CASO ANGELO PEVERI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: UNA CONDANNA GIUSTA (intervista)

Angelo Peveri

La dottoressa Ursula Franco da anni si occupa di errori giudiziari e di certo non le manda a dire a chi se ne è macchiato, nel caso di Angelo Peveri, l’imprenditore che ferì a fucilate un uomo che stava tentando di rubargli il gasolio, si schiera dalla parte dei magistrati. 

Le Cronache Lucane, 27 febbraio 2019

– Dottoressa Franco, che cosa pensa della condanna di Angelo Peveri?

E’ una condanna giusta, lo dicono i fatti, Angelo Peveri non sparò per difendersi ma lo fece per rappresaglia. 

– Cosa può dirci dell’ondata di sdegno dopo la condanna?

E’ fuori luogo, posto che neanche il signor Peveri ha mai invocato la legittima difesa, ma purtroppo ormai molti italiani non sono solo vittime ma anche complici di chi mistifica i fatti a proprio uso e consumo perché la verità non gli interessa. 

– Che cosa pensa del fatto che il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, si sia espresso su alcuni casi giudiziari mediatici?

Che avrebbe bisogno di un bravo consulente che lo illumini sui casi di errore giudiziario. In carcere ci sono innocenti condannati per omicidi mai avvenuti o commessi da altri. La verità su un caso giudiziario si evince dagli atti non dalle infondate sciocchezze diffuse dagli show televisivi.

SI ACCENDONO I RIFLETTORI SU CHICO FORTI, NE ABBIAMO PARLATO CON LA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO (intervista)

Chico Forti

Chico Forti è un ex campione di windsurf che si trova in prigione in Florida da 20 anni in seguito ad una condanna al carcere a vita per omicidio. Ieri, a 85 anni di età, è morto Anthony Pike, chiacchierato proprietario del Pike Hotel di Ibiza e padre di Dale Pike, l’uomo ucciso da Chico Forti.

Le Cronache Lucane, 26 febbraio 2019

– In primavera la CBS manderà in onda una puntuta del programma “48 Hours Mystery” proprio sul caso Forti, che ne pensa dottoressa?

Chico Forti ha ucciso Dale Pike, nessuna trasmissione potrà riscrivere i fatti del 15 febbraio 1998. “48 Hours Mystery” è uno show che peraltro non brilla per obiettività, vi invito a guardare la puntata dell’ottobre 2011 sull’omicidio di Meredith Kercher, “Amanda Knox: The untold story”, una mistificazione dei fatti disarmante.

– Dottoressa Franco, chi è Chico Forti?

Chico Forti è un truffatore e un assassino che, finché non è stato inchiodato alle sue responsabilità, ha creduto di essere parecchio furbo, un passato di “successi” nel campo della manipolazione del suo prossimo lo ha portato a credere di potersela cavare dopo aver ucciso Dale Pike ed invece si è dovuto confrontare con gente più furba di lui: i detectives e il prosecutor che hanno indagato sull’omicidio. L’ultima truffa di Forti: dare a bere agli italiani di non aver ucciso Pike.

– Quando Forti è stato sentito dagli investigatori come persona informata sui fatti come si è comportato?

Ha mentito perché aveva ucciso lui Dale Pike. 

– Forti sostiene di aver mentito inizialmente agli investigatori per paura, non è vero?

Questa sua giustificazione non regge, egli infatti, in una telefonata delle 19:16 della sera dell’omicidio, telefonata che agganciò una cella vicina a Sewer Beach, luogo in cui fu ritrovato il cadavere di Dale Pike, riferì alla moglie di non aver incontrato la vittima in aeroporto e in seguito, prima di raccontare questa stessa menzogna agli inquirenti, la raccontò sia al suo avvocato, che al padre di Dale, che a Thomas Knott. La circostanza che, già alle 19:16 del 15 febbraio 1998, Chico Forti negasse con la moglie di aver incontrato Dale Pike in Aeroporto ci permette di inferire senza ombra di dubbio che già a quell’ora Chico lo aveva ucciso e che proprio per questo motivo negò a tutti i suoi interlocutori di averlo incontrato.

– Lei si è sempre detta convinta che ad uccidere Pike sia stato materialmente Chico Forti, perché?

Se Forti avesse avuto dei complici non sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero, né avrebbe consentito ai sicari di usare un’arma dello stesso calibro della sua. Tra l’altro Forti non fece i nomi di eventuali complici in cambio di una condanna più benevola proprio perché complici non ve ne erano.

– Perché Chico uccise Dale Pike?

Perché stava cercando di appropriarsi del Pike Hotel di Ibiza di proprietà del padre di Dale attraverso una truffa e il giovane Pike voleva vederci chiaro.

– Chi difende Forti dice che non c’è un movente in quanto Chico è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike.

Non è vero che Chico Forti è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike, nel caso Forti è stata semplicemente applicata la Felony Murder Rule che prevede la sospensione di un capo di imputazione, in questo caso la truffa, perché movente dell’omicidio. Vi invito a leggere in merito “La vera storia di Enrico Chico Forti” di Claudio Giusti.

