CHICO FORTI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: FORTI HA UCCISO DALE PIKE

Chico Forti

Enrico detto “Chico” Forti è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike. Pike è stato ucciso con due colpi di cal. 22 su una spiaggia di Miami il 15 febbraio 1998. In Italia, ormai da anni, un vasto stuolo di personaggi pubblici esprime dubbi in merito alla sentenza di condanna emessa in USA. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco che è certa della colpevolezza di Forti.

Le Cronache Lucane, 11 dicembre 2019

Dale Pike

 – Dottoressa Franco, com’è possibile che in tanti prendano posizione a favore di Forti in maniera acritica?

Non c’è nulla di cui meravigliarsi, i processi mediatici sono un mezzo utilizzato da sempre per convincere della colpevolezza o dell’innocenza di un soggetto coinvolto in un caso giudiziario. E, come in questo caso, si fondano su dissimulazione e falsificazione. Voglio precisare che non sono contraria alla richiesta di grazia per Forti, non accetto semplicemente che si tenti di riscrivere i fatti relativi all’omicidio di Dale e che si tenti di incastrare un innocente.

– Chico sostiene di aver mentito agli investigatori per paura?

Certamente, per paura di essere incriminato perché era stato l’ultimo a vedere Dale e lo aveva ucciso. Peraltro, Chico Forti non mentì solo alla polizia, ma in una telefonata, quella delle 19:16 intercorsa tra lui e la moglie la sera dell’omicidio, Forti riferì alla donna di non aver incontrato la vittima in Aeroporto e, in seguito, prima di raccontare questa stessa menzogna agli inquirenti, la raccontò sia al suo avvocato che al padre di Dale, che a Thomas Knott. La circostanza che, già alle 19:16 del 15 febbraio 1998, Chico Forti abbia negato alla moglie di aver incontrato Dale Pike in Aeroporto ci permette di inferire senza ombra di dubbio che già a quell’ora Chico aveva ucciso Dale e che, proprio per questo motivo, da quel momento negò a tutti i suoi interlocutori di averlo incontrato. Enrico Forti uccise personalmente Dale Pike e alterò lui stesso la scena del crimine, se avesse avuto dei complici non sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero, né avrebbe consentito ai sicari di usare un’arma dello stesso calibro della sua. 

– Chi difende Chico Forti sostiene che il killer di Dale Pike abbia lasciato vicino al cadavere materiale utile ad incastrare Forti.

Esilarante. Se questa sciocchezza fosse vera il killer non avrebbe spogliato il cadavere di Dale per simulare un omicidio sessuale posto che Forti non è gay. Solo Chico Forti, che aveva prelevato la vittima in aereoporto, aveva interesse ad allontanare i sospetti da sé simulando un omicidio in ambito omosessuale, non certo un soggetto sconosciuto.

– Secondo Chico Forti, Anthony Pike e Thomas Knott stavano cercando di truffarlo rifilandogli un hotel senza valore.

Se fosse vero che Anthony Pike e Thomas Knott stavano cercando di appropriarsi del denaro di Forti, nessuno dei due avrebbe avuto ragione di uccidere Dale per incastrarlo.

– Chi difende Forti dice che manca un movente in quanto Chico è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike.

Non è vero che Chico Forti è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike, nel caso Forti è stata semplicemente applicata la Felony Murder Rule, che prevede la sospensione di un capo di imputazione, in questo caso la truffa, perché movente dell’omicidio. Vi invito a leggere ciò che ha scritto in merito il dottor Claudio Giusti. Peraltro, l’ultima truffa di Forti è stata quella di dare a bere a molti italiani di non aver ucciso Dale Pike. 

– Che legame c’è tra l’omicidio di Versace e le accuse a Chico Forti?

Nessuno. Coloro che difendono Chico Forti sostengono che la polizia di Miami lo abbia “incastrato” per il servizio da lui realizzato sulla morte di Andrew Philip Cunanan, una specie di documentario nel quale Enrico Forti metteva in dubbio la versione della polizia di Miami Beach riguardo al suicidio di Cunanan; se davvero questi personaggi credono a ciò che sostengono, non è paradossale che nessuno di loro tema di venir “incastrato” per aver accusato la polizia di Miami Beach di aver “suicidato” Cunanan e quella di Miami di aver “incastrato” Chico Forti? Tra l’altro, il documentario di Enrico Forti non è mai stato diffuso in America ma solo in Italia ed in Francia, pertanto non ha danneggiato l’onore dei detective di Miami in nessun modo. Riguardo al suicidio dello spree killer Andrew Philip Cunanan, all’epoca uno degli uomini più ricercati d’America, è difficile credere alle dietrologie sulla sua morte, il suicidio, messo in atto dopo aver portato a termine una serie di omicidi programmati, è un classico tra gli spree killer e la pistola con cui Cunanan si suicidò e che la polizia gli trovò in mano è la stessa Taurus cal. 40 che aveva colpito a morte Gianni Versace.

A “LE IENE” IL CASO CHICO FORTI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: DICHIARAZIONI SCONCERTANTI DA PARTE DI UN MAGISTRATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA, MA CHE C’ENTRA IL MOSSAD?

Enrico detto “Chico” Forti è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike, ucciso con due colpi di cal. 22 su una spiaggia di Miami il 15 febbraio 1998. Ieri a “Le Iene” hanno trattato il caso Chico Forti mettendo in dubbio la sentenza di condanna emessa in USA. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco. Secondo la Franco, “Enrico Forti mentì agli investigatori perché aveva ucciso lui Dale Pike. Peraltro, Chico Forti non mentì solo alla polizia, ma in una telefonata, quella delle 19:16 intercorsa tra lui e la moglie la sera dell’omicidio, Forti riferì alla donna di non aver incontrato la vittima in Aeroporto e in seguito, prima di raccontare questa stessa menzogna agli inquirenti, la raccontò sia al suo avvocato, che al padre di Dale, che a Thomas Knott. La circostanza che, già alle 19:16 del 15 febbraio 1998, Chico Forti negasse con la moglie di aver incontrato Dale Pike in Aeroporto ci permette di inferire senza ombra di dubbio che già a quell’ora Chico aveva ucciso Dale e che, proprio per questo motivo, da quel momento negò a tutti i suoi interlocutori di averlo incontrato. Enrico Forti uccise personalmente Dale Pike e alterò lui stesso la scena del crimine, se avesse avuto dei complici non sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero, né avrebbe consentito ai sicari di usare un’arma dello stesso calibro della sua. Tra l’altro Forti non fece i nomi di eventuali complici in cambio di una condanna più benevola proprio perché complici non ve ne erano”.

Le Cronache Lucane, 6 novembre 2019

– Durante un’intervista a “Le Iene” sul caso Chico Forti, andata in onda nella puntata di ieri sera, Lorenzo Matassa, un magistrato del Tribunale di Palermo, ha detto: “Un altro Stato, pensi Israele (ride), Israele avrebbe lasciato un… un concittadino lì? Ma forse avrebbero creato una cellula del Mossad per andarlo a prendere!”, dottoressa Franco vuole commentare?

