La difesa dei fratelli Ciocan a Media TV

La puntata di “Italiani” condotta dal giornalista Maurizio Flaminio sul caso Ungureanu, andata in onda su Media TV sabato 10 novembre, in studio gli avvocati della difesa dei Ciocan, Salvatore Nicola Verrillo e Giuseppe Maturo, un mio intervento telefonico dal minuto 23 al 31 circa.

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Caso Ungureanu: Daniel e Cristina Ciocan vittime di uno sporco processo mediatico di cui non è responsabile la procura di Benevento (intervista)

Nel caso della morte di Maria Ungureanu la procura di Benevento ha chiesto lo stralcio dell’inchiesta a carico di Daniel Petru e Cristina Ciocan, indagati dal giugno 2016. Daniel Petru Ciocan è difeso dall’avvocato Giuseppe Maturo, Cristina Ciocan dall’avvocato Salvatore Nicola Verrillo. In questa battaglia giudiziaria i due avvocati sono stati coadiuvati dalla criminologa Ursula Franco che da sempre ha sostenuto che Maria è morta di morte accidentale e non in seguito ad omicidio. La criminologa, nel marzo 2017, ha inoltre rivelato che dallo studio degli atti si poteva concludere con certezza che ad abusare di Maria era suo padre Marius. Ricordo che Marius ed Elena Ungureanu sono difesi dall’avvocato Fabrizio Gallo che si è avvalso delle consulenze della nota biologa Marina Baldi e della nota psicologa Roberta Bruzzone.

Le Cronache Lucane, 12 novembre 2018

La piscina dove è annegata Maria Ungureanu

Dottoressa Franco, lei e gli avvocati della difesa dei Ciocan, Verrillo e Maturo vi aspettavate questa richiesta della procura?

Ci speravamo.

A chi va il merito di questa archiviazione?

Soprattutto al GIP Flavio Cusani ma anche all’onestà intellettuale della procura di Benevento sebbene si sia manifestata tardivamente. Purtroppo infatti, in questi quasi due anni e mezzo, la posizione di indagati e lo sporco processo mediatico, che, voglio precisare, non è stato foraggiato dalla procura, hanno segnato per sempre le vite dei due giovani Ciocan.

Che cosa si aspetta a breve?

Mi aspetto che la procura emetta una richiesta di misura cautelare per Marius Ungureanu in merito agli abusi sessuali e che convochino l’amica con cui Maria si trovava quella sera e che la bambina cercò prima di morire.

Cosa non ha funzionato in questo caso giudiziario?

Ad un mese dalla morte di Maria, c’è stato un corto circuito nelle indagini, il corto circuito ha coinciso con il momento in cui i RIS hanno isolato lo sperma del padre di Maria sulla sua maglietta e sulla coperta del suo lettino. Questo dato estremamente sensibile in un’indagine per violenza sessuale avrebbe dovuto illuminare il pubblico ministero, fermo restando che è a tutti noto che la maggior parte degli abusi sessuali sui minori si consumano in famiglia. Peraltro gli inquirenti potevano contare su intercettazioni incriminanti tra i coniugi Ungureanu, intercettazioni di supporto all’ipotesi che ad abusare Maria fosse stato proprio il padre Marius.

Il fatto che gli inquirenti non abbiano cambiato rotta non appena i RIS hanno trovato lo sperma di Marius Ungureanu sulla maglietta della bambina e sulla sua coperta è la prova che gli stessi cercavano conferme alla loro ricostruzione, conferme peraltro mai ottenute, e che hanno ignorato ciò che invece indicava loro la via giusta da seguire. Questo modo di lavorare è la prima causa di errore giudiziario ed in termini tecnici si chiama “tunnel vision”. In sintesi, la “tunnel vision” è un pregiudizio cognitivo che a volte colpisce gli inquirenti nelle prime fasi delle indagini ed è rappresentabile come una visione centrale ristretta. La mancanza di una visione periferica induce a ritenere che i fatti esaminati abbiano un’unica spiegazione e nonostante nulla conforti l’ipotesi di partenza, chi ne è affetto continua ad indagare a senso unico, sottovalutando, disgregando, ignorando o sopprimendo i dati che non sono di supporto alla propria visione dei fatti e sopravvalutando invece eventuali informazioni di sostegno alla propria ipotesi anche se irrilevanti o inaffidabili. 

