Caso Ungureanu: intervista a Le Cronache Lucane

PERCHE’ LA PROCURA DI BENEVENTO NON ARRESTA MARIUS UNGUREANU?

Abbiamo sentito la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei fratelli Ciocan, avv. Giuseppe maturo e avv. Salvatore Nicola Verrillo.

di Domenico Leccese, pubblicato su Le Cronache Lucane il 22 agosto 2017

Marius Ungureanu

Dottoressa Franco, la sua dichiarazione a Urbanpost ha fatto scalpore tanto che è stata ripresa dalla stampa romena, ci può riferire esattamente che cosa ha detto alla giornalista Michela Becciu?

Ecco il testo originale: Riguardo a certe presunte indiscrezioni trapelate giorni fa sulla stampa scandalistica vorrei precisare che la povera Maria Ungureanu non si è mai confidata con nessuno riguardo alle violenze che subiva e che era suo padre Marius Ungureanu ad abusare di lei. Secondo le risultanze delle indagini, infatti, Maria fu abusata un’ultima volta, poche ore prima di morire, mentre si trovava in casa con entrambi i genitori, inoltre, l’unico dato riferibile ad una violenza sessuale è lo sperma del padre repertato dai RIS su una maglietta appartenente alla bambina e sulla copertina del suo lettino. Per quanto riguarda la maglietta, sia al momento del sequestro che in seguito, i genitori della Ungureanu hanno riferito a chi indagava che quel capo d’abbigliamento era in uso esclusivo alla povera Maria. Aggiungo che, ormai da più di un anno sostengo che durante l’annegamento, che fu semplicemente un evento accidentale, Maria Ungureanu si trovava in compagnia di un’amica più grande di lei, il suo nome è agli atti, Maria aveva un appuntamento con lei per una passeggiata già dal giorno precedente e proprio lei cercò poco prima di morire. Nessuno vide le due ragazzine entrare nel giardino con la piscina perché, sapendo che non avrebbero potuto entrarci, vi sgattaiolarono di nascosto. Dopo l’incidente, l’amica di Maria fuggì perché, proprio a causa di una sua leggerezza, intervenne un fatto gravissimo del quale temette di dover rispondere non solo alle autorità ma anche ai propri genitori. La testimone presente durante l’annegamento di Maria, quando è stata interrogata ha capito che gli inquirenti erano disinteressati ai suoi movimenti del 19 giugno 2016 ed erano invece molto indaffarati nel cercare di incastrare i Ciocan sulla base di un assurdo convincimento del magistrato inquirente, si è pertanto limitata a raccontare i fatti del giorno precedente, fatti che non hanno alcuna rilevanza né riguardo alla morte né riguardo alle violenze che la Ungureanu subiva, l’amica ha descritto un quadro riferibile semplicemente ad una caduta dalla bicicletta, nulla di più. Ciò che mi preoccupa è che l’autore delle violenze non sia neanche indagato e sia pertanto libero di reiterare.

Sono mesi che lei afferma che era il padre Marius Ungureanu ad abusare di Maria, perché la Procura di Benevento non l’ha ancora indagato e arrestato?

E’ la stessa domanda che mi pone la famiglia Ciocan, purtroppo è difficile che una Procura cambi rotta, in questo caso, le nostre istituzioni non solo hanno permesso che venissero lacerate le vite di due ragazzi estranei ai fatti ma, per oltre un anno, hanno lasciato libero di reiterare l’autore delle intollerabili violenze subite dalla piccola Maria.

A fine ottobre verrà discusso in Cassazione il ricorso della Procura che chiede ancora l’arresto di Daniel e Cristina Ciocan, che può dirci?

Tempo e soldi dei contribuenti persi, la soluzione del caso è agli atti e non ha nulla a che vedere con quella prospettata dalla Procura e dalle cd parti civili, non siamo solo noi a dirlo ma anche il GIP Flavio Cusani e i tre guidici del Tribunale del Riesame di Napoli.

Dottoressa, grazie per la sua disponibilità e buon lavoro.

Buon lavoro a voi.

Le mie dichiarazioni sul caso Ungureanu riprese dalla stampa romena

ITALIA: Micuța Maria Ungureanu a fost violată de tatăl ei? Acuzații șocante

Maria Ungureanu

Anchetele morții micuței Maria Ungureanu sunt încă în curs de desfășurare. Fetița a fost găsită fără suflare, înecată în piscina ristorantului din San Salvatore din Benevento. Apărarea celor doi inculpați, Ciocan, îl acuză pe tatăl de micile abuzuri împotriva copilului.

