MORTE DI ANNAMARIA SORRENTINO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IL “PROCESSO” A PAOLO FORESTA CELEBRATO IN UNO STUDIO TELEVISIVO E’ UNO SPETTACOLO OSCENO

Nel pomeriggio del 16 agosto 2019 Annamaria Sorrentino è caduta dal terrazzo di un appartamento in affitto al secondo piano di una palazzina di Tropea, la ragazza è morta due giorni dopo in un ospedale di Catanzaro. Gli unici testimoni, ovvero i quattro amici e il marito di Annamaria, Paolo Foresta, hanno riferito agli inquirenti che si è trattato di un gesto volontario. Il marito della Sorrentino, Paolo Foresta, non è indagato per omicidio ma i genitori della ragazza non credono alla sua versione dei fatti. Chi l’ha visto? ha prima intervistato Paolo Foresta a casa sua e l’ha poi invitato in studio per due puntate consecutive sottoponendolo ad una specie di interrogatorio. Abbiamo sentito in merito la criminologa Ursula Franco.

Le Cronache Lucane, 3 ottobre 2019

– Dottoressa Franco, cosa pensa del caso Sorrentino?

Non ho avuto accesso agli atti, pertanto preferisco non esprimermi. Voglio solo sottolineare che il fatto che i familiari di Annamaria non credano al suicidio non ha alcuna rilevanza, posto che la maggior parte dei familiari dei suicidi non accettano che il proprio familiare si sia tolto la vita. 

– Dottoressa, che cosa pensa del fatto che Paolo Foresta venga “processato” nello studio televisivo di Chi l’ha visto?

E’ uno spettacolo osceno. 

– Si spieghi meglio.

Paolo Foresta è un ragazzo sordomuto. Per lui non è facile farsi capire da chi non conosce la lingua dei segni. Il suo linguaggio va interpretato e solo un conoscitore della lingua dei segni e della Statement Analysis  applicata alla lingua dei segni potrebbe analizzare senza commettere errori ciò che lui riporta. In un paese nel quale molti pubblici ministeri non sanno né condurre, né analizzare un interrogatorio, immaginate che danni possono fare i giornalisti. In un paese normale, gli interrogatori del Foresta, condotti da un giornalista in uno studio televisivo, lascerebbero il tempo che trovano, purtroppo in Italia abbiamo invece assistito di frequente a processi mediatici che hanno messo in ombra la verità e distrutto le vite di soggetti innocenti. 

– Quali?

La condanna a 30 anni di reclusione di Michele Buoninconti in seguito alla morte accidentale di sua moglie Elena Ceste è figlia di un perverso processo mediatico, così come lo sono la riapertura di altri casi. Quello relativo al suicidio di Carlotta Benusiglio. Dopo una iniziale e corretta archiviazione come suicidio, in seguito ad un martellante processo mediatico, il caso è stato riaperto e il fidanzato di Carlotta, Marco Venturi, 41 anni, è stato indagato per omicidio volontario aggravato. E poi quello relativo al suicidio di Licia Gioia. Il maresciallo dei carabinieri Licia Gioia è morta nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2017 dopo essere stata attinta da un colpo d’arma da fuoco alla testa. Inizialmente la Procura di Siracusa aveva indagato il marito Francesco Ferrari per istigazione al suicidio, poi per omicidio colposo e in seguito per omicidio volontario. Per il Ferrari la procura di Siracusa ha chiesto il rinvio a giudizio. Tra qualche giorno sapremo se verrà processato. In realtà, mentre il Ferrari tentava di disarmare la Gioia, che minacciava di suicidarsi, partirono due colpi dalla pistola d’ordinanza della donna, il primo dei quali la uccise sul colpo. 

MORTE DI CARLOTTA BENUSIGLIO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: L’IPOTESI OMICIDIARIA E’ INSOSTENIBILE

Carlotta Benusiglio

Dottoressa Franco: Le diatribe medico legali si superano nel momento in cui si hanno riscontri extra- autoptici ad una ipotesi o all’altra. In questo caso non c’è nulla che supporti l’ipotesi omicidiaria.

Le Cronache Lucane, 12 settembre 2019

Carlotta Benusiglio, 37 anni, è stata trovata impiccata ad un albero di Piazza Napoli a Milano intorno alle 6.00 del 31 maggio 2016. I familiari non credono che Carlotta si sia suicidata. Dopo una iniziale archiviazione come suicidio, il caso è stato riaperto e il fidanzato di Carlotta, Marco Venturi, 41 anni, è stato indagato per omicidio volontario aggravato.

