CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: TUTTO QUESTO “AL LUPO, AL LUPO, SONO INNOCENTI” NEI CASI DEGLI ASSASSINI DANNEGGIA GLI INNOCENTI DE FACTO

Criminologa Ursula Franco: “Antonio Logli, Alberto Stasi, Massimo Giuseppe Bossetti, Rosa Bazzi, Olindo Romano, Chico Forti e Sabrina Misseri sono colpevoli de facto e de iure, tutto questo “al lupo, al lupo, sono innocenti” tortura le famiglie delle vittime e danneggia le vere vittime degli errori giudiziari. Quando i Media prendono le parti di un sociopatico, c’è il rischio che venga reintegrato nella società e che reiteri. In parole povere, chi commette un omicidio e la fa franca, non è raro che ne commetta un secondo, si vedano i casi di Alessandro Cozzi e Bruno Lorandi. Il rischio è ancora maggiore quando l’omicida è un potenziale serial killer”

Le Cronache Lucane, 6 luglio 2020

Alberto Stasi

Ursula Franco è medico e criminologo, è stata allieva del professor  Francesco Bruno, è allieva del dottor Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

– Dottoressa Franco, chi danneggia il teatrino mediatico?

I processi mediatici sono la prima cauda di errore giudiziario, non solo favoriscono la condanna di soggetti innocenti, come nel caso di Michele Buoninconti, ma, quando cavalcano l’onda innocentista, c’è il rischio che un omicida venga reintegrato nella società. Peraltro, tutto questo recente ”al lupo, al lupo, sono innocenti” tortura le famiglie delle vittime e danneggia le vittime degli errori giudiziari. 

Massimo Giuseppe Bossetti

– Dottoressa Franco, dov’è il problema? Che cosa lascia spazio alla difesa dei colpevoli?

Gli errori investigativi, i ritardi, la superficialità, ma soprattutto l’incapacità da parte dei magistrati di ricostruire i fatti. Sono ormai anni che lo ripeto, la ricostruzione dei fatti è il fulcro sul quale ruota un caso giudiziario. Ricostruire i fatti in modo capillare permette di attribuire le giuste responsabilità, riduce in modo drammatico il rischio di commettere un errore giudiziario e tutela i familiari della vittima perché non lascia spazio alla difesa. Le faccio alcuni esempi: sono stati commessi errori nella ricostruzione degli omicidi di Matilda Borin, Lidia Macchi, Yara Gambirasio, Orsola Serra, Roberta Ragusa e Maria Sestina Arcuri. Matilda Borin, Orsola Serra e Lidia Macchi non hanno avuto giustizia. Nel caso Serra è stato condannato in via definitiva un innocente de facto, Alessandro Calvia. Dei casi Calvia e Macchi mi sono occupata personalmente. Nel caso Macchi è stato arrestato e condannato in primo grado un innocente de facto Stefano Binda, fortunatamente circa un anno fa è stato assolto in appello.

Matilda Borin

 – Nel caso dell’omicidio della piccola Matilda Borin che errore è stato commesso? Perché Matilda non ha avuto giustizia?

Matilda è morta in seguito ad uno shock emorragico da emoperitoneo secondario ad un trauma dorsale che le produsse multiple lacerazioni del fegato, la sezione del rene destro e una lesione del sinistro. L’errore è stato credere che quel trauma dorsale fosse stato prodotto da un calcio sferratole.

La piccola Matilda è morta invece in seguito ad un trauma da schiacciamento causato dalla pressione di un ginocchio sul suo dorso. 

All’esame autoptico furono riscontrate una lesione ecchimotico escoriativa complessa in sede dorsale, due ecchimosi grossolanamente simmetriche sulle spine iliache antero superiori, multiple escoriazioni sul lato sinistro del corpo, sulla bozza frontale sinistra, sul gomito sinistro, sul braccio e sull’avambraccio sinistro, la frattura della VII costa destra sulla linea ascellare posteriore con consensuale minima lacerazione pleurica ed intensa infiltrazione emorragica e un traumatismo delle coste dalla IX alla XII sinistre. 

La “lesione ecchimotico escoriativa complessa in sede dorsale” è compatibile con l’impronta di un ginocchio e non con quella di una scarpa o di un piede. E le “due ecchimosi grossolanamente simmetriche sulle spine iliache antero superiori” provano che la forza lesiva scaricata su Matilda non la spinse nel vuoto ma la schiacciò contro una superficie semirigida.

In poche parole, chi uccise Matilda le appoggiò il proprio ginocchio sul dorso e la schiacciò contro una superficie semirigida, poi la bambina cadde sul pavimento e si produsse “multiple escoriazioni sul lato sinistro del corpo, sulla bozza frontale sinistra, sul gomito sinistro, sul braccio e sull’avambraccio sinistro”. Subito dopo, l’omicida raccolse da terra la piccola prendendola sotto il braccio destro con la sola mano destra e, con la pressione del proprio pollice, le produsse “la frattura della VII costa posteriore destra sulla linea ascellare posteriore e la consensuale minima lacerazione pleurica”. La frattura costale non fu contestuale alla lesione dorsale che danneggiò gli organi addominali, né secondaria alle manovre rianimatorie, ma fu la conseguenza di un secondo fatto traumatico che seguì allo schiacciamento dorsale. All’esame autoptico si rilevò intorno alla frattura costale la presenza di una intensa infiltrazione emorragica, prova che il trauma precedette lo shock ipovolemico e l’arresto cardiaco e che quindi non fu causata dalle manovre rianimatorie che seguirono invece lo shock.

Antonio Logli

– Dottoressa Franco, lei ha da sempre sostenuto la colpevolezza di Antonio Logli, nel caso Ragusa che errori sono stati commessi? 

Nella ricostruzione dei giudici manca un passaggio cruciale, il Logli, dopo le 23.50, dopo aver messo sua figlia a letto, andò in autoscuola, Roberta, che era a letto, si alzò, si mise le scarpe da tennis che usava in palestra e che non furono mai ritrovate e una giacca e seguì di nascosto il marito. Fu proprio nei locali dell’autoscuola che Roberta sentì parlare suo marito Antonio con l’amante, ma soprattutto lo sentì chiudere l’ultima telefonata a Sara con un “Ti amo, buonanotte”, una frase che il Logli pronunciò perché credette di essere solo, ne nacque logicamente una discussione e la povera Ragusa, decisa ad affrontare la rivale, uscì dall’autoscuola, percorse pochi metri, raggiunse la staccionata, la scavalcò e si incamminò nei campi per dirigersi a casa di Sara Calzolaio, che abitava poco distante.

Secondo i giudici: “La sorpresa e il terrore alimentati dalla recente esperienza, vissuta dalla donna come un tentativo di omicidio, non hanno consentito ad avviso di questa Corte che si sviluppasse tra i due alcuna discussione: non vi è stato alcun alterco, alcun litigio, alcun clamore, tanto è vero che neppure i figli sono stati svegliati o hanno percepito alcunché”. 

Non corrisponde al vero ciò che hanno scritto i giudici su questo punto, il Logli e sua moglie Roberta discussero per ben due volte quella notte:

a) la discussione iniziale tra Antonio e Roberta ebbe luogo dopo le 00.17 in autoscuola, per questo motivo i bambini non sentirono niente e come loro neanche il titolare della scuola di ballo che si trova sopra l’autoscuola perché se n’era andato poco prima. 

b) una seconda discussione impegnò i due coniugi in via Gigli, in quell’occasione un testimone, Loris Gozi, li udì. 

Il Logli non minacciò mai di morte sua moglie, una volta intercettatala in via Gigli, la convinse con le buone ad entrare in auto (la C3 di Roberta) probabilmente promettendole che l’avrebbe portata a casa di Sara Calzolaio per chiarire.

Fu Roberta ad alzare la voce e a sbattere con forza le portiere dell’auto per la rabbia. E’ Loris Gozi a confermarcelo in un’intervista: “Perché c’erano delle urla, la signora urlava, delle urla strazianti, forti. (…) Ho sentito solo urlare, ma forte, come una donna che urla fo… che urla forte”. Il Gozi sentì la voce di Roberta e non quella del Logli perché Antonio cercò di abbassare i toni, cercò di calmare sua moglie per convincerla a salire in auto in moda da condurla in una zona isolata e ucciderla, il Logli, infatti, non aveva alcun interesse a richiamare l’attenzione dei vicini proprio perché aveva deciso di uccidere la povera Roberta.

Sempre secondo i giudici: “La Ragusa, in preda al panico percependo il grave pericolo per la propria incolumità è semplicemente e istintivamente scappata, così come si trovava, senza mettere niente altro addosso, senza portare niente con sé, e proprio attraverso i campi, come indicato dalle tracce fiutale dai cani, per sottrarsi alla vista e al prevedibile inseguimento del marito di cui aveva paura. Una fuga per la strada pubblica non sarebbe stata funzionale a detto scopo, poiché sarebbe stata visibile e raggiungibile e quanto al chiamare i suoceri, si trattava di persone che la donna sentiva distanti, fredde e non tutelanti”.

E’ un errore pensare che Roberta abbia sentito il Logli parlare con l’amante mentre si trovava in casa e che, per paura del marito, fosse fuggita tra i campi. Roberta intraprese la via dei campi non perché era in preda al panico o per fuggire al Logli ma perché era intenzionata a raggiungere l’abitazione dell’amante del marito, Sara Calzolaio, e proprio perché si trovava in autoscuola, peraltro a pochi passi dalla staccionata che divide il parcheggio dell’autoscuola dai campi, non ebbe accesso alle chiavi della propria auto, che erano rimaste in casa. Ella infatti, se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe usato l’auto a causa delle temperature particolarmente basse di quella notte, dell’orario e della fretta che aveva di chiarire con la Calzolaio. 

Il fatto che Roberta si sia allontanata a piedi è la riprova che la discussione tra lei e il marito si consumò in autoscuola e non in casa dove si trovavano le chiavi della sua C3.

L’errata ricostruzione dei fatti operata su questo punto dai magistrati ha permesso al Logli di dire in un’intervista: “(…) non torna niente in questa cosa (…) e poi cambiando macchina Roberta, che è stata minacciata di morte, sta lì e m’aspetta cioè mmm è inverosimile, io credo che cosa più incredibile di questa non… non ci sia”. 

Secondo i giudici: “In concomitanza con tale sequenza temporale si colloca la formidabile deposizione del Gozi che inizialmente e consequenzialmente vede il Logli in posizione statica di attesa, circa nel luogo dal quale secondo la direzione intrapresa dalla fuggitiva, la donna avrebbe dovuto prima o poi sbucare dal campo. Questa prima scena così come descritta dai testi Loris Gozi e Anita Gombi, assume il valore di conferma e di decisivo significato indiziario: i testi descrivono una situazione insignificante e di per sé non allarmante, anzi neutra, ma probatoriamente preziosa, perché strettamente complementare e reattiva per tempistica e luogo ad eventi che si erano poco prima consumati tra altre persone, in altra sede e per ragioni a loro estranee. Il Logli ha consapevolezza di essere stato notato dal teste, che aveva un’auto vistosa a lui nota, per tale motivo rientra e cambia auto, che verrà notata dalla Latona posteggiala davanti a casa, in orario che, per quanto sopra detto trattando specificamente di tale indizio, non è affatto incompatibile con la deposizione Gozi, considerando la stretta prossimità dell’abitazione e il fatto che l’avvistamento successivo del Gozi è da collocarsi a circa venti minuti o mezz’ora dopo”.

Il Logli non cambiò auto perché fu visto all’interno della sua Ford Escort da Loris Gozi, come affermato dai giudici, non ne avrebbe infatti tratto alcun beneficio. Anzi, il fatto che il Gozi abbia potuto identificare non una ma due delle auto appartenenti alla famiglia Logli/Ragusa, in strada, quella sera, ha danneggiato Antonio Logli.

Purtroppo però inquirenti e magistrati hanno ignorato due fatti di rilievo:

a) una testimone vide il Logli pulire la strada nel punto dove aveva temporaneamente parcheggiato la sua Escort la notte della scomparsa della Ragusa e dove era stato notato dal Gozi;

b) la collaboratrice domestica di Roberta, Margherita Latona, ha sostenuto di aver visto il Logli pulire il vialetto di casa sua e proprio nel punto in cui la notte stessa della scomparsa di Roberta era parcheggiata la sua Escort.

