Analisi di una lettera scritta da Andrea Landolfi alla madre e ai familiari di Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Maria Sestina Arcuri, 26 anni, è morta all’ospedale Belcolle di Viterbo per le conseguenze di un’emorragia cerebrale, il 6 febbraio 2019. La Arcuri era stata ricoverata intorno alle 7.00 del 4 febbraio 2019. La ragazza aveva passato la serata del 3 febbraio in un pub di Ronciglione in compagnia di Andrea Landolfi, che conosceva da soli tre mesi, e del di lui figlio, poi i tre si erano recati a casa della nonna del Landolfi, Mirella Iezzi, per passarvi la notte.

A marzo la procura aveva chiesto l’arresto per Andrea Landolfi Cudia, il GIP aveva rigettato, in seguito ad un ricorso il Riesame aveva dato ragione alla procura, a giugno la difesa aveva presentato ricorso in Cassazione contestando la legittimità dell’interrogatorio del figlio di Andrea Landolfi, un bambino di 5 anni. Il 25 settembre la Corte Suprema di Cassazione ha dato ragione alla procura e disposto la Misura di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario per Andrea Landolfi.

Poco più di un mese fa, Andrea Landolfi ha scritto la seguente lettera dal carcere di Regina Coeli:

 

In Statement Analysis partiamo dal presupposto che chi parla o scrive sia “innocente de facto” e che parli o scriva per essere compreso. Pertanto, da un “innocente de facto” ci aspettiamo che neghi in modo credibile e che nel suo linguaggio non siano presenti indicatori caratteristici delle dichiarazioni di coloro che non dicono il vero.

Da Andrea Landolfi ci aspettiamo che neghi in modo credibile di aver ucciso Maria Sestina Arcuri. 

Una negazione credibile è composta da tre componenti:

  • il pronome personale “io”;
  •  l’avverbio di negazione “non” e il verbo al passato “ho”, “non ho”;
  • l’accusa “ucciso tizio”.

La frase “io non ho ucciso Maria Sestina”, seguita dalla frase “ho detto la verità” o “sto dicendo la verità” riferita a “io non ho ucciso Maria Sestina”, è una negazione credibile. Anche “io non ho ucciso Maria Sestina, ho detto la verità, sono innocente” è da considerarsi una negazione credibile.

In Statement Analysis analizziamo le parole che non ci aspettiamo di udire o di leggere (The Expected Versus The Unexpected).

Un “innocente de facto” non ci sorprenderà, negherà in modo credibile già nelle prime battute. Un “innocente de facto” mostrerà di possedere la protezione del cosiddetto “muro della verità” (wall of truth), un’impenetrabile barriera psicologica che permette ai soggetti che dicono il vero di limitarsi a rispondere con poche parole in quantgli stessi non hanno necessità di convincere nessuno di niente.

ANALISI

“Regina Coeli 14/12/19

Salve signora Caterina Acciardi e famiglia, scrivo a voi questa breve lettera solo oggi anche se dal profondo del mio cuore avrei voluto farlo già tempo fa. La sofferenza mi ha distrutto e all’improvviso mi sono ritrovato in una situazione più grande di me senza saperlo, senza volerlo e le mie condizioni fisiche e psicologiche non erano delle migliori.
Dal giorno della tragedia, io sono morto insieme a Sestina. E’ vero ci conoscevamo da pochi mesi, ma l’amavo tantissimo e non riesco ancora a credere a ciò che è accaduto, né tanto meno vorrei che voi pensiate che sono quel mostro che avrebbe potuto toglierle la vita o anche solo farle del male. Io e Sestina vivevamo insieme come lei sapeva e eravamo in procinto di cambiare casa e in futuro a fare un figlio. Ma tutti questi sogni sono stati infranti. Avrei preferito morire io e non portare questo dolore a me, a voi e alla mia famiglia. Si ricorda tutte le volte che mi diceva che la portavo troppe volte a cena fuori e che la viziavo? Per me era solo una gioia vederla felice, vederci felici insieme, io, lei e nostro figlio, perché per lei era come un figlio ed eravamo una famiglia felice. Il mio, diventando un caso mediatico, ha portato a un sacco di bugie, mi hanno dipinto come la persona che non sono. Ma spero di farvi ricredere e di potervi abbracciare. Ma so che Sestina non ce la riporterà indietro nessuno e quel vuoto non si colmerà mai. Voglio concludere questa mia ricordandovi che vi sono vicino, anche se le potrà dare fastidio. Ma un giorno la verità uscirà fuori perché io sono innocente. Le porgo di nuovo le mie più sentite condoglianze a lei e a tutta la famiglia. Sto soffrendo anch’io”

Si noti che Andrea Landolfi scrive “Dal giorno della tragedia” non “Dal giorno della morte di Sestina” per non confrontarsi con lo stress che gli indurrebbe il termine “morte”. Si noti invece con quale facilità usa il termine “morto” parlando di sé.

Si noti “sono quel mostro”. Si tratta di un’ammissione.

Già nella lettera a sua madre il Landolfi aveva ammesso di essere colpevole: “Mi ritrovo in carcere perché il tribunale della libertà ha accettato la misura cautelare in carcere dovuta solamente alle dichiarazioni di mio figlio che, ad appena 5 anni, è stato sottoposto a un interrogatorio durato due ore e un quarto, essendo figlio di una mia ex compagna, che ha inculcato nella testa di questo bambino di dire che io sono colpevole”.

Si noti “Si ricorda tutte le volte che mi diceva che la portavo troppe volte a cena fuori e che la viziavo? Per me era solo una gioia vederla felice”. Il Landolfi, invece di negare in modo credibile, si rappresenta come un Good Guy per tentare di convincere i familiari di Sestina che non può averla uccisa. 

Si noti il superfluo “solo” in “Per me era solo una gioia vederla felice”, un avverbio che ci rivela un “non detto”.

“mi hanno dipinto come la persona che non sono” non è una negazione credibile.

Si noti “io sono innocente”. Dirsi innocenti non equivale a negare l’azione omicidiaria. Andrea Landolfi è capace di scrivere “io sono innocente” perché, non essendo stato ancora giudicato, “innocente de iure” lo è ancora. 

Quando Andrea Landolfi dice “La sofferenza mi ha distrutto e all’improvviso mi sono ritrovato in una situazione più grande di me senza saperlo, senza volerlo e le mie condizioni fisiche e psicologiche non erano delle migliori” e “Sto soffrendo anch’io” è credibile.

CONCLUSIONI

Deception Indicated.

Andrea Landolfi non possiede il cosiddetto “muro della verità”. In tutti questi mesi, non ha mai negato in modo credibile di aver ucciso Maria Sestina e anche stavolta ha perso l’occasione per farlo. Al Landolfi sarebbero bastate dalle 10 alle 12 parole per negare di aver commesso l’omicidio ed invece ha scelto di usarne un’infinità per provare a convincere i familiari di Sestina di non averla uccisa.

Morte di Maria Sestina Arcuri: analisi della lettera dal carcere di Andrea Landolfi Cudia alla propria madre

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Maria Sestina Arcuri, 26 anni, è morta all’ospedale Belcolle di Viterbo per le conseguenze di un’emorragia cerebrale, il 6 febbraio 2019. La Arcuri era stata ricoverata intorno alle 7.00 del 4 febbraio 2019. La ragazza aveva passato la serata del 3 febbraio in un pub di Ronciglione in compagnia di Andrea Landolfi, che conosceva da soli tre mesi, e del di lui figlio, poi i tre si erano recati a casa della nonna del Landolfi, Mirella Iezzi, per passarvi la notte.

