CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IN QUESTI 20 ANNI CHICO FORTI HA RILASCIATO INTERVISTE AUTO INCRIMINANTI

La criminologa Ursula Franco è nota soprattutto per le sue competenze in tema di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi. La Franco è consulente della difesa di Paolo Foresta, marito di Annamaria Sorrentino, avvocato Giovanni Pellacchia; è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste; è stata poi consulente degli avvocati Esposito e Martelli, difensori di Stefano Binda. Binda, dopo essere stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, il 24 luglio scorso è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco è consulente dell’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, difensore di Daniel Petru Ciocan che da più di 3 anni è indagato per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu, nonostante il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione abbiano dato ragione alla difesa su tutta la linea ed abbiano soprattutto invitato gli inquirenti ad indagare sui genitori di Maria in merito agli abusi. 

Le Cronache Lucane, 27 gennaio 2020

– Gianni Forti, zio di Chico Forti, sostiene che lei non abbia studiato bene il caso.

Quello di Gianni Forti non è un argomento, come, da parte mia, non sarebbe un argomento mettere in dubbio le competenze in campo criminologico e giuridico dello zio di Chico. Per capire l’inesistente caso Chico Forti sono sufficienti le informazioni disponibili sul web e i contenuti delle auto incriminanti interviste rilasciate in questi 20 anni da Chico Forti. E’ nelle interviste rilasciate da Chico Forti dopo la condanna la conferma del fatto che è lui l’omicida di Dale Pike. Chico è un manipolatore, non ha mai detto di non aver ucciso Dale, sono i suoi sostenitori a dirlo. Dal punto di vista dell’analisi linguistica, se Chico non avesse ucciso Dale, ma anche se fosse solo il mandante dell’omicidio, sarebbe riuscito a dire “io non ho ucciso Dale Pike”.

 – Che ne pensa dei servizi mandati in onda dalla trasmissione Le Iene?

Sono di nessun valore. È infatti provato che, riguardo ai casi giudiziari, l’interesse primario dello show Le Iene non è la verità. E’ evidente che, allo scopo di sostenere le loro tesi preconcette, Le Iene non solo contaminano le interviste attraverso le domande ma, prima di mandarle in onda, le sottopongono ad un imponente “taglia e cuci”. 

Chico Forti

– Torna a chiarirci il perché lei, a differenza dell’accusa, ritiene che sia stato proprio Chico Forti ad uccidere Dale Pike.

1) Chico Forti, già nella telefonata delle 19:16, intercorsa tra lui e la moglie la sera dell’omicidio, negò di aver incontrato Dale Pike in Aeroporto. 

Il fatto che, dalle 19:16 del 15 febbraio 1998, Chico Forti abbia negato alla moglie e, da quel momento in poi a tutti i suoi interlocutori (il suo avvocato, Thomas Knott, il padre di sua moglie, il padre di Dale e la polizia) di aver incontrato Dale Pike ci rivela che, a quell’ora, Dale era già morto. 

2) L’assassino, dopo aver sparato a Dale, mise in atto una messinscena, ovvero simulò un omicidio in un contesto omosessuale. 

Solo Chico Forti, che aveva prelevato la vittima in Aeroporto, aveva interesse a simulare un omicidio in ambito omosessuale per allontanare i sospetti da sé, non certo un soggetto sconosciuto alla vittima. 

3) E’ stato Chico a rivelare durante l’intervista rilasciata dal carcere di Everglades il 4 novembre 2004 di essere stato a Sewer Beach il giorno dell’omicidio di Dale.

4) Se Chico avesse avuto dei complici non sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero.

5) Dale fu ucciso con due colpi di una calibro .22. Un’arma dello stesso calibro di quella a disposizione di Chico Forti e che non fu mai ritrovata. Se Chico avesse avuto dei complici non gli avrebbe consentito di usare un’arma dello stesso calibro di quella a sua disposizione. 

6) Infine, lo ripeto, se fosse stato il mandante dell’omicidio di Dale Pike, Chico sarebbe riuscito a dire “io non ho ucciso Dale Pike”.

Aggiungo che gli oggetti ritrovati intorno al cadavere di Dale, che riconducevano a Chico Forti, caddero dalle tasche di Dale durante il denudamento del cadavere da parte di Chico, un denudamento che fu messo in atto in un momento in cui c’era pochissima luce. E’ da scartare l’ipotesi che l’assassino avesse apparecchiato la scena con gli effetti personali della vittima per incastrare Forti, in tal caso infatti non si spiegherebbe il denudamento del cadavere allo scopo di simulare un omicidio in ambito omosessuale posto che Forti non è gay. 

Dale Pike

 – Chi è Thomas Knott?

Thomas Knott è una delle tante vittime di Chico Forti. Dopo aver ucciso Pike, Chico Forti raccontò a Thomas Knott che la polizia di Miami lo stava cercando per la truffa dei palloni aerostatici e per la la storia dei soldi sottratti a Anthony Pike, lo fece per spaventarlo e per fargli lasciare Miami in modo da indurre gli inquirenti a sospettare di lui. Riguardo poi alle carte di credito di Anthony Pike, non era il solo Knott ad usarle, anche Chico Forti aveva tentato di acquistare materiali per le riprese video con quelle carte di credito usando però il nome di Thomas Knott. Peraltro, durante un’intervista, Chico Forti ha mostrato di stimare Thomas Knott per le sue capacità e ha definito Anthony Pike una “gallina dalle uova d’oro”, affermazioni particolarmente utili per delineare la personalità dell’ex campione di windsurf. Non è solo la mancanza di disprezzo per le attività illegali di Knott a colpire, ma anche l’assenza di rabbia nei suoi confronti. Chico Forti non ce l’ha con Thomas Knott perché evidentemente mente quando sostiene di credere che sia stato lui ad incastrarlo. 

Riguardo invece al giorno dell’omicidio di Dale Pike, Thomas Knott rimase a casa, ce lo confermano i tabulati telefonici e le testimonianze degli ospiti che raggiunsero il suo appartamento dopo le 19:00. 

E’ Chico Forti ad aver mentito agli investigatori ed è lui ad essere privo di un alibi. Peraltro, durante le indagini riguardanti l’omicidio di Dale Pike, un informatore della polizia riferì a chi indagava che, poco tempo prima, Chico Forti aveva provato ad assoldare un killer per uccidere un avvocato e le indicazioni fornite dal Forti al potenziale killer ricordavano da vicino le circostanze in cui è avvenuto l’omicidio di Dale Pike.

– Come fa ad essere sicura che la sabbia ritrovata sull’auto di Chico provenga da Sewer Beach, spiaggia dove venne ucciso Dale Pike?

E’ stato Chico a dirci che il giorno dell’omicidio di Dale Pike si recò a Sewer Beach, lo ha fatto durante l’intervista rilasciata dal carcere di Everglades il 4 novembre 2004: “Le prove create. La sabbia è una finzione. La mia macchina è stata smontata letteralmente in se… oltre settecento pezzi, è stata tenuta nel deposito della polizia, analizzata da esperti in ogni millimetro, in ogni area, dalla parte sottostante dell’interno alla parte esterna, le gomme, gli ammortizzatori, non hanno trovato nessun tipo di connessione con la spiaggia del morto, due o tre mesi dopo, il giorno prima che devono rilasciarmi la macchina decidono di prendere e guidare la mia macchina… su una spiaggia identica, di composizione identica alla spiaggia dove è stato trovato il morto, smontare dalla macchina e decidere, di punto in bianco, di guardare all’interno del gancio di traino, tolgono l’interno del gancio di traino e trovano tracce solamente della spiaggia del morto, non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio.”