In un’intervista, nel tentativo di sminuire il valore della dichiarazione della Latona agli inquirenti, il Logli ha detto: “Margherita Latona fece una telefonata, l’ho letto nelle carte, era affacciata allo stanzino del… dove io ho la lavatrice di casa e sotto di lei c’è uno stanzino dove tengo, diciamo, un ripostiglio, all’interno avevo una busta con della sabbia che uso per mettere nei commenti del piazzale dell’autoscuola, mentre prendo questa busta e giro per andare verso il piazzale in terra dei ragazzini avevano fatto quei disegni per fare il gioco che ci si salta dentro e mi sembravano brutti e io ho preso qualcosa e ho cominciato a grattare per vedere se lo potevo togliere, in realtà dopo poco mi so accorto che non ci facevo nulla le strisce, le righe che erano in terra son rimaste tali e quali”.

Con questa dichiarazione, il Logli ha aggiunto un tassello cruciale alla ricostruzione dei fatti della notte della scomparsa di Roberta Ragusa, ha affermato di aver usato la sabbia il giorno seguente. La sabbia è infatti la chiave di questo caso.

Loris Gozi vide Antonio Logli, in via Gigli, fermo dentro la sua Ford Escort station wagon a fari spenti tra le 00.30 e le 00.40.

La notte del 13 gennaio 2012 la domestica vide la Ford Escort del Logli parcheggiata nel vialetto poco dopo le 00.40.

La notte dell’omicidio, Antonio Logli danneggiò il contenitore del filtro del gasolio della sua Ford Escort station wagon ed il giorno dopo pulì sia la strada che il vialetto per nascondere le tracce del fatto che la sua macchina la notte precedente aveva stazionato in quei due luoghi.

Il Logli, la notte dell’omicidio, maturò l’idea di uccidere sua moglie mentre si trovava in strada all’interno della sua Ford Escort station wagon e cambiò macchina non perché lo vide il Gozi, come erroneamente affermato dai giudici nelle motivazioni della sentenza, ma per non rischiare che l’auto danneggiata, ovvero la sua Escort, lo lasciasse a piedi in una delle fasi dell’omicidio e dell’occultamento del corpo di Roberta.

Antonio Logli, dopo essersi accorto del guasto, riportò a casa la Ford Escort, la parcheggiò nel vialetto, dove non era solito lasciarla e dove la vide la collaboratrice domestica, Margherita Latona, e uscì di nuovo, questa volta con la Citroen (C3) di Roberta. 

E’ logico inferire che il Logli non avrebbe perso tempo a riempire con la sabbia i “commenti” del piazzale dell’autoscuola nel caso fosse stato preoccupato per la scomparsa di Roberta tantomeno nel caso l’avesse uccisa, pertanto si può concludere che abbia usato la sabbia per asciugare il gasolio colato dalla sua auto sulla pavimentazione del vialetto. 

Il Logli pulì la strada ed il vialetto di casa sua per il timore che la perdita di gasolio lo tradisse, posto che era la riprova che la sera della scomparsa della moglie lui si trovava in via Gigli in auto e non a letto. Per questo stesso motivo, pur sapendola danneggiata, usò la propria auto per raggiungere il cimitero al mattino dopo, lo fece per lasciare la Ford Escort a debita distanza da casa, per evitare che qualcuno notasse che perdeva gasolio e che quindi quella perdita accreditasse il racconto dei testimoni per la presenza di chiazze di gasolio nei luoghi dove la sua auto era stata ferma quella notte.

L’errata ricostruzione dei fatti operata su questo punto dai magistrati, ha permesso al Logli di dire in un’intervista: “(…) non torna niente in questa cosa, poi dopo, siccome io sarei stato visto, ho cambiato macchina, cioè cosa sarebbe cambiato cambiando macchina? Se m’hai visto, m’hai visto”. 

Secondo i giudici: “A tale proposito vengono citate le dichiarazioni rese da un amico dell’imputato (…) propose di fare un giro in macchina transitando dai due cimiteri ove erano seppelliti i genitori della Ragusa. Saliti sulla Ford di proprietà dell’imputato e giunti al cimitero  di Pisa, si constatò tuttavia che il motore dell’auto non si avviava, nonostante l’imputato provasse a caricare il circuito di alimentazione del gasolio con l’apposita pompa del vano motore.  A quel punto veniva chiamato il padre dell’imputato che giungeva dopo circa 15/20 minuti e li riaccompagnava a casa (…) A tale proposito affermava che la problematica al  motore dell’auto, a dire dell’imputato si verificava frequentemente e che egli stesso, guardando il  vano motore, notava che il contenitore del filtro del gasolio era avvolto in una pellicola trasparente del tipo da cucina”.

E’ in questo stralcio di motivazioni la conferma del fatto che il Logli si era accorto, ben prima di giungere al cimitero, che il contenitore del filtro era rotto, lo aveva infatti già rivestito con la pellicola da cucina. 

Secondo i giudici: “Il delitto non era certo stato programmato per quella data e in quella occasione, come attestano le circostanze accertate e finanche la mancanza da parte del Logli della possibilità di approntare e addurre più adeguate e logiche circostanze della scomparsa della moglie e di costruire un albi più solido a suo favore, ma tuttavia proprio dal mancato ritrovamento del corpo si deve escludere che si sia trattalo di dolo d’impeto.

In qualunque modo ne abbia cagionato la morte, il mancato rinvenimento del corpo nonostante le già illustrate massicce ricerche, e a prescindere dalla circostanza tecnica che non sia stata contestata la premeditazione, indica chiaramente che l’imputato si fosse comunque già prefigurato nei dettagli l’evenienza della soppressione della moglie, significativamente e a ragion veduta temuta dalla povera Ragusa, ponendosi e con un certo anticipo il problema di disfarsi del cadavere, in modo senza dubbio efficiente alla luce degli eventi. La notte dei fatti invece la situazione è precipitata, con la scoperta da parte della Ragusa, sorpresa a sua volta dal marito e la immediata resa dei conti culminata nel terrore e nella fuga della donna raggiunta e coattivamente trattenuta, e nella sua soppressione. Insomma la mancata scoperta del corpo e delle modalità esecutive dell’omicidio qualificano in modo vieppiù negativo la personalità dell’autore e la sua capacità criminosa, la freddezza nell’ideazione, la precisione nell’esecuzione, e infine l’efficacia nella soppressione del corpo”.

I cadaveri si trovano più spesso per caso che durante le ricerche, pertanto è proprio la casistica ad indurci a dubitare che il fatto che il corpo di Roberta Ragusa non sia stato ritrovato indichi “chiaramente che l’imputato si fosse comunque già prefigurato nei dettagli l’evenienza della soppressione della moglie (…) ponendosi e con un certo anticipo il problema di disfarsi del cadavere, in modo senza dubbio efficiente alla luce degli eventi”. 

Ed è proprio il modo in cui il Logli tentò di uccidere Roberta, ovvero facendola cadere dalle scale, che ci permette di escludere che, prima della notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, lo stesso avesse pensato ad un luogo dove occultarne il corpo.

Il Logli pensò al luogo dove avrebbe potuto occultarne il corpo (lo stesso luogo dove la uccise) mentre si trovava all’interno della sua Ford Escort quella stessa notte, in precedenza aveva pensato di sopprimerla simulando un incidente. In altre parole, il Logli non era preparato al susseguirsi degli eventi della notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012.

Alessandro Cozzi

– Dottoressa Franco, vuole aggiungere qualcosa?

Quando i Media prendono le parti di un sociopatico, c’è il rischio che venga reintegrato nella società e che reiteri. In parole povere, chi commette un omicidio e la fa franca, non è raro che ne commetta un secondo, si vedano i casi di Alessandro Cozzi e Bruno Lorandi. Il rischio è ancora maggiore quando l’omicida è un potenziale serial killer.

Strage di Erba, la criminologa si scaglia contro Le Iene: “Solo intrattenimento”

VELVET.IT, 2019-05-07, di Redazione

Rischia di sollevare un polverone l’inchiesta portata avanti dalle Iene sul caso della strage di Erba. La criminologa Ursula Franco, intervistata da Le Cronache Lucane, ha parlato di un clamoroso “autogol” della moglie di Olindo Romano.

Strage di Erba, Rosa Bazzi, la rivelazione sconvolgente: “Ecco chi è stato a compiere il massacro”
“Sto pagando per le mie confessioni. Non siamo stati noi due, non hanno fatto bene il lavoro. Quella sera abbiamo visto un signore con una borsa in mano ed un cappello. Il nostro unico errore è stato accollarci tutto“. Così Rosa Bazzi si racconta in un’esclusiva intervista a Le Iene.

Strage di Erba, la rivelazione di Rosa Bazzi: “C’era un uomo nella casa di Via Diaz”
Il programma “Le Iene” torna sul caso della strage di Erba. Ieri è andata, infatti, in onda la puntata con l’intervista a Rosa Bazzi, ritenuta insieme al marito, Olindo Romano, la responsabile della strage avvenuta nella palazzina di Erba. La donna è intervenuta dal carcere. “Sto pagando le mie confessioni, non sto pagando perché son salita, perché non sono salita: sto pagando le mie confessioni. Gliel’ho detto anche ai carabinieri -ha spiegato alla trasmissione perché quando siamo usciti noi abbiamo visto un signore… abbiamo visto e… però non, non ci hanno neanche ascoltato… . L’abbiamo detto sempre al maresciallo Gallorini. Noi abbiamo visto un signore, con una borsa in mano aveva un giaccone e un cappello. E’ entrato…… nella corte, è entrato nella porta…con un sacchetto di plastica, questo me lo ricordo, perché questa cosa ce l’ho ancora nella mente”.

Strage di Erba, parla Azouz Marzouk: “Io so chi ha ucciso tutti. E’ una persona che conosco”
Olindo e Rosa Romano potrebbero non essere i colpevoli della strage di Erba? L’ipotesi arriva da Azouz Marzouk, uno dei protagonisti chiave della Strage che adesso svela: “Ora so chi li ha ucciso ed è una persona che conosco”. Marzouk avrebbe poi sottolineato il fatto che la coppia non dovrebbero nemmeno trovarsi in carcere. Sempre secondo lui, i veri colpevoli sarebbero entrati al processo come testimoni e che soltanto rileggendo le carte si potrebbe arrivare alla verità: “E’ una mia idea e ne ho discusso con il mio avvocato”.

Strage di Erba, l’inquietante richiesta di Azouz Marzouk per Olindo e Rosa
Azouz Marzouk è stato uno dei protagonisti della Strage di Erba e adesso chiede a gran voce, ai microfoni di Tgcom, che i due condannati Olindo Romano e Rosa vengano rilasciati. Secondo l’uomo, infatti, non è possibile che questi due coniugi “così goffi e un po’ buffi abbiano potuto fare tutto quanto accaduto in maniera fredda e perfetta”.

Strage di Erba, foto inedite della scena del crimine: nuovi dettagli agghiaccianti [FOTO]
Le immagini dell’orrore, riportate dal settimanale Giallo e situate in fondo all’articolo, forniscono uno scenario ancora più chiaro sulla terribile strage avvenuta nel 2006 a Erba (provincia di Como) che ha visto imputati e condannati Olindo Romano e Rosa, una coppia del paese.

Strage di Erba, Olindo e Rosa presentano denuncia: ecco perché
“Tre settimane fa Olindo e Rosa – dice Fabio Schembri, avvocato dei due coniugi – hanno depositato una denuncia, agli uffici matricola delle carceri di Opera e Bollate. Ci auguriamo che l’autorità giudiziaria comasca faccia chiarezza e accerti le responsabilità”. La denuncia in questione riguarda la distruzione di alcuni reperti della scena del crimine, avvenuta lo scorso luglio su disposizione dell’ufficio corpi di reato.

Sulla vicenda ora sono intervenuti gli ispettori del Ministero della Giustizia guidato da Alfonso Bonafede. Proprio in quei reperti, secondo i legali della coppia di ergastolani, ci sarebbe la verità sul massacro della famiglia Castagna e di due vicini. Gli atti potrebbero essere stati trasmessi dalla Procura di Como, a cui è stata affidata la denuncia, a quella di Brescia, a cui spetterebbe di indagare sui magistrati di Como.

I nuovi accertamenti, autorizzati dalla Cassazione su richiesta degli avvocati di Olindo e Rosa, si baseranno sui frammenti dei reperti recuperati dopo la distruzione delle prove. Si tratta di un accendino trovato sul luogo del crimine, 19 mozziconi di sigaretta; una tenda; un mazzo di chiavi; tre giubbotti e alcune formazioni pilifere rinvenute sugli abiti del piccolo Youssef.

L’ispezione avviata dal Ministero della Giustizia
Risale a qualche giorno fa la richiesta del Ministro della Giustizia alla Procura di Como. Alfonso Bonafede ha infatti richiesto l’acquisizione degli atti relativi alla Strage di Erba. Il ministro sembrerebbe avere qualche perplessità su alcuni aspetti dell’indagine e sull’istruttoria. Ragion per cui ha avviato una ispezione e ha chiesto alla Procura di Como di trasmettere tutte le carte dell’inchiesta a Roma.