– Secondo Chico Forti, Anthony Pike e Thomas Knott stavano cercando di truffarlo rifilandogli un hotel senza valore.

Se fosse vero che Pike e Knott stavano cercando di appropriarsi del denaro di Forti, nessuno dei due avrebbe avuto ragione di uccidere Dale per far attribuirne a Chico Forti l’omicidio ed incastrarlo.

– Coloro che difendono Chico Forti, in specie l’amico Roberto Fodde, un avvocato che vive a Miami, sostengono che la polizia di Miami lo abbia “incastrato” per il servizio da lui realizzato sulla morte di Andrew Philip Cunanan, una specie di documentario durante il quale Forti mette in dubbio la versione della polizia di Miami Beach riguardo al suicidio di Cunanan, che può dirci in merito?

Prima di tutto non è stata la polizia di Miami Beach ad occuparsi dell’omicidio di Dale Pike ma quella di Miami e poi, riguardo al suicidio dello spree killer Andrew Philip Cunanan, all’epoca uno degli uomini più ricercati d’America, è difficile credere alle dietrologie sulla sua morte, il suicidio, messo in atto dopo aver portato a termine una serie di omicidi programmati, è un classico tra gli spree killer e la pistola con cui Cunanan si suicidò e che la polizia gli trovò in mano è la stessa Taurus cal. 40 che aveva colpito a morte Gianni Versace. 

OMICIDIO DI PAMELA MASTROPIETRO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: L’OPINIONE PUBBLICA E’ PRIVA DI CAPACITA’ CRITICA (intervista)

Manifestanti all’esterno del tribunale di Macerata

La dottoressa Ursula Franco si era espressa sul caso Mastropietro all’indomani del ritrovamento del cadavere, le risultanze delle indagini le hanno dato ragione. Secondo la Franco, Innocent Oseghale ha agito da solo, il movente dell’omicidio è intrapsichico e nello smembramento della vittima non è riconoscibile un atto difensivo, ma semplicemente la messa in pratica di fantasie perverse coltivate da tempo.

Le Cronache Lucane, 25 febbraio 2019 

– Dottoressa Franco, cosa pensa del tifo da stadio che circonda il caso di Pamela Mastropietro?

E’ disgustoso e indegno di un paese civile. Chi fomenta l’odio nei confronti dei nigeriani deve essere perseguito. Innocent Oseghale ha agito da solo e solo lui deve rispondere dell’omicidio, ai giudici e non all’opinione pubblica che è priva di capacità critica.

– Che pensa della scelta del sindaco di Macerata, Romano Carancini, di non organizzare un evento in ricordo della Mastropietro?

Una scelta illuminata, c’era la possibilità che venisse strumentalizzato. A chi lo critica evidentemente non è bastato ciò che ha fatto Luca Traini all’indomani dell’omicidio della Mastropietro.

– Com’è possibile che ci sia gente a manifestare fuori dai tribunali della Repubblica durante le udienze dei processi?

La gente è stata convinta dalla tv di essere in grado di risolvere un omicidio, di discernere tra un omicidio ed un suicidio, di poter “comminare” una pena equa, ma soprattutto cerca emozioni che la propria vita non può dargli, per questo motivo si relaziona con i protagonisti dei casi giudiziari, dai parenti delle vittime ai loro avvocati e consulenti, e dai social alla piazza è un attimo. 

– Chi è responsabile di questo degrado?

La televisione con i suoi programmi spazzatura. Sono anni che il pubblico televisivo subisce un lavaggio del cervello di stampo giustizialista da parte di conduttori ed ospiti di programmi che trattano di casi giudiziari. Ciò che interessa meno di tutto agli autori di questi programmi, che hanno venduto l’anima al diavolo in cambio dello share, è la verità, lo si evince dal fatto che lasciano che siano soggetti privi di competenze ad esprimersi su argomenti delicati come gli omicidi.

– Che effetto può avere sui giudici il processo mediatico?

E’ innegabile, la pressione dell’opinione pubblica può indurre PM, GIP e giudici a commettere degli errori, lo sanno bene coloro che foraggiano i processi mediatici.

Analisi criminologica dell’aggressione denunciata dall’attore americano Jussie Smollett

Jussie Smollett

Jussie Smollett è un attore e musicista americano di 36 anni che recita nella serie televisiva “Empire”. Smollett, che è nero, gay e manifestamente anti-Trump, il 22 gennaio 2019 ha rivelato di aver ricevuto una lettera di minacce contenente polvere bianca da parte di sostenitori del presidente Donald Trump, il 29 gennaio 2019 ha denunciato un’aggressione omofoba e razzista ai suoi danni da parte di due sostenitori del presidente degli Stati Uniti. Smollett ha raccontato di essere arrivato a Chicago da New York, di aver lasciato il suo appartamento intorno alle 2:00 del mattino per comprarsi un’insalata da Subway, di essere stato riconosciuto e aggredito verbalmente e fisicamente all’uscita del fast food da due uomini vestiti di nero che indossavano maschere nere i quali gli avrebbero versato addosso anche una sostanza chimica tipo varichina.

