Una mia intervista sull’omicidio di Guerrina Piscaglia

IL GIALLO DI CA’ RAFFAELLO

La criminologa Ursula Franco ci spiega la vicenda che coinvolge un frate di nazionalità congolese e una sua parrocchiana, Guerrina Piscaglia

Padre Gratien Alabi

di Domenico Leccese, pubblicato su ROMA e Le Cronache Lucane in due parti, il 17 ed il 24 giugno 2017

Nell’ottobre 2016 Padre Gratien Alabi, un frate congolese che si occupava della parrocchia di Ca’ Raffaello, un exclave toscano nelle Marche popolato da meno di trecento abitanti, è stato condannato a 27 anni di reclusione per l’omicidio e la soppressione del cadavere di una sua parrocchiana, tale Guerrina Piscaglia, con la quale aveva intrapreso una relazione sessuale.

Chi era Guerrina PIscaglia e come conobbe Padre Gratien?

Una donna, moglie e madre, nata a Novafeltria (Arezzo) il 24 ottobre del 1964 e scomparsa il primo maggio del 2014 da Ca’ Raffaello, frazione del comune di Badia Tebalda in provincia di Arezzo. La Piscaglia dopo il matrimonio aveva vissuto con il marito, Mirko Alessandrini, ed il figlio Lorenzo, un ragazzo disabile cui la donna era molto legata. La routine quotidiana di Guerrina e Mirko aveva subito un cambiamento epocale nella primavera del 2013 grazie all’amicizia rivitalizzante con Padre Gratien Alabi, un frate congolese appartenente ad una congregazione africana, assegnato con altri due frati congolesi alla parrocchia di Ca’ Raffaello dopo l’addio del vecchio parroco. Padre Gratien, che aveva il ruolo di viceparroco, frequentava abitualmente la casa dei coniugi Alessandrini e gli stessi avevano l’abitudine di recarsi anche più volte al giorno a trovarlo nella canonica. Mirko Alessandrini, essendo disoccupato, si era messo a disposizione dei frati e riusciva a racimolare qualche soldo facendo dei lavoretti per loro e svolgendo funzioni di autista. Guerrina e Mirko consideravano uno svago accompagnare il frate ad officiare semplici messe o funerali nelle chiesette dei paesi limitrofi e spesso finivano per farsi una bevuta insieme dove capitava, a casa, al bar o nella canonica. La Piscaglia era stata carina in gioventù, lo si evince dalle foto che la ritraggono il giorno del matrimonio con Mirko, ma la vita di paese, il figlio handicappato ed un disturbo dell’umore l’avevano portata a trascurare il proprio aspetto. Guerrina era arrivata a pesare circa 100 chili, lei che non raggiungeva il metro e sessanta di altezza. Da qualche tempo però, a detta di tutti, parenti e conoscenti, la donna aveva cominciato a fare del moto per dimagrire, a vestirsi meglio, a truccarsi e a indossare qualche gioiello. Il cambiamento della donna, accolto con piacere dai familiari, era parso sospetto ad alcuni parrocchiani, tanto che in paese si mormorava di un rapporto non proprio religioso tra la Piscaglia e l’esuberante frate congolese, si vociferava perfino di una imbarazzante gravidanza, poco probabile vista l’età di Guerrina. La Piscaglia, prima di sparire, aveva confidato ad un’altra abituale frequentatrice della parrocchia di essersi perdutamente innamorata di Padre Gratien e che per lui voleva lasciare il marito Mirko. La donna, dopo aver ricevuto tale confidenza, aveva inviato una missiva alla curia vescovile di Arezzo nella quale metteva al corrente il vescovo del rapporto particolare tra il parroco e la Piscaglia. Il frate congolese con i suoi modi affabili, l’abbigliamento eccentrico, il portamento sicuro e compiaciuto, i racconti affascinanti di terre lontane e le assidue frequentazioni dei suoi parrocchiani, aveva evidentemente risvegliato gli ormoni ed i sentimenti di Guerrina che, prima del suo arrivo, i suoi familiari avevano creduto sopiti per sempre. A conferma che le voci di paese avevano un qualche fondamento, gli inquirenti, attraverso l’analisi dei tabulati telefonici, hanno scoperto un suggestivo scambio di messaggi tra la donna scomparsa e Padre Gratien, nell’ordine di circa 4000 contatti, gli ultimi dei quali risalenti al giorno della scomparsa della donna, avvenuti intorno alle ore 13.45.

Che cosa fece la Piscaglia quel primo maggio 2014 prima di scomparire?

La mattina del primo maggio 2014, giorno della sua scomparsa, Guerrina si era fatta fare la tinta ai capelli dalla cognata e a detta della suocera la donna era ben vestita ed appariva di buon umore. La Piscaglia però verso le 11.30 aveva confidato all’amica edicolante un certo malessere: “Io oggi ho una giornata tremenda, io non so dove sparirei e se potessi andrei anche sotto (da) un ponte”. Viene da pensare che Guerrina, poco prima dell’incontro con l’edicolante, avesse ricevuto una notizia che l’aveva rattristata togliendole l’entusiasmo che invece aveva caratterizzato le prime ore di quella giornata. Quel primo maggio, dopo aver pranzato a casa dei suoceri con il marito Mirko, la donna era tornata a casa propria per poi allontanarsi di nuovo, intorno alle 14.30, per una passeggiata. La madre del marito ha riferito agli inquirenti di averla vista dalla finestra di casa sua sulla strada che conduce alla canonica di Ca’ Raffaello, percorso che Guerrina ormai faceva quotidianamente, a suo dire, per perdere un po’ di peso. Due testimoni hanno riferito di averla incontrata pochi minuti dopo, sulla strada verso Nuovafeltria. Infine, un ex postino ha raccontato di aver notato, verso le 15.00, una donna seduta sul muretto tra la strada principale del paese ed il sentiero che conduce alla chiesa di Ca’ Raffaello. Non esistono altri testimoni attendibili che abbiano riferito di aver visto la Piscaglia dopo quell’ora. I genitori di Mirko, attesa invano la donna per la cena, sono stati i primi a dare l’allarme della sua scomparsa.