Sono dichiarazioni sconcertanti, Israele è un paese civile, non è mai successo che un israeliano condannato per un omicidio da lui commesso in un altro paese sia stato liberato dal Mossad. Forse il magistrato si confonde con azioni militari come l’Operazione Entebbe, un intervento messo in atto per liberare le decine di ostaggi di un’azione terroristica.  

– Dottoressa Franco, a “Le Iene hanno detto che a Chico non è mai stata fatta una domanda, è vero?

Chico è stato interrogato più volte. Sono ben 85 le pagine dell’interrogatorio cui fu sottoposto il 28 febbraio 1998.

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– E del legame ipotizzato dagli “innocentisti” tra l’omicidio di Versace e le accuse a Chico Forti, che può dirci?

Coloro che difendono Chico Forti sostengono che la polizia di Miami lo abbia “incastrato” per il servizio da lui realizzato sulla morte di Andrew Philip Cunanan, una specie di documentario nel quale Enrico Forti metteva in dubbio la versione della polizia di Miami Beach riguardo al suicidio di Cunanan; se davvero questi personaggi credono a ciò che sostengono, non è paradossale che nessuno di loro tema di venir “incastrato” per aver accusato la polizia di Miami Beach di aver “suicidato” Cunanan e quella di Miami di aver “incastrato” Chico Forti? Tra l’altro, il documentario di Enrico Forti non è mai stato diffuso in America ma solo in Italia ed in Francia, pertanto non ha danneggiato l’onore dei detective di Miami in nessun modo. Riguardo al suicidio dello spree killer Andrew Philip Cunanan, all’epoca uno degli uomini più ricercati d’America, è difficile credere alle dietrologie sulla sua morte, il suicidio, messo in atto dopo aver portato a termine una serie di omicidi programmati, è un classico tra gli spree killer e la pistola con cui Cunanan si suicidò e che la polizia gli trovò in mano è la stessa Taurus cal. 40 che aveva colpito a morte Gianni Versace.

– E’ vero che Chico è stato assolto dall’accusa di truffa e che quindi non aveva un movente?

Non è vero che Chico Forti è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike; nel suo caso è stata semplicemente applicata la Felony Murder Rule che prevede la sospensione di un capo di imputazione, in questo caso la truffa, perché movente dell’omicidio (La vera storia di Enrico Chico Forti di Claudio Giusti). 

LA STORIA DI CHICO FORTI, NE ABBIAMO PARLATO CON LA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: CASO CHIARO E CHIUSO DA 20 ANNI 

Chico Forti

Intorno alle ore 16.00 di giovedì 15 giugno 2000, Enrico Forti, detto Chico, un ex campione italiano di windsurf, è stato condannato al carcere a vita per l’omicidio di Dale Pike, 43 anni, figlio di Anthony Pike, proprietario del famoso Pike Hotel di Ibiza, che Chico stava cercando di acquisire. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

Le Cronache Lucane, 31 ottobre 2019

– Dottoressa Franco, chi è Chico Forti?

Chico Forti è un omicida che è stato condannato al carcere a vita in USA. 

– Dottoressa Franco può riassumerci i fatti relativi all’omicidio da lui commesso?

Intorno alle 18.00 del 16 febbraio 1998, un surfista, tale David Suchinsky, ha ritrovato il cadavere di Dale Pike sulla spiaggia di Sewer Beach, Key Biscayne. Dale Pike era stato ucciso, con due colpi d’arma da fuoco alla testa, la sera prima, il 15 febbraio 1998, poco dopo il suo arrivo a Miami; l’omicida ne aveva poi denudato il corpo senza vita per spostare l’attenzione su una pista omosessuale. Pista subito esclusa dagli investigatori, posto che il luogo del ritrovamento del corpo non era un luogo d’incontro di omosessuali, ma un noto spot per surfisti. Riguardo a questa messinscena, solo un conoscente della vittima avrebbe avuto interesse a far passare l’omicidio per un delitto maturato in un contesto omosessuale, non un sicario, né tantomeno un assassino occasionale. L’omicidio è stato commesso con una cal.22, una pistola dello stesso calibro della pistola che Chico aveva pagato con la sua carta di credito ma che aveva fatto intestare ad un amico, il tedesco Thomas Heinz Knott, pistola che non è mai stata ritrovata. Il 18 e il 19 febbraio 1998, Chico Forti, è stato interrogato dagli inquirenti come persona informata sui fatti ed ha sostenuto, mentendo, di essere andato in Aeroporto in quanto aveva un appuntamento con Dale, ma di non averlo incontrato. Il 20 febbraio, messo di fronte all’evidenza (Chico, il 15 febbraio, giorno dell’omicidio, alle 19.16, aveva telefonato a sua moglie proprio da Key Biscayne, zona del ritrovamento del cadavere) Forti ha ritrattato e raccontato di aver raccolto Pike in Aeroporto alle 18.15 e di averlo lasciato, 25 minuti dopo, nel parcheggio del Rusty Pelican, un locale non distante da Sewer Beach. Enrico Forti ha anche riferito che Dale Pike aveva effettuato una telefonata da una stazione di servizio, che lo stesso sarebbe dovuto andare ad un party e che erano rimasti d’accordo che si sarebbero incontrati tre giorni dopo, all’arrivo a Miami del padre di Dale, Anthony Pike. 

– Forti continua a sostenere di aver mentito inizialmente agli investigatori per paura, lei che ne pensa?

Forti mentì agli investigatori perché aveva ucciso lui Dale Pike. Peraltro, Chico Forti non mentì solo alla polizia, ma in una telefonata, quella delle 19:16, intercorsa tra lui e la moglie la sera dell’omicidio, Forti le riferì di non aver incontrato la vittima in Aeroporto e in seguito, prima di raccontare questa stessa menzogna agli inquirenti, la raccontò sia al suo avvocato, che al padre di Dale, che a Thomas Knott. La circostanza che, già alle 19:16 del 15 febbraio 1998, Chico Forti negasse con la moglie di aver incontrato Dale Pike in Aeroporto ci permette di inferire senza ombra di dubbio che già a quell’ora Chico aveva ucciso personalmente Dale e che, proprio per questo motivo, da quel momento negò a tutti i suoi interlocutori di averlo incontrato.

Dale Pike

 – Perché Chico uccise Dale Pike?

Perché Chico Forti stava cercando di truffare Anthony Pike, padre di Dale. Forti voleva appropriarsi del Pike Hotel di Ibiza, noto hotel fondato da Anthony Pike verso la fine degli anni 70. Il giovane Pike aveva capito che stava succedendo qualcosa di poco chiaro e, proprio per questo motivo, si era recato a Miami per parlare con Forti.

– Lei si è sempre detta convinta che ad uccidere Pike sia stato materialmente Chico Forti, perché?

Se Forti avesse avuto dei complici non avrebbe consentito ai sicari di usare un’arma dello stesso calibro della sua, né sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero, un ritardo che permette di attribuire personalmente a Chico l’omicidio di Dale. Tra l’altro, Forti non fece i nomi dei suoi fantomatici complici in cambio di una condanna più benevola proprio perché complici non ve ne erano.

– Dale Pike fece o no una telefonata dalla stazione di servizio?

