Omicidio di Lucia Manca: Renzo Dekleva, da millantatore ad assassino

Lucia Manca e il luogo del ritrovamento dei suoi resti

Il 6 ottobre 2011, a Cogollo del Cengio (Vicenza), ai piedi del ponte Sant’Agata che passa sopra il torrente Astico, durante un intervento di pulizia effettuato nell’imminenza di una corsa podistica, alcuni dipendenti comunali hanno trovato i resti di Lucia Manca, 52 anni; la donna, che lavorava come impiegata in una banca di Marcon (Venezia), era stata vista dai colleghi e ripresa dalle telecamere di sorveglianza mentre, alle 17.00 del 6 luglio 2011, usciva dalla banca di Treviso dove lavorava e saliva sull’auto del marito, Renzo Dekleva (02/05/58). 

Cogollo del Cengio si trova sulla strada che da Mestre porta a Folgaria, dove Renzo Dekleva possiede uno chalet.

L’assenza di fratture e la collocazione dei resti, ormai scheletrizzati e mummificati, hanno permesso al medico legale di escludere che la Manca si fosse gettata dal ponte per suicidarsi.

Al momento della sua morte, Lucia Manca indossava soltanto una lunga Lacoste nera e gli slip, non sono state ritrovate calzature sul luogo di rinvenimento del cadavere, ciò ha permesso di inferire che la donna era stata uccisa in casa la sera del 6 luglio, dopo essere rientrata dal lavoro ed essersi cambiata gli abiti. Il corpo di Lucia è stato trovato a molti chilometri da Marcon ed era coperto “da una grande quantità di rami di Prunus laurocerasus tagliati di netto, specie non presente nelle vicinanze del punto di ritrovamento, pertanto non poteva che essere stato trasportato lì per essere occultato.

Per l’omicidio di Lucia Manca, il 31 gennaio 2012, è stato arrestato il marito, Renzo Dekleva che, il 16 settembre 2015, è stato condannato in via definitiva a diciannove anni e otto mesi dalla Corte Suprema di Cassazione.

Renzo Dekleva

All’indomani della scomparsa di Lucia Manca il giornalista Nicola Endimioni aveva intervistato  Renzo Dekleva:

Nicola Endimioni: La sera precedente voi siete stati…

Renzo Dekleva: Guardi, tranquilli, ave… avevamo ricevuto delle telefonate, diciamo, gli ultimi 3 giorni mia moglie era tranquilla.

Quando Dekleva riferisce che “gli ultimi 3 giorni mia moglie era tranquilla” lascia intendere che in precedenza non lo fosse.

Nicola Endimioni: Era tranquilla.

Renzo Dekleva: Sì, era tranquilla.

Nicola Endimioni: La sera precedente siete stati tranquilli qua a casa?

Renzo Dekleva: Tranquilli, sono andato a prendere la pizza, abbiamo mangiato la pizza tranquillamente.

In questa breve conversazione Dekleva dice 2 volte “tranquilli”, 2 volte “tranquilla” e una volta “tranquillamente” mostrando un bisogno di convincere che sua moglie fosse “tranquilla” che lascia supporre l’esatto contrario.

Il 12 luglio 2011, Renzo Dekleva aveva dichiarato al giornalista Nicola Endimioni:

Renzo Dekleva: Io voglio solo che ci sia mia moglie, voglio che ci sia mia moglie perché mia moglie non può aver fatto una cosa del genere, io voglio mia moglie, io voglio mia moglie, sono 30 anni che siamo assieme, 30 anni, dal 77 che la conosco, dall’88 che siam sposati, le dico solo questo, non sono 2 giorni, non sono 2 giorni, non sono 2 giorni e allora voglio che torni mia moglie, scusatemi ma… scusatemi ma…

In Colorado (USA) Christopher Watts, 33 anni, il 19 novembre scorso è stato condannato al carcere a vita per il triplice omicidio di sua moglie Shannan, 34 anni, e delle loro due figlie Bella, 4 anni, e Celeste, 3 anni e per interruzione di gravidanza in quanto la moglie era incinta, fatti commessi nell’agosto 2018. Durante una lunga intervista rilasciata all’emittente Denver7 prima del ritrovamento dei corpi, Watts ha ripetuto come un mantra la frase “I just want them back, I just… I just want them to come back” (voglio solo che tornino), la stessa frase pronunciata dopo l’omicidio e prima del ritrovamento del cadavere della moglie da Renzo Dekleva (“voglio che torni mia moglie”) e dettata dalla posizione stressante in cui Chris Watts versava.

