CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: DATI MEDICO LEGALI INSUPERABILI, MARIO BIONDO SI E’ SUICIDATO

Mario Biondo si è suicidato nella sua abitazione di Madrid nel maggio 2013, a questa conclusione sono giunti i tre medici legali che, in tempi diversi, hanno condotto le autopsie sul corpo di Mario Biondo. 

Le Cronache Lucane, 27 febbraio 2020

Il presidente della Commissione Invalidi Civili dell’Asp di Ragusa, Giuseppe Iuvara, consulente medico legale della famiglia di Mario Biondo, è stato accusato di corruzione e arrestato nell’ambito di una vicenda legata a false pensioni di invalidità.

– Dottoressa Franco, cosa pensa della morte di Mario Biondo?

Mario Biondo si è suicidato. Nel lontano agosto del 1830 il Duca Luigi Enrico di Borbone-Condé  fu trovato impiccato alla «spagnoletta» di una finestra della sua camera da letto nel castello di Saint-Leu, i suoi piedi erano appoggiati a terra. Le speculazioni sulla sua morte non mancarono all’epoca come non mancano oggi quando un suicida mette in atto un impiccamento incompleto.

L’omicidio per impiccamento è raro ed è generalmente attuato in persone colte di sorpresa o in precedenza stordite. E’ chiaro che, in caso di messinscena, difficilmente l’autore dell’omicidio simulerà un impiccamento incompleto alla Condé, opterà invece per lo staging di un impiccamento completo.

– Dottoressa, lei si era già espressa dopo che erano state rese pubbliche le conclusioni della seconda autopsia disposta dalla Procura di Palermo a seguito della riesumazione del corpo ed eseguita dal Prof. Paolo Procaccianti. 

Certamente, il Prof. Procaccianti non ha riscontrato sul cadavere di Biondo segni compatibili con uno strangolamento o con una aggressione che possano aver preceduto un eventuale impiccamento ad opera di terzi.

Mario Biondo si è impiccato con una pashmina alla libreria della sua abitazione, come mostrano le foto scattate dagli investigatori spagnoli. Nelle foto visibili online non solo non si notano manomissioni del contenuto degli scaffali ipotizzabili nel caso Mario Biondo fosse stato impiccato post mortem o dopo essere stato stordito ma si vede il cadavere appeso alla libreria, prova che la stessa ha retto il suo peso, e si notano le gambe distese del povero Biondo, come lo erano nelle foto scattate durante il trasporto del cadavere con una sedia lettiga.

In altre foto, sul collo di Biondo è ben visibile il solco obliquo classico dell’impiccamento, un reperto incompatibile con la fantasiosa ricostruzione che ipotizza che Mario Biondo sia stato prima strangolato e poi impiccato, com’è noto infatti, il reperto tipico dello strangolamento è un solco solitamente orizzontale di profondità uniforme senza discontinuità, discontinuità che invece caratterizza il solco dell’impiccamento e che è presente in questo caso. Se Mario Biondo fosse stato prima strangolato e poi impiccato, solo su un eventuale solco riferibile allo strangolamento sarebbero stati repertati segni di vitalità, quali emorragie ed ecchimosi e non sul solco prodotto dall’impiccamento e nei tessuti profondi del collo in corrispondenza dello stesso, perché l’impiccamento sarebbe intervenuto post mortem.

In merito al solco da impiccamento prodotto da una pashmina (o da una sciarpa di seta), lo stesso non sarà mai largo come la sciarpa stessa perché il peso del corpo non si distribuirà mai uniformemente su tutto lo spessore della pashmina, questo perché, alla trazione, la pashmina si tende in modo irregolare, ovvero con strisce di tessuto più o meno estroflesse ed è sulla striscia più estroflessa di tutte che il corpo grava lasciando sul collo un segno di dimensioni inferiori rispetto alla larghezza della sciarpa.

– Dottoressa, delle lesioni non descritte nella prima autopsia che può dirci, quella eseguita dal medico legale spagnolo?

Ci ha risposto il Prof. Procaccianti: all’autopsia erano assenti segni compatibili con una aggressione. Il segno che Mario Biondo aveva alla tempia non sottende un atto violento capace di stordirlo o fargli perdere coscienza, c’è poco da fare.

– Dottoressa, che mi dice del comportamento di Raquel Sanchez Silva?

La moglie di Mario Biondo è un noto personaggio televisivo che ha, com’è comprensibile, semplicemente cercato di evitare che fosse data in pasto ai media la sua vita privata.

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: PER SMASCHERARE UN MILLANTATORE BASTA LEGGERE IL SUO CURRICULUM VITAE

Annie Dookhan

Gli impostori, più frequentemente, si spacciano per medici, avvocati, ingegneri e criminologi. I reati in cui incorrono sono la truffa aggravata, l’usurpazione di titolo e l’esercizio abusivo della professione. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco che da anni denuncia il fenomeno sul nostro giornale.

Le Cronache Lucane, 25 febbraio 2020

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

– Dottoressa Franco, chi sono i millantatori?

I millantatori sono degli impostori, alcuni sono “quasi innocui”, altri sono invece pericolosi per la nostra società. Gli impostori “quasi innocui” si limitano a raccontare bugie nell’ambito familiare, ad amici e conoscenti. Chi li circonda sa perfettamente dove finisce la realtà e dove iniziano le loro fantasie e, spesso, pur di non contraddirli, li supportano nelle loro menzogne. Gli impostori più pericolosi sono quelli che si insinuano nelle maglie della società civile fino a raggiungere posizioni di potere. I danni che possono fare sono incalcolabili. 

– Secondo Aristotele “Il millantatore è colui il quale fa mostra di titoli di merito che non possiede, esagerando il suo controllo del mondo di cui in realtà è privo”. 

