L’omicidio della guardia giurata Francesco Della Corte

Unknown

Con la collaborazione della dottoressa Ursula Franco analizziamo l’omicidio della guardia giurata Francesco Della Corte.

Le Cronache Lucane, 27 marzo 2018

L’intervento della criminologa Ursula Franco sull’esplosione di violenza da parte di giovani e giovanissimi: cause profonde come povertà, abusi sessuali e contesti ad alta criminalità.

Stylo24, 27 marzo 2018

Tre ragazzi, il diciassettenne C.U. e i due sedicenni A.K. e L.C., il 3 marzo scorso hanno colpito a morte la guardia giurata Francesco Della Corte, 51 anni, mentre Della Corte stava chiudendo il cancello della metropolitana di Piscinola-Scampia, i tre ragazzi l’hanno preso a bastonate in testa. Della Corte, nonostante l’intervento neuro chirurgico cui è stato sottoposto, è morto dopo due settimane di agonia.

I tre ragazzi, una volta individuati grazie alle telecamere di sorveglianza e ad alcune intercettazioni telefoniche, sono stati interrogati e hanno confessato l’omicidio.

A.K. ha dichiarato: “Le notti passano così, a giocare a mazza e pietre. Prendiamo le mazze dalla spazzatura, usando pezzi di vecchi mobili, facciamo saltare un coccio di bottiglia e poi lo colpiamo al volo, con quelle mazze abbiamo aggredito quell’uomo, sapevamo che alle tre di notte faceva il suo giro”, mentre C. U. ha così ricostruito i fatti della notte dell’omicidio: “Volevamo andare a mangiare un cornetto, ma il bar era chiuso. Erano le tre di notte, ci scocciavamo di andare a casa, quando abbiamo visto passare quell’uomo davanti a noi. Sì, ho partecipato anch’io, mi assumo la responsabilità di quanto avvenuto anche se non ho mai colpito quell’uomo. Anzi, quando l’ho visto cadere a terra, sotto i primi colpi, ho pensato che quell’uomo poteva essere mio padre. Ho detto: Stiamo facendo una stronzata”.

Secondo il GIP del Tribunale per i minorenni Pietro Avallone, C.U., A.K. e L.C., hanno “personalità facilmente inclini ad azioni assolutamente gravi per fini devianti e scelti con una stupefacente superficialità” e devono restare in carcere per evitare “la reiterazione dei reati della stessa specie”. Al momento si trovano nel carcere di Nisida e sono accusati dei reati di omicidio volontario con l’aggravante della crudeltà e di tentata rapina.

La procura ritiene che i tre giovani intendessero derubare la guardia giurata dell’arma in dotazione, che però è stata ritrovata in una tasca della sua giacca.

Nulla supporta l’ipotesi che i tre ragazzi fossero intenzionati a rubare l’arma al Della Corte e che lo avessero preso a bastonate in testa con una zampa di un tavolo per renderlo inoffensivo.

I ragazzi hanno colpito il povero Francesco Della Corte semplicemente per agire violenza, ce lo conferma L.C., il quale ha riferito al magistrato che fu lui a proporre di picchiare la guardia giurata: “Ho finito l’ultimo spinello e ho detto: “Guagliù, ora picchiamo il metronotte”. Ricordo che i miei amici erano contrari, perché non vi era un motivo valido per fare ciò. Preciso che l’intenzione di picchiare il vigilante mi venne proprio appena lo vidi passare. All’arrivo della polizia andammo via, la responsabilità è solo mia, i miei amici hanno fatto da spettatori, sebbene mi abbiano assecondato”.

L. C. ha i genitori separati da quattro anni e un precedente per aggressione risalente a tre anni fa. L.C. prima dell’arresto viveva con la madre e la zia: “Mio nipote l’ho sempre visto come un bravo ragazzo. Gli ho comprato almeno un paio di iPhone, tutti distrutti. La mattina dormiva, la sera usciva. Io gli dissi: Uè basta, devi andare a lavorare. E pareva convinto, aveva deciso di fare il panettiere”, mentre il padre ha dichiarato: “Che devo dire? Mi dispiace tanto per quel pover’uomo morto. Lo vedo poco mio figlio, da quando la madre se ne andò con un altro, continuo a vivere nel mio scantinato, però mio figlio L.C. stava con la mia ex moglie a casa della zia materna, dove però stanno bene, non gli manca niente. In questi giorni, stava così normale e tranquillo che mi ha chiesto i soldi per comprare le fedine d’oro per lui e la fidanzata, e gli ho dato pure 300 euro, io che mi sono sempre arrangiato. Un figlio viene come vuole lui, come le piante, crescono storte o dritte e tu non ci puoi fare niente”.

A. K. ha i genitori separati e quattro fratelli. Sua madre è malata e cerca di sbarcare il lunario facendo le pulizie in uffici e locali, il padre è parcheggiatore abusivo.

Nessuno dei ragazzi frequentava più la scuola, C.U., A.K. e L.C. dormivano di giorno e uscivano di notte.

La madre di uno di loro era consapevole di avere un figlio “da salvare”, tanto che subito dopo l’arresto del minore, ha dichiarato ad un giornalista: “Ho detto a mio figlio che ora non mi vedrà più. Io non ci volevo credere che avevano fatto una cosa così assurda. Anche se lui ha guardato solamente, perché io non ci credo che lui ha colpito, ma deve pagare il suo reato. Non ha voluto studiare, lo stavo mandando in Germania a lavorare. Era l’unico modo per salvarsi. Qui c’è il biglietto telematico: giovedì mio figlio doveva partire. Per pochi giorni si è distrutto la vita”.

I giovani C.U., A.K. e L.C. erano parte di un gruppetto criminale disorganizzato di cui L.C. era il “leader”. Purtroppo in specie nei gruppi di adolescenti le dinamiche di deresponsabilizzazione possono conduce a comportamenti estremi come l’omicidio. Generalmente il gruppo è composto da un capo, da un nucleo centrale o hard core (uno o più soggetti) e da un numero variabile di gregari. Gli appartenenti al gruppo si muovono seguendo input diversi e con fini diversi l’uno dall’altro, è il capo a determinare il livello di violenza delle attività dell’intero gruppo e chiaramente gli altri componenti accontentano il loro “leader” per compiacerlo.

L.C. non ha mostrato senso di colpa o pentimento per ciò che ha fatto, con tutta probabilità è affetto da un disturbo di personalità e ha in parte ragione il padre quando dice che in certi casi “non ci puoi fare niente”.

Un gruppo di minorenni pesta a morte un pover’uomo per gli stessi motivi per cui un ragazzino entra a far parte di una gang criminale strutturata: una famiglia disfunzionale che non lo monitora, né per quanto riguarda l’andamento scolastico, né per quanto riguarda il tempo libero; il fatto di crescere in un quartiere ad alta densità criminale; il desiderio di appartenenza che lo porta a ricercare un sostituto alla famiglia di origine che è latitante; l’avere familiari che delinquono; l’aver subito abusi sessuali; la povertà; avere accesso ad armi e droga; l’essere esposto a violenze domestiche; la bassa autostima; l’essere affetto da un disturbo di personalità come può esserlo quello antisociale che è caratterizzato da una bassa tolleranza alla frustrazione e infine il rifarsi a modelli negativi romanzati dalla cultura popolare.

Annunci

Analisi dell’intervista rilasciata da Sabrina Misseri a Franca Leosini

Sabrina Misseri e Sarah Scazzi

Sarah Scazzi (4 aprile 1995) è stata uccisa il 26 agosto 2010 ad Avetrana, Taranto.

L’11 marzo 2018 è andata in onda un intervista rilasciata da Sabrina Misseri a Franca Leosini. Sabrina Misseri (10 febbraio 1988) è stata riconosciuta colpevole dell’omicidio di sua cugina Sarah Scazzi e condannata all’ergastolo per concorso in omicidio volontario insieme a sua madre Cosima Serrano (6 gennaio 1955).

Michele Misseri, padre di Sabrina e marito di Cosima, è stato condannato alla pena di 8 anni di reclusione per soppressione di cadavere e inquinamento delle prove mentre suo fratello Carmine Misseri è stato condannato a 4 anni e 11 mesi di reclusione per concorso in occultamento di cadavere.

Franca Leosini: A quanto risulta dalle dichiarazioni rese a verbale dalla signora Anna Pisanò (…) lei Sabrina praticava massaggi estetici e terapeutici anche a Ivano Russo,

Sabrina Misseri: Sì alla cervicale, massaggio alla cervicale.

Franca Leosini: Ma sembra che a muovere le mani con efficacia felicemente terapeutica fosse anche Ivano Russo su di lei, su di lei Sabrina.

Sabrina Misseri: Questo lo dice lei (Anna Pisanò), questo lo dice lei, no, in casa non è mai successo niente di tutto ciò, in casa no, (incomprensibile)

Franca Leosini: Quindi è un pettegolezzo?

Sabrina Misseri:… questo è un pettegolezzo, in casa no, con mia madre dentro casa non esiste proprio (incomprensibile).

Franca Leosini: (…) il suo rapporto con Ivano Russo, lei come lo definirebbe?

Sabrina Misseri: Sicuramente mi piaceva e lo sapeva anche lui perché io sono una persona abbastanza chiara e trasparente, abbiamo parlato più volte di questo fatto, che lui mi piaceva, che ero attratta fisicamente lui lo sapeva ehm.

Da notare l’avverbio “abbastanza”. Sabrina dice “io sono una persona abbastanza chiara e trasparente” e non “io sono una persona chiara e trasparente”.

Franca Leosini: Ecco, ma lui non si pronunziava nei suoi confronti, scusi?

Sabrina Misseri: Lui diceva: “L’importante è che non non pretendi da me altre cose”, perché comunque lui non si voleva fidanzare, ma io infatti ho detto: “Non ho mai chiesto una cosa del genere”.

Franca Leosini: Lei era gelosa di Sarah?

Sabrina Misseri: No, proprio perché sapevo, primo che a Ivano gli piacevano le donne più grandi, secondo non vedevo atteggiamenti di nessun tipo e poi io, gelosa di una bambina? Assolutamente no, assolutamente no, e poi si possono vede’ dai messaggi. C’è un messaggio dove io a Ivano faccio una scena di gelosia nei confronti riguardo a Sarah? Non ce n’è nessuno, potevo essere gelosa di altre ragazze, di altre donne, magari sì, ma di Sarah no, assolutamente no.

Sabrina invece di negare in modo credibile dicendo “Io non ero gelosa di Sarah” prova a convincere il pubblico con una tirata oratoria all’interno della quale inserisce tre “assolutamente” e due domande. Riguardo all’assenza di messaggi “dove io a Ivano faccio una scena di gelosia nei confronti riguardo a Sarah”, Sabrina non aveva alcun diritto di riprendere Ivano per i suoi comportamenti nei confronti di Sarah non essendo fidanzata con lui; Sabrina avrebbe potuto solo lamentarsene con le amiche più intime e con Sarah senza essere esplicita. 

Franca Leosini: A lei seccava un poco, la infastiva un poco il fatto che Sarah bamboleggiasse con Ivano?

Sabrina Misseri: A me non seccava il fatto che bamboleggiava, a me seccavano le dicerie del paese, che è ben diverso. A me seccavano le dicerie del paese perché alcuni clienti quando venivano poi mi dicevano delle cose che a me davano molto fastidio, loro hanno voluto travisare e girare in un altro modo che è ben diverso.

Sabrina non nega in modo credibile, non dice “A me non seccava il fatto che Sarah bamboleggiasse con Ivano” ma elimina dalla sua risposta entrambi i protagonisti dicendo semplicemente “A me non seccava il fatto che bamboleggiava”

Franca Leosini: Alcune sue amiche o sedicenti tali hanno lasciato intendere al processo che invece lei Sabrina fosse stizzita perché Ivano invece coccolava Sarah più di quanto si dedicasse a lei.

Sabrina Misseri: Non è stata detta da me quella frase, è stata detta da un’altra persona.

Sabrina è evasiva, non risponde a tono alla domanda, non nega l’addebito.

Franca Leosini: Io le dico cosa hanno detto al processo le sue amiche o sedicenti tali che lei fosse stizzita perché Ivano coccolava più Sarah di quanto poi si dedicasse a lei e che addirittura queste attenzioni del giovanotto per Sarah praticamente suscitassero delle discussioni tra lei e Sarah, è vero questo o no?

Sabrina Misseri: Per le chiacchiere del paese ma non del fatto… cioè che coccole poteva fare Ivano a Sarah? Una carezza sulla testa? Cioè, per quello dovevo essere gelosa? Di cosa dovevo essere gelosa?

Ancora una risposta evasiva condita da 5 domande che Sabrina usa per non rispondere. Sabrina non nega di aver discusso con Sarah e soprattutto non riesce a concludere la frase “ma non del fatto…” indicandoci che ci sta nascondendo delle informazioni.

Sabrina Misseri: Quella frase l’ha detta un’altra persona, non è una frase detta dalla mia bocca, perché comunque anche altre mie amiche… comunque gli piaceva la compagnia di Ivano.

Sabrina lascia intendere che “anche” un’altra persona fosse gelosa delle attenzioni che Ivano rivolgeva a Sarah. Sabrina non termina la frase “perché comunque anche altre mie amiche…”, rivelandoci che ci sta nascondendo delle informazioni. Da notare che la frase frammentata non è “perché comunque anche ad altre mie amiche…”, cui poteva seguire “piaceva Ivano” ma “perché comunque anche altre mie amiche…”.

Franca Leosini: L’accusa si è formata il convincimento che lei Sabrina fosse gelosa della sua cuginetta.

Sabrina Misseri: Però non ci sono messaggi tra me e Ivano che faccio scenate di gelosia riguardo a Sarah e questo che ancora nessuno ha saputo spiegare.

Sabrina non nega, non dice “l’accusa si è sbagliata, io non ero gelosa di Sarah” ma risponde con un “Però…” lasciando intendere di accettare quel postulato e sfidando i giudici a spiegarsi il perché non ci siano messaggi tra lei e Ivano riferibili alla sua gelosia per Sarah; il motivo è semplice: Ivano e Sabrina non erano fidanzati pertanto Sabrina non aveva alcun diritto di fargli scenate di gelosia.

Franca Leosini: Sabrina, nell’epopea baraccona di questa storia, propriamente campeggia appunto il suo rapporto  con Ivano Russo, c’è un episodio che appare in qualche modo un altro dei cardini su cui ruotano gli eventi che si susseguiranno in sostanza accade questo che in una notte sbadata fra il 3 ed il 4 lei Sabrina e Ivano dribblate gli amici e su sollecitazione di Ivano vi allontanate per appartarvi in auto in un posticino tranquillo e allora via i fastidiosi vestiti, inizia fra voi un rapporto caldo, un rapporto bollente ma sul più bello a dare lo stop agli sperdimenti, fino a interrompere l’estasi, incredibilmente è Ivano. Senta Sabrina ma l’incauto giovanotto, mentre, frenando i suoi ardori lombari, si rinforcava le mutande, ecco come si giustifica con lei scusi? Come giustifica quel gesto che nei confronti di una donna è, a dir poco, offensivo?

