Olindo è colpevole e lo ammette (tra le righe) alle “Iene”

L’intervista al programma ha confermato quello che le sentenze hanno accertato: Romano e Rosa Bazzi sono gli autori della strage. E se non ricordano i dettagli è per un motivo specifico…

di Ursula Franco, Stylo24, 29 ottobre 2018

Ancora una volta la televisione ha dato voce ad un manipolatore affetto da un grave disturbo di personalità. E’ però bastata un’intervista televisiva a togliere i dubbi a tanti italiani sulle responsabilità di Olindo Romano e Rosa Bazzi in merito alla cosiddetta strage di Erba. 

Nonostante l’intervista a Olindo Romano sia stata trasmessa non nella sua interezza, è stata infatti un clamoroso autogol. In realtà il Romano non ha rilasciato l’intervista per affermare di essere una vittima di errore giudiziario ma semplicemente per rompere la monotonia della sua vita di detenuto e godersi le attenzioni a lui rivolte dal programma “Le Iene”.

Olindo Romano è apparso un uomo rassegnato da un punto di vista giudiziario, incapace di dare la colpa della sua condanna ad altri se non a se stesso. Lo hanno infatti convinto che avrebbe potuto farla franca se solo fosse stato più preparato ad affrontare il post strage; lo si evince da questa affermazione “Noi non eravamo all’altezza della situazione”.

Olindo Romano non è riuscito a dire “Sono in carcere perché sono stato accusato di aver commesso una strage ma la verità è che io non l’ho commessa e sono stato condannato ingiustamente” perché un’affermazione del genere è una menzogna.

Olindo Romano non è riuscito ad emettere parole di condanna morale nei confronti degli autori del quadruplice omicidio ma li ha elogiati definendoli dei ”professionisti”, eppure se Olindo e Rosa fossero innocenti proprio a loro dovrebbero la condanna all’ergastolo. Il  Romano non prova disprezzo per gli autori della strage perché lui è uno di quelli.

Olindo Romano ha confermato di aver ucciso quattro persone, tra cui un bambino di due anni, a causa dei rumori molesti che provenivano dall’appartamento di Raffaella Castagna.

Olindo Romano si è ancora una volta aggrappato al fatto che la sua confessione e quella della sua complice, Rosa Bazzi, siano risultate imprecise. Le imprecisioni nel racconto dei due assassini si spiegano però scientificamente: il Romano e la Bazzi, non ricordarono e non ricorderanno mai con precisione tutti i dettagli relativi alla strage a causa di un’amnesia di fissazione. Il ritmo con cui si svolsero quei fatti ha impedito che nella loro memoria si formasse una traccia mnestica definitiva o secondaria. Una traccia mnestica primaria, che è temporanea, una volta formatasi, richiede infatti un certo tempo per essere consolidata e quindi ritenuta, se nel frattempo però intervengono nuovi elementi la traccia non si consolida. Peraltro le loro confessioni risultano imprecise non solo a causa di questa amnesia di fissazione ma anche perché sia Rosa che Olindo cercarono di coprire il ruolo l’una di Olindo, l’altro di Rosa, attribuendosi tutti e 4 gli omicidi ed il tentato omicidio di Mario Frigerio.

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Strage di Erba: analisi dell’intervista televisiva rilasciata da Olindo Romano

Il 28 ottobre 2018 “Le Iene” hanno mandato in onda parte di un’intervista a Olindo Romano, autore insieme a sua moglie Rosa Bazzi di un quadruplice omicidio. L’intervista trasmessa non è integrale ed è affetta da tagli e ricomposizioni, in ogni caso alcuni stralci risultano analizzabili.

Antonino Monteleone: Perché sei in carcere?

Olindo Romano: Eh non lo so nemmeno io, forse perché c’han pre… c’han scambiati per qualc… per quello non eravamo, c’han scambiati sicuramente.

Olindo Romano è incapace di dire “Sono in carcere perché sono stato accusato di aver commesso una strage e sono stato poi ingiustamente condannato” perché questa affermazione rappresenta una menzogna.

“c’han scambiati sicuramente” è un’affermazione debolissima proprio a causa dell’avverbio “sicuramente” che ci induce a pensare l’esatto contrario..

Antonino Monteleone: Gli italiani che ti guardano in questo momento perché dovrebbero crederti?

Olindo Romano: Perché, come dire, i fatti non coincidono.

Olindo Romano è incapace di dire “Perché io non ho ucciso Raffaella, suo figlio, sua madre e la Cherubini”.

Antonino Monteleone: Non coincidono con cosa?

Olindo Romano: Con tutto quello che è successo, con quelle mezze confessioni comprese.

Si noti che in precedenza Olindo Romano ha detto che “i fatti non coincidono” e ora aggiunge “Con tutto quello che è successo”, “i fatti” e “quello che è successo” sono in realtà la stessa cosa e non possono che coincidere.

Aggiunge poi “con quelle mezze confessioni comprese”, che i fatti non coincidano con le loro confessioni è probabile. Durante le confessioni, il Romano e la Bazzi non rievocarono con precisione tutti i dettagli relativi alla strage a causa di un’amnesia di fissazione. Il ritmo con cui si svolsero quei fatti ha impedito che nella loro memoria si formasse una traccia mnestica definitiva o secondaria. Una traccia mnestica primaria, che è temporanea, una volta formatasi, richiede infatti un certo tempo per essere consolidata e quindi ritenuta, se nel frattempo però intervengono nuovi elementi la traccia non si consolida. Peraltro le loro confessioni risultano imprecise non solo a causa di questa amnesia di fissazione ma anche perché sia Rosa che Olindo cercarono di coprire il ruolo l’una di Olindo, l’altro di Rosa, attribuendosi tutti e 4 gli omicidi ed il tentato omicidio di Mario Frigerio.

Antonino Monteleone: Che cosa pensi degli assassini che hanno fatto quella strage?

Una bella domanda.

Olindo Romano: Bhè, sicuramente erano professionisti… se non han lasciato in giro niente.

Si noti che Olindo Romano non riesce ad emettere parole di condanna morale nei confronti degli autori del quadruplice omicidio ma li elogia definendoli  “professionisti”, eppure se Olindo e Rosa fossero innocenti proprio a loro dovrebbero la condanna all’ergastolo. E’ chiaro che questa sua benevolenza è dovuta al fatto che lui è uno degli autori della strage.

Antonino Monteleone: Il movente diciamo che voi non li sopportavate più…

Olindo Romano: Eh… bhè… come fai a sopportarli!? Logicamente dopo non lo sopporti più, sei sempre dietro a litigare.

Olindo Romano non nega, anzi conferma che il movente è quello suggerito dal giornalista.

Antonino Monteleone: Però, che non vi sopportavate, l’hai detto anche tu e li avete ammazzati.

Olindo Romano: No (ride) eh… che vai ad ammazzare qualcuno perché non lo sopporti!? Non penso proprio, litigare sì, litigare ci stava.

Olindo Romano non nega in modo credibile, non è capace di dire “Non li abbiamo ammazzati” ma risponde con la domanda/affermazione “che vai ad ammazzare qualcuno perché non lo sopporti!?” e con un debole “Non penso proprio” lasciando al suo interlocutore una eventuale conclusione.

Antonino Monteleone: Secondo i magistrati, voi più volte siete saliti lì nella palazzina perché stavate organizzando gli omicidi.

Olindo Romano: Noo siam… dalla Raffaella, siamo saliti qualche volta…

Ancora una volta Olindo Romano non nega in modo credibile, se fosse stato innocente avrebbe risposto di non aver premeditato né commesso gli omicidi. 

Antonino Monteleone: Ma non a prendere il caffè?

Olindo Romano: Sì, anche a prende… qualche volta anche a prendere il caffè.

Antonino Monteleone: Tu ti sei professato innocente, anche in tribunale, perché hai confessato?