In realtà non è proprio così, solo il 10% degli esseri umani è capace di mentire outright (falsificare), il 90% semplicemente dissimula e questo vale anche per i millantatori che, proprio per questo motivo, sono facili da smascherare semplicemente leggendo il loro curriculum vitae. E’ lo scrittore e avvocato Carlo Goldoni (1707-1793) a spiegarci il perché il 90% di coloro che non dicono il vero dissimuli invece di falsificare: “Ho posto il mentitore in impegni molto ardui e difficili da superare, per maggiormente intralciarlo nelle bugie medesime, le quali sono per natura così feconde, che una ne suol produr più di cento, e l’une han bisogno dell’altre per sostenersi”.

– Restando nel suo campo, un tipo particolare di millantatore è quello che riesce a ricoprire l’incarico di consulente forense, come si smaschera?

Un millantatore non fornisce mai esatte informazioni sui propri titoli di studio (Laurea, Master), è sempre vago, perché teme di venir smascherato. Ci sono millantatori che fanno precedere al proprio nome il titolo di “Ingegnere”, “Dott.”, “Prof. Dott.” o “Dr.” che nel curriculum scrivono “studi in informatica”, o “studi in “ingegneria informatica”, o “esperto in scienze forensi”, o “iscritto all’Università per il conseguimento di una seconda laurea” senza citare la prima, o “laureato presso una prestigiosa Università” senza specificare null’altro. Un millantatore punta soprattutto a pubblicizzare la sua iscrizione all’Albo dei Consulenti Tecnici e dei Periti di un Tribunale e di una Procura, eventuali “docenze”, la partecipazione a convegni come “relatore” e il fatto di essere “membro” di associazioni più o meno sconosciute. Spesso i millantatori posseggono più di un curriculum e si servono di titoli diversi a seconda dell’occasione. 

– Dottoressa, come può un soggetto privo di titoli ritenersi all’altezza di incarichi così delicati?

Gli impostori, nonostante non abbiano i titoli per rivestire certi incarichi, sono convinti di avere le competenze per meritarseli in quanto sovrastimano le proprie abilità, sottostimano quelle di un vero professionista ma, soprattutto, non avendo studiato, ignorano la complessità dell’argomento sul quale si esprimono, in poche parole “non sanno di non sapere”.

– Dottoressa, viene il dubbio che gli impostori soffrano di un disturbo di personalità.

Certamente. Spesso gli impostori sono soggetti psichicamente disturbati con tratti narcisistici e antisociali che non solo desiderano ottenere vantaggi materiali e prestigio, ma bramano il “potere di vita o di morte” sui loro simili verso i quali provano sentimenti ostili. Sono dei perversi che soddisfano il proprio sadismo attraverso il potere che gli viene riconosciuto sugli altri esseri umani da soggetti negligenti se non conniventi. Questo tipo di millantatori non sono dissimili da un punto di vista psicopatologico dai cosiddetti “serial killer missionari” e come loro sono decisi a ripulire il mondo, sono solo meno coraggiosi perché, pur dissimulando o falsificando per appoggiare l’accusa, delegano ad altri la sentenza definitiva. Potremmo definirli “giustizieri per procura”, in tutti i sensi.

– Dottoressa, quanta insicurezza si cela dietro la facciata che si costruiscono gli impostori?

Dietro la facciata che si costruiscono gli impostori si cela una scarsa autostima se non un odio di sé che ha radici nel profondo vissuto di inadeguatezza della loro infanzia e nella consapevolezza di essere stati incapaci di raggiungere legalmente gli obiettivi che si erano prefissati. 

– Dottoressa, chi o cosa li protegge e come vengono smascherati?  

E’ il sistema stesso che li protegge. La corruzione, la mancanza di controlli, la superficialità con cui vengono conferiti gli incarichi e con viene pubblicizzata la loro attività sul piccolo schermo sono il loro terreno di coltura. Ciò che li frega è quell’illusione di impunità maturata col tempo che li porta ad esporsi senza farsi più scrupoli.

APPIAPOLIS: SUICIDI PER IMPICCAMENTO

APPIAPOLIS, 15 febbraio 2020

Soprattutto nei casi di suicidio per impiccamento incompleto le dietrologie trovano terreno fertile e non solo impediscono ai familiari di elaborare un lutto incapsulandoli in una vita di odio e di rabbia ma producono anche parecchi danni a soggetti estranei ai fatti cui vengono “attribuiti” omicidi mai avvenuti.

Nella pratica medico legale si distinguono due tipi di impiccamento:

  1. l’impiccamento completo, quando l’individuo è sospeso nel vuoto;
  2. l’impiccamento incompleto, quando invece il soggetto viene ritrovato in piedi, in ginocchio, seduto o semisdraiato.

Dai tempi dell’impero persiano ad oggi l’impiccamento completo (impiccagione) rappresenta uno dei metodi di esecuzione capitale.

Nell’impiccamento completo la morte interviene per la lussazione dell’articolazione atlanto-epistrofea e susseguente compressione del midollo allungato da parte del dente dell’epistrofeo.

L’impiccamento incompleto è detto alla Condé e può essere sia volontario che accidentale, a volte è secondario ad una pratica autoerotica. 1 3 SUICIDI PER IMPICCAMENTO

L’impiccamento produce una perdita immediata della coscienza e una morte rapida anche quando solo una parte del corpo graviti sul laccio, pertanto, trovare individui con una corda stretta al collo in piedi, seduti o semidistesi, non esclude questa modalità di morte.

L’impiccamento incompleto, ormai da secoli riconosciuto dalla scienza come pratica suicidiaria, scatena da sempre fantasiose ricostruzioni da parte dei parenti dei suicidi e della stampa che ignorano che, non solo l’omicidio per impiccamento è raro ma non è necessaria la sospensione nel vuoto del corpo perché si arrivi alla morte. Per occludere le vie aeree basta esercitare sul laccio una trazione pari ad 1/3 del peso del corpo mentre una trazione di 3-4 kg è sufficiente ad interrompere la circolazione delle arterie carotidi e una semplice compressione del nervo vago e dei ricettori seno-carotidei può produrre l’arresto immediato del cuore con morte sincopale per inibizione riflessa.

