OMICIDIO DI MARCO VANNINI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: I GIUDICI DELL’APPELLO HANNO RICONOSCIUTO LA VERITA’ DEI FATTI (intervista)

Marco Vannini e Martina Ciontoli

Le Cronache Lucane, 30 gennaio 2019

Marco Vannini è stato ucciso il 17 maggio 2015 da un colpo d’arma da fuoco esploso da Antonio Ciontoli, il quale, in primo grado, è stato condannato a 14 anni di reclusione per omicidio volontario mentre ieri, in appello, a 5 anni per omicidio colposo, sua moglie, Maria Pezzillo, e i suoi figli, Federico Ciontoli e Martina Ciontoli a 3 anni sempre per omicidio colposo, è stata invece assolta la fidanzata di Federico, Viola Giorgini per la quale era stata chiesta una condanna per omissione di soccorso. Abbiamo sentito su questo caso la criminologa Ursula Franco che ha sempre sostenuto che si trattava di omicidio colposo e non di omicidio volontario.

– Dottoressa Franco, cosa pensa della sentenza di ieri che ha condannato Antonio Ciontoli a 5 anni per omicidio colposo?

I giudici dell’appello hanno riconosciuto la verità dei fatti. Vado oltre, condivido le parole dell’avvocato della difesa, Andrea MIroli: “Non c’è dubbio che Antonio Ciontoli debba essere condannato per omicidio colposo e tutti gli altri assolti”. Le spiego il perché: Martina aveva 19 anni e Federico ne aveva 20, il fatto che fossero maggiorenni non ha rilevanza, Antonio è il loro padre e, dopo il ferimento di Marco, li ha facilmente convinti che sarebbe stato meglio tacere riguardo alla dinamica dei fatti e che le condizioni di Marco non erano preoccupanti, loro lo hanno supportato proprio perché dipendevano psicologicamente da lui, lo stesso vale per sua moglie Maria Pezzillo, paradossalmente, colei che avrebbe potuto vedere le cose in maniera più distaccata degli altri è invece la fidanzata di Federico, Viola Giorgini, ma in ogni caso anche lei era una ragazzina e si trovava a casa di estranei. Peraltro, l’appartenenza seppur temporanea ad un gruppo è fonte di deresponsabilizzazione. Infine, i Ciontoli, tutti, e la Giorgini, non essendo esperti, non sono stati in grado di valutare le condizioni di Marco, hanno temporeggiato proprio perché il capofamiglia non voleva che emergesse la dinamica dell’incidente, è chiaro che, se avessero immaginato che Marco Vannini sarebbe potuto morire, avrebbero chiamato i soccorsi immediatamente e avrebbero riferito la verità, quantomeno per non essere accusati di omicidio e omissione di soccorso.

– Dottoressa come fa ad escludere l’omicidio volontario? 

Sono tanti i motivi che portano ad escluderlo ma in primis voglio dirle che se il Ciontoli avesse sparato per uccidere, di sicuro non avrebbe chiamato il 118 con il rischio che Marco riferisse il fatto. 

– Dottoressa, si è fatta un’idea sulla dinamica dei fatti?

Le circostanze in cui è stato esploso il colpo che ha ucciso Marco Vannini le ha riferite Martina Ciontoli durante una conversazione intercettata nei corridoi della Stazione dei Carabinieri di Civitavecchia, conversazione intercorsa tra lei, suo fratello Federico e Viola Giorgini poche ore dopo il fatto: “io ho visto quando papà gli ha puntato la pistola e gli ha detto: “Non scherziamo (incomprensibile)”, papà ha detto: “Ti sparo” e papà gli ha detto: “(incomprensibile) scherzare” e lui ha detto: “Non si scherza così” ed è diventato pallido”. Martina non solo ha descritto la scena del ferimento ma anche il momento seguente: “Ed è diventato pallido. Non ci posso pensa’”. Martina non sapeva di essere intercettata pertanto ha detto il vero, il colpo è stato esploso da Antonio Ciontoli per scherzo. Si noti che Martina non ha riferito che quei fatti accaddero in bagno. Il colpo non è stato esploso mentre Marco Vannini si trovava nella vasca. E’ alquanto probabile che Marco dopo essere stato attinto sia stato convinto a lavarsi per riprendersi. Né Viola, né Federico si trovavano nella stanza in cui fu ferito Marco quando fu esploso il colpo.

In sintesi?

Antonio Ciontoli ha sparato e, pensando che il proiettile non avesse attinto organi vitali e che tutto si potesse risolvere senza l’intervento di un medico, ha convinto Marco a lavarsi. Il fatto che in quella casa ci fossero più persone è stato letale al Vannini perché nessuno di loro ha preso in mano la situazione, probabilmente la prima operatrice del 118 avrebbe potuto fare la differenza ma ha sottovalutato la sintomatologia riferitale da Federico, perché ha percepito che qualcosa non andava nel suo racconto.

– Dottoressa come si spiega la reazione dell’opinione pubblica?

L’opinione pubblica ha una percezione della giustizia distorta, non riconosce gli errori giudiziari, non si ribella alle sentenze ingiuste ma a quelle che non ricalcano le sentenze emesse da ospiti e conduttori dei programmi televisivi che danno voce ai protagonisti delle vicende giudiziarie.