O poveste tristă al fetiței în vârstă de 10 ani de naționalitate română care a fost găsită moartă la data de 19 iunie 2016. Acuzați de decesul fetiței au fost frații Ciocan: Daniel Petru de 21 de ani, un prieten al familiei Ungureanu care ar fi vazut-o pentru ultima oară și Cristina, acuzată de complicitate la crimă. Recent, cererea de arestare a celor doi a fost respinsă pentru a treia oară.

Criminalista Ursula Franco a dat o declarație șoc revistei Urbanpost, în care aceasta acuza vehement pe tatăl fetiței, afirmând: ”Unicul resposabil de violența sexuale micuței Maria este tatăl ei, Marius Ungureanu. Aș dori să subliniez că săraca Maria nu s-a mai destăinut cu nimeni în ceea ce privește violența sexuale și că acea persoană care a abuzat de ea, nu este altul decât tatăl ei! Conform anchetelor, Maria a fost abuzată pentru ultima dată, cu puțin timp înainte de muri, în timp ce se afla în casă cu ambii părinți. De asemenea, singura dată în care se confermă agresiunea sexuală este chiar analiza spermei găsită pe tricoul fetei și pe pătura de pe patul Mariei, aceasta aparținând al tatălui, Marius Ungureanu. În ceea ce privește tricoul, în momentul răpirii, părinții au declarat că fost folosit exclusiv de Maria, deci nu putea fi folosit de nimeni altcineva”, a declarat criminalista.

Accidentul care a provocat moartea Mariei ungureanu , potrivit apărării fraților Ciocan, a avut loc în prezența unuei prietene al victimei, care, potrivit criminalistei Ursula Franco, este conștientă de detaliile importante privind dinamica faptelor. Numele acesteia este deja scris în documente. Cu o zi înainte de a muri, Maria și-a dat întâlnire cu prietena ei, ca să meargă o plimbare. Cele două s-au strecurat în secret în grădina cu piscina, chiar dacă știau că nu au voie să intre acolo. După accident, prietena Mariei s-a speriat și a fugit.

”Anchetatorii au fost dezinteresați de mișcările martorului prezent la fața locului, căci erau foarte ocupați pentru a găsi o acuzație plauzibilă pentru a condamna pe frații Ciocan. Martorul a descris incidentul ca o simplă căzătură Mariei de pe bicicletă, nimic mai mult. Ceea ce mă îngrijorează este că autorul violențelor sexuale, nu este cercetat și prin urmare este lăsat liber să comită și alte violențe”, a adăugat criminalista.

Marius și Elena Ungureanu

http://ro.internazionale.il24.it/italia-micuta-maria-ungureanu-fost-violata-de-tatal-ei-acuzatii-socante/

Una mia dichiarazione a UrbanPost sul caso Ungureanu

Morte Maria Ungureanu abusi, la difesa dei Ciocan accusa il padre: “Era lui ad abusare di lei”. Le parole della criminologa Ursula Franco

di Michela Becciu, pubblicato su UrbanPost il 3 agosto 2017

Morte Maria Ungureanu, ultime notizie: la criminologa Ursula Franco, del pool difensivo dei fratelli Daniel e Cristina Ciocan indagati a piede libero per il presunto omicidio della bimba rumena trovata morta il 19 giugno di un anno fa, ha rilasciato a UrbanPost delle dichiarazioni in merito al caso.

La Franco ribadisce la sua posizione: i fratelli Ciocan non hanno ucciso la piccola, la quale sarebbe annegata accidentalmente nella piscina del resort a San Salvatore Telesino (Benevento), dove fu rinvenuta cadavere. Non solo, la criminologa ci dice apertamente che il responsabile degli abusi sulla piccola sarebbe suo padre Marius: “Riguardo a certe presunte indiscrezioni trapelate giorni fa sulla stampa scandalistica vorrei precisare che la povera Maria Ungureanu non si è mai confidata con nessuno riguardo alle violenze che subiva e che era suo padre, Marius Ungureanu, ad abusare di lei”.

Maria Ungureanu, come accertato dalla autopsia, fu abusata l’ultima volta prima di trovare la morte: “Secondo le risultanze delle indagini, infatti, Maria fu abusata un’ultima volta, poche ore prima di morire, mentre si trovava in casa con entrambi i genitori, inoltre, l’unico dato riferibile ad una violenza sessuale è lo sperma del padre repertato dai RIS su una maglietta appartenente alla bambina e sulla copertina del suo lettino. Per quanto riguarda la maglietta, sia al momento del sequestro che in seguito, i genitori della Ungureanu hanno riferito a chi indagava che quel capo d’abbigliamento era in uso esclusivo alla povera Maria”.