Olindo Romano: Eh… come dire ehm ci siamo ritrovati in un contesto che ci portava a quello, ci siamo trovati e… come faccio a spiegarlo? Praticamente ci siamo ritrovati dal… da casa nostra, passando dalla caserma dei carabinieri, ci siamo ritrovati in carcere, nel giro di un’ora, un’ora e mezza, non so neanche quanto tempo ci sia voluto, quando poi ci siamo ritrovati in carcere non sapevano neanche perché eravamo lì e infatti aspettavo che arrivasse qualcuno a dirmi qualche cosa (…).

Antonino Monteleone: Ci sono i carabinieri che vengono a prenderti le impronte e uno di questi carabinieri dice di averti detto: “Guardi signor Romano se c’ha qualcosa da tirare fuori, lo tiri fuori perché poi dopo si sente meglio”, anche perché già era venuto fuori che era stata trovata una traccia sulla macchina che un vicino Mario Frigerio ti aveva riconosciuto.

Olindo Romano: Sì, è per quello che, come dire, ci aveva prospettato, se io confesso, 4/5 anni son fuori, tua moglie va a casa (…).

Olindo Romano conferma di aver confessato perché già era venuto fuori che era stata trovata una traccia sulla macchina e che Mario Frigerio lo aveva riconosciuto. 

Antonino Monteleone: Quindi, se io ti chiedessi: è qualcuno che ti ha suggerito di confessare, tu diresti che sono stati i carabinieri o diresti che è stata una decisione tua?

Olindo Romano: Noi praaticamente abbiamo cercato di resistere però poi… dopo (…) eh… un giorno e mezzoo, due, che eri lì senza sapere niente, quelli che ti dicono… eee… se non confessi non vedi più tua moglie… eee… anche quello ha influitoo sul (…) su quel… su quel fatto lì eh (…) se volevo vedere mia moglie in cambio dovevo dirgli qualche cosa, allora io, per vedere mia moglie, li ho seguiti e i magistrati sono arrivati, quando sono arrivati i magistrati io mia moglie l’ho vista, ci siamo anche parlati (…).

Olindo Romano non risponde a tono alla domanda perché non riesce a dare la responsabilità della sua confessione ai carabinieri.

Quando dice “Noi praaticamente abbiamo cercato di resistere” sembra rivolgersi ai suoi sostenitori. Olindo rivela che l’alternativa alla confessione era continuare a proclamarsi innocenti nonostante avessero commesso il quadruplice omicidio. 

Nello stralcio “se non confessi non vedi più tua moglie… eee… anche quello ha influitoo sul” è presente il termine “anche”, attraverso l’uso del quale il Romano ci informa che non confessò solo perché gli dissero che non gli avrebbero fatto più vedere sua moglie Rosa ma “anche” per un altro motivo, i benefici.

Antonino Monteleone: Cioè nella tua testa dici: Ha funzionato?

Olindo Romano: Ha funzionato, solo che… baa… io avevo raggiunto il mio scopo, diciamo, no? Di vedere mia moglie, ma loro non avevano raggiunto il loro e allora cos’è successo? Ci han chiamati uno alla volta… per farci confessare qualche cosa (…) qualcosa in cambio per vedere mia moglie.

Si noti che il Romano si mostra orgoglioso di aver temporaneamente ingannato i magistrati, se ne fa bello.

Antonino Monteleone: Cioè Rosa è il tuo punto debole in qualche modo?

Olindo Romano: Sì, perché loro in pratica han fatto leva sui nostri sentimenti, han fatto leva e lì si è… si è, come dire, è saltato fuori tutto, è saltata fuori tutta la storia (…) Non so neanch’io come sia successo, è saltata fuori tutta quella storia lì, è saltata fuori.

“è saltato fuori tutto” è un’ammissione. Che cosa sarebbe dovuto saltar fuori se non la verità nascosta dai due coniugi fino a quel momento?

Antonino Monteleone: Eh, ma salta fuori da voi, hai capito?

Olindo Romano: Sì.

Olindo è spiazzato, non può che confermare.

Antonino Monteleone che ad Olindo se ricordi di una frase pronunciata da Rosa all’indomani del quadruplice omicidio, un sorta di “Hai visto Olindo come si dorme bene adesso!? (in realtà Rosa disse: “adesso c’è più tranquillità”) e poi aggiunge: molti questa frase l’hanno interpretata come “Hai visto come si dorme bene adesso che li abbiamo fatti sparire dalla circolazione”.

Olindo Romano: Ah… bhè… sì. sì, sicur… sì, sicuramente l’hanno interpretata così.

Antonino Monteleone: Chiunque la interpreta così.

Olindo Romano: Sì, sì, eh… bhè… è logico.

“è logico” è un’altra ammissione.

Antonino Monteleone: Cosa pensi del fatto che Carlo Castagna abbia detto di avervi perdonati?

Olindo Romano: Eh, non… non lo so.

Olindo Romano non riesce a dire “Carlo Castagna non doveva perdonarci nulla, noi non abbiamo ucciso sua figlia, sua moglie e suo nipote”.

Antonino Monteleone: Tu avresti perdonato gli assassini di tua moglie e di tuo figlio?

Olindo Romano: Eh, io penso di no. Io penso di no.

Con questa risposta Olindo conferma di essere l’autore della strage.

Olindo Romano: Io con Frigerio non ce l’ho mai avuta, non ho mai avuto nessun risentimento (…) nonostante ci abbia riconosciuti, eccetera, eccetera, perché (…) praticamente come c’hanno manipolati noi, hanno manipolato anche lui (…) quindi (…) non posso prendermela con una persona che hanno girato come una patata.

Si noti che Olindo Romano non dice “nonostante (Frigerio) abbia detto di averci riconosciuti” ma “nonostante (Frigerio) ci abbia riconosciuti” mostrando di credere al povero Mario Frigerio. 

“una persona che hanno girato come una patata” è una frase interessante; l’impressione di Olindo durante il tentato omicidio di Frigerio, vista la differenza di stazza, potrebbe essere stata proprio quella di averlo “girato come una patata”.

Antonino Monteleone: Non ce l’hai con Frigerio, non ce l’hai coi giudici.

Olindo Romano: No, eh, insomma…

Antonino Monteleone: Ma tu t’incazzi ogni tanto?

Olindo Romano: Sì, m’incazzo sì, m’incazzo, no, no, m’incazzo, eee ho qualche verbale con… con le guardie l’ho beccato.

Antonino Monteleone: Ma su questa storia…

Olindo Romano: No…eh… su questa storia è andata così, nonn… e cosa vuoi fare?

Olindo Romano non riesce ad incolpare nessuno e si mostra rassegnato perché riconosce a se stesso gli errori difensivi. Lo hanno infatti convinto che avrebbe potuto farla franca se solo fosse stato più preparato ad affrontare il post strage, lo si evince da una precedente affermazione “Noi non eravamo all’altezza della situazione”.

Olindo Romano: (…) di case non ne voglio più sentir parlare, intesa come condominio, basta (…) Se io esco me ne vado in un campeggio (…) me ne vado in un campeggio che lì stai tranquillo.

Ancora riferimenti al movente, ancora ammissioni.

Antonino Monteleone: Se avessi un minuto per dire a questo spettatore: Ammazza che ci fa l’assassino in televisione!, che cosa gli diresti?

Olindo Romano: Eh cosa gli direi… bhè eee…. Che non tutte le cose sono come sembrano e poi dopo (…)

Olindo ancora una volta è incapace di negare. Olindo Romano non riesce a dire: “gli direi che io non ho ucciso Raffaella Castagna, Paola Galli, Youssef Marzouk e Valeria Cherubini”. Olindo Romano non riesce a negare in modo credibile perché è uno degli autori della strage.

