Controverse privind moartea Mariei Ungureanu, fetiţa unor români din ITALIA

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Fetiţa de nici 10 ani a fost găsită fără suflare într-o piscină. Vinovaţii n-au fost încă pedepsiţi Share on Facebook Italia: Controverse privind decesul Mariei Ungureanu, fetiţa găsită moartă lângă piscină Italia: Controverse privind decesul Mariei Ungureanu, fetiţa găsită moartă lângă piscină
Misterul asupra morţii Mariei Ungureanu, fetiţa de aproape 10 ani a unei familii de români din #Italia, n-a fost încă elucidat, iar vinovaţii n-au fost încă pedepsiţi. La aproape 7 luni de când aceasta a fost găsită fără suflare într-o piscină ce aparţinea unui hotel din San Salvatore Telesino, o comună din provincia Benevento, regiunea Campania, Italia. Anchetatorii nu au reuşit încă să elucideze împrejurările în care fetiţa şi-a găsit sfârşitul în acea seară fatidică de 19 iunie 2016.

Potrivit Il Sussidiario, procurorul de caz continuă să se concentreze pe presupusa responsabilitate a fraţilor Ciocan, Daniel şi Cristina, singurii suspecţi investigaţi până în prezent. Criminalistul Ursula Franco, cel care acţionează în calitate de consultant al apărării celor doi, spune că nu există nicio probă concludentă care să-i incrimineze pe suspecţi. Acesta le cere anchetatorilor să se întoarcă la pista iniţială şi să verifice cine este fata cu care se presupune că plecase Maria să se întâlnească, precum şi asupra părinţilor acesteia pentru a vedea de ce i-a dat voie să plece de acasă la o oră aşa de târzie, 22:00.

“Anchetatorii sunt atât de înverşunaţi şi determinaţi să găsească un vinovat în ceea ce ei consideră a fi o crimă, încât nu au analizat corect situaţia din teren, astfel că le-a fost mult mai uşor să arunce vina asupra celor doi, cu atât mai mult cu cât Daniel Ciocan ar fi, se pare, ultimul care a văzut-o în viaţă pe Maria Ungureanu”, spune criminalistul.

Acesta insistă că moartea a fost accidentală, fata înecându-se pur şi simplu în piscina în care a fost găsită. Această ipoteză ar putea fi întârită şi de faptul că medicul legist care a examinat corpul fetiţei decedate nu a putut confirma că moartea ar fi fost violentă, iar pe corpul ei nu s-au găsit traumatisme craniene, urme de strangulare sau alte semne care ar fi putut sugera că între victimă şi criminal ar fi existat o luptă. Cât despre presupusul viol ce ar fi premers decesului fetei, apărarea susţine că “Un abuz anterior nu poate fi considerat un motiv pentru crimă”.

Aşadar, chiar şi la şapte luni de la moartea fetiţei de nici 10 ani, felul în care aceasta şi-a pierdut viaţa rămâne un mister, chiar dacă Daniel şi Cristina Ciocan sunt acuzaţi de omor şi violenţă sexuală şi, respectiv de complicitate la omor.

Traduzione dal romeno di Magda Nica: La criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei due fratelli indagati, sostiene che non ci sono prove per poterli incriminare. Ha invitato gli investigatori ad indagare sulla ragazza che era con Maria la sera della sua morte. Gli investigatori hanno analizzato i fatti in modo scorretto e per questo sono determinati a trovare un colpevole per ciò che loro considerano un omicidio; a detta della criminologa, è stato più facile incolpare i due Ciocan, specialmente Daniel, il quale sembrerebbe essere stato l’ultimo a vedere Maria in vita. La criminologa insiste nell’affermare che la morte della ragazzina è stata accidentale, Maria è semplicemente annegata nella piscina in cui è stata ritrovata.
Questa ipotesi è rafforzata dal fatto che il medico legale, che ha esaminato il corpo, non ha potuto confermare che la morte fosse stata violenta, sul cadavere, infatti, non sono stati riscontrati traumi cranici e/o segni di strangolamento o altro che possa suggerire una lotta tra la vittima e l’omicida. In quanto alla presupposta violenza sessuale che sarebbe avvenuta prima del decesso, la difesa sostiene che un abuso non contestuale alla morte della bambina non può essere considerato motivo per uccidere. Per cui, a 7 mesi di distanza dal ritrovamento del corpo, la morte della bambina rimane un mistero, anche se Daniel e Cristina sono accusati rispettivamente di omicidio e violenza sessuale e complicità in omicidio.

