Strage di Erba, la criminologa si scaglia contro Le Iene: “Solo intrattenimento”

VELVET.IT, 2019-05-07, di Redazione

Rischia di sollevare un polverone l’inchiesta portata avanti dalle Iene sul caso della strage di Erba. La criminologa Ursula Franco, intervistata da Le Cronache Lucane, ha parlato di un clamoroso “autogol” della moglie di Olindo Romano.

Strage di Erba, Rosa Bazzi, la rivelazione sconvolgente: “Ecco chi è stato a compiere il massacro”
“Sto pagando per le mie confessioni. Non siamo stati noi due, non hanno fatto bene il lavoro. Quella sera abbiamo visto un signore con una borsa in mano ed un cappello. Il nostro unico errore è stato accollarci tutto“. Così Rosa Bazzi si racconta in un’esclusiva intervista a Le Iene.

Strage di Erba, la rivelazione di Rosa Bazzi: “C’era un uomo nella casa di Via Diaz”
Il programma “Le Iene” torna sul caso della strage di Erba. Ieri è andata, infatti, in onda la puntata con l’intervista a Rosa Bazzi, ritenuta insieme al marito, Olindo Romano, la responsabile della strage avvenuta nella palazzina di Erba. La donna è intervenuta dal carcere. “Sto pagando le mie confessioni, non sto pagando perché son salita, perché non sono salita: sto pagando le mie confessioni. Gliel’ho detto anche ai carabinieri -ha spiegato alla trasmissione perché quando siamo usciti noi abbiamo visto un signore… abbiamo visto e… però non, non ci hanno neanche ascoltato… . L’abbiamo detto sempre al maresciallo Gallorini. Noi abbiamo visto un signore, con una borsa in mano aveva un giaccone e un cappello. E’ entrato…… nella corte, è entrato nella porta…con un sacchetto di plastica, questo me lo ricordo, perché questa cosa ce l’ho ancora nella mente”.

Strage di Erba, parla Azouz Marzouk: “Io so chi ha ucciso tutti. E’ una persona che conosco”
Olindo e Rosa Romano potrebbero non essere i colpevoli della strage di Erba? L’ipotesi arriva da Azouz Marzouk, uno dei protagonisti chiave della Strage che adesso svela: “Ora so chi li ha ucciso ed è una persona che conosco”. Marzouk avrebbe poi sottolineato il fatto che la coppia non dovrebbero nemmeno trovarsi in carcere. Sempre secondo lui, i veri colpevoli sarebbero entrati al processo come testimoni e che soltanto rileggendo le carte si potrebbe arrivare alla verità: “E’ una mia idea e ne ho discusso con il mio avvocato”.

Strage di Erba, l’inquietante richiesta di Azouz Marzouk per Olindo e Rosa
Azouz Marzouk è stato uno dei protagonisti della Strage di Erba e adesso chiede a gran voce, ai microfoni di Tgcom, che i due condannati Olindo Romano e Rosa vengano rilasciati. Secondo l’uomo, infatti, non è possibile che questi due coniugi “così goffi e un po’ buffi abbiano potuto fare tutto quanto accaduto in maniera fredda e perfetta”.

Strage di Erba, foto inedite della scena del crimine: nuovi dettagli agghiaccianti [FOTO]
Le immagini dell’orrore, riportate dal settimanale Giallo e situate in fondo all’articolo, forniscono uno scenario ancora più chiaro sulla terribile strage avvenuta nel 2006 a Erba (provincia di Como) che ha visto imputati e condannati Olindo Romano e Rosa, una coppia del paese.

Strage di Erba, Olindo e Rosa presentano denuncia: ecco perché
“Tre settimane fa Olindo e Rosa – dice Fabio Schembri, avvocato dei due coniugi – hanno depositato una denuncia, agli uffici matricola delle carceri di Opera e Bollate. Ci auguriamo che l’autorità giudiziaria comasca faccia chiarezza e accerti le responsabilità”. La denuncia in questione riguarda la distruzione di alcuni reperti della scena del crimine, avvenuta lo scorso luglio su disposizione dell’ufficio corpi di reato.

Sulla vicenda ora sono intervenuti gli ispettori del Ministero della Giustizia guidato da Alfonso Bonafede. Proprio in quei reperti, secondo i legali della coppia di ergastolani, ci sarebbe la verità sul massacro della famiglia Castagna e di due vicini. Gli atti potrebbero essere stati trasmessi dalla Procura di Como, a cui è stata affidata la denuncia, a quella di Brescia, a cui spetterebbe di indagare sui magistrati di Como.

I nuovi accertamenti, autorizzati dalla Cassazione su richiesta degli avvocati di Olindo e Rosa, si baseranno sui frammenti dei reperti recuperati dopo la distruzione delle prove. Si tratta di un accendino trovato sul luogo del crimine, 19 mozziconi di sigaretta; una tenda; un mazzo di chiavi; tre giubbotti e alcune formazioni pilifere rinvenute sugli abiti del piccolo Youssef.

L’ispezione avviata dal Ministero della Giustizia
Risale a qualche giorno fa la richiesta del Ministro della Giustizia alla Procura di Como. Alfonso Bonafede ha infatti richiesto l’acquisizione degli atti relativi alla Strage di Erba. Il ministro sembrerebbe avere qualche perplessità su alcuni aspetti dell’indagine e sull’istruttoria. Ragion per cui ha avviato una ispezione e ha chiesto alla Procura di Como di trasmettere tutte le carte dell’inchiesta a Roma.

Strage di Erba, i Castagna: “Olindo e Rosa colpevoli, il resto è fango”
In questo “clima”, ha preso il via il 16 dicembre 2018 la nuova stagione di Storie Maledette. Nel cuore ferito della strage di Erba, il titolo della puntata. Ospiti in studio per essere intervistati da Franca Leosini i fratelli Pietro e Beppe Castagna. Questi ultimi, nel terribile massacro di Via Diaz, persero la madre Paola Galli, la sorella Raffaella e il nipotino Youssef. Il focus della trasmissione sulla strage di Erba si era reso in necessario, per la Leosini, dopo alcune recenti inchieste. Inchieste televisive che hanno tentato di ribaltare la decisione di 26 giudici che in 3 gradi di giudizio hanno condannato Rosa e Olindo come colpevoli del massacro dell’11 dicembre 2006.

“Siamo sopravvissuti ai nostri cari, purtroppo, ma non ci aspettavamo un simile accanimento contro di noi. Dopo che le nostre vite sono state mutilate, il fango” affermano i Castagna in studio. Pietro e Beppe, infatti, pur essendo stati riconosciuti da tre sentenze come vittime, oggi sono finiti nel mirino della difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, che hanno recentemente chiesto la revisione del processo che li ha condannati all’ergastolo come assassini.

“Alcuni hanno parlato della nostra tragedia come di una partita di calcio e dei colpevoli come se fossero in nomination per il Grande Fratello– dichiara Beppe – come se si potesse dire tutto e il contrario di tutto e poi bruciarlo in pochi secondi”. “Nostro padre (Carlo Castagna, morto pochi mesi fa) ha vissuto gli ultimi giorni della sua vita in un clima di amarezza e dolore. Ho perdonato Olindo e Rosa – diceva sempre – ma, loro sono i colpevoli, non esiste altro. Tutto il resto è fango“. Beppe poi conclude: “Noi siamo certi che siano stati loro, non ci saremmo mai accontentati di un capro espiatorio“.

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Strage di Erba, Iene vs Quarto Grado/ Criminologa “Intervista Rosa Bazzi è autogol”

Strage di Erba, tra Le Iene e Quarto Grado è scontro totale. Intanto una criminologa commenta l’intervista a Rosa Bazzi: “Vi spiego perché è un autogol”

rosa bazzi iene strage erba
Rosa Bazzi a Le Iene

STRAGE DI ERBA, CRIMINOLOGA CONTRO LE IENE

Intanto il programma “Le Iene” suoi social ha annunciato che nella puntata di oggi, martedì 7 maggio 2019, si occuperà nuovamente della strage di Erba. Si parla di “nuovi elementi”, ma intanto montano le polemiche sull’intervista a Rosa Bazzi.

La criminologa Ursula Franco a “Le Cronache Lucane” ha parlato di un clamoroso “autogol” della moglie di Olindo Romano. «Non ha mai negato in modo credibile di aver commesso il quadruplice omicidio. Non è stata capace di emettere parole di condanna morale nei confronti degli autori della strage». Per la criminologa la Bazzi ha ammesso in diversi passaggi di essere una degli autori della stage. In un’occasione ha detto: «Il mondo sa che siamo stati noi». Per Ursula Franco avrebbe dovuto dire «Il mondo crede» o «Il mondo ritiene», invece il «mondo sa» è per lei «un’ammissione equiparabile ad una pietra tombale». E poi fa riferimento ad una domanda di Antonino Monteleone, il quale le ha detto che c’è chi pensa che con il suo arresto e quello di Olindo la giustizia italiana ha fatto centro. Rosa Bazzi ha risposto: «Sì, hanno fatto centro, però…». Per la dottoressa Franco la Bazzi non ha mai negato in modo credibile di aver commesso l’omicidio: «Ha affermato non di aver sbagliato a uccidere, ma di aver sbagliato solo a confessare». E non è mancato un attacco a “Le Iene”: «Certi programmi non sono la voce della verità. Il materiale mandato in onda da Le Iene e da altri show del dolore viene manipolato per convincere il pubblico televisivo e poi l’opinione pubblica viene usata come testa d’ariete per fare pressione sui giudici».

