La scomparsa di Guerrina Piscaglia

 

‘Eravate così umano, Padre Malloy, 
quando a volte prendevate con noi un bicchiere,
 con noi altri che volevamo riscattare Spoon River 
dalla freddezza e dalla tetraggine della moralità provinciale.
… Credevate nella gioia della vita. 
Non avevate vergogna della carne..’.

 Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River, 1915.

Guerrina Piscaglia

Guerrina Piscaglia

Guerrina Piscaglia era nata a Novafeltria (Arezzo) il 24 ottobre del 1964, è scomparsa il primo maggio del 2014 da Ca’ Raffaello, frazione del comune di Badia Tebalda in provincia di Arezzo. Ca’ Raffaello è un exclave toscano nelle Marche popolato da meno di trecento abitanti.

Dopo il matrimonio, la Piscaglia aveva vissuto con il marito Mirko Alessandrini ed il figlio Lorenzo, un ragazzo disabile cui la donna era molto legata. La routine quotidiana di Guerrina e Mirko aveva subito un cambiamento epocale nella primavera del 2013 grazie all’amicizia rivitalizzante con Padre Gratien Alabi, un frate congolese appartenente ad una congregazione africana, assegnato con altri due frati congolesi alla parrocchia di Ca’ Raffaello, dopo l’addio del vecchio parroco.

Padre Gratien, che aveva il ruolo di viceparroco, frequentava abitualmente la casa dei coniugi Alessandrini e gli stessi avevano l’abitudine di recarsi anche più volte al giorno a trovarlo nella canonica. Mirko Alessandrini, essendo disoccupato, si era messo a disposizione dei frati e riusciva a racimolare qualche soldo facendo dei lavoretti per loro e svolgendo funzioni di autista. Guerrina e Mirko consideravano uno svago accompagnare il frate ad officiare semplici messe o funerali nelle chiesette dei paesi limitrofi e spesso finivano per farsi una bevuta insieme dove capitava, a casa, al bar o nella canonica.

La Piscaglia era stata carina in gioventù, lo si evince dalle foto che la ritraggono il giorno del matrimonio con Mirko, ma la vita di paese, il figlio handicappato ed un disturbo dell’umore l’avevano portata a trascurare il proprio aspetto. Guerrina era arrivata a pesare circa 100 chili, lei che non raggiungeva il metro e sessanta di altezza. Da qualche tempo però, a detta di tutti, parenti e conoscenti, la donna aveva cominciato a fare del moto per dimagrire, a vestirsi meglio, a truccarsi e a indossare qualche gioiello. Il cambiamento della donna, accolto con piacere dai familiari, era parso sospetto ad alcuni parrocchiani, tanto che in paese si mormorava di un rapporto non proprio religioso tra la Piscaglia e l’esuberante frate congolese, si vociferava perfino di una imbarazzante gravidanza, poco probabile vista l’età di Guerrina.

La Piscaglia, prima di sparire, aveva confidato ad un’altra abituale frequentatrice della parrocchia di essersi perdutamente innamorata di Padre Gratien e che per lui voleva lasciare il marito. La donna, dopo aver ricevuto tale confidenza, aveva inviato una missiva alla curia vescovile di Arezzo nella quale metteva al corrente il vescovo del rapporto particolare tra il parroco e la Piscaglia. Il frate congolese con i suoi modi affabili, l’abbigliamento eccentrico, il portamento sicuro e compiaciuto, i racconti affascinanti di terre lontane e le assidue frequentazioni dei suoi parrocchiani, aveva evidentemente risvegliato gli ormoni ed i sentimenti di Guerrina che, prima del suo arrivo, i suoi familiari avevano creduto sopiti per sempre. A detta di Mirko e di un’altra parrocchiana, sua moglie, non solo era rinata, ma si mostrava perfino gelosa delle donne che frequentavano la chiesa, quando ad officiare la messa era Padre Gratien. A conferma che le voci di paese avevano un qualche fondamento, gli inquirenti attraverso l’analisi dei tabulati telefonici hanno scoperto un suggestivo scambio di messaggi tra la donna scomparsa e Padre Gratien, secondo la stampa, nell’ordine di circa 4000 contatti, gli ultimi dei quali risalenti al giorno della scomparsa della donna. In una intervista rilasciata ad un giornalista di Chi l’ha visto il collega del frate, Padre Faustin Mbula Malengo, attuale parroco di Ca’ Raffaello, ha affermato: “Tante volte ho cercato di ridimensionare questa relazione. Padre Gratien ha fatto un grande errore, Guerrina secondo me aveva bisogno di uno psicologo e non di un prete. Padre Gratien ha fatto un lavoro che non era il suo, noi dobbiamo fare i sacerdoti”.

I movimenti di Guerrina

La mattina del primo maggio 2014, giorno della sua scomparsa, Guerrina si era fatta fare la tinta ai capelli dalla cognata e, a detta della suocera, la donna era ben vestita ed appariva di buon umore. La Piscaglia però verso le 11.30 aveva confidato all’amica edicolante un certo malessere: “Io oggi ho una giornata tremenda, io non so dove sparirei e se potessi andrei anche sotto (da) un ponte”. Viene da pensare che Guerrina, poco prima dell’incontro con l’edicolante, avesse ricevuto una notizia che l’aveva rattristata togliendole l’entusiasmo che invece aveva caratterizzato le prime ore di quella giornata. Quel giorno, dopo aver pranzato a casa dei suoceri con il marito Mirko, la donna era tornata a casa propria per poi allontanarsi di nuovo, intorno alle 14.30, per una passeggiata. La madre del marito ha riferito agli inquirenti di averla vista dalla finestra di casa sua, sulla strada che conduce alla canonica di Ca’ Raffaello, percorso che Guerrina ormai faceva quotidianamente, a suo dire, per perdere un po’ di peso. Due testimoni hanno riferito di averla incontrata pochi minuti dopo, sulla strada verso Nuovafeltria. Infine, un ex postino ha raccontato di aver notato, verso le 15.00, una donna seduta sul muretto tra la strada principale del paese ed il sentiero che conduce alla chiesa di Ca’ Raffaello. Non esistono altri testimoni attendibili che abbiano riferito di aver visto la Piscaglia dopo quell’ora.

Padre Gratien Alabi

Padre Gratien Alabi

I movimenti di Mirko e di Padre Gratien

Mirko, il primo maggio 2014, ha pranzato con Guerrina a casa dei suoi genitori. Una testimone racconta di aver incontrato Padre Gratien sulla strada, a circa 20 metri dalla casa della Piscaglia, alle 14.34, di essersi trattenuta a parlare con lui per circa 10 minuti, di aver notato nello stesso lasso di tempo l’Alessandrini intento a lavare la Ford del frate, macchina che l’uomo era andato a prelevare alle 13.00 presso la canonica usando la propria auto. Mirko ha riferito agli inquirenti di essere tornato alla chiesa con l’auto del frate pulita intorno alle 14.50, di aver suonato alla porta di Padre Gratien, di avergli consegnato le chiavi della Ford, di aver aspettato in cortile che il viceparroco si cambiasse gli abiti, fumando, nel frattempo, una sigaretta, per poi dirigersi a Presciano di Sestino, una frazione di Sestino che si trova a circa diciotto chilometri da Ca’ Raffaello. Padre Gratien Alabi, atteso per officiare un funerale alle 16.00 (a detta di una parente del defunto, a causa del ritardo del frate il funerale era iniziato alle 16.20), finito il funerale, intorno alle 17.00, si era di nuovo mosso in auto con Mirko per raggiungere la vicina Sestino e celebrare la messa delle 18.00 in un’altra chiesa. Verso le 18.45 circa, Padre Gratien e Mirko si erano fermati in un bar a bere qualcosa ed erano stati raggiunti nel giro di  pochi minuti da Padre Silvano, dopo che lo stesso era stato contattato telefonicamente da Padre Gratien.

