Analisi delle dichiarazioni di Massimo Giuseppe Bossetti (parte seconda)

Trascrizione dell’interrogatorio e analisi:

PM: Lei conosceva Yara Gambirasio?

B: Assolutamente.

“Assolutamente” non è una negazione credibile

PM: Non l’ha mai vista?

B: Mai.

“Mai” non accompagnato da una negazione credibile non ha valore di negazione.  I soggetti che mentono usano il “mai” perché gli permette di far riferimento a tutta una vita e non al tempo in esame.

PM: Non l’ha mai vista. Rispetto a questa imputazione come si pone?

B: Innocente.

Chi si dichiara innocente nega la conclusione sulla sua colpevolezza, non l’azione omicidiaria. Tra l’altro, non essendo ancora stato giudicato, Bossetti è tecnicamente innocente e per questo non ha difficoltà a definirsi tale.

Bossetti, se fosse stato innocente, avrebbe dovuto cogliere l’occasione per negare con forza, avrebbe dovuto dire:”Io non ho ucciso Yara”; gli innocenti lo fanno ogni qualvolta si trovano a confrontarsi con l’accusa. Bossetti, nonostante ne abbia l’occasione, è incapace di negare. Gli analisti americani dicono: Se un soggetto è riluttante o incapace di negare, noi non siamo autorizzati a farlo per lui.

PM: La sera del 26 novembre si ricorda dov’era?

B: Sì eee, io lavoravo sù a Palazzago nell’impresa di mio cognato.

PM: Lei ricorda anche solitamente, quando va per lavoro che mezzo usa?

B: Eh, il Daily Iveco verde, il mio, esclusivamente il mio.

PM: Era da tanto tempo che lei lavorava lì?

B: Eh, abbastanza, un paio di anni.

Alla domanda se si ricordi dove fosse la sera del 26 novembre 2010 Bossetti risponde, nonostante siano passati degli anni.

PM: E quindi anche quel giorno lei è andato a lavorare, poi è ritornato, poi dov’è andato?

B: A casa, direttamente a casa.

Bossetti ricorda di essere andato “direttamente a casa” nonostante siano passati più di cinque anni, l’uso dell’avverbio “direttamente”, con il quale Bossetti cerca di non lasciar spazio ad alternative, ci rivela il contrario.

PM: Ha questo ricordo così preciso per qualche motivo?

B: Mi ricordoooo cheeee, ho visto, c’era fuori un furgone bianco con la parabola di fronte alla palestra.

Bossetti fornisce volontariamente una risposta sbagliata, a Roma si direbbe: la butta in caciara, insomma, cerca di confondere le acque (muddy the waters), una tecnica usata dai mentitori abituali. Non solo prende ancora tempo allungando le parole: “ricordoooo cheeee”, ma nonostante tutto fallisce e nella successiva risposta mostra di sapere di essersi riferito al giorno dopo la scomparsa.

PM: Stiamo parlando del 26 novembre.

B: Esatto il 26 novembre, eh, scusi forse il 26 o il 27, comunque l’ho visto posto lì davanti aa all’ingresso.

PM: Come pensa sia possibile che una traccia del suoo codice, del suo DNA si trovi sugli indumenti di questa ragazzina?

B: Impossibile, guardi.

PM: Lei c’avrà pensato in questi giorni.

B: C’ho pensato molto, non dormo di notte, c’ho pensato, non so per quale motivo, per quale motivo è andato a finire su quella famiglia lì.

Bossetti dice: “è andato a finire su quella famiglia lì” per prendere le distanze da Yara, non riesce a dire: “è andato a finire su Yara”, come sarebbe logico. La risposta potrebbe sottendere un velato suggerimento per gli inquirenti, avendo conosciuto il padre di Yara, Bossetti cerca di insinuare che lui avrebbe potuto essere un tramite del suo DNA.

PM: Lei li conosce i genitori di questa ragazza?

