OMICIDIO DI MARCO VANNINI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: I GIUDICI DELL’APPELLO HANNO RICONOSCIUTO LA VERITA’ DEI FATTI (intervista)

Marco Vannini e Martina Ciontoli

Le Cronache Lucane, 30 gennaio 2019

Marco Vannini è stato ucciso il 17 maggio 2015 da un colpo d’arma da fuoco esploso da Antonio Ciontoli, il quale, in primo grado, è stato condannato a 14 anni di reclusione per omicidio volontario mentre ieri, in appello, a 5 anni per omicidio colposo, sua moglie, Maria Pezzillo, e i suoi figli, Federico Ciontoli e Martina Ciontoli a 3 anni sempre per omicidio colposo, è stata invece assolta la fidanzata di Federico, Viola Giorgini per la quale era stata chiesta una condanna per omissione di soccorso. Abbiamo sentito su questo caso la criminologa Ursula Franco che ha sempre sostenuto che si trattava di omicidio colposo e non di omicidio volontario.

– Dottoressa Franco, cosa pensa della sentenza di ieri che ha condannato Antonio Ciontoli a 5 anni per omicidio colposo?

I giudici dell’appello hanno riconosciuto la verità dei fatti. Vado oltre, condivido le parole dell’avvocato della difesa, Andrea MIroli: “Non c’è dubbio che Antonio Ciontoli debba essere condannato per omicidio colposo e tutti gli altri assolti”. Le spiego il perché: Martina aveva 19 anni e Federico ne aveva 20, il fatto che fossero maggiorenni non ha rilevanza, Antonio è il loro padre e, dopo il ferimento di Marco, li ha facilmente convinti che sarebbe stato meglio tacere riguardo alla dinamica dei fatti e che le condizioni di Marco non erano preoccupanti, loro lo hanno supportato proprio perché dipendevano psicologicamente da lui, lo stesso vale per sua moglie Maria Pezzillo, paradossalmente, colei che avrebbe potuto vedere le cose in maniera più distaccata degli altri è invece la fidanzata di Federico, Viola Giorgini, ma in ogni caso anche lei era una ragazzina e si trovava a casa di estranei. Peraltro, l’appartenenza seppur temporanea ad un gruppo è fonte di deresponsabilizzazione. Infine, i Ciontoli, tutti, e la Giorgini, non essendo esperti, non sono stati in grado di valutare le condizioni di Marco, hanno temporeggiato proprio perché il capofamiglia non voleva che emergesse la dinamica dell’incidente, è chiaro che, se avessero immaginato che Marco Vannini sarebbe potuto morire, avrebbero chiamato i soccorsi immediatamente e avrebbero riferito la verità, quantomeno per non essere accusati di omicidio e omissione di soccorso.

– Dottoressa come fa ad escludere l’omicidio volontario? 

Sono tanti i motivi che portano ad escluderlo ma in primis voglio dirle che se il Ciontoli avesse sparato per uccidere, di sicuro non avrebbe chiamato il 118 con il rischio che Marco riferisse il fatto. 

– Dottoressa, si è fatta un’idea sulla dinamica dei fatti?

Le circostanze in cui è stato esploso il colpo che ha ucciso Marco Vannini le ha riferite Martina Ciontoli durante una conversazione intercettata nei corridoi della Stazione dei Carabinieri di Civitavecchia, conversazione intercorsa tra lei, suo fratello Federico e Viola Giorgini poche ore dopo il fatto: “io ho visto quando papà gli ha puntato la pistola e gli ha detto: “Non scherziamo (incomprensibile)”, papà ha detto: “Ti sparo” e papà gli ha detto: “(incomprensibile) scherzare” e lui ha detto: “Non si scherza così” ed è diventato pallido”. Martina non solo ha descritto la scena del ferimento ma anche il momento seguente: “Ed è diventato pallido. Non ci posso pensa’”. Martina non sapeva di essere intercettata pertanto ha detto il vero, il colpo è stato esploso da Antonio Ciontoli per scherzo. Si noti che Martina non ha riferito che quei fatti accaddero in bagno. Il colpo non è stato esploso mentre Marco Vannini si trovava nella vasca. E’ alquanto probabile che Marco dopo essere stato attinto sia stato convinto a lavarsi per riprendersi. Né Viola, né Federico si trovavano nella stanza in cui fu ferito Marco quando fu esploso il colpo.

