Simone Borgese, lo stupratore di Ponte Galeria

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Roma, 8 maggio 2015, Hotel Ergife, via Aurelia, venerdì mattina, ore 7 circa, il giovane Simone Borgese, romano, 30 anni, fa accostare un taxi mentre si trova alla fermata dell’autobus, chiede alla tassista di portarlo in zona Ponte Galeria, la invita a cambiar strada più volte fino a indicarle il luogo dove fermarsi, una stradina di campagna, a quel punto Borgese scende dall’auto, finge di guardare il tassametro sporgendosi nell’abitacolo dal lato del conducente ed invece colpisce al volto la donna con un pugno, la costringe ad un rapporto orale, la deruba di circa 80 euro e si allontana. Borgese viene fermato 3 giorni dopo grazie ad un identikit fornito dalla vittima e ad una serie di segnalazioni di colleghi della donna che ricordavano di averlo denunciato per non avergli pagato le corse in taxi, uno dei tassisti ricordava di averlo accompagnato in quella zona e che l’uomo gli aveva lasciato come garanzia di un prossimo pagamento il proprio numero di telefono, attraverso quel numero gli investigatori riescono a rintracciarlo in zona Pineta Sacchetti, alla periferia di Roma.
All’indomani della cattura, Simone Borgese, stupratore reo confesso, dichiara agli inquirenti: ‘E’ una cosa di cui mi pentirò per tutta la vita, non mi era mai successo in vita mia una cosa del genere, confesso subito e mi tolgo un peso, sono stato io, chi cercate sono io. Stavo aspettando l’autobus che non arrivava. Era un pezzo che stavo lì. Ho visto quel taxi e l’ho fermato. Volevo tornare a casa. Quando siamo arrivati, ho fatto un balzo in avanti con la scusa di controllare il tassametro. Non so cosa mi sia preso. È stato un raptus. Non riesco a spiegarmi quello che ho fatto. Non avevo minimamente immaginato che potesse finire così. Quando siamo quasi arrivati a casa mia ho detto alla donna di girare per un’altra strada, sapevo che lì c’era un viottolo sterrato. Con la scusa di guardare il tassametro, mi sono sporto in avanti, l’ho colpita, ho scavalcato il sedile e l’ho costretta a un rapporto orale. Poi ho preso i soldi e sono scappato. Lei piangeva, le ho detto: Se fai questo non ti succederà niente. Non volevo, non mi è mai successa una cosa del genere… Quella mattina aspettavo l’autobus in via Aurelia. Avevo dormito da un amico lì vicino perché avevo fatto tardi al lavoro. Il bus non arrivava e così ho deciso di prendere il taxi. Al volante c’era lei. Le ho detto di portarmi a Ponte Galeria, ma durante il tragitto sono stato preso da un raptus: vicino a casa le ho fatto cambiare strada per arrivare in un viottolo sterrato, isolato, nei pressi di via Pescina Gagliarda. E lì fuori l’ho violentata’.

Borgese è cresciuto in una famiglia disfunzionale, un padre alcolizzato e violento, pieno di debiti, una madre vittima di violenze psicofisiche, che se ne è andata da casa quando il ragazzo aveva 20 anni, lasciandolo solo col padre. All’abbandono della madre è seguito 4 anni fa quello della moglie, con la quale Borgese ha una figlia di 7 anni, da allora si è trovato a dormire spesso in macchina o a casa di amici. L’uomo da ciò che evince dai suoi posts su Facebook, ama la squadra di calcio della Roma, le arti marziali e si diletta in un videogioco violento chiamato ’Street Fighter’, ha precedenti per furto, per minacce di morte all’ex moglie e per aggressione all’ex compagno della madre, non ha un lavoro stabile e da anni si barcamena, non senza difficoltà economiche, con impieghi saltuari di cameriere a chiamata, a detta dei suoi ex datori di lavoro è un tipo anche troppo sveglio, rapido e preciso, ma che dà ‘sempre la sensazione che ti stia per fregare’, un bugiardo abituale, capace di raccontare di aver bisogno di soldi per pagare le spese del funerale del padre mai deceduto. Borgese dopo l’arresto è stato riconosciuto da altre vittime, da un’altra tassista che pochi giorni prima dello stupro, lo aveva accompagnato nella stessa zona e che ha raccontato agli inquirenti che l’uomo si era masturbato nella sua auto e l’aveva aggredita verbalmente e da una minorenne che è stata aggredita da Borgese nel mese di giugno del 2014 all’interno di un ascensore, pare che in quell’occasione Borgese si fosse denudato di fronte alla ragazzina.

Veniamo all’analisi del crimine in specie, il tipo di approccio di Simone Borgese nei confronti della sua vittima è chiamato ‘blitz approach’, egli ha colpito la donna senza un motivo e senza preavviso, come in un blitz, producendole dei traumi facciali e poi l’ha obbligata ad una prestazione sessuale. La forza eccessiva usata da Borgese non ha avuto il fine di mantenere il controllo sulla vittima ma di farle del male, egli avrebbe potuto ottenere ciò che desiderava sessualmente solo minacciandola e magari avrebbe potuto ricorrere alla forza solo come seconda opzione. Una tale aggressione improvvisa e gratuita ha in realtà il solo fine di far del male alla vittima.

La maggior parte dei criminologi ritengono lo stupro solo un atto violento non sessualmente motivato, una questione di rabbia, controllo e violenza dove il sesso ha solo il ruolo ed il valore di arma. Ciò vale in specie per gli stupratori come Borgese, che sono i più pericolosi dopo i rari ‘anger- sadistic’ (2%), i soggetti come lui rientrano nella categoria degli ‘anger- retaliatory’, rappresentano il 5% degli stupratori e sono motivati da un desiderio di rappresaglia nei confronti delle donne. Nel caso in esame evidentemente quest’uomo non ha mai perdonato alla madre di averlo abbandonato ed il suo rancore nei confronti della figura femminile si è rafforzato dopo che la moglie, un’altra donna importante della sua vita, lo ha lasciato. La vittima di Borgese non è altro che un sostituto simbolico della madre.

Caratteristiche comuni a questo tipo di stupratori sono un passato di abusi psicofisici in famiglia, genitori divorziati, relazioni superficiali con l’altro sesso, matrimonio condito da relazioni extraconiugali, profondo odio nei confronti del sesso debole, desiderio di punire, umiliare e far male alle donne cui attribuiscono la colpa di tutte le ingiustizie da loro subite nella vita, temperamento impulsivo, desiderio incontrollabile di attaccare una donna motivato dalla rabbia accumulata nei confronti dell’altro sesso, facilità nel raccontare menzogne.
Le caratteristiche dello stupro in specie sono invece  la poca o nulla premeditazione, l’aggressività verbale oltre a quella fisica durante l’attacco e l’uso di una forza fisica di gran lunga superiore a quella necessaria per mettere in atto una violenza sessuale. La frequenza degli attacchi è generalmente semestrale o annuale. Le vittime sono coetanee o un po’ più anziane dei loro aggressori e non sono altro che un surrogato, una rappresentazione della donna che ha prodotto nello stupratore un desiderio di vendetta ed un profondo senso di inadeguatezza. Alla fine dell’assalto la vittima di questo tipo di stupratori presenta importanti lesioni al volto e spesso ai genitali.
Questi soggetti sono capaci di uccidere ed a volte si trasformano in serial killer, gli ‘anger- retaliatory sexual murderers’ come Arthur Shawcross Genesee, ’the Rochester strangler’ e Johann Jack Unterweger, ‘Jack the writer’.

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