Omicidio di Marco Vannini: analisi di due telefonate di soccorso al 118

Marco Vannini

Marco Vannini

Marco Vannini è stato ucciso il 17 maggio 2015 da un colpo d’arma da fuoco esploso da uno dei componenti della famiglia Ciontoli, con tutta probabilità dal capofamiglia Antonio. Le intercettazioni ambientali effettuate nella sala d’attesa della caserma e il fatto che la moglie del Ciontoli poco dopo l’omicidio abbia spostato i soldi da un conto corrente cointestato a lei e a suo marito ad un conto intestato solo a lei per evitare di pagare il risarcimento in caso di condanna, portano a ritenere che l’autore materiale dell’omicidio sia Antonio Ciontoli.

Ho analizzato le telefonate di soccorso che seguirono al ferimento di Marco.

Trascrizione ed analisi della prima telefonata al 118, è Federico Ciontoli a chiamare:

Federico Ciontoli

Federico Ciontoli

Operatrice del 118: 118, Roma

Federico Ciontoli: Eee buonasera, mi serve urgentemente un’ambulanza a Ladispoli.

Federico prima della richiesta di soccorso saluta con un “Eee buonasera”, i convenevoli sono fuori luogo o quantomeno sospetti in una richiesta di soccorso, servono semplicemente ad ingraziarsi l’operatore, cosa che per Federico è una priorità, infatti, solo in seconda battuta il ragazzo chiede “urgentemente un’ambulanza”.

Il tentativo di accattivarsi l’operatrice del 118 tradisce Federico e ci dice:

  • che lui è a conoscenza di come sono andati i fatti;
  • che copre se stesso o qualcun altro;
  • e che prima che alla vita di Marco tiene a celare delle responsabilità.

In ogni caso, il tono di voce di Federico è risoluto anche se tradisce uno stato d’ansia, la sua richiesta è ferma e sottolineata da un “urgentemente” che avrebbe dovuto allertare l’operatrice del 118.

Operatrice del 118: Che succede?

Federico Ciontoli: Eee c’è un ragazzo che si è sentito male, di botto è diventato troppo bianco, non respira più.

Federico racconta di un quadro drammatico, di un ragazzo pallido che non respira più. Il fatto che dica che “di botto è diventato troppo bianco” ci lascia intendere che Federico ha assistito all’evolversi degli accadimenti di quella sera, che ha visto Marco impallidire dopo il ferimento e poi “di botto” lo ha visto diventare più bianco di prima perché, se inizialmente gli era apparso bianco, ora è “troppo bianco”. Federico attraverso l’avverbio “troppo” descrive all’operatrice un quadro clinico ingravescente.

Operatrice del 118: Respira male, si dice.

L’operatrice arbitrariamente minimizza il sintomo riferitole da Federico. Come può dire che Marco “respira male” se il ragazzo dall’altra parte del cavo, il quale ha modo di vedere il ferito, le dice che Marco “non respira più”?

Federico Ciontoli: Respira male, sì.

Federico viene sopraffatto dall’operatrice e ripete le sue parole.

Operatrice del 118: Che cosa ha fatto questo ragazzo?

Federico Ciontoli: E non… non glielo so spiegare bene.

Federico è a conoscenza dei fatti, non dice che non sa che cosa sia successo ma che non lo sa spiegare bene. 

Operatrice del 118: Beh, ci provi anche se non me lo sa spiegare bene, per cortesia.

Federico Ciontoli: Eee, no, no, io non…

Federico è incapace di rispondere perché non se la sente di falsificare. 

Operatrice del 118: Ha assunto qualcosa? Ha bevuto? Soffre di qualche grave malattia di base?

Federico Ciontoli: No, non si… non soffre, probabilmente uno scherzo, si è spaventato tantissimo e non respira più.

Federico, nonostante lo attribuisca ad uno scherzo, per la seconda volta descrive un quadro drammatico di un ragazzo che “non respira più” ma l’operatrice perde tempo nel tentativo di far luce sulla dinamica dei fatti.

Operatrice del 118: Che scherzo gli avete fatto?

All’operatrice non dovrebbe interessare la dinamica di un eventuale scherzo ma solo le condizioni fisiche del ragazzo per il quale sono stati richiesti i soccorsi. 

Federico Ciontoli: E non lo so, io non c’ero in quel momento, le sto dicendo…

Federico non è in grado di falsificare, preferisce dissimulare.

Operatrice del 118: E che ne sa allora che è stato uno scherzo? Chi gliel’ha detto?

L’operatrice insiste senza motivo sul tipo di scherzo.

Federico Ciontoli: Perché sta con mio padre, mia madre, siamo in famiglia. Per favore, che ci stiamo prendendo in giro?

