Analisi dell’interrogatorio di Lucio Marzo

Lucio Marzo

PM: Ti chiami?

Lucio Marzo: Marzo Lucio

PM: Nato?

Lucio Marzo: A Serate, Milano

PM: Il due…

Lucio Marzo: Il due, dodici, millenovecentonovantanove.

PM: Hai qualche soprannome?

Lucio Marzo: Zu.

PM: Nella notte fra il 2 e il 3, quindi fra sabato e domenica 2, 3 settembre eee, ci vuoi raccontare esattamente che cosa è successo?

Lucio Marzo: Ma devo partire per forza dal giorno della scomparsa o posso dire cose (interrotto)

PM: Tu ci puoi dire tutto quello che ci vuoi dire.

Lucio Marzo: Da due mesetti, cioè da quando sono uscito da Casarano, ho saputo che Noemi Durini eee insieme a Fausto Nicolì aveva deciso eee di prendere una pistola, la volevano… volevano togliere di mezzo mio padre e mia madre.

Quando Lucio dice: “da quando sono uscito da Casarano”, si riferisce probabilmente al suo ricovero in TSO al reparto psichiatrico dell’ospedale di Casarano.

PM: Sì.

Lucio Marzo: In modo tale che io potevo vivere la vita normalissima con Noemi, però io gli ho spiegato a Noemi che, se ci teneva a me, no? eee, visto che io ci tengo ai miei genitori: “Non voglio ammazzare i miei genitori” eee gli avevo detto di aspettare che io facevo i 18 anni (…) mi trovavo un lavoro, mi trovavo una casa e ce ne andavamo per fatti nostri.

Lucio Marzo: Però ad un certo punto poi mio padre eee ha detto… ha visto la situazione eee ha detto: “Se tu vuoi frequentare questa ragazza, la frequenti fuori da casa mia!”. Io la frequentavo fuori di casa mia, solo che mio padre si stava accorgendo che mi stava perdendo perché stavo sempre 24 ore su 24 fuori casa… con lo scooter fuori casa, tornavo a casa solo per chiedere soldi per la benzina e per portare la Noemi a spasso.

PM: E quella notte perché vi siete incontrati?

Lucio Marzo: Quella notte ci siamo incontrati perché lei ha detto: “Vienimi a prendere così andiamo e ammazziamo i genitori tuoi!” eee lei mi aveva quasi del tuttooo… come posso dire… fatto il lava… il lavaggio del cervello perché ero attratto da lei, ero innamorato di lei, non volevo perderla.

PM: E poi perché non siete andati a casa tua ad ammazzare i genitori?

La PM non interrompe Lucio ma lo incalza, un errore, non lascia spazio a una eventuale tirata oratoria del Marzo.

Lucio Marzo: Perché io non volevo, io volevo farla ragionare, al di che, io non ho preso la strada di casa mia per andare a casa mia ad ammazzare i genitori miei, ho preso la via di Novaglie, ho fatto la litoranea e sono sbucato a Leuca.

Lucio Marzo: Lei aveva il coltello in mano, è come se mi… mi minacciava pure anche a me: “Dobbiamo andare ad ammazzarli” perché lei li voleva… (interrotto)

Il fatto che la PM interrompa Lucio è un errore grossolano.

PM: Questo coltello da dove arriva?

Lucio Marzo: Era il suo?

PM: E non lo so, ce lo devi dire tu. Questo coltello da dove arriva?

Lucio Marzo: Lei lo aveva.

PM: L’aveva con sé?

Lucio Marzo: Sì, lo aveva con sé.

PM: Ce lo puoi descrivere questo coltello, come era fatto?

Lucio Marzo: (Lucio disegna un coltello) Era così, con una lama così.

PM: Era un coltello a scatto oppure un coltello normale…

Seconda PM: Uno da cucina, era un coltello?

Le due PM presenti fanno domande a Lucio in contemporanea, un altro errore grossolano. 

Lucio Marzo: Da cucina era poi… (interrotto)

Ancora un’incompresibile interruzione.

PM: Eravate lì sulla litoranea di Leuca a fumare le sigarette e poi che è successo?

Lucio Marzo: E poi lei ha detto “Beh, andiamo” e ci siamo fermati in una campagna. Lei ha detto: “Fermiamoci qua e lei…” (interrotto)

Lucio viene ancora inspiegabilmente interrotto e proprio mentre sta raccontando ciò che accadde tra lui e Noemi nei momenti che precedettero l’omicidio.

PM: E cosa avete fatto?

Lucio Marzo: Abbiamo avuto un rapporto.

PM: Poi?

Lucio Marzo: Eee poi siamo scesi dalla macchina, lei ha cominciato a gridare: “No dobbiamo ammazzarli, dobbiamo ammazzarli” eee, come ha fatto in passato, cheee prendeva comando su di me, ha cominciato a spingermi, a graffiarmi, no? A fare le cose così eee e e io, da là, non ci ho visto più.

PM: Che è successo?

Lucio Marzo: È successo cheee gli sono andato di dietro e le ho infilzato il coltello in testa e poi con delle pietre le ho frantumato la testa, l’ho lasciata stesa, ho messo delle pietre sopra so… sopra di lei, però in quel momento non capivo niente, so di averla colpita alla nuca ma non so in quale punto… poi si è spezzata la lama dentro, io mi sono trovato il manico in mano… (interrotto)

PM: Il manico di plastica, il manico di plastica.

Mentre Lucio sta descrivendo l’omicidio la PM lo interrompe per ripetere per due volte “il manico di plastica”, un errore imperdonabile.

