MORTE DI MARCO VANNINI: ANALISI DI ALCUNI STRALCI DI DICHIARAZIONI DI DAVIDE VANNICOLA

Davide Vannicola

In un’intervista precedente, la criminologa Ursula Franco ci aveva detto che è praticamente impossibile analizzare ciò che Davide Vannicola ha riferito a “Le Iene” a causa dei “taglia e cuci”. Le abbiamo comunque chiesto di analizzare i pochi stralci analizzabili.

Le Cronache Lucane, 15 maggio 2019

Davide Vannicola: “Amico mio, te va de fassee una braciola io e te da soli?”. Sicuramente me dovrà dì qualcosa. In quella circostanza mi ha fatto una confidenza, poi che io l’abbia presa bene, l’abbia presa male, gli abbia detto “sei un coglione, non t’aspettare nulla da me”, lui ce rimasto de merda e da lì si è un po’ inclinato il nostro rapporto (…) Mi ha detto “Sai, amico mio, mi sa che forse ho fatto una cazzata” (…) Poi diciamo è subentrato (…) da parte mia freddezza, da parte sua le lacrime eee non siamo più andati avanti (…) Io gli ho detto: “Per quanto te voglio bene, Roberto (Izzo), non riesco a darti una spalla per piangere, non approvo quello che hai fatto”.

Due cose soprattutto emergono da questi stralci dell’intervista rilasciata da Vannicola a “Le Iene”: 

1) un bisogno di convincere l’interlocutore che Roberto Izzo era amico suo (“amico mio”);

2) una volontà di rappresentarsi come essere moralmente superiore rispetto ad un maresciallo dei carabinieri e in una posizione di potere, quantomeno temporaneo (“non approvo quello che hai fatto”, “non t’aspettare nulla da me”, “sei un coglione”, “lui c’è rimasto de merda”, “da parte mia freddezza, “non riesco a darti una spalla per piangere”).

Infine, come ho già avuto occasione di dire, riguardo ad eventuali confidenze di Izzo a Vannicola sull’identità dello sparatore, eventuali dubbi di Izzo lasciano il tempo che trovano, posto che le indagini hanno appurato che fu Antonio Ciontoli a sparare. Aggiungo che Izzo ha riferito ad una giornalista di Quarto Grado che, a suo avviso, i Ciontoli non mentirono quella sera sull’identità dello sparatore perché glielo riferirono, senza il timore di venir smentiti, prima che Marco morisse. Un’inferenza logica supportata dalle risultanze investigative.

Con ciò non sto dicendo che l’ex maresciallo Roberto Izzo non abbia parlato con Davide Vannicola o che Izzo dica la verità su tutto, ma, di sicuro, la testimonianza di Vannicola non è di alcun aiuto per delineare le responsabilità dei Ciontoli.

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MORTE DI MARCO VANNINI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IL PROCESSO MEDIATICO E’ LA PRIMA CAUSA DI ERRORE GIUDIZIARIO, LE ISTITUZIONI NON SI FACCIANO PORTAVOCE DEI PROGRAMMI SPAZZATURA (intervista)

Marco Vannini e Martina Ciontoli

Marco Vannini è stato ucciso il 17 maggio 2015 da un colpo d’arma da fuoco esploso da Antonio Ciontoli. Antonio Ciontoli è stato condannato in primo grado a 14 anni di reclusione per omicidio volontario; in appello, a 5 anni per omicidio colposo; sua moglie, Maria Pezzillo, e i suoi figli, Federico Ciontoli e Martina Ciontoli a 3 anni sempre per omicidio colposo, è stata invece assolta la fidanzata di Federico, Viola Giorgini per la quale era stata chiesta una condanna per omissione di soccorso.

Le Cronache Lucane, 14 maggio 2019

Abbiamo nuovamente sentito su questo caso la criminologa Ursula Franco che ha sempre sostenuto che si è trattato di omicidio colposo e non di omicidio volontario. In un’intervista precedente la Franco aveva dichiarato: “Se Antonio Ciontoli avesse sparato per uccidere, di sicuro non avrebbe chiamato il 118 con il rischio che Marco, ancora cosciente, riferisse l’esatta dinamica dei fatti”.