La mia ricostruzione

Guerrina, quel primo maggio, aveva inviato al frate un messaggio dal seguente testo: “Vengo da te cucino il coniglio e poi facciamo l’amore”, Padre Gratien le aveva risposto: “Il coniglio l’ha cucinato un’altra signora”, evidentemente nell’intento di dissuadere la Piscaglia dal presentarsi da lui, ma poi, alle 13.45, al fine di evitare che la donna gli inviasse altri messaggi, si era visto costretto a scriverle: “La porta della canonica è aperta”. Il viceparroco non aveva però atteso Guerrina in canonica ma era uscito, proprio per non vederla, se Padre Gratien fosse riuscito ad evitate Guerrina fino al momento in cui Mirko non si fosse recato da lui per portarlo a Presciano di Sestino, avrebbe potuto non incontrarla per tutto il resto della giornata, per questo il frate lasciò la canonica e incontrò sulla strada una parrocchia e si trattenne con lei a chiacchierare (si è potuto ricavare l’orario preciso dell’incontro delle 14.34  con la parrocchiana grazie ad un messaggio ricevuto dalla parrocchiana mentre si trovava con il frate). Dopo quell’incontro il viceparroco tornò alla chiesa per cambiarsi gli abiti in quanto doveva recarsi ad officiare due messe nei paesi vicini con l’Alessandrini. Quindi, solo al suo rientro in canonica, qualche minuto prima delle 15.00, il viceparroco trovò ad attenderlo la Piscaglia ed in seguito ad una discussione l’uccise. Mirko arrivò alla canonica, forse con qualche minuto di ritardo rispetto alle 14.50, orario da lui indicato. L’Alessandrini, con tutta probabilità, suonò a Padre Gratien proprio subito dopo l’omicidio e, come da lui riferito, il frate non lo fece entrare, egli rimase in cortile a fumare, aspettando che il viceparroco si cambiasse. In realtà, il frate era intento a nascondere temporaneamente l’ingombrante cadavere di Guerrina nella canonica. Se Padre Gratien avesse ucciso Guerrina tra le 13.46 e le 14.39, non sarebbe uscito e non avrebbe perso tempo in chiacchiere con una parrocchiana ma si sarebbe preoccupato di occultare il corpo della Piscaglia in quell’occasione e non sarebbe arrivato in ritardo al funerale; il frate perse tempo a nascondere il cadavere della sua vittima, anche se temporaneamente, solo intorno alle 15.00, perché la uccise a quell’ora e per questo arrivò in ritardo al funerale. Infine, Mirko e Padre Gratien si diressero in auto a Sestino e durante il tragitto il frate chiese all’Alessandrini di tornare indietro con la scusa di dover prendere un libro, il viceparroco, raccontò a Mirko una menzogna, egli volle tornare indietro, forse per prendere il telefonino della Piscaglia o per altro, ma sempre per un motivo legato all’omicidio. E’ possibile che Padre Giovan Battista fosse nella canonica durante l’omicidio e molto probabilmente aiutò Padre Gratien ad occultare definitivamente il cadavere di Guerrina quella stessa notte. Lo si evince da una chat di agosto, uno scambio di messaggi intercorso tra i due ‘religiosi’ mentre Padre Giovan Battista si trovava ad Haiti, che aveva raggiunto nel mese di luglio, Padre Gratien gli chiese aiuto e non avendo ricevuto risposta lo ricattò, minacciando di diffondere un video in suo possesso che avrebbe potuto danneggiarlo.

Il ritardo

Il ritardo con cui Mirko e Gratien giunsero al funerale è cruciale, colloca temporalmente l’omicidio intorno alle 15.00, infatti, se non ci fosse stato l’imprevisto dell’omicidio o se l’omicidio fosse stato commesso tra le 13.46 e le 14.39, l’Alessandrini ed il frate sarebbero giunti in orario al funerale, si impiegano solo una ventina di minuti per raggiungere Presciano di Sestino da Ca’ Raffaello e Mirko ha riferito agli inquirenti di essere arrivato in canonica per prendere il viceparroco con largo anticipo. Il ritardo con cui l’Alabi e l’Alessandrini arrivarono al funerale è significativo, questo ritardo, che né Padre Gratien né Mirko hanno mai riferito agli inquirenti e che quando è venuto alla luce nessuno dei due uomini ha giustificato, è uno dei punti deboli del loro racconto, è una sospetta anomalia e la chiave del mistero di questa scomparsa. Questo ritardo ci permette di collocare temporalmente l’omicidio.

Dopo circa sei mesi dalla scomparsa della moglie, verso la metà di ottobre, Mirko, ha finalmente spiegato quei 20 minuti di ritardo, ha riferito ad un giornalista di essere tornato indietro con l’auto perché il frate aveva dimenticato un libro in canonica. Mirko: “Mi sono ricordato che si era dimenticato di un libro in chiesa, però non mi ricordo in che punto siamo tornati indietro”. L’Alessandrini ha risposto al giornalista motivando in modo credibile il ritardo, nonostante la seconda parte della risposta lasci interdetti, sia inaspettata, superflua, irrilevante ai fini delle indagini e sembri un’aggiunta forzata, una ‘rambling dissertation’. E comunque la motivazione addotta dall’Alessandrini non basta a giustificare quel ritardo, Mirko non ci dice quanto tempo Padre Gratien abbia impiegato per prendere il libro, né quanto tempo lo abbia fatto aspettare all’esterno della canonica mentre si cambiava gli abiti. Se lui e padre Gratien fossero partiti e tornati indietro solo per prendere un libro, come dice Mirko, ipotizzando un’inversione della marcia a circa metà strada, partendo alle 15.10-15.15 come riferito da lui, i due avrebbero impiegato solo 20 minuti in più e quindi sarebbero arrivati alle 15.55-16.00 circa, in tempo per il funerale fissato per le 16.00. Questo ritardo che nessuno dei due uomini ha motivato per lunghi mesi ci fa inferire che evidentemente è successo qualcosa di critico intorno alle 15.00 e che il frate si è fatto attendere dall’Alessandrini per lungo tempo. Ancora, il 12 novembre intervistato sul ritardo con cui lui e Padre Gratien erano arrivati al funerale, Mirko ha risposto: “Sì, ma tante cose non te le ricordi.. dopo tanti mesi non te le .. non te le puoi ricordare…ti vengono in mente dopo tanto tempo dai… me ne ero dimenticato”. È alquanto raro che i familiari non ricordino i dettagli relativi al giorno della scomparsa del loro caro, per quanto riguarda l’Alessandrini queste mancanze sono da ascriversi alla sua incapacità di concentrarsi e di memorizzare a causa di un deficit dello sviluppo cognitivo aggravato dal cronico abuso di alcool.

E’ facile inferire che Padre Gratien non uccise Guerrina in strada per questi motivi:

– nel messaggio inviato da Gratien a Guerrina si parlava di una porta della canonica aperta;

– Gratien non avrebbe discusso in strada con Guerrina del loro rapporto sentimentale che voleva tenere nascosto tanto che la uccise per evitare che divenisse pubblico, lo avrebbe fatto solo in un posto sicuro, lontano da orecchie indiscrete;

– un ambiente chiuso e protetto favorisce le reazioni violente al contrario di un luogo pubblico dove si corre il rischio di essere visti;

– Gratien non fece entrare Mirko nella canonica ma lo lasciò ad aspettare in cortile perché aveva appena commesso l’omicidio ed il corpo di Guerrina si trovava all’interno della struttura;

– se il frate avesse ucciso Guerrina tra le 13.46 e le 14.39, non sarebbe arrivato in ritardo al funerale, la uccise invece poco prima di partire ovvero qualche minuto prima delle 15.00;

– Gratien rientrò in canonica, con la scusa di prendere un libro, tornò sulla scena del crimine e probabilmente in quell’occasione prese il cellulare di Guerrina. Se il corpo della donna non fosse stato all’interno della canonica non vi sarebbe tornato.