Strage di Erba, i Castagna: “Olindo e Rosa colpevoli, il resto è fango”
In questo “clima”, ha preso il via il 16 dicembre 2018 la nuova stagione di Storie Maledette. Nel cuore ferito della strage di Erba, il titolo della puntata. Ospiti in studio per essere intervistati da Franca Leosini i fratelli Pietro e Beppe Castagna. Questi ultimi, nel terribile massacro di Via Diaz, persero la madre Paola Galli, la sorella Raffaella e il nipotino Youssef. Il focus della trasmissione sulla strage di Erba si era reso in necessario, per la Leosini, dopo alcune recenti inchieste. Inchieste televisive che hanno tentato di ribaltare la decisione di 26 giudici che in 3 gradi di giudizio hanno condannato Rosa e Olindo come colpevoli del massacro dell’11 dicembre 2006.

“Siamo sopravvissuti ai nostri cari, purtroppo, ma non ci aspettavamo un simile accanimento contro di noi. Dopo che le nostre vite sono state mutilate, il fango” affermano i Castagna in studio. Pietro e Beppe, infatti, pur essendo stati riconosciuti da tre sentenze come vittime, oggi sono finiti nel mirino della difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, che hanno recentemente chiesto la revisione del processo che li ha condannati all’ergastolo come assassini.

“Alcuni hanno parlato della nostra tragedia come di una partita di calcio e dei colpevoli come se fossero in nomination per il Grande Fratello– dichiara Beppe – come se si potesse dire tutto e il contrario di tutto e poi bruciarlo in pochi secondi”. “Nostro padre (Carlo Castagna, morto pochi mesi fa) ha vissuto gli ultimi giorni della sua vita in un clima di amarezza e dolore. Ho perdonato Olindo e Rosa – diceva sempre – ma, loro sono i colpevoli, non esiste altro. Tutto il resto è fango“. Beppe poi conclude: “Noi siamo certi che siano stati loro, non ci saremmo mai accontentati di un capro espiatorio“.

Strage di Erba, Iene vs Quarto Grado/ Criminologa “Intervista Rosa Bazzi è autogol”

Strage di Erba, tra Le Iene e Quarto Grado è scontro totale. Intanto una criminologa commenta l’intervista a Rosa Bazzi: “Vi spiego perché è un autogol”

rosa bazzi iene strage erba
Rosa Bazzi a Le Iene

STRAGE DI ERBA, CRIMINOLOGA CONTRO LE IENE

Intanto il programma “Le Iene” suoi social ha annunciato che nella puntata di oggi, martedì 7 maggio 2019, si occuperà nuovamente della strage di Erba. Si parla di “nuovi elementi”, ma intanto montano le polemiche sull’intervista a Rosa Bazzi.

La criminologa Ursula Franco a “Le Cronache Lucane” ha parlato di un clamoroso “autogol” della moglie di Olindo Romano. «Non ha mai negato in modo credibile di aver commesso il quadruplice omicidio. Non è stata capace di emettere parole di condanna morale nei confronti degli autori della strage». Per la criminologa la Bazzi ha ammesso in diversi passaggi di essere una degli autori della stage. In un’occasione ha detto: «Il mondo sa che siamo stati noi». Per Ursula Franco avrebbe dovuto dire «Il mondo crede» o «Il mondo ritiene», invece il «mondo sa» è per lei «un’ammissione equiparabile ad una pietra tombale». E poi fa riferimento ad una domanda di Antonino Monteleone, il quale le ha detto che c’è chi pensa che con il suo arresto e quello di Olindo la giustizia italiana ha fatto centro. Rosa Bazzi ha risposto: «Sì, hanno fatto centro, però…». Per la dottoressa Franco la Bazzi non ha mai negato in modo credibile di aver commesso l’omicidio: «Ha affermato non di aver sbagliato a uccidere, ma di aver sbagliato solo a confessare». E non è mancato un attacco a “Le Iene”: «Certi programmi non sono la voce della verità. Il materiale mandato in onda da Le Iene e da altri show del dolore viene manipolato per convincere il pubblico televisivo e poi l’opinione pubblica viene usata come testa d’ariete per fare pressione sui giudici».

STRAGE DI ERBA, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: L’INTERVISTA RILASCIATA DA ROSA BAZZI E’ UN AUTOGOL

Nel maggio 2011, Olindo Romano e sua moglie Rosa Bazzi sono stati condannati all’ergastolo in via definitiva per omicidio plurimo pluriaggravato e tentato omicidio. L’11 dicembre 2006, i due coniugi hanno ucciso Raffaella Castagna, 30 anni, suo figlio Youssef, 2 anni, la madre della Castagna, Paola Galli Castagna, 60 anni, una vicina, Valeria Cherubini, 55 anni, e hanno tentato di uccidere Mario Frigerio, marito della Cherubini.

Rosa Bazzi

Le Cronache Lucane, 3 maggio 2019

Il programma televisivo “Le Iene” ha mandato in onda alcuni stralci di un’intervista rilasciata da Rosa Bazzi ad Antonio Monteleone dal carcere, ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco che li ha analizzati.

– Dottoressa Franco, dal punto di vista dell’analisi del linguaggio che può dirci dell’intervista rilasciata dalla Bazzi?

Le premetto che l’intervista trasmessa non è integrale ed è affetta da tagli e ricomposizioni, in pratica molte risposte della Bazzi sono state costruite a tavolino durante il montaggio, ma nonostante tutto l’intervista si è rivelata un clamoroso autogol. 

Le spiego il perché:

1) Rosa Bazzi non ha mai negato in modo credibile di aver commesso il quadruplice omicidio per il quale sta scontando una condanna all’ergastolo. Rosa Bazzi non è riuscita a dire “Io non ho ucciso Valeria, Paola, Raffaella e Youssef, sto dicendo la verità“, né “Sono in carcere perché sono stata accusata di aver commesso una strage, ma la verità è che io non l’ho commessa e sono stata condannata ingiustamente”, perché avrebbe mentito.

2) La Bazzi ha mostrato di non potersi avvalere del cosiddetto “muro della verità”, che è una potente ed impenetrabile barriera psicologica che permette a coloro che dicono il vero di rispondere con poche parole alle domande relative al caso giudiziario in cui sono coinvolti, in quanto non hanno la necessità di convincere nessuno di niente.

3) Rosa Bazzi non è stata capace di emettere parole di condanna morale nei confronti degli autori della strage, né nei confronti dell’autore dell’omicidio del piccolo Youssef perché è stata lei ad uccidere il bambino.

4) La Bazzi ha ammesso di essere uno degli autori della strage quando ha detto: “io sono colpevole”, “son salita”, “pago i miei sbagli” e “sono io quella che ho sb… che ha sbagliato”. In un’occasione ha detto: “Il mondo sa che siamo stati noi”, non “il mondo crede” o “Il mondo ritiene” ma “Il mondo sa”, un’ammissione equiparabile ad una pietra tombale. E alla domanda di Antonino Monteleone: “C’è chi pensa che arrestando te e Olindo, invece, la giustizia italiana abbia fatto centro”, Rosa Bazzi ha risposto: “Sì, hanno fatto centro, peròòò…”.

– Dottoressa Franco, ci elenca i tentativi della Bazzi di negare un suo coinvolgimento?

“Ma noi non l’abbiamo fatto, non siamo saliti noi”, “non siamo stati noi due”, “non abbiamo fatto niente”, “non era successo niente”, “Ma non c’entro niente”, “perché io non gli ho fatto del male” e “perché non siamo stati noi a fargli del male” non sono negazioni credibili. La Bazzi non ha mai negato in modo credibile di aver commesso l’omicidio, anzi, ha affermato non di aver sbagliato ad uccidere, ma solo di aver sbagliato a confessare. E ha poi detto di essere stata strumentalizzata senza dirci da parte di chi e per fare cosa. Il fatto che abbia palesemente preso le distanze da Olindo, ci aiutai a svelare l’arcano. 

– Dottoressa Franco, ci spiega il perché durante le confessioni di Olindo Romano e Rosa Bazzi sono imprecise, perché i due coniugi si sono dilungato nella descrizione di aspetti periferici della vicenda e non nella descrizione di quelli centrali?

All’epoca della confessione, il Romano e la Bazzi non ricordarono e non ricorderanno mai con precisione tutti i dettagli relativi alla strage a causa di un’amnesia di fissazione. Il ritmo con cui si svolsero i fatti ha impedito che nella loro memoria si formasse una traccia mnestica definitiva o secondaria. Una traccia mnestica primaria, che è temporanea, una volta formatasi, richiede infatti un certo tempo per essere consolidata e quindi ritenuta, se nel frattempo però intervengono nuovi elementi la traccia non si consolida. Peraltro, le confessioni dei due coniugi sono imprecise non solo a causa di questa amnesia di fissazione ma anche perché sia Rosa che Olindo cercarono di coprire il ruolo l’una di Olindo, l’altro di Rosa, attribuendosi tutti e 4 gli omicidi ed il tentato omicidio di Mario Frigerio.

– Dottoressa Franco, sappiamo che lei ritiene che certi programmi siano di intralcio alla giustizia, vuole aggiungere qualcosa?

Voglio che sia chiaro che certi programmi non sono la voce della verità. Il materiale mandato in onda da “Le Iene” e da altri show del dolore viene manipolato per convincere il pubblico televisivo, distratto e incompetente, dell’innocenza o della colpevolezza del protagonista o dei protagonisti di un certo caso giudiziario e, una volta manipolata, l’opinione pubblica viene usata come testa d’ariete per fare pressione sui giudici.

Stage di Erba: analisi di alcuni stralci dell’intervista rilasciata da Rosa Bazzi a “Le Iene” 

Rosa Bazzi

Rosa Bazzi (12 settembre 1963) e suo marito Olindo Romano (10 febbraio 1962) sono gli autori della cosiddetta “Strage di Erba”. L’11 dicembre 2006, i due coniugi hanno ucciso Raffaella Castagna, 30 anni, suo figlio Youssef, 2 anni, la madre della Castagna, Paola Galli Castagna, 60 anni, una vicina, Valeria Cherubini, 55 anni, e hanno tentato di uccidere Mario Frigerio, marito della Cherubini.

Nel maggio 2011, i Romano sono stati condannati all’ergastolo in via definitiva per omicidio plurimo pluriaggravato e tentato omicidio.

Nell’aprile 2019, il programma televisivo “Le Iene” ha mandato in onda parte di un’intervista rilasciata da Rosa Bazzi ad Antonio Monteleone. L’intervista trasmessa non è integrale ed è affetta da tagli e ricomposizioni, in ogni caso alcuni stralci risultano analizzabili. Poiché la Bazzi e suo marito desiderano che venga riaperto il caso, ci aspettiamo che, in quest’intervista, Rosa:

  1. mostri di possedere il cosiddetto “muro della verità”, che è una potente ed impenetrabile barriera psicologica che permette a coloro che dicono il vero di rispondere con poche parole alle domande relative al caso giudiziario in cui sono coinvolti, in quanto non hanno la necessità di convincere nessuno di niente;
  2. neghi in modo credibile di aver commesso il quadruplice omicidio per il quale sta scontando una condanna all’ergastolo.

Rosa Bazzi: È megliooo… due stupidi in carcere cheee… (…) ammettere come si chiama i propri sbagliati.

Rosa Bazzi: Sono molto, molto nervosa.

Antonino Monteleone: Anche perché l’ultima volta che c’avevi una telecamera in faccia… 

Rosa Bazzi: Mi sono beccata anche una bella condanna… almeno se l’avrei fatto.

Si noti che la Bazzi non prende moralmente le distanze dal quadruplice omicidio.

Rosa Bazzi: Con la rabbia che ho addosso non ce la faccio a spiegarvelo perché nn… non parlarne vuol dire che io sono colpevole, non parla-rne più vuol dire: “Va bene, lasciali in galera, sono due stupidi, lasciamoli in galera”; parlarne ancora, la gente è stanca (…) di parlare sempre di noi due, non capisco perché… perché andiamo in cassazione, andiamo eeehm (…) in tutti i posti che vanno gli avvocati, trovano sempre un muro, cioè ma per… cioè, la verità, falla uscire (…) poi se sono colpevole, basta, lasciatemi in galera, sto in galera, ma se c’è proprio veramente tutte queste prove… Perché li hanno bruciate? Perché li nascondete?

Si noti “Con la rabbia che ho addosso”.

“io sono colpevole” è un’ammissione tra le righe.