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Il “touch DNA” nei casi giudiziari

La doppia elica dell”acido desossiribonucleico o DNA

Il DNA si trova nelle cellule nucleate presenti nel sangue, nello sperma, nelle urine, nel sudore, nelle lacrime, nella saliva, nei denti, nelle ossa, nelle feci, negli organi e nei capelli di un individuo.

Il touch DNA (tDNA, DNA da contatto) è il DNA che viene trasferito da un donatore ad un certo supporto attraverso un contatto diretto o attraverso un vettore che lo veicoli (contatto indiretto); non sempre un individuo che tocca un oggetto vi trasferisce il proprio tDNA e non necessariamente il contatto tra donatore e supporto avviene attraverso le mani, qualsiasi parte del corpo di un donatore può essere coinvolta in questo processo.

Un essere umano rilascia circa 400.000 cellule epiteliali al giorno, la maggior parte delle quali sono cellule cheratinizzate, cellule ormai morte, prive di nucleo, il DNA si può estrarre soltanto dalle cellule epiteliali fornite di nucleo.

Un importante vettore di tDNA è il sudore, un liquido leggermente acido secreto dalle ghiandole sudoripare presenti sulla pelle, composto da acqua, ioni (sodio, magnesio, cloruro), urea, creatina, immunoglobuline, colesterolo, acido lattico, basi e acidi grassi volatili, che raccoglie cellule epiteliali desquamate e contiene frammenti di DNA (CNAs) non incapsulati nel nucleo cellulare (Kita, et al, 2008).

Nessuna scena del crimine è un campo sterile come non lo sono gli abiti di una vittima. Se un soggetto ha frequentato un’abitazione dove è avvenuto un delitto, il suo tDNA può trovarsi su molteplici supporti e può venir trasferito da un supporto ad un altro da chi accorre sulla scena. L’incauta manipolazione degli oggetti presenti su una scena del crimine e del cadavere stesso possono condurre ad una contaminazione della scena, del cadavere e dell’arma del delitto con tDNA di un soggetto estraneo all’omicidio. In altre parole: la presenza sul cadavere o sugli abiti della vittima o sull’arma del delitto di tDNA di un soggetto che ha frequentato la vittima o l’abitazione nella quale è avvenuto il delitto, non è la prova della sua responsabilità in ordine ai fatti perché quel soggetto potrebbe aver trasferito il suo tDNA sia sulla vittima che sui suoi abiti che sull’arma del delitto prima dell’omicidio oppure il suo tDNA potrebbe essere stato trasferito sia sugli abiti che sull’arma o dall’autore del delitto o dalla vittima stessa o da chi è accorso sulla scena del crimine e non ha rispettato i protocolli.

La regola vuole che non si indossino i guanti monouso per toccare indiscriminatamente e senza conseguenze gli oggetti presenti su una scena del crimine ma solo per evitare di contaminare l’ambiente con il proprio tDNA. I guanti sono un vettore pari alle mani nude, fatta eccezione per il proprio tDNA, pertanto, se, pur indossando i guanti, chi si trova su una scena criminis manipola gli oggetti presenti, egli trasferisce facilmente tDNA depositato in precedenza da un supporto ad un altro. Cellule nucleate riferibili a tDNA vengono trasferite dagli operatori di P.G. da una superficie ad un’altra anche attraverso l’uso dei pennelli che servono per applicare le polveri sulle impronte digitali.

Nei casi di strangolamento manuale, a volte, il tDNA di chi ha commesso il reato può non essere presente sul collo della vittima perché l’omicida può aver agito indossando i guanti o può non aver trasferito il suo tDNA nonostante abbia agito con le mani nude, pertanto, l’assenza del tDNA di un sospettato sull’arma del delitto non esclude la sua responsabilità in ordine ai fatti. Inoltre, sia l’autore di uno strangolamento a mani nude che la vittima stessa nell’atto di contrastare la stretta mortale, possono trasferire il tDNA di un soggetto estraneo al delitto raccolto in precedenza dalle loro dita (Rutty G. N., 2002). Così come si può repertare tDNA non appartenente all’omicida sul collo di una vittima, si può trovare tDNA che non ha nulla a che vedere con l’omicidio su una eventuale arma del delitto. Quale che sia l’oggetto usato per strangolare, sullo stesso si possono repertate tDNA diversi trasferiti in precedenza da soggetti estranei al fatto ma anche in contemporanea all’omicidio, veicolati dalle mani dell’autore dell’omicidio o da quelle della vittima, inoltre, sull’arma del delitto può trasferirsi il tDNA di un soggetto terzo che si trovava già sul collo della vittima o nell’area in cui il cadavere è stato lasciato dopo l’omicidio.