I messaggi dal cellulare di Guerrina

Quel primo maggio, intorno alle 17.26, dal cellulare di Guerrina sono stati inviati due sms con il seguente testo: “scuza dite al mio marito che vado a gubbio con mio amoroso marocchino che è venuto ieri a casa sono stanca di mirko torno domenica per prendere lorenzo”, hanno ricevuto i messaggi, un prete nigeriano, tale Hilary Hokeke Ndubuisi, che vive a Roma ed un imprenditore di Ca’ Raffaello. Il prete nigeriano è un conoscente di Padre Gratien, mentre era sconosciuto a Guerrina. Gli investigatori hanno scoperto che entrambi i numeri di telefono dei destinatari dei messaggi non erano mai stati registrati nella rubrica del telefonino della donna ma solo nella rubrica del telefonino del frate, dove il numero del suo collega nigeriano si trovava appena prima del numero dell’imprenditore. L’imprenditore è un parrocchiano che, insieme alla propria moglie, pare avesse segnalato, qualche tempo prima, alla curia vescovile di Arezzo, l’atipico rapporto che si era instaurato tra il frate e Guerrina. Dopo l’omicidio e l’occultamento del cadavere della Piscaglia, Padre Gratien portò con sé a Prestino il telefonino della donna, il quale durante l’invio dei messaggi agganciò la stessa cella dei telefonini di Mirko e del frate. Nel tentativo di depistare, l’Alabi pensò di inviare un messaggio all’imprenditore, allo scopo di avvalorare la tesi di un allontanamento volontario della donna, però, nel copiare il numero di telefono cui inviare il messaggio, il frate commise un errore fatale, copiò il numero del prete nigeriano suo conoscente esclusivo e dopo essersi accorto di aver mandato il messaggio ad un numero sbagliato, inviò lo stesso messaggio all’imprenditore.

Il telefonino di Guerrina ha continuato a funzionare fino al 24 di luglio, l’esame delle celle telefoniche ha rilevato che ogni volta che è stato inviato un messaggio dal telefonino di Guerrina o è stato fatto un tentativo di chiamata dallo stesso, il cellulare della donna scomparsa e quello di Padre Gratien hanno agganciato la stessa cella. I tentativi del viceparroco di depistare le indagini, messi in atto allo scopo di avvalorare la tesi dell’allontanamento volontario della Piscaglia, sono stati un clamoroso flop, e hanno condotto all’effetto opposto. Gli investigatori, dopo aver focalizzato la loro attenzione su di lui, lo hanno infatti iscritto nel registro degli indagati per favoreggiamento in sequestro di persona.

Il frate congolese, dopo aver finto di collaborare, nelle prime fasi dell’inchiesta, nel solo intento di depistare, dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati si è avvalso della facoltà di non rispondere, comportamento quantomeno disdicevole per un religioso e, per quanto mi riguarda, sospetto oltre ogni ragionevole dubbio. Ma come ha potuto pensare l’Alabi di essere così furbo da riuscire a depistare gli inquirenti? Padre Gratien ha un’alta opinione di sé e delle proprie capacità manipolatorie che ha testato godendo di buoni risultati fino al giorno della scomparsa di Guerrina. Questo passato di indiscutibili successi lo ha portato a credere di essere più intelligente degli altri. La riprova che il frate gode di un’alta autostima, sono la frequenza con cui ha inviato messaggi dal telefonino della donna scomparsa dopo aver commesso l’omicidio ed il fatto che abbia continuato a falsificare racconti surreali che hanno come protagonisti due personaggi, un venditore marocchino, amico della Piscaglia ed un fantomatico zi’ Francesco, nel convincimento di potersi prendere gioco di tutti, familiari, giornalisti, inquirenti e magistrati.

Il signor Gratien Alabi ha 45 anni, è di nazionalità congolese, ha studiato alla Facoltà di Teologia dell’Università Saint Augustin di Kinshasa, al momento della scomparsa della Piscaglia si occupava, da circa un anno, con altri  frati congolesi della parrocchia di Ca’ Raffaello. Alcuni dei suoi ormai ex parrocchiani lo adoravano e lo hanno descritto come estroverso, amichevole, capace di una parola per tutti, mentre i suoi detrattori lo detestavano poiché ritenevano che i suoi modi non si addicessero ad un uomo di Dio tanto che alcuni di loro hanno abbandonano la sua chiesa ed altri hanno segnalato i suoi comportamenti libertini alla curia vescovile di Arezzo che, nonostante tutto, non ha mai preso provvedimenti nei confronti del frate.

Da un punto di vista psicopatologico Padre Gratien Alabi è un soggetto con tratti istrionici e narcistici di personalità, eccentrico, superficiale, egocentrato, privo di empatia, atto alla manipolazione degli altri, con un’idea grandiosa di sé ed un estremo bisogno di ammirazione. Non è altro che una specie di truffatore, un opportunista che si è fatto frate, non perché avesse una vocazione, ma per approfittare della situazione da un punto di vista economico e per assicurarsi senza fatica rispetto e credibilità al fine di agire le proprie patologiche necessità manipolatorie con più facilità.

Le indagini effettuate su Padre Gratien hanno rilevato una mole straordinaria di contatti telefonici tra lui e la donna scomparsa che non lascia dubbi sul loro rapporto. In seguito alle analisi tecniche effettuate dai Ris, sono stati trovate su un divano della canonica, tracce del liquido seminale del frate e sul suo computer, due autoscatti della vagina di un’amica suora acquisiti via chat nel mese di agosto 2014. Questi due dati ci permettono di delineare meglio la personalità del frate e sono ulteriori riprove che egli mente sulla sua vocazione. Il signor Gratien Alabi è un semplice profittatore alla ricerca di una vita agiata ed un mattatore che ha scambiato il piccolo paese toscano di Ca’ Raffaello per un teatro e la sua chiesa per un palcoscenico.

Ma torniamo ai messaggi spediti dal telefonino della Piscaglia, sempre quel primo maggio, alle 17.20, un giovane etiope, tale Dawit Tadesse, amico di Padre Gratien e conoscente di Mirko e Guerrina, ha inspiegabilmente ricevuto il seguente sms dal telefono della donna: “io ti ho chiamato e siccome non hai risposto vado a gubbio con il marocchino”. Il 3 maggio, la suocera di Guerrina ha ricevuto, a sua volta, un messaggio dal telefonino della nuora: “Ciao.non posso chiamare adesso ma sto bene solamente mirco mi stanca.ritornero per prendere lorenzo”. Il messaggio ricevuto dalla madre di Mirko ha caratteristiche di scrittura peculiari, le stesse dei posts che Padre Gratien pubblica sulla sua pagina di Facebook. Ad esempio, il 25 febbraio 2014, Padre Gratien ha scritto una risposta ad un suo post: “grazie di cuore,Il nostro cardinal è fra gli otto cardinali che aiutano il papa.era già cardinale quando c’era il papa Benedeto.tu come stai,tutto bene ?”. Nove giorni dopo la scomparsa di Guerrina, un’amica della donna, preoccupata per le sue sorti, ha invitato l’ex parroco di Ca’ Raffaello, tale Don Arialdo, a pranzo a casa sua ed in quell’occasione gli ha riferito che, poco prima di sparire, la Piscaglia le aveva confidato di essersi perdutamente innamorata di Padre Gratien e che la passione per il frate le provocava forti sofferenze e la rendeva insonne. Sappiamo che Don Arialdo ha riferito la confidenza della sua ex parrocchiana a Padre Gratien. Il giorno seguente la donna ha ricevuto un sms dal cellulare di Guerrina: “Ti ho mandato un messaggio perché mi fido ma sono delusa hai invitato qualcuno a casa tua ed hai parlato male di un uomo di Dio per la mia situazione nessuno di lì mi ha fatto sparire sono dal mio amoroso bisogna avere timore di Dio non ti manderò più un messaggio sei bugiarda e piena di falsità”. La donna, dopo aver ricevuto il messaggio, si è recata dal Vicario Generale della Curia di Arezzo Monsignor Dallara il quale l’ha consigliata di non recarsi dai Carabinieri per non mettere in moto alcun meccanismo.

