nuove per una cena con una persona “interessante”. A pensare a Marina con le sue umane e comprensibili debolezze si stringe il cuore. Paolo, invece, per Marina provava solo disprezzo e quella sera, dopo averla manipolata per 36 giorni, dopo averla invitata a cena, l’ha soppressa e ne ha occultato il corpo.

Secondo i giudici di secondo grado: “L’esecuzione dell’omicidio è stata facilitata dalla fiducia che la Di Modica aveva ingenuamente concesso allo Stroppiana nella convinzione di avere a che fare con una persona leale e corretta, nella particolare circostanza, aveva fatto affidamento sulla presunzione che colui, il cui invito aveva accettato, rispettasse delle elementari norme di civiltà adottate in tutti gli ambiti sociali ed in tutti i tempi e si era perciò completamente rimessa alla sua lealtà” (Sentenza 21 luglio 2008, Corte di Assise di Appello di Torino).

Paolo Stroppiana è un uomo incline alla violenza come prova il suo curriculum. Da giovane è entrato, con tutta probabilità, in un gruppo eversivo di estrema destra solo per la sua necessità di agire violenza. Stroppiana non è mai stato motivato politicamente. Appena lo hanno arrestato, a Roma, dopo una rapina, si è dissociato e durante il processo d’Appello ha dichiarato: “Non ero motivato per fare il terrorista e per fare la lotta armata, non ne condividevo… ” (udienza del 29 aprile 2008).

Stroppiana è sommerso da un punto di vista emozionale da sentimenti di rabbia, ostilità e disprezzo, in specie nei confronti delle donne e proprio queste sono le motivazioni che lo hanno condotto a comportamenti aggressivi e violenti. Stroppiana ha fantasticato e pianificato nel dettaglio l’omicidio della Di Modica finché il risentimento che ha dato vita alle sue fantasie lo ha condotto a metterle in pratica. Paolo Stroppiana è un anger-retaliatory sexual murderer il cui movente è l’odio nei confronti delle donne, un odio che nasce da un rapporto problematico con una figura femminile, forse la madre; le sue vittime non sono che surrogati di quella figura.

Stroppiana è un serial killer organizzato che ha avuto, fuori dal carcere, una vita sociale ordinaria e perfettamente funzionale ai suoi impulsi di morte. Della sua vita sociale ordinaria hanno fatto parte un impiego alla Bolaffi dal 1987, il fidanzamento con la collega Beatrice Della Croce di Dojola ed una passione per l’alpinismo. Durante i 18 anni di fidanzamento con Beatrice, Stroppiana ha avuto molte amanti, Elena Strobbia, Margherita Meneghin, A. A. e molte altre, che, sentite durante il processo, hanno permesso di delinearne la personalità, facendo emergere una figura di arrampicatore sociale, apparentemente normale nelle relazioni superficiali e nelle situazioni sociali formali ma incapace di un vero rapporto d’amore e rispetto, desideroso di rapporti sessuali particolari, mentitore abituale, capace di atti di intimidazione e di violenza se rifiutato.

Stroppiana è un sociopatico che indossa la maschera della sanità, ha ucciso perchè disprezza le donne ma non ha ucciso tutte quelle con cui ha avuto rapporti sessuali, la sua vittima ideale è una donna vulnerabile. Stroppiana ha un elevato grado di controllo su tutto, si è preso il tempo necessario a studiare la sua vittima e ad organizzare la trappola nei dettagli, anche in passato, a parte le risse, ha sempre valutato rischi e benefici, non si è mai esposto troppo durante la lotta armata, sceglieva i mezzi da rubare o le banche da rapinare ma, in realtà, non partecipava mai in prima linea alle rapine. Egli, come ha potuto, per ottenere vantaggi per sé, ha venduto i compagni. Stroppiana è sempre stato un opportunista, un vigliacco, ha ucciso una donna indifesa e infatuata di lui. Il suo “fascino” per trascorsi politici e relative conoscenze, le sue capacità manipolatorie, il lavoro alla Bolaffi, le amicizie altolocate, in una Torino borghese e provinciale, sono state la sua tela di ragno. Stroppiana, non a caso, con Marina Di Modica ha messo in pratica la tecnica del ragno, una delle tre tecniche usate dai serial killers per catturare le proprie vittime; dopo averla manipolata, l’ha attirata in casa sua e l’ha uccisa.

