OMICIDIO DI MARIA SESTINA ARCURI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: ANALISI DELLA TELEFONATA DI ANDREA LANDOLFI AL 118

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Le Cronache Lucane, 23 maggio 2020

Maria Sestina Arcuri, 26 anni, è morta all’ospedale Belcolle di Viterbo per le conseguenze di un’emorragia cerebrale, il 6 febbraio 2019. Maria Sestina era stata ricoverata intorno alle 7.00 del 4 febbraio 2019. La Arcuri aveva passato la serata del 3 febbraio in un pub di Ronciglione in compagnia di un ragazzo che conosceva da soli tre mesi, Andrea Landolfi, 30 anni, e del di lui figlio, un bambino di 5 anni, poi i tre si erano recati a casa della nonna del Landolfi, Mirella Iezzi, per passarvi la notte. Andrea Landolfi è indagato per omicidio.

Andrea Landolfi ha chiamato il 118 alle 5.53 del 4 febbraio.

PREMESSA

Grazie alla casistica in tema di telefonate di soccorso sappiamo cosa aspettarci da chi chiama, per questo motivo il materiale d’analisi vero e proprio è ciò che risulta “inaspettato”.

Expected versus Unexpected

Expected: ci aspettiamo che il chiamante sia alterato, insistente e che soprattutto chieda aiuto per la vittima. Ci aspettiamo anche che imprechi e dica parolacce, che non attenda la fine della domanda dell’operatore per esplicitare una richiesta d’aiuto.

Unexpected: non ci aspettiamo che il chiamante si perda in superflui convenevoli o che chieda aiuto per sé o che senta il bisogno di collocarsi dalla parte di coloro che vogliono il bene per il soggetto per il quale chiama.

Com’è noto, le “auto censure” indicano che chi parla nasconde informazioni, lunghi tempi di latenza prima di rispondere e pause indicano invece che un soggetto ha bisogno di pensare prima di parlare, generalmente, per non dare risposte incriminanti.

Operatore: 118

Andrea Landolfi: Sì. Salve. Io so’ qua a Ronciglione…

Si noti che il Landolfi non esordisce con una richiesta d’aiuto ma con un “Sì” e un “Salve”, due parole inaspettate in una chiamata di soccorso.

“Sì” è una pausa per pensare.

“Salve” rientra tra i convenevoli che, generalmente, servono ad ingraziarsi l’interlocutore (Ingratiation Factor).

“Io so’ qua a Ronciglione” non è ancora una richiesta d’aiuto.

Operatore: Sì?

Andrea Landolfi: So’ a via Papirio Serangeli. La mia compagna è cascata qua dalle scale, stavamo ‘a le scale a chiocciola, ha perso i sensi, non… non so più che dire, nel senso… ha rigettato…

Ci saremmo aspettati che il Landolfi dicesse: “La mia compagna è cascata dalle scale, ha bisogno d’aiuto”.

La descrizione dei fatti è troppo lunga e manca una richiesta d’aiuto.

Il fatto che il Landolfi senta il bisogno di aggiungere l‘avverbio di luogo “qua” e “stavamo ‘a le scala a chiocciola” apre alla possibilità che la caduta sia avvenuta altrove. Peraltro, nella casa della Iezzi una scala a chiocciola non c’è.

Si noti che il Landolfi riferisce che è la sola Sestina ad essere caduta. 

Operatore: La via?

Andrea Landolfi: E’?

Operatore: La via?

Andrea Landolfi: Via Papirio Serangeli, ho provato a portarla ma non…

Si noti che il Landolfi non ha ancora chiesto aiuto per Maria Sestina.

Operatore: Numero civico?

Andrea Landolfi: Eh, non c’è un numero civico.

Operatore: La portiamo noi.

Operatore: E come vi troviamo allora?

Andrea Landolfi: E’ via Papirio Serangeli, non c’è un numero civico qua.

Operatore: E’ senza numero civico?

Andrea Landolfi: E’ senza numero civico, vengo incontro a voi però.

Operatore: E’ vicino a qualcosa?

Andrea Landolfi: Che ci sta vicino? Non so come dirglielo perché io c’ho casa qua ma io sto a Roma. Noi stiamo qua a casa per riposasse, ogni tanto veniamo qua per… per… per riposasse.

Operatore: Eh, lo so, ho capito però io dove la mando l’ambulanza? La mando in questa via però poi ci saranno altre case?

Andrea Landolfi: Eh, dovrebbe entr… è un… è una cosa interna.

Operatore: Eh.

Andrea Landolfi: E’ un…

Operatore: Allora, aspetta un attimino.

Andrea Landolfi:E’ l’unica via… è l’unica via Pap… è l’unica via che esiste di Via Papirio Serangeli, a Ronciglione e sta davanti ai monaci. Davanti all… davanti al coso.

Operatore: Al convento.

Andrea Landolfi: Esatto. Eee… è un canc… è un cancello che poi si scende giù, è stretto, si scende giù…

Operatore: Beh, sinceramente glieli passo quando stanno lì in zona. Il cognome qual è?

Andrea Landolfi: Eh, Landolfi. Il mio è Landolfi.

Operatore: Senti quanti anni ha la tua ragazza?

Andrea Landolfi: 26.

Operatore: Adesso si è ripresa?

Andrea Landolfi: No, ripresa, nel senso che non… parla, ma dice cose così, nonnn… non lo so, è cascata… io pe’ attutirla… ho sbattuto il bacino, sto con mio figlio, ma io ho sbattuto sulla testa, dietro, vicino al camino… lei haaa… perso il sangue dal naso e da’ orecchie, io so’ preoccupato, perché qua… qua non me risponde lei. Io che debbo fa’?

Si noti “è cascata”, ancora al singolare, non “siamo cascati”.

Il Landolfi si dice preoccupato, ma non ha ancora chiesto aiuto per Mariasestina. Perde tempo, invece, a parlare di sé e a spiegare la dinamica dei fatti. 

“è cascata… io per attutirla ho sbattuto il bacino, sto con mio figlio, ma io ho sbattuto sulla testa, dietro, vicino al camino” sono tutte affermazioni superflue.

Il Landolfi riferisce di essere con il figlio per ingraziarsi l’operatore.

E’ la seconda volta che il Landolfi ripete che Maria Sestina “è cascata”, evidentemente vuole essere certo che l’operatore immagazzini l’informazione.

Operatore: Niente. Adesso ti mando…

Andrea Landolfi: Aiutatemi, ve prego, perché…

“io che debbo fa’?” non equivale a “Cosa posso fare per aiutare la mia compagna?”.

“Aiutatemi” è una richiesta d’aiuto per sé.

“ve prego” rivela un bisogno, quello di collocarsi dalla parte dei “buoni” e di ingraziarsi l’operatore. In Statement Analysis questi due fenomeni sono denominati “Good Guy/Bad Guy Principle” e “Ingratiation Factor”.

Operatore: Sì, sì, sì, un attimo adesso io ti mando l’ambulanza. 

Andrea Landolfi: Eh. Facciamo qualcosa però, ve prego, non lo so, non me risponde, me dice i numeri…

Con le parole superflue “Facciamo qualcosa però, ve prego” il Landolfi, ancora una volta, sente il bisogno di collocarsi dalla parte dei “buoni”, ovvero di coloro che vogliono il bene per il soggetto per il quale chiama (Good Guy/Bad Guy Principle).

Operatore: Più di questo non possiamo fare. Ascolta un attimo, calmati.

Andrea Landolfi: Me dice i numeri, me dice… me dice i numeri, me dice.

