Amanda Knox è colpevole

Dal diario di Amanda: “Apparently someone out there saw me on TV and thought I was hot, so they set up a website where people comment on how pretty I am”.

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Nell’autunno del 2007 la giovane inglese Meredith Kercher ed Amanda Knox, americana di Seattle, si trovavano a Perugia per motivi di studio, le due studentesse con altre due ragazze condividevano una villetta a due piani poco lontana dal centro storico, in via della pergola. Meredith si lamentava spesso con le amiche della poca cura che Amanda aveva della pulizia della casa e delle sue libertine abitudini sessuali, comprensibilmente fastidiose in una casa condivisa.
Il 2 novembre 2007, verso le 13.15, Meredith venne rinvenuta morta nella sua camera da letto. Al momento della scoperta del cadavere erano presenti in via della pergola, oltre ad Amanda e Raffaele, una delle coinquiline, Filomena Romanelli, il suo fidanzato Luca Altieri e due loro amici, avvisati telefonicamente da Amanda di un tentativo di furto, ed infine due agenti della polizia postale giunti in via della pergola verso le 12.30 in seguito al ritrovamento di due telefonini appartenenti alla Kercher in un giardino poco distante. La camera di Meredith aveva la porta chiusa a chiave e la ragazza non rispondeva, Luca Altieri decise con gli agenti di abbattere la porta, venne così ritrovato il corpo della studentessa inglese. La Kercher era a terra esanime in un lago di sangue, coperta da un piumone, a parte un piede. L’autopsia accertò che Meredith era stata accoltellata e che delle tre coltellate che l’avevano attinta sui due lati del collo, una era risultata mortale e le aveva provocato un’insufficienza cardiorespiratoria acuta per emorragia ed asfissia. L’orario della morte fu fissato intorno alle 23.30 del 1 novembre.

L’assenza di lesioni da difesa sul corpo della ragazza, senza altre ragioni che ne giustificassero una minorata difesa, come una eventuale intossicazione alcolica, è compatibile con la presenza di più soggetti intervenuti durante l’aggressione che, agendo in contemporanea, ne limitarono i movimenti.

Durante l’aggressione ci fu una escalation di violenza e da parte dei protagonisti la tacita accettazione del rischio di morte che condusse in breve all’omicidio.

Nessuno si sottrasse ad un atto tanto grave per le classiche dinamiche di deresponsabilizzazione che caratterizzano i reati commessi dal gruppo, ma anche per l’uso da parte degli stessi di sostanze alcoliche e stupefacenti che ne inficiarono le abilità cognitive e percettive.

Durante un interrogatorio Rudy Guede sostenne che quella sera la Knox suonò il campanello dell’appartamento mentre lui era in bagno in quanto Meredith aveva lasciato le chiavi nella toppa e subito dopo sentì la Kercher aggredire verbalmente Amanda accusandola di averle rubato dei soldi. Rudy ha riferito di aver sentito la voce della Knox ma di non essersi incontrato con lei quella notte ed afferma invece di essersi scontrato con un uomo appena fuori dalla stanza di Meredith dove era accorso dopo aver sentito un urlo straziante. Il Guede ha riferito di non aver riconosciuto l’uomo con cui si scontrò ma di ricordare che indossava un cappello con una riga rossa e una giacca Napapijri. Sempre secondo il Guede il compagno di quella sera di Amanda riferì alla stessa un dettaglio non da poco, l’uomo con cui si era scontrato in corridoio aveva la pelle nera. Il fatto che l’uomo in fuga indossasse un cappello, come riportato da Guede, è la riprova che la discussione degenerata in omicidio era cominciata subito dopo l’ingresso in casa di Amanda e del suo accompagnatore. Rudy ha riferito di aver visto dalla finestra due persone, tra cui la Knox, mentre abbandonavano la casa subito dopo l’omicidio e poi di essersi diretto in camera di Meredith e di aver tentato di tamponare con degli asciugamani l’emorragia dovuta alle coltellate che la ragazza aveva ricevuto.