L’omicidio per impiccamento è raro e generalmente attuato in persone colte di sorpresa o in precedenza stordite. Un’analisi accurata dei luoghi e del cadavere permettono di distinguere un omicidio da un suicidio. In caso di omicidio si riscontreranno, sia sulla scena del crimine che sul cadavere, i segni di una colluttazione, mentre in caso di suicidio potrebbero essere visibili sul defunto precedenti tentativi di togliersi la vita, come tagli all’altezza dei polsi.

Nel caso un cadavere venga sospeso per simulare un suicidio saranno assenti le lesioni vitali (ecchimosi ed emorragie) in corrispondenza dei tessuti profondi del collo e del solco prodotto dal laccio e, nel caso la sospensione del cadavere avvenga tardivamente, saranno visibili ipostasi in posizioni incompatibili con la dinamica suicidiaria. Naturalmente, in caso di simulazione saranno invece presenti segni indicativi di un’altra modalità di morte.

E’ chiaro che, in caso di messinscena (staging), difficilmente l’autore dell’omicidio simulerà un impiccamento incompleto alla Condé ma opterà invece per lo staging di un impiccamento completo.

La morte da impiccamento è ascrivibile ad un fattore asfittico, ad un fattore circolatorio e ad un fattore neuro vegetativo.

  • Fattore asfittico: il laccio, in genere posto nello spazio tiro-joideo, sposta indietro ed in alto l’osso joide e la base della lingua che, premendo contro il palato ed il faringe, provoca l’occlusione delle vie aeree. Solo nel caso in cui intervenga il fattore asfittico possono manifestarsi convulsioni asfittiche terminali.
  • Fattore circolatorio: l’interruzione del circolo sanguigno a livello delle arterie carotidi che si trovano ai lati del collo (3,5 kg) ed eventualmente delle arterie vertebrali (16,6 kg) produce un’ischemia cerebrale con perdita immediata della coscienza. La chiusura delle giugulari causa invece una stasi venosa acuta del territorio cefalico che produce un’edema.
  • Fattore neuro vegetativo: un’intensa stimolazione del nervo vago, che decorre verticalmente nel fascio vascolonervoso del collo insieme all’arteria carotide anteriormente e alla vena giugulare posteriormente, e dei recettori seno-carotidei può produrre l’arresto immediato del cuore con morte da inibizione riflessa.

Sempre da un punto di vista medico legale, si riconoscono due tipi di impiccamento a seconda della posizione del laccio: un impiccamento tipico, se il nodo corrisponde alla nuca e un impiccamento atipico, se il nodo si trova in posizione laterale o anteriore del collo. L’impiccamento atipico rientra tra gli impiccamenti messi in atto allo scopo di suicidarsi, il fatto che sia denominato atipico non lo rende sospetto.

Il segno più caratteristico dell’impiccamento è il solco dovuto alla compressione del laccio sul collo. Il solco può essere molle o duro, a seconda della consistenza del laccio. Il solco è obliquo dal basso in altoineguale perché più profondo a livello dell’ansa e degradante verso il nododiscontinuo perché si interrompe a livello del nodo dove la forza di trazione discosta il laccio dalla cute. Nell’impiccamento incompleto in atteggiamento prono il solco può risultare orizzontale.

All’esame medico legale in una vittima di impiccamento, oltre al solco, sono presenti: emorragie nel derma, nel sottocutaneo, nel connettivo interstiziale e nei muscoli cervicali; lacerazione delle fibre dei muscoli del collo; frattura e lussazione dell’osso joide; rottura trasversale dell’intima della carotide comune in prossimità della sua biforcazione (s. di Amussat); ecchimosi nell’avventizia delle carotidi (s. di Friedberg); lacerazione delle fibre nervose del vago (s. di Dotto); ecchimosi retrofaringea o prevertebrale (s. di Brouardel); emorragie sotto il legamento longitudinale anteriore della colonna vertebrale al passaggio dorso-lombare (s. di Simon); cianosi intensa del volto o pallore; presenza di ipostasi nei segmenti distali degli arti e nelle regioni del bacino (ipostasi a mutanda), che possono determinare erezione del pene con emissione di sperma; emorragie puntiformi congiuntivali e enfisema acuto dei polmoni.

Casistica:

2 2 SUICIDI PER IMPICCAMENTO

Il Duca Luigi Enrico di Borbone-Condé , il 27 agosto 1830 fu trovato impiccato alla «spagnoletta» di una finestra della sua camera da letto nel castello di Saint-Leu, i suoi piedi erano appoggiati a terra. Le speculazioni sulla sua morte non mancarono all’epoca come non mancano oggi quando un suicida mette in atto un impiccamento incompleto.

Un caso di suicidio per impiccamento incompleto, che per anni ha riempito le pagine di cronaca nera, è stato quello di una dirigente della Digos di Potenza, Anna Esposito, il cui cadavere venne ritrovato impiccato con una cintura di cuoio alla maniglia di una porta del suo appartamento nella caserma Zaccagnino. Era il 12 marzo 2001. Il primo esame autoptico concluse per un3 2 SUICIDI PER IMPICCAMENTOsuicidio, un secondo esame autoptico, eseguito nel 2015, dopo la riesumazione del corpo, concluse ancora per un suicidio.

Il 24 marzo del 2017 la Corte di Cassazione ha finalmente rigettato il ricorso proposto dei familiari di Anna Esposito contro il decreto di archiviazione che il giudice delle indagini preliminari di Potenza aveva firmato.

Sia la posizione in cui fu ritrovato il cadavere (semi sospeso), che la frattura dell’osso joide, che la presenza del nodo sul lato destro del collo anteriormente sono compatibili con un suicidio per impiccamento incompleto e atipico, non solo, non sono mai stati raccolti elementi che potessero attribuire una qualche responsabilità all’unico sospettato, il giornalista della Rai, Luigi Di Lauro, legato alla Esposito da una relazione sentimentale.4 1 SUICIDI PER IMPICCAMENTO

L’attore Robin Williams si è suicidato impiccandosi ad una porta con una cintura.

Il campione di football americano, Aaron Hernandez, si è suicidato a 27 anni impiccandosi con un laccio ricavato dalle lenzuola alle sbarre della finestra della sua cella del Souza-Baranowski Correctional Center, Massachusetts, dove stava scontando una condanna a vita per l’omicidio di Odin 5 1 SUICIDI PER IMPICCAMENTOLloyd.

