I millantatori: chi sono e perché lo fanno

“Il millantatore è colui il quale fa mostra di titoli di merito che non possiede, esagerando il suo controllo del mondo di cui in realtà è privo”. Aristotele

Attraverso le menzogne, i millantatori costruiscono dei personaggi, alcuni “quasi innocui”, altri pericolosi per la società. In ogni caso il ricorso frequente alla menzogna è sempre un segnale di discontrollo che va affrontato con una terapia adeguata.

I millantatori “quasi innocui” si limitano a raccontare bugie nell’ambito familiare, ad amici e conoscenti; a volte millantano titoli accademici e ottengono impieghi di poco conto, chi li circonda sa perfettamente dove finisce la realtà e dove iniziano le loro fantasie e, spesso, pur di non contraddirli, li supportano nelle loro menzogne. Questo tipo di millantatori hanno, generalmente, tratti istrionici di personalità: sono autocentrati, seduttivi e manipolativi e reagiscono alle frustrazioni con manifestazioni intense e teatrali rivelatrici di un’emotività superficiale. Purtroppo sono soggetti egosintonici e per questo motivo raramente si recano da uno psicologo, quantomeno non per il problema principale che affligge la loro vita, con il terapeuta si pongono in modalità “sfidante”, vanificando la terapia.

I millantatori più pericolosi sono quelli che si insinuano nelle maglie della società civile fino a raggiungere posizioni di potere, i danni che possono fare sono incalcolabili. Questi impostori, nonostante non abbiano i titoli per rivestire certi incarichi sono convinti di avere le competenze per meritarseli in quanto sovrastimano le proprie abilità, sottostimano quelle di un vero professionista ma soprattutto, non avendo studiato a fondo, ignorano la complessità dell’argomento sul quale si esprimono, in poche parole “non sanno di non sapere”.

Gli impostori, più frequentemente, si spacciano per medici, avvocati ed ingegneri. I reati in cui incorrono sono la truffa aggravata, l’usurpazione di titolo e l’esercizio abusivo della professione.

– Nell’ 87, in provincia di Asti, è stato smascherato un falso neurochirurgo, un certo Luigino Negro, il quale, nonostante fosse privo della laurea in medicina e chirurgia, nei circa 10 anni di “professione” aveva compiuto centinaia di interventi chirurgici e ricoperto, perfino, l’incarico di vice primario dell’Ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria.

Alessandro Maria Marchesini

– Nel 2012, Alessandro Maria Marchesini, che per 23 anni, era stato direttore del laboratorio di analisi dell’Ospedale di Valdagno è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione medica in quanto privo dei titoli per ricoprire quell’incarico. Le indagini hanno appurato che Marchesini aveva manipolato un certificato di laurea in medicina e chirurgia di una sua conoscente sostituendone il nome.

– Dal 2011 al 2015, Giuseppe Piacentini, classe 1956, ha ricoperto l’incarico di dirigente ingegnere della Asl Roma E senza possedere alcun titolo accademico. Per ottenere l’incarico alla ASL, Piacentini aveva “autocertificato” di aver conseguito la laurea in ingegneria civile all’Università la Sapienza di Roma nel 1985, mentre un’indagine sui suoi titoli di studio ha accertato che era stato iscritto all’università dal 1975 al 1990 senza aver mai conseguito la laurea. La Corte dei conti del Lazio ha calcolato che Piacentini, rendendo false dichiarazioni in merito ai propri requisiti professionali e culturali, si è arricchito dolosamente causando un danno erariale di circa 448.305 euro, l’equivalente della retribuzione percepita dal falso ingegnere dal 28 gennaio 2011 al 30 giugno 2015.

Andrea Stampini

– Nel 2015, il geometra Andrea Stampini, 65 anni, non solo è stato accusato di esercizio abusivo della professione ma è stato condannato dalla Corte dei Conti a restituire circa mezzo milione di euro che aveva ricevuto in modo indebito dall’azienda sanitaria trentina per la quale, per 36 anni, senza aver mai conseguito la laurea in medicina e chirurgia, aveva svolto la professione di ginecologo, ricoprendo perfino l’incarico di primario di Ostetricia e ginecologia all’Ospedale di Riva del Garda dal 1985 al 1998. Stampini si era iscritto nell’Albo dei medici di Ferrara, il 19 ottobre 1978, dopo aver presentato un falso certificato di laurea e di abilitazione dell’Università degli Studi di Bologna. Dagli atti risulta che Stampini si era immatricolato alla Facoltà di Medicina e Chirurgia di Ferrara nell’anno accademico 1969/1970 per trasferirsi nell’1974/1975 a Bologna senza mai sostenere esami. Già nel 2005 Stampini aveva dovuto risarcire la ASL di Trento con 170mila euro per un errore professionale, ma nessuno all’epoca aveva indagato sui suoi titoli di studio.