Sulla scena del crimine gli inquirenti hanno repertato:

un’impronta insanguinata appartenente a Rudy Guede sul muro della camera dove la Kercher fu uccisa;

tracce del suo DNA sul tampone vaginale eseguito sulla vittima, sulla federa del suo cuscino, sul polsino della sua felpa, sul suo reggiseno, sulla sua borsa, sulla carta igienica usata per pulirsi dopo aver defecato;

e, infine, impronte delle scarpe insanguinate di Rudy sul pavimento che dalla camera da letto della studentessa conduce al portone principale.

Riguardo al racconto di Guede, il problema non è tanto la presenza di cellule di sfaldamento appartenenti a lui nella vagina di Meredith, che, non essendo databili, potrebbero essere state ivi deposte durante un rapporto consenziente che avrebbe potuto precedere l’ingresso in casa di Amanda e del suo compagno di quella sera, quanto la presenza di soffusioni ecchimotiche sulla faccia anteriore della coscia sinistra e di lesioni vulvari, segnali di una violenza sessuale che degenerò in omicidio, omicidio che non fu Rudy a commettere essendo, evidentemente, impegnato a fare altro.

Il DNA di Raffaele Sollecito fu invece repertato sul gancetto tagliato del reggiseno di Meredith, un’impronta insanguinata del suo piede destro fu trovata sul tappetino del bagno in uso ad Amanda ed alla vittima ed un’altra impronta latente del suo piede destro fu evidenziata con il luminol nel corridoio, tale impronta del suo piede insanguinato era stata pulita perciò fu necessario l’uso di un agente chimico per metterla in evidenza.

le impronte dei piedi di Amanda Knox sporche del sangue di Meredith Kercher

Molteplici tracce del DNA di Amanda Knox miste al sangue della vittima vennero repertate nel bagno della casa di via della pergola, sul lavandino, sul bidè, sulla scatola dei cotton fioc, sull’interruttore della luce, sulla tavoletta del water.

Tracce lasciate dai piedi nudi di Amanda sporchi del sangue della vittima vennero repertate sul pavimento della sua camera, sul pavimento del corridoio e su quello della camera della coinquilina Romanelli dove la Knox aveva simulato il furto.

A casa di Raffaele Sollecito, casa dove Meredith non era mai stata, venne repertato un coltello con tracce biologiche miste di Amanda e Meredith.

Durante il sopralluogo a casa di Raffaele, gli inquirenti sentirono un forte odore di varichina.

La Knox, la sera stessa della scoperta del cadavere, il 2 novembre, comunicò alle amiche inglesi di Meredith le circostanze precise del ritrovamento del corpo della povera Kercher, avvenuto in presenza della Romanelli e degli altri amici intorno alle 13.15 da parte della polizia postale nella villetta in affitto alla vittima ed ad Amanda, la Knox riferì che il cadavere si trovava davanti all’armadio, coperto dalla trapunta, con un piede fuori e la gola tagliata, il sangue dappertutto. La stessa affermò, durante gli interrogatori dei giorni seguenti, di non aver visto la camera al momento dell’apertura della porta ed i testimoni confermarono che sia lei che Raffaele non potevano vedere all’interno della camera, palcoscenico del delitto, poiché si trovavano in quel momento in cucina. In una email, Amanda scrisse ad amici e parenti di essere stata in cucina al momento della scoperta del cadavere e di essere stata trascinata fuori dalla casa da Raffaele subito dopo. Tali testimonianze provano come la Knox non potesse che avere informazioni sulla scena criminis per una precedente conoscenza diretta, per essere stata protagonista dell’evento delittuoso.

Nella stessa ottica si inseriscono una inspiegabile telefonata di Amanda alla madre Edda, telefonata da lei effettuata alle 2 novembre alle 12.47 ora italiana, quando a Seattle erano solo le 2.47 del mattino, collocabile temporalmente prima del ritrovamento del corpo esanime di Meredith. Per quale motivo la Knox svegliò sua madre?

