Emanuela Orlandi, nessun mistero: uccisa da un predatore violento (intervista)

Ursula Franco, medico e criminologo a Stylo24: errori degli inquirenti, la Santa Sede non c’entra nulla. La ragazza non era un personaggio di rilievo, ma solo una giovane che dormiva a Città del Vaticano

stylo24, 15 luglio 2019

Ursula Franco è medico e criminologo, si occupa soprattutto di incidenti e morti accidentali scambiate per omicidi e di errori giudiziari. E’ stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Recentemente la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha deciso per una riapertura dell’istruttoria dibattimentale del processo a carico di Binda.

– Dottoressa Franco, cosa pensa del caso Emanuela Orlandi?

Il mio docente di patologia chirurgica, l’emerito professor Massimo Ermini, quando un paziente manifestava un certo sintomo, per addivenire ad una diagnosi, soleva consigliarci di cominciare con l’escludere le malattie più comuni per poi, eventualmente, prendere in considerazione quelle più rare, una tecnica che permette di non tagliar fuori nulla. Nel caso Orlandi è successo il contrario, si è fantasticato di ricostruzioni improbabili fino ad arrivare a perdere il contatto con la realtà e a mettere in ombra la verità. E’ alla casistica che si doveva guardare, non ai complotti internazionali.

– Secondo lei il Vaticano è coinvolto?

Non lo è, né direttamente, né indirettamente. Emanuela Orlandi non era un personaggio di rilievo ma una ragazza comune che semplicemente dormiva dentro le mura vaticane e che è stata circuita, rapita ed uccisa nella città di Roma da un predatore violento. Non è la tanto declamata omertà degli ambienti vaticani ad aver impedito la soluzione del caso Orlandi ma il ginepraio di dietrologie in cui si sono cacciati gli inquirenti. Peraltro, le superfetazioni costruite su questa storia, che non ha nulla di straordinario, hanno permesso ai detrattori della Santa Sede di vomitare odio ogni qual volta i giornali o la televisione siano tornati ad affrontare il caso Orlandi. La famiglia Orlandi è vittima, ormai da decenni, di un circo mediatico che non condurrà da nessuna parte, se la dovrebbe prendere con gli inquirenti che indagarono sulla scomparsa della povera Emanuela e con chi si è approfittato del loro dolore, non con il Vaticano, che non conosce la verità.

– Dottoressa, secondo lei, c’è un filo conduttore che lega la scomparsa di Emanuela Orlandi a quella di Mirella Gregori?

Non da un punto di vista dell’autore del reato, fu un estraneo a rapire Emanuela mentre, per quanto riguarda Mirella Gregori, ritengo altamente probabile che la ragazza conoscesse il suo assassino ed è facile che la soluzione del caso sia agli atti, ovvero, si trovi nelle dichiarazioni rilasciate agli inquirenti all’epoca della scomparsa di Mirella da uno dei soggetti sentiti.

– Il caso Orlandi, da un punto di vista mediatico, è un caso unico?

Diciamo che il caso del Mostro di Firenze, un caso molto più semplice da risolvere per l’infinità di indizi che si sarebbero potuti raccogliere, non solo è equiparabile al caso Orlandi da un punto di vista mediatico ma anche relativamente ai “gineprai” in cui si sono cacciati gli inquirenti.

– Che caratteristiche aveva il cosiddetto Mostro di Firenze e quanti omicidi ha commesso?

Il Mostro di Firenze è stato un singolo offender che agiva per lussuria, il quale, come molti suoi colleghi Lust murderer, era affetto da un certo grado di impotenza, tanto che gli unici atti sessuali agiti sulle vittime erano atti sessuali sostitutivi quali il taglio degli abiti nell’area pubica, l’accoltellamento e, in un caso, l’inserzione di un tralcio di vite nella vagina della vittima. Il Mostro ha commesso 8 duplici omicidi, a cominciare da quelli di Barbara Locci e Antonio Lo Bianco (1968) per finire con quelli di Jean Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot (1985).

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Ossa nella nunziatura : parla la criminologa Ursula Franco (intervista)

La Dottoressa Ursula Franco è medico e criminologo, si occupa soprattutto di incidenti e morti accidentali scambiate per omicidi e di errori giudiziari. E’ stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti. Recentemente ha fornito una consulenza all’avvocatessa Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda, già condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Ursula Franco è anche consulente degli avvocati della difesa di Daniel e Cristina Ciocan. Proprio in questi giorni, la procura di Benevento ha chiesto l’archiviazione per i due Ciocan dando così ragione alla loro difesa. Dall’agosto 2013, cura un blog di criminologia, Malke Crime Notes.