OMICIDIO DI BRIGITTE LOUISE PAZDERNIK, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: I PENSIONAMENTI SONO CAUSA DI FRATTURE DI EQUILIBRI GIA’ PRECARI (intervista)

Brigitte Louise Pazdernik

Il 10 ottobre scorso Brigitte Louise Pazdernik, una donna tedesca di 76enne, era scomparsa  da Narbolia (Oristano) ed era stata ritrovata morta tre giorni dopo sulla spiaggia di Su Pallosu. Brigitte era sposata con Giovanni Perria, 78 anni, che aveva conosciuto in Germania dove l’uomo era emigrato e dopo la pensione i due erano tornati a vivere in Sardegna. Il fatto che la donna avesse seri problemi di deambulazione e che fosse uscita di casa durante la notte in vestaglia e ciabatte e senza i suoi occhiali da vista ha indotto gli inquirenti a focalizzare le indagini sul marito e a sequestrare la sua auto e la casa che condivideva ormai da 15 anni con la moglie. Ieri, 23 gennaio 2019, Giovanni Perria è stato arrestato e rinchiuso in una cella della Casa Circondariale di Oristano “Salvatore Soro”, detta Massama, dove si trova anche Cesare Battisti.

Le Cronache Lucane, 25 gennaio 2019

Gli omicidi tra coniugi così anziani colpiscono particolarmente l’opinione pubblica, ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

– Dottoressa Franco, qual’è il terreno di coltura in cui maturano omicidi tra coniugi così anziani?

Nulla accade all’improvviso, nei casi di omicidi tra anziani coniugi all’anamnesi vi sono spesso precedenti specifici, purtroppo con il pensionamento le tensioni familiari si esacerbano per la necessità di ristabilire i compiti dei due coniugi e per il maggior tempo condiviso ed è proprio questo il momento in cui si fratturano equilibri familiari già precari e uno dei due coniugi può arrivare a uccidere. Un caso scuola è quello dell’omicidio di Gianna Del Gaudio, la donna aveva sopportato a lungo le violenze fisiche e verbali del marito, Antonio Tizzani. Anche l’omicidio di Mariella Cimò, 72 anni, commesso da Salvatore Di Grazia, è maturato all’interno di un rapporto quarantennale segnato da attriti per motivi economici e tradimenti.

OMICIDIO DI STEFANIA CROTTI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IL PRETERINTENZIONALE RAPPRESENTA UNA VIA D’USCITA MORALE (intervista)

Stefania Crotti, la vittima

Giovedì 17 gennaio, Chiara Alessandri ha ucciso la moglie del suo ex amante, Stefania Crotti, il cui corpo carbonizzato è stato ritrovato ed identificato venerdì 18 gennaio, sabato 19 gennaio, la Alessandri ha confessato l’omicidio ed è stata arrestata

Le Cronache Lucane, 24 gennaio 2019

Avevamo sentito la criminologa Ursula Franco qualche giorno fa, siamo tornati ad intervistarla dopo aver saputo che la Alessandri ha confessato non un omicidio volontario ma un preterintenzionale.

– Dottoressa Franco, nonostante le risultanze investigative che lasciano supporre che l’omicidio della Crotti sia premeditato, la Alessandri ha riferito agli inquirenti di non aver organizzato la finta festa per uccidere la moglie del suo ex amante ma che l’avrebbe colpita durante una colluttazione perché provocata, che può dirci?

E’ un classico che, una volta messo di fronte alle prove, un omicida confessi un omicidio preterintenzionale e non un omicidio volontario. Non conosco i verbali dell’interrogatorio della Alessandri ma posso dirle che durante un interrogatorio, per ottenere una confessione, sono spesso gli inquirenti a fornire all’interrogato la via d’uscita morale rappresentata dall’omicidio preterintenzionale, una tattica che spesso paga, al contrario, l’esibirsi in condanne morali durante un interrogatorio è invece il più grosso errore che si possa fare in quanto ritarda o inibisce una eventuale confessione.

– Dottoressa, lei resta comunque dell’avviso che l’omicidio della Crotti sia stato premeditato?

Certamente, il sopralluogo sul luogo della distruzione del cadavere e il fatto che la Alessandri si fosse procurata una tanica di benzina la inchiodano alle sue responsabilità. E poi ciò che a mio avviso è più inquietante è il fatto che la Alessandri abbia fatto bendare la propria vittima perché lascia supporre che l’omicida abbia voluto colpire la Crotti di sorpresa per essere sicura di poterla sopraffare. 

– La Alessandri, dopo aver ucciso la Crotti, ha pulito il garage con la varichina e ha fatto lavare l’auto, secondo lei pensava di poterla far franca?

E’ impensabile in quanto non solo era stata l’amante del marito della vittima ma aveva coinvolto una terza persona, l’uomo che condusse Stefania nel suo garage. Resto dell’avviso che la Alessandri debba essere sottoposta a perizia psichiatrica.