Lucio Marzo: E me lo sono… me lo sono messo in tasca, l’ho colpita con la pietra un paio di volte e poi l’ho… l’ho trascinata dove ho visto che c’era un muretto (in dialetto) scarrato, l’ho trascinata là, io l’ho messa di fianco, le pietre le ho prese e l’ho coperta… l’ho coperta, ero talmente agitato, sono corso in macchina, non mi ricordo neanche il luogo dov’era Castrignano talmente tanto che ero agitato, tremavo così, mi sono fatto una sigaretta mi son tolto la maglietta, ero in aperta campagna, non stavo nel paese, eh era aperta campagna, mi son tolto la maglietta, ho messo il manico dentro, ho fatto a palla, ho fatto una buca nella terra e ho chiuso.

Oltre ad aver interrotto Lucio Marzo per ripetere per due volte “il manico di plastica”, contro ogni protocollo, per almeno altre due volte la PM parla mentre Lucio Marzo sta ricostruendo per lei l’omicidio di Noemi.  

PM: Eri sporco quando sei arrivato a casa?

Lucio Marzo: (Lucio si tocca il petto e le braccia) Ero sporco di sangue qua.

PM: Dove eri sporco?

Lucio Marzo: (Lucio si tocca il petto e le braccia) Qua di… di sangue eee le scarpe erano comp… completamente sporche di sangue e le ho buttate.

PM: Dove le hai buttate?

Lucio Marzo: Non mi ricordo, non mi ricordo perché stavo agitato, signora, non mi ricordo.

PM: Ma ti ricordi che scarpe erano?

Lucio Marzo: Sì, Lotto, le usavo per andare a calcetto.

PM: E di che colore?

Lucio Marzo: Bianche, una striscia blue e qualche striscia rossa.

PM: Tu sei entrato in auto, quindi verosimilmente l’hai sporcata.

Lucio Marzo: C’avevo… penso di aver avuto le mani sporche.

PM: Cioè tu sei arrivato a casa ma l’auto…

Lucio Marzo: Sono arrivato…

PM: L’hai lavata o non l’hai lavata?

Ancora una volta la PM interrompe Lucio Marzo. 

Lucio Marzo: Sì, sono andato in bagno, prima di farmi la doccia eee ho preso uno spray e ho preso una pezza e ho pulito, ho cercato di pulire il volante.

PM: Che cosa? Il volante, poi?

La PM continua inspiegabilmente ad incalzare Lucio invece di lasciarlo libero di esprimersi.

Lucio Marzo: Il volante, i pedali.

Lucio Marzo: Mia madre, mia sorella e mio padre stavano ancora dormendo, per fortuna, e io in silenzio mi sono fatto la doccia, mi sono pulito tutto, mi sono cambiato le mutande, ho messo le mutande nella biancheria eee pure i calzini nella biancheria eehm sono andato a letto.

PM: Mi stupisce che tua sorella tuo padre e tua madre continuassero a dormire o qualcuno si è svegliato?

Lucio Marzo: No, tutti dormivano, eee mio padre è andato a dormire verso le 3 e mezza 4, perché mi controlla.

PM: Ok, ma quando sei tornato a casa all’alba, hai utilizzato delle precauzioni per evitare di far rumore perché hai detto che… ?

Lucio Marzo: Certo, la macchinaa ha un problema alla marmitta, no mamma?

Lucio si rivolge alla madre che insieme al padre assiste al suo interrogatorio.

PM: Che fa rumore?

Lucio Marzo: Sì, fa rumore come un rombo, appena ha iniziato la discesa per andare a casa mia, io la macchina l’ho spenta però con le chiavi inserite con il gir… con il quadro girato, il bloccasterzo non si metteva e quindi io ho camminato lo stesso, pure non c’era la luce delle macchine si vedeva lo stesso perché era… c’era già luce quasi, no?. L’alba, c’era l’alba eee era discesa e frenavo con il freno a mano perché il freno a pompa non funzionava e frenavo con il freno a mano, no?. Piano piano, piano piano e sono riuscito ad arrivare fino al garage, però al garage c’è come un gradino, no?. E là ho dovuto fare la macchina indietro e poi prendere la rincorsa.

PM: Quindi l’hai rimessa esattamente dov’era?

Lucio Marzo: Dov’era.

Lucio Marzo: Questa mattina, io siccome è da giorni che non mangio e non dormo, poi vedo i miei genitori che stanno ammazzati, non hanno telefoni, non hanno macchina, hanno paura casomai che avevo fatto qualcosa eee mi è venuta la vogliaaa… sono andato al garage, avevo l’idea di prendere un mattone, attaccare la corda, buttarmi dalla grotta diii… di Novaglie eee affogarmi… nel mare, perché non ce la facevo più.

Lucio racconta che al mattino ha desiderato togliersi la vita ma sembra tutto passato visto che invece di dire: “non ce la faccio più”, dice: “non ce la facevo più”. In questo stralcio Marzo rivela la sua priorità: se stesso, è lui che non mangia e non dorme, poi vengono i suoi genitori.

PM: Ma perché non l’hai lasciata? La lasciavi, dici: “Non ti voglio più vedere”, proprio:  “Non ti voglio più vedere”.

Lucio Marzo: Brava.

PM: Perché quella sera non le hai detto questo?. La lasciavi tu in mezzo… in mezzo alla via.

