Morte di Denis Bergamini: analisi della telefonata del cosiddetto supertestimone

Denis Bergamini

Chi l’ha visto? ha mandato in onda uno stralcio di una telefonata di un cosiddetto (dalla stampa) supertestimone alla sorella di Denis:

“No, comunque son tanti anni che seguo… sempre anche Chi l’ha visto?, guarda, son stato sempre tentato… di potervi dire qualcosa. Quella sera di tanti anni fa, ia… io ero poco più che un ragazzo e mi trovavo per circostanze di lavoro, anche io, dietro… dietro a quel camion, questo camion frena improvvisamente, io dietro di lui mi fermo, piovigginava quella sera, questo camion si ferma e io dietro di lui mi fermo, poi non ripartiva, perché non riparte? che è successo? scendo, e l’autista era ancora nel camion, io apro lo sportello, (incomprensibile) ma cosa è successo? e lui diceva: Mi han…. io… non c’era, non c’era, io non l’ho visto, non l’ho colpito, era già per terra, era per terra, questo diceva: Era per terra, era per terra (…) era per terr… sì, lui diceva questo: Era per terra, era per terra. Dal lato di là, comunque, dalla strada, dalla piazzola, mi sono accorto che c’era… c’erano 3 persone, di cui c’era una donna, una ragazza (incomprensibile) eee questa donna che urlava disperata, ma urlava veramente disperata che io non… non riuscivo a capire perché, poi era lì quel momento concitato, non riuscivo a capire, io attraverso la strada e vado dal lato di là, c’erano due uomini e dico a questa signora, questa ragazza, gli dico: Scusate ma è un vostro parente?”.

La prima sequenza “No, comunque son tanti anni che seguo… sempre anche Chi l’ha visto?, guarda, son stato sempre tentato… di potervi dire qualcosa”, è rivelatrice, il “supertestimone” anticipa con l’uso del “potervi” che non ha mai avuto nulla da dire ma che ha appreso quel “qualcosa” che sta per dire da Chi l’ha visto?.

Egli non dice: “son stato sempre tentato… di dirvi ciò a cui ho assistito” o “son stato sempre tentato… di dirvi ciò che so in merito ai fatti” ma “son stato sempre tentato… di potervi dire qualcosa”, rivelando un desiderio di protagonismo.

Le sequenze che seguono lo confermano, non avendo nulla da dire rispetto alla dinamica dei fatti, il “supertestimone” allunga il brodo riferendo dettagli inutili quali: “Quella sera di tanti anni fa”, “ia… io ero poco più che un ragazzo”, “mi trovavo per circostanze di lavoro”, “piovigginava quella sera”. 

“ia… io”, il balbettio sul pronome personale è un segno di stress, compatibile con lo stato psichico di chi mente.

Il fatto che il “supertestimone” senta il bisogno di collocarsi in un gruppo con un “anche io” ci illumina sul suo ragionamento a monte: se c’era altra gente, perché non “anche io”.

Il fatto che ripeta per quatto volte di essere stato “dietro” il camion è sospetto, rivela il suo bisogno di convincere, classico di chi mente.

“io ero poco più che un ragazzo e mi trovavo per circostanze di lavoro, anche io, dietro… dietro a quel camion, questo camion frena improvvisamente, io dietro di lui mi fermo, piovigginava quella sera, questo camion si ferma e io dietro di lui mi fermo, poi non ripartiva, perché non riparte? che è successo? scendo, e l’autista era ancora nel camion, io apro lo sportello,”, il “supertestimone” usa prima i verbi al passato “ero” e “mi trovavo” e poi al presente “frena”, “mi fermo”, “si ferma”,  di nuovo “mi fermo”, “scendo”, “apro lo sportello”, questa variazione indica che il soggetto sta falsificando. Il “supertestimone” non riesce a parlare al passato perché il fatto che narra non è accaduto, egli pensa al presente perché falsifica e per questo motivo usa il verbo al presente.

Dice “c’erano tre persone, di cui c’era una donna”, non Isabella Internò ma una donna. E’ chiaro che se avesse visto una donna urlare “quella sera”, in quella circostanza, oggi potrebbe affermare con certezza che non poteva che essere Isabella, ma se ne guarda bene.