“non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio” è un’ammissione involontaria. Con questa frase Chico si è tradito e ha rivelato di essere stato a Sewer Beach il giorno dell’omicidio.

– Dottoressa, vuole aggiungere qualcosa?
Non esiste un caso Chico Forti. A Forti non resta che chiedere la grazia a Donald J. Trump. Nonostante gli appelli, le prove contro di lui hanno tenuto e sono balle le storie che raccontano i sui sostenitori sui fantomatici diritti violati. Infine, il tentativo di incastrare Thomas Knott è una vergogna tutta italiana.

IL CASO CHICO FORTI A CHI L’HA VISTO?, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: MEGLIO SCEGLIERE LA VERITA’ AL CONSENSO

Chico Forti

Enrico detto “Chico” Forti è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike. Pike è stato ucciso con due colpi di cal. 22 su una spiaggia di Miami il 15 febbraio 1998. In Italia, ormai da anni, un vasto stuolo di personaggi pubblici esprime dubbi in merito alla sentenza di condanna emessa in USA. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco che è certa della colpevolezza di Forti.

Dale Pike

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

La Franco aveva recentemente dichiarato: “I processi mediatici sono un mezzo utilizzato da sempre per convincere della colpevolezza o dell’innocenza di un soggetto coinvolto in un caso giudiziario. E, come in questo caso, si fondano su dissimulazione e falsificazione. Voglio precisare che non sono contraria alla richiesta di grazia per Forti, non accetto semplicemente che si tenti di riscrivere i fatti relativi all’omicidio di Dale e che si tenti di incastrare un innocente.”

Le Cronache Lucane, 16 dicembre 2019

– Dottoressa Franco, che ne pensa del servizio giornalistico su Chico Forti andato in onda a “Chi l’ha visto?” Mercoledì 11 dicembre?

E’ sempre meglio scegliere la verità al consenso perché non tutti ignorano gli argomenti trattati. Il servizio realizzato su Chico Forti da “Chi l’ha visto?” è frutto di una totale mistificazione dei fatti. Ma come si fa a prendere posizione su un caso giudiziario senza conoscerlo, senza competenze in ambito criminologico e ignorando l’ordinamento americano? A RAI3 non si chiedono il perché Chico possa sperare solo nella grazia e non in una revisione?

– Coloro che difendono Chico Forti, in specie l’amico Roberto Fodde, un avvocato che vive a Miami, sostengono che la polizia di Miami abbia “incastrato” Forti per il servizio da lui realizzato sulla morte di Andrew Philip Cunanan, una specie di documentario nel quale Forti metteva in dubbio la versione della polizia di Miami riguardo al suicidio di Cunanan, proprio in merito, durante la trasmissione di RAI3 Ercole Rocchetti ha detto: “Nel documentario viene messa fortemente in dubbio la versione ufficiale della polizia di Miami secondo la quale l’assassino di Versace sarebbe il serial killer Andrew Cunanan, Forti sostiene che il presunto assassino sarebbe stato ucciso 48 ore prima del ritrovamento e solo una volta morto sarebbe stato poi posizionato dentro quella casa galleggiante solo allo scopo di chiudere il caso, una ricostruzione che la polizia di Miami non ha affatto gradito”, può fare chiarezza?

Riguardo al suicidio di Andrew Philip Cunanan, all’epoca uno degli uomini più ricercati d’America, è difficile credere alle dietrologie sulla sua morte, il suicidio, messo in atto dopo aver portato a termine una serie di omicidi programmati, è un classico tra gli spree killer e la pistola con cui Cunanan si suicidò e che la polizia gli trovò in mano è la stessa Taurus cal. 40 che aveva colpito a morte Gianni Versace. Riguardo invece al documentario di Enrico Forti, “Il sorriso della Medusa”, quel documentario non è mai stato diffuso in America ma solo in Italia ed in Francia, pertanto non ha danneggiato l’onore dei detective della polizia di Miami Beach, peraltro, chi difende Forti non dice che Chico è stato arrestato per l’omicidio di Dale Pike dalla polizia di Miami non da quella di Miami Beach, che si era occupata invece dell’omicidio Versace.

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– Dottoressa, Ercole Rocchetti, durante il suo servizio, ha detto che accanto al cadavere di Dale erano “in bella vista tutti i suoi effetti personali” lasciando chiaramente intendere che facessero parte di una messinscena per incastrare Chico, che può dirci in merito?

E’ una sciocchezza, per analizzare correttamente un caso giudiziario servono competenze, in questo caso anche in tema di “staging” della scena del crimine: se Dale non fosse stato ucciso da Chico e l’assassino avesse apparecchiato la scena con gli effetti personali della vittima, non avrebbe avuto senso spogliarne il cadavere per simulare un omicidio sessuale posto che Forti non è gay. Solo Chico Forti, che aveva prelevato la vittima in Aeroporto, aveva interesse ad allontanare i sospetti da sé simulando un omicidio in ambito omosessuale. In ogni caso, Dale sarebbe stato comunque identificato, ciò che ha aiutato a smascherare Forti è stato il fatto che sulla scheda telefonica usata per fare tre telefonate, due ad un numero simile a quello di Chico e la terza al suo numero esatto (alla chiamata Chico Forti non aveva risposto), in quanto Dale aveva tentato di contattare Enrico Forti una volta atterrato a Miami, le telefonate infatti vennero fatte intorno alle 17.15, ovvero 45 minuti dopo l’atterraggio dell’aereo di Pike (La vera storia di Enrico Chico Forti di Claudio Giusti), non vi era traccia di telefonate ad altri numeri, tantomeno della fantomatica telefonata che, secondo Enrico Forti, Dale avrebbe fatto da una stazione di servizio.

– L’inviato di Chi l’ha visto? Ercole Rocchetti ha sostenuto che “la telefonata (di Chico) alla moglie ci consente di localizzare il suo cellulare nel tragitto verso un’altra località dove ha un appuntamento con il suocero”, che ne dice dottoressa?

Che vuole che le dica? Le ripeto: un caso bisogna conoscerlo prima di esprimersi. La telefonata alla moglie ha incastrato Chico perché ha consentito agli inquirenti di localizzare il suo telefono a poca distanza dalla scena del crimine. In quella telefonata Chico disse alla moglie di non aver incontrato Dale.

– Quindi non si trattò di una “stupida bugia che ritratterà a mente fredda il giorno dopo”, come sostenuto da Rocchetti nel servizio?