– Il 6 maggio Alessandro Di Battista ha scritto su facebook: “Avete visto l’ultimo servizio delle Iene sul caso Vannini? Beh vi consiglio di farlo. E vi consiglio anche di prendere posizione, di informarvi, di chiedere giustizia e verità. Esattamente come nel caso Cucchi si può arrivare alla verità anche per quanto riguarda il caso Vannini. Dipende anche un po’ da noi. Marina e Valerio, i genitori di Marco, (così come Ilaria Cucchi) sono esempi straordinari. Stiamogli vicino e diamogli una mano esercitando un nostro dovere: quello di appassionarci alla verità. Buona giornata a tutti!”, dottoressa Franco che ne pensa?

Non solo mi stupisce che un ex deputato della Repubblica Italiana consigli ai suoi elettori di informarsi sul caso Vannini prendendo visione delle interviste manipolate a tavolino da “Le Iene” e non leggendo gli atti giudiziari, ma mi chiedo anche il “vi consiglio” a chi sia rivolto. Come fa Di Battista a pensare che soggetti privi di competenze nel campo della criminologia possano “prendere posizione”. Purtroppo la TV spazzatura ha fatto credere ai suoi “seguaci” che “chiunque” può addivenire alla verità su un caso giudiziario attraverso la visione dei loro servizi, tra un piatto d’amatriciana e un bicchiere di vino dei Castelli.

Dottoressa, che vorrebbe dire invece ad Elisabetta Trenta, ministro della Difesa, che, sul caso Vannini, ad “Accordi e Disaccordi” ha dichiarato: “Come rappresentante delle istituzioni, mi sento di dire che bisogna andare più a fondo e che le istituzioni hanno bisogno di qualcuno che dica qualcosa in più. C’è stato un carabiniere che dovrebbe sapere più cose: io ho provato a cercarlo, a chiamarlo, ho trovato due numeri di telefono da cui non risponde”?

Vorrei rassicurarla, le istituzioni non hanno bisogno di “qualcuno che dica qualcosa in più”, la verità è agli atti. Alla soluzione di un caso giudiziario si arriva attraverso un lavoro complesso e, nel caso Vannini, non sarà certo la testimonianza di un carabiniere intervenuto dopo il ferimento, a cambiare le cose. Intercettazioni, interrogatori e risultanze investigative permettono di ricostruire i fatti che condussero alla morte di Marco Vannini dal dopocena ai momenti che precedettero lo sparo, dall’esplosione del colpo alla chiamata al 118 di Antonio Ciontoli. 

Dottoressa Franco, vuole aggiungere qualcosa?

Il teatrino mediatico, che ha ridotto ormai la giustizia ad una farsa e che va in onda a reti unificate, è la prima causa di errore giudiziario, le istituzioni non si facciamo portavoce dei programmi spazzatura. 

OMICIDIO DI MARCO VANNINI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: LA TESTIMONIANZA DI DAVIDE VANNICOLA NON AVREBBE CAMBIATO L’ESITO DEL PROCESSO (intervista)

Davide Vannicola

Marco Vannini è stato ucciso il 17 maggio 2015 da un colpo d’arma da fuoco esploso da Antonio Ciontoli. Antonio Ciontoli è stato condannato in primo grado a 14 anni di reclusione per omicidio volontario; in appello, a 5 anni per omicidio colposo; sua moglie, Maria Pezzillo, e i suoi figli, Federico Ciontoli e Martina Ciontoli a 3 anni sempre per omicidio colposo, è stata invece assolta la fidanzata di Federico, Viola Giorgini per la quale era stata chiesta una condanna per omissione di soccorso. 

Le Cronache Lucane, 10 maggio 2019

Secondo “Il Messaggero” la procura di Civitavecchia sarebbe intenzionata a convocare Davide Vannicola, l’artigiano di Tolfa che ha rilasciato un’intervista a Giulio Golia de “Le Iene”. Nel servizio de “Le Iene”, andato in onda domenica 5 maggio, Davide Vannicola aveva riferito di alcune confidenze fattegli dal maresciallo Roberto Izzo, ex comandante della stazione dei carabinieri di Ladispoli.

Abbiamo sentito su questo caso la criminologa Ursula Franco che ha sempre sostenuto che si è trattato di omicidio colposo e non di omicidio volontario. In un’intervista precedente la Franco aveva dichiarato: “Se Antonio Ciontoli avesse sparato per uccidere, di sicuro non avrebbe chiamato il 118 con il rischio che Marco, ancora cosciente, riferisse l’esatta dinamica dei fatti”.

