OMICIDIO MARCO VANNINI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: PENSARE CHE LE VITTIME PORTINO CON SE’ LA VERITA’ E’ UN ERRORE

Marco Vannini e Martina Ciontoli

Le Cronache Lucane, 13 settembre 2019

Questa mattina Elisabetta Trenta, che dal 1º giugno 2018 al 5 settembre 2019 è stata ministro della difesa del primo Governo Conte, ha incontrato i genitori di Marco Vannini. Dopo l’incontro, la Trenta ha pubblicato un post dove ha trascritto un pensiero della mamma di Marco: “Siamo sempre stati composti e dignitosi ma chiedo giustizia prima della verità perché so bene che la verità vera me la dirà solo Marco quando lo incontrerò di nuovo”. 

Abbiamo chiesto alla criminologa Ursula Franco che cosa pensi delle parole di Marina Conte e lei ci ha risposto così: “Non si può avere giustizia senza verità e per addivenire alla verità servono specifiche competenze. La verità la si estrapola dall’analisi delle dichiarazioni di chi è coinvolto nei fatti e dalle risultanze scientifiche. Pensare che le vittime di omicidio portino con sé la verità è un errore grossolano. I tempi sono cambiati ma purtroppo la Statement Analysis, che è una tecnica israeliana di analisi degli interrogatori e che permette di ricostruire i fatti in modo preciso, è ancora quasi sconosciuta in Italia. Per il resto mi chiedo se questi incontri mediatici, con Bonafede e Trenta, non violino lo Stato di Diritto posto che la Corte suprema di Cassazione non si è ancora espressa sulla famiglia Ciontoli”.

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OMICIDIO DI MARCO VANNINI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: NESSUN DUBBIO SULL’IDENTITA’ DELLO SPARATORE (intervista)

Si continua a speculare sull’identità del soggetto che avrebbe sparato a Marco Vannini. Siamo tornati ad intervistare la criminologa ursula Franco.

Davide Vannicola

Le Cronache Lucane, 21 giugno 2019

– Dottoressa Franco, che valore hanno le dichiarazioni di Davide Vannicola riguardo a ciò che gli avrebbe riferito l’ex maresciallo Izzo?

Solo chi ignora gli atti d’indagine può pensare che a sparare possa essere stato Federico. Con ciò non sto dicendo che Izzo non abbia lasciato intendere a Vannicola di avere dei dubbi sull’identità dello sparatore, ma una cosa sono gli eventuali dubbi di Izzo, un’altra cosa sono le risultanze investigative, le indagini hanno appurato che fu Antonio Ciontoli a sparare. Aggiungo anche che Izzo ha riferito ad una giornalista di Quarto Grado che, a suo avviso, i Ciontoli non mentirono quella sera sull’identità dello sparatore perché glielo riferirono, senza il timore di venir smentiti, prima che Marco morisse, un’inferenza logica supportata dalle risultanze investigative. La verità è agli atti e, come in altri casi giudiziari, non coincide con le speculazioni di opinione pubblica e opinionisti.

– Dottoressa Franco, perché Vannicola ha rilasciato l’intervista a “Le Iene”?

Il motivo per il quale Davide Vannicola ha rilasciato l’intervista a “Le Iene” è personale ed è legato al suo rapporto con Roberto Izzo, un rapporto che, per una qualche ragione, si era incrinato, è stato lui a rivelarlo additando Izzo come “uno che pensavo fosse il mio miglior amico” e riferendo pubblicamente di avergli detto: “sei un coglione, non t’aspettare nulla da me”.

– Dottoressa Franco, c’è ancora chi sostiene che sia stato omicidio volontario.

Un caso va analizzato nella sua totalità, Antonio Ciontoli chiamò i soccorsi con Marco cosciente, accettando il “rischio” che avrebbe raccontato la dinamica del ferimento, perciò l’omicidio volontario non rientra nell’ambito delle possibilità, la diatriba è più raffinata ed è tra la colpa cosciente e il dolo eventuale.

– Dottoressa Franco, perché Antonio Ciontoli mentì all’operatrice del 118 sulla causa del ferimento?