Un tipo particolare di millantatore è quello che, dichiarando il falso sui propri titoli accademici, riesce a ricoprire l’incarico di consulente forense per le procure. Chi mente sui propri titoli di studio, evidentemente, non ha competenze per ricoprire un certo incarico e, proprio per questo motivo, rappresenta una sicurezza per l’accusa in quanto è sempre pronto a falsificare pur di ricevere nuovi incarichi. Generalmente un consulente forense millantatore viene smascherato quando, dopo aver dichiarato il falso per favorire la condanna di un innocente, la difesa chiede controlli incrociati sulle conclusioni errate della sua consulenza e sui suoi titoli accademici.
Spesso dalle indagini emerge che il millantatore in questione si è occupato di un numero infinito di casi in pochi anni, un dato a riprova dell’inaccuratezza delle sue analisi.

Annie Dookhan

Nel 2012, in USA, Annie Dookhan, un’impostora che era riuscita a farsi assumere come tecnico di laboratorio dall’HSLI di Boston millantando una laurea magistrale in chimica e che era soprannominata “superwoman” per i tanti casi dei quali riusciva ad occuparsi in tempi brevi e sempre ottenendo prove contro gli indagati, in seguito ad un controllo incrociato sui risultati di esami da lei eseguiti in un caso di errore giudiziario, è stata incriminata e condannata a tre anni di carcere per intralcio alla giustizia e per aver millantato un titolo accademico e a risarcire una delle sue “vittime” con due milioni di dollari. La donna, nei 18 anni in cui ha lavorato come tecnico di laboratorio, ha falsificato un numero esorbitante di test in modo da incastrare più di 20.000 persone. Il 95% dei soggetti condannati grazie alle sue consulenze sono stati liberati.

L’arresto della Dookhan

Gli impostori come Annie Dookhan, millantano un titolo e appoggiano le procure, non solo per ottenere vantaggi materiali o perché desiderino approvazione e prestigio, lo fanno, soprattutto, perché bramano il “potere di vita o di morte” sui loro simili verso i quali provano sentimenti ostili. Questo genere di millantatori sono soggetti psichicamente disturbati con tratti narcisistici e antisociali. Alcuni di loro arrivano a vantarsi con i giudici, durante le udienze, delle condanne inflitte per proprio merito, sono dei perversi che soddisfano il proprio sadismo attraverso il potere che gli viene riconosciuto sugli altri esseri umani da soggetti negligenti se non conniventi.

ludwig

Ludwig: Wolfgang Abel e Marco Furlan

Questo tipo di millantatori non solo dissimili da un punto di vista psicopatologico da “serial killer missionari” come Wolfgang Abel e Marco Furlan e come loro sono decisi a ripulire il mondo, sono solo meno coraggiosi perché appoggiano l’accusa senza remore ma delegano ad altri la sentenza definitiva. Potremmo definirli “giustizieri per procura”, in tutti i sensi.

Gli impostori, dietro la corazza di menzogne che si sono costruiti, celano una scarsa autostima se non un odio di sé che ha radici nel profondo vissuto di inadeguatezza della loro infanzia e nella consapevolezza di essere stati incapaci di raggiungere legalmente gli obiettivi che si erano prefissati.

Ciò che li frega, ad un certo punto della loro “carriera” è un’illusione di impunità, che maturano dopo che per anni sono riusciti a farla franca, e che li porta ad esporsi senza farsi più scrupoli finché non vengono smascherati.