Ripete per due volte che la donna “urlava disperata”, nel tentativo di apparire credibile, la seconda volta aggiunge il gratuito avverbio “veramente”

Il fatto che il “supertestimone” ripeta per due volte “quella sera” indica che vuole convincere l’interlocutore che proprio “quella sera” si trovasse su quella strada, se dicesse la verità non ne avrebbe bisogno.

Il “supertestimone”, dato che ha sempre seguito la vicenda e, a suo dire, si trovava lì “quella sera”, è inaspettato che non chiami per nome il camionista che investì Denis ma parli di lui semplicemente come “l’autista”.

Poiché il “supertestimone” non può dire di aver visto l’incidente in quanto si trovava “dietro”, egli falsifica un dialogo con Raffaele Pisano ricco di ripetizioni: “Mi han…. io… non c’era, non c’era, io non l’ho visto, non l’ho colpito, era già per terra, era per terra, questo diceva: Era per terra, era per terra (…) era per terr… sì, lui diceva questo: Era per terra, era per terra”. Le ripetizioni sono segnali di menzogna.

Dal 12 aprile 2017, la ex fidanzata di Denis, Isabella Internò, è indagata per omicidio premeditato in concorso con Raffaele Pisano, il conducente del camion.

Se il camionista Raffaele Pisano fosse stato complice di chi, secondo la sorella, uccise Denis e ne simulò un investimento, non avrebbe detto a nessuno che Bergamini “era a terra”; se fosse vero ciò che afferma il “supertestimone”, il camionista non sarebbe coinvolto nell’omicidio di Denis e, se i Giudici credessero al “supertestimone”, non avrebbero indagato il camionista per omicidio premeditato in concorso.

Per dovere di cronaca ciò che Raffaele Pisano riferì ai Giudici, all’epoca dei fatti, è molto diverso da ciò che il “supertestimone” ha riferito alla sorella di Bergamini, di sicuro non che Denis “era a terra”; Pisano disse che la Maserati di Denis era in sosta a circa 3-4 metri dalla striscia gialla che delimita la carreggiata, che Bergamini era in piedi vicino allo sportello anteriore sinistro dell’autovettura e che appena l’autocarro giunse alla sua altezza, con un gesto fulmineo il calciatore si gettò sotto la ruota anteriore destra dell’automezzo.

Il “supertestimone” parla di 3 persone ma tralascia di parlare di Denis, il cui cadavere avrebbe dovuto colpirlo più di tutto, “mi sono accorto che c’era… c’erano” è un affermazione debole e sospetta, diversa dall’incisiva “c’erano”.

Infine, per due volte, il “supertestimone” riferisce di non aver capito “io non… non riuscivo a capire perché, poi era lì quel momento concitato, non riuscivo a capire”. 

“non riuscivo a capire perché, poi era lì quel momento concitato, non riuscivo a capire, io attraverso la strada e vado dal lato di là, c’erano due uomini e dico a questa signora, questa ragazza, gli dico: Scusate ma è un vostro parente?”, anche in questa occasione l’uso dei verbi un po’ al passato e un po’ al presente ci dice che il “supertestimone” sta falsificando, “non riuscivo a capire” e “c’erano” sono verbi al passato ma “attraverso la strada e vado”, “dico”, “gli dico” sono al presente.

In conclusione, il “supertestimone” ha riferito alla sorella di Denis di non aver avuto nulla da dire in tutti questi anni e si è inventato di aver chiesto all’autista del camion che colpì Bergamini che cosa fosse successo, probabilmente ha mescolato nel racconto fatti che gli sono realmente accaduti, ma che non sono relativi al caso in specie, e notizie apprese dalla televisione. Il “supertestimone” è semplicemente un soggetto non credibile in cerca di visibilità, nulla di più.