Evidentemente no, Chico non mentì solo alla polizia riguardo all’incontro con Dale, come da lui sostenuto in un’intervista del 2001, Chico mentì già alla moglie alle 19.16 del giorno dell’omicidio, al suocero, ad Anthony Pike e all’amico tedesco Thomas Knott. Chico, già alle 19.16 del giorno dell’omicidio, cominciò a prendere le distanze da Dale Pike in quanto sapeva che era morto perché era stato lui ad ucciderlo poco prima. Enrico Forti uccise personalmente Dale Pike, se lo avesse consegnato a uno o più complici non sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero.

– Chico sostiene di aver mentito agli investigatori per paura?

E’ vero, Chico temeva di essere incriminato perché era stato l’ultimo a vedere Dale e lo aveva ucciso.

– Perché Chico avrebbe scelto Sewer Beach per uccidere Dale?

Perché sapeva che Sewer Beach, la spiaggia dove venne trovato il cadavere di Pike, non solo era poco fruibile a chi sarebbe dovuto uscire in windsurf perché la strada d’accesso era chiusa per un precedente uragano ma quel giorno la direzione del vento non era ideale per uscire con la tavola a vela da quello spot, pertanto, Chico, in quanto esperto di windsurf ed abitué, sapeva che difficilmente vi avrebbe incontrato qualcuno, in specie dopo le 18.30.

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– Riguardo ai granelli di sabbia ritrovati sul Range Rover di Chico, che può dirci?

E’ stato Chico a dirci che il giorno dell’omicidio di Dale Pike si recò a Sewer Beach, lo ha fatto in un’intervista. “Chico Forti: Le prove create. La sabbia è una finzione. La mia macchina è stata smontata letteralmente in se… oltre settecento pezzi, è stata tenuta nel deposito della polizia, analizzata da esperti in ogni millimetro, in ogni area, dalla parte sottostante dell’interno alla parte esterna, le gomme, gli ammortizzatori, non hanno trovato nessun tipo di connessione con la spiaggia del morto, due o tre mesi dopo, il giorno prima che devono rilasciarmi la macchina decidono di prendere e guidare la mia macchina… su una spiaggia identica, di composizione identica alla spiaggia dove è stato trovato il morto, smontare dalla macchina e decidere, di punto in bianco, di guardare all’interno del gancio di traino, tolgono l’interno del gancio di traino e trovano tracce solamente della spiaggia del morto, non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio.”

Si noti l’ultima frase di Forti, “non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio”, “dopo” è una parola chiave, è con quel “dopo” che Chico si tradisce e rivela di essere stato a Sewer Beach il giorno dell’omicidio, un’ammissione involontaria, una pietra tombale.

– E’ vero che Forti è stato condannato senza un movente perché era stato assolto dall’accusa di truffa?

E’ un’altra sciocchezza. Nel caso Forti è stata semplicemente applicata la Felony Murder Rule che prevede la sospensione di un capo di imputazione, in questo caso la truffa ai danni di Anthony Pike, perché movente dell’omicidio (La vera storia di Enrico Chico Forti di Claudio Giusti). Chi difende Chico Forti sostiene che non è vero che Chico stesse cercando di appropriarsi del Pike Hotel di Ibiza attraverso una truffa e che erano invece Anthony Pike e Thomas Knott che stavano cercando di truffare Chico rifilandogli un hotel senza valore, se fosse vero che Pike e Knott stavano cercando di appropriarsi del denaro di Forti, nessuno dei due avrebbe avuto motivo di uccidere Dale per incastrare Chico Forti e così veder sfumato il guadagno.

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– Dottoressa, è vero che, come dice Ercole Rocchetti, “sono sparite le registrazioni di quegli interrogatori ma il contenuto finisce comunque nel fascicolo del Prosecutor, il pubblico ministero”?

E’ falso, posseggo anch’io una copia della trascrizione dell’interrogatorio di 85 pagine cui fu sottoposto Chico il 19 febbraio 1998.

– E’ vero che Chico non ha mai parlato al processo?

E’ stata una scelta processuale di Chico e della sua difesa non convocarlo come teste. Per il resto, il processo americano non prevede che un imputato rilasci dichiarazioni spontanee prima della sentenza. Le ricordo che l’ordinamento americano è diverso dal nostro.

– E’ vero che quella riguardante Chico Forti, come dice Rocchetti, “è una delle storie più controverse della giustizia americana, anche a detta dell’opinione pubblica di quel paese, che chiede a gran voce la revisione del processo”?

Esilarante. Che distorsione! Controversa? L’opinione pubblica!? Chiedetevi perché Forti non sia riuscito a vincere un appello e perché non si sia rivolto ad associazioni come “Innocence Project”. A Chico non resta che chiedere la grazia al presidente Donald Trump perché è stato lui ad uccidere il povero Dale Pike.

– Dottoressa, è vero, così come dice Rocchetti, che “in questa vicenda ci sono una serie impressionanti di violazioni del principio del giusto processo e dei diritti di difesa”?

Se vi fossero state le fantomatiche suddette violazioni, Chico sarebbe stato assolto in appello.

– Veniamo a Thomas Heinz Knott, definito da Federica Sciarelli ed Ercole Rocchetti “truffatore”, che vuol dirci?

In primis vorrei ricordare che sia Thomas Knott che Chico Forti sono stati condannati per i reati a loro contestati, il primo per truffa, il secondo per omicidio, pertanto invito chi definisce Knott “truffatore” a chiamare Chico “assassino”. Trovo scorretto e disonorevole l’uso spudorato del cosiddetto criterio dei “due pesi e due misure”. Riguardo al rapporto tra Forti e Knott è utile leggere uno stralcio di un’intervista tratta da Il caso Forti:

“Intervistatore: (Chico) come mai non sei riuscito ad allontanare questa persona (Thomas Knott) che hai descritto come un parassita e che approfittava in questo modo?

Chico Forti: Perché questa persona era eccezionale… io credo che avesse truffato oltre trenta miliardi di lire… all’epoca… in Germania (…).

Chico Forti: Ebbene, dal momento che io e Tony Pike tagliammo Tom Knott fuori dal business, in quel momento, Tom Knott si trasforma in una vipera che è stata calpestata, la persona che è tagliata fuori dalla gallina dalle uova d’oro (…).”

Durante l’intervista Chico Forti ha mostrato di stimare Tom Knott per le sue capacità e ha definito Tony Pike una “gallina dalle uova d’oro”. Affermazioni particolarmente utili per delineare la personalità dell’ex campione di windsurf; non è solo la mancanza di disprezzo per le attività illegali di Knott a colpire ma anche l’assenza di rabbia nei suoi confronti. Chico Forti non ce l’ha con Knott, perché evidentemente mente quando sostiene di credere che sia stato lui ad incastrarlo. Il fatto che abbia definito Tony Pike una “gallina dalle uova d’oro” ci conferma che era Chico a voler truffare Anthony Pike.

– Dottoressa, vuole aggiungere qualcosa?

Durante le indagini riguardanti l’omicidio di Dale Pike, un informatore della polizia ha riferito a chi indagava che, poco tempo prima, Chico aveva provato ad assoldare un killer per uccidere un avvocato, ciò che colpì gli investigatori furono le indicazioni fornite da Forti al potenziale killer, indicazioni che ricordavano da vicino le circostanze in cui era avvenuto l’omicidio di Pike (Power Privilege And Justice ISLAND OBSESSION – Enrico “Chico” Forti Story).