Il 2 novembre, giorno del ritrovamento del cadavere, ad un’amica di Meredith che diceva di sperare che non avesse sofferto, Amanda Knox rispose così: “What do you think? They cut her throat.. she fucking bled to death!” (Che pensi? Le hanno tagliato la gola… è morta fottutamente dissanguata). Come poteva la Knox conoscere la causa della morte della Kercher due giorni prima dell’autopsia se non per aver partecipato all’omicidio? E come poteva sapere che Meredith non era stata uccisa da un’unica persona?

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Amanda, il 5 novembre, accompagnò Raffaele Sollecito in questura e venne sentita dagli inquirenti. La Knox, in quell’occasione, accusò dell’omicidio di Meredith il congolese Patrick Lumumba. Lumumba era il proprietario di un pub nel centro di Perugia dove Amanda ogni tanto faceva la cameriera. Nella notte tra il 5 ed il 6 novembre la Knox, pur sapendolo innocente, come risulta da una intercettazione ambientale di un colloquio tra lei e la madre Edda, lo indicò come il colpevole dell’omicidio, lo fece per un tornaconto personale, per allontanare da sé il sospetto. Lumumba rimase in carcere per due settimane e né Amanda né la madre, che era anch’ella a conoscenza dell’innocenza di Patrick, fecero niente per aiutarlo. Per la calunnia nei confronti di Patrick Lumumba la Knox è stata condannata a tre anni di reclusione. Amanda riferì inoltre, mentre forniva la sua seconda versione agli inquirenti, di essere stata presente nella casa la notte dell’omicidio e che sapeva che quella notte Meredith aveva fatto sesso prima di morire, che non ricordava se ci fosse stato anche Raffaele, di essersi rifugiata in cucina e di essersi tappata le orecchie per non sentire l’urlo dell’amica durante l’omicidio, urlo confermato dalla testimonianza di tre donne, vicine di casa che riferirono di aver udito un urlo straziante verso le 23,30 del 1 novembre.

Il 6 novembre Amanda, Raffaele e Patrick vennero arrestati. La Knox continuò  ad accusare Lumumba dell’omicidio in un memoriale scritto in carcere. Negli interrogatori seguenti Amanda negò di essere stata presente in via della pergola la notte dell’omicidio ma di essere stata invece con Raffaele Sollecito nella di lui abitazione dal pomeriggio del giorno 1 novembre fino alle ore 10.30 del giorno seguente. Riferì quindi di essere uscita da casa di Raffaele alle 10.30 per recarsi a fare una doccia a casa propria, di essere tornata da Sollecito verso le 12.00 e di aver raccontato al fidanzato che in casa sua c’era qualcosa di strano. Sia Amanda che Raffaele sentiti dagli inquirenti hanno fornito informazioni diverse e contraddittorie sui luoghi dove avrebbero passato la notte dell’omicidio. Sollecito ha riferito in un’occasione che la Knox era uscita da casa sua all’una di notte e proprio di questa dichiarazione Raffaele parlò con il padre in una conversazione che venne intercettata. Sollecito: “È difficile spiegare, ho dei rimorsi di coscienza, mi sento male”. Il Padre: “Il rimorso non deve esistere. Pensavi che era uscita (Amanda), poi hai pensato che era sempre con te, poi che era uscita, poi non ricordi”. Perché Raffaele, se fosse innocente e dicesse la verità, dovrebbe avere dei rimorsi di coscienza?

Amanda e Raffaele sostennero nei successivi interrogatori di essere rimasti a casa del Sollecito dal tardo pomeriggio del giorno 1 novembre alla mattina del giorno dopo. Tale alibi non fu mai confermato; il computer di Sollecito fu inattivo dalle 21.15 fino alle 5.32, quindi i due avrebbero potuto benissimo trovarsi in via della pergola nel momento in cui veniva commesso l’omicidio. Un testimone, tale Curatolo, ha sostenuto di averli visti nella piazza sovrastante la casa di via della pergola dopo le 21.30. Un altro testimone ha riferito di aver visto la Knox la mattina del 2 novembre prima delle 8.00 fuori dal suo negozio di casalinghi mentre Amanda non ha parlato con gli inquirenti della telefona del padre di Raffaele ricevuta dallo stesso alle 9.30 perché evidentemente ella si trovava già in via della pergola.