Operatore: Allora, è caduta, da che altezza è caduta?

Andrea Landolfi: Eh, da… ‘a scala a chiocciola.

“Eh” è ancora una pausa per pensare. A questo punto ci aspettiamo che, dopo averci pensato, il Landolfi fornisca un dato numerico e invece non risponde alla domanda, ma cita la “scala a chiocciola”, fornendo un’informazione non richiesta e apparentemente inutile ma evidentemente per lui importante.

Le parole del Landolfi ci inducono a chiederci il perché senta il desiderio di assicurarsi che l’operatore abbia capito che sta parlando di una fantomatica “scala a chiocciola”. Una domanda che ci eravamo già posti quando il Landolfi aveva inserito nel racconto iniziale termini inutili quali “qua” e “scala a chiocciola”.

Operatore: La scala a chiocciola, l’ha fatta tutta?

Si noti che l’operatore non dice “dalla scala a chiocciola” perché il Landolfi non gli ha detto “dalla scala a chiocciola” ma “da… ‘a scala a chiocciola”.

Andrea Landolfi: Tutta l’abbiamo fatta, perché s’è sbilanciata, stavamo parlando, io stavo sulle punte qua, allora, stavamo giocando, scherzando, e io me so’ sbilanciato, lei s’è retta su di me, io pe’ attutirla… però, purtroppo, lei la… la botta l’ha presa e io la botta l’ho presa più forte, però non lo so, evidentemente, lei ha preso… evidentemente… non so se l’ha presa dietro la schiena o vicino all’orecchio, però poi da là m’ha… l’ho portata a ca… su,ha rigettato quello che ha mangiato.

“Tutta l’abbiamo fatta” è il frutto di una contaminazione, è stato infatti l’operatore a introdurre certi termini attraverso la domanda “l’ha fatta tutta?”.

Il Landolfi, invece di rispondere con un “Sì”, si esibisce in una lunga tirata oratoria durante la quale si lascia scappare un “da là m’ha… l’ho portata a ca…”.

Quando il Landolfi ha detto “da là m’ha… l’ho portata a ca…”, si è autocensurato due volte e ha poi aggiustato il tiro aggiungendo un generico “su”.

Che cosa stava per dire Andrea Landolfi? Stava forse per dire “l’ho portata a casa”?

Per quanto riguarda il termine ”su”, come già detto, è generico, e può riferirsi alla salita di entrambe le scale, ma appare improbabile che, subito dopo la caduta, il Landolfi abbia portato Mariasestina in camera. In merito la nonna del Landolfi ha riferito a Silvana Cortignani di Tusciaweb che, dopo aver aiutato la ragazza a rialzarsi, lei e Andrea la misero “seduta su una poltroncina che sta lì” (in sala, non nella camera al piano di sopra). E’ pertanto logico inferire che con “su” il Landolfi intenda “su” in casa, non “su” in camera e che quindi Mariasestina sia caduta dalle scale esterne dell’appartamento.

Operatore: Quindi ha anche vomitato dopo che è caduta?

Andrea Landolfi: Ha rigettato quello che ha mangiato, tutto. 

Operatore: Sì.

Andrea Landolfi: Però non ha rigettato sangue, ha rigettato solo quello che ha mangiato. 

Si noti “Però non ha rigettato sangue”. Ogni affermazione al negativo è doppiamente importante per chi analizza perché chi racconta fatti accaduti non ha ragione di riferire spontaneamente ciò che non è successo. E’ il Landolfi ad introdurre il termine “sangue”.

Operatore: Alimenti. Okay.

Andrea Landolfi: Okay. L’ho curata, tutto quanto, gli ho… ci ho pensato tutto quanto, gli ho dato il biochetasi, glielo fa… gli ho dato l’acqua fredda e tutto quanto, niente, me continua a di’… non me… non me, me dice i numeri, me dice cose, non lo so, me dice i numeri.

Il Landolfi, che non ha ancora richiesto aiuto per Maria Sestina, perde tempo a descriversi come un “Good Guy”(Good Guy/Bad Guy Factor). Cui prodest? Non certo a Mariasestina.

Operatore: Va bene, guardi, facciamo così, lasci libero questo numero di telefono, io adesso faccio partire l’ambulanza 

Andrea Landolfi: Eh, ma fatemi sape’, perché io mmm…

Eh, ma fatemi sape’, perché io so… cioè…” sono tutte parole superflue che rivelano un bisogno, quello di collocarsi dalla parte dei “buoni” (Good Guy/Bad Guy Factor).

Operatore: Eh, oh. Io faccio partire l’ambulanza e ti richiamo, lascia libero il numero. Chiaro?

Andrea Landolfi: Chiamateme, ve prego, perché io non lo so… so’ preoccupato, io qua, non so che fa’. Mannaggia.

“chiamate però, ve prego, perché io non lo so… so’ preoccupato sono ancora tutte parole superflue che rivelano un bisogno, quello di collocarsi dalla parte dei “buoni” (Good Guy/Bad Guy Factor).

Operatore: Tranquillo, mandiamo qualcuno dai.

Andrea Landolfi: Aiutateme, ve prego.

“Aiutateme” è una richiesta d’aiuto per sé.

“ve prego” rivela un bisogno, quello di collocarsi dalla parte dei “buoni” e di ingraziarsi l’operatore.

Operatore: Mandiamo qualcuno, dai.

Andrea Landolfi: Eh, grazie

Si noti l’inaspettato “grazie”, che chiude la telefonata e che serve al Landolfi per continuare ad ingraziarsi l’operatore.

CONCLUSIONI

Deception Indicated

Il Landolfi non ha mai chiesto aiuto per Mariasestina, ha invece chiesto aiuto per sé per due volte perché evidentemente sapeva di aver bisogno d’aiuto.

Maria Sestina è caduta dalle scale esterne dell’appartamento, le sue lesioni (ferita dall’occipite fino alla sommità del capo causata dall’impatto con una superficie piatta e lesione estesa sulla schiena) sono compatibili con l’impatto del suo corpo con il suolo o con il pianerottolo che si trova tra le due rampe delle scale esterne con il corrimano in ferro, corrimano contro il quale il Landolfi scaraventò sua nonna procurandole la frattura di 3 coste. 

