Psicopatologia di Innocent Oseghale

Innocent Oseghale ha ucciso Pamela perché odia le donne

L’analisi della criminologa Ursula Franco sull’omicidio di Macerata: lo smembramento rappresenta una gratificazione sessuale

Stylo24, 8 febbraio 2018

E’ difficile credere che uno spacciatore di hashish decida di ridurre in 20 pezzi il corpo di una ragazza morta in casa sua in seguito ad una overdose di eroina, eroina che tra l’altro Oseghale afferma di non avergli venduto.

Innocent Oseghale non avrebbe avuto motivo di “frazionare” il corpo di Pamela Mastropietro in pezzi così piccoli né tantomeno avrebbe trasformato casa sua in un mattatoio se non avesse ucciso lui la giovane donna al solo scopo di smembrarla. Oseghale ha ottenuto una gratificazione sessuale da quel meticoloso smembramento ed è un soggetto socialmente pericoloso in quanto capace di reiterare.

Secondo Holmes & Holmes (2002) lo smembramento è l’atto più disumanizzante nei confronti di una vittima e il più gratificante per l’autore di un omicidio, è la rappresentazione più estrema dell’avversione dell’assassino per la vittima, è un ultimo atto in cui un’omicida riafferma il proprio potere e valore riducendo ciò che disprezza in piccoli pezzi di nulla.

L’omicidio di Pamela è una manifestazione della profonda avversione che Innocent Oseghale prova nei confronti del sesso femminile.

L’arresto di Innocent Oseghale

Oseghale, se Pamela si fosse sentita male dopo essersi “fatta” una dose fornitale da un terzo soggetto, avrebbe potuto chiamare il 118 o lasciare la ragazza morente o morta nei campi o in strada. Se lo avessero identificato, l’accusa nei suoi confronti sarebbe stata semplicemente quella di Omissione di soccorso. Quand’anche fosse stato Innocent Oseghale a fornirle l’eroina e Pamela fosse morta in casa sua dopo essersela iniettata, la cosa più logica che Innocent poteva fare, per provare ad evitare di essere accusato di omicidio colposo, sarebbe stata quella di lasciare il corpo della ragazza in strada.

Lo smembramento del cadavere della Mastropietro e il semi occultamento dei suoi resti sono incompatibili con una morte accidentale, lo smembramento ha fatto seguito ad un omicidio volontario. Oseghale non ha ucciso Pamela in seguito ad un approccio sessuale o ad una violenza sessuale, l’ha uccisa per smembrarla. Ci aiuta a sbrogliare la matassa il fatto che, dopo lo smembramento, Innocent non abbia propriamente occultato i resti del cadavere di Pamela, pertanto possiamo escludere che lo smembramento sia stato un atto di tipo “difensivo”; se lo smembramento fosse stato finalizzato all’occultamento, Oseghale avrebbe occultato al meglio i resti della sua vittima.

Il racconto di Innocent Oseghale non è credibile e ricorda da vicino quello di Peter Madsen, autore di un cruento omicidio avvenuto all’interno del suo sottomarino l’estate scorsa. Anche Madsen ha negato di aver ucciso Kim Wall e di aver smembrato il suo cadavere. Il 12 agosto scorso, Peter Madsen, durante un’udienza a porte chiuse, ha riferito al giudice che Kim Wall era morta mentre si trovava a bordo del suo sottomarino in seguito ad un incidente e che lui, in preda al panico, l’aveva “sepolta in mare”.

Gli inquirenti di Copenaghen ritengono invece che Peter Madsen abbia ucciso Kim Wall, abbia fatto a pezzi il suo corpo, abbia gettato quei resti in mare all’interno di sacchetti appesantiti da oggetti metallici e che l’uomo possa essere un serial killer.

Nel caso di Kim Wall, sul torso, precisamente sul torace e sul pube, i medici legali hanno rilevato i segni di almeno 15 coltellate inferte alla donna “poco prima della morte o appena dopo”, in queste 15 coltellate è riconoscibile un’attività sessuale sostitutiva detta piquerismo, tipica dei serial killer per lussuria come Massimo Giuseppe Bossetti e il cosiddetto “mostro di Firenze”.