Un amico di Smollett ha poi chiamato la polizia. Una volta giunti nell’appartamento dell’attore, circa 42 minuti dopo i fatti, i poliziotti hanno trovato la corda utilizzata dagli aggressori ancora intorno al collo dell’attore.

Il 30 gennaio 2019, la polizia di Chicago ha diffuso una foto di due persone di interesse tratta da una registrazione di una videocamera di sorveglianza.

Da subito alcuni esperti si sono espressi sul caso mostrando perplessità, tanto che Smollett ha ritenuto di dover rilasciare una dichiarazione già il 1 febbraio 2019:

“Let me start by saying that I’m OK. My body is strong but my soul is stronger. More importantly I want to say thank you. The outpouring of love and support from my village has meant more than I will ever be able to truly put into words.
I am working with authorities and have been 100% factual and consistent on every level. Despite my frustrations and deep concern with certain inaccuracies and misrepresentations that have been spread, I still believe that justice will be served.
As my family stated, these types of cowardly attacks are happening to my sisters, brothers and non-gender conforming siblings daily. I am not and should not be looked upon as an isolated incident. We will talk soon and I will address all details of this horrific incident, but I need a moment to process. Most importantly, during times of trauma, grief and pain, there is still a responsibility to lead with love. It’s all I know. And that can’t be kicked out of me.
With Love, respect & honor… Jussie”.

Questa dichiarazione è stata analizzata in modo esemplare da Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis. Hyatt, già analizzando le brevi dichiarazioni del portavoce di Smollett che avevano preceduto questa dichiarazione, era giunto alla conclusione che Jussie Smollett non aveva subito alcuna aggressione.

Il 14 febbraio 2019, Smollett ha rilasciato un’intervista a Robin Roberts di Good Morning America e ha raccontato che i suoi aggressori lo avrebbe chiamato più volte “Empire”, avrebbero detto “This is the MAGA country” e lo avrebbero poi aggredito fisicamente colpendolo al volto e mettendogli una corda al collo.

Il 15 febbraio 2019, la polizia di Chicago ha annunciato di aver interrogato due soggetti di interesse, Ola e Abel Osundairo, due fratelli nigeriani che Smollett conosce, uno dei due ha recitato una parte in una puntata di “Empire” mentre l’altro è il suo preparatore atletico. I due ragazzi hanno riferito agli investigatori di aver ricevuto da Smollett $3,500 per simulare l’aggressione, che era stato lo stesso Smollett ad inviarsi la lettera di “minacce” e che l’aggressione era stata organizzata dallo stesso Smollett in seguito all’insufficiente scalpore che aveva destato la rivelazione da parte dell’attore di aver ricevuto una lettera di “minacce”.

Ola e Abel Osundairo

L’assegno di $3,500 retrodatato al 23 gennaio.

Il 16 febbraio 2019, gli avvocati di Smollett, Todd S. Pugh e Victor P. Henderson hanno dichiarato alla stampa:

“As a victim of a hate crime who has cooperated with the police investigation, Jussie Smollett is angered and devastated by recent reports that the perpetrators are individuals he is familiar with. He has now been further victimized by claims attributed to these alleged perpetrators that Jussie played a role in his own attack. Nothing is further from the truth and anyone claiming otherwise is lying. One of these purported suspects was Jussie’s personal trainer who he hired to ready him physically for a music video. It is impossible to believe that this person could have played a role in the crime against Jussie or would falsely claim Jussie’s complicity. Jussie and his attorneys anticipate being further updated by the Chicago Police Department on the status of the investigation and will continue to cooperate. At the present time, Jussie and his attorneys have no inclination to respond to “unnamed” sources inside of the investigation, but will continue discussions through official channels.”

Il 18 febbraio 2019, i due fratelli Osundairo hanno rilasciato alla stampa la seguente dichiarazione:

“We are not racist. We are not homophobic and we are not anti-Trump. We were born and raised in Chicago and are American citizens.”

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Negli anni, Peter Hyatt ha dimostrato con le sue analisi che un caso si può risolvere semplicemente applicando ad un’intervista o ad un interrogatorio o ad una dichiarazione scritta, le regole della Statement Analysis, per l’analisi delle dichiarazioni relative a questo caso e quella della lettera anonima vi rimando al suo blog.

Da un punto di vista criminologico, tra ciò che è trapelato, vi sono alcuni dati particolarmente interessanti:

  1. Jussie Smollett è uscito alle 2:00 di mattina con una temperatura esterna di -12° per comprarsi un’insalata.
  2. Non è stato Jussie Smollett a chiamare il dipartimento di polizia.
  3. La telefonata è stata fatta da casa e non dal luogo in cui Smollett ha riferito di essere stato aggredito.
  4. Una lettera anonima ha preceduto l’aggressione.
  5. Quando la polizia è giunta a casa di Jussie Smollett, più di mezz’ora dopo la simulata aggressione, l’attore aveva ancora la corda al collo.
  6. Jussie Smollett ha consegnato il proprio telefono al dipartimento di polizia dopo averne manipolato i dati.

2. Non è stato Jussie Smollett a chiamare il dipartimento di polizia.

Accade spesso che i responsabili di un reato invitino un altro soggetto a chiamare i soccorsi, lo fanno perché temono di tradirsi con l’operatore.