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P. S. Stralci dell’Ordinanza del tribunale del Riesame di Roma: “la tesi del GIP è inconsistente (…) ha fornito un’interpretazione sempre e comunque orientata a favore dell’indagato, anche a fronte di oggettivi elementi indiziari di segno contrario (…) conclusioni, alle quali perviene il GIP, assolutamente arbitrarie ed errate (…) non tiene in alcun conto, in modo incomprensibile, di quanto affermato dal perito (…) non aver compreso l’argomentazione contenuta nella consulenza dei medici legali (…) Le conclusioni della consulenza sono chiarissime: viene affermato esattamente il contrario di quanto sostenuto dal GIP. Non caduta/rotolamento ma caduta/precipitazione. Maria Sestina Arcuri non è rotolata sulle scale, come falsamente affermato dall’indagato e dalla nonna Mirella Iezzi, ma è precipitata dall’alto della seconda rampa di scale, superando il muretto di protezione, impattando violentemente e riportando le lesioni che l’hanno portata alla morte (…) Landolfi ha certamente ed evidentemente mentito, soprattuto con riferimento alla dinamica della caduta: la ricostruzione degli eventi dell’indagato è falsa (…) la nonna dell’indagato: Mirella Iezzi, le cui dichiarazioni sono certamente mendaci e frutto dell’ostinata volontà di difesa del nipote a dispetto di qualsiasi evenienza anche oggettiva (…)  “certo, quando l’ha buttata giù” (…) non può lasciar adito a dubbi circa il fatto che la nonna conoscesse perfettamente la reale dinamica dei fatti (…) “Zitta, stai zitta ti ho detto. Stronza, piantala” (…) le parole percepite dai testimoni si riferivano al momento successivo alla caduta ed è significativo evidenziare come l’indagato, invece di preoccuparsi delle condizioni di salute della vittima che aveva appena lanciato, la insultasse e la esortasse a rimanere in silenzio. Probabilmente preoccupato di possibili interventi dall’esterno in aiuto della donna (… ) l’indagato ha problemi con l’alcol e ha una personalità instabile, oggetto di plurimi accertamenti da parte del dipartimento di salute mentale della Asl di Roma (…) I problemi che Landolfi ha con l’alcool, al cui abuso reagisce divenendo aggressivo e violento, convincono della sua pericolosità sociale, la cui personalità non offre alcuna affidabilità (…) La violenza e l’aggressività di Landolfi, specie in presenza di abuso d’alcool, è stata confermata dalla madre del piccolo figlio, la quale ha riferito come fosse stata vittima della violenza del compagno tanto da arrivare a denunciarlo per maltrattamenti (…) Il 23 giugno 2008 è stata la nonna, sempre presente in tutte le circostanze per aiutare e difendere a ogni costo il nipote, che ha chiesto ai sanitari di occuparsi di Andrea il quale, sottoposto a visita, ha riferito di essere molto nervoso, di rompere gli oggetti e di essere violento con le persone. In particolare, ha riferito di aver avuto un “gesto di violenza” con la ragazza dell’epoca che aveva tirato per i capelli durante un litigio che aveva come causa scatenante l’aborto spontaneo della giovane. Lo stesso sanitario dà atto delle ripetute visite della nonna, che riferiva in ordine alla difficoltà della situazione di Andrea che “è a volte violento”. Nella cartella clinica, in alcune occasioni, si definisce lo stato di Landolfi come “ubriaco e strafatto” (…) Dopo la morte di Maria Sestina, Iezzi e la madre di Landolfi, Roberta, hanno manifestato apertamente il timore di una reazione violenta del giovane nei loro confronti, evitando di convivere con lui (…) emerge chiaramente che perfino la nonna e la madre dell’indagato dichiarano di aver paura dell’indagato che potrebbe, l’espressione è della prima, “buttarla di sotto” (…) Tali sentimenti di timore dei parenti dell’indagato sono la più evidente delle dimostrazioni della pericolosità di Landolfi (…) I problemi che Landolfi ha con l’alcool, al cui abuso reagisce divenendo aggressivo e violento, erano a tutti ben noti. La nonna dell’indagato è da sempre pronta a difendere e aiutare il nipote, pur nutrendo timori per i suoi comportamenti aggressivi e a volte incontrollabili. Ma tale atteggiamento del gruppo familiare, comprensibile umanamente, fornisce all’indagato un supporto incondizionato e rafforza nello stesso il sentimento di impunità e forse non è stato d’aiuto a Landolfi, il quale ha continuato a vivere sopra le righe mettendo in pericolo le persone che venivano a contatto con lui ed è stato uno degli antecedenti necessari per la tragica conclusione della vicenda (…) pronta ad aiutare il nipote proteggendolo a dispetto di qualsiasi evidenza, disposta a mentire a chiunque per questo (…) mentito sull’orario di rientro a casa della coppia Landolfi/Arcuri. Ha mentito sulle ragioni che l’hanno spinta ad abbandonare la propria casa e sull’orario nel quale è uscita. Ha mentito sulla reale causa delle lesioni al costato (frattura di tre costole) che, come riferito dalla figlia Roberta, madre dell’indagato, e come risulta dalle intercettazioni ambientali, le sono state procurate da un pugno alle costole sferratole dal nipote. Ha certamente mentito allorché ha dichiarato che la vittima si era procurata le lesioni cadendo dalle scale insieme al nipote e ha certamente mentito anche sul clima sereno esistente tra il nipote e Arcuri, arrivando perfino a riferire, in maniera assolutamente inverosimile, per accreditare la propria versione falsa, di aver sentito Landolfi avvertire: “Attenta Maria Sestina, che cadi dalle scale e mi fai cadere” (…) L’episodio drammatico non è stato causato da un’improvvisa e imprevedibile manifestazione di violenza di Landolfi. Aveva già in più occasioni minacciato (ad esempio il nonno con il coltello) o usato violenza sulle donne (la prima fidanzata – tirata per i capelli durante un litigio perché aveva avuto un aborto spontaneo, ndr – e la madre del figlio) o su altri (risulterebbe aver preso a pugni uno zio). Può, quindi, ripetersi (…) pericolo di recidiva, in ragione delle violente modalità di commissione del reato (omicidio volontario aggravato, ndr) e della personalità di Landolfi (…) violenta, instabile (…) sussistono gravi indizi di colpevolezza a carico di Landolfi che impongono la misura del carcere.

Leggi anche: Omicidio di Maria Sestina Arcuri: analisi di stralci dell’interrogatorio di Mirella Iezzi, nonna di Andrea Landolfi Cudia

OMICIDIO DI MARIASESTINA ARCURI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: GIORNALISTI IN COMPETIZIONE CON GLI ESPERTI E ZERBINI DELLE PROCURE

Ronciglione. Le scale esterne d’accesso alla casa della nonna materna di Andrea Landolfi Cudia

Le Cronache Lucane, 24 maggio 2020

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di telefonate di soccorso, interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

– Dottoressa Franco, è dal 23 maggio 2019 che lei sostiene che Mariasestina Arcuri è caduta dalle scale esterne dell’appartamento della Iezzi, la nonna di Andrea Landolfi, perché nessun giornalista si domanda se sia possibile che i fatti siano andati diversamente da come li ha ricostruiti la procura?

Perché i giornalisti meritevoli di essere definiti tali sono pochissimi. Per la maggior parte di quelli che si occupano di cronaca la verità è un optional perché sono in competizione con gli esperti e sono zerbini delle procure. 

– Abbiamo dato spazio alla sua ricostruzione dei fatti che è supportata dall’analisi degli atti, dov’è il problema?

La procura non ha congelato e non ha fatto analizzare la scena del crimine, ovvero le scale esterne dell’appartamento della Iezzi e la ricostruzione che prevede che Mariasestina sia caduta in casa dopo essere stata spinta o sollevata oltre la balaustra delle scale interne non regge. Mariasestina aveva una lesione da scoppio al cuoio capelluto, ovvero una classica lesione da precipitazione, perché volò giù dalle scale esterne dell’appartamento ed atterrò sul pianerottolo di mezzo, non perché fu sollevata o spinta oltre la balaustra delle scale interne. E Andrea aveva contusioni perché, prima che Mariasestina cadesse dalle scale esterne, i due fidanzati rotolarono giù dalle scale interne dell’appartamento ed in quell’occasione fu il Landolfi a farsi male. La seconda caduta fu una conseguenza della prima. E’ più chiaro così?

– Dottoressa Franco, che consiglio si sente di dare a certi giornalisti?

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QUARTO GRADO, OMICIDIO DI MARIA SESTINA, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: LA TELEFONATA DI SOCCORSO DI ANDREA LANDOLFI PERMETTE DI RICOSTRUIRE I FATTI ED EQUIVALE AL SUO PRIMO INTERROGATORIO

Le scale esterne che conducono all’appartamento di Mirella Iezzi

Nella puntata di ieri di Quarto Grado si è parlato della telefonata di soccorso di Andrea Landolfi, ne abbiamo parlato con un’esperta, la criminologa Ursula Franco.

