CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: LA STAMPA SPAZZATURA E’ NEMICA DELLA VERITA’ E DEI FAMILIARI DI ANNAMARIA SORRENTINO, PAOLO FORESTA NON HA UCCISO SUA MOGLIE

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia. 

Nel team difensivo del Foresta è anche l’ingegnere Luigi Cocozza che ieri ha preso parte alle operazioni peritali sui dispositivi elettronici sequestrati durante l’inchiesta relativa alla morte della Sorrentino. I tre professionisti sono pronti a dare battaglia.

Le Cronache Lucane, 31 gennaio 2020

Nel pomeriggio del 16 agosto 2019, Annamaria Sorrentino è caduta dal terrazzo di un appartamento in affitto al secondo piano di una palazzina di Tropea. La ragazza è morta due giorni dopo in un ospedale di Catanzaro. I testimoni hanno riferito agli inquirenti che si è trattato di un gesto volontario. Gli inquirenti hanno indagato inizialmente per istigazione al suicidio, al momento il marito di Annamaria è indagato per omicidio preterintenzionale.

Avvocato Giovanni Pellacchia: “La falsa democrazia dello spettacolo non ha pietà: è capace di calpestare il codice di procedura penale, è un “grande fratello” dove la spettacolarizzazione viola Convenzioni Internazionali come quella dei Diritti dell’Uomo.
Io non mi arrendo, continuo a credere in una giustizia non perbenista ma onesta e dimostreremo che il giustizialismo non può offendere la Giustizia Vera”.

Criminologa Ursula Franco: “L’indagine per omicidio preterintenzionale nei confronti di Paolo Foresta è un atto dovuto. I testimoni hanno confermato che nessuno spinse Annamaria e le loro dichiarazioni sono insuperabili. I fatti non si possono cambiare a posteriori per accontentare i familiari e la becera opinione pubblica. La stampa spazzatura è nemica della verità e dei familiari delle vittime di suicidi e morti accidentali perché, facendogli credere che ci sia un omicida da punire, non li aiuta a rielaborare il lutto, ma li incapsula in una vita di odio e di rabbia”. 

Qualche tempo fa, Gaetano, un amico di Paolo Foresta e Annamaria Sorrentino, testimone della caduta di Annamaria, ha dichiarato: 

“Ciao. Buonasera a tutti del gruppo. Paolo ha un po’ sbagliato a rilasciare delle interviste, le cose vengono travisate e ingigantite. La mamma di Annamaria non gli crede ed è apparsa più volte in video. Questo è un problema che riguarda solo loro (…) Noi testimoni, che abbiamo visto come si sono svolti i fatti, racconteremo in tribunale ciò che sappiamo, poi ci sarà un responso ma nessuno andrà in prigione, nessuno l’ha spinta, dico la verità, nessuno. Dico la verità, nessuno l’ha spinta. Spero abbiate capito. Un bacio a tutti”

Riportiamo l’intervista rilasciata a “Chi l’ha visto?” dal vicino che vide Annamaria Sorrentino precipitare:

– Ci racconta cosa ha visto il giorno in cui Annamaria Sorrentino è precipitata dal balcone?

Io mi trovavo sulla veranda, lì a casa al mare, dove stavamo mangiando io, mia moglie e i figli, di cui io sentivo degli stril.., cioè degli strilli, parlare in maniera molto animata, allora mi son alzato per andare a vedere, vedevo queste persone che si strattonavano sul balcone, si strattonavano sul balcone mentre mi avvicinavo allora poi sono entrate dentro, non capivo quello che loro dicevano e di conseguenza dico a mia moglie: “Io vado per dirgli state calmi, non ricominciate!”, perché vedevo che c’era una… una discussione molto animata, sono entrato dentro l’appartamento, son passate neanche 30 secondi, io lentamente, nel riflettere di quello che devo fare per andare da loro, di colpo vedo questa ragazza che esce fuori dalla stanza come un proiettile, ma una velocità enorme di cui arriva alla staccionata del balcone e io la vedo che le cerca di… fermarsi ma arrivando in al… cioè molto veloce, non riuscendo a fermarsi, si è capovolta.

– Ha visto se c’era qualcuno che la stava inseguendo?

Dietro non la seguiva nessuno.

– Non la insegue nessuno.

No. E’ uscita da sola in maniera cioè impressionante dalla velocità che aveva preso.

– Quando dice che la discussione che c’era nella terrazza, stavano pranzando lì quindi secondo lei?

Se stavano pranzando non lo so, perché, com’era la situazione mia, io ero un piano più basso rispetto a loro però ero nella palazzina di fronte quindi c’era una leggera visuale.

Sono entrati tutti insieme e poi in un… come gli ripeto, come un proiettile è uscita dalla camera dalla stanza.

Analysis of some excerpts from different interviews released by Don Paolo Piccoli

Don Giuseppe Rocco, the victim

In December 2019, Don Paolo Piccoli, the former church minister of Pizzoli and Rocca di Cambio (Abruzzo, Italy), was found guilty of the murder of Don Giuseppe Rocco and sentenced to 21 years and 6 months in prison. Don Rocco die on April 25, 2014, he was 92 years old, his death was ruled a homicide by strangulation and suffocation.

In Statement Analysis we assume that the speaker is “de facto innocent” and that he speaks to be understood. Therefore, from a “de facto innocent” we expect a reliable denial and we don’t expect to find in his language characteristic indicators of the statements of those who do not speak the truth. Basically we analyze the words that we don’t expect to hear or read (The Expected Versus The Unexpected).

What we look for in this interviews is for Don Paolo Piccoli to issue a reliable denial, to say “I didn’t kill Don Rocco”, not simply parroting back the interviewer’s words, but in the free editing process and we look for him to show the protection of the “wall of truth”.

The “wall of truth” is an impenetrable psychological barrier that often leads innocent people to few words, as they have no need to persuade anyone of anything.

A reliable denial is found in the free editing process, not in the parroted language and has 3 components:

1. the pronoun “I”

2. past tense verb “did not” or “didn’t”

3. accusation answered

A deceptive person will alter his denial to avoid a direct lie.

“I didn’t kill Don Rocco”, followed by “I told the truth” or by “I’m telling the truth” while addressing the denial “I didn’t kill Don Rocco”, it is more than 99% likely to be true. Also “I didn’t kill Don Rocco, I told the truth, I’m innocent” is to be considered a reliable denial.

We begin every analysis expecting truth, and it is the unexpected that confronts us with possibly deception. The context is the key to understand if behind one or more sensitivity indicators there is guilty knowledge.

Don Paolo Piccoli

In May 2018, before the first trial, a journalist interviewed Don Paolo Piccoli:

Journalist: Father, do you remember what happened on April 25, 2014?

It would have been better for the journalist to ask: “Father, what happened on April 25, 2014?” given that a subject can tell only what he remembers. However, this is still a good question that allows Don Piccoli to issue a reliable denial.

The journalist should have focused on what Don Piccoli was doing when Don Rocco was killed, not on what he did after the discovery of the priest’s corpse.

Don Paolo Piccoli: (…) and I was called by the chief maintainer uuu … who told me if I could go and say a prayer with Don Rocco, at first I didn’t understand, he says: “No, look, to Don Rocco, who” – he says – “is dead”. Uh, I stayed a little bit like this, I had a coffee, a moment to comfort me, I went back into the room, I put … I put on my dress quickly, unfortunately without … without putting on my shirt and went up to the room where I proceeded to … at first, to establish, as it is … as it is mandatory to do, the temperature of the corpse, being still warm, I proceeded, according to the general custom of the church, to give him the sacrament of Extreme Unction (Final Anointing) under condition and then the Apostolic Blessing.

Note this endless story. Don Piccoli could have simply replied: “On April 25, 2014 Don Rocco died and I gave him the sacraments”. He instead seasoned his answer with unnecessary information.

Note the veiled irony in this excerpt “and I was called by the chief maintainer uuu … who told me if I could go and say a prayer with Don Rocco, at first I didn’t understand, he says: “No, look, to Don Rocco who” – he says – “is dead”. It is possible that Don Piccoli pretended not to understand in order to take time to elaborate a reaction of credible surprise at the news of the death of Don Rocco.