Abbiamo intervistato in merito la criminologa Ursula Franco. La criminologa è nota soprattutto per le sue competenze in tema di suicidi e morti accidentali scambiate per omicidi. La Franco è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste ed è stata consulente dell’avvocatessa Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda. Binda dopo essere stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, il 24 luglio scorso è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco è consulente dell’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, difensore di Daniel Petru Ciocan che da più di 3 anni è indagato per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu, nonostante il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione abbiano dato ragione alla difesa su tutta la linea ed abbiano soprattutto invitato gli inquirenti ad indagare sui genitori di Maria in merito agli abusi. 

– Dottoressa Franco, sul caso di Carlotta Benusiglio, che può dirci?

Non sarà il processo mediatico a trasformare un suicidio in omicidio, né in questo caso, né in altri. La verità è agli atti: Carlotta si è suicidata. 

– Dottoressa Franco, i periti del GIP e, prima di loro il professor Antonio Osculati, hanno ritenuto più probabile l’ipotesi suicidiaria, altri medici legali sono giunti a conclusioni diverse, dove sta la verità?

La consulenza del professor Osculati è molto accurata, egli infatti non si è limitato allo studio delle risultanze autoptiche, Osculati ha cercato altrove elementi  che potessero supportare una delle due ipotesi, quella omicidiaria e la suicidiaria. Nel caso di Carlotta l’ipotesi omicidiaria è smentita da molti elementi: mancano in toto i segni di una colluttazione tra la Benusiglio ed il Venturi; non sono state rilevate lesioni da difesa, né unghiature al collo di Carlotta; il luogo dove la Benusiglio è stata ritrovata impiccata non aveva nulla della scena del crimine, non erano infatti presenti sul terreno segni di trascinamento di un corpo o di una colluttazione; gli abiti della donna erano puliti, ovvero non erano venuti in contatto con il terreno (cosa improbabile se fosse stata uccisa prima di simularne l’impiccamento), la struttura del cappio era compatibile con quella di un cappio annodato da Carlotta stessa.

– Dottoressa Franco, va a lei il merito di aver riconosciuto dopo una puntata di Chi l’ha visto del febbraio 2018 durante la quale sono stati riferiti gli orari in cui Marco Venturi venne inquadrato in via dei Vespri Siciliani, la via dove abitava Carlotta, che i tempi sono incompatibili con un’azione omicidiaria da parte del Venturi, vuole sottolinearcelo ancora?

Certamente, non rientra nell’ambito delle possibilità che Marco Venturi, che pesa solo 68 chili, abbia strangolato la Benusiglio, che pesava poco meno di lui, e l’abbia poi impiccata in pochi secondi. Non solo gli orari che ci forniscono le telecamere di piazza Napoli, la 14 e la 12, ci permettono di affermare che Marco Venturi non ebbe a disposizione abbastanza tempo per stordire e sospendere all’albero di piazza Napoli la povera Carlotta. Il Venturi avrebbe dovuto uccidere ed impiccare la Benusiglio in più o meno 22 secondi, un’ipotesi insostenibile a meno che a Marco Venturi non si vogliano riconoscere dei superpoteri. Anche le risultanze autoptiche e lo stato dei luoghi ci confermano che non è stata uccisa. Carlotta aveva gli abiti puliti, se fosse stata stordita prima di essere impiccata, si sarebbero sporcati di terra. Carlotta non cadde a terra perché fu lei ad impiccarsi deliberatamente.

Alla ricerca di un assassino che non c’è: «Carlotta si è suicidata» (intervista)

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Carlotta Benusiglio

Intervista alla criminologa Ursula Franco sulla morte della stilista 37enne trovata impiccata ad un albero e per la quale il fidanzato è stato indagato con l’accusa di omicidio volontario aggravato

Da circa due anni e mezzo, la famiglia di Carlotta Benusiglio, 37 anni, trovata impiccata ad un albero di Piazza Napoli a Milano intorno alle 6.00 del 31 maggio 2016 da un passante, non trova pace. I familiari non credono che Carlotta si sia suicidata e la sorella Giorgia, spesso ospite di programmi come Quarto Grado, lo ha ripetuto a gran voce tanto che dopo una iniziale archiviazione come suicidio, il caso è stato riaperto e il fidanzato di Carlotta, Marco Venturi, 41 anni, è stato indagato per omicidio volontario aggravato.