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di telefonate di soccorso, interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Le Cronache Lucane, 23 maggio 2020

Vi ricordiamo che Andrea Landolfi è a processo per l’omicidio della sua fidanzata Mariasestina Arcuri che, secondo la procura, avrebbe “buttato dalle scale”.

– Durante la puntata di ieri il conduttore Gianluigi Nuzzi ha chiesto ad Alessandra Viero: “Eh Alessandra, possiamo studiare il tono di Andrea?” E lei ha replicato “È importante il tono ma sono importanti anche le parole”, dottoressa Franco che può dirci?

In Statement Analysis studiamo solo le parole, non il tono della voce di chi chiama o di chi è interrogato perché, come il linguaggio non verbale, è soggetto a troppe variabili, cosa che non accade invece con il linguaggio verbale.

– Quanto sono importanti le parole emesse da chi fa una telefonata di soccorso?

Sono di fondamentale importanza investigativa in quanto rappresentano il primo interrogatorio.

– Il dottor Massimo Picozzi, ospite della trasmissione Quarto Grado, ha detto: “Andrea sembra un po’ mettere le mani avanti, appunto dichiarare che anche lui ha riportato dei traumi”, che ne pensa dottoressa Franco?

Andrea Landolfi ha riportato dei traumi. Andrea ha detto il vero, non ha detto però che ci furono due cadute quella sera. La seconda delle quali coinvolse la sola Mariasestina e le fu fatale, mentre quando Andrea e Mariasestina caddero la prima volta all’interno dell’appartamento fu lui a farsi male.

– Alla domanda di Alessandra Vieri “Quanto sono importanti per gli inquirenti telefonate del genere?”, Picozzi ha risposto: “Ehm, francamente sono suggestioni eh possono contare ma non hanno mai un valore… assoluto, certamente”, dottoressa Franco vuole replicare?

L’ho già detto, le telefonate di soccorso equivalgono ad un primo interrogatorio e, quand’anche il soggetto che chiama dissimuli, spesso permettono di ricostruire i fatti con precisione indicando la strategia d’indagine.

– Come si diventa analista?

Studiando una decina di ore al giorno per qualche anno e poi non smettendo più.

– Torniamo al caso Landolfi/Arcuri, cosa emerge di importante dalla telefonata di Andrea?

Emerge che Mariasestina cadde da sola dalle scale esterne dell’appartamento della nonna di Andrea e questo dopo che i due ragazzi erano caduti insieme all’interno dell’appartamento.

Conferme a questa ricostruzione vengono dall’analisi di un’intervista rilasciata dal Landolfi, dalle interviste rilasciate dalla nonna e dal suo interrogatorio.

Mariasestina cadde dalla scala esterna con il parapetto in ferro, quella dalla quale si accede all’appartamento della Iezzi. Le lesioni che ha riportato (ferita dall’occipite fino alla sommità del capo causata dall’impatto con una superficie piatta e lesione estesa sulla schiena) sono compatibili con l’impatto del suo corpo con il pianerottolo che si trova tra le due rampe di scale esterne con il corrimano in ferro. Peraltro, subito dopo la caduta di Mariasestina, proprio perché i fatti si consumarono all’esterno dell’appartamento della Iezzi, i vicini sentirono Andrea Landolfi dire: “Zitta, stai zitta, ti ho detto. Stronza, piantala”.

Quando Mirella Iezzi ha detto al PM di aver sentito suo nipote dire “Attenta Mariasestina che cadi dalle scale e mi fai cadere” ha riferito il vero, perché ha raccontato ciò che udì poco prima che i due ragazzi cadessero insieme dalle scale interne. Invece, nell’intercettazione “Certo, quando l’ha buttata giù”, la Iezzi ha fatto riferimento alla seconda caduta, quella della sola Mariasestina dalle scale esterne dell’appartamento. E quando Mirella Iezzi ha detto al PM: “Io l’ho presa per le mani così, ho detto: “Amore che ti sei fatta?, lei mi ha detto queste precise parole: “Mirella, non mi sono fatta niente, mi fa male la schiena”, ha fatto riferimento allo scambio verbale avvenuto tra lei e Mariasestina dopo la prima caduta.

– Ci riporta lo stralcio di telefonata dal quale si inferisce che Mariasestina cadde dalle scale esterne dell’appartamento.

Andrea Landolfi ha detto “da là m’ha… l’ho portata a ca… su”. Quando il Landolfi dice “da là m’ha… l’ho portata a ca… su”, si autocensura e poi aggiusta il tiro aggiungendo un generico “su”. Che cosa stava per dire Andrea Landolfi? Stava forse per dire “da l’ha, l’ho portata a casa”? E’ vero che il termine “su” è generico, e può riferirsi alla salita di entrambe le scale, ma la nonna del Landolfi ha riferito a Silvana Cortignani di Tusciaweb che, dopo aver aiutato la ragazza a rialzarsi, lei e Andrea la misero “seduta su una poltroncina che sta lì” (in sala, non nella camera al piano di sopra) e, sempre la Iezzi, durante l’interrogatorio, ha detto che, dopo la caduta dei ragazzi era “andata in cucina a prendere del ghiaccio, dei panni bagnati”. E’ pertanto logico inferire che con “su” il Landolfi intenda “su” in casa, non “su” in camera e che quindi Mariasestina fosse caduta sulle scale esterne dell’appartamento.

– E quello dal quale emerge che cadde da sola.

In ben due occasioni Andrea Landolfi ha detto che Mariasestina era caduta da sola: “La mia compagna è cascata qua dalle scale” e “è cascata”.

– Ci illustri la sua ricostruzione dei fatti che condussero alla morte di Maria Sestina Arcuri.

I fatti si svolsero in due tempi. Quella sera ci fu una prima caduta dalle scale interne dell’appartamento, Andrea Landolfi ebbe la peggio e fu soccorso dalla nonna, Sestina si rialzò da sola. Poco dopo, Andrea e Mariasestina si spostarono all’esterno dell’appartamento e la Arcuri cadde dalle scale esterne. E, quando Mirella Iezzi tentò di soccorrerla, il Landolfi la colpì per allontanarla dalla fidanzata. In quell’occasione, la Iezzi perse l’equilibrio e cadendo urtò contro la ringhiera di ferro delle scale esterne producendosi la frattura delle tre coste, poi finì a terra.

OMICIDIO DI MARIA SESTINA ARCURI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: MARIA SESTINA CADDE DUE VOLTE, CON IL LANDOLFI DALLE SCALE INTERNE E POI DA SOLA DALLE SCALE ESTERNE DELL’APPARTAMENTO DELLA IEZZI

Le scale esterne che conducono all’appartamento di Mirella Iezzi

Il 6 febbraio 2019, Maria Sestina Arcuri, 26 anni, è morta all’ospedale Belcolle di Viterbo per le conseguenze di un’emorragia cerebrale. La Arcuri era stata ricoverata intorno alle 7.00 del 4 febbraio 2019. La ragazza aveva passato la serata del 3 febbraio in un pub di Ronciglione in compagnia di Andrea Landolfi Cudia, 30 anni, un ragazzo che conosceva da soli tre mesi, e del di lui figlio, un bambino di 5 anni, poi i tre si erano recati a casa della nonna materna del Landolfi, Mirella Iezzi, 80 anni, per passarvi la notte. 