YOU-NG.IT, 12 novembre 2018

Il primo novembre, durante alcuni lavori di ristrutturazione, sotto il massetto del seminterrato della foresteria di Villa Giorgina, sede dal 1959 della Nunziatura Apostolica di Roma, un operaio ha trovato alcuni frammenti di ossa umane. Se gli esperti che stanno cercando di ottenere più informazioni possibili da questi resti, che secondo indiscrezioni sembrerebbero appartenere almeno a due persone, riusciranno ad isolare uno o due profili genetici, questi profili verrano comparati con i profili genetici di molti scomparsi, naturalmente anche con quelli di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori.

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Dottoressa Franco a chi appartengono le ossa trovate nella portineria della Nunziatura Apostolica?

Sappiamo che Villa Giorgina fu costruita nel 1920; la villa, il giardino e la foresteria, dove sono state trovate le ossa, si sviluppano in un’area che al tempo di Roma antica era utilizzata per le sepolture, infatti, dopo porta Salaria, tra Corso d’Italia e via Po, si trova una delle più ampie necropoli di Roma, il Sepolcreto Salario. Villa Giorgina è stata donata dall’industriale torinese Isaia Levi a Papa Pio XII nel 1949, dal 1959 è sede della Nunziatura Apostolica. Le ossa ritrovate nella cantina potrebbero pertanto essere ossa antiche ma anche della vittima di un omicidio. La vittima potrebbe essere un soggetto che abitava nella foresteria o che vi è stato condotto, in questo secondo caso ritengo più probabile che l’omicidio sia antecedente al 1959, perché da quell’anno la villa è presidiata dai carabinieri. In un primo momento si era detto che la moglie del primo custode, che viveva in quello stabile, fosse scomparsa nel 1965 ed è chiaro che l’ipotesi più probabile mi era parsa quella che quei resti le appartenessero, non è infrequente infatti che vengano ritrovati resti scheletrici nella casa dove uno scomparso ha vissuto. Recentemente però la notizia della scomparsa della moglie del custode è stata smentita. Ci aiuterebbe datare con precisione il massetto di cemento che ricopriva quei resti, non perché la deposizione di quel massetto debba coincidere necessariamente con l’occultamento di un cadavere ma semplicemente per escludere che sia stato messo lì in seguito. Se è vero ciò che ha riferito agli inquirenti Anna Mascia, la custode che abitò nella foresteria dal 2003 al 2013, dopo lo storico custode Pino, ovvero che nel 2003 né il pavimento né il massetto furono smantellati ma fu semplicemente ricoperto il vecchio pavimento con uno nuovo, il corpo è stato deposto lì prima del 2003. 

Che possibilità ci sono che le ossa appartengano o a Emanuela Orlandi o a Mirella Gregori?

A mio avviso infinitesimali. 

Secondo lei in Vaticano c’è un dossier segreto sulla Orlandi?

Lo escludo. Emanuela è stata probabilmente rapita e uccisa da un predatore sessuale violento che non solo la incontrò fuori dalle mura vaticane ma che nulla aveva a che fare con la Santa Sede. La Orlandi non era un personaggio di rilievo in Vaticano ed è solo un caso che abitasse dentro le mura. Emanuela è stata rapita e con tutta probabilità uccisa nella città di Roma, pertanto il suo caso nulla ha a che fare con la Santa Sede e non è l’omertà degli ambienti vaticani ad aver impedito la soluzione del caso Orlandi ma il ginepraio di dietrologie in cui si sono cacciati gli inquirenti. Per quanto riguarda invece Mirella Gregori è probabile che la ragazza sia stata uccisa da un conoscente, il ragazzo che le citofonò a casa e con il quale si incontrò il giorno della scomparsa.

Dottoressa Franco, quale professionista si occupa dell’analisi di resti ossei?

Diciamo così: si dovrebbe occupare dell’analisi di resti ossei un antropologo forense di formazione medico-scientifica non archeologica, meglio se anche odontologo forense. Purtroppo però in Italia l’analisi e l’identificazione di resti ossei viene spesso affidata a medici legali privi di competenze nel campo dell’antropologia forense e in quello dell’odontologia forense.