Che sappiamo dei movimenti del marito Mirko e di Padre Gratien?

Mirko, il primo maggio 2014, aveva pranzato con Guerrina a casa dei suoi genitori. Una testimone racconta di aver incontrato alle 14.34 Padre Gratien sulla strada, a circa 20 metri dalla casa della Piscaglia, di essersi trattenuta a parlare con lui per circa 10 minuti, di aver notato nello stesso lasso di tempo l’Alessandrini intento a lavare la Ford del frate, macchina che l’uomo era andato a prelevare alle 13.00 presso la canonica usando la propria auto. Mirko ha riferito agli inquirenti di essere tornato alla chiesa con l’auto del frate pulita intorno alle 14.50, di aver suonato alla porta di Padre Gratien, di avergli consegnato le chiavi della Ford, di aver aspettato in cortile che il viceparroco si cambiasse gli abiti, fumando, nel frattempo, una sigaretta, per poi dirigersi a Presciano di Sestino, una frazione di Sestino che si trova a circa diciotto chilometri da Ca’ Raffaello. Padre Gratien Alabi, atteso per officiare un funerale alle 16.00 (a detta di una parente del defunto, a causa del ritardo del frate il funerale era iniziato alle 16.20), finito il funerale, intorno alle 17.00, si era di nuovo mosso in auto con Mirko per raggiungere la vicina Sestino e celebrare la messa delle 18.00 in un’altra chiesa. Verso le 18.45 circa, Padre Gratien e Mirko si erano fermati in un bar a bere qualcosa ed erano stati raggiunti nel giro di pochi minuti da Padre Silvano dopo che lo stesso era stato contattato telefonicamente da Padre Gratien.

Secondo lei come andarono i fatti?

Guerrina, quel primo maggio, aveva inviato al frate un messaggio dal seguente testo: “Vengo da te cucino il coniglio e poi facciamo l’amore”, Padre Gratien le aveva risposto: “Il coniglio l’ha cucinato un’altra signora”, nell’intento evidentemente di dissuadere la Piscaglia dal presentarsi da lui, ma poi, alle 13.45, al fine di evitare che la donna gli inviasse altri messaggi, si era visto costretto a scriverle: “La porta della canonica è aperta”. Il viceparroco non aveva atteso però Guerrina in canonica ma era uscito, proprio per non vederla. Se Padre Gratien fosse riuscito ad evitate Guerrina fino al momento in cui Mirko non si fosse recato da lui per portarlo a Presciano di Sestino, avrebbe potuto non incontrarla per tutto il resto della giornata, per questo il frate lasciò la canonica. In quell’occasione, come abbiamo già visto, incontrò una parrocchiana proprio sotto casa di Mirko e si trattenne con lei qualche minuto. Si è potuto ricavare l’orario preciso di quell’incontro, le 14.34, grazie ad un messaggio ricevuto dalla parrocchiana mentre si trovava con il frate. Dopo quell’incontro il viceparroco tornò alla chiesa per cambiarsi gli abiti in quanto doveva recarsi ad officiare due messe nei paesi vicini con l’Alessandrini. Quindi, solo al suo rientro in canonica, qualche minuto prima delle 15.00, il viceparroco trovò ad attenderlo la Piscaglia ed in seguito ad una discussione l’uccise. Mirko arrivò alla canonica, forse con qualche minuto di ritardo rispetto alle 14.50, orario da lui indicato. L’Alessandrini, con tutta probabilità, suonò a Padre Gratien proprio subito dopo l’omicidio e, come da lui riferito, il frate non lo fece entrare, pertanto rimase in cortile a fumare, aspettando che il viceparroco si cambiasse. In realtà, il frate era intento a nascondere temporaneamente l’ingombrante cadavere di Guerrina nella canonica. Infine, Mirko e Padre Gratien si diressero in auto a Sestino e durante il tragitto il frate chiese all’Alessandrini di tornare indietro con la scusa di dover prendere un libro, il viceparroco, raccontò a Mirko una menzogna, egli volle tornare indietro, forse per prendere il telefonino della Piscaglia o per altro, ma sempre per un motivo legato all’omicidio. E’ possibile che Padre Giovan Battista fosse nella canonica durante l’omicidio e molto probabilmente aiutò Padre Gratien ad occultare definitivamente il cadavere di Guerrina quella stessa notte. Lo si evince da una chat di agosto, uno scambio di messaggi intercorso tra i due ‘religiosi’ mentre Padre Giovan Battista si trovava ad Haiti, che aveva raggiunto nel mese di luglio, Padre Gratien gli chiese aiuto e non avendo ricevuto risposta lo ricattò, minacciando di diffondere un video in suo possesso che avrebbe potuto danneggiarlo.

Quanto è importante il ritardo con cui Mirko ed il frate giunsero a Presciano di Sestino per il funerale?