Le Cronache Lucane, 28 aprile 2020

Andrea Landolfi Cudia è in carcere ed è stato rinviato a giudizio per omicidio. Mirella Iezzi, che è accusata di omissione di soccorso, falso in dichiarazioni al pubblico ministero e abbandono di persona incapace, si è comunque costituita parte civile nel processo che vede suo nipote imputato per omicidio, in quanto lo stesso la notte della caduta di Maria Sestina le ha procurato la frattura di 3 coste.

Secondo la procura di Viterbo, Maria Sestina è vittima di un omicidio che si è consumato all’interno dell’appartamento della Iezzi. Dall’Ordinanza del tribunale del Riesame di Roma: “Maria Sestina Arcuri non è rotolata sulle scale, come falsamente affermato dall’indagato (Andrea Landolfi Cudia) e dalla nonna Mirella Iezzi, ma è precipitata dall’alto della seconda rampa di scale, superando il muretto di protezione, impattando violentemente e riportando le lesioni che l’hanno portata alla morte.”

La criminologa Ursula Franco, analizzando la telefonata di soccorso e un’intervista rilasciata dal Landolfi, le interviste rilasciate dalla nonna, stralci delle sue dichiarazioni al PM e di quelle dello zio del Landolfi è arrivata a conclusioni diverse: “I fatti si svolsero in due tempi. Quella sera ci fu una prima caduta dalle scale interne dell’appartamento, Andrea Landolfi ebbe la peggio e fu soccorso dalla nonna, Sestina si rialzò da sola. Poco dopo, Andrea e Maria Sestina si spostarono all’esterno dell’appartamento e la Arcuri cadde dalle scale esterne. E, quando Mirella Iezzi tentò di soccorrere Maria Sestina, il Landolfi la colpì per allontanarla dalla fidanzata. In quell’occasione, la Iezzi perse l’equilibrio e, prima di cadere, urtò contro la ringhiera di ferro delle scale esterne producendosi la frattura delle tre coste. Non fu pertanto il colpo infertole dal nipote a fratturarle le cose ma l’urto contro la ringhiera di ferro contro la quale finì dopo essersi sbilanciata a causa della spinta del nipote.

Maria Sestina non si fece male quando cadde dalle scale interne insieme ad Andrea. E’ stata la seconda caduta dalle scale esterne ad esserle fatale.

Le lesioni che ha riportato (ferita dall’occipite fino alla sommità del capo causata dall’impatto con una superficie piatta e lesione estesa sulla schiena) sono compatibili con l’impatto del suo corpo con il pianerottolo che si trova tra le due rampe di scale esterne con il corrimano in ferro. Peraltro, subito dopo la caduta di Maria Sestina, proprio perché i fatti si consumarono all’esterno dell’appartamento della Iezzi, i vicini sentirono Andrea Landolfi dire: “Zitta, stai zitta, ti ho detto. Stronza, piantala.”

Quando la Iezzi ha detto al PM di aver sentito il Landolfi dire “Attenta Maria Sestina, che cadi dalle scale e mi fai cadere” ha riferito il vero, perché ha raccontato ciò che udì poco prima che i due ragazzi cadessero insieme dalle scale interne. Invece, nell’intercettazione “Certo, quando l’ha buttata giù”, la Iezzi ha fatto riferimento alla seconda caduta, quella della sola Maria Sestina dalle scale esterne dell’appartamento. E quando Mirella Iezzi ha detto al PM: Io l’ho presa per le mani così, ho detto: “Amore che ti sei fatta?,  lei mi ha detto queste precise parole: “Mirella, non mi sono fatta niente, mi fa male la schiena”, ha fatto riferimento allo scambio verbale avvenuto tra lei e Sestina dopo la prima caduta.”

Le scale dalle quali cadde Maria Sestina Arcuri

Riportiamo gli stralci dell’Ordinanza del tribunale del Riesame di Roma cui abbiamo fatto riferimento: “Landolfi ha certamente ed evidentemente mentito, soprattuto con riferimento alla dinamica della caduta: la ricostruzione degli eventi dell’indagato è falsa […] la nonna dell’indagato: Mirella Iezzi, le cui dichiarazioni sono certamente mendaci e frutto dell’ostinata volontà di difesa del nipote a dispetto di qualsiasi evenienza anche oggettiva […] “CERTO, QUANDO L’HA BUTTATA GIU’” […] non può lasciar adito a dubbi circa il fatto che la nonna conoscesse perfettamente la reale dinamica dei fatti” […] “Zitta, stai zitta ti ho detto. Stronza, piantala” […] le parole percepite dai testimoni si riferivano al momento successivo alla caduta […] emerge chiaramente che perfino la nonna e la madre dell’indagato dichiarano di aver paura dell’indagato che potrebbe, l’espressione è della prima, “BUTTARLA DI SOTTO” […]La nonna dell’indagato […] per accreditare la propria versione falsa, di aver sentito Landolfi avvertire: “ATTENTA MARIA SESTINA, CHE CADI DALLE SCALE E MI FAI CADERE” […]. 

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

OMICIDIO DI MARIA SESTINA ARCURI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: MARIA SESTINA CADDE DALLE SCALE ESTERNE DELL’APPARTAMENTO, ANDREA URTO’ IL BACINO SU QUELLE INTERNE

Andrea Landolfi e Maria Sestina arcudi

Il 6 febbraio 2019, Maria Sestina Arcuri, 26 anni, è morta all’ospedale Belcolle di Viterbo per le conseguenze di un’emorragia cerebrale. La Arcuri era stata ricoverata intorno alle 7.00 del 4 febbraio 2019. La ragazza aveva passato la serata del 3 febbraio in un pub di Ronciglione in compagnia di Andrea Landolfi Cudia, 30 anni, un ragazzo che conosceva da soli tre mesi, e del di lui figlio, un bambino di 5 anni, poi i tre si erano recati a casa della nonna materna del Landolfi, Mirella Iezzi, 80 anni, per passarvi la notte. 

Le Cronache Lucane, 26 aprile 2020

Le scale dalle quali è caduta Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi Cudia è in carcere ed è stato rinviato a giudizio per omicidio. Mirella Iezzi, che è accusata di omissione di soccorso, falso in dichiarazioni al pubblico ministero e abbandono di persona incapace, si è comunque costituita parte civile nel processo che vede suo nipote imputato per omicidio, in quanto lo stesso la notte della caduta di Maria Sestina le ha procurato la frattura di 3 coste.

Secondo la procura di Viterbo, Maria Sestina è vittima di un omicidio che si è consumato all’interno dell’appartamento della Iezzi. Dall’Ordinanza del tribunale del Riesame di Roma: “Maria Sestina Arcuri non è rotolata sulle scale, come falsamente affermato dall’indagato (Andrea Landolfi Cudia) e dalla nonna Mirella Iezzi, ma è precipitata dall’alto della seconda rampa di scale, superando il muretto di protezione, impattando violentemente e riportando le lesioni che l’hanno portata alla morte.”

Lo zio del Landolfi ha dichiarato al pubblico ministero: “(Mirella Iezzi) Mi ha detto che i ragazzi erano caduti dalle scale. Andrea era quello che si era fatto più male, che si era fatto male al bacino, cheee … Sestina si era rialzata … con lei e lei c’aveva parlato, tutto quanto, che anzi la aveva pure aiutata a raccogliere delle cose che stavano per terra e, mentre cadeva, lei (la Iezzi) si era spostata, aveva dato un colpo al tavolo, col fianco. Di fatti è … questa è stata la deposizione che io ho dato ai carabinieri. Dopo, invece, siccome … ho saputo che Sestina era caduta, lei per andare ad aiutare Sestina ad alzarsi, Andrea gli ha fatto, gli ha dato così – “Levati, ci penso io” – alla nonna e gli aveva dato un colpo. A me questo sicuramente non l’aveva detto, perché io ero sempre stato abbastanza critico nei confronti delle altre storie di Andrea.”