Uno dei punti cruciali di questo caso e che vale la pena di analizzare è lo staging della scena del crimine. Chi commette un reato, a volte, si prodiga nell’alterare una scena del crimine per allontanare da sé i sospetti. Lo “staging” circoscrive ai conoscenti la cerchia dei sospetti, perché un estraneo non ha alcun interesse ad alterare una scena criminis.

Chi uccise Meredith simulò un furto nella camera di Filomena Romanelli, una coinquilina, creò una situazione di evidente disordine e ruppe un vetro in una sequenza che fece emergere la messiscena, il finto disordine anticipò infatti la rottura del vetro e non vi fu una effettiva attività di ricerca o di sottrazione di oggetti.

Dalla casa furono asportati soltanto i telefonini della vittima e gettati in un giardino di via Sperandio, operazione architettata nell’intento di ritardare la scoperta del cadavere. I telefonini di Meredith smisero di agganciare la cella di via della pergola alle 0.10.31 del 2 novembre.

Infine, la scena del crimine fu ripulita.

Rudy Guede, di sicuro, non si prodigò nello “staging” che non aveva alcuna ragione di mettere in scena non avendo un particolare legame con la vittima e, infatti, non vennero repertati segni della sua presenza nella stanza della Romanelli e, come risultò evidente dalle impronte insanguinate delle sue scarpe che andavano direttamente dalla camera della vittima alla porta principale, egli lasciò la casa subito dopo i fatti. Se Guede si fosse fermato ad alterare la scena del crimine, avrebbe tirato lo sciacquone del water dove aveva defecato e pulito le proprie impronte insanguinate, ma non avrebbe mai simulato un furto. Guede non aveva ragione di simulare un furto perché, avendo un precedente per lo stesso reato, avrebbe rischiato di accentrare l’attenzione su di sé, infatti, Rudy non è stato condannato per lo “staging”, che è stato comunque riconosciuto nella sentenza ed attribuito ai concorrenti nel reato.

La simulazione di furto aveva lo scopo di sviare i sospetti da chi fosse stato fornito delle chiavi del portone d’ingresso per essere un inquilino dell’appartamento e orientarli su qualcuno che non avesse tale disponibilità e che pertanto si sarebbe dovuto introdurre dalla finestra, tale circostanza portò giustamente gli inquirenti a sospettare di Amanda. La Knox, tra l’altro, a differenza di Guede, sapeva di poter avere il controllo della scena, la stessa, infatti, non temette di venir scoperta od interrotta in quanto era a conoscenza che le altre due coinquiline e gli occupanti del piano di sotto avrebbero dormito fuori quella notte ed agì quindi in tutta tranquillità.

Il pavimento della scena del crimine fu in parte ripulito dal sangue, operazione alla quale si dedicò Amanda la mattina del 2 novembre. Qualche ora prima della scoperta del cadavere furono cancellate molte delle impronte insanguinate che si trovavano sul pavimento che dalla camera della vittima portava al bagno. La presenza di impronte nel bagno lascia supporre che l’aggressore abbia fatto un percorso con i piedi insanguinati e che, avendo trasportato il sangue della vittima in bagno, abbia lasciato dei segni ancora più grossolani sul pavimento che ivi conduceva. L’assenza di tracce, quantomeno non visibili ad occhio nudo, è giustificata soltanto da una attività di pulizia. Tali tracce furono facilmente evidenziate con il luminol. Infine, chi pulì la scena criminis lasciò volontariamente le impronte delle scarpe di Rudy Guede nel corridoio e le sue feci nel water allo scopo di far attribuire l’omicidio all’unico soggetto cui appartenevano le impronte non ripulite.