In sintesi?

Antonio Ciontoli ha sparato e, pensando che il proiettile non avesse attinto organi vitali e che tutto si potesse risolvere senza l’intervento di un medico, ha convinto Marco a lavarsi. Il fatto che in quella casa ci fossero più persone è stato letale al Vannini perché nessuno di loro ha preso in mano la situazione, probabilmente la prima operatrice del 118 avrebbe potuto fare la differenza ma ha sottovalutato la sintomatologia riferitale da Federico, perché ha percepito che qualcosa non andava nel suo racconto.

– Dottoressa come si spiega la reazione dell’opinione pubblica?

L’opinione pubblica ha una percezione della giustizia distorta, non riconosce gli errori giudiziari, non si ribella alle sentenze ingiuste ma a quelle che non ricalcano le sentenze emesse da ospiti e conduttori dei programmi televisivi che danno voce ai protagonisti delle vicende giudiziarie.

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OMICIDIO DI BRIGITTE LOUISE PAZDERNIK, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: I PENSIONAMENTI SONO CAUSA DI FRATTURE DI EQUILIBRI GIA’ PRECARI (intervista)

Brigitte Louise Pazdernik

Il 10 ottobre scorso Brigitte Louise Pazdernik, una donna tedesca di 76enne, era scomparsa  da Narbolia (Oristano) ed era stata ritrovata morta tre giorni dopo sulla spiaggia di Su Pallosu. Brigitte era sposata con Giovanni Perria, 78 anni, che aveva conosciuto in Germania dove l’uomo era emigrato e dopo la pensione i due erano tornati a vivere in Sardegna. Il fatto che la donna avesse seri problemi di deambulazione e che fosse uscita di casa durante la notte in vestaglia e ciabatte e senza i suoi occhiali da vista ha indotto gli inquirenti a focalizzare le indagini sul marito e a sequestrare la sua auto e la casa che condivideva ormai da 15 anni con la moglie. Ieri, 23 gennaio 2019, Giovanni Perria è stato arrestato e rinchiuso in una cella della Casa Circondariale di Oristano “Salvatore Soro”, detta Massama, dove si trova anche Cesare Battisti.

Le Cronache Lucane, 25 gennaio 2019

Gli omicidi tra coniugi così anziani colpiscono particolarmente l’opinione pubblica, ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

– Dottoressa Franco, qual’è il terreno di coltura in cui maturano omicidi tra coniugi così anziani?

Nulla accade all’improvviso, nei casi di omicidi tra anziani coniugi all’anamnesi vi sono spesso precedenti specifici, purtroppo con il pensionamento le tensioni familiari si esacerbano per la necessità di ristabilire i compiti dei due coniugi e per il maggior tempo condiviso ed è proprio questo il momento in cui si fratturano equilibri familiari già precari e uno dei due coniugi può arrivare a uccidere. Un caso scuola è quello dell’omicidio di Gianna Del Gaudio, la donna aveva sopportato a lungo le violenze fisiche e verbali del marito, Antonio Tizzani. Anche l’omicidio di Mariella Cimò, 72 anni, commesso da Salvatore Di Grazia, è maturato all’interno di un rapporto quarantennale segnato da attriti per motivi economici e tradimenti.

OMICIDIO DI STEFANIA CROTTI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IL PRETERINTENZIONALE RAPPRESENTA UNA VIA D’USCITA MORALE (intervista)

Stefania Crotti, la vittima

Giovedì 17 gennaio, Chiara Alessandri ha ucciso la moglie del suo ex amante, Stefania Crotti, il cui corpo carbonizzato è stato ritrovato ed identificato venerdì 18 gennaio, sabato 19 gennaio, la Alessandri ha confessato l’omicidio ed è stata arrestata

Le Cronache Lucane, 24 gennaio 2019

Avevamo sentito la criminologa Ursula Franco qualche giorno fa, siamo tornati ad intervistarla dopo aver saputo che la Alessandri ha confessato non un omicidio volontario ma un preterintenzionale.