Ho posto il mentitore in impegni molto ardui e difficili da superare, per maggiormente intralciarlo nelle bugie medesime, le quali sono per natura così feconde, che una ne suol produr più di cento, e l’une han bisogno dell’altre per sostenersi”. Carlo Goldoni

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Caso Maria Ungureanu: c’è stato un cortocircuito nelle indagini

Marius, Elena e Maria Ungureanu

Intervista alla criminologa Ursula Franco: tracce di sperma del padre sulla maglia della piccola, ma la Procura persiste nel voler arrestare i fratelli Ciocan

pubblicato su Stylo24 il 5 dicembre 2017

(Ursula Franco è medico chirurgo e criminologo. In questa intervista con «Stylo24», spiega lo stallo nell’attività investigativa per la morte della piccola Maria Ungureanu, la bimba di nove anni trovata senza vita nelle acque della piscina di un resort, a San Salvatore Telesino, il 19 giugno 2016. Maria fece perdere le tracce, durante una festa in paese: la ritrovarono, morta, dopo ore di sfrenate ricerche. Due gli accusati dell’omicidio di Maria: l’amico di famiglia Daniel Ciocan e sua sorella Cristina)

Dottoressa, per quale motivo il caso Ungureanu è controverso?

Perché, nonostante la Procura sia stata invitata a cambiar rotta da tutti i Giudici che hanno letto gli atti d’indagine relativi a questo caso, non vuol prendere in considerazione l’ipotesi dell’incidente che è l’unica plausible. Mi sento di affermare senza remore che più che di un’indagine si tratta ormai di una persecuzione ai danni di Daniel e Cristina Ciocan, la cui unica fortuna, in questo caso di morte accidentale scambiata per omicidio, sono stati i “salvagenti” (GIP, Tribunale del Riesame e Cassazione) previsti dal nostro sistema giudiziario a tutela degli indagati, altrimenti, se i giudici si fossero spalmati sulle richieste della Procura, come accaduto in altri casi, l’errore giudiziario sarebbe stato assicurato; infatti, quando un incidente viene scambiato per omicidio, come nel caso Ceste, il poveretto che viene preso di mira da una Procura è spacciato in quanto rappresenta un ‘colpevole insostituibile’, non esistendone uno vero.

C’è un momento particolare delle indagini in cui, a suo avviso, qualcosa è andato storto?

Certamente, dopo neanche un mese dalla morte di Maria, i RIS hanno isolato lo sperma di suo padre Marius da tre tracce presenti su una maglietta della bambina e dalla copertina del suo lettino, a questo punto c’è stato un corto circuito, inspiegabilmente la PM non ha richiesto l’applicazione di una misura cautelare per Marius Ungureanu ma per i germani Ciocan, richiesta che, naturalmente, è stata rigettata per ben due volte dal GIP Flavio Cusani, il quale ha invitato la procura ad indagare sul padre in merito alle violenze sessuali che la bambina subiva, avendo le indagini appurato, tra l’altro, che le ultime violenze risalivano al pomeriggio del giorno della sua morte, pomeriggio che Maria aveva passato in casa con i genitori. Voglio precisare che ad eseguire il sequestro degli indumenti di Maria e della copertina del suo lettino sono stati gli stessi operatori dei RIS che li hanno poi analizzati e che esiste un verbale di sequestro del 21 giugno 2015, nel quale si legge che tutti gli atti sono stati compiuti con la presenza costante di Marius Ungureanu, padre di Maria, il quale a specifica domanda ha riferito che tutti gli indumenti e la coperta sequestrati erano in uso alla propria figlia; questo dato, peraltro, è avvallato dalla lettura delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche.

Che cosa può dirci rispetto alla volontà espressa dalla Procura di Benevento di eseguire una riesumazione del cadavere della Ungureanu?

E’ chiaro che la Procura cerca conferme alla propria ricostruzione che prevede che Maria sia stata gettata in acqua dai fratelli Ciocan. Posso dirvi che, prima di tutto, i due medici legali che hanno eseguito la prima autopsia sul cadavere della bambina, all’indomani della sua morte, hanno escluso che vi fossero segni di una colluttazione ma hanno rilevato escoriazioni, ecchimosi e piccole ferite lacere risalenti a tempi di produzione diversi compatibili, peraltro, con una vita attiva di una bambina di 9 anni e riferibili ad una caduta dalla bicicletta avvenuta pochi giorni prima della sua morte.
Non è soltanto il dato medico legale relativo alla prima autopsia a dirci che una seconda autopsia sarebbe inutile, ma lo sono le risultanze delle analisi eseguite dai RIS, tali analisi, infatti, escludono che Maria, prima di morire, abbia partecipato ad una colluttazione. Le analisi non hanno rilevato la presenza di DNA dei germani Ciocan né nel materiale subungueale di Maria, né sui suoi abiti, né sulla scena dell’incidente, né sono stati osservati sui Ciocan i segni di una colluttazione che naturalmente, la logica vuole, siano presenti su tutti gli attori di un corpo a corpo. Non solo, è chiaro che, se i due fratelli Ciocan, che, tra l’altro non sanno nuotare, avessero commesso un omicidio per annegamento, si sarebbero dovuti immergere nella piscina per trattenere la bambina sott’acqua.