STRAGE DI ERBA, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: L’INTERVISTA RILASCIATA DA ROSA BAZZI E’ UN AUTOGOL

Nel maggio 2011, Olindo Romano e sua moglie Rosa Bazzi sono stati condannati all’ergastolo in via definitiva per omicidio plurimo pluriaggravato e tentato omicidio. L’11 dicembre 2006, i due coniugi hanno ucciso Raffaella Castagna, 30 anni, suo figlio Youssef, 2 anni, la madre della Castagna, Paola Galli Castagna, 60 anni, una vicina, Valeria Cherubini, 55 anni, e hanno tentato di uccidere Mario Frigerio, marito della Cherubini.

Rosa Bazzi

Le Cronache Lucane, 3 maggio 2019

Il programma televisivo “Le Iene” ha mandato in onda alcuni stralci di un’intervista rilasciata da Rosa Bazzi ad Antonio Monteleone dal carcere, ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco che li ha analizzati.

– Dottoressa Franco, dal punto di vista dell’analisi del linguaggio che può dirci dell’intervista rilasciata dalla Bazzi?

Le premetto che l’intervista trasmessa non è integrale ed è affetta da tagli e ricomposizioni, in pratica molte risposte della Bazzi sono state costruite a tavolino durante il montaggio, ma nonostante tutto l’intervista si è rivelata un clamoroso autogol. 

Le spiego il perché:

1) Rosa Bazzi non ha mai negato in modo credibile di aver commesso il quadruplice omicidio per il quale sta scontando una condanna all’ergastolo. Rosa Bazzi non è riuscita a dire “Io non ho ucciso Valeria, Paola, Raffaella e Youssef, sto dicendo la verità“, né “Sono in carcere perché sono stata accusata di aver commesso una strage, ma la verità è che io non l’ho commessa e sono stata condannata ingiustamente”, perché avrebbe mentito.

2) La Bazzi ha mostrato di non potersi avvalere del cosiddetto “muro della verità”, che è una potente ed impenetrabile barriera psicologica che permette a coloro che dicono il vero di rispondere con poche parole alle domande relative al caso giudiziario in cui sono coinvolti, in quanto non hanno la necessità di convincere nessuno di niente.

3) Rosa Bazzi non è stata capace di emettere parole di condanna morale nei confronti degli autori della strage, né nei confronti dell’autore dell’omicidio del piccolo Youssef perché è stata lei ad uccidere il bambino.

4) La Bazzi ha ammesso di essere uno degli autori della strage quando ha detto: “io sono colpevole”, “son salita”, “pago i miei sbagli” e “sono io quella che ho sb… che ha sbagliato”. In un’occasione ha detto: “Il mondo sa che siamo stati noi”, non “il mondo crede” o “Il mondo ritiene” ma “Il mondo sa”, un’ammissione equiparabile ad una pietra tombale. E alla domanda di Antonino Monteleone: “C’è chi pensa che arrestando te e Olindo, invece, la giustizia italiana abbia fatto centro”, Rosa Bazzi ha risposto: “Sì, hanno fatto centro, peròòò…”.

– Dottoressa Franco, ci elenca i tentativi della Bazzi di negare un suo coinvolgimento?

“Ma noi non l’abbiamo fatto, non siamo saliti noi”, “non siamo stati noi due”, “non abbiamo fatto niente”, “non era successo niente”, “Ma non c’entro niente”, “perché io non gli ho fatto del male” e “perché non siamo stati noi a fargli del male” non sono negazioni credibili. La Bazzi non ha mai negato in modo credibile di aver commesso l’omicidio, anzi, ha affermato non di aver sbagliato ad uccidere, ma solo di aver sbagliato a confessare. E ha poi detto di essere stata strumentalizzata senza dirci da parte di chi e per fare cosa. Il fatto che abbia palesemente preso le distanze da Olindo, ci aiutai a svelare l’arcano. 

– Dottoressa Franco, ci spiega il perché durante le confessioni di Olindo Romano e Rosa Bazzi sono imprecise, perché i due coniugi si sono dilungato nella descrizione di aspetti periferici della vicenda e non nella descrizione di quelli centrali?

All’epoca della confessione, il Romano e la Bazzi non ricordarono e non ricorderanno mai con precisione tutti i dettagli relativi alla strage a causa di un’amnesia di fissazione. Il ritmo con cui si svolsero i fatti ha impedito che nella loro memoria si formasse una traccia mnestica definitiva o secondaria. Una traccia mnestica primaria, che è temporanea, una volta formatasi, richiede infatti un certo tempo per essere consolidata e quindi ritenuta, se nel frattempo però intervengono nuovi elementi la traccia non si consolida. Peraltro, le confessioni dei due coniugi sono imprecise non solo a causa di questa amnesia di fissazione ma anche perché sia Rosa che Olindo cercarono di coprire il ruolo l’una di Olindo, l’altro di Rosa, attribuendosi tutti e 4 gli omicidi ed il tentato omicidio di Mario Frigerio.

– Dottoressa Franco, sappiamo che lei ritiene che certi programmi siano di intralcio alla giustizia, vuole aggiungere qualcosa?

Voglio che sia chiaro che certi programmi non sono la voce della verità. Il materiale mandato in onda da “Le Iene” e da altri show del dolore viene manipolato per convincere il pubblico televisivo, distratto e incompetente, dell’innocenza o della colpevolezza del protagonista o dei protagonisti di un certo caso giudiziario e, una volta manipolata, l’opinione pubblica viene usata come testa d’ariete per fare pressione sui giudici.

Stage di Erba: analisi di alcuni stralci dell’intervista rilasciata da Rosa Bazzi a “Le Iene” 

Rosa Bazzi

Rosa Bazzi (12 settembre 1963) e suo marito Olindo Romano (10 febbraio 1962) sono gli autori della cosiddetta “Strage di Erba”. L’11 dicembre 2006, i due coniugi hanno ucciso Raffaella Castagna, 30 anni, suo figlio Youssef, 2 anni, la madre della Castagna, Paola Galli Castagna, 60 anni, una vicina, Valeria Cherubini, 55 anni, e hanno tentato di uccidere Mario Frigerio, marito della Cherubini.

Nel maggio 2011, i Romano sono stati condannati all’ergastolo in via definitiva per omicidio plurimo pluriaggravato e tentato omicidio.

Nell’aprile 2019, il programma televisivo “Le Iene” ha mandato in onda parte di un’intervista rilasciata da Rosa Bazzi ad Antonio Monteleone. L’intervista trasmessa non è integrale ed è affetta da tagli e ricomposizioni, in ogni caso alcuni stralci risultano analizzabili. Poiché la Bazzi e suo marito desiderano che venga riaperto il caso, ci aspettiamo che, in quest’intervista, Rosa:

  1. mostri di possedere il cosiddetto “muro della verità”, che è una potente ed impenetrabile barriera psicologica che permette a coloro che dicono il vero di rispondere con poche parole alle domande relative al caso giudiziario in cui sono coinvolti, in quanto non hanno la necessità di convincere nessuno di niente;
  2. neghi in modo credibile di aver commesso il quadruplice omicidio per il quale sta scontando una condanna all’ergastolo.

Rosa Bazzi: È megliooo… due stupidi in carcere cheee… (…) ammettere come si chiama i propri sbagliati.

Rosa Bazzi: Sono molto, molto nervosa.

Antonino Monteleone: Anche perché l’ultima volta che c’avevi una telecamera in faccia… 

Rosa Bazzi: Mi sono beccata anche una bella condanna… almeno se l’avrei fatto.

Si noti che la Bazzi non prende moralmente le distanze dal quadruplice omicidio.

Rosa Bazzi: Con la rabbia che ho addosso non ce la faccio a spiegarvelo perché nn… non parlarne vuol dire che io sono colpevole, non parla-rne più vuol dire: “Va bene, lasciali in galera, sono due stupidi, lasciamoli in galera”; parlarne ancora, la gente è stanca (…) di parlare sempre di noi due, non capisco perché… perché andiamo in cassazione, andiamo eeehm (…) in tutti i posti che vanno gli avvocati, trovano sempre un muro, cioè ma per… cioè, la verità, falla uscire (…) poi se sono colpevole, basta, lasciatemi in galera, sto in galera, ma se c’è proprio veramente tutte queste prove… Perché li hanno bruciate? Perché li nascondete?