Della fantomatica telefonata di Dale Pike, riferita agli investigatori da Forti, non vi è traccia; viene da chiedersi perché, avendo fretta di andare a Fort Lauderdale a prendere il suocero, che doveva arrivare alle 19.00, Chico non avesse prestato il proprio cellulare a Dale per fare quella telefonata, la risposta è semplice: Dale, che doveva pernottare da Forti, non fece alcuna telefonata.

– E della scheda telefonica ritrovata vicino al cadavere di Pike, che può dirci?

La scheda telefonica ritrovata accanto al cadavere di Dale Pike era stata usata per fare tre telefonate, due ad un numero simile a quello di Chico e la terza al suo numero esatto (alla chiamata Chico Forti non aveva risposto). E’ facile inferire che la scheda appartenesse a Dale e che lo stesso avesse tentato di contattare Enrico Forti una volta atterrato a Miami, le telefonate infatti vennero fatte intorno alle 17.15, ovvero 45 minuti dopo l’atterraggio dell’aereo di Pike (da “La vera storia di Enrico Chico Forti” di Claudio Giusti). Si sappia che su quella scheda telefonica non vi è traccia di telefonate ad altri numeri se non a quello di Chico, tantomeno della fantomatica telefonata che, secondo Enrico Forti, Dale avrebbe fatto dalla stazione di servizio. 

– Chi difende Forti dice che non c’è un movente in quanto Chico è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike.

Non è vero che Chico Forti è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike, nel caso Forti è stata semplicemente applicata la Felony Murder Rule, che prevede la sospensione di un capo di imputazione, in questo caso la truffa, perché movente dell’omicidio. Vi invito a leggere in merito “La vera storia di Enrico Chico Forti” di Claudio Giusti. Peraltro, l’ultima truffa di Forti è stata quella di dare a bere a molti italiani di non aver ucciso Dale Pike. 

– Secondo Chico Forti, Anthony Pike e Thomas Knott stavano cercando di truffarlo rifilandogli un hotel senza valore.

Se fosse vero che Anthony Pike e Thomas Knott stavano cercando di appropriarsi del denaro di Forti, nessuno dei due avrebbe avuto ragione di uccidere Dale per far attribuirne a Chico Forti l’omicidio ed incastrarlo.

– Coloro che difendono Chico Forti, in specie l’amico Roberto Fodde, un avvocato che vive a Miami, sostengono che la polizia di Miami lo abbia “incastrato” per il servizio da lui realizzato sulla morte di Andrew Philip Cunanan, una specie di documentario durante il quale Forti mette in dubbio la versione della polizia di Miami Beach riguardo al suicidio di Cunanan, che può dirci in merito?

Non è stata la polizia di Miami Beach ad occuparsi dell’omicidio di Dale Pike ma quella di Miami. Invece, riguardo al suicidio dello spree killer Andrew Philip Cunanan, all’epoca uno degli uomini più ricercati d’America, quelle sulla sua morte sono semplicemente dietrologie, infatti, il suicidio, messo in atto dopo aver portato a termine una serie di omicidi programmati, è un classico tra gli spree killer e la pistola con cui Cunanan si suicidò e che la polizia gli trovò in mano, è la stessa Taurus cal. 40 che aveva colpito a morte Gianni Versace. 

– Ma com’è possibile che in tanti si siano convinti dell’innocenza di Forti?

Non è difficile manipolare la mente degli incompetenti attraverso i Media, lo sanno bene gli “opinionisti” e i conduttori dei tv show spazzatura che da anni tentano di riscrivere i fatti relativi ai casi giudiziari di cui si occupano, non senza costi aggiuntivi per i poveri contribuenti, già oltremodo vessati. La lista delle sciocchezze dette su questo caso è lunga.

– Le sue analisi delle interviste rilasciate da Chico lo inchiodano alle sue responsabilità, che cosa emerge?

Chico Forti non ha mai negato in modo credibile di aver ucciso Pike, neanche durante la recente intervista rilasciata ad Erin Moriarty di “48 Hours”. Peraltro, se Chico avesse commissionato l’omicidio sarebbe stato capace di dire “io non ho ucciso Dale”, perché non sarebbe stato lui a sparare. Chico si è spesso detto innocente, dirsi innocente, però, non equivale a negare l’azione omicidiaria. Durante un’intervista, Chico Forti ha mostrato di stimare Thomas Knott per le sue capacità e ha definito Tony Pike una “gallina dalle uova d’oro”. Affermazioni particolarmente utili per delineare la personalità di Forti; non è solo la mancanza di disprezzo per le attività illegali di Knott a colpire, ma anche l’assenza di rabbia nei suoi confronti. Chico Forti non ce l’ha con Knott, perché evidentemente mente quando sostiene di credere che sia stato lui ad incastrarlo. Il fatto che abbia definito Tony Pike una “gallina dalle uova d’oro”, ci conferma che era Chico a voler truffare Pike. In un’intervista del 4 novembre 2004 dal carcere, Forti ha detto: “Le prove create. La sabbia è una finzione. La mia macchina è stata smontata letteralmente in se… oltre settecento pezzi, è stata tenuta nel deposito della polizia, analizzata da esperti in ogni millimetro, in ogni area, dalla parte sottostante dell’interno alla parte esterna, le gomme, gli ammortizzatori, non hanno trovato nessun tipo di connessione con la spiaggia del morto, due o tre mesi dopo, il giorno prima che devono rilasciarmi la macchina decidono di prendere e guidare la mia macchina… su una spiaggia identica, di composizione identica alla spiaggia dove è stato trovato il morto, smontare dalla macchina e decidere, di punto in bianco, di guardare all’interno del gancio di traino, tolgono l’interno del gancio di traino e trovano tracce solamente della spiaggia del morto, non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio”.

Enrico Forti ha evitato di chiamare per nome la vittima, lo ha definito semplicemente “il morto”, lo ha fatto per prenderne le distanze. Non solo Chico ha preso le distanze dalla vittima, ma anche dai fatti, evitando accuratamente ogni riferimento all’omicidio. L’’ultima frase di questo stralcio è incriminante: “non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio”, “dopo” è una parola chiave, è con quel “dopo” che Chico si tradisce e rivela di essere stato a Sewer Beach il giorno dell’omicidio. Quel “dopo” è un’indicazione temporale precisa. E’ irrilevante sapere che cosa stesse per dire Chico Forti prima di interrompersi ed aggiustare la mira, anche se con tutta probabilità stava per dire “non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo l’omicidio”, ciò che lo inchioda è il fatto che ci confermi di essere stato a Sewer Beach il 15 febbraio, giorno dell’omicidio, un’ammissione involontaria (Embedded Admission), una pietra tombale.

– Cosa la irrita di più in questo caso?

Il tentativo più o meno velato di attribuire l’omicidio a Thomas Heinz Knott, si tratta di una calunnia bella e buona. Non è vero che Chico Forti si rifiutò di collaborare con i detectives di Miami riguardo alla posizione dell’ex amico Thomas Knott, Chico, già dal primo interrogatorio, cercò di spostare l’attenzione su Knott, che aveva precedenti per truffa, ma nulla permise di collegarlo all’omicidio di Dale, perché evidentemente Thomas Knott era estraneo ai fatti. 