Lucio Marzo: Ma tu lo… ma tu… ma tu lo sai che… ma tu lo sai che io la chiamo… che io certe volte, certe settimane non la chiamavo, uscivo eee, controllato da mio padre, e la trovavo in paese che cercava me?

Lucio Marzo: Lei ha capito che questa ragazza mi stava facendo il lavaggio del cervello, no?. Ho commesso un reato ad ammazzarla. Questa ragazza, da quando l’ho conosciuta… io non ero così, sono cambiato da quando ho conosciuto lei, io er… ero uno schiav… cioèè, ero uno schiavo praticamente.

Lucio Marzo: Non so se mi hai capito o non mi hai capito peròòò mi sono trovato in una situazione di merda perchééé io ero succube, io ero innamorato di questa ragazza e nello stesso tempo non volevo perdere la mia famiglia eee mò che piano piano sto iniziando a ragionare io… io quest’anno, io quest’anno sto andando scuola per poter prendermi il secondo anno.

PM: Perché vuoi prendere in mano la tua vita.

Lucio Marzo: Ascolta, il secondo anno, il terzo anno, prendere la qualifica di elettrotecnico e poi fare le scuole private.

PM: Lucio.

Lucio Marzo: Due anni, un attimo, due anni in uno.

PM: Bisogna interrompere, Lucio.

Lucio Marzo: Per poter diventare perito elettrotecnico.

PM: Va bene. Lo hai già detto.

Lucio Marzo: Per poter andare a lavorare a Milano con i miei parenti.

PM: Allora, Lucio, io devo interrompere il verbale e, ma queste cose verranno tutte… non stai in una barzelletta, questa è la vita vera, non sono domande che puoi fare in questo momento, è il momento dell’interrogatorio.

In conclusione, Lucio è credibile sia per quanto riguarda il racconto dell’omicidio che per quello delle ore seguenti.

Il movente da lui suggerito non regge, non escludo che Noemi avesse proposto a Lucio di uccidere i suoi genitori, anzi è probabile, ma non è questo il motivo per il quale Marzo l’ha uccisa, il suo è solo un tentativo di razionalizzare l’evento e di fornire una “giustificazione morale” ad un atto riprovevole. Quello di Noemi potrebbe essere un omicidio senza un apparente movente o per futili motivi, come lo sono gli omicidi commessi dai sociopatici, soggetti capaci di atti estremi di violenza a causa della loro bassa tolleranza alla frustrazione. Il fatto che Lucio abbia dato segni di squilibrio in concomitanza con la frequentazione di Noemi, non è ascrivibile alla Durini, il disturbo antisociale di personalità comincia a manifestarsi infatti proprio alla sua età ma non è una coincidenza invece che Lucio frequentasse Noemi, una ragazza anche lei “ribelle” e “difficile”, ce lo conferma sua sorella Benedetta: “E’ stata sempre una ragazza diciamo un po’ ribelle però era molto buona, cercava sempre di vincere anche delle sfide impossibili con persone molto, magari, difficili, a loro volta”.

Il finale dell’interrogatorio è interessante, Lucio mostra di non rendersi conto che dovrà scontare una lunga pena per il reato da lui commesso, fa progetti per il futuro e lascia intendere che, riguardo al rapporto con Noemi, l’unica soluzione possibile fosse quella da lui adottata, l’omicidio. Non solo Lucio non prova alcun rimorso o senso di colpa per aver ucciso la Durini ma tenta di autoassolversi biasimando ripetutamente la vittima per convincere i suoi interlocutori che Noemi meritasse di morire. Tutti atteggiamenti da sociopatico.

L’uso di stupefacenti dai 12 anni di età e i tre TSO che hanno preceduto l’omicidio non fanno che confermare la diagnosi.

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Analisi dell’intervista rilasciata dai genitori di Lucio Marzo

Lucio Marzo, 17 anni, ha confessato di aver ucciso la sua fidanzata, Noemi Durini di 16 anni, dopo le 5.00 del mattino del 3 settembre 2017 e di averne coperto il cadavere con delle pietre, i genitori di Marzo hanno rilasciato un’intervista a Chi l’ha visto? durante la quale la giornalista Paola Grauso li ha informati della confessione del figlio.

Noemi Durini

Madre di Lucio Marzo: “Altro che ragazza solare, ragazza notturna, notturna era, è entrata in casa mia di notte (incomprensibile) Un anno d’inferno… abbiamo passato… abbiamo preso anche l’ans… l’ansiolitico… adesso io sto male, sto male, sto malee…”.

Nell’affermazione d’esordio della madre di Lucio: “Un anno d’inferno… abbiamo passato…”, c’è qualcosa di definitivo, la donna riferisce che l’inferno è “passato”, che, lei ed i suoi familiari, se lo sono lasciati alle spalle, lasciando intendere che Noemi è morta; se la madre di Lucio non avesse saputo della morte di Noemi avrebbe detto “da un anno stiamo vivendo un inferno” mentre nella sua dichiarazione non c’è spazio né per il presente né per il futuro. 

Madre di Lucio Marzo: “(riferendosi a sua figlia) Sta cercando mio figlio adesso, forse si sta … è andato a qualche parte ad ammazzarsi?! A questo punto”.

Paola Grauso: “Non è a casa, quindi?”.

Madre di Lucio Marzo: “No, ho paura”.

Biagio Marzo

Biagio Marzo: ”Questa ragazza è entrata in casa mia ben accetta come la fidanzatina di mio figlio…”.

Paola Grauso: “Questo un anno fa, circa?”.