Si noti “Con la rabbia che ho addosso”.

“io sono colpevole” è un’ammissione tra le righe.

La Bazzi, dicendo “la verità, falla uscire (…) poi se sono colpevole“, non lascia spazio ad alternative e ci comunica che la verità è che lei è colpevole.

Antonino Monteleone: Quindi, dici, il più grande errore che tu hai fatto, secondo te, in tutta questa storia?

Rosa Bazzi: Sono le mie confessioni, lo sto pagando. 

Antonino Monteleone: Cioè, dici, se tu non avessi confessato, non c’era niente.

In seguito a questa domanda ci aspettiamo che, se innocente, la Bazzi neghi in modo credibile.

Rosa Bazzi: No. Sto pagando le mie confessioni, non sto pagando perché son salita, perché non sono salita, sto pagando le mie confessioni.

La Bazzi non coglie l’occasione per negare.

Si noti che la Bazzi si tradisce quando dice “son salita”, rivelandoci che si trovava sulla scena del crimine, in seguito tenta di correggersi.

Rosa Bazzi: Quello che penso, sono molto, molto arrabbiata.

Si noti “sono molto, molto arrabbiata”.

Antonino Monteleone: Oggi sei arrabbiata?

Rosa Bazzi: Molto, perché… pensavo di… di credere nella giustizia e invece su di me la giustizia italiana non ha fattooo… ha fatto proprio un buco nell’acqua.

Antonino Monteleone: C’è chi pensa che arrestando te e Olindo, invece, la giustizia italiana abbia fatto centro.

Rosa Bazzi: Sì, hanno fatto centro, peròòò… non siamo stati noi due.

La Bazzi, dicendo “Sì, hanno fatto centro”, ci comunica che lei e suo marito sono i responsabili del quadruplice omicidio e poi, ancora una volta, cerca di correggersi, ma “non siamo stati noi due” non è una negazione credibile.

Rosa Bazzi: Non hanno svolto bene il lavoro che hanno fatto… se lo fa… se lo facevano bene… cioè… come mai spar…spariscono le cose adesso e che potevano andare a controllarliii allora… 

La Bazzi non riesce a concludere la frase “se lo facevano bene…”. Rosa Bazzi non riesce a dire che se gli inquirenti avessero lavorato bene sarebbero giunti a conclusioni diverse, perché mentirebbe.

Rosa Bazzi: Faccio un po’ fatica a credere (…) nella giustizia.

“Le Iene” hanno tagliato ciò che la Bazzi ha detto tra “Faccio un po’ fatica a credere” e “nella giustizia”.

Se Rosa Bazzi fosse vittima di un errore giudiziario e si riferisse alla giustizia, dopo la condanna definitiva all’ergastolo non farebbe “un po’ fatica a credere”, non ci crederebbe proprio più. 

Rosa Bazzi: I reperti sono andati a bruciarli (…) adesso ditemi un po’ voi se io, cioè, devo ancora avere fiducia, a quel punto qui la fiducia… a quel punto qui la fiducia è persa, è morta.

Si noti che la Bazzi è vaga, non fa seguire al termine “fiducia” le parole “nella giustizia”, perché non riesce a mentire. Questo stralcio, peraltro, ci aiuta a capire il perché “Le Iene” abbiano artificiosamente costruito la precedente risposta della Bazzi “Faccio un po’ fatica a credere (…) nella giustizia”.

Antonino Monteleone: Voi non eravate arrabbiati con Raffaella?

Rosa Bazzi: No, arrabbiati no, eravamo solamente… che i problemi c’erano ma non potevamo arrivare eee… alle mani.

Si noti che la Bazzi non dice “non potevamo arrivare ad uccidere” per evitare lo stress che le provocherebbe il confrontarsi con un termine tanto evocativo.

Antonino Monteleone: Perché uccidere anche la Cherubini, è una domanda?

Si noti che Monteleone tiene a precisare alla Bazzi che le sta facendo una domanda, questa sua precisazione lascia intendere che abbia contaminato l’intervista, quantomeno con sue personali affermazioni.

Rosa Bazzi: Ma noi non l’abbiamo fatto, non siamo saliti noi.

“Ma noi non l’abbiamo fatto, non siamo saliti noi” non è un modo credibile di negare un quadruplice omicidio.

Rosa Bazzi: (…) non abbiamo fatto niente.

“non abbiamo fatto niente” non è una negazione credibile.

Antonino Monteleone: Rosa, perché hai confessato?

Rosa Bazzi: Bella domanda… lo chiediamo all’Olindo, lo chiediamo ai carabinieri.

Una risposta evasiva.

Antonino Monteleone: Cioè, possibile che pur di stare insieme, voi due vi accollate quattro omicidi, pur di non essere separati?

Rosa Bazzi: Allora era così, cioè, io non sapendo… perché non mi era mai successo una cosa del genere (…) allora le cose erano così, adesso le cose sono cambiate ee…

Antonino Monteleone: Tra te e Olindo.

Rosa Bazzi: Sì, nel senso che abbiamo capito lo sbaglio, abbiamo capito ma nnn…

Antonino Monteleone: Qual’è stato lo sbaglio, uccidere quattro persone?

In seguito a questa domanda ci aspettiamo che, se innocente, la Bazzi neghi in modo credibile.

Rosa Bazzi: No (…) accollarci quello che c’hanno detto i carabinieri.

La Bazzi non nega in modo credibile di aver commesso l’omicidio, anzi, ci riferisce non di aver sbagliato ad uccidere, ma solo di aver sbagliato a confessare. 

Rosa Bazzi: E non era successo niente.

“non era successo niente” non è una negazione credibile.

Antonino Monteleone: Il RIS di Parma battuto da Rosa Bazzi, cioè i carabinieri del RIS di Parma non trovano una traccia di Rosa e e Olindo perché come pulisce Rosa, cioè più forte tu di 15 carabinieri?

In seguito a questa domanda ci aspettiamo che, se innocente, la Bazzi neghi in modo credibile.

Rosa Bazzi: Beh però non… non c’era neanche niente da trovare, perché, su una cosa del genere, penso che scendevi che eri in un lago di sangue, (…) vedendo le foto era una cosa indescrivibile… era.

La Bazzi non nega di aver commesso il quadruplice omicidio, né di aver pulito, anzi, il “Beh però” e il “neanche” la tradiscono. 

Antonino Monteleone: Soprattutto fa arrabbiare le persone comuni che dicono, ma come hanno fatto una donna ed un uomo ad ammazzare in quel modo un bambino di due anni e mezzo?

In seguito a questa domanda ci aspettiamo che, se innocente, la Bazzi neghi in modo credibile di aver ucciso il piccolo Youssef.

Rosa Bazzi:……… Non lo so, non ci sono salita e non l’ho vi… non… non so… mmmm… non so come spiegargliela questa cosa.

La domanda è sensitiva, la Bazzi aspetta a lungo prima di rispondere, si autocensura e prende tempo con ripetizioni e pause. 

“non ci sono salita” non è una negazione credibile.

“non so come spiegargliela questa cosa” è un’ammissione tra le righe, la Bazzi mica è un’esperta, perché dovrebbe sentirsi in dovere di spiegarci “questa cosa”, se non perché ha ucciso lei il bambino. Peraltro, con l’uso dell’aggettivo “questa” mostra vicinanza all’omicidio.

Antonino Monteleone: Quale cosa?

Rosa Bazzi: Di avere ucciso un bambino, perché… devi andare praticamente… ce l’hai con… la mamma o il papà, non c’entra niente lui, cioè nnn…

“Di aver ucciso un bambino” è un’ammissione tra le righe.

Antonino Monteleone: Tu ce l’avevi con la mamma e col papà?

Rosa Bazzi: No, non ce l’avevo con nessuno dei due, non ce l’avevo, cioè, non potevo arrivare a questo punto.

Si noti che, ancora una volta, la Bazzi è incapace di dire “non potevo arrivare ad uccidere”.

Rosa Bazzi: Chi l’ha fatto veramenteee è stato atroce (…) cioè ha avuto proprio addosso una rabbia fortissima.

Si noti che la Bazzi non è capace di condannare l’autore dell’omicidio di Youssef, infatti, con il termine “atroce” definisce l’omicidio, non il suo autore.

Vi ricordo che, in precedenza, la Bazzi ha detto: “Con la rabbia che ho addosso”,   “sono molto, molto arrabbiata” e, alla domanda del giornalista: Oggi sei arrabbiata?”, ha risposto: “Molto”ed adesso ci dice che ci uccise Youssef “ha avuto proprio addosso una rabbia fortissima”, non “avrà avuto”, ma, si badi bene, “ha avuto”.