Sabrina Misseri: Bhè, le cose non sono… io non mi sono sentita proprio tanto… perché le cose non sono andate come son state descritte, nel senso, quando è successo quell’attimo, io ero abbastanza fredda e a disagio, lui automaticamente vedendomi così ha iniziato a dirmi: “Ma rimarremmo amici?”, io ho detto: “Non lo so”, da quel momento lui si è fermato ed è finita là, cioè con quella frase è finito tutto, se io fossi stata diversa chi lo… non so come sarebbe andata a finire, cioè la fra… è stato raccontato come per dire un rifiuto, s’è vestito, non è andato proprio così.

Il racconto che ha fatto Sabrina durante un’udienza non è dissimile: Ad un certo punto è successo quell’episodio lì, c’è stato quel rapporto che, diciamo, è durato secondi eee ed è finito anche perché lui vedendomi disse: “Ma non è che si rovina l’amicizia?”, io ho detto: “Questo non lo so” (…) c’è stato un rapporto sessuale che è durato pochi secondi, voglio dire, a quel punto lui si è fermato, “Io non voglio rovinare l’amicizia!”.

Franca Leosini: Per me è la stessa cosa, mi deve scusare.

Sabrina Misseri: No, per me è diverso, perché nel momento in cui io dico: “Non lo so”,
che per me non sarebbe rimasta l’amicizia, è diverso, non è uguale per me.

Franca Leosini: Scusi tanto (…) un uomo non mette una ragazza in condizioni comunque di disponibilità (…)

Sabrina Misseri: Disagio, non ero proprio dispon… ero a disagio, ero una pietra, non sapevo cosa fare, non sapevo cosa fare.

Sabrina continua a dire di essere stata a “disagio” nel tentativo di attribuirsi la responsabilità dell’interruzione del rapporto sessuale per non confrontarsi con quell’umiliazione. 

Franca Leosini: Vabbè, lei era a disagio, sarà stata pure una pietra, ma magari era una pietra che così si era liberata di qualche capo di biancheria. Ora sostanzialmente un uomo non mette una ragazza, una donna in condizioni di disponibilità, per poi dirle: “Scusa tanto, ma poi restiamo amici?”.

Sabrina Misseri: Ma io non penso che sia partito con quest’intenzione, stavamo facendo un giro per la litoranea e lui si è fermato per fumare e poi è capitato quello, io non credo sia partito all’inizio con quell’intento.

Franca Leosini: Ma prima di dare il via all’operazione spogliarello, insomma poteva evitare di mettere una ragazza in condizioni di disponibilità per poi umiliarla. Mi deve scusare, Sabrina.

Sabrina Misseri: Guarda per me è stato più umiliante il giorno dopo che l… la sera stessa, la sera stessa non è stato così, per me è stato più brutto il giorno dopo, io il giorno dopo mi so’ sentita più umiliata perché il giorno dopo ho visto che comunque lui si sentiva a disagio, stavamo in gruppo e lui non mi rivolgeva la parola, cioé in questo senso.

Sabrina dicendo “per me è stato più umiliante il giorno dopo”, “per me è stato più brutto il giorno dopo” e “io il giorno dopo mi so’ sentita più umiliata” ammette di essersi sentita umiliata anche la sera stessa.

Franca Leosini: Ah, lui si sentiva a disagio?

Franca Leosini: Raccontare a Mariangela in presenza di Sarah il fatto del rapporto con Ivano, lei con l’esperienza che si ritrova la rifarebbe questa sciocchezza?

Sabrina Misseri: No, questa no.

Sabrina paragona questa sciocchezza, che non rifarebbe, ad un’altra o ad altre sciocchezze che invece rifarebbe.

Sabrina Misseri: Eh, vabbè, loro raccontano che Sarah l’ha… l’ha raccontato a tutti e che quindi si è riempita la voce del paese.

Franca Leosini: Sarah a chi l’ha raccontato?

Sabrina Misseri: Ah, al fratello lo ha raccontato, a Claudio, però con Claudio non abbiamo parlato di questa situazione, cioè io l’ho saputo tramite altre persone, non l’ho saputo direttamente da Claudio… lo confidò al fratello e il fratello poi si inizia a mettere un po’ in mezzo alla situazione, a parlare con gli altri del gruppo.

Franca Leosini: Lei glielo rimprovera a Sarah?

Il 5 agosto ci fu uno scambio di sms tra Ivano e Sabrina:

Sms di Ivano Russo: Non devi dare conto, lo hai detto a qualcuno quello che è successo?

Sms di Sabrina Misseri: No, perché?

Sabrina chiese “perché?”, perché temeva che Ivano avesse già saputo che lei aveva diffuso il fatto. Tra l’altro Sabrina ne avrebbe avuto il diritto. 

Sms di Ivano Russo: Che non lo dire. 

Sms di Sabrina Misseri: Cose del genere non racconto mai, sono fatti miei.

Sabrina MIsseri: No, a Sarah, perché Sarah era piccolina, invece magari lo… Claudio, che è una persona più adulta, avrebbe potuto… cioè tenerselo per sé, secondo me, mi (incomprensibile) non c’era bisogno di parlarne con Ivano o con altri, perché comunque so’ abbastanza grande quindi…

Sabrina non nega in modo credibile, non dice “No, io non rimproverai a Sarah di aver raccontato di quel rapporto interrotto”, ma si perde invece in una tirata oratoria composta da frasi frammentate per spostare il focus da Sarah a suo fratello Claudio. Anche in questa risposta la presenza di frasi frammentate è un indicatore del fatto che Sabrina sta nascondendo delle informazioni.

Franca Leosini: Ivano come la prende?

Sabrina Misseri: Ma Ivano li pre… la… se la prende a male perché dice no… perché gliel’ho detto… perché lo sono andata a dire a Mariangela e per questo fatto incominciamo a litigare.

Una risposta disarticolata fatta di frasi frammentate rivelatrici del fatto che Sabrina nasconde delle informazioni. 

Franca Leosini: Che succede tra lei e ivano?

Sabrina Misseri: Incominciamo a litigare tramite sms.

Franca Leosini: Che succede tra lei e Ivano, vi rivedete?

Sabrina Misseri: Non mi ricordo se subito dopo ci rivediamo, comunque il rapporto non è più buono, cioè le poche volte che ci vedevamo comunque litigavamo sempre. Io sono arrivata fino al 21 agosto della notte, mi ricordo l’ultima volta che l’ho visto prima della tragedia.

La Leosini chiede a Sabrina se fosse stata a conoscenza che Ivano e Sarah avevano i rispettivi numeri di cellulare.

Sabrina Misseri: Allora… Sarah… io… che io sappia, Sarah non aveva il numero di Ivano, l’ha iniziato ad avere quando è arrivato il fratello.

Sabrina comincia la frase con un “Allora” che le serve per prendere tempo e poi mostra di avere ulteriori difficoltà con un “Sarah… io…”.

Come può Sabrina dire “che io sappia, Sarah non aveva il numero di Ivano”, se è emerso dal processo e la Leosini le ha appena detto che l’aveva? 

Franca Leosini: Sicuro?

Sabrina Misseri:

Il fatto che Sabrina non risponda è significativo, Sabrina non riesce a rassicurare la Leosini che le sta dicendo la verità.

Franca Leosini: No, perché a quanto risulta dai tabulati telefonici nei giorni successivi alla rottura tra lei e Ivano Russo, la piccola Sarah e Ivano invece continuavano non solo a sentirsi sul cellulare ma a spedirsi sms persino nel cuore della notte.

Franca Leosini: Ecco, lei non lo sapeva Sabrina?

Sabrina Misseri: Non so niente di questo io, è tutto nuovo.

Ancora una volta il tempo del verbo è sbagliato, Sabrina sa per certo che Sarah aveva il numero di Ivano, le è appena stato detto. Quand’anche le fosse sfuggito al processo avrebbe dovuto dire: “Non sapevo niente di questo io, è tutto nuovo”.

Franca Leosini riferisce a Sabrina che secondo l’accusa lei sapeva dello scambio di messaggi tra Ivano e Sarah.

Sabrina Misseri: Nooo, assolutamente no, no, perché io sapev… ho visto solo i messaggi mandati quando c’era Claudio ad Ivano, non sapevo nient’altro.

La frase frammentata “perché io sapev…” ci rivela che Sabrina nasconde delle informazioni.

Sabrina non nega in modo credibile, non dice “io non sapevo che Sarah e Ivano si inviassero messaggi” ma dice “ho visto solo i messaggi mandati quando c’era Claudio ad Ivano”, una frase che corrisponde al vero ma non esclude che Sabrina fosse a conoscenza dello scambio di messaggi tra Sarah e Ivano. Infine, nella frase “non sapevo nient’altro”, il termine “nient’altro” è generico e può riferirsi a qualsiasi cosa.

Sabrina Misseri: No… a me non mi risulta proprio questo, a me risulta che fino al 21, quando c’era il Claudio, c’erano i messaggi poi dopodiché… che io sappia, no, questa è una cosa nuova per me, io non so niente.

Sabrina usa la parola messaggi solo in riferimento a suo cugino Claudio mentre non riesce a negare in modo credibile di aver saputo dello scambio tra Ivano e Sarah limitandosi a dire “No… a me non mi risulta proprio questo”“poi dopodiché… che io sappia, no, questa è una cosa nuova per me, io non so niente”.

Franca Leosini: Quell’ultima sera c’è stata, come ha detto Mariangela questa gelosa litigata tra lei e Sarah?

Sabrina Misseri: Questo è quello che dichiara lei… se ci fossero stati tutti questi litigi Sarah il giorno dopo non sarebbe venuta a casa… non era stupida Sarah.

Sabrina risponde in modo evasivo, dice tre cose vere: “Questo è quello che dichiara lei”“se ci fossero stati tutti questi litigi Sarah il giorno dopo non sarebbe venuta a casa” “non era stupida Sarah” ma non nega di aver litigato con sua cugina la sera prima dell’omicidio, si limita soltanto a riferire che non c’erano “stati tutti questi di litigi”.

Mariangela Spagnoletti durante un’udienza del processo ha riferito di aver sentito Sabrina dire: “Sarah si vende per due coccole, si vende, lo dice pure sua madre”.

La Leosini invita Sabrina a commentare.

Sabrina Misseri: Bhè, uno dall’esterno è normale che dice: “E’ una frase orribile da dire ad una ragazzina”, è proprio orribile, però noi sapevamo il rapporto che avevamo come ci stuzzicavamo e non per offendere, questo serviva anche a fortificare il carattere, è normale una persona dall’esterno può pensare male ma dall’interno sapevamo noi, perché sapevamo noi da che passato venivamo. Io e Sarah comunque, avevamo sofferto di bullismo (piange)… perché comunque da piccole siamo sempre state prese in giro… lei alle scuole medie, come anch’io alle scuole medie… io per la… perché soffro di ipertricosi quindi ho eccessiva peluria, per le basette per i baffetti, i ragazzi che si portavano la lametta a scuola per dirmi se ne avevo bisogno, comunque ne abbiamo passate.

La frase “questo serviva anche a fortificare il carattere” è una frase che i soggetti che abusano dei bambini usano spesso per giustificare i propri comportamenti.

Sabrina non si dice dispiaciuta e nel tentativo di giustificare quella “frase orribile”, che non può negare di aver detto, si esibisce in una lunga tirata oratoria  nella quale si rappresenta come una vittima in coppia con Sarah, “sapevamo noi da che passato venivamo”“Io e Sarah” e “da piccole siamo sempre state prese in giro”, una manipolazione emozionale.

Franca Leosini: Lei questa frase ricorda di averla detta?

Sabrina Misseri: Sì, sì, sì, non ho mai negato di non averla detta, non l’ho mai negata, bhé, dall’esterno anch’io avrei detto: “Una frase offensiva, orribile”, però solo chi sta dall’interno, anche alcuni parenti che sanno, è una frase che non veniva detta solo da me ed era una frase non come volevano apparire.

Sabrina usa due negazione ed alla fine non nega di aver negato di aver detto quella frase in quanto non dice “non ho mai negato di averla detta” ma “non ho mai negato di non averla detta”, non lo fa per non negare ma per essere convincente.

Il fatto che altri dicessero a Sarah la stessa frase non affranca Sabrina dalle proprie responsabilità ma le permette di nascondersi tra la folla.

Sabrina Misseri: Perché tutte le cose, come son state passate, son state passate come ragionamenti di una persona adulta, non da ragionamenti di una persona di 15 anni e ne parlo in questo modo perché l’ho… io me li ricordo bene i miei 15 anni, ogni piccolo rimprovero sembrava una catastrofe, ecco perché hanno pesato tanto, perché tutti si son dimenticati di ragionare da 15enni e non da adulti.

Sabrina si contraddice, prima sminuisce il male che con quella frase, da lei definita “orribile”, avrebbe fatto a Sarah e poi afferma che a 15 anni ogni piccolo rimprovero sembra una catastrofe. 

26 agosto 2010

Franca Leosini: (…) Sarah era così entusiasta all’idea di questa gitarella al mare che, lei ricorda cosa fa Sarah a casa?

Sabrina Misseri: No, io l’ho saputo dopo però, io so che lei velocemente si è vestita, si è cambiata eee, raccontato da famiglia, ha mangiato un cordon blue e aspettava il messaggio mio, questo (incomprensibile).

Franca Leosini: No, lei ha addirittura… ha inventato… ha forse inventato alla madre che aveva avuto una sua chiamata…

Sabrina Misseri: No, questo è impossibile, Sarah non aveva bisogno di mentire quando voleva veniva…

Sabrina dice il vero quando afferma che Sarah non aveva bisogno di inventarsi scuse per raggiungerla a casa.

Franca Leosini: Sì, no lei ha inventato alla madre per filarsela prima che aveva avuto uno squillo da lei.

Sabrina Misseri: Un messaggio.

Franca Leosini: Un messaggio da lei che la sollecitava a raggiungerla presto.

Sabrina Misseri: E infatti c’è il messaggio mio, il messaggio mio è stato inviato.

Franca Leosini: A che ora Sarah sarebbe doveta venire da lei?

Sabrina Misseri: Mah, noi abbiamo parlato che comunque il messaggio se doveva andar male sarebbe stato sempre verso le… dopo le due, due e un quarto perché Mariangela lavorava quindi, quando usciva dal lavoro dopo le 14, 14 e 15, era sicuro cheee…

Franca Leosini: Sarah sarebbe venuta comunque o doveva aspettare?

Sabrina Misseri: No, doveva aspettare un messaggio mio per andare al mare.

Franca Leosini: (…) i numeri di cellulare che sono presenti nei tabulati telefonici con una sequenza oraria ritenuta dall’accusa altamente indicativa della responsabilità che lei e sua madre Cosima avreste avuto nell’omicidio di Sarah, responsabilità che entrambe disperatamente rifiutate, è così Sabrina?

Franca Leosini invita Sabrina a negare dicendo “responsabilità che entrambe disperatamente rifiutate, è così Sabrina?”…

Sabrina Misseri:… ci sono tante cose che non… non… non sono corrette, in pa… innanzitutto Sarah in casa non è entrata proprio.

… e Sabrina che fa? Abbassa i toni e non nega di aver ucciso sua cugina Sarah. 

Sabrina non riesce a negare neanche quando è invitata a farlo, non riesce a dire “Io non ho ucciso mia cugina Sarah”. 

Il “disperatamente rifiutate” è evidentemente un’interpretazione della Leosini che nulla ha a che fare con le parole di Sabrina.

Sabrina è credibile quando dice “innanzitutto Sarah in casa non è entrata proprio”.