 – Dottoressa Franco, se la Procura di Civitavecchia avesse convocato Davide Vannicola durante le indagini, la sua testimonianza avrebbe cambiato l’esito del processo? 

No. Che il Maresciallo Roberto Izzo conoscesse Antonio Ciontoli era noto a tutti; il fatto che Izzo potesse o possa ritenere che a sparare a Marco sia stato Federico non è di alcuna rilevanza posto che le risultanze investigative parlano chiaro, a sparare fu Antonio Ciontoli. In un caso giudiziario non ci si può aspettare che tutti i protagonisti la pensino allo stesso modo. E’ nella natura umana.

– Dottoressa Franco, le carenze investigative hanno impedito alla verità di emergere?

No. La verità su come andarono i fatti si può facilmente inferire dagli atti. Se può consolarla, a scoprire la verità si arriva anche nel caso una scena del crimine sia stata oggetto di staging, sia stata inquinata da chi è accorso o non sia stata congelata, sono tanti e sufficienti i mezzi a disposizione di chi investiga. 

– Dottoressa, dov’è la verità nel caso Vannini?

E’ nelle telefonate di soccorso, negli interrogatori e nelle intercettazioni. Bisogna solo saper ascoltare e incrociare i dati. Quando disponibili, le telefonate di soccorso sono da considerarsi dei veri e propri interrogatori, i primi. In questo caso abbiamo due telefonate di soccorso durante le quali ben tre dei protagonisti di questa dolorosa vicenda si confrontano con le operatrici del 118. Peraltro, durante le telefonate si odono in sottofondo alcune frasi pronunciate dalla vittima e una risposta della sua fidanzata Martina che sono dannatamente utili a ricostruire la dinamica dei fatti.

– Dottoressa, cos’è mancato in questo caso giudiziario?

Una esatta ricostruzione dei fatti. 

– Lei ha ricostruito i fatti con precisione?

Sì. Posso solo dirle che chi cerca la verità dovrebbe chiedersi non se sia stato Federico a sparare ma dove si trovassero le armi quella sera e in che occasione Federico le abbia toccate.

– Colpa cosciente* o dolo eventuale**?

Colpa cosciente.

*COLPA COSCIENTE: chi agisce prevede sì l’evento, ma esclude (erroneamente) che questo si possa realizzare.

**DOLO EVENTUALE: il soggetto che compie l’azione, pur non volendolo, accetta il verificarsi dell’evento lesivo. È proprio questa accettazione consapevole del rischio, e del rischio ulteriore, che fa differire questa figura dall’affine figura della colpa cosciente.

OMICIDIO DI MARCO VANNINI, LA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO INTERPRETA LE PAROLE DI DAVIDE VANNICOLA (intervista)

Marco Vannini e Martina Ciontoli

Le Cronache Lucane, 6 maggio 2019

– Dottoressa Franco, secondo “Le Iene” Davide Vannicola, un ex amico dell’ex comandante dei carabinieri di Ladispoli, Roberto Izzo avrebbe detto a Giulio Golia che, come riportato sul sto de “Le Iene”, “l’ex comandante dei carabinieri di Ladispoli, Roberto Izzo, avrebbe saputo che a sparare a Marco Vannini sarebbe stato il figlio di Antonio Ciontoli, Federico e sarebbe stato lui a suggerire al padre di prendersi la colpa”, che ne pensa?

E’ praticamente impossibile analizzare ciò che dice Davide Vannicola perché “Le Iene” sono campioni del “taglia e cuci” e costruiscono a tavolino le risposte. Azzardo un’interpretazione di questa vicenda che vede coinvolto l’ex comandante Izzo. Roberto Izzo, prima di venire a conoscenza dei risultati degli stub e del contenuto delle intercettazioni, potrebbe aver avuto dei dubbi sull’identità dello sparatore ed essersi confrontato con l’amico.

– Dottoressa Franco, chi sparò a Marco Vannini? 

Le risultanze investigative parlano chiare, fu Antonio Ciontoli a sparare.      

– Dottoressa Franco, secondo lei, perché Izzo ipotizzò che potesse essere stato Federico a sparare?