B: Ho avuto eee una conoscenza de.. Fulvio.

In questa risposta Bossetti appare titubante, prende tempo con un “eee” e non termina una parola.

PM: Quando lei colloca la conoscenza di questo padre, lei che notizie aveva di questo fatto?

B: Ehm, sapevamo tutti nel cantiere… così, ma non avevamo il coraggio di andare là a dirgli ee o fargli forza, coraggio che lo troveranno.

La domanda è rivolta a lui ma Bossetti risponde in modo collettivo, i colpevoli amano nascondendosi tra la folla. Anche in questa risposta Bossetti mostra di avere bisogno di tempo per prepararsi una risposta.

PM: Che spiegazione si dà lei?

B: Non riesco a darmi nessuna spiegazione, perché non so come poteva andare a finire il mio DNA su un corpo della ragazza, cioè non avendola conosciuta, non frequento palestre a Brembate, né le mie figlie, né noi, non l’ho mai conosciuta, le dico la verità, non so niente, non… so chi è, solamente dai mass media eeee però non ho mai avuto niente a che fare, mai.

Bossetti mette ancora in pratica una tecnica di distanziamento riferendosi ad Yara in modo generico “un corpo della ragazza” e dicendo “non so come poteva andare a finire il mio DNA” ci conferma che quello sul corpo di Yara è il suo DNA Bossetti, ancora una volta, tenta di nascondersi tra la folla coinvolgendo i suoi figli.

però non ho mai avuto niente a che fare, mai”, non è una negazione credibile.

Riguardo all’uso dell’avverbio “mai”, che spesso si trova nelle dichiarazioni di chi mente, pubblico uno stralcio, con una domanda cruciale, di un interrogatorio di Salvatore Parolisi, condannato in via definitiva per l’omicidio della moglie Carmela Rea:

Maresciallo: Salvatò sei stato tu? Se c’hai questo peso sullo stomaco levatelo.

Parolisi: Io a mia moglie non l’ho toccata mai, un capello mai, io mai mi sono permesso di sfiorarla neanche con un dito… mai… mai e poi mai…

Parolisi non è capace di negare in modo credibile, non è capace di dire “io non ho ucciso Melania”si dilunga invece in una risposta menzognera dove ripete per sei volte la parola “mai” mostrando di aver bisogno di convincere. Se Parolisi fosse stato innocente avrebbe negato in modo credibile e invece ha fatto ripetutamente ricorso al “mai” e ha minimizzato sostituendo la parola “uccisa”con “toccata” e “sfiorarla”.

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Analisi delle dichiarazioni di Massimo Giuseppe Bossetti (parte prima)

Trascrizione e analisi di stralci di interrogatorio:

PM: Bossetti veda che si comprende che quella cosa è sfuggita di mano in quel momento. Veda che in certe situazioni possono esserci anche delle circostanze aggravanti che vengono meno, o che si compensano con quelle attenuanti…

B: Io le dico la verità: non ho mai fatto niente. Quel giorno ho finito di lavorare alle 17,30, come sempre mi sono fermato in edicola a Barzana e poi all’edicola del nonno per comprare le figurine dei cucciolotti per i bambini.

Alla prima domanda della PM, che cerca di fargli ammettere un omicidio preterintenzionale, Bossetti risponde con una negazione non credibile “Io le dico la verità: non ho mai fatto niente”. “non ho mai fatto niente” non è una negazione credibile in quanto atemporale e aspecifica. Bossetti, per evitare lo stress che gli produrrebbe il confrontarsi con il reato di cui è accusato, minimizza.

Bossetti non è capace di dire “Io non ho ucciso Yara Gambirasio”.

Quando Bossetti dice “come sempre mi sono fermato in edicola” fa riferimento alla routine, un escamotage spesso usato da chi dissimula per evitare di falsificare relativamente ai fatti del giorno sul quale viene interrogato. Si tratta del “Normal Factor”.