L’incidente che avrebbe causato la morte della piccola, sarebbe avvenuto – sempre secondo la ricostruzione della difesa dei Ciocan – in presenza di un’amichetta della vittima, che a detta di Ursula Franco sarebbe a conoscenza di dettagli importanti sulla dinamica dei fatti, però trascurati dagli inquirenti: “Aggiungo che, ormai da più di un anno sostengo che durante l’annegamento, che fu semplicemente un evento accidentale, Maria Ungureanu si trovava in compagnia di un’amica più grande di lei, il suo nome è agli atti, Maria aveva un appuntamento con lei per una passeggiata già dal giorno precedente e proprio lei cercò poco prima di morire. Nessuno vide le due ragazzine entrare nel giardino con la piscina perché, sapendo che non avrebbero potuto entrarci, vi sgattaiolarono di nascosto. Dopo l’incidente, l’amica di Maria fuggì perché, proprio a causa di una sua leggerezza, era intervenuto un fatto gravissimo del quale temette di dover rispondere non solo alle autorità ma anche ai propri genitori”.

“La testimone presente durante l’annegamento di Maria quando è stata interrogata, ha capito che gli inquirenti erano disinteressati ai suoi movimenti del 19 giugno 2016” – ha poi precisato la dottoressa Franco – “ed erano invece molto indaffarati nel cercare di incastrare i Ciocan sulla base di un assurdo convincimento del magistrato inquirente, si è pertanto limitata a raccontare i fatti del giorno precedente, fatti che non hanno alcuna rilevanza né riguardo alla morte né riguardo alle violenze che la Ungureanu subiva, l’amica ha descritto un quadro riferibile semplicemente ad una caduta dalla bicicletta, nulla di più. Ciò che mi preoccupa è che l’autore delle violenze non sia neanche indagato e sia pertanto libero di reiterare”.

Intervista sul caso Ungureanu

MARIA UNGUREANU AFFOGO’ MENTRE ERA IN COMPAGNIA DI UN’AMICA

Intervista alla criminologa Ursula Franco, consulente della difesa di Daniel e Cristina Ciocan: “La Procura di Benevento è cristallizzata in un grossolano errore investigativo”

di Domenico Leccese, pubblicato il 1 agosto 2017 su Le Cronache Lucane

Il GIP Flavio Cusani e i tre giudici del Tribunale del Riesame di Napoli, per ben tre volte, hanno dato ragione agli avvocati Giuseppe Maturo e Salvatore Nicola Verrillo e alla criminologa Ursula Franco che assistono i fratelli Ciocan. Abbiamo posto alcune domande alla criminologa Franco che, da subito, ha sostenuto che la morte di Maria fu un evento accidentale, che la bambina, in quell’occasione, si trovava in compagnia di un’amica e che le violenze sessuali che Maria subiva sono ascrivibili a suo padre, Marius Ungureanu. Secondo le risultanze delle indagini, infatti, Maria fu abusata un’ultima volta, poche ore prima di morire, mentre si trovava in casa proprio con i genitori, inoltre, l’unico dato riferibile ad una violenza sessuale è lo sperma del padre repertato dai RIS su una maglietta appartenente alla bambina e sulla copertina del suo lettino. Per quanto riguarda la maglietta, sia al momento del sequestro che in seguito, i genitori della Ungureanu hanno riferito a chi indagava che quel capo d’abbigliamento era in uso esclusivo alla povera Maria.

Secondo lei esiste una ragazza con cui Maria possa essersi confidata in merito alle violenze che subiva?

Maria non si è mai confidata con nessuno riguardo alle violenze che subiva in famiglia e non esiste una ragazza a conoscenza di violenze perpetrate da Daniel Ciocan perché Daniel non ha mai abusato della piccola Maria, esiste invece una testimone, il cui nome è agli atti, che si trovava con la Ungureanu mentre la bambina moriva e che, non solo non l’ha soccorsa ma ha taciuto per tutto questo tempo permettendo che la Procura, la famiglia Ungureanu e le cosiddette parti civili dilaniassero la vita di due ragazzi estranei a tutto ciò che riguarda il caso Ungureanu.

Secondo lei gli abitanti di San Salvatore Telesino sono omertosi?

Lo escludo, gli atti parlano chiaro, proprio attraverso le testimonianze dei cittadini del paese la difesa ed i Giudici sono riusciti a ricostruire i corretti movimenti di Maria nelle ore che precedettero la sua morte, nessuno abitante di San Salvatore Telesino ha raccontato di aver visto Maria in compagnia dell’amica, semplicemente perché nessuno le vide entrare in quel giardino con la piscina in quanto le due ragazzine, consapevoli di agire contro le regole, vi sgattaiolarono di nascosto.

