I maniaci del controllo (control freak) da un punto di vista psicopatologico

Maniaci del controllo, quando un gesto d’affetto nasconde l’inferno

Ecco chi sono i “control freak”, uomini (e donne) che dietro le attenzioni verso il partner o i colleghi celano un intento distruttivo. I casi più eclatanti all’estero e in Italia

pubblicato su Stylo24 il 31 dicembre 2017

di Ursula Franco

Gli individui ossessionati da un bisogno patologico di dominio e controllo sui loro simili sono definiti volgarmente “maniaci del controllo” o “control freak”. Generalmente la loro vitale necessità di controllo sugli altri è solo uno dei sintomi di un disturbo di personalità quale l’ossessivo compulsivo, l’antisociale, l’istrionico, il narcisistico o il passivo aggressivo.

I maniaci del controllo si esprimono più facilmente e “al meglio” nei rapporti di coppia ma piagano irrimediabilmente anche i contesti lavorativi in cui si trovano ad operare. Molti control freak vivono il loro bisogno di controllo in modo egosintonico perché sono erroneamente convinti che il proprio costante intervento sia di beneficio o finanche necessario.

I maniaci del controllo hanno in comune un bisogno di dominio sugli altri e grandi capacità manipolatorie che hanno sviluppato con gli anni allo scopo di raggiungere i propri obiettivi. Fattori genetici ed ambientali sono alla base del loro comportamento. La maggior parte dei control freak hanno subito traumi significativi durante l’infanzia, come la perdita di uno o entrambi i genitori, o sono stati vittime a loro volta di abusi psichici e sessuali. Il fatto che non siano stati capaci di gestire ciò che gli stava capitando in giovane età li spinge a desiderare il dominio sugli altri perché la sensazione di avere il totale controllo su tutto ciò che li circonda allontana da loro il terrore di un’imminente catastrofe o l’incubo di essere nuovamente vittimizzati, facendoli sentire al sicuro.

A volte un maniaco del controllo, se sociopatico, rapisce e riduce in schiavitù una o più vittime, altre volte il processo che conduce al dominio sui suoi simili avviene più gradualmente e può essere meno invasivo ma comunque deleterio per la vita altrui. Spesso è semplicemente attraverso una manipolazione costante che il control freak arriva a gestire completamente la vita del proprio partner, questi soggetti si mostrano inizialmente molto affettuosi ed attenti alle esigenze dell’altro ma poi lo annientano, facendo di tutto perché somigli all’idea che hanno di un partner ideale; criticandolo di continuo per ridurne l’autostima; scegliendo chi debba frequentare; a volte, per paura del tradimento, isolandolo completamente fino a privarlo della propria indipendenza. Le vittime dei maniaci del controllo sono generalmente persone vulnerabili per la minore età o per caratteristiche personologiche o perché attraversano un periodo particolare della propria esistenza e con il tempo si trovano intrappolati in una gabbia senza possibilità di fuga.

Il bisogno di dominio dei control freak sugli altri esseri umani può raggiungere forme estreme di violenza come la riduzione in schiavitù e l’omicidio; molti serial killer possono essere annoverati tra le file dei control freak in quanto sono mossi semplicemente dal desiderio di esercitare un controllo assoluto sulle loro vittime.

– Ariel Castro, un autista di autobus di Cleveland, tra il 2002 e il 2003, ha rapito tre ragazze, Michelle Knight di 21 anni, Amanda Berry di 17 anni e Gina DeJesus di 14 anni e le ha usate come schiave sessuali fino al 2013. La Knight, durante la prigionia, ha partorito una bambina, è poi rimasta incinta almeno altre cinque volte ed è stata percossa affinché abortisse.

– In California, nel 1991, Phillip Garrido e sua moglie Nancy hanno rapito l’allora undicenne Jaycee Dugard e l’hanno tenuta prigioniera per 18 anni nel cortile della loro casa; Jacyce, in seguito alle violenze sessuali subite da Phillip durante la prigionia, ha dato alla luce due bambine, la prima volta a 14 anni, la seconda a 18.

– In Missouri, nel 2002, Michael Devlin ha segregato l’allora quindicenne Shawn Hornbeck per cinque anni.