Biagio Marzo: “… un anno fa. Dopo neanche un mese, invitata ad una festa, qua vicino, con mio fratello, ha piazzato un casino della Madonna contro una ragazza che si chiamava Rebecca. Per gelosia. Ok?. A me me l’ha detto chiaramente: “Ti devo fare impazzire”, ok?. A me mi ha chiamato “drogato, coglione”, di tutti gli epiteti mi ha… perché non l’accetto più in casa… per rispetto a mio figlio e per la salute mentale di mio figlio ho tollerato il rapporto con questa ragazza, i carabinieri di Alessano ne sono informati, purché lo facesse fuori dal mio paese perché mi creava vergogna. (…) Io… la mia paura è che trascinasse mio figlio nei suoi problemi, ecco perché gli sono stato tanto dietro a mio figlio, perché tutto volevo meno che fosse trascinato in questi problemi. E’ cominciato un rapporto malato tra ‘sta ragazza e un ragazzo perché era così gelosa ma così gelosa, mio figlio mi diceva: “Papà se arrivo ad un incrocio e mi giro e c’è ‘na ragazza in macchina mi fa un putiferio”, quindi lui doveva andare dritto, m’hanno chiamato dalla scuola… (interrotto)”.

Paola Grauso: “Erano tutti e due molto legati l’uno all’altra, no?!”.

Biagio Marzo: “Sì, questo sì, però mio figlio, pensa che ha avuto tre trattamenti sanitari obbligatori da quando ho conosciuto a ‘sta ragazza”.

Paola Grauso: “E come mai?”.

Biagio Marzo: “E come mai…”.

Paola Grauso: “E’ un po’ strano che fanno il trattamento sanitario obbligatorio, come mai?”.

Biagio Marzo: “Eh, perché dava di volta il cervello, da quando ho conosciuto ‘sta ragazza, la prima ragazza della sua vita, è successo il finimondo. Lei pensi che una notte a un mio diniego di chiamare sua madre e dirle: “Guardi che sua figlia rimane qua con me stanotte”, perché non ho voluto, lei due notti dopo si è infilata dalla finestra, si è chiusa nell’armadio e nottetempo è andata a dormire con mio figlio”.

Il signor Marzo è talmente protettivo nei confronti del figlio da dire “da quando ho conosciuto a ‘sta ragazza”, e non “da quando ha conosciuto questa ragazza” e ancora “guardi che sua figlia rimane qua con me stanotte” e non “rimane con mio figlio” o “dorme da noi”, non c’è perversione nelle sue parole, Biagio vive suo figlio come un’appendice e soffre mortalmente il suo fallimento come padre. Il signor Marzo è a rischio di suicidio. Biagio non si rende conto che l’esordio dei problemi psichici di suo figlio non è attribuibile a Noemi ma ha semplicemente coinciso con il suo primo ‘innamoramento’, è difficile accettare che un proprio caro sia affetto da un disturbo psichico.

Paola Grauso: “Questo quando è successo?”.

Biagio Marzo: “Verso gennaio, prima”.

Madre di Lucio Marzo: “ll 26”.

Biagio Marzo: “Eh, più o meno quel periodo lì, di gennaio…”.

Madre di Lucio Marzo: “Noi non abbiamo chiavi in casa alle porte non le abbiamo, quel giorno c’era gente al fuoco, e lui chiuso a chiave, mah, poi dopo, quando ho aperto per darmi i vestiti sporchi, lo vedevo ridere ma mica è scemo, rideva e c’era lei”.

Paola Grauso: “Però, diciamo una cosa che fra di loro si erano innamorati, questi due ragazzi!?”.

Biagio Marzo: “Sì, per carità, si erano innamorati”.

Paola Grauso: “E quindi sembrava più una cosa tra ragazzi, ragazzini, insomma, cosa è successo?”.

Biagio Marzo: “Sembrava… se fossero ragazzini tutti e due ma la ragazzina, pur avendo un anno meno di mio figlio, aveva e… un bagaglio d’esperienza molto più grande ed era lei che comandava nel gruppo, nei due, tant’è vero che ‘na volta mi chiamò un professore dalla scuola di Alessano, professionale, mi dice: Biagio, signor Marzo, guardi che li ho visti coi miei occhi, ‘sta ragazza, la Noemi, che assalisce suo figlio. E se ne venne tutto graffiato completamente. Era lei che picchiava mio figlio”.

Madre di Lucio Marzo: “Io ho visto tutto”.

Paola Grauso: “Però dicono… dicono che anche il contrario… anche il ragazzo…”.

Biagio Marzo: “Sì, è successo, dopo tre trattamenti sanitari mio figlio… (interrotto)”.

Madre di Lucio Marzo: “Voleva togliersela da dosso”.

Biagio Marzo: “…mio figlio dice: Basta, papà, devo cambiare vita, ho capito che sto sbagliando tutto, e sere fa quando c’era la festa del patrono ad Alessano, sceso con due amici, ‘sta ragazza gli si para incontro, comincia ad abbracciarci sopra e “Ti voglio bene” e “Ti amo”, lui voleva scrollarsela, non ce l’ha fatta più e le ha dato quattro schiaffoni per dire: Stammi lontano”.

Paola Grauso: “Questo quando?”.

Biagio Marzo: “Alla festa del patrono, la domenica… (interrotto)”.

Paola Grauso: “Pochi giorni fa?”.

Biagio Marzo: “La domenica della festa del patrono, tant’è vero che io non ho mai sporto… non ho mai sporto querela verso questa ragazza per allontanarla da mio figlio perché sapevo che mio figlio comunque non si allontanava da lei”.