A marzo la procura aveva chiesto l’arresto per Andrea Landolfi Cudia, il GIP aveva rigettato, in seguito ad un ricorso il Riesame aveva dato ragione alla procura, a giugno la difesa aveva presentato ricorso in Cassazione contestando la legittimità dell’interrogatorio del figlio di Andrea Landolfi, un bambino di 5 anni. Il 25 settembre la Corte Suprema di Cassazione ha dato ragione alla procura e disposto la Misura di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario per Andrea Landolfi.

L’11 ottobre 2019, pochi giorni dopo il suo ingresso nel carcere di Regina Coeli, prima di entrare nell’ottavo braccio, Andrea Landolfi ha scritto la seguente lettera a sua madre Roberta.

In Statement Analysis partiamo dal presupposto che chi parla o scrive sia “innocente de facto” e che parli o scriva per essere compreso. Pertanto, da un “innocente de facto” ci aspettiamo che neghi in modo credibile e che nel suo linguaggio non siano presenti indicatori caratteristici delle dichiarazioni di coloro che non dicono il vero.

Da Andrea Landolfi ci aspettiamo che neghi in modo credibile di aver ucciso Maria Sestina Arcuri. 

Una negazione credibile è composta da tre componenti:

  • il pronome personale “io”;
  •  l’avverbio di negazione “non” e il verbo al passato “ho”, “non ho”;
  • l’accusa “ucciso tizio”.

La frase “io non ho ucciso Maria Sestina”, seguita dalla frase “ho detto la verità” o “sto dicendo la verità” riferita a “io non ho ucciso Maria Sestina”, è una negazione credibile. Anche “io non ho ucciso Maria Sestina, ho detto la verità, sono innocente” è da considerarsi una negazione credibile.

In Statement Analysis analizziamo le parole che non ci aspettiamo di udire o di leggere (The Expected Versus The Unexpected).

Un “innocente de facto” non ci sorprenderà, negherà in modo credibile già nelle prime battute. Un “innocente de facto” mostrerà di possedere la protezione del cosiddetto “muro della verità” (wall of truth), un’impenetrabile barriera psicologica che permette ai soggetti che dicono il vero di limitarsi a rispondere con poche parole in quantgli stessi non hanno necessità di convincere nessuno di niente.

 “Non voglio andare all’ottavo braccio perché sono innocente. Quella che è capitata mi è capitata cadendo dalle scale io e la mia compagna Maria Sestina è stata una tragedia dovuta a un incidente domestico. Mi ritrovo in carcere perché il tribunale della libertà ha accettato la misura cautelare in carcere dovuta solamente alle dichiarazioni di mio figlio che, ad appena 5 anni, è stato sottoposto a un interrogatorio durato due ore e un quarto, essendo figlio di una mia ex compagna, che ha inculcato nella testa di questo bambino di dire che io sono colpevole. Ma il bambino dice che siamo caduti tutti e due insieme e poi cambia tante versioni. Hanno reso ammissibile l’interrogatorio di mio figlio che all’epoca aveva solo 5 anni. Il bambino è stato condizionato dalla mia ex compagna che portava lei stessa gelosia. Ma il bambino non ha visto nulla, perché, alla fine dell’interrogatorio, dice che alla fine si è svegliato, quindi si capisce che il bambino dice tante cose senza un senso, imbeccato dalla madre, la mia ex intendo, perché portava astio per la mia nuova compagna Sestina. La cassazione ha rifiutato di rivedere il video dell’indegno interrogatorio fatto a mio figlio, hanno sentito la discussione del mio difensore, ma hanno dichiarato inammissibile vedere l’interrogatorio fatto a mio figlio. In tutto questo periodo ho atteso in libertà la decisione sulla richiesta di misura cautelare. Non sono mai stato pericoloso per la fuga, non ho mai inquinato le prove, non ho più contattato mio figlio. Avevo tutti i documenti, la macchina, casa e garage. In questo arco di tempo ho rispettato tutto e tutte le leggi.

LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI.

IN FEDE Andrea Landolfi Cudia

DATA 11/10/19

“P.S. MAMMA DIFFONDI QUESTA LETTERA A LIVELLO MEDIATICO.“

La lettera del Landolfi a sua madre trasuda un bisogno di convincere che gli “innocenti de facto” non hanno.

In tutti questi mesi, il Landolfi non ha mai negato in modo credibile di aver ucciso Maria Sestina e anche stavolta ha perso l’occasione per farlo. Al Landolfi sarebbero bastate dalle 10 alle 12 parole per negare di aver commesso l’omicidio ed invece ha scelto di usarne un’infinità per provare a convincere gli italiani che suo figlio è stato “imbeccato dalla madre”.

Andrea Landolfi è capace di scrivere “sono innocente” perché, non essendo stato ancora giudicato, “innocente de iure” lo è ancora, ma dirsi innocenti non equivale a negare l’azione omicidiaria.  

La frase “io sono colpevole” è un’ammissione tra le righe.

Si noti “non ho mai inquinato le prove”.

Nonostante nell’Ordinanza del Riesame di Roma siascritto “(Landolfi) ha problemi con l’alcol e ha una personalità instabile che è stata oggetto di plurimi accertamenti da parte del dipartimento di salute mentale della Asl di Roma. I problemi che Landolfi ha con l’alcol, al cui abuso reagisce divenendo aggressivo e violento, convincono della sua pericolosità sociale, la cui personalità non offre alcuna affidabilità. La violenza e l’aggressività di Landolfi, specie in presenza di abuso d’alcol, è stata confermata dalla madre del piccolo figlio, la quale ha riferito come fosse stata vittima della violenza del compagno tanto da arrivare a denunciarlo per maltrattamenti (…) dopo la morte di Maria Sestina, Iezzi e la madre di Landolfi, Roberta, hanno manifestato apertamente il timore di una reazione violenta del giovane nei loro confronti, evitando di convivere con lui”, il Landolfi non ha fatto riferimento ad una eventuale pericolosità sociale ma solo al pericolo di fuga.

Si noti “In questo arco di tempo ho rispettato tutto e tutte le leggi”, una frase che lascia pensare perché fa riferimento ad un preciso arco temporale.

“LA LEGGE NON E’ UGUALE PER TUTTI” non è una negazione credibile.

Questo articolo è stato pubblicato su Le Cronache Lucane il 2 gennaio 2020.

Analisi dell’intervista rilasciata da Andrea Landolfi Cudia a Simone Toscano di Quarto Grado

Andrea Landolfi Cudia e Maria Sestina Arcuri

Maria Sestina Arcuri, 26 anni, è morta all’ospedale Belcolle di Viterbo per le conseguenze di un’emorragia cerebrale, il 6 febbraio 2019. La Arcuri era stata ricoverata intorno alle 7.00 del 4 febbraio 2019. La ragazza aveva passato la serata del 3 febbraio in un pub di Ronciglione in compagnia di Andrea Landolfi, che conosceva da soli tre mesi, e del di lui figlio, poi i tre si erano recati a casa della nonna del Landolfi, Mirella Iezzi, per passarvi la notte. 