Moreover, note that initially Don Piccoli speaks using the past “I was called”, “who told me”, “I didn’t understand”, but when he enters the specific he uses the present “he says: “No, look, to Don Rocco who” – he says – “is dead”. When someone is speaking of an event in the past, it is expected the subject to use past tense language.  In Statement Analysis, present tense language is deemed unreliable.

Deceptive people often use the present counting on us to interpret and assume that they are speaking of the past event.

Note “I had a coffee, a moment to comfort me”. Why Don Piccoli did need comfort? It is like when in an emergency call the caller asks for help for himself rather than for the victim.

Note “I went back into the room, I put … I put on my robe quickly, unfortunately without … without putting on my shirt”, are unnecessary information that, later, will serve him to try to justify the presence of his blood on Don Pino Rocco’s bed sheet.

Note “I went up to the room where I proceeded to … at first to establish, as it is …  it is mandatory to do, the temperature of the corpse, being still warm”, Don Piccoli feels the need to report that he touched Don Rocco’s corpse to establish if he was still warm, why? To describe a movement that could justify the presence of his blood on Don Rocco’s bed sheet or to postpone the time of the priest’s death?

In an other interview released to the newspaper “Il Piccolo”, Don Piccoli said: “The cassock, when you pull up your arm, reaches your elbow leaving it uncovered. I didn’t have a shirt underneath. The blood may have been released when I knelt down and leaned on the bed to get up. Or sprinkling holy water on the body and on those present, with the movement of the arm. However, I also approached Don Rocco to give him Extreme Unction on the forehead and to do it, as expected, I had to first touch the body temperature since we can give the (Extreme) Unction between two and four hours after the death. In all those moment I may have dirtied the bed.”

In the same interview, to the question: “How is this murder trial going on, Don Piccoli? How do you feel? “, Don Piccoli replied: “Stunned, there is a fury against me. I’ve been a priest for 25 years … they know me all over Italy, I’m close to cardinals. Do you think I go around at night to strangle priests to steal chains and favors? But I’m peaceful. “

Note how manipulative Don Piccoli is, he doesn’t issue a reliable denial but says “Stunned, there is a fury against me. I’ve been a priest for 25 years … they know me all over Italy, I’m close to cardinals” in order to leave the journalist to conclude that he couldn’t have killed Don Rocco without saying so.

“I go around at night to strangle priests to steal chains and favors” is an embedded admission.

The context is key, in this context “But I’m peaceful” sound like something a sociopath could say.

Journalist: What was the relationship between you and Don Rocco?

Don Paolo Piccoli: Well, it almost didn’t exist, maybe I uuuu … I met him 3 or 4 times, 3 or 4. I always took him to … to the perpetual.

Journalist: At first it seemed a natural death but then this perpetual says that something is wrong because Don Rocco’s chain is missing, do you remember ever having seen it or have you ever seen it?

Don Paolo Piccoli: I cannot say anything about the chain because I have never seen it or paid attention to it (…)

Don Piccoli need to persuade is unexpected, he could have simply answered with a “No”.

Journalist: The prosecutor says that you could have ripped off the chain from Don Rocco.

Don Paolo Piccoli: Yes, but to do what with it?

Note “Yes”. Don Piccoli answers with a question not to answer.

Journalist: You are accused of a very serious crime, that is, of having killed Don Rocco, what do you answer to this accusation?

The question is not necessary, if Don Piccoli didn’t kill Don Rocco, he had numerous occasions to say so.

Don Paolo Piccoli: Well, er … for which motive? That is mmm … I did not have (incomprehensible) … then it is not in my character, certainly not to get in rage with the elderly priests.

Don Piccoli replies with two pauses and a question to take time to answer and then he tries to convince the journalist of something that he is unable or unwilling to deny.

“for which motive?” is not an argument as a motive for murder is personal and subjective. 

“It is not in my character, certainly not to get in rage with the elderly priests” is not a reliable denial. What does Don Piccoli mean by “character” and if it is not in his “character”, where is it?

Note the use of the word “to get in rage” instead of “kill” to minimize. Minimization is a distancing measure, it’s a common strategy used by guilty people to avoid of dealing with negative emotions (stress) by reducing the importance and impact of events.

Journalist: You were really back for a month.

Don Paolo Piccoli: Exactly, for exactly one month I came back after 8 months of illness, therefore I also came back in a very fragile way (…)

Note that Don Piccoli describes himself as “very fragile” to induce the journalist to assume he couldn’t have killed Don Rocco without saying so.

Journalist: In this story that sees you accused there is your DNA, there are tiny stains of blood on Don Rocco’s sheet.

Don Paolo Piccoli: (…) I have multiple pathologies and … there are these uhm … these blood traces that I am convinced I have left with the … with the movements I said before and therefore may be something come off in the circumstance, in this forceful action, in this … in this movement … that must be done by force with the arm to … to let holy water come out of the sprinkler.

Unfortunately, the answer has been cut. In any case, once again Don Piccoli was unable to issue a reliable denial. Instead, he tried to justify the presence of his blood on the old priest’s sheet; he weakened his oratory tirade with “I am convinced” and “may be” and he made himself ridiculous with the words “force action” and “forcibly” . Extreme Unction and Apostolic Blessing are symbolic practices that certainly do not require the use of force.

Journalist: Do you think someone wanted to hurt Don Rocco?

This question allows Don Rocco to issue a reliable denial.

Don Paolo Piccoli: Uh… I have no idea, I know he was a meritorious elderly priest.

“Uh” is a pause to think.

Journalist: So what do you think hisdeath is due to?

Don Paolo Piccoli: I don’t know … I am convinced that he die for natural causes.

Journalist: So you claim you are innocent?

An interviewer must be careful not to introduce new words or new subjects, the best interview is when the interviewed introduces his own words.

If Don Piccoli didn’t says “I’m innocent”, there is no reason to suggest to him to say so. Anyway, to say “I am innocent” is different from saying “I didn’t kill Don Rocco”, which is expected. When people say they are innocent, they are denying the conclusion that they are guilty not the action. An “innocent de facto” is someone who did not “do it” and is able to say “I didn’t do it” and eventually to add in the judicial conclusion “I am innocent”. 

The question still allows Don Piccoli to issue a reliable denial.

Don Paolo Piccoli: I declare myself innocent, I declare myself, but then I also know well that the things of this world are very complicated and therefore we hope we can see the light.

At the time of this interview, Don Piccoli was still “innocent de iure”.

The expected: “I am innocent, I did not kill Don Rocco, I am telling the truth”.

Instead, Don Piccoli’s answer seems more a clarification, Don Piccoli is referring not to his “de facto” innocence but to his “de iure” innocence and he appears also pessimistic about the judicial outcome.

Journalist: What hurts you most?

Another question that allows Don Piccoli to issue a reliable denial.

Don Paolo Piccoli: But, I would say: confusion. There is a phrase from the old testament that says: “Not in commotione Domini” (read “Not in commotione Dominus”), the Lord is not in confusion and here there is a terrible confusion, a continuous … rubbing many things uuu … put together et cetera and then: if there is no Lord, who is in confusion? The devil.

Expected: “Being accused of murder, I didn’t kill Don Rocco, I’m telling the truth”.

Don Piccoli is a manipulator. He is the one who makes “confusion” (mudding the water) to try to convince he didn’t kill Don Rocco without issuing a reliable denial.

When Don Piccoli says “rubbing many things” he is referring to what emerged during the trial: his kleptomania and alcoholism. 

In January 2020, after the first trial and sentence, another journalist interviewed Don Piccoli:

Don Paolo Piccoli: (…) I had sweatpants and a short-sleeved T-shirt, I quickly put on … the skirt, took the tools needed, the … the spool, the stole, the … the palmatory with the candle, the jar with the holy ritual oil and I went upstairs (…) I realized that it was warm, I immediately proceeded to give him the Apostolic Blessing, after which I proceeded to the Extreme Unction, therefore, having to also make very … very extensive gestures with my arm, I had to sprinkle with the pocket asperges several times, after that I knelt for a long time having to juggling f … for my unability, crawling both hands to say the prayers with the ritual in my hand, both me … both my forearms to support me on a good part of Don Rocco’s bed.

