Analisi di uno stralcio di interrogatorio di Alberto Stasi

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Ho analizzato alcuni stralci di un interrogatorio di Alberto Stasi durante il quale la P.M. Rosa Muscio gli ha contestato la presenza del sangue di Chiara Poggi su entrambi i pedali della sua bicicletta Umberto Dei.

Stasi: Io non ho fatto niente a Chiara, non ho fatto assolutamente nulla.

“Io non ho fatto niente a Chiara” e “non ho fatto assolutamente nulla” non sono negazioni credibili; Stasi non dice “io non ho ucciso Chiara” o “io non ho colpito Chiara” pertanto non saremo noi a dirlo per lui.

E il sangue di Chiara sui pedali della tua bicicletta?

Stasi: L’unica cosa che mi può venire in mente è che tra il 5 e il 13 sono tornato da Londra e sono andato a casa di Chiara con quella bicicletta, una volta sola e lei in quel periodo aveva il ciclo mestruale, l’unica cosa per cui io posso immaginare di avere quel sangue sui pedali perché non l’ho usata dopo… il lunedì mattina sono rimasto a casa mia fino alle 13.40. E’ l’unica cosa che posso dire.

Alberto Stasi, in primis, non si stupisce del fatto che la P.M. gli riferisca della presenza del sangue di Chiara su entrambi i pedali della sua bicicletta, contro ogni aspettativa non dice: “Ma veramente c’è il sangue di Chiara sui miei pedali?”“Non è possibile che ci sia il sangue di Chiara sui miei pedali” ma cerca, invece, di giustificare quella risultanza investigativa diversamente dall’accusa. E’ interessante quando Alberto dice: “il lunedì mattina sono rimasto a casa mia fino alle 13.40. E’ l’unica cosa che posso dire”, perché “l’unica cosa che posso dire”? Perché il resto lo incriminerebbe.

Quando?

Stasi: Tra quei giorni lì, tornato da Londra ma prima del 13.

Quindi Chiara aveva il ciclo mestruale?

Stasi: Sì, credo di sì.

Stasi riferisce del ciclo mestruale di Chiara ma poi, dicendo “credo”, mostra di non essere sicuro del fatto che si trattasse proprio di quei giorni.

Credi di sì?

Stasi: No, in quel periodo sì, ce l’aveva

Risponde con un “No” per poi correggersi.

E quindi?

Stasi: L’unica idea che mi può venire in mente è che avendo il ciclo magari avrei pestato, insomma, una goccia del suo ciclo mestruale, non so.

A Stasi è venuta in mente un'”idea”; ha bisogno di un'”idea” chi non ha una spiegazione. Alberto è consapevole di dire un’assurdità, in specie perché il sangue è stato trovato su entrambi i pedali. Proprio a causa della sua insicurezza, Stasi inserisce nella frase l’interiezione “magari”, l’avverbio “insomma” e un “non so” che indeboliscono fortemente la sua affermazione.

Ma scusami con questa bicicletta ci sei andato tu?

Stasi: Io mi sono recato da casa mia a casa di Chiara.

E Chiara come c’è salita sulla bicicletta?

Stasi: Chiara non è salita sulla bicicletta, io mi sono recato a casa di Chiara con questa bicicletta. E’ l’unica idea che ho perché io non ho usato quella bicicletta in altre occasioni, come il 13, io sono rimasto a casa mia.

Stasi continua a chiamarla “idea”. 

Mi spieghi quando e dove avresti pestato il sangue mestruale di Chiara?

Stasi: Non lo so, non ci ho mai pensato neanche fino adesso… nel senso l’unica cosa…

La P.M. lo ha messo in crisi e lui barcolla tanto da non essere in grado di concludere una frase.

Forse è il caso che cominci a pensarci Alberto!

Stasi: Non ho… non ho fatto nulla alla Chiara, non ho fatto nulla alla Chiara.

Alberto, in questa risposta, cambia il tono di voce, l’ansia lo tradisce. Stasi prova ancora a difendersi dall’accusa di omicidio ma non è in grado di negare di aver ucciso Chiara. “Non ho fatto nulla alla Chiara” non è una negazione credibile. Una negazione credibile sarebbe stata “Io non ho ucciso Chiara”.