– Sul quotidiano “L’Adige” , qualche giorno fa, si leggeva: “Vent’anni dopo non ha più importanza se Chico sia innocente o colpevole; se il processo sia stato viziato da molte irregolarità sul piano del diritto o se il verdetto di colpevolezza debba essere rispettato perché espressione unanime della giuria popolare. Oggi ci confrontiamo con la tragedia umana di un padre che dopo tanti anni in cella non può neppure sperare in un permesso per abbracciare i suoi figli, che erano bambini quando tutto cominciò e ora sono adulti. L’unica cosa che conta è portare via Chico dalle paludi della Florida, lontano da una sentenza che si è rivelata impossibile da scardinare con gli strumenti della giurisprudenza. Ora più che mai è il momento della diplomazia, dei governi. Dopo tanti anni trascorsi dietro alle sbarre ad urlare la propria innocenza nella speranza che la giustizia trionfi, come succede solo nei telefilm americani, anche Chico è d’accordo. Chiede ai vertici delle istituzioni italiane – al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al premier Giuseppe Conte – di percorrere una strada nuova: uno scambio di prigionieri. Enrico Forti in cambio di un detenuto a stelle e strisce. Non è facile, ma vale la pena provarci”, dottoressa, che cosa ne pesa?

La risposta è nel testo dell’articolo: “la sentenza si è rivelata impossibile da scardinare con gli strumenti della giurisprudenza”, sa perché? Perché il processo a Forti non è stato viziato da alcuna irregolarità. Chico Forti è stato condannato al carcere a vita per un omicidio da lui commesso. Il caso è chiaro e chiuso da 20 anni. 

Analysis of Chico Forti’s interview with Erin F. Moriarty

Enrico Chico Forti

Dale Pike was found naked and dead on a surf spot of Key Biscayne, Sewer Beach (Virginia Beach), on Feb. 16, 1998, around 6:00 pm, by David Suchinsky, a surfer. He had traveled to Miami from Ibiza, on Feb. 15, 1998, to speak with Enrico Forti about a business deal. 

Dale had been shot twice in the head with a .22. 

autopsy

Dale Pike was the son of Anthony Pike, the owner of the Pikes Hotel of Ibiza which Enrico Forti was trying to buy.

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On June 15, 2000, Enrico Forti, also known as Chico Forti, an Italian television producer and former windsurfing champion was convicted and sentenced to life without parole in the killing of Dale Pike.

Dale Pike

21 years after the murder, Erin F. Moriarty interviewed Chico Forti for the TV show 48 Hours Mystery.

What we look for in this interview is for Chico Forti to issue a reliable denial, to say “I didn’t kill Dale Pike” not simply parroting back the interviewer’s words but in the free editing process and we look for him to show the protection of the “wall of truth”.

The “wall of truth” is an impenetrable psychological barrier that often leads innocent people to few words, as the subject has no need to persuade anyone of anything.

We begin every statement analysis expecting truth, and it is the unexpected that confronts us with possibly deception.

A reliable denial has 3 components:

1. the pronoun “I”
2. past tense verb “did not” or “didn’t”
3. accusation answered

If a denial has more than 3 or less than 3 components, it is no longer reliable.

“ I did not kill Dale Pike” followed by “I told the truth” while addressing the denial, it would more than 99% likely to be true.

A deceptive person will alter his denial to avoid a direct lie.

Erin F. Moriarty and Chico Forti

Erin F. Moriarty: Did you have anything to do with Dale Pike’s death?

This is a “Yes” or “No” question. 

Note that he journalist didn’t use the word “kill” because Forti had been convicted for “Felony murder” and, upon this, she chose her own words. If Chico Forti wasn’t the one who pulled the trigger he could say “I didn’t kill Dale Pike” without lying.

Enrico Forti: Abso… Absolutely not.

Once the answer avoids using “Yes” or “No” in it, the question, itself, is considered sensitive to the subject.

“Absolutely not” is an unreliable denial. Forti is unable to say “No”; moreover the use of the word “absolutely” makes his answer sensitive as he has a need to persuade. 

Erin F. Moriarty: Did you ever had in your wildest dream ever think end up in a place like this?

This question is good to allow Forti to say “No, I didn’t kill Dale”, “No, I’m not involved in Dale’s murderer”, and “I am telling the truth”. This would be the “wall of truth”.  

Enrico Forti: Never, never.

Once the answer avoids using “Yes” or “No” in it, the question, itself, is considered sensitive to the subject.

“Never” is an unreliable denial. The word “never” does not mean “I did not.”

Enrico Forti: I still travel a lot in my mind. That’s my way to survive in here.

Enrico Forti: I almost left. I (inaudible) wait for him (Dale Pike) almost two hours. And when I didn’t find him, I am start paging him.

Enrico Forti: As soon as he arrived (Dale Pike), he asked me for some cigarette. I don’t smoke, I didn’t have cigarettes. So, we stop by the first gas station that I could find for him to buy some cigarettes.

Note “stop” not “stopped” as expected. Enrico is Italian but he is also able to use the past tense. When someone is speaking of an event in the past, it is expected the subject to use past tense language. Present tense language is deemed unreliable in Statement Analysis. Deceptive people often use the present counting on us to interpret and assume that they are speaking of the past event.

Enrico Forti: The guy inside the car that was waiting for him was elegant person with a white shirt, gold chain, gold watch.

Forti is referring to an elusive man that should have met Dale, according with his statement to police. Note that, at first, this elusive man is a “guy” and later a  “person”, Forti is unable to truck down his own words because this “guy/person” doesn’t exist, after he arrived in Miami, Dale met only Chico.

Enrico Forti: And I told her (his wife) I didn’t pick him up. … I didn’t want to have an argument with her. I was extremely in late.

Forti didn’t say to his wife that he had met Dale because he had already killed him and he “was extremely in late” because he was the one who pulled the trigger.

Enrico Forti: The moment that I left him, it was out of my mind. It’s not that I was thinking, “Oh, what’s going to happen to him?”, no, ne… never for a second, it came to my mind that something bad or terrible could happen.

Note the word “left”.

“left” used as a connecting verb between two places is an indicator of deliberately withheld information. The fact that Chico needs to tell us that he “left” Dale is an indication that something took place. That “something” here is the staging of the murder scene. Dale was found naked, Chico staged the scene to make it look like a murder between homosexuals. 

Enrico Forti: I was confused, and I was… I was… I was still under shock… I spent all night trying to locate where Tony Pike was… nobody knew where he was.

The presence of a stuttering “I” discloses tension and anxiety and shows us that the question is sensitive to him.

Enrico Forti: I thought it was the right thing to do.

Forti is referring to the fact that he lied to police.

Erin Moriarty: But if you were going to try to help the police why didn’t you tell them you had picked Dale Pike up?

Enrico Forti: Because…. bec… because when I arrived there, that moment I realized… I was a suspect. Of course, I was… I was confused, and I do believe there is no logic on the way that I behaved that night.

The question is sensitive. Note the stuttering “Because”, he needs to take time to answer. Note the stuttering “I”, a signal of anxiety.