Criminologa Franco: Giosuè Ruotolo verrà condannato anche in appello (intervista)

Giosuè Ruotolo

Le Cronache Lucane, 28 ottobre 2018

Giosuè Ruotolo è stato arrestato il 7 marzo 2016 per il duplice efferato omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza, uccisi da 6 colpi d’arma da fuoco nel parcheggio della palestra di pesistica dove Trifone si allenava, è stato poi processato e il 7 novembre 2017 è stato condannato all’ergastolo.

In attesa della sentenza del processo d’appello a carico di Giosuè Ruotolo iniziato due settimane fa, abbiamo posto alcune domande alla criminologa Ursula Franco. 

Trifone Ragone e Teresa Costanza

Dottoressa Franco che cosa ha spinto Giosuè Ruotolo a commettere il duplice omicidio?

Solo spiegandosi l’omicidio di Teresa Costanza, che non è casuale, si arriva al movente dell’omicidio del Ragone. Il fatto che Giosuè Ruotolo abbia ucciso anche la Costanza ci permette di escludere che lo stesso abbia premeditato il duplice omicidio per paura di essere denunciato da Trifone o perché fosse in competizione con lui. Giosuè Ruotolo ha ucciso Trifone Ragone perché era innamorato di lui e ha ucciso Teresa Costanza perché la viveva come una rivale. Non escludo che ci sia stato un contatto sessuale tra il Ruotolo e il Ragone, anche solo scherzoso da parte di Trifone; dopo quel contatto Giosuè si era illuso e si è sentito “tradito” da Trifone quando questi ha dimostrato di essere innamorato di Teresa ed è andato a vivere con lei. Giosuè ha quindi provato a distruggere il rapporto tra Teresa e Trifone inviando alla donna alcuni messaggi su Facebook ma non ci è riuscito e allora ha deciso di lavare con il sangue l’offesa che sentiva di aver patito.

Giosuè Ruotolo e Trifone Ragone

 Dottoressa Franco, cosa c’è dietro un comportamento del genere?

Il terreno sul quale è maturato il duplice omicidio è quello del disturbo di personalità. Quello di Ruotolo, con tutta probabilità un disturbo antisociale, ma anche quello della sua fidanzata dell’epoca, Rosaria Patrone. Prima del duplice omicidio, la Patrone disse al Ruotolo che una soldatessa amica di Trifone l’aveva aggredita a Somma Vesuviana e che il mandante era il Ragone e gli inviò alcuni messaggi inquietanti: “Giosuè, sono la mamma di Rosaria. Rosaria è in coma”“è in obitorio, aspettiamo le analisi e vediamo”“Rosaria ha perso il bambino ed anche lei è molto grave”. Né i messaggi inviati a Giosuè né le altre bugie di Rosaria sono catalogabili come sciocchezze dettate dall’ingenuità, sono invece menzogne patologiche e come tali sono segnali di un disagio psichico, con tutta probabilità un disturbo istrionico di personalità.

La scena del crimine

Uno degli interrogativi cruciali che si è posto chi indagava su Giosuè Ruotolo è se vi fossero stati o meno stalli liberi nel parcheggio della palestra dove furono trucidati Trifone Ragone e Teresa Costanza nel momento in cui lui vi giunse con la sua Audi A3, può chiarirci questa storia degli stalli? 

Giosuè Ruotolo non ha mai detto che tutti gli stalli del parcheggio della palestra fossero occupati; quando Ruotolo, insieme ai PM, ha ripercorso il tragitto della sera dell’omicidio di Trifone e Teresa, una volta giunto nel parcheggio dove è avvenuto l’efferato delitto, ha ammesso tra le righe che la sera del duplice omicidio ci fossero stalli liberi: ”(…) e qua ho girato… mi sono messo dove sta quest’auto grigia più o meno qui, qui, c’erano… volevo posto qui avanti e non c’erano, ho atteso un po’, ho acceso lo stereo… non avevo posti per parcheggiare (…)”, in poche parole Ruotolo ha detto ai PM Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro che non vi erano posti liberi nell’area dove lui aveva intenzione di parcheggiare la macchina.

E’ chiaro che questa circostanza lo incastra e prova che non era sua intenzione parcheggiare l’auto per poi andare in palestra ma semplicemente lasciarla in seconda fila per poter scappare più facilmente dopo aver ucciso Trifone e Teresa.

Chi mente spesso tende a riferire una parziale verità in quanto è più facile del fabbricare una elaborata menzogna. Ruotolo non ha detto ai PM Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro che non vi fossero posti liberi nel parcheggio ma “volevo posto qui avanti e non c’erano”, ovvero ha riferito ai PM che non c’erano posti liberi dove lui aveva intenzione di parcheggiare la macchina. Quando poi il Ruotolo ha aggiunto “non avevo posti per parcheggiare” ha fatto riferimento sempre all’area precisa del parcheggio da lui prescelta, non al parcheggio in toto. Ruotolo, limitandosi a parlare di un’area ristretta del parcheggio, ha evitato lo stress che gli avrebbe prodotto il riferire una menzogna ovvero che non c’erano stalli liberi in tutto il parcheggio. 

Dottoressa che cosa prevede in merito alla sentenza?

Ruotolo si trovava sulla scena del crimine al momento del duplice omicidio e la sua auto era parcheggiata in modo sospetto; in un orario posteriore al delitto si è recato nel parco dove sono stati ritrovati il caricatore e l’arma usata per uccidere Trifone e Teresa; non ha riferito il vero sui suoi spostamenti della sera in cui è avvenuto il duplice omicidio; aveva un movente; sono agli atti intercettazioni, dichiarazioni e interviste incriminanti. Il quadro accusatorio è solido. Mi aspetto una nuova condanna. 

Omicidio di Roberta Ragusa: il sermone di Antonio Logli

Antonio Logli

Il 26 ottobre 2018 Antonio Logli è stato intervistato da Gianluigi Nuzzi, di seguito l’analisi di uno stralcio dell’intervista:

Nuzzi: Lei ha paura di andare in carcere, Logli?

La domanda di Nuzzi permetterebbe ad Antonio Logli di dire: “Ho paura che si perpetui l’errore giudiziario”.

Logli: “Ma senta io sono tranquillo del fatto che sono innocente e… quindi la paura… chi è che non ha paura di andare in carcere?… e a maggior ragione io oltretutto innocente perché se avessi fatto qualcosa non m… non mi preoccuperei assolutamente di andare in carcere, perché io la penso così: chi ha fatto del male o chi ha sbagliato è giusto che paghi e le dirò di più, io… credevo che fosse giusto che ci fosse la pena di morte per chi ha fatto del male e c’è la certezza, oggi no, ho paura, non ci deve essere la pena di morte, perché quello che sta succedendo a me può capitare a chiunque, di tutte le persone che mi stanno guardando in questo momento… perché le ripeto: io sono innocente, io non ho ucciso Roberta, hanno distrutto la mia vita e quella dei miei figli, più di questo non so cosa dirle, mi scusi se mi sono un attimo…”.

La risposta del Logli è invece un lungo sermone durante il quale:

  1. si è dichiarato per tre volte “innocente” ma, come sappiamo, dirsi innocente non equivale a negare l’azione omicidiaria;
  2. dicendo “se io avessi fatto qualcosa” ha aperto alla possibilità di aver commesso l’omicidio; 
  3. ha detto “se avessi fatto qualcosa non m… non mi preoccuperei assolutamente di andare in carcere, perché io la penso così: chi ha fatto del male o chi ha sbagliato è giusto che paghi” per apparire moralmente retto; solo chi non è moralmente retto sente la necessità di descriversi come tale; si tratta del “good guy/bad guy factor” in Statement Analysis;
  4. si è messo sullo stesso piano di “chi ha fatto del male e c’è la certezza”;
  5. ha negato di aver ucciso Roberta; sono ormai passati quasi 7 anni dall’omicidio, non è inaspettato che il Logli, dopo tanto tempo, riesca a dire “io non ho ucciso Roberta”; a questo punto il giornalista avrebbe dovuto chiedergli “Perché dovrei crederti?”.
  6. quando ha detto “hanno distrutto la mia vita e quella dei miei figli” non ha precisato chi avrebbe distrutto la sua vita e quella dei suoi figli perché non ha nessuno da accusare e non solo si è dipinto come una vittima ma si è anche “nascosto tra la folla”;
  7. si è scusato per il lungo sermone nel tentativo di ingraziarsi il giornalista;
  8. si è infine auto censurato.