Il movente

Il movente dell’omicidio di Guerrina è da ricercare nel rapporto sentimentale tra il viceparroco Alabi e la donna, rapporto che per la Piscaglia era divenuto un ossessione e per lui un incubo, forse Guerrina, quel primo maggio, sentendosi ignorata dal frate, lo aveva minacciato di far scoppiare uno scandalo a Ca’ Raffaello e Padre Gratien, ormai consapevole di non poter gestire la Piscaglia, certo che le proprie doti manipolatorie non sarebbero bastate a tenere a bada una donna così perdutamente ed irragionevolmente innamorata di lui, l’aveva uccisa. Nei giorni precedenti l’omicidio, la situazione era ormai fuori controllo, lo si evince dallo scambio di messaggi tra i due, la Piscaglia aveva inviato a Gratien un sms con il seguente testo: “Sono incinta e tu sei il padre del bambino”. Un intervento chirurgico cui era stata sottoposta in aprile la donna e la sua età fanno supporre che la Piscaglia non fosse incinta ma intendesse giocarsi la carta della gravidanza per avvicinare a sé Padre Gratien che percepiva ormai sfuggente. Dopo quel messaggio il frate aveva preso un appuntamento presso un ospedale dove lavorava una sua amica per sottoporre Guerrina ad un test di gravidanza ma la donna non era voluta andare, una riprova che mentiva sul suo stato di gravidanza. Per quanto riguarda i 4000 messaggi scambiati tra la donna ed il frate, l’Alabi ha riferito che in massima parte erano messaggi inviati da Piscaglia, evidentemente una Guerrina ormai stalker.

Alcune indiscrezioni sul contenuto dei primi interrogatori del frate ci confermano il movente

Investigatore: Come ha reagito quando la Piscaglia le ha detto di essere incinta?
Padre Gratien: Avevo molta paura poteva costringermi a fare il test del DNA e poi diceva anche che mi avrebbe fatto arrestare.
Investigatore: Perché invece di rompere i contatti continua a frequentarla?
Padre Gratien: Perché mi minacciava ed io cercavo di tenere la situazione sotto controllo.

Non mi stupisco degli omicidi per futili motivi che sono più frequenti di quanto si possa immaginare e sono spesso il risultato di anni di tensioni che finalmente esondano per una causa ultima che può essere anche estremamente banale. Il movente ha due componenti, un trigger che innesca la reazione e lo stato d’animo o la psicopatologia del soggetto agente che regola l’entità della stessa. Gli omicidi vengono commessi per futili motivi perché il movente lo fanno in massima parte gli stati d’animo dei soggetti coinvolti, a volte quelli di entrambi i protagonisti, autore e vittima, altre volte solo quello dell’autore (vedi il caso Marta Russo o gli omicidi commessi dai serial killers).

L’Alabi ha raccontato al collega congolese Padre Faustino di aver incontrato un certo zi’ Francesco che avrebbe accompagnato Guerrina a Sestino il primo maggio e, una volta raggiunto il frate in chiesa, gli avrebbe riferito che la donna stava piangendo nella sua auto, era disperata e non voleva tornare a casa. A mio avviso questo racconto è in parte reale, quelle che Padre Gratien ha descritto a Padre Fuastino sono le vere condizioni psichiche della Piscaglia quel giorno intorno alle 15.00, poco prima dell’omicidio, in quel frangente la donna piangeva, era disperata e non voleva tornare a casa. Nei racconti o negli interrogatori i colpevoli mescolano verità e fantasia per rendere le loro narrazioni o deposizioni più scorrevoli e credibili, le dichiarazioni dei sospettati vanno interpretate ma vi si trova quasi tutto. Questa storiella di zi’ Francesco dalla quale Mirko è escluso, in quanto l’Alessandrini si trovava al bar, lo affranca da un coinvolgimento nella scomparsa della moglie, se infatti l’Alessandrini fosse stato complice del frate egli ne sarebbe stato partecipe.

Mirko Alessandrini

Mirko Alessandrini

I linguaggi verbale e non verbale di Mirko

Il marito della donna scomparsa da Ca’ Raffaello, Mirko Alessandrini, è una sorta di Stan Laurel de’ poveri, parla con uno strano accento marchigiano condito di toscano, semianalfabeta, un po’ grullo, facilmente manipolabile, consapevole di essere simpatico e, a detta dei suoi compaesani, dedito all’alcool. L’Alessandrini durante le numerose interviste televisive che ha concesso alla trasmissione Chi l’ha visto non ha mai mostrato molta preoccupazione per le sorti della sua compagna, è apparso a dir poco dispatico, e non ha manifestando coinvolgimento affettivo nei confronti di Guerrina mentre, al contrario, ha avuto da subito un atteggiamento opposto nei confronti di Padre Gratien, nonostante il frate fosse implicato nella scomparsa della moglie. Preciso l’uso che ho fatto precedentemente del termine concesso, Mirko mostra di concedere interviste, egli sembra sottoporsi alle domande dei giornalisti contro la sua volontà, appare spesso sfuggente, non collaborativo e a volte fortemente infastidito, come se si trovasse in trasmissione, non per un suo desiderio personale ma per un dovere. Le sue apparizioni televisive rappresentano per lui più uno sciroppo amaro da dover mandar giù invece che un mezzo per ritrovare la madre di suo figlio. Mirko non ha apparentemente alcun desiderio che venga ritrovata Guerrina ma, essendo il marito della scomparsa, è consapevole di non potersi tirare indietro.

A ben altri atteggiamenti ci hanno abituati i parenti desiderosi di verità e giustizia di Elisa Claps, il padre di Serena Mollicone, le cugine di Roberta Ragusa, prodighi tutti di dettagli ed estremamente riconoscenti a coloro che attenzionavano il loro caso.

Mirko, inspiegabilmente, durante le sue interviste video si è rivolto spesso a Padre Gratien ma mai direttamente a sua moglie.

Ogni parola, pausa ed esitazione ha un significato durante un discorso, partendo da questa conclusione dello studioso del linguaggio Don Rabon, proviamo ad analizzare nel dettaglio alcune delle risposte di Mirko alle domande che gli hanno rivolto i giornalisti della trasmissione televisiva Chi l’ha visto.

Mirko è prodigo di risposte evasive, fornisce spesso più informazioni del necessario (extraneous information) che seppur non proprio estranee ai fatti appaiono quantomeno inutili ed inaspettate. A volte Mirko evita di rispondere (resistance to answer) o si perde in tortuose dissertazioni (rambling dissertation), spesso allunga le parole, ripetendo più volte la vocale finale o l’intera frase e poi si interrompe di frequente, tutti accorgimenti verbali che servono a chi mente o a chi non riesce ad organizzare mentalmente una risposta per un difetto di concentrazione (alcool, deficit mentali, etc..), a prendere tempo, tempo di cui necessita per dare una risposta strutturata.