Durante un’udienza Sabrina ha detto: “Io non ho fatto niente lo ribadisco per l’ennesima volta, non sapevo niente, non ho fatto niente, se io l’avessi fatto non riuscivo a sopportare un peso così grande ma lo vuole capire il bene che volevo a Sarah, non riuscivo stare… neanche questione di ore, l’avrei già detto, non avrei avuto problemi a dirlo… non può capire…”, non una negazione credibile, “Io non ho fatto niente” non equivale a “Io non ho ucciso mia cugina Sarah”.

Seconda l’accusa Sarah sarebbe arrivata a casa di Sabrina prima delle 14.00 e sarebbe stata uccisa entro le 14.23.00. Secondo la difesa Sarah sarebbe uscita di casa intorno alle 14.30.00.

Di seguito la cronologia dei messaggi intercorsi tra Mariangela e Sabrina, Sabrina e Sarah e viceversa:

14.23.34 Mariangela invia un sms a Sabrina: “Il tempo di mettere il costume e vengo”.

14.24.03 Sabrina risponde a Mariangela: “Avviso Sarah?”.

14.24.23 Mariangela risponde a Sabrina: “Ok”.

14.25.08 Sabrina invia un sms a Sarah: “Mettiti il costume veloce e vieni”.

14.28.13 Sabrina invia un secondo sms a Sarah: “Hai letto il msg?”.

14.28.26 Sarah invia uno squillo di conferma a Sabrina.

14.28.40 Sabrina invia un secondo sms a Mariangela: “Sto tentando in bagno”.

14:31 Angela Cimino invia un sms a Sabrina: “Ma allora il trattamento non si fa?”.

14:35 Sabrina risponde ad Angela Cimino: “No, non si fa”.

14.39.27 Sabrina invia un terzo sms a Mariangela: “Pronta”.

14.42.48 Sabrina telefona a Sarah che non risponde.

La Leosini riferisce che, secondo i giudici ,Sabrina, dopo aver ucciso Sarah, per crearsi un alibi, avrebbe inviato due messaggi alla vittima e rispose a se stessa usando il cellulare di Sarah.

Sabrina Misseri: Non so proprio come si fa ad immaginare una cosa del genere.

Franca Leosini: Se così fosse il suo sarebbe un comportamento di questo tipo…

Sabrina Misseri: Da killer seriale, proprio.

Franca Leosini: Se così fosse come i giudici hanno ritenuto un comportamento di questo tipo sarebbe diabolico, se me lo passa.

Sabrina Misseri: Da come mi hanno descritto senz’altro.

Franca Leosini: Ricorda quale è stata l’interpretazione che di questi msg i giudici hanno dato a processo?

Sabrina Misseri: Loro hanno dichiarato di aver fatto tutto da sola di aver usato io il cellulare di Sarah a mandare a me stessa i messaggi… io non avrei mai avuto questo pensiero, cioè, non so da dove è venuta questa logica, non riesco a capirla, cioè la logica reale è quella che io dovevo avvisare Sarah quando c’era l’appuntamento. C’era l’appuntamento per andare al mare? La dovevo avvisare io? Ho mandato il messaggio? Il messaggio c’è. Perché Sarah doveva uscire prima? Perché? Non aveva bisogno di dire la bugia per andarsene da fare le pulizie, non ha mai fatto le pulizie, perché? A parte che non so, non sapevo neanche usare il cellulare di Sarah io, che era un cellulare nuovo, comprato proprio nel mese di agosto, innanzitutto… poi una mentee… cioè per fare una cosa del genere devi essere un… come devo dire, un killer seriale, cioè proprio specializzato a fare questi crimini, cioè non lo so, mi sembra di vedere un film, non la realtà.

Sabrina è convincente, dice la verità, è stata Sarah a fare lo squillo di conferma con il proprio telefonino, non lei.

Franca Leosini: Un film che l’ha portata qui.

Sabrina MIsseri: E che sto pagando.

Sabrina dice il vero riguardo al fatto che sta pagando, però non dice “sto pagando per un reato che non ho commesso”, lascia questa possibile interpretazione agli altri.

Sabrina Misseri: Questa sentenza non rispecchia niente della realtà dei fatti niente… (piange) non c’è una briciola che rispecchia della verità di… quello che hanno detto i giudici (piange) niente, niente, rispecchia.

Sabrina non dice di non aver ucciso sua cugina, è semplicemente critica nei confronti dei giudici perché la loro ricostruzione non riflette la verità dei fatti, una verità che Sabrina mostra di conoscere ma che non racconta perché non le fa comodo. 

Franca Leosini: (…) quando Mariangela Spagnoletti alle 14.23.34 le invia per avvisarla che liberatasi dal lavoro si infilava il costume e passava a prenderla, lei Sabrina, che per l’accusa aveva già ucciso Sarah, risponde a Mariangela che avrebbe avvertito sua cugina, un espediente questo, secondo i giudici, per indicare che Sarah fino a quel momento a casa sua, Sabrina, non si era vista, non era venuta.

Sabrina Misseri: Infatti non era venuta.

Sabrina dice la verità, Sarah non era ancora arrivata a casa sua alle 14.23.23 e non era ancora arrivata alle 14.28.26, orario dello squillo di conferma partito dal telefonino di Sarah

Franca Leosini: In più, per l’accusa, i due sms che invia a Sarah per invitarla a prepararsi per andare al mare nonché lo squillo di conferma, che era partito alle 14.28 dal cellulare di Sarah, appunto per conferma, per i giudici li avrebbe inviati tutti lei Sabrina dal cellulare di Sarah del quale lei era in possesso in quanto Sarah era ormai senza vita.

Sabrina Misseri: Per accettare una cosa del genere è perché si ha già il pregiudizio nei confronti di una persona perché di logico cosa c’è? Se io per crearmi l’alibi non avrei fatto venire neanche Mariangela, anzi avrei cercato di allontanare la situazione per stare più tranquilla, non è così.

Sabrina ci lascia intendere che Sarah arrivò dopo il suo messaggio a Mariangela, “Sto tentando in bagno”, delle 14.28.40 e che l’omicidio si consumò dopo quell’ora. D’altra Sabrina non avrebbe potuto uccidere e scrivere messaggi contemporaneamente.

Sabrina non nega di aver ucciso Sarah, dice semplicemente, riferendosi alla ricostruzione dei giudici, “non è così”, lasciando intendere di sapere come in realtà si sono svolti i fatti. 

Questa risposta di Sabrina ci conferma che l’omicidio non fu premeditato, premeditazione che la logica ci aveva già permesso di escludere.

Franca Leosini: Alle 14.42 lei Sabrina e Mariangela vi incontrate, vero?

Sabrina Misseri: Sì, quandooo io so… io ero pronta, stavo sotto la veranda, è arrivata Mariangela. Io a Mariangela ho chiesto se Sarah l’aveva vista per strada, perché comunque Mariangela faceva lo stesso tragitto di Sarah quando doveva venire con la macchina, ho chiesto a lei, prima ancora ho chiesto a mio padre se stava vedendo Sarah arrivare.

Sabrina invece di rispondere semplicemente con un “Sì” cerca di precedere la sua interlocutrice per raggiungere il suo obiettivo, ovvero far pensare alla Leosini che lei fosse in veranda e non in strada all’arrivo di Mariangela pur senza affermarlo direttamente. La frase frammentata “quandooo io so…” ci dice che Sabrina stava provando a falsificare ma si è interrotta. Sabrina dice due frasi:  “io ero pronta, stavo sotto la veranda” e “è arrivata Mariangela” non “quando è arrivata Mariangela io stavo sotto la veranda”.

Franca Leosini: Dov’era suo padre?

Sabrina Misseri: In cantina, io me ne sono accorta quando ho sentito il rumore del portone.

Sabrina sente la necessità di raccontare di aver sentito “il rumore del portone”.

Franca Leosini: Lei ha sostenuto che mentre aspettava che venisse Mariangela lei era in veranda, vero?

Sabrina Misseri: Sì.

Sabrina dice il vero, mentre aspettava Mariangela si trovava in veranda.

Franca Leosini: Lei ha dichiarato che mentre lei lì era in veranda, e siamo attorno alle 14.42, lei ha parlato con suo padre?

Sabrina Misseri: Sì.

Franca Leosini: Dov’era suo padre?

Sabrina Misseri: Era in cantina, io l’ho sentito il rum…

Da notare che Sabrina sente la necessità di ripetere per la seconda volta di aver sentito “il rumore”.

Franca Leosini: Come in cantina? Come faceva a parlare con suo padre?

Sabrina Misseri: Sì, perché ho sentito il rumore del portone chiudere e ho detto: “Chi è?” E poi mio padre ha risposto, io… io non sapevo che mio padre fosse in cantina.

Sabrina ripete una terza volta di aver sentito “il rumore del portone”.

Franca Leosini: Ma lei ha detto invece che suo padre era all’esterno del garage.

Sabrina Misseri: Dopo, dopo, quando è arrivata Mariangela, l’ho visto fare il… su e giù dalla cantina, però inizialmente, ho sentito il rumore del portone, siccome mio padre aveva l’abitudine di non chiudere a chiave, ho pensato che ci fosse qualcuno dentro, poi invece ha risposto mio padre.

Sabrina ripete una quarta volta di aver sentito “il rumore del portone”, un fatto evidentemente importante per lei che ci informa sul suo stato di allerta in quei momenti. Sabrina riferisce di non aver saputo chi fosse entrato in casa e di aver chiesto “Chi è?” per capire.

Durante un’udienza Sabrina, sempre riguardo al rumore del portone ha detto: Mi ricordo il rumore del portone della cantina, mi ricordo, quando ho sentito quando ho sentito il rumore del portone della cantina ho detto non volevo che in casa ci fosse qualcuno comunque il portone della cantina la maniglia era rotta e quindi mio padre non lo chiudeva mai a chiave bastava una tenaglia addirittura lui con la mano stessa riusciva ad aprirla allora io ho gridato a quel punto “Papà” e lui mi ha risposto “Che c’è?” (…). Da notare la frase “non volevo che in casa ci fosse qualcuno”.

Franca Leosini: Quindi lei non l’ha visto in faccia suo padre?

Sabrina Misseri: No, no, dalla veranda, no.

Franca Leosini: Vi siete parlati senza vedervi?

Sabrina Misseri: Sì, senza vederci.

Franca Leosini: Quindi non può come le è sembrato suo padre.

Sabrina Misseri: No, in quel momento no.

Franca Leosini: Quando l’ha visto?

Sabrina Misseri: Quando è arrivata Mariangela con la macchina, che sono scesa giù per la strada, ho visto mio padre che stava preparando la macchina perché il trattore non partiva.

Sabrina sta dicendo che quando è arrivata Mariangela è “scesa giù per la strada”.

Franca Leosini: Ha notato qualcosa di strano lei in suo padre?

Sabrina Misseri: No, non ho notato niente di strano.

Franca Leosini: (…) lei ha sostenuto che Sarah sarebbe uscita da casa alle 14.30?

Sabrina Misseri: Sì, quando ha fatto lo squillo penso, non so se fosse… o stava già in mezzo alla strada.

Sabrina risponde di “Sì” ma non riesce ad appropriarsi completamente della linea della difesa ed afferma: “quando ha fatto lo squillo penso, non so se fosse… o stava già in mezzo alla strada”, Sabrina si riferisce allo squillo che le fece Sarah alle 14.28.26, uno squillo di conferma, ed apre al fatto che sua cugina potesse essere già in strada alle 14.28.26 avendo ricevuto il primo messaggio, che la invitava al mare più di 3 minuti prima, alle 14.25.08.

Per quanto riguarda la testimonianza della coppia che disse di aver visto Sarah in strada alle 14.30 al giornalista di Chi l’ha visto nei giorni seguenti alla sua scomparsa. Durante un’udienza, Giuseppina Nardelli ha affermato: Io le posso dire solo che cioè come potevano essere le due, due e un quarto, due e mezzo, in quella circ… in quell’ambito lì, non ricordo (…) Niente, io è vero che l’ho visto l’or… però l’ora non lo ricordo, poi noi sappiamo i giornalisti come sono, io ho sempre detto: “Dalle due alle due e mezzo”, loro volevano un orario preciso noi l’abbiamo dato ma non è che l’abbiamo vista alle due e mezzo (…) l’ora l’abbiamo vista però io non ricordo l’ora di preciso perché quando noi abbiamo detto le due, le due e un quarto, due e mezzo, loro c’hanno detto: “Diteci un orario” e loro hanno detto: “Mettiamo le due e mezzo?”, “E mettile le due e mezzo, non è che”.

La Leosini parla di tempi stretti per commettere un omicidio riguardo ai 12 minuti che sarebbero intercorsi tra le 14.30  e l’orario d’arrivo di Mariangela a casa di Sabrina.

Sabrina Misseri: Io non la so la fase omicidiaria quanto ci vuole per… cioè, io quando sento parlare in tv, sento pochi minuti non ho mai sentito, tipo mezzora.

Franca Leosini: Quando intorno alle 14.42 è venuta a prenderla Mariangela Spagnoletti, a quanto lei ricorda, lei dov’era?

Sabrina Misseri: Quando è arrivata lei io stavo scendendo dalla veranda.

Da notare che Sabrina non dice di essere stata in veranda all’arrivo di Mariangela ma che stava “scendendo dalla veranda”.

Franca Leosini: Lei sa perché io le ho rivolto questa domanda?

Sabrina Misseri: No.

E’ difficile credere che Sabrina non sappia il perché la Leosini le abbia rivolto questa domanda.

Franca Leosini: Le ho rivolto questa domanda perché (…) a detta di Mariangela (…) lei non era in veranda ma contrariamente al solito era già ad attenderla sul marciapiede.

Sabrina Misseri: Io ribadisco quello che ho sempre detto ero sotto la veranda, come l’ho vista arrivare sono scesa per le scale… per raggiungerla fuori.

Da notare che Sabrina non dice che quando è arrivata Mariangela si trovava in veranda ma “come l’ho vista arrivare sono scesa per le scale… per raggiungerla fuori”, ancora un riferimento al suo stato di allerta. In poche parole Sabrina sta dicendo la stessa cosa che ha riferito Mariangela agli inquirenti ovvero che all’arrivo di Mariangela non si trovava più in veranda. Sabrina ha visto arrivare Mariangela da lontano, e proprio allora si è mossa per raggiungerla in strada, Sabrina non dice di essere scesa dalla veranda nel momento in cui l’auto di Mariangela si è fermata sotto casa sua. 

Franca Leosini: Quindi sono due tesi completamente opposte, Mariangela dice che lei era già per strada, lei invece Sabrina dice che era in veranda.

Sabrina lascia che sia la Leosini a trarre conclusioni sbagliate. La Leosini non decifra Sabrina e non capisce che il suo racconto non è diverso da quello di Mariangela.

Anche durante il processo Sabrina non ha mai detto che si trovava in veranda all’arrivo di Mariangela: “Io stavo seduta sotto la veranda ehm vedendo quel tr… sotto la veranda si vede un tratto di strada eee lì ho visto passare la macchina di Mariangela eee ho iniziato a scendere le scale, Mariangela è arrivata, non si è fermata (…)”. L’uso del verbo “vedendo” ci parla ancora una volta dello stato di allerta di Sabrina in quei momenti.

Franca Leosini: Mariangela non ha mancato di descrivere lei, Sabrina (…) addirittura con particolari minuti. Mariangela ha detto che lei aveva una piccola borsa, che aveva il telo da mare sul braccio sinistro e che nella mano destra lei stringeva il cellulare.