Dottoressa Franco, è d’accordo con la ricostruzione della procura?

No. Dalla telefonata di soccorso del Landolfi, da un’intervista rilasciata dal Landolfi, dalle interviste rilasciate dalla nonna e dal suo interrogatorio si inferisce che Maria Sestina cadde dalla scala esterna con il parapetto in ferro, quella dalla quale si accede all’appartamento della Iezzi. 

Dottoressa, si può inferire qualcosa di nuovo dalle dichiarazioni al pubblico ministero del marito della zia di Andrea Landolfi diffuse dalla trasmissione televisiva Quarto Grado?

Lo zio del Landolfi ha riferito al pubblico ministero di aver saputo dalla Iezzi che “i ragazzi erano caduti dalle scale”, non ha detto però “caduti insieme dalle scale”. E ha detto “mentre cadeva” e “Sestina era caduta” facendo riferimento alla sola Sestina.

E’ pertanto alquanto probabile che i fatti si siano svolti in due tempi, una prima caduta dalle scale interne nella quale il Landolfi ebbe la peggio e poi quella letale della Arcuri dalle scale esterne.

Questa ricostruzione spiega le seguenti parole di Mirella Iezzi al pubblico ministero “Ho visto mio nipote scendere e battere tra la… il muro, stava… il mio nipote stava tra il muro e il…” e “Stava vicino tra il muro e il camino”. Si noti come, nel raccontare la caduta, la Iezzi abbia sempre fatto solo riferimento al nipote. Questa ricostruzione spiega il perché la Iezzi abbia detto al pubblico ministero “perché quando io so andata a prenderlo, l’ho tirato su così, l’ho tirato, l’ho aiutato”, Sestina infatti, quella prima volta, si rialzò da sola.

Si notino poi le seguenti parole dello zio del Landolfi “Sestina si era rialzata … con lei (la Iezzi)” e “lei (la Iezzi) per andare ad aiutare Sestina ad alzarsi, Andrea gli ha fatto, gli ha dato così – “Levati, ci penso io” – alla nonna e gli aveva dato un colpo”. Poiché il Landolfi colpì la nonna per impedirle di soccorrere Sestina, quel “Sestina si era rialzata … con lei” ci induce a ritenere che quella notte entrambe le donne fossero cadute, sebbene da altezze diverse, e poi si fossero rialzate insieme. 

Peraltro, nel gennaio scorso, Mirella Iezzi aveva raccontato a Lucilla Masucci di essersi fatta male alle coste non quando tentò di aiutare Sestina a rialzarsi, ma quando le mise del ghiaccio in testa. Ecco il racconto della Iezzi alla giornalista: “No, allora, io dato che eee… volevo aiutarlo, ho preso un tovagliolo e sono andata in cucina, tant’è vero ho sbattuto anche su un tavolo. Era un po’ concitata, ho preso, ho preso del ghiaccio e gliel’ho messo sulla testa. Mentre io facevo così, lui mi ha dato una botta così, dicendomi: “Togliti nonna che ci penso io a Sistina, non ti preoccupare tu, ci penso io.”

La ricostruzione dei fatti che condussero alla morte di Maria Sestina Arcuri è la seguente: 

I fatti si svolsero in due tempi. Quella sera ci fu una prima caduta dalle scale interne dell’appartamento, Andrea Landolfi ebbe la peggio e fu soccorso dalla nonna, Sestina si rialzò da sola. Poco dopo, Andrea e Maria Sestina si spostarono all’esterno dell’appartamento e la Arcuri cadde dalle scale esterne. E, quando Mirella Iezzi tentò di soccorrere anche Maria Sestina, il Landolfi la colpì per allontanarla dalla fidanzata. In quell’occasione, la Iezzi perse l’equilibrio, cadendo urtò contro la ringhiera di ferro delle scale esterne producendosi la frattura delle tre coste e finì a terra.

E’ stata la Iezzi a riferire al pubblico ministero di essersi procurata le fratture proprio in quel luogo quando gli ha detto “io sotto casa mia, a Ronciglione, c’è una scala di ferro, bene, sono caduta su una scala di ferro e ho battuto qui” ed è stato il Landolfi a riferire all’operatore del 118 che Sestina era caduta sulle scale esterne “da là, l’ho portata a ca… su”.

A confermarci questa ricostruzione è il Landolfi durante la chiamata al 118. Quando Andrea Landolfi ha detto “Sto a via Papirio Serangeli. La mia compagna è cascata qua dalle scale, stavamo sulla scala a chiocciola, ha perso i sensi, non… non so più che dire, nel senso… ha rigettato…”, ha riferito che Sestina era caduta, e solo lei, e che entrambi si trovavano sulla scala. Peraltro, nella casa della Iezzi una scala a chiocciola non c’è.

Maria Sestina è caduta dalle scale esterne dell’appartamento di Mirella Iezzi e le lesioni che ha riportato (ferita dall’occipite fino alla sommità del capo causata dall’impatto con una superficie piatta e lesione estesa sulla schiena) sono compatibili con l’impatto del suo corpo con il suolo o con il pianerottolo che si trova tra le due rampe di scale esterne con il corrimano in ferro, corrimano contro il quale, dopo la caduta di Maria Sestina, Andrea Landolfi scaraventò sua nonna procurandole la frattura di 3 coste. Peraltro, subito dopo la caduta di Maria Sestina, proprio perché i fatti si consumarono all’esterno dell’appartamento della Iezzi, i vicini sentirono Andrea Landolfi dire: “Zitta, stai zitta, ti ho detto. Stronza, piantala.”

CASE SOLVED

Omicidio di Maria Sestina Arcuri: analisi di uno stralcio estratto dalle dichiarazioni rilasciate dallo zio di Andrea Landolfi al pubblico ministero

Ronciglione. L’ingresso dell’appartamento di Mirella Iezzi

Il marito della zia di Andrea Landolfi è stato sentito dal pubblico ministero come persona informata sui fatti. La trasmissione televisiva Quarto Grado ha diffuso uno stralcio delle sue dichiarazioni:

“(Mirella Iezzi) Mi ha detto che i ragazzi erano caduti dalle scale. Andrea era quello che si era fatto più male, che si era fatto male al bacino, cheee … Sestina si era rialzata … con lei e lei c’aveva parlato, tutto quanto, che anzi la aveva pure aiutata a raccogliere delle cose che stavano per terra e, mentre cadeva, lei (la Iezzi) si era spostata, aveva dato un colpo al tavolo, col fianco. Di fatti è … questa è stata la deposizione che io ho dato ai carabinieri. Dopo, invece, siccome … ho saputo che Sestina era caduta, lei per andare ad aiutare Sestina ad alzarsi, Andrea gli ha fatto, gli ha dato così – “Levati, ci penso io” – alla nonna e gli aveva dato un colpo. A me questo sicuramente non l’aveva detto, perché io ero sempre stato abbastanza critico nei confronti delle altre storie di Andrea.”

Lo zio del Landolfi ha riferito al pubblico ministero di aver saputo dalla Iezzi che “i ragazzi erano caduti dalle scale”, si noti però che non ha detto “caduti insieme dalle scale”. E ha detto “mentre cadeva” e “Sestina era caduta” facendo riferimento alla sola Sestina.