Il ritardo con cui Mirko e Gratien giunsero al funerale è cruciale, colloca temporalmente l’omicidio intorno alle 15.00, infatti se non ci fosse stato l’imprevisto dell’omicidio o se l’omicidio fosse stato commesso tra le 13.46 e le 14.39, l’Alessandrini ed il frate sarebbero giunti in orario al funerale, si impiegano solo una ventina di minuti per raggiungere Presciano di Sestino da Ca’ Raffaello e Mirko ha riferito agli inquirenti di essere arrivato in canonica per prendere il viceparroco con largo anticipo. Il ritardo con cui l’Alabi e l’Alessandrini arrivarono al funerale è significativo, questo ritardo, che né Padre Gratien né Mirko hanno mai riferito agli inquirenti e che quando è venuto alla luce nessuno dei due uomini ha giustificato, è uno dei punti deboli del loro racconto, è una sospetta anomalia e la chiave del mistero di questa scomparsa. Questo ritardo ci permette di collocare temporalmente l’omicidio. Dopo circa sei mesi dalla scomparsa della moglie, verso la metà di ottobre, Mirko, ha spiegato finalmente quei 20 minuti di ritardo, ha riferito ad un giornalista di essere tornato indietro con l’auto perché il frate aveva dimenticato un libro in canonica. Mirko: “Mi sono ricordato che si era dimenticato di un libro in chiesa, però non mi ricordo in che punto siamo tornati indietro”. E comunque la motivazione addotta dall’Alessandrini non basta a giustificare quel ritardo, Mirko non ci dice quanto tempo Padre Gratien abbia impiegato per prendere il libro, né quanto tempo lo abbia fatto aspettare all’esterno della canonica mentre si cambiava gli abiti. Se lui e padre Gratien fossero partiti e tornati indietro solo per prendere un libro, come dice Mirko, ipotizzando un’inversione della marcia a circa metà strada, partendo alle 15.10-15.15 come riferito da lui, i due avrebbero impiegato solo 20 minuti in più e quindi sarebbero arrivati alle 15.55-16.00 circa, in tempo per il funerale fissato per le 16.00. Questo ritardo che nessuno dei due uomini ha spiegato per lunghi mesi ci fa inferire che evidentemente è successo qualcosa di critico intorno alle 15.00 e che il frate si è fatto attendere dall’Alessandrini per lungo tempo.

Secondo lei padre Gratien uccise Guerrina in strada, come ritiene l’accusa, o dentro la canonica?

Padre Gratien non uccise Guerrina in strada, vi spiego perché: nel messaggio inviato da Gratien a Guerrina si parlava di una porta della canonica aperta; il frate non avrebbe discusso in strada con Guerrina del loro rapporto sentimentale che voleva tenere nascosto tanto che la uccise per evitare che divenisse pubblico, lo avrebbe fatto solo in un posto sicuro, lontano da orecchie indiscrete; un ambiente chiuso e protetto favorisce le reazioni violente al contrario di un luogo pubblico dove si corre il rischio di essere visti; Gratien non fece entrare Mirko nella canonica ma lo lasciò ad aspettare in cortile perché aveva appena commesso l’omicidio ed il corpo di Guerrina si trovava all’interno della struttura; se Padre Gratien avesse ucciso Guerrina tra le 13.46 e le 14.39, non sarebbe uscito e non avrebbe perso tempo in chiacchiere con una parrocchiana ma si sarebbe preoccupato di occultare il corpo della Piscaglia in quell’occasione e non sarebbe arrivato in ritardo al funerale; il frate perse tempo a nascondere il cadavere della sua vittima, anche se temporaneamente, solo intorno alle 15.00, perché solo a quell’ora la uccise e per questo arrivò in ritardo al funerale.

Dottoressa Franco, riguardo al telefonino della Piscaglia cosa può dirci?

I tentativi del viceparroco di depistare le indagini inviando messaggi dal telefonino della vittima, messi in atto allo scopo di avvalorare la tesi dell’allontanamento volontario della Piscaglia, sono stati un clamoroso flop, e hanno condotto all’effetto opposto. Il telefonino di Guerrina ha continuato a funzionare fino al 24 di luglio, l’esame delle celle telefoniche ha rilevato che ogni volta che è stato inviato un messaggio dal telefonino di Guerrina o è stato fatto un tentativo di chiamata dallo stesso, il cellulare della donna scomparsa e quello di Padre Gratien hanno agganciato la stessa cella.

Ci spiega il significato dei messaggi inviati dal cellulare di Guerrina?