Analysis of some excerpts from Paul Hemming’s interview with police

Paul and Natalie Hemming

Buckinghamshire, UK. On May 1, 2016, Paul Hemming killed his wife Natalie in the family home in Milton Keynes while their three children were asleep and then dumped her naked body in woodland 30 miles away. At his trial, Hemming admitted manslaughter but denied murder. He was convicted of murder in November 2016 and handed a life sentence with a minimum term of 20 years behind bars.

Here some excerpts from Paul Hemming’s interview with police:

What we look for in this interview is for Paul Hemming to issue a reliable denial, to say “I didn’t kill my wife Natalie” not simply parroting back the interviewer’s words but in the free editing process and we look for him to show the protection of the “wall of truth”.

The “wall of truth” is an impenetrable psychological barrier that often leads innocent people to few words, as the subject has no need to persuade anyone of anything. 

We begin every statement analysis expecting truth, and it is the unexpected that confronts us as possibly deceptive.

Detective: The children don’t have a grave to visit. Her mother doesn’t have a grave to visit and we believe that the only person who does know where her body lies right now is you. So we will ask you a final time. What account or explanation can you give as to why she has disappeared and is presumed dead?

This question is good to allow Paul Hemming to say “I didn’t kill my wife Natalie”, “I don’t know where her body lies and “I am telling the truth”. This would be the “wall of truth”.

A reliable denial has 3 components:

1. the pronoun “I”
2. past tense verb “did not” or “didn’t”
3. accusation answered

If a denial has more than 3 or less than 3 components, it is no longer reliable.

“I did not kill my wife Natalie” followed by “I told the truth” while addressing the denial, it would more than 99% likely to be true.

 A deceptive person will alter his denial to avoid a direct lie.

Paul Hemming: I have not killed Natalie. I have not hurt Natalie. I did tell you this in the previous interview. There are four people that are very important to me in this world, Natalie is one of those people. You just mentioned the other three as well, my children. All four of those people are very  very important to me. I did not hurt her. I had no intention of hurting her and I certainly did not kill her and I have given you the truth as to what happened in the house on the Sunday. I have told you why the car was on the drive yet I see in none of your statements you’ve asked anybody, including my children, if they knew the car was broken or if the car had a problem and if mum wanted me to fix it. Since Sunday I have spent every hour with my children except the day they went to school.

Note that Paul Hemming is unable to say “I didn’t kill my wife Natalie” which was expected.

“I have not killed Natalie” is an unreliable denial. Hemming substituted “didn’t” with “have not” violating component two of a reliable denial. 

“I have not hurt Natalie” is an unreliable denial. Hemming substituted “didn’t” with “have not” violating component two of a reliable denial and substituted “kill” with the softer “hurt” violating component three of a reliable denial. 

“I did tell you this in the previous interview”, to repeat something doesn’t make it the truth.

“There are four people that are very important to me in this world, Natalie is one of those people. You just mentioned the other three as well, my children. All four of those people are very very important to me”, this is unnecessary to say and unexpected and show a need to convince that innocent people don’t have.

“I did not hurt her” is an unreliable denial. Hemming substituted “kill” with the softer “hurt” violating component three of a reliable denial. 

“I had no intention of hurting her” is an unreliable denial that open to the possibility that he did hurt her.

In the sentence “and I certainly did not kill her” the use of “certainly” not only confirms that he did hurt her but open to the possibility that she was still alive when he disposed of her in woodland.

The vague “and I have given you the truth as to what happened in the house on the Sunday” is an unreliable denial. Sunday when?

“Since Sunday I have spent every hour with my children except the day they went to school” is an attempt to sell himself as a good father, this is the “good guy/bad guy factor” in Statement Analysis.

Detective: Can you see the picture that we have built and the concern that we have?

Paul Hemming: First I’m very concern about Natalie as well.  

Detective: You don’t seem very upset.

Paul Hemming: Its been like a thought though time here and my mind is… like… in my heart I know she’s not dead, in my heart I know that. I wish Natalie would walk through the door but I cannot make miracles happen.

Note that to avoid a direct lie he says that he knows “in his heart that she’s not dead”, only in his heart not in the reality.  

“I wish Natalie would walk through the door but I cannot make miracles happen” is an incriminating sentence and is in contradiction with what he just said.

Moreover “I wish Natalie would walk through the door” is probably true and it’s due to the stressful position he is right now.

Detective: On the evening of Sunday May the first, 2016, Natalie Hemming went missing we are now five days past and nobody have seen her or heard from her, you were the last person to see her alive, you said that Natalie returned home on Sunday and disclosed you she was raped, “Oh my God, amazing”, she texted her friend back on that Sunday morning, “We had sex three times”, we say those are not the words of a lady who has been raped, we say that (inaudible) worry to be out with a guy from work you knew fancied her, we say that is ok to her on that Sunday night when she returned home and you found out she had sex with another man and you killed her, do you have anything to say?

Please note that the detective says “you killed her” but doesn’t make any reference to the disposal of Natalie’s body or to the cleaning of the house.

Paul Hemming: What you’re saying is that I have killed my partner, I have disposed of her body, I have tidied the house, made it look pristine, managed to cook them dinner, and many more things without them knowing.