CHICO FORTI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: FORTI HA UCCISO DALE PIKE

Chico Forti

Enrico detto “Chico” Forti è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike. Pike è stato ucciso con due colpi di cal. 22 su una spiaggia di Miami il 15 febbraio 1998. In Italia, ormai da anni, un vasto stuolo di personaggi pubblici esprime dubbi in merito alla sentenza di condanna emessa in USA. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco che è certa della colpevolezza di Forti.

Le Cronache Lucane, 11 dicembre 2019

Dale Pike

 – Dottoressa Franco, com’è possibile che in tanti prendano posizione a favore di Forti in maniera acritica?

Non c’è nulla di cui meravigliarsi, i processi mediatici sono un mezzo utilizzato da sempre per convincere della colpevolezza o dell’innocenza di un soggetto coinvolto in un caso giudiziario. E, come in questo caso, si fondano su dissimulazione e falsificazione. Voglio precisare che non sono contraria alla richiesta di grazia per Forti, non accetto semplicemente che si tenti di riscrivere i fatti relativi all’omicidio di Dale e che si tenti di incastrare un innocente.

– Chico sostiene di aver mentito agli investigatori per paura?

Certamente, per paura di essere incriminato perché era stato l’ultimo a vedere Dale e lo aveva ucciso. Peraltro, Chico Forti non mentì solo alla polizia, ma in una telefonata, quella delle 19:16 intercorsa tra lui e la moglie la sera dell’omicidio, Forti riferì alla donna di non aver incontrato la vittima in Aeroporto e, in seguito, prima di raccontare questa stessa menzogna agli inquirenti, la raccontò al suo avvocato, al suocero, a Thomas Knott e Anthony Pike. La circostanza che, già alle 19:16 del 15 febbraio 1998, Chico Forti abbia negato alla moglie di aver incontrato Dale Pike in Aeroporto ci permette di inferire senza ombra di dubbio che già a quell’ora Chico aveva ucciso Dale e che, proprio per questo motivo, da quel momento negò a tutti i suoi interlocutori di averlo incontrato. Enrico Forti uccise personalmente Dale Pike e alterò lui stesso la scena del crimine, se avesse avuto dei complici non sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero, né avrebbe consentito ai sicari di usare un’arma dello stesso calibro della sua. 

– Chi difende Chico Forti sostiene che il killer di Dale Pike abbia lasciato vicino al cadavere materiale utile ad incastrare Forti.

Esilarante. Se questa sciocchezza fosse vera il killer non avrebbe spogliato il cadavere di Dale per simulare un omicidio sessuale posto che Forti non è gay. Solo Chico Forti, che aveva prelevato la vittima in aereoporto, aveva interesse ad allontanare i sospetti da sé simulando un omicidio in ambito omosessuale, non certo un soggetto sconosciuto.

– Secondo Chico Forti, Anthony Pike e Thomas Knott stavano cercando di truffarlo rifilandogli un hotel senza valore.

Se fosse vero che Anthony Pike e Thomas Knott stavano cercando di appropriarsi del denaro di Forti, nessuno dei due avrebbe avuto ragione di uccidere Dale per incastrarlo.

– Chi difende Forti dice che manca un movente in quanto Chico è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike.

Non è vero che Chico Forti è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike, nel caso Forti è stata semplicemente applicata la Felony Murder Rule, che prevede la sospensione di un capo di imputazione, in questo caso la truffa, perché movente dell’omicidio. Vi invito a leggere ciò che ha scritto in merito il dottor Claudio Giusti. Peraltro, l’ultima truffa di Forti è stata quella di dare a bere a molti italiani di non aver ucciso Dale Pike. 

– Che legame c’è tra l’omicidio di Versace e le accuse a Chico Forti?

Nessuno. Coloro che difendono Chico Forti sostengono che la polizia di Miami lo abbia “incastrato” per il servizio da lui realizzato sulla morte di Andrew Philip Cunanan, una specie di documentario nel quale Enrico Forti metteva in dubbio la versione della polizia di Miami Beach riguardo al suicidio di Cunanan; se davvero questi personaggi credono a ciò che sostengono, non è paradossale che nessuno di loro tema di venir “incastrato” per aver accusato la polizia di Miami Beach di aver “suicidato” Cunanan e quella di Miami di aver “incastrato” Chico Forti? Tra l’altro, il documentario di Enrico Forti non è mai stato diffuso in America ma solo in Italia ed in Francia, pertanto non ha danneggiato l’onore dei detective di Miami in nessun modo. Riguardo al suicidio dello spree killer Andrew Philip Cunanan, all’epoca uno degli uomini più ricercati d’America, è difficile credere alle dietrologie sulla sua morte, il suicidio, messo in atto dopo aver portato a termine una serie di omicidi programmati, è un classico tra gli spree killer e la pistola con cui Cunanan si suicidò e che la polizia gli trovò in mano è la stessa Taurus cal. 40 che aveva colpito a morte Gianni Versace.

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A “LE IENE” IL CASO CHICO FORTI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: DICHIARAZIONI SCONCERTANTI DA PARTE DI UN MAGISTRATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA, MA CHE C’ENTRA IL MOSSAD?

Enrico detto “Chico” Forti è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike, ucciso con due colpi di cal. 22 su una spiaggia di Miami il 15 febbraio 1998. Ieri a “Le Iene” hanno trattato il caso Chico Forti mettendo in dubbio la sentenza di condanna emessa in USA. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco. Secondo la Franco, “Enrico Forti mentì agli investigatori perché aveva ucciso lui Dale Pike. Peraltro, Chico Forti non mentì solo alla polizia, ma in una telefonata, quella delle 19:16 intercorsa tra lui e la moglie la sera dell’omicidio, Forti riferì alla donna di non aver incontrato la vittima in Aeroporto e in seguito, prima di raccontare questa stessa menzogna agli inquirenti, la raccontò sia al suo avvocato, che al padre di Dale, che a Thomas Knott. La circostanza che, già alle 19:16 del 15 febbraio 1998, Chico Forti negasse con la moglie di aver incontrato Dale Pike in Aeroporto ci permette di inferire senza ombra di dubbio che già a quell’ora Chico aveva ucciso Dale e che, proprio per questo motivo, da quel momento negò a tutti i suoi interlocutori di averlo incontrato. Enrico Forti uccise personalmente Dale Pike e alterò lui stesso la scena del crimine, se avesse avuto dei complici non sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero, né avrebbe consentito ai sicari di usare un’arma dello stesso calibro della sua. Tra l’altro Forti non fece i nomi di eventuali complici in cambio di una condanna più benevola proprio perché complici non ve ne erano”.

Le Cronache Lucane, 6 novembre 2019

– Durante un’intervista a “Le Iene” sul caso Chico Forti, andata in onda nella puntata di ieri sera, Lorenzo Matassa, un magistrato del Tribunale di Palermo, ha detto: “Un altro Stato, pensi Israele (ride), Israele avrebbe lasciato un… un concittadino lì? Ma forse avrebbero creato una cellula del Mossad per andarlo a prendere!”, dottoressa Franco vuole commentare?