Dottoressa, mi sembra di capire che l’identificazione di resti ossei non sia una passeggiata?

Le riferisco in merito il contenuto di una generica conversazione intercorsa qualche anno fa tra me e la Dott.ssa Chantal Milani con la quale ho avuto il piacere di collaborare. La Milani è sia antropologo forense che odontologo forense. La prima cosa che mi disse fu proprio che il processo di identificazione parte dal recupero corretto e completo dei resti. Ogni errore commesso durante questa prima fase rischia di far perdere preziose informazioni. Nei resti ossei vecchi (ad esempio 20-30 anni), anche se non antichi, il DNA non è di facile estrazione e l’estrazione dello stesso deve avvenire come ultimo passaggio dopo tutta una serie di altri accertamenti per i quali l’integrità dello scheletro, o di quello che ne rimane, è fondamentale. Questo perché nel momento in cui viene estratto il DNA da un frammento osseo o da un dente, il reperto viene distrutto e non è pertanto più analizzabile da parte di un antropologo forense o da un odontologo forense. Sia l’analisi antropologica che quella dentale forniscono molte informazioni, quali sesso, età, statura, presenza di particolarità uniche e già di per sé identificative come possono esserlo caratteristiche dentali, fratture, esiti di interventi chirurgici etc, etc. Infine, altre informazioni utili a datare i resti possono venire dal contesto, proprio per questo motivo un sopralluogo e un recupero corretto dei resti è di primaria importanza.

Le ossa trovate nella Nunziatura Apostolica appartengono alla moglie dello storico custode Pino? (intervista)

Criminologa Ursula Franco: la famiglia Orlandi se la dovrebbe prendere con gli inquirenti che indagarono sulla scomparsa della povera Emanuela e con chi si è approfittato del loro dolore, non con il Vaticano, che non conosce la verità.

Le Cronache Lucane, 2 novembre 2018

Dottoressa Franco, con quale frequenza vengono ritrovati resti scheletrici nella casa dove ha vissuto uno scomparso?

Una frequenza altissima. E’ di due giorni fa la notizia del ritrovamento dei resti scheletrici di un uomo scomparso nel 1961, un certo George Carroll. I suoi resti sono stati trovati sotto uno spesso strato di cemento nella cantina dell’abitazione di Long Island che gli apparteneva dal 1957 e dove l’uomo viveva con sua moglie Dorothy ed i 4 figli.
Dorothy Carroll è deceduta nel 1998. Suo figlio Michael Carroll, 57 anni, ha da sempre sospettato che sua madre Dorothy avesse ucciso suo padre e lo avesse seppellito in cantina, proprio per questo motivo, a fine ottobre, ha deciso di rimuovere il massetto della cantina e ha così trovato i resti del povero George.

La casa appartenuta a George Carroll

Nel marzo 2018, nella città di Southold, New York, nella cantina di una casa coloniale appartenuta ad un poliziotto, tale William P. Boken, le autorità hanno identificato i resti scheletrici di Louise Pietrewicz, una donna scomparsa nell’ottobre 1966. I resti erano stati ricoperti con uno strato di cemento di circa 12 cm. Prima di lasciare il marito violento e la figlia, ed allontanarsi proprio con il poliziotto Boken, Louise Pietrewicz era passata in banca per ritirare i propri risparmi, $1,273.80 e per chiudere il proprio conto corrente. William P. Boken è deceduto nel 1982.

Louise Pietrewicz

A Castel Volturno, più precisamente a Baia Verde, il dottor Domenico Belmonte, ex dirigente medico del carcere di Poggioreale, ha vissuto per 8 anni nella casa al mare di sua proprietà dove, in un’intercapedine sotto il pavimento, aveva occultato i cadaveri di sua moglie e di sua figlia, Elisabetta Grande e Maria Belmonte, da lui uccise nel 2004.

Maria Belmonte e Elisabetta Grande

Dottoressa Franco, ritiene fondata l’ipotesi che i resti trovati nella Nunziatura Apostolica appartengano alla moglie del custode Pino?

Non può essere un caso che la moglie dello storico custode Pino sia scomparsa proprio da quella foresteria nel 1965. Peraltro nessun lavoro di restauro ha interessato i locali della foresteria dagli anni ’60 al 2003 e nel 2003 non sono stati trovati i resti scheletrici semplicemente perché si trovavano sotto il massetto di cemento e in quell’epoca né il pavimento né il massetto furono smantellati ma fu semplicemente ricoperto il vecchio pavimento con uno nuovo.