PM: Lei ha mai avuto fantasie sessuali che riguardano minori?

B: No, mai. Può essere che io e mia moglie abbiamo guardato dei siti vietati, questo sì. Ma video con minori, mai.

mai” che non è una negazione credibile, perché copre un periodo di tempo indefinito.

Bossetti non riesce neanche a negare ripetendo a pappagallo le domande.

Bossetti coinvolge la propria moglie in qualcosa di meno grave dell’aver visualizzato video pedopornografici ma comunque sempre illegale per sua stessa ammissione, siti vietati, nel farlo cambia il soggetto, da “io” a “io e mia moglie”, questo cambio di soggetto è significativo, non è altro che un tentativo di “nascondersi tra la folla”. 

PM: Ma lei ha mai fatto ricerche su Google con oggetto: sesso con tredicenni?

B: No, mai.

mai” indebolisce la risposta. 

PM: Lei sa che sua moglie aveva degli amanti?

B: E’ impossibile, non ci credo. Siamo troppo legati io e lei, ci diciamo tutto.

Bossetti nega, eppure è a conoscenza dei tradimenti, lo aveva confidato piangendo ai colleghi di lavoro, minacciando di suicidarsi buttandosi dal ponte di Sedrina.

PM: Il suo DNA è stato trovato sugli slip di Yara, questo vuol dire che era lei.

B: Non riesco a capire come possa essere finito su quel corpo. Dico la verità: non ho mai fatto male a nessuno.

Bossetti prende le distanze dalla vittima quando si riferisce ad Yara come a “quel corpo” econ la frase: “Non riesco a capire come possa essere finito su quel corpo” ammette che quello è il suo DNA. “non ho mai fatto male a nessuno” non è una negazione credibile. Bossetti non riesce a dire di non aver ucciso Yara, usa invece un generico: “non ho mai fatto male a nessuno”. Fare male a qualcuno è diverso da uccidere, Bossetti minimizza, non riesce ad usare il verbo uccidere perché non desidera confrontarsi con le accuse. 

PM: Perché allora ha avuto paura quando sono venuti a arrestarla?

B: Ho visto carabinieri ovunque sul ponteggio, da sopra, da sotto. Ho avuto paura di essere portato via come uno spacciatore di droga.

Bossetti conferma di aver avuto paura, smentendo chi nega una reazione da parte sua.

B: Non ho assolutamente reagito. Non ho mai fatto niente. C’ho 43 anni, la testa sulle spalle ce l’ho, c’ho un bel lavoro, c’ho una bella moglie, c’ho 3 bei figli che mi aspettano a casa tutti i giorni. Non mi permetterò mai di fare una stupidata così. Non so come sono venuti a me, guardi, io mi proclamo ancora innocente, non ho mai fatto male a nessuno, non ho il coraggio di uccidere neanche un gatto, sa quanti animali che c’ho a casa io? Gli voglio un bene tremendo. Non ho mai fatto niente.

Questa risposta è una lunga tirata oratoria durante la quale Bossetti sente il bisogno di rappresentarsi come un “Good Guy”per ingraziarsi la PM.

“Non ho assolutamente reagito” è una ammissione tra le righe. Con questa frase Bossetti fa una importante rivelazione. La PM se ne accorge e lo incalza: “Che significa non ha mai reagito, reagito a che cosa?”, e lui risponde goffamente: “Non ho mai reagito a quelle ssstupidate che si sentono di dire nei miei confronti guardi”, cercando malamente di rivoltare la frittata.

Bossetti è stato colto in fallo dalla PM, nella risposta a questa domanda cruciale ripete più volte la lettera iniziale “s” della parola “stupidate” per prendere tempo per tentare di costruirsi una risposta credibile.

“Non ho mai fatto niente… non ho mai fatto male a nessuno… Non ho mai fatto niente” non sono negazioni credibili.

Bossetti non riesce a dire: “Io non ho ucciso Yara Gambirasio”.