Mi devi spiegare che cosa ci faceva il sangue di Chiara su tutti e due i pedali della tua bicicletta?

Stasi: Non lo so, oltre a quell’idea, non lo so.

Idea uguale trovata, non spiegazione. 

Non è un’idea.

Stasi: No, è l’unica cosa…

Alberto non è in grado di terminare la frase perché non è convinto di ciò che dice.

Se tu l’hai pestato il sangue di Chiara, immagino che da qualche parte ti sarai reso conto di aver pestato il sangue di Chiara cioè Chiara andava in giro perdendo sangue mestruale per casa?

Stasi: No, non mi sono reso conto, l’unica idea per cui mi può venire in mente che in quel periodo aveva il ciclo mestruale e posso aver pestato, non so, alcune sue gocce di sangue, se mai le avesse perse, io non lo so.

Il tentativo di Stasi di giustificare la presenza del sangue sui pedali della sua bicicletta è fallito ed Alberto ne è consapevole tanto che è il primo a mettere in dubbio ciò che ha provato a far credere alla P.M. dicendo: “non so”, “se mai le avesse perse” e “io non lo so”.

Ma ti rendi conto di cosa di quello che stai dicendo?

Stasi: Io mi rendo conto che non ho fatto nulla, questa è l’unica cosa che mi rendo conto, sono a posto con la mia coscienza, sono a posto con Chiara, lei lo sa che non sono stato io.

Stasi è all’angolo, non cerca più una spiegazione alla presenza del sangue di Chiara sui pedali della sua bicicletta ma tenta di indurre la P.M. a cambiare argomento provando a negare l’omicidio ma sempre in modo non credibile: “non ho fatto nulla”, “sono a posto con la mia coscienza”, “sono a posto con Chiara” e “lei lo sa che non sono stato io”. 

“Non ho fatto nulla” non è una negazione credibile e non è nemmeno lontanamente equiparabile all’affermazione “Io non ho ucciso Chiara”. 

“Sono a posto con la mia coscienza” non significa nulla, come sappiamo gli psicopatici non hanno una “coscienza”, intesa in questo caso come rimorso.

“Sono a posto con Chiara” non significa che Stasi non abbia commesso l’omicidio. Questa frase potrebbe sottintendere che lui avesse avvisato Chiara e che quindi lei fosse ben consapevole di ciò cui sarebbe andata incontro se non lo avesse ascoltato. Stasi, per salvarsi,  riversa la scelta di divenire vittima sulla vittima stessa. 

“Lei lo sa che non sono stato io” è una frase che ci conferma il disturbo di personalità di Alberto Stasi, una frase da sociopatico; Chiara è morta, non sa un bel nulla, purtroppo.

Lei chi?

La P.M. si stupisce del fatto che Stasi parli di Chiara come fosse in vita tanto che chiede a Stasi a chi si stia riferendo.

Stasi: Chiara, lei lo sa benissimo che non sono stato io e sa anche chi è stato perché è stato lui e non io. Non so che altro dire, non sono stato io, non sono stato io, non sono stato io.

Alberto ripete ancora che Chiara sa che non è stato lui ed aggiunge che, invece, è stato “lui”, “lui” chi? Perché Stasi si dice certo che sia stato un uomo ad uccidere Chiara? Alberto Stasi continua a negare dicendo “non sono stato io”, negazioni non credibili, completamente prive di valore.

In sintesi, Stasi ha confermato alla P.M. che quello sui pedali della sua bicicletta è sangue di Chiara e non è stato in grado di negare di essere l’autore dell’omicidio della sua fidanzata.

Questo articolo è stato pubblicato il 29 giugno 2017 su Le Cronache Lucane e l’8 luglio sul quotidiano ROMA19894891_1503868502969961_6866842606827490565_n.jpg

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Il caso Ungureanu come quello dei fratellini di Gravina

Una mia intervista a ilquaderno.it:

“Il caso Ungureanu come quello dei fratellini di Gravina”, la tesi della criminologa Ursula Franco

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“La “debacle investigativa” che ha travolto la procura di Benevento ha un’unica causa, la tunnel vision che ha colpito chi ha condotto le indagini”. E’ quanto afferma la criminologa che collabora con gli avvocati della difesa dei fratelli Ciocan, indiziati per omicidio.