Quel primo maggio, intorno alle 17.26, dal cellulare di Guerrina sono stati inviati due sms con il seguente testo: “scuza dite al mio marito che vado a gubbio con mio amoroso marocchino che è venuto ieri a casa sono stanca di mirko torno domenica per prendere lorenzo”, hanno ricevuto i messaggi, un prete nigeriano, tale Hilary Hokeke Ndubuisi, che vive a Roma ed un imprenditore di Ca’ Raffaello. Il prete nigeriano è un conoscente di Padre Gratien, mentre era sconosciuto a Guerrina. Gli investigatori hanno scoperto che entrambi i numeri di telefono dei destinatari dei messaggi non erano mai stati registrati nella rubrica del telefonino della donna ma solo nella rubrica del telefonino del frate, dove il numero del suo collega nigeriano si trovava appena prima del numero dell’imprenditore. L’imprenditore è un parrocchiano che, insieme alla propria moglie, pare avesse segnalato, qualche tempo prima, alla curia vescovile di Arezzo, l’atipico rapporto che si era instaurato tra il frate e Guerrina. Dopo l’omicidio e l’occultamento del cadavere della Piscaglia, Padre Gratien portò con sé a Prestino il telefonino della donna, il quale durante l’invio dei messaggi agganciò la stessa cella dei telefonini di Mirko e del frate. Nel tentativo di depistare, l’Alabi pensò di inviare un messaggio all’imprenditore, allo scopo di avvalorare la tesi di un allontanamento volontario della donna, però, nel copiare il numero di telefono cui inviare il messaggio, il frate commise un errore fatale, copiò il numero del prete nigeriano suo conoscente esclusivo e dopo essersi accorto di aver mandato il messaggio ad un numero sbagliato, inviò lo stesso messaggio all’imprenditore.
Sempre quel primo maggio, alle 17.20, un giovane etiope, tale Dawit Tadesse, amico di Padre Gratien e conoscente di Mirko e Guerrina, ha ricevuto il seguente sms dal telefono della donna: “io ti ho chiamato e siccome non hai risposto vado a gubbio con il marocchino”. Il 3 maggio, la suocera di Guerrina ha ricevuto, a sua volta, un messaggio dal telefonino della nuora: “Ciao.non posso chiamare adesso ma sto bene solamente mirco mi stanca.ritornero per prendere lorenzo”. Il messaggio ricevuto dalla madre di Mirko ha caratteristiche di scrittura peculiari, le stesse dei posts che Padre Gratien pubblica sulla sua pagina di Facebook. Ad esempio, il 25 febbraio 2014, Padre Gratien ha scritto una risposta ad un suo post: “grazie di cuore,Il nostro cardinal è fra gli otto cardinali che aiutano il papa.era già cardinale quando c’era il papa Benedeto.tu come stai,tutto bene ?”. Nove giorni dopo la scomparsa di Guerrina, un’amica della donna, preoccupata per le sue sorti, ha invitato l’ex parroco di Ca’ Raffaello, tale Don Arialdo, a pranzo a casa sua ed in quell’occasione gli ha riferito che, poco prima di sparire, la Piscaglia le aveva confidato di essersi perdutamente innamorata di Padre Gratien e che la passione per il frate le provocava forti sofferenze e la rendeva insonne. Sappiamo che Don Arialdo ha riferito la confidenza della sua ex parrocchiana a Padre Gratien. Il giorno seguente la donna ha ricevuto un sms dal cellulare di Guerrina: “Ti ho mandato un messaggio perché mi fido ma sono delusa hai invitato qualcuno a casa tua ed hai parlato male di un uomo di Dio per la mia situazione nessuno di lì mi ha fatto sparire sono dal mio amoroso bisogna avere timore di Dio non ti manderò più un messaggio sei bugiarda e piena di falsità”. La donna, dopo aver ricevuto il messaggio, si è recata dal Vicario Generale della Curia di Arezzo Monsignor Dallara il quale l’ha consigliata di non recarsi dai Carabinieri per non mettere in moto alcun meccanismo.

Dottoressa, come si è comportato Padre Gratien dopo i fatti?

Il frate congolese ha aver finto di collaborare nelle prime fasi dell’inchiesta nel solo intento di depistare, dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati si è avvalso della facoltà di non rispondere, comportamento quantomeno disdicevole per un religioso e, per quanto mi riguarda, sospetto oltre ogni ragionevole dubbio.

Dottoressa, come ha potuto pensare l’Alabi di essere così furbo da riuscire a depistare gli inquirenti?

Padre Gratien ha un’alta opinione di sé e delle proprie capacità manipolatorie che ha testato godendo di buoni risultati fino al giorno della scomparsa di Guerrina. Questo passato di indiscutibili successi lo ha portato a credere di essere più intelligente degli altri. La riprova che il frate gode di un’alta autostima, sono la frequenza con cui ha inviato messaggi dal telefonino della donna scomparsa dopo aver commesso l’omicidio ed il fatto che abbia continuato a falsificare racconti surreali che hanno come protagonisti due personaggi, un venditore marocchino, amico della Piscaglia ed un fantomatico zi’ Francesco, nel convincimento di potersi prendere gioco di tutti, familiari, giornalisti, inquirenti e magistrati.

Chi è Padre Gratien?

Il signor Gratien Alabi ha 45 anni, è di nazionalità congolese, ha studiato alla Facoltà di Teologia dell’Università Saint Augustin di Kinshasa, al momento della scomparsa della Piscaglia si occupava, da circa un anno, con altri  frati congolesi della parrocchia di Ca’ Raffaello. Alcuni dei suoi ormai ex parrocchiani lo adoravano e lo hanno descritto come estroverso, amichevole, capace di una parola per tutti, mentre i suoi detrattori lo detestavano poiché ritenevano che i suoi modi non si addicessero ad un uomo di Dio tanto che alcuni di loro hanno abbandonano la sua chiesa ed altri hanno segnalato i suoi comportamenti libertini alla curia vescovile di Arezzo che, nonostante tutto, non ha mai preso provvedimenti nei confronti del frate.

Dottoressa Franco, ha analizzato Padre Gratien da un punto di vista psichico?

Da un punto di vista psicopatologico Padre Gratien Alabi è un soggetto con tratti istrionici e narcistici di personalità, eccentrico, superficiale, egocentrato, privo di empatia, atto alla manipolazione degli altri, con un’idea grandiosa di sé ed un estremo bisogno di ammirazione. Non è altro che una specie di truffatore, un opportunista che si è fatto frate, non perché avesse una vocazione, ma per approfittare della situazione da un punto di vista economico e per assicurarsi senza fatica rispetto e credibilità al fine di agire le proprie patologiche necessità manipolatorie con più facilità.

Che cosa secondo gli inquirenti prova la relazione tra Padre Gratien e Guerrina Piscaglia?