E’ pertanto probabile che Dekleva volesse davvero che tornasse la moglie, che si fosse egoisticamente pentito di averla uccisa perché sapeva di aver commesso molti errori e di avere le ore contate.

Da un’intervista rilasciata da Renzo Dekleva alla giornalista Paola Grauso:

Paola Grauso: Lei conferma che mercoledì 7 la signora se ne è andata di casa alle 6 e mezzo?

Renzo Dekleva: 6 e 40, sì.

Paola Grauso: 6 e 40, per prender questo pullman e poi vabbè non si è saputo più niente.

Renzo Dekleva: No, no… non l’ha preso il pullman, ormai è assodato che i pullman non li ha presi.

Sono 2 i pullman che Lucia Manca doveva prendere per raggiungere la banca di Treviso dove lavorava da Marcon.

Paola Grauso: Quindi è scomparsa in quei pochi metri che separano casa sua dalla fermata?!

Renzo Dekleva: Esatto, esatto.

Paola Grauso: Ecco, la sera prima era ritornata a casa con lei perché era andato a prenderla al lavoro, giusto?

Renzo Dekleva: Eh, sono uscito 2 ore, sono rientrato a mezzanotte e mezza e lei stava stava già dormendo. La mattina lei si è svegliata presto, però solo che quella mattina lììì aveva detto “Io prendo l’autobus”.

Dekleva non risponde a tono alla Grauso ma le dice di essere “uscito 2 ore”. In realtà uscì alle 9.40 del 6 luglio e rientrò verso le 5.15 del giorno successivo.

Paola Grauso: Quindi praticamente lei l’è andata a prendere il giorno prima alla filiale, l’ha portata a casa e poi dopo è uscito.

Renzo Dekleva: Sì, sì, sì, sì.

Paola Grauso: Ma avete cenato insieme oppure no?

Renzo Dekleva: No, lei ha mangiato… lei ha mangiato una pizza, sì, abbiamo mangiato insieme però lei ha mangiato la pizza e io dopo sono andato subito via perché sono andato prima dai miei genitori e poi sono andato… son dovuto uscire per motivi di lavoro, per delle commissioni mie, quindi sono stato via dalle otto, praticamente finooo ci… fino… fino a mezzanotte.

Dekleva quella sera non cenò, “No, lei ha mangiato”.

Ancora una volta il Dekleva previene la domanda della giornalista in merito ai suoi movimenti di quella sera affermando di essere uscito “subito”, di essere “andato prima dai genitori” e poi di essere uscito “per motivi di lavoro, per delle commissioni”. Infine afferma di essere stato fuori casa “dalle otto a mezzanotte”. In realtà uscì alle 9.40 del 6 luglio e rientrò verso le 5.15 del giorno successivo.

Paola Grauso: Tra voi le cose andavano bene?

Renzo Dekleva: Tra noi andavano bene ma normalmente ci sono litigi, in quel periodo c’era un momento un po’ così di litigi ma cose… dopo 25 anni di matrimonio sono cose normali.

Renzo Dekleva: Non è andata via per i fatti suoi, questo è poco ma sicuro, l’unica… l’unica che ho pensato: Ma è uscita con qualche macchina, con qualcuno, non… non lo so ma è solo un’ipotesi e io ho sempre detto non… se nessuno l’ha vista e non ha preso gli autobus, certo volata per aria non può essere, quindi davanti al parcheggio lì deve essereee successo qualche cosa, è montata in macchina con qualcuno, in macchina, su un furgone, in moto, non lo so.

Alcuni stralci di un’intervista rilasciata dal Dekleva alla giornalista Paola Grauso dopo il servizio di Chi l’ha visto?:

Renzo Dekleva: Oggi ho letto sul gazzettino anche un altro orario, un orario completamente sbagliato.

Renzo Dekleva: Avete… avete raccontato delle palle.