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Abbiamo intervistato in merito la criminologa Ursula Franco che è consulente dell’avvocato Andrea Belotti che difende Marco Venturi. La criminologa è nota soprattutto per le sue competenze in tema di suicidi e morti accidentali scambiate per omicidi. La Franco è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste; dal luglio scorso è consulente dell’avvocatessa Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda, già condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, è anche consulente degli avvocati della difesa di Daniel e Cristina Ciocan che, per due anni e mezzo, sono stati indagati per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu ma sono vicini all’archiviazione dopo che il GIP, il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno dato ragione alla difesa su tutta la linea. In questo caso la Franco ha da sempre sostenuto che Maria Ungureanu non era stata uccisa e che la bambina subisse violenze sessuali in famiglia.

Dottoressa Franco, sappiamo che a suo avviso Carlotta Benusiglio si è impiccata, ci riferisce qualche dato statistico in merito agli omicidi per impiccamento?
L’omicidio per impiccamento è raro, statisticamente rappresenta meno dell’1% degli impiccamenti, è generalmente attuato in persone colte di sorpresa o in precedenza stordite e messo in scena da almeno due soggetti. 

Dottoressa Franco, dopo una puntata di Chi l’ha visto del febbraio 2018 durante la quale sono stati riferiti gli orari in cui Marco Venturi venne inquadrato in via dei Vespri Siciliani, la via dove abitava Carlotta, nel bel mezzo di un processo mediatico martellante che vuole il Venturi responsabile di un omicidio, lei si era espressa a favore dell’odierno indagato, quegli orari sono così dirimenti?
Certamente, non rientra nell’ambito delle possibilità che Marco Venturi, che pesa solo 68 chili, abbia strangolato la Benusiglio, che pesava poco meno di lui, e l’abbia poi impiccata in pochi secondi. Non solo gli orari che ci forniscono le telecamere di piazza Napoli, la 14 e la 12, ci permettono di affermare che Marco Venturi non ebbe a disposizione abbastanza tempo per stordire e sospendere all’albero di piazza Napoli la povera Carlotta ma anche le risultanze autoptiche e lo stato del luogo in cui è stato ritrovato il cadavere della Benusiglio ci confermano che non è stata uccisa. 

Non è vero, Marco Venturi è stato inquadrato in entrata e in uscita sempre e solo in Via dei Vespri Siciliani, una prima volta alle 3:40:04 e la seconda volta, 2 minuti e 22 secondi dopo, alle 3.42.26. Preciso che per raggiungere l’albero del parco di piazza Napoli al quale la donna si impiccò da casa sua si impiega almeno un minuto. Pertanto il Venturi avrebbe dovuto uccidere ed impiccare la Benusiglio in più o meno 22 secondi, un’ipotesi insostenibile a meno che a Marco Venturi non si vogliano riconoscere dei superpoteri. 

Dottoressa Franco, i periti del GIP e, prima di loro il professor Osculati, hanno ritenuto più probabile l’ipotesi suicidiaria, com’è possibile che altri medici legali siano giunti a conclusioni diverse?
Quando le conclusioni dei medici legali chiamati ad esprimersi su un caso controverso come questo sono discordanti, evidentemente non è dall’esame medico legale che dobbiamo aspettarci la risposta a tutti gli interrogativi, ma vanno cercati altrove idonei elementi di riscontro alle due diverse ipotesi, a quella omicidiaria e alla suicidiaria. In questo caso l’ipotesi omicidiaria non è suffragata da idonei elementi di riscontro anzi è smentita da molti elementi che ci confermano che Carlotta si è suicidata: mancano in toto i segni di una colluttazione tra la Benusiglio ed il Venturi, non sono state rilevate lesioni da difesa né unghiature al collo di Carlotta, il luogo dove la Benusiglio è stata trovata impiccata non aveva nulla della scena del crimine, non erano infatti presenti sul terreno segni di trascinamento di un corpo o di una colluttazione, gli abiti della donna erano puliti, ovvero non erano venuti in contatto con il terreno (cosa improbabile se fosse stata uccisa prima di simularne l’impiccamento), la struttura del cappio era compatibile con quella di un cappio annodato da Carlotta stessa e infine, come già sottolineato, i tempi escludono che si tratti di omicidio.

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO, CONSULENTE DELLA DIFESA DI MARCO VENTURI: CARLOTTA BENUSIGLIO SI E’ SUICIDATA (intervista)

Carlotta Benusiglio

Carlotta Benusiglio, 37 anni, è stata trovata impiccata ad un albero di Piazza Napoli a Milano intorno alle 6.00 del 31 maggio 2016 da un passante. Il caso è stato inizialmente archiviato come suicidio e poi riaperto. Il suo fidanzato Marco Venturi, 41 anni, è infatti indagato per omicidio volontario aggravato. La criminologa Ursula Franco è consulente dell’avvocato Andrea Belotti che difende il Venturi che da sempre si proclama innocente. La dottoressa Franco si occupa soprattutto di suicidi e morti accidentali scambiate per omicidi e di errori giudiziari, è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; recentemente ha fornito una consulenza all’avvocatessa Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda, già condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Ursula Franco è anche consulente degli avvocati della difesa di Daniel e Cristina Ciocan che sono stati indagati per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu ma sono vicini all’archiviazione dopo che il GIP, il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno dato ragione alla difesa su tutta la linea.