Mirko non fornisce mai spontaneamente informazioni supplementari (additional informations) né si auto-corregge (self corrections), due atteggiamenti che, invece, caratterizzano i comportamenti verbali di coloro che desiderano essere di supporto alle indagini. In generale, la mancanza assoluta di additional informations e di self corrections riflette una mancanza di accuratezza che sottintende l’assenza di un vero interesse per la soluzione del caso. 
Le additional informations sono informazioni supplementari che un familiare innocente di uno scomparso o di una vittima di un reato violento fornisce a chi indaga, dopo essere venuto a conoscenza di nuovi o diversi dettagli riguardanti il caso. Il racconto di Mirko appare invece, da sempre, irrimediabilmente cristallizzato come se lo stesso non desiderasse o non riuscisse intellettualmente ad inoltrarsi oltre certi confini.

Il 29 ottobre, intervistato sulla eventuale presenza di Guerrina a Prestino e sul fatto che il suo cellulare fosse in mano a Padre Gratien, Mirko ha detto: “No, io non ho visto nessuno.. io e Gra… Padre Graziano, non ho sentito neanche il suono addirittura, cioè dopo tanti mesi non mi ricorderei neanche come… il suono”. La risposta dell’Alessandrini non corrisponde alla chiara e precisa domanda dell’intervistatore (The answer doesn’t equal the question, Rudacille 1994), l’inutile affermazione che lui non si ricorderebbe il suono dopo tanti mesi non ha nulla a che fare con la domanda, è una informazione inutile (extraneous information). Un’altra volta intervistato riguardo alla presenza del telefonino di Guerrina in mano a Padre Gratien: “Non l’ho mai visto, non me l’ha neanche fatto vedere”.
 Ma come: “non me l’ha neanche fatto vedere?” Quel “non me l’ha fatto vedere” presuppone che Mirko sapesse che Padre Gratien aveva con sé il telefono della Piscaglia, mentre egli molto probabilmente non ne era a conoscenza.

Il 5 novembre Mirko non ha risposto alla Sciarelli quando la giornalista le ha chiesto se si fidasse ancora di Padre Gratien. La mancata risposta ad una domanda è il segno che un soggetto nasconde qualcosa, ma in questo caso, molto probabilmente, l’Alessandrini, non avendo certezze e stimando incondizionatamente il frate, non desiderava ancora pronunciarsi. Mirko, quello stesso giorno era stato indagato per false dichiarazioni e nonostante la sua posizione si fosse complicata, proprio a causa di Padre Gratien, egli ha glissato la domanda, tradendo le aspettative di coloro che pensavano che si sarebbe scagliato contro il frate o che quantomeno avrebbe preso le distanze da lui. Mirko non ha preso le distanze dal viceparroco e non si è scagliato contro di lui solo perché non ha creduto a chi gli diceva che il frate era coinvolto a causa del rapporto di fiducia e d’amicizia che lo legava a lui. Un’altra volta quando gli hanno chiesto: “Cosa pensi che sia successo?”,  Mirko ha risposto: “È successo che… non era.. cioè. non lo so spiegare neanche io perché è difficile se no.. no.. non ce la faccio non mi viene… non mi vengono parole… non lo so, sembrava tutto normale come prima, non mi sono accorto di niente”. Praticamente non ha risposto alla domanda. Mirko, nonostante abbia provato ad articolare una risposta credibile mettendo in atto una tecnica evasiva che consiste nel fare delle pause tra le parole (stalling), si è clamorosamente incartato.

A metà ottobre, dopo molto tempo dalla scomparsa di Guerrina, nel tentativo di giustificare il ritardo al funerale, l’Alessandrini ha riferito ad un giornalista: “Siamo ritornati indietro, ma mi son ricordato dopo tante domande m’hanno fatto e non m’era venuto in mente… purtroppo noi stavamo in loro fiducia come ci avevano detto un caso volontariiooo, era maggiorenne sembrava cioè l’avessero sentita per telefono come ci avevano spiegato, un allontanamento volontario avevano detto…”. Il 12 novembre, nello studio di Chi l’ha visto, Federica Sciarelli gli ha chiesto: “Tu che ne pensi di questa vicenda?” e lui: “Noi abbia fatto subito la denuncia, come ci aveva detto il maresciallo, dopo 24 ore e niente ci aveva detto che era un caso volontario ripetiamo un’altra volta… via volontariamente.. che era maggiorenne capito così come se per dire che aveva chiamato a lui, per farci stare tranquilli così ci aveva detto ci aveva tranquillizzato lui quella sera…”. 
Ancora il 12 novembre la Sciarelli lo ha invitato a reagire dicendogli: “Mirko lo dica però, il suo avvocato ci dice che lei è arrabbiato, a noi non ci pare arrabbiato!” e lui: “Arrabbiato in questo caso qui.. che non si sono mossi prima eeeee.. hanno aspettato dopo tanto tempo a venire… ad agosto, abbiamo mandato una lettera io con la mia famiglia.. una lettera, dopo un mese o due e poi hanno aspettato ancora.. non mi ricordo e cmq hanno aspettato ancora tanto tempo noi…”. 
Il 19 novembre un giornalista di Chi l’ha visto gli ha chiesto: “Hai detto agli inquirenti, è un allontanamento volontario o cerchiamola perché non si trova?” e Mirko ha risposto: “Noi stavamo in loro fiducia come ci avevano detto: E’ un caso volontario. Era maggiorenne, sembrava che cioè l’avessero sentita per telefono come ci avevano spiegato”. Questa risposta, ripetuta spesso da Mirko, è evasiva, egli ricicla di continuo la storiella passe-partout degli inquirenti che lo avevano rassicurato che era un allontanamento volontario, la ripropone ogni volta che una domanda lo imbarazza. Se l’Alessandrini fosse lucido e realmente interessato a ritrovare la moglie non si sarebbe cristallizzato sull’ipotesi antica fatta dagli inquirenti dell’allontanamento volontario ma piuttosto avrebbe focalizzato l’attenzione su quella più recente, sulla nuova pista che vede il frate coinvolto nella scomparsa non volontaria della Piscaglia. Attaccare gli inquirenti su un loro errore iniziale non è costruttivo, la storiella jolly mandata giù a memoria che egli usa di continuo non è di alcuna utilità ai fini dell’obiettivo finale, ovvero ritrovare Guerrina.

Ad un primo esame potrebbe apparire un comportamento strano, quantomeno inspiegabile, niente affatto, è una tattica di Mirko che gli permette di prendersela con qualcuno che non sia il frate. L’Alessandrini non attacca il frate semplicemente perché è ancora vittima delle sue manipolazioni e ha trovato una soluzione per non rispondere alle domande più scomode. Non solo, credo che subito dopo la denuncia, le rassicurazioni fatte a Mirko dagli inquirenti che ritenevano la scomparsa della moglie un allontanamento volontario siano state da lui accolte con sollievo. Egli, dopo aver constatato che chi indagava si erano mostrato convinto che quello di Guerrina non era altro che un allontanamento volontario, aveva pensato di potersi rifare una vita con una ragazza romena conosciuta prima della scomparsa della moglie.