Rosa Bazzi: Loro perché sono giudici, loro sono… avvocati, sono ministri, sono che cosa, nascondono e io sto pagando… ma vado avanti a pagare… ma vado avanti a pagare a testa alta, vado avanti, perché s… pago i miei sbagli, ma loro come si sentiranno stasera? Come si sentirà il Maresciallo Gallorini a dire: “Ah, sì, ho messo due stupidi in carcere”?

Rosa Bazzi è credibile quando dice “pago i miei sbagli”, in parole povere, la Bazzi ci dice di meritare il carcere.

Antonino Monteleone: L’avvocato Troiano* non era proprio contento di vedermi.

*L’avvocato Troiano è stato il primo difensore di Olindo Romano e Rosa Bazzi.

Rosa Bazzi: Beh, ha fatto propriooo… un bel po’ di danno, o sbaglio?

Rosa Bazzi: Quando siamo stati interrogati lui dice che c’era, ma non c’era mai.

Rosa Bazzi: Devo dire grazie al signor Picozzi, glielo dico veramente e questo pezzettino non avete da tagliarlo (…) Grazie signor Picozzi* che ci hai proprio dato l’aiuto, nom non ci hai dato l’aiuto, ci hai dato lo spintone di rimanere in carcere per tutta la nostra vita.

*Il dottor Massimo Picozzi era consulente della difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi.

Si noti il suggerimento della Bazzi a Monteleone “e questo pezzettino non avete da tagliarlo”, la Bazzi è al corrente della tecnica “taglia e cuci” de “Le Iene”.

Rosa Bazzi: Lui mi faceva le domande e mi spiegava quello che avevo da dire, mi spiegava “Rosy, fai questo fai quello, devi dire così devi fare così, quando è il momento ti devi agitare, cioè muovi le braccia così” (…) Lui aveva spento la telecamera… mi aveva detto come muovere le mani come agitarmi, cioè… tutte queste cose. Questo me l’aveva detto Picozzi. (…) Fa: “Guarda che lo faccio per aiutare voi (…) perché questo video vi serve”. 

Antonino Monteleone: Vi è servito, infatti.

Rosa Bazzi: Ci è servito, sì, è vero (…) con il fiocchetto ci ha servito l’ergastolo.

Antonino Monteleone: Questa intervista, che stiamo girando, indispettirà i fratelli di Raffaella Castagna che quando vedranno Rosa che spiega le sue ragioni, loro diranno questa cosa ci fa soffrire, perché loro sono sicuramente colpevoli e noi siamo le vittime incolpevoli di questa strage.

Rosa Bazzi: Beh, hanno ragione perché gli è morta una sorella, gli è morta una mamma e un nipotino.

“Beh, hanno ragione” è un’ammissione.

Antonino Monteleone: (la domanda non è andata in onda)

Rosa Bazzi: Però proprio colpevoli (…) non devono proprio dire (…) che siamooo colpevoli, devono devono sedersi a tavola con me (…) e vedereee (…) poi Pietro deve sedersi a tavola con me e vedere s… chi è colpevole di noi due.

Poiché la domanda di Monteleone non è presente, non possiamo analizzare la risposta della Bazzi perché potrebbe essere stata contaminata.

Antonino Monteleone: Mmm…

Rosa Bazzi: Non la tagliare questo pezzettino.

Ancora una volta, si noti il suggerimento della Bazzi a Monteleone “Non la tagliare questo pezzettino”, la Bazzi è al corrente della tecnica “taglia e cuci” de “Le Iene”.

Nel corso della stessa intervista, in altre due occasioni, la Bazzi suggerisce al giornalista: “Tagliala anche questa” e “Taglia”.

Rosa Bazzi: Beh, se era qui, glielo dicevo (a Frigerio) (…) stai puntando proprio il ditoooo addosso a me che io nnnon ho fatto niente.

“io nnnon ho fatto niente” non è una negazione credibile.

Antonino Monteleone: Cioè, qual è il problema? Ti dico se io fossi Pietro Castagna, no? Direi ma io non ho fatto le indagini, le ha fatte qualcuno al posto mio, sì, io non ho giudicato, qualcun altro ha giudicato per me. Perché io non dovrei fidarmi di quello che dicono i giudici, che sono la massima autorità che può occuparsi di risolvere un caso di omicidio del genere? Cioè se i giudici mi hanno detto che Rosa Bazzi e Olindo Romano sono colpevoli… il fatto che loro siano in galera per noi è motivo di soddisfazione. Chi ha tolto la vita ai miei cari, marcisce in galera.

Rosa Bazzi: Giusto.

Antonino Monteleone: Eh tu adesso però… mi fai capire che punti l’indice contro Pietro, è un po’ impegnativa come cosa.

Rosa Bazzi: Ah, mah…

Antonino Monteleone: Perché dici questa cosa?

Rosa Bazzi: Perché erano sempre in guerra, erano sempre a litigare, forse litigavamo di più loro che noi due, io e la Raffaellaaa (…) per il casino.

Antonino Monteleone: Ma l’hai visto Pietro, ti pare uno che ammazza quattro cristiani?

Rosa Bazzi: Questo non lo so. Lei ha visto meee eee Olindooo che ammazziamo quattro cristiani?!

Rosa Bazzi: Anche se vai a litigare non vai ad ammazzare una persona.

Rosa Bazzi: Più di una volta si sentiva cheee (…) che Raffaella aveva ancheee chiuso i rapporti con suo fratello.

Antonino Monteleone: Ed è un buon motivo per ammazzare quattro persone?

Rosa Bazzi: Non lo so, questo non lo so peròòò…

Antonino Monteleone: Tu cosa pensi del fatto che Carlo Castagna, il papà di Raffaella Castagna vi ha perdonati?

Rosa Baazzi: È una barzelletta, non puoi perdonare (…) un(la vocale è incomprensibile) che ha fatto t… questo male (…) dentro di se stesso forseee ci odiava a morte (…) non ci credo… è una cosa troppo grande, non ci credo, non ce la fai, non ce la fai a perdonare una persona che ti ha portato via una figlia, una moglie e un nipote (…) forse eee non dovrebbe perdonare me, dovrebbe perdonare la persona che gli ha fatto del male, a me proprio non… non deve perdonarmi (…) perché io non gli ho fatto del male (…) ma neanche l’Olindo, perché non siamo stati noi a fargli del male (…)

“dentro di se stesso forseee ci odiava a morte” equivale ad un’ammissione. Perché, secondo la Bazzi, Carlo Castagna avrebbe dovuto odiarli se non perché sono gli autori della strage?

Si noti che la Bazzi non dice “non dovrebbe perdonare me” ma “forse eee non dovrebbe perdonare me” lasciando spazio al dubbio attraverso il “forse”.

“perché io non gli ho fatto del male” e “perché non siamo stati noi a fargli del male” non sono negazioni credibili.

Rosa Bazzi: Il mondo intero sa che siamo stati noi.

Si noti che la Bazzi dice “sa”, non “crede” o “ritiene”. “Il mondo intero sa che siamo stati noi” è un’ammissione equiparabile ad una pietra tombale.

Rosa Bazzi: (…) E se trovavano un DNA, hanno bruciato una sigaretta e se su quella sigaretta lì c’è il DNA?

Si noti che la Bazzi parla genericamente di DNA, non del DNA dell’assassino perché è incapace di mentire. 

Rosa Bazzi: (…) può darsi che c’è gente che adesso vede questo video si convince di più che sono io quella che ho sb… che ha sbagliato (…)

“sono io quella che ho sb… che ha sbagliato” è un’ammissione.

Antonino Monteleone: Mi fa più paura pensare che tu non c’entri niente.

Rosa Bazzi: Ma non c’entro niente.

“Ma non c’entro niente” non è una negazione credibile.

Antonino Monteleone: Queste mani qui non sono le mani di un’assassina.

Non una domanda ma un invito a negare di essere un’assassina.

Rosa Bazzi: No, no, non hai visto le mani di un’assassina, hai visto le mani che una persona che è molto debole, che eeee (…) che è molto debole, cioè, che è stata strumentata.

La Bazzi non nega in modo credibile di aver commesso la strage ma afferma semplicemente di essere stata strumentalizzata senza dirci da parte di chi e per fare cosa. Il fatto che abbia palesemente preso le distanze da Olindo, ci aiutai a svelare l’arcano. 

CONCLUSIONI

Nonostante gli innumerevoli “taglia e cuci”, l’intervista rilasciata dalla Bazzi si è rivelata un clamoroso autogol.

Rosa Bazzi non è riuscita a dire “Io non ho ucciso Valeria, Paola, Raffaella e Youssef, sto dicendo la verità“, né “Sono in carcere perché sono stata accusata di aver commesso una strage, ma la verità è che io non l’ho commessa e sono stata condannata ingiustamente”, perché avrebbe mentito.

Rosa Bazzi non è riuscita ad emettere parole di condanna morale nei confronti degli autori del quadruplice omicidio, eppure, se Olindo e Rosa fossero innocenti, proprio a loro dovrebbero la condanna all’ergastolo. Rosa Bazzi non è riuscita a scagliarsi contro gli assassini di Valeria, Paola, Raffaella e Youssef, perché lei è una di quelli.