Erin Moriarty: When did you tell them you had in fact picked up Dale Pike?

Enrico Forti: As soon I had the opportunity. I don’t remember exactly the timing but…

Detectives say Forti only admitted picking up Dale after they confronted him with those airport paging records proving that he and Dale had made contact (48 Hours Mystery).

Enrico Forti: That’s a lie… there are lies from these policemen (inaudible) way bigger than the lie that I did.

Enrico Forti: That’s the only thing they have against me… the lie to my wife and the life… and the lie to the police. Nothing else.

“That’s the only thing they have against me” is interesting. Forti leaves open the door to the possibility that detectives could have more things against him, in other words: he accepts a possible guilt, something that is not expected from an innocent “de facto”.

Erin Moriarty: And that was a mistake?

Enrico Forti: And that was a mistake. Of course, it was a mistake. But is a mistake that need to be punished with a life sentence?

Enrico Forti: That’s very accurate (the identikit of the elusive man that should have met Dale, according with Forti’s statement to police). The only thing is missing is a gold chain, but otherwise is a very accurate drawing of the person.

Erin Moriarty: How do you just keep going every day?

Enrico Forti: I’m looking forward, you know. I do that for my kids, I do that for my friends, I do that for my family.

Erin Moriarty: When you were convicted you said something to your wife. What did you tell Heather?

Enrico Forti: I… I told her that it was time for her to… to get her own life. Because it would have been a long battle. 

Erin Moriarty: Do you think someday you’ll have the life you had back then?

Enrico Forti: I do believe so. I don’t want to use the word hope. I believe in that… I’m very positive… my mind still pretty much free.

Enrico Forti: From the beginning they, they wanted to crucify me and… uh… they were just waiting to see how they could do it and that fax that you have in your hand it just is another evidence.

Erin Moriarty: Is that hard to read?

Enrico Forti: Yes, it’s hard to read. I wish I knew about these things when I could still fight on a legal way.

Erin Moriarty: Your lawyer has this now.

Enrico Forti: I hope he can do something about that.

ANALYSIS CONCLUSION

After 20 years, Chico Forti was unable or unwilling to say “I didn’t kill Dale”, moreover, he accepted a possible guilt.

Enrico Forti is the one who pulled the trigger. 

SI ACCENDONO I RIFLETTORI SU CHICO FORTI, NE ABBIAMO PARLATO CON LA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO (intervista)

Chico Forti

Chico Forti è un ex campione di windsurf che si trova in prigione in Florida da 20 anni in seguito ad una condanna al carcere a vita per omicidio. Ieri, a 85 anni di età, è morto Anthony Pike, chiacchierato proprietario del Pike Hotel di Ibiza e padre di Dale Pike, l’uomo ucciso da Chico Forti.

Le Cronache Lucane, 26 febbraio 2019

– In primavera la CBS manderà in onda una puntuta del programma “48 Hours Mystery” proprio sul caso Forti, che ne pensa dottoressa?

Chico Forti ha ucciso Dale Pike, nessuna trasmissione potrà riscrivere i fatti del 15 febbraio 1998. “48 Hours Mystery” è uno show che peraltro non brilla per obiettività, vi invito a guardare la puntata dell’ottobre 2011 sull’omicidio di Meredith Kercher, “Amanda Knox: The untold story”, una mistificazione dei fatti disarmante.

– Dottoressa Franco, chi è Chico Forti?

Chico Forti è un truffatore e un assassino che, finché non è stato inchiodato alle sue responsabilità, ha creduto di essere parecchio furbo, un passato di “successi” nel campo della manipolazione del suo prossimo lo ha portato a credere di potersela cavare dopo aver ucciso Dale Pike ed invece si è dovuto confrontare con gente più furba di lui: i detectives e il prosecutor che hanno indagato sull’omicidio. L’ultima truffa di Forti: dare a bere agli italiani di non aver ucciso Pike.

– Quando Forti è stato sentito dagli investigatori come persona informata sui fatti come si è comportato?

Ha mentito perché aveva ucciso lui Dale Pike. 

– Forti sostiene di aver mentito inizialmente agli investigatori per paura, non è vero?

Questa sua giustificazione non regge, egli infatti, in una telefonata delle 19:16 della sera dell’omicidio, telefonata che agganciò una cella vicina a Sewer Beach, luogo in cui fu ritrovato il cadavere di Dale Pike, riferì alla moglie di non aver incontrato la vittima in aeroporto e in seguito, prima di raccontare questa stessa menzogna agli inquirenti, la raccontò sia al suo avvocato, che al padre di Dale, che a Thomas Knott. La circostanza che, già alle 19:16 del 15 febbraio 1998, Chico Forti negasse con la moglie di aver incontrato Dale Pike in Aeroporto ci permette di inferire senza ombra di dubbio che già a quell’ora Chico lo aveva ucciso e che proprio per questo motivo negò a tutti i suoi interlocutori di averlo incontrato.

– Lei si è sempre detta convinta che ad uccidere Pike sia stato materialmente Chico Forti, perché?

Se Forti avesse avuto dei complici non sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero, né avrebbe consentito ai sicari di usare un’arma dello stesso calibro della sua. Tra l’altro Forti non fece i nomi di eventuali complici in cambio di una condanna più benevola proprio perché complici non ve ne erano.

– Perché Chico uccise Dale Pike?

Perché stava cercando di appropriarsi del Pike Hotel di Ibiza di proprietà del padre di Dale attraverso una truffa e il giovane Pike voleva vederci chiaro.

– Chi difende Forti dice che non c’è un movente in quanto Chico è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike.

Non è vero che Chico Forti è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike, nel caso Forti è stata semplicemente applicata la Felony Murder Rule che prevede la sospensione di un capo di imputazione, in questo caso la truffa, perché movente dell’omicidio. Vi invito a leggere in merito “La vera storia di Enrico Chico Forti” di Claudio Giusti.

– Secondo Chico Forti, Anthony Pike e Thomas Knott stavano cercando di truffarlo rifilandogli un hotel senza valore.

Se fosse vero che Pike e Knott stavano cercando di appropriarsi del denaro di Forti, nessuno dei due avrebbe avuto ragione di uccidere Dale per far attribuirne a Chico Forti l’omicidio ed incastrarlo.

– Coloro che difendono Chico Forti, in specie l’amico Roberto Fodde, un avvocato che vive a Miami, sostengono che la polizia di Miami lo abbia “incastrato” per il servizio da lui realizzato sulla morte di Andrew Philip Cunanan, una specie di documentario durante il quale Forti mette in dubbio la versione della polizia di Miami Beach riguardo al suicidio di Cunanan, che può dirci in merito?

Prima di tutto non è stata la polizia di Miami Beach ad occuparsi dell’omicidio di Dale Pike ma quella di Miami e poi, riguardo al suicidio dello spree killer Andrew Philip Cunanan, all’epoca uno degli uomini più ricercati d’America, è difficile credere alle dietrologie sulla sua morte, il suicidio, messo in atto dopo aver portato a termine una serie di omicidi programmati, è un classico tra gli spree killer e la pistola con cui Cunanan si suicidò e che la polizia gli trovò in mano è la stessa Taurus cal. 40 che aveva colpito a morte Gianni Versace. 