– L’austriaco Wolfgang Priklopil ha rapito Natascha Kampusch quando la bambina aveva 10 anni e, per otto anni, dal 1998 al 2006, l’ha tenuta prigioniera in una stanza sotterranea al di sotto del garage della sua abitazione.

– L’ingegnere Josef Fritzl, sempre in Austria, ha sequestrato, nel seminterrato della sua casa, la figlia Elisabeth dall’età di 18 anni ai 42; nel marzo 2009 è stato condannato al carcere a vita per l’omicidio di uno dei 7 figli nati dalle violenze sessuali cui la sottoponeva, per riduzione in schiavitù, sequestro di persona, stupro, coercizione e incesto.

– Risale al mese di novembre 2017 l’arresto a Gizzeria Lido (Catanzaro) di Francesco Giordano Aloisio per maltrattamenti in famiglia, riduzione in schiavitù e violenza sessuale pluriaggravata, la vittima è una ragazza romena oggi ventinovenne, ex badante della moglie dell’uomo. Aloisio, 52 anni, ha segregato la donna per 10 anni, negli ultimi tempi in una baracca fatiscente senza luce né servizi igienici e l’ha sottoposta ad ogni tipo di violenza rendendola madre di due bambini. L’uomo, già nel 1995, per cinque mesi, aveva sequestrato, violentato e percosso fino a farla abortire per due volte una donna di 23 anni.

– Nel gennaio 2018, a Perris, California, David Allen Turpin, 57 anni, e sua moglie Louise Anna Turpin, 49, sono stati arrestati e verranno processati per aver sottoposto a torture i loro 13 figli, di età compresa tra i 2 anni e i 29. Secondo i medici che hanno in cura i ragazzi, lo stato di malnutrizione in cui versano poteva avere conseguenze letali.

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Morte di Maria Ungureanu: un articolo della stampa romena (Observator) riprende le mie dichiarazioni

Fetiţa româncă de 10 ani găsită fără viaţă într-o piscină din Italia va fi deshumată. Detaliul esenţial pe care vor să îl afle anchetatorii

Publicat pe 30.11.2017 Observator

Maria Ungureanu a fost găsită fără suflare într-o piscină din Italia, acum un an şi jumătate

Maria Ungureanu a fost găsită fără suflare într-o piscină din Italia, acum un an şi jumătate

Fetiţa româncă în vârstă de de 10 ani găsită fără viaţă într-o piscină din Italia va fi deshumată. Decizia a fost luată de procurori şi trupul micuţei va fi reexaminat de un specialist. Anchetatorii vor să afle un detaliu esenţial în acest caz neelucidat încă.

În iunie 2016, trupul Mariei Ungureanu a fost găsit într-o piscină din stațiunea San Salvatore Telesino. Până la ora actuală, principalii suspecți rămân cei doi frați români Daniel Ciocan de 22 de ani, un prieten de familie, și sora acestuia, Cristina, de 33 de ani. Daniel și-a declarat întotdeauna nevinovăția, în ciuda faptului că a recunoscut că a văzut-o pe Maria în ziua în care a murit și susține că fetița era în viață și nu s-ar fi gândit niciodată să abuzeze de ea. Declaraţia este confirmată de sora lui.

A fost găsită minora dată dispărută de 7 zile din Timiş și căutată de o ţară întreagă. Părinţii au avut un șoc când au aflat unde fusese

Cererile de arestare preventivă pentru Daniel au fost respinse mai întâi de către magistratul din Benevento și apoi de către Tribunalul din Napoli.

Pe 13 decembrie cadavrul fetiţei va fi însă deshumat şi profesorul Francesco Introna va efectua o expertiză pentru a clarifica dacă fetița a fost mai întâi violată, apoi ucisă și aruncată în piscină.

Nu se exclude încă ipoteza că decesul fetiței ar fi putut să fie un accident.