Sabrina Misseri: Non me lo ricordo io, se lo ricorda lei, io non me lo ricordo.

Franca Leosini: (…) lei ricorda quale è stata l’interpretazione che hanno dato prima gli inquirenti e poi i giudici del fatto che lei, come ha sostenuto Mariangela, (…) fosse ad attenderla per strada e non in veranda?

Sabrina Misseri: Se non mi sbaglio l’accusa avrà detto che avrò fatto da palo, non mi ricordo, quello che ha detto l’accusa sinceramente ne ha dette tante che non mi ricordo tutto.

Da notare il “non mi ricordo” e il “non mi ricordo tutto”.

Sabrina fa una premessa “Se non mi sbaglio” e chiude con un “non mi ricordo tutto” che le permettono di raccontare la storia del “palo”, inoltre prova a convincere della bontà di ciò che dice con un “sinceramente”. Non è credibile. Sabrina ha da subito inserito spontaneamente nel suo racconto la storia della “veranda” perché era a conoscenza dell’interpretazione dei giudici.

Franca Leosini: (…) i giudici hanno ritenuto che lei Sabrina avrebbe aspettato la sua amica per strada e non in veranda, come lei sosteneva, proprio per evitare che Mariangela salisse su a casa e si imbattesse sul corpo senza vita di Sarah. Mariangela ha insistito sul punto che lei fosse ad attenderla per strada e non in veranda come al solito.

Sabrina Misseri: Le assicuro in veranda perché in veranda è più fresco, in mezzo alla strada fa s… troppo caldo.

La Leosini dice “Mariangela ha insistito sul punto che lei fosse ad attenderla per strada e non in veranda come al solito” ed è vero, Sabrina attese Mariangela in veranda ed appena vide l’auto a distanza scese le scale e la raggiunse per strada.

Franca Leosini: Poi ricorda che cosa altro ha detto Mariangela?

Sabrina Misseri: No, non mi ricordo, tante cose, ormai le sto cancellando man mano.

Un’affermazione di un soggetto rassegnato. Da notare il “non mi ricordo”.

Franca Leosini: Mariangela ha detto che lei all’inizio appariva tranquilla e anzi come prima cosa lei avrebbe chiesto a Mariangela, cosa le ha chiesto?

Sabrina Misseri: Sì, se avesse visto Sarah, me lo ricordo perché appena arrivò gliel’ho chiesto se avesse visto Sarah, sì.

Sabrina risponde con entusiasmo, appare sollevata, lo stress si è ridotto rispetto alle domande precedenti.

Franca Leosini: Non solo, poi che avrebbe fatto lei se lo ricorda?

Sabrina Misseri: Ho chiamato subito il cellulare di Sarah, me lo ricordo e ha squillato più volte senza risposta, poi, se non ricordo male, ho richiamato di nuovo mentre salivo nella macchina di Mariangela, non risultava più raggiungibile.

Da notare il “se non ricordo male”.

Franca Leosini: A quel punto lei ricorda cosa ha raccontato a Mariangela?

Sabrina Misseri: Mah non mi ricordo, io mi… mi ricordo soltanto che mi sembrava strano che Sarah non fosse arrivata perché era molto precisa.

Da notare il “non mi ricordo” e “mi ricordo soltanto”.

Sabrina comincia a inserire nel racconto alcuni elementi, “mi sembrava strano” e “era molto precisa”, che le permetteranno di giustificare più avanti nell’intervista ciò che disse nell’immediatezza della scomparsa della cugina, in parole povere: Sabrina mette le mani avanti come ha fatto in precedenza con la storia della veranda.

Franca Leosini: (…) a quel punto lei Sabrina sembra entrare in agitazione (…) e in quello stato d’ansia lei avrebbe detto, ha detto “l’hanno presa, l’hanno presa”.

Sabrina Misseri: Alla seconda volta, non l’ho detto alla prima, allora.

Mariangela Spagnoletti al riguardo, durante un’udienza del processo, ha riferito: Dopo che tenta di chiamare di nuovo Sarah per la seconda volta e dice che il cellulare era spento mi incomincia a dire: “L’hanno presa, l’hanno presa”.

La sorella di Mariangela, Alessandra Spagnoletti, presente in quei momenti ha riferito in un’udienza: Eh ha fatto la seconda telefonata e ha detto: “L’hanno presa, l’hanno presa”.

Una dichiarazione rilasciata durante un’udienza da Sabrina ci conferma il racconto delle due sorelle Spagnoletti: Io ho pensato subito che “L’hanno presa”, la prima cosa che ho pensato che l’avevano rapita (…).

Franca Leosini: Che vuol dire alla seconda volta?

Sabrina Misseri: Perché quando siamo salite in macchina, siamo andate da mia zia Concetta a chiedere se c’era Sarah e mia zia ha rispo… e mio zio, perché c’era mio zio, mio zio ha detto: “No, adesso se n’è andata”, quandoo… quando sono uscita ho detto “Sarah non c’è”, conoscendo benissimo Sarah ho detto: “E’ strano che non c’è”, subito ho pensato a che fosse successo qualcosa di brutto.

Sabrina non risponde a tono e non dice di aver detto “L’hanno presa, l’hanno presa” dopo essere stata a casa degli zii.

Su questo punto Sabrina, durante un’udienza, ha detto: Quella è stata la seconda volta, non la prima volta, quando ho parlato con mia zia Concetta, non è stata la prima volta. Quandooo la prima volta vado da mio zio e parlo con mio zio, ritorno a casa, ritorno da mia zia e dico: “Guarda che comunque Sarah non c’è”, a quel punto mia zia giustamente pensando dice: “Sicuramente l’hanno presa, l’hanno rapita”, e a quel punto pure io ho detto: “Secondo me pure l’hanno presa”, ma sempre la seconda volta non la prima volta perché la prima volta non era ancora tanto allarmante. 

“Quandooo la prima volta vado da mio zio e parlo con mio zio, ritorno a casa, ritorno da mia zia e dico: “Guarda che comunque Sarah non c’è”, a quel punto mia zia giustamente pensando dice: “Sicuramente l’hanno presa, l’hanno rapita”, in questo stralcio Sabrina parla al presente, non pesca nel passato ma falsifica.

Franca Leosini: (…) ecco, su che base lei ha potuto ipotizzare che fosse stata rapita?

Sabrina Misseri: Sulla base che Sarah non c’era a casa, non stava a casa mia, non stava a casa di mia zia Concetta. Dove doveva anda’ Sarah? Sarah non si sarebbe mai permessa di andare a casa di una persona senza avvisare e dove? Eh.

Franca Leosini: (…) come le viene in mente di dire “l’hanno presa, l’hanno presa”?

Sabrina Misseri: Eh, conoscendo le abitudini di Sarah sapevo che era successo qualcosa, non era una cosa normale “l’hanno presa” e che… per forza, Sarah non sarebbe mai andata da nessuna parte.

Franca Leosini: (…) quello che ha sorpreso di lei è proprio questa sua angoscia così immediata, questa sua visione catastrofica di quello che potesse essere successo a Sarah, lei sa che questo è stato uno dei cardini su cui ha ruotato l’accusa?

Sabrina Misseri: Sì, ma questa è la frase, secondo me… questa frase è la più plausibile di una persona che comunque è attaccata alla cugina e sa le abitudini e sa che qualcosa di grave è successo.

Sabrina si tradisce dicendo “questa frase è la più plausibile di una persona che (…) sa che qualcosa di grave è successo”, lasciando intendere che sapeva che Sarah era morta. Una frase incriminante. Sabrina usa il verbo “sa” non “teme”, “ipotizza”, “pensa” o “ritiene”.

Franca Leosini: Questa è anche una valutazione giusta, però ricorda cosa fate lei e Mariangela dopo?

Sabrina Misseri: Allora tutti i giri che abbiamo fatto io non me li ricordo perché non stavo a pensare lì che dovevo memorizzare per poi andarli a raccontare davanti ad un  inquirente. Io mi ricordo soltanto che abbiamo girato per cercarla, che siamo andati in caserma, io non mi ricordo l’ordine cronologico.

Da notare il “non me li ricordo”, il “mi ricordo soltanto” e “io non mi ricordo”.

Franca Leosini: Sabrina come reagiscono i genitori, la mamma e il papà?

Sabrina Misseri: Ah, la seconda volta subito ha pensato: “E’ successo qualcosa”, mia zia, subito a fare le ricerche a cercare Sarah.

Sabrina cita la storia de “la seconda volta” e cerca la compagnia della zia, lo fa per tentare di giustificare quella sua reazione fuori luogo. Ancora una volta non associa a “la seconda volta” la frase “L’hanno presa, l’hanno presa” perché evidentemente quella frase la disse all’arrivo di Mariangela.

Franca Leosini: Cosa fanno poi loro?

Sabrina Misseri: Eh, vanno in caserma e vanno la prima volta e poi dopo vanno di nuovo per fare la denuncia.

Franca Leosini: E lei e Mariangela cosa fate?

Sabrina Misseri: Eeh, non mi ricordo che cosa facciamo, cioè sono andata pure io in caserma, poi ci siamo divisi, io con mamma, poi lei con Alessio.

Da notare il “non mi ricordo”.

Franca Leosini: Ma avverte anche Ivano?

Sabrina Misseri: Sì, sì, sì.

Franca Leosini: E lui?

Sabrina Misseri: Lui non mi crede all’inizio.

Franca Leosini: No, lui non le risponde proprio.

Sabrina Misseri: Sì, non mi ricordo, ma quando mi risponde lui non mi crede, all’inizio lui pensava che io lo stavo cercando per riappaci… era una scusa per poterci riappacificare, all’inizio… chiediamo anche a Ivano.

Da notare il “non mi ricordo”.

Sabrina dice “non mi ricordo, ma quando mi risponde”, lasciando intendere invece di ricordarsi perfettamente che Ivano non aveva risposto. 

Franca Leosini: Non era una scusa per sentirlo?

Sabrina Misseri: No, no, non l’avrei proprio chiamato. Che scusa era? Non c’era propr… veramente era scomparsa Sarah, non era una scusa questa, assolutamente no.

Franca Leosini: La sera stessa chiede di prendere visione dei diari a casa di Sarah, perché?

Sabrina Misseri: No, emm… no, no, lì mi fu detto da un carabiniere al telefono, al telefono mi fu detto di vedere nei diari se c’era qualche cosa, non sono andata io spontaneamente ad andare.

Franca Leosini: Mi permette di dubitare

Sabrina Misseri: I tabulati ci sono, i tabulati ci sono, i carabinieri mi hanno detto di vedere se c’era qualcosa (incomprensibile)…  no, mi è stato detto questo, mi è stato detto questo.

Franca Leosini: Ma lei ricorda quale è stata l’interpretazione che è stata data in sede di giudizio?

Sabrina Misseri: No.

La Leosini ricorda a Sabrina che inquirenti e giudici hanno ritenuto che lei e sua madre si fossero recata a casa di Sarah per capire se sui diari della ragazzina ci fossero elementi che potevano indurli a sospettare di Sabrina.

Sabrina Misseri: Io non sapevo neanche che diaria… Sarah scrivesse diari, quindi per me è stata tutta una cosa nuova, di quel giorno, l’ho saputo perché mi è stato detto di vedere se ci fosse stato qualcosa, però se avessi avuto tutta quella paura li avrei fatti sparire, invece non ho… non ho mai toccato niente, stavano lì… e infatti se fossi tornata indietro, col senno di poi, mi sono resa conto di aver sbagliato lì.

Sabrina non nega di aver avuto paura perché dice “se avessi avuto tutta quella paura” non “se avessi avuto paura” e poi dice “mi sono resa conto di aver sbagliato lì” riferendosi al fatto di essersi accordato con gli zii per nascondere agli inquirenti il “diario segreto” di Sarah.

Al processo, c’è stato, proprio a partire dalla scoperta dei diari di Sarah, uno scambio cruciale tra Sabrina ed il pubblico ministero:

Sabrina Misseri: (…) per me non c’entrava niente il discorso di Ivano e Sarah, primo, i sospetti su Sarah non li avevo io (…) Claudio mi ha messo la pulce nell’orecchio di chiederglielo, se glielo avessi mai chiesto e gliel’ho chiesto, ma se partiva da me io il sospetto non ce l’avevo, cioè persona mia, da partire da me non ce l’avevo (…) io non l’ho ritenuto importante perché sapevo… non c’entrava niente, io lo sapevo che non c’entrava niente.

PM: E come faceva a sapere che non c’entrava niente?

Sabrina Misseri: Perché sapevo… forse perché le ho vissute io quelle circostanze, non gli altri, le ho vissute e so che non c’entrava niente e tuttora dico che non c’entra niente.

PM: Chi?

Sabrina Misseri: Questo… il discorso… mo’ per esempio se io vengo accusata di un omicidio, non c’entra niente il movente della gelosia, non c’entra niente, non c’entra niente. 

Sabrina ammette di aver ucciso Sarah.

PM: Cosa non c’entra niente?

Sabrina Misseri: Il movente della gelosia. Io non ho fatto niente. Come lo devo dire?

PM: E ce lo dica lei il movente.

Sabrina Misseri: Non ho fatto niente, non sapevo niente.

Sabrina Misseri: Non c’è la gelosia tra me e Sarah, non c’è la gelosia, si fa confusione, la tutela, la protezione con una gelosia, questa è una protezione non una gelosia, voi parlate in questo modo perché non avete conosciuto Sarah, sembrava più piccola dell’età che aveva, una bambina sembrava… non avete avuto la fortuna… di conoscerla (…) mi sono fatta due anni di carcere da innocente (…).

Sabrina non nega in modo credibile di essere stata gelosa perché parla al presente, certamente oggi non può più essere gelosa di sua cugina in quanto Sarah è morta.

Sabrina era innocente “de iure” nel momento in cui parlava, per questo è stata capace di dirsi innocente, dirsi innocenti però non equivale a negare l’azione omicidiaria, Sabrina non ha mai detto “Io non ho ucciso Sarah”.  

Un soggetto può essere “innocente de iure”, ma non “de facto”, quando è “innocente de iure” e “de facto” o solo “de facto” è capace di negare in modo credibile, non quando lo è solo “de iure”.

Franca Leosini: (…) però lei sottolinea con cura anche a Ivano che lei aveva fatto in modo che i diari di Sarah non finissero nelle mani dei carabinieri per non metterlo nei guai, si ricorda come ha reagito Ivano?

Sabrina Misseri: Ivano non ci credeva.

Sabrina è evasiva, non risponde alla domanda specifica ma continua a dire che Ivano non le credette quando lo informò della scomparsa di Sarah.

Franca Leosini: No, Ivano ha reagito malissimo.

Sabrina Misseri: No, non credeva… no mah sì, non mi ricordo, vabbè, lui reagiva spesso male, quindi non mi ricordo tutte le volte le cose che diceva.

Da notare il “non mi ricordo”.

Sabrina si mostra spiazzata, prova a mantenere il punto e poi equipara la reazione di Ivano relativa al messaggio riguardante i diari di Sarah ad altre sue precedenti reazioni, lo fa per minimizzare.  

Franca Leosini: Ivano la manda a quel paese, le scrive in sms: “Ma cosa stai dicendo, non mi mettere in mezzo a ‘sta storia”.