Hernandez, prima di suicidarsi, ha bloccato la porta della sua cella dall’interno e ha versato sapone liquido sul pavimento per ritardare i soccorsi.

6 1 SUICIDI PER IMPICCAMENTOL’attore David Carradine è stato trovato impiccato in un hotel di Bangkok il 4 giugno 2009. La sua morte è stata archiviata come impiccamento incompleto accidentale seguito ad una pratica autoerotica.

Mario Biondo si è suicidato nella sua abitazione di Madrid nel maggio 2013, a questa conclusione sono giunti gli inquirenti spagnoli e alla stessa conclusione è giunto il Prof. Paolo Procaccianti che ha eseguito una seconda autopsia disposta dalla Procura di Palermo a seguito della riesumazione del corpo. Il Prof. Procaccianti non ha riscontrato sul cadavere di Biondo segni compatibili con uno strangolamento o con una aggressione che possano aver preceduto un eventuale impiccamento ad opera di terzi.

7 1 SUICIDI PER IMPICCAMENTOMario Biondo si è impiccato con una pashmina alla libreria della sua abitazione, come mostrano le foto scattate dagli investigatori spagnoli, nelle foto visibili online, non solo non si notano manomissioni del contenuto degli scaffali ipotizzabili nel caso Mario Biondo fosse stato impiccato post mortem o dopo essere stato stordito, ma si vede il cadavere appeso alla libreria, prova che la stessa ha retto il suo peso, e si notano le gambe distese del povero Biondo, come lo erano nelle foto scattate durante il trasporto del cadavere con una sedia lettiga.

In altre foto, sul collo di Biondo è ben visibile il solco obliquo classico dell’impiccamento, un reperto incompatibile con la fantasiosa ricostruzione che ipotizza che Mario Biondo sia stato prima strangolato e poi impiccato, com’è noto infatti, il reperto tipico dello strangolamento è un solco solitamente orizzontale di profondità uniforme senza discontinuità, discontinuità che invece caratterizza il solco dell’impiccamento e che è presente in questo caso. Se Mario Biondo fosse stato prima strangolato e poi impiccato, solo su un eventuale solco riferibile allo strangolamento sarebbero stati repertati segni di vitalità, quali emorragie ed ecchimosi e non sul solco prodotto dall’impiccamento e nei tessuti profondi del collo in corrispondenza dello stesso, perché l’impiccamento sarebbe intervenuto post mortem.

In merito al solco da impiccamento prodotto da una pashmina (o da una sciarpa di seta), lo stesso non sarà mai largo come la sciarpa stessa perché il peso del corpo non si distribuirà mai uniformemente su tutto lo spessore della pashmina, questo perché, alla trazione, la pashmina si tende in modo irregolare, ovvero con strisce di tessuto più o meno estroflesse ed è sulla striscia più estroflessa di tutte che il corpo grava lasciando sul collo un segno di dimensioni inferiori rispetto alla larghezza della sciarpa.

Raquel Sanchez Silva, moglie di Mario Biondo all’epoca dei fatti e noto personaggio televisivo, ha da subito collaborato con gli inquirenti e ha semplicemente cercato di evitare che, attraverso la diffusione dei files presenti sul computer del marito, fosse data in pasto ai media la sua vita privata.

8 1 SUICIDI PER IMPICCAMENTONelle prime ore del mattino del 31 maggio 2016, la 37enne Carlotta Benusiglio si è suicidata impiccandosi ad un albero del parco di Piazza Napoli, a Milano; la ragazza viveva in via dei Vespri Siciliani, a poche decine di metri dal parco. Al momento del ritrovamento, a detta dei soccorritori, i suoi piedi toccavano a terra, si è trattato pertanto di un impiccamento incompleto. Alle ore 3:39:21, circa 2 ore prima del ritrovamento del cadavere di Carlotta, la telecamera Napoli 14, ha ripreso Marco Venturi e Carlotta Benusiglio, che, imboccata via dei Vespri Siciliani, si dirigevano verso la casa di Carlotta, 3 minuti e 4 secondi dopo, alle 3.42.26, la stessa telecamera ha ripreso Marco Venturi mentre percorreva via dei Vespri Siciliani in senso inverso. Non esistono altre riprese delle telecamere di piazza Napoli che abbiano inquadrato Marco Venturi. Ipotizziamo che una volta raggiunta la casa di Carlotta (alle 3:40:04, la telecamera Napoli 12 riprese Carlotta di fronte a casa sua), il Venturi e la Benusiglio si siano diretti nel parco, per raggiungere l’albero dove è stata trovata impiccata Carlotta, la coppia avrebbe impiegato almeno un minuto, è pertanto umanamente impossibile che Marco Venturi, in meno di un minuto e 22 secondi abbia potuto stordire Carlotta Benusiglio, sospenderla all’albero e tornare in via dei Vespri Siciliani. Sono sufficienti gli orari delle inquadrature della telecamera Napoli 14 ad escludere che Marco Venturi abbia avuto il tempo materiale di commettere un omicidio e simulare un suicidio.9 300x184 SUICIDI PER IMPICCAMENTO

Kate Spade, 55 anni, ricca e famosa designer americana, il 5 giugno 2018 si è tolta la vita impiccandosi con una sciarpa alla porta della camera da letto del suo appartamento di Manhattan.10 SUICIDI PER IMPICCAMENTO

L’8 giugno 2018, Anthony Bourdain, famoso chef, si è tolto la vita impiccandosi in una camera d’albergo di un hotel di Kayserberg, France.