Salvatore Parolisi chiese alla proprietaria di un bar di chiamare il 112 per denunciare la scomparsa di sua moglie, Melania Rea, che in realtà lui aveva ucciso.

Frederick Mueller chiese ad un estraneo di chiamare i soccorsi per sua moglie Leslie Jeanne Denis, riferendogli che la donna era stata vittima di un incidente in montagna, in realtà era stato lui ad ucciderla.

6. Una lettera anonima ha preceduto l’aggressione.

Il 22 gennaio 2019, Smollett aveva dichiarato di aver ricevuto la seguente lettera anonima (MAGA, Jussie Smollett, Empire, YOU WILL DIE BLACK FAG).

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La lettera che Smollett si è inviato il 22 gennaio 2019

Il 27 gennaio 2019, due giorni prima dei fatti, Smollett aveva scritto su Twitter che le truffe sono ovunque (Frauds are everywhere y’all):

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In un caso giudiziario, le lettere anonime, quando presenti, sono spesso rivelatrici di un “Inside Job”. A volte vengono inviate da chi premedita un crimine, prima di commetterlo, altre volte, dopo il reato e sempre per allontanare i sospetti da sé. Nel caso di Smollett l’aggressione simulata ha fatto seguito alla lettera anonima perché l’attore non aveva ottenuto ciò che cercava dopo aver denunciato pubblicamente di aver ricevuto delle minacce scritte.

Christopher Coleman, prima di uccidere sua moglie, Sheri, ed i suoi due figli, Garett e Gavin, da un account segreto ha inviato al proprio account e al figlio del suo capo, Joyce Meyer, alcune email dal contenuto minatorio: “Your family is done”, “tell Joyce to stop preaching or your Chris’s family will die”, “I will kill them all while they sleep” e “tell Chris his family is dead” in modo che il triplice omicidio venisse attribuito ad un nemico della Meyer.

Brian Hummert, prima di uccidere sua moglie Charlene, si è inventato un fantomatico stalker in modo da allontanare I sospetti da sé: “here proofs your wife is a slut I had a one night with your wife she made sure my fiancèe found out I blame your wife for that the time is now right to pay back”.

5. Quando la polizia è giunta a casa di Jussie Smollett, più di mezz’ora dopo la simulata aggressione, l’attore aveva ancora la corda al collo. 

Una corda stretta intorno al collo può uccidere pertanto un soggetto che scampa alla morte se ne libera al più presto, la presenza della corda al collo di Smollett a distanza di decine di minuti dall’aggressione non può che essere apparsa sospetta ai poliziotti chiamati a casa dell’attore, peraltro Jussie Smollett ha dichiarato che inizialmente non avrebbe voluto chiamare la polizia. Smollett si è lasciato la corda al collo per risultare più credibile ma è stato proprio il suo bisogno di convincere ad accentrare i sospetti su di lui.

Lo “staging” messo in atto da Smollett e dai suoi complici per simulare un reato non è diverso da quello agito allo scopo di allontanare i sospetti da sé da chi ha commesso un omicidio.

– Nel caso dell’omicidio di Merdith Kercher, uno degli assassini simulò un furto nella camera di Filomena Romanelli, una coinquilina della Kercher e della Knox, creò una situazione di evidente disordine e ruppe un vetro in una sequenza che fece emergere la messiscena: il finto disordine anticipò la rottura del vetro e non vi fu una effettiva attività di ricerca o di sottrazione di oggetti. Dalla casa furono asportati soltanto i telefonini della vittima e gettati in un giardino di via Sperandio, operazione architettata nell’intento di ritardare la scoperta del cadavere. Infine, la scena del crimine fu ripulita. La simulazione di furto aveva lo scopo di sviare i sospetti da chi fosse stato fornito delle chiavi del portone d’ingresso per essere un inquilino dell’appartamento e orientarli su qualcuno che non avesse tale disponibilità e che, pertanto, si sarebbe dovuto introdurre dalla finestra, tale circostanza portò, giustamente, gli inquirenti a sospettare di Amanda. La Knox, tra l’altro, a differenza di Guede, sapeva di avere il controllo della scena, la stessa, infatt,i non temette di venir scoperta od interrotta in quanto era a conoscenza che le altre due coinquiline e gli occupanti del piano di sotto avrebbero dormito fuori quella notte ed agì quindi in tutta tranquillità. Rudy Guede non aveva motivo di prodigarsi nello “staging” non avendo un particolare legame con la vittima ed infatti non vennero repertati segni della sua presenza nella stanza della Romanelli e, come risultò evidente dalle impronte insanguinate delle sue scarpe che andavano direttamente dalla camera della vittima alla porta principale, lasciò la casa subito dopo i fatti. Se Guede si fosse fermato avrebbe tirato lo sciacquone del water dove aveva defecato e pulito le proprie impronte insanguinate, ma non avrebbe simulato un furto in quanto avendo un precedente per lo stesso reato, avrebbe rischiato di accentrare l’attenzione su di sé. Rudy non è stato infatti condannato per lo “staging”, che è stato comunque riconosciuto nelle motivazioni della sentenza ed attribuito ai concorrenti nel reato.