Sia nel caso danese che in questo recente caso italiano, l’omicidio e lo smembramento delle vittime rappresentano un “act out” di fantasie perverse che sia Madsen che Oseghale coltivavano da tempo. Un lust murderer, per mesi o per lunghi anni, si nutre di fantasie e gode nel premeditare l’omicidio in modo meticoloso e nel ripassare ogni dettaglio del rituale che un giorno metterà in atto. Sia Madsen che Oseghale hanno ucciso e smembrato la vittima per ottenere una gratificazione sessuale. Entrambi sono soggetti sessualmente incompetenti, come lo sono molti serial killer con il loro stesso quadro psicopatologico.

Vi ricordo infine che anche Freddy Sorgato, condannato per omicidio in concorso, ha raccontato di aver occultato il cadavere di Isabella Noventa dopo che la donna era morta in seguito ad un incidente (sesso estremo) e come lui milioni di assassini.

Ursula Franco

Il movente dell’omicidio di Blaze Bernstein

Blaze Bernstein

Note criminali – Ha ucciso per nascondere la sua omosessualità

Il caso dell’omicidio di Blaze Bernstein analizzato dalla criminologa Ursula Franco: il killer è un amico con cui la vittima aveva avuto un approccio gay

Stylo24, 5 febbraio 2018

Lake Forest, Los Angeles, California. Intorno alle 23.00 del 2 gennaio scorso, Blaze Bernstein, 19 anni, uno studente dell’Università di Pennsylvania, è uscito dalla casa dei suoi genitori con un amico e non vi ha fatto più ritorno.

La scomparsa di Blaze ha tenuto l’America con il fiato sospeso per una settimana, finché, grazie alle piogge, gli addetti alle ricerche hanno trovato il suo cadavere martoriato da 20 coltellate e semi occultato in una fossa nel parco di Borrego, un parco non distante dalla casa della sua famiglia dove il ragazzo si trovava in vacanza.

Borrego Park, Lake Forest, California

Blaze, la sera della scomparsa si era incontrato con un amico delle scuole superiori, tale Samuel Lincoln Woodward, il quale, sentito nell’immediatezza come persona informata sui fatti, aveva raccontato agli inquirenti che Blaze, quella stessa sera, mentre erano in auto insieme, aveva provato a baciarlo sulle labbra e che lui l’aveva respinto.

Samuel Lincold Wooward

Woodward ha riferito agli investigatori di aver raggiunto poi il parco di Borrego insieme a Bernstein e che lo stesso si era allontanato senza fare più ritorno, di aver atteso invano almeno un’ora che Blaze tornasse all’auto e di essersi quindi diretto a casa della fidanzata della quale però non è mai stato in grado di fornire né il nome né l’indirizzo.

Durante l’interrogatorio Samuel era apparso nervoso e gli investigatori avevano notato che il ragazzo aveva le mani graffiate e sporche di terra e che aveva accuratamente evitato di toccare mobili o maniglie coprendosi le stesse con i polsini della maglia che indossava.

Pochi giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Blaze, Woodward è stato arrestato. Gli inquirenti hanno rivelato che Woodward, dopo la scomparsa di Bernstein, era ritornato sulla scena del crimine, aveva lavato l’auto e aveva tentato di cambiare il proprio aspetto tingendosi i capelli.

Woodward è un fervente cattolico ed è politicamente vicino ai conservatori, alcuni lo descrivono come un neonazista, in ogni caso, quali che siano le sue idee politiche, Samuel Lincoln Woodward non ha ucciso Blaze Bernstein perché il povero Blaze era ebreo e omosessuale, in questo caso, politica e religione non c’entrano nulla, almeno non direttamente. Ogni speculazione in questo senso non è che una strumentalizzazione.

Samuel Lincoln Woodward ha ucciso Blaze Bernstein semplicemente perché Blaze lo aveva messo di fronte alla propria omosessualità e, nel giugno 2017, aveva riferito ad alcune amiche di aver avuto un contatto sessuale con Woodward nonostante lui gli avesse fatto promettere di non rivelarlo.