Nuzzi: Se le dovesse andare in carcere, Antonio, Sara l’aspetterà?

Logli: “Ma senta io… io non voglio andare in carcere perché non sono un assassino, non ho fatto niente, e sarebbe un’ingiustizia spaventosa”.

“non sono un assassino” e “non ho fatto niente” non sono negazioni credibili. Come appena detto, Antonio Logli è incapace di negare in modo credibile. Negare di essere “un assassino” non equivale a negare di aver ucciso Roberta Ragusa nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 2012 e “io non ho ucciso Roberta” non è sostituibile con “non ho fatto niente” che è una negazione vaga e temporalmente imprecisa.

Nuzzi: Logli perché non era disponibile quell’auto (la Ford Escort station wagon), perché gli investigatori non hanno potuto fare gli accertamenti?

Logli: “Ma non… intanto non è vero che la macchina non era disponibile, perché la macchina s’è guastata, perché aveva un difetto, non s’avviava e capitava spesso, è capitato anche quando ero con i miei figli, è capitato anche successivamente, in ogni caso siamo andati… “.

Inspiegabilmente Gianluigi Nuzzi interrompe Antonio Logli.

Nuzzi: Lei è un esperto di meccanica.

Logli: “Sì, ma siccome c’era un problema sulla pompa d’iniezione, prendeva aria e regolarmente, molto spesso, regolarmente la macchina non si avviava (…)”.

Il Logli dissimula ovvero non racconta il perché ci fosse “un problema sulla pompa d’iniezione” quel giorno. In realtà “la pompa d’iniezione prendeva aria” perché  il contenitore del filtro del gasolio era rotto e si era rotto proprio la notte dell’omicidio di Roberta. L’amico del Logli, che si recò con lui al cimitero di Pisa dove il Logli lasciò la Ford Escort perché non partiva, si accorse che il contenitore del filtro del gasolio era già avvolto in una pellicola trasparente del tipo da cucina. Una conferma del fatto che Antonio Logli sapeva già da prima di giungere al cimitero che il contenitore del filtro era rotto, lo aveva infatti già rivestito con la pellicola.

In seguito alla rottura del contenitore del filtro del gasolio della Ford Escort, il Logli:

  1. poco dopo le 00.40 del 14 gennaio 2012, parcheggiò la propria auto nel vialetto di casa;
  2. prese la Citroen3 di Roberta, cambiò auto per paura che la Ford Escort lo lasciasse a piedi in una delle fasi dell’omicidio e dell’occultamento del corpo di Roberta che aveva premeditato mentre si trovava all’interno della sua Ford Escort in via Gigli;
  3. pulì la strada dalle macchie prodotte dalla perdita di gasolio per nascondere le tracce del fatto che la sua macchina la notte tra il 13 e il 14 gennaio aveva stazionato in quel luogo;
  4. pulì anche il vialetto di casa dalle macchie prodotte dalla perdita di gasolio per nascondere le tracce del fatto che la sua macchina la notte tra il 13 e il 14 gennaio era stata lì parcheggiata;
  5. la mattina del 14 gennaio lasciò l’auto al cimitero per evitare che qualcuno notasse che perdeva gasolio e che proprio quella perdita accreditasse il racconto dei testimoni in quanto vi erano ancora chiazze di gasolio sia sulla strada che sul vialetto e proprio in corrispondenza delle zone dove la sua auto era stata ferma quella notte.

L’errata ricostruzione dei fatti operata su questo punto dai magistrati ha permesso al Logli di dire in un’intervista: “(…) non torna niente in questa cosa, poi dopo, siccome io sarei stato visto, ho cambiato macchina, cioè cosa sarebbe cambiato cambiando macchina? Se m’hai visto, m’hai visto”.

Nuzzi ha chiesto al Logli se non fosse anomalo che Roberta si allontanasse tra i campi di notte:

Logli: “(…) e’ vero che dei cani, per quello che mi hanno raccontato, sono andati in quella direzione ma è s… il giorno, se non erro, dopo arrivati altri 5 cani e hanno fatto tutta un’altra cosa, quindi non lo che cosa possa aver fatto”.

Si noti che il Logli ha riferito a Nuzzi di non essere stato presente quando i cani andarono verso i campi ma che gli fu “raccontato”.

Confrontiamo questa dichiarazione con quella rilasciata dal Logli su questo punto in una delle prime interviste a Chi l’ha visto?:

Logli: “Infatti, io credevo quando son partiti, dico: Ora entrano dentro, magari hanno sbagliato strada, perché la sera era uscita eee da lì, era entrata e uscita più d’una volta ed invece no, la porta era aperta… non sono entrati ma sono andati a dritto“.

Antonio Logli ha riferito alla giornalista di Chi l’ha visto? di essere stato presente e di aver pensato che i cani avrebbero potuto sbagliare strada, che sarebbero potuti entrare in autoscuola, ha poi aggiunto che “invece no”,  non si sbagliarono, “sono andati a dritto”, confermandoci che il percorso fatto dai cani corrisponde a quello che fece Roberta quella notte, un percorso di cui lui è a conoscenza per sua stessa ammissione. 

In un’altra occasione, sempre alla presenza della giornalista di Chi l’ha visto? il Logli, in uno scambio con il proprio padre, confermò di essere stato presente nel momento in cui Roberta scavalcò la staccionata per allontanarsi nei campi.

Valdemaro Logli: Secondo me è improbabile, a scavalca’ di notte a buio, qui dove va uno? Qui è veramenteee impossibile, no?

Antonio Logli: Ora però c’è da dire che a quell’ora… poteva co… ah già, mezzanotte, no, no, è buio, però… insomma, i lampioni sono accesi.

Come poteva sapere Antonio Logli che Roberta aveva scavalcato e si era diretta nei campi a mezzanotte se non per essere stato presente? Il Logli vide la moglie che si dirigeva verso via Gigli grazie alla luce dei lampioni e per questo motivo si recò lì in auto ad attenderla.

Durante la puntata del 26 ottobre 2018 è stato mandato in onda un drammatico scambio tra Antonio Logli e suo figlio Daniele:

Daniele Logli: Babbo, giurami che non hai mai fatto niente a mamma. 

Il povero Daniele suggerisce al padre di negare e lo invita a giurare.

Antonio Logli: “Io lo giuro sul bene più prezioso che siete voi, non ho fatto niente di male a Roberta, non l’ho mai uccisa”.

Una negazione credibile è composta da tre componenti:

  1. il pronome personale “io”;
  2. l’avverbio di negazione “non” e il verbo al passato “ho”, “non ho”;
  3. l’accusa “ucciso x”.

Se una negazione ha più o meno di tre componenti, non è una negazione credibile.

La frase “io non ho ucciso Roberta”, seguita dalla frase “io ho detto la verità”, riferita a “io non ho ucciso Roberta”, sarebbe stata una negazione credibile.

“non ho fatto niente di male a Roberta” non è una negazione credibile in quanto il Logli sostituisce la parola “ucciso” con “fatto niente di male”.

“non l’ho mai uccisa” non è una negazione credibile per la presenza dell’avverbio “mai”.