In più occasioni, Rosa Bazzi ha ammesso di aver commesso la strage.

Olindo è colpevole e lo ammette (tra le righe) alle “Iene”

L’intervista al programma ha confermato quello che le sentenze hanno accertato: Romano e Rosa Bazzi sono gli autori della strage. E se non ricordano i dettagli è per un motivo specifico…

di Ursula Franco, Stylo24, 29 ottobre 2018

Ancora una volta la televisione ha dato voce ad un manipolatore affetto da un grave disturbo di personalità. E’ però bastata un’intervista televisiva a togliere i dubbi a tanti italiani sulle responsabilità di Olindo Romano e Rosa Bazzi in merito alla cosiddetta strage di Erba. 

Nonostante l’intervista a Olindo Romano sia stata trasmessa non nella sua interezza, è stata infatti un clamoroso autogol. In realtà il Romano non ha rilasciato l’intervista per affermare di essere una vittima di errore giudiziario ma semplicemente per rompere la monotonia della sua vita di detenuto e godersi le attenzioni a lui rivolte dal programma “Le Iene”.

Olindo Romano è apparso un uomo rassegnato da un punto di vista giudiziario, incapace di dare la colpa della sua condanna ad altri se non a se stesso. Lo hanno infatti convinto che avrebbe potuto farla franca se solo fosse stato più preparato ad affrontare il post strage; lo si evince da questa affermazione “Noi non eravamo all’altezza della situazione”.

Olindo Romano non è riuscito a dire “Sono in carcere perché sono stato accusato di aver commesso una strage ma la verità è che io non l’ho commessa e sono stato condannato ingiustamente” perché un’affermazione del genere è una menzogna.

Olindo Romano non è riuscito ad emettere parole di condanna morale nei confronti degli autori del quadruplice omicidio ma li ha elogiati definendoli dei ”professionisti”, eppure, se Olindo e Rosa fossero innocenti, proprio a loro dovrebbero la condanna all’ergastolo. Il Romano non prova disprezzo per gli autori della strage perché lui è uno di quelli.

Olindo Romano ha confermato di aver ucciso quattro persone, tra cui un bambino di due anni, a causa dei rumori molesti che provenivano dall’appartamento di Raffaella Castagna.

Olindo Romano si è ancora una volta aggrappato al fatto che la sua confessione e quella della sua complice, Rosa Bazzi, siano risultate imprecise. Le imprecisioni nel racconto dei due assassini si spiegano però scientificamente: il Romano e la Bazzi, non ricordarono e non ricorderanno mai con precisione tutti i dettagli relativi alla strage a causa di un’amnesia di fissazione. Il ritmo con cui si svolsero quei fatti ha impedito che nella loro memoria si formasse una traccia mnestica definitiva o secondaria. Una traccia mnestica primaria, che è temporanea, una volta formatasi, richiede infatti un certo tempo per essere consolidata e quindi ritenuta, se nel frattempo però intervengono nuovi elementi la traccia non si consolida. Peraltro le loro confessioni risultano imprecise non solo a causa di questa amnesia di fissazione ma anche perché sia Rosa che Olindo cercarono di coprire il ruolo l’una di Olindo, l’altro di Rosa, attribuendosi tutti e 4 gli omicidi ed il tentato omicidio di Mario Frigerio.

Strage di Erba: analisi dell’intervista televisiva rilasciata da Olindo Romano

Il 28 ottobre 2018 “Le Iene” hanno mandato in onda parte di un’intervista a Olindo Romano, autore insieme a sua moglie Rosa Bazzi di un quadruplice omicidio. L’intervista trasmessa non è integrale ed è affetta da tagli e ricomposizioni, in ogni caso alcuni stralci risultano analizzabili.

Antonino Monteleone: Perché sei in carcere?

Olindo Romano: Eh non lo so nemmeno io, forse perché c’han pre… c’han scambiati per qualc… per quello non eravamo, c’han scambiati sicuramente.

Olindo Romano è incapace di dire “Sono in carcere perché sono stato accusato di aver commesso una strage e sono stato poi ingiustamente condannato” perché direbbe una menzogna.

“c’han scambiati sicuramente” è un’affermazione debolissima proprio a causa dell’avverbio “sicuramente” che ci induce a pensare l’esatto contrario..

Antonino Monteleone: Gli italiani che ti guardano in questo momento perché dovrebbero crederti?

Olindo Romano: Perché, come dire, i fatti non coincidono.

Olindo Romano è incapace di dire “Perché io non ho ucciso Raffaella, suo figlio, sua madre e la Cherubini”.

Antonino Monteleone: Non coincidono con cosa?

Olindo Romano: Con tutto quello che è successo, con quelle mezze confessioni comprese.

Si noti che in precedenza Olindo Romano ha detto che “i fatti non coincidono” e ora aggiunge “Con tutto quello che è successo”, “i fatti” e “quello che è successo” sono in realtà la stessa cosa e non possono che coincidere.

Aggiunge poi “con quelle mezze confessioni comprese”, che i fatti non coincidano con le loro confessioni è probabile. Durante le confessioni, il Romano e la Bazzi non rievocarono con precisione tutti i dettagli relativi alla strage a causa di un’amnesia di fissazione. Il ritmo con cui si svolsero quei fatti ha impedito che nella loro memoria si formasse una traccia mnestica definitiva o secondaria. Una traccia mnestica primaria, che è temporanea, una volta formatasi, richiede infatti un certo tempo per essere consolidata e quindi ritenuta, se nel frattempo però intervengono nuovi elementi la traccia non si consolida. Peraltro le loro confessioni risultano imprecise non solo a causa di questa amnesia di fissazione ma anche perché sia Rosa che Olindo cercarono di coprire il ruolo l’una di Olindo, l’altro di Rosa, attribuendosi tutti e 4 gli omicidi ed il tentato omicidio di Mario Frigerio.

Antonino Monteleone: Che cosa pensi degli assassini che hanno fatto quella strage?

Una bella domanda.

Olindo Romano: Bhè, sicuramente erano professionisti… se non han lasciato in giro niente.

Si noti che Olindo Romano non riesce ad emettere parole di condanna morale nei confronti degli autori del quadruplice omicidio ma li elogia definendoli  “professionisti”, eppure se Olindo e Rosa fossero innocenti proprio a loro dovrebbero la condanna all’ergastolo. E’ chiaro che questa sua benevolenza è dovuta al fatto che lui è uno degli autori della strage.

Antonino Monteleone: Il movente diciamo che voi non li sopportavate più…

Olindo Romano: Eh… bhè… come fai a sopportarli!? Logicamente dopo non lo sopporti più, sei sempre dietro a litigare.

Olindo Romano non nega, anzi conferma che il movente è quello suggerito dal giornalista.

Antonino Monteleone: Però, che non vi sopportavate, l’hai detto anche tu e li avete ammazzati.

Olindo Romano: No (ride) eh… che vai ad ammazzare qualcuno perché non lo sopporti!? Non penso proprio, litigare sì, litigare ci stava.

Olindo Romano non nega in modo credibile, non è capace di dire “Non li abbiamo ammazzati” ma risponde con la domanda/affermazione “che vai ad ammazzare qualcuno perché non lo sopporti!?” e con un debole “Non penso proprio” lasciando al suo interlocutore una eventuale conclusione.

Antonino Monteleone: Secondo i magistrati, voi più volte siete saliti lì nella palazzina perché stavate organizzando gli omicidi.

Olindo Romano: Noo siam… dalla Raffaella, siamo saliti qualche volta…

Ancora una volta Olindo Romano non nega in modo credibile, se fosse stato innocente avrebbe risposto di non aver premeditato né commesso gli omicidi. 

Antonino Monteleone: Ma non a prendere il caffè?

Olindo Romano: Sì, anche a prende… qualche volta anche a prendere il caffè.

Antonino Monteleone: Tu ti sei professato innocente, anche in tribunale, perché hai confessato?

Olindo Romano: Eh… come dire ehm ci siamo ritrovati in un contesto che ci portava a quello, ci siamo trovati e… come faccio a spiegarlo? Praticamente ci siamo ritrovati dal… da casa nostra, passando dalla caserma dei carabinieri, ci siamo ritrovati in carcere, nel giro di un’ora, un’ora e mezza, non so neanche quanto tempo ci sia voluto, quando poi ci siamo ritrovati in carcere non sapevano neanche perché eravamo lì e infatti aspettavo che arrivasse qualcuno a dirmi qualche cosa (…).

Antonino Monteleone: Ci sono i carabinieri che vengono a prenderti le impronte e uno di questi carabinieri dice di averti detto: “Guardi signor Romano se c’ha qualcosa da tirare fuori, lo tiri fuori perché poi dopo si sente meglio”, anche perché già era venuto fuori che era stata trovata una traccia sulla macchina che un vicino Mario Frigerio ti aveva riconosciuto.