Emanuela Orlandi

Dottoressa Franco, che cosa pensa dei continui attacchi al Vaticano fatti dalla famiglia Orlandi e dai loro sostenitori?

Penso che la famiglia Orlandi se la dovrebbe prendere con gli inquirenti incompetenti che indagarono sulla scomparsa della povera Emanuela e con chi si è approfittato del loro dolore, non con il Vaticano, che non conosce la verità.

Mirella Gregori

Dottoressa, che cosa è successo ad Emanuela Orlandi e a Mirella Gregori?

Tengo a precisare che i due casi non hanno nulla in comune.

Emanuela è stata probabilmente rapita e uccisa da un estraneo, da un singolo predatore sessuale violento che la incontrò fuori dalle mura vaticane. Voglio aggiungere che Emanuela non era un personaggio ma una ragazza come un’altra, è un caso che la Orlandi abitasse in Vaticano ed è stata rapita ed uccisa nella città di Roma pertanto il suo caso nulla ha a che fare con la Santa Sede e non è l’omertà degli ambienti vaticani ad aver impedito agli inquirenti di risolvere il caso Emanuela Orlandi ma il ginepraio di dietrologie in cui si sono cacciati.

Per quanto riguarda Mirella Gregori è invece probabile che la ragazza conoscesse il suo assassino. Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella, ha nominato un certo Alessandro che avrebbe citofonato a casa Gregori proprio prima della scomparsa di Mirella, è alquanto probabile che la soluzione del caso sia già agli atti, ovvero si trovi nella dichiarazioni rilasciate agli inquirenti all’epoca della scomparsa di Mirella da questo signore.

Leggi anche: E’ sempre più fondata l’ipotesi che le ossa appartengano alla moglie del custode scomparsa nel 1965 (intervista)

E se le ossa appartenessero alla moglie del custode? (intervista)

Le Cronache Lucane, 1 novembre 2018

Le ossa trovate sotto il massetto di un pavimento della foresteria di Villa Giorgina sede della Nunziatura Apostolica sono della moglie dello storico custode Pino. Una donna che scomparve negli anni ’60 dopo furiose litigate con il marito. Pino e sua madre hanno vissuto nella foresteria fino ai primi anni del 2000. A detta del nuovo custode, subentrato nel 2003, il pavimento della cantina fu solo restaurato e nessuno toccò il massetto di cemento.

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Starebbe spuntando una pista alternativa in merito al giallo delle ossa rinvenute nella sede della Nunziatura apostolica in via Po 27. Gli investigatori, in attesa del riscontro del DNA per capire se possano essere i resti di Emanuela Orlandi o Mirella Gregori, potrebbero seguire l’ipotesi secondo cui le ossa apparterrebbero alla moglie del vecchio custode di Villa Giorgina scomparsa, misteriosamente, nel 1965.  Il mistero è risolto.

Dott.ssa Ursula Franco, perché, da un punto di visto criminologico, si può ritenere probabile che i resti siano della moglie del custode?

1) Pino, il custode della Nunziatura Apostolica viveva con sua moglie nella foresteria dove sono stati trovati i resti scheletrici;
2) il custode e sua moglie erano noti per i frequenti litigi;
3) la donna è scomparsa nel 1965 ed era di costituzione minuta;
4) lo scheletro ritrovato appartiene ad una donna minuta;
5) restaurare un pavimento è una cosa, smantellare un massetto un’altra;
6) dal 1959 la Nunziatura è presidiata dai Carabinieri, ciò permette di escludere che qualcuno abbia condotto al suo interno una ragazza dopo averla rapita o uccisa e allo stesso modo che il custode abbia rischiato di farsi vedere mentre caricava un cadavere in auto per poi attraversare i controlli, pertanto quei resti non possono che appartenere a qualcuno che viveva lì. 
Infine, non si può non ricordare che al tempo di Roma antica, quest’area era utilizzata per le sepolture. Dopo porta Salaria, tra Corso d’Italia e via Po, si trova una delle più ampie necropoli di Roma, il Sepolcreto Salario. Sempre in quest’area si trovano il Mausoleo di Lucilio Peto, le Catacombe di Santa Felicita, il Cimitero di Trasone, le Catacombe dei Giordani, quelle di Santa Ilaria e di Priscilla.