Le Cronache Lucane, 15 gennaio 2019

Dottoressa Franco, lei, già nel febbraio 2018, in tempi non sospetti, dichiarò che “le indagini del consulente della famiglia Benusiglio, Antonio Barili, che ha analizzato le telecamere di piazza Napoli, la piazza di Milano dove si è impiccata Carlotta il 31 maggio 2016, permettono di escludere che Marco Venturi abbia ucciso la Benusiglio”, che può dirci oggi?

“Resto della stessa opinione, è alquanto improbabile che un ragazzo di 68 chili, strangoli una donna che pesa poco meno di lui e, mentre ne sostiene il corpo, la impicchi ad un albero con la di lei sciarpa in pochi secondi. Peraltro siamo in presenza di un quadro anatomo patologico caratteristico di un impiccamento suicidiario e in assenza di lesioni da difesa che possano far pensare ad una colluttazione. La povera Carlotta Benusiglio si è suicidata”.

Dottoressa Franco, sappiamo che sono stati molti i medici legali chiamati ad esprimersi sul caso, sappiamo anche che i periti del GIP hanno escluso l’omicidio mentre i consulenti del PM lo sostengono, che può dirci in merito?

“Le diatribe medico legali si superano nel momento in cui si hanno riscontri criminologici ad una ipotesi o all’altra. In questo caso non c’è nulla che supporti l’ipotesi omicidiaria: mancano i segni di una colluttazione, non sono presenti lesioni da difesa, il luogo dove Carlotta è stata trovata impiccata non aveva nulla della scena del crimine, non erano infatti presenti sul terreno segni di trascinamento di un corpo o di una colluttazione, gli abiti della Benusiglio erano puliti, ovvero non erano venuti in contatto con il terreno, la struttura del cappio era compatibile con quella di un cappio annodato da Carlotta stessa”. 

Un mio intervento sul caso Carlotta Benusiglio

Carlotta Benusiglio: disposta nuova autopsia per far luce sulla morte della stilista.

Carlotta Benusiglio

Le Cronache Lucane, 2 febbraio 2018

Lo ha deciso il gip milanese Alfonsa Ferraro.

L’indagine è passata anche per una richiesta di archiviazione e poi per una riapertura da parte del pm Gianfranco Gallo, e che da qualche mese vede indagato per omicidio volontario aggravato Marco Venturi, 41 anni, ex fidanzato della giovane. Il caso non è chiuso, tutt’altro.

Ci sono ancora troppi dubbi sulla morte di Carlotta Benusiglio, la stilista di 37 anni trovata impiccata con una sciarpa ad un albero di piazza Napoli, a Milano, la mattina del 31 maggio del 2016. Sarà efefttuata una nuova autopsia. I nuovi esami potrebbero essere determinanti per fare luce sulla misteriosa morte. Il giudice ha stabilito che lunedì 5 febbraio conferirà l’incarico al perito per l’autopsia. Si procederà quindi alla riesumazione della salma, che dovrebbe avvenire a fine febbraio. I familiari di Carlotta Benusiglio chiedono “la verità”, sono più che convinti che non si trattò di un suicidio.

Il fidanzato, Marco Venturi, che aveva trascorso la serata con lei, si proclama da sempre innocente e totalmente estraneo ai fatti. Venturi sarebbe stato però ripreso (il condizionale è d’obbligo) dalle telecamere a circuito chiuso vicino a Piazza Napoli nelle ore in cui, secondo gli inquirenti, sarebbe morta Carlotta. Agli atti delle indagini, condotte dalla Squadra mobile, c’è anche una consulenza sulle immagini di due telecamere prodotta dai legali della famiglia Benusiglio, gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Pier Paolo Pieragostini. Le immagini le aveva trovate Antonio Barili, docente di informatica forense a Pavia e consulente della famiglia di Carlotta. Dai filmati si vedrebbero prima due figure — la 37enne e il suo compagno, è stato ipotizzato — che si addentrano tra i bagliori dei lampioni di Piazza Napoli intorno alle quattro del mattino. Dopo alcuni minuti una sagoma si allontana e l’alone di luce di un lampione viene offuscato: è il corpo di Carlotta.