La famiglia Ungureanu non ha condannato la diffusione delle immagini del cadavere della piccola Maria, a differenza della famiglia Gambirasio, secondo lei cosa significa?

Non è un caso che gli Ungureanu non abbiano denunciato il giornaletto Giallo, la diffusione delle immagini del cadavere di Maria è stato un tentativo studiato a tavolino e messo in pratica da chi desidera non solo distogliere l’attenzione dalla famiglia della povera Maria ma anche aumentare la pressione mediatica sulla procura di Benevento, ormai irrimediabilmente cristallizzata in un grossolano errore investigativo.

La procura di Benevento ha chiesto ai Giudici della Cassazione di esprimersi in merito al caso Ungureanu, cosa succederà dopo l’udienza del 21 ottobre?

La Cassazione non cambierà di una virgola le conclusioni dei tre Giudici del Tribunale del Riesame di Napoli e del GIP Flavio Cusani che, dal luglio scorso ad oggi, per tre volte, hanno respinto la richiesta d’arresto per i due fratelli Ciocan e hanno invitato la Procura a cambiar rotta. Cristina e Daniel Ciocan sono in una botte di ferro, l’esame medico legale ci conferma che la morte di Maria fu accidentale, le indagini hanno accertato che i due Ciocan non avevano motivo di uccidere Maria e che, soprattutto, non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre la Ungureanu affogava. Per fortuna i fatti accaduti sono immarcescibili e non possono essere manipolati a posteriori.

Nel caso la Cassazione abbracciasse le conclusioni del GIP e dei Giudici del Riesame, secondo lei la Procura potrebbe richiedere comunque un rinvio a giudizio?

Potrebbe certamente farlo ma sarebbe l’ennesimo errore, in specie dopo le tante indicazioni che la Procura ha avuto dai Giudici e dalla difesa per giungere alla soluzione del caso. Comunque andrà, un eventuale rinvio a giudizio dei Ciocan non ci spaventa; a me, personalmente, dispiacerebbe lo spreco di denaro pubblico che comporterebbe il rinvio a giudizio di due innocenti mentre avrei piacere che, attraverso il processo, emergessero le responsabilità della squadra composta da tutti coloro che si sono macchiati del reato di favoreggiamento personale nei riguardi del vero autore delle violenze sessuali e quelle della ragazzina che era con Maria al momento dell’incidente.

Da circa un anno lei sostiene che la morte di Maria è ascrivibile ad un evento accidentale e che la bambina si trovava in compagnia di un’amica mentre affogava, perché questa ragazzina, che lei ha identificato, continua a tacere?

L’amica di Maria al momento dei fatti è fuggita perché, in seguito ad una sua leggerezza, era intervenuto un fatto gravissimo e ha avuto paura di doverne rispondere non solo alle autorità ma anche ai propri genitori. Quando è stata sentita si è messa in tasca gli inquirenti che ha percepito disinteressati ai suoi movimenti del 19 giugno 2016 e invece, molto indaffarati nel cercare di incastrare i Ciocan sulla base di un assurdo convincimento del magistrato inquirente. Oggi, direi che questa ragazzina, che a novembre sarà maggiorenne, è sola, il comportamento dei suoi genitori è a dir poco riprovevole, infatti, se la aiutassero ad aprirsi ed a raccontare la verità su quella sera, i due Ciocan, ormai vittime di un grossolano errore giudiziario, tornerebbero a vivere serenamente, lei si libererebbe di un pesante fardello destinato a segnarla per sempre, le accuse nei suoi confronti si alleggerirebbero e magari la Procura indagherebbe finalmente l’uomo responsabile degli abusi che Maria subiva e chi lo ha coperto, in specie per prevenire il reiterarsi del reato.

Caso Maria Ungureanu: una mia intervista al CASERTASERA

LA MORTE DI MARIA NELLA PISCINA DI S. SALVATORE TELESINO, LA PROCURA VA IN CASSAZIONE? PARLA LA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO

Pubblicato il 3 luglio 2017 da Lorenzo Applauso in Cronaca, Molisannio

San Salvatore Telesino. Secondo fonti certe, la Procura ricorrerà in Cassazione in merito alla richiesta d’arresto degli unici indagati per la morte della piccola Maria Ungureanu, i due fratelli: Daniel e Cristina. Ricorderete tutti la storia della bambina trovata senza vita nella piscina di un resort di San salvatore Telesino. Una storia lunga ed infinita che ha fatto tanto discutere nel piccolo e tranquillo comune sannita. Su quello che saranno i futuri scenari di questa vicenda che assume sempre più i colori di un giallo abbiamo sentito la criminologa Ursula Franco che è consulente della difesa di Daniel e Cristina Ciocan, avvocati Giuseppe Maturo e Salvatore Nicola Verrillo.