Torniamo a quella sera, è probabile che, una volta in questura, Antonio Ciontoli abbia detto ai carabinieri che Federico aveva toccato le pistole. Il Brigadiere Manlio Amadori ha riferito in udienza che il Ciontoli avrebbe detto: “Mah, adesso metto nei guai mio figlio” e, che alla domanda di Izzo su chi avesse sparato, il Ciontoli avrebbe risposto che era stato lui, ma nonostante tutto, prima che fossero disponibili le risultanze investigative, è probabile che Izzo avesse ancora dei dubbi sull’identità dello sparatore. Non c’è spazio per le dietrologie.

ESCLUSIVA: OMICIDIO DI MARCO VANNINI, LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI DELLA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO (intervista)

Marco Vannini è stato ucciso il 17 maggio 2015 da un colpo d’arma da fuoco esploso da Antonio Ciontoli. Antonio Ciontoli è stato condannato in primo grado a 14 anni di reclusione per omicidio volontario; in appello, a 5 anni per omicidio colposo; sua moglie, Maria Pezzillo, e i suoi figli, Federico Ciontoli e Martina Ciontoli a 3 anni sempre per omicidio colposo, è stata invece assolta la fidanzata di Federico, Viola Giorgini per la quale era stata chiesta una condanna per omissione di soccorso. 

Le Cronache Lucane, 4 maggio 2019

Abbiamo sentito su questo caso la criminologa Ursula Franco che ha sempre sostenuto che si è trattato di omicidio colposo e non di omicidio volontario. In un’intervista precedente la Franco aveva dichiarato: “Se Antonio Ciontoli avesse sparato per uccidere, di sicuro non avrebbe chiamato il 118 con il rischio che Marco, ancora cosciente, riferisse l’esatta dinamica dei fatti. I Ciontoli, tutti, e la Giorgini, non essendo esperti, non sono stati in grado di valutare le condizioni di Marco e, pensando che il proiettile non avesse attinto organi vitali, hanno sperato che Marco si riprendesse senza l’intervento di un medico. Hanno temporeggiato proprio perché il capofamiglia temeva che emergesse la dinamica dell’incidente; è chiaro che, se avessero preso in considerazione l’evento morte, avrebbero chiamato i soccorsi immediatamente e avrebbero riferito la verità, quantomeno per non essere accusati di omicidio e omissione di soccorso”.

– Dottoressa Franco, cosa c’è di illogico nella ricostruzione dei giudici?

E’ illogico pensare che:

a) Antonio Ciontoli avesse nascosto le pistole nella scarpiera del bagno;

b) Antonio Ciontoli sia entrato in bagno mentre Marco si trovava nudo dentro la vasca intento a lavarsi e che in quell’occasione gli abbia mostrato le pistole;

c) che Marco fosse all’interno della vasca e che, al contempo, Martina si stesse lavando nel lavandino, perché avrebbe alterato la miscela dell’acqua calda/fredda del telefono della vasca;

d) che Martina sia uscita dal bagno e che, una volta entrato, Antonio Ciontoli abbia chiuso o socchiuso la porta dietro di sé.

– Dottoressa Franco, dove aveva nascosto le pistole Antonio Ciontoli?

E’ illogico pensare che la mattina del 17 maggio 2015, Antonio Ciontoli avesse nascosto le pistole in bagno, una stanza nella disponibilità di familiari ed ospiti all’interno della quale chiunque si sarebbe potuto chiudere a chiave e disporre delle armi a proprio piacimento. Le intercettazioni ci vengono in aiuto, se il Ciontoli avesse nascosto le pistole in bagno, Federico non avrebbe detto a Viola: “Ma tu che gli hai detto, da dove le ho prese io le armi?. L’importante è che tu gli hai detto che l’ho prese dal bagno”.

– Dottoressa Franco, qual’è la ricostruzione più vicina ai fatti?

Poco prima delle 23.15 del 17 maggio 2015, Marco Vannini e la sua fidanzata, Martina Ciontoli, si recarono in bagno, Marco, che, probabilmente, indossava la maglietta blue con la scritta MAIORCA ed aveva le scarpe ai piedi, si sedette sul bordo della vasca e, mentre i due fidanzati discutevano a voce alta, tanto da essere uditi dalla vicina, che in udienza ha riferito di aver sentito Martina dire: “Lo vedi papà, lo vedi papà”, Antonio Ciontoli entrò in bagno armato della cal. 9, per scherzo minacciò Marco e poi esplose un colpo.
E’ chiaro che, poiché Marco non si trovava all’interno della vasca al momento del ferimento, Antonio Ciontoli fu capace di sparare senza socchiudere o chiudere la porta del bagno dietro di sé.
Dopo il ferimento, Marco fu convinto ad entrare nella vasca e a lavarsi.