– Dottoressa Franco, nonostante le risultanze investigative che lasciano supporre che l’omicidio della Crotti sia premeditato, la Alessandri ha riferito agli inquirenti di non aver organizzato la finta festa per uccidere la moglie del suo ex amante ma che l’avrebbe colpita durante una colluttazione perché provocata, che può dirci?

E’ un classico che, una volta messo di fronte alle prove, un omicida confessi un omicidio preterintenzionale e non un omicidio volontario. Non conosco i verbali dell’interrogatorio della Alessandri ma posso dirle che durante un interrogatorio, per ottenere una confessione, sono spesso gli inquirenti a fornire all’interrogato la via d’uscita morale rappresentata dall’omicidio preterintenzionale, una tattica che spesso paga, al contrario, l’esibirsi in condanne morali durante un interrogatorio è invece il più grosso errore che si possa fare in quanto ritarda o inibisce una eventuale confessione.

– Dottoressa, lei resta comunque dell’avviso che l’omicidio della Crotti sia stato premeditato?

Certamente, il sopralluogo sul luogo della distruzione del cadavere e il fatto che la Alessandri si fosse procurata una tanica di benzina la inchiodano alle sue responsabilità. E poi ciò che a mio avviso è più inquietante è il fatto che la Alessandri abbia fatto bendare la propria vittima perché lascia supporre che l’omicida abbia voluto colpire la Crotti di sorpresa per essere sicura di poterla sopraffare. 

– La Alessandri, dopo aver ucciso la Crotti, ha pulito il garage con la varichina e ha fatto lavare l’auto, secondo lei pensava di poterla far franca?

E’ impensabile in quanto non solo era stata l’amante del marito della vittima ma aveva coinvolto una terza persona, l’uomo che condusse Stefania nel suo garage. Resto dell’avviso che la Alessandri debba essere sottoposta a perizia psichiatrica.

Analysis of some excerpts from Paul Hemming’s interview with police

Paul and Natalie Hemming

Buckinghamshire, UK. On May 1, 2016, Paul Hemming killed his wife Natalie in the family home in Milton Keynes while their three children were asleep and then dumped her naked body in woodland 30 miles away. At his trial, Hemming admitted manslaughter but denied murder. He was convicted of murder in November 2016 and handed a life sentence with a minimum term of 20 years behind bars.

Here some excerpts from Paul Hemming’s interview with police:

What we look for in this interview is for Paul Hemming to issue a reliable denial, to say “I didn’t kill my wife Natalie” not simply parroting back the interviewer’s words but in the free editing process and we look for him to show the protection of the “wall of truth”.

The “wall of truth” is an impenetrable psychological barrier that often leads innocent people to few words, as the subject has no need to persuade anyone of anything. 

We begin every statement analysis expecting truth, and it is the unexpected that confronts us as possibly deceptive.

Detective: The children don’t have a grave to visit. Her mother doesn’t have a grave to visit and we believe that the only person who does know where her body lies right now is you. So we will ask you a final time. What account or explanation can you give as to why she has disappeared and is presumed dead?

This question is good to allow Paul Hemming to say “I didn’t kill my wife Natalie”, “I don’t know where her body lies and “I am telling the truth”. This would be the “wall of truth”.

A reliable denial has 3 components:

1. the pronoun “I”
2. past tense verb “did not” or “didn’t”
3. accusation answered

If a denial has more than 3 or less than 3 components, it is no longer reliable.

“I did not kill my wife Natalie” followed by “I told the truth” while addressing the denial, it would more than 99% likely to be true.

 A deceptive person will alter his denial to avoid a direct lie.

Paul Hemming: I have not killed Natalie. I have not hurt Natalie. I did tell you this in the previous interview. There are four people that are very important to me in this world, Natalie is one of those people. You just mentioned the other three as well, my children. All four of those people are very  very important to me. I did not hurt her. I had no intention of hurting her and I certainly did not kill her and I have given you the truth as to what happened in the house on the Sunday. I have told you why the car was on the drive yet I see in none of your statements you’ve asked anybody, including my children, if they knew the car was broken or if the car had a problem and if mum wanted me to fix it. Since Sunday I have spent every hour with my children except the day they went to school.

Note that Paul Hemming is unable to say “I didn’t kill my wife Natalie” which was expected.