Riflessioni sul caso Chico Forti

“Lei si preoccupa di quello che pensa la gente? Su questo argomento posso illuminarla, io sono un’autorità su come far pensare la gente”. Charles Foster Kane, protagonista di Citizen Kane (Quarto Potere), 1941.

Chico Forti

Intorno alle ore 16.00 di giovedì 15 giugno 2000, Enrico Forti, detto Chico, un ex campione italiano di windsurf, è stato condannato al carcere a vita per l’omicidio di Dale Pike, 43 anni, figlio di Anthony Pike, proprietario del famoso Pike Hotel di Ibiza, che Chico stava cercando di acquisire.

Dale Pike è stato ucciso il 15 febbraio 1998, poco dopo il suo arrivo a Miami, con due colpi di cal. 22 alla testa, il secondo colpo è stato esploso a distanza ravvicinata.

Un surfista, David Suchinsky, ha ritrovato il cadavere di Dale su una spiaggia di Key Biscayne, Sewer Beach (Virginia Beach), verso le 18.00 del 16 febbraio 1998.

Il corpo di Dale era stato denudato per spostare l’attenzione su una pista omosessuale (staging). E’ escluso che Sewer Beach fosse un luogo d’incontro di omosessuali.

il cadavere di Dale Pike a Sewer Beach

Il 19 febbraio 1998, Chico Forti, interrogato dagli inquirenti come persona informata sui fatti, nonostante avesse fissato un appuntamento con Dale Pike in Aeroporto per il pomeriggio del 15 febbraio, sostenne di essere andato in Aeroporto, ma di non aver incontrato Dale.

Il 20 febbraio, messo di fronte all’evidenza (Chico, il 15 febbraio, giorno dell’omicidio, alle 19.16, aveva telefonato a sua moglie da Key Biscayne) Forti ritrattò e disse di aver raccolto Pike in Aeroporto alle 18.15 e di averlo lasciato, 25 minuti dopo, nel parcheggio del Rusty Pelican, un locale non distante da Sewer Beach, luogo dove fu ritrovato il cadavere del povero Dale.

Enrico Forti riferì che Dale aveva effettuato una telefonata da una stazione di servizio, che lo stesso sarebbe dovuto andare ad un party e che erano rimasti d’accordo che si sarebbero incontrati tre giorni dopo, all’arrivo di suo padre, Anthony Pike.

Chico Forti aggiunse inoltre di aver telefonato alla moglie non appena lasciato Dale Pike nel parcheggio del Rusty Pelican e, seppur in ritardo per l’appuntamento delle 19.00 con il suocero, di essersi diretto verso Fort Lauderdale per raccogliere anche lui in aeroporto.

In un’intervista televisiva, uno dei detective della polizia di Miami che si è occupato del caso, ha riferito che Enrico Forti fornì un’altra versione, disse che se avesse detto la verità alla polizia, un tedesco, già condannato per truffa, con cui era in affari, tale Thomas Heinz Knott, si sarebbe vendicato colpendo la sua famiglia, aggiungendo che Knott gli aveva detto che avrebbero dovuto sistemare Dale e che per il bene della sua famiglia, Chico lo avrebbe dovuto prelevare in aeroporto per portarglielo. Forti riferì di aver seguito le indicazioni di Knott e che non sapeva che cosa Thomas avesse pianificato (Power Privilege And Justice ISLAND OBSESSION – Enrico “Chico” Forti Story).

Thomas Heinz Knott

1) Enrico Forti sostiene di aver mentito inizialmente agli investigatori per paura, in quanto non solo era venuto a conoscenza della morte di Dale ma i detective gli avevano riferito, mentendo, che pure il padre di Dale, Anthony Pike, era stato trovato morto. Questa sua giustificazione non regge, egli infatti, già nella telefonata intercorsa tra lui e la moglie alle 19:16 della sera dell’omicidio, telefonata che agganciò una cella vicina a Sewer Beach, luogo in cui fu ritrovato il cadavere di Pike, riferì alla donna di non aver incontrato Dale Pike in aeroporto e in seguito, prima di raccontare questa stessa menzogna agli inquirenti, la raccontò sia al suo avvocato, che al padre di Dale, che a Thomas Knott. 

La circostanza che, già alle 19:16 del 15 febbraio 1998, Chico Forti negasse con la moglie di aver incontrato Dale Pike in Aeroporto ci permette di inferire senza ombra di dubbio che già a quell’ora Chico aveva ucciso Dale e che proprio per questo motivo, da quel momento in poi, negò a tutti i suoi interlocutori di averlo incontrato.

2) L’aereo con a bordo Dale Pike arrivò a Miami, alle 16.30, con mezzora di ritardo rispetto all’orario previsto per l’atterraggio (lo riferì Forti agli investigatori nel suo primo interrogatorio, pag. 54).

Chico, a suo dire, prelevò Dale all’aeroporto di Miami intorno alle 18.15 e impiegò circa 25 minuti per raggiungere Sewer Beach (Key Biscayne), alle 19.16 chiamò sua moglie da Key Biscayne, come risulta dai tabulati, pertanto ebbe circa mezzora per uccidere Dale e alterare la scena del crimine (staging).

Riguardo allo staging, sia chiaro che solo un conoscente della vittima avrebbe avuto interesse a far passare l’omicidio di Dale per un delitto maturato in un contesto omosessuale, non un sicario né un assassino occasionale.

Dale Pike

3) Dale Pike fu ucciso con una pistola cal. 22. Qualche tempo prima dell’omicidio, Thomas Knott e Chico Forti avevano comprato una pistola dello stesso calibro, quella pistola, che Chico aveva pagato con la sua carta di credito e che aveva fatto intestare a Knott, non è mai stata ritrovata.

4) Della fantomatica telefonata di Dale Pike, riferita agli investigatori da Forti che, a suo dire, Pike fece da una stazione di servizio, non vi è traccia; viene da chiedersi perché, avendo fretta di andare a Fort Lauderdale a prendere il suocero che doveva arrivare alle 19.00, Enrico non abbia prestato il suo cellulare a Dale, la risposta è semplice: Dale, che doveva pernottare da Forti, non doveva fare e non fece nessuna telefonata. E’ chiaro che Chico non sarebbe andato a prendere Dale Pike in aeroporto se Dale avesse avuto intenzione di passare la notte da qualcun altro.

5) Enrico Forti uccise personalmente Dale Pike e alterò lui stesso la scena del crimine, se avesse avuto dei complici non sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero, né avrebbe consentito ai sicari di usare un’arma dello stesso calibro della sua. Tra l’altro Forti non fece i nomi di eventuali complici in cambio di una condanna più benevola proprio perché complici non ve ne erano.