Questa ricostruzione spiega:

a) la presenza di polvere da sparo sulle scarpe di Marco;

b) la scomparsa della maglietta blue con la scritta MAIORCA.

c) la frase “Ti chiedo scusa” proferita da Marco e udibile durante la telefonata di Antonio Ciontoli al 118;

d) la frase “Ci litigavo ma era tutto” proferita in questura da Martina e intercettata;

e) il fatto che Viola Giorgini, dopo il ferimento di Marco, vide Federico uscire dal bagno con un’unica arma in mano.

Le esatte circostanze in cui è stato esploso il colpo che ha ucciso Marco le ha riferite Martina durante una conversazione intercettata nei corridoi della Stazione dei Carabinieri di Civitavecchia, conversazione intercorsa tra lei, suo fratello Federico e Viola Giorgini pochi giorni dopo i fatti, il 21 maggio 2015: “Io ho visto quando papà gli ha puntato la pistola e gli ha detto: “Non scherziamo (incomprensibile)”, papà ha detto: “Ti sparo” e papà gli ha detto: “(incomprensibile) scherzare” e lui ha detto: “Non si scherza così” ed è diventato pallido. Non ci posso pensa’”.

– Dottoressa Franco, quindi Martina era presente quando suo padre esplose il colpo?

Martina ha preso possesso delle proprie parole quando ha affermato: “Io ho visto quando papà gli ha puntato la pistola”. Il fatto che Martina abbia rievocato il gesto di Marco con la mano sbagliata, la sinistra invece della destra, non prova che stesse mimando un’azione che le è stata raccontata, Martina potrebbe essere mancina o aver mimato un movimento “allo specchio”, ovvero un movimento che ha visto frontalmente.

– Dottoressa Franco, secondo lei Martina era a conoscenza della presenza dell’ogiva in superficie sull’emitorace sinistro di Marco, in prossimità del capezzolo sinistro quando parlò con il Maresciallo Izzo?

Martina Ciontoli vide l’ogiva sotto pelle, a mo’ di cisti, sul lato sinistro del torace di Marco Vannini, la vide poco dopo il ferimento, mentre il ragazzo si trovava all’interno della vasca, è stata lei a dirlo a Viola e Federico in caserma durante una conversazione intercettata: “Poi qua sotto c’aveva il proiettile. (…) Nella vasca ce l’aveva già (…) Sembrava una cisti (…) Era il coso, era il proiettile”.

OMICIDIO DI MARCO VANNINI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: D’ACCORDO CON LA SENTENZA D’APPELLO, NON SULLA RICOSTRUZIONE DEI FATTI (intervista)

Marco Vannini e Martina Ciontoli

Marco Vannini è stato ucciso il 17 maggio 2015 da un colpo d’arma da fuoco esploso da Antonio Ciontoli, il quale, in primo grado, è stato condannato a 14 anni di reclusione per omicidio volontario mentre ieri, in appello, a 5 anni per omicidio colposo, sua moglie, Maria Pezzillo, e i suoi figli, Federico Ciontoli e Martina Ciontoli a 3 anni sempre per omicidio colposo, è stata invece assolta la fidanzata di Federico, Viola Giorgini per la quale era stata chiesta una condanna per omissione di soccorso. Abbiamo sentito su questo caso la criminologa Ursula Franco che ha sempre sostenuto che si trattava di omicidio colposo e non di omicidio volontario. In un’intervista precedente la Franco aveva dichiarato: “Condivido le parole dell’avvocato della difesa, Andrea MIroli: “Non c’è dubbio che Antonio Ciontoli debba essere condannato per omicidio colposo e tutti gli altri assolti”. Se Antonio Ciontoli avesse sparato per uccidere, di sicuro non avrebbe chiamato il 118 con il rischio che Marco riferisse il fatto. I Ciontoli, tutti, e la Giorgini, non essendo esperti, non sono stati in grado di valutare le condizioni di Marco e, pensando che il proiettile non avesse attinto organi vitali, hanno sperato che Marco si riprendesse senza l’intervento di un medico. Hanno temporeggiato proprio perché il capofamiglia temeva che emergesse la dinamica dell’incidente; è chiaro che, se avessero preso in considerazione l’evento morte, avrebbero chiamato i soccorsi immediatamente e avrebbero riferito la verità, quantomeno per non essere accusati di omicidio e omissione di soccorso”.