Le indagini effettuate su Padre Gratien hanno rilevato una mole straordinaria di contatti telefonici tra lui e la donna scomparsa che non lascia dubbi sul loro rapporto. In seguito alle analisi tecniche effettuate dai Ris, sono stati trovate su un divano della canonica, tracce del liquido seminale del frate e sul suo computer, due autoscatti della vagina di un’amica suora acquisiti via chat nel mese di agosto 2014. Questi due dati ci permettono di delineare meglio la personalità del frate e sono ulteriori riprove che egli mente sulla sua vocazione. Il signor Gratien Alabi è un semplice profittatore alla ricerca di una vita agiata ed un mattatore che ha scambiato il piccolo paese toscano di Ca’ Raffaello per un teatro e la sua chiesa per un palcoscenico.

Qual’è il movente di questo omicidio?

Il movente dell’omicidio di Guerrina è, naturalmente, da ricercare nel rapporto sentimentale tra il viceparroco Alabi e la donna, rapporto che per la Piscaglia era divenuto un ossessione e per lui un incubo, forse Guerrina, quel primo maggio, sentendosi ignorata dal frate, lo aveva minacciato di far scoppiare uno scandalo a Ca’ Raffaello e Padre Gratien, ormai consapevole che le proprie doti manipolatorie non sarebbero bastate a tenere a bada una donna così perdutamente ed irragionevolmente innamorata di lui, l’aveva uccisa. Nei giorni precedenti all’omicidio, la situazione era ormai fuori controllo, lo si evince dallo scambio di messaggi tra i due, la Piscaglia aveva inviato a Gratien un sms con il seguente testo: “Sono incinta e tu sei il padre del bambino”. Un intervento chirurgico cui era stata sottoposta in aprile la donna e la sua età fanno supporre che la Piscaglia non fosse incinta ma intendesse giocarsi la carta della gravidanza per avvicinare a sé Padre Gratien che percepiva ormai sfuggente. Dopo quel messaggio il frate aveva preso un appuntamento presso un ospedale dove lavorava una sua amica per sottoporre Guerrina ad un test di gravidanza ma la donna non era voluta andare, una riprova che mentiva sul suo stato di gravidanza. Per quanto riguarda i 4000 messaggi scambiati tra la donna ed il frate, l’Alabi ha riferito che in massima parte erano messaggi inviati da Piscaglia, evidentemente una Guerrina ormai stalker.

Dottoressa Franco, si può uccidere per così poco?

Gli omicidi per futili motivi sono più frequenti di quanto si possa immaginare e sono spesso il risultato di anni di tensioni che finalmente esondano per una causa ultima che può essere anche estremamente banale. Il movente ha due componenti, un trigger che innesca la reazione e lo stato d’animo o la psicopatologia del soggetto agente che regola l’entità della stessa. Gli omicidi vengono commessi per futili motivi perché il movente lo fanno in massima parte gli stati d’animo dei soggetti coinvolti, a volte quelli di entrambi i protagonisti, autore e vittima, altre volte solo quello dell’autore (vedi il caso Marta Russo o gli omicidi commessi dai serial killers).

In molti ancora credono che Mirko Alessandrini, il marito di Guerrina, sia implicato nell’omicidio, che può dirci in merito?

Il marito di Guerrina, Mirko Alessandrini, è un uomo facilmente manipolabile ed era molto affezionato a Padre Gratien ma non ha avuto alcun ruolo nell’omicidio della moglie. Mirko, per molto tempo non ha preso le distanze dal viceparroco e non si è scagliato contro di lui solo perché non ha creduto a chi gli diceva che Padre Gratien era coinvolto nella scomparsa della moglie a causa del rapporto di fiducia e d’amicizia che lo legava a lui. Vi spiego in sintesi il perché Mirko non può essere coinvolto nell’omicidio: all’arrivo in canonica quel primo maggio, verso le 15.00, Padre Gratien invitò Mirko ad aspettare fuori, lui ha raccontato di aver fumato una sigaretta aspettando che il frate si cambiasse; Padre Gratien costrinse Mirko a tornare indietro con l’auto con la scusa di essersi dimenticato un libro ma il vero motivo, in realtà, aveva a che fare con l’omicidio appena commesso dal frate, forse il viceparroco in quell’occasione ha preso il telefonino di Guerrina; il venditore marocchino esiste quindi Mirko non ha mentito sul loro incontro del giorno precedente la scomparsa di Guerrina; Padre Gratien ha sostenuto di non aver detto a Mirko di aver visto quel primo maggio Guerrina con il marocchino, questa dichiarazione del frate prova che i due non si erano accordati su quel racconto ed il frate intendeva solo manipolare l’Alessandrini; Il viceparroco ha raccontato al collega congolese Padre Faustino ed agli inquirenti di aver incontrato un certo zi’ Francesco che avrebbe accompagnato Guerrina a Sestino il primo di maggio e raggiunto il frate in chiesa gli avrebbe riferito che la donna stava piangendo nella sua auto, era disperata e non voleva tornare a casa. Il racconto del frate che ha sempre riferito che l’Alessandrini si trovava al bar durante quell’incontro, affranca Mirko da un coinvolgimento nella scomparsa della moglie, se egli fosse stato complice di Padre Gratien sarebbe stato anche partecipe della storiella del fantomatico zi’ Francesco.

 

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Caso Maria Ungureanu: una mia intervista a Radio Roma Link

Per la prima volta nell’ultimo decennio di vicende giudiziarie che vedono coinvolti i cittadini romeni, un collegio di giudici ha avuto il coraggio di far notare all’Accusa che lo sforzo di voler colpevole due romeni a tutti i costi è segno di pregiudizio e addirittura razzismo. Ascoltate un materiale documentato e analizzato dalla criminologa Ursula Franco e dal giornalista Domenico Leccese.