Olindo Romano: Sì, è per quello che, come dire, ci aveva prospettato, se io confesso, 4/5 anni son fuori, tua moglie va a casa (…).

Olindo Romano conferma di aver confessato perché già era venuto fuori che era stata trovata una traccia sulla macchina e che Mario Frigerio lo aveva riconosciuto. 

Antonino Monteleone: Quindi, se io ti chiedessi: è qualcuno che ti ha suggerito di confessare, tu diresti che sono stati i carabinieri o diresti che è stata una decisione tua?

Olindo Romano: Noi praaticamente abbiamo cercato di resistere però poi… dopo (…) eh… un giorno e mezzoo, due, che eri lì senza sapere niente, quelli che ti dicono… eee… se non confessi non vedi più tua moglie… eee… anche quello ha influitoo sul (…) su quel… su quel fatto lì eh (…) se volevo vedere mia moglie in cambio dovevo dirgli qualche cosa, allora io, per vedere mia moglie, li ho seguiti e i magistrati sono arrivati, quando sono arrivati i magistrati io mia moglie l’ho vista, ci siamo anche parlati (…).

Olindo Romano non risponde a tono alla domanda perché non riesce a dare la responsabilità della sua confessione ai carabinieri.

Quando dice “Noi praaticamente abbiamo cercato di resistere” sembra rivolgersi ai suoi sostenitori. Olindo rivela che l’alternativa alla confessione era continuare a proclamarsi innocenti nonostante avessero commesso il quadruplice omicidio. 

Nello stralcio “se non confessi non vedi più tua moglie… eee… anche quello ha influitoo sul” è presente il termine “anche”, attraverso l’uso del quale il Romano ci informa che non confessò solo perché gli dissero che non gli avrebbero fatto più vedere sua moglie Rosa ma “anche” per un altro motivo, i benefici.

Antonino Monteleone: Cioè nella tua testa dici: Ha funzionato?

Olindo Romano: Ha funzionato, solo che… baa… io avevo raggiunto il mio scopo, diciamo, no? Di vedere mia moglie, ma loro non avevano raggiunto il loro e allora cos’è successo? Ci han chiamati uno alla volta… per farci confessare qualche cosa (…) qualcosa in cambio per vedere mia moglie.

Si noti che il Romano si mostra orgoglioso di aver temporaneamente ingannato i magistrati, se ne fa bello.

Antonino Monteleone: Cioè Rosa è il tuo punto debole in qualche modo?

Olindo Romano: Sì, perché loro in pratica han fatto leva sui nostri sentimenti, han fatto leva e lì si è… si è, come dire, è saltato fuori tutto, è saltata fuori tutta la storia (…) Non so neanch’io come sia successo, è saltata fuori tutta quella storia lì, è saltata fuori.

“è saltato fuori tutto” è un’ammissione. Che cosa sarebbe dovuto saltar fuori se non la verità nascosta dai due coniugi fino a quel momento?

Antonino Monteleone: Eh, ma salta fuori da voi, hai capito?

Olindo Romano: Sì.

Olindo è spiazzato, non può che confermare.

Antonino Monteleone che ad Olindo se ricordi di una frase pronunciata da Rosa all’indomani del quadruplice omicidio, un sorta di “Hai visto Olindo come si dorme bene adesso!? (in realtà Rosa disse: “adesso c’è più tranquillità”) e poi aggiunge: molti questa frase l’hanno interpretata come “Hai visto come si dorme bene adesso che li abbiamo fatti sparire dalla circolazione”.

Olindo Romano: Ah… bhè… sì. sì, sicur… sì, sicuramente l’hanno interpretata così.

Antonino Monteleone: Chiunque la interpreta così.

Olindo Romano: Sì, sì, eh… bhè… è logico.

“è logico” è un’altra ammissione.

Antonino Monteleone: Cosa pensi del fatto che Carlo Castagna abbia detto di avervi perdonati?

Olindo Romano: Eh, non… non lo so.

Olindo Romano non riesce a dire “Carlo Castagna non doveva perdonarci nulla, noi non abbiamo ucciso sua figlia, sua moglie e suo nipote”.

Antonino Monteleone: Tu avresti perdonato gli assassini di tua moglie e di tuo figlio?

Olindo Romano: Eh, io penso di no. Io penso di no.

Con questa risposta Olindo conferma di essere l’autore della strage.

Olindo Romano: Io con Frigerio non ce l’ho mai avuta, non ho mai avuto nessun risentimento (…) nonostante ci abbia riconosciuti, eccetera, eccetera, perché (…) praticamente come c’hanno manipolati noi, hanno manipolato anche lui (…) quindi (…) non posso prendermela con una persona che hanno girato come una patata.

Si noti che Olindo Romano non dice “nonostante (Frigerio) abbia detto di averci riconosciuti” ma “nonostante (Frigerio) ci abbia riconosciuti” mostrando di credere al povero Mario Frigerio. 

“una persona che hanno girato come una patata” è una frase interessante; l’impressione di Olindo durante il tentato omicidio di Frigerio, vista la differenza di stazza, potrebbe essere stata proprio quella di averlo “girato come una patata”.

Antonino Monteleone: Non ce l’hai con Frigerio, non ce l’hai coi giudici.

Olindo Romano: No, eh, insomma…

Antonino Monteleone: Ma tu t’incazzi ogni tanto?

Olindo Romano: Sì, m’incazzo sì, m’incazzo, no, no, m’incazzo, eee ho qualche verbale con… con le guardie l’ho beccato.

Antonino Monteleone: Ma su questa storia…

Olindo Romano: No…eh… su questa storia è andata così, nonn… e cosa vuoi fare?

Olindo Romano non riesce ad incolpare nessuno e si mostra rassegnato perché riconosce a se stesso gli errori difensivi. Lo hanno infatti convinto che avrebbe potuto farla franca se solo fosse stato più preparato ad affrontare il post strage, lo si evince da una precedente affermazione “Noi non eravamo all’altezza della situazione”.

Olindo Romano: (…) di case non ne voglio più sentir parlare, intesa come condominio, basta (…) Se io esco me ne vado in un campeggio (…) me ne vado in un campeggio che lì stai tranquillo.

Ancora riferimenti al movente, ancora ammissioni.

Antonino Monteleone: Se avessi un minuto per dire a questo spettatore: Ammazza che ci fa l’assassino in televisione!, che cosa gli diresti?

Olindo Romano: Eh cosa gli direi… bhè eee…. Che non tutte le cose sono come sembrano e poi dopo (…)

Olindo ancora una volta è incapace di negare. Olindo Romano non riesce a dire: “gli direi che io non ho ucciso Raffaella Castagna, Paola Galli, Youssef Marzouk e Valeria Cherubini”. Olindo Romano non riesce a negare in modo credibile perché è uno degli autori della strage.

Strage di Erba: analisi dell’intercettazione integrale di una conversazione intercorsa in carcere tra Rosa Bazzi e Olindo Romano dopo l’arresto e di stralci di interrogatori

8 gennaio 2007. Intercettazione in carcere dopo il primo interrogatorio:

Rosa: Ma perché han fatto tutto questo, io gliel’ho detto al maresciallo: Non siamo andati su noi, Olli.

Se la Bazzi non avesse preso parte al quadruplice omicidio non avrebbe avuto bisogno di dire al marito di aver detto al maresciallo: “Non siamo andati su noi”, ed invece lo ha fatto per riferire ad Olindo di non aver ceduto. Peraltro “Non siamo andati su noi” non è una negazione credibile ma una frase di comodo, la donna infatti non riesce a dire “Non li abbiamo uccisi noi”.

Olindo: Dai che gliel’ho detto anch’io, adesso…

Anche il Romano riferisce a Rosa ciò che ha detto al magistrato.

Due innocenti de facto avrebbero avuto un’unica opzione: negare in modo credibile di aver commesso il quadruplice omicidio ed invece i coniugi Romano, in questo breve scambio, lasciano trapelare che avevano due opzioni: provare a negare o confessare, per questo motivo si sono detti ciò che avevano riferito al magistrato. Peraltro questo breve scambio prova che i due coniugi sapevano di essere intercettati.

Rosa: Io lo avevo detto che ci dividevano.

Olindo: Non preoccuparti, dopo vediamo, non preoccuparti, sii forte… adesso vediamo domani… dopo, come funziona, cosa ci dice l’avvocato, poi resteremo in contatto con l’avvocato, poi decidiamo. Okay?

“dopo vediamo”, “adesso vediamo domani… dopo, come funziona” e “poi decidiamo” sono tre frasi che provano che Olindo e Rosa si trovavano di fronte ad un bivio: provare a negare o confessare. Le tre frasi, in quanti incriminanti, sono state tagliate dall’intercettazione mandata in onda dal programma Le Iene il giorno 23 ottobre 2018.

Rosa: Okay.