Le Cronache Lucane, 2 aprile 2019

– Dottoressa Franco, dopo che la difesa dei Ciontoli ha rilasciato l’audio/video di una nuova intercettazione, che idea s’è fatta sulla dinamica dei fatti?

Le circostanze in cui è stato esploso il colpo che ha ucciso Marco Vannini le ha riferite Martina Ciontoli durante una conversazione intercettata nei corridoi della Stazione dei Carabinieri di Civitavecchia, conversazione intercorsa tra lei, suo fratello Federico e Viola Giorgini pochi giorni dopo i fatti, il 21 maggio 2015: “Io ho visto quando papà gli ha puntato la pistola e gli ha detto: “Non scherziamo (incomprensibile)”, papà ha detto: “Ti sparo” e papà gli ha detto: “(incomprensibile) scherzare” e lui ha detto: “Non si scherza così” ed è diventato pallido”. Martina non solo ha descritto la scena del ferimento ma anche il momento seguente: “Ed è diventato pallido. Non ci posso pensa’”.

– E’ possibile che nel video Martina descriva una scena che le è stata raccontata?

Lo escludo, Martina ha preso possesso delle proprie parole quando ha affermato: “Io ho visto quando papà gli ha puntato la pistola”. Il fatto che Martina abbia rievocato il gesto di Marco con la mano sbagliata, la sinistra invece della destra, non prova che stesse mimando un’azione che le è stata raccontata, Martina potrebbe essere mancina o aver mimato un movimento “allo specchio”, ovvero un movimento che ha visto frontalmente.

– Lei sa che i genitori di Marco Vannini escludono che il Ciontoli sia potuto entrare in bagno mentre il figlio faceva la doccia, secondo lei Marco è stata ferito in bagno o in un’altra stanza?

Sono d’accordo con loro. A mio avviso Marco non è stato ferito mentre si trovava  all’interno della vasca da bagno ma mentre era seduto sulla stessa. Peraltro, è illogico pensare che Antonio Ciontoli avesse nascosto le pistole in bagno, una stanza nella disponibilità di familiari ed ospiti, all’interno della quale chiunque si sarebbe potuto chiudere a chiave e disporre delle armi a proprio piacimento. Le intercettazioni ci vengono in aiuto anche in questo caso, infatti, se Antonio Ciontoli avesse sparato mentre Marco si trovava in bagno, non avrebbe avuto motivo di chiedere al figlio in quale stanza avesse riferito agli inquirenti di aver ritrovato il bossolo, “E tu il bossolo dove l’hai trovato?”, né Federico avrebbe detto a Viola: “Ma tu che gli hai detto, da dove le ho prese io le armi?, l’importante è che tu gli hai detto che l’ho prese dal bagno”.

– Dottoressa Franco, se Martina era presente al momento del ferimento, perché solo una particella di polvere da sparo è stata trovata nelle sue narici?  

Nelle narici di Martina è stata trovata una sola particella di polvere da sparo perché lo stub fu fatto a distanza di molte ore.

OMICIDIO DI MARCO VANNINI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: I GIUDICI DELL’APPELLO HANNO RICONOSCIUTO LA VERITA’ DEI FATTI (intervista)

Marco Vannini e Martina Ciontoli

Le Cronache Lucane, 30 gennaio 2019

Marco Vannini è stato ucciso il 17 maggio 2015 da un colpo d’arma da fuoco esploso da Antonio Ciontoli, il quale, in primo grado, è stato condannato a 14 anni di reclusione per omicidio volontario mentre ieri, in appello, a 5 anni per omicidio colposo, sua moglie, Maria Pezzillo, e i suoi figli, Federico Ciontoli e Martina Ciontoli a 3 anni sempre per omicidio colposo, è stata invece assolta la fidanzata di Federico, Viola Giorgini per la quale era stata chiesta una condanna per omissione di soccorso. Abbiamo sentito su questo caso la criminologa Ursula Franco che ha sempre sostenuto che si trattava di omicidio colposo e non di omicidio volontario.