In questo stralcio Bossetti afferma: “Non mi permetterò mai di fare una stupidata così”, equiparando l’omicidio di Yara ad una stupidata. Con questa frase ci dice semplicemente che non lo rifarebbe, con tutta probabilità solo perché ne sta pagando le conseguenze.

Bossetti minimizza chiamando l’omicidio di Yara “una stupidata” perché è lui ad averlo commesso. 

Bossetti risponde al PM di non aver reagito alle “stupidate” dette nei suoi confronti, ma poco prima parla di “una stupidata” mostrando di riferirsi all’accusa e non a ciò che dicono i media di lui.

Quando Bossetti afferma: “io mi proclamo ancora innocente”, non gli è difficile dirsi innocente perché, non essendo stato ancora giudicato, tecnicamente “de iure” lo è, non “de facto”. Da notare la parola “ancora” che apre ad una possibile confessione.

B:.. non ho mai fatto niente a nessuno, glielo posso giurare sui miei figli, su tutti. Non ho mai fatto niente.

“non ho mai fatto niente a nessuno” è l’ennesima negazione non credibile.

La frase “glielo posso giurare sui miei figli, su tutti” è rivelatrice di un bisogno di convincere che gli innocenti non hanno. 

B: Non mi permetterò mai di fare una stupidata così.

Bossetti usa per la prima volta il verbo al futuro e informa chi lo interroga che non rifarebbe più la famosa “stupidata”; non sta negando di aver ucciso Yara, sta semplicemente dicendo che non lo rifarebbe più. 

PM: Guardi che purtroppo è così, è così, quel signore è suo padre.

B: Possibile? Ho sempre creduto che fosse mio padreee, Giovanni, no, ma guardi io stento a credere. Il mio problema: come è finito il DNA, è quello il mio problema, son sincero, guardi, sono sincerissimo. Non avrei avuto il coraggio a tenermi tutto nascosto dentro me fino allora, non sono il tipo guardi, non sono proprio il tipo.

Bossetti, dopo aver risposto alla domanda, coglie l’occasione per parlare del DNA e si perde, dicendo “Il mio problema: come è finito il DNA”, ammette che quello è il suo DNA.

B: Chi non litiga a casa? alti e bassi ce li abbiamo tutti, io guardi, sa perché succedono dei litigi? Il problema è che io sono legato tanto al lavoro, al cantiere sono legato tanto, se mi capita un diverbio, un qualcosa così io me la lego al dito, nel senso che resto nervoso, resto nervoso, mia moglie poverina mi chiede: Così, così… ascolta, lascia perdere che non è la giornata, sono io che sbaglio, lo ammetto, sbaglio, però come quieto vivere mi sento il diritto di prendere e andare a trovare mio padre e mia madre, come star bere quel caffè tanto quei cinque minuti da tirarmi fuori quell’attimino, dopo rientro… piano piano, passeranno giorni, io dico, passeranno giorni però piano piano tento di ammortizzare un po’ tutto, però il mio sbaglio è legato a me, lo so, il mio sbaglio è me, perché loro sono lì che mi aspettano eh quando sono nervoso, guardi è il lavoro che a me mi porta fuori, sono legato al cento per cento col lavoro, poi ero dietro a fare i preventivi così che non mi hanno dato l’OK e la crisi che c’è oggi. Io… il mio problema che non manca niente ai figli e alla famiglia, il mio problema è quello, sarei disposto a fare 20, 30 ore al giorno, non mi fa niente però che non manchi niente alla famiglia.

La risposta è troppo lunga, Bossetti si dilunga perché l’argomento lo solleva dallo stress e ne approfitta per rilassarsi. Le tirate oratorie da una parte riducono lo stress dell’interrogatorio, dall’altra sono autogol perché all’interno delle stesso sono spesso presenti importanti informazioni se non ammissioni tra le righe.