Il 10 agosto 2019, il finanziere Jeffrey Edward Epstein si è suicidato impiccandosi ad una branda nella sua cella del Metropolitan Correctional Center di Manhattan dove era detenuto dal 6 luglio 2019. Epstein aveva 66 anni, era stato arrestato all’aereoporto di Teterboro (NJ) e accusato di traffico di minori per scopi sessuali. Già nel 2008, Epstein aveva patteggiato una pena a 18 mesi di carcere dopo essere stato accusato di aver indotto una minore di 18 anni a prostituirsi. A Epstein era stata negata la libertà su cauzione e aveva già tentato di impiccarsi il 23 luglio scorso; il medico legale che ha esaminato il cadavere ha concluso per una morte per impiccamento; nei giorni precedenti al suicidio Epstein aveva smesso di lavarsi, di radersi, di pettinarsi, e dormiva per terra invece che sulla sua branda, tutti segnali di uno stato depressivo.11 scaled SUICIDI PER IMPICCAMENTO

Altri casi:

– L’11 settembre 2014 un giovane dirigente del ministero dell’Economia, si è tolto la vita impiccandosi ad un termosifone del suo ufficio di via XX Settembre a Roma.

– Nel giugno 2003, a Massa, D.P., un operaio di 36 anni, padre di due figli si è tolto la vita impiccandosi alla maniglia di una porta con la cinghia di un avvolgibile, ha lasciato un biglietto con scritto: “Non ce la faccio più a vivere così. Sono disperato”.

– Nel giugno del 1991 Giorgio Licata, 34 anni, nato a Ragusa e residente da tempo a Milano, si è tolto la vita impiccandosi con un lembo della coperta alla maniglia della porta del bagno di una cella di sicurezza della questura di Milano.

*Medico e criminologo, allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari.  

Bibliografia

Clemente Puccini, Istituzioni di Medicina Legale

PROBLEMI DIAGNOSTICI MEDICO LEGALI IN TEMA DI STRANGOLAMENTO E DI IMPICCAMENTO

Il Tirreno, 6 giugno 2003, Si uccide un giovane padre di due figli

la Repubblica.it, 8 giugno 1991, SUICIDIO IN CELLA DI SICUREZZA NELLA QUESTURA DI MILANO

La Statement Analysis

“Svelare le menzogne tramite l’analisi delle dichiarazioni”

Obiettivo Investigazione, 9 dicembre 2019

La Statement Analysis è una tecnica di analisi del linguaggio che permette di ricostruire i fatti relativi ad un caso giudiziario attraverso lo studio, parola per parola, delle dichiarazioni di eventuali sospettati o indagati. Questa tecnica investigativa, si basa sul principio che le dichiarazioni veritiere differiscono da quelle false in alcune parti del linguaggio. Ad esempio, il contenuto di dichiarazioni che sono riferibili ad eventi realmente vissuti, è diverso dalla struttura e dal contenuto di dichiarazioni inerenti ad eventi solo immaginati.

I non addetti ai lavori ritengono che la maggior parte della gente menta, mentre nella realtà, il 90% dei soggetti che non raccontano la verità, dissimulano, ovvero non raccontano menzogne ma semplicemente nascondono, omettono volontariamente alcune informazioni senza dire nulla di falso.

La Statement Analysis permette di identificare nel linguaggio di un interrogato le aree dove le informazioni mancano. Chi dissimula si affida infatti alla interpretazione delle proprie parole da parte di interlocutori inesperti e, lo fa fornendo risposte che si avvicinano soltanto a negazioni credibili. Le negazioni credibili hanno una struttura precisa.

Uno dei principi fondanti della Statement Analysis è il seguente: “If the subject is unwilling or incapable to deny the allegation, we are not permitted to say it for him” (Se un soggetto è riluttante o incapace di negare, noi non siamo autorizzati a farlo per lui). L’altro 10% di coloro che non dicono il vero, non solo tacciono l’informazione vera ma presentano un’informazione falsa come fosse la realtà.

Falsificare è molto impegnativo e, con il passare del tempo, chi decide di farlo si accorge che non solo è costretto a ripetere all’infinito la prima bugia, ma che deve far ricorso a superfetazioni sempre più articolate per tenerla in piedi.

In generale la dissimulazione è considerata meno riprovevole della falsificazione perché, essendo un comportamento passivo, fa sentire meno in colpa. Peraltro, chi dissimula può giustificarsi più facilmente di chi falsifica, ad esempio sostenendo di non aver detto tutto a causa di una dimenticanza.

L’analisi di una eventuale telefonata di soccorso, di interviste e interrogatori di un soggetto che dissimuli o falsifichi è comunque utile per ricostruire i fatti nel caso le sue dichiarazioni non siano state contaminate dai suoi interlocutori. Contaminare un’intervista od un interrogatorio significa introdurre, attraverso le domande, termini diversi da quelli usati dall’interrogato, termini che entreranno nel suo linguaggio e lo aiuteranno a mentire.

La Statement Analysis è una scienza complessa e con regole ben precise. Gli esseri umani parlano per essere compresi e parlano in economia di parole.

Da un soggetto “innocente de facto” accusato di aver commesso un omicidio, ci aspettiamo come priorità una negazione credibile in risposta ad una domanda aperta, “Io non ho ucciso mia moglie”, e ci aspettiamo che il soggetto accompagni alla negazione le seguenti parole “ho detto la verità”.

Esiste una regola in Statement Analysis, “No man can lie twice”: se un soggetto nega in modo credibile di aver commesso un omicidio, ovvero dice “Io non ho ucciso mia moglie”, ma nella realtà l’ha uccisa, non sarà in grado di riferirsi alla sua menzogna dicendo “ho detto la verità”, ma dirà invece frasi come “io non dico bugie” o “io non mento”.

Un soggetto può essere “innocente de iure” (per legge) ma non “de facto” e, allora non sarà capace di negare in modo credibile, mentre quando è “innocente de iure” e “de facto” oppure solo “de facto”, sarà capace di negare in modo credibile. Nella frase “Io non ho ucciso mia moglie. Ho detto la verità. Sono innocente” ci sono tutte le caratteristiche di una negazione credibile. Mentre la singola frase “Io sono innocente” non è di per sé una negazione credibile perché dirsi innocenti non equivale a negare l’azione omicidiaria.

Andiamo su casi di cronaca che tutti conosciamo: gli omicidi di Chiara Poggi e Yara Gambirasio.