Sabrina Misseri: Sì, perché lui non credeva e dopo ci sono altri messaggi che lui dice che non riesce comunque a credere a quello che gli stavo dicendo, non mi credeva.

Sabrina è evasiva, cerca ancora una volta di spostare il focus sul fatto che Ivano non credesse alla scomparsa di Sarah.

Franca Leosini: (…) tante interviste sia stato opportuno concederle?

Sabrina Misseri: No, se tornassi indietro non ne farei neanche una, però posso dire anche un’altra cosa, fare tante interviste è statooo una cosa negativa, se non ne avessi fatte proprio sarebbe stata un’altra cosa negativa, avrebbero detto che se ne frega della cugina, quindi io ho notato che qualsiasi cosa io facessi non andava mai bene, il pregiudizio era talmente tanto che ogni mio passo non andava mai bene, allora io negli anni, adesso, riflettendo mi dicevo: “Come mi dovevo comportare io?”, questo vale dall’inizio fino alla fine, fino al processo, se non parla Sabrina vuol dire che ha qualcosa di nascondere, se non ha niente da nascondere deve parlare, parla, Sabrina mente, cosa deve fare Sabrina?

Franca Leosini: Però indubbiamente una sovraesposizione mediatica c’è stata.

Sabrina Misseri: Sicuramente sì, ma io, infatti, le mie colpe, io me le prendo assolutamente, cioè, se tornassi indietro non ne farei neanche una, non aprirei neanche la porta.

Franca Leosini: (…) lei le avrebbe fatte per allontanare da sé ogni possibile sospetto e ogni ombra.

Sabrina Misseri: Perché io quando c’è il pregiudizio qualsiasi cosa tu faccia non va mai bene, mai, mai.

Ancora una risposta evasiva.

Sabrina Misseri: Ma non ci credo a casa, sai perché? Le dico, le dico questo sai perché? Perché se ci fossero state le cimici a casa avrebbero scoperto tante cose che quelle che sto dicendo io sono vere, dentro casa, magari ci fossero state, io quello dico, magari ci fossero state, invece dentro casa no, nella macchina sì, ma dentro casa no.

Sabrina dice il vero. 

Franca Leosini: Quindi eravate tranquilli?

Sabrina Misseri: Io sì… abbastanza… io er… più che tranquilla, io ero in ansia perché non si riusciva a trovare Sarah.

Sabrina si corregge con un “abbastanza” lasciando intendere che avesse motivo per non essere tranquilla e non per il fatto che fosse in ansia.

Franca Leosini: (…) può mai un padre colpevole accusare una figlia innocente, è un interrogativo logico Sabrina.

Sabrina Misseri: E i padri che stuprano i figli? Faccio un’altra domanda. Che spiegazione danno sui padri che stuprano i figli?

Sabrina comincia la frase con un “E…” che ci dice che qualcosa è stato lasciato fuori, poi risponde con due domande per non rispondere.

Franca Leosini: (…) Che dice Sabrina tutto falso?

La Leosini invita Sabrina a negare.

Sabrina Misseri: Sì, assolutamente. Non c’è niente di reale, non siamo state né io né mia mamma, Sarah non è entrata in casa, non c’è niente di vero in questa sentenza.

Sabrina non nega in modo credibile, “non siamo state né io né mia mamma” non equivale a una negazione credibile quale potrebbe essere “Io e mia madre non abbiamo ucciso Sarah”. Ancora una volta attacca le motivazioni della sentenza con un “non c’è niente di vero in questa sentenza” ma non dice che la sentenza è ingiusta. 

Franca Leosini: Quindi è assurdo anche il movente?

La Leosini imbocca ancora una volta Sabrina.

Sabrina Misseri: Sì, sì, gelosia ma di che? Dov… dovevano trovare un messaggio tra me e Ivano che facevo scenate di gelosia nei confronti di Sarah, dovevano trovarne uno dove mi lamentavo, ma che gelosia.

Ancora una volta Sabrina dice che il movente non è stato provato, non che non avesse un movente per uccidere Sarah.

Sabrina Misseri: Sarah dentro casa non è entrata proprio, dentro proprio l’appartamento non è entrata proprio quel pomeriggio, non è entrata proprio.

Sabrina ha ripetuto spesso in dibattimento e durante l’intervista “innanzitutto Sarah in casa non è entrata proprio”“Sarah non è entrata in casa” “Sarah dentro casa non è entrata proprio, dentro proprio l’appartamento non è entrata proprio quel pomeriggio”, Sabrina è precisa e credibile su questo punto, è probabile che l’omicidio sia avvenuto in veranda dove le cugine erano solite aspettare Mariangela.

In conclusione, Sabrina è stata spesso evasiva e ha dissimulato; da notare il cluster di “non mi ricordo” proprio quando intervistata sul post-omicidio. Sabrina ha risposto a molte domande con dichiarazioni che suonavano come negazioni ma che in realtà non erano lontanamente equiparabili a negazioni credibili ma soprattutto non ha mai negato di aver ucciso sua cugina Sarah, eppure ne avrebbe avuto infinite possibilità, non ha negato neanche quando è stata invitata a farlo, eppure sarebbe stata per lei una succulenta occasione. Sabrina non ha negato neanche di aver avuto un movente. Sabrina Misseri è stata umiliata da Ivano, si è poi sentita derisa da Sarah, della quale era gelosa e che aveva raccontato a casa il fatto e, in un momento di rabbia, l’ha uccisa. Sabrina nega a se stessa il vero movente e si racconta di aver ucciso la cugina in un tentativo di rieducarla che le è sfuggito di mano.

E’ nella natura umana non desiderare che ci venga attribuito ciò che non ci appartiene per questo motivo Sabrina Misseri ha tenuto a precisare che ci sono errori nella ricostruzione dei fatti formulata da accusa e giudici e, attraverso le sue precisazioni, ci ha chiarito il movente, ci ha suggerito che l’omicidio è avvenuto fuori dalle mura domestiche tra le 14.28.40 e le 14.39.27 e che non è stato premeditato. 

Genitori che uccidono i propri figli

Samuele Lorenzi

Spesso chi uccide è affetto da un disturbo di personalità o da problemi della sfera emotiva. Ma c’è anche chi ammazza la famiglia per vivere amori non corrisposti.

Stylo24, 10 marzo 2018

Nella maggior parte dei casi ad uccidere i bambini sono patrigni, padri separati, padri e madri che vivono in famiglia e ragazze madri. I bambini vittime delle madri sono mediamente più giovani di quelli vittime dei padri. Spesso chi uccide è affetto da un disturbo di personalità o è un soggetto che proviene da una famiglia disfunzionale, frequentemente ha un disturbo della sfera emotiva. Nei casi di patrigni e padri separati che uccidono, di solito abusi e violenze precedono l’omicidio. I padri che uccidono in seguito al fallimento del matrimonio, sia quelli separati che quelli che vivono ancora in famiglia, in genere pianificano ogni dettaglio degli omicidi per settimane, a volte per mesi.

– I patrigni o padri de facto, ovvero quegli uomini che hanno una relazione con una donna che ha avuto uno o più figli con un altro uomo, quando uccidono, il più delle volte sopprimono un unico bambino in modo violento e l’omicidio è l’ultimo atto di un “percorso” di abusi. Raramente questi uomini si suicidano dopo il delitto. A volte la madre si “associa” con il patrigno contro il bambino.

– I padri separati che uccidono, in genere ammazzano più persone, spesso tutti i loro figli e nella metà dei casi anche la madre degli stessi. Alcuni di loro, dopo aver commesso gli omicidi, si suicidano. Anche in questi casi è di solito presente un campanello dall’allarme, una storia di violenze intra-familiari che spesso sono il motivo della separazione dalla moglie o compagna. Per i padri separati che sterminano la famiglia, gli omicidi sono un modo perverso di riprendere il controllo sui loro figli e sulla loro ex. Ciò che invece conduce i padri separati ad uccidere soltanto i figli sono la rabbia e il desiderio di vendetta nei confronti della ex. In questi casi il padre che uccide non vede più i propri figli come esseri umani ma come oggetti, pedine da usare per avere una rivalsa nei confronti della ex moglie. Spesso questi assassini lasciano messaggi attraverso i quali cercano di spiegare il loro gesto, di solito attribuendo indirettamente la responsabilità degli omicidi alle loro ex.

Luigi Capasso e Antonietta Gargiulo

A Cisterna di Latina (Roma), il 28 febbraio 2018, Luigi Capasso, un carabiniere di 43 anni ha sparato tre colpi d’arma da fuoco alla moglie Antonietta Gargiulo, ha ucciso le loro due bambine di 8 e 13 anni e poi, dopo una trattativa di 9 ore con i negoziatori, si è suicidato. Capasso ha lasciato alcuni assegni e 5 lettere indirizzate ai suoi familiari. Alla moglie Antonietta ha scritto: “Non dovevi farlo”.

Roberto Russo

A San Giovanni La Punta (Catania), iI 22 agosto 2014, Roberto Russo, 47 anni, ha accoltellato a morte la figlia Laura di 12 anni, ha ferito gravemente l’altra figlia Marika, 14 anni e ha poi tentato di togliersi la vita. Russo era stato licenziato e sua moglie Giovanna Zizzo lo aveva lasciato dopo aver scoperto di essere stata tradita. Russo prima di aggredire le figlie aveva scritto una nota che è stata ritrovata dai carabinieri dei RIS di Messina.

Alessia e Livia Schepp

Il 3 febbraio 2011 Matthias Schepp, un ingegnere di 44 anni, si è suicidato gettandosi sotto un treno in corsa a Cerignola (Foggia). Schepp viveva in Francia, era separato dalla moglie Irina Lucidi con la quale aveva due figlie gemelle, Alessia e Livia. Prima di uccidersi l’uomo ha ucciso le bambine e ha nascosto i loro corpi. Matthias Schepp ha lasciato un testamento, ha scritto alla moglie due cartoline e ha impostato otto lettere con 6000 euro in contanti, due di queste, con un totale di 1500 euro al loro interno, sono state trovate nella cassetta delle poste della stazione di Cerignola. Schepp in una missiva destinata alla moglie ha scritto: ”Senza l’affidamento congiunto non ce la faccio. Aiuto!! Non ne posso più, non ce la faccio più! Invece di un dialogo ragionevole, ho ricevuto come risposta questi avvocati di merda. Tutti volevano aiutarmi, soltanto tu no! Mia moglie! Non hai avuto tempo neanche una volta per parlare, e venire a Neuchatel, era uno sforzo troppo grande per te, ed è stato per questo che sono andato fuori di testa! Ora non voglio più nessun aiuto, è troppo tardi. Ti ho sempre amata!!! Tutto ciò che volevo era una famiglia! Perdere te è stata già abbastanza dura, ma poi anche le bambine era troppo. Presumibilmente sono malato, ma non so di che cosa. Ciao per sempre! Non ne posso più! Mi dispiace enormemente, ma non c’è più nulla da fare”.

Tullio Brigida

Il 4 gennaio del 1994, Tullio Brigida (Civitavecchia, 1956) ha ucciso i suoi tre figli Laura, Armandino e Luciana di 13, 8 e 3 anni al fine di far soffrire la ex moglie Stefania Adami. Brigida, dopo aver addormentato i bambini con un sonnifero, li ha asfissiati con il monossido di carbonio proveniente dal tubo di scappamento della sua auto e ha poi seppellito i loro corpi nelle campagne di Cerveteri. I loro resti sono stati ritrovati il 20 aprile del 1995.

– I padri che vivono in famiglia che uccidono, generalmente uccidono tutti i componenti della famiglia e spesso si suicidano. Molte volte la strage è la conseguenza di un disturbo psichiatrico che li affligge. Un padre depresso per motivi legati alla perdita del lavoro, può decidere di suicidarsi e di portare con sé tutti i familiari per i quali è incapace di vedere un futuro. In questi casi si parla di “suicidio allargato”. Dal punto di vista di un soggetto depresso che uccide i familiari e si suicida, gli omicidi dei familiari sono omicidi altruistici commessi per tutelarli dalle sofferenze che, a suo avviso, la vita ha in serbo per loro. In altri casi il movente è legato all’imminente separazione tra i coniugi. Alcuni soggetti sterminano la famiglia perché la vivono come un ostacolo.

Carlo Lissi e Cristina Omes

Il 14 giugno del 2014, Carlo Lissi ha sgozzato la propria moglie Cristina Omes ed i due figli, Giulia di 5 anni e Gabriele di 20 mesi, per liberarsi di loro e vivere da single il suo nuovo amore, tra l’altro un amore non ricambiato. Lissi ha dichiarato agli inquirenti: “Mi consideravo un buon papà e un pessimo marito. Prima di conoscere Maria ho avuto altre due esperienze extraconiugali con colleghe. Ho conosciuto Maria a marzo. Condivideva la mia passione per la moto, abbiamo iniziato a parlare, andavamo a pranzo insieme, la nostra intesa aumentava. Non abbiamo mai avuto rapporti sessuali, lei aveva una relazione e mi ha detto che non avrebbe mai tradito il partner. Ma io ho creduto che lei fosse il vero amore. Ho iniziato a pensare alla separazione, avevo visto che ci poteva essere il divorzio veloce, ho chiesto a due miei colleghi: uno mi aveva detto di avere dovuto affrontare qualche sacrificio economico e di avere perduto l’affetto dei figli per colpa della ex moglie. Avevo tanti pensieri, ma il mio fine era lei, avrei sopportato di stare da solo per qualche tempo con la prospettiva di attenderla. Pensavo a lei ogni momento libero. Non so se voi vi siate mai innamorati alla follia? Sentivo lo stomaco in subbuglio, attendevo sempre di vederla, pensavo a lei in continuazione. Volevo la separazione ma ero bloccato, preoccupato del giudizio dei miei genitori, dei parenti di lei, angosciato dal timore di una conflittualità in cui il rapporto con i figli ne avrebbe risentito”.

– Le madri che vivono in famiglia e uccidono, nella maggior parte dei casi sono affette da un disturbo psichiatrico sottovalutato dal medico curante e dai familiari, una psicosi, una depressione post partum o un disturbo di personalità. Veronica Panarello e Annamaria Franzoni, hanno ucciso uno dei loro figli e sono entrambe affette da un disturbo di personalità, nel caso della Panarello, un disturbo borderline accompagnato da tratti istrionici e narcisistici, nel caso della Franzoni, un disturbo borderline accompagnato da tratti isterici, narcisistici, paranoidi e psicotici.

Anna Maria Franzoni

– Le ragazze madri che uccidono, sono donne immature a causa della giovane età e con bassa autostima, spesso prive di supporto economico, sociale e affettivo.

Bertolt Brecht nella poesia “Dell’infanticida Maria Farrar” ne fece un drammatico ritratto: “Maria Farrar, nata in aprile, senza segni particolari, minorenne, rachitica, orfana, a sentir lei incensurata, stando alla cronaca, ha ucciso un bambino (…) Maria Farrar, nata in aprile, defunta nelle carceri di Meissen, ragazza madre, condannata, vuole mostrare a tutti quanto siamo fragili. Voi, che partorite comode in un letto e il vostro grembo gravido chiamate «benedetto», contro i deboli e i reietti non scagliate l’anatema. Fu grave il suo peccato, ma grande la sua pena”.

