Peter Madsen come Innocent Oseghale

Peter Madsen

Kim, Pamela e Yara e gli assassini per lussuria

Incompetenza sessuale, narcisismo e tratti caratteriali antisociali: così i lust murderer uccidono

di Ursula Franco

Stylo24, 2 maggio 2018

L’inventore danese Peter Madsen, che all’interno del suo sottomarino, l’UC3 Nautilus, il 10 agosto 2017, ha ucciso la giornalista svedese Kim Wall e ne ha poi smembrato il corpo, il 25 aprile 2018 è stato riconosciuto colpevole di omicidio premeditato da una Corte di Copenaghen e condannato all’ergastolo.

Madsen aveva ammesso di aver fatto a pezzi il corpo della Wall e di aver gettato i suoi resti in mare ma non di averla uccisa. L’inventore, durante un’udienza preliminare, aveva riferito al giudice che la Wall era morta in seguito ad un incidente ovvero che a lui era sfuggito di mano un portello da 70 kg che chiudendosi aveva colpito la Wall fratturandole il cranio.

I medici legali, che hanno eseguito l’autopsia sui resti di Kim Wall, non sono stati in grado di determinare la causa della morte della giornalista, hanno però riferito agli inquirenti che sul torso, precisamente sul torace e sul pube, vi erano i segni di almeno 15 coltellate inferte alla donna “poco prima della morte o appena dopo” e che non risultavano esserci fratture a carico delle ossa craniche, un dato che ha permesso di escludere a chi indagava che la morte di Kim Wall fosse intervenuta in seguito ad un forte colpo alla testa.

Spesso nei casi in cui un cadavere viene smembrato è difficile stabilire la causa della morte ma nonostante tutto la Corte ha ritenuto che l’accusa avesse provato l’omicidio attraverso le altre risultanze delle indagini. Gli inquirenti hanno scoperto che Madsen era solito guardare “snuff movie”, che aveva condotto con sé ciò che gli sarebbe servito per legare la vittima, accoltellarla, smembrarne il corpo e gli oggetti metallici usati per appesantire i sacchetti da gettare in mare con all’interno i suoi resti e che aveva scritto ad una donna che l’avrebbe legata e torturata a bordo del sottomarino e ad un amico di aver pianificato un omicidio perfetto dal quale avrebbe tratto un “grande piacere”.

Kim Wall

La perizia psichiatrica disposta dal Giudice, ha riconosciuto Madsen capace di intendere e di volere pur individuando in lui tratti narcisistici ed antisociali. Fascino superficiale, capacità manipolatorie instabilità nelle relazioni interpersonali, esplosioni emotive intense, tendenza all’isolamento sociale, egocentrismo, bassa autostima, intolleranza alle critiche e bassa tolleranza alle frustrazioni, mancanza di empatia e di senso di colpa sono le caratteristiche principali della personalità di Peter Madsen.

Possiamo far risalire ai fatti dell’8 agosto 2017 il cosiddetto “pre crime stressor”. Il  “pre crime stressor” è identificabile in un’ultima frustrazione che conduce un soggetto, che da tempo fantastica un omicidio, all’act out. Un socio dell’inventore ha riferito infatti agli inquirenti che l’8 agosto 2017 Madsen gli era apparso particolarmente nervoso alla notizia della cancellazione del lancio di un missile che stava costruendo. Secondo ciò che è emerso dalle indagini, tra l’8 e il 10 agosto Madsen aveva provato inutilmente a convincere tre donne a salire a bordo del suo sottomarino. Il 10 agosto 2017, aveva invece ricevuto una risposta positiva da Kim Wall, una giornalista che da mesi desiderava intervistarlo. Il fatto che Madsen avesse provato ad attirare a bordo del sottomarino altre donne ci permette di affermare che ciò che l’ha condotto ad uccidere la Wall è stato semplicemente il suo desiderio di uccidere; un movente intrapscichico quindi, non collocabile nel novero dei moventi degli omicidi comuni ma tipico degli omicidi sessuali che sono solo apparentemente omicidi senza movente (motiveless homicide).

Pamela Mastropietro

L’omicidio di Kim Wall ricorda da vicino quello di Pamela Mastropietro, in entrambi i casi il movente è intrapsichico e nello smembramento delle vittime non è riconoscibile un atto difensivo, non un atto che avrebbe potuto aiutare l’autore dell’omicidio ad occultare meglio il cadavere ma semplicemente la messa in pratica di fantasie perverse coltivate da tempo. Madsen e Oseghale hanno smembrato le loro rispettive vittime per appagare un proprio bisogno psicologico, non per ucciderle od occultarne il corpo ma per ottenere una gratificazione.