La nota criminologa, che collabora con gli avvocati Maturo e Verrillo, a nome della difesa dei fratelli Ciocan tiene a precisare alcuni elementi. Gli inquirenti, a suo parere, “hanno creduto di trovarsi di fronte ad un omicidio, a causa della loro miopia investigativa, e che i responsabili fossero i fratelli Ciocan; le risultanze delle indagini gli hanno dato torto ma nonostante tutto non cambiano rotta”.

La Franco sottolinea quindi come la maggior parte delle morti per annegamento siano accidentali. L’annegamento è l’ottava causa di morte tra i bambini ed i ragazzi sotto i 20 anni. La mancanza di barriere di sicurezza nelle piscine private o in quelle pubbliche durante le ore di chiusura degli impianti e una sorveglianza non adeguata da parte degli adulti sono le cause principali degli annegamenti tra i bambini.

Questo il dato statistico da cui parte la criminologa, la quale aggiunge che “nessun dato medico legale è di sostegno all’ipotesi omicidiaria. Negli omicidi per annegamento, ai dati autoptici tipici dell’annegamento si associano altri tipi di lesioni quali traumi cranici, segni di strangolamento, traumi compressivi toracici e segni di una colluttazione, tutti assenti sul corpo di Maria Ungureanu, inoltre, segni di una colluttazione sono spesso individuabili anche sul corpo dell’assalitore”.

Ma dalle risultanze dell’esame autoptico emerge però un abuso sulla bambina. “La consulenza medico legale” – dice in proposito Ursula Franco – “ha rilevato che l’abuso non fu contestuale alla morte, un pregresso abuso difficilmente può ritenersi il movente di un omicidio. I bambini sottoposti cronicamente a violenze sessuali non riconoscono gli abusi come tali perché i pedofili molestatori sono dei manipolatori, per questo motivo né si ribellano né minacciano né denunciano il proprio carnefice e solo da adulti riescono a decifrare integralmente il significato delle molestie subite”.

E le testimonianze? “Per quanto riguarda eventuali testimoni che potrebbero aver assistito alla morte della bambina, le loro testimonianze sono state viziate dal fatto che l’interesse preminente della procura non è stato sentirli per conoscere i loro spostamenti ma solo per incastrare i due fratelli Ciocan. Si torni a interrogare, in specie, la ragazzina con cui Maria aveva un appuntamento proprio la sera in cui morì e che Marius Ungureanu incontrò in paese dopo le 22.00. Maria, mentre moriva per cause accidentali, era in compagnia di un’amica della quale si fidava. Il caso dei due fratellini di Gravina docet”.

su ottopagine.it Benevento: Maria. “Nessun dato medico legale a sostegno dell’omicidio”

Analisi dell’intervista rilasciata da Raffaele Sollecito in seguito alle rivelazioni di Selvaggia Lucarelli

Dopo che su Il Fatto Quotidiano la giornalista Selvaggia Lucarelli ha pubblicato e commentato i contenuti di alcuni post di Raffaele Sollecito estratti da gruppi di Facebook cui lui appartiene, Sollecito ha rilasciato un’intervista radiofonica a Radio Cusano Campus che ho analizzato.

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Giornalista: Selvaggia Lucarelli dice: “E’ diventato leader di gruppi segreti su Facebook come Pastorizia Never Dies e ACAZZODURO, in cui tra schifezze varie ci sono uomini che si scambiano pareri su come ammazzare le ex e su come far sparire il corpo”. Ce l’ha con Raffaele Sollecito che è in collegamento con noi, ciao Raffaele, buongiorno!

Raffaele Sollecito: Buongiorno, buongiorno a tutti.

Raffaele risponde con un tono della voce modulato, quasi femminile, un tono da vittima. Da subito è chiaro che Sollecito non intenda prendersi le proprie responsabilità e scusarsi ma difendersi.