Morte Maria Ungureanu news: chiesta archiviazione inchiesta a carico di Daniel Ciocan e sorella

Morte Maria Ungureanu news: chiesta L’archiviazione dell’inchiesta a carico di Daniel Ciocan e della sorella Cristina. I fratelli rumeni sono indagati per il presunto omicidio della bimba di 9 anni trovata senza vita, nuda, nell’acqua della piscina di un resort a San Salvatore Telesino (Benevento) il 19 giugno 2016. Per il presunto reato sono indagati da allora, a piede libero, i connazionali rumeni e amici di famiglia, Daniel e Maria Cristina Ciocan, vicini di casa degli Ungureanu. La richiesta di arresto per i due fratelli è stata respinta per tre volte per insufficienza di prove; gli indagati si sono sempre dichiarati completamente estranei a fatti.

Leggi qui —> Morte Maria Ungureanu news abusi sulla piccola: inquietanti sospetti sul padre, intercettazioni da brivido

caso maria ungureanu ultime notizie

Ieri la notizia che potrebbe portare ad una prima svolta, ovvero lo stralcio del fascicolo a carico dei due indagati e l’approfondimento di altre piste investigative tra cui quella indicata dalla difesa dei Ciocan, che porta dritto al padre di Maria, Marius Ungureanu. Secondo il pool difensivo di Daniel Ciocan e Cristina, infatti, la morte della piccola sarebbe da ricondurre a cause accidentali, gli abusi sessuali subiti e reiterati nel tempo, accertati in sede autoptica, sarebbero da ricondurre all’uomo.

“Nonostante il lurido processo mediatico che ha accompagnato questo caso giudiziario, la Procura di Benevento ci ha dato ragione e ha chiesto l’archiviazione per i fratelli Ciocan. Maria non è stata uccisa ma è morta giocando. Attendiamo “iniziative” della Procura in merito alle violenze sessuali che la bambina subiva in famiglia. Siamo sollevati, finalmente Daniel e Cristina torneranno a condurre una vita normale”, queste le parole della criminologa Ursula Franco, del pool difensivo dei Ciocan.

Per la difesa dei Ciocan Maria veniva abusata dal padre: clicca qui per leggere l’intervista esclusiva di UrbanPost alla criminologa Ursula Franco

Criminologa Franco: le procure sperperano i soldi dei contribuenti in indagini inutili (intervista)

Le Cronache Lucane, 8 agosto 2018

Gli errori giudiziari sono una piaga della giustizia, ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

Dottoressa Franco perché, nonostante le innovative tecniche d’indagine, si continuano a commettere errori giudiziari?

Perché i giudici sono pigri e si fidano di PM incompetenti che, una volta individuato un “colpevole”, costruiscono castelli accusatori grazie alle consulenze di esperti partigiani. Il tutto avviene nella piena consapevolezza di tutti i partecipanti. Purtroppo in questi casi interviene un fattore ben noto a chi si occupa di errori giudiziari, la cosiddetta “Noble Cause Corruption”, ovvero coloro che collaborano ad incastrare il “colpevole” individuato dalla procura ritengono che sia moralmente accettabile dissimulare o mentire per una “nobile causa”. Aggiungo che certi consulenti che sostengono le procure immaginandosi omicidi mai avvenuti, molto spesso sono soggetti mentalmente disturbati o quantomeno hanno perso con il tempo la loro obiettività e sviluppato un odio profondo nei confronti dei loro simili, lo dico perché le loro posizioni in certi casi giudiziari non possono spiegarsi altrimenti.  