Malke Ursula Franco, expert criminalist şi unul dintre apărătorii celor doi fraţi acuzaţi a declarat pentru italiadiaspora.it: “În patru rânduri, Procuratura din Benevento a cerut arestarea celor doi, dar de patru ori judecătorii italieni, inclusiv cei de la Înalta Curte de Casație, au refuzat măsura de reținere. Judecătorii de la Tribunal au acuzat Procuratura de acte de rasism şi toți judecătorii implicați până acum în acest caz au sugerat Procuraturii să îl incrimineze pe Marius Ungureanu, tatăl Mariei, pentru abuzuri sexuale împotriva copilei, dat fiind faptul că, la examenele de specialitate, sperma acestuia a fost identificată pe hainele Mariei, sau pe covertura patului în care dormea micuța. Abuzurile sexuale pe care le-a suferit defuncta sunt atribuibile tatălui”.*

FOTO: Părinții fetiței ucise, Maria Ungureanu, au fost inițial suspecți pentru anchetatorii italieni

Maria era singură la părinţi şi trăia alături de aceştia în Italia de doi ani.

* Per 4 volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per 4 volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato. I Giudici del Tribunale del Riesame hanno perfino accusato la Procura di razzismo e tutti i Giudici (GIP, 3 Giudici del Riesame di Napoli, Giudici della Suprema Corte) hanno suggerito alla Procura di incriminare Marius Ungureanu, il padre di Maria, per gli abusi sessuali sulla bambina in quanto il suo sperma è stato trovato sui vestiti di Maria e sulla coperta del suo lettino.

La mia analisi della telefonata di Michael Peterson al 911 a “My Favourite Murder”

Il 21 dicembre 2017, il tema del 100esimo episodio del programma radiofonico americano “My Favourite Murder” è stato l’omicidio di Kathleen Hunt Atwater, la conduttrice, Georgia Hardstark, ha parlato di MALKE CRIME NOTES, della mia analisi criminologica del caso e di quella della telefonata al 911 fatta da Michael Peterson, il marito assassino.

On December 21, 2017, the topic of the podcast “My Favourite Murder” was the murder of Kathleen Hunt Atwater, Georgia Hardstark spoke about this blog MALKE CRIME NOTES and summarised my analysis of the case:

Michael Peterson’s 911 call

The murder of Kathleen Hunt Atwater Peterson at the ‘hands’ of Michael Peterson

Michael Iver Peterson: a pathological liar and a murderer

MY FAVOURITE MURDER: 100 – The 100th Episode – Resources
+The remixed theme song for this episode was done by The Echoist. Here’s his Instagram.
+Here’s a picture of the Fudgie the Whale cake Karen and Georgia ate during the show.

the-staircase-kathleen-peterson-my-favorite-murder

Karen and Georgia covered the mysterious death of Kathleen Peterson.
+Here’s the Wikipedia article for Kathleen Peterson.
+You can watch The Staircase documentary here. (There’s also some episodes on YouTube here.)
+Karen watched the American Justice episode called Blood on the Staircase. I can’t find it anywhere online.
+Georgia watched the Forensic Files episode called A Novel Idea. Watch it on YouTube here.
+Here’s the link to Malke Crime Notes which analyzes Michael Peterson’s 911 call that Georgia mentioned.

Everyone on the Facebook page have been sharing lots of additional resources that weren’t talked about in the episode so I thought I’d share some of those here.
+Riley shared that the Criminal’s first podcast episode covered this case. Listen here.
+Clayton shared that there’s an interview with the male escort Michael Peterson was trying to hire on The Taran Show. Listen here.
+Steve shared that BBC has done an in-depth podcast on the case called “Beyond Resonable Doubt?” Listen here.
+Several people mentioned the mockumentary Trial and Error which is based on this case. Watch on NBC here. (Crossing my fingers that the second season will come out soon.)

Resources unrelated to the case:
+Kaitlyn shared an amazing site that you can stream lots of crime documentaries.
+Emily shared a link to a list of best crime books of 2017.

Caso Maria Ungureanu: sospetti inquietanti sul padre della bambina

Maria Ungureanu

La Cassazione invita la Procura di Benevento ad indagare sul padre di Maria, Marius Ungureanu e apre all’ipotesi dell’evento accidentale

Da Redazione – 23 dicembre 2017- Stylo24

Il 19 dicembre 2017, la Suprema Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale nell’ottobre scorso ha rigettato il ricorso presentato dalla Procura di Benevento in merito alla richiesta d’arresto dei fratelli Daniel Petru e Cristina Ciocan.