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Morte di Maria Ungureanu: la mia dichiarazione in merito alla riesumazione su cronachedellacampania.it

La piscina di un casale che ospita ricevimenti dove è stato trovato il cadavere di una bambina nuda di circa dieci anni, a San Salvatore Telesino, in provincia di Benevento, 20 giugno 2016.
ANSA/ PRIMA PAGINA

cronachecampane.it 30 novembre 2017

Ha suscitato non poche reazioni la decisione di riesumare la salma della piccola Maria, trovata morta in una piscina a San Salvatore Telesino a Giugno del 2016. Gli avvocati difensori degli indagati Daniel e Cristina Ciocan hanno preannunciato di chiedere l’intervento probatorio al Giudice per le indagini Preliminari.
“Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria – dichiara la criminologa Ursula Franco che assiste i due indagati – alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa”. E’ la stessa criminologa che, in una nota, ricorda che per quattro volte la Procura ha chiesto l’arresto e per quattro volte i giudici, anche quelli della Cassazione, hanno espresso parere negativo. “I vari giudici, sostiene la criminologa Franco – che hanno respinto gli arresti dei due indagati, hanno suggerito alla Procura di “indagare anche nell’ambito familiare circa eventuali abusi sessuali sulla bambina”. I giudici, inoltre, “hanno avanzato l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva”.

Morte di Maria Ungureanu: una mia dichiarazione al casertasera.it

S.SALVATORE TELESINO, SUL CASO DI MARIA RITROVATA SENZA VITA IN PISCINA UNA NUOVA DECISIONE:LA RIESUMAZIONE DEL CORPO. PARLA LA CRIMINOLOGA DELLA DIFESA

casertasera.it 29 novembre 2017

San Salvatore Telesino (Benevento)

Ritorna nuovamente di grande attualità la vicenda di Maria la bambina rumena ritrovata senza vira nella piscina di un resort di San Salvatore Telesino.Ora ci sarà la riesumazione del corpicino. “Per quattro volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per quattro volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato”.

A parlare è la criminologa della difesa Ursula Franco (nella foto).

I Giudici del Tribunale del Riesame –continua- hanno perfino accusato la Procura di razzismo e tutti i Giudici (GIP, 3 Giudici del Riesame di Napoli, Giudici della Suprema Corte) hanno suggerito alla Procura di incriminare il padre di Maria, per gli abusi sessuali sulla bambina in quanto il suo sperma è stato trovato sui vestiti di Maria e sulla coperta del suo lettino, inoltre, i Giudici hanno tutti suggerito alla Procura di percorrere l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. Gli abusi sessuali sono sicuramente attribuibili al padre di Maria e purtroppo dalle indagini emerge che la madre di Maria, Elena, non poteva non sapere delle terribili violenze e sofferenze patite dalla bambina visto le gravi infezioni e lesioni vaginali che aveva e che le producevano perdite che sporcavano i suoi indumenti intimi. Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia, la quale per paura non la soccorse”.

Caso Ungureanu. Interviene la criminologa Franco: “Riesumazione? Disgustata”

Caso Ungureanu. Interviene la criminologa Franco: “Riesumazione? Disgustata”

 ilquaderno.it 29/11/2017

Ieri la decisione della Procura di Benevento sulla riesumazione, a parlare è la criminologa Ursula Franco consulente della difesa dei due fratelli Ciocan.

“Per 4 volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per 4 volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato”. Comincia in questo modo la nota della criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei fratelli Daniel e Cristina Ciocan, indagati per la morte di Maria Ungureanu la bambina di 9 anni rinvenuta senza vita all’interno della di una piscina in un resort di San Salvatore Telesino il 19 giungo del 2016. L’intervento della criminologa arriva a 24 ore dalla decisione assunta dalla Procura sulla riesumazione del corpo della piccola Maria che avverrà il 13 dicembre.

La Franco ha poi scritto di sentirsi “disgustata” rispetto alla decisione di “riesumazione del cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura”.

La criminologa poi aggiunge: “La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei”.

In merito alle indagini ha poi detto: “la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia la quale per paura non la soccorse”.

Morte di Maria Ungureanu: riesumazione di Maria, la criminologa Franco: “Disgustata”

Riesumazione di Maria, la criminologa Franco: “Disgustata”
E’ consulente della difesa dei 2 fratelli rumeni indagati per la morte della bimba di S. Salvatore

Ottopagine.it 29 novembre 2017

San Salvatore Telesino

La piscina dove è annegata Maria Ungureanu

Si dice “disgustata” dalla decisione “di riesumare il cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura”, la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei due fratelli rumeni indagati per la tragica fine della bimba di 9 anni, anch’ella rumena, trovata senza vita il 19 giugno del 2016, morta annegata, nella piscina di un casale a San Salvatore Telesino.