Dottoressa, quanti soldi spendono le procure in indagini inutili?

Moltissimi. E non solo i contribuenti pagano di tasca propria le indagini inutili ma anche gli stipendi e le pensioni dei magistrati incompetenti e, una volta riconosciuti gli errori giudiziari da loro commessi, sono ancora i cittadini a sborsare di tasca propria i soldi dei risarcimenti.

Dottoressa Franco, che cosa dovrebbero fare le procure per ridurre il margine d’errore?

I PM dovrebbero farsi affiancare da un criminologo capace, in specie quelli che non conoscono la casistica. Infatti, è proprio la loro mancanza di cultura in ambito criminologico che li conduce a ricostruire omicidi senza precedenti né susseguenti. Un caso va esaminato nel suo complesso e tutto il materiale a disposizione deve essere conosciuto e processato da un unico magistrato, non si può spezzettare un’indagine. Purtroppo invece molti PM puntano su un’unica consulenza per chiudere il caso e quand’anche abbiano individuato il colpevole, lasciano spazio alla sua difesa. Peraltro è frequente che una procura indaghi per il reato sbagliato, lasciando che il reato davvero commesso vada in prescrizione.

Maria Ungureanu

 Ci faccia un esempio.

Nel caso di Maria Ungureanu la procura ha focalizzato su due soggetti estranei ai fatti e indaga per omicidio mentre si tratta di un caso di morte accidentale e il reato, che è stato commesso da parte di una amica di Maria, è l’Omissione di soccorso oltre naturalmente a quello di Falsa testimonianza per non aver raccontato la verità sui fatti. Per non parlare delle violenze sessuali che la bambina subiva dal padre Marius, che inspiegabilmente non è stato ancora indagato per questo grave reato ed è libero di reiterare.

Morte di Fortuna Loffredo e Maria Ungureanu: è nelle risultanze dell’esame medico legale che vanno cercate le conferme ad eventuali ricostruzioni (intervista)

Le Cronache Lucane, 2 luglio 2018

Abbiamo intervistato la criminologa Ursula Franco sui due casi che hanno viste coinvolte due bambine. La Franco aveva dichiarato in precedenza: E’ falso che i pedofili molestatori uccidano i bambini per paura di essere denunciati. Negli ultimi anni, a scapito della verità e a favore della spettacolarizzazione, è in atto un tentativo di riscrivere la criminologia in questo campo. Purtroppo questa “rivisitazione” non ha solo molti seguaci tra il pubblico televisivo degli “show del dolore” ma anche tra gli inquirenti e conduce a grossolani errori giudiziari.

Fortuna Loffredo detta Chicca

Dottoressa Franco, che cosa può dirci del caso di Fortuna Loffredo a pochi giorni dalla sentenza d’Appello?

Posso dirle che in primo grado è stato commesso un errore, non è stato Raimondo Caputo ad uccidere Fortuna Loffredo ma Marianna Fabozzi. Caputo non aveva un movente, non aveva di certo una reputazione da difendere, mentre non è una coincidenza che Marianna Fabozzi abbia assistito a due precipitazioni, quella di suo figlio e quella di Fortuna E’ lei che ha spinto giù i due bambini. Chi uccide una prima volta e la fa franca, quando reitera, generalmente lo fa con le stesse modalità. I detective americani dicono: “lightning doesn’t strike twice”, ovvero “una cosa straordinaria è difficile che capiti due volte alla stessa persona”.

Perché la Fabozzi lo avrebbe fatto?

Escludo che la Fabozzi abbia ucciso Fortuna Loffredo per proteggere Raimondo Caputo. La Fabozzi non sarebbe stata capace di un gesto “altruistico” in quanto è una donna anaffettiva ed egoista, oltre ad essere un’immatura con un basso QI. Il movente dei due omicidi è da ricercare nell’intolleranza della Fabozzi alle frustrazioni. Marianna Fabozzi ha ucciso i due bambini per futili motivi: irritazione, fastidio, invidia.