Please note that when Hemming says “I have disposed of her body, I have tidied the house, made it look pristine, managed to cook them dinner, and many more things” he is not parroting anybody’s words, these are simply beautiful embedded admissions.

Paul Hemming: It’s exactly what we’re saying.

Paul Hemming: Impossible.

This is true, the night of the murder, one of the child woke up because the noise, went downstairs and saw his father Paul Hemming scrubbing the floor in the living room while his mum’s body was wrapped in a rug.

ANALYSIS CONCLUSION

Deception indicated.

Paul Hemming was unable to issue a reliable denial instead he made some incriminating admissions.

He has guilty knowledge of what happened to his wife Natalie.

OMICIDIO DI STEFANIA CROTTI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: ATTO DA KAMIKAZE (intervista)

Stefania Crotti, la vittima

Il corpo carbonizzato di Stefania Crotti è stato ritrovato venerdì 18 gennaio, sabato 19 gennaio, Chiara Alessandri ha confessato l’omicidio ed è stata arrestata

Le Cronache Lucane, 21 gennaio 2019

Chiara Alessandri, milanese di Rho, 43 anni, abitava a Gorlago in provincia di Bergamo, era disoccupata e madre di tre figli minori, per qualche mese aveva avuto una relazione con Stefano Del Bello, marito di Stefania Crotti, 43 anni, e padre della loro figlia Matilde di 7 anni, ora si trova in carcere accusata dell’omicidio premeditato della moglie del suo ex amante.

Chiara Alessandri e Stefano Del Bello, marito della vittima

Giovedì 17 gennaio, Chiara Alessandri ha chiesto all’amico Angelo, un piccolo imprenditore di Seriate, di recarsi alle 15.30 fuori dal posto di lavoro della Crotti, di consegnarle una rosa e un biglietto con scritto “Ti amo” e poi di convincerla a farsi portare bendata in un garage di Gorlago. Angelo ha così condotto Stefania fino all’ingresso del garage della villetta di via San Rocco dove vivevano i tre figli di 6, 7 e 11 anni della Alessandri ed alternativamente la donna e il suo ex convivente, ed è poi tornato alle sue occupazioni.
Il malcapitato amico si è prestato a fare da ambasciatore ed autista in quanto ha creduto a ciò che le aveva raccontato la Alessandri ovvero che era stata organizzata una festa a sorpresa per Stefania ed il marito, una festa che avrebbe suggellato la riappacificazione tra i due coniugi e chiarito le cose tra le due donne. Il Del Bello infatti, dopo l’estate, aveva deciso di chiudere con la Alessandri e di tornare dalla sua famiglia. Purtroppo Chiara Alessandri ha invece ucciso a martellate la povera Stefania, ha caricato il suo corpo nel portabagagli della sua Mercedes Classe B e l’ha bruciato in una stradina isolata di Erbusco, nel Bresciano, fra i vigneti della Franciacorta. La Alessandri ha poi inviato un messaggio vocale all’amico Angelo riferendogli che era andato tutto bene e ringraziandolo per l’aiuto. Angelo era stato amante della Alessandri e, poiché non viveva a Gorlago è comprensibile che non fosse a conoscenza delle voci di paese che volevano entrambe le donne innamorate del Del Bello, per questo motivo la Alessandri aveva scelto di chiedere di aiutarla a lui. E’ stato proprio Angelo, l’uomo coinvolto nel piano diabolico della Alessandri, a rivolgersi alle forze dell’ordine non appena è venuto a conoscenza della scomparsa di Stefania Crotti.

dal profilo Facebook di Chiara Alessandri

Abbiamo posto alcune domande sul caso alla criminologa Ursula Franco.

– Dottoressa Franco, la Alessandri ha riferito agli inquirenti di aver organizzato la finta festa perché voleva un chiarimento “per il bene dei figli”, che poi le cose sono degenerate perché la Crotti l’avrebbe colpita e, durante una colluttazione, Stefania avrebbe “battuto la testa contro lo spigolo della porta”, è credibile?

E’ un classico che un omicida confessi un preterintenzionale. Stefania Crotti è morta dopo essere stata colpita a martellate, non per aver urtato uno spigolo, si tratta di omicidio volontario. Peraltro la povera Stefania è entrata nel garage della Alessandri bendata, una condizione che apre all’aggravante della “minorata difesa” perché il fatto di essere bendata le ha impedito “di orientarsi nella comprensione degli avvenimenti”.

– Secondo lei è un omicidio premeditato?

Sono molti i dati a supporto della premeditazione:
Se Chiara avesse voluto semplicemente chiarire con Stefania sarebbe potuta andare personalmente fuori dal suo posto di lavoro della Crotti invece, già da prima dell’epifania, aveva contattato l’amico Angelo per chiedergli di aiutarla a realizzare una “festa a sorpresa”.
Il Telepass prova che, nei giorni precedenti al delitto, Chiara Alessandri era transitata proprio nei pressi del luogo in cui ha dato fuoco al cadavere di Stefania.
La Alessandri era in possesso di una tanica di materiale infiammabile.

– Dottoressa Franco, un piano diabolico quello della Alessandri ma con molte smagliature, che ne pensa?