Giurare è un classico di chi non dice il vero, giura chi sente il bisogno di convincere perché non può avvalersi del cosiddetto “muro della verità” che è una potente ed impenetrabile barriera psicologica che posseggono coloro che dicono il vero e che gli permette di rispondere con poche parole. Già dopo la condanna in appello  Antonio Logli aveva spontaneamente giurato di non aver fatto del male a Roberta e non aveva negato in modo credibile di averla uccisa: “Per la condanna ho provato e provo un dolore lancinante, quello di una persona che non ha fatto nulla e che ora vede crollarsi il mondo addosso. (…) Non le ho mai fatto male, lo posso giurare sui miei figli che sono la cosa più importante che ho al mondo”.

Nuzzi chiede ad Antonio Logli se il Gozi avesse visto proprio lui in auto la notte della scomparsa di Roberta.

Nuzzi: Logli, era lei l’uomo che si copriva il viso?

Logli: Ma… eh… senta signor Nuzzi, io quella notte non sono mai uscito di casa per cui non so come mai il signor Gozi Loris dica questo, secondo me sbaglia persona perché non… mm… c’è motivo per dire questo.

Antonio Logli è incapace di negare in modo credibile, non riesce a mentire, non riesce a dire “No”; sceglie invece una via alternativa, quella della tirata oratoria attraverso la quale spera di convincere il suo interlocutore che “l’uomo che si copriva il viso” non fosse lui.

Strage di Erba: analisi dell’intercettazione integrale di una conversazione intercorsa in carcere tra Rosa Bazzi e Olindo Romano dopo l’arresto e di stralci di interrogatori

8 gennaio 2007. Intercettazione in carcere dopo il primo interrogatorio:

Rosa: Ma perché han fatto tutto questo, io gliel’ho detto al maresciallo: Non siamo andati su noi, Olli.

Se la Bazzi non avesse preso parte al quadruplice omicidio non avrebbe avuto bisogno di dire al marito di aver detto al maresciallo: “Non siamo andati su noi”, ed invece lo ha fatto per riferire ad Olindo di non aver ceduto. Peraltro “Non siamo andati su noi” non è una negazione credibile ma una frase di comodo, la donna infatti non riesce a dire “Non li abbiamo uccisi noi”.

Olindo: Dai che gliel’ho detto anch’io, adesso…

Anche il Romano riferisce a Rosa ciò che ha detto al magistrato.

Due innocenti de facto avrebbero avuto un’unica opzione: negare in modo credibile di aver commesso il quadruplice omicidio ed invece i coniugi Romano, in questo breve scambio, lasciano trapelare che avevano due opzioni: provare a negare o confessare, per questo motivo si sono detti ciò che avevano riferito al magistrato. Peraltro questo breve scambio prova che i due coniugi sapevano di essere intercettati.

Rosa: Io lo avevo detto che ci dividevano.

Olindo: Non preoccuparti, dopo vediamo, non preoccuparti, sii forte… adesso vediamo domani… dopo, come funziona, cosa ci dice l’avvocato, poi resteremo in contatto con l’avvocato, poi decidiamo. Okay?

“dopo vediamo”, “adesso vediamo domani… dopo, come funziona” e “poi decidiamo” sono tre frasi che provano che Olindo e Rosa si trovavano di fronte ad un bivio: provare a negare o confessare. Le tre frasi, in quanti incriminanti, sono state tagliate dall’intercettazione mandata in onda dal programma Le Iene il giorno 23 ottobre 2018.

Rosa: Okay.

Olindo: Non ti preoccupare, l’importante è non lasciarti andare… e… domani siamo qui e restiamo qui, cosa devi fare? Io ho letto il coso… C’è scritto che quello là (Mario Frigerio)  mi ha visto.

Si noti che Olindo non dice “quello là dice di avermi visto” ma “quello là mi ha visto”, una frase che non lascia spazio a interpretazioni.

Rosa: Ma non è vero, non sei salitooo (incomprensibile).

La parola finale pronunciata dalla Bazzi è purtroppo incomprensibile, se decifrata potrebbe essere cruciale.

“Ma non è vero, non sei salitooo” non è una negazione credibile.

“non sei salito” è una frase di comodo che la Bazzi usa come sostituto di una frase che non riesce a dire ovvero “Non li hai uccisi tu”.

Olindo: Aspetta, ma c’è scritto, no?: “L’ho visto”, e poi hanno trovato delle tracce di sua moglie (Valeria Cherubini) sulla macchina, quelle due cose lì ci sono.

“quelle due cose lì ci sono” è una frase che non lascia spazio a interpretazioni. Olindo Romano “quelle due cose lì” non le mette in dubbio, anzi afferma che “ci sono”.

Rosa: Sulla macchina?

Olindo: Sulla macchina. Sì, sulla macchina… delle tracce.

Rosa: Ma la nostra macchina?

Olindo: Sì. Quando arriverà l’avvocato sentiremo bene come stanno le cose. Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto.

“Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto” è una frase incriminante, ancora una volte i due coniugi mostrano di avere due alternative: provare a negare o confessare.  

La frase “Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto” è stata tagliata dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018.

Rosa: Non siamo stati noi.

La Bazzi continua a ripetere al marito “Non siamo stati noi” per fargli capire che non intende confessare, se infatti i due coniugi fossero innocenti de facto, la donna non avrebbe ragione di ribadirlo.

“Non siamo stati no” non è una negazione credibile ma una frase di comodo che la Bazzi usa come sostituto di una frase che non riesce a dire ovvero “Non li abbiamo uccisi noi”.

Olindo: Eh, ciccia, comunque fatti coraggio eh.

Olindo non dice alla Bazzi, ciò che ci saremmo aspettati da un innocente, ovvero “Certo, stai tranquilla, capiranno che non li abbiamo uccisi noi e troveranno il vero assassino” ma la invita a farsi “comunque” coraggio. 

Rosa Bazzi piange.

Olindo: Basta, ciccia, devi essere forte, eh, lo sai che ti voglio bene.

Rosa: Voglio morire.

Olindo: Perché? Non piangere.

Olindo: Ti devi fare coraggio. Se non ci vediamo ci sentiamo tramite avvocato. Però tu devi farti sempre coraggio, non devi lasciarti andare, non serve a niente. A questo punto siamo arrivati qua, basta, andiamo avanti, vediamo com’è (incomprensibile) però, vabbè, cosa devi fare?

“A questo punto siamo arrivati qua, basta, andiamo avanti” è un’ammissione. E’ una frase che indica che l’arresto non è un evento improvviso.

La risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018 perché la frase “A questo punto siamo arrivati qua, basta, andiamo avanti” è incriminante.

Rosa Bazzi piange.

Olindo: L’importante è quello, devi essere sempre forte, adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo, giusto? Adesso resta (incomprensibile) cosa devi fare…cosa… e non continuare a piangere.

“adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo” è un’ammissione e l’ennesima riprova che Olindo e Rosa sono indecisi se continuare a dirsi innocenti o confessare.

La risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018 in quanto adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo” è uno stralcio incriminante.

Rosa: Perché hanno fatto questo su di noi, Olli? Scusami ma non ce la faccio a stare lontano.

Olindo: Eh, lo so, però è così Ciccia.

Rosa: Ci lasceranno vedere?

Olindo: Sì che ci vediamo, però non ti preoccupare.

Rosa Bazzi piange.

Olindo: Tu cerca di ricordarti tutto quello che abbiamo fatto, pensa a tutto quello che abbiamo fatto e tutto… Mm? Tu quando ti senti un pochino triste pensa a quello e vai avanti, non lasciarti andare. Mm? Prometti?

Che cosa dovrebbe ricordare Rosa? Il Romano usa un termine vago come “tutto” perché con “tutto quello che abbiamo fatto” si riferisce al quadruplice omicidio. In poche parole: Olindo Romano invita Rosa Bazzi a cercare sollievo nel ricordo della strage. Naturalmente questa risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda dal programma Le Iene il giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

Naturalmente questa risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

Rosa: Dio come mi manchi. Perché non c’è nessuno che ci aiuta?