Perché voleva parlare riferire lui al medico di aver sparato a Marco per chiedergli di non rivelare la causa della ferita. Per questo motivo voleva portarlo Antonio al pronto soccorso. E’ un dato che emerge senza se e senza ma dai racconti dei suoi familiari, dalla telefonata di soccorso e dai fatti: appena arrivò al PIT, Antonio Ciontoli rivelò al medico di aver ferito Marco con un’arma da fuoco.
E, una volta valutate le condizioni di Marco, al medico è bastato sapere che era stato attinto da un colpo d’arma da fuoco per capire che aveva un’emorragie interna. Il resto sono speculazioni gratuite.

OMICIDIO DI MARCO VANNINI: INDAGATO IL MARESCIALLO ROBERTO IZZO (intervista)

Secondo NEXT, il maresciallo Roberto Izzo è indagato dalla procura di Civitavecchia per favoreggiamento e falsa testimonianza. Abbiamo sentito in merito la criminologa Ursula Franco.
Le Cronache Lucane, 19 giugno 2019
– Dottoressa Franco, una eventuale condanna di Izzo potrebbe cambiare qualcosa?
Nulla potrà mai cambiare i fatti accaduti, a sparare a Marco Vannini fu Antonio Ciontoli, c’è da dire però che una eventuale condanna di Izzo per falsa testimonianza non danneggerebbe i Ciontoli, al contrario, li favorirebbe e ne è consapevole l’avvocato Celestino Gnazi che qualche settimana fa, a Chi l’ha visto, ha detto: “…su queste dichiarazioni (di Vannicola) assumiamo, con molto sforzo, un atteggiamento assolutamente laico, non sappiamo se sono vere o non sono vere, nell’uno e nell’altro caso ci sarà da perseguire qualcuno, questi genitori sono comunque parti lese nei confronti di eventuali responsabilità che emergeranno e che ancora non sono emerse, oppure parti offese
nei confronti di chi sta tentando di alzare una nuvola che potrebbe danneggiarci”.
– Dottoressa Franco, ci spieghi il perché?
Perché Izzo ha sempre sostenuto di non aver riferito ai Ciontoli, nell’immediatezza della morte di Marco, il tragitto che aveva fatto il proiettile e la sede dell’ogiva, mentre i Ciontoli sostengono che fu Izzo a riferirgli traiettoria e sede dell’ogiva. Pertanto, se Izzo venisse condannato per falsa testimonianza, lei capisce, che la sua testimonianza non verrebbe più ritenuta credibile e si alleggerirebbero altre posizioni.
– Dottoressa Franco, come si fa a capire chi dice la verità?
E’ molto semplice: analizzando le dichiarazioni di Izzo e dei Ciontoli con la Statement Analysis. Non renderò pubblica l’analisi, posso solo dirle che una cosa potrebbe non escludere l’altra, ovvero Izzo potrebbe aver riferito ai Ciontoli qualcosa che già sapevano.

QUARTO GRADO, OMICIDIO DI MARCO VANNINI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: DAVIDE VANNICOLA HA DETTO CHE FU LUI A PENSARE CHE POTESSE ESSERE STATO FEDERICO A SPARARE, NON CHE FU IZZO A DIRGLIELO

Davide Vannicola

La criminologa Ursula Franco ha esaminato stralci dell’intervista rilasciata da Davide Vannicola a Quarto Grado.

Le Cronache Lucane, 1 giugno 2019 

Davide Vannicola: Mi ha dettoooo: “Ti ricordi la questione eee… eee… ?”.

Vannicola sta riferendo le parole che, a suo dire, avrebbe pronunciato l’ex maresciallo Izzo.

Moglie di Vannicola:  No: “Ti ricordi quella persona che ti ho…”.

La moglie di Vannicola interviene per suggerire. 

Davide Vannicola: 

“Quella persona che ti ho presentato?”. 

Dico…: “Cioè?”. 

Diceee: “Quello dei servizi segreti”. 

Ah, dico: “Sì, il Ciontoli, quello che sta in quella vicenda”- dico- “in quella vicenda del Vannini”. 