– Dottoressa Franco, cosa pensa della sentenza di ieri che ha condannato Antonio Ciontoli a 5 anni per omicidio colposo?

I giudici dell’appello hanno riconosciuto la verità dei fatti. Vado oltre, condivido le parole dell’avvocato della difesa, Andrea MIroli: “Non c’è dubbio che Antonio Ciontoli debba essere condannato per omicidio colposo e tutti gli altri assolti”. Le spiego il perché: Martina aveva 19 anni e Federico ne aveva 20, il fatto che fossero maggiorenni non ha rilevanza, Antonio è il loro padre e, dopo il ferimento di Marco, li ha facilmente convinti che sarebbe stato meglio tacere riguardo alla dinamica dei fatti e che le condizioni di Marco non erano preoccupanti, loro lo hanno supportato proprio perché dipendevano psicologicamente da lui, lo stesso vale per sua moglie Maria Pezzillo, paradossalmente, colei che avrebbe potuto vedere le cose in maniera più distaccata degli altri è invece la fidanzata di Federico, Viola Giorgini, ma in ogni caso anche lei era una ragazzina e si trovava a casa di estranei. Peraltro, l’appartenenza seppur temporanea ad un gruppo è fonte di deresponsabilizzazione. Infine, i Ciontoli, tutti, e la Giorgini, non essendo esperti, non sono stati in grado di valutare le condizioni di Marco, hanno temporeggiato proprio perché il capofamiglia non voleva che emergesse la dinamica dell’incidente, è chiaro che, se avessero immaginato che Marco Vannini sarebbe potuto morire, avrebbero chiamato i soccorsi immediatamente e avrebbero riferito la verità, quantomeno per non essere accusati di omicidio e omissione di soccorso.

– Dottoressa come fa ad escludere l’omicidio volontario? 

Sono tanti i motivi che portano ad escluderlo ma in primis voglio dirle che se il Ciontoli avesse sparato per uccidere, di sicuro non avrebbe chiamato il 118 con il rischio che Marco riferisse il fatto. 

– Dottoressa, si è fatta un’idea sulla dinamica dei fatti?

Le circostanze in cui è stato esploso il colpo che ha ucciso Marco Vannini le ha riferite Martina Ciontoli durante una conversazione intercettata nei corridoi della Stazione dei Carabinieri di Civitavecchia, conversazione intercorsa tra lei, suo fratello Federico e Viola Giorgini poche ore dopo il fatto: “io ho visto quando papà gli ha puntato la pistola e gli ha detto: “Non scherziamo (incomprensibile)”, papà ha detto: “Ti sparo” e papà gli ha detto: “(incomprensibile) scherzare” e lui ha detto: “Non si scherza così” ed è diventato pallido”. Martina non solo ha descritto la scena del ferimento ma anche il momento seguente: “Ed è diventato pallido. Non ci posso pensa’”. Martina non sapeva di essere intercettata pertanto ha detto il vero, il colpo è stato esploso da Antonio Ciontoli per scherzo. Si noti che Martina non ha riferito che quei fatti accaddero in bagno. Il colpo non è stato esploso mentre Marco Vannini si trovava nella vasca. E’ alquanto probabile che Marco dopo essere stato attinto sia stato convinto a lavarsi per riprendersi. Né Viola, né Federico si trovavano nella stanza in cui fu ferito Marco quando fu esploso il colpo.

In sintesi?

Antonio Ciontoli ha sparato e, pensando che il proiettile non avesse attinto organi vitali e che tutto si potesse risolvere senza l’intervento di un medico, ha convinto Marco a lavarsi. Il fatto che in quella casa ci fossero più persone è stato letale al Vannini perché nessuno di loro ha preso in mano la situazione, probabilmente la prima operatrice del 118 avrebbe potuto fare la differenza ma ha sottovalutato la sintomatologia riferitale da Federico, perché ha percepito che qualcosa non andava nel suo racconto.

– Dottoressa come si spiega la reazione dell’opinione pubblica?

L’opinione pubblica ha una percezione della giustizia distorta, non riconosce gli errori giudiziari, non si ribella alle sentenze ingiuste ma a quelle che non ricalcano le sentenze emesse da ospiti e conduttori dei programmi televisivi che danno voce ai protagonisti delle vicende giudiziarie.