Riportiamo il parere della criminologa Ursula Franco sul caso:

“Le conclusioni del consulente della famiglia Benusiglio, Antonio Barili, che ha analizzato le telecamere di piazza Napoli, la piazza di Milano dove si è impiccata Carlotta il 31 maggio 2016, escludono che Marco Venturi abbia ucciso Carlotta.

Vediamo perché: 

1) la telecamera Napoli 14, alle 3.39.21, riprende Marco e Carlotta in via dei Vespri Siciliani, una strada che porta a casa di Carlotta;
2) secondo il consulente, la telecamera Napoli 12, alle 3.40.04, riprende una sagoma che si dirige verso il parco;
3) secondo il consulente, la telecamera Napoli 13, alle 3.40.10, riprende due sagome che si addentrano nel parco;
4) secondo il consulente, alle 3.40.40, il corpo impiccato di Carlotta oscura la luce del lampione;
5) secondo il consulente, la telecamera Napoli 13, alle 3.41.49, riprende una sagoma che si allontana dal parco;
6) la telecamera Napoli 14, alle 3.42.26, riprende Marco Venturi in via dei Vespri Siciliani mentre si allontana da casa di Carlotta.

Nelle riprese della telecamera Napoli 14 si vedono prima Carlotta con Marco alle 3.39.21 e poi solo Marco alle 3.42.26; la telecamera Napoli 12 inquadra Carlotta di fronte a casa alle 3.40.04, mentre le riprese della telecamere Napoli 13 non permettono di riconoscere le sagome di eventuali soggetti inquadrati.

L’analisi delle riprese delle telecamere conferma il racconto di Venturi che ha sempre detto di aver accompagnato Carlotta a casa e di non essersi trattenuto, infatti lo si vede entrare e uscire da via dei Vespri Siciliani nell’arco di tre minuti.

Non solo Marco Venturi non può aver impiccato Carlotta Benusiglio senza averla preventivamente stordita, non si può infatti parlare di omicidio in assenza di segni di una colluttazione cui avrebbe fatto seguito l’impiccamento ma, secondo il consulente della famiglia Benusiglio, l’omicidio (stordimento e impiccamento) si sarebbe consumato in meno di 30 secondi perché, sempre secondo lui, alle 3.40.10 i due si sarebbero addentrati nel parco e, alle 3.40.40, il corpo impiccato di Carlotta avrebbe oscurato la luce del lampione, fantascienza!”.

Domenico Leccese

Suicidi per impiccamento

Soprattutto nei casi di suicidio per impiccamento incompleto le dietrologie trovano terreno fertile e non solo impediscono ai familiari di elaborare un lutto incapsulandoli in una vita di odio e di rabbia ma producono anche parecchi danni a soggetti estranei ai fatti cui vengono ‘attribuiti’ omicidi mai avvenuti.

Nella pratica medico legale si distinguono due tipi di impiccamento:

l’impiccamento completo, quando l’individuo è sospeso nel vuoto;

l’impiccamento incompleto, quando invece il soggetto viene ritrovato in piedi, in ginocchio, seduto o semisdraiato.

Dai tempi dell’impero persiano ad oggi l’impiccamento completo (impiccagione) rappresenta uno dei metodi di esecuzione capitale.

Nell’impiccamento completo la morte interviene per la lussazione dell’articolazione atlanto-epistrofea e susseguente compressione del midollo allungato da parte del dente dell’epistrofeo.

L’impiccamento incompleto è detto alla Condé e può essere sia volontario che accidentale, a volte è secondario ad una pratica autoerotica.

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L’impiccamento produce una perdita immediata della coscienza e una morte rapida anche quando solo una parte del corpo graviti sul laccio, pertanto, trovare individui con una corda stretta al collo in piedi, seduti o semidistesi, non esclude questa modalità di morte.

L’impiccamento incompleto, ormai da secoli riconosciuto dalla scienza come pratica suicidiaria, scatena da sempre fantasiose ricostruzioni da parte dei parenti dei suicidi e della stampa che ignorano che, non solo l’omicidio per impiccamento è raro ma non è necessaria la sospensione nel vuoto del corpo perché si arrivi alla morte. Per occludere le vie aeree basta esercitare sul laccio una trazione pari ad 1/3 del peso del corpo mentre una trazione di 3-4 kg è sufficiente ad interrompere la circolazione delle arterie carotidi e una semplice compressione del nervo vago e dei ricettori seno-carotidei può produrre l’arresto immediato del cuore con morte sincopale per inibizione riflessa. 