La Cassazione ha abbracciato le conclusioni dei tre Giudici del Tribunale del riesame di Napoli che si erano espressi in precedenza sul caso Ungureanu. Secondo i Giudici: il compendio indiziario dell’accusa è lacunoso; relativamente alla dinamica del fatto, “non può ragionevolmente escludersi l’ipotesi dell’evento accidentale”; il movente che, secondo la procura, avrebbe condotto Daniel e Cristina a commettere un omicidio è stato “individuato in una circostanza indimostrata”; “l’attribuzione degli abusi al Ciocan, non solo è da ritenersi indimostrata, ma anche improbabile e in contraddizione con il contesto e che, anzi, sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali, per le tracce di sperma del padre su una maglietta e sulla copertina del suo lettino, per il tenore di alcune conversazioni registrate che fanno trasparire la di lui preoccupazione e per la circostanza che l’ultimo rapporto sessuale subito dalla bambina risale al pomeriggio del giorno della sua morte, quando si trovava a casa”.

Gli inquirenti si sono “fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate”.

Proprio riguardo al rinvenimento delle tracce di sperma del padre Marius da parte dei RIS di Roma e al fatto che non siano stati presi provvedimenti nei suoi confronti, si è espressa il 5 dicembre, in occasione di un’intervista a Stylo24, la criminologa Ursula Franco che collabora con gli avvocati dei fratelli Ciocan, Salvatore Verrillo e Giuseppe Maturo.

La Franco ha affermato che la difesa è decisa ad ottenere chiarimenti, in specie su questo punto, e ha individuato nella mancata indagine sul padre di Maria la causa della persecuzione dei fratelli Ciocan, due soggetti estranei ai fatti: “dopo neanche un mese dalla morte di  Maria, i RIS hanno isolato lo sperma di suo padre Marius da tre tracce presenti su una maglietta della bambina e dalla copertina del suo lettino, a questo punto c’è stato un corto circuito, inspiegabilmente la PM non ha richiesto l’applicazione di una misura cautelare per Marius Ungureanu ma per i germani Ciocan”.

Analysis of Sherra Wright interview

On December 15, 2017, Sherra Wright, the ex-wife of former NBA player Lorenzen Wright has been arrested and charged with his 2010 murder in Menphis. Prosecutor said  Sherra was physically at the scene when Lorenzen Wright was murdered.

Sherra Wright mugshot

At the time of her husband murder, Sherra Wright released an interview, here the analysis of an excerpt:

Journalist: Did you have any part in Lorenzen’s murder?

This is a “Yes” or “No” question.

Sherra Wright: I’m, at first, I’m a wife, then I’m a mother and then thirdly I’m an author, the law enforcement, she do what’s best to find out who’s the killer.

Once the answer avoids using “Yes” or “No” in it, the question, itself, is considered sensitive to the subject.

At first, she asserts what she is, she shows a need to persuade she is a “good woman” because she is not.

Then, rather than show impatience and frustration for the failure of the investigation, she unexpectedly says that law enforcement are doing “what’s best to find out who’s the killer”, this is the Ingratiating Factor”.

She doesn’t say “to find out who killed Lorenzen” but “to find out who’s the killer”, this is distancing language, she is unable to call her ex husband by his name .

Journalist: You understand obviously why I had to ask that!?

Sherra Wright: I do but I’m a wife, a mother and an author, I… I let people do what… what they are good at doing and I’m just gonna do what I’m good at doing um they need to spend time and focus and find out what happened to him, we all need to know.

She answers “I do” but then she has the need to assert the same things she said before “I’m a wife, a mother and an author”.

“I… I let people do what… what they are (…) um”, a stuttering “I” shows tension and anxiety, the repetitions of “what” and “um” are sensitive and show that she is buying time to give a reasonable answer in her process to avoid telling the truth. The stuttering on the the pronoun “I” is called the “stuttering I of anxiety”.