Unfortunately, the question has been cut and the answer is not complete.

In any case, Don Piccoli’s answer is a long oratory tirade, an endless story seasoned with unnecessary information.

Don Piccoli says “having to make gestures very … very extended with the arm, I had to sprinkle several times with the pocket asperges after which I knelt for a long time having to juggling f … for my unability, crawling both hands to say the prayers with the ritual in hand both me … both forearms to support me on a good part of the bed then of Don Rocco” to try to justify the finding of his blood on the sheet of Don Rocco’s bed.

Journalist: Didn’t you noticed this blood loss?

This is a “Yes” or “No” question.

Don Paolo Piccoli: But I’m sure I lost blood because I didn’t have a shi … I didn’t have a shirt of my robe, I didn’t put the cream on and all the precautions I normally took, so I certainly lost blood.

Don Piccoli is evasive and shows a need to persuade.

Journalist: Where in particular, would you like to show me?

Don Paolo Piccoli: Well, I can show you certain …

Journalist: Yes, the point where you could bleed.

Don Paolo Piccoli: The forearms, both of them …

Journalist: But… from above?

Don Paolo Piccoli: No, from above and below, when you scratch yourself, you scratch yourself at 360 degrees.

Note that Don Piccoli, not to lie, does speak for himself but says “when you scratch yourself, you scratch yourself at 360 degrees” in order for him to assume that Don Piccoli used to scratch himself at 360 degrees. 

Don Paolo Piccoli: We have a situation … (interrupted)

The journalist, although interrupted, should have let Don Piccoli speaks instead of interrupting him in turn. It is not interesting what the journalist has to say, his goal should be to make Don Piccoli speaking. The more freely a subject speaks, the more information we can obtain. 

Journalist: There are witnesses who claim that you were far from the bed and therefore you didn’t touch it.

Don Paolo Piccoli: But I kept going back and forth from this blessed desk, so I was also … and … even away from the bed in certain moments, after a second I was close to the bed, after another second I was again … again towards the desk.

Note “close to the bed” not “on the bed”. Here Don Piccoli doesn’t say that he touched the bed the day he gave Don Rocco the sacraments.

Don Paolo Piccoli: I positioned myself, this was more or less the bed. Let’s say, I left the book like this and made this very hard maneuver for me that I have arthropods (read arthroplasty) of the hip and, this bed was a little higher, and in this way, it is the one (interrupted)

The words “Let’s say” make “I left the book like this” weak.

The journalist interrupts Don Piccoli.

Journalist: In this area of the bed?

Don Paolo Piccoli: In this area more or less, yes aaa … swinging (interrupted)

The journalist interrupts Don Piccoli.

Journalist: The body … the body of Don…

Don Paolo Piccoli: And here (interrupted)

The journalist interrupts Don Piccoli.

Journalist: … of Don Pino Rocco was here.

The journalist interrupts Don Piccoli to say that Don Pino Rocco was positioned in the bed with his head on the pillow. What a shame.

Don Paolo Piccoli: … and here (incomprehensible) even … leaning the book on the body … leaning the book on the body, so here is the body, maybe I am … waiting and here is the photograph that the vicar has when he enters, the door was there, which … sees me … sees me kneeling with the … the spool and the black stole and with my hands on the bed because holding this book.

“Maybe I am …” is self-censoring.

Once again Don Piccoli uses words such as “swinging”, “leaning the book on the body … leaning the book on the body” and “with my hands on the bed” to try to justify the finding of his blood on Don Rocco’s bed sheet.

Journalist: And how do you explain, however, that there was also a blood soiling there?

Don Paolo Piccoli: That was done previously. Well, in the meantime, I had to pull myself up with … the effort that a person with hip arthroplasty can make, therefore also crawling, I repeat: the bed was higher. This was done at the beginning when I had to lean to get there and then clearly somehow get to give hime the Anoint.

Note “That was done previously” and “This was done at the beginning”. Passive language  is used to conceal identity or responsibility.

Once again Don Piccoli uses words such as “I had to pull myself up with … the effort”, “crawling” and “I had to lean” to try to justify the finding of his blood on Don Rocco’s bed sheet.

Journalist: Should I ask you this question, did you kill Don Pino Rocco?

The answer to this question is in Don Piccoli’s prior answers: in order not to lie, Don Piccoli never issued a reliable denial.

Don Paolo Piccoli: No, it is not in my nature to be able to … hurt but then most of all in that way so cowardly. If I had done something I would certainly have done it in a theatrical way not … not so secret oooo compl … and above all complicated.

Don Piccoli could have parroted the journalist words, in that case we should have considered “No, I didn’t kill Don Rocco” not a reliable denial.

Note that Don Piccoli is unable to answer with a simple “No”, he is unable to say “No, I didn’t kill Don Rocco” not even parroting the interviewer’s words. He weakened his denial with 46 more words showing a need to persuade that an innocent de facto doesn’t have. There is no “wall of truth” within him. 

What does Don Piccoli mean by “nature” and, if it is not in his “nature”, where is it?

Note “hurting” instead of “killing”. Don Piccoli does not want to confront the accusation to avoid of dealing with negative emotion (stress).

“but then mostly in that way so cowardly. If I had done something I would certainly have done it in a theatrical way not … not so secret ooor compl … and above all complicated” is a way to ridicule the accusations. He also contradicts what he just said.

Don Paolo Piccoli: But you must explain to me why, if we consider the college, the seminary, the priesthood, the canonical and anything else, I should have endangered 43 years of religious life … of religious life … and related sacrifices for objects of mmm perhaps a total value of 30 euros.

No, it is not the journalist who “must explain why”, it is Don Piccoli.

According with the prosecutor, Don Piccoli stole a pillow from the crime scene, a pillow that he allegedly used to kill Don Rocco.

Don Paolo Piccoli: The room was completely monitored so I don’t see how I could have done all these processions back and forth.

Don Piccoli is not only unable to deny the allegation but he falsifies when he says that the room was monitored. We know that, after the murder, for three days, Don Rocco’s room remained open and was not monitored.

During these interviews, Don Piccoli concealed the truth via missing information, in this case he showed us to be able to falsify, a rare and dangerous form of deception. 

ANALYSIS CONCLUSION

Deception Indicated.

Don Piccoli has guilty knowledge of what happened to Don Rocco. 

The “wall of truth” is not within him.

He is a manipulator, unable to take responsibility for himself, he showed lack of conscience, lack of empathy, remorse, guilt or shame, all sociopath traits. 

Don Piccoli is a habitual liar with a high opinion of himself and of his own manipulative abilities that he tested, enjoying good results, until the day of his entry in the register of suspects for the murder of Don Rocco.

Ursula Franco, MD and Criminologist

ESCLUSIVA, MORTE DI MARIA UNGUREANU, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: LE CONCLUSIONI DELLE NUOVE PERIZIE DISPOSTE DALLA PROCURA NON AGGIUNGONO NIENTE DI NUOVO A QUESTO CASO DI MORTE ACCIDENTALE IN UNA BAMBINA ABUSATA, LA SOLUZIONE E’ AGLI ATTI DAL LUGLIO 2016

Maria Ungureanu, 9 anni, è annegata il 19 giugno 2016 nella piscina di un casale a San Salvatore Telesino. Nel luglio 2016, a un mese dalla morte di Maria Ungureanu, i RIS di Roma hanno isolato lo sperma di Marius Ungureanu su una maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla coperta del suo lettino e proprio in merito alla posizione dei genitori di Maria Ungureanu, sulla base di questa risultanza e di intercettazioni incriminanti i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli e quelli della Cassazione si erano così espressi: “Sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per ciò che concerne gli abusi sessuali’ “. Mentre, nel dicembre 2017, i giudici della Corte Suprema di Cassazione avevano così concluso: “(…) omissione da parte del PM della valutazione probatoria in relazione all’accertata presenza di liquido seminale del padre della vittima sulla maglietta/reperto 27 (…) il pregiudizio aveva ispirato l’indagine e che un “colpevole” era stato suggerito fin dall’inizio dalla madre della bambina che aveva espresso labili sospetti sul Ciocan; che anzi sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali (…) come fossero state trascurate importanti ipotesi investigative e come ci si fosse fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu, pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate (…)”. Nel gennaio 2019, l’ex giudice del Tribunale del Riesame di Napoli, Nicola Quatrano, che si è occupato del caso, in merito alla causa di morte di Maria, ha dichiarato: “Non è successo quello che la Procura di Benevento riteneva fosse successo” e riguardo alle violenze sessuali che la bambina subiva: “Era un aspetto della questione che non è stato approfondito in quest’ansia di trovare degli elementi di prova contro le persone che si era deciso fossero colpevoli”.