L’omicidio per impiccamento è raro e generalmente attuato in persone colte di sorpresa o in precedenza stordite. Un’analisi accurata dei luoghi e del cadavere permettono di distinguere un omicidio da un suicidio. In caso di omicidio si riscontreranno, sia sulla scena del crimine che sul cadavere, i segni di una colluttazione, mentre in caso di suicidio potrebbero essere visibili sul defunto precedenti tentativi di togliersi la vita, come tagli all’altezza dei polsi.

Nel caso un cadavere venga sospeso per simulare un suicidio saranno assenti le lesioni vitali (ecchimosi ed emorragie) in corrispondenza dei tessuti profondi del collo e del solco prodotto dal laccio e, nel caso la sospensione del cadavere avvenga tardivamente, saranno visibili ipostasi in posizioni incompatibili con la dinamica suicidiaria. Naturalmente, in caso di simulazione saranno invece presenti segni indicativi di un’altra modalità di morte.

E’ chiaro che, in caso di messinscena (staging), difficilmente l’autore dell’omicidio simulerà un impiccamento incompleto alla Condé ma opterà invece per lo staging di un impiccamento completo.

La morte da impiccamento è ascrivibile ad un fattore asfittico, ad un fattore circolatorio e ad un fattore neuro vegetativo.

  • Fattore asfittico: il laccio, in genere posto nello spazio tiro-joideo, sposta indietro ed in alto l’osso joide e la base della lingua che, premendo contro il palato ed il faringe, provoca l’occlusione delle vie aeree. Solo nel caso in cui intervenga il fattore asfittico possono manifestarsi convulsioni asfittiche terminali.
  • Fattore circolatorio: l’interruzione del circolo sanguigno a livello delle arterie carotidi che si trovano ai lati del collo (3,5 kg) ed eventualmente delle arterie vertebrali (16,6 kg) produce un’ischemia cerebrale con perdita immediata della coscienza. La chiusura delle giugulari causa invece una stasi venosa acuta del territorio cefalico che produce un’edema.
  • Fattore neuro vegetativo: un’intensa stimolazione del nervo vago, che decorre verticalmente nel fascio vascolonervoso del collo insieme all’arteria carotide anteriormente e alla vena giugulare posteriormente, e dei recettori seno-carotidei può produrre l’arresto immediato del cuore con morte da inibizione riflessa.

Sempre da un punto di vista medico legale, si riconoscono due tipi di impiccamento a seconda della posizione del laccio: un impiccamento tipico, se il nodo corrisponde alla nuca e un impiccamento atipico, se il nodo si trova in posizione laterale o anteriore del collo. L’impiccamento atipico rientra tra gli impiccamenti messi in atto allo scopo di suicidarsi, il fatto che sia denominato atipico non lo rende sospetto.

Il segno più caratteristico dell’impiccamento è il solco dovuto alla compressione del laccio sul collo. Il solco può essere molle o duro, a seconda della consistenza del laccio. Il solco è obliquo dal basso in alto, ineguale perché più profondo a livello dell’ansa e degradante verso il nodo, discontinuo perché si interrompe a livello del nodo dove la forza di trazione discosta il laccio dalla cute. Nell’impiccamento incompleto in atteggiamento prono il solco può risultare orizzontale.

All’esame medico legale in una vittima di impiccamento, oltre al solco, sono presenti: emorragie nel derma, nel sottocutaneo, nel connettivo interstiziale e nei muscoli cervicali; lacerazione delle fibre dei muscoli del collo; frattura e lussazione dell’osso joide; rottura trasversale dell’intima della carotide comune in prossimità della sua biforcazione (s. di Amussat); ecchimosi nell’avventizia delle carotidi (s. di Friedberg); lacerazione delle fibre nervose del vago (s. di Dotto); ecchimosi retrofaringea o prevertebrale (s. di Brouardel); emorragie sotto il legamento longitudinale anteriore della colonna vertebrale al passaggio dorso-lombare (s. di Simon); cianosi intensa del volto o pallore; presenza di ipostasi nei segmenti distali degli arti e nelle regioni del bacino (ipostasi a mutanda), che possono determinare erezione del pene con emissione di sperma; emorragie puntiformi congiuntivali e enfisema acuto dei polmoni.

Casistica:

Luigi Enrico di Borbone-Condé

Il Duca Luigi Enrico di Borbone-Condé , il 27 agosto 1830 fu trovato impiccato alla «spagnoletta» di una finestra della sua camera da letto nel castello di Saint-Leu, i suoi piedi erano appoggiati a terra. Le speculazioni sulla sua morte non mancarono all’epoca come non mancano oggi quando un suicida mette in atto un impiccamento incompleto.

