San Valentino di sangue

Reeva Steenkamp e Oscar Pistorius

I delitti di San Valentino, quando l’amore diventa assassino

Il giorno degli innamorati può diventare la scintilla di una esplosione d’odio nelle coppie che affrontano momenti di crisi a seguito di tradimento o di aspettative deluse

Stylo24, 26 febbraio 2018

E’ a tutti noto che nella notte del 14 febbraio 2013, durante una discussione, Oscar Pistorius ha ucciso la sua fidanzata Reeva Steenkamp. Da un punto di vista criminologico la festa degli innamorati rappresenta una giornata particolarmente stressante per le coppie in crisi. Proprio in occasione del 14 febbraio, precedenti dissapori, contrasti tra fidanzati o coniugi seguiti ad eventuali tradimenti o ad aspettative deluse possono esacerbarsi e divenire motivo di discussione e a volte il movente di un omicidio. 

L’omicidio di Susan Shibley Hamilton

Oklahoma City. Nella mattinata di mercoledì 14 febbraio 2001, John Baxter Hamilton, un chirurgo ostetrico e ginecologo di 53 anni ha chiamato il 911 riferendo di aver trovato sua moglie Susan Shibley, una manager di 55 anni, morta seminuda nel bagno della loro casa.

Susan Shibley Hamilton

Secondo il referto autoptico Susan è stata strangolata con due cravatte e poi colpita alla testa con una violenza tale da fracassarle il cranio ed esporre la materia cerebrale.

Il dottor Hamilton ha riferito agli inquirenti che quella mattina si era recato nella clinica dove lavorava per eseguire un intervento chirurgico intorno alle 7.00, di essere in seguito tornato a casa per scambiarsi gli auguri di San Valentino con la moglie Susan, di aver poi eseguito un secondo intervento dopo essere stato avvisato attraverso il beep che il paziente era stato anestetizzato, di essere nuovamente tornato a casa per prendere la sua agenda e, in quell’occasione, di aver trovato sua moglie morta.

I biglietti di auguri che i due coniugi si erano scambiati per San Valentino e che si trovavano in casa hanno attirato l’attenzione degli investigatori.

Sul biglietto di John per Susan era scritto: “We are important, loving, caring people together. My life would be incomplete without you. I love you. Jo” (Noi siamo importanti, amorevoli, capaci insieme di prendersi cura degli altri. La mia vita sarebbe incompleta senza di te. Ti amo. Jo)

Mentre Susan su un biglietto per John sul quale era stampato “Happy Valentine’s Day Sweetheart” (Buon San Valentino Tesoro) aveva aggiunto: “I bought my cards two weeks ago, so I guess maybe they don’t seem as appropriate now. But, I do love you. Have a good day. Susan” (Ho comprato i miei biglietti d’auguri due settimane fa, non le ritengo più appropriati ma ti amo. Ti auguro una buona giornata. Susan) e: “obviously I bought this before last Mon” (ovviamente ho comprato questo (biglietto) prima di lunedì scorso).

Susan aveva comprato il biglietto di auguri per suo marito prima di scoprire che lui si era invaghito di una spogliarellista di un night club, tale Alliena Aguirre.

il contenuto del biglietto consegnato da Susan Hamilton a suo marito John

un appunto sul biglietto consegnato da Susan Hamilton al marito: “ovviamente ho comprato questo (biglietto) prima di lunedì scorso”

Dall’analisi del testo scritto da Susan “I bought my cards two weeks ago, so I guess maybe they don’t seem as appropriate now. But, I do love you. Have a good day. Susan” (Ho comprato i miei biglietti d’auguri due settimane fa, credo forse che non sembrino appropriati adesso ma ti amo. Ti auguro una buona giornata. Susan) si evince che la Hamilton non era sicura che il marito la tradisse, ella infatti ha scritto: “I guess maybe they don’t seem as appropriate now” (credo forse che non sembrino appropriati adesso) e non “they are not appropriate anymore” (non sono più appropriati) e ha aggiunto “but I love you” (ma ti amo) quindi evidentemente il rapporto tra i due coniugi non aveva ancora raggiunto un punto di non ritorno. 