When she says “I let people do what… what they are good at doing” she is referring, for a second time, to “the law enforcement” praising them for their failure to solve the case, this is the Ingratiating Factor, again.

Sherra’s use of pronouns is also interesting, when she says “we all need to know”, she hides in a crowd like most guilty people.

During the interview Sherra Wright was unable to give a reliable denial.

Analysis conclusion:

Deception Indicated.

Sherra Wright shows guilty knowledge.

Ursula Franco, M.D. and criminologist

Analisi del video messaggio di Rosa Di Domenico

«Rosa è credibile nel video messaggio, e i genitori non le mancano»

L’analisi della criminologa Ursula Franco del video della 15enne napoletana scomparsa da casa dopo aver incontrato un 28enne pakistano

di Ursula Franco

pubblicato su Stylo24 il 15 dicembre 2017

Il 24 maggio 2017, la quindicenne Rosa Di Domenico si è allontanata da Sant’Antimo e dalla sua famiglia con un ragazzo pakistano di 28 anni che frequentava da tempo, tale Alì Qasib. Giorni fa, Rosa ha inviato un video messaggio ai genitori, la qualità delle immagini non è buona e l’unica analisi possibile dei due stralci di video mandati in onda da Chi l’ha visto, è quella linguistica. La seguente analisi naturalmente non prende in esame i risvolti legali della vicenda ma si limita a rilevare, per quanto possibile, lo stato psichico della ragazza.

“Ciao, sono Rosa. Oggi è il 4 novembre 2017 e vi invio questo video per dirvi che sto bene (…) e non mi ha mai trattata male, mi sta trattando sempre bene e non mi fa mancare nulla, davvero non mi fa mancare nulla: ho trucchi, piastre per capelli, orecchini, tutto. Ho anche due conigli, che lui mi ha portato per non farmi sentire sola”.

La Di Domenico è credibile quando afferma di star “bene” e di essere trattata “sempre bene” ed è credibile anche quando nega le accuse mosse dai suoi genitori a Qasib, “non mi ha mai trattata male”, “non mi fa mancare nulla, davvero non mi fa mancare nulla”.

Da un punto di vista non verbale, l’eloquio di Rosa non mostra segni di stress, a parte quando dice “2017″.

La giovane Rosa Di Domenico di Sant’Antimo

La Di Domenico non si rivolge ai suoi genitori con un mamma e papà perché, quantomeno in questo momento, non le mancano, è presto, sono passati solo pochi mesi dal suo allontanamento da casa e la ragazza sta vivendo questa fuga ancora come un’avventura. Il suo distacco affettivo è dovuto al fatto che ormai Rosa si sente una donna adulta.

Ali Qasib, il presunto sequestratore di Rosa

E’ possibile escludere, a rigor di logica, che, nel video messaggio, la Di Domenico abbia il volto segnato da lividi, di sicuro Qasib, se l’avesse picchiata, non avrebbe registrato un video con i segni delle percosse in bella mostra ma si sarebbe limitato a farle inviare un semplice audio messaggio. Il trucco è più pesante del solito perché Rosa è più libera e forse frequenta donne più grandi di lei.

La mamma di Rosa Di Domenico

Quando la giovane Rosa dice “ho trucchi, piastre per capelli, orecchini, tutto”, parla di sé e delle sue limitate esigenze che Qasib evidentemente è in grado di soddisfare appieno.

Il fatto che Rosa dica “Ho anche due conigli, che lui mi ha portato per non farmi sentire sola” ci permette di inferire che Qasib lavori e che, per questo motivo, si allontani da casa per ore. Se i due si trovano in Italia, com’è probabile, il fatto che Alì lavori aiuterà a localizzarli anche se il modo più facile per rintracciarli sarebbe farsi dire dai familiari di Qasib, che di sicuro sono a conoscenza dei loro spostamenti, dove vivano.

In conclusione, quando Rosa dice di star bene, dice il vero. La Di Domenico non sta vivendo questo allontanamento da casa come una violenza, anzi.