Andrea Landolfi Cudia, 30 anni, fino a pochi giorni fa era indagato a piede libero. A marzo la procura aveva chiesto l’arresto, il GIP aveva rigettato, in seguito ad un ricorso il Riesame aveva dato ragione alla procura, a giugno la difesa aveva presentato ricorso in Cassazione contestando la legittimità dell’interrogatorio del figlio di Andrea Landolfi, un bambino di 5 anni. Il 25 settembre la Corte Suprema di Cassazione ha dato ragione alla procura e disposto la Misura di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario per Andrea Landolfi. Il giornalista Simone Toscano ha intervistato Andrea Landolfi dopo la sentenza.

In Statement Analysis partiamo dal presupposto che chi parla sia innocente de facto e che parli per essere compreso. Pertanto, da un innocente de facto ci aspettiamo che neghi in modo credibile e che nel suo linguaggio non siano presenti indicatori caratteristici delle dichiarazioni di coloro che non dicono il vero.

In Statement Analysis analizziamo le parole che non ci aspettiamo di udire (The Expected Versus The Unexpected).

Un innocente “de facto” non ci sorprenderà, negherà in modo credibile già nelle prime battute e lo farà spesso, se necessario. Un innocente “de facto” mostrerà di possedere la protezione del cosiddetto “muro della verità” (wall of truth), un’impenetrabile barriera psicologica che permette ai soggetti che dicono il vero di limitarsi a rispondere con poche parole in quantgli stessi non hanno necessità di convincere nessuno di niente.

I non addetti ai lavori ritengono che la maggior parte della gente menta ed invece il 90% dei soggetti che non raccontano la verità, dissimulano, ovvero non raccontano menzogne ma semplicemente nascondono alcune informazioni senza dire nulla di falso.

Chi dissimula fa affidamento sull’interpretazione delle sue parole da parte di interlocutori inesperti ed è così che li trae in inganno, egli, infatti, risponde con dichiarazioni che suonano come negazioni.

Dissimulano la maggior parte dei soggetti che intendono coprire un proprio coinvolgimento in un omicidio; in ogni caso le loro dichiarazioni, se non contaminate dal linguaggio utilizzato da chi li intervista o li sottopone ad interrogatorio, servono a ricostruire i fatti.

Falsificano, ovvero non solo tacciono l’informazione vera ma presentano un’informazione falsa come fosse vera, solo il 10% di coloro che tentano di coprire il proprio coinvolgimento in un omicidio.

Falsificare è molto impegnativo e con il passare del tempo chi opta per questa tecnica si accorge che non può fermarsi alla prima bugia e che non solo la stessa va ripetuta all’infinito ma che deve far ricorso a superfetazioni sempre più articolate per tenerla in piedi.

La dissimulazione è considerata meno riprovevole della falsificazione perché è un comportamento passivo. Peraltro, chi dissimula può giustificarsi più facilmente di chi falsifica, sostenendo, ad esempio, di non aver detto tutto per una pura dimenticanza.

I soggetti che dissimulano lo fanno per evitare lo stress che produce il falsificare, uno stress che è dovuto non solo al senso di colpa, posto che anche i soggetti privi di empatia, come possono esserlo i sociopatici, fanno ricorso più frequentemente alla dissimulazione che alla falsificazione, ma spesso al fatto che falsificare li espone maggiormente, rendendoli vulnerabili e quindi a rischio di essere scoperti e accusati, non solo di essere dei bugiardi, ma anche del reato di cui sono accusati.

ANALISI:

Simone Toscano: Andrea, buongiorno, sono Simone Toscano di Quarto Grado, le volevo chiedere un commento per questa sentenza durissima.

Una domanda che permetterebbe ad Andrea Landolfi di negare in modo credibile di aver ucciso Maria Sestina. 

Una negazione è credibile quando il soggetto si esprime senza ripetere a pappagallo le parole del suo interlocutore ed è composta da tre componenti:

  • il pronome personale “io”;
  •  l’avverbio di negazione “non” e il verbo al passato “ho”, “non ho”;
  • l’accusa “ucciso x”.

Se una negazione ha più o meno di tre componenti, non è una negazione credibile.

La frase “io non ho ucciso Sestina”, seguita dalla frase “ho detto la verità” o “sto dicendo la verità” riferita a “io non ho ucciso Sestina”, è una negazione credibile ed è ciò che ci aspettiamo che dica Landolfi già in risposta a questa prima domanda. 

Andrea Landolfi Cudia: Non so che dirle guardi, iooo… in questo momento mi avvalgo della facoltà di non rispondere, perché… il mio lutto me lo sto elaborando, lo elaboro e… e non credevo di certo di avere un esito così. Io andrò incontro a un processo in cui mi batterò con un coltello in mezzo ai denti, perché la verità deve uscire fuori. Per il GIP risultava un incidente, io sono concordante con il GIP, perché ha fatto la ricostruzione in base a tutte le prove e ha dichiarato inammissibile la carcerazione, perché era un incidente domestico.

Simone Toscano ha dato un’occasione ad Andrea Landolfi, l’occasione di poter negare pubblicamente di aver ucciso Sestina, ma il Landolfi, invece di dire “io non ho ucciso Sestina, sto dicendo la verità”, esordisce così “Non so che dirle guardi, iooo… in questo momento mi avvalgo della facoltà di non rispondere, perché… il mio lutto me lo sto elaborando, lo elaboro e… e non credevo di certo di avere un esito così”.

All’indomani della morte di Sestina, intervistato da Simone Toscano, il Landolfi aveva rilasciato una dichiarazione simile “Non voglio dichiarare nulla, sto soltanto elaborando il mio lutto, io l’unica cosa che posso dire è che ho fede nella giustizia“.

Negare in modo credibile non ha un costo eppure il Landolfi non l’ha fatto in entrambe le occasioni.

La risposta di Andrea Landolfi Cudia non solo è evasiva ma è anche una lunga tirata oratoria che ci indica che il Landolfi non può avvalersi del cosiddetto “muro della verità”.

Il Landolfi parla di verità, ma non ci dice quale sia questa verità, una verità che di certo lui conosce. Riferisce che “per il GIP risultava un incidente”, ma non ce lo conferma, non dice “Io non ho ucciso Sestina, è stato un incidente”.

Andrea Landolfi Cudia: Io non ho paura di nulla, perché “Male non fare, paura non avere”.

Perché Andrea Landolfi Cudia parla citando un proverbio? Perché è incapace di dire “Io non ho ucciso Sestina”.

Simone Toscano: Lei sa che i familiari di Sestina fin dall’inizio hanno… hanno puntato il dito contro di lei.

Andrea Landolfi Cudia: E’ giusto che mi abbiano puntato il dito, perché devono sapere la verità, ma la verità la verranno a sapere, comunque sia, durante la fase processuale.

Si noti che non solo Andrea Landolfi non ha negato di aver ucciso Sestina, nonostante l’opportunità che ha avuto da parte del giornalista, ma, quando afferma “E’ giusto che mi abbiano puntato il dito perché devono sapere la verità”, egli accetta ciò che un innocente “de facto” non accetterebbe mai, lascia aperta la porta alla possibilità di aver commesso l’omicidio. Peraltro, si noti che, ancora una volta, egli afferma che con il processo emergerà la verità, ma non ci dice quale sia questa verità.

Simone Toscano: Quindi lei si sente di affermare che quella sera si è trattato di un incidente e che lei non ha gettato Sestina dalle scale?