Olindo: Non ti preoccupare, l’importante è non lasciarti andare… e… domani siamo qui e restiamo qui, cosa devi fare? Io ho letto il coso… C’è scritto che quello là (Mario Frigerio)  mi ha visto.

Si noti che Olindo non dice “quello là dice di avermi visto” ma “quello là mi ha visto”, una frase che non lascia spazio a interpretazioni.

Rosa: Ma non è vero, non sei salitooo (incomprensibile).

La parola finale pronunciata dalla Bazzi è purtroppo incomprensibile, se decifrata potrebbe essere cruciale.

“Ma non è vero, non sei salitooo” non è una negazione credibile.

“non sei salito” è una frase di comodo che la Bazzi usa come sostituto di una frase che non riesce a dire ovvero “Non li hai uccisi tu”.

Olindo: Aspetta, ma c’è scritto, no?: “L’ho visto”, e poi hanno trovato delle tracce di sua moglie (Valeria Cherubini) sulla macchina, quelle due cose lì ci sono.

“quelle due cose lì ci sono” è una frase che non lascia spazio a interpretazioni. Olindo Romano “quelle due cose lì” non le mette in dubbio, anzi afferma che “ci sono”.

Rosa: Sulla macchina?

Olindo: Sulla macchina. Sì, sulla macchina… delle tracce.

Rosa: Ma la nostra macchina?

Olindo: Sì. Quando arriverà l’avvocato sentiremo bene come stanno le cose. Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto.

“Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto” è una frase incriminante, ancora una volte i due coniugi mostrano di avere due alternative: provare a negare o confessare.  

La frase “Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto” è stata tagliata dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018.

Rosa: Non siamo stati noi.

La Bazzi continua a ripetere al marito “Non siamo stati noi” per fargli capire che non intende confessare, se infatti i due coniugi fossero innocenti de facto, la donna non avrebbe ragione di ribadirlo.

“Non siamo stati no” non è una negazione credibile ma una frase di comodo che la Bazzi usa come sostituto di una frase che non riesce a dire ovvero “Non li abbiamo uccisi noi”.

Olindo: Eh, ciccia, comunque fatti coraggio eh.

Olindo non dice alla Bazzi, ciò che ci saremmo aspettati da un innocente, ovvero “Certo, stai tranquilla, capiranno che non li abbiamo uccisi noi e troveranno il vero assassino” ma la invita a farsi “comunque” coraggio. 

Rosa Bazzi piange.

Olindo: Basta, ciccia, devi essere forte, eh, lo sai che ti voglio bene.

Rosa: Voglio morire.

Olindo: Perché? Non piangere.

Olindo: Ti devi fare coraggio. Se non ci vediamo ci sentiamo tramite avvocato. Però tu devi farti sempre coraggio, non devi lasciarti andare, non serve a niente. A questo punto siamo arrivati qua, basta, andiamo avanti, vediamo com’è (incomprensibile) però, vabbè, cosa devi fare?

“A questo punto siamo arrivati qua, basta, andiamo avanti” è un’ammissione. E’ una frase che indica che l’arresto non è un evento improvviso.

La risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018 perché la frase “A questo punto siamo arrivati qua, basta, andiamo avanti” è incriminante.

Rosa Bazzi piange.

Olindo: L’importante è quello, devi essere sempre forte, adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo, giusto? Adesso resta (incomprensibile) cosa devi fare…cosa… e non continuare a piangere.

“adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo” è un’ammissione e l’ennesima riprova che Olindo e Rosa sono indecisi se continuare a dirsi innocenti o confessare.

La risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018 in quanto adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo” è uno stralcio incriminante.

Rosa: Perché hanno fatto questo su di noi, Olli? Scusami ma non ce la faccio a stare lontano.

Olindo: Eh, lo so, però è così Ciccia.

Rosa: Ci lasceranno vedere?

Olindo: Sì che ci vediamo, però non ti preoccupare.

Rosa Bazzi piange.

Olindo: Tu cerca di ricordarti tutto quello che abbiamo fatto, pensa a tutto quello che abbiamo fatto e tutto… Mm? Tu quando ti senti un pochino triste pensa a quello e vai avanti, non lasciarti andare. Mm? Prometti?

Che cosa dovrebbe ricordare Rosa? Il Romano usa un termine vago come “tutto” perché con “tutto quello che abbiamo fatto” si riferisce al quadruplice omicidio. In poche parole: Olindo Romano invita Rosa Bazzi a cercare sollievo nel ricordo della strage. Naturalmente questa risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda dal programma Le Iene il giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

Naturalmente questa risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

Rosa: Dio come mi manchi. Perché non c’è nessuno che ci aiuta?

Olindo: Non ti devi preoccupare. L’importante è che ci siamo noi. Dopo se ci portano via tutto non fa niente. Non pensare alla casa a quelle cose là, quelle si possono rifare. Non ti preoccupare. Adesso vediamo come va e di cosa siamo accusati, eccetera, eccetera, una cosa e un’altra.

Il Romano, poiché sa di essere intercettato, fa volontariamente ricorso a termini generici come “eccetera, eccetera” e “una cosa e un’altra”, per evitare di autoincriminarsi.

Olindo: Non piangere su… Ciao.

Rosa: Ciao.

10 gennaio 2007. Intercettazione in carcere:

Rosa: Come stai?

Olindo: Bene. Ho parlato con il magistrato.

Rosa: Eh.

Olindo: E lui mi ha detto che se vogliamo far finire questa storia qui…

Rosa: Sì.

Olindo:… di dire la verità.

“Di dire la verità” è una straordinaria ammissione.

Rosa: Ma non c’è niente, Olli.

“Ma non c’è niente” non è una negazione credibile. La Bazzi non riesce a dire “Ma non c’è niente da dire perché non li abbiamo ammazzati noi”. La Bazzi non completa la frase ma con tutta probabilità intende riferirsi semplicemente alle prove contro di loro.

Olindo: Rosa…

Rosa: Non c’è niente.

“Non c’è niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Gli ho detto così… io ho pensato… ho pensato questo…

Rosa: Non c’è niente, Olli, è tutto stato… una cosa che hanno… hanno fatto tutto loro, ancora adesso torno a ripeterglielo… loro… gliel’ho ripetuto cento volte.

“Non c’è niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Loro mi hanno spiegato la situazione in termini pratici…

Rosa: Ho capito…

Olindo: Mi ha spiegato e mi ha detto che… loro ci tengono qui perché devono fare ancora delle indagini…

Rosa: Sì.

Olindo:… mi hanno spiegato innanzitutto che se per disgrazia trovano qualche cosa, poi ti processano e ti danno l’ergastolo, se invece confessi c’hai le attenuanti e il rito abbreviato, dici la verità che la moglie non c’entra niente, eccetera, eccetera, ti ha fatto solo l’alibi… ehm… e non becchi niente.

Quando Olindo dice “dici la verità che la moglie non c’entra niente, eccetera, eccetera, ti ha fatto solo l’alibi… ehm…” lo fa per far sapere a Rosa che negherà un suo coinvolgimento nei fatti.

Rosa: Ma non è vero, Olli.

“Ma non è vero” non è una negazione credibile.

La Bazzi è incapace di dire “Ma non li hai ammazzati tu, perché dovresti confessare un quadruplice omicidio che non hai commesso?”.

La Bazzi riesce a dire “Ma non è vero, Olli” semplicemente perché non è vero che “la moglie non c’entra”.

Olindo: E io mi becco le attenuanti e finisce tutta la storia.

Rosa: Non è vero, Olli… non è vero.

“Non è vero” non è una negazione credibile.

Olindo: Lo so, c’è quella prospettiva qui, allora io adesso devo decidere. Non… non so o sennò continuare così, continuare per 5 o 6 mesi, intanto che loro fanno gli accertamenti…

Rosa: Come stai tu?

Olindo: Io ti dico la verità, lì dentro non ce… non ne posso più. (incomprensibile) sono in isolamento.

Rosa: Anche io.

Olindo: E non… non so, o se continuare così e lasciare fare quello che devono fare o sennò si dice… si fa la confessione.

Olindo non ha certezza che gli inquirenti abbiano prove contro di loro, per questo motivo appare indeciso.

Rosa: Ma cosa c’è da confessare?

Olindo: No, aspetta…

Rosa: Non siamo stati noi.

“Non siamo stati noi” non è una negazione credibile ma è una frase che, se i due coniugi non avessero commesso il quadruplice omicidio, la Bazzi non avrebbe ragione di pronunciare. La Bazzi usa la frase “Non siamo stati noi” come sostituto di una frase che non riesce a dire ovvero “Non li abbiamo uccisi noi”.

Olindo: Lo so, però aspetta per tagliare le gambe al toro… metti che sono stato io.

Ancora una volta, dicendo “metti che sono stato io”, Olindo intende far sapere a Rosa che non la coinvolgerà.

Rosa: Ma quando sei andato su, Olli?