Anna Esposito

Un caso di suicidio per impiccamento incompleto, che per anni ha riempito le pagine di cronaca nera, è stato quello di una dirigente della Digos di Potenza, Anna Esposito, il cui cadavere venne ritrovato impiccato con una cintura di cuoio alla maniglia di una porta del suo appartamento nella caserma Zaccagnino. Era il 12 marzo 2001. Il primo esame autoptico concluse per un suicidio, un secondo esame autoptico, eseguito nel 2015, dopo la riesumazione del corpo, concluse ancora per un suicidio.

Il 24 marzo del 2017 la Corte di Cassazione ha finalmente rigettato il ricorso proposto dei familiari di Anna Esposito contro il decreto di archiviazione che il giudice delle indagini preliminari di Potenza aveva firmato.

Sia la posizione in cui fu ritrovato il cadavere (semi sospeso), che la frattura dell’osso joide, che la presenza del nodo sul lato destro del collo anteriormente sono compatibili con un suicidio per impiccamento incompleto e atipico, non solo, non sono mai stati raccolti elementi che potessero attribuire una qualche responsabilità all’unico sospettato, il giornalista della Rai, Luigi Di Lauro, legato alla Esposito da una relazione sentimentale.

Robin Williams

L’attore Robin Williams si è suicidato impiccandosi ad una porta con una cintura.

Aaron Hernandez

Il campione di football americano, Aaron Hernandez, si è suicidato a 27 anni impiccandosi con un laccio ricavato dalle lenzuola alle sbarre della finestra della sua cella del Souza-Baranowski Correctional Center, Massachusetts, dove stava scontando una condanna a vita per l’omicidio di Odin Lloyd.

Hernandez, prima di suicidarsi, ha provato a bloccare la porta della sua cella dall’interno e ha versato sapone liquido sul pavimento per ritardare i soccorsi.

David Carradine

L’attore David Carradine è stato trovato impiccato in un hotel di Bangkok il 4 giugno 2009. La sua morte è stata archiviata come impiccamento incompleto accidentale seguito ad una pratica autoerotica.

Mario Biondo

Mario Biondo si è suicidato nella sua abitazione di Madrid nel maggio 2013, a questa conclusione sono giunti gli inquirenti spagnoli e alla stessa conclusione è giunto il Prof. Paolo Procaccianti che ha eseguito una seconda autopsia disposta dalla Procura di Palermo a seguito della riesumazione del corpo. Il Prof. Procaccianti non ha riscontrato sul cadavere di Biondo segni compatibili con uno strangolamento o con una aggressione che possano aver preceduto un eventuale impiccamento ad opera di terzi.

Mario Biondo si è impiccato con una pashmina alla libreria della sua abitazione, come mostrano le foto scattate dagli investigatori spagnoli, nelle foto visibili online, non solo non si notano manomissioni del contenuto degli scaffali ipotizzabili nel caso Mario Biondo fosse stato impiccato post mortem o dopo essere stato stordito, ma si vede il cadavere appeso alla libreria, prova che la stessa ha retto il suo peso, e si notano le gambe distese del povero Biondo, come lo erano nelle foto scattate durante il trasporto del cadavere con una sedia lettiga.

In altre foto, sul collo di Biondo è ben visibile il solco obliquo classico dell’impiccamento, un reperto incompatibile con la fantasiosa ricostruzione che ipotizza che Mario Biondo sia stato prima strangolato e poi impiccato, com’è noto infatti, il reperto tipico dello strangolamento è un solco solitamente orizzontale di profondità uniforme senza discontinuità, discontinuità che invece caratterizza il solco dell’impiccamento e che è presente in questo caso. Se Mario Biondo fosse stato prima strangolato e poi impiccato, solo su un eventuale solco riferibile allo strangolamento sarebbero stati repertati segni di vitalità, quali emorragie ed ecchimosi e non sul solco prodotto dall’impiccamento e nei tessuti profondi del collo in corrispondenza dello stesso, perché l’impiccamento sarebbe intervenuto post mortem.

In merito al solco da impiccamento prodotto da una pashmina (o da una sciarpa di seta), lo stesso non sarà mai largo come la sciarpa stessa perché il peso del corpo non si distribuirà mai uniformemente su tutto lo spessore della pashmina, questo perché, alla trazione, la pashmina si tende in modo irregolare, ovvero con strisce di tessuto più o meno estroflesse ed è sulla striscia più estroflessa di tutte che il corpo grava lasciando sul collo un segno di dimensioni inferiori rispetto alla larghezza della sciarpa.