Simone Toscano si aspettava che il Landolfi negasse. Il giornalista mostra di non essere soddisfatto delle sue risposte, eppure dovrebbe esserlo, il Landolfi non riesce a dire “si è trattato di un incidente” e “non ho gettato Sestina dalle scale” perché mentirebbe, se ne faccia una ragione.

Andrea Landolfi Cudia: Assolutamente, assolutamente, assolutamente. Qua siamo tutti in lutto. Io, la mia famiglia è in lutto per Sestina. Io sono in lutto perché sono il suo compagno, mi hanno tolto un figlio per futili motivi perché hanno detto che è stato omicidio, un omicidio con efferatezza con gravi indizi di colpevolezza, invece non è vero perché i RIS sono entrati 3 volte con esami irripetibili e non hanno trovato nulla. Hanno ritrovato una… delle tracce orizzontali, non verticali, della caduta che abbiamo fatto io e Sestina, dove io ho battuto il capo eee… da dietro il cervelletto e Sestina èè… ha sbattuto la testa, ma non ci siamo accorti di questo, perché, comunque sia, eee… l’emorragia era interna, se fosse uscito del sangue avrei chiamato subito l’ambulanza.

Da un innocente de facto, in risposta alla domanda chiusa del giornalista, ci saremmo aspettati un “No”, nulla più. 

E invece di rispondere con un “No”, Andrea Landolfi fa ricorso ad un’altra lunga tirata oratoria di 125 parole per convincere il suo interlocutore senza falsificare.

“Assolutamente, assolutamente, assolutamente” non equivale ad un “No” e trasuda un bisogno di convincere che gli innocenti “de facto” non hanno. 

“Qua siamo tutti in lutto. Io, la mia famiglia è in lutto per Sestina”, rivela un desiderio di nascondersi tra la folla.

Si noti che, nonostante Sestina sia l’unica vittima, il Landolfi parla, in primis, dei traumi da lui riportati “dove io ho battuto il capo eee… da dietro il cervelletto”.

Simone Toscano: Ma dove l’ha sbattuta, Sestina, la testa?

Andrea Landolfi Cudia: Eh, io questo adesso non me lo posso, non me lo ricordo di certo, perché io con affermatezza non glielo posso dire.

Un “non ricordo” va guardato con sospetto perché dire di non ricordare equivale a falsificare un vuoto di memoria.

Simone Toscano: Chi invece dice che lei quella sera forse ha aggredito anche sua nonna e che per questo sua nonna è scappata in piena… in piena notte.

Andrea Landolfi Cudia: Non è assolutamente vero, io ho scansato mia nonna con un palmo, con il dorso della mano.

Simone Toscano: Quindi si è spaventata ed è scappata, diciamo.

Andrea Landolfi Cudia: No, non si è spaventata, è rimasta là eee… ha visto Sestina che stava bene. Mia nonna è stata operata, quindi ha 9 stent e per la paura si è… si è and… dovuta andare a far vedere in ospedale.

Andrea Landolfi Cudia: Testimone c’era mia nonna e la spinta… ho ricevuto… che ho ricevuto è stata da Sestina, poi rendendosi conto che stavo per cadere mi sono aggrappato al suo braccio eee… per spirito di sopravvivenza, perché lei si è avvicinata verso di me, perché voleva recuperarmi dopo la spinta e là siamo caduti insieme.

Si noti “la spinta… ho ricevuto… che ho ricevuto è stata da Sestina”. In pratica il Landolfi attribuisce a Sestina la responsabilità della caduta.

Simone Toscano: E’ vero che c’è stato un litigio forte per gelosia?

Andrea Landolfi Cudia: Assolutamente no, io mi sono avvicinato ad una ragazza che faceva parte del pub, gli ho chiesto un tagliere o era un bicchiere di vino e poi, dopo, niente, si è ingelosita Sestina, ma una lite furibonda non c’è mai stata.

Andrea Landolfi Cudia: Lotterò fino alla fine perché io ho perso una compagna, mi hanno tolto la patria potestà eee… non vedo più mio figlio da 9 mesi. Il bambino ha detto che siamo caduti in 3, che siamo caduti in 2, che avevamo le facce belle cheee… che io ho spinto Sestina, che Sestina ha spinto a me e poi, ad un certo punto, finisce la conversazione il bambino dicendo: “E poi mi sono svegliato”. Quindi si figuri un po’.

Ancora una volta il Landolfi ha perso l’occasione per negare in modo credibile, si è dipinto come vittima nel tentativo di ingraziarsi l’interlocutore e ha mostrato, ancora una volta, un bisogno di convincere.

CONCLUSIONI

Deception Indicated

Questo articolo è stato pubblicato su Le Cronache Lucane il 6 ottobre 2019.

ARRESTO IMMEDIATO PER ANDREA LANDOLFI CUDIA, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: DECISIONE GIUSTA

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Le Cronache Lucane, 25 settembre 2019

Misura di custodia cautelare in carcere per omicidio volontario per il fidanzato di Maria Sestina Arcuri, la Cassazione ha deciso ieri dopo l’udienza del 24. 

Maria Sestina Arcuri, 26 anni, è morta all’ospedale Belcolle di Viterbo per le conseguenze di un’emorragia cerebrale, il 6 febbraio 2019. La Arcuri era stata ricoverata intorno alle 7.00 del 4 febbraio 2019. La ragazza aveva passato la serata del 3 febbraio in un pub di Ronciglione in compagnia del suo ragazzo, che conosceva da soli tre mesi, e del di lui figlio, poi i tre si erano recati a casa della nonna del Landolfi, Mirella Iezzi, per passarvi la notte. 

Andrea Landolfi Cudia, 30 anni, era finora indagato a piede libero per la morte della sue fidanzata avvenuta la notte tra il 3 e 4 febbraio scorsi, a Ronciglione. A marzo la procura aveva chiesto l’arresto, il GIP aveva rigettato, in seguito ad un ricorso il Riesame aveva dato ragione alla procura, a giugno la difesa aveva presentato ricorso in Cassazione contestando la legittimità dell’interrogatorio del figlio di Andrea Landolfi, un bambino di 5 anni.

Abbiamo sentito su questo caso la criminologa Ursula Franco. La dottoressa aveva analizzato la telefonata di Andrea Landolfi al 118 e un’intervista rilasciata dalla di lui nonna.

– Dottoressa Franco, cosa pensa della decisione della Corte suprema di Cassazione?

Una decisione giusta.

– Dottoressa, che cosa era emerso dall’analisi della telefonata di soccorso?

Grazie alla casistica in tema di telefonate di soccorso sappiamo cosa aspettarci da chi chiama, per questo motivo il materiale d’analisi vero e proprio è ciò che risulta “inaspettato”. In telefonate come quella fatta dal Landolfi ci aspettiamo che il chiamante sia alterato, insistente e che, soprattutto, chieda aiuto per la vittima. Ci aspettiamo anche che imprechi e dica parolacce, che non attenda la fine della domanda dell’operatore per esplicitare una richiesta d’aiuto. Non ci aspettiamo invece che il chiamante si perda in superflui convenevoli, o che chieda aiuto per sé, o che senta il bisogno di collocarsi dalla parte di coloro che vogliono il bene per il soggetto in stato di necessità. Andrea Landolfi non ha mai chiesto aiuto per Maria Sestina. Ha provato ad ingraziarsi l’operatore, ha poi cercato di collocarsi dalla parte dei buoni e ha chiesto aiuto per sé.