Giornalista: Ma che è successo Raffaele? Le cose stanno così come le racconta Selvaggia Lucarelli?

Raffaele Sollecito: Ma, evidentemente, no eh… sono quelli che lei ha citato, sono semplicemente dei gruppi goliardici che fanno un po’ di ironia e un po’ di trash su fatti e avvenimenti di vita quotidiana o addirittura di notizie sentite, semplicemente, per sdrammatizzare un po’ um avvenimenti vari, personali o non ma non ci sono… non ci sono post o commenti seri, non c’è niente di serio in quei gruppi, insomma, sono tutte cose piuttosto comiche ma alla fine si tratta di amici, anche, perché in questi gruppi che sono, comunque, gruppi chiusi, ci sono vari amici miei che raccontano stupidaggini di ogni genere… no, ma le cose non sono assolutamente come le mette giù la Lucarelli o qua… o altri giornalisti che hanno commentato la cosa.

Raffaele afferma che la Lucarelli ha interpretato male alcuni suoi commenti “un po’ ironici, un po’ trash e goliardici”, vediamo in cosa consistono i commenti di Sollecito:

Ad una ragazza che gli ha scritto: “Ti vedo pallido, non stai andando al mare?”, Sollecito ha risposto: “Eh, vedo tanta gente impallidire, sarà che suscito candore”. Raffaele non può che riferirsi al pallore/candore indotto da un dissanguamento, solo casualmente la causa di morte della povera Kercher?

Raffaele Sollecito ha poi scritto: “Oscar James morirai presto”.

A Giulia che gli ha scritto: “Non essere crudele mentre mi uccidi che sono piuttosto sensibile”, Sollecito ha risposto: “sarò gentile e indolore”.

Raffaele Sollecito, dopo tutto quello che ha passato, secondo i giudici della cassazione, da innocente, si diletta a vestire il ruolo dell’assassino nei gruppi di Facebook, non solo non nega di essere capace di uccidere ma ne descrive pure le modalità.

Sollecito ha pubblicato anche una barzelletta home made e l’ha associata all’emoticon ‘feeling annoyed’: “Quando vado in un negozio di pentole e chiedo: “Avreste un set in rame?” Ed il commesso ti guarda ci pensa qualche secondo e fa: “Per i set di coltelli dovresti rivolgerti al negozio a fianco”. E’ noto a tutti che è stato accusato di aver accoltellato a morte la povera Meredith Kercher. 

In un gruppo, un membro gli ha chiesto: “Posso farti una domanda?” e lui ha risposto: “Se si tratta di neri chiedi a Falanga, se si tratta di Amanda chiedi al 118, per il resto dimmi pure”.

Tornando alla risposta data da Sollecito al giornalista, egli afferma: “ma alla fine si tratta di amici, anche”, cercando delle attenuanti che attenuanti non sono; aggiungendo “anche” alla fine della frase ci dice che nel gruppo non ci sono solo amici suoi, come aveva intenzione di far credere al giornalista, ma che ci sono “anche” amici suoi. A onor del vero i gruppi cui appartiene Sollecito vantano più di 200.000 membri, difficilmente possono ritenersi gruppetti di amici; in ogni caso, anche se fossero solo amici ciò non giustificherebbe il suo comportamento né gli eviterebbe di essere giudicato da un punto di vista psicopatologico.

Raffaele, sempre in questa risposta, riferisce al giornalista: “ci sono vari amici miei che raccontano stupidaggini di ogni genere…”, non parla di stesso e dei propri post ma di quelli degli amici in modo da minimizzare il proprio coinvolgimento per scaricare o condividere eventuali responsabilità con altri, un comportamento da vigliacco.

Giornalista: Si fa riferimento ad alcuni post in cui un tale Denis scrive: “Maestro, mi insegni come si cancellano le tracce di un delitto che ho due cose da risolvere?”, poi la tua risposta, insomma…

Secondo Giornalista: “Semplice. Ci caghi sopra!” poi si fa notare che nella casa famosa di Perugia in cui fu uccisa Meredith c’erano comunque delle feci in bagno, come rispondi a questo Raffaele?