– Nel caso dell’omicidio di Melania Rea, Salvatore Parolisi tornò sulla scena del crimine e infierì sul cadavere producendo ferite figurate in regione ipogastrica ed alle cosce con uno strumento da punta diverso da quello da punta e taglio che aveva prodotto le lesioni vitali. Parolisi disegnò una x o croce di Sant’Andrea sull’addome del cadavere della moglie, una svastica sulla sua coscia sinistra, una grata a grosse maglie sulla sua coscia destra e infisse una siringa usata nella sua regione mammaria sinistra. In pratica, nell’intento di depistare si prodigò in un doppio “staging”, cercò da una parte di far pensare ad un neonazista e dall’altra ad un tossicodipendente. L’esame autoptico accertò però che quelle lesioni erano state prodotte sul cadavere a distanza di molte ore dall’omicidio e permisero agli inquirenti di focalizzare su un soggetto vicino alla vittima, infatti l’omicida di uno sconosciuto non ha motivo di industriarsi in un inutile ‘staging’.

– Nel caso della morte di Elena Ceste, una morte intervenuta per assideramento in un soggetto in preda ad una crisi psicotica, Michele Buoninconti è stato accusato di aver predisposto una messinscena o quantomeno di essersi inventato di aver trovato in giardino gli abiti e gli occhiali della povera moglie. La regola principale dello “staging” è questa: chi altera una scena del crimine la prepara affinché la vedano gli inquirenti o eventuali testimoni. In questo caso, se il signor Michele Buoninconti avesse ucciso la moglie ed avesse optato per uno “staging” degli abiti in cortile, non li avrebbe poi rimossi prima che qualcuno li vedesse così ad arte apparecchiati. Il fatto che Buoninconti abbia raccolto gli abiti esclude che abbia messo in atto una messinscena ed è la conferma che quella da lui raccontata è la verità. Buoninconti raccolse gli abiti abbandonati da Elena perché sperava di ritrovare sua moglie e rivestirla. Egli mise in atto un comportamento da innocente quale egli è. Michele non avrebbe tratto alcun vantaggio dalla storiella dei vestiti trovati abbandonati e poi raccolti, ripeto: se Buoninconti avesse messo in atto uno ‘staging’ non lo avrebbe rimosso per raccontarlo. Lo “staging” ha regole logiche, chi le ignora non può che incorrere in grossolani errori di giudizio.

Dale Pike è stato ucciso il 15 febbraio 1998, poco dopo il suo arrivo a Miami, con due colpi di cal. 22 alla testa, il secondo colpo è stato esploso a distanza ravvicinata. Un surfista, David Suchinsky, ha ritrovato il suo cadavere nudo su una spiaggia di Key Biscayne, Sewer Beach (Virginia Beach), verso le 18.00 del 16 febbraio 1998. E’ escluso che Sewer Beach fosse un luogo d’incontro di omosessuali e gli investigatori conclusero per uno “staging”. Solo Chico Forti aveva ragione di simulare un omicidio tra omosessuali dopo aver ucciso Dale. Forti era infatti l’unico ad aver bisogno di allontanare i sospetti da sé, era stato lui ad andare a prendere Pike all’Aereoporto poco prima che venisse ucciso.

CASE UPDATES

On Wednesday, February 20th, 2019, Chicago Police Department spokesman Anthony Guglielmi said:

Jussie Smollett is now officially classified as a suspect in a criminal investigation by Chicago Police for filing a false police report (Class 4 felony). Detectives are currently presenting evidence before a Cook County Grand Jury.”

If charged and then convicted, Smollett faces up to three years behind bars.

On Wednesday, February 20th, 2019, Chicago Police Department spokesman Anthony Guglielmi said:

“Felony criminal charges have been approved by Cook County State’s Attorney’s Office against Jussie Smollett for disorderly conduct/filing a false police report. Detectives will make contact with his legal team to negotiate a reasonable surrender for his arrest.”

Smollett’s attorneys released the following statement:

“Like any other citizen, Mr. Smollett enjoys the presumption of innocence, particularly when there has been an investigation like this one where information, both true and false, has been repeatedly leaked. Given these circumstances, we intend to conduct a thorough investigation and to mount an aggressive defense.”

On Thursday, February 21th, 2019, Smollett surrendered to police at around 5 a.m. at CPD’s Central Booking station at West 18th Street and South State Street. Cook County Judge John Fitzgerald set his bond at $100.000.

Jussie Smollett mugshot released on Feb. 21, 2019 by Chicago Police Dept.

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On Thursday morning, Chicago police Superintendent Eddie Johnson said:

“Good morning everyone. 

Before I get started on why we’re here, you know, as I look out into the crowd I just wish that the families of gun violence in this city got this much attention. Because that’s who really deserves the amount of the attention that we’re giving to this particular incident. 

But this morning I come to you, not only as superintendent of the Chicago police department, but also as a black man who spent his entire life living in the city of Chicago. I know racial divide that exists here. I know how hard it’s been for our city and our nation to come together. And I also know the disparities and I know the history.