La Bazzi, invece di negare, dicendo “la verità, falla uscire (…) poi se sono colpevole“, lascia spazio alla possibilità di essere colpevole.

Antonino Monteleone: Quindi, dici, il più grande errore che tu hai fatto, secondo te, in tutta questa storia?

Rosa Bazzi: Sono le mie confessioni, lo sto pagando. 

Antonino Monteleone: Cioè, dici, se tu non avessi confessato, non c’era niente.

In seguito a questa domanda ci aspettiamo che, se innocente, la Bazzi neghi in modo credibile.

Rosa Bazzi: No. Sto pagando le mie confessioni, non sto pagando perché son salita, perché non sono salita, sto pagando le mie confessioni.

La Bazzi non coglie l’occasione per negare.

Si noti che la Bazzi si tradisce quando dice “son salita”, rivelandoci che si trovava sulla scena del crimine.

Rosa Bazzi: Quello che penso, sono molto, molto arrabbiata.

Si noti “sono molto, molto arrabbiata”.

Antonino Monteleone: Oggi sei arrabbiata?

Rosa Bazzi: Molto, perché… pensavo di… di credere nella giustizia e invece su di me la giustizia italiana non ha fattooo… ha fatto proprio un buco nell’acqua.

Antonino Monteleone: C’è chi pensa che arrestando te e Olindo, invece, la giustizia italiana abbia fatto centro.

Rosa Bazzi: Sì, hanno fatto centro, peròòò… non siamo stati noi due.

La Bazzi, dicendo “Sì, hanno fatto centro”, ci comunica che lei e suo marito sono i responsabili del quadruplice omicidio e poi, ancora una volta, cerca di correggersi. “non siamo stati noi due” non è una negazione credibile.

Rosa Bazzi: Non hanno svolto bene il lavoro che hanno fatto… se lo fa… se lo facevano bene… cioè… come mai spar…spariscono le cose adesso e che potevano andare a controllarliii allora… 

La Bazzi non riesce a concludere la frase “se lo facevano bene…”. Rosa Bazzi non dice che se gli inquirenti avessero lavorato bene sarebbero giunti a conclusioni diverse, perché non vuole mentire.

Rosa Bazzi: Faccio un po’ fatica a credere (…) nella giustizia.

“Le Iene” hanno tagliato ciò che la Bazzi ha detto tra “Faccio un po’ fatica a credere” e “nella giustizia”.

Se Rosa Bazzi fosse vittima di un errore giudiziario e si riferisse alla giustizia, dopo la condanna definitiva all’ergastolo non farebbe “un po’ fatica a credere”, non ci crederebbe proprio più. 

Rosa Bazzi: I reperti sono andati a bruciarli (…) adesso ditemi un po’ voi se io, cioè, devo ancora avere fiducia, a quel punto qui la fiducia… a quel punto qui la fiducia è persa, è morta.

Si noti che la Bazzi è vaga, non fa seguire al termine “fiducia” le parole “nella giustizia”, perché non riesce a mentire. Questo stralcio, peraltro, ci aiuta a capire il perché “Le Iene” abbiano artificiosamente costruito la precedente risposta della Bazzi “Faccio un po’ fatica a credere (…) nella giustizia”.

Antonino Monteleone: Voi non eravate arrabbiati con Raffaella?

Rosa Bazzi: No, arrabbiati no, eravamo solamente… che i problemi c’erano ma non potevamo arrivare eee… alle mani.

Si noti che la Bazzi non dice “non potevamo arrivare ad uccidere” per evitare lo stress che le provocherebbe il confrontarsi con un termine tanto evocativo.

Antonino Monteleone: Perché uccidere anche la Cherubini, è una domanda?

Si noti che Monteleone tiene a precisare alla Bazzi che le sta facendo una domanda, questa sua precisazione lascia intendere che abbia contaminato l’intervista, quantomeno con sue personali affermazioni.

Rosa Bazzi: Ma noi non l’abbiamo fatto, non siamo saliti noi.

“Ma noi non l’abbiamo fatto, non siamo saliti noi” non è un modo credibile di negare un quadruplice omicidio.

Rosa Bazzi: (…) non abbiamo fatto niente.

“non abbiamo fatto niente” non è una negazione credibile.

Antonino Monteleone: Rosa, perché hai confessato?

Rosa Bazzi: Bella domanda… lo chiediamo all’Olindo, lo chiediamo ai carabinieri.

Una risposta evasiva.

Antonino Monteleone: Cioè, possibile che pur di stare insieme, voi due vi accollate quattro omicidi, pur di non essere separati?

Rosa Bazzi: Allora era così, cioè, io non sapendo… perché non mi era mai successo una cosa del genere (…) allora le cose erano così, adesso le cose sono cambiate ee…

Antonino Monteleone: Tra te e Olindo.

Rosa Bazzi: Sì, nel senso che abbiamo capito lo sbaglio, abbiamo capito ma nnn…

Antonino Monteleone: Qual’è stato lo sbaglio, uccidere quattro persone?

In seguito a questa domanda ci aspettiamo che, se innocente, la Bazzi neghi in modo credibile.

Rosa Bazzi: No (…) accollarci quello che c’hanno detto i carabinieri.

La Bazzi non nega in modo credibile di aver commesso l’omicidio, ma ci riferisce solo di aver sbagliato a confessare. 

Rosa Bazzi: E non era successo niente.

“non era successo niente” non è una negazione credibile.

Antonino Monteleone: Il RIS di Parma battuto da Rosa Bazzi, cioè i carabinieri del RIS di Parma non trovano una traccia di Rosa e e Olindo perché come pulisce Rosa, cioè più forte tu di 15 carabinieri?

In seguito a questa domanda ci aspettiamo che, se innocente, la Bazzi neghi in modo credibile.

Rosa Bazzi: Beh però non… non c’era neanche niente da trovare, perché, su una cosa del genere, penso che scendevi che eri in un lago di sangue, (…) vedendo le foto era una cosa indescrivibile… era.

La Bazzi non nega di aver commesso il quadruplice omicidio, né di aver pulito, anzi, il “Beh però” e il “neanche” la tradiscono. 

Antonino Monteleone: Soprattutto fa arrabbiare le persone comuni che dicono, ma come hanno fatto una donna ed un uomo ad ammazzare in quel modo un bambino di due anni e mezzo?

In seguito a questa domanda ci aspettiamo che, se innocente, la Bazzi neghi in modo credibile di aver ucciso il piccolo Youssef.

Rosa Bazzi:……… Non lo so, non ci sono salita e non l’ho vi… non… non so… mmmm… non so come spiegargliela questa cosa.

La domanda è sensitiva, la Bazzi aspetta a lungo prima di rispondere, si autocensura e prende tempo con ripetizioni e pause. 

“non ci sono salita” non è una negazione credibile.

“non so come spiegargliela questa cosa” è un’ammissione tra le righe, la Bazzi mica è un’esperta, perché dovrebbe sentirsi in dovere di spiegarci “questa cosa”, se non perché ha ucciso lei il bambino. Peraltro, con l’uso dell’aggettivo “questa” mostra vicinanza all’omicidio.

Antonino Monteleone: Quale cosa?

Rosa Bazzi: Di avere ucciso un bambino, perché… devi andare praticamente… ce l’hai con… la mamma o il papà, non c’entra niente lui, cioè nnn…

“Di aver ucciso un bambino” è un’ammissione tra le righe.

Antonino Monteleone: Tu ce l’avevi con la mamma e col papà?

Rosa Bazzi: No, non ce l’avevo con nessuno dei due, non ce l’avevo, cioè, non potevo arrivare a questo punto.

Si noti che ancora una volta la Bazzi non riesce a dire “non potevo arrivare ad uccidere”.

Rosa Bazzi: Chi l’ha fatto veramenteee è stato atroce (…) cioè ha avuto proprio addosso una rabbia fortissima.

Si noti che la Bazzi non è capace di condannare l’autore dell’omicidio di Youssef, infatti, con il termine “atroce” definisce l’omicidio, non il suo autore. La sua disposizione linguistica nei confronti dell’autore dell’omicidio è neutro, un fatto non da poco.

Vi ricordo che, in precedenza, la Bazzi ha detto: “Con la rabbia che ho addosso”,   “sono molto, molto arrabbiata” e, alla domanda del giornalista: Oggi sei arrabbiata?”, ha risposto: “Molto”ed adesso ci dice che ci uccise Youssef “ha avuto proprio addosso una rabbia fortissima”, non “avrà avuto”, ma, si badi bene, “ha avuto”.

Rosa Bazzi: Loro perché sono giudici, loro sono… avvocati, sono ministri, sono che cosa, nascondono e io sto pagando… ma vado avanti a pagare… ma vado avanti a pagare a testa alta, vado avanti, perché s… pago i miei sbagli, ma loro come si sentiranno stasera? Come si sentirà il Maresciallo Gallorini a dire: “Ah, sì, ho messo due stupidi in carcere”?

Rosa Bazzi è credibile quando dice “pago i miei sbagli”, in parole povere, la Bazzi ci dice di meritare il carcere.

Antonino Monteleone: L’avvocato Troiano* non era proprio contento di vedermi.

*L’avvocato Troiano è stato il primo difensore di Olindo Romano e Rosa Bazzi.

Rosa Bazzi: Beh, ha fatto propriooo… un bel po’ di danno, o sbaglio?

Rosa Bazzi: Quando siamo stati interrogati lui dice che c’era, ma non c’era mai.

Rosa Bazzi: Devo dire grazie al signor Picozzi, glielo dico veramente e questo pezzettino non avete da tagliarlo (…) Grazie signor Picozzi* che ci hai proprio dato l’aiuto, nom non ci hai dato l’aiuto, ci hai dato lo spintone di rimanere in carcere per tutta la nostra vita.

*Il dottor Massimo Picozzi era consulente della difesa di Olindo Romano e Rosa Bazzi.

Si noti il suggerimento della Bazzi a Monteleone “e questo pezzettino non avete da tagliarlo”, la Bazzi è al corrente della tecnica “taglia e cuci” de “Le Iene”.

Rosa Bazzi: Lui mi faceva le domande e mi spiegava quello che avevo da dire, mi spiegava “Rosy, fai questo fai quello, devi dire così devi fare così, quando è il momento ti devi agitare, cioè muovi le braccia così” (…) Lui aveva spento la telecamera… mi aveva detto come muovere le mani come agitarmi, cioè… tutte queste cose. Questo me l’aveva detto Picozzi. (…) Fa: “Guarda che lo faccio per aiutare voi (…) perché questo video vi serve”. 

Antonino Monteleone: Vi è servito, infatti.

Rosa Bazzi: Ci è servito, sì, è vero (…) con il fiocchetto ci ha servito l’ergastolo.

Antonino Monteleone: Questa intervista, che stiamo girando, indispettirà i fratelli di Raffaella Castagna che quando vedranno Rosa che spiega le sue ragioni, loro diranno questa cosa ci fa soffrire, perché loro sono sicuramente colpevoli e noi siamo le vittime incolpevoli di questa strage.

Rosa Bazzi: Beh, hanno ragione perché gli è morta una sorella, gli è morta una mamma e un nipotino.

“Beh, hanno ragione” è un’ammissione.

Antonino Monteleone: (la domanda non è andata in onda)

Rosa Bazzi: Però proprio colpevoli (…) non devono proprio dire (…) che siamooo colpevoli, devono devono sedersi a tavola con me (…) e vedereee (…) poi Pietro deve sedersi a tavola con me e vedere s… chi è colpevole di noi due.

Poiché la domanda di Monteleone non è presente, non possiamo analizzare la risposta della Bazzi perché potrebbe essere stata contaminata.

Antonino Monteleone: Mmm…

Rosa Bazzi: Non la tagliare questo pezzettino.

Ancora una volta, si noti il suggerimento della Bazzi a Monteleone “Non la tagliare questo pezzettino”.

Nel corso della stessa intervista, in altre due occasioni, la Bazzi suggerisce al giornalista: “Tagliala anche questa” e “Taglia”.

Rosa Bazzi: Beh, se era qui, glielo dicevo (a Frigerio) (…) stai puntando proprio il ditoooo addosso a me che io nnnon ho fatto niente.

“io nnnon ho fatto niente” non è una negazione credibile.

Antonino Monteleone: Cioè, qual è il problema? Ti dico se io fossi Pietro Castagna, no? Direi ma io non ho fatto le indagini, le ha fatte qualcuno al posto mio, sì, io non ho giudicato, qualcun altro ha giudicato per me. Perché io non dovrei fidarmi di quello che dicono i giudici, che sono la massima autorità che può occuparsi di risolvere un caso di omicidio del genere? Cioè se i giudici mi hanno detto che Rosa Bazzi e Olindo Romano sono colpevoli… il fatto che loro siano in galera per noi è motivo di soddisfazione. Chi ha tolto la vita ai miei cari, marcisce in galera.

