Ossa nella nunziatura : parla la criminologa Ursula Franco (intervista)

La Dottoressa Ursula Franco è medico e criminologo, si occupa soprattutto di incidenti o morti accidentali scambiate per omicidi e di errori giudiziari. E’ stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti. Recentemente ha fornito una consulenza all’avvocatessa Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Ursula Franco è anche consulente degli avvocati della difesa di Daniel e Cristina Ciocan. Proprio in questi giorni, la procura di Benevento ha chiesto l’archiviazione per i due Ciocan dando così ragione alla loro difesa. Dall’agosto 2013, cura un blog di criminologia, Malke Crime Notes.

YOU-NG.IT, 12 novembre 2018

Il primo novembre, durante alcuni lavori di ristrutturazione, sotto il massetto del seminterrato della foresteria di Villa Giorgina, sede dal 1959 della Nunziatura Apostolica di Roma, un operaio ha trovato alcuni frammenti di ossa umane. Se gli esperti che stanno cercando di ottenere più informazioni possibili da questi resti, che secondo indiscrezioni sembrerebbero appartenere almeno a due persone, riusciranno ad isolare uno o due profili genetici, questi profili verrano comparati con i profili genetici di molti scomparsi, naturalmente anche con quelli di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori.

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Dottoressa Franco a chi appartengono le ossa trovate nella portineria della Nunziatura Apostolica?

Sappiamo che Villa Giorgina fu costruita nel 1920; la villa, il giardino e la foresteria, dove sono state trovate le ossa, si sviluppano in un’area che al tempo di Roma antica era utilizzata per le sepolture, infatti, dopo porta Salaria, tra Corso d’Italia e via Po, si trova una delle più ampie necropoli di Roma, il Sepolcreto Salario. Villa Giorgina è stata donata dall’industriale torinese Isaia Levi a Papa Pio XII nel 1949, dal 1959 è sede della Nunziatura Apostolica. Le ossa ritrovate nella cantina potrebbero pertanto essere ossa antiche ma anche della vittima di un omicidio. La vittima potrebbe essere un soggetto che abitava nella foresteria o che vi è stato condotto, in questo secondo caso ritengo più probabile che l’omicidio sia antecedente al 1959, perché da quell’anno la villa è presidiata dai carabinieri. In un primo momento si era detto che la moglie del primo custode, che viveva in quello stabile, fosse scomparsa nel 1965 ed è chiaro che l’ipotesi più probabile mi era parsa quella che quei resti le appartenessero, non è infrequente infatti che vengano ritrovati resti scheletrici nella casa dove uno scomparso ha vissuto. Recentemente però la notizia della scomparsa della moglie del custode è stata smentita. Ci aiuterebbe datare con precisione il massetto di cemento che ricopriva quei resti, non perché la deposizione di quel massetto debba coincidere necessariamente con l’occultamento di un cadavere ma semplicemente per escludere che sia stato messo lì in seguito. Se è vero ciò che ha riferito agli inquirenti Anna Mascia, la custode che abitò nella foresteria dal 2003 al 2013, dopo lo storico custode Pino, ovvero che nel 2003 né il pavimento né il massetto furono smantellati ma fu semplicemente ricoperto il vecchio pavimento con uno nuovo, il corpo è stato deposto lì prima del 2003. 

Che possibilità ci sono che le ossa appartengano o a Emanuela Orlandi o a Mirella Gregori?

A mio avviso infinitesimali. 

Secondo lei in Vaticano c’è un dossier segreto sulla Orlandi?

Lo escludo. Emanuela è stata probabilmente rapita e uccisa da un predatore sessuale violento che non solo la incontrò fuori dalle mura vaticane ma che nulla aveva a che fare con la Santa Sede. La Orlandi non era un personaggio di rilievo in Vaticano ed è solo un caso che abitasse dentro le mura. Emanuela è stata rapita e con tutta probabilità uccisa nella città di Roma, pertanto il suo caso nulla ha a che fare con la Santa Sede e non è l’omertà degli ambienti vaticani ad aver impedito la soluzione del caso Orlandi ma il ginepraio di dietrologie in cui si sono cacciati gli inquirenti. Per quanto riguarda invece Mirella Gregori è probabile che la ragazza sia stata uccisa da un conoscente, il ragazzo che le citofonò a casa e con il quale si incontrò il giorno della scomparsa.

