Morte di Licia Gioia, rinvio a giudizio di Francesco Ferrari, criminologa Ursula Franco: non è omicidio volontario (intervista)

Francesco Ferrari e Licia Gioia

Il maresciallo dei carabinieri Licia Gioia è morta il 28 febbraio 2017 dopo essere stata attinta da un colpo d’arma da fuoco alla testa. Licia Gioia si trovava nella camera della villetta di Contrada Isola che divideva con il marito, il poliziotto Francesco Ferrari. La procura di Siracusa ha recentemente chiesto il rinvio a giudizio di Francesco Ferrari per omicidio volontario. Francesco Ferrari ha 45 anni ed è un poliziotto tuttora in servizio alla Questura di Siracusa. Il Ferrari in precedenza era stato accusato di istigazione al suicidio e di omicidio colposo. Abbiamo sentito sul caso la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa di Michele Buoninconti, di quella di Stefano Binda e dei fratelli Daniel e Cristina Ciocan.

Roma/Cronache Lucane, 12 dicembre 2018

– Dottoressa Franco, il maresciallo Licia Gioia si è suicidata o è vittima di un omicidio volontario?

Licia Gioia non si è suicidata ma ha minacciato di farlo e mentre il marito, Francesco Ferrari, cercava di disarmarla, sono partiti due colpi, uno dei quali, quello mortale, l’ha attinta alla testa e l’altro alla gamba. Pertanto non si tratta di un vero e proprio suicidio ma neanche di un omicidio volontario. Peraltro il Ferrari non aveva alcun motivo di desiderare la morte della moglie mentre, secondo alcune indiscrezioni, la Gioia era molto gelosa e quella stessa sera si era trattenuta in auto e non aveva cenato con lui e con suo figlio, un comportamento compatibile con la successiva minaccia di suicidio.

– Esclude quindi che il Ferrari impugnasse l’arma e che sia stato lui ad esplodere volontariamente il colpo?

La soluzione del caso è nell’arma. L’arma da cui sono partiti i colpi era la pistola in dotazione al maresciallo Gioia, non quella in dotazione al Ferrari, pertanto si può logicamente inferire che sia stata proprio la Gioia a tirar fuori la pistola e a puntarsela alla testa. Il fatto che il colpo non sia stato esploso a bruciapelo, ma da circa 25 cm di distanza, prova che il Ferrari tentò di allontanare l’arma dalla testa della moglie e che proprio in quel frangente partì il primo colpo, cui seguì un secondo colpo pochi secondi dopo. Il secondo colpo ci conferma che quei due colpi partirono in una situazione concitata, il Ferrari è infatti un poliziotto abituato a maneggiare armi e se l’arma fosse stata (da subito) nelle sue mani non sarebbe partito nessun secondo colpo.

– Dottoressa come si spiega il secondo colpo?

Non ho le risultanze medico legali ma posso ipotizzare che, dopo che la ragazza è stata attinta alla testa dal primo colpo ed è morta, il suo braccio ha ceduto ed il Ferrari, che si trovava in piedi di fronte a lei e che stava tentando di disarmarla, ha perso l’appoggio tanto da cadere su di lei e in un estremo tentativo di appropriarsi dell’arma ha fatto partire il secondo colpo che lo ha attinto alla gamba sinistra e ha attinto Licia al gluteo destro, posto che quel colpo è stato esploso dopo “non meno di dieci, quindici, venti secondi” dal primo.

– Vuole aggiungere qualcosa?

I comportamenti del Ferrari post incidente non hanno una spiegazione univoca.

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