La Alessandri ha organizzato un piano sì diabolico ma maldestro e ha fatto di tutto per farsi prendere in tempi record. Paradossalmente il suo atto è equiparabile a quello di un kamikaze, è un omicidio/suicidio. La Alessandri ha infatti ucciso la sua rivale ma si è anche virtualmente suicidata. L’odio che Chiara provava per Stefania e il desiderio di vendetta nei confronti del Del Bello hanno viziato fortemente la sua capacità di intendere e di volere. Penso che la Alessandri debba essere sottoposta ad una perizia psichiatrica, su questo punto si daranno di sicuro battaglia gli psichiatri chiamati ad esprimersi.

– Quali sono stati gli errori della Alessandri, se così possiamo chiamarli?

Coinvolgere l’amico Angelo che ha denunciato subito il proprio involontario coinvolgimento nei fatti che hanno preceduto l’omicidio.
Uccidere a martellate la Crotti nel proprio garage lasciando al suo interno un’infinità di tracce di sangue.
Trasportare il cadavere della Crotti con la propria auto lasciando al suo interno tracce inequivocabili.
Lasciare che le urla strazianti della vittima venissero udite dai vicini di casa.
Inviare a casa della famiglia Del Bello le chiavi dell’auto e quelle di casa della moglie che aveva trovato nella sua borsa accompagnandole con un messaggio “non vi preoccupate per me, sto bene”.

MORTE MARIA UNGUREANU, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: “NESSUN GIRO DI PROSTITUZIONE MINORILE A SAN SALVATORE TELESINO”

La dottoressa Franco è consulente della difesa dei fratelli Ciocan, conosce molto bene gli atti d’indagine e si è espressa sulle voci riportate dai Media di un giro di prostituzione minorile nel quale poteva essere coinvolta la piccola Maria.

Le Cronache Lucane, 19 gennaio 2019

– Dottoressa Franco, dallo studio degli atti emerge che Maria fosse inserita in un giro di prostituzione minorile?

E’ una grande sciocchezza, chi si fa portavoce e megafono di queste voci rallenta il raggiungimento della verità.

– Dottoressa da dove nascono queste voci?

La gente chiacchiera e per ansia di protagonismo riferisce ai propri interlocutori notizie stupefacenti, a volte queste chiacchiere vengono intercettate nel corso di un’indagine ma restano chiacchiere. Non c’è nulla negli atti giudiziari relativi al caso Ungureanu che possa supportarle. Chi si è espresso su un giro di prostituzione minorile si rimangerà tutto quando verrà interrogato in procura. 

– Perché la televisione italiana non ha mai intervistato lei su questo caso e in specie su questo tema?

Perché il pregiudizio nei confronti di una difesa è d’obbligo e perché la verità non fa spettacolo e non stimola le fantasie dei telespettatori, si immagini in quanti pervertiti stanno godendo di questa falsa notizia.

– Dottoressa quanto ci vorrà ancora per arrivare alla verità su questo caso giudiziario?

La verità è agli atti dal luglio 2016. Insieme al nome del mostro che abusava della bambina c’è quello della ragazzina che era con Maria mentre la stessa annegava, a lei andrebbero addebitati in parte i costi di questa indagine.

OMICIDIO DI MARISA MALDERA: GIUSEPPE PICCOLOMO CONDANNATO ALL’ERGASTOLO

Giuseppe Piccolomo

Giuseppe Piccolomo è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di sua moglie, Marisa Maldera (2003). Piccolomo era già stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di una pensionata cui aveva mozzato le mani (2009).

Le Cronache Lucane, 18 gennaio 2019

Giuseppe Piccolomo era stato indagato anche per l’omicidio di Lidia Macchi, ma, nel caso Macchi non si sono potuti esaminare gli abiti che Lidia indossava alla ricerca del DNA del Piccolomo perché era stata disposta la distruzione dei reperti relativi al caso.

Abbiamo sentito in merito la nota criminologa Ursula Franco, consulente dell’avvocato Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda, condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio della Macchi.

Secondo la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa di Stefano Binda, “quando un soggetto colpisce una vittima con numerose coltellate, come nel caso Macchi, di frequente si ferisce perché dopo i primi colpi il coltello si sporca di sangue e gli scivola dalle mani, in specie quando lo stesso, dopo aver colpito il tessuto osseo, si arresta, pertanto, sugli abiti di Lidia, se disponibili, si sarebbe potuto individuare il sangue del suo assassino e solo la presenza di gocce di sangue non appartenente a Lidia avrebbero potuto indicare con certezza il nome dell’autore dell’omicidio”.

Alla ricerca di un assassino che non c’è: «Carlotta si è suicidata» (intervista)

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Carlotta Benusiglio

Intervista alla criminologa Ursula Franco sulla morte della stilista 37enne trovata impiccata ad un albero e per la quale il fidanzato è stato indagato con l’accusa di omicidio volontario aggravato

Da circa due anni e mezzo, la famiglia di Carlotta Benusiglio, 37 anni, trovata impiccata ad un albero di Piazza Napoli a Milano intorno alle 6.00 del 31 maggio 2016 da un passante, non trova pace. I familiari non credono che Carlotta si sia suicidata e la sorella Giorgia, spesso ospite di programmi come Quarto Grado, lo ha ripetuto a gran voce tanto che dopo una iniziale archiviazione come suicidio, il caso è stato riaperto e il fidanzato di Carlotta, Marco Venturi, 41 anni, è stato indagato per omicidio volontario aggravato.