Durante l’interrogatorio il PM Rosa Muscio contestò ad Alberto Stasi la presenza del sangue di Chiara Poggi su entrambi i pedali della sua bicicletta. Stasi non negò mai in modo credibile di aver ucciso Chiara, non disse “Io non ho ucciso Chiara, sto dicendo la verità” ma disse invece: “Io non ho fatto niente a Chiara, non ho fatto assolutamente nulla” e “Non ho… non ho fatto nulla alla Chiara, non ho fatto nulla alla Chiara” e “Non sono stato io”.

Le frasi “Io non ho fatto niente a Chiara”, “non ho fatto assolutamente nulla” e “non sono stato io”, non sono negazioni credibili. Per altro quando Stasi dice “non ho fatto assolutamente nulla”, attraverso l’uso dell’avverbio “assolutamente”, mostra un bisogno di convincere che gli innocenti non hanno. Stasi non è mai riuscito a dire “Io non ho ucciso Chiara” perché avrebbe mentito. Sempre durante lo stesso interrogatorio Stasi disse: “Sono a posto con la mia coscienza”. “Sono a posto con la mia coscienza” non solo non è una negazione credibile ma il segnale di un’indole manipolatoria, come sappiamo infatti gli psicopatici sono privi di “coscienza” perché incapaci di provare senso di colpa o rimorso. “Sono a posto con Chiara” non significa che Stasi non abbia commesso l’omicidio. Questa frase potrebbe sottintendere che lui avesse avvisato Chiara e che quindi lei fosse ben consapevole di ciò cui sarebbe andata incontro se non lo avesse ascoltato.

Per quanto riguarda invece l’omicidio di Yara Gambirasio, durante un interrogatorio, il pubblico ministero chiese a Massimo Giuseppe Bossetti: “rispetto a questa imputazione come si pone?”, una domanda che avrebbe permesso a Bossetti di negare in modo credibile, mentre lui rispose semplicemente: “Innocente”.

Come visto in precedenza dichiararsi innocenti senza negare l’azione omicidiaria non rientra tra le negazioni credibili, peraltro, Bossetti, all’epoc,a non era ancora stato giudicato, quindi era ancora “innocente de iure” e per questo motivo non ebbe difficoltà a definirsi tale. Se Bossetti fosse stato “innocente de facto”, avrebbe dovuto cogliere l’occasione per negare con forza, avrebbe dovuto dire: “Io non ho ucciso Yara, sto dicendo la verità“. Gli innocenti lo fanno ogni qualvolta vengono messi di fronte all’accusa.

Gli “innocenti de facto” possiedono la protezione del cosiddetto “muro della verità” (wall of truth), ovvero un’impenetrabile barriera psicologica che gli permette di limitarsi a rispondere con poche parole in quanto non hanno necessità di convincere nessuno di niente. Al contrario, i colpevoli si perdono in lunghe tirate oratorie finalizzate alla persuasione dei propri interlocutori.

Articolo di Ursula Franco


Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis, si occupa soprattutto di morti accidentali e incidenti scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi.

 

The murders of Blake Dickus and Chynna Dickus

Blake Michael and Chynna Lynne Dickus

Franklin, Indiana. On Monday, July 24, 2006, Blake Dickus, 10, and his stepmom Chynna Dickus, 26, were brutally murdered inside the house Chynna shared with her husband, Blake’s father, Sean Dickus. 

The last person who saw Chynna and Blake alive was Sean Dickus, he had lunch with them, then went back to work. 

Sean Dickus was also the one who discovered the two bodies. He arrived home, then several witnesses saw him screaming and vomiting.

Blake had been beaten and stabbed, the coroner found signs of asphyxiation and blunt force trauma. Chynna had been stabbed multiple times.

At home, detectives found no sign of forced entry.

The case is still unsolved.

In 2015, Blake’s mother, Christina Leanne Whittemore and Blake’s father, Stephen Sean Dickus spoke to Crime Watch Daily‘s Andrea Isom about the case.

Christina Leanne Whittemore: “I could hardly pull down their street, there was like cop car after police car and I was, like, you know, What is going on? I’m trying to focus, I looked down and I see yellow caution tape all around and I’m, like: “Oh my gosh! That’s their house!” And there was a coroner’s van, the garage door was up and I just went running down the sidewalk yelling Blake’s name, he (a homicide detective) stopped me at the driveway, he said… he started: “No. Who are you?”. And I’m, like: “I’m Blake’s mom. Where is my son? Where… where is at? What hospital? Just tell me right now”. And he just couldn’t even look at me and I go: “Don’t tell me that (inaudible) just, where is my baby?”. And he just shook his head and I… I just fell (…) He had to be begging for his life, you know, I wonder, was he asking for me?… you know, I mean, what my child went through (…) I don’t know how somebody can do this and continue living with themselves. Why can’t they come forward? Please, our family needs justice”.

Christina Leanne Whittemore and Blake Michael Dickus

Analysis of the interview Stephen Sean Dickus released to correspondent Andrea Isom in 2015:

  • Stephen Sean Dickus: I am faulting by that (being a suspect), I am on the phone so, you know, finger pointed at me, like, I can’t understand that kind of… maybe, we’re drawn to a shell a little bit, God, it was very difficult.

“You know” is a signal that Sean is acutely aware of the interviewer’s presence at this point of the interview.

Sean Dickus uses the word “like” to avoid exactness. 

“I can’t understand that kind of…” is self censoring, an incomplete sentence is an indication of suppressed information. 

Note the word “God”Divinity, within an interview, is a red flag for deception and shows a desire to persuade the interviewer using “God” as a witness.

  • Andrea Isom: You loved your family?

We don’t know what induced the journalist to ask such a question because we don’t have the entire interview but we know that she would never asked Blake’s mother the same question, all the love for her son and the pain for the lost were in her words.

  • Stephen Sean Dickus: I did… and I do… uhm.
  • Andrea Isom: What happened that day?

Great question.