Federico è reticente per quanto riguarda la dinamica dei fatti ma continua a chiedere all’operatrice di far intervenire qualcuno, glielo chiede “Per favore” ed aggiunge: “Che ci stiamo prendendo in giro?”.

Operatrice del 118: No, mi passi suo padre, per favore, grazie.

L’operatrice è più interessata alla dinamica dei fatti che alle reali condizioni del ferito, ha perso di vista l’obiettivo, salvare la vita a Marco che “non respira più”. Federico le ha riferito per ben due volte che Marco “non respira più” ma lei appare soltanto interessata a capire che cosa sia successo.

Federico Ciontoli: Mamma!

Maria Pezzillo Ciontoli: Eh?

Federico Ciontoli: Glielo dici tu, per favore, non ci crede.

Maria Pezzillo Ciontoli: Che cosa?

Federico Ciontoli: Diglielo che deve venire!

Federico lascia intendere ancora una volta all’operatrice che c’è bisogno di un’ambulanza per un ragazzo che sta male.

Operatrice del 118: No, signora non capisco la dinamica, cioè uno si spaventa e si sente così male?

A questo punto dovrebbe essere irrilevante per l’operatrice il perché Marco stia “così male” ma dovrebbero invece interessarle le sue condizioni fisiche. Le cause di un’insufficienza respiratoria in un giovane possono essere molteplici, uno pneumotorace spontaneo, ad esempio, può manifestarsi improvvisamente e senza una causa apparente. Il fatto che l’operatrice dica che Marco “si sente così male” ci fa capire che ritiene le sue condizioni gravi e allora perché non allerta immediatamente un’ambulanza?

Maria Pezzillo Ciontoli: No, eh stava facendo ee il bagno, il ragazzo stava nella vasca… Si è ripreso? Aspè mmm stava facendo la… la… stava facendo il bagno, stava nella vasca… è entrato… non serve. Vabbè eee, nel caso richiamiamo.

La signora Ciontoli, invece di richiedere un’ambulanza, risponde all’operatrice falsificando i fatti, raccontando una storia non veritiera elaborata dalla famiglia Ciontoli per coprire chi ha sparato. La Ciontoli è al corrente della gravità delle condizioni di Marco tanto che dice all’operatrice: “nel caso richiamiamo”, mostrando di non credere che il Vannini si sia definitivamente ripreso.

Operatrice del 118: D’accordo, Grazie.

Maria Pezzillo Ciontoli: Grazie.

La Ciontoli, come suo figlio Federico, tenta di accattivarsi l’operatrice terminando la telefonata con un ringraziamento che non può che apparire fuori luogo in questa occasione.

Antonio Ciontoli
Antonio Ciontoli

Trascrizione ed analisi della seconda telefonata al 118, è Antonio Ciontoli a chiamare, risponde un’altra operatrice:

Operatrice del 118: 118 romana, salve, buonasera.

Antonio Ciontoli: Eh, buonasera, senta c’è un’emergenzaaa a via Alcide De Gasperi a Ladispoli.

Il Ciontoli, come avevano fatto suo figlio e sua moglie nella telefonata precedente,  cerca di accattivarsi l’operatrice con le buone maniere. Le buone maniere sono fuori luogo durante un’emergenza. Il Ciontoli, mentre Marco sta morendo per mano sua, ha come priorità quella di apparire una persona educata tanto che attende la risposta del 118 e solo allora comincia a parlare e prima di richiedere i soccorsi dice “Buonasera”. 

Operatrice del 118: Allora, via Alcide De Gasperi.

Antonio Ciontoli: Sì.

Operatrice del 118: Ladispoli, eh?

Antonio Ciontoli: Sì.

(si odono i lamenti di Marco Vannini in sottofondo)

Operatrice del 118: Alcide…

Antonio Ciontoli: Senta se vuole lo po… lo porto io all’Aurelia Hospital?

Il Ciontoli si rende conto che l’operatrice è lenta e, invece di invitarla a far presto per non inimicarsela, le chiede se non sia meglio che sia lui a portare il ragazzo in ospedale. 

Operatrice del 118: Perché mi chiede l’ambulanza? Gliela sto attivando. Perché poi mi dice che vuol portarlo lei da solo?

L’operatrice invece di affrontare l’urgenza, perde tempo in polemiche. Un operatore dovrebbe sapere che nelle ore di servizio è routine avere a che fare con persone sotto pressione che spesso possono dimenticarsi l’educazione.

Antonio Ciontoli: Eh, i tempi, più che altro.

Il Ciontoli ancora una volta prova a far capire all’operatrice che c’è bisogno urgente di soccorsi, lo fa con delicatezza, per non inimicarsela.  