E’ una menzogna che Bossetti sia legato al lavoro, è invece scorretto, irrispettoso, racconta spesso bugie a colleghi e datori di lavoro tanto da essere soprannominato ‘favola’. Bossetti è un mentitore patologico. Ha raccontato ai colleghi di avere il cancro, di aver picchiato la moglie e di doversi presentare ogni sera dai carabinieri per firmare a causa di una denuncia fatta da Marita e che la stessa lo obbligava a dormire in garage o sul furgone e non gli faceva vedere i figli, tutte menzogne.

In questo stralcio Bossetti ammette quattro volte di aver fatto uno sbaglio:“sono io che sbaglio, lo ammetto, sbaglio (…) il mio sbaglio è legato a me, lo so, il mio sbaglio è me” un’ammissione di responsabilità. Infine, in questa risposta emerge il probabile trigger che ha scatenato la sua rabbia: “eh quando sono nervoso, guardi è il lavoro che a me mi porta fuori, sono legato al cento per cento col lavoro, poi ero dietro a fare i preventivi così che non mi hanno dato l’OK e la crisi che c’è oggi”, che in primis ha condotto ad una frattura nei rapporti con la moglie e poi all’omicidio di Yara.

Dicendo “Io… il mio problema che non manca niente ai figli e alla famiglia, il mio problema è quello, sarei disposto a fare 20, 30 ore al giorno, non mi fa niente però che non manchi niente alla famiglia”, Bossetti, ancora una volta, sente il bisogno di dipingersi come un “Good Guy”.

PM: Che telefono aveva Yara, lo sa?

B: Non posso saperlo io signora, non ho mai avuto niente a che fare, non l’ho mai visto il suo telefono.

Anche in questo caso Bossetti non nomina Yara, la PM avrebbe dovuto chiedergli:” Fino a quando non ha mai avuto niente a che fare?” e “Fino a quando non ha mai visto il suo telefono?”.

La PM chiede a Bossetti di quando incontrò il padre di Yara in un cantiere e lui risponde:
Sì, allora.. il padre Fulvio l’ho conosciuto direttamente nell’impresa di mio cognato su a Palazzago, in quel cantiere lì ci siamo visti una volta, era dietro a fare, siccome non ci aveva gli operai, lui è un geometra, geometra, e tratta le guaine del Gamba, ehm qualcosa del genere, esatto, tratta le guaine di impermeabilizzazione da mettere sui muri retroterra e a noi ci occorreva per fare il riempimento perché avevamo fretta di finire i giardini, così, è stato lì lui personalmente eeee difatti gli aveva detto mio cognato: Ma come mai? Non hai le tue persone così? Eh, lascia perdere che sono un po’ preso col lavoro, fa, e son stato lì personalmente anch’io, così, a passargli i rotoli, così. E’ stato mio cognato che mi ha detto: E’ lui il papà di Yara. Io sul momento son rimasto: Come fa ad essere.. avendo fatto sparire una ragazza così e lui sul lavoro, a lavorare così. E’ proprio forte, che abbia detto è… è proprio forte a lavorare così co.., io non ci sarei mai riuscito, se fosse stata mia figlia non so se riuscirei ad andare avanti con l’attività.

La risposta è un’altra tirata oratoria. Si nota subito che non appena la PM si allontana dal focus, Bossetti si rilassa, gli piace la domanda sul padre di Yara, gli abbassa la tensione perché è una domanda non specifica, non inerente all’omicidio e può dire la verità, infatti Bossetti, per parlare il più possibile, la prende larga: “Sì, allora” e poi, dopo aver parlato un po’, Bossetti abbassa la guardia e la sua tirata declamatoria lo tradisce clamorosamente, infatti, quando afferma “avendo fatto sparire una ragazza così” fa un’ammissione tra le righe.

In conclusione, Bossetti è un pessimo mentitore, nonostante sia abituato a mentire è facile da smascherare, proprio per questo è stato soprannominato dai colleghi ‘favola’.