Sono dichiarazioni sconcertanti, Israele è un paese civile, non è mai successo che un israeliano condannato per un omicidio da lui commesso in un altro paese sia stato liberato dal Mossad. Forse il magistrato si confonde con azioni militari come l’Operazione Entebbe, un intervento messo in atto per liberare decine di ostaggi di un’azione terroristica.  

– Dottoressa Franco, a “Le Iene hanno detto che a Chico non è mai stata fatta una domanda, è vero?

Chico è stato interrogato più volte. Sono ben 85 le pagine dell’interrogatorio cui fu sottoposto il 28 febbraio 1998.

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– E del legame ipotizzato dagli “innocentisti” tra l’omicidio di Versace e le accuse a Chico Forti, che può dirci?

Coloro che difendono Chico Forti sostengono che la polizia di Miami lo abbia “incastrato” per il servizio da lui realizzato sulla morte di Andrew Philip Cunanan, una specie di documentario nel quale Enrico Forti metteva in dubbio la versione della polizia di Miami Beach riguardo al suicidio di Cunanan; se davvero questi personaggi credono a ciò che sostengono, non è paradossale che nessuno di loro tema di venir “incastrato” per aver accusato la polizia di Miami Beach di aver “suicidato” Cunanan e quella di Miami di aver “incastrato” Chico Forti? Tra l’altro, il documentario di Enrico Forti non è mai stato diffuso in America ma solo in Italia ed in Francia, pertanto non ha danneggiato l’onore dei detective di Miami in nessun modo. Riguardo al suicidio dello spree killer Andrew Philip Cunanan, all’epoca uno degli uomini più ricercati d’America, è difficile credere alle dietrologie sulla sua morte, il suicidio, messo in atto dopo aver portato a termine una serie di omicidi programmati, è un classico tra gli spree killer e la pistola con cui Cunanan si suicidò e che la polizia gli trovò in mano è la stessa Taurus cal. 40 che aveva colpito a morte Gianni Versace.

– E’ vero che Chico è stato assolto dall’accusa di truffa e che quindi non aveva un movente?

Non è vero che Chico Forti è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike; nel suo caso è stata semplicemente applicata la Felony Murder Rule che prevede la sospensione di un capo di imputazione, in questo caso la truffa, perché movente dell’omicidio (La vera storia di Enrico Chico Forti di Claudio Giusti). 

LA STORIA DI CHICO FORTI, NE ABBIAMO PARLATO CON LA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: CASO CHIARO E CHIUSO DA 20 ANNI 

Chico Forti

Intorno alle ore 16.00 di giovedì 15 giugno 2000, Enrico Forti, detto Chico, un ex campione italiano di windsurf, è stato condannato al carcere a vita per l’omicidio di Dale Pike, 43 anni, figlio di Anthony Pike, proprietario del famoso Pike Hotel di Ibiza, che Chico stava cercando di acquisire. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

Le Cronache Lucane, 31 ottobre 2019

– Dottoressa Franco, chi è Chico Forti?

Chico Forti è un omicida che è stato condannato al carcere a vita in USA. 

– Dottoressa Franco può riassumerci i fatti relativi all’omicidio da lui commesso?

Intorno alle 18.00 del 16 febbraio 1998, un surfista, tale David Suchinsky, ha ritrovato il cadavere di Dale Pike sulla spiaggia di Sewer Beach, Key Biscayne. Dale Pike era stato ucciso, con due colpi d’arma da fuoco alla testa, la sera prima, il 15 febbraio 1998, poco dopo il suo arrivo a Miami; l’omicida ne aveva poi denudato il corpo senza vita per spostare l’attenzione su una pista omosessuale. Pista subito esclusa dagli investigatori, posto che il luogo del ritrovamento del corpo non era un luogo d’incontro di omosessuali, ma un noto spot per surfisti. Riguardo a questa messinscena, solo un conoscente della vittima avrebbe avuto interesse a far passare l’omicidio per un delitto maturato in un contesto omosessuale, non un sicario, né tantomeno un assassino occasionale. L’omicidio è stato commesso con una cal.22, una pistola dello stesso calibro della pistola che Chico aveva pagato con la sua carta di credito ma che aveva fatto intestare ad un amico, il tedesco Thomas Heinz Knott, pistola che non è mai stata ritrovata. Il 18 e il 19 febbraio 1998, Chico Forti, è stato interrogato dagli inquirenti come persona informata sui fatti ed ha sostenuto, mentendo, di essere andato in Aeroporto in quanto aveva un appuntamento con Dale, ma di non averlo incontrato. Il 20 febbraio, messo di fronte all’evidenza (Chico, il 15 febbraio, giorno dell’omicidio, alle 19.16, aveva telefonato a sua moglie proprio da Key Biscayne, zona del ritrovamento del cadavere) Forti ha ritrattato e raccontato di aver raccolto Pike in Aeroporto alle 18.15 e di averlo lasciato, 25 minuti dopo, nel parcheggio del Rusty Pelican, un locale non distante da Sewer Beach. Enrico Forti ha anche riferito che Dale Pike aveva effettuato una telefonata da una stazione di servizio, che lo stesso sarebbe dovuto andare ad un party e che erano rimasti d’accordo che si sarebbero incontrati tre giorni dopo, all’arrivo a Miami del padre di Dale, Anthony Pike. 

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– Forti continua a sostenere di aver mentito inizialmente agli investigatori per paura, lei che ne pensa?

Forti mentì agli investigatori perché aveva ucciso lui Dale Pike. Peraltro, Chico Forti non mentì solo alla polizia, ma in una telefonata, quella delle 19:16, intercorsa tra lui e la moglie la sera dell’omicidio, Forti le riferì di non aver incontrato la vittima in Aeroporto e in seguito, prima di raccontare questa stessa menzogna agli inquirenti, la raccontò sia al suo avvocato, che al padre di Dale, che a Thomas Knott. La circostanza che, già alle 19:16 del 15 febbraio 1998, Chico Forti negasse con la moglie di aver incontrato Dale Pike in Aeroporto ci permette di inferire senza ombra di dubbio che già a quell’ora Chico aveva ucciso personalmente Dale e che, proprio per questo motivo, da quel momento negò a tutti i suoi interlocutori di averlo incontrato.

Dale Pike

 – Perché Chico uccise Dale Pike?

Perché Chico Forti stava cercando di truffare Anthony Pike, padre di Dale. Forti voleva appropriarsi del Pike Hotel di Ibiza, noto hotel fondato da Anthony Pike verso la fine degli anni 70. Il giovane Pike aveva capito che stava succedendo qualcosa di poco chiaro e, proprio per questo motivo, si era recato a Miami per parlare con Forti.

– Lei si è sempre detta convinta che ad uccidere Pike sia stato materialmente Chico Forti, perché?

Se Forti avesse avuto dei complici non avrebbe consentito ai sicari di usare un’arma dello stesso calibro della sua, né sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero, un ritardo che permette di attribuire personalmente a Chico l’omicidio di Dale. Tra l’altro, Forti non fece i nomi dei suoi fantomatici complici in cambio di una condanna più benevola proprio perché complici non ve ne erano.

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– Dale Pike fece o no una telefonata dalla stazione di servizio?