Olindo: Non ti devi preoccupare. L’importante è che ci siamo noi. Dopo se ci portano via tutto non fa niente. Non pensare alla casa a quelle cose là, quelle si possono rifare. Non ti preoccupare. Adesso vediamo come va e di cosa siamo accusati, eccetera, eccetera, una cosa e un’altra.

Il Romano, poiché sa di essere intercettato, fa volontariamente ricorso a termini generici come “eccetera, eccetera” e “una cosa e un’altra”, per evitare di autoincriminarsi.

Olindo: Non piangere su… Ciao.

Rosa: Ciao.

10 gennaio 2007. Intercettazione in carcere:

Rosa: Come stai?

Olindo: Bene. Ho parlato con il magistrato.

Rosa: Eh.

Olindo: E lui mi ha detto che se vogliamo far finire questa storia qui…

Rosa: Sì.

Olindo:… di dire la verità.

“Di dire la verità” è una straordinaria ammissione.

Rosa: Ma non c’è niente, Olli.

“Ma non c’è niente” non è una negazione credibile. La Bazzi non riesce a dire “Ma non c’è niente da dire perché non li abbiamo ammazzati noi”. La Bazzi non completa la frase ma con tutta probabilità intende riferirsi semplicemente alle prove contro di loro.

Olindo: Rosa…

Rosa: Non c’è niente.

“Non c’è niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Gli ho detto così… io ho pensato… ho pensato questo…

Rosa: Non c’è niente, Olli, è tutto stato… una cosa che hanno… hanno fatto tutto loro, ancora adesso torno a ripeterglielo… loro… gliel’ho ripetuto cento volte.

“Non c’è niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Loro mi hanno spiegato la situazione in termini pratici…

Rosa: Ho capito…

Olindo: Mi ha spiegato e mi ha detto che… loro ci tengono qui perché devono fare ancora delle indagini…

Rosa: Sì.

Olindo:… mi hanno spiegato innanzitutto che se per disgrazia trovano qualche cosa, poi ti processano e ti danno l’ergastolo, se invece confessi c’hai le attenuanti e il rito abbreviato, dici la verità che la moglie non c’entra niente, eccetera, eccetera, ti ha fatto solo l’alibi… ehm… e non becchi niente.

Quando Olindo dice “dici la verità che la moglie non c’entra niente, eccetera, eccetera, ti ha fatto solo l’alibi… ehm…” lo fa per far sapere a Rosa che negherà un suo coinvolgimento nei fatti.

Rosa: Ma non è vero, Olli.

“Ma non è vero” non è una negazione credibile.

La Bazzi è incapace di dire “Ma non li hai ammazzati tu, perché dovresti confessare un quadruplice omicidio che non hai commesso?”.

La Bazzi riesce a dire “Ma non è vero, Olli” semplicemente perché non è vero che “la moglie non c’entra”.

Olindo: E io mi becco le attenuanti e finisce tutta la storia.

Rosa: Non è vero, Olli… non è vero.

“Non è vero” non è una negazione credibile.

Olindo: Lo so, c’è quella prospettiva qui, allora io adesso devo decidere. Non… non so o sennò continuare così, continuare per 5 o 6 mesi, intanto che loro fanno gli accertamenti…

Rosa: Come stai tu?

Olindo: Io ti dico la verità, lì dentro non ce… non ne posso più. (incomprensibile) sono in isolamento.

Rosa: Anche io.

Olindo: E non… non so, o se continuare così e lasciare fare quello che devono fare o sennò si dice… si fa la confessione.

Olindo non ha certezza che gli inquirenti abbiano prove contro di loro, per questo motivo appare indeciso.

Rosa: Ma cosa c’è da confessare?

Olindo: No, aspetta…

Rosa: Non siamo stati noi.

“Non siamo stati noi” non è una negazione credibile ma è una frase che, se i due coniugi non avessero commesso il quadruplice omicidio, la Bazzi non avrebbe ragione di pronunciare. La Bazzi usa la frase “Non siamo stati noi” come sostituto di una frase che non riesce a dire ovvero “Non li abbiamo uccisi noi”.

Olindo: Lo so, però aspetta per tagliare le gambe al toro… metti che sono stato io.

Ancora una volta, dicendo “metti che sono stato io”, Olindo intende far sapere a Rosa che non la coinvolgerà.

Rosa: Ma quando sei andato su, Olli?

Si noti che la Bazzi è incapace di dire “Ma quando li avresti ammazzati?” e continua dire “Ma quando sei andato su, Olli?”.

Olindo: Non lo so.

Rosa: Dimmi quando sei andato su.

Si noti che la Bazzi è incapace di chiedere al marito: “Dimmi quando li avresti ammazzati?”.

Olindo: Lo so Rosa, ma è per finire questa storia qui.

Rosa: Ma perché devi dire che non è… non è vero niente, Olli, sai che non è vero niente tutta questa cosa, ancora adesso io lo dico e lo torno sempre a ripetere. Ti pesa così tanto, eh?

“Non è vero niente” e “Non è vero niente, tutta questa cosa” non sono negazioni credibili.

“Ti pesa così tanto, eh?” è una frase incriminante, un’ammissione tra le righe della Bazzi. Sia chiaro che il Romano non ha minacciato di suicidarsi ma ha riferito alla moglie di voler confessare, pertanto la Bazzi non può che riferirsi ad un eventuale senso di colpa del Romano e non al fatto di essere in carcere.

La frase incriminante “Ti pesa così tanto, eh?” è stata tagliata dallo stralcio di intercettazione mandata in onda dal programma Le Iene il giorno 23 ottobre 2018.

Olindo: Stare dentro sì.

Con la sua risposta il Romano cerca di mettere una pezza, “Stare dentro sì” è peraltro un’indicazione della sua mancanza di senso di colpa e di rimorso. 

Rosa: Cosa vuoi fare?

Olindo: Non lo so. Se facciamo così prendiamo anche dei benefici o qualche cosa e te ne vai a casa.

Rosa: Ma cosa vado a casa a fare Olli? Vuoi che esco di qui e mi butto sotto un treno?

Olindo: No, quello no, Ciccia (incomprensibile).

Rosa: Quanto mi manchi, Olli.

Olindo: Anche tu Ciccia… anche tu Ciccia… Non so neanche io cosa fare. Allora… ascoltami Ciccia…

Rosa: Non è vero (incomprensibile) la prego.

“Non è vero” non è una negazione credibile.

Entra personale dell’Arma per prelevare Olindo.

Olindo: Allora cosa facciamo?

Rosa: Non è vero niente.

“Non è vero niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Sennò la facciamo finire ormai e basta.

Rosa: Ma no, cosa?

Olindo: Niente, niente. Rosa, la facciamo finire e basta.

Rosa: No, non è vero.

“No, non è vero” non è una negazione credibile.

Olindo: Aspetta Ciccia…

Rosa: Non è vero niente, Olli…

“Non è vero niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Lo so.

Rosa: Non c’entriamo niente.

“Non c’entriamo niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Ma se vogliamo far finire questa storia…

Rosa: Ma non… ti pesa?

Dopo aver detto “Ma non…” la Bazzi si autocensura.

“ti pesa?” è ancora un’ammissione. Che cosa dovrebbe pesare ad Olindo se non il quadruplice omicidio?

La domanda di Rosa ad Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

Olindo: Sì. Mi pesa soprattutto che te sei di qua e io sono di lì.

Rosa: Però c’è il muro.

Olindo: Sì.

Rosa: Ogni tanto cioè sembra che ti sento.

Olindo: Aspetta un secondo.

Rosa: Okay.

Dall’interrogatorio di Rosa Bazzi:

Rosa: Vi dico che non è vero, non abbiamo fatto una cosa del genere.