Entrambi gli omicidi rientrano tra gli omicidi sessuali ed i loro autori possono essere definiti Lust Murderer (assassini per lussuria). Infine è alquanto improbabile che Madsen ed Oseghale abbiano agito atti sessuali veri e propri, è invece probabile che entrambi siano soggetti sessualmente incompetenti, come lo sono la maggior parte degli assassini per lussuria, e che semplicemente dalla penetrazione della vittima attraverso un atto sessuale sostitutivo (substitute sexual activity), ovvero attraverso le coltellate inferte sul seno e a livello del pube, che sono la rappresentazione di una parafilia detta “Piquerismo”, abbiano ottenuto la gratificazione sessuale che cercavano.

Yara Gambirasio

Un altro omicidio che ricorda da vicino gli omicidi della Wall e della Mastropietro è quello di Yara Gambirasio. Non fu una avance respinta a scatenare la furia omicida di Bossetti, così come si legge nelle motivazioni della sentenza, il vero movente di questo omicidio fu il desiderio di seviziare la giovane Yara, un desiderio maturato nelle fantasie perverse del suo autore ed agito in un momento di stress dovuto ai problemi lavorativi di Bossetti e al conflitto coniugale tra lui e sua moglie Marita.

Bossetti, come Madsen, aveva deciso di uccidere da giorni e da giorni aspettava l’occasione più propizia. Massimo Bossetti frequentava l’area in cui viveva Yara e aveva notato la ragazza, nei giorni precedenti al delitto cercò e studiò i movimenti della sua giovane vittima, fantasticò e pianificò l’omicidio fino al momento in cui non gli si presentarono le condizioni ideali per metterlo in atto.

Come Madsen, Bossetti condusse con sé un’arma da taglio che usò solo nella seconda fase dell’omicidio e che non lasciò sulla scena criminis. Egli sequestrò ed uccise Yara utilizzando la cosiddetta tecnica dello squalo, tecnica cara a molti serial killer che cercano una vittima muovendosi a bordo di un mezzo di trasporto, macchina o furgone, la catturano velocemente e la uccidono o nel luogo della cattura o, dopo averla trasportata con il proprio mezzo, in un posto isolato e conosciuto dove possono agire indisturbati. Questo comportamento è caratteristico dei serial killer che vivono in famiglia e che quindi devono cercare ed uccidere le proprie vittime ad una certa distanza di sicurezza da casa propria. Bossetti intercettò Yara mentre la stessa, di ritorno dalla palestra, si stava dirigendo a piedi verso casa e la condusse nel campo di Chignolo d’Isola dove la abbandonò ferita a morte. I serial killer sono spesso abili manipolatori, capaci di conquistare la fiducia delle loro vittime al fine di condurle nella propria ‘comfort zone’, un’area dove sono in grado di agire le loro fantasie in tutta sicurezza. Bossetti, in qualche modo, convinse Yara a salire sul furgone ed in seguito la portò al campo di Chignolo d’Isola, dove la bambina, resasi conto del pericolo, tentò di fuggire ma invano.

Ed ancora, come Madsen, Bossetti non abusò sessualmente della giovane Yara ma si limitò a slacciarle il reggiseno, a reciderle le mutandine e infine ad infierire sul suo corpo con un’arma da taglio, tutti atti sessuali sostitutivi.

Gli autori di questi tre omicidi possono essere definiti anche Sexual Sadistic, soggetti che ottengono la loro gratificazione sessuale, non da atti sessuali veri e propri ma dall’umiliare, torturate e uccidere la propria vittima, traggono piacere dal terrore che riescono a far provare alle loro vittime; generalmente hanno subito abusi sessuali e sono affetti da parafilie, sono spesso sessualmente incompetenti, hanno tra i 30 e i 40 anni, sono sposati con famiglia, non hanno precedenti, pianificano meticolosamente e conducono con sé il kit necessario per mettere in pratica le proprie fantasie. Per quanto riguarda l’età di Bossetti, 40 anni al suo primo omicidio, rientra nel range di età in cui i Sexual Sadistic commettono il loro primo omicidio, in ogni caso, dall’analisi del carteggio intrattenuto con la detenuta Gina si evince, non solo che Bossetti è stato vittima di abusi ma anche che la sua età emozionale non corrisponde alla sua età anagrafica.

Gli omicidi di Yara Gambirasio, di Pamela Mastropietro e di Kim Wall sono omicidi premeditati per anni e figli delle fantasie ossessive dei loro autori. I serial killer uccidono per il piacere di torturare e di uccidere non perché gli sfugge di mano una situazione.