Quando il giudice, durante il processo, ha chiesto a Paolo Stroppiana se fosse stato a conoscenza del fatto che Marina soffrisse la sua solitudine, ha risposto: “… è evidente che se una persona di 40 anni è sola….”, Stroppiana evidentemente sapeva.  Il filatelico ha scelto la Di Modica proprio per le sue debolezze, una vittima perfetta, una donna vulnerabile da manipolare utilizzando il proprio carisma, una donna da usare come un oggetto per soddisfare i proprio bisogni patologici. Paolo disprezzava la Di Modica, ne ha fantasticato l’omicidio e al momento giusto ha messo in atto le proprie fantasie. Il predatore Stroppiana ha mostrato, invece, di rispettare la propria fidanzata, Beatrice Della Croce dei conti di Dojola, non l’ha uccisa perché la usava, aveva un cognome altisonante e un giro di amicizie altolocate. La Della Croce gli serviva, lo ha aiutato a costruirsi il personaggio. A volte, durante l’atto sessuale, la legava, l’ammanettava, una volta le ha stretto il collo fino a renderla cianotica, ma non l’ha uccisa, “.. non ho mai messo Beatrice in condizioni di pericolo” (Udienza del Processo della corte d’Assise d’Appello). Proprio la Della Croce lo ha protetto per anni con un alibi falso quando è stato ritrovato l’appunto sull’agenda di Marina ma poi la donna ha ‘chiaccherato’ troppo, si è tradita e si è scoperto tutto. Beatrice ha mentito ma non è stata processata per favoreggiamento a causa della prescrizione del reato; per i giudici che hanno condannato Stroppiana, hanno mentito sull’alibi sia lei che sua figlia Maria Alberta, la quale ha confessato in aula di averlo fatto per “paura di fare male a Paolo”, ma come “male a Paolo”? L’empatia, i sentimenti, la sensibilità, il senso morale, neanche in una giovane donna, all’epoca dei fatti minorenne. Era scomparsa una donna, un essere umano. Dal processo è venuta fuori una Torino bene provinciale, piccolo borghese, un gruppo di amici dispatici, chiaccheroni, frustrati, sentimentalmente falliti e insensibili. Un gruppo del quale facevano parte conoscenti comuni a Paolo e a Marina, nessuno di loro si è mai preso la briga di mettere in guardia la delicata Marina da un mostro come Paolo Stroppiana.

Beatrice Della Croce

Beatrice Della Croce

Duole la lieve condanna inflitta a Stroppiana nel secondo processo d’Appello e confermata in Cassazione, 14 anni per omicidio preterintenzionale, perché con tutta probabilità questo non è il suo primo omicidio né il primo con queste modalità. Stroppiana ha fantasticato e poi ha ucciso ben consapevole dei suoi atti, Stroppiana ha commesso un omicidio volontario. Il filatelico, invitato dall’avvocato Zancan, durante un’udienza, a liberarsi, a parlare, non ha confessato l’omicidio, non ha detto dove aveva occultato il corpo della Di Modica; nonostante i vantaggi che ne avrebbe tratto processualmente, il filatelico ha scelto di non parlare, non perché non gli interessasse una riduzione della pena ma perché ha, ancora una volta, valutato bene rischi e benefici, se avesse indicato dove si trovano i resti di Marina, la sua posizione si sarebbe aggravata, avrebbe rischiato, forse, di essere giudicato per almeno un altro omicidio. Raramente quando ci si imbatte in un serial killer si viene in contatto con lui al primo omicidio. Nella sua requisitoria il procuratore generale Vittorio Corsi ha affermato: “Signori giurati, guardatelo, è una maschera di falsità, processi come questo ne capitano uno ogni cento anni, l’uomo che vedete, come hanno raccontato diverse sue amanti, ha abitudini sessuali rischiose, predilige stringere il loro collo dopo averle ammanettate, dovete assicurarlo alla giustizia e non assolverlo”. Il rischio che Stroppiana, una volta libero, torni ad uccidere è elevato. Il detenuto modello Stroppiana deve restare un detenuto modello a vita. Con i serial killer non ci si sbaglia, una volta liberi uccidono ancora. Angelo Izzo docet.

Camilla Bini

Camilla Bini

Camilla Bini, amica e collega comune di Beatrice Della Croce e di Paolo Stroppiana, è scomparsa da Torino nell’agosto del 1989. Camilla, madre somala e padre italiano, era nata a Mogadiscio il 6 luglio del 1955, ultima di 6 figlie, ed era cresciuta in collegio. A 15 anni si era trasferita in Italia, a Subiaco, presso un convitto di suore e aveva lavorato come segretaria d’azienda. Dopo qualche anno si era trasferita a Torino dove era impiegata alla Bolaffi. E’ stata descritta dai conoscenti come bella, gentile e diffidente. E’ scomparsa l’8 agosto del 1989, il giorno prima di partire per le ferie estive. All’epoca della scomparsa frequentava Paolo Stroppiana, a volte da solo, a volte in compagnia di Beatrice. In quel periodo il filatelico aveva confessato ad un collega di aver avuto rapporti intimi con lei, mentre, dopo la scomparsa della ragazza, aveva negato le frequentazioni assidue e aveva riferito agli inquirenti di averla conosciuta solo superficialmente. Camilla era mulatta, africana, di famiglia modesta, caratteristiche che sono per Stroppiana un disvalore e che hanno risvegliato in Stroppiana il disprezzo. Beatrice e Paolo hanno descritto Camilla come “una con molti fidanzati, alla ricerca di un uomo ricco da sposare”. Beatrice Della Croce ha riferito agli amici: “La Bini aveva il complesso di essere una ragazza africana e voleva che le presentassi ragazzi ricchi”. La giovane Camilla, lontana dalla propria famiglia, in procinto di partire per le ferie estive, rappresentava la vittima ideale, per caratteristiche psichiche e situazionali. Il suo omicida era a conoscenza della imminente progettata partenza per le vacanze estive e sapeva che nessuno avrebbe cercato Camilla per lungo tempo, non poteva sperare in un momento migliore per ucciderla e farne sparire il corpo.

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