Si noti che la Bazzi è incapace di dire “Ma quando li avresti ammazzati?” e continua dire “Ma quando sei andato su, Olli?”.

Olindo: Non lo so.

Rosa: Dimmi quando sei andato su.

Si noti che la Bazzi è incapace di chiedere al marito: “Dimmi quando li avresti ammazzati?”.

Olindo: Lo so Rosa, ma è per finire questa storia qui.

Rosa: Ma perché devi dire che non è… non è vero niente, Olli, sai che non è vero niente tutta questa cosa, ancora adesso io lo dico e lo torno sempre a ripetere. Ti pesa così tanto, eh?

“Non è vero niente” e “Non è vero niente, tutta questa cosa” non sono negazioni credibili.

“Ti pesa così tanto, eh?” è una frase incriminante, un’ammissione tra le righe della Bazzi. Sia chiaro che il Romano non ha minacciato di suicidarsi ma ha riferito alla moglie di voler confessare, pertanto la Bazzi non può che riferirsi ad un eventuale senso di colpa del Romano e non al fatto di essere in carcere.

La frase incriminante “Ti pesa così tanto, eh?” è stata tagliata dallo stralcio di intercettazione mandata in onda dal programma Le Iene il giorno 23 ottobre 2018.

Olindo: Stare dentro sì.

Con la sua risposta il Romano cerca di mettere una pezza, “Stare dentro sì” è peraltro un’indicazione della sua mancanza di senso di colpa e di rimorso. 

Rosa: Cosa vuoi fare?

Olindo: Non lo so. Se facciamo così prendiamo anche dei benefici o qualche cosa e te ne vai a casa.

Rosa: Ma cosa vado a casa a fare Olli? Vuoi che esco di qui e mi butto sotto un treno?

Olindo: No, quello no, Ciccia (incomprensibile).

Rosa: Quanto mi manchi, Olli.

Olindo: Anche tu Ciccia… anche tu Ciccia… Non so neanche io cosa fare. Allora… ascoltami Ciccia…

Rosa: Non è vero (incomprensibile) la prego.

“Non è vero” non è una negazione credibile.

Entra personale dell’Arma per prelevare Olindo.

Olindo: Allora cosa facciamo?

Rosa: Non è vero niente.

“Non è vero niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Sennò la facciamo finire ormai e basta.

Rosa: Ma no, cosa?

Olindo: Niente, niente. Rosa, la facciamo finire e basta.

Rosa: No, non è vero.

“No, non è vero” non è una negazione credibile.

Olindo: Aspetta Ciccia…

Rosa: Non è vero niente, Olli…

“Non è vero niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Lo so.

Rosa: Non c’entriamo niente.

“Non c’entriamo niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Ma se vogliamo far finire questa storia…

Rosa: Ma non… ti pesa?

Dopo aver detto “Ma non…” la Bazzi si autocensura.

“ti pesa?” è ancora un’ammissione. Che cosa dovrebbe pesare ad Olindo se non il quadruplice omicidio?

La domanda di Rosa ad Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

Olindo: Sì. Mi pesa soprattutto che te sei di qua e io sono di lì.

Rosa: Però c’è il muro.

Olindo: Sì.

Rosa: Ogni tanto cioè sembra che ti sento.

Olindo: Aspetta un secondo.

Rosa: Okay.

Dall’interrogatorio di Rosa Bazzi:

Rosa: Vi dico che non è vero, non abbiamo fatto una cosa del genere.

“Vi dico che non è vero, non abbiamo fatto una cosa del genere” non è una negazione credibile. Per non mentire, la Bazzi, quando dice “non abbiamo fatto una cosa del genere”, minimizza, lo fa sostituendo “fatto” alla parola “ucciso” e “una cosa del genere” ai nomi delle vittime.

PM: Senta signora io mi rendo conto che questa è una cosa inconfessabile…

“mi rendo conto che questa è una cosa inconfessabile” è una frase che un PM non dovrebbe mai pronunciare, esibirsi in condanne morali durante un interrogatorio è un errore grossolano che inibisce o ritarda una eventuale confessione. Il PM avrebbe dovuto invece affermare che è frequente che tra condomini la gente si uccida proprio a causa di comportamenti irrispettosi, in altre parole, per ottenere una confessione, avrebbe dovuto fornire una giustificazione morale alla Bazzi e non sostenere che il quadruplice omicidio “è una cosa inconfessabile”.

Rosa: Non è una cosa inconfess… (interrotta)

La Bazzi non nega di aver commesso la strage anzi dice che “Non è una cosa inconfess…”, un’ammissione.

Il PM commette un altro errore, interrompe la Bazzi.

PM: … perché infilare per cinque volte il coltello…

Il PM continua a giudicare moralmente la Bazzi.

Rosa: (incomprensiile)

PM:… nella gola di (incomprensibile) persone (incomprensibile)…

Il PM continua a sbagliare.

Rosa: Lei… (interrotta)

Il PM interrompe nuovamente la Bazzi.

PM:… di cui una di due anni e mezzo, è una cosa che si fa fatica a confessare.

Il PM ha interrotto la Bazzi per almeno due volte e lo ha fatto per ripeterle che il quadruplice omicidio “è una cosa che si fa fatica a confessare”. A che pro? Esibirsi in condanne morali durante un interrogatorio è un errore grossolano che induce l’interrogato a porsi sulla difensiva.

Rosa: Guardi ho sempre raccontato la verità e torno ancora a ripetergli: non è da noi a fare quelle cose lì, abbiamo litigato, avete ragione che abbiamo litigato ma non… arrivare a quel livello lì”.

“Guardi ho sempre raccontato la verità” corrisponde al vero. La Bazzi infatti non ha falsificato ma ha solo dissimulato, ovvero non ha riferito tutto ma neanche nulla di falso.

“non è da noi a fare quelle cose lì” non è una negazione credibile. 

Con la frase “non è da noi a fare quelle cose lì” la Bazzi non nega di aver commesso il quadruplice omicidio ma ci riferisce soltanto che per lei ed il marito uccidere non è un’abitudine.

“ma non… arrivare a quel livello lì” non è una negazione credibile. Per non mentire, la Bazzi minimizza sostituendo “arrivare” ad “ucciso” e “a quel livello lì” ai nomi delle vittime.

Rosa: “Se gli dico che non abbiamo fatto una cosa del genere…”.

“Non abbiamo fatto una cosa del genere” non è una negazione credibile. Per non mentire, la Bazzi minimizza sostituendo “fatto” ad “ucciso” e “una cosa del genere” ai nomi delle vittime.

La Bazzi non ha mai pronunciato né le parole “ucciso”, “ammazzato”, “sgozzato”, né i nomi delle vittime, non lo ha fatto per evitare lo stress che gli induce il confrontarsi con le accuse. Uno stress che non dipende dal senso di colpa ma dal timore di venir scoperta.

Dall’interrogatorio di Olindo Romano:

PM: Mettere il coltello nella gola di un bambino!?

“Mettere il coltello nella gola di un bambino!?” è ancora un giudizio morale che danneggia l’interrogatorio.

Olindo: Quello non l’ho mica fatto… eeeeh.

La frase “Quello non l’ho mica fatto… eeeeh” è un’ammissione. Olindo Romano, attraverso l’uso del termine “Quello”, che rivela una comparazione, ci sta dicendo che non ha ucciso il piccolo Youssef ma che ha fatto altro. Il PM avrebbe dovuto chiedergli “Che altro ha fatto?”.

PM: Ma il signor Frigerio dice che era lei quello con il coltello in mano.

Olindo: Frigerio può dire quello che vuole, che ci posso fare? Eh. Abbia pazienza.

Olindo Romano non riesce a negare, non riesce a dire “Frigerio sta dicendo una sciocchezza, non è possibile, io non l’ho sgozzato” perché sa che ciò che ha detto il testimone Mario Frigerio è vero.

In conclusione: 

Olindo Romano e Rosa Bazzi si sono lasciati andare a diverse ammissioni. 

I due coniugi non hanno mai negato in modo credibile di aver commesso la strage. Negare in modo credibile significa negare di aver ucciso/ammazzato la/le vittima/e.

“io non ho ucciso Raffaela Castagna”, “io non ho ucciso il piccolo Youssef”, “io non ho ucciso Paola Galli”, “io non ho ucciso Valeria Cherubini”, “io non ho sgozzato Mario Frigerio” sono negazioni credibili e non sono mai state pronunciate né da Rosa Bazzi né da Olindo Romano. 

Olindo Romano e Rosa Bazzi non hanno mai negato in modo credibile perché sono responsabili del quadruplice omicidio.

Dalle intercettazioni si evince che Olindo Romano, già dopo il primo interrogatorio, aveva preso in considerazione la confessione, non a causa del senso di colpa ma allo scopo di avvalersi dei benefici.

Questa analisi è stata pubblicata su Le Cronache Lucane il 19 dicembre 2018.