Ursula Franco

Morte Maria Ungureanu: ancora 6 mesi di indagini

Le Cronache Lucane, Salute… a tutti, 9 marzo 2018

Indagini preliminari, la procura di Benevento ha chiesto un’ulteriore proroga di 6 mesi.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Ursula Franco, la criminologa che assiste la difesa dei fratelli Ciocan, avvocati Salvatore Verrillo e Giuseppe Maturo. La dottoressa Franco ha sostenuto da sempre che la morte di Maria è stato un evento accidentale occorso mentre la bambina si trovava in compagnia di un’amica più grande di lei conosciuta alla famiglia e che dalle indagini emerge senza ombra di dubbio che ad abusare della bambina era suo padre Marius Ungureanu.

Vi ricordiamo che del team difensivo di Marius Ungureanu fanno parte l’avvocato Fabrizio Gallo, la psicologa Roberta Bruzzone e la biologa Marina Baldi.

Dottoressa Franco che può dirci riguardo alle indagini?

Posso dirle che sono stati spesi decine di migliaia di euro dei contribuenti in indagini inutili e che finché il caso resterà alla procura di Benevento non si caverà un ragno dal buco.

Sono stati indagati due ragazzi per un omicidio mai avvenuto, non solo, le risultanze dell’esame medico legale, eseguito da due consulenti della procura, escludono che i Ciocan si trovassero in paese al momento della morte di Maria.

A un mese dalla morte della bambina lo sperma del padre è stato isolato su una maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla copertina del suo lettino, a seguito di questi ritrovamenti da parte dei RIS di Roma sono state registrate telefonate incriminanti per quanto riguarda gli abusi sessuali, telefonate che hanno come protagonisti Marius, Elena Ungureanu e un altro soggetto. Tutti questi elementi non sono passati inosservati ai nove giudici che hanno esaminato gli atti di indagine e che hanno respinto le richieste d’arresto dei Ciocan.

Quattro persone, le più vicine alla famiglia della piccola Maria, non sono mai state intercettate, la soluzione del caso è lì, tra queste quattro persone c’è l’amica con la quale Maria si trovava nel Resort quella sera, la quale non la soccorse per paura.

Scomparsa Ximena Garcia: analisi di alcuni stralci di un’intervista rilasciata dal marito Stefano Santucci

27973515_10215924230686850_4802423114771285863_n

Ximena Garcia

L’argentina Ximena Garcia, una transessuale di 32 anni, è scomparsa dalla sua casa di Campoleone, Lanuvio (Roma) lunedì 22 gennaio 2018. Gli ultimi a vedere Ximena, oltre al marito Stefano Santucci, 40 anni, sono stati due amici che avevano cenato a casa dei due coniugi e che si erano accomiatati intorno alle 23.00 del 22.

Il marito Stefano Santucci ne ha denunciato la scomparsa solo mercoledì 24 gennaio alle 13.05.

Santucci al momento della registrazione dell’intervista aveva sul volto i segni di una colluttazione. Purtroppo la giornalista, invece di chiedergli come se li fosse provocati, ha affermato: I graffi che lei ha qua sono per… sono perché avete litigato perché lei voleva le chiavi della macchina?!

E’ la giornalista a suggerire al Santucci il motivo per il quale avrebbe dei graffi sul volto.

Stefano Santucci: Sì, gli ho avevo levato perché ho detto giustamente stava imbriaca e già il pomeriggio aveva bevuto, era uscita, aveva intruppato la macchina addosso alla mia e quindi gli ho detto: “Ndo vai? Vuoi anda’ a ammazza’ qualcuno?”, cioè, più che altro aveva preso la patente ad aprile, succede qualcosa, gliela ritirano subito e alla fine è uscita, sì, è uscita un pochetto per prendere una boccata d’aria.

Inaspettatamente Santucci fornisce una descrizione di Ximena non proprio edificante, “stava imbriaca e già il pomeriggio aveva bevuto”. E’ significativo che Stefano, parlando della scomparsa di sua moglie, dica: “Vuoi anda’ a ammazza’ qualcuno?” e anche che dia tante spiegazioni non richieste.

Stefano Santucci: E’ uscita, sì, è tornata dopo una mezzora, tre quarti d’ora perché il tempo che io me respogliavo, spengevo le luci, chiudevo casa, quindi circa mezzora, tre quarti d’ora.

La giornalista avrebbe dovuto chiedere al Santucci spiegazioni riguardo al termine “respogliavo”. Perché Santucci si sarebbe tolto gli abiti due volte? Era forse in pigiama durante la discussione? E perché si sarebbe dovuto rivestire se non per uscire!? Con quel termine “respogliavo” Santucci non può che riferirsi all’atto di spogliarsi per la seconda volta a distanza di poco tempo e non al fatto che si fosse tolto gli abiti da lavoro tante ore prima. E’ qui la chiave: Santucci non ha mai raccontato di essere uscito quella notte.

Giornalista: E le ha detto che era andata a fare un giro qui intorno, immagino.

La giornalista invece di farsi raccontate i fatti dal Santucci, immagina e afferma.

Stefano Santucci: Sì, ha detto che si era fermata al benzinaio qua dietro a prende’ una boccata d’aria, perché c’aveva bisogno di prende’ una boccata d’aria e doveva sta’ da sola.

Giornalista: Poi vi siete messi a dormire…

La giornalista invece di farsi raccontate i fatti dal Santucci, afferma.

Stefano Santucci: Io mi sono messo a dormire e lei è rimastaaa sveglia.

Giornalista: E poi l’ha svegliata.

La giornalista invece di farsi raccontate i fatti dal Santucci, afferma.

Stefano Santucci: Sì.

Giornalista: Per raccontarle la sua storia.

La giornalista invece di farsi raccontate i fatti dal Santucci, afferma.

Stefano Santucci: Sì, chee tanti problemi che c’ha avutooo eeee i guai che ha passato la madre col padre per accettare lei eee tante cose.

Stefano Santucci: La mattina me sveglio presto quindi la sera quando incominciano a esse le 10.00, 11.00 sono stanco e quindi m’addormento.

Giornalista: Quando l’ha lasciata qui quella mattina, che lei è uscito, che cosa vi siete detti? Come vi siete salutati?

La giornalista, invece di chiedere al Santucci di raccontarle che cosa fosse successo il 22 mattina, afferma “Quando l’ha lasciata qui quella mattina, che lei è uscito”, l’ennesimo imperdonabile errore.

Stefano Santucci: Mmmm… gli ho dettooo: “Amo’ oggi s… stasera cerca di venire per le sette, così stiamo un pochetto più… un pochetto insieme, facciamo la cena con calma”.

Santucci prende tempo per rispondere con un “Mmmm” e con un “dettooo”, eppure la domanda è una domanda che gli avranno fatto in molti, questo suo bisogno ci rivela che la domanda è per lui sensitiva,.

Stefano Santucci: Eh, verso le 7 e un quarto… so’ uscito di casa, di solito esco verso le 7 e mezza, 7 e 40, però c’avevo un attimo un po’ bisogno de anda’ via un po’ prima perchééé ero stressato pure io a senti’ tutta la notte così, ero stanco e purtroppo de (incomprensibile) loro non m’andava.

Quando Santucci dice “perchééé ero stressato pure io a senti’ tutta la notte così” senza che gli sia stato chiesto spiega un “perché” anche se poi in realtà non dice con precisione che cosa abbia fatto tutta la notte ma spera in un’interpretazione delle sue parole da parte dell’interlocutore. Aggiunge di essere stato “stanco” ma di aver avuto il bisogno di uscire prima di casa, non il contrario. Il “purtroppo” è un termine che lascia intendere che sia pentito di qualcosa e il fatto che racconti cosa non ha fatto è doppiamente importante.

Giornalista: E comunque da quel momento lei l’ha lasciata qui e non l’ha vista più.

Ancora un grossolano errore della giornalista che invece di farsi raccontate i fatti dal Santucci, afferma.

Stefano Santucci parla del 23 gennaio: Al lavorooo c’ho avuto un calo de pressione e quindi so’ andato via prima, so’ andato via verso le sei, tempo d’arriva’, se saranno fatte le sei e mezzo, più o meno, quando so’ tornato pensavo che era uscita eee ho pensato: “Vabbè normale, tornerà un po’ più tardi”, perché a volteee è tornata pure che erano le nove e mezza dieci.

Un secondo fatto anomalo è intervenuto il 23 gennaio, non solo Stefano è uscito prima da casa al mattino ma è tornato a casa prima da lavoro.

Giornalista: Ma non ha con sé una valigia di quelle che avete in casa?

Stefano Santucci: Ah, le amiche sue mi hanno detto che mancaa unaaa valigia gros… una borsa grossa di Louis Vuitton.

Giornalista: Ha lasciato, Ximena, anche la fede e l’anello di fidanzamento qui.

La giornalista invece di farsi raccontate i fatti dal Santucci, afferma.

Stefano Santucci: Sì.

Giornalista: Ed erano cose che non toglieva mai.

La giornalista invece di farsi raccontate i fatti dal Santucci, afferma.

Stefano Santucci: Quando stava a casa ce l’aveva sempre al dito, come me.

Stefano Santucci: Mancavano due giacchetti, uno che usava sempre e uno un po’ più corto e pesantino, perché lei c’aveva tutti i giacchettini un po’ leggerini, fashion, come dicevo io eeehm e poi ho visto che mancavaa un altro paio di scarpe… ol… tre a quello che c’aveva la sera eeehm, me pare nient… nient’altro, come intimo non so dire se manca qualcosa.

Santucci parla di Ximena al passato “uno che usava sempre”, “lei c’aveva tutti” e “come dicevo io” lasciando intendere che per lui è morta.

Stefano Santucci: Ho chiamato tu… tutti quelli che potevo contatta’, ho contattato, amici, parenti, gente che la conosceva, baristi dove andavamo, dappertutto.

Santucci parla di Ximena al passato, non dice di aver contattato “gente che la conosce” ma “gente che la conosceva”, evidentemente ritiene che Ximena sia morta. Ha una certa rilevanza anche il fatto che sulla sua pagina Facebook Santucci abbia sostituito con un campo nero, la rappresentazione del lutto, sia la propria foto che la copertina.

Screen Shot 2018-03-17 at 18.21.28

Giornalista: Dove andavate insieme e dove andava lei da sola?

Stefano Santucci: Dove andavamo insieme.

Giornalista: I carabinieri che le hanno detto?

Stefano Santucci: Che stanno facendo le indagini stanno coo… controllando i numeri di telefono seee… se… se do… dovesse rispondere, gli ho dato i numeri del conto corrente, gli ho datooo tutti i documenti suoi, quelli che ho trovato, perché manca, gli unic… mancano due documenti l’ooo… ehm il passaporto argentino eehm eee e il permesso di soggiorno italiano, sono gli unici due ca.. che che non ci sono.

Giornalista: Stefano ehm asso… ehm è una cosa che le devo chiedere, ma lei non ha fatto del male a sua moglie, vero?

La giornalista non solo fa una domanda diretta ma invita il Santucci a negare con un “lei non ha fatto del male” e con un “vero?”.

Stefano Santucci: No.

Una negazione non credibile perché incompleta, non spontanea e suggerita.

Giornalista: Non è che quella sera traa lei le ha messo… l’ha graffiata, lei ha rispostoo (scuote la testa in senso di no).

La giornalista continua ad invitare il Santucci a negare anche attraverso il proprio linguaggio non verbale.

Stefano Santucci: Mai, mai fatto ‘na c… mai.

Santucci non nega in modo credibile, il vago “Mai” non è un sostituto del “No” tantomeno del “No, non l’ho uccisa”. Stefano poi si autocensura perché non riesce a mentire

Stefano Santucci interrogato su un post pubblicato all’indomani della scomparsa di Ximena sul suo profilo Facebook “Mi sono lasciato prendere la mano” ha detto: Ioo Facebook neanche lo utilizzavo, io avevo messo messenger un paio di mesi fa, così… e poi l’avevo pure levato perché non… neanche lo usavo io ‘ste cose, mo’ adesso le sto usando.

Stefano Santucci non nega di aver scritto “Mi sono lasciato prendere la mano”.

Inoltre Santucci non sta facendo molto su Facebook per cercare sua moglie, ha semplicemente postato per tre volte, il 5 ed il 21 febbraio (alle ore 7.17 e 7.18), lo stesso messaggio: “Ciao a tutti. Lei è mia moglie ximena per chi non la conoscesse. Vi prego vi chiedo aiuto. Lunedì 22/01 in gionata è uscita da casa e non è piu rincasata ha il cellulare spento e non la ha piu sentita nessuno. Vi chiedo aiuto, non so piu che fare quando andate in giro date una occhiata e guardate se la vedete. Fermatela e ditegli di farsi sentire anche la sua famiglia in argentina è preoccupata.fatemi sapere se la vedete”.

Giornalista: Lo vuole fare un appello? Un appello a sua moglie cioè casomai la vede, ormai… sua moglie lo vede… l’appello.

Stefano Santucci: (incomprensibile) non so’ proprio pratico io (incomprensibile) non ho mai visto Chi l’ha visto, proprio, in vita mia… iooo.

“non so’ proprio pratico” e “non ho mai visto Chi l’ha visto, proprio, in vita mia” non giustificano la sua ritrosia, è evidente che Santucci non è interessato a ritrovare Ximena.

Giornalista: Ma non c’è problema, niente di particolare, lei ci deve di’ soltanto: Xime’ ti sto aspettando ti voglio bene torna a casa. E’ quello che penso sia succes… cioè che lei senta a questo punto.

La giornalista supera ogni limite suggerendo al Santucci cosa dire.

Stefano Santucci: “Torna a casa, me manchi tanto… ne abbiamo passate tante insieme, lo sai… te prego”.

Durante l’appello Santucci non si rivolge a Ximena per dirle che eventuali problemi si possono risolvere, non è risoluto ma lamentoso, piange e si nasconde il volto per due volte con la mano. Stefano Santucci con tutta probabilità piange per se stesso. “me manchi tanto… ne abbiamo passate tante insieme, lo sai… te prego”, tutto vero, ma sono frasi che Santucci avrebbe potuto dire anche nel caso l’avesse uccisa. 

P.S.: Sabato 10 marzo 2018 un pescatore ha trovato il cadavere di Ximena Garcia nel lago di Nemi. Il lago di Nemi è a soli 8 chilometri da Lanuvio.

Bollywood star Sridevi Kapoor: a suspect death

Sridevi Kapoor in New Delhi, India. (Photo by Prabhas Roy/Hindustan Times via Getty Images)

The 54-year-old Bollywood star Sridevi Kapoor (born as Shree Amma Yanger Ayyapa) drowned in the bathtub of her room at the Jumeirah Emirates Towers hotel in Dubai on February 24, 2018. Sridevi was the most famous Bollywood actress of the ’80s and ’90s.

Sridevi Kapoor had been in Dubai to celebrate the wedding of her nephew Mohit Marwah. She attended the wedding with her husband Boney Kapoor, 62, a well-known Bollywood film producer, and their youngest daughter Khushi.

Boney and Sridevi Kapoor

Producer Boney Kapoor had returned to Mumbai after the wedding but decided to go back to Dubai on February 24 on an unscheduled trip.

According with his story, he arrived at the Jumeirah Emirates Towers hotel around 6.15/20pm, soon after landing in Dubai.

He did his check-in formalities at the hotel and took a duplicate key to Sridevi’s room, he asked the bell boy to delay taking his bag to the room as he wanted to surprise his wife.

When he entered the room 2001 he found Sridevi asleep and woke her up. They hugged, kissed and chatted for about half an hour just before he went to the living room and the actress went into the bathroom to freshen up before dinner. 