Della fantomatica telefonata di Dale Pike, riferita agli investigatori da Forti, non vi è traccia; viene da chiedersi perché, avendo fretta di andare a Fort Lauderdale a prendere il suocero, che doveva arrivare alle 19.00, Chico non avesse prestato il proprio cellulare a Dale per fare quella telefonata, la risposta è semplice: Dale, che doveva pernottare da Forti, non fece alcuna telefonata.

– E della scheda telefonica ritrovata vicino al cadavere di Pike, che può dirci?

La scheda telefonica ritrovata accanto al cadavere di Dale Pike era stata usata per fare tre telefonate, due ad un numero simile a quello di Chico e la terza al suo numero esatto (alla chiamata Chico Forti non aveva risposto). E’ facile inferire che la scheda appartenesse a Dale e che lo stesso avesse tentato di contattare Enrico Forti una volta atterrato a Miami, le telefonate infatti vennero fatte intorno alle 17.15, ovvero 45 minuti dopo l’atterraggio dell’aereo di Pike (da “La vera storia di Enrico Chico Forti” di Claudio Giusti). Si sappia che su quella scheda telefonica non vi è traccia di telefonate ad altri numeri se non a quello di Chico, tantomeno della fantomatica telefonata che, secondo Enrico Forti, Dale avrebbe fatto dalla stazione di servizio. 

– Chi difende Forti dice che non c’è un movente in quanto Chico è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike.

Non è vero che Chico Forti è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike, nel caso Forti è stata semplicemente applicata la Felony Murder Rule, che prevede la sospensione di un capo di imputazione, in questo caso la truffa, perché movente dell’omicidio. Vi invito a leggere in merito “La vera storia di Enrico Chico Forti” di Claudio Giusti. Peraltro, l’ultima truffa di Forti è stata quella di dare a bere a molti italiani di non aver ucciso Dale Pike. 

– Secondo Chico Forti, Anthony Pike e Thomas Knott stavano cercando di truffarlo rifilandogli un hotel senza valore.

Se fosse vero che Anthony Pike e Thomas Knott stavano cercando di appropriarsi del denaro di Forti, nessuno dei due avrebbe avuto ragione di uccidere Dale per far attribuirne a Chico Forti l’omicidio ed incastrarlo.

– Coloro che difendono Chico Forti, in specie l’amico Roberto Fodde, un avvocato che vive a Miami, sostengono che la polizia di Miami lo abbia “incastrato” per il servizio da lui realizzato sulla morte di Andrew Philip Cunanan, una specie di documentario durante il quale Forti mette in dubbio la versione della polizia di Miami Beach riguardo al suicidio di Cunanan, che può dirci in merito?

Non è stata la polizia di Miami Beach ad occuparsi dell’omicidio di Dale Pike ma quella di Miami. Invece, riguardo al suicidio dello spree killer Andrew Philip Cunanan, all’epoca uno degli uomini più ricercati d’America, quelle sulla sua morte sono semplicemente dietrologie, infatti, il suicidio, messo in atto dopo aver portato a termine una serie di omicidi programmati, è un classico tra gli spree killer e la pistola con cui Cunanan si suicidò e che la polizia gli trovò in mano, è la stessa Taurus cal. 40 che aveva colpito a morte Gianni Versace. 

– Ma com’è possibile che in tanti si siano convinti dell’innocenza di Forti?

Non è difficile manipolare la mente degli incompetenti attraverso i Media, lo sanno bene gli “opinionisti” e i conduttori dei tv show spazzatura che da anni tentano di riscrivere i fatti relativi ai casi giudiziari di cui si occupano, non senza costi aggiuntivi per i poveri contribuenti, già oltremodo vessati. La lista delle sciocchezze dette su questo caso è lunga.

– Le sue analisi delle interviste rilasciate da Chico lo inchiodano alle sue responsabilità, che cosa emerge?

Chico Forti non ha mai negato in modo credibile di aver ucciso Pike, neanche durante la recente intervista rilasciata ad Erin Moriarty di “48 Hours”. Peraltro, se Chico avesse commissionato l’omicidio sarebbe stato capace di dire “io non ho ucciso Dale”, perché non sarebbe stato lui a sparare. Chico si è spesso detto innocente, dirsi innocente, però, non equivale a negare l’azione omicidiaria. Durante un’intervista, Chico Forti ha mostrato di stimare Thomas Knott per le sue capacità e ha definito Tony Pike una “gallina dalle uova d’oro”. Affermazioni particolarmente utili per delineare la personalità di Forti; non è solo la mancanza di disprezzo per le attività illegali di Knott a colpire, ma anche l’assenza di rabbia nei suoi confronti. Chico Forti non ce l’ha con Knott, perché evidentemente mente quando sostiene di credere che sia stato lui ad incastrarlo. Il fatto che abbia definito Tony Pike una “gallina dalle uova d’oro”, ci conferma che era Chico a voler truffare Pike. In un’intervista del 4 novembre 2004 dal carcere, Forti ha detto: “Le prove create. La sabbia è una finzione. La mia macchina è stata smontata letteralmente in se… oltre settecento pezzi, è stata tenuta nel deposito della polizia, analizzata da esperti in ogni millimetro, in ogni area, dalla parte sottostante dell’interno alla parte esterna, le gomme, gli ammortizzatori, non hanno trovato nessun tipo di connessione con la spiaggia del morto, due o tre mesi dopo, il giorno prima che devono rilasciarmi la macchina decidono di prendere e guidare la mia macchina… su una spiaggia identica, di composizione identica alla spiaggia dove è stato trovato il morto, smontare dalla macchina e decidere, di punto in bianco, di guardare all’interno del gancio di traino, tolgono l’interno del gancio di traino e trovano tracce solamente della spiaggia del morto, non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio”.

Enrico Forti ha evitato di chiamare per nome la vittima, lo ha definito semplicemente “il morto”, lo ha fatto per prenderne le distanze. Non solo Chico ha preso le distanze dalla vittima, ma anche dai fatti, evitando accuratamente ogni riferimento all’omicidio. L’’ultima frase di questo stralcio è incriminante: “non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio”, “dopo” è una parola chiave, è con quel “dopo” che Chico si tradisce e rivela di essere stato a Sewer Beach il giorno dell’omicidio. Quel “dopo” è un’indicazione temporale precisa. E’ irrilevante sapere che cosa stesse per dire Chico Forti prima di interrompersi ed aggiustare la mira, anche se con tutta probabilità stava per dire “non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo l’omicidio”, ciò che lo inchioda è il fatto che ci confermi di essere stato a Sewer Beach il 15 febbraio, giorno dell’omicidio, un’ammissione involontaria (Embedded Admission), una pietra tombale.

– Cosa la irrita di più in questo caso?

Il tentativo più o meno velato di attribuire l’omicidio a Thomas Heinz Knott, si tratta di una calunnia bella e buona. Non è vero che Chico Forti si rifiutò di collaborare con i detectives di Miami riguardo alla posizione dell’ex amico Thomas Knott, Chico, già dal primo interrogatorio, cercò di spostare l’attenzione su Knott, che aveva precedenti per truffa, ma nulla permise di collegarlo all’omicidio di Dale, perché evidentemente Thomas Knott era estraneo ai fatti. 