Biagio Marzo: “Questa ragazza era tutt’altro che brava ragazza, si accompagnava con de-lin-quen-tii di 30, 40 anni ed era ragazzina di 16 e non voglio andare oltre, ok?. Addirittura incitava mio figlio e per questo sono andato dall’avvocato a sporgere querela, incitava mio figlio affinché ci scannasse tutti e due”.

Madre di Lucio Marzo: “Aveva trovato i soldi per…”.

Biagio Marzo: “Addirittura aveva trovato una somma di denaro da dare a un certo tipo per comprare una pistola per spararci, sentito questo, io mi son rivolto ad un legale e ho sporto querela affinché fosse allontanata da mio figlio e questo neanche tre settimane fa, ok?. Era tutt’altro che una brava ragazza. Era una ragazza cresciuta allo stato brado, capisce?… cresciuta già da 12-13 anni in mezzo alla strada, ti ripeto…”.

Biagio Marzo non solo parla di Noemi al passato, lasciando intendere di essere a conoscenza del fatto che la ragazza è morta, ma ne parla male (blaming the victim) è un tentativo di spiegarsi l’omicidio, di giustificare in parte il figlio e di attenuare la sua devastante percezione di avere fallito come padre. Biagio Marzo, all’indomani di queste dichiarazioni e della confessione del figlio, avvenuta 10 giorni dopo l’omicidio, ha infatti ammesso di aver saputo da Lucio della morte di Noemi il giorno precedente alla registrazione dell’intervista. Alcune agenzie di stampa hanno pubblicato una sua dichiarazione post- intervista: “Io estraneo. Mio figlio mi confessò l’omicidio martedì. Non sapevo nulla e mai avrei aiutato mio figlio a commettere un simile gesto. Lui mi ha detto dell’omicidio la sera prima del ritrovamento del corpo di Noemi e mi ha comunicato anche la sua decisione di volersi costituire ai carabinieri. Io gli ho risposto: Se hai le palle ci devi andare da solo”. Biagio Marzo è credibile, è estraneo alle accuse che gli vengono mosse, non ha avuto alcun ruolo né nell’omicidio né nell’occultamento, tra l’altro, a rigor di logica, se qualcuno avesse aiutato Lucio ad occultare il cadavere di Noemi, lo avrebbero sepolto e non semplicemente coperto con delle pietre.

Paola Grauso: “Allora tornando…”.

Biagio Marzo: “Mo’, adesso basta balle in televisione, io non ho mai picchiato suo padre, non ho mai spalleggiato mio figlio a picchiare nessuno, io sono stato soltanto un genitore attento e accorto e ho visto tutti i cambiamenti di mio figlio, e meno male, e tutti i medici mi hanno fatto i complimenti: “Biagio hai preso tuo figlio in tempo per salvarlo”, quando mio figlio… ‘sta ragazza usava ‘na tecnica per obbligare mio figlio ai suoi voleri: “Ti lascio”, e mio figlio sbatteva la testa contro il muro, sbatteva la testa per terra, quando ho visto queste cose ho dovuto intervenire coi sanitari e via il primo trattamento, il secondo e il terzo, quindi…”.

Biagio Marzo prende possesso di ciò che dice e nega in modo credibile. E’ un uomo distrutto che sperava di poter salvare il proprio figlio che ama più di se stesso, ma purtroppo Lucio è affetto da un grave disturbo di personalità e probabilmente l’incontro con Noemi, una ragazza ribelle e anche lei molto difficile, così come la definisce sua sorella Benedetta: “E’ stata sempre una ragazza diciamo un po’ ribelle però era molto buona, cercava sempre di vincere anche delle sfide impossibili con persone molto, magari, difficili, a loro volta”, è stato fatale per entrambi. Per ridurre il proprio senso di colpa Biagio Marzo afferma “io sono stato soltanto un genitore attento e accorto e ho visto tutti i cambiamenti di mio figlio, e meno male, e tutti i medici mi hanno fatto i complimenti: “Biagio hai preso tuo figlio in tempo per salvarlo”, cerca una via d’uscita, in realtà poco avrebbe potuto fare per salvare suo figlio. 

Paola Grauso: “Ma loro programmavano di scappare insieme?”.

Biagio Marzo: “Questo… sì, perché mio figlio ho visto che aveva ‘no foglio con con na…numeri di… per cercare case in affitto, ma questo qualche mese fa”.

Paola Grauso: “Senta, ma lei… glielo dico perché si dice in giro, è anche bene se vuole di smentire, no perché dicono che lei… Lucio ma anche lei, ha avuto problemi con la drogaaaa”.

La Grauso si affida ai chiacchiericci, alle voci di paese, a ciò che si dice in giro e fa all’intervistato una domanda incredibile…

Biagio Marzo: “Guarda, io non lo nego, a me qualche cannetta di quella vecchia erba santa, addirittura qualche tisana mi facevo, perché so che fa bene”.

… alla quale Biagio Marzo risponde con serenità e sincerità.

Paola Grauso: “Ma penso cose più pesanti dellee…”.

Biagio Marzo: “No, no, no, non ho avuto niente di pesante io, possono… sono disponibile a farmi qualsiasi tipo di analisi”.

Marzo nega con forza e da un punto di vista non verbale appare offeso dall’accusa mossagli.

Paola Grauso: “Perché ha avuto questi ricoveri di t.s.o., di trattamento sanitario obbligatorio, contro la sua volontà evidentemente?”.