Raffaele Sollecito: No, vabbè, evidentemente, sono scollegate le due cose cioè eee io ho detto: Ci caghi sopra, per un modo di dire, praticamente se uno, veramente, ci cagh… ci caghi sopra lasci più tracce di quelle che avevi… e quindi non è che… cioè una risposta stupida a una domanda stupida, è semplicemente quello il gioco di questi gruppi..

In realtà Denis ha scritto: “Maestro mi impari come cancellare le tracce dopo un delitto che ho un paio di questioni da risolvere?” e Sollecito gli ha risposto: “Semplice. Ci caghi sopra e nessuno si avvicina!”. Evidentemente a Raffaele piace essere considerato un “maestro” del crimine visto che non si lamenta del ‘titolo’ affibbiatogli.

Sollecito non solo non si vergogna dei suoi post né si scusa con la famiglia di Meredith ma spiega al giornalista che in realtà non ha dato un buon consiglio a Denis in quanto le feci sono tracce, mostrando di essere perfettamente entrato nella parte del “maestro”. Quando afferma: “è semplicemente quello il gioco di questi gruppi”, Raffaele non dice: “è semplicemente questo il gioco di questi gruppi”, egli usa “quello” al posto di “questo” per prendere le distanze dai gruppi di Facebook che lui definisce goliardici e che, se davvero lo fossero, non avrebbe bisogno di allontanare virtualmente da sé. Sollecito ha lanciato ripetutamente il sasso ed ora nasconde la mano.

Giornalista: Come, ti da fastidio il fatto che magari si scrive… si scrive: “e allora alla faccia… alla faccia dei familiari di Meredith, Raffaele Sollecito, dopo aver provato a riciclarsi come opinionista tv e come impresario di pompe funebri, ha trovato il suo posto nel mondo e nel pieno rispetto della memoria di quella povera ragazza uccisa da Rudy Guedè in concorso col fantasma Formaggino”, cioè vieni comunque ancora associato a questa storia dalla quale tu sei uscito comunque assolto.

Raffaele Sollecito: Bè, guarda… guarda, io non so che cosa… che cosa abbia da fare durante le giornate la signora Lucarelli. Di certo eee i m…gruppi di facebook con i quali mi sono messo a ridere e scherzare non sono né il mio posto nel mondo e né il mio lavoro, si tratta semplicemente di un piccolo svago in mezzo a giornate, diciamo, lunghe e faticose, quindi non c’entra proprio niente questo discorso e oltretutto… cioè non… non capisco questo tipo di accanimento da parte di questa giornalista perché, d’altronde, cioè, mi domando… mi domando che cosa abbia, mi domando che c… c…. cioè a parte che non mi conosce, non conosce il caso, non conosce niente, mi domando ehm insomma che cosa pe… come mai spenda tempo della sua giornata, a diciamo così, a spilucchiare quello che faccio io durante… in rete o durante le mie giornate perché sinceramente non lo capisco.

Quand’anche Sollecito si dilettasse soltanto un’ora al giorno a interpretare la parte del ‘maestro del crimine impunito’ su Facebook, non ha il diritto di fingere di meravigliarsi che qualcuno lo giudichi per questo, visto che è stato coinvolto proprio in un omicidio.

Raffaele Sollecito, attraverso il suo black humor, ci parla di sé, della sua mancanza di empatia e soprattutto della sua incapacità di difendersi dalle dinamiche di gruppo. Il gruppo deresponsabilizza e conduce alcuni soggetti a fare colossali sciocchezze. Chi ha sofferto sulla propria pelle d’innocente l’infamia di un’accusa tanto grave qual’è quella di aver ucciso qualcuno, di solito evita di apparire su Facebook come un assassino che l’ha fatta franca; un innocente desidera che i sospetti su di lui scompaiano e non fa nulla per alimentarli. In molti si chiederanno come sia possibile che Sollecito non si renda conto del rischio che corre? Evidentemente ama il pericolo e si sente in una botte di ferro, non teme di essere rimesso in ballo, cosa che potrebbe succedere in caso di revisione ma, soprattutto, Raffaele non ha imparato la lezione perché, proprio a causa dei suoi tratti di personalità, non è in grado di trarre insegnamento dall’esperienza.