Anca A. Mihai

Caso Maria Ungureanu: una mia intervista al CASERTASERA.IT

MORTE DELLA PICCOLA MARIA UNGUREANU, UNA LUNGA INTERVISTA ALLA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: ”ECCO COME SONO ANDATE LE COSE”

di Lorenzo Applauso, pubblicato il 13 giugno 2017 sul CASERTASERA.IT

San Salvatore Telesino. Ritorna a far parlare il caso di Maria Ungureanu, la piccola ritrovata senza vita nella piscina di un resort a San Salvatore Telesino. Con una decisione che è apparsa clamorosa, il Tribunale del Riesame di Napoli ha rigettato il ricorso della Procura della Repubblica di Benevento contro l’ordinanza del Gip del Tribunale di Benevento che aveva respinto, per ben due volte, la richiesta di arresto nei confronti di Cristina e Daniel Ciocan. I tre Giudici di Napoli hanno dato ragione al GIP e alla consulente della difesa, la criminologa Ursula Franco, che ha sempre sostenuto che Daniel e Cristina erano estranei ai fatti e che la morte di Maria Ungureanu era stata accidentale e non al pubblico ministero Maria Scamarcio, al procuratore aggiunto Giovanni Conzo e alle parti civili, avvocato Fabrizio Gallo, Roberta Bruzzone (criminologa) e Marina Baldi (genetista). La criminologa Ursula Franco e gli avvocati Salvatore Nicola Verrillo e Giuseppe Maturo, ovvero la difesa di Cristina e Daniel Ciocan, non possono che dirsi soddisfatti.

Abbiamo intervistato la criminologa Ursula Franco all’indomani di questa decisione del Tribunale del Riesame di Napoli. I Giudici del Riesame hanno respinto l’appello della Procura di Benevento in quanto “infondato”, hanno inoltre definito- spiega la criminologa- le “indagini lacunose” e hanno sottolineato come siano state “trascurate importanti ipotesi investigative”. Secondo loro, il castello accusatorio del pubblico ministero Maria Scamarcio è un “impianto indiziario contraddittorio, impreciso, del tutto sprovvisto del requisito della gravità indiziaria, conseguenza inevitabile di investigazioni a senso unico”. Per i tre Giudici “l’accusa si fonda su un complesso di elementi nessuno dei quali di per sé interamente dimostrato, una ricostruzione improbabile che si fonda su ipotesi indimostrate e anche in contrasto con le risultanze obiettive” e, sempre per il Riesame, “non può escludersi l’evento accidentale”.

Dottoressa Franco, appena lei ha avuto l’incarico ha dichiarato che la bambina era morta in seguito ad un incidente e che non era sola.

“Il caso non è dissimile da altri casi che hanno visto coinvolti dei bambini che hanno perso la vita mentre si trovavano in compagnia e mentre stavano violando una norma. Maria e la sua amica erano entrate di nascosto nel Resort, l’amica ha temuto di dover rispondere delle conseguenze di un comportamento sopra le righe sia ai propri genitori che alle autorità e per questo non ha chiamato i soccorsi in seguito all’incidente”.

Che cosa hanno concluso i Giudici del Riesame in merito agli abusi che la bambina subiva?

“Secondo i Giudici del Riesame e il GIP Cusani è stata “trascurata una importante pista investigativa connessa a certi comportamenti dei genitori” e “sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina almeno per ciò che concerne gli abusi sessuali”. Aggiungo che, poiché, come si evince dagli atti, era il padre ad abusare di Maria, Daniel non poteva avere un movente, neanche quello assurdo sostenuto dalle parti civili ovvero che Maria avesse minacciato di denunciarlo. Il Riesame ha sostenuto non solo che Daniel non aveva un movente ma che il fatto che Maria lo cercasse non si concilierebbe affatto con un suo eventuale intento di denunciarlo”.

Riguardo al DNA di Daniel sui pantaloncini di Maria, il Riesame come si è espresso?

“I Giudici sostengono che non c’è nulla che provi che si tratti di sperma, che, poiché Daniel frequentava la casa degli Ungureanu, il suo DNA potrebbe essersi depositato su quei pantaloncini in plurime occasioni e che non è la prova di un rapporto vaginale”.

Che cosa farà ora la Procura di Benevento?

“La Procura è ad un bivio, o ammettono di essersi sbagliati e seguono la strada indicata dai tre Giudici del Riesame, dal GIP e dalla difesa o fanno ricorso in Cassazione, nel caso del ricorso in Cassazione sanno cosa aspettarsi. Un nuovo ricorso o un rinvio a giudizio dei Ciocan rallenterebbero inesorabilmente la soluzione del caso”.

Dottoressa Franco, lei che farebbe?

“Incriminerei Marius Ungureanu per violenza sessuale e la madre di Maria, Andrea Elena Ungureanu, per concorso omissivo in violenza sessuale e per calunnie nei confronti di Daniel in quanto, la donna, pur essendo a conoscenza che ad abusare di sua figlia fosse Marius Ungureanu, ha comunque accusato pubblicamente il povero Daniel Petru Ciocan che sapeva estraneo ai fatti. E poi, interrogherei la ragazzina che si trovava con Maria quella sera e le contesterei la falsa testimonianza e l’omissione di soccorso.”

Chi è questa ragazzina?

“E’ una minore con la quale Maria sapeva di doversi incontrare dal giorno precedente per una passeggiata in paese, poco prima di morire Maria chiese di lei a due amiche e la cercò a casa della nonna”.

La Procura, secondo lei, è stata danneggiata dal processo mediatico?