“Sì”. 

“E allora?”. 

Dice: “La sera stessa cheee… che Marco è morto mi ha chiamato, mi fa: A Robe’ è successo un guaio grosso, la mia famiglia ha fatto un guaio grosso, insomma, c’è… c’è mio genero nella vasca da bagnooo, un colpo di pistola eee… mi devi aiuta’”.

Quando un soggetto parla e riferisce il vero, si esprime in economia di parole. Vannicola si dilunga in un inutile racconto che somiglia ad un copione, un copione che sua moglie conosce a memoria tanto da ritagliarsi il ruolo di suggeritore. Peraltro, nel racconto di Vannicola non c’è nulla di nuovo rispetto a ciò che è agli atti del procedimento. 

Vannicola avrebbe potuto semplicemente dire: “Izzo mi disse che Antonio Ciontoli lo aveva chiamato chiedendogli aiuto dopo che era stato esploso il colpo”, senza infiocchettare il racconto, 18 parole contro le sue 88. Perché Vannicola ha allungato il brodo? Per ansia di protagonismo e per fornire materiale di supporto ai voli pindarici di chi lo intervista.

Davide Vannicola: Andando avanti, poi ho capito che è stato Federico, insomma, perché me l’ha fatto capire lui.

Si noti che Vannicola riferisce che fu lui a pensare che potesse essere stato Federico a sparare, non che fu Izzo a dirglielo.

Giornalista: Lei sta dicendo una cosa importante, a sparare è stato Federico Ciontoli e io lo so perché me lo ha detto il maresciallo dei carabinieri di Ladispoli.

La giornalista interpreta le parole di Davide Vannicola traendo una conclusione errata: Vannicola non ha detto che il maresciallo dei carabinieri di Ladispoli gli avrebbe detto che a sparare fu Federico Ciontoli. 

Aggiungo che, se anche l’ex maresciallo Izzo avesse riferito a Vannicola di avere dubbi sull’identità dello sparatore, le indagini hanno appurato che fu Antonio Ciontoli a sparare. Peraltro, Roberto Izzo ha riferito ad una giornalista di Quarto Grado che, a suo avviso, i Ciontoli non mentirono quella sera sull’identità dello sparatore perché glielo riferirono, senza il timore di venir smentiti, prima che Marco morisse, un’inferenza logica supportata dalle risultanze investigative.

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: LE TESTIMONIANZE TARDIVE SONO CAUSA DI ERRORI GIUDIZIARI

Le Cronache Lucane, 27 maggio 2019

– Dottoressa Franco, quanto è complesso l’esame di un testimonianza?

E’ un campo minato quello della psicologia della testimonianza, sono molti infatti i fattori capaci di viziare una testimonianza, tra questi: la personalità psichica del testimonio, i condizionamenti da parte dei media, l’ansia di protagonismo, un desiderio di vendetta o di dipingersi come eroi, il tempo trascorso e, infine, il modo in cui un esaminatore si rivolge ad un teste (contaminazione).

– Dottoressa, un teste è capace di rievocare i fatti con precisione?

No, questo perché ogni processo testimoniale è costituito da una prima fase di acquisizione delle informazioni, dalla ritenzione delle stesse e dalla rievocazione e, in specie, se tra la prima fase (acquisizione delle informazioni) e quella del recupero passa un lungo periodo di tempo il ricordo subisce una distorsione che allontana inevitabilmente il contenuto testimoniale dalla realtà dei fatti. Se poi, durante la fase di ritenzione, un teste assiste ad un processo mediatico, la distorsione del ricordo viene amplificata. 

– Dottoressa, perché alcuni testimoni dissimulano o falsificano?

Alcuni lo fanno per coprire proprie o altrui responsabilità, altri, invece, dissimulano o falsificano senza provare senso di colpa perché si illudono di essere paladini di una “nobile causa”, e così, nella convinzione  di essere d’aiuto alle indagini, tendono a colmare le proprie lacune, a riordinare i ricordi, a compiacere l’intervistatore. Questo fenomeno si chiama “Noble Cause Corruption”, colpisce anche i consulenti delle procure, ed è ben noto a chi si occupa di errori giudiziari. Sia chiaro che non esistono giustificazioni né alla falsificazione né alla dissimulazione e che solo dicendo il vero si favorisce l’accertamento della verità e di eventuali responsabilità.