In ogni caso le indagini hanno permesso di accertare che ad uccidere Susan è stato suo marito John e che ha commesso l’omicidio durante la pausa tra il primi due interventi chirurgici di quella mattina.

Le indagini hanno appurato che:

– In nessuna delle porte dell’abitazione degli Hamilton sono stati rilevati segni di scasso pertanto o Susan aveva fatto entrare il suo assalitore mentre si trovava in déshabillé o chi aveva aggredito la Hamilton possedeva una copia delle chiavi.

– I vicini hanno riferito di aver udito i due coniugi discutere nei giorni precedenti all’omicidio.

– Il sangue della vittima è stato repertato sul volante e sul sedile del conducente dell’auto del marito, lembi di pelle di Susan e alcuni suoi capelli sono stati trovati invece sul tappetino posto sotto il volante.

la camicia indossata da John Hamilton

Il dottor Hamilton ha riferito di aver soccorso sua moglie e di averle praticato un massaggio cardiaco e che proprio per questo motivo i suoi indumenti fossero sporchi di sangue mentre due esperti di Bloodstain Pattern Analysis (BPA) hanno concluso che le macchie di sangue repertate sui suoi abiti erano incompatibili con un eventuale trasferimento avvenuto durante le manovre rianimatorie e che invece le piccole macchie prodotte da un impatto a media velocità repertate sulla scarpa sinistra di John Hamilton e all’interno del polsino destro della sua camicia non potevano che essersi depositate lì durante l’aggressione.

Dr John Baxter Hamilton

John Baxter Hamilton è stato condannato al carcere a vita e sta scontando la sua pena nel penitenziario di Stato di McAlester, Oklahoma.

L’omicidio di Denise Leuthold

La mattina del 14 febbraio 2013, Denise Leuthold, 39 anni, è stata uccisa con un colpo d’arma da fuoco alla testa nella casa dei suoi genitori al 700 W. di Mossville Road, Peoria, Illinois, dove viveva con il marito Nathan ed i loro tre figli di 12, 10 e 4 anni.

Denise Leuthold

Il suo corpo è stato rinvenuto dai poliziotti giunti sulla scena del crimine su invito del marito Nathan che ha chiamato il 911 riferendo di ritenere che in casa fossero entrati i ladri in quanto avvicinandosi all’abitazione, a suo dire, aveva notato il garage aperto ed un vetro rotto.

Oltre al cadavere di Denise gli investigatori hanno trovato la cucina sottosopra, armadietti e cassetti aperti, circostanza anomala che li ha insospettiti e li ha indotti a ritenere quel disordine il frutto di una messinscena (staging), infatti non solo difficilmente un ladro rovista in cucina ma raramente uccide se scoperto in flagranza di reato.

Nathan Leuthold

Denise aveva sposato il coetano Nathan Leuthold circa 17 anni prima, entrambi erano cresciuti in famiglie religiose appartenenti alla chiesa battista e si erano dedicati alla vita missionaria. La coppia che svolgeva la propria attività missionaria in Lituania aveva ivi conosciuto la giovane Aina Dobilaite e sua madre. Aina era solita aiutarli con i bambini e il rapporto con la famiglia Leuthold si era consolidato tanto che a 18 anni la ragazza si era trasferita dalla Lituania in America per studiare musica. All’epoca della morte di Denise, Aina aveva compiuto 20 anni.

Aina Dobilaite

Lo staging della scena del crimine, il fatto che Denise fosse stata uccisa con un colpo di pistola esplosa da un’arma compatibile con una delle tre pistole possedute dal marito, una Glock cal. 40 peraltro irreperibile, e certi atteggiamenti di Nathan notati dai detectives dopo la scoperta del corpo e durante l’interrogatorio hanno indotto gli investigatori a sospettare di lui.

Tre settimane dopo l’omicidio di Denise, Nathan Leuthold è stato arrestato per omicidio di primo grado.

Secondo i prosecutors che si sono occupati del caso, Nathan ha premeditato l’omicidio di sua moglie e lo ha messo in atto come presente per la festa degli innamorati per la sua amante, la giovane lituana Aina Dobilaite.