Studi sulla capacità degli individui di donare o meno tDNA, effettuati nel 2007 da Phipps e Petricevic e da Raymond et al nel 2009, hanno concluso che dal 44% al 70% degli individui esaminati non rilasciavano tDNA su oggetti sterili da loro trattenuti in mano per un certo periodo di tempo.

Sappiamo che la deposizione del tDNA dipende da molteplici variabili, il fatto che non sia stata rilevata la presenza del tDNA di un’alta percentuale di soggetti su un oggetto sterile da loro manipolato non ci assicura che non ne abbiano rilasciato, è probabile che la quantità di tDNA rilasciato fosse così irrisoria da non risultare rilevabile con i kit di amplificazione utilizzati durante le ricerche.

Molteplici fattori influiscono sulla capacità di un soggetto di trasferire il proprio tDNA su un certo supporto:

– Alcuni studi hanno stabilito che gli individui che desquamano maggiormente trasferiscono con più facilità il loro tDNA sugli oggetti con cui vengono in contatto ma anche che tests effettuati sui soliti individui forniscono risultati diversi da un giorno ad un altro.

– Secondo Wickenheiser (2002) la capacità di trasferire tDNA dipende dalle abitudini di un soggetto, coloro che frequentemente si toccano il viso, gli occhi, il naso ed i capelli ‘caricano’ le loro dita con una maggiore quantità di cellule nucleate e di conseguenza sono in grado di trasferirle più facilmente su ciò con cui vengono in contatto.

– Lavandosi le mani si rimuovono le cellule desquamate raccolte sulle dita, ciò riduce la possibilità di trasferire tDNA.

– Il tipo di contatto che un soggetto ha con un certo oggetto influisce sulla capacità di trasferire il tDNA sullo stesso, in sintesi, una maggior pressione e lo sfregamento influiscono in modo direttamente proporzionale sulla quantità di tDNA rilasciato.

– Il tipo di materiale con cui un soggetto viene in contatto influenza il processo di trasferimento del tDNA, le superfici ruvide trattengono meglio le cellule desquamate della pelle di quanto non lo facciano le superfici lisce.

BREVE CASISTICA

– Nel maggio 2014 a Cosimo Trancone è stata contestata una rapina in concorso con Vincenzo Zuffrano dopo che lo stesso è stato riconosciuto da alcuni testimoni e il suo tDNA è stato estratto da una traccia di sudore repertata su uno dei sedili dell’auto rubata utilizzata dai due rapinatori per fuggire dopo aver svaligiato la filiale del Banco di Desio di Carugo nel settembre 2012. Al Trancone è stata contestata anche una tentata rapina avvenuta a Colorno, in provincia di Parma, nell’aprile del 2012 in una filiale della Banca Popolare di Lodi, in quell’occasione uno dei rapinatori aveva morso sulla spalla uno dei dipendenti della banca, dalla traccia di saliva presente sulla camicia dell’impiegato era stato estratto un DNA sovrapponibile a quello di Cosimo Trancone.

– Tre rapinatori, che il 5 settembre 2011 si erano appropriati di circa 7 mila euro nell’Ufficio Postale di Corniglio, sono stati identificati a distanza di tre anni grazie ad una traccia di sudore appartenente al basista, traccia che era stata repertata sul volante di una Fiat Cinquecento usata per fuggire dopo la rapina.

– Il DNA estratto da una traccia di sudore presente su un bossolo repertato sulla scena di un duplice omicidio, quello di Vincenzo Bontà, 45 anni, e di Giuseppe Vela, 53 anni, uccisi a Villagrazia di Palermo, ha confermato agli inquirenti che, il 3 marzo 2016, a sparare era stato Carlo Gregoli, già fermato la notte dopo il delitto, insieme alla moglie Adele Velardo grazie alla testimonianza di un passante, alle immagini di una telecamera di sorveglianza ed alla compatibilità tra i bossoli usati per uccidere Bontà e Vela ed i proiettili sequestrati nella sua abitazione.