– Dottoressa, che cosa era emerso invece dall’intervista rilasciata dalla nonna di Andrea a Lucilla Masucci?

È un’intervista ricca di suggerimenti e contaminazioni, praticamente inutilizzabile. 

– In base a cosa la procura ha chiesto l’arresto di Landolfi? 

Lo ha chiesto sulla base delle risultanze autoptiche. Infatti, secondo i consulenti medico legali, Maria Sestina non si sarebbe ferita in seguito ad una “caduta/rotolamento” ma in seguito ad una “caduta/precipitazione”. In pratica, Maria Sestina non sarebbe rotolata sulle scale, come falsamente affermato dall’indagato e dalla nonna Mirella Iezzi, sarebbe invece precipitata dall’alto della seconda rampa di scale, superando il muretto di protezione, impattando violentemente e riportando le lesioni che l’hanno portata alla morte.

Si legge nell’Ordinanza del Riesame di Roma che Andrea Landolfi “ha problemi con l’alcol e ha una personalità instabile che è stata oggetto di plurimi accertamenti da parte del dipartimento di salute mentale della Asl di Roma. I problemi che Landolfi ha con l’alcol, al cui abuso reagisce divenendo aggressivo e violento, convincono della sua pericolosità sociale, la cui personalità non offre alcuna affidabilità. La violenza e l’aggressività di Landolfi, specie in presenza di abuso d’alcol, è stata confermata dalla madre del piccolo figlio, la quale ha riferito come fosse stata vittima della violenza del compagno tanto da arrivare a denunciarlo per maltrattamenti”. Peraltro, “dopo la morte di Maria Sestina, Iezzi e la madre di Landolfi, Roberta, hanno manifestato apertamente il timore di una reazione violenta del giovane nei loro confronti, evitando di convivere con lui”.

Morte di Maria Sestina Arcuri: analisi della telefonata di soccorso di Andrea Landolfi

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Maria Sestina Arcuri, 26 anni, è morta all’ospedale Belcolle di Viterbo per le conseguenze di un’emorragia cerebrale, il 6 febbraio 2019. Maria Sestina era stata ricoverata intorno alle 7.00 del 4 febbraio 2019. La Arcuri aveva passato la serata del 3 febbraio in un pub di Ronciglione in compagnia di un ragazzo che conosceva da soli tre mesi, Andrea Landolfi, 30 anni, e del di lui figlio, un bambino di 5 anni, poi i tre si erano recati a casa della nonna del Landolfi, Mirella Iezzi, per passarvi la notte. Andrea Landolfi è indagato per omicidio.

Andrea Landolfi ha chiamato il 118 alle 5.53 del 4 febbraio.

PREMESSA

Grazie alla casistica in tema di telefonate di soccorso sappiamo cosa aspettarci da chi chiama, per questo motivo il materiale d’analisi vero e proprio è ciò che risulta “inaspettato”.

Expected versus Unexpected

Expected: ci aspettiamo che il chiamante sia alterato, insistente e che soprattutto chieda aiuto per la vittima. Ci aspettiamo anche che imprechi e dica parolacce, che non attenda la fine della domanda dell’operatore per esplicitare una richiesta d’aiuto.

Unexpected: non ci aspettiamo che il chiamante si perda in superflui convenevoli o che chieda aiuto per sé o che senta il bisogno di collocarsi dalla parte di coloro che vogliono il bene per il soggetto per il quale chiama.

Questa analisi è viziata dal fatto che non ho trascritto personalmente la telefonata. La versione che segue è stata recitata da due attori. In mancanza dell’audio originale si perdono importanti informazioni, non si possono infatti distinguere eventuali auto censure da eventuali interruzioni da parte dell’operatore, né sono percepibili i tempi di latenza e la lunghezza delle pause. Com’è noto, le “auto censure” indicano che chi parla nasconde informazioni, lunghi tempi di latenza prima di rispondere e pause indicano invece che un soggetto ha bisogno di pensare prima di parlare, generalmente, per non dare risposte incriminanti.

Operatore: 118

Andrea Landolfi: Sì. Salve. Io sto qua a Ronciglione…

Si noti che il Landolfi non esordisce con una richiesta d’aiuto ma con un “Sì” e un “Salve”, due parole inaspettate in una chiamata di soccorso.

“Sì” è una pausa per pensare.

“Salve” rientra tra i convenevoli che, generalmente, servono ad ingraziarsi l’interlocutore (Ingratiation Factor).

“Io sto qua a Ronciglione” non è ancora una richiesta d’aiuto.

Operatore: Sì?

Andrea Landolfi: Sto a via Papirio Serangeli. La mia compagna è cascata qua dalle scale, stavamo sulla scala a chiocciola, ha perso i sensi, non… non so più che dire, nel senso… ha rigettato…

L’avverbio di luogo “qua”, nella frase “La mia compagna è cascata qua dalle scale”, è inaspettato ed è stato pronunciato per una precisa ragione. Il fatto che il Landolfi senta il bisogno di sottolineare che la ragazza “è cascata qua”, apre alla possibilità che la caduta sia avvenuta altrove.

In seguito ad un breve racconto relativo alla dinamica dei fatti ci saremmo aspettati una richiesta di soccorso del tipo: “La mia compagna è cascata dalle scale, ha bisogno d’aiuto” ed invece il Landolfi non ha ancora richiesto aiuto per Maria Sestina.

Operatore: La via, la via.

Andrea Landolfi: Eh, via Papirio Serangeli… ho provato a portarla…

“Eh” è un pausa per pensare. 

Poiché la telefonata non è stata divulgata in originale ma è stata trascritta e recitata da due attori, non sappiamo se il Landolfi si sia auto censurato o sia stato interrotto dall’operatore.

Si noti che il Landolfi non ha ancora chiesto aiuto per Maria Sestina.

Operatore: Senti quanti anni ha la tua ragazza?

Andrea Landolfi: 26.

Operatore: Adesso si è ripresa?

Andrea Landolfi: No, ripresa nel senso che parla, ma dice cose così, non lo so, è cascata… io per attutirla ho sbattuto il bacino, sto con mio figlio, ma io ho sbattuto sulla testa, dietro, vicino al camino… lei ha perso il sangue dal naso e dalle orecchie, io so’ preoccupato, perché sta qua e non me risponde.

Purtroppo è stato l’operatore ad introdurre la parola “ripresa”, una parola che ha contaminato la risposta del Landolfi.

Il Landolfi si dice preoccupato ma non ha ancora chiesto aiuto per Maria Sestina perde tempo, invece, a parlare di sé e a spiegare la dinamica dei fatti. “è cascata… io per attutirla ho sbattuto il bacino, sto con mio figlio, ma io ho sbattuto sulla testa, dietro, vicino al camino” sono tutte affermazioni superflue. Il Landolfi riferisce di essere con il figlio per ingraziarsi l’operatore.

E’ la seconda volta che il Landolfi ripete che Maria Sestina “è cascata”, evidentemente vuole essere certo che l’operatore immagazzini l’informazione.

Il Landolfi non ha ancora chiesto aiuto per Maria Sestina.

Operatore: Certo.

Andrea Landolfi: Lei… io che debbo fa’? Aiutatemi, ve prego, perché…

“io che debbo fa’?” non equivale a “Cosa posso fare per aiutare la mia compagna?”.

Il semplice “Aiutatemi” è una richiesta d’aiuto per sé.