Le Cronache Lucane, 29 gennaio 2020

Vi avevamo informati che il 7 gennaio 2020, nel laboratorio di Genetica forense del Dipartimento di Biomedica e Prevenzione dell’Università Tor Vergata di Roma il perito Ciro Di Nunzio aveva iniziato le operazioni peritali su frammenti di tessuti isolati da indumenti sequestrati nel procedimento relativo alla morte della piccola Maria Ungureanu alla presenza dell’avvocato Fabrizio Gallo, difensore di Marius Ungureanu, e della sua consulente, la famosa biologa Marina Baldi. Alle operazioni per la difesa di Daniel Ciocan aveva assistito anche la criminologa Ursula Franco che collabora con l’avvocato Salvatore Verrillo, e proprio lei ci aveva dichiarato: “Non mi aspetto colpi di scena. Mi aspetto che questi nuovi esami forniscano ulteriori elementi di supporto al quadro accusatorio già emerso con forza dalle indagini svolte fino ad oggi, anche se le risultanze degli esami fatti dai RIS di Roma e le intercettazioni disposte dalla procura di Benevento bastano e avanzano per individuare le responsabilità dei soggetti implicati in questo caso giudiziario, un caso di morte accidentale in una bambina abusata. Daniel e Cristina non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva e non è certo di Daniel lo sperma isolato sulla maglietta e sulla copertina della bambina”.

Dottoressa, alla luce delle risultanze delle nuove perizie, che può dirci e cosa si aspetta?

Le conclusioni delle nuove perizie disposte dalla procura non aggiungono niente di nuovo a questo caso di morte accidentale in una bambina abusata. Le ripeto, la soluzione di questo caso è agli atti dal luglio 2016. Mi aspetto che la procura di Benevento segua le indicazioni fornite dai giudici del Riesame di Napoli e da quelli della Cassazione. 

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IN QUESTI 20 ANNI CHICO FORTI HA RILASCIATO INTERVISTE AUTO INCRIMINANTI

La criminologa Ursula Franco è nota soprattutto per le sue competenze in tema di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi. La Franco è consulente della difesa di Paolo Foresta, marito di Annamaria Sorrentino, avvocato Giovanni Pellacchia; è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste; è stata poi consulente degli avvocati Esposito e Martelli, difensori di Stefano Binda. Binda, dopo essere stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, il 24 luglio scorso è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco è consulente dell’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, difensore di Daniel Petru Ciocan che da più di 3 anni è indagato per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu, nonostante il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione abbiano dato ragione alla difesa su tutta la linea ed abbiano soprattutto invitato gli inquirenti ad indagare sui genitori di Maria in merito agli abusi. 

Le Cronache Lucane, 27 gennaio 2020

– Gianni Forti, zio di Chico Forti, sostiene che lei non abbia studiato bene il caso.

Quello di Gianni Forti non è un argomento, come, da parte mia, non sarebbe un argomento mettere in dubbio le competenze in campo criminologico e giuridico dello zio di Chico. Per capire l’inesistente caso Chico Forti sono sufficienti le informazioni disponibili sul web e i contenuti delle auto incriminanti interviste rilasciate in questi 20 anni da Chico Forti. E’ nelle interviste rilasciate da Chico Forti dopo la condanna la conferma del fatto che è lui l’omicida di Dale Pike. Chico è un manipolatore, non ha mai detto di non aver ucciso Dale, sono i suoi sostenitori a dirlo. Dal punto di vista dell’analisi linguistica, se Chico non avesse ucciso Dale, ma anche se fosse solo il mandante dell’omicidio, sarebbe riuscito a dire “io non ho ucciso Dale Pike”.

 – Che ne pensa dei servizi mandati in onda dalla trasmissione Le Iene?

Sono di nessun valore. È infatti provato che, riguardo ai casi giudiziari, l’interesse primario dello show Le Iene non è la verità. E’ evidente che, allo scopo di sostenere le loro tesi preconcette, Le Iene non solo contaminano le interviste attraverso le domande ma, prima di mandarle in onda, le sottopongono ad un imponente “taglia e cuci”. 

Chico Forti

– Torna a chiarirci il perché lei, a differenza dell’accusa, ritiene che sia stato proprio Chico Forti ad uccidere Dale Pike.

1) Chico Forti, già nella telefonata delle 19:16, intercorsa tra lui e la moglie la sera dell’omicidio, negò di aver incontrato Dale Pike in Aeroporto. 

Il fatto che, dalle 19:16 del 15 febbraio 1998, Chico Forti abbia negato alla moglie e, da quel momento in poi a tutti i suoi interlocutori (il suo avvocato, Thomas Knott, il padre di sua moglie, il padre di Dale e la polizia) di aver incontrato Dale Pike ci rivela che, a quell’ora, Dale era già morto. 

2) L’assassino, dopo aver sparato a Dale, mise in atto una messinscena, ovvero simulò un omicidio in un contesto omosessuale. 

Solo Chico Forti, che aveva prelevato la vittima in Aeroporto, aveva interesse a simulare un omicidio in ambito omosessuale per allontanare i sospetti da sé, non certo un soggetto sconosciuto alla vittima. 

3) E’ stato Chico a rivelare durante l’intervista rilasciata dal carcere di Everglades il 4 novembre 2004 di essere stato a Sewer Beach il giorno dell’omicidio di Dale.

4) Se Chico avesse avuto dei complici non sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero.

5) Dale fu ucciso con due colpi di una calibro .22. Un’arma dello stesso calibro di quella a disposizione di Chico Forti e che non fu mai ritrovata. Se Chico avesse avuto dei complici non gli avrebbe consentito di usare un’arma dello stesso calibro di quella a sua disposizione. 

6) Infine, lo ripeto, se fosse stato il mandante dell’omicidio di Dale Pike, Chico sarebbe riuscito a dire “io non ho ucciso Dale Pike”.

Aggiungo che gli oggetti ritrovati intorno al cadavere di Dale, che riconducevano a Chico Forti, caddero dalle tasche di Dale durante il denudamento del cadavere da parte di Chico, un denudamento che fu messo in atto in un momento in cui c’era pochissima luce. E’ da scartare l’ipotesi che l’assassino avesse apparecchiato la scena con gli effetti personali della vittima per incastrare Forti, in tal caso infatti non si spiegherebbe il denudamento del cadavere allo scopo di simulare un omicidio in ambito omosessuale posto che Forti non è gay. 

Dale Pike

 – Chi è Thomas Knott?

Thomas Knott è una delle tante vittime di Chico Forti. Dopo aver ucciso Pike, Chico Forti raccontò a Thomas Knott che la polizia di Miami lo stava cercando per la truffa dei palloni aerostatici e per la la storia dei soldi sottratti a Anthony Pike, lo fece per spaventarlo e per fargli lasciare Miami in modo da indurre gli inquirenti a sospettare di lui. Riguardo poi alle carte di credito di Anthony Pike, non era il solo Knott ad usarle, anche Chico Forti aveva tentato di acquistare materiali per le riprese video con quelle carte di credito usando però il nome di Thomas Knott. Peraltro, durante un’intervista, Chico Forti ha mostrato di stimare Thomas Knott per le sue capacità e ha definito Anthony Pike una “gallina dalle uova d’oro”, affermazioni particolarmente utili per delineare la personalità dell’ex campione di windsurf. Non è solo la mancanza di disprezzo per le attività illegali di Knott a colpire, ma anche l’assenza di rabbia nei suoi confronti. Chico Forti non ce l’ha con Thomas Knott perché evidentemente mente quando sostiene di credere che sia stato lui ad incastrarlo. 