In una nota la dottoressa Franco ricorda che il gip Flavio Cusani, il Riesame e la Cassazione hanno detto no all’arresto di Daniel e Cristina Ciocan, assistiti dagli avvocati Giuseppe Maturo e Salvatore Verrillo – i due legali sembrano intenzionati a chiedere l’incidente probatorio che trasferirebbe al Gip il compito di nominare un perito – e afferma che “la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia la quale per paura non la soccorse”.

La difesa dei Ciocan – aggiunge – “ha infatti sempre sostenuto “che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei”.

Una mia dichiarazione alla stampa romena sulla riesumazione del cadavere di Maria Ungureanu

Procurorii italieni cer o nouă autopsie în cazul morții Mariei Ungureanu, o fetiță de 10 ani, găsită înecată

by Petre Cojocaru, Italia Diaspora, Noi 29, 2017

Il funerale di Maria Ungureanu

Procuratura italiană a decis să reexamineze cadavrul Mariei Ungureanu, copila de 10 ani descoperită înecată într-o piscină din stațiunea San Salvatore Telesino, în iunie, anul trecut. Hotărârea a fost luată în lumina unor noi elemente aduse anchetei.

Doi români, Daniel Ciocan si sora acestuia, Maria Cristina, au fost acuzați la acea vreme, si sunt în continuare principalii suspecți, chiar dacă pănă acum probele nu duc direct la o sentință.

Procurorii i-au înstiințat pe apărătorii celor doi de reautopsierea cadavrului, care va avea loc peste două săptămâni, în 13 decembrie. În luna octombrie a acestui an, Curtea de Casație a respins recursul Procuraturii la măsura de nearestare a celor doi, dictată de Tribunal.

Ursula Franco, expert criminalist si unul dintre apărătorii acuzaților, ne-a declarat următoarele:

”În patru rânduri, Procuratura din Benevento a cerut arestarea celor doi, dar de patru ori judecătorii italieni, inclusiv cei de la Înalta Curte de Casație au refuzat măsura de reținere. Judecătorii de la Tribunal au acuzat Procuratura de acte de rasism si toți judecătorii implicați până acum în acest caz au sugerat Procuraturii să îl incrimineze pe Marius Ungureanu, tatăl Mariei, pentru abuzuri sexuale împotriva copilei, dat fiind faptul că, la examenele de specialitate, sperma acestuia a fost identificată pe hainele Mariei sau pe covertura patului în care dormea micuța.

Judecătorii au sugerat ca si cauză a morții un accident si au admis că Daniel Petru si Cristina Ciocan nu se aflau în localitate în momentul producerii tragediei. Apărarea lui Ciocan, din care fac parte ca expert criminalist, a susținut tot timpul că Maria, în seara fatidică, avea o întâlnire cu o prietenă, acum majoră, cu care Maria a mers să facă o baie. Pentru că era prietene intime, victima nu s-a sfiit să se dezbrace de față cu ea.

Abuzurile sexuale pe care le-a suferit defuncta sunt atribuibile tatălui si, din cercetările făcute până acum, este indubitabil faptul că mama victimei nu ar fi stiut acest lucru, având în vedere leziunele prezente pe corpul copilei (inclusiv în zona intimă), leziuni care provocau pierderi de sânge care murdăreau lenjeria intimă.

În ceea ce priveste decizia de dezhumare a corpului si efectuare a unei noi autopsii, în vederea unor noi probe care nu au putut fi probate de precedentele examene de medicină legală, nu pot decât să mă declar cu un gust amar, în sensul în care procuratura nu admite că a comis o eroare si continuă să arunce banii contribuabililor în anchete inutile, în loc să țină cont de recomandărilor judecătorilor. Un nefericit caz de moarte accidentală (petrecut într-un mediu degradat) a fost schimbat în omucidere, două vieți a doi tineri au fost aproape distruse, desi acestia sunt străini de fapt, drept mărturie fiind declarațiile martorilor, telefoanele acuzaților si un motiv pentru care să fi comis ei fapta. Mai mult decât atât, Daniel si Cristina Ciocan nu se aflau în San Salvatore Telesino în timp ce Maria îsi pierdea viața în ochii prietenei ei, care, de frică, nu a putut să o salveze”, a declarat Ursula Franco.