– Dottoressa Franco, quali sono state le conclusioni del GIP, Flavio Cusani, e dei Giudici del Riesame di Napoli in merito alle richieste della Procura?

“Quattro Giudici, dopo aver studiato gli atti, hanno criticato con veemenza gli inquirenti riguardo allo svolgimento delle indagini, hanno smontato punto per punto il fallace impianto accusatorio della Procura di Benevento e hanno finalmente fatto riferimento ad una ricostruzione alternativa dei fatti, la morte accidentale, che è l’unica che si confà alle risultanze investigative. Inoltre, sia il GIP che i tre Giudici del Riesame hanno invitato la Procura di Benevento ad indagare sul padre di Maria, in quanto il suo sperma è stato repertato dai RIS su una maglietta della bambina e sulla coperta del suo lettino e sono agli atti un’infinità di intercettazioni incriminanti a suo carico”.

– Dottoressa, se è così perché la Procura di Benevento non dovrebbe rivedere le proprie posizioni?

“Bella domanda, una domanda da un milione di dollari. E’ difficilissimo che una Procura cambi rotta ed invece i P.M. devono essere educati a riconoscere i propri errori, errare è umano ma ciò che la Procura di Benevento, da oltre un anno, sta facendo a due ragazzi estranei ai fatti, è umanamente inaccettabile. I fatti accaduti non si possono cambiare a posteriori, è inutile continuare a percorrere la via sbagliata, in questo caso giudiziario gli atti parlano chiaro, ci dicono che la morte della bambina fu accidentale e che ad abusarla era il padre”.

– Dottoressa Franco, dove porterà il ricorso della Procura in Cassazione?

“Da nessuna parte. Da un punto di vista tecnico ci dice che, purtroppo, il nuovo Procuratore appoggia la tesi della P.M. e che quindi verità e giustizia per Maria Ungureanu sono lontane”.

Caso Maria Ungureanu: una mia intervista a Le Cronache Lucane

PER QUATTRO GIUDICI I FRATELLI CIOCAN SONO ESTRANEI AI FATTI MA LA PROCURA DI BENEVENTO NON DEMORDE, E’ MASOCHISMO?

Maria Ungureanu e Daniel Ciocan

di Domenico Leccese, pubblicato il 3 luglio 2017 su Le Cronache Lucane

Secondo indiscrezioni, la Procura ricorrerà in Cassazione in merito alla richiesta d’arresto degli unici indagati per la morte della giovane Maria Ungureanu, a tal proposito abbiamo sentito la dottoressa Ursula Franco, criminologa e consulente della difesa di Daniel e Cristina Ciocan, avvocati Giuseppe Maturo e Salvatore Nicola Verrillo

Dottoressa, può riassumerci le conclusioni del GIP, Flavio Cusani, e dei Giudici del Riesame di Napoli in merito alla richiesta di arresto dei fratelli Ciocan emessa dalla Procura di Benevento?

I quattro Giudici hanno smontato punto per punto il fallace impianto accusatorio della Procura di Benevento e hanno finalmente fatto riferimento ad una ricostruzione alternativa dei fatti, la morte accidentale, che è l’unica che si confà alle risultanze investigative, inoltre sia il GIP che i tre Giudici del Riesame hanno invitato la Procura di Benevento ad indagare sul padre di Maria, Marius Ungureanu, in quanto il suo sperma è stato repertato dai RIS su una maglietta della bambina e sulla coperta del suo lettino e sono agli atti un’infinità di intercettazioni incriminanti a suo carico.

Che significato ha il ricorso della procura in Cassazione?

Da un punto di vista tecnico ci dice che il nuovo Procuratore appoggia la tesi della P.M., dal punto di vista dei contribuenti significa che si aggiungeranno altri costi oltre a quelli delle inutili indagini a senso unico fatte finora e, a mio avviso, è un segnale di masochismo.

Dottoressa Franco, vuole aggiungere qualcosa?

Le procure devono imparare a riconoscere i propri errori, errare è umano ma ciò che la Procura di Benevento, da oltre un anno, sta facendo a due ragazzi innocenti è inaccettabile. I fatti accaduti non si possono cambiare a posteriori, in questo caso giudiziario gli atti parlano chiaro, ci dicono che la morte della bambina fu accidentale e che ad abusarla era il padre.

Marius e Andrea Ungureanu