Biagio Marzo: “Guardi, questo dovrebbe chiederlo ai medici, perché mio figlio era stressato da questo rapporto qua, tant’è vero che mia moglie tendenzialmente diceva: Io questa ragazza non la voglio in casa, io dicevo, guardi, perché mi accorgevo, se allontano mio figlio… ’sta ragazza da casa, io allontano mio figlio, io mio figlio lo voglio in casa perché io ho capito che mio figlio aveva bisogno della mia presenza per sentirsi, come dire maschio contro di lei, ok?”.

Biagio Marzo non riesce a dire alla Grauso che suo figlio è affetto da un disturbo psichico, non lo accetta e continua ad attribuire le colpe soltanto al rapporto difficile che Lucio aveva con Noemi.

Paola Grauso: “Non ce la faceva da solo”.

Biagio Marzo: “Non ce la faceva da solo, è chiaro, quindi in casa lei doveva trattenersi, ok? Ecco perché l’ho tollerata in casa mia giusto fino al momento in cui si è chiusa nell’armadio di mio figlio, ok? da… di mia figlia, da allora in poi io in casa non l’ho voluta più”.

 Paola Grauso: “Senta, no, la cosa che ha colpito molto questo piccolo video che gira che Lucio…”.

Biagio Marzo: “Le spiego perché: (interrotto).”.

Paola Grauso: “Dopo la scomparsa…”.

Biagio Marzo: “Il papà della ragazza…”.

Paola Grauso: “… ha distrutto questa macchina, aspetti, aspetti…”.

Biagio Marzo: “… è venuto spalleggiato da cinque…”.

Madre di Lucio Marzo: “C’era mia figlia assieme”.

Biagio Marzo: “C’era mia figlia assieme al bar”.

Paola Grauso: “Adesso mi spiega cosa è successo, però è stata una cosa molto violenta che colpisce l’immaginazione”.

Biagio Marzo: “Certo però le spiego cosa è successo e perché Lucio si è accanito contro quell’auto, Lucio era in bar insieme a mia figlia seduta sui gradini che si stava collegando a internet perché abbiamo la… eh come si dice? la wifi libera, è arrivato ‘sto signore che era il papà della Noemi, ha chiamato Lucio e gli ha dato un cazzotto, gli ha spacc…. gli ha fatto sei punti di sutura”.

Paola Grauso: “Il papà di Noemi è arrivato insieme ad altre persone”.

Madre di Lucio Marzo: “Sette, otto”.

Biagio Marzo: “Mio figlio siccome conosce tutto quell’ambiente che è un brutto ambiente, cosa ha fatto? furbo, io gli sfascio l’auto, sapeva già che l’auto, sapeva già che l’auto era stata regalata da un certo tizio a ‘sta ragazza, colei che ha accompagnato ‘sti signori a picchiare mio figlio, è andato con la sedia… la ragazza è di Depressa (…) con quella la macchina, mio figlio cosa ha fatto? pur avendo 18 anni 17 anni e mezzo, con una sedia gli ha sfasciato tutti i vetri, a modo che loro non scappassero e intervenissero i carabinieri anche perché mio figlio sapeva che la macchina camminava senza documenti senza assicurazione”.

In un certo senso Biagio Marzo si dice orgoglioso di suo figlio perché ha trovato il modo di impedire al padre di Noemi di andarsene dopo l’aggressione ai suoi danni.

Paola Grauso: “Però non è questo il modo, cioè spacchi la sedia…”.

Biagio Marzo: “Mi ascolti, che sia il modo, però mio figlio è stato colpito con un cazzotto e l’imma… e lei può immaginare, con sei punti di sutura, tutto l’occhio sventrato e in quel momento ha visto solo quel tipo di reazione per bloccarli, perché stavano andando via, è andato lì, gli ha sfasciato i vetri in modo che non si spostassero, infatti sono venuti i carabinieri e hanno sequ… hanno chiesto i documenti che non avevano e hanno sequestrato la macchina, ok?”

Paola Grauso: “Domenica mattina allora…”.

Biagio Marzo: “No, venerdì pomeriggio, dopo mezzogiorno, Lucio si è preso una macchina da solo dal lavoro di mia moglie avendo la seconda chiave, io tutto potevo immaginare men che meno che mio figlio guidasse già la macchina, ma molto pro… probabilmente tirando giù fuori la macchina dal garage mettendola nel garage ha imparato le prime elementi per poterla guidare, comunque sta di fatto che il venerdì prende sta macchina va a Specchia a trovare la sua ragazza e si danno un appuntamento per il sabato notte: “Visto che c’ho la macchina a disposizione, quando dorme il papà”, e le premetto che io sono quasi tre mesi che non chiudo occhio”.

Biagio Marzo è un uomo ridotto ai minimi termini, tormentato dal senso di colpa per non essere stato in grado di controllare suo figlio, un padre che continua ad immedesimarsi in lui e a dargli voce con parole proprie: “Visto che c’ho la macchina a disposizione, quando dorme il papà”, da notare il fatto che Biagio parla di se stesso con affetto definendosi “il papà”.

Madre di Lucio Marzo: “Piangendo, dice che l’ha chiesto: per favore portami eee usciamo”.

Biagio Marzo: “Usciamo sabato”.

Paola Grauso: “Lo ha detto Lucio?”.

Biagio Marzo: “Lo dice Lucio, comunque, mio figlio è andato per incontrare una ragazza e avere un momento di intimità nella macchina sai… finalmente… piuttosto…”.