Rudele celor doi darsi mulți alți reprezentanți ai comunității românesti au negat în permanență vinovăția acuzaților. Rămâne de văzut dacă după reexaminarea rezultatului noii autopsii, anchetatorii vor avea în sfârsit o concluzie.

Traduzione in italiano della mia dichiarazione:

Per 4 volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per 4 volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato. I Giudici del Tribunale del Riesame hanno perfino accusato la Procura di razzismo e tutti i Giudici (GIP, 3 Giudici del Riesame di Napoli, Giudici della Suprema Corte) hanno suggerito alla Procura di incriminare Marius Ungureanu, il padre di Maria, per gli abusi sessuali sulla bambina in quanto il suo sperma è stato trovato sui vestiti di Maria e sulla coperta del suo lettino, inoltre, i Giudici hanno tutti suggerito alla Procura di percorrere l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. Gli abusi sessuali sono sicuramente attribuibili al padre di Maria e purtroppo dalle indagini emerge che la madre di Maria, Elena, non poteva non sapere delle terribili violenze e sofferenze patite dalla bambina visto le gravi infezioni e lesioni vaginali che aveva e che le producevano perdite che sporcavano i suoi indumenti intimi. Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia la quale per paura non la soccorse.

Analisi della replica di Giuseppe Tornatore alle accuse di molestie mossegli da Miriana Trevisan

Miriana Trevisan

Il 3 novembre 2017 Miriana Trevisan ha rilasciato un’intervista a Vanity Fair, ecco lo stralcio in cui accusa il regista Tornatore di molestie:

Giornalista: Due settimane fa lei ha scritto un articolo sul sito Linkiesta in cui afferma che, sull’onda di questo grande dibattito mondiale sulle molestie, le sono tornati alla mente una serie di episodi. Per esempio?

Mariana Trevisan: Per esempio, appunto, vent’anni fa, andai negli uffici di Giuseppe Tornatore. Era un appuntamento che mi aveva organizzato il mio agente. Non era un provino, ma un primo incontro in vista di un film in lavorazione, La leggenda del pianista sull’Oceano. C’era una segretaria che mi accolse ma poi se ne andò. Rimanemmo soli. Dopo qualche tranquilla chiacchiera sul film, quando ci stavamo salutando, il regista mi chiese di uscire con lui quella sera per andare a mangiare una pizza. Io risposi che avevo già un impegno, lo ringraziai e mi alzai per andarmene. Lui mi seguì fino alla porta, mi appoggiò al muro e cominciò a baciarmi collo e orecchie, le mani sul seno, in modo abbastanza aggressivo. Riuscii a sfilarmi e scappai via. Ero entrata sentendomi una principessa, a un passo da un sogno che si realizzava, pensavo “forse farò un film con un regista premio Oscar” e sono uscita sentendomi uno straccio. Non riesco a dimenticarmi il suo sguardo: incantato al mio ingresso, pieno d’odio mentre uscivo. Come se avesse scoperto che il giocattolo erotico aveva la batteria scarica. Mamma, quanto ho pianto.

Giornalista: È consapevole delle accuse che sta muovendo?

La classica domanda che fa sentire sola una vittima di molestie.

Mariana Trevisan: So benissimo che è la mia parola contro la sua.

La Trevisan ha ragione, è dall’analisi delle parole usate, da lei per accusare e da Tornatore per difendersi, che facilmente emerge la verità.

Giuseppe Tornatore

Di seguito la prima replica di Tornatore:

Sono lusingato che una giovane donna si ricordi di me dopo tanti anni. Io rammento solo un incontro cordiale, pertanto respingo le insinuazioni mosse nei miei confronti riservandomi di agire nelle competenti sedi a tutela della mia onorabilità.