Operatrice del 118: I tempi (si sente Marco in sottofondo che urla: Bastaaa! ) son… sono brevissimi, se mi da il tempo di scriverlo, almeno.

Ancora sterili polemiche dell’operatrice.

Operatrice del 118: Allora, mi dia un cognome, sul citofono che c’è scritto?

Antonio Ciontoli: Ciontoli.

Operatrice del 118: Quanti anni ha? Che problemi ha?

La domanda sulle condizioni del ragazzo è tardiva.

Antonio Ciontoli: E lui ha 20 anni eee un infortunio, praticamente, in vasca si èèè…

Il Ciontoli ha difficoltà a falsificare, per questo motivo non termina la frase.

Operatrice del 118: E’ caduto?

L’operatrice suggerisce inspiegabilmente una dinamica invece di interessarsi alle condizioni fisiche di Marco.

Antonio Ciontoli: Sì, praticamente, si è caduto, si è bucato un pochino con un… Come si chiama il pettine? Quello a punta…

Il Ciontoli minimizza dicendo che Marco “si è bucato un pochino”, lo fa perché la sua priorità non è la vita del Vannini ma nascondere le proprie responsabilità.

Operatrice del 118: E quindi cosa si è fatto?

Antonio Ciontoli: Eh, niente, sul braccio, si è bucato si è messo paura, un panico.

Il Ciontoli continua fatalmente a minimizzare.

Operatrice del 118: Mah, sento che si lamenta.

Il fatto che Marco si lamenti da quando è iniziata la telefonata dovrebbe aprire gli occhi all’operatrice ed indurla a non perdere tempo, d’altra parte non può sperare che l’uomo dall’altra parte del cavo faccia una diagnosi perché non è un medico.

Antonio Ciontoli: Eh, sì, infatti, sì.

Operatrice del 118: Ma mi scusi, chiedo venia, è diversamente abile?

Antonio Ciontoli: No, no.

Operatrice del 118: No, perché sento una voce un po’ strana… il nome? Il nome qual’è?

Antonio Ciontoli: Eh, no, si è impaurito, il panico.

Operatrice del 118: Il nome qual’è?

Antonio Ciontoli: Marco Vannini.

Operatrice del 118: Prego?

Antonio Ciontoli: Marco Vannini.

Operatrice del 118: Può darsi che l’ambulanza praticamente lo disinfetti, allora dipende da… C’è uno squarcio? C’è un taglio? Cosa c’è?

Affermazioni inutili seguite da domande tardive e inutili. La lesione esterna spesso non riflette la gravità del quadro clinico, l’operatrice dovrebbe chiedere per quali sintomi sia stata richiesta l’ambulanza non per quali lesioni esterne. A volte, in caso di caduta si hanno emorragie interne senza lesioni esterne, in specie nei soggetti che fanno uso di anticoagulanti.

Antonio Ciontoli: C’è un buchino.

Il Ciontoli continua a minimizzare condannando Marco Vannini a morte. Dal canto suo, l’operatrice dovrebbe essere in grado di valutare il caso, non per quel che gli dice lui che non è un medico, ma per le urla che sta sentendo.

Operatrice del 118: Un buchino.

Antonio Ciontoli: E’ andato in panico eee…

Il Ciontoli continua a pensare a se stesso e ad attribuire la sintomatologia di Marco al panico.

In sottofondo si sente Marco che urla: Basta, ti prego basta, ti prego basta.

Operatrice del 118: Sta urlando. Ma si è sentito male?

Da quasi due minuti Marco urla, è stata richiesta un’ambulanza per soccorrerlo e l’operatrice chiede: “ma si è sentito male?”, una richiesta paradossale. Il buon senso è latitante.

Antonio Ciontoli: Eh, sì, è andato in panico.

Il Ciontoli continua a pensare a se stesso e ad attribuire la sintomatologia di Marco al panico.

In sottofondo si sente Marco che dice: Ti chiedo scusa.

Antonio Ciontoli: Panico, è questo.

La priorità del Ciontoli, in questa telefonata, non è aiutare Marco ma salvarsi attribuendo ad un attacco di panico i sintomi del Vannini che invece è stato attinto da un colpo d’arma da fuoco.

Operatrice del 118: Ok, le sto attivando un’ambulanza. Va bene?

L’operatrice invia l’ambulanza quasi due minuti dopo l’inizio della telefonata nonostante abbia udito ripetutamente le urla del Vannini.

Antonio Ciontoli: Ok, grazie.

Il Ciontoli termina la telefonata con un “grazie” che gli serve per continuare ad apparire con l’operatrice una persona squisita al fine di accattivarsela.

Operatrice del 118: Salve.

Annunci