Mirko ha raccontato sia agli inquirenti che al giornalista di Chi l’ha visto una circostanza riferitagli da Padre Gratien: “Uno che parlava con lei e da.. da lui (Gratien) stava sul balcone che il tel.. che stava parlando al telefono che li prende bene, benino dai ed ha visto lei ed un altro a parlare… io ho capito proprio all’incrocio lì di Cicognana… che stava parlando… esatto più o meno sì circa… adesso non mi ricordo bene comunque più o meno a quell’ora li verso le 2, 14 più o meno…”. L’Alessandrini fornisce più informazioni del necessario (extraneous information), si perde in tortuose dissertazioni (rambling dissertation) ed appare prodigo di inutili dettagli, arrivando a spiegare pure dove prendeva bene, anzi benino, il telefonino del frate, egli risulta drammaticamente esilarante. Riguardo a questo racconto, a favore di Mirko e della di lui estraneità all’omicidio della moglie sono le dichiarazioni di Alabi che negando di aver riferito tali circostanze all’Alessandrini ci conferma il tentativo di manipolazione del frate ai danni del povero Mirko finalizzato ad avvalorare la pista dell’allontanamento volontario.

In una delle sue ultime interviste televisive a Chi l’ha visto, all’indomani della conferma da parte degli inquirenti dell’esistenza del venditore marocchino e quindi della veridicità delle dichiarazioni dell’Alessandrini in merito, Mirko ha affermato: “Non so, non ho parole però posso dire soltanto che ho avuto soddisfazione che mi hanno creduto..sono cont… cioè da un lato sono contento e dall’altro lato vorrei riavere mia moglie…”, poi sul frate: “Eh, che si muovi a parlare, quello che dico io…” ed infine: “Volevo dire questo che ho sempre detto la mia verità come ho sempre detto e oggi sono soddisfatto di questo atto che ho sempre detto eee… ringrazio tutti”. Mirko appare gratificato dal fatto di essere stato finalmente creduto ma ancora non è capace di prendere le giuste distanze dal frate e di scagliarsi contro di lui, non riesce ad odiarlo. Ciò che colpisce di quest’ultima dichiarazione è il riferimento alla mia verità, l’Alessandrini si mette di continuo i bastoni tra le ruote, Mirko non è implicato nell’omicidio di sua moglie ma è semplicemente un soggetto con difficoltà cognitive e linguistiche.

Le incongruenze nel racconto di Mirko (conflicting facts)

Leggiamo insieme la parte iniziale della denuncia di scomparsa fatta da Mirko il 2 maggio alle ore 18.45: “Verso le 21.00 di ieri 01.05.2014, non vedendo mia moglie tornare presso la nostra abitazione ho fatto chiamare il numero 112 ed ho informato che ero molto preoccupato in relazione a quello che appariva essere un allontanamento giustificato da alcunché, dopo è giunto lei al quale abbiamo raccontato le cose così come si erano effettivamente verificate quell’ultima volta che noi o meglio mia madre l’aveva vista e che ripeto verso le ore 14.30 circa di ieri mia madre ha visto che Piscaglia Guerrina saliva su per la strada che conduce …. Ca’ Raffaello per fare una… passeggiata… non posso escludere che mia moglie possa essersi allontanata con uno sconosciuto…”. Il 2 maggio, l’Alessandrini ha dichiarato nella denuncia di scomparsa di essere molto preoccupato, un soggetto veramente preoccupato avrebbe chiamato il 112 in prima persona invece di farlo chiamare da qualcun altro, il suo comportamento però si spiega facilmente: Mirko temeva di non essere in grado di sostenere quella chiamata.

Mirko ha problemi con la memoria, egli ha riferito agli inquirenti di essere partito con Padre Gratien dalla chiesa di Ca’ Raffaello verso le 15.10, 15.15 ed essere arrivati verso le 15.40 mentre una parente del defunto ha riferito che i due uomini arrivarono alle 16.20, con un ritardo rispetto all’orario stabilito di 20 minuti. Da un’intervista di Mirko: “Saremo partiti 15.10-15 più o meno e saremo arrivati verso alle 15.40 circa… niente assolutamente niente.. non ho bucato la gomma né ho avuto passaggio di animali per la strada, niente, nient’altro… finisce verso le 5 (il funerale), poi l’ho accompagnato a Sestino a dire un’altra messa che era verso le 6 a Sestino, dopo questa messa andiamo tutte e due insieme in un bar a bere qualcosa, verso un quarto alle 7, dieci alle 7 sarà stato, però nel frattempo Padre Graziano chiama l’altro frate Padre Silvano che era a dire una messa, non mi ricordo dove o Badia o i Palazzi non mi ricordo dove…”. 
L’Alessandrini non dice il vero sull’orario di arrivo a Presciano di Sestino per il funerale e fornisce ancora una volta inutili informazioni (rambling dissertations), insiste, inoltre, sul fatto che non ricorda il luogo dove Padre Silvano aveva celebrato la messa, come se fosse stato rilevante per le indagini.

Mirko ha raccontato agli inquirenti e ai giornalisti di un incontro con un marocchino, lo ha fatto già nella denuncia di scomparsa che data 2 maggio 2014. Ha riferito che il giorno prima della scomparsa di Guerrina, il 30 aprile, mentre lui Guerrina e Gratien si trovavano a casa sua: “un ambulante, un marocchino, non so come dire.. la mi moglie lo chiamaaaaa in tutti i modi… come dire.. sembrava che lo conosceva, sembrava, no per nome non l’ho sentito… vieni, vieni, vieni a bere qualcosa, entra in casa e dopo gli do da bere anche lui c’ho, c’havevamo le birre sopra al tavolo, gli ho offerto un bicchiere di birra… non ci ho guardato dentro cmq aveva una borsa… almeno 10 minuti un quarto d’ora sarà stato… dopo un po’, è stato un’altro pochino, poi è andato via..”. Ancora, intervistato sul marocchino: “Non l’ho più visto, niente, non ve lo so dire, sicuramente l’avrà conosciuto fuori quando camminava, dai, tramite la gente” e “Allora era un pochino più alto di me, moro, dopo non mi ricordo l’abbigliamento… no penso marocchino… il nome non l’aveva detto, arriva lì all’improvviso, gli chiede (a Padre Gratien) se l’aiutava che il lavoro non ce l’aveva e poi gli ha lasciato il numero di telefono su un foglio…”. Gli inquirenti per molti mesi non hanno creduto alla storia del venditore marocchino ritenendola un’invenzione di Mirko e del frate, tanto che nel novembre 2014 hanno indagato l’Alessandrini per false dichiarazioni al pubblico ministero, nel gennaio 2015 si è avuta invece certezza dell’esistenza del marocchino ed è cambiata la posizione di Mirko, da potenziale complice a vittima delle manipolazioni del frate.

Nelle interviste rilasciate nel mese di settembre a Chi l’ha visto Mirko ha riferito di un colloquio tra lui e Guerrina databile qualche settimana prima di quel primo maggio: “Non è che ti sei innamorata di Padre Graziano, vedo che sei sempre dietro al telefonino?” e lei mi ha risposto scherzando: “È 23 anni che ti ho sposato non lo farei mai…”. 
Un racconto che Mirko ha fatto spontaneamente al giornalista: “Noi delle volte al giorno lo andavamo.. capitava di andarlo a trovare quando non sapevo cosa fare, mi diceva (Guerrina) andiamo a trovare Padre Graziano, io mia moglie e Padre Graziano, lei non vedeva l’ora di andare a trovarlo e poi nel frattempo che stavo lì mi diceva: ‘Vai a prendere qualche bottiglia di birra dai! Così la bevete insieme!’ … nel bar… mi dava i soldi… delle volte Padre Graziano me li dava ed io andavo però nel frattempo non so cosa succedeva… nel frattempo… non ho visto niente purtroppo.. nel pensiero delle volte.. forse, però è fatica dire… poi delle volte mi diceva sempre che voleva dormire lì Guerrina.. mia moglie voleva dormire lì da loro, delle volte… delle volte (lo diceva) anche quando c’era lui”. Il 12 novembre, alla domanda della Sciarelli: “Sua moglie era innamorata di Padre Gratien?”, Mirko ha risposto: “Questo non gli glielo posso dire.. non… non me ne sono mai accorto.. via”. La Sciarelli ha ripetuto la domanda e Mirko ha detto: “Come ripeto non me ne sono mai accorto di niente…”.