“Di sicuro la Procura non ne ha tratto benefici perché un’opinione pubblica a favore ha rinforzato il convincimento del pubblico ministero e del procuratore di essere dalla parte giusta e li ha sottoposti ad una pressione ‘idraulica’ che non gli ha permesso di tornare sui propri passi.

In ogni caso, insieme al GIP, ai Giudici del Riesame, la difesa dei Ciocan ha sventato un duplice gravissimo errore giudiziario”.

Caso Maria Ungureanu: una mia intervista dopo il rigetto del Tribunale del Riesame di Napoli della richiesta d’arresto di Daniel e Cristina Ciocan

Caso MARIA UNGUREANU: come anticipato, nei giorni scorsi, la criminologa FRANCO, in esclusiva per il ROMA  e per Le Cronache Lucane, rilascia alcune dichiarazioni a caldo.

PER IL GIP E PER IL RIESAME I FRATELLI CIOCAN SONO INNOCENTI

Le previsioni della criminologa Dott.ssa Ursula Franco sono state confermate per la terza volta, la richiesta di arresto per i fratelli Ciocan è stata nuovamente rigettata dopo quelle di luglio e di dicembre 2016.

di Domenico Leccese, pubblicato su ROMA il 13 giugno 2017

Clamoroso, il Tribunale del Riesame di Napoli ha rigettato il ricorso della Procura della Repubblica contro l’ordinanza del Gip del Tribunale di Benevento, Flavio Cusani, che aveva anch’egli respinto, per ben due volte, la richiesta di arresto nei confronti di Cristina e Daniel Ciocan. I tre Giudici di Napoli hanno dato ragione alla consulente della difesa, la criminologa Ursula Franco, che ha sempre sostenuto che Daniel e Cristina erano estranei ai fatti e che la morte di Maria Ungureanu era stata accidentale e non al pubblico ministero Maria Scamarcio e al procuratore aggiunto Giovanni Conzo.

E’ stata una battaglia senza esclusioni di colpi quella che ha visto la criminologa Ursula Franco e gli avvocati Salvatore Nicola Verrillo e Giuseppe Maturo, ovvero la difesa di Cristina e Daniel Ciocan, impegnati a contrastare l’avvocato Fabrizio Gallo e i suoi consulenti, la genetista Marina Baldi e la criminologa Roberta Bruzzone che difendono i genitori di Maria Ungureanu e appoggiano la tesi della procura, ha avuto la meglio il team difensivo in quanto i tre Giudici del Riesame di Napoli hanno abbracciato le tesi della criminologa Ursula Franco che tra l’altro, in un’intervista ad un emittente locale, già tre mesi fa, aveva dichiarato che dagli atti si poteva facilmente inferire che ad abusare della piccola Maria era stato il padre, Marius Ungureanu, che la madre Andrea ne era a conoscenza e che la morte di Maria era stata accidentale.

A quali conclusioni sono giunti i Giudici del Riesame di Napoli?

I Giudici del Riesame hanno respinto l’appello della Procura di Benevento in quanto “infondato”, hanno inoltre definito le “indagini lacunose” e hanno sottolineato come siano state “trascurate importanti ipotesi investigative”. Secondo loro il castello accusatorio del pubblico ministero Maria Scamarcio è un “impianto indiziario contraddittorio, impreciso, del tutto sprovvisto del requisito della gravità indiziaria, conseguenza inevitabile di investigazioni a senso unico”. Per i tre Giudici “l’accusa si fonda su un complesso di elementi nessuno dei quali di per sé interamente dimostrato, una ricostruzione improbabile che si fonda su ipotesi indimostrate e anche in contrasto con le risultanze obiettive” e, sempre il Riesame, “non può escludersi l’evento accidentale”.

Quindi è probabile ciò che lei da un anno continua a ripetere ovvero che la bambina sia morta in seguito ad un incidente?

Sì, tra l’altro ciò che, secondo i tre Giudici di Napoli, esclude che Daniel e Cristina abbiano ucciso Maria vale per tutti i potenziali assassini; secondo il Riesame, infatti, l’omicidio va escluso perché la Ungureanu “non ha opposto resistenza né ha gridato”.

Che cosa, ancora, esclude l’omicidio per i Giudici di Napoli?

Secondo il Riesame il dato “insuperabile è che i due indagati nel periodo temporale in cui secondo il pubblico ministero si trovavano nel pieno della loro cruenta azione omicidiaria rispondessero tranquillamente alle chiamate degli amici e rimanessero con essi a conversare del più e del meno”.

I Giudici ritengono probabile che ad abusare Maria fosse il padre Marius?

Secondo il Riesame e secondo il GIP Cusani è stata “trascurata una importante pista investigativa connessa a certi comportamenti dei genitori, sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina almeno per ciò che concerne gli abusi sessuali”. E’ chiaro che essendo stato il padre Marius ad abusare di Maria, Daniel non poteva avere un movente, neanche quello assurdo sostenuto dalle parti civili ovvero che Maria potesse averlo minacciato. Il Riesame ha sostenuto non solo che Daniel non aveva un movente ma che il fatto che Maria lo cercasse non si concilierebbe affatto con un eventuale desiserio di denunciarlo.

Riguardo al DNA di Daniel sui pantaloncini di Maria, il Riesame come si è espresso?

I Giudici hanno sostenuto ciò che io dico da mesi ovvero che non si può affermare che si tratti di sperma e che, poiché Daniel frequentava la casa degli Ungureanu, il suo DNA potrebbe essersi depositato su quei pantaloncini in plurime occasioni.

Dott.ssa URSULA FRANCO che cosa si aspetta?