Rosa Bazzi: Giusto.

Antonino Monteleone: Eh tu adesso però… mi fai capire che punti l’indice contro Pietro, è un po’ impegnativa come cosa.

Rosa Bazzi: Ah, mah…

Antonino Monteleone: Perché dici questa cosa?

Rosa Bazzi: Perché erano sempre in guerra, erano sempre a litigare, forse litigavamo di più loro che noi due, io e la Raffaellaaa (…) per il casino.

Antonino Monteleone: Ma l’hai visto Pietro, ti pare uno che ammazza quattro cristiani?

Rosa Bazzi: Questo non lo so. Lei ha visto meee eee Olindooo che ammazziamo quattro cristiani?!

Rosa Bazzi: Anche se vai a litigare non vai ad ammazzare una persona.

Rosa Bazzi: Più di una volta si sentiva cheee (…) che Raffaella aveva ancheee chiuso i rapporti con suo fratello.

Antonino Monteleone: Ed è un buon motivo per ammazzare quattro persone?

Rosa Bazzi: Non lo so, questo non lo so peròòò…

Antonino Monteleone: Tu cosa pensi del fatto che Carlo Castagna, il papà di Raffaella Castagna vi ha perdonati?

Rosa Baazzi: È una barzelletta, non puoi perdonare (…) un (la vocale è incomprensibile) che ha fatto t… questo male (…) dentro di se stesso forseee… ci odiava a morte (…) non ci credo… è una cosa troppo grande, non ci credo, non ce la fai, non ce la fai a perdonare una persona che ti ha portato via una figlia, una moglie e un nipote (…) forse eee… non dovrebbe perdonare me, dovrebbe perdonare la persona che gli ha fatto del male, a me proprio non… non deve perdonarmi (…) perché io non gli ho fatto del male (…) ma neanche l’Olindo, perché non siamo stati noi a fargli del male (…)

“dentro di se stesso forseee… ci odiava a morte” equivale ad un’ammissione. Perché, secondo la Bazzi, Carlo Castagna avrebbe dovuto odiarli se non perché sono gli autori della strage?

Si noti che la Bazzi non dice “non dovrebbe perdonare me” ma “forse eee… non dovrebbe perdonare me” lasciando spazio al dubbio attraverso il “forse”.

“perché io non gli ho fatto del male” e “perché non siamo stati noi a fargli del male” non sono negazioni credibili.

Rosa Bazzi: Il mondo intero sa che siamo stati noi.

Si noti che la Bazzi dice “sa”, non “crede” o “ritiene”. “Il mondo intero sa che siamo stati noi” è un’ammissione equiparabile ad una pietra tombale.

Rosa Bazzi: (…) E se trovavano un DNA, hanno bruciato una sigaretta e se su quella sigaretta lì c’è il DNA?

Si noti che la Bazzi parla genericamente di DNA, non del DNA dell’assassino. 

Rosa Bazzi: (…) può darsi che c’è gente che adesso vede questo video si convince di più che sono io quella che ho sb… che ha sbagliato (…)

“sono io quella che ho sb… che ha sbagliato” è un’ammissione.

Antonino Monteleone: Mi fa più paura pensare che tu non c’entri niente.

Rosa Bazzi: Ma non c’entro niente.

“Ma non c’entro niente” non è una negazione credibile.

Antonino Monteleone: Queste mani qui non sono le mani di un’assassina.

Non una domanda ma un invito a negare di essere un’assassina.

Rosa Bazzi: No, no, non hai visto le mani di un’assassina, hai visto le mani che una persona che è molto debole, che eeee (…) che è molto debole, cioè, che è stata strumentata.

La Bazzi non nega in modo credibile di aver commesso la strage ma afferma semplicemente di essere stata strumentalizzata senza dirci da parte di chi e per fare cosa. Il fatto che abbia palesemente preso le distanze da Olindo, ci aiutai a svelare l’arcano. 

CONCLUSIONI

Nonostante gli innumerevoli “taglia e cuci”, l’intervista rilasciata dalla Bazzi si è rivelata un clamoroso autogol.

Rosa Bazzi non è riuscita a dire “Io non ho ucciso Valeria, Paola, Raffaella e Youssef, sto dicendo la verità“, né “Sono in carcere perché sono stata accusata di aver commesso una strage, ma la verità è che io non l’ho commessa e sono stata condannata ingiustamente”, perché avrebbe mentito.

Rosa Bazzi non è riuscita ad emettere parole di condanna morale nei confronti degli autori del quadruplice omicidio, eppure, se Olindo e Rosa fossero innocenti, proprio a loro dovrebbero la condanna all’ergastolo. Rosa Bazzi non è riuscita a scagliarsi contro gli assassini di Valeria, Paola, Raffaella e Youssef, perché lei è una di quelli.

In più occasioni, Rosa Bazzi ha ammesso di aver commesso la strage.

Olindo è colpevole e lo ammette (tra le righe) alle “Iene”

L’intervista al programma ha confermato quello che le sentenze hanno accertato: Romano e Rosa Bazzi sono gli autori della strage. E se non ricordano i dettagli è per un motivo specifico…

di Ursula Franco, Stylo24, 29 ottobre 2018

Ancora una volta la televisione ha dato voce ad un manipolatore affetto da un grave disturbo di personalità. E’ però bastata un’intervista televisiva a togliere i dubbi a tanti italiani sulle responsabilità di Olindo Romano e Rosa Bazzi in merito alla cosiddetta strage di Erba. 

Nonostante l’intervista a Olindo Romano sia stata trasmessa non nella sua interezza, è stata infatti un clamoroso autogol. In realtà il Romano non ha rilasciato l’intervista per affermare di essere una vittima di errore giudiziario ma semplicemente per rompere la monotonia della sua vita di detenuto e godersi le attenzioni a lui rivolte dal programma “Le Iene”.

Olindo Romano è apparso un uomo rassegnato da un punto di vista giudiziario, incapace di dare la colpa della sua condanna ad altri se non a se stesso. Lo hanno infatti convinto che avrebbe potuto farla franca se solo fosse stato più preparato ad affrontare il post strage; lo si evince da questa affermazione “Noi non eravamo all’altezza della situazione”.

Olindo Romano non è riuscito a dire “Sono in carcere perché sono stato accusato di aver commesso una strage ma la verità è che io non l’ho commessa e sono stato condannato ingiustamente” perché un’affermazione del genere è una menzogna.

Olindo Romano non è riuscito ad emettere parole di condanna morale nei confronti degli autori del quadruplice omicidio ma li ha elogiati definendoli dei ”professionisti”, eppure, se Olindo e Rosa fossero innocenti, proprio a loro dovrebbero la condanna all’ergastolo. Il Romano non prova disprezzo per gli autori della strage perché lui è uno di quelli.

Olindo Romano ha confermato di aver ucciso quattro persone, tra cui un bambino di due anni, a causa dei rumori molesti che provenivano dall’appartamento di Raffaella Castagna.

Olindo Romano si è ancora una volta aggrappato al fatto che la sua confessione e quella della sua complice, Rosa Bazzi, siano risultate imprecise. Le imprecisioni nel racconto dei due assassini si spiegano però scientificamente: il Romano e la Bazzi, non ricordarono e non ricorderanno mai con precisione tutti i dettagli relativi alla strage a causa di un’amnesia di fissazione. Il ritmo con cui si svolsero quei fatti ha impedito che nella loro memoria si formasse una traccia mnestica definitiva o secondaria. Una traccia mnestica primaria, che è temporanea, una volta formatasi, richiede infatti un certo tempo per essere consolidata e quindi ritenuta, se nel frattempo però intervengono nuovi elementi la traccia non si consolida. Peraltro le loro confessioni risultano imprecise non solo a causa di questa amnesia di fissazione ma anche perché sia Rosa che Olindo cercarono di coprire il ruolo l’una di Olindo, l’altro di Rosa, attribuendosi tutti e 4 gli omicidi ed il tentato omicidio di Mario Frigerio.

Strage di Erba: analisi dell’intervista televisiva rilasciata da Olindo Romano

Il 28 ottobre 2018 “Le Iene” hanno mandato in onda parte di un’intervista a Olindo Romano, autore insieme a sua moglie Rosa Bazzi di un quadruplice omicidio. L’intervista trasmessa non è integrale ed è affetta da tagli e ricomposizioni, in ogni caso alcuni stralci risultano analizzabili.

Antonino Monteleone: Perché sei in carcere?

Olindo Romano: Eh non lo so nemmeno io, forse perché c’han pre… c’han scambiati per qualc… per quello non eravamo, c’han scambiati sicuramente.

Olindo Romano è incapace di dire “Sono in carcere perché sono stato accusato di aver commesso una strage e sono stato poi ingiustamente condannato” perché direbbe una menzogna.

“c’han scambiati sicuramente” è un’affermazione debolissima proprio a causa dell’avverbio “sicuramente” che ci induce a pensare l’esatto contrario..

Antonino Monteleone: Gli italiani che ti guardano in questo momento perché dovrebbero crederti?

Olindo Romano: Perché, come dire, i fatti non coincidono.

Olindo Romano è incapace di dire “Perché io non ho ucciso Raffaella, suo figlio, sua madre e la Cherubini”.

Antonino Monteleone: Non coincidono con cosa?

Olindo Romano: Con tutto quello che è successo, con quelle mezze confessioni comprese.

Si noti che in precedenza Olindo Romano ha detto che “i fatti non coincidono” e ora aggiunge “Con tutto quello che è successo”, “i fatti” e “quello che è successo” sono in realtà la stessa cosa e non possono che coincidere.

Aggiunge poi “con quelle mezze confessioni comprese”, che i fatti non coincidano con le loro confessioni è probabile. Durante le confessioni, il Romano e la Bazzi non rievocarono con precisione tutti i dettagli relativi alla strage a causa di un’amnesia di fissazione. Il ritmo con cui si svolsero quei fatti ha impedito che nella loro memoria si formasse una traccia mnestica definitiva o secondaria. Una traccia mnestica primaria, che è temporanea, una volta formatasi, richiede infatti un certo tempo per essere consolidata e quindi ritenuta, se nel frattempo però intervengono nuovi elementi la traccia non si consolida. Peraltro le loro confessioni risultano imprecise non solo a causa di questa amnesia di fissazione ma anche perché sia Rosa che Olindo cercarono di coprire il ruolo l’una di Olindo, l’altro di Rosa, attribuendosi tutti e 4 gli omicidi ed il tentato omicidio di Mario Frigerio.

Antonino Monteleone: Che cosa pensi degli assassini che hanno fatto quella strage?

Una bella domanda.

Olindo Romano: Bhè, sicuramente erano professionisti… se non han lasciato in giro niente.

Si noti che Olindo Romano non riesce ad emettere parole di condanna morale nei confronti degli autori del quadruplice omicidio ma li elogia definendoli  “professionisti”, eppure se Olindo e Rosa fossero innocenti proprio a loro dovrebbero la condanna all’ergastolo. E’ chiaro che questa sua benevolenza è dovuta al fatto che lui è uno degli autori della strage.

Antonino Monteleone: Il movente diciamo che voi non li sopportavate più…

Olindo Romano: Eh… bhè… come fai a sopportarli!? Logicamente dopo non lo sopporti più, sei sempre dietro a litigare.

Olindo Romano non nega, anzi conferma che il movente è quello suggerito dal giornalista.

Antonino Monteleone: Però, che non vi sopportavate, l’hai detto anche tu e li avete ammazzati.

Olindo Romano: No (ride) eh… che vai ad ammazzare qualcuno perché non lo sopporti!? Non penso proprio, litigare sì, litigare ci stava.

Olindo Romano non nega in modo credibile, non è capace di dire “Non li abbiamo ammazzati” ma risponde con la domanda/affermazione “che vai ad ammazzare qualcuno perché non lo sopporti!?” e con un debole “Non penso proprio” lasciando al suo interlocutore una eventuale conclusione.

Antonino Monteleone: Secondo i magistrati, voi più volte siete saliti lì nella palazzina perché stavate organizzando gli omicidi.

Olindo Romano: Noo siam… dalla Raffaella, siamo saliti qualche volta…

Ancora una volta Olindo Romano non nega in modo credibile, se fosse stato innocente avrebbe risposto di non aver premeditato né commesso gli omicidi. 

Antonino Monteleone: Ma non a prendere il caffè?

Olindo Romano: Sì, anche a prende… qualche volta anche a prendere il caffè.

Antonino Monteleone: Tu ti sei professato innocente, anche in tribunale, perché hai confessato?

