Analisi delle telefonate di Raffaele Sollecito al 112

Raffaele Sollecito, la mattina del 2 novembre 2007, alla presenza di Amanda Knox, pochi minuti prima della scoperta del corpo di Meredith Kercher, fece due chiamate al 112, una alle 12.51.40 e la seconda alle 12.54.29. Le telefonate di Sollecito sono da collocare temporalmente dopo l’arrivo della polizia postale che raggiunse l’abitazione delle studentesse in seguito al ritrovamento dei telefonini della vittima.

PRIMA TELEFONATA:

Sollecito: Eh, pronto buongiorno, senta ehm…. qualcunooo è praticamente entratoo in casa sfondando la finestraaa ee ha messo mo.. molto disordine e c’è una porta chiusa, la via è mm.. (suggerimento di Amanda)  … via della pergola 7.

Operatore: Via?

Sollecito: Via della pergola 7, a Perugia.

Operatore: Via della pergola 7. Abitazione signor?

Sollecito: Il …ehm… eh…  Amanda Kno…

Operatore: Eh?

Sollecito: La… chi ci abita dentro ..ee .. sono un gruppo di studenti tra cui Amanda Knox.

Operatore: Mi dia il nome ed il cellulare di uno degli affittuari.

Sollecito: Ok. Amanda…

Operatore: Sì.

Sollecito: Eeh.. il cognome K, N,

Operatore: Sì.

Sollecito: O, X

Operatore: Sì.

Sollecito: Il numero di cellulare èèè…

Operatore: Pronto?

Sollecito: Sì, sì, sono quì… sto prendendo il numero.

Lunga pausa.

Sollecito: Eeh… 348

Operatore: Sì.

Sollecito: 46

Operatore: Sì.

Sollecito: 73

Operatore: Sì.

Sollecito: 590

Operatore: 590?

Sollecito: Sì.

Operatore: Furto in abitazione eh?

Sollecito: No, non … non c’è il furto… hanno rotto la finestra… i vetri….  molto disordine… c’è pure una portaaaa chiusa… pure disordine.

Operatore: Un attimo, eh!

Operatore: Pronto??

Sollecito: Sì.

Operatore: Allora guardi, cioè praticamente sono entrati? Hanno rotto un vetro…. e come sa che sono entrati?

Sollecito: Si vede dai segni… poi c’è, c’è…. ci sono pure macchie di sangue nel bagno.

Operatore: Cioè, sono entrati e… perché?… sono rotti… cioè, anzi si sono tagliati rompendo il vetro?

Sollecito: Ehm… questo…

Operatore: Pronto??

Cade la linea.

SECONDA CHIAMATA:

Operatore: Carabinieri, Perugia.

Sollecito: Sì, salve. Ho chiamato due secondi fa praticamente.

Operatore: Qualcuno è entrato in casa, ha rotto il vetro, no?

Sollecito: Sì.

Operatore: No!? Poi è andato al bagno?

Sollecito: Ma non lo so, ehm… se vuole venire qui magari…

Operatore: Cosa hanno asportato?

Sollecito: Non hanno portato via niente, il problema è che c’è una porta chiusa… ci sono macchie di sangue.

Operatore: C’è una porta chiusa. Qual è la porta chiusa?

Sollecito: Di una delle coinquiline che non c’è e non sappiamo dove sia….

Operatore: Ci sono fuori dalla porta di questa coinquilina che non c’è delle macchie di sangue?

Sollecito: Nel bagno, ci sono le macchie di sangue.

Operatore: Ah, nel bagno. E questa porta è chiusa. Questa ragazza… avete un cellulare, un…?

Sollecito: Sì, sì, abbiamo cercato di chiamarla ma non risponde da nessuna parte.

Oeratore: Va bene, adesso mando una pattuglia così verifichiamo la situazione.

Sollecito: OK.

Operatore: Va bene?

Sollecito: OK.

Operatore: Arrivederci.

Sollecito: Arrivederci.

La prima frase di Raffaele sembra detta come se fosse stata preparata, ripetuta, memorizzata precedentemente, appare innaturale e non lascia trapelare un vero interesse di essere compreso dall’operatore del 112. 

Una telefonata di soccorso presuppone una richiesta d’aiuto e generalmente tale richiesta si trova nelle fasi iniziali, in questa telefonata la richiesta è assente.

Sollecito inizia la prima telefonata con un “Eh, pronto, buongiorno…”, la seconda con un “Sì, salve” e chiude con un  “Arrivederci”. I  convenevoli sono fuori luogo o quantomeno sospetti in una richiesta di soccorso, servono semplicemente ad ingraziarsi l’operatore. In questo tipo di chiamate si ascoltano invece frequentemente, parolacce ed imprecazioni e spesso chi chiama non solo non saluta l’operatore ma comincia a parlare prima di essere interpellato o sovrappone la propria voce a quella del suo interlocutore. 

L'”Eh” iniziale e molti altri  “ehm, eh, èèè, mm” e poi le ripetizioni quali “Sì, sì”, e “c’è, c’è”  sono accorgimenti verbali che servono per prendere tempo per organizzare una risposta credibile.

Sollecito riferisce all’operatore in primis che “qualcuno è entrato in casa” e poi per tre volte, durante la prima telefonata, che c’è disordine: “qualcunooo è praticamente entratoo in casa sfondando la finestraaa ee ha messo mo.. molto disordine e c’è una porta chiusa”,molto disordine… c’è pure una portaaaa chiusa… pure disordine”, solo in seguito aggiunge che “ci sono pure macchie di sangue nel bagno”.

E’ inaspettato e sospetto il fatto che la presenza del sangue non venga riferita per prima ma solo dopo che è stato descritto uno scenario riconducibile ad un furto. Nel momento in cui si scoprono delle macchie di sangue, vi è una porta chiusa ed una coinquilina non è rintracciabile, un eventuale furto dovrebbe passare in secondo piano rispetto ad una possibile aggressione.

Verso la fine della seconda telefonata si trova soltanto un timido invito di Sollecito al carabiniere: “Se vuole venire qui magari…”. Nelle telefonate di soccorso, fatte da soggetti realmente interessati a ricevere aiuto si ascoltano spesso più richieste di soccorso, espresse anche in termini diversi ma molto chiari. La telefonata di Sollecito manca di un qualsivoglia tipo di richiesta, è soltanto un timido racconto, una telefonata descrittiva.

Sebbene tardivamente (e ciò è anomalo) venga descritta dal Sollecito una situazione al limite del drammatico per la presenza di tracce di sangue e disordine, non si percepisce alcuna partecipazione emotiva dovuta alla paura o allo stress, non si rileva alcuna modulazione del tono della voce sulle parole chiave come “sangue”

Infine, Raffaele riferisce all’operatore del 112 che nulla è stato portato via dall’appartamento, un’informazione non richiesta, ma soprattutto prematura e gratuita, della quale Sollecito non poteva avere contezza. L’affermazione: “Non hanno portato via niente”, tradisce irrimediabilmente Raffaele, solo chi aveva simulato il furto poteva sapere che non era stato asportato nulla dall’appartamento. Un soggetto appena giunto in una casa dove non abita, non avrebbe potuto sapere che nulla era stato sottratto alle coinquiline o nella stanza chiusa a chiave e non avrebbe potuto saperlo neanche la Knox visto che il disordine era in una camera non occupata da lei e la porta della stanza di Meredith era chiusa.

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