“ve prego” rivela un bisogno, quello di collocarsi dalla parte dei “buoni” e di ingraziarsi l’operatore. In Statement Analysis questi due fenomeni sono denominati “Good Guy/Bad Guy Principle” e “Ingratiation Factor”.

Si noti il “perché…”, nonostante, ancora una volta, non sia dato sapere se il Landolfi sia stato interrotto o si sia auto censurato, è inaspettato il fatto che intenda fornire una “Reason why”. 

Operatore: Niente, adesso ti mando, sì un attimo adesso ti mando l’ambulanza. 

Andrea Landolfi: Eh.

Operatore: Più di questo non possiamo fare.

Andrea Landolfi: Facciamo qualcosa però, ve prego, non lo so, non me risponde, me dice i numeri…

Con le parole superflue “Facciamo qualcosa però, ve prego” il Landolfi, ancora una volta, sente il bisogno di collocarsi dalla parte dei “buoni”, ovvero di coloro che vogliono il bene per il soggetto per il quale chiama (Good Guy/Bad Guy Principle).

Operatore: Calmati.

Andrea Landolfi: Mi dice i numeri, mi dice…

Operatore: Allora è caduta, da che altezza è caduta?

Andrea Landolfi: Eh, dalla scala a chiocciola.

“Eh” è ancora un pausa per pensare.

Operatore: Dalla scala a chiocciola, l’ha fatta tutta?

Andrea Landolfi: Tutta l’abbiamo fatta, perché si è sbilanciata, stavamo parlando, io stavo sulle punte qua, stavamo giocando, scherzando, io me so’ sbilanciato, lei si è retta su di me, io pe’ attutirla… però, purtroppo, lei la botta l’ha presa e io la botta l’ho presa più forte, però non lo so, evidentemente, lei ha preso… evidentemente… non so se l’ha presa dietro alla schiena o vicino all’orecchio, poi però da là, l’ho portata a ca… su, ha rigettato quello che ha mangiato.

Il Landolfi, invece di rispondere con un “Sì”, si esibisce in una lunga tirata oratoria durante la quale si lascia scappare un “da là, l’ho portata a ca…”, che ci conferma che il “qua”, presente nella frase “La mia compagna è cascata qua dalle scale”, è lì per una buona ragione: Maria Sestina potrebbe non aver subito il trauma che l’ha condotta a morte all’interno della casa, ma all’esterno della stessa. A confermarcelo è la nonna del Landolfi in un’intervista rilasciata a Lucilla Masucci:

Mirella Iezzi: No, perché loro si mettevano fuori la porta, perché il bambino dormiva, si mettevano fuori la porta e dai, ridevano, scherzavano. Quella sera, io l’ho sent… non è… io non ho sentito ridere… eh… su questo, no, però parlavano con pacatezza, come se scherzassero, tutto qui.

Le scale esterne d’accesso alla casa della nonna materna di Andrea Landolfi

Operatore: Quindi ha anche vomitato dopo che è caduta?

Andrea Landolfi: Ha rigettato quello che ha mangiato, tutto. 

Operatore: Okay.

Andrea Landolfi: Però non ha rigettato sangue, ha rigettato solo quello che ha mangiato. 

Si noti “Però non ha rigettato sangue”, ogni affermazione al negativo, come questa, è doppiamente importante per chi analizza perché chi racconta fatti accaduti non ha ragione di riferire spontaneamente ciò che non è successo. Il Landolfi, dicendo che la ragazza “non ha rigettato sangue” e aggiungendo “solo” alla frase che segue, apre alla possibilità che invece abbia “rigettato sangue”.

Operatore: Alimenti. Okay.

Andrea Landolfi: Okay, l’ho curata, tutto quanto, ci ho pensato, tutto quanto, le ho dato il biochetasi, glielo fa… gli ho dato l’acqua fredda e tutto quanto, niente, me continua a di’… non me… mi dice i numeri, me dice cose, non lo so, me dice i numeri.

Il Landolfi, che non ha ancora richiesto aiuto per Maria Sestina, perde tempo a descriversi come un “Good Guy”(Good Guy/Bad Guy Factor): “l’ho curata, tutto quanto, ci ho pensato, tutto quanto, le ho dato il biochetasi, glielo fa… gli ho dato l’acqua fredda e tutto quanto”. Cui prodest? Non certo a Maria Sestina.

Operatore: Va bene, guardi, facciamo così: lasci libero questo numero di telefono, io adesso faccio partire l’ambulanza 

Andrea Landolfi: Eh, ma fatemi sape’, perché io so… cioè…

“Eh” è ancora un pausa per pensare.

Per il solito motivo, non sappiamo se il Landolfi si sia auto censurato o sia stato interrotto dall’operatore, in ogni caso Eh, ma fatemi sape’, perché io so… cioè…” sono tutte parole superflue che rivelano un bisogno, quello di collocarsi dalla parte dei “buoni” (Good Guy/Bad Guy Factor).

Operatore: Io faccio partire l’ambulanza e ti richiamo, lascia libero il numero.

Andrea Landolfi: Eh, chiamate però, ve prego, perché io non lo so… so’ preoccupato, io sto qua, non so che fa’.

“Eh” è ancora un pausa per pensare.

“chiamate però, ve prego, perché io non lo so… so’ preoccupato sono ancora tutte parole superflue che rivelano un bisogno, quello di collocarsi dalla parte dei “buoni” (Good Guy/Bad Guy Factor).

Operatore: Certo.

Andrea Landolfi: Mannaggia oh.

Operatore: Tranquillo, mandiamo subito qualcuno

Andrea Landolfi: Aiutateme, però, ve prego.

“Aiutateme” è una richiesta d’aiuto per sé.

“ve prego” rivela un bisogno, quello di collocarsi dalla parte dei “buoni” e di ingraziarsi l’operatore.

Operatore: Mandiamo qualcuno, dai.

Andrea Landolfi: Eh, grazie

“Eh” è ancora un pausa per pensare.

Si noti l’inaspettato “grazie”, che chiude la telefonata e che serve al Landolfi per continuare ad ingraziarsi l’operatore.