Le indagini hanno appurato che:

– Denise è stata uccisa con un colpo d’arma da fuoco partito da una Glock cal. 40, Nathan ha riferito agli investigatori di possedere tre pistole tra cui una Glock cal. 40 e che la stessa era scomparsa.

– La macchina di Denise è stata ritrovata in un parco a poche centinaia di metri da casa, un mazzo di chiavi della stessa erano state gettate in un cestino nel parco. Solo chi fosse stato in possesso di una seconda chiave avrebbe potuto condurre lì l’auto in quanto le chiavi in uso alla Leuthold erano state repertate sulla scena del crimine, sotto i suoi capelli.

– L’auto di Nathan si trovava nello stesso parco quel giorno.

– Circa un mese prima dell’omicidio il 18 gennaio 2013 Nathan aveva inviato ad Aina una email, i prosecutors hanno ritenuto  seguenti stralci rivelatori di una relazione tra i due: “I let you down. From now on, I want to do all that I can for you and this relationship. I am so blessed to have you in my life” (Ti ho deluso. D’ora in poi, voglio fare tutto ciò che posso per te e per questa relazione. Sono così fortunato di averti nella mia vita).

– In un’altra email Nathan aveva scritto ad Aina: “I love you because you understand me better than anybody else and because I am a better person with you next to me. My life has a deeper meaning and purpose because you are my world and everything and that will never change” (Ti amo perché mi capisci meglio di chiunque altro and perché con te vicino sono una persona migliore. La mia vita ha un senso e uno scopo più profondi perché tu sei tutto il mio mondo e questo non cambierà mai).

– Il giorno dell’omicidio, poco dopo che Nathan aveva chiamato il 911, intorno alle 15.30, Aina gli aveva inviato un messaggio al quale lui aveva risposto: “I can’t now, police checked, it looks like the house was robbed” (Ora non posso, la polizia sta controllando, sembra che ci sia stato un furto in casa), Aina aveva replicato: “Interesting smiling face“(interessante con una faccina sorridente), secondo i prosecutors questo scambio è la prova che Aina era al corrente del fatto che Nathan avrebbe ucciso Denise ed avrebbe simulato un furto.

– Un’analisi dell’hard disk del laptop utilizzato da Nathan Leuthold ha rivelato che Nathan aveva fatto ricerche su come uccidere attraverso annegamento nella vasca da bagno, elettrocuzione ed iniezioni letali di insulina, su un silenziatore per una Glock cal. 40 e su tecniche suicidiarie.

– Una vicina ha identificato in Nathan Leuthold il soggetto che vide la mattina del 14 febbraio 2013 a poca distanza dalla casa dove era stato commesso l’omicidio.

– Residui di polvere da sparo sono stati repertati sul polsino destro della felpa che Nathan Leuthold indossava il giorno di San Valentino.

– Un testimone ha riferito di aver udito un colpo d’arma da fuoco tra le 12.30 e le 12.45.

– Nathan non è stato in grado di fornire agli inquirenti un alibi tra le 11.30, orario in cui è stato ripreso da una telecamera mentre usciva da uno Starbucks e le 12.45, orario in cui è stato ripreso dalla solita telecamera mentre entrava nel solito Starbucks.

– Durante il processo a Nathan, un ragazzo detenuto con lui nel penitenziario di Peoria County ha riferito che Leuthold gli aveva detto di avere un’altra donna e che sua moglie era una prepotente.

– David D. Smith, un altro ragazzo detenuto con Leuthold per spaccio di stupefacenti, ha riferito alla corte ed ai giurati che Nathan, nel marzo 2013, subito dopo l’arresto, gli aveva confessato di aver atteso il ritorno della moglie nascosto nell’armadio e che dopo un breve scambio verbale le aveva sparato in testa e poi che Narthan gli aveva detto di essere preoccupato perché era stato visto da una vicina nei pressi della casa dove aveva commesso l’omicidio, di aver fatto ricerche su come uccidere, che aveva prima pensato di somministrarle insulina o potassio ma che poi aveva deciso di sparare alla moglie e che a quel punto aveva cercato un silenziatore per la sua Glock cal. 40.