Paola Grauso: Lei mi ha detto che è uscito dalle otto alle ventiquattro.

La Grauso ha ragione, Dekleva gli aveva riferito: “son dovuto uscire per motivi di lavoro, per delle commissioni mie, quindi sono stato via dalle otto, praticamente finooo ci… fino… fino a mezzanotte”.

Renzo Dekleva: No, sbagliato.

Paola Grauso: L’ha detto lei, guardi.

Renzo Dekleva: Sbagliato, sbagliato.

Renzo Dekleva: I carabinieri hanno un altro orario.

Dekleva non nega di aver detto alla Grauso di essere uscito dalle otto a mezzanotte ma le riferisce soltanto che “I carabinieri hanno un altro orario”.

Paola Grauso: Dalle dieci alle ventiquattro?!

Renzo Dekleva: No, sbagliato anche quello. I carabinieri hanno detto un… avete detto degli errori, mia moglie non era a Treviso da quel… da quel… da quel… da un anno e mezzo, le… i vestiti li sapevo esattamente, i carabinieri sanno esattamente…

Renzo Dekleva: Avete raccontato 3, 4 palle, la signora Sciarelli… volevo intervenire quella sera perché avete raccontato delle palle, avete raccontato delle palle.

Paola Grauso: Allora spieghiamoci così possiamo…

Renzo Dekleva: No, i carabinieri lo sanno, io mi fido dei carabinieri, avete raccontato delle palle in televisione.

Dicendo “io mi fido dei carabinieri”, Dekleva tenta di collocarsi dalla parte dei “good guys”.

Paola Grauso: Abbiamo riportato esattamente quello che lei ha detto.

Renzo Dekleva: No, no, perché il verbale dei carabinieri è diverso, il verbale de…

Ancora una volta Dekleva non nega di aver detto alla Grauso di essere uscito dalle otto a mezzanotte, perché mentirebbe, ma le riferisce soltanto che “il verbale dei carabinieri è diverso”.

Paola Grauso: Sono le sue parole, che ha detto a me al telefono.

Renzo Dekleva: Ma nel verbale dei carabinieri è diverso, io ce l’ho.

Ancora una volta Dekleva non nega di aver detto alla Grauso di essere uscito dalle otto a mezzanotte, perché mentirebbe, ma afferma “Ma nel verbale dei carabinieri è diverso”.

Paola Grauso: Lei ha detto che è uscito quella sera, invece il fratello sa che…

Renzo Dekleva: Ma io ho una denuncia, ho una denuncia, ho una denuncia fatta, ho una denuncia, avete raccontato 3, 4 palle, ho le prove. Oggi… poi…

Paola Grauso: Ho le prove che lei l’ha detto, però, comunque lei è uscito quella sera e invece i fratelli…

Renzo Dekleva: Sì, ma hanno verificato dove sono andato.

Paola Grauso:… sapevano… sapevano che invece non era uscito, come mai ha cambiato questa versione?

Renzo Dekleva: Noo, I suoi fratelli lo sanno.

Paola Grauso: No, non l’hanno mai saputo, quando gliel’ho detto erano molto sorpresi.

Renzo Dekleva: Lo scommettiamo? Lo scommettiamo? Lo scommettiamo? Lo scommettiamo? Avete raccontato delle palle perché c’ho un verbale che… ce l’ho qui a casa di cui ho documentato tutto.

Paola Grauso: Perché non raccontiamo bene questa cosa insieme?

Renzo Dekleva: Noo…

Renzo Dekleva: Io ho detto cosa aveva più o meno addosso, la camicia bianca non l’ho mai detto, l’ho letto dappertutto ma non è vero, non mi risulta che fosse una camicia proprio bianca però eee i pantaloni beige e i sandali lo so perchééé quelli erano fuori, non ce ne sono più.