Dottoressa Franco, quale professionista si occupa dell’analisi di resti ossei?

Diciamo così: si dovrebbe occupare dell’analisi di resti ossei un antropologo forense di formazione medico-scientifica non archeologica, meglio se anche odontologo forense. Purtroppo però in Italia l’analisi e l’identificazione di resti ossei viene spesso affidata a medici legali privi di competenze nel campo dell’antropologia forense e in quello dell’odontologia forense.

Dottoressa, mi sembra di capire che l’identificazione di resti ossei non sia una passeggiata?

Le riferisco in merito il contenuto di una generica conversazione intercorsa qualche anno fa tra me e la Dott.ssa Chantal Milani con la quale ho avuto il piacere di collaborare. La Milani è sia antropologo forense che odontologo forense. La prima cosa che mi disse fu proprio che il processo di identificazione parte dal recupero corretto e completo dei resti. Ogni errore commesso durante questa prima fase rischia di far perdere preziose informazioni. Nei resti ossei vecchi (ad esempio 20-30 anni), anche se non antichi, il DNA non è di facile estrazione e l’estrazione dello stesso deve avvenire come ultimo passaggio dopo tutta una serie di altri accertamenti per i quali l’integrità dello scheletro, o di quello che ne rimane, è fondamentale. Questo perché nel momento in cui viene estratto il DNA da un frammento osseo o da un dente, il reperto viene distrutto e non è pertanto più analizzabile da parte di un antropologo forense o da un odontologo forense. Sia l’analisi antropologica che quella dentale forniscono molte informazioni, quali sesso, età, statura, presenza di particolarità uniche e già di per sé identificative come possono esserlo caratteristiche dentali, fratture, esiti di interventi chirurgici etc, etc. Infine, altre informazioni utili a datare i resti possono venire dal contesto, proprio per questo motivo un sopralluogo e un recupero corretto dei resti è di primaria importanza.

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La difesa dei fratelli Ciocan a Media TV

La puntata di “Italiani” condotta dal giornalista Maurizio Flaminio sul caso Ungureanu, andata in onda su Media TV sabato 10 novembre, in studio gli avvocati della difesa dei Ciocan, Salvatore Nicola Verrillo e Giuseppe Maturo, un mio intervento telefonico dal minuto 23 al 31 circa.

Caso Ungureanu: Daniel e Cristina Ciocan vittime di uno sporco processo mediatico di cui non è responsabile la procura di Benevento (intervista)

Nel caso della morte di Maria Ungureanu la procura di Benevento ha chiesto lo stralcio dell’inchiesta a carico di Daniel Petru e Cristina Ciocan, indagati dal giugno 2016. Daniel Petru Ciocan è difeso dall’avvocato Giuseppe Maturo, Cristina Ciocan dall’avvocato Salvatore Nicola Verrillo. In questa battaglia giudiziaria i due avvocati sono stati coadiuvati dalla criminologa Ursula Franco che da sempre ha sostenuto che Maria è morta di morte accidentale e non in seguito ad omicidio. La criminologa, nel marzo 2017, ha inoltre rivelato che dallo studio degli atti si poteva concludere con certezza che ad abusare di Maria era suo padre Marius. Ricordo che Marius ed Elena Ungureanu sono difesi dall’avvocato Fabrizio Gallo che si è avvalso delle consulenze della nota biologa Marina Baldi e della nota psicologa Roberta Bruzzone.

Le Cronache Lucane, 12 novembre 2018

La piscina dove è annegata Maria Ungureanu

Dottoressa Franco, lei e gli avvocati della difesa dei Ciocan, Verrillo e Maturo vi aspettavate questa richiesta della procura?

Ci speravamo.