la nota di Denise Leuthold

– Nella camera dei coniugi Leuthold gli investigatori hanno trovato una nota scritta da Denise: “What on earth could you possibly be thinking. I can’t imagine anything you could tell me that would be worse than what you are doing to me now everyday. I really don’t think there is anything that I have done or not done that has cause me to deserve this. I have tried to please you for 17 years and never succeeded. I have never been good enough, never done enough. I know that you want me dead. I am not stupid. You want to humiliate me by running around with a 20-year-old. Fine. If I haven’t pleased you in 17 years nothing I will do will now will please you. How long are you going to do this to me? Oh, ya. Until I brake. That’s what you said isn’t it? Happy waiting” (Cosa diavolo tu stia pensando. Non posso immaginare nulla che tu mi possa dire che possa essere peggiore di ciò che mi stai facendo ogni giorno. Io veramente non credo di aver fatto o non fatto qualcosa per meritarmi questo. Ho cercato di renderti la vita piacevole senza successo per 17 anni. Non sarò mai abbastanza, non avrò mai fatto abbastanza. So che mi vuoi morta. Non sono stupida. Mi vuoi umiliare correndo dietro ad una ragazza di 20 anni. Va bene. Se non ti ho accontentato per 17 anni nulla di ciò che io possa fare adesso ti renderà felice. Per quanto tempo ancora intendi comportarti così? Oh, certo. Finché non mi spezzerò. E’ ciò che hai detto, non è vero? Buona attesa).

Nel settembre 2014 una giuria ha riconosciuto Nathan Leuthold colpevole di omicidio di primo grado ed il giudice Kevin Lyons lo ha condannato a 80 anni di carcere. Nel dicembre 2016 l’appello presentato dai suoi avvocati è stato rigettato da tre giudici della corte d’appello.

Ursula Franco

Nathan Leuthold

Bibliografia

Forensic Files – Season 10, Ep 16: Deadly Valentine

New Dateline – Deadly Valentine

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Psicopatologia di Innocent Oseghale

Innocent Oseghale ha ucciso Pamela perché odia le donne

L’analisi della criminologa Ursula Franco sull’omicidio di Macerata: lo smembramento rappresenta una gratificazione sessuale

Stylo24, 8 febbraio 2018

E’ difficile credere che uno spacciatore di hashish decida di ridurre in 20 pezzi il corpo di una ragazza morta in casa sua in seguito ad una overdose di eroina, eroina che tra l’altro Oseghale afferma di non avergli venduto.

Innocent Oseghale non avrebbe avuto motivo di “frazionare” il corpo di Pamela Mastropietro in pezzi così piccoli né tantomeno avrebbe trasformato casa sua in un mattatoio se non avesse ucciso lui la giovane donna al solo scopo di smembrarla. Oseghale ha ottenuto una gratificazione sessuale da quel meticoloso smembramento ed è un soggetto socialmente pericoloso in quanto capace di reiterare.

Secondo Holmes & Holmes (2002) lo smembramento è l’atto più disumanizzante nei confronti di una vittima e il più gratificante per l’autore di un omicidio, è la rappresentazione più estrema dell’avversione dell’assassino per la vittima, è un ultimo atto in cui un’omicida riafferma il proprio potere e valore riducendo ciò che disprezza in piccoli pezzi di nulla.

L’omicidio di Pamela è una manifestazione della profonda avversione che Innocent Oseghale prova nei confronti del sesso femminile.

L’arresto di Innocent Oseghale

Oseghale, se Pamela si fosse sentita male dopo essersi “fatta” una dose fornitale da un terzo soggetto, avrebbe potuto chiamare il 118 o lasciare la ragazza morente o morta nei campi o in strada. Se lo avessero identificato, l’accusa nei suoi confronti sarebbe stata semplicemente quella di Omissione di soccorso. Quand’anche fosse stato Innocent Oseghale a fornirle l’eroina e Pamela fosse morta in casa sua dopo essersela iniettata, la cosa più logica che Innocent poteva fare, per provare ad evitare di essere accusato di omicidio colposo, sarebbe stata quella di lasciare il corpo della ragazza in strada.