Riguardo invece al giorno dell’omicidio di Dale Pike, Thomas Knott rimase a casa, ce lo confermano i tabulati telefonici e le testimonianze degli ospiti che raggiunsero il suo appartamento dopo le 19:00. 

E’ Chico Forti ad aver mentito agli investigatori ed è lui ad essere privo di un alibi. Peraltro, durante le indagini riguardanti l’omicidio di Dale Pike, un informatore della polizia riferì a chi indagava che, poco tempo prima, Chico Forti aveva provato ad assoldare un killer per uccidere un avvocato e le indicazioni fornite dal Forti al potenziale killer ricordavano da vicino le circostanze in cui è avvenuto l’omicidio di Dale Pike.

– Come fa ad essere sicura che la sabbia ritrovata sull’auto di Chico provenga da Sewer Beach, spiaggia dove venne ucciso Dale Pike?

E’ stato Chico a dirci che il giorno dell’omicidio di Dale Pike si recò a Sewer Beach, lo ha fatto durante l’intervista rilasciata dal carcere di Everglades il 4 novembre 2004: “Le prove create. La sabbia è una finzione. La mia macchina è stata smontata letteralmente in se… oltre settecento pezzi, è stata tenuta nel deposito della polizia, analizzata da esperti in ogni millimetro, in ogni area, dalla parte sottostante dell’interno alla parte esterna, le gomme, gli ammortizzatori, non hanno trovato nessun tipo di connessione con la spiaggia del morto, due o tre mesi dopo, il giorno prima che devono rilasciarmi la macchina decidono di prendere e guidare la mia macchina… su una spiaggia identica, di composizione identica alla spiaggia dove è stato trovato il morto, smontare dalla macchina e decidere, di punto in bianco, di guardare all’interno del gancio di traino, tolgono l’interno del gancio di traino e trovano tracce solamente della spiaggia del morto, non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio.”

“non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio” è un’ammissione involontaria. Con questa frase Chico si è tradito e ha rivelato di essere stato a Sewer Beach il giorno dell’omicidio.

– Dottoressa, vuole aggiungere qualcosa?
Non esiste un caso Chico Forti. A Forti non resta che chiedere la grazia a Donald J. Trump. Nonostante gli appelli, le prove contro di lui hanno tenuto e sono balle le storie che raccontano i sui sostenitori sui fantomatici diritti violati. Infine, il tentativo di incastrare Thomas Knott è una vergogna tutta italiana.

Omicidio di don Giuseppe Rocco: analisi delle dichiarazioni di don Paolo Piccoli

Don Giuseppe Rocco, la vittima

Nel dicembre 2019, don Paolo Piccoli, ex parroco di Pizzoli e Rocca di Cambio, è stato condannato a 21 anni e 6 mesi di reclusione per l’omicidio di don Giuseppe Rocco. Don Rocco è stato ucciso il 25 aprile del 2014. Causa della morte: ipossia da strangolamento e soffocamento.

In Statement Analysis partiamo dal presupposto che chi parla sia “innocente de facto” e che parli per essere compreso. Pertanto, da un “innocente de facto” ci aspettiamo che neghi spontaneamente in modo credibile e che nel suo linguaggio non siano presenti indicatori caratteristici delle dichiarazioni di coloro che non dicono il vero. In pratica analizziamo le parole che non ci aspettiamo di udire o di leggere (The Expected Versus The Unexpected).

Da don Paolo Piccoli ci aspettiamo che neghi in modo credibile di aver ucciso don Pino Rocco e che possegga il cosiddetto “muro della verità”, un’impenetrabile barriera psicologica che permette ai soggetti che dicono il vero di limitarsi a rispondere con poche parole in quanto gli stessi non hanno necessità di convincere nessuno di niente. 

Una negazione credibile è composta da tre componenti:

  • il pronome personale “io”;
  •  l’avverbio di negazione “non” e il verbo al passato “ho”, “non ho”;
  • l’accusa “ucciso tizio”.

La frase “io non ho ucciso don Rocco”, seguita dalla frase “ho detto la verità” o “sto dicendo la verità” riferita a “io non ho ucciso don Rocco”, è una negazione credibile. Anche “io non ho ucciso don Rocco, ho detto la verità, sono innocente” è da considerarsi una negazione credibile. Una negazione è credibile quando è composta da queste tre componenti ed è spontanea, ovvero non è pronunciata ripetendo a pappagallo le parole dell’interlocutore.

Don Paolo Piccoli

Nel maggio 2018, una giornalista della trasmissione Quarto Grado ha intervistato don Paolo Piccoli:

Giornalista: Padre, lei si ricorda cosa è successo il 25 aprile del 2014?

Meglio sarebbe stato chiedere: “Padre, che cosa è successo il 25 aprile del 2014?” posto che un soggetto racconta solo ciò che ricorda. Comunque resta una buona domanda, peccato non tutta la risposta di don Piccoli sia stata mandata in onda. 

La giornalista avrebbe dovuto soprattutto focalizzare su che cosa stesse facendo don Piccoli nei momenti in cui don Rocco veniva ucciso non sul dopo la scoperta del cadavere. 

Don Paolo Piccoli: (…) e fui chiamato dal capo manutentore eee… che mi disse se potevo andare a dire una preghiera con don Rocco, io lì per lì non ho capito, dice: “No, guarda, a don Rocco che” – dice – “è morto”. Eh, son rimasto un po’ così, ho preso un caffè, un attimino per confortarmi, sono rientrato in stanza, ho messo… ho messo la veste velocemente, purtroppo senza… senza ah mettere la camicia e sono salito in camera dove ho proceduto al… intanto ad accertarmi, com’è… com’è obbligatorio fare, della temperatura del cadavere, essendo ancora tiepido, ho proceduto, secondo la consuetudine generale della chiesa, ad impartire il sacramento dell’estrema unzione sotto condizione e poi la benedizione apostolica.

Un racconto interminabile. Don Piccoli avrebbe potuto semplicemente rispondere: “Il 25 aprile del 2014 è morto don Rocco ed io gli ho impartito i sacramenti” e invece ha condito il suo racconto con una serie di informazioni non necessarie. 

Si noti la velata ironia in questo stralcio “e fui chiamato dal capo manutentore eee… che mi disse se potevo andare a dire una preghiera con don Rocco, io lì per lì non ho capito, dice: “No, guarda, a don Rocco che” – dice – “è morto”. E’ possibile che don Piccoli abbia finto di non capire per prendere tempo per elaborare una reazione di stupore credibile alla notizia della morte di don Rocco. Peraltro si noti che solo inizialmente don Piccoli parla di ciò che gli riferì il manutentore usando il verbo al passato “mi disse” mentre quando entra lo specifico usa il verbo al presente “dice: “No, guarda, a don Rocco che” – dice – “è morto”. Da un soggetto che parla di un evento passato ci aspettiamo l’uso del verbo al passato. Don Piccoli, per non mentire, usa il presente e spera che sia il suo interlocutore a concludere che lui sta parlando di un evento accaduto.

Si noti “ho preso un caffè, un attimino per confortarmi”. Perché don Piccoli dovrebbe avere bisogno di conforto? E’ un po’ come quando in una telefonata di soccorso il chiamante chiede aiuto per sé invece che per la vittima. 

Si noti “sono rientrato in stanza, ho messo… ho messo la veste velocemente, purtroppo senza… senza ah mettere la camicia”, dichiarazioni che, in seguito, gli serviranno a tentare di giustificare la presenza del suo sangue sul letto di don Rocco.

Si noti “sono salito in camera dove ho proceduto al… intanto ad accertarmi, com’è… com’è obbligatorio fare, della temperatura del cadavere, essendo ancora tiepido”. Don Piccoli sente la necessità di riferire che don Rocco era tiepido, a che scopo? Lo fa per descrivere un movimento che potrebbe giustificare la presenza del suo sangue sul letto di don Rocco o per posticipare l’ora della morte del sacerdote?