Woodward è un ragazzo omosessuale con un disturbo antisociale di personalità e soffre di “internalized homophobia” (omofobia interiorizzata), un problema che affligge la maggior parte degli individui appartenenti al LGBTQ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer).

L’omofobia interiorizzata è una forma di odio di sé ed è la conseguenza dello stigma sociale che circonda la comunità dei LGBTQ.

Molti dei soggetti appartenenti alla comunità LGBTQ sono cresciuti in ambienti religiosi e conservatori, proprio come Woodward, e non solo hanno difficoltà a fare “outing” ma spesso non accettano di provare attrazione nei confronti di individui del proprio sesso e si vergognano delle proprie esperienze omosessuali tanto da imporre il silenzio ai propri partners e sottoporli ad abusi verbali e fisici, fino all’omicidio.

Omar Mateen

La stessa omofobia interiorizzata che ha spinto Woodward ad uccidere Bernstein ha portato il fondamentalista islamico Omar Mateen, nel giugno 2016, a trasformarsi in un Mass Murderer e a uccidere 49 persone in un night club di Orlando, in Florida. Mateen non ha ucciso in quanto fondamentalista, ma nel suo percorso verso il fondamentalismo il suo odio di sé si è esacerbato fino ad eruttare all’esterno i suoi conflitti interiori. Omar Mateen, uccidendo altri omosessuali, ha inteso distruggere quella parte di sé che non accettava.

Ursula Franco

Caso Maria Ungureanu: hanno paura della verità coloro che hanno coperto Marius e calunniato Daniel

La piscina dove è annegata Maria Ungureanu

Abbiamo intervistato la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei fratelli Ciocan, indagati per violenza sessuale ed omicidio dalla procura di Benevento

Le Cronache Lucane, 2 febbraio 2018

Dottoressa Franco perché si parla ancora dei Ciocan riguardo al caso Ungureanu dopo che 9 giudici li hanno ritenuti estranei ai fatti?

Perché molti giornalisti non amano confrontarsi con i propri errori di giudizio, chi ha diffamato i Ciocan fino ad oggi, pur di non ammettere di essersi sbagliato, cerca di ritagliargli un ruolo seppur marginale pur sapendo che le indagini hanno escluso che Daniel e Cristina fossero in paese mentre Maria moriva e hanno accertato che la bambina veniva abusata solo da suo padre. Gli atti parlano chiaro e non lasciano spazio ad altre ricostruzioni, i voli pindarici lasciamoli agli incompetenti.

Ci sintetizza rapidamente il caso?

Il caso Ungureanu è semplicemente il caso di una bambina abusata dal proprio padre e morta per cause accidentali in compagnia di un’amica che per paura ha taciuto.

A Chi l’ha visto, abbiamo sentito l’avvocato Gallo dire che la maglietta sporca dello sperma di Marius Ungureanu non apparteneva alla bambina, che può dirci?

Gli atti parlano chiaro:

– i RIS hanno sequestrato solo abiti in uso a Maria ed il verbale è stato firmato da Marius Ungureanu;
– sono agli atti decine di intercettazioni dalle quali si evince che quella maglietta con lo sperma di Marius era in uso esclusivo a Maria;
– Maria veniva cronicamente abusata e sua madre lo sapeva, numerose intercettazioni ce lo confermano.

E’ vero che i tamponi sulla maglietta incriminata eseguiti dai RIS hanno escluso che fosse in uso a Maria?

No, è falso. In merito, vi invito ad intervistare il maggiore dei RIS che si è occupato degli accertamenti.

Ritiene che i Ciocan possano essere rinviati a giudizio?

Vista l’incapacità della procura di rivedere le proprie posizioni e di allinearsi con i 9 giudici che hanno dato ragione alla difesa, è possibile.

Che farete?

Coglieremo l’occasione per far emergere la verità nella sua interezza, una verità di cui Daniel e Cristina non hanno paura perché sono estranei ai fatti.

Chi, a suo avviso, ha invece paura della verità?