– A Gjergji D., un 28enne albanese, arrestato insieme a due connazionali per il furto nell’abitazione di una guardia giurata a Vaiano Cremasco, sono stati attribuiti anche un furto a Caorso, una rapina in un bar di Cesenatico e il furto di una Audi A6 avvenuto a Cernusco sul Naviglio grazie alla comparazione del suo DNA con alcune tracce biologiche repertate in tutti e tre i casi. In specie, all’epoca dei fatti, il suo DNA era stato isolato da una traccia di sudore repertata sui guanti da lavoro abbandonati sulla scena del reato dopo il furto a Caorso.

In sintesi, repertare sulla scena del crimine o sugli abiti della vittima di un omicidio o sull’arma del delitto, tDNA di un soggetto che frequentava la vittima o il luogo dove è avvenuto il delitto, non prova la responsabilità del donatore in ordine ai fatti, non essendo la deposizione del tDNA in alcun modo databile.

BIBLIOGRAFIA

Kita T. et al., Morphological study of fragmented DNA on touched objects. Forensic Sci. Int. Genet. 3 (2008) 32-36.

Phipps M. and Petricevic S., The tendency of individuals to transfer DNA to handled items. Forensic Sci. Int. 168 (2007) 162-168.

Raymond J. J. et al, Trace DNA success rates relating to volume crime offences. Forensic Sci. Int.: Gen. Suppl. Ser. (2009) 136-137.

Raymond J. J., Van Oorschot R. A., Gunn P. R., Walsh S. J., Roux C., Trace evidence characteristics of DNA: A preliminary investigation of the persistence of DNA at crime scenes. Forensic Sci. Int. Genet. 4 (2009) 26-33.

Rutty G. N., An investigation into the transference and survivability of human DNA following simulated manual strangulation with consideration of the problem of third party contamination. Int. J. Legal Med. (2002) 116: 170-173.

Suzanna R. Ryan, Touch DNA Analysis: Using The Literature To Help Answer Some Common Questions (2012).

Wickenheiser R. A., Trace DNA: A review, Discussion of Theory, and Application of the Transfer of Trace Quantities of DNA Through Skin Contact. J. Forensic Sci. 47 (3) (2002) 442-450.

P. S.: Questo articolo è uscito sotto forma di intervista su Roma il 28 aprile 2017:

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Morte di Maria Oana Ungureanu: dichiarazioni dell’avvocato Verrillo e della criminologa Franco

Trascrizione delle mie dichiarazioni: “In merito alla divulgazione delle foto del cadavere della piccola Maria Ungureanu da parte del settimanale Giallo, la difesa dei fratelli Ciocan non può che condannare con fermezza questo ultimo e purtroppo non isolato atto di inciviltà. Il fatto che siano state vendute ad una rivista senza scrupoli le foto del cadavere di Maria, oltre a rappresentare un oltraggio alla memoria di una bambina di 9 anni, è un indice del grado di disperazione degli autori di questo vile gesto che fingono di ignorare che i fatti accaduti non si possono cambiare a posteriori e non sembrano essersi accorti che nove mesi di pressione mediatica sugli inquirenti, attraverso menzogne divulgate a mezzo stampa, non hanno prodotto grandi risultati ma, al contrario, hanno impedito alla procura di Benevento di riconoscere il proprio errore investigativo allungando i tempi della verità e della giustizia, una verità e una giustizia che lo Stato italiano deve a Maria Ungureanu ma anche ai fratelli Daniel e Cristina Ciocan, indagati per un omicidio mai avvenuto. Da un punto di vista tecnico voglio precisare che le immagini si riferiscono al cadavere di una bambina morta in seguito ad una asfissia da annegamento per cause accidentali e non omicidiarie, solo chi è a digiuno di medicina legale può scambiare una macchia ipostatica, che notoriamente si forma post mortem, con un segno di colluttazione. Inoltre, ricordo che non vi sono tracce di sperma di Daniel Ciocan su nessuno dei reperti analizzati dai RIS ma che le uniche tracce di sperma repertate su una coperta e su una maglietta in uso a Maria Ungureanu appartengono a suo padre, Marius Ungureanu. Per quanto riguarda la maglietta in questione, gli atti giudiziari permettono di attribuirne l’uso esclusivo alla bambina, senza ombra di dubbio”.