In un’intervista alla testata giornalistica “Il Piccolo”, don Piccoli ha dichiarato: “La veste talare, quando tiri su il braccio, ti arriva fino al gomito lasciandolo scoperto. Sotto non avevo la camicia. Il sangue può essere stato rilasciato quando mi sono inginocchiato e per tirarmi su mi sono appoggiato al letto. Oppure aspergendo l’acqua santa sul corpo e sui presenti, con il movimento del braccio. Comunque mi sono avvicinato a don Rocco anche per dargli l’estrema unzione sulla fronte e per farlo, come previsto, ho dovuto prima toccare la temperatura del corpo visto che si può dare l’unzione tra le due e le quattro ore dopo il decesso. In tutti quei momento potrei aver sporcato il letto”

Nella solita intervista, don Piccoli, alla domanda: “Come sta vivendo questo processo per omicidio, don Piccoli? Come si sente?”, ha risposto: “Sbalordito, c’è un accanimento contro di me. Sono prete da 25 anni… mi conosce tutta Italia, sono vicino a cardinali. Le pare che vado in giro di notte a strozzare preti per rubare catenine e bomboniere? Ma sono sereno”.

Don Piccoli tenta di convincere il giornalista che, essendo prete da 25 anni, famoso e con amicizie altolocate, non passa aver commesso l’omicidio. Si chiama manipolare, non negare in modo credibile.

“vado in giro di notte a strozzare preti per rubare catenine e bomboniere” è un’ammissione tra le righe. Visto il contesto “Ma sono sereno” suonano come parole di un sociopatico.

Giornalista: Quali erano i rapporti tra lei e Don Rocco?

Don Paolo Piccoli: Mah, pressoché inesistenti, forse io mmm… l’avrò visto 3 o 4 volte., 3 o 4. L’ho sempre accompagnato dalla… dalla perpetua.

Giornalista: Senta questa sembra all’inizio una morte naturale poi però questa perpetua dice che c’è qualcosa che non va perché manca questa catenina di Don Rocco, lei ricorda di averla mai vista o l’ha mai vista?

Don Paolo Piccoli: Io non posso dire niente della catenina perché né l’ho mai vista né vi ho posto attenzione (…)

Don Piccoli mostra di avere bisogno di convincere, avrebbe potuto semplicemente rispondere con un “No”.

Giornalista: L’accusa dice appunto che lei avrebbe potuto strappare questa catenina a Don Rocco.

Don Paolo Piccoli: Sì, ma per farci cosa?

Don Piccoli risponde con una domanda per non rispondere.

Giornalista: Lei viene accusato di un delitto gravissimo, cioè di aver ucciso Don Rocco, lei cosa risponde a questa accusa?

La domanda non è necessaria, se don Piccoli non avesse ucciso don Rocco, lo avrebbe già detto.

Don Paolo Piccoli: Mah, ehm… per quale motivo? Cioè mmm… io non avevo (incomprensibile)… poi non è nel mio carattere, non è certo accanirmi con i sacerdoti anziani.

Don Piccoli risponde con due pause e una domanda per prendere tempo e poi prova a convincere la giornalista di qualcosa che non riesce a negare in modo credibile.

“per quale motivo?” non è un argomento posto che i moventi degli omicidi sono personali e relativi. 

“non è nel mio carattere, non è certo accanirmi con i sacerdoti anziani” non è una negazione credibile.

C’è da chiedersi cosa intenda don Piccoli per “carattere” e se non è nel suo “carattere”, dov’è?

Si noti “accanirmi” non “uccidere”. Don Piccoli non vuole confrontarsi con l’accusa per lo stress che gli indurrebbe.

Giornalista: Lei era rientrato davvero solamente da un mese.

Don Paolo Piccoli: Esatto, da un mese esatto ero rientrato, dopo 8 mesi di malattia, quindi ero rientrato anche in maniera molto fragile (…)

Don Piccoli, invece di negare a chiare lettere di aver ucciso il povero Don Rocco, si descrive come “molto fragile” in modo che sia l’interlocutore a trarre le conclusioni. 

Giornalista: In questa storia che lo vede accusato c’è il suo DNA, cioè ci sono delle macchioline di sangue nel lenzuolo di Don Rocco.

Don Paolo Piccoli: (…) io ho molteplici patologie e… vi sono queste ehm… queste tracce ematiche che io sono convinto di aver lasciato con i… con i movimenti che le dicevo prima e quindi può darsi che qualcosa si sia staccato nella circostanza in questa azione di forza, in questo… in questo movimentooo… che si deve fare forzatamente con il braccio per… per far uscire dall’aspersorio l’acqua santa.

Purtroppo la risposta è stata tagliata. In ogni caso, ancora una volta don Piccoli non è stato capace di negare di aver ucciso don Rocco. Ha invece tentato di giustificare la presenza del suo sangue sul letto del vecchio sacerdote, ha indebolito la sua tirata oratoria con “io sono convinto” e “può darsi” e si è reso ridicolo con le parole “azione di forza” e “forzatamente”. Estrema unzione e benedizione sono pratiche simboliche che di certo non necessitano dell’uso della forza.

Giornalista: Secondo lei qualcuno voleva male a Don Rocco?

Don Paolo Piccoli: Ah, non ne ho la minima idea, so che era un benemerito anziano sacerdote.

Giornalista: Quindi secondo lei la sua morte a cosa è dovuta?

Don Paolo Piccoli: Non lo posso sapere io… sono convinto che siano state cause naturali.

Giornalista: Quindi lei si dichiara innocente?

Se non è don Piccoli a dirsi “innocente”, perché suggerirglielo? Non si ottengono risposte credibili quando si imbocca l’intervistato, anzi lo si aiuta a mentire.

Peraltro, dirsi “innocente” non equivale a negare l’azione omicidiaria. E, all’epoca di questa intervista don Piccoli era “innocente de iure”.

E’ chiaro che la domanda permetterebbe comunque a don Piccoli di negare in modo credibile.

Don Paolo Piccoli: Io mi dichiaro innocente, io mi dichiaro, però poi so bene anch’io che le cose di questo mondo sono assai complicate e quindi speriamo si possa vedere la luce.

La risposta che ci saremmo aspettati: “Io sono innocente, non ho ucciso io don Rocco, sto dicendo la verità”. 

E invece la risposta di don Piccoli sembra più una precisazione, don Piccoli fa riferimento non alla sua innocenza “de facto” ma a quella “de iure” e si mostra pessimista.

Giornalista: Cosa le fa più male?

Una domanda che permetterebbe a don Piccoli di negare in modo credibile.

Don Paolo Piccoli: Ma io direi la confusione. Vi è una frase dell’antico testamento che dice: “Non in commotione Domini” (leggi “Non in commotione Dominus”), il Signore non è nella confusione e qui vi è una terribile confusione, un continuooo… rinfacciare di tante cose eee… mettere insieme et cetera e quindi: se non c’è il Signore, nella confusione chi c’è? Il demonio.

La risposta che ci saremmo aspettati: “Essere accusato di omicidio, io non ho ucciso don Rocco, sto dicendo la verità”. 

Don Piccoli è un manipolatore. La “confusione” è lui a farla per tentare di convincere di non aver ucciso il vecchio sacerdote senza negarlo in modo credibile. 

Quando Don Piccoli dice “un continuooo… rinfacciare di tante cose” si riferisce a ciò che è emerso su di lui durante le indagini: alcolismo e cleptomania. 

Nel gennaio 2020, un giornalista della trasmissione Chi l’ha visto? ha intervistato don Piccoli:

Don Paolo Piccoli: (…) avevo una tuta da ginnastica e una maglietta con le maniche corte, misi alla svelta… la sottana, presi gli arnesi che servono, la… il rocchetto, la stola, la… la palmatoria con la candela, il vasetto con l’olio santo rituale e mi recai al piano di sopra (…) mi resi conto che era tiepido, procedetti immediatamente a dare la benedizione apostolica, dopodiché procedetti all’estrema unzione, quindi, dovendo fare anche dei gesti molto… molto estesi col braccio, dovetti più volte aspergere con l’asperges tascabile dopodiché io mi sono inginocchiato lungamente dovendomi barcamenare p… per la mia impossibilità, strisciando entrambe le mani per dire le preghiere con il rituale in mano entrambe le me… entrambi gli avambracci per sostenermi su buona parte del letto, quindi, di don Rocco.