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Abbiamo intervistato in merito la criminologa Ursula Franco che è consulente dell’avvocato Andrea Belotti che difende Marco Venturi. La criminologa è nota soprattutto per le sue competenze in tema di suicidi e morti accidentali scambiate per omicidi. La Franco è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste; dal luglio scorso è consulente dell’avvocatessa Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda, già condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, è anche consulente degli avvocati della difesa di Daniel e Cristina Ciocan che, per due anni e mezzo, sono stati indagati per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu ma sono vicini all’archiviazione dopo che il GIP, il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno dato ragione alla difesa su tutta la linea. In questo caso la Franco ha da sempre sostenuto che Maria Ungureanu non era stata uccisa e che la bambina subisse violenze sessuali in famiglia.

Dottoressa Franco, sappiamo che a suo avviso Carlotta Benusiglio si è impiccata, ci riferisce qualche dato statistico in merito agli omicidi per impiccamento?
L’omicidio per impiccamento è raro, statisticamente rappresenta meno dell’1% degli impiccamenti, è generalmente attuato in persone colte di sorpresa o in precedenza stordite e messo in scena da almeno due soggetti. 

Dottoressa Franco, dopo una puntata di Chi l’ha visto del febbraio 2018 durante la quale sono stati riferiti gli orari in cui Marco Venturi venne inquadrato in via dei Vespri Siciliani, la via dove abitava Carlotta, nel bel mezzo di un processo mediatico martellante che vuole il Venturi responsabile di un omicidio, lei si era espressa a favore dell’odierno indagato, quegli orari sono così dirimenti?
Certamente, non rientra nell’ambito delle possibilità che Marco Venturi, che pesa solo 68 chili, abbia strangolato la Benusiglio, che pesava poco meno di lui, e l’abbia poi impiccata in pochi secondi. Non solo gli orari che ci forniscono le telecamere di piazza Napoli, la 14 e la 12, ci permettono di affermare che Marco Venturi non ebbe a disposizione abbastanza tempo per stordire e sospendere all’albero di piazza Napoli la povera Carlotta ma anche le risultanze autoptiche e lo stato del luogo in cui è stato ritrovato il cadavere della Benusiglio ci confermano che non è stata uccisa. 

Non è vero, Marco Venturi è stato inquadrato in entrata e in uscita sempre e solo in Via dei Vespri Siciliani, una prima volta alle 3:40:04 e la seconda volta, 2 minuti e 22 secondi dopo, alle 3.42.26. Preciso che per raggiungere l’albero del parco di piazza Napoli al quale la donna si impiccò da casa sua si impiega almeno un minuto. Pertanto il Venturi avrebbe dovuto uccidere ed impiccare la Benusiglio in più o meno 22 secondi, un’ipotesi insostenibile a meno che a Marco Venturi non si vogliano riconoscere dei superpoteri. 

Dottoressa Franco, i periti del GIP e, prima di loro il professor Osculati, hanno ritenuto più probabile l’ipotesi suicidiaria, com’è possibile che altri medici legali siano giunti a conclusioni diverse?
Quando le conclusioni dei medici legali chiamati ad esprimersi su un caso controverso come questo sono discordanti, evidentemente non è dall’esame medico legale che dobbiamo aspettarci la risposta a tutti gli interrogativi, ma vanno cercati altrove idonei elementi di riscontro alle due diverse ipotesi, a quella omicidiaria e alla suicidiaria. In questo caso l’ipotesi omicidiaria non è suffragata da idonei elementi di riscontro anzi è smentita da molti elementi che ci confermano che Carlotta si è suicidata: mancano in toto i segni di una colluttazione tra la Benusiglio ed il Venturi, non sono state rilevate lesioni da difesa né unghiature al collo di Carlotta, il luogo dove la Benusiglio è stata trovata impiccata non aveva nulla della scena del crimine, non erano infatti presenti sul terreno segni di trascinamento di un corpo o di una colluttazione, gli abiti della donna erano puliti, ovvero non erano venuti in contatto con il terreno (cosa improbabile se fosse stata uccisa prima di simularne l’impiccamento), la struttura del cappio era compatibile con quella di un cappio annodato da Carlotta stessa e infine, come già sottolineato, i tempi escludono che si tratti di omicidio.