Giornalista: Cioè tu sostanzialmente rivendichi il diritto di poter scherzare anche con un certo cinismo su determinati argomenti?

Raffaele Sollecito: No, io scherzo su me, non… no… non scherzo sugli altri perché Meredith in q… nei commenti che ho fatto non… non la cito per niente e né la metto mai in mezzo, perché non mi sembra nemmeno, tra virgolette, carino fare una cosa del genere. Se ho scherzato, ho sempre scherzato su di me e su quello che è successo a me o come sono stato additato io in questa vicenda quindi eee, si badi bene che eee diciamo, anche nello scherzo ho… diciamo così, ho i miei limiti.

E’ incredibile questo tentativo di manipolazione di Sollecito, non nominare una vittima ma riferirsi al suo omicidio non cambia le carte in tavola.

Il 5 dicembre 2015, Raffaele ha pubblicato una sua foto a tavola di fronte ad un piatto di carne arrosto e l’ha accompagnata con la frase: “Cena con gli ex colleghi… purtroppo sono finiti nel piatto”, lasciando intendere di averli uccisi. Un membro del gruppo ha replicato: “Gli occhi di chi ne ha viste tante, il coltello di chi le ha affettate tutte” e lui ha scritto: “Dai questa è forte”, seguita da tre faccette sorridenti con le lacrime agli occhi. Un altro membro ha commentato: “Dal colore della carne direi che è Rudy” e Raffaele: “Ahahah questa è simpatica!”, non negando, tra l’altro che Rudy fosse un ex collega.

Giornalista: Quindi in questi gruppi ti sarà capitato di bloccare qualcuno, di fermare… che esagerava?

Raffaele Sollecito: Ma io non posso bloccare nessuno, se qualcuno mi parlava diiiii Meredith, semplicemente, non lo calcolavo, non gli rispondevo per niente perché non mi sembrava il caso.

Mente, come abbiamo visto prima, Sollecito ha replicato a post che si riferivano esplicitamente all’omicidio di Meredith Kercher.

Giornalista: Come rispondi a chi pensa che ci sia un legame tra questi gruppi e il femminicidio?

Raffaele Sollecito: “Eee mi sembra una stupidaggine bella grossa perché questi gruppi sono pieni di donne che commentano anche loro quindi non capisco cioè ee non c’è un annesso perché oltretutto molte di queste persone sono estremamente giovani”.

Sollecito afferma che i gruppi sono frequentati da “persone estremamente giovani”, è un autogol. Con che coraggio un uomo di 33 anni, con il suo passato, scherza con dei ragazzini su un omicidio che ha segnato la vita di tante persone, compresi i suoi familiari?

Questo scambio è esplicativo: un ragazzo si è detto emozionato del poter interagire con Sollecito e ha scritto: “… (Sollecito) ha risposto… non sono pronto a questo… di solito non risponde mai cosa faccio?” e Raffaele ha replicato: “Hai diverse opzioni: puoi segarti violentemente guardando un porno di Amanda Fox, puoi tornare a giocare con i Pokémon, puoi dire ai tuoi amici che ti ho risposto e prenderti i loro insulti, puoi dire ai tuoi che ti scrivo e che ti senti in pericolo, puoi andare a dormire e svegliarti bagnato ed infine puoi decidere di farti un selfie e creare un meme con su scritto “Mi Solleciti”. Quanta perversione e quanto autocompiacimento, Sollecito si sente una star e si relaziona con dei ragazzini perché solo loro lo fanno sentire tale.

Giornalista: Tu dici: questa è satira, è satira, è goliardia.

Raffaele Sollecito: E’ satira è so… è goliardia e satira e basta non c’è nient’altro cioè tutto quello che si dice sono… sono stupidaggini e se vuoi stare al gioco devi rispondere con un’altra stupidaggine, se, diciamo, ti va di divertirti in questo modo altrimenti lascia perdere, cioè non c’è molto da dire.