– Dottoressa Franco, ci faccia l’esempio di un testimone credibile?

Loris Gozi, nonostante il tempo trascorso, è stato testimone esemplare. E’ l’analisi linguistica della sua testimonianza a confermarcelo. Il Gozi, sentito dagli inquirenti sui fatti relativi alla scomparsa di Roberta Ragusa, ha sempre riferito lucidamente i fatti osservati senza ricamarci sopra; non ha mai cercato di stupire i suoi interlocutori infiocchettando la propria testimonianza con dettagli aggiuntivi. Loris Gozi ha sempre risposto alle domande prendendo possesso delle risposte e lo ha fatto secondo la formula che caratterizza una risposta credibile: prima persona singolare, verbo al passato, nessuno avverbio o aggettivo qualificativo; si è dilungato solo in risposta a domande che prevedevano un racconto più dettagliato; non si mai perso in tirate oratorie; né ha fornito informazioni estranee ai fatti.

– Dottoressa, per chiudere, dov’è il problema?

Il problema non sono i testimoni che dissimulano o falsificano, non è difficile smascherarli con la Statement Analysis, il problema sono quelle procure che si servono di testimonianze prive di valore per supportare le proprie errate ricostruzioni dei fatti. 

OMICIDIO DI MARCO VANNINI, LA PROCURA CONVOCA DAVIDE VANNICOLA, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: L’EX AMICO DI IZZO NON E’ UN TESTIMONE

Davide Vannicola

L’artigiano Davide Vannicola, ex amico del maresciallo Roberto Izzo è stato convocato in procura. Vannicola, lo ricordiamo, alcuni giorni fa, ha rilasciato un’intervista a “Le Iene” e ora c’è chi spera in un colpo di scena. Il maresciallo Roberto Izzo fu avvisato di un incidente occorso in casa Ciontoli dal capofamiglia, Antonio, circa due ore dopo l’esplosione del colpo. 

Le Cronache Lucane, 26 maggio 2019

– Dottoressa Franco, con la convocazione in procura di Davide Vannicola si riaprirà il caso?

Ma quando mai. Vannicola non è un testimone. Ipotizziamo che il maresciallo Roberto Izzo abbia manifestato a Vannicola dubbi sull’identità dello sparatore, Vannicola ha interpretato e rielaborato con la sua compagna le parole di Izzo e poi ha riferito ciò che ha rielaborato a “Le Iene” che, a loro volta, hanno rielaborato e reso pubbliche le proprie conclusioni. In altre parole, su un piatto della bilancia c’è ciò che è agli atti, ovvero intercettazioni, interrogatori e risultanze investigative, e sull’altro piatto c’è il nulla. Lo ripeto, riguardo ad eventuali confidenze fatte da Izzo a Vannicola, eventuali dubbi di Izzo sull’identità dello sparatore lasciano il tempo che trovano, posto che le indagini hanno appurato che fu Antonio Ciontoli a sparare. Aggiungo anche che Izzo ha riferito ad una giornalista di Quarto Grado che, a suo avviso, i Ciontoli non mentirono quella sera sull’identità dello sparatore perché glielo riferirono, senza il timore di venir smentiti, prima che Marco morisse, un’inferenza logica supportata dalle risultanze investigative. Con ciò non sto dicendo che l’ex maresciallo non abbia parlato con Vannicola o che Izzo dica la verità su tutto, ma, di sicuro, la testimonianza di Vannicola non è di alcun aiuto per delineare le responsabilità dei Ciontoli.

– Ciò che stupisce è che Davide Vannicola, seppur convinto di avere notizie importanti relative all’omicidio di Marco Vannini, invece di andare in procura, abbia contattato Le Iene, dottoressa, perché Vannicola ha rilasciato l’intervista?