L’alleanza fra clan e Mara Salvatrucha contro lo statalismo sociale (con un mio intervento)

Punti di contatto (e divergenze) tra la temuta gang centro-americana e la camorra sullo sfondo di città disagiate e abbandonate a loro stesse

Stylo24 – 17 Gennaio 2019

di Stefano Zecchinelli

La Mara Salvatrucha (MS13) è una delle gang più spietate e meglio organizzate del mondo. Il ’’modello’’ criminale delle pandillas centro-americane ha plasmato diverse organizzazioni criminali autoctone conferendogli una pericolosità inedita; sono fluide, controllano con crudeltà il territorio e ripiegano sulla violenza apparentemente fine a se stessa. In un precedente articolo inquadrai il problema in termini sociologici: ‘’L’immigrazione incontrollata, quindi aliena al diritto internazionale, è riconnessa al capitalismo ed alle guerre imperialiste però questo fenomeno antichissimo, oggigiorno, viene indirizzato politicamente da forze con una natura di classe spesse volte contrapposta; la criminalità organizzata ha egemonizzato in alcune aree geografiche il traffico illecito dei migranti, danneggiando prima di tutto l’economia dei paesi post-coloniali‘’ 1. Lo sradicamento genera indottrinamento quindi le cellule eversive diventano delle vere e proprie scuole della criminalità dove giovani emarginati vengono trasformati in feroci assassini. Criminalità e vita quotidiana sono inseparabili; si vive per la Mara. Un interessante articolo pubblicato su La Stampa ci dà ulteriori informazioni: ‘’I corpi e i volti ricoperti di tatuaggi dimostrano la lealtà alla gang e cancellano la vita “precedente”. I disegni hanno una forte carica simbolica. Oltre al numero 13 e le iniziali «MS», che avvolgono i corpi anche in parti nascoste come palpebre e interno del labbro, ricorrono rappresentazioni del diavolo. A volte si tatuano lacrime sotto gli occhi, un macabro conteggio degli omicidi commessi: ogni goccia, un morto’’ 2. L’adorazione del capo – solitamente un killer di fama nazionale – è il collante ‘’ideologico’’ più efficace, ‘’la diserzione è una macchia da pagare con la vita’’, uscirne vivi è quasi impossibile. La globalizzazione della povertà corrisponde alla geopolitica del caos dove le organizzazioni malavitose spadroneggiano. La camorra e l’MS13 hanno un nemico comune: lo statalismo (parola chiave) sociale. Uno Stato presente e democratico con programmi d’integrazione, priverebbe la Mara della ‘’base sociale’’ ridotta a carne da macello; questo spiega l’avversione della pandillas per il governo nicaraguense. Cerchiamo d’inquadrare le modalità (efficaci) di lotta contro la Mara Salvatrucha: ‘’I sandinisti sono in disaccordo con l’approccio elitario (quindi dedito alla repressione indiscriminata) anti-gang della Drug Enforcement Agency (DEA), inefficiente perché non coglie l’origine sociale (di classe) del fenomeno, adottato dai paesi ‘’alleati’’ degli Stati Uniti. Al contrario, il presidente Daniel Ortega creò delle apposite milizie cittadine le quali, collaborando con le forze della sicurezza nazionale, nel giro di non pochi anni hanno smantellato le cellule eversive; MS-13 ed M-18, da mafie spietate divennero organizzazioni criminali, di fatto, fallite. Stato di diritto, tolleranza zero per gli spacciatori e diritti sociali; questa è la ricetta di Ortega contro MS-13 e M-18, misure in parte applicabili anche nel contesto europeo’’ 3. La sinistra statalista latino-americana con la ‘’tolleranza zero’’ verso gli spacciatori si pone agli antipodi della ‘’sinistra’’ movimentista italiana (soprattutto alcuni centri sociali) che disconosce le problematiche derivanti dall’immigrazione di massa. La globalizzazione, stando ad una rigorosa analisi delle dinamiche sociali, è soprattutto globalizzazione del crimine e della povertà quindi deve essere rifiutata.

Gang: la mafia del ventunesimo secolo

L’MS13, nella pratica criminale, ha letteralmente colonizzato la meglio finanziata camorra. Prenderò brevemente in esame (a) l’inquadramento dei delinquenti e (b) la simbologia.

La divisione in cellule fa sì che ogni affiliato abbia contatti soltanto col diretto superiore, mettendolo nell’impossibilità di conoscere i vertici dell’organizzazione; non si tratta dei capi (coloro che comandano le missioni), ma dei fiduciari dell’oligarchia corrotta. Non è casuale che la Mara non abbia dovuto fare i conti col fenomeno dei collaboratori di giustizia; dall’altra parte – rompendo col passato – la camorra non ha più nessuna Cupola. Viene meno il culto del capo; domina il caos creativo e la legge del più forte. Chi trae profitto dalla guerra fra bande? Non è un mistero che le mafie centro-americane vengano finanziate dai settori più corrotti dell’oligarchia ‘’vendi patria’’. Disgregazione delle istituzioni repubblicane, caos, ma anche un intimo rapporto con lo Stato profondo di regimi in mano ai potentati economici anglosassoni. Queste sono le mafie transnazionali.