“Vi dico che non è vero, non abbiamo fatto una cosa del genere” non è una negazione credibile. Per non mentire, la Bazzi, quando dice “non abbiamo fatto una cosa del genere”, minimizza, lo fa sostituendo “fatto” alla parola “ucciso” e “una cosa del genere” ai nomi delle vittime.

PM: Senta signora io mi rendo conto che questa è una cosa inconfessabile…

“mi rendo conto che questa è una cosa inconfessabile” è una frase che un PM non dovrebbe mai pronunciare, esibirsi in condanne morali durante un interrogatorio è un errore grossolano che inibisce o ritarda una eventuale confessione. Il PM avrebbe dovuto invece affermare che è frequente che tra condomini la gente si uccida proprio a causa di comportamenti irrispettosi, in altre parole, per ottenere una confessione, avrebbe dovuto fornire una giustificazione morale alla Bazzi e non sostenere che il quadruplice omicidio “è una cosa inconfessabile”.

Rosa: Non è una cosa inconfess… (interrotta)

La Bazzi non nega di aver commesso la strage anzi dice che “Non è una cosa inconfess…”, un’ammissione.

Il PM commette un altro errore, interrompe la Bazzi.

PM: … perché infilare per cinque volte il coltello…

Il PM continua a giudicare moralmente la Bazzi.

Rosa: (incomprensiile)

PM:… nella gola di (incomprensibile) persone (incomprensibile)…

Il PM continua a sbagliare.

Rosa: Lei… (interrotta)

Il PM interrompe nuovamente la Bazzi.

PM:… di cui una di due anni e mezzo, è una cosa che si fa fatica a confessare.

Il PM ha interrotto la Bazzi per almeno due volte e lo ha fatto per ripeterle che il quadruplice omicidio “è una cosa che si fa fatica a confessare”. A che pro? Esibirsi in condanne morali durante un interrogatorio è un errore grossolano che induce l’interrogato a porsi sulla difensiva.

Rosa: Guardi ho sempre raccontato la verità e torno ancora a ripetergli: non è da noi a fare quelle cose lì, abbiamo litigato, avete ragione che abbiamo litigato ma non… arrivare a quel livello lì”.

“Guardi ho sempre raccontato la verità” corrisponde al vero. La Bazzi infatti non ha falsificato ma ha solo dissimulato, ovvero non ha riferito tutto ma neanche nulla di falso.

“non è da noi a fare quelle cose lì” non è una negazione credibile. 

Con la frase “non è da noi a fare quelle cose lì” la Bazzi non nega di aver commesso il quadruplice omicidio ma ci riferisce soltanto che per lei ed il marito uccidere non è un’abitudine.

“ma non… arrivare a quel livello lì” non è una negazione credibile. Per non mentire, la Bazzi minimizza sostituendo “arrivare” ad “ucciso” e “a quel livello lì” ai nomi delle vittime.

Rosa: “Se gli dico che non abbiamo fatto una cosa del genere…”.

“Non abbiamo fatto una cosa del genere” non è una negazione credibile. Per non mentire, la Bazzi minimizza sostituendo “fatto” ad “ucciso” e “una cosa del genere” ai nomi delle vittime.

La Bazzi non ha mai pronunciato né le parole “ucciso”, “ammazzato”, “sgozzato”, né i nomi delle vittime, non lo ha fatto per evitare lo stress che gli induce il confrontarsi con le accuse. Uno stress che non dipende dal senso di colpa ma dal timore di venir scoperta.

Dall’interrogatorio di Olindo Romano:

PM: Mettere il coltello nella gola di un bambino!?

“Mettere il coltello nella gola di un bambino!?” è ancora un giudizio morale che danneggia l’interrogatorio.

Olindo: Quello non l’ho mica fatto… eeeeh.

La frase “Quello non l’ho mica fatto… eeeeh” è un’ammissione. Olindo Romano, attraverso l’uso del termine “Quello”, che rivela una comparazione, ci sta dicendo che non ha ucciso il piccolo Youssef ma che ha fatto altro. Il PM avrebbe dovuto chiedergli “Che altro ha fatto?”.

PM: Ma il signor Frigerio dice che era lei quello con il coltello in mano.

Olindo: Frigerio può dire quello che vuole, che ci posso fare? Eh. Abbia pazienza.

Olindo Romano non riesce a negare, non riesce a dire “Frigerio sta dicendo una sciocchezza, non è possibile, io non l’ho sgozzato” perché sa che ciò che ha detto il testimone Mario Frigerio è vero.

In conclusione: 

Olindo Romano e Rosa Bazzi si sono lasciati andare a diverse ammissioni. 

I due coniugi non hanno mai negato in modo credibile di aver commesso la strage. Negare in modo credibile significa negare di aver ucciso/ammazzato la/le vittima/e.

“io non ho ucciso Raffaela Castagna”, “io non ho ucciso il piccolo Youssef”, “io non ho ucciso Paola Galli”, “io non ho ucciso Valeria Cherubini”, “io non ho sgozzato Mario Frigerio” sono negazioni credibili e non sono mai state pronunciate né da Rosa Bazzi né da Olindo Romano. 

Olindo Romano e Rosa Bazzi non hanno mai negato in modo credibile perché sono responsabili del quadruplice omicidio.

Dalle intercettazioni si evince che Olindo Romano, già dopo il primo interrogatorio, aveva preso in considerazione la confessione, non a causa del senso di colpa ma allo scopo di avvalersi dei benefici.

Strage di Erba: stralci incriminanti che la criminologa Ursula Franco ha individuato per noi del “ROMA”

Le Cronache Lucane, 26 ottobre 2018

La criminologa Ursula Franco ha smascherato per noi le manipolazioni che il programma “Le Iene” ha apportato all’interrogatorio di Olindo Romano e Rosa Bazzi andato in onda nella puntata del 23 ottobre 2018. 

Secondo la nota criminologa, a “Le Iene” ci sono campioni del taglia e cuci, ovvero la trasmissione ha mandato in onda una famosa intercettazione tra Olindo Romano e Rosa Bazzi non prima di averla privata di tutti gli stralci incriminanti. Stralci incriminanti che la criminologa Franco ha individuato per noi.

Manipolazioni apportate dal programma “Le Iene” all’intercettazione in carcere tra Rosa Bazzi e Olindo Romano dell’8 gennaio 2007: 

1) Olindo Romano: Non preoccuparti, dopo vediamo, non preoccuparti, sii forte… adesso vediamo domani… dopo, come funziona, cosa ci dice l’avvocato, poi resteremo in contatto con l’avvocato, poi decidiamo. Okay?

“dopo vediamo”, “vediamo domani… dopo come funziona” e ”poi decidiamo” sono tre frasi che provano che Olindo e Rosa si trovarono da subito di fronte ad un bivio: tentare di negare o confessare. Le tre frasi, in quanti incriminanti, sono state tagliate dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018.

2) Olindo Romano: Sì. Quando arriverà l’avvocato sentiremo bene come stanno le cose. Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto.

La frase ”Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto” è la riprova che Olindo e Rosa si trovarono da subito di fronte ad un bivio: tentare di negare o confessare. La frase “Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto” è stata tagliata dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

3) Olindo Romano: Ti devi fare coraggio. Se non ci vediamo ci sentiamo tramite avvocato. Però tu devi farti sempre coraggio, non devi lasciarti andare, non serve a niente. A questo punto siamo arrivati qua, basta, andiamo avanti, vediamo com’è (incomprensibile) però, vabbè, cosa devi fare?

“A questo punto siamo arrivati qua, basta, andiamo avanti” è un’ammissione. E’ una frase che indica che l’arresto non è un evento improvviso. La risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

4) Olindo Romano: L’importante è quello, devi essere sempre forte, adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo, giusto? Adesso resta (incomprensibile) cosa devi fare… cosa… e non continuare a piangere.

“adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo” è un’ammissione e l’ennesima riprova che Olindo e Rosa si trovarono da subito di fronte ad un bivio: provare a negare o confessare. La risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018 in quanto “adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo” è uno stralcio incriminante.

5) Olindo Romano: Tu cerca di ricordarti tutto quello che abbiamo fatto, pensa a tutto quello che abbiamo fatto e tutto… Mm? Tu quando ti senti un pochino triste pensa a quello e vai avanti, non lasciarti andare. Mm? Prometti?

Che cosa dovrebbe ricordare Rosa? Il Romano usa un termine vago come “tutto” perché con quel “tutto quello che abbiamo fatto” si riferisce al quadruplice omicidio. In poche parole: Olindo Romano invita Rosa Bazzi a cercare sollievo nel ricordo della strage. Naturalmente questa risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

Manipolazioni apportate dal programma “Le Iene” all’intercettazione in carcere tra Rosa Bazzi e Olindo Romano del 10 gennaio 2007: 

6) Rosa Bazzi: Ma perché devi dire che non è… non è vero niente, Olli, sai che non è vero niente tutta questa cosa, ancora adesso io lo dico e lo torno sempre a ripetere. Ti pesa così tanto, eh?

“Non è vero niente” e “Non è vero niente, tutta questa cosa” non sono negazioni credibili. “Ti pesa così tanto, eh?” è una frase incriminante, un’ammissione tra le righe della Bazzi. Sia chiaro che il Romano non ha minacciato di suicidarsi ma ha riferito alla moglie di voler confessare, pertanto la Bazzi non può che riferirsi ad un eventuale senso di colpa del Romano e non al fatto di essere in carcere. 

La frase incriminante “Ti pesa così tanto, eh?” è stata tagliata dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018.

7) Olindo: Ma se vogliamo far finire questa storia…

Rosa: Ma non… ti pesa?

Dopo aver detto “Ma non…” la Bazzi si autocensura. “ti pesa?” è ancora un’ammissione della Bazzi. Che cosa dovrebbe pesare ad Olindo se non il quadruplice omicidio? La domanda di Rosa ad Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

Criminologa Franco: programmi come “Le Iene” sono un’onta per il nostro paese (intervista)

Rosa Bazzi e Olindo Romano, gli autori della cosiddetta “strage di Erba”

Le Cronache Lucane, 25 ottobre 2018

Dottoressa Franco, ormai i programmi televisivi si occupano quasi tutti di casi giudiziari, che cosa pensa di questa deriva?

E’ estremamente diseducativa e fonte di errori giudiziari. L’Italia pullula di trasmissioni televisive che hanno fatto della disinformazione la loro bandiera, in un paese civile verrebbero tutti indagati per intralcio alla giustizia. Programmi come “Le Iene”, “Terzo Indizio” e “Quarto Grado” sono un’onta per il nostro paese, un attentato allo Stato di diritto. Il goal di certe procure e di certi avvocati difensori è manipolare l’opinione pubblica per usarla come testa d’ariete per fare pressione sui giudici.

Gli autori ed i conduttori di questi programmi non hanno competenze per parlare di reati gravi come gli omicidi eppure emettono giudizi senza remore, com’è possibile?

Disquisire delle responsabilità di qualcuno in merito ad un omicidio senza averne le competenze è un rischio che solo chi è privo di empatia e non ha consapevolezza dei propri limiti culturali può prendersi. 

Dottoressa Franco, recentemente “Le Iene” si è occupato della cosiddetta “Strage di Erba”, che può dirci?

L’intento de “Le Iene” è far passare il messaggio che Olindo Romano e Rosa Bazzi siano innocenti, a tal scopo hanno ripetutamente manipolato il contenuto di un’intercettazione in carcere dei due assassini.

Può spiegarci meglio?

Certamente. Per esempio, sono state tagliate alcune risposte in toto e alcune frasi incriminanti. Da uno scambio tra i due coniugi è stata tagliata una domanda della Bazzi al Romano.

Ecco lo scambio manipolato da “Le Iene”: 

Rosa: Ma perché devi dire che non è non è vero niente Olli sai che non è vero niente tutta questa cosa ancora adesso io lo dico e lo torno sempre a ripetere. Cosa vuoi fare?

Olindo: Non lo so. Se facciamo così prendiamo anche dei benefici o qualche cosa e te ne vai a casa

Ecco lo scambio originale: 

Rosa: Ma perché devi dire che non è… non è vero niente, Olli, sai che non è vero niente tutta questa cosa, ancora adesso io lo dico e lo torno sempre a ripetere. Ti pesa così tanto, eh?

Olindo: Stare dentro sì.

Rosa: Cosa vuoi fare?

Olindo: Non lo so. Se facciamo così prendiamo anche dei benefici o qualche cosa e te ne vai a casa.

Si noti che la domanda incriminante della Bazzi “Ti pesa così tanto, eh?” è stata tagliata dallo stralcio di intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018.

“Ti pesa così tanto, eh?” rappresenta un’ammissione tra le righe della Bazzi.

Sia chiaro che il Romano non ha minacciato di suicidarsi ma ha riferito alla moglie di voler confessare, pertanto la Bazzi non può che riferirsi ad un eventuale senso di colpa del Romano e non al fatto di essere in carcere.

Credo che questo esempio sia sufficiente a dimostrare la disonestà intellettuale del programma “Le Iene”. Una disonestà che è emersa con forza anche quando si sono occupati del suicidio di David Rossi.

Dottoressa Franco, ci spiega il perché durante la confessioni Olindo Romano si è dilungato nella descrizione di aspetti periferici della vicenda e non nella descrizione di quelli centrali?

Il fatto che, durante la confessione, Olindo Romano si sia dilungato nella descrizione di aspetti periferici della vicenda e non su quelli centrali è compatibile con il ruolo da lui giocato nel quadruplice omicidio. Il Romano, come la Bazzi, non ricordarono durante le confessioni e non ricorderanno mai con precisione tutti i dettagli relativi alla strage a causa di un’amnesia di fissazione. Il ritmo con cui si sono svolti i fatti ha impedito che nella loro memoria si formasse una traccia mnestica definitiva o secondaria. Una traccia mnestica primaria, che è temporanea, una volta formatasi, richiede infatti un certo tempo per essere consolidata e quindi ritenuta, se nel frattempo però intervengono nuovi elementi la traccia non si consolida. Peraltro le loro confessioni sono imprecise non solo a causa di questa amnesia di fissazione ma anche perché sia Rosa che Olindo cercarono di coprire il ruolo l’una di Olindo, l’altro di Rosa, attribuendosi tutti e 4 gli omicidi ed il tentato omicidio di Mario Frigerio.

Dottoressa, perché non è stato trovato sangue delle vittime a casa dei Romano?

E’ una sciocchezza pensare che gli autori del quadruplice omicidio avrebbero dovuto grondare sangue dopo aver commesso la strage; il sangue si è depositato in gran quantità sulla scena criminis durante il dissanguamento delle vittime e non durante il loro ferimento, pertanto i due coniugi non si sono sporcati più di tanto, hanno poi pulito tutto ciò che potevano aver contaminato e hanno gettato nella spazzatura gli abiti indossati durante il quadruplice omicidio e gli stracci usati per cancellare eventuali tracce. E’ Olindo Romano a confermarcelo: “(…) Poi basta, siamo scesi in lavanderia e ci siamo cambiati. Io non avevo tutto il sangue che dicono, un po’ in faccia, un po’ sui pantaloni (…)”.

Sono molti i casi in cui non si trovano tracce di sangue su una scena del crimine o a casa di chi ha commesso l’omicidio. Le faccio due esempi di una casistica infinita: nessuna traccia di sangue di Isabella Noventa è stata isolata nella cucina di Freddy Sorgato eppure Isabella è stata uccisa lì e in modo cruento; a casa di Alberto Stasi non è stato repertato sangue di Chiara Poggi.