A chi va il merito di questa archiviazione?

Soprattutto al GIP Flavio Cusani ma anche all’onestà intellettuale della procura di Benevento sebbene si sia manifestata tardivamente. Purtroppo infatti, in questi quasi due anni e mezzo, la posizione di indagati e lo sporco processo mediatico, che, voglio precisare, non è stato foraggiato dalla procura, hanno segnato per sempre le vite dei due giovani Ciocan.

Che cosa si aspetta a breve?

Mi aspetto che la procura emetta una richiesta di misura cautelare per Marius Ungureanu in merito agli abusi sessuali e che convochino l’amica con cui Maria si trovava quella sera e che la bambina cercò prima di morire.

Cosa non ha funzionato in questo caso giudiziario?

Ad un mese dalla morte di Maria, c’è stato un corto circuito nelle indagini, il corto circuito ha coinciso con il momento in cui i RIS hanno isolato lo sperma del padre di Maria sulla sua maglietta e sulla coperta del suo lettino. Questo dato estremamente sensibile in un’indagine per violenza sessuale avrebbe dovuto illuminare il pubblico ministero, fermo restando che è a tutti noto che la maggior parte degli abusi sessuali sui minori si consumano in famiglia. Peraltro gli inquirenti potevano contare su intercettazioni incriminanti tra i coniugi Ungureanu, intercettazioni di supporto all’ipotesi che ad abusare Maria fosse stato proprio il padre Marius.

Il fatto che gli inquirenti non abbiano cambiato rotta non appena i RIS hanno trovato lo sperma di Marius Ungureanu sulla maglietta della bambina e sulla sua coperta è la prova che gli stessi cercavano conferme alla loro ricostruzione, conferme peraltro mai ottenute, e che hanno ignorato ciò che invece indicava loro la via giusta da seguire. Questo modo di lavorare è la prima causa di errore giudiziario ed in termini tecnici si chiama “tunnel vision”. In sintesi, la “tunnel vision” è un pregiudizio cognitivo che a volte colpisce gli inquirenti nelle prime fasi delle indagini ed è rappresentabile come una visione centrale ristretta. La mancanza di una visione periferica induce a ritenere che i fatti esaminati abbiano un’unica spiegazione e nonostante nulla conforti l’ipotesi di partenza, chi ne è affetto continua ad indagare a senso unico, sottovalutando, disgregando, ignorando o sopprimendo i dati che non sono di supporto alla propria visione dei fatti e sopravvalutando invece eventuali informazioni di sostegno alla propria ipotesi anche se irrilevanti o inaffidabili. 

Morte Maria Ungureanu news: chiesta archiviazione inchiesta a carico di Daniel Ciocan e sorella

Morte Maria Ungureanu news: chiesta L’archiviazione dell’inchiesta a carico di Daniel Ciocan e della sorella Cristina. I fratelli rumeni sono indagati per il presunto omicidio della bimba di 9 anni trovata senza vita, nuda, nell’acqua della piscina di un resort a San Salvatore Telesino (Benevento) il 19 giugno 2016. Per il presunto reato sono indagati da allora, a piede libero, i connazionali rumeni e amici di famiglia, Daniel e Maria Cristina Ciocan, vicini di casa degli Ungureanu. La richiesta di arresto per i due fratelli è stata respinta per tre volte per insufficienza di prove; gli indagati si sono sempre dichiarati completamente estranei a fatti.

Leggi qui —> Morte Maria Ungureanu news abusi sulla piccola: inquietanti sospetti sul padre, intercettazioni da brivido

caso maria ungureanu ultime notizie

Ieri la notizia che potrebbe portare ad una prima svolta, ovvero lo stralcio del fascicolo a carico dei due indagati e l’approfondimento di altre piste investigative tra cui quella indicata dalla difesa dei Ciocan, che porta dritto al padre di Maria, Marius Ungureanu. Secondo il pool difensivo di Daniel Ciocan e Cristina, infatti, la morte della piccola sarebbe da ricondurre a cause accidentali, gli abusi sessuali subiti e reiterati nel tempo, accertati in sede autoptica, sarebbero da ricondurre all’uomo.