E’ pertanto alquanto probabile che i fatti si siano svolti in due tempi, una prima caduta dalle scale interne e poi quella letale della Arcuri dalle scale esterne.

Questa ricostruzione spiega le seguenti parole di Mirella Iezzi al pubblico ministero “Ho visto mio nipote scendere e battere tra la… il muro, stava… il mio nipote stava tra il muro e il…” e “Stava vicino tra il muro e il camino” e “perché quando io so andata a prenderlo, l’ho tirato su così, l’ho tirato, l’ho aiutato”, Sestina infatti, quella prima volta, si rialzò da sola.

Si notino poi le seguenti parole dello zio del Landolfi Sestina si era rialzata … con lei (la Iezzi)” e “lei (la Iezzi) per andare ad aiutare Sestina ad alzarsi, Andrea gli ha fatto, gli ha dato così – “Levati, ci penso io” – alla nonna e gli aveva dato un colpo”. Poiché il Landolfi colpì la nonna per impedirle di soccorrere Sestina, quel Sestina si era rialzata … con lei” ci induce a ritenere che quella notte entrambe le donne fossero cadute, sebbene da altezze diverse, e poi si fossero rialzate insieme. 

Peraltro, nel gennaio scorso, Mirella Iezzi aveva raccontato a Lucilla Masucci di essersi fatta male alle coste non quando tentò di aiutare Sestina a rialzarsi, ma in un’altra occasione. Ecco il racconto della Iezzi alla giornalista: “No, allora, io dato che eee… volevo aiutarlo, ho preso un tovagliolo e sono andata in cucina, tant’è vero ho sbattuto anche su un tavolo. Era un po’ concitata, ho preso, ho preso del ghiaccio e gliel’ho messo sulla testa. Mentre io facevo così, lui mi ha dato una botta così, dicendomi: “Togliti nonna che ci penso io a Sistina, non ti preoccupare tu, ci penso io.”

Si noti la sequenza: “A me questo sicuramente non l’aveva detto, perché io ero sempre stato abbastanza critico nei confronti delle altre storie di Andrea”. Il fatto che lo zio del Landolfi senta la necessità di inserire l’avverbio “sicuramente” e di spiegare un “perché” indebolisce la sua affermazione.

La ricostruzione dei fatti che condussero alla morte di Maria Sestina Arcuri è la seguente: 

Quella sera ci fu una prima caduta dalle scale interne dell’appartamento, Andrea Landolfi ebbe la peggio e fu soccorso dalla nonna. Poco dopo, Andrea e Maria Sestina si spostarono all’esterno dell’appartamento e la Arcuri cadde dalle scale esterne. E, quando Mirella Iezzi tentò di soccorrere anche Maria Sestina, il Landolfi la colpì per allontanarla dalla fidanzata. In quell’occasione, la Iezzi perse l’equilibrio, cadendo urtò contro la ringhiera di ferro delle scale esterne producendosi la frattura delle tre coste e finì a terra.

E’ stata la Iezzi a riferire al pubblico ministero di essersi procurata le fratture proprio in quel luogo quando gli ha detto “io sotto casa mia, a Ronciglione, c’è una scala di ferro, bene, sono caduta su una scala di ferro e ho battuto qui” ed è stato il Landolfi a riferire all’operatore del 118 che Sestina era caduta sulle scale esterne “da là, l’ho portata a ca… su”.

A confermarci questa ricostruzione è il Landolfi durante la chiamata al 118. Quando Andrea Landolfi ha detto “Sto a via Papirio Serangeli. La mia compagna è cascata qua dalle scale, stavamo sulla scala a chiocciola, ha perso i sensi, non… non so più che dire, nel senso… ha rigettato…”, ha riferito che entrambi si trovavano sulla scala ma che solo Sestina era caduta. Peraltro, nella casa della Iezzi una scala a chiocciola non c’è.

Le scale esterne che conducono all’appartamento di Mirella Iezzi

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Tutti i miei articoli sul caso.

Omicidio di Maria Sestina Arcuri: analisi di un’intervista rilasciata dalla nonna di Andrea Landolfi a Lucilla Masucci nel gennaio scorso

Ronciglione. Le scale esterne d’accesso alla casa della nonna materna di Andrea Landolfi Cudia

Il 6 febbraio 2019, Maria Sestina Arcuri, 26 anni, è morta all’ospedale Belcolle di Viterbo per le conseguenze di un’emorragia cerebrale. La Arcuri era stata ricoverata intorno alle 7.00 del 4 febbraio 2019. La ragazza aveva passato la serata del 3 febbraio in un pub di Ronciglione in compagnia di Andrea Landolfi Cudia, 30 anni, un ragazzo che conosceva da soli tre mesi, e del di lui figlio, un bambino di 5 anni, poi i tre si erano recati a casa della nonna materna del Landolfi, Mirella Iezzi, 80 anni, per passarvi la notte.

Andrea Landolfi Cudia è stato arrestato il 25 settembre scorso ed è stato rinviato a giudizio per omicidio. Mirella Iezzi, che è accusata di omissione di soccorso, falso in dichiarazioni al pubblico ministero e abbandono di persona incapace, si è comunque costituita parte civile nel processo che vede suo nipote imputato per omicidio, in quanto lo stesso, la notte della caduta di Maria Sestina, le ha procurato la frattura di 3 coste.

Secondo la procura di Viterbo, Maria Sestina è vittima di un omicidio che si è consumato all’interno dell’appartamento della Iezzi. Dall’Ordinanza del tribunale del Riesame di Roma: “Maria Sestina Arcuri non è rotolata sulle scale, come falsamente affermato dall’indagato (Andrea Landolfi Cudia) e dalla nonna Mirella Iezzi, ma è precipitata dall’alto della seconda rampa di scale, superando il muretto di protezione, impattando violentemente e riportando le lesioni che l’hanno portata alla morte.”

Dalla telefonata di soccorso del Landolfi, da un’intervista rilasciata dal Landolfi, dalle interviste rilasciate dalla nonna e dal suo interrogatorio si inferisce invece che Maria Sestina cadde dalla scala esterna con il parapetto in ferro, quella attraverso la quale si accede all’appartamento della Iezzi.

La scala esterna di accesso all’appartamento della nonna del Landolfi

Vediamo cosa emerge dall’analisi di un’intervista rilasciata dalla nonna di Andrea Landolfi a Lucilla Masucci nel gennaio scorso.

Lucilla Masucci: Come stanno i due ragazzi quando entrano?

La domanda giusta da fare sarebbe stata “Mi racconti cosa è successo?”. La giornalista, usando il verbo al presente (“stanno”), potrebbe complicare le cose perché potrebbe indurre l’intervistata a parlare al presente. 

Mirella Iezzi: Quando sono entrati erano un pochino arrabbiati, ho visto… più che altro, era Sistina eee… gli ho domandato: “Ma che hai fatto, Sistina?”. Dice eee…: “Andrea ha rifatto il provolone. Praticamente si è guardato a una… una cameriera del… del pub”, tutto qui, gli ho detto: “Ma dai Sistina, saiii… che Andrea ti vo… ti ama soltanto a te eee… avrà fatto qualcosa così”. Mio nipote mi ha detto: “No, nonna, l’ho avvicinata, dato che c’era molta musica forte – dice – non sentiva, gli sono… mi sono avvicinato a lei eee… gli ho detto se mi poteva portare un tagliere”, basta.