Mi aspetto che il padre di Maria venga incriminato per violenza sessuale e la madre, Andrea Elena Ungureanu, per concorso omissivo in violenza sessuale e per calunnie nei confronti di Daniel in quanto la donna, pur essendo a conoscenza che ad abusare di sua figlia fosse Marius Ungureanu, ha comunque accusato pubblicamente il povero Daniel Petru Ciocan che sapeva estraneo ai fatti. Inoltre mi aspetto che la ragazzina che si trovava con Maria quella sera venga interrogata ed indagata per falsa testimonianza e omissione di soccorso. Una ragazzina che Maria, poco prima di morire, cercò a casa di sua nonna, della quale chiese a due amiche e con la quale Maria sapeva di doversi incontrare dal giorno precedente per una passeggiata in paese quella sera.

Perché nessuno vide Maria e l’amica entrare nel Resort dove si trova la piscina?

Perché fecero in modo di non farsi vedere, entrarono di nascosto perché l’accesso a quel luogo non era permesso.

Chi ha avuto interesse che il caso divenisse mediatico? Chi ha fornito gli stralci degli atti ai giornalisti?

In questo caso non è stata la Procura a fornire gli stralci degli atti ai giornalisti ma altri soggetti che desideravano che la loro tesi, che non aveva nulla a che fare con la realtà dei fatti, godesse del supporto dell’opinione pubblica. Dal processo mediatico la procura non ha tratto alcun beneficio, è stata danneggiata, un’opinione pubblica a favore ha rinforzato il convincimento del pubblico ministero e del procuratore di essere dalla parte giusta e li ha sottoposti ad una pressione ‘idraulica’ che non gli ha permesso di tornare sui propri passi. Ciò che alla difesa è parso disgustoso è stato l’uso delle foto del cadavere della piccola Maria, foto che sono state vendute ad un settimanale, il fatto che i familiari della bambina non abbiano agito in seguito a quelle pubblicazioni ha rinforzato in noi il convincimento che fossero entrambi implicati negli abusi.

Dott.ssa URSULA FRANCO si ritiene soddisfatta, professionalmente ?

Lo sono, è stato sventato un duplice gravissimo errore giudiziario.

Caso Maria Ungureanu: una mia intervista a MediaTV dopo il rigetto della richiesta d’arresto dei fratelli Ciocan da parte del Tribunale del Riesame di Napoli

La puntata di Italiani di lunedì 12 giugno sul caso Ungureanu con le interviste agli avvocati Salvatore Nicola Verrillo e Giuseppe Maturo e alla criminologa Ursula Franco:

Un articolo sul caso Ungureanu di UrbanPost

Da UrbanPost.it del 10 giugno:

Morte Maria Ungureanu, clamoroso: respinta per la terza volta la richiesta di arresto per Daniel Ciocan e la sorella. Il Riesame dà ragione alla consulente della difesa, Ursula Franco, che ha sempre sostenuto l’assenza di prove contro i due indagati.

di Michela Becciu

Morte Maria Ungureanu, clamoroso: ieri 9 giugno è stata respinta per la terza volta la richiesta di arresto per Daniel Ciocan, il 21enne rumeno indagato a piede libero per presunto stupro e omicidio, e la sorella 30enne Maria Cristina, sospettata di concorso in omicidio.

La piccola Maria fu ritrovata esanime e senza vestiti nella piscina di un resort a San Salvatore Telesino (Benevento) il 19 giugno di un anno fa. Per la procura si è trattato di omicidio, per i difensori dei Ciocan di un tragico incidente. Il Tribunale del Riesame di Napoli infatti ha pertanto rigettato il ricorso della Procura della Repubblica contro l’ordinanza del Gip del Tribunale di Benevento, che aveva anch’egli respinto la richiesta di arresto nei confronti degli indagati.

Ursula Franco, criminologa della difesa di Daniel e Maria Cristina Ciocan, ha rimarcato in un post su Facebook quanto sostenuto dal primo momento: “Manca la prova che si sia trattato di un omicidio, non ci sono elementi per affermare che sia stato Daniel a commettere la violenza. E, soprattutto, non sono state battute piste alternative. Ecco perché, in soldoni, il Riesame ha respinto l’appello del pm Maria Scamarcio e del Procuratore aggiunto Giovanni Conzo contro la decisione con la quale il gip Flavio Cusani, nel dicembre 2016” aveva detto no (avendolo fatto anche 6 mesi prima) all’arresto degli indagati per insussistenza dei gravi indizi. La Franco tra l’altro in merito gli abusi inflitti alla piccola vittima, ha evidenziato le ragioni del Riesame, il quale nella sua ordinanza di rigetto ha rimarcato che “risulta inoltre trascurata una importante pista investigativa, connessa a certi comportamenti dei genitori”.
Questa è dunque la terza volta che viene rigettata la richiesta di arresto per i fratelli Ciocan: un punto a favore dei difensori degli indagati, Salvatore Verrillo e Giuseppe Maturo, dunque, che hanno sempre smantellato l’impianto accusatorio messo in piedi dalla Procura di Benevento. La decisione del Riesame è motivata dal fatto che “l’accusa si fonda su un complesso di elementi nessuno dei quali di per sé interamente dimostrato […] La gravità dei fatti e la pena per la sorte della povera vittima non giustificano peraltro scorciatoie, né una meno rigorosa valutazione della prova. Ne segue che l’appello del pm debba essere respinto”. Nessuna prova schiacciante contro Daniel e Maria Cristina Ciocan, dunque nessun elemento oggettivo a riprova della tesi dell’omicidio. Maria Ungureanu è davvero deceduta accidentalmente, come sostengono i difensori degli indagati? E chi, fino a qualche ora prima che morisse, abusò di lei?