  • Stephen Sean Dickus: Well, I went home for lunch that day and Blake was getting excited about going home because he was gonna go to the movie with his mom and… uhm… you know, I just (inaudible) I can remember rubbing the back of his head and giving him a kiss and, you know, (inaudible) “Goodbye”, I left the garage and I pulled out and Chynna was at the mailbox and I gave her, you know, kiss I said “Goodbye” to her and that’s… that’s the last thing I remember.

“I remember“, in an open statement, is unnecessary wording considering that, in truthful accounts, people can only tell us what they remember, therefore is a signal of suppressed memory.  

Note “giving him a kiss and, you know, (inaudible) “Goodbye” and “I gave her, you know, kiss I said “Goodbye”. Within a statement of a familiar homicide, “The Kiss Goodbye” is often a linguistic signal that points to the time of death, or near the time of death.

Note “I left the garage”. 

The word “left” is unnecessary when used as a connecting verb, if present is an indication of missing information at that period of time. 

Sean doesn’t say “I went to work” but “I left the garage”, this means that his mind is still there, in the garage but he doesn’t say what happened before leaving the house. “Left” represents one of the two highest level of sensitivity in Statement Analysis and here is crucial because is close to another indicator of sensitiveness “The Kiss Goodbye” that, in domestic homicides, usually points to the time of death.

“uhm… you know” is a pause to think, an indicator that Sean Dickus needs to focus on what to say because the question is sensitive to him.

“that’s… that’s the last thing I remember” is a way to stop the flow of information either from the subject or through questioning. This is often seen in guilty statements in which the subject does not want any more information to be revealed about the topic.

Few days after the murders, in an interview with Fox59, Sean Dickus said: “I went home for lunch, I spent that time with him and… it was time for me to go back to work so, you know, I left him and they were all happy”.

Note that “I left” is also present here.

Note that Sean Dickus didn’t say “We spent time together” where the word “we” indicates unity, closeness, but “I spent time with him”, where the word “with” creates distance.  

On July 2007, a year after the murder, Sean Dickus, in an interview, said:

“I was here for lunch. I got to rub the back of my son’s head for the last time and tell him goodbye. And I got to hug my wife and tell her goodbye as well. So, you know, I’ll never forget those moments, that last lunch that I had here, and just a few short hours later, I came home to a nightmare that just wasn’t real. I walked into my home and realized there was a problem immediately“. 

Note the presence of the two “goodbye”.

Note the word “problem“, he considers the double murders of his son and wife, simple a “problem“. This is minimization. Minimization is a distancing measure, it’s a way to avoid of dealing with negative emotions by reducing the importance and impact of events that give rise to those emotions, it’s a common strategy used by guilty people to deal with feelings of guilt. 

The word “immediately” speaks of a delay.

Few days after the murders, in an interview with Fox59, Sean Dickus said: I pull in the garage and I… I stumbled upon… uhm… the scene… boy… was… it was… not pleasant… uhm… I know, straighten, right away, at first, that there was something wrong”.

Note “I pull” and “I know”, he speaks at the present tense of a past event, this is unreliable. He speaks at the present tense because he is not speaking from his experiential memory.

The presence of a stuttering “I” discloses increase of tension which indicates an increase in anxiety. 

Note the pauses to think about his words.

Note that Sean not to describe the scene, tells us what it was not: “it was not pleasant”. Truthful people tells what happened, Thought, felt, not what did not happen, nor what was not thought or felt. When someone tells us what did not happen, or what was not thought we should not only be on alert for deception, but the possibility that the person is telling you the opposite of what it appears.

  • Stephen Sean Dickus: I came home to… to a horror.
  • Andrea Isom: What did you see?

Another great question.

  • Stephen Sean Dickus: Well, I’m… I’m just gonna live with that, it was the worst think imaginable, I can tell that.

Note that Dickus is self focused, he doesn’t speak about what his son and wife went through as Blake’s mother, Christine, did: “He had to be begging for his life, you know, I wonder, was he asking for me?… you know, I mean, what my child went through” but about himself.

  • Stephen Sean Dickus: I wasn’t aware that, you know, until later on, after the fact, that there burglaries going on around the subdivision or anything of that nature… uhm… it was after the fact that I found out those things.

Note that Sean Dickus is unable or unwilling to say words as “murders” or  “homicides”, he chooses the word “the fact” to avoid of dealing with negative emotions

  • Stephen Sean Dickus: We didn’t have any… anyone that didn’t like us (inaudible), we were always happy, we did nothing but enjoying serving others and I don’t understand.

Sean uses the pronoun “We” and “us”, why? China and Blake were killed, he wasn’t even attacked but his desire is to be placed on the side of the victims. 

We didn’t have any…” is self censoring. Sean Dickus is unable or unwilling to even say the word “enemies”.

“we did nothing but enjoying serving others” is Virtue Signaling, an indicator of projected guilt. He is manipulative.

  • Stephen Sean Dickus: This is… uhm… being honest (inaudible), is the first time I’ve looked a video of Blake (inaudible) almost 9 years, so it’s… uh… 

Words as “honestly” or “being honest” are often associated with deception.

ANALYSIS CONCLUSION

Deception Indicated

Sean Dickus has guilty knowledge of what happened to his son, Blake, and wife, Chynna.

In an interview, released a year after the murder, Sean Dickus said: Because I know there’s somebody out there that knows something and they’re just not saying anything.

Note that Sean Dickus is unable to say: “out there there is somebody that killed my family” because he is the one who murdered Blake and Chynna.

Note that Sean Dickus is unable or unwilling to condemn morally the author of the crime, he is unable to call him names, moreover, he is even unable to call him “a murderer” because he is the one who committed the crime.

Sean Dickus himself told us that at first he attacked his son and then his wife. He got enraged with his son probably because he was too “excited about going home because he was gonna go to the movie with his mom” and beaten him, Chynna intervened and he stabbed both. 

In the interview released a year after the murder, Sean Dickus also said: “I can’t put words to that. It’s just the worst imaginable thing that you could go through”.

Note that he says: “It is the worst imaginable thing that you could go through” not “that I could go through” as expected. The use of “you” is distancing language that indicates a form of deception. In other words: Dickus is unable to use the pronoun “I” because he would lie and, to avoid the stress of lying, he distance himself from the reality using “you” instead of “I”. 