Lo smembramento del cadavere della Mastropietro e il semi occultamento dei suoi resti sono incompatibili con una morte accidentale, lo smembramento ha fatto seguito ad un omicidio volontario. Oseghale non ha ucciso Pamela in seguito ad un approccio sessuale o ad una violenza sessuale, l’ha uccisa per smembrarla. Ci aiuta a sbrogliare la matassa il fatto che, dopo lo smembramento, Innocent non abbia propriamente occultato i resti del cadavere di Pamela, pertanto possiamo escludere che lo smembramento sia stato un atto di tipo “difensivo”; se lo smembramento fosse stato finalizzato all’occultamento, Oseghale avrebbe occultato al meglio i resti della sua vittima.

Il racconto di Innocent Oseghale non è credibile e ricorda da vicino quello di Peter Madsen, autore di un cruento omicidio avvenuto all’interno del suo sottomarino l’estate scorsa. Anche Madsen ha negato di aver ucciso Kim Wall e di aver smembrato il suo cadavere. Il 12 agosto scorso, Peter Madsen, durante un’udienza a porte chiuse, ha riferito al giudice che Kim Wall era morta mentre si trovava a bordo del suo sottomarino in seguito ad un incidente e che lui, in preda al panico, l’aveva “sepolta in mare”.

Gli inquirenti di Copenaghen ritengono invece che Peter Madsen abbia ucciso Kim Wall, abbia fatto a pezzi il suo corpo, abbia gettato quei resti in mare all’interno di sacchetti appesantiti da oggetti metallici e che l’uomo possa essere un serial killer.

Nel caso di Kim Wall, sul torso, precisamente sul torace e sul pube, i medici legali hanno rilevato i segni di almeno 15 coltellate inferte alla donna “poco prima della morte o appena dopo”, in queste 15 coltellate è riconoscibile un’attività sessuale sostitutiva detta piquerismo, tipica dei serial killer per lussuria come Massimo Giuseppe Bossetti e il cosiddetto “mostro di Firenze”.

Sia nel caso danese che in questo recente caso italiano, l’omicidio e lo smembramento delle vittime rappresentano un “act out” di fantasie perverse che sia Madsen che Oseghale coltivavano da tempo. Un lust murderer, per mesi o per lunghi anni, si nutre di fantasie e gode nel premeditare l’omicidio in modo meticoloso e nel ripassare ogni dettaglio del rituale che un giorno metterà in atto. Sia Madsen che Oseghale hanno ucciso e smembrato la vittima per ottenere una gratificazione sessuale. Entrambi sono soggetti sessualmente incompetenti, come lo sono molti serial killer con il loro stesso quadro psicopatologico.

Vi ricordo infine che anche Freddy Sorgato, condannato per omicidio in concorso, ha raccontato di aver occultato il cadavere di Isabella Noventa dopo che la donna era morta in seguito ad un incidente (sesso estremo) e come lui milioni di assassini.

Ursula Franco

Un mio intervento sul caso Carlotta Benusiglio

Carlotta Benusiglio: disposta nuova autopsia per far luce sulla morte della stilista.

Carlotta Benusiglio

Le Cronache Lucane, 2 febbraio 2018

Lo ha deciso il gip milanese Alfonsa Ferraro.

L’indagine è passata anche per una richiesta di archiviazione e poi per una riapertura da parte del pm Gianfranco Gallo, e che da qualche mese vede indagato per omicidio volontario aggravato Marco Venturi, 41 anni, ex fidanzato della giovane. Il caso non è chiuso, tutt’altro.

Ci sono ancora troppi dubbi sulla morte di Carlotta Benusiglio, la stilista di 37 anni trovata impiccata con una sciarpa ad un albero di piazza Napoli, a Milano, la mattina del 31 maggio del 2016. Sarà efefttuata una nuova autopsia. I nuovi esami potrebbero essere determinanti per fare luce sulla misteriosa morte. Il giudice ha stabilito che lunedì 5 febbraio conferirà l’incarico al perito per l’autopsia. Si procederà quindi alla riesumazione della salma, che dovrebbe avvenire a fine febbraio. I familiari di Carlotta Benusiglio chiedono “la verità”, sono più che convinti che non si trattò di un suicidio.