I millantatori: chi sono e perché lo fanno

“Il millantatore è colui il quale fa mostra di titoli di merito che non possiede, esagerando il suo controllo del mondo di cui in realtà è privo”. Aristotele

Attraverso le menzogne, i millantatori costruiscono dei personaggi, alcuni “quasi innocui”, altri pericolosi per la società. In ogni caso il ricorso frequente alla menzogna è sempre un segnale di discontrollo che va affrontato con una terapia adeguata.

I millantatori “quasi innocui” si limitano a raccontare bugie nell’ambito familiare, ad amici e conoscenti; a volte millantano titoli accademici e ottengono impieghi di poco conto, chi li circonda sa perfettamente dove finisce la realtà e dove iniziano le loro fantasie e, spesso, pur di non contraddirli, li supportano nelle menzogne. Questo tipo di millantatori hanno generalmente tratti istrionici di personalità: sono autocentrati, seduttivi e manipolativi e reagiscono alle frustrazioni con manifestazioni intense e teatrali rivelatrici di un’emotività superficiale. Purtroppo sono soggetti egosintonici e per questo motivo raramente si recano da uno psicologo, quantomeno non per il problema principale che affligge la loro vita ma con il terapeuta si pongono in modalità “sfidante”, vanificando la terapia.

I millantatori più pericolosi sono quelli che si insinuano nelle maglie della società civile fino a raggiungere posizioni di potere, i danni che possono fare sono incalcolabili. Questi impostori, nonostante non abbiano i titoli per rivestire certi incarichi, sono convinti di avere le competenze per meritarseli in quanto sovrastimano le proprie abilità, sottostimano quelle di un vero professionista ma soprattutto, non avendo studiato, ignorano la complessità dell’argomento sul quale si esprimono, in poche parole “non sanno di non sapere”.

Gli impostori, più frequentemente, si spacciano per medici, avvocati ed ingegneri. I reati in cui incorrono sono la truffa aggravata, l’usurpazione di titolo e l’esercizio abusivo della professione.

– Nell’ 87, in provincia di Asti, è stato smascherato un falso neurochirurgo, un certo Luigino Negro, il quale, nonostante fosse privo della laurea in medicina e chirurgia, nei circa 10 anni di “professione” aveva compiuto centinaia di interventi chirurgici e ricoperto, perfino, l’incarico di vice primario dell’Ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria.

Alessandro Maria Marchesini

– Nel 2012, Alessandro Maria Marchesini, che per 23 anni, era stato direttore del laboratorio di analisi dell’Ospedale di Valdagno è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione medica in quanto privo dei titoli per ricoprire quell’incarico. Le indagini hanno appurato che Marchesini aveva manipolato un certificato di laurea in medicina e chirurgia di una sua conoscente sostituendone il nome.

– Dal 2011 al 2015, Giuseppe Piacentini, classe 1956, ha ricoperto l’incarico di dirigente ingegnere della Asl Roma E senza possedere alcun titolo accademico. Per ottenere l’incarico alla ASL, Piacentini aveva “autocertificato” di aver conseguito la laurea in ingegneria civile all’Università la Sapienza di Roma nel 1985, mentre un’indagine sui suoi titoli di studio ha accertato che era stato iscritto all’università dal 1975 al 1990 senza aver mai conseguito la laurea. La Corte dei conti del Lazio ha calcolato che Piacentini, rendendo false dichiarazioni in merito ai propri requisiti professionali e culturali, si è arricchito dolosamente causando un danno erariale di circa 448.305 euro, l’equivalente della retribuzione percepita dal falso ingegnere dal 28 gennaio 2011 al 30 giugno 2015.

Andrea Stampini

– Nel 2015, il geometra Andrea Stampini, 65 anni, non solo è stato accusato di esercizio abusivo della professione ma è stato condannato dalla Corte dei Conti a restituire circa mezzo milione di euro che aveva ricevuto in modo indebito dall’azienda sanitaria trentina per la quale, per 36 anni, senza aver mai conseguito la laurea in medicina e chirurgia, aveva svolto la professione di ginecologo, ricoprendo perfino l’incarico di primario di Ostetricia e ginecologia all’Ospedale di Riva del Garda dal 1985 al 1998. Stampini si era iscritto nell’Albo dei medici di Ferrara, il 19 ottobre 1978, dopo aver presentato un falso certificato di laurea e di abilitazione dell’Università degli Studi di Bologna. Dagli atti risulta che Stampini si era immatricolato alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Ferrara nell’anno accademico 1969/1970 per trasferirsi nell’1974/1975 a Bologna senza mai sostenere esami. Già nel 2005 Stampini aveva dovuto risarcire la ASL di Trento con 170mila euro per un errore professionale, ma nessuno all’epoca aveva indagato sui suoi titoli di studio.