Durante le indagini per la scomparsa di Lucia Manca, gli inquirenti hanno scoperto che:

  1. il marito Renzo Dekleva aveva un’amante, tale Patrizia B., segretaria in uno studio medico, che frequentava dal dicembre 2010 e alla quale aveva raccontato di essere separato e che la ex moglie viveva e lavorava a Milano;
  2. l’11 giugno 2011, la Manca, in seguito ad una telefonata al marito, che si trovava a Folgaria, aveva capito che l’uomo non era solo nello chalet di famiglia ma in compagnia di una donna (Patrizia B.); 
  3. Lucia Manca aveva chiesto ad un’avvocatessa un consiglio in merito ad una lettera da inviare al marito nella quale gli avrebbe prospettato una eventuale separazione;
  4. il 3 luglio 2011, Lucia aveva telefonato a Patrizia B. dicendole di essere la moglie di Dekleva ma le due donne non si erano chiarite in quanto la linea era poi caduta;
  5. Lucia Manca aveva telefonato alla proprietaria di un ristorante per informarsi sui movimenti e sulle compagnie del marito in specie relativamente ad una cena;
  6. l’analisi dei tabulati del telefono fisso installato nella casa dei Dekleva ha permesso di appurare che la sera del 6 luglio 2011 dalla suddetta abitazione partirono due chiamate verso l’utenza di Patrizia B., rispettivamente alle ore 20.12 e alle ore 20.32, la prima telefonata si interruppe prima che Patrizia B. potesse rispondere mentre con la seconda il Dekleva annunciò a Patrizia che sarebbe arrivato in ritardo;
  7. la sorella della vittima, Fiorenza Manca, la sera del 6 luglio 2011, alle 21.30 chiamò Lucia a casa senza ricevere risposta;
  8. Renzo Dekleva percorse il tratto autostradale tra Mestre-Villabona e Piovene Rocchette nelle prime ore del 7 luglio 2011 e uscì alle ore 2.27.55 dal casello di Piovene Rocchette (Vicenza), una località che si trova a circa 5 chilometri da Cogollo del Cengio, luogo del ritrovamento dei resti della Manca;
  9. un’impronta digitale corrispondente all’indice della mano sinistra del Dekleva è stata repertata sul biglietto autostradale n. 968 relativo al tratto autostradale percorso da Renzo Dekleva nelle prime ore del mattino del 7 luglio;
  10. il Dekleva una volta avvisato dai colleghi di Lucia che il 7 luglio la donna non si era presentata al lavoro aveva detto agli stessi che si sarebbe recato subito a casa ed avrebbe interpellato gli ospedali più vicini. Dai successivi accertamenti emergeva che non aveva invece effettuato alcuna chiamata, ai presidi ospedalieri e che solo nella seconda, parte del pomeriggio, su insistenza anche di M. G. S., aveva denunciato la scomparsa della moglie, tacendo, peraltro, l’esistenza di dissapori e la ragione degli stessi;
  11. il Dekleva aveva taciuto per circa una settimana sia a Patrizia B. che ad una loro amica comune, S. P., la scomparsa della moglie;
  12. il 25 novembre, mentre il Dekleva si trovava nella sua auto aveva detto: “La verità è peggio… molto peggio ancora più di prima, adesso ci sei dentro, la cosa non doveva finire così” e “E’ omicidio… il mio è omicidio”.
  13. il Dekleva aveva falsificato un verbale di denuncia di scomparsa della moglie da far leggere a Patrizia B.;
  14. Renzo Dekleva, di professione informatore scientifico del farmaco, per più di 25 anni aveva millantato una laurea in Medicina e Chirurgia. Dekleva non solo aveva raccontato di essersi laureato in Medicina ma aveva usato il titolo di dottore sui biglietti da visita e sulla carta d’identità aveva fatto scrivere di essere MEDICO.

il biglietto da visita di Renzo Dekleva con il falso titolo di “dott.”

la carta d’identità di Renzo Dekleva con la falsa attestazione relativa alla professione di MEDICO

Renzo Dekleva è un soggetto pericoloso perché, come tutti i millantatori, è capace di falsificare. Il Dekleva, prima di uccidere sua moglie Lucia, ha mentito per più di 25 anni sui suoi titoli di studio. Gli impostori come lui sono soggetti psichicamente disturbati con tratti narcisistici, istrionici e antisociali.

I millantatori, dietro la corazza di menzogne attraverso le quali si decorano, celano una scarsa autostima se non un odio di sé che ha radici nel profondo vissuto di inadeguatezza della loro infanzia e nella consapevolezza di essere stati incapaci di raggiungere legalmente gli obiettivi che si erano prefissati, ciò che li frega, ad un certo punto della loro “carriera” di bugiardi, è un’illusione di impunità che maturano dopo che per anni sono riusciti a farla franca.