“Nonostante il lurido processo mediatico che ha accompagnato questo caso giudiziario, la Procura di Benevento ci ha dato ragione e ha chiesto l’archiviazione per i fratelli Ciocan. Maria non è stata uccisa ma è morta giocando. Attendiamo “iniziative” della Procura in merito alle violenze sessuali che la bambina subiva in famiglia. Siamo sollevati, finalmente Daniel e Cristina torneranno a condurre una vita normale”, queste le parole della criminologa Ursula Franco, del pool difensivo dei Ciocan.

Per la difesa dei Ciocan Maria veniva abusata dal padre: clicca qui per leggere l’intervista esclusiva di UrbanPost alla criminologa Ursula Franco

Cazul Maria Ungureanu, Procuratura italiană a solicitat clasarea acuzațiilor aduse fraților Ciocan

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La mai bine de doi ani de când Maria Ungureanu, în vârstă de nouă ani, a fost găsită fără suflare într-o piscină din localitatea San Salvatore Telesino, Procuratura italiană a decis astăzi să claseze acuzațiile aduse fraților Daniel și Cristina Ciocan.

Cei doi au fost audiați și considerați, pentru o perioadă de timp, principalii suspecți în acest caz. Pe parcurs însă, rezolvarea misterului nu s-a produs, așa cum era de așteptat dar, rând pe rând, mai multe instanțe au hotârât ce cei doi frați nu sunt vinovați.

Unul dintre apărătorii lui Daniel si Cristina Ciocan, criminalistul Ursula Franco, a declarat: ” Este o victorie pentru noi. Îmi pare rău de destinului micuței Maria, dar am susținut întotdeauna nevinovăția clienților noștri, frații Ciocan. Fapt demonstrat iată, de această decizie”.

Reprezentanții legali ai celor două părți vor primi oficial decizia Procuraturii. Dacă avocatul familiei Ungureanu nu va mai ataca această hotârâre, cei doi frați vor fi absolviți, în mod oficial, de orice acuzație.

Traduzione:

Sono passati più di due anni dalla morte di Maria Ungureanu, una bambina di nove anni che è annegata in una piscina di San Salvatore Telesino, Benevento. La Procura di Benevento ha richiesto l’archiviazione per i fratelli Daniel e Cristina Ciocan. I due ragazzi sono stati indagati per due anni in quanto ritenuti gli autori delle violenze che la bambina subiva e del suo omicidio. Tuttavia, nonostante il tempo passato, il mistero non è stato ancora risolto. Il GIP, il tribunale del Riesame e la Suprema Corte di Cassazione hanno escluso che i due fratelli siano i responsabili della morte della bambina e della violenza sessuale.

La criminologa Ursula Franco, consulente della difesai di Daniel e Cristina Ciocan, ha dichiarato: “È una vittoria per noi. Mi dispiace per ciò che è successo a Maria. Sono sempre stata convinta dell’innocenza dei nostri clienti, i fratelli Ciocan. La decisione della Procura ci ha dato ragione”. 

Questa mattina la richiesta di archiviazione è stata notificata dalla Procura ai difensori dei fratelli Ciocan e all’avvocato della famiglia Ungureanu. Se l’avvocato degli Ungureanu non farà opposizione, i due fratelli saranno formalmente assolti da ogni accusa.

Analisi delle dichiarazioni di Filippo Magnini

Filippo Magnini

La prima sezione del Tribunale Nazionale Antidoping ha riconosciuto l’ex nuotatore azzurro, Filippo Magnini, colpevole di aver violato l’articolo 2.2 del codice WADA (Uso o tentato uso di una sostanza vietata o di un metodo proibito da parte di un Atleta) e lo ha squalificato per 4 anni. Il procuratore Pierfilippo Laviani aveva chiesto una squalifica di 8 anni.