Dottoressa Franco che cosa si augura?

Mi auguro che la Procura di Napoli decida di avocare a sé il caso, che processi Marius Ungureanu per violenza sessuale e che, finalmente, interroghi l’amica di Maria per farsi dire come sono andati i fatti.

Morte di Denis Bergamini: analisi della telefonata del cosiddetto supertestimone

Denis Bergamini

Chi l’ha visto? ha mandato in onda uno stralcio di una telefonata di un cosiddetto (dalla stampa) supertestimone alla sorella di Denis:

“No, comunque son tanti anni che seguo… sempre anche Chi l’ha visto?, guarda, son stato sempre tentato… di potervi dire qualcosa. Quella sera di tanti anni fa, ia… io ero poco più che un ragazzo e mi trovavo per circostanze di lavoro, anche io, dietro… dietro a quel camion, questo camion frena improvvisamente, io dietro di lui mi fermo, piovigginava quella sera, questo camion si ferma e io dietro di lui mi fermo, poi non ripartiva, perché non riparte? che è successo? scendo, e l’autista era ancora nel camion, io apro lo sportello, (incomprensibile) ma cosa è successo? e lui diceva: Mi han…. io… non c’era, non c’era, io non l’ho visto, non l’ho colpito, era già per terra, era per terra, questo diceva: Era per terra, era per terra (…) era per terr… sì, lui diceva questo: Era per terra, era per terra. Dal lato di là, comunque, dalla strada, dalla piazzola, mi sono accorto che c’era… c’erano 3 persone, di cui c’era una donna, una ragazza (incomprensibile) eee questa donna che urlava disperata, ma urlava veramente disperata che io non… non riuscivo a capire perché, poi era lì quel momento concitato, non riuscivo a capire, io attraverso la strada e vado dal lato di là, c’erano due uomini e dico a questa signora, questa ragazza, gli dico: Scusate ma è un vostro parente?”.

La prima sequenza “No, comunque son tanti anni che seguo… sempre anche Chi l’ha visto?, guarda, son stato sempre tentato… di potervi dire qualcosa”, è rivelatrice, il “supertestimone” anticipa con l’uso del “potervi” che non ha mai avuto nulla da dire ma che ha appreso quel “qualcosa” che sta per dire da Chi l’ha visto?.

Egli non dice: “son stato sempre tentato… di dirvi ciò a cui ho assistito” o “son stato sempre tentato… di dirvi ciò che so in merito ai fatti” ma “son stato sempre tentato… di potervi dire qualcosa”, rivelando un desiderio di protagonismo.

Le sequenze che seguono lo confermano, non avendo nulla da dire rispetto alla dinamica dei fatti, il “supertestimone” allunga il brodo riferendo dettagli inutili quali: “Quella sera di tanti anni fa”, “ia… io ero poco più che un ragazzo”, “mi trovavo per circostanze di lavoro”, “piovigginava quella sera”. 

“ia… io”, il balbettio sul pronome personale è un segno di stress, compatibile con lo stato psichico di chi mente.

Il fatto che il “supertestimone” senta il bisogno di collocarsi in un gruppo con un “anche io” ci illumina sul suo ragionamento a monte: se c’era altra gente, perché non “anche io”.

Il fatto che ripeta per quatto volte di essere stato “dietro” il camion è sospetto, rivela il suo bisogno di convincere, classico di chi mente.