– Sul quotidiano “L’Adige” , qualche giorno fa, si leggeva: “Vent’anni dopo non ha più importanza se Chico sia innocente o colpevole; se il processo sia stato viziato da molte irregolarità sul piano del diritto o se il verdetto di colpevolezza debba essere rispettato perché espressione unanime della giuria popolare. Oggi ci confrontiamo con la tragedia umana di un padre che dopo tanti anni in cella non può neppure sperare in un permesso per abbracciare i suoi figli, che erano bambini quando tutto cominciò e ora sono adulti. L’unica cosa che conta è portare via Chico dalle paludi della Florida, lontano da una sentenza che si è rivelata impossibile da scardinare con gli strumenti della giurisprudenza. Ora più che mai è il momento della diplomazia, dei governi. Dopo tanti anni trascorsi dietro alle sbarre ad urlare la propria innocenza nella speranza che la giustizia trionfi, come succede solo nei telefilm americani, anche Chico è d’accordo. Chiede ai vertici delle istituzioni italiane – al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al premier Giuseppe Conte – di percorrere una strada nuova: uno scambio di prigionieri. Enrico Forti in cambio di un detenuto a stelle e strisce. Non è facile, ma vale la pena provarci”, dottoressa, che cosa ne pesa?

La risposta è nel testo dell’articolo: “la sentenza si è rivelata impossibile da scardinare con gli strumenti della giurisprudenza”, sa perché? Perché il processo a Forti non è stato viziato da alcuna irregolarità. Chico Forti è stato condannato al carcere a vita per un omicidio da lui commesso. Il caso è chiaro e chiuso da 20 anni. 

Analysis of Chico Forti’s interview with Erin F. Moriarty

Enrico Chico Forti

Dale Pike was found naked and dead on a surf spot of Key Biscayne, Sewer Beach (Virginia Beach), on Feb. 16, 1998, around 6:00 pm, by David Suchinsky, a surfer. He had traveled to Miami from Ibiza, on Feb. 15, 1998, to speak with Enrico Forti about a business deal. 

Dale had been shot twice in the head with a .22. 

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Dale Pike was the son of Anthony Pike, the owner of the Pikes Hotel of Ibiza which Enrico Forti was trying to buy.

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On June 15, 2000, Enrico Forti, also known as Chico Forti, an Italian television producer and former windsurfing champion was convicted and sentenced to life without parole in the killing of Dale Pike.

Dale Pike

21 years after the murder, Erin F. Moriarty interviewed Chico Forti for the TV show 48 Hours Mystery.

What we look for in this interview is for Chico Forti to issue a reliable denial, to say “I didn’t kill Dale Pike” not simply parroting back the interviewer’s words but in the free editing process and we look for him to show the protection of the “wall of truth”.

The “wall of truth” is an impenetrable psychological barrier that often leads innocent people to few words, as the subject has no need to persuade anyone of anything.

We begin every statement analysis expecting truth, and it is the unexpected that confronts us with possibly deception.

A reliable denial has 3 components:

1. the pronoun “I”
2. past tense verb “did not” or “didn’t”
3. accusation answered

If a denial has more than 3 or less than 3 components, it is no longer reliable.

“ I did not kill Dale Pike” followed by “I told the truth” while addressing the denial, it would more than 99% likely to be true.

A deceptive person will alter his denial to avoid a direct lie.

Erin F. Moriarty and Chico Forti

Erin F. Moriarty: Did you have anything to do with Dale Pike’s death?

This is a “Yes” or “No” question. 

Note that he journalist didn’t use the word “kill” because Forti had been convicted for “Felony murder” and, upon this, she chose her own words. If Chico Forti wasn’t the one who pulled the trigger he could say “I didn’t kill Dale Pike” without lying.

Enrico Forti: Abso… Absolutely not.

Once the answer avoids using “Yes” or “No” in it, the question, itself, is considered sensitive to the subject.

“Absolutely not” is an unreliable denial. Forti is unable to say “No”; moreover the use of the word “absolutely” makes his answer sensitive as he has a need to persuade. 

Erin F. Moriarty: Did you ever had in your wildest dream ever think end up in a place like this?

This question is good to allow Forti to say “No, I didn’t kill Dale”, “No, I’m not involved in Dale’s murderer”, and “I am telling the truth”. This would be the “wall of truth”.  

Enrico Forti: Never, never.

Once the answer avoids using “Yes” or “No” in it, the question, itself, is considered sensitive to the subject.

“Never” is an unreliable denial. The word “never” does not mean “I did not.”

Enrico Forti: I still travel a lot in my mind. That’s my way to survive in here.

Enrico Forti: I almost left. I (inaudible) wait for him (Dale Pike) almost two hours. And when I didn’t find him, I am start paging him.

Enrico Forti: As soon as he arrived (Dale Pike), he asked me for some cigarette. I don’t smoke, I didn’t have cigarettes. So, we stop by the first gas station that I could find for him to buy some cigarettes.

Note “stop” not “stopped” as expected. Enrico is Italian but he is also able to use the past tense. When someone is speaking of an event in the past, it is expected the subject to use past tense language. Present tense language is deemed unreliable in Statement Analysis. Deceptive people often use the present counting on us to interpret and assume that they are speaking of the past event.

Enrico Forti: The guy inside the car that was waiting for him was elegant person with a white shirt, gold chain, gold watch.

Forti is referring to an elusive man that should have met Dale, according with his statement to police. Note that, at first, this elusive man is a “guy” and later a  “person”, Forti is unable to truck down his own words because this “guy/person” doesn’t exist, after he arrived in Miami, Dale met only Chico.

Enrico Forti: And I told her (his wife) I didn’t pick him up. … I didn’t want to have an argument with her. I was extremely in late.

Forti didn’t say to his wife that he had met Dale because he had already killed him and he “was extremely in late” because he was the one who pulled the trigger.

Enrico Forti: The moment that I left him, it was out of my mind. It’s not that I was thinking, “Oh, what’s going to happen to him?”, no, ne… never for a second, it came to my mind that something bad or terrible could happen.

Note the word “left”.

“left” used as a connecting verb between two places is an indicator of deliberately withheld information. The fact that Chico needs to tell us that he “left” Dale is an indication that something took place. That “something” here is the staging of the murder scene. Dale was found naked, Chico staged the scene to make it look like a murder between homosexuals. 

Enrico Forti: I was confused, and I was… I was… I was still under shock… I spent all night trying to locate where Tony Pike was… nobody knew where he was.

The presence of a stuttering “I” discloses tension and anxiety and shows us that the question is sensitive to him.

Enrico Forti: I thought it was the right thing to do.

Forti is referring to the fact that he lied to police.

Erin Moriarty: But if you were going to try to help the police why didn’t you tell them you had picked Dale Pike up?

Enrico Forti: Because…. bec… because when I arrived there, that moment I realized… I was a suspect. Of course, I was… I was confused, and I do believe there is no logic on the way that I behaved that night.

The question is sensitive. Note the stuttering “Because”, he needs to take time to answer. Note the stuttering “I”, a signal of anxiety.

Erin Moriarty: When did you tell them you had in fact picked up Dale Pike?