E’ chiaro che in una replica di un soggetto accusato di molestie ci aspettiamo di trovare la più semplice e diretta negazione credibile: “Io non ho molestato Miriana Trevisan”. Invece, la priorità di Tornatore non è negare di aver molestato la Trevisan ma fare ironia, deriderla, un modo per minimizzare le accuse. In seguito, il regista non dice di non aver molestato la soubrette ma racconta di rammentare “solo un incontro cordiale” ed è sulla base di ciò che “rammenta” che “pertanto” respinge le “insinuazioni”Riferire di non ricordare è un modo di falsificare un vuoto di memoria. Poi, Tornatore minimizza ancora chiamando le accuse di molestie della Trevisan “insinuazioni”. Infine, il regista non dice che querelerà Miriana Trevisan per diffamazione ma sposta il focus su di sé e dice che si riserva di agire nelle competenti sedi a tutela della sua onorabilità. 

Giuseppe Tornatore il 26 novembre 2017 è stato invitato da Fabio Fazio alla trasmissione Che tempo che fa, di seguito lo stralcio dell’intervista relativo alle accuse di molestie:

Fabio Fazio: Senti abbiamo una foto bellissima in cui siete un bel gruppo eee (ride), siete un bel gruppo di a… di… di… di amici, volevo farla vedere se… se ti dice qualcosa, che cosa ti dice questa fotografia eh?

Fabio Fazio mostra a Giuseppe Tornatore una fotografia che lo ritrae, guarda caso, proprio una ventina di anni prima, in compagnia di Ennio Morricone, Gerard Depardieu ma, soprattutto, e ancora guarda caso, in compagnia di Roman Polanski. E’ noto a tutti che gli Usa dalla fine degli anni 70 hanno emesso un mandato di cattura internazionale per Roman Polanski per una violenza sessuale su una ragazzina di 13 anni e che il regista, per evitare il carcere, è fuggito a Parigi e non è mai tornato negli USA. Fazio non può non saperlo.

Giuseppe Tornatore: Ah, questa è la fotografia a Cannes quando andammo per “Una pura formalità” c’è Ennio, Gerard Depardieu, Roman Polanski, quindi 1994.

Quando Tornatore chiama Morricone con il nome di battesimo, Ennio, mostra vicinanza, mentre, nominando per ultimo Polanski e per cognome, indica di volerne prenderne le distanze. 

Fabio Fazio introduce il tema delle accuse di molestie mosse a Tornatore dalla Trevisan:

Fabio Fazio: Senti eeee io ti auguro ogni bene e volevo farti una domanda sgradevole maa doverosa ehm uhm qualche settimana fa sei stato nelle cronache per questa affermazione di Miriana Trevisan circa una tua inappropriata, diciamo, 20 anni fa, approccio a lei che lei ha chiamato molestie o come… pressappoco. Come ti senti rispetto a questo? Come ti sei sentito? E che cosaaa… che cosa, se pensi di dover dire qualcosa.

Il doppiogiochista Fazio, dopo aver imbarazzato Tornatore con la foto che lo ritrae con Polanski, non ha la spina dorsale per chiedere al regista se abbia molestato o meno Miriana Trevisan.

Il conduttore, prima di tutto, cerca di ingraziarsi Tornatore dicendo “io ti auguro ogni bene” e lo prepara alla “domanda sgradevole ma doverosa”, perché poi Fazio la definisca “doverosa” è incomprensibile, non è obbligato a fargliela ed è semplicemente una domanda che tutti si aspettano e che il conduttore sa benissimo che farà salire lo share della trasmissione.

Fazio, inspiegabilmente, visto che è privo di competenze per farlo, si sente di assolvere il regista tanto che definisce le molestie un “approccio a lei”. Il conduttore Fazio fa sapere al suo pubblico che la Trevisan ha chiamato un “approccio” di Tornatore per “molestie” e, a Tornatore, di essere dalla sua parte, tanto da suggerirgli una risposta precisa: un approccio vecchio di 20 anni.

Il conduttore, alla fine del suo sermone, non chiede se sia vero o meno che Tornatore abbia molestato la Trevisan ma semplicemente come si senta e come si sia sentito, non rispetto alle accuse di molestie ma rispetto a “questo”, ovvero, rispetto al famoso “approccio a lei”,  invitandolo quindi, non a negare o meno le accuse, ma a dare una risposta di nessun interesse visto che le reazioni emotive sono soggettive.