Raquel Sanchez Silva, moglie di Mario Biondo all’epoca dei fatti e noto personaggio televisivo, ha da subito collaborato con gli inquirenti e ha semplicemente cercato di evitare che, attraverso la diffusione dei files presenti sul computer del marito, fosse data in pasto ai media la sua vita privata.

Carlotta Benusiglio

Nelle prime ore del mattino del 31 maggio 2016, la 37enne Carlotta Benusiglio si è suicidata impiccandosi ad un albero del parco di Piazza Napoli, a Milano; la ragazza viveva in via dei Vespri Siciliani, a poche decine di metri dal parco. A l momento del ritrovamento, a detta dei soccorritori, i suoi piedi toccavano a terra, si è trattato pertanto di un impiccamento incompleto. Alle ore 3:39:21, circa 2 ore prima del ritrovamento del cadavere di Carlotta, la telecamera Napoli 14, ha ripreso Marco Venturi e Carlotta Benusiglio, che, imboccata via dei Vespri Siciliani, si dirigevano verso la casa di Carlotta, 3 minuti e 4 secondi dopo, alle 3.42.26, la stessa telecamera ha ripreso Marco Venturi mentre percorreva via dei Vespri Siciliani in senso inverso. Non esistono altre riprese delle telecamere di piazza Napoli che abbiano inquadrato Marco Venturi. Ipotizziamo che una volta raggiunta la casa di Carlotta (alle 3:40:04, la telecamera Napoli 12 riprese Carlotta di fronte a casa sua), il Venturi e la Benusiglio si siano diretti nel parco, per raggiungere l’albero dove è stata trovata impiccata Carlotta, la coppia avrebbe impiegato almeno un minuto, è pertanto umanamente impossibile che Marco Venturi, in meno di un minuto e 22 secondi abbia potuto stordire Carlotta Benusiglio, sospenderla all’albero e tornare in via dei Vespri Siciliani. Sono sufficienti gli orari delle inquadrature della telecamera Napoli 14 ad escludere che Marco Venturi abbia avuto il tempo materiale di commettere un omicidio e simulare un suicidio.

Kate Spade

Kate Spade, 55 anni, ricca e famosa designer americana, il 5 giugno 2018 si è tolta la vita impiccandosi con una sciarpa alla porta della camera da letto del suo appartamento di Manhattan.

Anthony Bourdain

L’8 giugno 2018, Anthony Bourdain, famoso chef, si è tolto la vita impiccandosi in una camera d’albergo di un hotel di Kayserberg, France.

Il Duca di York e Jeffrey Epstein

Il 10 agosto 2019, il finanziere Jeffrey Edward Epstein si è suicidato impiccandosi ad una branda nella sua cella del Metropolitan Correctional Center di Manhattan dove era detenuto dal 6 luglio 2019. Epstein aveva 66 anni, era stato arrestato all’aereoporto di Teterboro (NJ) e accusato di traffico di minori per scopi sessuali. Già nel 2008, Epstein aveva patteggiato una pena a 18 mesi di carcere dopo essere stato accusato di aver indotto una minore di 18 anni a prostituirsi. A Epstein era stata negata la libertà su cauzione e aveva già tentato di impiccarsi il 23 luglio scorso; il medico legale che ha esaminato il cadavere ha concluso per una morte per impiccamento; nei giorni precedenti al suicidio Epstein aveva smesso di lavarsi, di radersi, di pettinarsi, e dormiva per terra invece che sulla sua branda, tutti segnali di uno stato depressivo.

Altri casi:

– L’11 settembre 2014 un giovane dirigente del ministero dell’Economia, si è tolto la vita impiccandosi ad un termosifone del suo ufficio di via XX Settembre a Roma.

– Nel giugno 2003, a Massa, D.P., un operaio di 36 anni, padre di due figli si è tolto la vita impiccandosi alla maniglia di una porta con la cinghia di un avvolgibile, ha lasciato un biglietto con scritto: “Non ce la faccio più a vivere così. Sono disperato”.

– Nel giugno del 1991 Giorgio Licata, 34 anni, nato a Ragusa e residente da tempo a Milano, si è tolto la vita impiccandosi con un lembo della coperta alla maniglia della porta del bagno di una cella di sicurezza della questura di Milano.

Bibliografia

Clemente Puccini, Istituzioni di Medicina Legale

PROBLEMI DIAGNOSTICI MEDICO LEGALI IN TEMA DI STRANGOLAMENTO E DI IMPICCAMENTO

Il Tirreno, 6 giugno 2003, Si uccide un giovane padre di due figli

la Repubblica.it, 8 giugno 1991, SUICIDIO IN CELLA DI SICUREZZA NELLA QUESTURA DI MILANO

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