Si faccia caso alle molte pause che si prende la Iezzi per pensare.

Si noti che la Iezzi riferisce di aver detto: “Ma che hai fatto, Sistina?”, non “Che cosa hai, Sestina?”.

“tutto qui” e “basta” sono due tentativi di chiudere il topic.

La Iezzi tiene a riferire che il nipote amava solo Sestina.

Si noti le seguenti parole della Iezzi “Andrea ti vo… ti ama soltanto a te”.

Lucilla Masucci: Voi eravate sedute sul divano te e Sestina (…) 

E’ la Iezzi che ci deve dire dove fossero lei, Sestina ed Andrea, non la Masucci. 

Mirella Iezzi: Sì.

Lucilla Masucci: Mentre Andrea?

Mirella Iezzi: E’ andato a cambiare il bambino, a metterlo a letto, e lì gli ho detto: “Guarda Sistina, non… non fare così, tu lo sai quanto ti ama Andrea, per lui sei tutto”. Tutto qui. E lei ha detto: “Va bene Mirella”. Poi, dopo un pochino, è sceso Andrea… è sceso Andrea eeee… sono andati su e li sentivo.

La Iezzi non si limita a rispondere alla domanda della Masucci, ma si esibisce in una tirata oratoria durante la quale:

  1. prende spesso tempo per pensare a cosa dire;
  2. tiene a ripetere quanto il nipote amasse Sestina e che la ragazza era tutto per lui;
  3. ripete per due volte “è sceso Andrea”;
  4. tenta di chiudere il topic con un altro “tutto qui”;
  5. trattiene informazioni. Le parole non necessarie “Poi, dopo un pochino” rappresentano un gap temporale che nasconde informazioni.

Lucilla Masucci: Aspetta, ti interrompo (lungo intermezzo durante il quale la giornalista riferisce la ricostruzione dei fatti della procura e del Landolfi, entrambe errate perché smentite dal contenuto della telefonata di soccorso del Landolfi e dalle dichiarazioni della Iezzi al PM e ai giornalisti), Nonna Mirella, tu cosa hai sentito e cosa hai visto?

Interrompere un intervistato che si sta esibendo in una tirata oratoria è un errore grossolano.

La domanda da fare sarebbe stata “Poi cosa è successo?”.

Mirella Iezzi: Io, quando stavano sopra, sentivo… non litigavano, praticamente stavano parlando. Ho sentito Andrea che gli diceva: “Ma dai Sistina, ma lo sai che ti amo soltanto te”. Poi, ad un certo punto, gli fa lui scherzando: “Però la cameriera era carina”, allora lei lo prende e gli dà una spinta e, io sento, lui gli fa: “Sistina non mi trattenere per la felpa, mi fai cadere”, poi tutti insieme me li sono trovati qui sotto.

Quando la Iezzi dice”quando stavano sopra” lascia intendere che i due ragazzi abbiamo parlato non solo “sopra“.

“praticamente” indebolisce “stavano parlando”.

Le parole non necessarie “Poi, ad un certo punto” rappresentano ancora un gap temporale che nasconde informazioni.

Lucilla Masucci: Ci fai vedere esattamente cosa hai visto?

Mirella Iezzi: Io, da qui… da qui, ho visto… sì, perché io stavo qui, stavo stendendo i panni che lunedì dovevo venire a Roma, ho visto, da qui, scivolare giù ma eee… come posso dire, con una forza, con unnn…

Si noti la frase senza soggetto “ho visto […] scivolare giù”. La Iezzi non ci dice chi scivolò giù.

Lucilla Masucci: Velocità.

Suggerire è un modo per contaminare un’intervista.

Mirella Iezzi: Con una velocità, sì, brava, con una velocità.

Una risposta ben contaminata.

Lucilla Masucci: (…) quella sera, quando tu ti avvicini ai ragazzi, tuo nipote che cosa fa?

Mirella Iezzi: E… allora ehm… praticamente, io quando li ho rialzati eeee… l’ho messa seduta su quella… quella ehm… quella sedia ee … pr… gli ho detto: “Sistina, ti sei fatta male?”, lei mi ha detto: “No, Mirella”. Non usciva né sangue, né niente, perché io… praticamente, gli ho messo le mani così e nonnn… e non siiii… non c’aveva niente, gli ho detto: “Mirella, guarda non… mi fa male la schiena, non ti preoccupare Mirella, non ti preoccupare”.

La domanda è sensitiva, la Iezzi mostra di avere difficiltà a rispondere.

Lucilla Masucci: Parlava della testa, parlava della…

Mirella Iezzi: No, no, della schiena, lei parlava. 

Il fatto che la Iezzi ripeta la negazione ci rivela che la domanda è sensitiva.

Lucilla Masucci: Tuo nipote ti ha dato un cazzotto, Mirella.

Mirella Iezzi: No, allora, io dato che eee… volevo aiutarlo, ho preso un tovagliolo e sono andata in cucina, tant’è vero ho sbattuto anche su un tavolo. Era un po’ concitata, ho preso, ho preso del ghiaccio e gliel’ho messo sulla testa. Mentre io facevo così, lui mi ha dato una botta così, dicendomi: “Togliti nonna che ci penso io a Sistina, non ti preoccupare tu, ci penso io”.

Si noti che la Iezzi ha riferito in precedenza che Sestina le avrebbe detto: “mi fa male la schiena”, adesso però ci dice di essersi procurata del ghiaccio e di averglielo messo “sulla testa”, non sulla schiena.

“No” sarebbe stata la risposta che ci saremmo aspettati. Invece la Iezzi ha indebolito la sua risposta con ulteriori 66 parole, lo ha fatto perché ha bisogno di convincere. La Iezzi non possiede il cosiddetto “muro della verità”. 

Si noti che la Iezzi dice di aver prima sbattuto contro il tavolo della cucina e poi di aver ricevuto una botta dal nipote.

In merito, la Iezzi ha detto al PM: Allora, mio nipote, per scansarmi da vicino a signor…. a Sistina, mi ha dato una botta così, sopra, dove già c’avevo dei dolori fortissimi, poi, andando in cucina a prendere del ghiaccio, dei panni bagnati, io sono caduta tra la sedia e il tavolo, perciò mi sono ridata un’altra botta così. C’avevo dei dolori fortissimi, ho preso e sono andata all’ospedale di Sant’Anna… dove non mi hanno fatto niente.

Si noti che la Iezzi ha riferito al PM di aver ricevuto prima una botta dal nipote e poi di essere caduta in cucina tra la sedia ed il tavolo, in una sequenza invertita rispetto al racconto fatto alla giornalista.

La Iezzi ha riferito alla giornalista ed al PM di aver sbattuto contro il tavolo per giustificare le fratture costali che si produsse in seguito all’urto contro una superficie rigida seguito alla spinta che le dette il nipote.

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Lucilla Masucci: E ti ha rotto 3 costole con quella botta.

Mirella Iezzi: Non me le ha rotte lui, no, no, perché io il venerdì sono caduta (interrotta sul più bello dalla conduttrice de “La vita in diretta”).

“Non me le ha rotte lui” è vero, nel senso che tali fratture che non furono la conseguenza diretta del colpo che le dette il Landolfi ma si produssero in seguito all’urto contro una superficie rigida seguito a quel colpo, ovvero in seguito all’urto contro la ringhiera delle scale esterne di ferro della sua abitazione. 

Il fatto che la Iezzi ripeta la negazione ci rivela che la domanda è sensitiva.

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CONCLUSIONI

Deception Indicated