“I have not killed Natalie” is an unreliable denial. Hemming substituted “didn’t” with “have not” violating component two of a reliable denial. 

“I have not hurt Natalie” is an unreliable denial. Hemming substituted “didn’t” with “have not” violating component two of a reliable denial and substituted “kill” with the softer “hurt” violating component three of a reliable denial. 

“I did tell you this in the previous interview”, to repeat something doesn’t make it the truth.

“There are four people that are very important to me in this world, Natalie is one of those people. You just mentioned the other three as well, my children. All four of those people are very very important to me”, this is unnecessary to say and unexpected and show a need to convince that innocent people don’t have.

“I did not hurt her” is an unreliable denial. Hemming substituted “kill” with the softer “hurt” violating component three of a reliable denial. 

“I had no intention of hurting her” is an unreliable denial that open to the possibility that he did hurt her.

In the sentence “and I certainly did not kill her” the use of “certainly” not only confirms that he did hurt her but open to the possibility that she was still alive when he disposed of her in woodland.

The vague “and I have given you the truth as to what happened in the house on the Sunday” is an unreliable denial. Sunday when?

“Since Sunday I have spent every hour with my children except the day they went to school” is an attempt to sell himself as a good father, this is the “good guy/bad guy factor” in Statement Analysis.

Detective: Can you see the picture that we have built and the concern that we have?

Paul Hemming: First I’m very concern about Natalie as well.  

Detective: You don’t seem very upset.

Paul Hemming: Its been like a thought though time here and my mind is… like… in my heart I know she’s not dead, in my heart I know that. I wish Natalie would walk through the door but I cannot make miracles happen.

Note that to avoid a direct lie he says that he knows “in his heart that she’s not dead”, only in his heart not in the reality.  

“I wish Natalie would walk through the door but I cannot make miracles happen” is an incriminating sentence and is in contradiction with what he just said.

Moreover “I wish Natalie would walk through the door” is probably true and it’s due to the stressful position he is right now.

Detective: On the evening of Sunday May the first, 2016, Natalie Hemming went missing we are now five days past and nobody have seen her or heard from her, you were the last person to see her alive, you said that Natalie returned home on Sunday and disclosed you she was raped, “Oh my God, amazing”, she texted her friend back on that Sunday morning, “We had sex three times”, we say those are not the words of a lady who has been raped, we say that (inaudible) worry to be out with a guy from work you knew fancied her, we say that is ok to her on that Sunday night when she returned home and you found out she had sex with another man and you killed her, do you have anything to say?

Please note that the detective says “you killed her” but doesn’t make any reference to the disposal of Natalie’s body or to the cleaning of the house.

Paul Hemming: What you’re saying is that I have killed my partner, I have disposed of her body, I have tidied the house, made it look pristine, managed to cook them dinner, and many more things without them knowing.

Please note that when Hemming says “I have disposed of her body, I have tidied the house, made it look pristine, managed to cook them dinner, and many more things” he is not parroting anybody’s words, these are simply beautiful embedded admissions.

Paul Hemming: It’s exactly what we’re saying.

Paul Hemming: Impossible.

This is true, the night of the murder, one of the child woke up because the noise, went downstairs and saw his father Paul Hemming scrubbing the floor in the living room while his mum’s body was wrapped in a rug.

ANALYSIS CONCLUSION

Deception indicated.

Paul Hemming was unable to issue a reliable denial instead he made some incriminating admissions.

He has guilty knowledge of what happened to his wife Natalie.

OMICIDIO DI STEFANIA CROTTI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: ATTO DA KAMIKAZE (intervista)

Stefania Crotti, la vittima

Il corpo carbonizzato di Stefania Crotti è stato ritrovato venerdì 18 gennaio, sabato 19 gennaio, Chiara Alessandri ha confessato l’omicidio ed è stata arrestata

Le Cronache Lucane, 21 gennaio 2019

Chiara Alessandri, milanese di Rho, 43 anni, abitava a Gorlago in provincia di Bergamo, era disoccupata e madre di tre figli minori, per qualche mese aveva avuto una relazione con Stefano Del Bello, marito di Stefania Crotti, 43 anni, e padre della loro figlia Matilde di 7 anni, ora si trova in carcere accusata dell’omicidio premeditato della moglie del suo ex amante.