L’Alessandrini, con il tempo, ha cambiato versione,  quando si è accorto che il cerchio si cominciava a stringere intorno a Padre Gratien, ha negato di aver notato un’infatuazione della moglie nei confronti del frate. Mirko ha sempre temuto di mettere in difficoltà il frate e sperato che egli non fosse coinvolto nell’omicidio.

Riguardo alla storia della donna di nazionalità romena cui Mirko aveva inviato 600 euro nel mese d’agosto 2014, ciò che appare interessante ai fini delle indagini è esclusivamente l’invito rivolto da Mirko alla donna di andare a vivere con lui, questo tragico invito presuppone soltanto una certa ingenuità da parte dell’Alessandrini. 
Mirko: “La rumena l’ho conosciuta una volta, ci siamo tenuti in contatto e basta”.
 Sui 600 euro che gli ha inviato ad agosto: “… perché gli servivano e voleva venire in Italia e basta… è una mia amica e basta.. non ci ho più voglia.. no niente.. non sapeva niente.. perché mi dispiace che hai fatto vedere ‘sta cosa, mi dispiace se fate vedere tutto e sì, sì che non c’entra niente, (i carabinieri) non sanno niente… e vuoi che glielo vada a dire a loro? e perché? non ci ho pensato di dirlo, non c’entra niente.. ho paura che dopo mi succeda qualcosa.. no che ne so, non ne so assolutamente niente.. (Guerrina) è scappata come quelli là.. se lo sapevo non ero qui come gli altri giorni, che domande del cavolo.. eh se veniva a casa mia.. no.. eh.. poi dopo lei ha detto che non l’avrebbe fatto un atto così.. con mia moglie perché ancora ero sposato.. ancora non si trovava, questo me l’aveva detto… ee chissà la mia testa, no ti ho detto che non sarebbe venuta… eh.. pian piano la conoscevano (i suoi genitori).. no, eh pian piano la conoscevano, eh l’avrei fatta conoscere.. e perché, ce ne son tanti che lo fanno, questa è una mia amica ci volevo stare insieme che ti devo dire!? Lei ha fatto peggio di me comunque, poco ma sicuro, è scappata senza dire niente, i motivi ce l’ho più io che lei… davvero un’amicizia e basta niente di più”. Mirko racconta la verità, la signora si è solo approfittata economicamente di lui.

I messaggi di Mirko a Padre Gratien

Il giorno in cui Padre Gratien è stato indagato per favoreggiamento in sequestro di persona Mirko gli ha inviato questo sms: “Padre Graziano io ti o voluto sempre bene mi dispiace di questa situazione, la colpa non è mia spero di incontrarti mi manchi tanto”. Dal piccolo schermo, durante la trasmissione Chi l’ha visto, in una delle sue prime apparizioni Mirko si è rivolto a Padre Gratien in questi termini: “Io come amico spero che mi senti, ti vorrei chiedere se sai qualcosa o che t’ha confessato qualcosa, dirlo.. che c’è Lorenzo che sta male, la mi mamma che sta male, tutti stiamo male… mi moglie, a Padre Graziano cerco di aiutarlo anch’io che se sa qualcosa di dirlo, che non ce la facciamo più”. Alla domanda della Sciarelli su che cosa pensi dell’indagine per favoreggiamento in sequestro di persona nei confronti del frate congolese, Mirko ha risposto: “Io a questo non.. non ci penso assolutamente, da come era, da come eravamo attaccati come amici.. amicizia.. non ci penso a queste cose…. io aaa dire la verità non l’ho mai sgridata né litigato, mai niente, mai fatto del male a nessun… niente, non ho mai fatto, dai, non ho mai alzato la voce, mai mal… maltrattata… esatto era molto attaccata al figlio”. 
Il 12 novembre alla domanda se chiederebbe ancora scusa a Padre Gratien: “Al cento per cento no perooò… in questo momentoooo non gli chiederei scusa… non gli chiederei scusa”.

Nelle risposte di Mirko si notano, oltre all’incapacità di Mirko di scagliarsi contro il frate, la presenza di parole allungate, pause e ripetizioni, la presenza di informazioni non pertinenti alle domande, tutti accorgimenti verbali che l’Alessandrini usa di frequente e che fanno parte delle tecniche evasive di rallentamento messe in pratica da chi non riesce a strutturare una risposta.

A novembre, a Chi l’ha visto, Mirko non emette un giudizio negativo su Padre Gratien neanche dopo aver saputo che gli inquirenti hanno scoperto due foto della vagina di una suora nel computer del frate: “Ah, io non lo so neanche che non le ho neanche viste… non ti so dire niente…. è normale o non è normale non lo so neanch’io…. non te lo so dire” , l’Alessandrini non è stupito delle fotografie perché conosce bene Padre Gratien e non l’ha mai pensato come un classico viceparroco, per il resto Mirko appare, nonostante tutto, ancora fortemente legato al frate ed incapace di criticarlo in quanto ancora non si è affrancato affettivamente da lui ed è ancora vittima della sua ars manipolatoria.

I messaggi di Mirko a Padre Gratien, quello scritto che gli ha inviato ad inizio settembre e quelli verbali che gli ha inviato attraverso le interviste televisive, sono sempre messaggi affettuosi, rassicuranti, sono messaggi in cui l’Alessandrini ricorda al frate quanto sia ancora saldo il legame di amicizia e complicità che lo lega a lui. I messaggi di Mirko al viceparroco sono equilibrati, delicati, non equivocabili, mai esplicitamente critici, nonostante il frate sia l’unico sospettato dell’omicidio della moglie.

C’è un abisso tra il comportamento di Mirko nei confronti di Padre Gratien e quello nei confronti della propria moglie scomparsa, cui non solo non rivolge mai un pensiero affettuoso ma neanche si appella a lei invitandola a tornare. L’Alessandrini non ha interesse a ritrovare Guerrina, non è più innamorato di lei, mentre ha ancora un forte legame con il viceparroco che, per un certo periodo di tempo, è stato la vera luce della sua esistenza. Mirko, il primo ottobre, durante la trasmissione Chi l’ha visto ha dichiarato: “Comunque spero di trov.. che mi cercate la mi moglie… sarei più contento per mio figlio… è quello che vorrei dire”. 
Quel “comunque” fa pensare, non è un bell’inizio. Il 19 novembre, sempre a Chi l’ha visto, è apparso stanco, stremato dalle indagini e preoccupato per gli eventuali sviluppi delle stesse, al giornalista che gli ha chiesto cosa desiderassero lui e suo figlio per Natale, ha risposto con la voce rotta dall’emozione: “Dice (il figlio) per regalo vorrebbe che torni la mamma… di ritornare tutti insieme”. 
Mirko oltre ad aver maturato la consapevolezza che suo figlio Lorenzo non rivedrà mai più la propria madre, sembra colto da un profondo sconforto per l’ormai certo coinvolgimento del suo adorato frate nell’omicidio della moglie, la leggerezza mostrata nei primi mesi dopo la scomparsa della moglie, l’euforia di essere di nuovo libero di rifarsi una vita, sembrano svanite per sempre, non dimentichiamoci che il figlio dell’Alessandrini è disabile e di lui si occupava in massima parte Guerrina.
Nel gennaio 2015, in una puntata di Chi l’ha visto Mirko appare distrutto, incredulo per l’andamento delle indagini e deluso da Guerrina e dall’amico Gratien, egli sembra finalmente consavevole di essere stato manipolato dal frate che da una parte si diceva suo amico e dall’altra lo faceva becco. L’Alessandrini durante una puntata ha invitato in diretta il frate a dire la verità: “Padre graziano è ora che incominci a parlare perché qui non se ne può più…” e poi parlando della moglie: “Ehm.. non so cosa dirvi, non posso dire niente… dai, (Guerrina) non era come la pensavo io”.