CONCLUSIONI

Deception Indicated

P. S. Stralci dell’ordinanza del tribunale del Riesame di Roma: “la tesi del GIP è inconsistente”(…) “ha fornito un’interpretazione sempre e comunque orientata a favore dell’indagato, anche a fronte di oggettivi elementi indiziari di segno contrario” (…) “conclusioni, alle quali perviene il GIP, assolutamente arbitrarie ed errate” (…) “non tiene in alcun conto, in modo incomprensibile, di quanto affermato dal perito” (…) “non aver compreso l’argomentazione contenuta nella consulenza dei medici legali” (…) “Le conclusioni della consulenza sono chiarissime: viene affermato esattamente il contrario di quanto sostenuto dal GIP. Non caduta/rotolamento ma caduta/precipitazione. Maria Sestina Arcuri non è rotolata sulle scale, come falsamente affermato dall’indagato e dalla nonna Mirella Iezzi, ma è precipitata dall’alto della seconda rampa di scale, superando il muretto di protezione, impattando violentemente e riportando le lesioni che l’hanno portata alla morte” (…) “Landolfi ha certamente ed evidentemente mentito, soprattuto con riferimento alla dinamica della caduta: la ricostruzione degli eventi dell’indagato è falsa”(…) “la nonna dell’indagato: Mirella Iezzi, le cui dichiarazioni sono certamente mendaci e frutto dell’ostinata volontà di difesa del nipote a dispetto di qualsiasi evenienza anche oggettiva” (…) “certo, quando l’ha buttata giù…”(…) “non può lasciar adito a dubbi circa il fatto che la nonna conoscesse perfettamente la reale dinamica dei fatti” (…) “Zitta, stai zitta ti ho detto. Stronza, piantala”(…) “le parole percepite dai testimoni si riferivano al momento successivo alla caduta ed è significativo evidenziare come l’indagato, invece di preoccuparsi delle condizioni di salute della vittima che aveva appena lanciato, la insultasse e la esortasse a rimanere in silenzio. Probabilmente preoccupato di possibili interventi dall’esterno in aiuto della donna”(… ) “l’indagato ha problemi con l’alcol e ha una personalità instabile, oggetto di plurimi accertamenti da parte del dipartimento di salute mentale della Asl di Roma” (…) “I problemi che Landolfi ha con l’alcol, al cui abuso reagisce divenendo aggressivo e violento, convincono della sua pericolosità sociale, la cui personalità non offre alcuna affidabilità” (…) “La violenza e l’aggressività di Landolfi, specie in presenza di abuso d’alcol, è stata confermata dalla madre del piccolo figlio, la quale ha riferito come fosse stata vittima della violenza del compagno tanto da arrivare a denunciarlo per maltrattamenti” (…) “Il 23 giugno 2008 è stata la nonna, sempre presente in tutte le circostanze per aiutare e difendere a ogni costo il nipote, che ha chiesto ai sanitari di occuparsi di Andrea il quale, sottoposto a visita, ha riferito di essere molto nervoso, di rompere gli oggetti e di essere violento con le persone. In particolare, ha riferito di aver avuto un ‘gesto di violenza’ con la ragazza dell’epoca che aveva tirato per i capelli durante un litigio che aveva come causa scatenante l’aborto spontaneo della giovane. Lo stesso sanitario dà atto delle ripetute visite della nonna, che riferiva in ordine alla difficoltà della situazione di Andrea che ‘è a volte violento’. Nella cartella clinica, in alcune occasioni, si definisce lo stato di Landolfi come ‘ubriaco e strafatto’. La madre di Andrea, si legge ancora nel documento, si è recata alla Asl per riferire della minaccia da parte di Andrea al nonno con un coltello”  (…) “l’indagato ha voluto causare la morte di Arcuri” (…) “Dopo la morte di Maria Sestina, Iezzi e la madre di Landolfi, Roberta, hanno manifestato apertamente il timore di una reazione violenta del giovane nei loro confronti, evitando di convivere con lui” (…) “emerge chiaramente che perfino la nonna e la madre dell’indagato dichiarano di aver paura dell’indagato che potrebbe, l’espressione è della prima, ‘buttarla di sotto’” (…) “Tali sentimenti di timore dei parenti dell’indagato sono la più evidente delle dimostrazioni della pericolosità di Landolfi” (…) “I problemi che Landolfi ha con l’alcol, al cui abuso reagisce divenendo aggressivo e violento, erano a tutti ben noti. La nonna dell’indagato è da sempre pronta a difendere e aiutare il nipote, pur nutrendo timori per i suoi comportamenti aggressivi e a volte incontrollabili. Ma tale atteggiamento del gruppo familiare, comprensibile umanamente, fornisce all’indagato un supporto incondizionato e rafforza nello stesso il sentimento di impunità e forse non è stato d’aiuto a Landolfi, il quale ha continuato a vivere sopra le righe mettendo in pericolo le persone che venivano a contatto con lui ed è stato uno degli antecedenti necessari per la tragica conclusione della vicenda”(…) “L’episodio drammatico non è stato causato da un’improvvisa e imprevedibile manifestazione di violenza di Landolfi. Aveva già in più occasioni minacciato (ad esempio il nonno con il coltello) o usato violenza sulle donne (la prima fidanzata – tirata per i capelli durante un litigio perché aveva avuto un aborto spontaneo, ndr – e la madre del figlio) o su altri (risulterebbe aver preso a pugni uno zio). Può, quindi, ripetersi” (…) “pericolo di recidiva, in ragione delle violente modalità di commissione del reato (omicidio volontario aggravato, ndr) e della personalità di Landolfi” (…) “violenta, instabile” (…) “sussistono gravi indizi di colpevolezza a carico di Landolfi che impongono la misura del carcere”.

Morte di Maria Sestina Arcuri: analisi di un’intervista rilasciata dalla nonna di Andrea Landolfi

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Maria Sestina Arcuri, 26 anni, è morta all’ospedale Belcolle di Viterbo per le conseguenze di un’emorragia cerebrale, il 6 febbraio 2019. Maria Sestina era stata ricoverata intorno alle 7.00 del 4 febbraio 2019. La Arcuri aveva passato la serata del 3 febbraio in un pub di Ronciglione in compagnia di un ragazzo che conosceva da soli tre mesi, Andrea Landolfi, 30 anni, e del di lui figlio, un bambino di 5 anni, poi i tre si erano recati a casa della nonna del Landolfi, Mirella Iezzi, per passarvi la notte.

Andrea Landolfi è indagato per omicidio dalla procura di Viterbo e non ha mai rilasciato dichiarazioni alla stampa in merito ai fatti.

La nonna di Andrea ha invece rilasciato un’intervista ad una giornalista de “La vita in diretta”.

Lucilla Masucci: Ma tu non li hai sentiti litigare quella sera?

Non solo la giornalista mette la Iezzi sulla difensiva e contamina l’intervista introducendo il termine “litigare”, ma la invita a negare.

La domanda da fare sarebbe stata: “Ci racconta cosa è successo?” e le domande successive: “E poi?”.

Mirella Iezzi: No, perché loro si mettevano fuori la porta, perché il bambino dormiva, si mettevano fuori la porta e dai, ridevano, scherzavano. Quella sera, io l’ho sent… non è… io non ho sentito ridere… eh… su questo, no, però parlavano con pacatezza, come se scherzassero, tutto qui.

La nonna del Landolfi, imboccata dalla giornalista, risponde di “No”, ma poi indebolisce la sua risposta con ben 46 parole.

Si noti che “perché loro si mettevano fuori la porta, perché il bambino dormiva, si mettevano fuori la porta e dai, ridevano, scherzavano” non è un racconto riferibile a quella sera, è invece il racconto dei comportamenti tenuti da Maria Sestina ed Andrea in altre occasioni.

In questo stralcio “Quella sera, io l’ho sent… non è…” sono presenti due autocensure.

“tutto qui” è un modo per chiudere il topic.

Lucilla Masucci: E tu eri giù e loro su, quindi non li hai visti!?

Ancora una volta la giornalista imbocca l’intervistata, le suggerisce una spiegazione e la invita a negare.

Mirella Iezzi: No, no, questo che io l’ho visti, no, ho visto quandoo… sono scivolati giù.

La Iezzi, imboccata dalla giornalista, risponde “No, no, questo che io li ho visti, no” e poi aggiunge “ho visto quandoo… sono scivolati giù”. Si notino la ripetizione della lettera “o” nella parola “quandoo” e la sede della pausa.

Lucilla Masucci: Mirella ma in quelle… in quelle ore, tu sei rimasta sveglia accanto a Sestina?

Ancora un suggerimento.

Mirella Iezzi: Sì, sì, sì, ma lei è andata su a dormire, poi è andata a dormire su, tranquillamente, ha fatto le scale.