This announcement today recognizes that “Empire” actor Jussie Smollett took advantage of the pain and anger of racism to promote his career. I’m left hanging my head and asking why? Why would anyone, especially an African-American man, use the symbolism of a noose to make false accusations? How could someone look at the hatred and suffering associated with that symbol and see an opportunity to manipulate that symbol to further his own public profile? How can an individual who’s been embraced by the city of Chicago turn around and slap everyone in this city in the face by making these false claims?

Bogus police reports cause real harm. They do harm to every legitimate victim who is in need of support by police and investigators, as well as the citizens of this city.

Chicago hosts one of the largest pride parades in the world and we’re proud of that as a police department and also as a city. We do not nor will ever tolerate hate in our city, whether that hate is based on an individual’s sexual orientation, race or anything else.

I’m offended by what’s happened and I’m also angry.

I love the city of Chicago and the Chicago police department, warts and all, but this publicity stunt was a scar that Chicago didn’t earn and certainly didn’t deserve. To make things worse, the accusations within this phony attack received national attention for weeks. Celebrities, news commentators and even presidential candidates weighed in on something that was choreographed by an actor.

First, Smollett attempted to gain attention by sending a false letter that relied on racial, homophobic and political language. When that didn’t work, Smollett paid $3,500 to stage this attack and drag Chicago’s reputation through he mud in the process. This stunt was orchestrated by Smollett because he was dissatisfied with his salary. So he concocted a story about being attacked. 

Now, our city has problems. We have problems that have affected people from all walks of life and we know that. But to put the national spotlight on Chicago for something that is both egregious and untrue is simply shameful. I’m also concerned about what this means moving forward for hate crimes. Now, of course, the Chicago police department will continue to investigate all reports of these types of incidents with the same amount of vigor that we did with this one. My concern is that hate crimes will now publicly be met with a level of skepticism that previously didn’t happen. That said, Smollett was treated as a victim throughout this investigation until we received evidence that led detectives in another direction. I couldn’t be more proud of the unrelenting detective work that went into this investigation and I couldn’t be more proud of every investigator that played a part in it. The detective work that we saw in this case is indicative of the work that our detectives do every day in this city. This case in particular involved hours of video evidence which, when combined with old-fashioned police work, uncovered the truth. These detectives deserve all the credit in the world for carefully analyzing the leads and the evidence for weeks before coming to their conclusion. I’d also like to thank the FBI for their help in this investigation. The FBI’s partnership with CPD has been pivotal in this particular case. 

I only hope the truth about what happened receives the same amount of attention that the hoax did. 

I’ll continue to pray for this troubled young man who resorted to both drastic and illegal tactics to gain attention. I’ll also continue to pray for our city asking that we can move forward from this and begin to heal.

After Smollett was arrested, President Trump tweeted:

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On Thursday, February 21th, 2019, Jussie Smollett paid $10,000, ten percent of his bond, and agreed to surrender his passport.

On Thursday, after Smollett posted bail (10 percent of a $100,000 bond) at the Cook County courthouse in Chicago, lawyers for the Empire actor issued the following statement: “Today we witnessed an organized law enforcement spectacle that has no place in the American legal system. The presumption of innocence, a bedrock in the search for justice, was trampled upon at the expense of Mr. Smollett and notably, on the eve of a Mayoral election. Mr. Smollett is a young man of impeccable character and integrity who fiercely and solemnly maintains his innocence and feels betrayed by a system that apparently wants to skip due process and proceed directly to sentencing”.

Few words were expected by his lawyers: “Mr. Smollett is innocent, he didn’t stage the attack”. who fiercely and solemnly maintains his innocence” is distancing language.

According to the Daily Mail, after he was released, Jussie Smollett said to his coworkers on the set: “I’m sorry, I’ve put you all through this and not answered any calls. I wanted to say I’m sorry and, you know me, I would never do this to any of you, you are my family. I swear to God, I did not do this.”

Smollett didn’t issue a reliable denial, showed an unexpected desire to ingratiate himself with his coworkers and a need to persuade that innocent don’t have.

He will return to court on March 14th, 2019.

OMICIDIO PAMELA MASTROPIETRO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: INNOCENT OSEGHALE HA AGITO DA SOLO (intervista)

Innocent Oseghale

Le Cronache Lucane, 13 febbraio 2019

La dottoressa Ursula Franco si era espressa su questo caso già all’indomani del ritrovamento della valigie contenenti i resti di Pamela. Oggi, in occasione dell’inizio del processo ad Oseghale, torna a farci riflettere.