Enrico Forti: As soon I had the opportunity. I don’t remember exactly the timing but…

Detectives say Forti only admitted picking up Dale after they confronted him with those airport paging records proving that he and Dale had made contact (48 Hours Mystery).

Enrico Forti: That’s a lie… there are lies from these policemen (inaudible) way bigger than the lie that I did.

Enrico Forti: That’s the only thing they have against me… the lie to my wife and the life… and the lie to the police. Nothing else.

“That’s the only thing they have against me” is interesting. Forti leaves open the door to the possibility that detectives could have more things against him, in other words: he accepts a possible guilt, something that is not expected from an innocent “de facto”.

Erin Moriarty: And that was a mistake?

Enrico Forti: And that was a mistake. Of course, it was a mistake. But is a mistake that need to be punished with a life sentence?

Enrico Forti: That’s very accurate (the identikit of the elusive man that should have met Dale, according with Forti’s statement to police). The only thing is missing is a gold chain, but otherwise is a very accurate drawing of the person.

Erin Moriarty: How do you just keep going every day?

Enrico Forti: I’m looking forward, you know. I do that for my kids, I do that for my friends, I do that for my family.

Erin Moriarty: When you were convicted you said something to your wife. What did you tell Heather?

Enrico Forti: I… I told her that it was time for her to… to get her own life. Because it would have been a long battle. 

Erin Moriarty: Do you think someday you’ll have the life you had back then?

Enrico Forti: I do believe so. I don’t want to use the word hope. I believe in that… I’m very positive… my mind still pretty much free.

Enrico Forti: From the beginning they, they wanted to crucify me and… uh… they were just waiting to see how they could do it and that fax that you have in your hand it just is another evidence.

Erin Moriarty: Is that hard to read?

Enrico Forti: Yes, it’s hard to read. I wish I knew about these things when I could still fight on a legal way.

Erin Moriarty: Your lawyer has this now.

Enrico Forti: I hope he can do something about that.

ANALYSIS CONCLUSION

After 20 years, Chico Forti was unable or unwilling to say “I didn’t kill Dale”, moreover, he accepted a possible guilt.

Enrico Forti is the one who pulled the trigger. 

SI ACCENDONO I RIFLETTORI SU CHICO FORTI, NE ABBIAMO PARLATO CON LA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO (intervista)

Chico Forti

Chico Forti è un ex campione di windsurf che si trova in prigione in Florida da 20 anni in seguito ad una condanna al carcere a vita per omicidio. Ieri, a 85 anni di età, è morto Anthony Pike, chiacchierato proprietario del Pike Hotel di Ibiza e padre di Dale Pike, l’uomo ucciso da Chico Forti.

Le Cronache Lucane, 26 febbraio 2019

– In primavera la CBS manderà in onda una puntuta del programma “48 Hours Mystery” proprio sul caso Forti, che ne pensa dottoressa?

Chico Forti ha ucciso Dale Pike, nessuna trasmissione potrà riscrivere i fatti del 15 febbraio 1998. “48 Hours Mystery” è uno show che peraltro non brilla per obiettività, vi invito a guardare la puntata dell’ottobre 2011 sull’omicidio di Meredith Kercher, “Amanda Knox: The untold story”, una mistificazione dei fatti disarmante.

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– Dottoressa Franco, chi è Chico Forti?

Chico Forti è un truffatore e un assassino che, finché non è stato inchiodato alle sue responsabilità, ha creduto di essere parecchio furbo, un passato di “successi” nel campo della manipolazione del suo prossimo lo ha portato a credere di potersela cavare dopo aver ucciso Dale Pike ed invece si è dovuto confrontare con gente più furba di lui: i detectives e il prosecutor che hanno indagato sull’omicidio. L’ultima truffa di Forti: dare a bere agli italiani di non aver ucciso Pike.

– Quando Forti è stato sentito dagli investigatori come persona informata sui fatti come si è comportato?

Ha mentito perché aveva ucciso lui Dale Pike. 

– Forti sostiene di aver mentito inizialmente agli investigatori per paura, non è vero?

Questa sua giustificazione non regge, egli infatti, in una telefonata delle 19:16 della sera dell’omicidio, telefonata che agganciò una cella vicina a Sewer Beach, luogo in cui fu ritrovato il cadavere di Dale Pike, riferì alla moglie di non aver incontrato la vittima in aeroporto e in seguito, prima di raccontare questa stessa menzogna agli inquirenti, la raccontò sia al suo avvocato, che al padre di Dale, che a Thomas Knott. La circostanza che, già alle 19:16 del 15 febbraio 1998, Chico Forti negasse con la moglie di aver incontrato Dale Pike in Aeroporto ci permette di inferire senza ombra di dubbio che già a quell’ora Chico lo aveva ucciso e che proprio per questo motivo negò a tutti i suoi interlocutori di averlo incontrato.

– Lei si è sempre detta convinta che ad uccidere Pike sia stato materialmente Chico Forti, perché?

Se Forti avesse avuto dei complici non sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero, né avrebbe consentito ai sicari di usare un’arma dello stesso calibro della sua. Tra l’altro Forti non fece i nomi di eventuali complici in cambio di una condanna più benevola proprio perché complici non ve ne erano.

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– Perché Chico uccise Dale Pike?

Perché stava cercando di appropriarsi del Pike Hotel di Ibiza di proprietà del padre di Dale attraverso una truffa e il giovane Pike voleva vederci chiaro.

– Chi difende Forti dice che non c’è un movente in quanto Chico è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike.

Non è vero che Chico Forti è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike, nel caso Forti è stata semplicemente applicata la Felony Murder Rule che prevede la sospensione di un capo di imputazione, in questo caso la truffa, perché movente dell’omicidio. Vi invito a leggere in merito “La vera storia di Enrico Chico Forti” di Claudio Giusti.

– Secondo Chico Forti, Anthony Pike e Thomas Knott stavano cercando di truffarlo rifilandogli un hotel senza valore.

Se fosse vero che Pike e Knott stavano cercando di appropriarsi del denaro di Forti, nessuno dei due avrebbe avuto ragione di uccidere Dale per far attribuirne a Chico Forti l’omicidio ed incastrarlo.

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– Coloro che difendono Chico Forti, in specie l’amico Roberto Fodde, un avvocato che vive a Miami, sostengono che la polizia di Miami lo abbia “incastrato” per il servizio da lui realizzato sulla morte di Andrew Philip Cunanan, una specie di documentario durante il quale Forti mette in dubbio la versione della polizia di Miami Beach riguardo al suicidio di Cunanan, che può dirci in merito?

Prima di tutto non è stata la polizia di Miami Beach ad occuparsi dell’omicidio di Dale Pike ma quella di Miami e poi, riguardo al suicidio dello spree killer Andrew Philip Cunanan, all’epoca uno degli uomini più ricercati d’America, è difficile credere alle dietrologie sulla sua morte, il suicidio, messo in atto dopo aver portato a termine una serie di omicidi programmati, è un classico tra gli spree killer e la pistola con cui Cunanan si suicidò e che la polizia gli trovò in mano è la stessa Taurus cal. 40 che aveva colpito a morte Gianni Versace.