6) Una scheda telefonica è stata ritrovata accanto al cadavere di Dale Pike, quella scheda era stata usata per fare tre telefonate, due ad un numero simile a quello di Chico e la terza al suo numero esatto (alla chiamata Chico Forti non aveva risposto). E’ facile inferire che la scheda appartenesse a Dale e che lo stesso avesse tentato di contattare Enrico Forti una volta atterrato a Miami, le telefonate infatti vennero fatte intorno alle 17.15, ovvero 45 minuti dopo l’atterraggio dell’aereo di Pike (La vera storia di Enrico Chico Forti di Claudio Giusti). Da notare che su quella scheda telefonica non vi è traccia di telefonate ad altri numeri se non a quello di Chico, tantomeno della fantomatica telefonata che, secondo Enrico Forti, Dale avrebbe fatto da una stazione di servizio. Chi difende Chico Forti sostiene che il killer di Dale Pike abbia lasciato vicino al cadavere materiale utile ad incastrare Forti. Che senso avrebbe avuto in questo caso spogliato il cadavere di Dale per simulare un omicidio sessuale posto che Forti non è gay? Solo Chico Forti, che aveva prelevato la vittima in aereoporto, aveva interesse ad allontanare i sospetti da sé simulando un omicidio in ambito omosessuale, non certo un soggetto sconosciuto.

7) Prima di ritrattare, Forti chiese alla moglie di far lavare l’auto con la quale aveva prelevato Dale Pike in aeroporto. E’ Enrico Forti a riferirlo in un’intervista rilasciata dopo la sua condanna: “La macchina… la mia macchina veniva lavata ogni settimana. Circa a metà della settimana. Non fu lavata il giorno dopo, fu lavata… credo tre o quattro giorni dopo… era la domenica e credo che venne lavata o il mercoledì o il giovedì. Ma si trattò di un lavaggio che era un lavaggio di routine, che facevamo ogni settimana. Fu mia moglie che la portò a lavare perché era sempre lei che la portava a lavare”.

Chico Forti uccise Dale Pike domenica 15 febbraio 1998; nei giorni di mercoledì 18 e giovedì 19 febbraio, fu sentito dai detective della polizia di Miami come persona informata sui fatti.

8) Sewer Beach, la spiaggia dove venne trovato il cadavere di Pike, non solo era poco fruibile a chi sarebbe dovuto uscire in windsurf perché la strada d’accesso era chiusa per un precedente uragano ma quel giorno la direzione del vento non era ideale per uscire con la tavola a vela da quello spot, e un esperto di windsurf, un abitué, come Chico, sapeva che difficilmente avrebbe incontrato qualcuno su quella spiaggia, in specie dopo le 18.30.

9) Non è vero che Chico Forti si rifiutò di collaborare con i detectives di Miami riguardo alla posizione dell’amico Thomas Knott, Chico, già dal primo interrogatorio, cercò di spostare l’attenzione su Knott ma nulla permise di collegarlo all’omicidio di Dale perché evidentemente Thomas Knott era estraneo ai fatti.

Anthony Pike negli anni 70

10) Questo caso è una matrioska: truffe tra truffatori. Chi difende Chico Forti sostiene che non è vero che stesse cercando di appropriarsi del Pike Hotel di Ibiza attraverso una truffa e che Anthony Pike e Thomas Knott stavano cercando di truffare Chico rifilandogli un hotel senza valore, se fosse vero che Pike e Knott stavano cercando di appropriarsi del denaro di Forti, nessuno dei due avrebbe avuto ragione di uccidere Dale per far attribuirne a Chico Forti l’omicidio e incastrarlo.

Pike Hotel, Ibiza

11) Non è vero che Chico Forti è stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Anthony Pike; nel caso Forti è stata semplicemente applicata la Felony Murder Rule che prevede la sospensione di un capo di imputazione, in questo caso la truffa, perché movente dell’omicidio (La vera storia di Enrico Chico Forti di Claudio Giusti).

In ogni caso, se un soggetto viene assolto per un reato correlato in cui è riconoscibile un movente, quel reato non è punito ma non perde automaticamente il suo valore di movente, come nel caso di Alberto Stasi. Stasi uccise Chiara Poggi perché temeva che la ragazza rendesse pubbliche le sue parafilie e l’assoluzione di Stasi per il reato di detenzione e divulgazione di materiale pedo pornografico non ha cancellato le 7064 immagini e i 542 filmati pornografici, le 21 immagini e i 7 filmati pedo pornografici che si trovavano nel disco rigido del suo computer.

The Sydney Morning Herald

12) Coloro che difendono Chico Forti, in specie l’amico Roberto Fodde, un avvocato che vive a Miami, sostengono che la polizia di Miami lo abbia “incastrato” per il servizio da lui realizzato sulla morte di Andrew Philip Cunanan, una specie di documentario nel quale Enrico Forti metteva in dubbio la versione della polizia di Miami Beach riguardo al suicidio di Cunanan; se davvero questi personaggi credono a ciò che sostengono, non è paradossale che nessuno di loro tema di venir “incastrato” per aver accusato la polizia di Miami Beach di aver “suicidato” Cunanan e quella di Miami di aver “incastrato” Chico Forti? Tra l’altro, il documentario di Enrico Forti non è mai stato diffuso in America ma solo in Italia ed in Francia, pertanto non ha danneggiato l’onore dei detective di Miami in nessun modo.

Riguardo al suicidio dello spree killer Andrew Philip Cunanan, all’epoca uno degli uomini più ricercati d’America, è difficile credere alle dietrologie sulla sua morte, il suicidio, messo in atto dopo aver portato a termine una serie di omicidi programmati, è un classico tra gli spree killer e la pistola con cui Cunanan si suicidò e che la polizia gli trovò in mano è la stessa Taurus cal. 40 che aveva colpito a morte Gianni Versace.

E’ esilarante ciò che ha dichiarato Red Ronnie, uno tra i tanti sostenitori di Chico Forti, in un’intervista a Cesare Cremonini.

Red Ronnie: “Chico Forti fa un servizio sulla uccisione del presunto assassino di Versace”.

Andrew Philip Cunanan si è suicidato e non è stato ucciso come vuol far intendere Red Ronnie che, essendo ragioniere, di spree killer credo mastichi ben poco. Cunanan non è il “presunto assassino di Versace” ma l’assassino di Versace… quando si dice lucciole per lanterne.

Andrew Phillip Cunanan

13) Di seguito un’analisi di uno stralcio di un’intervista tratta da Il caso Forti:

Intervistatore: (Chico) come mai non sei riuscito ad allontanare questa persona (Thomas Knott) che hai descritto come un parassita e che approfittava in questo modo?

Chico Forti: Perché questa persona era eccezionale… io credo che avesse truffato oltre trenta miliardi di lire… all’epoca… in Germania (…).

Chico Forti: Ebbene, dal momento che io e Tony Pike tagliammo Tom Knott fuori dal business, in quel momento, Tom Knott si trasforma in una vipera che è stata calpestata, la persona che è tagliata fuori dalla gallina dalle uova d’oro (…).

Durante l’intervista Chico Forti ha mostrato di stimare Tom Knott per le sue capacità e ha definito Tony Pike una “gallina dalle uova d’oro”. Affermazioni particolarmente utili per delineare la personalità dell’ex campione di windsurf; non è solo la mancanza di disprezzo per le attività illegali di Knott a colpire, ma anche l’assenza di rabbia nei suoi confronti. Chico Forti non ce l’ha con Knott, perché evidentemente mente quando sostiene di credere che sia stato lui ad incastrarlo. Il fatto che abbia definito Tony Pike una “gallina dalle uova d’oro”, ci conferma che era Chico a voler truffare Pike.