In parecchi direi:
– chi violentava Maria ovvero suo padre Marius;
– chi ha coperto Marius ovvero sua moglie Elena, la quale ha perfino calunniato il povero Daniel Ciocan;
– la ragazzina che era con Maria, che ha permesso la persecuzione di due ragazzi estranei ai fatti e che dovrà rispondere dei reati di omissione di soccorso e falsa testimonianza;
– coloro che hanno cercato di nascondere le responsabilità di Marius in merito al reato di violenza sessuale incorrendo nel reato di favoreggiamento personale;
– i servizi sociali e tutti coloro che hanno chiuso gli occhi lasciando che Maria vivesse un inferno all’interno della propria casa.

Morte di Maria Ungureanu: le parole del padre Marius

Marius Ungureanu

Marius Ungureanu, ogni qualvolta è stato intervistato, non è stato capace di negare di aver abusato di sua figlia Maria, morta annegata in una piscina privata il 19 giugno 2016, a San Salvatore Telesino, in provincia di Benevento.

Ecco uno stralcio di un’intervista rilasciata dall’Ungureanu a Veronica Briganti, intervista andata in onda durante la puntata di Chi l’ha visto del 31 gennaio 2018.

Marius Ungureanu: “Iooo non è… non è possibile che so st… comeee dicono gli avvocati loro, la criminologa… non è vero questo che dicono loro”.

Il fatto che fornisca una risposta con frasi frammentate e che si soffermi sul pronome personale “Iooo” ci dice che la domanda è sensitiva.

Marius Ungureanu non è capace di negare in modo credibile di aver abusato di sua figlia, non riesce a dire “io non ho violentato Maria” o “io non ho violentato mia figlia Maria” o “io non ho abusato di mia figlia Maria” perché mentirebbe.

Per lo stesso motivo non riesce a terminare la frase “Iooo non è… non è possibile che so st…”, l’Ungureanu non riesce a dire “non è possibile che sono stato io” che in ogni caso sarebbe stato un modo anomalo di negare. Generalmente amici e conoscenti dicono “non è possibile che sia stato/a lui/lei” non il diretto interessato. 

L’Ungureanu, durante le interviste, non è mai riuscito ad usare i termini “violenza sessuale” o “abusi sessuali”. Il fatto che Marius Ungureanu non sia capace di chiamare le violenze sessuali che la bambina subiva da tempo con il loro nome tradisce un suo personale coinvolgimento nei fatti.

La risposta di Marius termina con un “non è vero questo che dicono loro” l’uso del termine “questo” è particolarmente interessante. Il termine “questo” infatti non solo serve a minimizzare le accuse ma, a differenza di “quello”, indica qualcosa di vicino a chi parla. In altre parole Marius Ungureanu non riesce a prendere le distanze dall’accusa a lui rivolta.

Marius Ungureanu: Mia figlia è più grossa rispetto alla mamma e non si poteva indossa’ lei quella maglietta, troppo piccolina, quindi ci sta una foto che tiene mia moglie con questa maglietta che è uguale con quella che hanno trovato i RIS.

“QUELLA maglietta” e “QUESTA maglietta” sono due magliette diverse, ce lo conferma l’Ungureanu. Marius infatti dicendo: “quindi ci sta una foto che tiene mia moglie con QUESTA maglietta che è uguale con QUELLA che hanno trovato i RIS” ci assicura che la maglietta della moglie non è “QUELLA maglietta” ovvero la maglietta sporca di sperma ma una ugualeE poi non dice quella che hanno sequestrato” o quella che hanno analizzato i RIS” o “quella che hanno preso i RIS” maquella che hanno TROVATO i RIS”. L’uso del verbo trovare è incriminante, Marius ci dice che i RIS hannotrovato una prova del reato da lui commesso. 

Chi parla tende a fare economia, Marius avrebbe potuto dire: “quindi ci sta una foto che tiene mia moglie con QUELLA maglietta che hanno trovato i RIS”, risparmiando ben 5 parole, ha optato invece per un giro di parole perché non riesce a falsificare.

Di seguito l’analisi delle precedenti interviste rilasciate da Marius Ungureanu a Veronica Briganti e a Maurizio Flaminio:

Analisi di uno stralcio d’intervista rilasciata da Marius Ungureanu a Veronica Briganti

Morte di Maria Ungureanu: analisi di un’intervista rilasciata dai genitori