Boney watched TV for around 15-20 minutes. At around 8pm he shout out to Sridevi from the living room itself. After calling out to her twice, Boney lowered the volume of the TV set. No reply. He then walked to the bedroom and knocked at the bathroom door and called out to her.

Boney heard the tap inside on, then called out “Jaan, Jaan” still louder but got no reply. He knocked on the door, got no response, opened the door and found Sridevi unconscious at the bottom of the bath. The tub was full of water and Sridevi was immersed completely, from head to toe, inside the tub.

Boney said that there wasn’t a drop of water on the floor outside the tub area.

He tried to revive her and called a friend of his. Around 9pm, he called for help. When the police and the paramedics arrived she was pronounced dead.

Sridevi’s body was taken to the General Department of Forensic Medicine for an autopsy. The coroner wrote on the death certificate: accidental drowning.

The Dubai government’s media office wrote on Twitter that the death of the Indian actress Sridevi occurred due to drowning in her hotel apartment’s bathtub following loss of consciousness.

One of the bathroom of the Jumeirah Emirates Towers hotel in Dubai

Few observations about this case:

1) Healthy people don’t drown in a bath tube. If they fell asleep they wake up when the water reach their nose;

2) Sridevi Kapoor had not cardiuvascular disease or seizure disorders. She wasn’t an alcoholic. According with the autopsy report, traces of alcohol were found in Sridevi blood, traces of alcohol are not enough to lose consciousness and to drown;

3) Boney Kapoor called the paramedics more than an hour after he found his wife unconscious. Why did he call a friend instead of someone able to give his wife medical  assistance? He should have alerted immediately the concierge;

4) The fact that Boney said that he shout out twice at Sridevi from the living room and again from outside the bathroom is suspect, this could be a cover up of a discussion that he and his wife had before she drowned.

5) At the time of his wife’a death, Boney Kapoor was in debts. Sridevi sold her properties and returned to acting in order to clear those debts. This could have been a reason of tension between the two.

Here a statement from Boney Kapoor:DXIqxYPXcAABr6n.jpg

6) From Boney Kapoor statement we can tell how he related to his wife Sridevi. The social introduction is key to understanding the relationship between the two. A complete social introduction would tell us that it was a good relationship.

“Losing a friend, wife and mother of your two young daughters is a loss inexplicable in words”.

In the opening, we expected him to say: “Losing my wife Sridevi, the mother of my two daughters”, instead he introduced his wife as “a friend, wife and mother of your two young daughter”, this is distancing language, an indication of a poor relationship and/or a need to distance himself from his wife and his daughters too.

Ursula Franco, MD and criminologist

Nathan Leuthold: a missionary, a narcissist and a murderer

2015-02-15T02-54-43-833Z--1280x720

Nathan Leuthold

Nathan Andrew Leuthold killed his wife Denise, 39, on Valentine’s day 2013. He was arrested on March 6, 2013 around 8.15 a.m. On September 2014, a jury found Nathan Leuthold guilty, he was sentenced to an 80-year term in the Illinois Department of Corrections for first degree murder in violation of section 9-1 of the Criminal Code of 1961 (720 ILCS 5/9-1(a)(1) (West 2012)). According with the prosecutors he killed his wife as a Valentine’s gift for his Lithuanian lover Aina Dobilaite, 20. Before reading the sentence, Peoria County Circuit Judge Kevin Lyons said: “I have to give you credit. You have led a law-abiding life, and for many years, you did good things. But you have poisoned it all”.

C0QQ1RI4W02_021713.jpgx

Denise Newton Leuthold

On February 14, 2013, around 3:15 p.m., Nathan Leuthold called 911 to his in-laws’ home at 700 W. Mossville Road, Peoria, Illinois, where he was living with his wife and their three children, Seth, 12, Julia, 10 and Jenelle, 4.

After his trial, Nathan Leuthold spoke to Dateline NBC correspondent Andrea Canning about what preceded his 911 phone call: My parents called me: “You want us to pick her up?” I said: “Denise should be there any minutes, she must have been late”. She hadn’t answered her phone calls, she hadn’t answered her text messages, I said: “Just wait a few minutes, let me get Jenelle at the day care then I‘ll let, you know, and I finally got the day care, they said: “She still hasn’t come, she hasn’t called”, I said: “Well, I’m right by the house, I’m right by the house and see if she is there”, and soon as I got pulled into the driveway, the garage door was open. I can see the window payne was broken, the glass is on the ground, at that point I began to put things together and someone had broken into the home and then, at that point, I called the police, called 911.

Nathan’s call to 911:

911 operator: What’s the problem?

Nathan Leuthold: Uh, we had a break-in.

“Uh” is a pause to think.  The pause is an indication that the question “What’s the problem?” is sensitive to him.

Order speaks to priority, Nathan suggested a break-in but didn’t show any concern for his wife or for anyone that could have been in the house at the time of the alleged break-in. This is unexpected especially because Denise wasn’t answering his phone calls and text messages and he told Andrea Canning he went back home to check on his wife.

911 operator: Is it going on right now?

Nathan Leuthold: I don’t know, I… the garage door is open, there’s glass from the back door, somebody broke in, I’m not going into the house yet.

Again, Nathan doesn’t show any concern about his wife Denise. No concern and no actions. Nathan, knowing that Denise could have been at risk, choose not to enter the house. He only gave information to the 911 operator in order to support a possible break-in.

“I…” is a broken sentence, this is self-censoring, an indication of missing information deliberately withheld by Leuthold. He started placing himself strongly into the sentence but then suppressed whatever he was going to say.

When police entered the house they found Denise Leuthold dead by a gunshot in the head.

Nathan told them he had three handguns, his .22 caliber Beretta and .40 caliber Glock were missing. Denise was killed with a .40 caliber.

After Nathan called 911 he repositioned his car in the driveway to face away from the house. Inside his car the detectives found foreign currency, safety deposit box keys and passports.

Around 3.00 p.m. Aina Dobilaite wrote a message to Nathan Leuthold, he replayed: “I can’t now, police checked, it looks like the house was robbed”, she wrote back: “Interesting, smiley face. Prosecutors believe that Aina’s lack of concern regarding the break-in proves that she knew that Nathan was going to kill his wife and stage the crime scene.

Aina Dobilaite

Some excerpts from Nathan’s 6 hours interview with the detectives (from 6:00 p.m. of February 14 to 12:30 am of February 15):

Nathan Leuthold: I’m trying to not think about nothing but the kids, about nothing but the ministry. What we do is everything is so tight together as (unintelligible) family. One thing, it’s all a house of cards, she is the main one to hold it all together and I’m trying to shut off the thoughts that happens that says what happens was supposed back in may (unintelligible) the window, what happened with this… I can’t go to Europe and hold with kids by myself and be full time so everything I’m trying to hold that off, I want to get this done, I don’t want anymore long agencies out of the room, I want to get this done, somebody has (unintelligible) the kids, I’m trying… I’m trying not to get upset, I don’t mean mad, I mean upset.

Nathan Leuthold is self focused, he doesn’t show pain for the death of his wife but speaks about the repercussion of her death in his life. He is also trying to take control of the interview and shows an unexpected verbal aggressiveness.

Note Nathan linguistic disposition towards his wife, Leuthold never referred to his wife Denise as “my wife Denise” or “my wife” or “Denise” but only as “she”.  A complete social introduction would indicated a good relationship. In this opening, his words indicate that they had a poor relationship. 

Nathan Leuthold: I don’t want to say something that would be misconstrued. I don’t like all these rights warnings.

An innocent usually think to be misconstrue just when he is wrongfully accused not before the interview. When Nathan says: “I don’t want to say something that would be misconstrued”, he is likely talking to himself more than to the detectives. He shows to be on guard.

Nathan Leuthold: You can’t tell me things about her and I am not (unintelligible), you can’t tell me things about her so…

Leuthold is again trying to tell the detective how to conduct the interview.

Note that Nathan Leuthod didn’t refer to his wife Denise as “my wife Denise” or “my wife” or “Denise” but as “her”, again.

Detective: I‘m telling she is dead.

Nathan Leuthold: You told me.

Nathan didn’t show any emotion when he was told that Denise was dead that’s why the detective told him again that his wife was dead but he received another cold answer. 

Detective: Do you have any personal problem with anybody?

Nathan Leuthold: No.

Detective: Does your wife?

Nathan Leuthold: No.

How he can be sure that his wife had no problem with anybody? He should have answered: “Not that I know” or “Not till this morning”.

Detective: Was there anything of extreme value?

Nathan Leuthold: In… in the house?

He answered with a question to buy time to think.

Detective: In your room, in that room in particular?

Nathan Leuthold: I… I had… uhm… two watches… uhm… a couple hundred dollar watches, nothing.

The stuttering “I” shows increase in anxiety since humans are highly efficient at using this pronoun.

 “uhm” is a pause to think.

Detective: Ok what about money?

Nathan Leuthold: No.

Detective: Do you know why anybody wanna broke in there?

Nathan Leuthold: I have been trying to ask the same question since I pulled in the driveway.

He didn’t say “I have been trying to answer the same question since I pulled in the driveway” or “I have been asking the same question since I pulled in the driveway” but “I have been trying to ask the same question since I pulled in the driveway”. He shows deception.

Nathan Leuthold is recalling something that happened two days before the murder: (…) then pulled in our driveway without the lights on. They… they were on the road when they turned the lights off, you know, this is kind of weird, pulling the driveway, I merely go through into… into the front door and flip the outside lights on car please. Similar situation but this time into the neighbour’s driveway. 

Nathan is mudding the waters telling detectives a story about a car and lights on and off.

Detective: This is the problem I get, she has been shot in the house, okay? I need to figure out how that car get to Robinson park, okay?

Denise’s car was found in a park close to the house, an inexplicable finding in a murder related to a burglary.

Nathan Leuthold: Uhm, uhm.

Nathan answers with two no words, to say “Uhm, uhm”  is like to answer with a question, it is a pause to think, a signal that indicates that the question is sensitive to him.

Detective: I’m just trying to figure out how many sets of keys are out there because I’m trying to find a set of keys.

Nathan Leuthold: I know there is one set of keys and whenever I have borrowed… borrowed… whenever I got the car to go get something fixed on (unintelligible) changed or not, I just asked her for the keys and she gives me the keys or she says they are on the plate.

When Leuthold says “I know there is one set of keys”, he is telling the truth, his affirmation doesn’t esclude that he knows there are two set of keys. He doesn’t say “I know there is only one set of key”. This is like the story “I had two glass of wine, officer”, this is truth, someone that drank five glass of wine, had certainly drunk two before the third, the fourth and the fifth glass.

Note that Leuthod didn’t refer to his wife Denise as “my wife Denise” or “my wife” or “Denise” but as “her” and “she”, again.

The word “just”, a dependent word, is used to compare with something else. 

Detective: Was your vehicle (unintelligible) at Robinson park today?

Nathan Leuthold:… My vehicle was at Robinson park today, yes.

Nathan took time to answer, this long latency shows that the question is sensitive. Note that the word “yes” is not the first word of the sentence as expected but the last, this is a clue that he wasn’t sure of what to answer and that he was building his answer in work in progress.

Detective: For what (unintelligible) this?

Nathan Leuthold: (unintelligible) this morning… never, but it would have been before… before I came back at the house.

The pause between “before” and “before” shows that Nathan needs to pause to reflect on what to answer about his car being at the park.

Detective: What it was done for?

Nathan Leuthold: I pulled over… I pulled over to take a phone call.

He repeats twice “I pulled over”, this repetition is noted as sensitive. Nathan needs to pause and reflect on what to answer.

Detective: It’s not a coincidence that we have a missing 40 caliber Glock handgun and there is evidence that leads us to believe that your wife was probably shot with a 40 caliber handgun, okay? And then furthermore to have her car down the street at the park, right? where you failed to tell us that you were there prior to going home earlier that day.

Nathan Leuthold: It was a short phone call… I didn’t (unintelligible).

Hilarious defence.

Detective: I know but I mean the thing is we’re talking about things that day, once you start piecing things together we’re trying to figure things out.

Nathan Leuthold: I understand.

Detective: Okay? So, If you were at the park, the exact same park your wife’s car was at, I need to figure out how your wife’s car get there.

Nathan Leuthold: Okay, I… I don’t have the answer.

Another stuttering “I” that shows anxiety. He could say, “I don’t know” but he says, “I don’t have the answers”. Does he want to know what the police know?

Detective: You don’t have a key either?

Nathan Leuthold: Correct.

Investigators found the second set of keys at the Robinson Park, in a trash can.

Nathan Leuthold: So I called, she didn’t answer, no big deal, she is driving, so sent text messages. I don’t know what to think, she is not answering my phone calls, she is not answering my mom’s phone calls, she didn’t go to the school, she didn’t call, where she is at? She is late, if she broke down, she has a flat tire, she would call my self phone… I went to all this hundred options on my head.

Leuthold never referred to his wife Denise as “my wife Denise” or “my wife” or “Denise” but as “she” while he called his mother “my mom”. That he has not yet used his wife’s name is distancing language, an indication of a poor relationship and/or a need to distance himself from his wife

Detective: I would love to think you are a God fearing man and you would never do that but…

Nathan Leuthold: You do have a preconceived idea.

Leuthold, trying to act as a victim of a misunderstanding, get very contentious.

Detective: No, no, no, trust me I do no have a preconceived idea but when I’m painting a picture and I’m trying to put the pieces together Okay? as a homicide investigator I have to either rule you in or rule you out

Nathan Leuthold: And you want to rule me in based upon…

He is trying to understand what’s wrong with his interview…

Detective: No, no, no, I would rather rule you out so I could move on
rule you out?

Nathan Leuthold: You are ruling me out based upon what?

… and what could save him.

Detective: Bas.. ruling out I want to rule you out cause I hope you didn’t do it.

Nathan: And you want to rule me in.

He shows sensitivity and tension.

Nathan Leuthold: I want to get back to my kids now. I can’t leave them all that long.

Leuthold is using his children to escape the interview. Note that he is referring to them as “my kids” something he never did with his wife Denise.

images

Nathan Leuthold

Nathan Leuthold choose not to testify at his trial but spoke to Dateline NBC correspondent Andrea Canning after the sentence showing how manipulative and self centered he is:

Nathan Leuthold: I was in third grade, she was in fourth grade at the time and I doubt… doubt she even knew I existed, but even then, I thought she was the cutest girl in the school.

Nathan is a narcissist, he gives us a glimpse of his personality disorder when he says that even she didn’t know he existed he thought she was the cutest girl in the world.

Andrea Canning: What was that you liked about her so much?

Nathan Leuthold: It was the curly hairs and the bouncy curls and just happy-go-lucky smile in junior high they begin to see your character and what kind of person she was that way.

Nathan Leuthold: Her parents didn’t believe in dating so we were just good friend and I went to her church activities she came to mine and saw each other at school and that’s how all started, she was my first girlfriend and my only girlfriend.

Nathan Leuthold: I looked at Denise’s mom at the time and I saw what she was as a woman, as a wife, as a mother and I saw that Denise really favoured her mother and so I said that’s what I want.

Nathan’s idea of a relationship is “that’s what I want”; as a narcissist, he choose Denise to fill his need, to enhance his idea of an image of perfection. 

Nathan Leuthold: Right before we did our vows Denise had down prepared a song talking about everything that she wanted was me and that our marriage is going to be the kind that she had always hoped for and dreamed for as a little child and (unintelligible) a wonderful day.