Olindo Romano: Eh… come dire ehm ci siamo ritrovati in un contesto che ci portava a quello, ci siamo trovati e… come faccio a spiegarlo? Praticamente ci siamo ritrovati dal… da casa nostra, passando dalla caserma dei carabinieri, ci siamo ritrovati in carcere, nel giro di un’ora, un’ora e mezza, non so neanche quanto tempo ci sia voluto, quando poi ci siamo ritrovati in carcere non sapevano neanche perché eravamo lì e infatti aspettavo che arrivasse qualcuno a dirmi qualche cosa (…).

Antonino Monteleone: Ci sono i carabinieri che vengono a prenderti le impronte e uno di questi carabinieri dice di averti detto: “Guardi signor Romano se c’ha qualcosa da tirare fuori, lo tiri fuori perché poi dopo si sente meglio”, anche perché già era venuto fuori che era stata trovata una traccia sulla macchina che un vicino Mario Frigerio ti aveva riconosciuto.

Olindo Romano: Sì, è per quello che, come dire, ci aveva prospettato, se io confesso, 4/5 anni son fuori, tua moglie va a casa (…).

Olindo Romano conferma di aver confessato perché già era venuto fuori che era stata trovata una traccia sulla macchina e che Mario Frigerio lo aveva riconosciuto. 

Antonino Monteleone: Quindi, se io ti chiedessi: è qualcuno che ti ha suggerito di confessare, tu diresti che sono stati i carabinieri o diresti che è stata una decisione tua?

Olindo Romano: Noi praaticamente abbiamo cercato di resistere però poi… dopo (…) eh… un giorno e mezzoo, due, che eri lì senza sapere niente, quelli che ti dicono… eee… se non confessi non vedi più tua moglie… eee… anche quello ha influitoo sul (…) su quel… su quel fatto lì eh (…) se volevo vedere mia moglie in cambio dovevo dirgli qualche cosa, allora io, per vedere mia moglie, li ho seguiti e i magistrati sono arrivati, quando sono arrivati i magistrati io mia moglie l’ho vista, ci siamo anche parlati (…).

Olindo Romano non risponde a tono alla domanda perché non riesce a dare la responsabilità della sua confessione ai carabinieri.

Quando dice “Noi praaticamente abbiamo cercato di resistere” sembra rivolgersi ai suoi sostenitori. Olindo rivela che l’alternativa alla confessione era continuare a proclamarsi innocenti nonostante avessero commesso il quadruplice omicidio. 

Nello stralcio “se non confessi non vedi più tua moglie… eee… anche quello ha influitoo sul” è presente il termine “anche”, attraverso l’uso del quale il Romano ci informa che non confessò solo perché gli dissero che non gli avrebbero fatto più vedere sua moglie Rosa ma “anche” per un altro motivo, i benefici.

Antonino Monteleone: Cioè nella tua testa dici: Ha funzionato?

Olindo Romano: Ha funzionato, solo che… baa… io avevo raggiunto il mio scopo, diciamo, no? Di vedere mia moglie, ma loro non avevano raggiunto il loro e allora cos’è successo? Ci han chiamati uno alla volta… per farci confessare qualche cosa (…) qualcosa in cambio per vedere mia moglie.

Si noti che il Romano si mostra orgoglioso di aver temporaneamente ingannato i magistrati, se ne fa bello.

Antonino Monteleone: Cioè Rosa è il tuo punto debole in qualche modo?

Olindo Romano: Sì, perché loro in pratica han fatto leva sui nostri sentimenti, han fatto leva e lì si è… si è, come dire, è saltato fuori tutto, è saltata fuori tutta la storia (…) Non so neanch’io come sia successo, è saltata fuori tutta quella storia lì, è saltata fuori.

“è saltato fuori tutto” è un’ammissione. Che cosa sarebbe dovuto saltar fuori se non la verità nascosta dai due coniugi fino a quel momento?

Antonino Monteleone: Eh, ma salta fuori da voi, hai capito?

Olindo Romano: Sì.

Olindo è spiazzato, non può che confermare.

Antonino Monteleone che ad Olindo se ricordi di una frase pronunciata da Rosa all’indomani del quadruplice omicidio, un sorta di “Hai visto Olindo come si dorme bene adesso!? (in realtà Rosa disse: “adesso c’è più tranquillità”) e poi aggiunge: molti questa frase l’hanno interpretata come “Hai visto come si dorme bene adesso che li abbiamo fatti sparire dalla circolazione”.

Olindo Romano: Ah… bhè… sì. sì, sicur… sì, sicuramente l’hanno interpretata così.

Antonino Monteleone: Chiunque la interpreta così.

Olindo Romano: Sì, sì, eh… bhè… è logico.

“è logico” è un’altra ammissione.

Antonino Monteleone: Cosa pensi del fatto che Carlo Castagna abbia detto di avervi perdonati?

Olindo Romano: Eh, non… non lo so.

Olindo Romano non riesce a dire “Carlo Castagna non doveva perdonarci nulla, noi non abbiamo ucciso sua figlia, sua moglie e suo nipote”.

Antonino Monteleone: Tu avresti perdonato gli assassini di tua moglie e di tuo figlio?

Olindo Romano: Eh, io penso di no. Io penso di no.

Con questa risposta Olindo conferma di essere l’autore della strage.

Olindo Romano: Io con Frigerio non ce l’ho mai avuta, non ho mai avuto nessun risentimento (…) nonostante ci abbia riconosciuti, eccetera, eccetera, perché (…) praticamente come c’hanno manipolati noi, hanno manipolato anche lui (…) quindi (…) non posso prendermela con una persona che hanno girato come una patata.

Si noti che Olindo Romano non dice “nonostante (Frigerio) abbia detto di averci riconosciuti” ma “nonostante (Frigerio) ci abbia riconosciuti” mostrando di credere al povero Mario Frigerio. 

“una persona che hanno girato come una patata” è una frase interessante; l’impressione di Olindo durante il tentato omicidio di Frigerio, vista la differenza di stazza, potrebbe essere stata proprio quella di averlo “girato come una patata”.

Antonino Monteleone: Non ce l’hai con Frigerio, non ce l’hai coi giudici.

Olindo Romano: No, eh, insomma…

Antonino Monteleone: Ma tu t’incazzi ogni tanto?

Olindo Romano: Sì, m’incazzo sì, m’incazzo, no, no, m’incazzo, eee ho qualche verbale con… con le guardie l’ho beccato.

Antonino Monteleone: Ma su questa storia…

Olindo Romano: No…eh… su questa storia è andata così, nonn… e cosa vuoi fare?

Olindo Romano non riesce ad incolpare nessuno e si mostra rassegnato perché riconosce a se stesso gli errori difensivi. Lo hanno infatti convinto che avrebbe potuto farla franca se solo fosse stato più preparato ad affrontare il post strage, lo si evince da una precedente affermazione “Noi non eravamo all’altezza della situazione”.

Olindo Romano: (…) di case non ne voglio più sentir parlare, intesa come condominio, basta (…) Se io esco me ne vado in un campeggio (…) me ne vado in un campeggio che lì stai tranquillo.

Ancora riferimenti al movente, ancora ammissioni.

Antonino Monteleone: Se avessi un minuto per dire a questo spettatore: Ammazza che ci fa l’assassino in televisione!, che cosa gli diresti?

Olindo Romano: Eh cosa gli direi… bhè eee…. Che non tutte le cose sono come sembrano e poi dopo (…)

Olindo ancora una volta è incapace di negare. Olindo Romano non riesce a dire: “gli direi che io non ho ucciso Raffaella Castagna, Paola Galli, Youssef Marzouk e Valeria Cherubini”. Olindo Romano non riesce a negare in modo credibile perché è uno degli autori della strage.

Strage di Erba: analisi dell’intercettazione integrale di una conversazione intercorsa in carcere tra Rosa Bazzi e Olindo Romano dopo l’arresto e di stralci di interrogatori

8 gennaio 2007. Intercettazione in carcere dopo il primo interrogatorio:

Rosa: Ma perché han fatto tutto questo, io gliel’ho detto al maresciallo: Non siamo andati su noi, Olli.

Se la Bazzi non avesse preso parte al quadruplice omicidio non avrebbe avuto bisogno di dire al marito di aver detto al maresciallo: “Non siamo andati su noi”, ed invece lo ha fatto per riferire ad Olindo di non aver ceduto. Peraltro “Non siamo andati su noi” non è una negazione credibile ma una frase di comodo, la donna infatti non riesce a dire “Non li abbiamo uccisi noi”.

Olindo: Dai che gliel’ho detto anch’io, adesso…

Anche il Romano riferisce a Rosa ciò che ha detto al magistrato.

Due innocenti de facto avrebbero avuto un’unica opzione: negare in modo credibile di aver commesso il quadruplice omicidio ed invece i coniugi Romano, in questo breve scambio, lasciano trapelare che avevano due opzioni: provare a negare o confessare, per questo motivo si sono detti ciò che avevano riferito al magistrato. Peraltro questo breve scambio prova che i due coniugi sapevano di essere intercettati.

Rosa: Io lo avevo detto che ci dividevano.

Olindo: Non preoccuparti, dopo vediamo, non preoccuparti, sii forte… adesso vediamo domani… dopo, come funziona, cosa ci dice l’avvocato, poi resteremo in contatto con l’avvocato, poi decidiamo. Okay?

“dopo vediamo”, “adesso vediamo domani… dopo, come funziona” e “poi decidiamo” sono tre frasi che provano che Olindo e Rosa si trovavano di fronte ad un bivio: provare a negare o confessare. Le tre frasi, in quanti incriminanti, sono state tagliate dall’intercettazione mandata in onda dal programma Le Iene il giorno 23 ottobre 2018.

Rosa: Okay.

Olindo: Non ti preoccupare, l’importante è non lasciarti andare… e… domani siamo qui e restiamo qui, cosa devi fare? Io ho letto il coso… C’è scritto che quello là (Mario Frigerio)  mi ha visto.

Si noti che Olindo non dice “quello là dice di avermi visto” ma “quello là mi ha visto”, una frase che non lascia spazio a interpretazioni.

Rosa: Ma non è vero, non sei salitooo (incomprensibile).

La parola finale pronunciata dalla Bazzi è purtroppo incomprensibile, se decifrata potrebbe essere cruciale.

“Ma non è vero, non sei salitooo” non è una negazione credibile.

“non sei salito” è una frase di comodo che la Bazzi usa come sostituto di una frase che non riesce a dire ovvero “Non li hai uccisi tu”.

Olindo: Aspetta, ma c’è scritto, no?: “L’ho visto”, e poi hanno trovato delle tracce di sua moglie (Valeria Cherubini) sulla macchina, quelle due cose lì ci sono.

“quelle due cose lì ci sono” è una frase che non lascia spazio a interpretazioni. Olindo Romano “quelle due cose lì” non le mette in dubbio, anzi afferma che “ci sono”.

Rosa: Sulla macchina?

Olindo: Sulla macchina. Sì, sulla macchina… delle tracce.

Rosa: Ma la nostra macchina?

Olindo: Sì. Quando arriverà l’avvocato sentiremo bene come stanno le cose. Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto.

“Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto” è una frase incriminante, ancora una volte i due coniugi mostrano di avere due alternative: provare a negare o confessare.  

La frase “Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto” è stata tagliata dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018.

Rosa: Non siamo stati noi.

La Bazzi continua a ripetere al marito “Non siamo stati noi” per fargli capire che non intende confessare, se infatti i due coniugi fossero innocenti de facto, la donna non avrebbe ragione di ribadirlo.

“Non siamo stati no” non è una negazione credibile ma una frase di comodo che la Bazzi usa come sostituto di una frase che non riesce a dire ovvero “Non li abbiamo uccisi noi”.

Olindo: Eh, ciccia, comunque fatti coraggio eh.

Olindo non dice alla Bazzi, ciò che ci saremmo aspettati da un innocente, ovvero “Certo, stai tranquilla, capiranno che non li abbiamo uccisi noi e troveranno il vero assassino” ma la invita a farsi “comunque” coraggio. 

Rosa Bazzi piange.

Olindo: Basta, ciccia, devi essere forte, eh, lo sai che ti voglio bene.

Rosa: Voglio morire.

Olindo: Perché? Non piangere.

Olindo: Ti devi fare coraggio. Se non ci vediamo ci sentiamo tramite avvocato. Però tu devi farti sempre coraggio, non devi lasciarti andare, non serve a niente. A questo punto siamo arrivati qua, basta, andiamo avanti, vediamo com’è (incomprensibile) però, vabbè, cosa devi fare?

“A questo punto siamo arrivati qua, basta, andiamo avanti” è un’ammissione. E’ una frase che indica che l’arresto non è un evento improvviso.

La risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018 perché la frase “A questo punto siamo arrivati qua, basta, andiamo avanti” è incriminante.

Rosa Bazzi piange.

Olindo: L’importante è quello, devi essere sempre forte, adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo, giusto? Adesso resta (incomprensibile) cosa devi fare…cosa… e non continuare a piangere.

“adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo” è un’ammissione e l’ennesima riprova che Olindo e Rosa sono indecisi se continuare a dirsi innocenti o confessare.

La risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018 in quanto adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo” è uno stralcio incriminante.

Rosa: Perché hanno fatto questo su di noi, Olli? Scusami ma non ce la faccio a stare lontano.

Olindo: Eh, lo so, però è così Ciccia.

Rosa: Ci lasceranno vedere?

Olindo: Sì che ci vediamo, però non ti preoccupare.

Rosa Bazzi piange.

Olindo: Tu cerca di ricordarti tutto quello che abbiamo fatto, pensa a tutto quello che abbiamo fatto e tutto… Mm? Tu quando ti senti un pochino triste pensa a quello e vai avanti, non lasciarti andare. Mm? Prometti?

Che cosa dovrebbe ricordare Rosa? Il Romano usa un termine vago come “tutto” perché con “tutto quello che abbiamo fatto” si riferisce al quadruplice omicidio. In poche parole: Olindo Romano invita Rosa Bazzi a cercare sollievo nel ricordo della strage. Naturalmente questa risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda dal programma Le Iene il giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

Naturalmente questa risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

Rosa: Dio come mi manchi. Perché non c’è nessuno che ci aiuta?

Olindo: Non ti devi preoccupare. L’importante è che ci siamo noi. Dopo se ci portano via tutto non fa niente. Non pensare alla casa a quelle cose là, quelle si possono rifare. Non ti preoccupare. Adesso vediamo come va e di cosa siamo accusati, eccetera, eccetera, una cosa e un’altra.

Il Romano, poiché sa di essere intercettato, fa volontariamente ricorso a termini generici come “eccetera, eccetera” e “una cosa e un’altra”, per evitare di autoincriminarsi.

Olindo: Non piangere su… Ciao.

Rosa: Ciao.

10 gennaio 2007. Intercettazione in carcere:

Rosa: Come stai?

Olindo: Bene. Ho parlato con il magistrato.

Rosa: Eh.

Olindo: E lui mi ha detto che se vogliamo far finire questa storia qui…

Rosa: Sì.

Olindo:… di dire la verità.

“Di dire la verità” è una straordinaria ammissione.

Rosa: Ma non c’è niente, Olli.

“Ma non c’è niente” non è una negazione credibile. La Bazzi non riesce a dire “Ma non c’è niente da dire perché non li abbiamo ammazzati noi”. La Bazzi non completa la frase ma con tutta probabilità intende riferirsi semplicemente alle prove contro di loro.

Olindo: Rosa…

Rosa: Non c’è niente.

“Non c’è niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Gli ho detto così… io ho pensato… ho pensato questo…

Rosa: Non c’è niente, Olli, è tutto stato… una cosa che hanno… hanno fatto tutto loro, ancora adesso torno a ripeterglielo… loro… gliel’ho ripetuto cento volte.

“Non c’è niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Loro mi hanno spiegato la situazione in termini pratici…

Rosa: Ho capito…

Olindo: Mi ha spiegato e mi ha detto che… loro ci tengono qui perché devono fare ancora delle indagini…

Rosa: Sì.

Olindo:… mi hanno spiegato innanzitutto che se per disgrazia trovano qualche cosa, poi ti processano e ti danno l’ergastolo, se invece confessi c’hai le attenuanti e il rito abbreviato, dici la verità che la moglie non c’entra niente, eccetera, eccetera, ti ha fatto solo l’alibi… ehm… e non becchi niente.

Quando Olindo dice “dici la verità che la moglie non c’entra niente, eccetera, eccetera, ti ha fatto solo l’alibi… ehm…” lo fa per far sapere a Rosa che negherà un suo coinvolgimento nei fatti.

Rosa: Ma non è vero, Olli.

“Ma non è vero” non è una negazione credibile.

La Bazzi è incapace di dire “Ma non li hai ammazzati tu, perché dovresti confessare un quadruplice omicidio che non hai commesso?”.

La Bazzi riesce a dire “Ma non è vero, Olli” semplicemente perché non è vero che “la moglie non c’entra”.

Olindo: E io mi becco le attenuanti e finisce tutta la storia.

Rosa: Non è vero, Olli… non è vero.

“Non è vero” non è una negazione credibile.

Olindo: Lo so, c’è quella prospettiva qui, allora io adesso devo decidere. Non… non so o sennò continuare così, continuare per 5 o 6 mesi, intanto che loro fanno gli accertamenti…

Rosa: Come stai tu?

Olindo: Io ti dico la verità, lì dentro non ce… non ne posso più. (incomprensibile) sono in isolamento.

Rosa: Anche io.

Olindo: E non… non so, o se continuare così e lasciare fare quello che devono fare o sennò si dice… si fa la confessione.

Olindo non ha certezza che gli inquirenti abbiano prove contro di loro, per questo motivo appare indeciso.

Rosa: Ma cosa c’è da confessare?

Olindo: No, aspetta…

Rosa: Non siamo stati noi.

“Non siamo stati noi” non è una negazione credibile ma è una frase che, se i due coniugi non avessero commesso il quadruplice omicidio, la Bazzi non avrebbe ragione di pronunciare. La Bazzi usa la frase “Non siamo stati noi” come sostituto di una frase che non riesce a dire ovvero “Non li abbiamo uccisi noi”.

Olindo: Lo so, però aspetta per tagliare le gambe al toro… metti che sono stato io.

Ancora una volta, dicendo “metti che sono stato io”, Olindo intende far sapere a Rosa che non la coinvolgerà.

Rosa: Ma quando sei andato su, Olli?

Si noti che la Bazzi è incapace di dire “Ma quando li avresti ammazzati?” e continua dire “Ma quando sei andato su, Olli?”.

Olindo: Non lo so.

Rosa: Dimmi quando sei andato su.

Si noti che la Bazzi è incapace di chiedere al marito: “Dimmi quando li avresti ammazzati?”.

Olindo: Lo so Rosa, ma è per finire questa storia qui.

Rosa: Ma perché devi dire che non è… non è vero niente, Olli, sai che non è vero niente tutta questa cosa, ancora adesso io lo dico e lo torno sempre a ripetere. Ti pesa così tanto, eh?

“Non è vero niente” e “Non è vero niente, tutta questa cosa” non sono negazioni credibili.

“Ti pesa così tanto, eh?” è una frase incriminante, un’ammissione tra le righe della Bazzi. Sia chiaro che il Romano non ha minacciato di suicidarsi ma ha riferito alla moglie di voler confessare, pertanto la Bazzi non può che riferirsi ad un eventuale senso di colpa del Romano e non al fatto di essere in carcere.

La frase incriminante “Ti pesa così tanto, eh?” è stata tagliata dallo stralcio di intercettazione mandata in onda dal programma Le Iene il giorno 23 ottobre 2018.

Olindo: Stare dentro sì.

Con la sua risposta il Romano cerca di mettere una pezza, “Stare dentro sì” è peraltro un’indicazione della sua mancanza di senso di colpa e di rimorso. 

Rosa: Cosa vuoi fare?

Olindo: Non lo so. Se facciamo così prendiamo anche dei benefici o qualche cosa e te ne vai a casa.

Rosa: Ma cosa vado a casa a fare Olli? Vuoi che esco di qui e mi butto sotto un treno?

Olindo: No, quello no, Ciccia (incomprensibile).

Rosa: Quanto mi manchi, Olli.

Olindo: Anche tu Ciccia… anche tu Ciccia… Non so neanche io cosa fare. Allora… ascoltami Ciccia…

Rosa: Non è vero (incomprensibile) la prego.

“Non è vero” non è una negazione credibile.

Entra personale dell’Arma per prelevare Olindo.

Olindo: Allora cosa facciamo?

Rosa: Non è vero niente.

“Non è vero niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Sennò la facciamo finire ormai e basta.

Rosa: Ma no, cosa?

Olindo: Niente, niente. Rosa, la facciamo finire e basta.

Rosa: No, non è vero.

“No, non è vero” non è una negazione credibile.

Olindo: Aspetta Ciccia…

Rosa: Non è vero niente, Olli…

“Non è vero niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Lo so.

Rosa: Non c’entriamo niente.

“Non c’entriamo niente” non è una negazione credibile.

Olindo: Ma se vogliamo far finire questa storia…

Rosa: Ma non… ti pesa?

Dopo aver detto “Ma non…” la Bazzi si autocensura.

“ti pesa?” è ancora un’ammissione. Che cosa dovrebbe pesare ad Olindo se non il quadruplice omicidio?

La domanda di Rosa ad Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda nella puntata del programma Le Iene del giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

Olindo: Sì. Mi pesa soprattutto che te sei di qua e io sono di lì.

Rosa: Però c’è il muro.

Olindo: Sì.

Rosa: Ogni tanto cioè sembra che ti sento.

Olindo: Aspetta un secondo.

Rosa: Okay.

Dall’interrogatorio di Rosa Bazzi:

Rosa: Vi dico che non è vero, non abbiamo fatto una cosa del genere.

“Vi dico che non è vero, non abbiamo fatto una cosa del genere” non è una negazione credibile. Per non mentire, la Bazzi, quando dice “non abbiamo fatto una cosa del genere”, minimizza, lo fa sostituendo “fatto” alla parola “ucciso” e “una cosa del genere” ai nomi delle vittime.

PM: Senta signora io mi rendo conto che questa è una cosa inconfessabile…

“mi rendo conto che questa è una cosa inconfessabile” è una frase che un PM non dovrebbe mai pronunciare, esibirsi in condanne morali durante un interrogatorio è un errore grossolano che inibisce o ritarda una eventuale confessione. Il PM avrebbe dovuto invece affermare che è frequente che tra condomini la gente si uccida proprio a causa di comportamenti irrispettosi, in altre parole, per ottenere una confessione, avrebbe dovuto fornire una giustificazione morale alla Bazzi e non sostenere che il quadruplice omicidio “è una cosa inconfessabile”.

Rosa: Non è una cosa inconfess… (interrotta)

La Bazzi non nega di aver commesso la strage anzi dice che “Non è una cosa inconfess…”, un’ammissione.

Il PM commette un altro errore, interrompe la Bazzi.

PM: … perché infilare per cinque volte il coltello…

Il PM continua a giudicare moralmente la Bazzi.

Rosa: (incomprensiile)

PM:… nella gola di (incomprensibile) persone (incomprensibile)…

Il PM continua a sbagliare.

Rosa: Lei… (interrotta)

Il PM interrompe nuovamente la Bazzi.

PM:… di cui una di due anni e mezzo, è una cosa che si fa fatica a confessare.

Il PM ha interrotto la Bazzi per almeno due volte e lo ha fatto per ripeterle che il quadruplice omicidio “è una cosa che si fa fatica a confessare”. A che pro? Esibirsi in condanne morali durante un interrogatorio è un errore grossolano che induce l’interrogato a porsi sulla difensiva.

Rosa: Guardi ho sempre raccontato la verità e torno ancora a ripetergli: non è da noi a fare quelle cose lì, abbiamo litigato, avete ragione che abbiamo litigato ma non… arrivare a quel livello lì”.

“Guardi ho sempre raccontato la verità” corrisponde al vero. La Bazzi infatti non ha falsificato ma ha solo dissimulato, ovvero non ha riferito tutto ma neanche nulla di falso.

“non è da noi a fare quelle cose lì” non è una negazione credibile. 

Con la frase “non è da noi a fare quelle cose lì” la Bazzi non nega di aver commesso il quadruplice omicidio ma ci riferisce soltanto che per lei ed il marito uccidere non è un’abitudine.

“ma non… arrivare a quel livello lì” non è una negazione credibile. Per non mentire, la Bazzi minimizza sostituendo “arrivare” ad “ucciso” e “a quel livello lì” ai nomi delle vittime.

Rosa: “Se gli dico che non abbiamo fatto una cosa del genere…”.

“Non abbiamo fatto una cosa del genere” non è una negazione credibile. Per non mentire, la Bazzi minimizza sostituendo “fatto” ad “ucciso” e “una cosa del genere” ai nomi delle vittime.

La Bazzi non ha mai pronunciato né le parole “ucciso”, “ammazzato”, “sgozzato”, né i nomi delle vittime, non lo ha fatto per evitare lo stress che gli induce il confrontarsi con le accuse. Uno stress che non dipende dal senso di colpa ma dal timore di venir scoperta.