Al contrario di ciò che afferma Sollecito, c’è molto da dire, soprattutto sulla sua psicopatologia; Raffaele, in questa occasione, una volta messo di fronte all’evidenza, piuttosto che concentrarsi su una improbabile linea difensiva, avrebbe dovuto semplicemente scusarsi con la famiglia Kercher e invece non l’ha fatto.

Sollecito è un uomo irresponsabile, impulsivo, che non impara dall’esperienza, dispatico, immaturo e capace di forme estreme di disprezzo. Una domanda sorge spontanea: Chissà che penserebbe Raffaele Sollecito se qualcuno affrontasse il tema della morte di sua madre con la stessa satira e goliardia con cui lui scherza sull’omicidio della povera Meredith Kercher? Forse nulla, appurato che Sollecito è privo di empatia.

Giornalista: Un messaggio a Selvaggia Lucarelli vuoi mandarlo?

Raffaele Sollecito: Ma non mi interessa, sinceramente, em… ho capito che gli piace, in qualche maniera, parlare male delle altre persone, io non la conosco e non m… e non mi va nemmeno di spendere tempo a capire che cosa fa nella sua vita.

Giornalista: Leggi gli articoli della Lucarelli?

Raffaele Sollecito: No, no, pre… preferisco leggere, diciamo, articoli di giornalistici più seri e più competenti.

Giornalista: Grazie a Raffaele Sollecito, un abbraccio Raffaele!

Raffaele Sollecito: Un abbraccio a voi, arrivederci.

Ancora un saluto con un tono di voce sommesso, quasi femminile, da povera vittima.

In conclusione, ci saremo aspettati che Sollecito si scusasse con la famiglia Kercher mentre si è limitato a difendere l’indifendibile confermandoci la sua dispatia. E’ significativo, come abbiamo visto, che Raffaele non abbia freni quando si trova a far parte di un gruppo e trovi gratificante l’essere considerato un ‘maestro dell’omicidio impunito’, capace di nascondere ogni traccia e che non abbia il timore di ripercussioni per certi post da lui pubblicati. Infine, ciò che stupisce di più è il fatto che Sollecito non abbia capito di non avere amici, egli non ha riconosciuto nei toni dei giornalisti, falsamente scherzosi e accomodanti con lui, una manipolazione, il loro obiettivo non era appoggiarlo ma farlo parlare il più possibile, un obiettivo che hanno raggiunto.

Morte di Maria Ungureanu: gli inquirenti interroghino le amiche della bambina

Una mia dichiarazione di oggi su Corriere di Casertailquaderno.it , ottopagine.it e  Il Mattino:

”Tengo a precisare che non c’è stata alcuna svolta riguardo alla morte di Maria Ungureanu e che, tra l’altro, nessuno degli elementi raccolti dalla procura prova che Maria sia stata uccisa.
La Ungureanu è morta in seguito ad un incidente, finché la procura non cambierà rotta interrogando come si deve chi tra le amiche di Maria si trovava con lei quella sera, il caso non si chiuderà. Una ragazzina, in particolare, si è messa in mostra durante i primi interrogatori ed è sulle informazioni che lei è in grado di fornire agli inquirenti che vanno concentrate le indagini non su due persone completamente estranee ai fatti quali sono i fratelli Ciocan.
Riguardo alla presenza di tracce di cera sugli abiti di Daniel, non si tratta di cera proveniente dalle candele presenti nel resort ma di cera di quelle presenti in casa sua; Daniel usava illuminare la casa con candele in quanto non aveva pagato la bolletta della luce e proprio per questo motivo la sera del 19 giugno fece la doccia a casa di suo fratello non avendo acqua calda nel suo appartamento. Inoltre, non è stata repertata cera sul cadavere o sui vestiti di Maria, ciò esclude che la cera delle candele abbia una qualche relazione con la morte della bambina, peraltro il resort era chiuso e le candele spente.
Il 19 giugno 2016 Daniel lasciò Maria di fronte alla chiesa del paese di San Salvatore Telesino intorno alle 20.00, la bambina si diresse subito dopo a casa propria dove cenò, da quel momento Daniel non la incontro più, le testimonianze fornite da parenti ed amici ce lo confermano”.