Le motivazioni che scagionano Mirko:

1) All’arrivo in canonica quel primo maggio, verso le 15.00, Padre Gratien ha invitato Mirko ad aspettare fuori, lui ha raccontato di aver fumato una sigaretta aspettando che il frate si cambiasse.

2) Padre Gratien ha costretto Mirko a tornare indietro con l’auto con la scusa di essersi dimenticato un libro ma il vero motivo, in realtà, aveva a che fare con l’omicidio appena commesso dal frate, forse il viceparroco in quell’occasione ha preso il telefonino di Guerrina.

3) Il venditore marocchino esiste quindi Mirko non ha mentito sul loro incontro del giorno precedente la scomparsa di Guerrina.

4) Padre Gratien sostiene di non aver detto a Mirko di aver visto quel primo maggio Guerrina con il marocchino, questa dichiarazione del frate prova che i due non si erano accordati su quel racconto ed il frate intendeva solo manipolare l’Alessandrini.

5) Il viceparroco ha raccontato al collega congolese Padre Faustino ed agli inquirenti di aver incontrato un certo zi’ Francesco che avrebbe accompagnato Guerrina a Sestino il primo di maggio e raggiunto il frate in chiesa gli avrebbe riferito che la donna stava piangendo nella sua auto, era disperata e non voleva tornare a casa. Il racconto del frate che ha sempre riferito che l’Alessandrini si trovava al bar durante quell’incontro, affranca Mirko da un coinvolgimento nella scomparsa della moglie, se egli fosse stato complice di Padre Gratien sarebbe stato anche partecipe della storiella del fantomatico zi’ Francesco.

Breve analisi di un’intervista rilasciata da Padre Gratien al giornalista Giuseppe Pizzo

Giornalista: ‘Lei non sa dov’è Guerrina?’
Padre Gratien: ‘Ss… come ho detto anche a voi, se voi come giornalista attraverso il vostro lavoro potete aiutare a chiedere anche informazioni alla gente se l’hanno vista da qualche parte o conoscono qualcuno da.. con chi lei sta sarà una bella notizia per me, anche una bella notizia per altri… se io sapevo dove e con chi sta adesso io potevo fare la denuncia anche adesso subito perché mi libera’.
Giornalista: ‘Si rivolga a Guerrina, la inviti a tornare a casa!’
Padre Gratien: ‘Sì ma quello io dico, se dove vede la tv come dicono le informazioni oppure la persone che sta con lei che vede.. anche come si… come si danno informazioni, che ha un cuore umano, che non deve far soffrire qualcuno per nulla. Io chiedo che possa ritornare a casa sua anche se non vuole stare più con suo marito, dichiarare chiaramente che io non voglio così, fa le sue cose.. anche per me, per liberarmi.. perché io non sono venuto in Europa per stare così a casa, sono venuto a lavorare come missionario.. ma quando sto così dalla mattina fino alla sera non so cosa fare mi fa.. come persona, mi fa molto male….’.
Giornalista: ‘Lei l’ha incontrata dopo la scomparsa con questo zio Francesco?!’
Padre Gratien: ‘Eh.. come ho detto quello eeeh.. non posso dire nulla nel senso che con il mio avvocato che è più giovane di me ma un ragazzo bravissimo, intelligente, saggio che abbiamo fatto questa… ha fatto la proposta di questa scelta di non rispondere, il fatto che ho già detto tutto quello che conosco…’.
Giornalista: ‘Zio Francesco ce lo descrive?’ Padre Gratien: ‘Sì, per come ho detto per tutte queste cose voi potete, per cortesia.. io vi chiedo di parlare con il mio avvocato perché secondo me, con quello che abbiamo già deciso anche lunedì…’.
Giornalista: ‘Ma esiste questo zio Francesco?’
Padre Gratien: ‘Non rispondo, per favore, non è che nascondo qualcosa ma come ho detto per correttezza verso di me stesso che abbiamo fatto questa scelta di non rispondere perché ho detto tutto quello che conosco, ma se la procura non mi crede, fino che non rispondo alla magistratura non posso rispondere a qualcuno..’.
Giornalista: ‘Lei come sta vivendo questi momenti?’
Padre Gratien: ‘Questi momenti è un po’ difficile per me, nel senso che come lo sapete con questa vicenda della storia della scomparsa di Guerrina, che non sono titolare di questa cosa, che non sono neanche vicino o lontano per la sua scomparsa, ma… sono… ero interrogato da, come si dice, dalla magistratura due volte, ho parlato.. ho parlato e ho visto che la magistratura non mi crede a quello che dico io’.
Giornalista: ‘Guerrina le inviava messaggi e diceva di aspettare un bimbo da lei, può dire se lei ha mai avuto rapporti con Guerrina?’
Padre Gratien: ‘Sì, come ho detto mi dispiace di ripetere tutto la stessa cosa.. perché come ho già parlato alla magistratura non posso rispondere a qualsiasi domande fuori dalla magistratura’.
Giornalista: ‘Se lei ha avuto un rapporto intimo ce lo può dire questo?’
Padre Gratien: (fa cenno di sì con la testa) ‘Come ho detto che non posso rispondere, mi dispiace che la famiglia, anche per me.. ma purtroppo non posso dire nulla di quello che, come ho detto, che non posso rispondere a qualsiasi domanda perc..’.
Giornalista: ‘Lei non ha fatto del male a Guerrina?’
Padre Gratien: ‘No, non ho fatto del male con coscienza, non sono vicino né lontano da questa vicenda della sua scomparsa non sono titolare di questa vicenda sono corretto verso me e verso il mio Signore e nella mia coscienza..’.

Premesso che un investigatore, essendo addestrato a fare domande, non rivolgerebbe mai domande dirette, né interromperebbe una risposta, fornendo in tal modo agli analisti del linguaggio verbale e non verbale materiale qualitativamente e quantitativamente migliore, proviamo comunque ad analizzare gli stralci dell’intervista rilasciata dal frate congolese: Padre Gratien non ha mai risposto a tono alle domande rilevanti, quelle sulla scomparsa di Guerrina (the answer doesn’t equal the question, Rudacille 1994), eppure dimostra di essene in grado di rispondere a tono quando viene interrogato su come viva la sua condizione di indagato. Il frate è reticente (resistance to answer) e si perde in tortuose dissertazioni (rambling dissertation), per gli analisti del linguaggio entrambi gli atteggiamenti rientrano tra gli indicatori verbali di colpevolezza, in particolare tra quelli più statisticamente significativi. Involontariamente, Padre Gratien fa alcune ammissioni, una volta risponde di ‘sì’ e l’altra fa cenno di ‘sì’ con la testa quando per due volte il giornalista gli domanda se abbia mai avuto rapporti intimi con Guerrina. Il frate inoltre risponde con un ‘Ss..’ quando gli viene chiesto se sappia dove si trovi la donna.
Il giornalista ha riferito che Gratien avrebbe detto: ‘Secondo me Guerrina è in pericolo perché io non ho più visto quell’uomo (zio Francesco)’. Gratien con questa frase ci dice che Guerrina è morta e scarica le colpe sul fantomatico zi’ Francesco.

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