“io ero poco più che un ragazzo e mi trovavo per circostanze di lavoro, anche io, dietro… dietro a quel camion, questo camion frena improvvisamente, io dietro di lui mi fermo, piovigginava quella sera, questo camion si ferma e io dietro di lui mi fermo, poi non ripartiva, perché non riparte? che è successo? scendo, e l’autista era ancora nel camion, io apro lo sportello,”, il “supertestimone” usa prima i verbi al passato “ero” e “mi trovavo” e poi al presente “frena”, “mi fermo”, “si ferma”,  di nuovo “mi fermo”, “scendo”, “apro lo sportello”, questa variazione indica che il soggetto sta falsificando. Il “supertestimone” non riesce a parlare al passato perché il fatto che narra non è accaduto, egli pensa al presente perché falsifica e per questo motivo usa il verbo al presente.

Dice “c’erano tre persone, di cui c’era una donna”, non Isabella Internò ma una donna. E’ chiaro che se avesse visto una donna urlare “quella sera”, in quella circostanza, oggi potrebbe affermare con certezza che non poteva che essere Isabella, ma se ne guarda bene.

Ripete per due volte che la donna “urlava disperata”, nel tentativo di apparire credibile, la seconda volta aggiunge il gratuito avverbio “veramente”

Il fatto che il “supertestimone” ripeta per due volte “quella sera” indica che vuole convincere l’interlocutore che proprio “quella sera” si trovasse su quella strada, se dicesse la verità non ne avrebbe bisogno.

Il “supertestimone”, dato che ha sempre seguito la vicenda e, a suo dire, si trovava lì “quella sera”, è inaspettato che non chiami per nome il camionista che investì Denis ma parli di lui semplicemente come “l’autista”.

Poiché il “supertestimone” non può dire di aver visto l’incidente in quanto si trovava “dietro”, egli falsifica un dialogo con Raffaele Pisano ricco di ripetizioni: “Mi han…. io… non c’era, non c’era, io non l’ho visto, non l’ho colpito, era già per terra, era per terra, questo diceva: Era per terra, era per terra (…) era per terr… sì, lui diceva questo: Era per terra, era per terra”. Le ripetizioni sono segnali di menzogna.

Dal 12 aprile 2017, la ex fidanzata di Denis, Isabella Internò, è indagata per omicidio premeditato in concorso con Raffaele Pisano, il conducente del camion.

Se il camionista Raffaele Pisano fosse stato complice di chi, secondo la sorella, uccise Denis e ne simulò un investimento, non avrebbe detto a nessuno che Bergamini “era a terra”; se fosse vero ciò che afferma il “supertestimone”, il camionista non sarebbe coinvolto nell’omicidio di Denis e, se i Giudici credessero al “supertestimone”, non avrebbero indagato il camionista per omicidio premeditato in concorso.

Per dovere di cronaca ciò che Raffaele Pisano riferì ai Giudici, all’epoca dei fatti, è molto diverso da ciò che il “supertestimone” ha riferito alla sorella di Bergamini, di sicuro non che Denis “era a terra”; Pisano disse che la Maserati di Denis era in sosta a circa 3-4 metri dalla striscia gialla che delimita la carreggiata, che Bergamini era in piedi vicino allo sportello anteriore sinistro dell’autovettura e che appena l’autocarro giunse alla sua altezza, con un gesto fulmineo il calciatore si gettò sotto la ruota anteriore destra dell’automezzo.

Il “supertestimone” parla di 3 persone ma tralascia di parlare di Denis, il cui cadavere avrebbe dovuto colpirlo più di tutto, “mi sono accorto che c’era… c’erano” è un affermazione debole e sospetta, diversa dall’incisiva “c’erano”.

Infine, per due volte, il “supertestimone” riferisce di non aver capito “io non… non riuscivo a capire perché, poi era lì quel momento concitato, non riuscivo a capire”. 

“non riuscivo a capire perché, poi era lì quel momento concitato, non riuscivo a capire, io attraverso la strada e vado dal lato di là, c’erano due uomini e dico a questa signora, questa ragazza, gli dico: Scusate ma è un vostro parente?”, anche in questa occasione l’uso dei verbi un po’ al passato e un po’ al presente ci dice che il “supertestimone” sta falsificando, “non riuscivo a capire” e “c’erano” sono verbi al passato ma “attraverso la strada e vado”, “dico”, “gli dico” sono al presente.

In conclusione, il “supertestimone” ha riferito alla sorella di Denis di non aver avuto nulla da dire in tutti questi anni e si è inventato di aver chiesto all’autista del camion che colpì Bergamini che cosa fosse successo, probabilmente ha mescolato nel racconto fatti che gli sono realmente accaduti, ma che non sono relativi al caso in specie, e notizie apprese dalla televisione. Il “supertestimone” è semplicemente un soggetto non credibile in cerca di visibilità, nulla di più.