Perché l’amica di Fortuna Loffredo, che accusa Raimondo Caputo, non è credibile?

Doriana Giglio, figlia di Marianna Fabozzi, ha riferito al magistrato che Raimondo Caputo uccise la piccola Loffredo in seguito ad un approccio sessuale, è nelle risultanze dell’esame medico legale che andavano cercate le conferme. Il racconto della Giglio è smentito proprio dall’esame autoptico che non ha rilevato alcun segno di un tentativo di violenza sul corpo di Fortuna ma solo gli esiti di violenze croniche. Sul cadavere della Loffredo non erano presenti lividi o escoriazioni nella parte mediale delle cosce o sulle grandi labbra o a livello dell’orifizio anale, né sono stati rilevati lividi sulle braccia, né era presente materiale genetico di un eventuale assalitore sotto le unghie. Non capisco come i giudici possano ignorare queste risultanze.

Come deve comportarsi una procura in caso di morte di un bambino abusato?

Quando ci si trova di fronte alla morte di un bambino sul cui corpo si rilevino i segni di un abuso cronico, la sua morte e l’abuso vanno trattati come due fatti distinti, è un errore grossolano collegarne la morte agli abusi perché chi abusa cronicamente di un bambino non lo uccide.

Maria Ungureanu

E’ successo qualcosa di simile anche nel caso di Maria Ungureanu.

Certamente, la morte di Maria, una bambina abusata cronicamente da suo padre, è stata collegata alle violenze sessuali che subiva, niente di più lontano dalla verità. Peraltro queste violenze, in presenza di un quadro probatorio che inchioda Marius Ungureanu alle sue responsabilità, sono state attribuite, dalla procura, ad un soggetto estraneo ai fatti che è stato descritto da trasmissioni degenerate e stampa spazzatura come un orco. Nel caso di Maria non solo la morte della bambina non ha nulla a che fare con le violenze sessuali che subiva ma è una morte accidentale, ce lo confermano le precise risultanze dell’esame medico legale che tra l’altro esclude che gli indagati fossero a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva.

Sono due anni, dottoressa Franco, che lei dice che Maria era con un amica più grande di lei, perché la procura non indaga su questa ragazza?

Il pregiudizio nei confronti della difesa e la difficoltà ad ammettere il proprio errore di giudizio mi sembrano le uniche spiegazioni possibili. La soluzione di questo caso emerge con forza dagli atti ma la procura preferisce continuare ad infierire sulle vite di due ragazzi innocenti. Chi risarcirà Cristina e Daniel Ciocan? E perché Marius Ungureanu è ancora libero di reiterare?

Da dove nascono questi errori delle procure, dottoressa?

I pubblici ministeri sbagliano perché ignorano o sottovalutano la casistica e in queste condizioni sono destinati a fantasticare ricostruzioni senza precedenti né susseguenti che conducono a grossolani errori giudiziari.

Michele Buoninconti

Il caso Ungureanu per molti aspetti è simile al caso Ceste.

E’ vero, in entrambi i casi la procura ha scambiato una morte accidentale per un omicidio. Nel caso dei Ciocan hanno funzionato i salvagenti che impediscono l’errore giudiziario, nel caso di Buoninconti no. A Benevento il GIP Flavio Cusani non si è spalmato sulle richieste della procura ma ha studiato gli atti a menadito altrimenti i fratelli Ciocan avrebbero seguito le orme del povero Michele Buoninconti nel suo cammino d’ingiustizia.

Un servizio di MediaTV sul caso Ungureanu con miei interventi

I miei interventi ai minuti 6:19, 8:54, 11:53, 14:12, 15:09 e 15:58.