Analisi di uno stralcio d’intervista rilasciata da Marius Ungureanu a Veronica Briganti

Marius ed Elena Ungureanu

La giornalista Veronica Briganti ha intervistato Marius Ungureanu la cui figlia Maria, una bambina di 9 anni, è annegata il 19 giugno 2016 in una piscina incustodita di un ristorante che si trova nel centro del paese di San Salvatore Telesino. Sul cadavere della bambina, i medici legali hanno riscontrato gli esiti di violenze sessuali croniche e i segni di una violenza risalente al pomeriggio del giorno della sua morte, pomeriggio che aveva passato in casa con i genitori. I RIS di Roma, su una maglietta appartenente a Maria Ungureanu e sulla copertina del suo lettino, hanno isolato lo sperma del padre Marius.

Veronica Briganti: Sulla maglietta e sulla copertina c’erano sue tracce di liquido seminale, le sue, del papà.

Marius Ungureanu: Io non lo so, cioè non lo so come s’è… s’è trovato questo, non lo so come s’è trovato questo, ma io non avr… fa… una cosa del genere a mia figlia, non l’avrei mai fatto, questo…

Marius non nega che la maglietta e la copertina appartenessero alla figlia, dice solo di non sapere come vi sia stato trovato il suo sperma. In questa risposta l’Ungureanu fa tre pause, si ripete e usa parole monche,  tutte tecniche usate da chi mente per prendere tempo per dare una risposta sensata. 

La domanda è sensitiva, Marius ripete per tre volte “non lo so” e “questo”L’Ungureanu ripete per tre volte “questo” riferendosi al proprio sperma, non ne prende le distanze, come invece ci saremmo aspettati.  
Quando Marius dice “questo” e “una cosa del genere” si riferisce rispettivamente al suo sperma e alle violenze sessuali che subiva sua figlia Maria, Marius non se la sente di chiamare lo sperma e le violenze sessuali con il loro nome, non dice la parola sperma e tende a minimizzare la gravità del reato chiamandolo “una cosa del genere” per evitare lo stress che gli produrrebbe il confrontarsi con i fatti. Inoltre, Marius, quando parla della vittima, dice “a mia figlia” non la introduce come dovrebbe, ovvero con un “a mia figlia Maria”, per prenderne le distanze.

Non è la prima volta, già nel marzo 2017, in un’intervista rilasciata al giornalista Maurizio Flaminio, Marius, riferendosi alle violenze sessuali ai danni di sua figlia, si era limitato ad usare termini blandi e aspecifici come “si sentiva male”, “qualcosa di male”“questa cosa”, “ha fatto male in questo modo”, “quella che ha detto l’avvocato” e “che si sentiva male”

Il fatto che Marius Ungureanu non sia capace di chiamare il suo sperma e le violenze sessuali che la bambina subiva da tempo con il loro nome tradisce un suo personale coinvolgimento nei fatti.

Marius è incapace di negare di aver abusato di sua figlia, non è in grado di dire “io non ho violentato mia figlia Maria”, l’Ungureanu dice semplicemente “non l’avrei mai fatto”, un’affermazione che non ha il valore di una negazione credibile, in quanto, non solo Marius non usa il verbo al passato, ma neanche fa riferimento alle accuse.

Veronica Briganti: Io glielo chiedo proprio direttamente, è un mio dovere, lei ha mai violentato sua figlia?

Marius Ungureanu: No, non esiste proprio, non esiste.

Marius continua a non negare. “No, non esiste proprio, non esiste”, non è una negazione credibile. Marius non riesce a negare di aver abusato della figlia neanche ripetendo a pappagallo le parole della giornalista.

Marius Ungureanu: Io quella sera stavo disperato per trovarla, pioveva, faceva freddo, non l’ho mai trovata.

E’ vero, quella sera Marius cercò sua figlia senza trovarla. L’Ungureanu, con questa risposta, ci dimostra di essere in grado di usare il verbo al passato e di saper comporre una frase di senso compiuto, cosa di cui non è stato capace in precedenza. Marius è capace di dire “non l’ho mai trovata” ma non se la sente di affermare “non l’ho mai violentata” perché mentirebbe. 

In questa risposta l’Ungureanu inserisce alcune informazioni non necessarie “pioveva, faceva freddo”, lo fa per accreditare la pista dell’omicidio da parte di un fantomatico pedofilo cui addebitare anche le violenze sessuali.

Marius Ungureanu: Perché lui ha preso mia figlia in macchina e a me non m’ha chiamato per dirmi: tua figlia sta con me in macchina? Questa è la mia domanda e lui mi deve rispondere a questa domanda.

Maria è morta affogata e subiva violenze sessuali ma il problema di Marius Ungureanu è che sia salita in auto con Daniel Ciocan, che come noto, riportò in paese Maria intorno alle 20.00 del 19 giugno 2016, giorno della sua morte.

Anche nel marzo 2017, alla domanda di Maurizio Flaminio: “Maria era stata altre volte in compagnia di Daniel, in auto? L’aveva frequentata? Vi fidavate di Daniel?”Marius Ungureanu aveva risposto: “Ma veramente non… l’abbiamo saputo all… alla fine, quando è successo di mia figlia, perché lui l’ha presa già tante volte in macchina e lei non ha mai detto… è la cosa che m’ha fatto di più arrabbià, perché la prendi in macchina senza chiamarmi? Chiamami”. E’ estremamente significativo che Marius abbia affermato che il fatto che Daniel non lo avesse avvisato “è la cosa che m’ha fatto di più arrabbià”. Da circa un anno e mezzo, è infatti l’unico rimprovero che Marius Ungureanu è capace di muovere a Daniel Ciocan; Marius non ha altri motivi di rabbia nei suoi confronti perché sa che non era Daniel ad abusare di sua figlia, in altre parole, non ha il coraggio di accusare il giovane Ciocan delle violenze che era lui a perpetrare.

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