Giuseppe Tornatore: Mah, ma sai io innanzitutto ho la coscienza a posto quindi questo incidente non mi ha ingeneratoooo amarezze o particolari sofferenze. Stupore sì, perché questa esperienza mi ha fatto vivere una dimensione che non conoscevo, cioè, tu una mattina ti svegli, apri il giornale o accendi il computer e scopri di essere un mostro, un molestatore, un violentatore. Poi siccome si fa un uso abbastanza eeee sciolto delle parole, ee poi diventi uno stuprator… insomma tu scopri di essere uno che non conosci, che non sei e questa è un’esperienza strana, e, soprattutto, scopri tutto questo grazie a a certi metodi di certe, di certi organi di stampa, non tutti fortunatamente, che non… non seguono delle regole ortodosse. Perché eeee scrivono che tu sei un assassino senza ricorrere al contraddittorio, poi tu ti difenderai, se vorrai, come vorrai, ma intanto il danno è fatto, questo un sistema veramente mostruoso, ecco, questo è inaccettabile.

La priorità di Tornatore non è negare l’addebito, generalmente chi è accusato di un reato che non ha commesso non perde occasione per difendersi.

Giuseppe Tornatore, in primis, afferma di avere “la coscienza a posto”, il fatto che lui abbia la coscienza a posto non significa nulla, non è la prova che non abbia molestato la Trevisan, è noto a tutti che chi è privo di empatia ha sempre la coscienza a posto, qualsiasi reato abbia commesso. 

E’ inaspettato che Tornatore racconti quali “non” siano i suoi sentimenti “quindi questo incidente non mi ha ingeneratoooo amarezze o particolari sofferenze”, non ha motivo di asserire ciò che non è, ma evidentemente per lui è importante. 

Tornatore non si dice stupito per aver scoperto di essere stato accusato di un reato che non ha commessoma  per aver scoperto “di essere un mostro, un molestatore, un violentatore”.

In queste ultime sequenze: “cioè, tu una mattina ti svegli, apri il giornale o accendi il computer e scopri di essere un mostro, un molestatore, un violentatore. Poi siccome si fa un uso abbastanza eeee sciolto delle parole, ee poi diventi uno stuprator… insomma, tu scopri di essere uno che non conosci, che non sei e questa è un’esperienza strana, e soprattutto scopri tutto questo grazie a… a certi metodi di certe, di certi organi di stampa, non tutti fortunatamente, che non… non seguono delle regole ortodosse. Perché eeee scrivono che tu sei un assassino senza ricorrere al contraddittorio, poi tu ti difenderai se vorrai come vorrai, ma intanto il danno è fatto, questo un sistema veramente mostruoso, ecco questo è inaccettabile”, Tornatore, per ridurre lo stress che gli produce parlare di sé rispetto a questo argomento, sposta il focus, non usa il pronome personale “io” ma “tu”, “tu una mattina ti svegli (…), poi diventi (…), scopri tutto (…), tu scopri di essere uno (…), scrivono che tu sei un assassino (…), poi tu ti difenderai (…)”.

Tornatore gonfia le accuse, in un crescendo, al fine di ridicolizzarle: “un mostro, un molestatore, un violentatore, uno stupratore, un assassino”, un classico escamotage di chi cerca di coprire una propria responsabilità.

E’ interessante quando dice: “scopri di essere un mostro (…) insomma, tu scopri di essere uno che non conosci, che non sei (…) e, soprattutto, scopri tutto questo grazie a… a certi metodi di certe, di certi organi di stampa”, Tornatore non dice di essere venuto a conoscenza di essere stato accusato  dagli organi di stampa di essere un mostro ma di esserlo e di non conoscersi. Colpisce che sottolinei che è “soprattutto” come ha scoperto di essere un mostro e di non conoscersi che lo ha segnato, non le accuse mossegli e colpisce pure l’uso del “grazie”, avrebbe potuto usare altre parole come ad esempio la parola attraverso e invece ha scelto la parola “grazie”.

Quando Tornatore dice “poi tu ti difenderai, se vorrai, come vorrai” , lascia intendere che potrebbe non difendersi, è inaspettato che un innocente decida di non difendersi se ingiustamente accusato. 

In sintesi, Giuseppe Tornatore nella sua lunga tirata oratoria che gli è servita per ingraziarsi il suo interlocutore e il pubblico televisivo, non ha negato di aver molestato Miriana Trevisan.