In the same interview Sean Dickus spoke about living in the house of the murders: “I feel comfort here and I feel safe here and it seems to wrap its arms around me”.

I believe him, he feel safe at home because he is the one who killed Chynna and Blake.

Few days after the murders, in an interview with Fox59, Sean Dickus said: “I’m doing… I’m doing well… uhm… I get my strength from The Lord, Jesus Christ, every day… uhm… it’s hard in the morning when you get up but… but when I wake up, I just start praying for peace and… and it comes and it allows me to be strong right now”.

Note the pauses to think.

Note that the focus is on him, “I’m doing well”, “I get my strength from the Lord”, “it allows me to be strong right now”.

Note the reference to “The Lord, Jesus Christ”.

Note that he doesn’t speak of himself when he says: it’s hard in the morning when you get up”. The use of “you” is distancing language that indicates a form of deception.

Note that he prays for peace, not for justice, because he is the murderer.

On November 13, 2001 Jennifer Blagg, 34, and her daughter Abby, 6, disappeared from their home in Grand Junction, Colorado. On June 4, 2002, Jennifer’s remains were found in a landfill, she had been killed by a gunshot wound in the face. Abby’s body has never been found. Michael Blagg was convicted of murdering his wife Jennifer in Mesa County in 2004, ten years later, a judge threw out his original conviction because a juror lied on her jury questionnaire about being a victim of domestic violence. Blagg was re-tried in Jefferson County and on April 5, 2018, for the second time, a jury convicted him of killing his wife Jennifer. He faces a sentence of life in prison without the possibility of parole.

During an interview, Michael Blagg said: “This has been as draining and physically demanding as anything I’ve ever done in my life, its truly a horrible situation and I know that The Lord will bring me through this and The Lord will bring them home. Anyone who knows anything about my wife and my daughter, I pray that you’ll come forward. Just allow them to come home that’s all I can ask, please allow them to come home”.

Note the focus is on himself.

Note the reference to “The Lord”, twice. 

One of the detectives in the Blagg’s case said that Michael Blagg had told him that in the morning of December 19, the day of his wife and daughter’s disappearance “as he left he went to give Jennifer a kiss and went upstairs and gave Abby a kiss Goodbye“.

About Sean Dickus vomiting at the murder scene:

Nausea and vomiting are classical responses to a prolonged stress. Stress can induce general trouble with the digestive system due to the physiological changes a body goes through.

Not only the victim of a sexual violence or of an aggression but also the perpetuator often shows the symptoms of the so called General Adaptation Syndrome (GAS), a physiological reaction to a stressful event.

GAS is a three-stage process that a body goes through when under stress: Alarm, Resistance and Exhaustion.

Alarm reaction stage: corticoids, adrenaline and noradrenaline are released to induce a a “fight-or-flight” response that allows the body to deal with the threat.

Resistance stage: at the end of a stressful situation, the body enters in a recovery phase to reach the pre stress state.

When the stress is prolonged, the body is unable to recover and continues to release corticoids, adrenaline and noradrenaline. Stomach and intestinal distresses like nausea, vomiting, diarrhea and bloating are symptoms of this prolonged state of alert.

Exhaustion stage: when the stress is chronic a subject deals with symptoms like depression, anxiety and fatigue.

A murderer is in a prolonged state of alert because his/her fear of being caught.

About the result of the polygraph test:

Sean Dickus was administered a polygraph test and he passed, but, according with Peter Hyatt, a Statement Analyst and instructorThe cause of most errors in poligraphy is that the subject is given language that is not part of his personal, internal, subjective dictionary. When the polygraph is administered employing the subjective dictionary of the subject, is close to 100% fool-proof. When the examiner speaks on and on, the subject learns and uses his language; language of which there is no emotional connection and no historical, that is, subjective connection personally”.

Ursula Franco, MD and criminologist

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: NICOLETTA INDELICATO come ADRIANNE JESSICA JONES (intervista)

Nicoletta Indelicato

Nicoletta Indelicato, 25 anni, nella notte tra sabato 16 e domenica 17 marzo è stata attirata in una trappola dall’amica Margareta Buffa, 29 anni, che l’ha fatta salire in auto e l’ha condotta in un vigneto nelle campagne di Marsala, Contrada Sant’Onofrio, una volta raggiunto il vigneto, dal bagagliaio dell’automobile è uscito il fidanzato di Margareta, Carmelo Bonetta, 34 anni, che ha picchiato e accoltellato Nicoletta e ha poi dato alle fiamme il suo corpo. Secondo indiscrezioni, Nicoletta aveva rivelato a Margareta di aver avuto un breve flirt con il Bonetta e aveva raccontato che il ragazzo faceva uso di droga.

Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

Le Cronache Lucane, 21 marzo 2019

Carmelo Bonetta

Dottoressa Franco, quando ha saputo della confessione dell’amico Carmelo e del coinvolgimento nell’omicidio della sua fidanzata, la sua amica Margareta, cosa ha pensato?

Ho pensato subito all’omicidio della giovane Adrianne Jessica Jones, uccisa nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 1995 da Diane Michelle Zamora, 17 anni all’epoca dei fatti e dal suo fidanzato diciottenne, David Graham. La Zamora, dopo che il Graham le aveva rivelato di essersi intrattenuto sessualmente con la Jones in un’occasione, lo aveva invitato ad ucciderla per provarle il suo amore. Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre, David Graham era passato a prendere la Jones in auto e con una scusa l’aveva condotta in un campo nei pressi di un lago, una volta raggiunto il luogo isolato, dal portabagagli dell’auto era uscita la Zamora che aveva colpito al capo la Jones con un corpo contundente, la ragazza era stata poi finita dal Graham con due colpi d’arma da fuoco esplosi da distanza ravvicinata.

Adrianne Jessica Jones

Dottoressa Franco, quanto è importante conoscere la casistica nel suo lavoro?

Conoscere la casistica è fondamentale per chi si occupa di morti violente e di scomparse, permette infatti di restringere il cerchio dei sospettati e di censurare le ricostruzioni di fantasia.