Riguardo alle telefonate di soccorso, Raffaele Sollecito riferì all’operatore del 112 che nulla era stato portato via dall’appartamento, un’informazione non richiesta, ma, soprattutto, della quale Sollecito non poteva avere contezza. Solo chi aveva simulato il furto poteva sapere che non era stato asportato nulla dall’appartamento, un soggetto appena giunto in una casa, dove, peraltro, non abitava, non avrebbe potuto sapere che nulla era stato sottratto alle coinquiline, o nella stanza chiusa a chiave, e non avrebbe potuto saperlo neanche la Knox, visto che il disordine era in una camera non occupata da lei e che la porta della stanza di Meredith era chiusa. Inoltre, è anomalo e inaspettato il fatto che Raffaele abbia riferito della presenza di macchie di sangue solo dopo aver descritto uno scenario riconducibile ad un tentato furto. Nel momento in cui si scoprono delle macchie di sangue, vi è una porta chiusa ed una coinquilina non è rintracciabile, un tentato furto dovrebbe passare in secondo piano rispetto ad una possibile aggressione.

Analizziamo alcuni dei comportamenti che la Knox tenne dopo la scoperta dell’omicidio di Meredith e che richiamarono l’attenzione degli investigatori:

Le amiche inglesi di Meredith e gli studenti dell’appartamento sottostante a quello dove era avvenuto il crimine riferirono agli inquirenti che, dopo la scoperta del cadavere, Amanda Knox non aveva manifestato emozioni, aveva invece inspiegabilmente continuato a baciare Raffaele, a scherzare, a fare le linguacce e le smorfie con una apparente noncuranza. Tale atteggiamento fu in parte cristallizzato in un video. Invitata dagli inquirenti a seguirli nella villetta dove si era consumato il delitto, Amanda entrò sulla scena del crimine come se stesse recitando in un musical di Broadway, con un “TAA DA!”. La Knox in questura cantava, faceva la ruota ed appoggiava le proprie gambe su quelle di Raffaele. Molti degli atteggiamenti messi in atto da Amanda avevano lo scopo di lasciar credere agli inquirenti di non aver nulla di cui preoccuparsi, di essere tranquilla riguardo al fatto di sangue che aveva visto come vittima la sua coinquilina ed invece il suo comportamento risultò sospetto.

Né lei, né Sollecito si recarono alla veglia organizzata in ricordo di Meredith.

Amanda, dopo la morte di Meredith, scrisse nel suo diario: “I’d really like to say I could kill for a pizza, but it does not seem right!” (Vorrei dire che potrei uccidere per una pizza ma non mi sembra una frase adatta alla circostanza). Una crudele ironia, segno di una totale insensibilità.

La Knox la mattina del 4 novembre alle 3.24.19, circa 36 ore dopo la scoperta del cadavere di Meredith, inviò una email a 24 persone tra parenti ed amici per spiegare una volta per tutte cosa era successo a Perugia e per non doversi, a suo dire, ripetere centinaia di volte come già stava facendo con gli investigatori. Nella email Amanda raccontava di essere stata colta dal panico dopo aver scoperto che la porta della camera di Meredith era chiusa. A detta di tutti i presenti in via della pergola la mattina della scoperta del cadavere, la Knox invece non sembrò preoccuparsi assolutamente della porta chiusa, ma rassicurò invece la polizia postale che era abitudine di Meredith chiudere la porta a chiave, anche solo per recarsi in bagno. Il racconto fatto agli amici nella missiva ebbe un’unica protagonista, Amanda Knox ed i suoi bisogni. Amanda non manifestò alcuna empatia nei confronti della vittima e dei suoi familiari, né mostrò alcuna tristezza, compassione, dolore o preoccupazione. La Knox non fece trapelare alcuna emozione, non si chiese cosa fosse successo e perché, non mostrò neanche di temere che potesse succedere a lei, ella era così lontana emotivamente da quel terribile evento che fu capace di lamentarsi del freddo patito, della fame che aveva avuto in questura e del fatto di dover pagare per mesi l’affitto di una casa sotto sequestro e della quale non avrebbe potuto usufruire. Amanda visse l’omicidio di Meredith come un fastidio anche se in realtà provò un certo compiacimento per l’interesse che giornalisti e media mostrarono nei suoi confronti tanto che scrisse di questi già nelle prime righe della email.