Nel 2013, proprio per aver millantato un titolo universitario, Renzo Dekleva ha subito una condanna per Falso Ideologico in atto pubblico.

Patrizia B., la donna che frequentava Renzo Dekleva, che peraltro lo conosceva come Lorenzo Dekleva ed era all’oscuro che fosse ancora sposato e vivesse a Marcon con la moglie Lucia, si è lasciata intervistare dai giornalisti ma soprattutto ha tenuto un comportamento encomiabile con gli inquirenti.

Da un’intervista rilasciata da Patrizia B. al giornalista Nicola Endimioni riguardo al 6 luglio 2011, giorno dell’omicidio di Lucia Manca:

Patrizia B.: Quando lui arriva, io già ero sul posto, lui arriva in ritardo ancora rispetto al ritardo che aveva detto di fare e, niente, si scusa e mi dice anche che è un po’ così, in disordine, perché non è riuscito a passare per casa perché appunto aveva fatto tardi con i genitori, che non era riuscito a passare per casa a farsi la doccia per poi uscire e venire con me, era molto trasandato e anche un po’ maleodorante, come trafelato, sudato e poi aveva un’espressione veramente, quasi impanicata, allucinata, impanicata, difatti io gli avevo anche chiesto se andava bene tutto, cos’era successo? e lui mi aveva detto che si era arrabbiato con i suoi perché appunto, come sempre, l’avevano… eh… chiamato, quindi aveva dovuto far tardi ed era tutto di corsa, non era successo niente ma era… ma era un po’ trafelato, era un po’ di corsa. 

Nicola Endimioni: “Era spase mal”.

Patrizia B.: Sì, “era spase mal”, è il termine che io ho usato, è un termine trevigiano, che è una persona che è fuori, cioè impanicata, una persona che è fuori controllo, come non… non… cioè aveva degli occhi veramente… non dico da paura, però degli occhi allucinati.

Patrizia B.: In quel momento là lui mi chiedeva scusa di questo periodo passato così un po’ distaccati, così un po’ teso, aveva sistemato tutti i suoi problemi e da oggi in poi, da quel giorno in poi tutto sarebbe tornato come prima, non ci sarebbe più stato nessun tipo di problema quindi confermava anche quella vacanza in Croazia.

Di seguito un’intercettazione di una conversazione tra Renzo Dekleva e Patrizia B., conversazione intercorsa tra i due il 25 novembre 2011, circa 50 giorni dopo il ritrovamento dei resti della Manca avvenuto il 6 ottobre 2011:

Renzo Dekleva: Io sono andato a prendere le pizze e gli ho detto: “Lucia, io devo farmi la doccia e stasera esco”, come al solito fa: “Portati la macchina fotografica!”.

Renzo Dekleva: Quella sera sono andato là, prima roba, lei stava dormendo lei stava dormendo.

Patrizia: Sei andato a casa?

Renzo Dekleva: Sì, sono andato a casa un attimo, lei stava dormendo, la macchina sta sempre fuori, lei dormiva sul divano.

E’ possibile che Dekleva, per un qualche motivo, sia passato da casa “un attimo” dopo aver lasciato Patrizia quella sera ma di sicuro Lucia non stava dormendo sul divano ma si trovava già nel portabagagli dell’auto del marito dove l’aveva caricata intorno alle 21.40, prima di incontrare Patrizia. 

Renzo Dekleva: Ed io ero convinto di aver lasciato dentro le foto, dentro la macchina fotografica, controllo, cazzo la macchina è rimasta su a Folgaria, sono uscito di casa, la macchina e sono andato su.

Dekleva potrebbe essere tornato a casa per cercare la macchina fotografica all’interno della quale, una volta iniziate le indagini per ritrovare sua moglie gli inquirenti avrebbero potuto trovare le foto con Patrizia. E’ probabile che sospettasse davvero di aver lasciato la macchina fotografica nello chalet di Folgaria.

Patrizia B.: Hai fatto la superstrada fino a Folgaria?