Purtroppo la domanda del giornalista è stata tagliata e la risposta non è integrale.

In ogni caso, la risposta di don Piccoli è una lunga tirata oratoria, un racconto interminabile condito con informazioni inutili. 

Don Piccoli dice “dovendo fare anche dei gesti molto… molto estesi col braccio, dovetti più volte aspergere con l’asperges tascabile dopodiché io mi sono inginocchiato lungamente dovendomi barcamenare p… per la mia impossibilità, strisciando entrambe le mani per dire le preghiere con il rituale in mano entrambe le me… entrambi gli avambracci per sostenermi su buona parte del letto, quindi, di don Rocco” per tentare di giustificare il ritrovamento del suo sangue sul letto del vecchio sacerdote.

Giornalista: Non si era accorto di questa perdita di sangue?

Una domanda chiusa che permetterebbe a Don Piccoli di rispondere con un “Sì” o con un “No”.

Don Paolo Piccoli: Ma io sono certo di aver perso del sangue perché non avevo la cam… non avevo la camicia della veste, non avevo messo le creme e tutte le precauzioni che normalmente prendevo, quindi io certamente avrò avuto delle perdite di sangue.

Si noti che la risposta è evasiva. Don Piccoli mostra di avere bisogno di convincere.

Giornalista: Dove c’aveva in particolare, mi vuol far vedere un secondo?

Don Paolo Piccoli: Eh posso far vedere certa…

Giornalista: Sì, il punto dove lei poteva sanguinare.

Don Paolo Piccoli: Gli avambracci, entrambi li avam…

Giornalista: Ma da sopra?

Don Paolo Piccoli: No, da sopra e da sotto, quando lei si gratta, si gratta a 360 gradi.

Si noti che il Piccoli, per non mentire, non parla per se stesso, non dice “io mi grattavo a 360 gradi” ma “quando lei si gratta, si gratta a 360 gradi” nella speranza che sia il giornalista a trarre le conclusioni.

Giornalista: Cioè…

Don Paolo Piccoli: Abbiamo una situazio… (interrotto)

Il giornalista, seppure interrotto, avrebbe dovuto lasciar parlare don Piccoli invece di interromperlo a sua volta. Non è interessante ciò che ha lui da dire, il suo goal dovrebbe essere far parlare don Piccoli. 

Giornalista: Ci sono testimoni che sostengono che lei era distante dal letto e quindi non l’avrebbe toccato.

Don Paolo Piccoli: Ma io continuavo ad andare avanti e indietro da questa benedetta scrivania, quindi sono stato anche… and… anche distante dal letto in certi momenti, dopo un secondo ero vicino al letto, dopo un altro secondo ero di nuovo… di nuovo verso la scrivania.

Si noti che Don Piccoli non dice di essere stato appoggiato al letto ma solo “vicino al letto”.

Don Paolo Piccoli: Mi sono posizionato, il letto più o meno era questo. Mettiamo, ho lasciato il libro così e fatto questa faticosissima manovra per me che ho l’artropodi (leggi artroprotesi) dell’anca e, era un po’ più alto questo letto, e in questa maniera, è quello (interrotto)

Si noti “Mettiamo”. “Mettiamo” indebolisce “ho lasciato il libro così”.

Il giornalista interrompe il don.

Giornalista: In questo punto del letto?

Don Paolo Piccoli: In questo punto più o meno sì eee… oscillando (interrotto)

Il giornalista interrompe il don.

Giornalista: Il corpo il corpo di don…

Don Paolo Piccoli: E qua (interrotto)

Il giornalista interrompe il don.

Giornalista:… di don Pino Rocco era qui.

Il giornalista ha inspiegabilmente continuato ad interrompere don Piccoli per dire che don Pino Rocco era posizionato nel letto con la testa sul cuscino.

Don Paolo Piccoli:… e qua (incomprensibile) addirittura… appoggiandosi il libro sul corpo… appoggiandosi il libro sul corpo, quindi qui c’è il corpo, magari io mi sono… in attesa e ecco la fotografia che ha il vicario quando entra, la porta era lì, che… mi vede… mi vede inginocchiato con la… il rocchetto e la stola nera e con le mani sul letto perché tenendo questo libro.

“magari io mi sono…” non solo indebolisce ciò che sta dicendo ma è un’auto censura.

Ancora una volta don Piccoli usa termini e frasi quali “oscillando”, “appoggiandosi il libro sul corpo… appoggiandosi il libro sul corpo” e con le mani sul letto per tentare di giustificare il ritrovamento del suo sangue sul letto del vecchio sacerdote.

Giornalista: E come spiega però che c’era anche un… del… insomma dell’imbrattamento di sangue lì?

Don Paolo Piccoli: Quello è stato precedentemente. Allora, intanto io mi sono dovuto tirare su con… la fatica che può fare una persona con l’artroprotesi di anca, quindi anche strisciando, ripeto: il letto era più alto. Questo è stato fatto all’inizio quando io mi sono dovuto appoggiare per arrivare e quindi chiaramente in qualche maniera arrivare a dare l’unzione.

Si notino le forme passive “Quello è stato precedentemente”, e “Questo è stato fatto all’inizio”. Le forme passive vengono usate per nascondere identità e responsabilità.

Ancora una volta don Piccoli usa termini e frasi quali “mi sono dovuto tirare su con… la fatica”, “strisciando” e “mi sono dovuto appoggiare” per tentare di giustificare il ritrovamento del suo sangue sul letto del vecchio sacerdote.

Antonio Logli durante un’intervista, attraverso la descrizione di un’escalation di azioni sempre più incisive capaci di sgualcire il letto all’inverosimile, provò a convincere i giornalisti che sarebbe stato impossibile capire se la Ragusa avesse dormito nel letto. In primis, Antonio Logli disse che madre e figlia vi si mettevano sopra per la “preghierina”, poi che lui vi si era “portato”, poi che lui lo aveva “schiacciato”, poi che lui si era “allungato” per spegnere la sveglia, poi che la bimba lo apriva, poi che lui si era “buttato” dalla parte di Roberta, poi che lui si era “rotolato”, “andato lì” e infine che era “uscito” dalla parte dove era solita dormire la moglie e lo aveva “compresso”. Un racconto che ricorda da vicino proprio il racconto di Don Paolo Rocco relativo al modo in cui lui impartisce i sacramenti.

Giornalista: Gliela devo fare questa domanda lei ha ucciso Don Pino Rocco?

La risposta a questa domanda si inferisce analizzando le dichiarazioni di don Piccoli: per non mentire, don Piccoli non ha mai negato in modo credibile di aver ucciso il povero don Rocco. 

Don Paolo Piccoli: No, non è nella mia natura di poter… fare del male ma poi massimamente in quella maniera lì così vigliacca. Se avessi fatto una cosa l’avrei fatta certamente in maniera teatrale non… non così segreta oooo compl… e soprattutto complicata.

Con la sua domanda, il giornalista avrebbe potuto indurre don Piccoli a mentire perché il prete avrebbe potuto ripetere a pappagallo le parole del suo interlocutore. In ogni caso, se anche don Piccoli avesse detto “No, non ho ucciso don Pino Rocco” la sua non sarebbe una negazione credibile proprio perché non sarebbe stata spontanea.

Don Piccoli ha però negato con un “No” e ha poi indebolito la sua negazione con l’aggiunta di una serie di affermazioni che ci rivelano un suo bisogno di convincere. 

C’è da chiedersi cosa intenda don Piccoli per “natura” e, se non è nella sua “natura”, dov’è?

Si noti “fare del male” non “uccidere”. Don Piccoli non vuole confrontarsi con l’accusa per lo stress che gli indurrebbe.