“L’unico responsabile dell’omicidio di Pamela Mastropietro e del sezionamento del suo cadavere è Innocent Oseghale. L’omicidio della Mastropietro è un omicidio senza un apparente movente perché il movente è intrapsichico. Oseghale non ha ucciso Pamela in seguito ad un approccio sessuale o ad una violenza sessuale, l’ha uccisa per smembrarla e per poi “manipolarne” i resti, in poche parole questo omicidio non è altro che l’ACT OUT delle fantasie del suo autore. Le due valigie con i resti di Pamela non sono state occultate, ciò permette di escludere che quel sezionamento fosse finalizzato all’occultamento. Il medico legale ha dichiarato: “lo strazio inflitto al corpo va molto oltre ciò che sarebbe stato necessario per chiuderlo in due valigie”, quello “strazio” (depezzamento e lavaggio) è servito ad Oseghale per saziare un proprio bisogno psicologico. Nell’analisi di un caso giudiziario non c’è spazio per la fantasia (branco di nigeriani, riti della mafia nigeriana e chi più ne ha più ne metta), sono le risultanze investigative a fornire la soluzione, un caso giudiziario è quello che è, non quello che si vorrebbe che fosse”. 

Meghan Markle wrote the letter to an “Unintended Recipient”, the international audience, not to her father

Here some excerpts from a letter Meghan Markle sent to her father in August:

“not simply because you have manufactured such unnecessary and unwarranted pain, but by making the choice to not tell the truth is something unnecessary to say. Thomas Markle knows exactly what is true and what is not true. This is just a way to address the claims.

Note these two excerpts “You’ve said I never helped you financially and you’ve never asked me for help which is also untrue” and “you send me an email last October that said: If I’ve depended too much on you for financial help then I’m sorry but please if you could help me more not a bargaining chip for my loyalty”.

Thomas Markle knows exactly what his daughter Meghan did or did not and what he wrote to her last October. She is not speaking to him. 

“We all rallied around to support and protect you from day 1″ is unexpected. Thomas Markle knows exactly what they did. This is just a way to signal her “virtue” to the international audience.

“Harry (…) who was nothing but patient, kind, and understanding with you”.

Harry is an incomplete social introduction that shows her “linguistic disposition” towards her husband in the specific context of this sentence. 

The word “with”, when found between people, creates distance.

There is not reason for Meghan to say to her father something he already knows. She is not speaking to him. This is just a way to address the claims. 

Note the excerpt “Please stop lying“. “Please stop speaking to the press” was expected, the word “lying” is unexpected. Meghan shows a clear need to address the claims.

Note that the word “with” in “my relationship with my husband” is distancing language. It shows her “linguistic disposition” towards her husband in the specific context of this sentence. 

Note that the word “with” in “I pleaded with you” is distancing language.

“your other daughter, who I barely know” is something unnecessary to say to Thomas Markle who is Samantha’s and Meghan’s father. This is a way to distance herself from her sister Samantha to belittle whatever she said or she is going to say about her.

Writing “the lies they were writing about me” and “her vicious lies” she addresses the claims again.

ANALYSIS CONCLUSION

Due to the “unnecessary information” and the “repetition” found in these excerpts, we can conclude that Meghan Markle wrote this letter knowing that it would end up on the press, this is the reason why she wrote to an “intended recipient”, her father, while scripting her language towards the international audience that she targeted as the formally, “unintended recipient”. The initial description of the condition of her “heart” as “heavy” and “broken” serves to connect herself to the recipient.

Meghan found a way to bypass the strict rules of the royal family to address her sister’s and father’s claims.

Omicidio di Samuele Lorenzi: analisi della telefonata di Annamaria Franzoni al 118

Annamaria Franzoni

Analisi della telefonata di Annamaria Franzoni al 118 delle ore 8:28:17 del 30 gennaio 2002:

Grazie alla casistica in tema di telefonate di soccorso sappiamo cosa aspettarci da un chiamante, per questo motivo il materiale d’analisi vero e proprio è ciò che risulta “inaspettato”. Expected versus Unexpected.

Expected: ci aspettiamo che il chiamante sia alterato, insistente e che soprattutto chieda aiuto per la vittima. Ci aspettiamo anche che imprechi e dica parolacce, che non attenda la fine della domanda dell’operatore per esplicitare una richiesta d’aiuto.

Unexpected: non ci aspettiamo che il chiamante si perda in superflui convenevoli o che chieda aiuto per sé o che senta il bisogno di collocarsi dalla parte di coloro che vogliono il bene per il soggetto per il quale chiama.

Centralino: 118?

Annamaria Franzoni: Ascolti, mio figlio ha vomitato sangue, sta male, non respira, abito a Cogne.

Si noti che la Franzoni riferisce un quadro drammatico ma non chiede aiuto per Samuele. 

Centralino: Un attimo che le passo subito una persona.

Annamaria Franzoni: Fate presto, la prego.

Si noti che la Franzoni non ha ancora esplicitato alcuna richiesta d’aiuto per Samuele.

“Fate presto” è in contrasto con l’assenza di una richiesta d’aiuto. 

L’espressione “la prego” è inaspettata. 

Operatrice: Pronto?

Annamaria Franzoni: Pronto, mio figlio ha vomitato sangue, venga subito…

Si noti che la Franzoni non chiede aiuto per Samuele ma invita semplicemente l’operatrice a recarsi “subito” a casa sua

Operatrice: Allora, no… 

Annamaria Franzoni:… abito a Cogne.

Operatrice:… signora, con calma…

Annamaria Franzoni: (incomprensibile)

Operatrice:… devo avere l’indirizzo, abbia pazienza.