Altri stralci provenienti da un’intervista rilasciata da Enrico Forti il 4 novembre 2004 dal carcere (Everglades Correctional Institution, Miami, FL):

Chico Forti: Tutte le persone che… mi hanno dimostrato che credono nella mia innocenza, il fatto che… credo, meglio di chiunque altro, so che sono innocente, il fatto che, in fondo in fondo, credo che ci sia un fine all’ingiustizia.

Dirsi innocente non equivale a negare l’azione omicidiaria.

Enrico Forti non è capace di negare in modo credibile di aver ucciso Dale Pike, non è capace di dire “Io non ho ucciso Dale Pike”.

Chico Forti: Le prove create. La sabbia è una finzione. La mia macchina è stata smontata letteralmente in se… oltre settecento pezzi, è stata tenuta nel deposito della polizia, analizzata da esperti in ogni millimetro, in ogni area, dalla parte sottostante dell’interno alla parte esterna, le gomme, gli ammortizzatori, non hanno trovato nessun tipo di connessione con la spiaggia del morto, due o tre mesi dopo, il giorno prima che devono rilasciarmi la macchina decidono di prendere e guidare la mia macchina… su una spiaggia identica, di composizione identica alla spiaggia dove è stato trovato il morto, smontare dalla macchina e decidere, di punto in bianco, di guardare all’interno del gancio di traino, tolgono l’interno del gancio di traino e trovano tracce solamente della spiaggia del morto, non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio.

Per due volte Enrico Forti, riferendosi a Dale Pike, evita di chiamarlo per nome, lo definisce semplicemente “il morto”, lo fa per prenderne le distanze. Perché dovrebbe prendere le distanze da Dale se non fosse stato lui ad ucciderlo?

Non solo Chico prende le distanze dalla vittima ma anche dai fatti evitando ogni riferimento all’omicidio. Enrico Forti evita di dire “il ragazzo ucciso” o “il ragazzo assassinato” o “il ragazzo ammazzato”, ma dice semplicemente “il morto”, Chico non dice né “ucciso”, né “assassinato”, né “ammazzato” per evitare lo stress che gli produrrebbe l’uso di termini tanto evocativi.  

Da notare l’ultima frase di Forti, Chico dice “non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo… il… il 15 di febbraio”, “dopo” è una parola chiave, è con quel “dopo” che Chico si tradisce e rivela di essere stato a Sewer Beach il giorno dell’omicidio. Quel “dopo” è un’indicazione temporale precisaE’ irrilevante sapere che cosa stesse per dire Chico Forti prima di interrompersi e aggiustare la mira, anche se con tutta probabilità stava per dire “non delle altre spiagge dove io ho guidato con la macchina dopo l’omicidio”, ciò che lo inchioda è il fatto che ci confermi di essere stato a Sewer Beach il 15 febbraio, giorno dell’omicidio, un’ammissione involontaria (Embedded Admission), una pietra tombale.

Giornalista: Hai ucciso tu Dale Pike?

Ci aspettiamo da Chico Forti che neghi in modo credibile e che dica che sta dicendo la verità.

Chico Forti: Assolutamente no.

“Assolutamente no” non è una negazione credibile.

Dicendo “Assolutamente no” Chico mostra un bisogno di convincere che gli innocenti non hanno.

Chico non è capace di negare di aver ucciso Dale neanche ripetendo a pappagallo le parole dell’intervistatore, perché mentirebbe.  
 
Giornalista: Hai mai considerato la possibilità dell’omicidio?

Chico Forti: Assolutamente no. Non c’era motivo per me di togliere la vita al figlio di una persona che consideravo un amico.

Chico mostra di non possedere la protezione del cosiddetto del “muro della verità”, un’impenetrabile barriera psicologica che induce i soggetti che dicono il vero a limitarsi a rispondere con poche parole in quanto gli stessi non hanno necessità di convincere nessuno.

Ci saremmo aspettati che durante l’intervista Chico dicesse “Io non ho ucciso Dale Pike” e che lo dicesse liberamente.

Enrico Forti è un truffatore e un assassino che, finché non è stato inchiodato alle sue responsabilità, ha ritenuto di essere parecchio furbo, un passato di “successi” nel campo della manipolazione del suo prossimo lo ha portato a credere di potersela cavare dopo aver ucciso Dale Pike ed invece si è dovuto confrontare con gente più furba di lui: i detectives e il prosecutor che hanno indagato sull’omicidio.

Anthony (Tony) Pike oggi

13) Durante le indagini riguardanti l’omicidio di Dale Pike, un informatore della polizia ha riferito a chi indagava che, poco tempo prima, Chico aveva provato ad assoldare un killer per uccidere un avvocato, ciò che colpì gli investigatori furono le indicazioni fornite da Forti al potenziale killer, indicazioni che ricordavano da vicino le circostanze in cui era avvenuto l’omicidio di Pike (Power Privilege And Justice ISLAND OBSESSION – Enrico “Chico” Forti Story).

IN CONCLUSIONE:

– Enrico Forti uccise personalmente Dale Pike, se lo avesse consegnato a uno o più complici non sarebbe arrivato in ritardo all’aeroporto di Fort Lauderdale dove aveva appuntamento con il suocero.

– Chico, già alle 19.16, mostrò di sapere che Dale era morto in quanto cominciò a prendere le distanze da lui dicendo a sua moglie che non lo aveva trovato in aeroporto. Forti sapeva che Dale Pike era morto perché era stato lui ad ucciderlo poco prima.

– Enrico Forti non fece i nomi di eventuali complici in cambio di una condanna più benevola proprio perché complici non ve ne erano. Forti, già dal primo interrogatorio, cercò invece di spostare l’attenzione su Thomas Knott ma nulla permise di collegarlo all’omicidio di Dale perché evidentemente Knott era estraneo ai fatti.

– Dale fu ucciso con una pistola cal. 22, Forti possedeva una cal. 22 che scomparve dopo l’omicidio; se Chico avesse chiesto a qualcuno di uccidere Pike, si sarebbe assicurato che non venisse ucciso proprio con una cal. 22., quantomeno non con la sua cal. 22 che, per essere scagionato dalle accuse, avrebbe avuto la premura di consegnare agli investigatori.

 BIBLIOGRAFIA

chicoforti official site

Chico forti wikipedia

Power Privilege And Justice ISLAND OBSESSION – Enrico “Chico” Forti Story (con interviste ai detectives di Miami che si occuparono del caso)

L’incredibile storia di Chico Forti di Roberto Fodde

Il grande imbroglio di Chico Forti di Claudio Giusti

Il caso Forti

La vera storia di Chico Forti di Claudio Giusti

Felony Murder Rule wikipedia

Delitto Versace- il sorriso della medusa documentario

Andrew Cunanan wikipedia

Andrew Cunanan – The Versace Killer (Serial Killer Documentary)

IL CASO DI CHICO FORTI di Manuela Moreno

Spree Killer wikipedia

Questo articolo, sotto forma di intervista, è stato pubblicato su Le Cronache Lucane il 24 agosto 2017.