Il motivo per il quale Davide Vannicola ha rilasciato l’intervista a “Le Iene” è personale e legato al suo rapporto con Roberto Izzo, un rapporto che, per una qualche ragione, si era incrinato. E’ lo stesso Vannicola a rivelarcelo in un post su Facebook dove parla di Izzo come di “uno che pensavo fosse il mio migliore amico”. Peraltro, nell’intervista a “Le Iene” Davide Vannicola, sempre parlando di Izzo, dice: “(…) gli abbia detto “sei un coglione, non t’aspettare nulla da me”, lui ce rimasto de merda e da lì si è un po’ inclinato il nostro rapporto (…)”.

– Dottoressa Franco, c’è ancora chi dice che l’unico che avrebbe potuto raccontare come sono andate le cose è Marco Vannini?

La verità su quella sera è agli atti. Servono competenze per ricostruire i fatti, non capisco perché gente impreparata, come quella che si espressa in questi termini, dovrebbe essere capace di processare interrogatori ed intercettazioni. Peraltro, e lo dico per esperienza personale in quanto mi sono occupata di un clamoroso errore giudiziario, non solo chi si riempie la bocca con questa sciocchezza non è capace di addivenire personalmente alla verità ma, se gli viene fornita, neanche la riconosce. Il problema è che, nel nostro paese, in molti scambiano la propria visibilità per competenze.

MORTE DI MARCO VANNINI: ANALISI DI ALCUNI STRALCI DI DICHIARAZIONI DI DAVIDE VANNICOLA

Davide Vannicola

In un’intervista precedente, la criminologa Ursula Franco ci aveva detto che è praticamente impossibile analizzare ciò che Davide Vannicola ha riferito a “Le Iene” a causa dei “taglia e cuci”. Le abbiamo comunque chiesto di analizzare i pochi stralci analizzabili.

Le Cronache Lucane, 15 maggio 2019

Davide Vannicola: “Amico mio, te va de fassee una braciola io e te da soli?”. Sicuramente me dovrà dì qualcosa. In quella circostanza mi ha fatto una confidenza, poi che io l’abbia presa bene, l’abbia presa male, gli abbia detto “sei un coglione, non t’aspettare nulla da me”, lui c’è rimasto de merda e da lì si è un po’ inclinato il nostro rapporto (…) Mi ha detto “Sai, amico mio, mi sa che forse ho fatto una cazzata” (…) Poi diciamo è subentrato (…) da parte mia freddezza, da parte sua le lacrime eee non siamo più andati avanti (…) Io gli ho detto: “Per quanto te voglio bene, Roberto (Izzo), non riesco a darti una spalla per piangere, non approvo quello che hai fatto”.

Due cose soprattutto emergono da questi stralci dell’intervista rilasciata da Vannicola a “Le Iene”: 

1) un bisogno di convincere l’interlocutore che Roberto Izzo era amico suo (“amico mio”);

2) una volontà di rappresentarsi come essere moralmente superiore rispetto ad un maresciallo dei carabinieri e in una posizione di potere, quantomeno temporaneo (“non approvo quello che hai fatto”, “non t’aspettare nulla da me”, “sei un coglione”, “lui c’è rimasto de merda”, “da parte mia freddezza, “non riesco a darti una spalla per piangere”).

Infine, come ho già avuto occasione di dire, riguardo ad eventuali confidenze di Izzo a Vannicola sull’identità dello sparatore, eventuali dubbi di Izzo lasciano il tempo che trovano, posto che le indagini hanno appurato che fu Antonio Ciontoli a sparare. Aggiungo che Izzo ha riferito ad una giornalista di Quarto Grado che, a suo avviso, i Ciontoli non mentirono quella sera sull’identità dello sparatore perché glielo riferirono, senza il timore di venir smentiti, prima che Marco morisse. Un’inferenza logica supportata dalle risultanze investigative.

Con ciò non sto dicendo che l’ex maresciallo Roberto Izzo non abbia parlato con Davide Vannicola o che Izzo dica la verità su tutto, ma, di sicuro, la testimonianza di Vannicola non è di alcun aiuto per delineare le responsabilità dei Ciontoli.