Paola Grauso: “Questo domenica mattina?”.

Biagio Marzo: “Domenica mattina, sabato notte, sabato notte, quindi…”.

Madre di Lucio: “Lui pensava questo”.

Biagio Marzo: “Lui pen… forse pensava questo”.

Paola Grauso: “Erano le cinque di mattina quando stava lì fuori casa?!”.

Biagio Marzo: “Sai perché, perché io sono andato a letto alle tre e mezzo, quattro meno un quarto, io son… io sono da tre mesi, le stavo dicendo, che non chiudo più occhio la notte (…) viveva presso una signora di Alessano, ok? e mio figlio di notte prendeva la bici del vicino e andava a trovarla di notte (…) io è da tre mesi che non dormo più la notte, cioè prima mi accerto che mio figlio dorma e poi me ne vado a letto”.

Paola Grauso: “Allora, quella sera cosa succede?”.

Biagio Marzo: “La sera del? Sabato?

Paola Grauso: “Eh”.

Biagio Marzo: “Succede che io fino alle tre e mezzo, le 4 meno un quarto veglio, dò un’occhiata Lucio è in casa, mi sembra che dorme, tranquillo me ne vado a letto e poi non le posso dire niente più, di fatto ho saputo dai carabinieri… (interrotto)”.

Biagio Marzo è credibile, ciò che afferma spiega il perché Lucio sia uscito così tardi da casa per andare a prendere Noemi. E’ un’altra conferma dell’estraneità ai fatti di Biagio Marzo.

Paola Grauso: “Non sente che esce di casa!?”.

Biagio Marzo: “Come faccio a sentirlo…”.

Paola Grauso: “Comunque esce di casa”.

Biagio Marzo: “… se me ne vado a letto”.

Paola Grauso: “Poi, dopo, quando lo sente Lucio dice: Io la ragazza l’ho vista merco… venerdì l’ultima volta e poi non l’ho più vista!?”.

Biagio Marzo: “Giovedì, giovedì, ha detto giovedì lui”.

Paola Grauso: “E ha mentito perché c’era la prova”.

Biagio Marzo: “Certo che ha mentito, certo, perché c’era la prova di venerdì ma poteva dire ben… mi scusi… (interrotto)”. 

Paola Grauso: “Di domenica, la telecamera che lo inquadra”.

Biagio Marzo: “… mi scusi poteva pure dire l’ho vista venerdì ma siccome a me ha mentito perché venerdì gli ho detto: Me l’hai fatta nuovo Bia… eh Lucio, te ne sei andato per trovare la ragazza? dice: No papà ho fatto un giro qua in sant’angelo, è una zona qua, per starmene un po’ solo i…, non ti credo(parlando della moglie) ma Biagio non gli credi mai! dico va bene, ma io non lo credo comunque, quindi torniamo al discorso di prima che con la testa aggio me lo levo de capo… (suona di continuo il telefonino della Grauso, il non plus ultra della maleducazione) non lo spegni così finiamo l’intervista e te ne vai?”.

Paola Grauso: “Ritorniamo alla domenica mattina allora lui era lì perché c’è la telecamera”.

Biagio Marzo: Oooh, lui ha aspettato che io andassi a letto e se n’è uscito con ‘sta Cristo de macchina, ok?”.

Paola Grauso: “L’ha aspettata là fuori, evidentemente si son parlati, lei è uscita, sono andati via insieme poi alle cinque di mattina”.

Biagio Marzo: “E certo che se lo stava aspettando, avevano preso l’appuntamento il venerdì per il sabato notte, mi sta capendo? quindi molto probabilmente lei era pronta a scendere perché dalla strada mi… devi fare un baccano per farla uscire”.

Paola Grauso: “Lucio cosa le ha detto che è successo poi dopo?”.

Biagio Marzo: “A me Lucio non mi ha detto prima niente, quando sono venuti i carabinieri e io ho iniziato a preoccuparmi, ha cominciato a fare le prime ammissioni: Eh, sì, l’ho accompagnata a Morciano, poi arrivano i carabinieri e: Guarda, abbiamo i fotogrammi, abbiamo i fotogrammi che anche venerdì sei andato a mezzogiorno, cose che lui mi ha sempre negato che si era spostato da casa io: “Cazzo, balle me ne dici a bizzeffe, non conto più niente, fai tutto da te?, poi… te lo dico, fammi finire… Morciano, poi il maresciallo dice: Abbiamo trovato dei fotogrammi, prima ha detto l’ho vista giovedì, c’era papà vicino al bar per cui l’ho vista giovedì, vengono hanno trovato dei fotogrammi che l’ha vista domenica mattina presto e venerdì, ok?”.

Biagio Marzo ci dice praticamente che il figlio gli ha confessato l’omicidio perché non dice “ha ammesso di averla portata a Marciano” ma “ha cominciato a fare le prime ammissioni”, lasciando intendere che dopo le prime ammissione il figlio ne abbia fatte altre.

Biagio Marzo: “Io stesso: dì la verità, inutile andare da balzi a balzi, dì la verità, allora, Lucio: Guardi, l’ho dovuta accompagnare a Barbarano”.

Paola Grauso: “A Barbarano che c’è?”.

Biagio Marzo: “Eh, questo non lo so io che c’era”.

Paola Grauso: “Glielo ha chiesto lei, la ragazza?”.