Annamaria Franzoni: Abito a Cogne.

Operatrice: Allora, il numero di telefono.

Annamaria Franzoni: xxxxxxxx

Operatrice: xxxxxxxx

Operatrice: Ecco, Cogne dove?

Annamaria Franzoni: Eee… frazione Montroz.

Operatrice: Allora, con calma… Monrò?

Annamaria Franzoni: Cosa devo fare?

“Cosa devo fare?” è una domanda vaga, imprecisa. “Cosa posso fare per aiutare mio figlio?” è la domanda che ci saremmo aspettati. 

Operatrice: Mi dà il numero civico?

Annamaria Franzoni: Eeh… eeh… la prego, sta male.

Si noti che non è ancora presente alcuna richiesta d’aiuto.

Nel linguaggio della Franzoni compare per la seconda volta l’inaspettata espressione “la prego”.

Operatrice: Signora, con calma perché non risolviamo niente. Allora, Monrò?

Annamaria Franzoni: Numero 4 A. È già venuta stanotte che stavo male io. (incomprensibile) vi prego, sta vomitando, non respira, povero Samuele.

Non è ancora presente alcuna richiesta d’aiuto.

“vi prego” equivale a “la prego”

Operatrice: Subito… signora, abbia pazienza, è Montrò o Monrò?

Annamaria Franzoni: Montroz.

Operatrice: Ecco. Numero?

Annamaria Franzoni: Eemh, 4 A.

Operatrice: 4 A. Signora, allora, suo figlio quanti anni ha e come si chiama?

Annamaria Franzoni: Ha tre anni, Samuele.

Operatrice: Di cognome?

Annamaria Franzoni: Eh, Lorenzi. 

Operatrice: Lorenzi.

Annamaria Franzoni: La prego, sta malissimo.

Non è ancora presente alcuna richiesta d’aiuto.

Nel linguaggio della Franzoni compare per la terza volta l’inaspettata espressione “la prego”.

Operatrice: Signora, intanto, allora, se… se vomita non… non lo tenga…

Annamaria Franzoni: È tutto insanguinato, ha vomitato tutto il sanguee… non respira… faaa… così.

La Franzoni non ha ancora formulato alcuna richiesta d’aiuto.

Operatrice: Arriviamo subito, signora.

Annamaria Franzoni: Grazie (incomprensibile).

“Grazie” è inaspettato.

Operatrice: Ecco mi lasci solo il telefono libero perché sennò… eh d’accordo?

Annamaria Franzoni: Sì, sì, sì, va bene, arrivederci.

“va bene, arrivederci” è inaspettato.

CONCLUSIONI

“Grazie” e “va bene, arrivederci” rappresentano dei convenevoli che appaiono fuori luogo in una telefonata di soccorso ma soprattutto vengono utilizzati di frequente dai soggetti responsabili del reato per ingraziarsi l’operatore al fine di allontanare i sospetti da sé .

La ripetizione delle espressioni “la prego” e “vi prego”rivelano un bisogno della Franzoni, quello di collocarsi dalla parte dei “buoni” e di ingraziarsi l’operatrice. In Statement Analysis questi due fenomeni sono denominati “Good Guy/Bad Guy Principle” e “Ingratiation Factor” e sono spesso presenti nelle telefonate di soggetti che dissimulano o falsificano.

In sintesi, non solo la Franzoni non ha mai formulato una richiesta d’aiuto per suo figlio Samuele ma ha cercato di allontanare i sospetti da sé mettendo in pratica alcuni escamotage linguistici.

“Fate presto”, “venga subito”, in assenza di una vera e propria richiesta d’aiuto, sono inaspettate, con tutta probabilità sono il prodotto di una proiezione di un senso di colpa della Franzoni per aver chiamato i soccorsi in ritardo.

Sulla base di questa analisi si può affermare che al momento della chiamata, effettuata pochi minuti dopo aver colpito a morte suo figlio, Annamaria Franzoni era consapevole di essere l’autrice della aggressione, ciò permette di escludere un qualsivoglia “meccanismo di difesa dell’Io”. 

Peraltro, in questa chiamata, la Franzoni ha riferito all’operatrice del 118 che suo figlio vomitava sangue e non respirava ma non le ha detto che era ferito alla testa nonostante, alle 8:27:30, meno di un minuto prima di chiamare il 118, Annamaria Franzoni avesse telefonato dal proprio cellulare alla dott.ssa Ada Satragni, suo medico curante e vicina di casa, e le avesse comunicato che il figlio Samuele, di 3 anni e 2 mesi, perdeva sangue dalla bocca e che “gli era scoppiato il cervello” e, tra una telefonata e l’altra, dalla finestra, avesse riferito alla vicina, Daniela Ferrod in Guichardaz, che Samuele “stava perdendo sangue dalla testa”.

La Franzoni non ha mai richiesto aiuto per il proprio figlio perché sapeva che era morto, ella infatti, alle ore 8:29:26, subito dopo aver concluso la telefonata con il 118, chiamò la ditta in cui lavorava il marito, Stefano Lorenzi, comunicando ad un’impiegata, G. P., che Samuele era morto.