Dall’interrogatorio di Olindo Romano:

PM: Mettere il coltello nella gola di un bambino!?

“Mettere il coltello nella gola di un bambino!?” è ancora un giudizio morale che danneggia l’interrogatorio.

Olindo: Quello non l’ho mica fatto… eeeeh.

La frase “Quello non l’ho mica fatto… eeeeh” è un’ammissione. Olindo Romano, attraverso l’uso del termine “Quello”, che rivela una comparazione, ci sta dicendo che non ha ucciso il piccolo Youssef ma che ha fatto altro. Il PM avrebbe dovuto chiedergli “Che altro ha fatto?”.

PM: Ma il signor Frigerio dice che era lei quello con il coltello in mano.

Olindo: Frigerio può dire quello che vuole, che ci posso fare? Eh. Abbia pazienza.

Olindo Romano non riesce a negare, non riesce a dire “Frigerio sta dicendo una sciocchezza, non è possibile, io non l’ho sgozzato” perché sa che ciò che ha detto il testimone Mario Frigerio è vero.

In conclusione: 

Olindo Romano e Rosa Bazzi si sono lasciati andare a diverse ammissioni. 

I due coniugi non hanno mai negato in modo credibile di aver commesso la strage. Negare in modo credibile significa negare di aver ucciso/ammazzato la/le vittima/e.

“io non ho ucciso Raffaela Castagna”, “io non ho ucciso il piccolo Youssef”, “io non ho ucciso Paola Galli”, “io non ho ucciso Valeria Cherubini”, “io non ho sgozzato Mario Frigerio” sono negazioni credibili e non sono mai state pronunciate né da Rosa Bazzi né da Olindo Romano. 

Olindo Romano e Rosa Bazzi non hanno mai negato in modo credibile perché sono responsabili del quadruplice omicidio.

Dalle intercettazioni si evince che Olindo Romano, già dopo il primo interrogatorio, aveva preso in considerazione la confessione, non a causa del senso di colpa ma allo scopo di avvalersi dei benefici.

Questa analisi è stata pubblicata su Le Cronache Lucane il 19 dicembre 2018.

Strage di Erba: stralci incriminanti che la criminologa Ursula Franco ha individuato per noi del “ROMA”

Le Cronache Lucane, 26 ottobre 2018

La criminologa Ursula Franco ha smascherato per noi le manipolazioni che il programma “Le Iene” ha apportato all’interrogatorio di Olindo Romano e Rosa Bazzi andato in onda nella puntata del 23 ottobre 2018. 

Secondo la nota criminologa, a “Le Iene” sono campioni del taglia e cuci, ovvero la trasmissione ha mandato in onda una famosa intercettazione tra Olindo Romano e Rosa Bazzi non prima di averla privata di tutti gli stralci incriminanti. Stralci incriminanti che la criminologa Franco ha individuato per noi.

Manipolazioni apportate dal programma “Le Iene” all’intercettazione in carcere tra Rosa Bazzi e Olindo Romano dell’8 gennaio 2007: 

1) Olindo Romano: Non preoccuparti, dopo vediamo, non preoccuparti, sii forte… adesso vediamo domani… dopo, come funziona, cosa ci dice l’avvocato, poi resteremo in contatto con l’avvocato, poi decidiamo. Okay?

“dopo vediamo”, “vediamo domani… dopo come funziona” e ”poi decidiamo” sono tre frasi che provano che Olindo e Rosa si trovarono da subito di fronte ad un bivio: tentare di negare o confessare. Le tre frasi, in quanti incriminanti, sono state tagliate dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018.

2) Olindo Romano: Sì. Quando arriverà l’avvocato sentiremo bene come stanno le cose. Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto.

La frase ”Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto” è la riprova che Olindo e Rosa si trovarono da subito di fronte ad un bivio: tentare di negare o confessare. La frase “Finché non arriva l’avvocato gli diciamo quello che gli abbiamo sempre detto” è stata tagliata dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

3) Olindo Romano: Ti devi fare coraggio. Se non ci vediamo ci sentiamo tramite avvocato. Però tu devi farti sempre coraggio, non devi lasciarti andare, non serve a niente. A questo punto siamo arrivati qua, basta, andiamo avanti, vediamo com’è (incomprensibile) però, vabbè, cosa devi fare?

“A questo punto siamo arrivati qua, basta, andiamo avanti” è un’ammissione. E’ una frase che indica che l’arresto non è un evento improvviso. La risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

4) Olindo Romano: L’importante è quello, devi essere sempre forte, adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo, giusto? Adesso resta (incomprensibile) cosa devi fare… cosa… e non continuare a piangere.

“adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo” è un’ammissione e l’ennesima riprova che Olindo e Rosa si trovarono da subito di fronte ad un bivio: provare a negare o confessare. La risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018 in quanto “adesso vediamo il giudice cosa dice, in base a quello che dice poi ci regoliamo” è uno stralcio incriminante.

5) Olindo Romano: Tu cerca di ricordarti tutto quello che abbiamo fatto, pensa a tutto quello che abbiamo fatto e tutto… Mm? Tu quando ti senti un pochino triste pensa a quello e vai avanti, non lasciarti andare. Mm? Prometti?

Che cosa dovrebbe ricordare Rosa per farsi passare la tristezza? Il Romano usa una terminologia vaga perché con quel “tutto quello che abbiamo fatto” si riferisce al quadruplice omicidio. In poche parole: Olindo Romano invita Rosa Bazzi a cercare sollievo nel ricordo della strage, un invito che ce la dice lunga sulla sua umanità. Naturalmente questa risposta di Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

Manipolazioni apportate dal programma “Le Iene” all’intercettazione in carcere tra Rosa Bazzi e Olindo Romano del 10 gennaio 2007: 

6) Rosa Bazzi: Ma perché devi dire che non è… non è vero niente, Olli, sai che non è vero niente tutta questa cosa, ancora adesso io lo dico e lo torno sempre a ripetere. Ti pesa così tanto, eh?

“Non è vero niente” e “Non è vero niente, tutta questa cosa” non sono negazioni credibili. “Ti pesa così tanto, eh?” è una frase incriminante, un’ammissione tra le righe. Sia chiaro che il Romano non ha minacciato di suicidarsi ma ha riferito alla moglie di voler confessare, pertanto la Bazzi non può che riferirsi ad un eventuale senso di colpa del Romano e non al fatto di essere in carcere. 

La frase incriminante “Ti pesa così tanto, eh?” è stata tagliata dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018.

7) Olindo: Ma se vogliamo far finire questa storia…

Rosa: Ma non… ti pesa?

Dopo aver detto “Ma non…” la Bazzi si autocensura. “ti pesa?” è ancora un’ammissione. Che cosa dovrebbe pesare ad Olindo se non il quadruplice omicidio? La domanda di Rosa ad Olindo è stata tagliata in toto dall’intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018 in quanto incriminante.

Criminologa Franco: programmi come “Le Iene” sono un’onta per il nostro paese (intervista)

Rosa Bazzi e Olindo Romano, gli autori della cosiddetta “strage di Erba”

Le Cronache Lucane, 25 ottobre 2018

Dottoressa Franco, ormai i programmi televisivi si occupano quasi tutti di casi giudiziari, che cosa pensa di questa deriva?

E’ estremamente diseducativa e fonte di errori giudiziari. L’Italia pullula di trasmissioni televisive che hanno fatto della disinformazione la loro bandiera, in un paese civile verrebbero tutti indagati per intralcio alla giustizia. Programmi come “Le Iene”, “Terzo Indizio” e “Quarto Grado” sono un’onta per il nostro paese, un attentato allo Stato di diritto. Il goal di certe procure e di certi avvocati difensori è manipolare l’opinione pubblica per usarla come testa d’ariete per fare pressione sui giudici.

Gli autori ed i conduttori di questi programmi non hanno competenze per parlare di reati gravi come gli omicidi eppure emettono giudizi senza remore, com’è possibile?

Disquisire delle responsabilità di qualcuno in merito ad un omicidio senza averne le competenze è un rischio che solo chi è privo di empatia e non ha consapevolezza dei propri limiti culturali può prendersi. 

Dottoressa Franco, recentemente “Le Iene” si è occupato della cosiddetta “Strage di Erba”, che può dirci?

L’intento de “Le Iene” è far passare il messaggio che Olindo Romano e Rosa Bazzi siano innocenti, a tal scopo hanno ripetutamente manipolato il contenuto di un’intercettazione in carcere dei due assassini.

Può spiegarci meglio?

Certamente. Per esempio, sono state tagliate alcune risposte in toto e alcune frasi incriminanti. Da uno scambio tra i due coniugi è stata tagliata una domanda della Bazzi al Romano.

Ecco lo scambio manipolato da “Le Iene”: 

Rosa: Ma perché devi dire che non è non è vero niente Olli sai che non è vero niente tutta questa cosa ancora adesso io lo dico e lo torno sempre a ripetere. Cosa vuoi fare?

Olindo: Non lo so. Se facciamo così prendiamo anche dei benefici o qualche cosa e te ne vai a casa

Ecco lo scambio originale: 

Rosa: Ma perché devi dire che non è… non è vero niente, Olli, sai che non è vero niente tutta questa cosa, ancora adesso io lo dico e lo torno sempre a ripetere. Ti pesa così tanto, eh?

Olindo: Stare dentro sì.

Rosa: Cosa vuoi fare?

Olindo: Non lo so. Se facciamo così prendiamo anche dei benefici o qualche cosa e te ne vai a casa.

Si noti che la domanda incriminante della Bazzi “Ti pesa così tanto, eh?” è stata tagliata dallo stralcio di intercettazione mandata in onda dal programma “Le Iene” il giorno 23 ottobre 2018.

“Ti pesa così tanto, eh?” rappresenta un’ammissione tra le righe della Bazzi.

Sia chiaro che il Romano non ha minacciato di suicidarsi ma ha riferito alla moglie di voler confessare, pertanto la Bazzi non può che riferirsi ad un eventuale senso di colpa del Romano e non al fatto di essere in carcere.

Credo che questo esempio sia sufficiente a dimostrare la disonestà intellettuale del programma “Le Iene”. Una disonestà che è emersa con forza anche quando si sono occupati del suicidio di David Rossi.

Dottoressa Franco, ci spiega il perché durante la confessione Olindo Romano si è dilungato nella descrizione di aspetti periferici della vicenda e non nella descrizione di quelli centrali?

Il fatto che, durante la confessione, Olindo Romano si sia dilungato nella descrizione di aspetti periferici della vicenda e non su quelli centrali è compatibile con il ruolo da lui giocato nel quadruplice omicidio. Il Romano, come la Bazzi, durante le confessioni non ricordarono (e non ricorderanno mai) con precisione tutti i dettagli relativi alla strage a causa di un’amnesia di fissazione. Il ritmo con cui si svolsero i fatti ha impedito che nella loro memoria si formasse una traccia mnestica definitiva o secondaria. Una traccia mnestica primaria, che è temporanea, una volta formatasi, richiede infatti un certo tempo per essere consolidata e quindi ritenuta, se nel frattempo però intervengono nuovi elementi la traccia non si consolida. Peraltro le loro confessioni sono imprecise non solo a causa di questa amnesia di fissazione ma anche perché sia Rosa che Olindo cercarono di coprire il ruolo l’una di Olindo, l’altro di Rosa, attribuendosi tutti e 4 gli omicidi ed il tentato omicidio di Mario Frigerio.

Dottoressa, perché non è stato trovato sangue delle vittime a casa dei Romano?

E’ una sciocchezza pensare che gli autori del quadruplice omicidio avrebbero dovuto grondare sangue dopo aver commesso la strage; il sangue si è depositato in gran quantità sulla scena criminis durante il dissanguamento delle vittime e non durante il loro ferimento, pertanto i due coniugi non si sono sporcati più di tanto, hanno poi pulito tutto ciò che potevano aver contaminato e hanno gettato nella spazzatura gli abiti indossati durante il quadruplice omicidio e gli stracci usati per cancellare eventuali tracce. E’ Olindo Romano a confermarcelo: “(…) Poi basta, siamo scesi in lavanderia e ci siamo cambiati. Io non avevo tutto il sangue che dicono, un po’ in faccia, un po’ sui pantaloni (…)”.

Sono molti i casi in cui non si trovano tracce di sangue su una scena del crimine o a casa di chi ha commesso l’omicidio. Le faccio due esempi di una casistica infinita: nessuna traccia di sangue di Isabella Noventa è stata isolata nella cucina di Freddy Sorgato eppure Isabella è stata uccisa lì e in modo cruento; a casa di Alberto Stasi non è stato repertato sangue di Chiara Poggi.