La risposta è stata contaminata dalla giornalista. “Sì, sì, sì” è semplicemente il frutto di un suggerimento. Il fatto che la Iezzi ripeta “Sì” per tre volte rivela un bisogno di convincere. “ma lei è andata su a dormire” è in contraddizione con “Sì, sì, sì” e ci rivela che la Iezzi non è “rimasta sveglia accanto a Sestina”, come suggerito dalla giornalista.

“poi” rappresenta una lacuna temporale. La giornalista avrebbe potuto approfondire.

Lucilla Masucci: E poi quando ha cominciato a sentir… e Andrea è andato con lei?

Due domande insieme; la prima domanda è incompleta per un’autocensura; la seconda, più che una domanda, è un suggerimento.

E’ sbagliato fare domande plurime perché l’intervistato sceglie a quale rispondere.

Mirella Iezzi: Questo sì, la notte, quasi la mattina, io questo non te lo posso dire, Lucilla, perché io non c’ero.

Lucilla Masucci: Perché sei andata a dormire anche tu?

La giornalista imbocca ancora l’intervistata.

Mirella Iezzi: No, io non c’ero, io mi sono fatta portareee da mio cognato al… mmm…

Lucilla Masucci: Al pronto soccorso.

La giornalista suggerisce i termini “pronto soccorso”.

Mirella Iezzi: Sì, al pronto soccorso dell… dell’ospedale… a Roma.

La risposta è contaminata, ad introdurre i termini “pronto soccorso” è stata la giornalista, non l’intervistata.  

Lucilla Masucci: Quindi tu lasci i due ragazzi da soli dopo la caduta?

Ancora un suggerimento.

Mirella Iezzi: Sì, sì, l’ho lasciati perché ho visto che stavano bene tutte e due, tant’è vero che a mia figlia gli ho detto: “Aaaa e daje, a’ Monica, ma che stiamo rifacendo…”, sai Andrea com’è, un po’… je piaceva scherzare, basta.

Si noti l’autocensura che segue a “ma che stiamo rifacendo…” e a “un po’…”, esternazioni che la giornalista avrebbe potuto approfondire con domande precise. Un amico di Andrea e della sua ex compagna ha infatti dichiarato: È successo un fatto analogo a quello che è successo ad Andrea e Sestina, ovvero la caduta dalle scale è un… è un’immagine che si ripete, ancheee l’ex compagna un giorno ha chiamato… è stata chiamata l’ambulanza, lei stava male ed al (incomprensibile) ha detto che era caduta per le scale, quando invece tutti in comitiva sappiamo che non è così, sempre la stessa identica scena, tutte e due che cascano per le scale, uno si fa male e uno no, e guarda caso quello che non si fa mai male è sempre Andrea, dice che ha dolori alla spalla, dice che ha dolori aal ginocchio, quando invece risulta sano come un pesce”.

“basta” è un modo per chiudere il topic.

Lucilla Masucci: Quindi tu hai lasciato Andrea e Sestina a dormire a casa?

Ancora un suggerimento, che Andrea e Sestina dormissero è la giornalista a dirlo. 

Mirella Iezzi: Sì.

La risposta della Iezzi è frutto di una contaminazione.

Lucilla Masucci: Andrea dormiva?

Mirella Iezzi: No, no, no, è stato sempre vigile, sveglio, vicino a Sestina.

La ripetizione del “No” è sensitiva.

“è stato sempre vigile, sveglio, vicino a Sestina”, la signora Iezzi non può saperlo, posto che durante la notte si è allontanata da casa per recarsi in ospedale.

Lucilla Masucci: Come sta Andrea?

Mirella Iezzi: Male, Andrea sta malissimo, sta malissimo. Andrea è come se fosse diventato vedovo, lo… lui dice: “Lasciatemi nel mio dolore… nel mio dolore”.

Lucilla Masucci: Andrea non è un assassino?

La giornalista non solo, introducendo la parola “assassino”, mette la donna sulla difensiva, ma dicendo “Andrea non è un assassino” la invita a negare.

Mirella Iezzi: No, Andrea è un bravissimo ragazzo, e non detto da me, che sono la nonna, tutti lo dicono, tutti. Soltantoooo… sono gli amici, gli amici, non lo so perché, le cattiverie gliele stanno facendo.

La Iezzi, imboccata dalla giornalista, risponde di “No”, ma poi indebolisce la sua risposta con ben 33 parole. La nonna del Landolfi  non dice “Andrea non ha ucciso Sestina” ma “Andrea è un bravissimo ragazzo, e non detto da me, che sono la nonna, tutti lo dicono, tutti”, lo dipinge come un “Good Guy” nel tentativo di indurre chi la ascolta a trarre le conclusioni. 

Degli amici Andrea Landolfi ha detto: “Quello che posso dire èèè… bisogna vedere chi parla e perché parla a volto coperto. Perchéé… se non ci sono problemi, si potrebbe parlare a volto scoperto senza nessun tipo di problema e vedere anche chi sono queste persone che stanno dichiarando queste cose”.

Lucilla Masucci: Dicono che Andrea abbia picchiato anche la fidanzata precedente.

Un’altra domanda che metterà la nonna di Andrea sulla difensiva. La domanda da fare sarebbe stata “Che rapporti aveva Andrea con la sua ex fidanzata?”.

Mirella Iezzi: Non è vero, non è vero, non è vero, c’erano delle discussioni, perché era la mamma del bambino, c’erano delle discussioni familiari, come ce ne sono tante.

La ripetizione di “Non è vero”, per ben tre volte, segnala un bisogno di convincere.

Lucilla Masucci: La mamma di Sestina aveva fatto un appello proprio a te, aveva detto: “Mirella, signora Mirella, per favore dica la verità”.

Mirella Iezzi: Ho detto la verità. Si chiama Caterina? Caterina, guarda, se ci possiamo vedere, ti racconto tutto di tua figlia, tutto, tutto, fino all’ultima mattina che abbiamo preso il caffè insieme, perciò te lo posso dire, te lo posso dire, Andrea non gli ha fatto niente. Siate tranquilli, siate tranquilli. Aspettamo… aspettiamo la perizia e poi si vedrà tutto quello che… che è successo.

Quando la Iezzi dice: “ti racconto tutto di tua figlia, tutto, tutto, fino all’ultima mattina che abbiamo preso il caffè insieme”, a che mattina si riferisce? Se è del giorno 3 che parla, perché la Iezzi non fa riferimento all’intera giornata? Non ha più incontrato Sestina dopo la colazione?

“Andrea non gli ha fatto niente” non è una negazione credibile.

Le regole di un’intervista e quelle di un interrogatorio sono le stesse:

  1. evitare le domande chiuse che permettono all’interrogato/intervistato di rispondere con un sì o un no;
  2. evitare le domande multiple per impedire all’interrogato/intervistato di scegliere a quale rispondere;
  3. non interrompere mai l’interrogato/intervistato; è nei sermoni e nelle tirate oratorie che si trovano spesso informazioni utili ed ammissioni tra le righe;
  4. non introdurre nuovi termini;
  5. evitare affermazioni perché non prevedono una risposta;
  6. evitare giudizi morali perché mettono l’interrogato/intervistato sulla difensiva;
  7. non suggerire le risposte.

P.S. La nonna di Andrea Landolfi è indagata per omissione di soccorso, falso in dichiarazioni al pubblico ministero e abbandono di persona incapace.