Il fidanzato, Marco Venturi, che aveva trascorso la serata con lei, si proclama da sempre innocente e totalmente estraneo ai fatti. Venturi sarebbe stato però ripreso (il condizionale è d’obbligo) dalle telecamere a circuito chiuso vicino a Piazza Napoli nelle ore in cui, secondo gli inquirenti, sarebbe morta Carlotta. Agli atti delle indagini, condotte dalla Squadra mobile, c’è anche una consulenza sulle immagini di due telecamere prodotta dai legali della famiglia Benusiglio, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Pier Paolo Pieragostini. Le immagini le aveva trovate Antonio Barili, docente di informatica forense a Pavia e consulente della famiglia di Carlotta. Dai filmati si vedrebbero prima due figure — la 37enne e il suo compagno, è stato ipotizzato — che si addentrano tra i bagliori dei lampioni di Piazza Napoli intorno alle quattro del mattino. Dopo alcuni minuti una sagoma si allontana e l’alone di luce di un lampione viene offuscato: è il corpo di Carlotta.

Riportiamo il parere della criminologa Ursula Franco sul caso:

“A mio avviso, le conclusioni del consulente della famiglia di Carlotta Benusiglio, Antonio Barili, che ha analizzato le telecamere di piazza Napoli, la piazza di Milano dove si è impiccata Carlotta il 31 maggio 2016, escludono che Marco Venturi abbia ucciso la Benusiglio.

Vediamo perché: 

1) la telecamera Napoli 14, alle 3.39.21, riprende Marco e Carlotta in via dei Vespri Siciliani, una strada che porta a casa di Carlotta;
2) secondo il consulente, la telecamera Napoli 12, alle 3.40.04, riprende una sagoma che si dirige verso il parco;
3) secondo il consulente, la telecamera Napoli 13, alle 3.40.10, riprende due sagome che si addentrano nel parco;
4) secondo il consulente, alle 3.40.40, il corpo impiccato di Carlotta oscura la luce del lampione;
5) secondo il consulente, la telecamera Napoli 13, alle 3.41.49, riprende una sagoma che si allontana dal parco;
6) la telecamera Napoli 14, alle 3.42.26, riprende Marco Venturi in via dei Vespri Siciliani mentre si allontana da casa di Carlotta.

Nelle riprese della telecamera Napoli 14 si vedono prima Carlotta con Marco alle 3.39.21 e poi solo Marco alle 3.42.26; la telecamera Napoli 12 inquadra Carlotta di fronte a casa alle 3.40.04, mentre le riprese della telecamere Napoli 13 non permettono di riconoscere le sagome di eventuali soggetti inquadrati.

L’analisi delle riprese delle telecamere conferma il racconto di Venturi che ha sempre detto di aver accompagnato Carlotta a casa e di non essersi trattenuto, infatti lo si vede entrare e uscire da via dei Vespri Siciliani nell’arco di tre minuti.

Non solo Marco Venturi non può aver impiccato Carlotta Benusiglio senza averla preventivamente stordita, non si può infatti parlare di omicidio in assenza di segni di una colluttazione cui avrebbe fatto seguito l’impiccamento ma, secondo il consulente della famiglia Benusiglio, l’omicidio (stordimento e impiccamento) si sarebbe consumato in meno di 30 secondi perché, sempre secondo lui, alle 3.40.10 i due si sarebbero addentrati nel parco e, alle 3.40.40, il corpo impiccato di Carlotta avrebbe oscurato la luce del lampione, fantascienza!”.

Domenico Leccese

Il movente dell’omicidio di Blaze Bernstein

Blaze Bernstein

Note criminali – Ha ucciso per nascondere la sua omosessualità

Il caso dell’omicidio di Blaze Bernstein analizzato dalla criminologa Ursula Franco: il killer è un amico con cui la vittima aveva avuto un approccio gay

Stylo24, 5 febbraio 2018

Lake Forest, Los Angeles, California. Intorno alle 23.00 del 2 gennaio scorso, Blaze Bernstein, 19 anni, uno studente dell’Università di Pennsylvania, è uscito dalla casa dei suoi genitori con un amico e non vi ha fatto più ritorno.