La firma del clan Sibillo sulle mura della città

Per quanto riguarda il simbolismo mi riavvalgo dell’intervento della criminologia Ursula Franco: ‘’Il clan Sibillo pesca «à la carte» tra i simboli dei gruppi criminali più spietati, sono riconoscibili le barbe alla moda dei jihadisti e un logo che ricorda quello di una famosa gang centro americana. La barba incolta da jihadista è un messaggio potente, ben più decifrabile del simbolismo di cifre e numeri, è un messaggio capace di raggiungere chiunque. Alla barba incolta da jihadista, che ormai fa parte del nostro immaginario collettivo, noi tutti colleghiamo istantaneamente efferatezza e morte, lo stesso non può dirsi del logo ES17 dei Sibillo, quantomeno non in Italia’’; ‘’Prima della morte di Emanuele sui muri di Forcella, gli affiliati del clan Sibillo, per marcare il loro territorio, scrivevano FS17, da dopo l’estate 2015 scrivono le iniziali di Emanuele accompagnate dal numero 17, ES17. Ritengo molto probabile che l’idea iniziale, quella del logo FS17 si rifaccia al logo dei Mara Salvatrucha, MS13’’ 4.

Il richiamo alla (falsa)religiosità ha caratterizzato, praticamente da quando esistono, le organizzazioni malavitose italiane. Don Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata, si autoproclamò Vangelo ed il suo braccio destro prese il nome di Santiere. I boss della mafia siciliana vengono chiamati “mammasantissima”, mentre la ‘ndrangheta è impossibile da infiltrare grazie ai profondi legami familiari che tengono “muti” i picciotti. Adesso le gang proiettano la mafia in una dimensione neo-moderna dove il culto della forza si sovrappone al misticismo (anti)religioso. Le analogie fra MS13 e camorra presentano una parziale discontinuità col rapporto d’affinità ‘’esoterica’’ della ‘ndrangheta con l’ISIS. Si tratta di strutture terroristiche con una rigida gerarchia interna.

Bisogna riconosce che diversi giornalisti investigativi sono riusciti ad infiltrarsi nella Mara – sarebbe impossibile ripetere l’impresa coi locali della ‘ndrangheta o nelle cellule nigeriane – questo mi spinge a ritenere l’MS13 una mafia gerarchica, ma priva di dinamiche d’affiliazione totalitarie; tutto ruota attorno alla prova di forza fisica e psicologica. A differenza di quello che si crede non stiamo parlando d’una mafia etnica, il problema – come per la nuova camorra – è uscirne.

L’utilizzo dei social è propedeutico per arruolare, e successivamente sottoporre al lavaggio del cervello, giovani emarginati. La camorra segue le indicazioni dei tagliagole centro-americani: ‘’Sul motore di ricerca YouTube, canzoni neomelodiche come “E uagliun e miezz a via” (I ragazzi della strada), il cui testo recita “So e uagliun e miezz a via e combattn pa legg, e quann escn nun sann si s van arritirà”, che significa “Sono i ragazzi cresciuti per strada e combattono contro la legge, e quando escono di casa non sanno se vi torneranno”, favoriscono l’assimilazione dei valori camorristici. Alcuni si considerano dei moderni Robin Hood, disposti a morire per l’onore del quartiere, e commentano il video dicendo: “questa è la nostra vita e non si giudica”’’ 5. La disgregazione dello Stato sociale genera mostri, compresa la parziale impotenza delle forze dell’ordine incapaci di prevedere la crescita delle neo-mafie. Una corretta analisi (sociale, sociologica e geopolitica) del fenomeno è, nel medio periodo, la condizione necessaria per sradicare la gang coi suoi ‘’nuovi’’ alleati.

1. https://www.stylo24.it/inchieste/mara-salvatrucha-gang/

2. https://www.lastampa.it/2015/06/13/italia/pestaggi-tatuaggi-e-stupri-per-entrare-nella-gang-la-legge-criminale-della-ms-jqAcrVnNsYBq6ewFosx8HI/pagina.html

3. https://www.scenariglobali.it/non-categorizzato/nicaragua-il-ruolo-delle-gang-e-il-caso-della-mara-salvatrucha/

4. https://www.stylo24.it/inchieste/baby-killer-come-gang-maras/

5. http://mafie.blogautore.repubblica.it/2018/08/29/stdiare-le-mafie-2/

Morte di Maria Ungureanu: una dichiarazione della criminologa Ursula Franco

Le Cronache Lucane, 17 gennaio 2019

“Dopo circa due anni e mezzo di lavoro, con l’archiviazione della posizione di Cristina Ciocan si chiude un capitolo. Lascio in eredità a Daniel Ciocan la mia consulenza all’interno della quale sono ben documentati i passaggi attraverso i quali sono arrivata a fornire alla difesa il nome di chi violentava la piccola Maria Ungureanu e quello della persona che era con lei la sera che affogò in piscina. Sono certa che le ulteriori indagini disposte dal GIP nei confronti del povero Daniel, che è estraneo a tutti i fatti a lui contestati, saranno lo spunto per un rinnovato processo mediatico carico di menzogne al quale non ho più nessuna voglia di replicare, conosco infatti ormai perfettamente le dinamiche del caso e i suoi protagonisti e non sarei più capace di trattenermi. Il processo mediatico è il male, è un cancro ed è l’arma di chi vuole riscrivere i fatti già accaduti perché si trova dalla parte sbagliata, ciò che più mi meraviglia non sono gli attori dello stesso o coloro che lo foraggiano, ma il silenzio delle istituzioni”.