Chiara Alessandri e Stefano Del Bello, marito della vittima

Giovedì 17 gennaio, Chiara Alessandri ha chiesto all’amico Angelo, un piccolo imprenditore di Seriate, di recarsi alle 15.30 fuori dal posto di lavoro della Crotti, di consegnarle una rosa e un biglietto con scritto “Ti amo” e poi di convincerla a farsi portare bendata in un garage di Gorlago. Angelo ha così condotto Stefania fino all’ingresso del garage della villetta di via San Rocco dove vivevano i tre figli di 6, 7 e 11 anni della Alessandri ed alternativamente la donna e il suo ex convivente, ed è poi tornato alle sue occupazioni.
Il malcapitato amico si è prestato a fare da ambasciatore ed autista in quanto ha creduto a ciò che le aveva raccontato la Alessandri ovvero che era stata organizzata una festa a sorpresa per Stefania ed il marito, una festa che avrebbe suggellato la riappacificazione tra i due coniugi e chiarito le cose tra le due donne. Il Del Bello infatti, dopo l’estate, aveva deciso di chiudere con la Alessandri e di tornare dalla sua famiglia. Purtroppo Chiara Alessandri ha invece ucciso a martellate la povera Stefania, ha caricato il suo corpo nel portabagagli della sua Mercedes Classe B e l’ha bruciato in una stradina isolata di Erbusco, nel Bresciano, fra i vigneti della Franciacorta. La Alessandri ha poi inviato un messaggio vocale all’amico Angelo riferendogli che era andato tutto bene e ringraziandolo per l’aiuto. Angelo era stato amante della Alessandri e, poiché non viveva a Gorlago è comprensibile che non fosse a conoscenza delle voci di paese che volevano entrambe le donne innamorate del Del Bello, per questo motivo la Alessandri aveva scelto di chiedere di aiutarla a lui. E’ stato proprio Angelo, l’uomo coinvolto nel piano diabolico della Alessandri, a rivolgersi alle forze dell’ordine non appena è venuto a conoscenza della scomparsa di Stefania Crotti.

dal profilo Facebook di Chiara Alessandri

Abbiamo posto alcune domande sul caso alla criminologa Ursula Franco.

– Dottoressa Franco, la Alessandri ha riferito agli inquirenti di aver organizzato la finta festa perché voleva un chiarimento “per il bene dei figli”, che poi le cose sono degenerate perché la Crotti l’avrebbe colpita e, durante una colluttazione, Stefania avrebbe “battuto la testa contro lo spigolo della porta”, è credibile?

E’ un classico che un omicida confessi un preterintenzionale. Stefania Crotti è morta dopo essere stata colpita a martellate, non per aver urtato uno spigolo, si tratta di omicidio volontario. Peraltro la povera Stefania è entrata nel garage della Alessandri bendata, una condizione che apre all’aggravante della “minorata difesa” perché il fatto di essere bendata le ha impedito “di orientarsi nella comprensione degli avvenimenti”.

– Secondo lei è un omicidio premeditato?

Sono molti i dati a supporto della premeditazione:
Se Chiara avesse voluto semplicemente chiarire con Stefania sarebbe potuta andare personalmente fuori dal suo posto di lavoro della Crotti invece, già da prima dell’epifania, aveva contattato l’amico Angelo per chiedergli di aiutarla a realizzare una “festa a sorpresa”.
Il Telepass prova che, nei giorni precedenti al delitto, Chiara Alessandri era transitata proprio nei pressi del luogo in cui ha dato fuoco al cadavere di Stefania.
La Alessandri era in possesso di una tanica di materiale infiammabile.

– Dottoressa Franco, un piano diabolico quello della Alessandri ma con molte smagliature, che ne pensa?

La Alessandri ha organizzato un piano sì diabolico ma maldestro e ha fatto di tutto per farsi prendere in tempi record. Paradossalmente il suo atto è equiparabile a quello di un kamikaze, è un omicidio/suicidio. La Alessandri ha infatti ucciso la sua rivale ma si è anche virtualmente suicidata. L’odio che Chiara provava per Stefania e il desiderio di vendetta nei confronti del Del Bello hanno viziato fortemente la sua capacità di intendere e di volere. Penso che la Alessandri debba essere sottoposta ad una perizia psichiatrica, su questo punto si daranno di sicuro battaglia gli psichiatri chiamati ad esprimersi.