Biagio Marzo: “Lucio è arrivato su ‘sto campetto qua, di fronte c’era una macchina parcheggiata sembra una Seat scura nera bordeux, nera blue scuro che Lucio dice neanche se n’è accorto di ‘sta macchina, Noemi è scesa e si è incamminata verso la macchina, si è accorto della macchina quando hanno acceso in moto, lei è salita su, hanno fatto marcia indietro e sono andati via”.

BIagio Marzo per la prima volta falsifica, si inventa una storia, quella della solita auto scura con cui svaniscono spesso gli scomparsi.

Paola Grauso: “Con un’altra macchina quindi?”.

Biagio Marzo: “Mio figlio è rimasto li, un po’ di stucco”.

Paola Grauso: “Adesso suo figlio dov’è?”

Madre di Lucio Marzo: “Adesso siamo preoccupati”.

Biagio Marzo: “Adesso sono preoccupato”.

Paola Grauso: “Non è che l’hanno portato in caserma?”.

Biagio Marzo: “Non l’hanno portato da nessuna parte perché è un minore quindi dovrebbero chiederlo a me, è uscito dalle dieci e mezzo, lo stiamo tartassando tutti, i carabinieri, io sto facendo un’indagine su di lui”.

Paola Grauso: “Quindi Lucio dice di non aver fatto del male alla ragazza!?”.

Biagio Marzo: “Lucio: “Papà stai sereno quando troveranno la ragazza capiranno che io non c’entro niente”, ma io di questo non mi fido, continuo a tartassarlo, lo sprono a dirmi, ma ti ricordi niente del passato? Le minacce! Lucio non mi sa dire niente, non mi parla proprio di queste cose qua”.

Biagio Marzo tira il sasso e ritira la mano, dice che non crede che il figlio non c’entri niente ma al contempo tira fuori la storia delle minacce in un ultimo fallimentare tentativo di scacciare il suo incubo, l’omicidio. Marzo è combattuto, si sente perduto.

Paola Grauso: “Allora le voglio dire quello che mi stanno che sta uscendo in questo momento: Hanno trovato la ragazza”.

Biagio Marzo: “Bene! Sono contento!”

Paola Grauso: “E’ morta!”.

Madre di Lucio Marzo: “No!”.

Paola Grauso: “Morta e Lucio ha confessato, questo mi arriva, non so altro”.

La madre di Lucio, alla notizia della confessione del figlio, non reagisce, non riesce a fingere perché è a conoscenza della morte di Noemi.

Biagio Marzo: “Vita mia, vita mia, Gesù mio (incomprensibile)”.

Madre di Lucio Marzo: “E’ esasperato”.

Madre di Lucio Marzo: “Sua madre ha mandato gente di Taviano per ammazzarlo, un tossico”.

La madre è alla ricerca di attenuanti.

Biagio Marzo: “Hanno creato un mostro!”.

Madre di Lucio Marzo: “Hanno creato un mostro, perché noi…”.

Biagio Marzo: ”Hanno creato un mostro e il mostro se l’è mangiati! Hanno creato un mostro e il mostro se l’è mangiati tutti! Maledetti! Maledetti! Maledetti! Maledetti! Maledetti!”.

Biagio Marzo è incapace di riconoscere di avere un figlio con un disturbo di personalità. A detta del procuratore del tribunale dei minori, Maria Cristina Rizzo, che ha interrogato Lucio, il ragazzo “Era lucido, chiaro nella ricostruzione, non ha avuto crisi di pianto o momenti di sconforto”, non solo, all’uscita dalla caserma Lucio Marzo ha sfidato la folla pronta a linciarlo con saluti, linguacce ed un sorriso, tutti atteggiamenti tipici dei soggetti antisociali che mancano di empatia, di senso di colpa e di rimorso.

Lucio all’uscita dalla caserma

Madre di Lucio Marzo: “Noi non volevamo sua figlia, non la accettavamo, hanno mandato gente da Taviano per ammazzarlo, sul bar c’erano gli amici, un tossico hanno mandato per ammazzarlo”.

Paola Grauso: “Non ha detto niente a voi?”.

Madre di Lucio Marzo: “Niente, che se lo sapevamo, l’abbiamo detto tutta stanotte pure.
Se sai qualcosa, parla, parla, che tuo padre, lui stavano indagando, pure”.

Paola Grauso: “Lui ha detto sempre che non sapeva nulla!?”.

Madre di Lucio Marzo: “Non sapeva nulla, sempre ripetendo sempre ‘ste cose, sempre ‘ste cose”.

Madre di Lucio Marzo: “Biagio, è finita, dai”.

Con questa frase la madre mostra di essere stata a conoscenza dell’omicidio di Noemi ad opera del figlio già da prima dell’intervista, la donna appare sollevata dalla confessione.

Madre di Lucio Marzo: “Ora siamo morti, dalla famiglia siamo mortiiiii!!!! Contenti??? Contenti???”.

La trasmissione Chi l’ha visto? ha scelto di registrare e mandare in onda le reazioni dei genitori di Lucio alla notizia della confessione del figlio, uno spettacolo osceno. Evidentemente gli autori del programma disconoscono la compassione, quel sentimento di pietà tanto pubblicizzato dalla Chiesa ma raramente partecipato.

Biagio Marzo dopo il fermo del figlio ha dichiarato ai giornalisti assiepati fuori dalla sua abitazione: “Io quando sarà il processo dirò tutto quanto ho nel cuore”.

Sono due le famiglie distrutte da questo fatto di sangue.

Questa analisi è stata pubblicata su Le Cronache Lucane il 19 settembre 2017.

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