Renzo Dekleva: Ho fatto la strada che faccio quando vado su, quando… quando sono arrivato prima di Folgaria (incomprensibile) sono uscito un attimo a fare un bisogno (incomprensibile) a pisciare e ho detto: “Madonna non ho le chiavi di casa”, infatti apro il cassetto, Dio bon, c’è solo il telecomando e c’è la macchina fotografica e sono venuto giù.

Si noti che Dekleva non risponde con un Sì o un No alla domanda di Patrizia ma afferma “Ho fatto la strada che faccio quando vado su”, lo fa per non rivelarle quale strada abbia percorso.

Patrizia B.: E dove eri arrivato?

Renzo Dekleva: A dieci chil… prima di San Sebastiano.

Renzo Dekleva: Il cadavere non ha un segno, non stanno capendo come cacchio è morta, non è stata avvelenata.

“non stanno capendo come cacchio è morta” è una frase che denota una mancanza di empatia.

Renzo Dekleva: Perché lei aveva paura, perché io l’ho minacciata: “Guarda che vengo là, signori”, davanti a tutti quanti mi metto là e dico: “Lucia cara, mia cara, tira fuori tutti i miei soldi”, e lei avrebbe fatto una figura di merda, lei lo sapeva che non l’avrei mai fatto però l’ho minacciata, io non ho mai avuto un debito, è una roba che è brutto dirlo, però io veramente mi sarei in… no incazzato, se venivo a saper ‘sta roba, veramente l’avrei fatta sparire, lei lo sapeva perché l’unica roba che poteva farmi incazzare è aver debiti.

Patrizia B.: Puoi averla portata così.

Patrizia, mentre si trova da sola con il Dekleva, ha l’ardire di ipotizzare come l’uomo abbia potuto portare il cadavere della moglie dall’appartamento in auto.

Renzo Dekleva: Come? Come l’avrei portata? (ride)

Patrizia B.: Puoi averla portata così sottobraccio, che ne sappiamo noi di come l’hai portata, tu lo sai nella tua testa lì… malata… capito come, io no di sicuro, immagino.

Renzo Dekleva: Così l’ho portata?

Patrizia B.: E spero di sbagliarmi, infatti… puoi averla po… così l’hai retta così, te sei un armadio, lei è piccola.

Renzo Dekleva: Cosa stai dicendo?

Patrizia B.: Sto dicendo quello che penso io, cosa sto dicendo.

Renzo Dekleva: Stiamo andando sulla verità, ti ho commentato tutta quella sera, tutto il resto, quella sera… non voglio pagare per una roba che non ho fatto, quella sera…

Dekleva non riesce a dire “Ti ho detto la verità su quella sera” ma afferma “Stiamo andando sulla verità, ti ho commentato tutta quella sera”. Per Renzo Dekleva  commentare equivale a manipolare. 

“non voglio pagare per una roba che non ho fatto” non è una negazione credibile.

“Io non ho ucciso mia moglie” sarebbe stata una negazione credibile.

Patrizia B.: Ma io mi auguro che sia come dici tu perché se non altro una verità l’hai detta.

Renzo Dekleva: Ci sei tu Patrizia, ci sei tu, io vado a prendere una persona che so che sa tutto di me, so che probabilmente ha preso dei soldi, ma ti rendi conto? Omicidio? Vado, vado, vado ad ammazzare mia moglie per te quando stiamo insieme, quando mi va a frega’ gli sghei, lo sanno tutti quanti che io amo te, son deficiente? Son deficiente? Quello che hai detto alle nove di sera mi vado fora con la… a braccetto, così.

“vado ad ammazzare mia moglie” è un’ammissione tra le righe.

Con la frase “Quello che hai detto alle nove di sera mi vado fora con la… a braccetto, così” il Dekleva ci rivela di aver caricato in auto il cadavere “alle nove di sera”, Patrizia infatti non ha mai parlato di orari ma si è espressa solo sul come lui avrebbe potuto spostare il cadavere, “sottobraccio”, è il Dekleva a dirci a che ora lo mise nel portabagagli.

Patrizia B.: Oh, è un’ipotesi, è un’ipotesi.

Renzo Dekleva: Mi fai morire, sei unica, non posso lasciarti perché sei semplicemente… sottobracetto.