La scomparsa di Blaze ha tenuto l’America con il fiato sospeso per una settimana, finché, grazie alle piogge, gli addetti alle ricerche hanno trovato il suo cadavere martoriato da 20 coltellate e semi occultato in una fossa nel parco di Borrego, un parco non distante dalla casa della sua famiglia dove il ragazzo si trovava in vacanza.

Borrego Park, Lake Forest, California

Blaze, la sera della scomparsa si era incontrato con un amico delle scuole superiori, tale Samuel Lincoln Woodward, il quale, sentito nell’immediatezza come persona informata sui fatti, aveva raccontato agli inquirenti che Blaze, quella stessa sera, mentre erano in auto insieme, aveva provato a baciarlo sulle labbra e che lui l’aveva respinto.

Samuel Lincold Wooward

Woodward ha riferito agli investigatori di aver raggiunto poi il parco di Borrego insieme a Bernstein e che lo stesso si era allontanato senza fare più ritorno, di aver atteso invano almeno un’ora che Blaze tornasse all’auto e di essersi quindi diretto a casa della fidanzata della quale però non è mai stato in grado di fornire né il nome né l’indirizzo.

Durante l’interrogatorio Samuel era apparso nervoso e gli investigatori avevano notato che il ragazzo aveva le mani graffiate e sporche di terra e che aveva accuratamente evitato di toccare mobili o maniglie coprendosi le stesse con i polsini della maglia che indossava.

Pochi giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Blaze, Woodward è stato arrestato. Gli inquirenti hanno rivelato che Woodward, dopo la scomparsa di Bernstein, era ritornato sulla scena del crimine, aveva lavato l’auto e aveva tentato di cambiare il proprio aspetto tingendosi i capelli.

Woodward è un fervente cattolico ed è politicamente vicino ai conservatori, alcuni lo descrivono come un neonazista, in ogni caso, quali che siano le sue idee politiche, Samuel Lincoln Woodward non ha ucciso Blaze Bernstein perché il povero Blaze era ebreo e omosessuale, in questo caso, politica e religione non c’entrano nulla, almeno non direttamente. Ogni speculazione in questo senso non è che una strumentalizzazione.

Samuel Lincoln Woodward ha ucciso Blaze Bernstein semplicemente perché Blaze lo aveva messo di fronte alla propria omosessualità e, nel giugno 2017, aveva riferito ad alcune amiche di aver avuto un contatto sessuale con Woodward nonostante lui gli avesse fatto promettere di non rivelarlo.

Woodward è un ragazzo omosessuale con un disturbo antisociale di personalità e soffre di “internalized homophobia” (omofobia interiorizzata), un problema che affligge la maggior parte degli individui appartenenti al LGBTQ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer).

L’omofobia interiorizzata è una forma di odio di sé ed è la conseguenza dello stigma sociale che circonda la comunità dei LGBTQ.

Molti dei soggetti appartenenti alla comunità LGBTQ sono cresciuti in ambienti religiosi e conservatori, proprio come Woodward, e non solo hanno difficoltà a fare “outing” ma spesso non accettano di provare attrazione nei confronti di individui del proprio sesso e si vergognano delle proprie esperienze omosessuali tanto da imporre il silenzio ai propri partners e sottoporli ad abusi verbali e fisici, fino all’omicidio.

Omar Mateen

La stessa omofobia interiorizzata che ha spinto Woodward ad uccidere Bernstein ha portato il fondamentalista islamico Omar Mateen, nel giugno 2016, a trasformarsi in un Mass Murderer e a uccidere 49 persone in un night club di Orlando, in Florida. Mateen non ha ucciso in quanto fondamentalista, ma nel suo percorso verso il fondamentalismo il suo odio di sé si è esacerbato fino ad eruttare all’esterno i suoi conflitti interiori. Omar Mateen, uccidendo altri omosessuali, ha inteso distruggere quella parte di sé che non accettava.

Ursula Franco