Nathan Leuthold: And so I approached the fella and said: you know, what would you think about Denise and I coming and helping you guys? He said: That’s would be great!

Nathan Leuthold: We didn’t know any Lithuanians at the time, we didn’t know the language, we were studying it, trying our best but it was definitely a shock.

Nathan Leuthold: Denise was very musical and she played the piano for the children and taught them songs and taught the little girls especially bible stories.

Nathan Leuthold: We had helped women who had been in a abusive relationships, we had brought several Lithuanians to the United States over the years for cultural reasons, for musical purposes, for sports.

Nathan Leuthold: We had tremendous friends and family here in the States and that’s always what we missed the most.

Recalling the day of the murder:

Nathan Leuthold: As is our tradition on holidays whether it’s Easter, Christmas or birthdays or Valentine’s for the children, we started off right off the bath, first thing in the morning and so the children had theirValentine sacks that Denise had prepared sitting down at the table for them. My gift to her was the roses and the card that I had bought the night before and placed on the table.

Nathan Leuthold: My parents called me: “You want us to pick her up?” I said: “Denise should be there any minutes, she must have been late”. She hadn’t answered her phone calls, she hadn’t answered her text messages, I said: “Just wait a few minutes, let me get Jenelle at the day care then I‘ll let, you know, and I finally got the day care, they said: “She still hasn’t come, she hasn’t called”, I said: “Well, I’m right by the house, I’m right by the house and see if she is there”, and soon as I got pulled into the driveway the garage door was open.

Andrea Canning: Was that odd?

Nathan Leuthold: It’s very odd, there is no car in the garage but the garage was open but then as I got about halfway into the garage I can see the window pane was broken, the glass is on the ground, at that point I began to understand that someone had broken into the home.

Leuthold says “It’s very odd” not “It was very odd”, “there is no car in the garage” not “there was no car in the garage”, “the glass is on the ground” not “the glass was on the ground”, the use of the present tense is a clue that Nathan is not recalling from his experiential memory.

The word “then” is used as a bridge. “then” is a temporal lacunae.

Andrea Canning: Did you fear that the person could still be in the house?

Nathan Leuthold: I did.

Andrea Canning: How did they tell you what they had found?

Nathan Leuthold: The police… uh… weren’t the first people to tell me. Unfortunately I… I found out about it from my father, I was calling my dad and dad said: “Well, I’m on my way, I just heard on the radio, the local news media just put it on the radio that at your house somebody was shot”.

“Uh” is a pause to think.  The pause is an indication that the question is sensitive to him.

The stuttering “I” shows increase in anxiety.

Andrea Canning: When you came to that realization what’s going through your mind?

Nathan Leuthold: Everything stopped. I am looking at my four year old daughter who is the image of her mother curly hairs in a bouncy step and I just kept looking at my daughter and I wanted to hug her and I wanted to… I wanted just to let out all the pain that was associated with knowing but there she was standing stand… staring at me just smiling. My world had just been shattered and I had to tell her at some point.

Denise was killed but the focus is on himself: “I am looking…”, “I just kept looking…”, “I wanted…”, “I wanted…”, “I wanted…”, “staring at me…”, “My world…”, and “I had…”.

Nathan says “I am looking at my four year old daughter” not ” I was looking at my four year old daughter”the use of the present tense is a clue that Leuthold is not recalling from his experiential memory.

“I wanted to…” is a broken sentence, an indication of missing information deliberately withheld.

When he speaks about his daughter he says “my four year old daughter” not “my four year old daughter Jenelle” or “my daughter Jenelle”, an incomplete social introduction which tells us about his poor relationship with her.

When he speaks about Denise he says “her mother” not “my wife Denise” not “my wife” not “Denise”, a signal of a poor relationship between him and his wife.

A point of view of a narcissist: Nathan says that his “world has just been shattered”not Denise’s world, not Denise’s life, not the children’s world or Denise parents’s world, only his world. 

Nathan Leuthold: My wife, my best friend from third grade, the mother of the three most important children in the world to me, how do I function now without her?

“How do I function now?”, it’s about him not about a young life lost. 

Nathan Leuthold: Every time there was a difficult in life the first person I would talk to would be Denise and there were several times in the first few days after her death trying to figure what to do with the children next I wanted to just grab the phone and call her, she was my support.

“She was my support”, the focus is again on him.

Asked about what happened after his interview with detectives Nathan Leuthold said: I was exhausted, I was emotionally spent, I spent the next several hours with my mother and my sister and at some point I fall asleep, my sister just trying to confort me.

Everything is about him (focus on self). 

Andrea Canning: How did you tell the children that their mother was killed?

Nathan Leuthold: Mom went home to be with God, we know that she loves us, we know that we loved her, at that point I reached out for them and we just hugged. It was quiet. My tears soaked their faces and their tears soaked my face and we prayed and we thanked God for the most wonderful mother and wife (unintelligible) ever been on this earth.

He didn’t say “we loved her” but “we know that we loved her” that is unexpected. With this sermon Leuthold shows us how manipulative he is.

Nathan Leuthold: There was a church, I was there that was already established and that church really took us in and… and… and did her best to communicate with us and helped us out and there was a particular… uh… woman in the church we worked with, that was Aina’s mother. As a teenager it was very clear that she had given her life to the Lord and wanted to serve him she was always the one volunteering, helping the church right alongside of her mother and she was very gifted in music and then, as we started branching out in the ministry, Aina was the one who took care of the music. Aina was the one that was always helping us with the children at church and it was just natural for Denise to want to hire her and we just trusted her 100% with them and that’s how she came to be part of our family.

Note a “uh”, a pause to think right before naming his lover’s mother. 

Note how he speaks about Aina: “As a teenager it was very clear that she had given her life to the Lord and wanted to serve him”, note the use of Divinity to clean her image. 

On January 18, 2013, few weeks before the homicide, Nathan sent Aina an email: “I let you down and I’m sorry. I’m not going to make excuses. That would not be fair to you. You deserve someone who respects you and puts their relationship first, and from now on I want to do all that I can to be that person. There is nothing more important to me than you in this relationship. I’m so blessed to have you in my life, and I know it”. In another email Nathan wrote: “I love you because you understand me better than anybody else and because I am a better person with you next to me. My life has a deeper meaning and purpose because you are my world and everything and that will never change” and I like how you can make me laugh more than every one else.”

Andrea Canning: You end up bringing her to America?

Nathan Leuthold: We were her sponsor here in the U.S., yes. She came here for education, her desire from the very beginning was to go back to help her own country and the churches there how to use music for the Lord.It wasn’t the first time we have done that, so it was one of many we had worked with, so it was very natural.

Note the use of Divinity while speaking about Aina.

Prosecutors found that Nathan Leuthold had searched on Internet how to silence a .40-caliber Glock and how to kill someone by electrocution in the bathtube, by lethal injection of insulin and methods of suicide. Andrea Canning asked him about these searches:

Nathan Leuthold: We had started a foundation in overseas called “Hope for tomorrow” to combat suicide and we were doing research and looking at blog sites where young people… where desperate people were giving information about what they were thinking.

Another glimpse of how manipulative Leuthold is.

Nathan Leuthold about his arrest:

Nathan Leuthold: There were officers with all kinds of weapons pointed at me, at the point when I was there in the ground on my knees with my hands behind my head and they were checking my pockets, down the road, towards me was my sister bringing her children to school that day and there I am in the middle of the street, they handcuffed me, they put me in the car, at that point I didn’t know where we were going and finally I asked them, I said: Where are we going? What’s going on? We are taking you to jail for the murder of your wife.

A description of the arrest of a narcissist: “(…) pointed at me (…) I was there (…) my knees (…) my hands behind my head (…) my pockets (…) towards me was my sister (…) there I am (…) they handcuffed me, they put me in the car (…) I didn’t know (…) I asked them, I said (…)”. Leuthold, acting as a victim, shows how manipulative he is.

Nathan Leuthold and his lawyer

Andrea Canning: Why did you decide not to take the stand during the trial?

Nathan Leuthold: I had chosen to testify prior to trial but as the State continue to take things out of context and continue to throw as much mud as they could on the wall hoping that some of it would stick, they had moved beyond what I felt were the facts of the case, I wasn’t going to give them anymore fuel or anymore fodder to use or to misconstrue.

Nathan Leuthold spoke about the alleged burglary: But things were stolen insurance claims verified they were stolen and paid the claim. It was a burglary. Did it looks like a normal burglary? I’m not sure what a normal burglary looks like.

If a murderer stages a burglary usually takes things to make the staging believable. Nathan says that he doesn’t know how a normal burglary looks like, it’s not his job to recognize a staged burglary from a real one, we can tell from how he staged the scene of his wife’s murder. 

About a fingerprint that was found on a jewerly box from which three things were stolen that police could not identify Nathan Leuthold said: That’s not my mother in law’s, not my father in law’s, not my wife’s, not my daughter’s who clean that jewelry box every week for her grandma not my fingerprint.

A narcissist possesses others as objects, they don’t exist in their own right. 

Nathan Leuthold: To say I killed my wife goes beyond what I ever fathom hearing from anyone and to say I had an affair is absurd.

He doesn’t say “I didn’t kill my wife Denise” or “I didn’t kill Denise” or “I didn’t have an affair”. He is unable to give a reliable denial.

Andrea Canning: One of the harshest accusation that has come out all of this is that you killed your wife and it was a Valentine’s gift for Aina.

Nathan Leuthold: The harshest statement has been that I killed my wife, it doesn’t matter what day it was, I intentionally did on Valentine’s day? As a gift? I‘m not sure what takes a sicker person, the person who actually do that or the person who suggest that.

Nathan doesn’t speak at the past, he doesn’t say: “the person who did that” but “the person who actually do that”, he is not referring to the person who did that because he is unable to describe himself as a sick person. Nathan, using the present “do” and “actually”, is telling us that right now to do something like that would take a sick person, not at the time of the murder because only now he knows how difficult is to fool the detectives.

Denise’s note

Investigators found in Denise and Nathan’d bedroom a handwritten note by the victim: “What on earth could you possibly be thinking? I can’t imagine anything you could tell me that would hurt worse than what you were doing to me now – every day. I really don’t think there is anything that I have done or not done that would cause me to deserve this. I have tried to please you for seventeen years and never succeeded. I’ve never been good enough. Never done enough. I know that you want me dead. I’m not stupid. I suppose it will confirm my worthlessness to you when I write that I am not brave enough to do that job for you. And now all of a sudden, you are taking me with you places. What is that all about? Maybe you think I don’t feel bad enough. You act like you are somehow noble because you won’t tell me why you are doing this. It makes me sick. I have been willing at any time to fall in love with you again, but you reject me every time. I wish I could hate you. I’ve tried to hate you because I thought it would make it easier. I thought it wouldn’t hurt so bad. Of course, I couldn’t do it, so I have failed at that, too. I have been without pride. I have humiliated myself to try to win something that belongs to me. You defraud me, and you don’t seem to care. Well, I quit. I’m not going to try to please you anymore. I will do what I have to do, but no more of that game. You want to humiliate me by running around with a 20 year old? Fine. I won’t grovel. If I haven’t pleased you in seventeen years, nothing I do now will please you. And I refuse to leave my children just because you have decided to do this to me. You are the only person who thinks I am a bad mother. Complete strangers compliment me on them, so Iwill not join you in your obsession with perfection. I am the same person that I’ve always been. I am not weaker and in many ways stronger. I refuse to play to your perfectionism in that, too. I have borne neglect and criticism and kept going. But now this. How long? How long are you going to do this to me? Oh, yeah until I break. That’s what you said, isn’t it? Well, happy waiting.”.

Andrea Canning: She essencialy spoke from the grave saying that you wanted to kill her, that you are humiliating her with a 20 year old.

Nathan Leuthold: The part you are referring says: “I know you want me dead. I’m not stupid”, now to say that… that implies that she felt in danger seems to go against the facts she never shared that with her best friend, her super close sister, her mother, her father, she never called police, she never called a counselling hotline, she never p… did any domestic battery or restraining order, any anything because there was nothing.

Andrea Canning: Did you want her death?

Nathan Leuthold: No, why would I want her death?

Nathan answers with a “No”, but then he feels the need to add a question to take time to think about a more articulate answer, making his answer weak.

Andrea Canning: To be with Aina, to groom Aina as your new wife. That is the accusation.

Nathan Leuthold: That is the accusation by those who from day one wanted to portray something that fits modern society, fits the culture we Iive in, fits the cheater’s lifestyle, the jerry springer show mind set, it fits those things making things look salacious.

Nathan shows a need to persuade. 

One of the hallmarks of Narcissistic Personality Disorder is grandiosity, Nathan would have liked to be different from the ordinary man that fits modern society but he failed according with all the evidences of an extra marital relation presented by the prosecutors at his trial.

Pastor David Sexton testified at the trial that, about eight months before the murderer, he had spoken with Nathan and Denise Leuthold about how bad was for Nathan and the church his particular relation with Aina Dobilaite. He had told Nathan Leuthold to stop or he could risk to loose support for his missionary work.

Andrea Canning: How nervous were you when the jury went to deliberate?

Nathan Leuthold: From a purely selfish perspective it’s my life, my future, my freedom, it means that I could go back being the father to the children, the children would be robbed of just one parent not both, one was stolen away by someone who was seeking gain and a guilty verdict would steal from the children their other parent.

Nathan describes his wife’s killer as “someone who was seeking gain” not as a murderer, he never used strong words to describe his wife’s killer because he doesn’t like to refer at himself as a murderer.

Andrea Canning: What went through your mind when you heard that one word: Guilty?

Nathan Leuthold: It was very close to the same feeling I had when I heard that my wife had been shot, I just remember hearing that the loss just got that much greater.

Nathan Leuthold is an accomplished manipulator.

As we can see in the video recorded during the sentence, Nathan Leuthold didn’t show any emotion. Police officer Linthicum testify at Nathan’s trial about his demeanour after they found his wife dead: “As I’m speaking to him, he never showed any sort of emotion or asked any question to as what was going on”Leuthold didn’t ask anything about his wife because he already knew what had happened to Denise, he had killed her. 

William Harper, a fellow missionary who knew Nathan and his family said: “He was a very logical person and very much in control of his emotions. It was rare to see him do anything emotional. That’s one thing that points to him, because he was such an organized person. And when I found out they (Nathan and Aina) spent the night together in an apartment, that’s when I thought he could be guilty. We came back for a week or so for the funeral, and spent a lot of time with him during then. That was the only time I have ever seen him cry. He talked a lot about the children and about how they were going to miss their mother, especially the girls, who were looking forward to doing things with Denise.
I remember him talking a lot about how it would affect his work, how it was going to affect the children but I don’t remember him saying anything along the lines that he was going to miss his wife”.

Leuthold never showed any emotion because of a lack of empathy, a quintessential hallmark of people with Narcissistic Personality Disorder. 

Nathan Leuthold

Leuthold filed a post-trial motion, which the trial court denied. He appealed. On December 2016, three Judges of the 3rd District Appellate Court in Ottawa, Vicki Wright, Robert Carter and William Holdridge, rejected Nathan Leuthold’s appeal asserting that the State’s evidence was sufficient to prove defendant guilty beyond a reasonable doubt of first degree murder.

Screen Shot 2018-03-03 at 15.35.48

Ursula Franco, MD and criminologist