Patrizia B.: Non ho detto sottobraccio, non ho detto, non ho detto (incomprensibile) vabbè.

Renzo Dekleva: Buonasera, buonasera, buonasera, scusate: “Non se sente, no… non se sente tanto bene”.

Patrizia B.: Ecco, esatto (incomprensibile), la porto in ospedale.

Renzo Dekleva: Come sei stronza, sei stronza, ti amo, non ti lascio, quello che ti ho promesso voglio mantenere.

Patrizia B.: Ma devi prometterlo con la verità.

Renzo Dekleva: Finché vivo, finché vivo, finché vivo, finché vivo, perché io voglio stare con te e basta,

Patrizia B.: Sì.

Un “Sì” ironico.

Renzo Dekleva: A me della gente non me ne frega. Vuoi che non protegga la persona che ha sostituito Lucia?

RICOSTRUZIONE DEGLI EVENTI DELLA SERA DEL 6 LUGLIO 2011:

E’ alquanto probabile che il Dekleva abbia ucciso la moglie poco prima delle 20.32 del 6 luglio e che il ritardo annunciato a Patrizia, con la telefonata delle 20.32, fosse dovuto alla sua necessità di prendere tempo per nascondere il corpo di Lucia nel portabagagli dell’auto.

Secondo la ricostruzione diffusa dalla trasmissione Chi l’ha visto?:

La notte tra il 6 e il 7 luglio 2011, il Dekleva, dopo aver ucciso sua moglie uscì di casa alle 21.40 per recarsi in un locale di Treviso dove incontrò Patrizia B. e con la quale rimase fino alle ore 00.30 circa, tornò a casa propria a Marcon (Venezia), caricò il cadavere della moglie in auto, si immise in autostrada alle ore 1.34 e alle 2.27.55 uscì a Piovene Rocchette (Vicenza), una località che si trova a circa 5 chilometri dal luogo del ritrovamento dei resti della Manca, occultò quindi il suo corpo a Congollo del Cengio e infine ritornò a casa percorrendo la statale per giungere a Marcon (Venezia) alle 5.15. 

A mio avviso invece:

La notte tra il 6 e il 7 luglio 2011, il Dekleva, dopo aver ucciso sua moglie Lucia, la caricò in auto, raggiunse il locale di Treviso dove incontrò Patrizia B. alle 22.10, tornò a casa per “un attimo” ed infine si diresse a Cogollo del Cengio ad occultare il corpo della Manca.

Questa ricostruzione spiega sia il perché Renzo Dekleva si fosse presentato “un po’ maleodorante” e “sudato” all’appuntamento con Patrizia B., sia il perché avesse “un’espressione veramente, quasi impanicata, allucinata, impanicata“.

Era “sudato” perché aveva già caricato il corpo della moglie in auto ed aveva “un’espressione veramente, quasi impanicata, allucinata, impanicata non solo perché aveva ucciso sua moglie Lucia ma anche perché, mentre si intratteneva con Patrizia B., aveva il suo cadavere in auto.

Peraltro è difficile credere che il Dekleva avrebbe lasciato incustodito per ore in casa il cadavere della moglie rischiando che parenti o amici la cercassero e che al suo ritorno qualcuno si facesse trovare fuori dalla porta perché preoccupato per la sua sorte.

In poche parole, il modo meno rischioso di gestire il cadavere della moglie era conservarlo nella propria auto.

E’ stato poi il Dekleva a riferire a Patrizia B. che caricò in auto il corpo “alle nove di sera”. Quella sera, dopo essersi accomiatato da Patrizia, Dekleva probabilmente tornò a casa per “un attimo”, prima di recarsi ad occultare il cadavere di Lucia, ma solo per cercare la macchina fotografica che sospettava di aver lasciato nello chalet di Folgaria.

Come Renzo Dekleva, Jean-Claude Romand (1954) raccontava di essersi laureato in medicina, di svolgere l’attività di medico e di essere malato di linfoma, nel 1993 ha sterminato la propria famiglia, moglie, figli, genitori e ha tentato di uccidere una sua ex amante. E’ stato condannato all’ergastolo nel 1996, dal 28 giugno 2019 sarà libero.

Questa analisi è stata pubblicata su Le Cronache Lucane.

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