Al momento dell’arresto Amanda Knox apparve fredda e distaccata. Lo stesso giorno, il 6 novembre, vennero arrestati Raffaele Sollecito e Patrick Lumumba, quest’ultimo fu rilasciato dopo 2 settimane in quanto era estraneo ai fatti. Il 20 novembre in Germania venne arrestato Rudy Guede ed estradato nei giorni successivi.

All’inizio del processo Amanda apparve allegra, rilassata, naive, come se non comprendesse la gravità dei fatti, sembrava contenta di essere al centro dell’attenzione e solo dopo i commenti negativi della stampa assunse un’aria più seria. Angela Antonietti, l’agente di custodia che le è stata più vicina in carcere, l’ha descritta come una persona disumana, impenetrabile, senza reazioni, senza emozioni, soprannominata dalle altre detenute, con le quali non desiderava socializzare, Ice Queen. L’agente ha riferito di non averla mai vista piangere o soffrire. Amanda non mostrò alcun rimorso per la morte di Meredith e della stessa non parlò mai, né di lei né di Rudy Guede. A detta della Antonietti, la Knox cantava e ballava in cella, era ossessionata dai Beatles e di notte dormiva serenamente, come un bambino. L’Antonietti ha raccontato che le sembrava che Amanda recitasse continuamente e cercasse di “succhiarle” le emozioni. È interessante la sensazione provata dall’agente, soggetti come Amanda, in realtà, non succhiano le emozioni, ma, non provandole, le registrano per poi riproporle all’occorrenza per un proprio tornaconto. L’agente riferisce di averla vista nervosa una sola volta, quando era in attesa che la madre le inviasse il secondo volume di Harry Potter. Nel diario che Amanda teneva compulsivamente in carcere scrisse dei molti uomini che la contattavano per posta, del suo sentirsi una eroina shakespeariana, una martire, di come la morte di Meredith avesse reso movimentato il suo soggiorno universitario in Italia, più di quello degli altri studenti. In una lettera a Sollecito dal carcere scrisse: “I dreamed he (Obama) welcomed me personally, shaking my hand, back to the States” (Sogno che Obama mi accolga personalmente e mi stringa la mano al mio ritorno in America), prova evidente di megalomania e distacco dalla realtà.

Secondo l’accusa, l’omicidio di Meredith Kercher (28 dicembre 1985) è stato commesso da un gruppo di tre persone, Rudy Hermann Guede, Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

Rudy Guede (26 dicembre 1986) è stato giudicato con il rito abbreviato e condannato in via definitiva per concorso in omicidio e violenza sessuale, sta scontando una pena di 16 anni nonostante non sia mai stato accusato, né condannato per essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio di Meredith Kercher.

Amanda Knox (9 luglio 1987) ed il suo fidanzato dell’epoca Raffaele Sollecito (26 marzo 1984) sono stati invece processati ed assolti in via definitiva dalla Corte Suprema di Cassazione.

Dopo la prima assoluzione, Amanda è tornata in patria, ha rilasciato interviste alle principali emittenti americane accusando il nostro sistema giudiziario di incompetenza e di averla fatta soffrire fino a farle desiderare il suicidio. Nell’aprile del 2013, lucrando su un omicidio da lei commesso, #AmandaKnox ha ottenuto un contratto in esclusiva con HarperCollins per il libro “Aspettando di essere ascoltata: Una memoria”, che le ha fruttato 4 milioni e 300 mila dollari.

Amanda Knox è una sociopatica con tratti narcisistici di personalità, mediamente intelligente, incapace di legami emozionali con gli altri esseri umani, fornita di  fascino superficiale e di spiccate capacità manipolatorie. E’ stata capace di uccidere e di accusare un innocente pur di farla franca, è insensibile al dolore della famiglia della sua vittima e, proprio per questo motivo, non ha difficoltà a ricavare denaro da apparizioni televisive, pubblicazione di libri e conferenze riguardanti l’omicidio da lei commesso. La Knox ha usato i media per convincere l’opinione pubblica di essere una vittima di malagiustizia. Dopo la sua seconda condanna in appello, Amanda Knox si trovava in USA e, mossa dalla sua megalomania, ha parlato alla nazione attraverso l’emittente ABC, chiedendo l’aiuto di tutti.