Morte di Maria Ungureanu: la mia dichiarazione in merito alla riesumazione su cronachedellacampania.it

La piscina di un casale che ospita ricevimenti dove è stato trovato il cadavere di una bambina nuda di circa dieci anni, a San Salvatore Telesino, in provincia di Benevento, 20 giugno 2016.
ANSA/ PRIMA PAGINA

cronachecampane.it 30 novembre 2017

Ha suscitato non poche reazioni la decisione di riesumare la salma della piccola Maria, trovata morta in una piscina a San Salvatore Telesino a Giugno del 2016. Gli avvocati difensori degli indagati Daniel e Cristina Ciocan hanno preannunciato di chiedere l’intervento probatorio al Giudice per le indagini Preliminari.
“Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria – dichiara la criminologa Ursula Franco che assiste i due indagati – alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa”. E’ la stessa criminologa che, in una nota, ricorda che per quattro volte la Procura ha chiesto l’arresto e per quattro volte i giudici, anche quelli della Cassazione, hanno espresso parere negativo. “I vari giudici, sostiene la criminologa Franco – che hanno respinto gli arresti dei due indagati, hanno suggerito alla Procura di “indagare anche nell’ambito familiare circa eventuali abusi sessuali sulla bambina”. I giudici, inoltre, “hanno avanzato l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva”.

Morte di Maria Ungureanu: una mia dichiarazione al casertasera.it

S.SALVATORE TELESINO, SUL CASO DI MARIA RITROVATA SENZA VITA IN PISCINA UNA NUOVA DECISIONE:LA RIESUMAZIONE DEL CORPO. PARLA LA CRIMINOLOGA DELLA DIFESA

casertasera.it 29 novembre 2017

San Salvatore Telesino (Benevento)

Ritorna nuovamente di grande attualità la vicenda di Maria la bambina rumena ritrovata senza vira nella piscina di un resort di San Salvatore Telesino.Ora ci sarà la riesumazione del corpicino. “Per quattro volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per quattro volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato”.

A parlare è la criminologa della difesa Ursula Franco (nella foto).

I Giudici del Tribunale del Riesame –continua- hanno perfino accusato la Procura di razzismo e tutti i Giudici (GIP, 3 Giudici del Riesame di Napoli, Giudici della Suprema Corte) hanno suggerito alla Procura di incriminare il padre di Maria, per gli abusi sessuali sulla bambina in quanto il suo sperma è stato trovato sui vestiti della bambina e sulla coperta del suo lettino, inoltre, i Giudici hanno tutti suggerito alla Procura di percorrere l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. Gli abusi sessuali sono sicuramente attribuibili al padre di Maria e purtroppo dalle indagini emerge che la madre di Maria, Elena, non poteva non sapere delle terribili violenze e sofferenze patite dalla bambina visto le gravi infezioni e lesioni vaginali che aveva e che le producevano perdite che sporcavano i suoi indumenti intimi. Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia, la quale per paura non la soccorse”.

Caso Ungureanu. Interviene la criminologa Franco: “Riesumazione? Disgustata”

Caso Ungureanu. Interviene la criminologa Franco: “Riesumazione? Disgustata”

 ilquaderno.it 29/11/2017

Ieri la decisione della Procura di Benevento sulla riesumazione, a parlare è la criminologa Ursula Franco consulente della difesa dei due fratelli Ciocan.

“Per 4 volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per 4 volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato”. Comincia in questo modo la nota della criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei fratelli Daniel e Cristina Ciocan, indagati per la morte di Maria Ungureanu la bambina di 9 anni rinvenuta senza vita all’interno della di una piscina in un resort di San Salvatore Telesino il 19 giungo del 2016. L’intervento della criminologa arriva a 24 ore dalla decisione assunta dalla Procura sulla riesumazione del corpo della piccola Maria che avverrà il 13 dicembre.

La Franco ha poi scritto di sentirsi “disgustata” rispetto alla decisione di “riesumazione del cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura”.

La criminologa poi aggiunge: “La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei”.

In merito alle indagini ha poi detto: “la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia la quale per paura non la soccorse”.