– Quali sono stati gli errori della Alessandri, se così possiamo chiamarli?

Coinvolgere l’amico Angelo che ha denunciato subito il proprio involontario coinvolgimento nei fatti che hanno preceduto l’omicidio.
Uccidere a martellate la Crotti nel proprio garage lasciando al suo interno un’infinità di tracce di sangue.
Trasportare il cadavere della Crotti con la propria auto lasciando al suo interno tracce inequivocabili.
Lasciare che le urla strazianti della vittima venissero udite dai vicini di casa.
Inviare a casa della famiglia Del Bello le chiavi dell’auto e quelle di casa della moglie che aveva trovato nella sua borsa accompagnandole con un messaggio “non vi preoccupate per me, sto bene”.

MORTE MARIA UNGUREANU, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: “NESSUN GIRO DI PROSTITUZIONE MINORILE A SAN SALVATORE TELESINO”

La dottoressa Franco è consulente della difesa dei fratelli Ciocan, conosce molto bene gli atti d’indagine e si è espressa sulle voci riportate dai Media di un giro di prostituzione minorile nel quale poteva essere coinvolta la piccola Maria.

Le Cronache Lucane, 19 gennaio 2019

– Dottoressa Franco, dallo studio degli atti emerge che Maria fosse inserita in un giro di prostituzione minorile?

E’ una grande sciocchezza, chi si fa portavoce e megafono di queste voci rallenta il raggiungimento della verità.

– Dottoressa da dove nascono queste voci?

La gente chiacchiera e per ansia di protagonismo riferisce ai propri interlocutori notizie stupefacenti, a volte queste chiacchiere vengono intercettate nel corso di un’indagine ma restano chiacchiere. Non c’è nulla negli atti giudiziari relativi al caso Ungureanu che possa supportarle. Chi si è espresso su un giro di prostituzione minorile si rimangerà tutto quando verrà interrogato in procura. 

– Perché la televisione italiana non ha mai intervistato lei su questo caso e in specie su questo tema?

Perché il pregiudizio nei confronti di una difesa è d’obbligo e perché la verità non fa spettacolo e non stimola le fantasie dei telespettatori, si immagini in quanti pervertiti stanno godendo di questa falsa notizia.

– Dottoressa quanto ci vorrà ancora per arrivare alla verità su questo caso giudiziario?

La verità è agli atti dal luglio 2016. Insieme al nome del mostro che abusava della bambina c’è quello della ragazzina che era con Maria mentre la stessa annegava, a lei andrebbero addebitati in parte i costi di questa indagine.

OMICIDIO DI MARISA MALDERA: GIUSEPPE PICCOLOMO CONDANNATO ALL’ERGASTOLO

Giuseppe Piccolomo

Giuseppe Piccolomo è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di sua moglie, Marisa Maldera (2003). Piccolomo era già stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di una pensionata cui aveva mozzato le mani (2009).

Le Cronache Lucane, 18 gennaio 2019

Giuseppe Piccolomo era stato indagato anche per l’omicidio di Lidia Macchi, ma, nel caso Macchi non si sono potuti esaminare gli abiti che Lidia indossava alla ricerca del DNA del Piccolomo perché era stata disposta la distruzione dei reperti relativi al caso.

Abbiamo sentito in merito la nota criminologa Ursula Franco, consulente dell’avvocato Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda, condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio della Macchi.

Secondo la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa di Stefano Binda, “quando un soggetto colpisce una vittima con numerose coltellate, come nel caso Macchi, di frequente si ferisce perché dopo i primi colpi il coltello si sporca di sangue e gli scivola dalle mani, in specie quando lo stesso, dopo aver colpito il tessuto osseo, si arresta, pertanto, sugli abiti di Lidia, se disponibili, si sarebbe potuto individuare il sangue del suo assassino e solo la presenza di gocce di sangue non appartenente a Lidia avrebbero potuto indicare con certezza il nome dell’autore dell’omicidio”.