Il 6 novembre 2018, dopo la sentenza, Magnini ha dichiarato: “È una sentenza che era già scritta e per questo sono incazzato nero. Il procuratore Laviani mi ha detto al processo, sbattendo i pugni sul tavolo: “Basta, ormai questa è una questione personale”. Parliamo di un accanimento, di una forzatura. Non ci sono prove, anzi le prove dimostrano il contrario. Faremo sicuramente ricorso. Pensare che un procuratore, al quale è stato dato pieno potere, possa agire con queste parole senza alcuna ripercussione, fossi il Coni mi arrabbierei parecchio. Nella giustizia ordinaria non ci potrebbe essere. Questa è una cosa molto grave. Ci sono state molte irregolarità, abbiamo le prove ma le diremo nelle sedi giuste. Ma sono molto deluso da questa giustizia sportiva che non chiamo nemmeno più così. Perché è successo? Ho pensato di tutto, che il mio movimento “I’m doping free” possa aver dato fastidio a qualcuno o che io potessi essere una pedina per colpire qualcuno più importante. Di certo qua non parliamo di un pregiudizio nei miei confronti, ma di una persecuzione. Faccio mia, perché mi ci rivedo molto, una frase molto importante e bella di Cristiano Ronaldo riguardo le accuse di stupro che gli sono state rivolte. Lui ha detto “Sono un esempio nello sport” e lo sono anche io. Ho una bellissima famiglia e una ragazza che mi segue in tutto e che amo. Non mi faccio toccare minimamente dalle cose ridicole che dice certa gente, di cui non ho alcuna stima”.

Dopo la sentenza ci saremmo aspettati che Filippo Magnini negasse in modo credibile di aver violato l’articolo 2.2 del codice WADA. La frase “io non mi sono dopato”, seguita dalla frase “ho detto la verità”, avrebbe rappresentato una negazione credibile. E invece Magnini ha scelto la via del sermone. 

In tre occasioni, Magnini si è dipinto come un bravo ragazzo:

  1. lo ha fatto quando ha ricordato il suo movimento “I’m doping free”; 
  2. quando ha riferito di essere“un esempio nello sport”;
  3. e quando ha detto “Ho una bellissima famiglia e una ragazza che mi segue in tutto e che amo” come Cristiano Ronaldo.

Si tratta del “good guy/bad guy” factor in Statement Analysis, solo un “bad guy” sente la necessità di rappresentarsi come un “good guy”.

Magnini ha scelto di tentare di convincere della sua estraneità ai fatti per i quali è stato squalificato attraverso un sermone di 238 parole mentre avrebbe potuto negare in modo credibile utilizzandone solo 9. 

Filippo Magnini ha scelto la via del sermone perché non può avvalersi del cosiddetto “muro della verità” che è una potente ed impenetrabile barriera psicologica che posseggono coloro che dicono il vero e che gli permette di ribattere alle accuse con poche parole perché non hanno bisogno di convincere nessuno.

Vediamo cosa aveva dichiarato Magnini nel giugno 2018, dopo la richiesta di squalifica di otto anni da parte della Procura Nazionale Antidoping:

Magnini: “Dopo tutta la collaborazione prestata nelle indagini in questi otto mesi di strazio per me, leggo il mio nome ancora sbattuto in prima pagina accostato alla parola doping nonostante, ripeto, la Procura della Repubblica di Pesaro abbia già chiuso il caso dichiarandomi totalmente estraneo ai fatti. Dopo otto mesi di silenzio, oggi, la mia anima ribolle perché questa indagine è vergognosa e perché la conclusione, che la Procura antidoping ha fatto propria su fatti che ho circostanziatamente smentito e ri-smentito, è l’essenza dell’ingiustizia più evidente. Al momento opportuno e nelle sedi preposte, tramite i miei legali, porterò alla luce le gravi manomissioni e il tentativo di muovere a mio carico accuse prive di fondamento che hanno caratterizzato questa indagine-farsa a mio danno. Ora posso tornare sereno nel mio silenzio “giudiziario” per rispettare, ancora una volta la funzione del Tribunale che giudicherà simili richieste di squalifica. Ma soprattutto posso continuare orgogliosamente e coraggiosamente, anche a dispetto di chi vorrebbe farmi tacere, ad alzare la mia voce e il mio ventennale esempio agonistico contro il doping. Il 2 ottobre scorso (8 mesi fa!), la prima convocazione della Procura antidoping. Mai prima d’ora, in 20 anni di carriera sportiva ai massimi livelli, era mai comparso il binomio Magnini-doping se non per le mille battaglie proprio contro il doping alle quali ho prestato la mia immagine e la mia anima. Nella prima audizione il 30 ottobre ho dato puntuale e totale riscontro ai Procuratori Antidoping sui fatti rilevati dalla giustizia ordinaria penale per la quale non sono mai stato indagato e che comunque ha PROSCIOLTO la mia posizione non avendo mai indicato il mio nome nelle sue richieste di giudizio. Poi una seconda audizione (sei mesi dopo la prima) nella quale la Procura antidoping mi ha interrogato sugli stessi identici fatti di 6 mesi prima. Anche in questo caso ho risposto e ribattuto punto per punto ogni pretesa contestazione. Otto mesi da mostro in prima pagina, che ho affrontato nella consegna del più serrato silenzio per il rispetto innato che ho dell’attività e della funzione degli inquirenti sportivi. Oggi la richiesta della Procura antidoping di O-T-T-O anni di squalifica. Ora parlo io!”.

Anche dopo la richiesta di squalifica, Filippo Magnini, invece di negare in modo credibile, ha scelto la via del sermone. Ha scelto di proferire 351 parole per tentare di convincere di essere estraneo ai fatti mentre avrebbe potuto semplicemente dire “io non mi sono dopato” e poi aggiungere “ho detto la verità”.

Anche in questo caso Magnini ha provato a dipingersi come un “good guy” attraverso le seguenti parole “Mai prima d’ora, in 20 anni di carriera sportiva ai massimi livelli, era mai comparso il binomio Magnini-doping se non per le mille battaglie proprio contro il doping alle quali ho prestato la mia immagine e la mia anima”.

Il 15 giugno 2018 Magnini attraverso questo comunicato ha fatto sapere che non avrebbe partecipato ad un reality show: “A seguito di note vicende personali che mi vedono coinvolto, con grande dispiacere, ho deciso di rinunciare a partecipare alla settima edizione di ‘Pechino Express’. In questo momento devo concentrare tutte le mie energie per difendermi da accuse mosse dalla Procura Antidoping per le quali sono già stato assolto dalla giustizia ordinaria. Mi auguro che questa situazione possa risolversi rapidamente dimostrando per l’ENNESIMA volta la mia totale innocenza. Ebbene si… ci sono delle priorità.. ho capito che non sono davanti ad una semplice indagine e lo dimostrerò a tutti, quindi ho preso la mia decisione. Io parlerò nelle apposite sedi rispettando per l ennesima volta le regole, al contrario di tanti altri che tentano di diffamarmi. Devo dire che mi dispiace molto, per me, per lo SPORT e per l’ITALIA stessa. Faccio un grosso in bocca al lupo a tutti, staff compreso di Pechino Express. Grazie a Rai e Magnolia”.

In questo comunicato, Magnini ha provato a negare.

Mi auguro che questa situazione possa risolversi rapidamente dimostrando per l’ENNESIMA volta la mia totale innocenza” non è una negazione credibile perché dirsi innocenti non equivale a negare un’azione e in ogni caso Magnini, nel giugno 2018, innocente de iure lo era pertanto per lui non era difficile parlare della sua “innocenza”. 

Gli analisti americani dicono “If a subject is unwilling or unable to say he did not do it, we are not permitted to say it for him”*.

* Se un soggetto è incapace di negare o non vuole farlo, noi non siamo tenuti a farlo per lui.

Leggi anche: Analisi delle dichiarazioni rilasciate da Alex Schwazer alla stampa

Questo articolo è stato pubblicato su Le Cronache Lucane.