Un tipo particolare di millantatore è quello che, dichiarando il falso sui propri titoli accademici, riesce a ricoprire l’incarico di consulente forense per le procure. Chi mente sui propri titoli di studio, evidentemente, non ha competenze per ricoprire un certo incarico e, proprio per questo motivo, rappresenta una sicurezza per l’accusa in quanto è sempre pronto a falsificare pur di ricevere nuovi incarichi. Generalmente un consulente forense millantatore viene smascherato quando, dopo aver dichiarato il falso per favorire la condanna di un innocente, la difesa chiede controlli incrociati sulle conclusioni errate della sua consulenza e sui suoi titoli accademici.
Spesso dalle indagini emerge che il millantatore in questione si è occupato di un numero infinito di casi in pochi anni, un dato a riprova l’inaccuratezza delle sue analisi.

Annie Dookhan

Nel 2012, in USA, Annie Dookhan, un’impostora che era riuscita a farsi assumere come tecnico di laboratorio dall’HSLI di Boston millantando una laurea magistrale in chimica e che era soprannominata “superwoman” per i tanti casi dei quali riusciva ad occuparsi in tempi brevi e sempre ottenendo prove contro gli indagati, in seguito ad un controllo incrociato sui risultati di esami da lei eseguiti in un caso di errore giudiziario, è stata incriminata e condannata a tre anni di carcere per intralcio alla giustizia e per aver millantato un titolo accademico e a risarcire una delle sue “vittime” con due milioni di dollari. La donna, nei 18 anni in cui ha lavorato come tecnico di laboratorio, ha falsificato un numero esorbitante di test in modo da incastrare più di 20.000 persone. Il 95% dei soggetti condannati grazie alle sue consulenze sono stati liberati.

L’arresto della Dookhan

Gli impostori come Annie Dookhan, millantano un titolo e appoggiano le procure, non solo per ottenere vantaggi materiali o perché desiderino approvazione e prestigio, lo fanno soprattutto perché bramano il “potere di vita o di morte” sui loro simili verso i quali provano sentimenti ostili. Sono soggetti psichicamente disturbati con tratti narcisistici e antisociali. Alcuni di loro arrivano a vantarsi con i giudici delle condanne inflitte per proprio merito, sono dei perversi che soddisfano il proprio sadismo attraverso il potere che gli viene riconosciuto sugli altri esseri umani da soggetti negligenti se non conniventi.

ludwig

Ludwig: Wolfgang Abel e Marco Furlan

Questo tipo di millantatori non solo dissimili da un punto di vista psicopatologico da “serial killer missionari” come Wolfgang Abel e Marco Furlan e come loro sono decisi a ripulire il mondo, sono solo meno coraggiosi perché pur appoggiando l’accusa senza remore, delegano ad altri la sentenza definitiva. Potremmo definirli “giustizieri per procura”, in tutti i sensi.

Gli impostori, dietro la corazza di menzogne che si sono costruiti, celano una scarsa autostima se non un odio di sé che ha radici nel profondo vissuto di inadeguatezza della loro infanzia e nella consapevolezza di essere stati incapaci di raggiungere legalmente gli obiettivi che si erano prefissati.

Ciò che li frega, ad un certo punto della loro “carriera”, è un’illusione di impunità che maturano dopo che per anni sono riusciti a farla franca e che li porta ad esporsi senza farsi più scrupoli.

Ho posto il mentitore in impegni molto ardui e difficili da superare, per maggiormente intralciarlo nelle bugie medesime, le quali sono per natura così feconde, che una ne suol produr più di cento, e l’une han bisogno dell’altre per sostenersi”. Carlo Goldoni