Dicendo “ma poi massimamente in quella maniera lì così vigliacca. Se avessi fatto una cosa l’avrei fatta certamente in maniera teatrale non… non così segreta oooo compl… e soprattutto complicata” contraddice ciò che ha appena detto e tenta di ridicolizzare le accuse. 

Don Paolo Piccoli: Ma lei mi deve spiegare per quale motivo se noi consideriamo il collegio, il seminario, il sacerdozio, il canonicato e quant’altro io avrei dovuto mettere a repentaglio 43 anni di vita religiosa… di vita re… e di sacrifici relativi per degli oggetti di mmm valore forse complessivo di 30 euro.

No, non è il giornalista a averlo spiegare ma don Piccoli.

Don Piccoli è stato accusato di aver sottratto dalla scena del crimine un cuscino, cuscino che secondo l’accusa avrebbe usato per uccidere don Rocco.

Don Paolo Piccoli: La stanza era completamente monitorato quindi non vedo come io avrei potuto fare tutte queste processioni avanti e indietro.

Non solo don Piccoli è incapace di negare di aver sottratto il cuscino ma dichiara il falso quando dice che la stanza era monitorata, sappiamo infatti che, dopo l’omicidio, per tre giorni, la stanza di don Rocco è rimasta aperta e non era affatto monitorata. Don Piccoli non solo ha dissimulato durante le interviste ma, in questo caso, ha mostrato di essere anche capace di falsificare.

CONCLUSIONI

Don Piccoli ha ucciso il povero don Rocco.

Nelle due interviste, per non mentire, don Paolo Piccoli ha tentato di convincere i suoi interlocutori di non aver ucciso don Pino Rocco senza negarlo in modo credibile. 

Don Piccoli non possiede il cosiddetto “muro della verità”. Ha tratti antisociali di personalità: è un manipolatore, è privo di senso di colpa e di vergogna ed è incapace di prendersi le proprie responsabilità.

Don Piccoli è un bugiardo abituale con un’alta opinione di sé e delle proprie capacità manipolatorie che ha testato, godendo di buoni risultati, fino al giorno della sua iscrizione nel registro degli indagati per l’omicidio di don Rocco.

Lettera inviata a don Piccoli dalla direttrice del convento il 24 aprile 2019

P.S. Questa analisi è stata pubblicata su APPIAPOLIS.IT il 1 febbraio 2020.

MORTE DI MATTIA MINGARELLI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: INCIDENTE, UN CASO CHIARO SIN DALL’INIZIO

Mattia Mingarelli

La criminologa Ursula Franco è nota soprattutto per le sue competenze in tema di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi. La Franco è consulente della difesa di Paolo Foresta, marito di Annamaria Sorrentino, avvocato Giovanni Pellacchia; è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste; è stata poi consulente degli avvocati Esposito e Martelli, difensori di Stefano Binda. Binda, dopo essere stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, il 24 luglio scorso è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco è consulente dell’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, difensore di Daniel Petru Ciocan che da più di 3 anni è indagato per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu, nonostante il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione abbiano dato ragione alla difesa su tutta la linea ed abbiano soprattutto invitato gli inquirenti ad indagare sui genitori di Maria in merito agli abusi. 

Le Cronache Lucane, 23 gennaio 2020

La Franco ha da sempre sostenuto che Mario Biondo, Sissy Trovato Mazza e Davide Rossi si sono suicidati e che Mattia Mingarelli è morto in seguito ad un incidente, e le procure le hanno dato ragione. 

All’indomani del ritrovamento del corpo di Mattia Mingarelli, in un’intervista a Roma/Cronache Lucane, la criminologa Franco aveva escluso che la morte del ragazzo potesse ritenersi sospetta.

“Non c’è niente di “misterioso” nella scomparsa di Mattia Mingarelli né di “strano” nella testimonianza del gestore del rifugio “Ai Barchi” dove il ragazzo si recò prima di morire. La presenza del vomito vicino al tavolo del rifugio e il fatto che Mattia abbia perduto il telefono proprio lì, sono la riprova che si sentì male dopo essere uscito dal rifugio. Il racconto del Del Zoppo è credibile e privo di smagliature, peraltro, se il Del Zoppo fosse implicato nella morte di Mattia non solo non avrebbe conservato il suo telefono ma non avrebbe raccontato che il Mingarelli si era recato per due volte al suo rifugio o avrebbe fatto di tutto per accreditare l’ipotesi del malore. Mattia Mingarelli si è sentito male dopo l’ultima bevuta al rifugio “Ai Barchi”, ha urtato il volto contro un ramo, è scivolato, ha battuto la testa, si è prodotto una frattura occipitale ed è morto per assideramento. Non ci sono né lesioni da difesa né segni di una colluttazione sul cadavere del Mingarelli o sul Del Zoppo. Il cadavere di Mattia si trovava a pochi metri dal rifugio e non era occultato, tutti dati a sostegno della morte accidentale. Non accredita di certo l’ipotesi omicidiaria il fatto che i soccorritori ed i cani non abbiano trovato il corpo del Mingarelli. I soccorritori non videro il suo corpo in quanto venne occultato dalla neve caduta quella notte, mentre le ricerche con i cani da traccia non sono infallibili come vuole la leggenda. L’ipotesi che il cadavere sia stato spostato è improponibile, nessuno sposterebbe infatti un corpo dopo aver dato l’allarme e con le ricerche in corso, tantomeno per non occultarlo”.

– C’è chi ha recentemente affermato pubblicamente che il corpo possa essere stato spostato.

Evidentemente chi ha detto questa sciocchezza non ha mai sentito parlare di macchie ipostatiche. Lo studio delle macchie ipostatiche ha permesso al medico legale di escludere che il cadavere sia stato spostato. Le risultanze dell’esame medico legale non sono un optional anche se da parecchio tempo mi sembra vada di moda ignorarle. Peraltro, lo ripeto, è anche la logica ad escluderlo, nessuno sposterebbe un corpo dopo aver dato l’allarme e con le ricerche in corso, tantomeno per non occultarlo.

– Lei ritiene che ci sia qualcosa di “strano” in questo caso?

Non c’è proprio nulla di strano nella morte del Mingarelli, tutti i dati in nostro possesso permettono di concludere senza ombra di dubbio per una morte accidentale. Non c’è nulla di strano neanche nel fatto che il corpo sia stato ritrovato per caso, rientra nella norma che le ricerche dei cadaveri falliscano.

– Dottoressa, cosa è successo?

Mattia aveva bevuto alcolici almeno in tre occasioni quel pomeriggio, si è sentito male appena uscito dal rifugio “Ai Barchi”, forse una congestione, ha infatti vomitato e in quell’occasione ha perduto il telefono, e poi, dopo aver camminato per poche centinaia di metri, con tutta probabilità, ha urtato il volto contro un ramo provocandosi una ferita sopra l’occhio, è scivolato, ha battuto la testa producendosi una frattura occipitale ed è morto per assideramento. Non sono state identificate dal medico legale infatti né lesioni da difesa né segni di una colluttazione che possano far ipotizzare che sia stato vittima di un’aggressione. 

– Il racconto di Giorgio Del Zoppo è stato definito “confuso” e “strano”, lei cosa ne pensa?

Per esprimersi nel campo dell’analisi del linguaggio servono competenze che si maturano in molti anni di studio. Non c’è niente di “confuso” né di “strano” nelle parole del Del Zoppo, il suo racconto è sempre stato lo stesso ed è un racconto credibile e circostanziato. Se Del Zoppo avesse ucciso Mattia non avrebbe raccontato di essersi intrattenuto con lui per due volte quel pomeriggio né avrebbe conservato il suo telefono né avrebbe escluso un possibile malore, anzi avrebbe fatto di tutto per accreditarlo.

– E la storia del cane Dante?

Qualche tempo dopo la caduta di Mattia evidentemente il cane ha preferito andare a giocare con il cane del Del Zoppo. Dante è un cane da compagnia, non capisco perché gli si vogliano attribuire dei “super poteri” che, nonostante siano addestrati, neanche i cani da ricerca hanno.