CORTE EUROPEA DEI DIRITTI L’UOMO: L’ITALIA RISARCISCA AMANDA KNOX (intervista)

Il 24 gennaio scorso la Corte di Strasburgo aveva riconosciuto l’Italia colpevole della violazione del diritto alla difesa di Amanda Knox e ha chiesto allo Stato di risarcirla per i danni morali subiti, recentemente ha rigettato il ricorso del Governo italiano che chiedeva di pronunciarsi di nuovo sul caso. Il legale della Knox, l’avvocato Dalla vedova, aveva richiesto un indennizzo complessivo pari a 500 mila euro, la CEDU ha deciso per 10 mila e 400 euro, oltre agli 8 mila di spese legali. Il legale della Knox ha precisato che la violazione del diritto alla difesa è stata riconosciuta perché Amanda Knox non fu avvertita di essere indagata, non le venne fornito un avvocato e nemmeno un interprete. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

Le Cronache Lucane, 26 giugno 2019

– Dottoressa Franco, che cosa pensa del risarcimento alla Knox?

E’ giusto, quando si indaga su un omicidio ci sono regole da rispettare, solo lavorando nel pieno rispetto dei diritti di un indagato, un PM può farsi valere in dibattimento. Il rispetto delle regole, se un indagato è colpevole, permette di blindare il castello accusatorio; se invece è innocente, permette di scagionarlo. Purtroppo, e lo dico con rammarico, in Italia i diritti degli indagati vengono violati di continuo, questo modo di lavorare, non solo lascia spazio alla difesa di un colpevole, come nel caso della Knox, ma favorisce errori giudiziari ancora più dolorosi.

– Dottoressa Franco, ci faccia qualche esempio di violazione del diritto alla difesa di un indagato?

Sono due le principali violazioni: molti PM non hanno idea di come si conduca un interrogatorio e molti altri si servono di consulenti partigiani capaci di falsificare per incastrare un indagato.

– Dottoressa Franco, quanto è importante un interrogatorio ben condotto?  

Se l’interrogato è colpevole, un interrogatorio ben condotto, sia che il soggetto falsifichi, sia che dissimuli, è estremamente utile per ricostruire i fatti; se invece è innocente, permette di escluderlo dalla cerchia dei sospettati. Vale lo stesso per le interviste televisive e le telefonate di soccorso, bravi giornalisti e bravi operatori del 118 sarebbero una manna per chi indaga.

– Dottoressa Franco, quali sono i principali errori commessi dai PM durante un interrogatorio di un indagato?

Contaminano le risposte introducendo termini nuovi; fanno domande chiuse perché hanno fretta di veder confermata la propria ipotesi; fanno domande multiple che permettono ad un interrogato di scegliere a quale rispondere; interrompono, mostrando di ignorare che è proprio nelle tirate oratorie che si trovano più spesso incriminanti ammissioni; si sperticano in giudizi morali inducendo l’indagato a mettersi sulla difensiva; lo invitano a negare.

– Dottoressa, da dove nascono questi errori?

Dall’incompetenza, il peggior nemico della verità e della giustizia.

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CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: LA FAMIGLIA DI MEREDITH KERCHER NON HA AVUTO GIUSTIZIA (intervista)

Solo chi aveva commesso l’omicidio e possedeva le chiavi di casa aveva motivo di simulare un furto nel tentativo di far credere che al furto fosse seguito un omicidio ad opera di un estraneo entrato da una finestra.

Le Cronache Lucane, 18 giugno 2019

Amanda Knox ha partecipato ad un festival organizzato dalla Camera Penale di Modena e da Innocence Project Italia, abbiamo intervistato in merito la criminologa Ursula Franco che da anni si occupa di errori giudiziari.

– Il celebre avvocato americano, professore alla Harvard University, Alan Dershowitz, su Amanda Knox ha detto: “La mia convinzione è frutto di un attento esame del caso. Le prove circostanziali a suo carico sono sufficienti per provarne la colpevolezza. Non siamo di fronte a un omicidio premeditato ma a un delitto impulsivo: un raptus causato da un’orgia a base di sesso, droga e alcol. Sul caso Knox esiste una spaccatura tra ambienti giudiziari colpevolisti e opinione pubblica universalmente innocentista. Tutti gli avvocati e giudici che conosco hanno un’opinione ben diversa sul caso rispetto all’americano della strada che guarda solo il suo volto angelico e crede ai reportage della tv Usa, superficiale e di parte”, dottoressa Franco, secondo lei, la Knox, è vittima di un errore giudiziario?

Paradossalmente lo è, nel senso che è stata assolta per un omicidio da lei commesso in concorso. Voglio invitarla a notare che il professor Dershowitz non si fa problemi a rivelare il proprio convincimento sul caso Kercher, in America c’è libertà di parola, qui no, in Italia querelano gli esperti per intimorirli allo scopo di insabbiare la verità.

– Perché non può essere stato il solo Rudy Guede ad uccidere Meredith?

Perché l’assenza di lesioni da difesa sul corpo di Meredith, senza altre ragioni che ne giustificassero una minorata difesa, come una eventuale intossicazione alcolica, è la prova che durante l’aggressione intervennero più soggetti che, agendo in contemporanea, limitarono i movimenti della vittima, ma, soprattutto, la scena del crimine fu oggetto di staging. Il simulato furto nella stanza di una delle coinquiline di Meredith è uno dei punti cruciali di questo caso. Chi commette un reato, a volte, si prodiga nell’alterare una scena del crimine per allontanare da sé i sospetti. Lo “staging” circoscrive ai conoscenti la cerchia dei sospetti perché, logicamente, un estraneo non ha alcun interesse ad alterare una scena criminis. Chi uccise Meredith simulò un furto nella camera di Filomena Romanelli, una coinquilina, creò una situazione di evidente disordine e ruppe un vetro in una sequenza che fece emergere la messiscena, il finto disordine anticipò la rottura del vetro e non vi fu una effettiva attività di ricerca o di sottrazione di oggetti. Dalla casa furono asportati soltanto i telefonini della vittima e gettati in un giardino di via Sperandio, operazione architettata nell’intento di ritardare la scoperta del cadavere. I telefonini di Meredith smisero di agganciare la cella di via della pergola alle 0.10.31 del 2 novembre.

Infine, la scena del crimine fu ripulita. Rudy Guede, di sicuro, non si prodigò nello “staging”, che non aveva alcuna ragione di mettere in scena non avendo un particolare legame con la vittima e, infatti, non vennero repertati segni della sua presenza nella stanza della Romanelli e, come risultò evidente dalle impronte insanguinate delle sue scarpe che andavano direttamente dalla camera della vittima alla porta principale, egli lasciò la casa subito dopo i fatti. Se Guede si fosse fermato ad alterare la scena del crimine, avrebbe tirato lo sciacquone del water dove aveva defecato e pulito le proprie impronte insanguinate, ma non avrebbe mai simulato un furto. Guede non aveva ragione di simulare un furto perché, avendo un precedente per lo stesso reato, avrebbe rischiato di accentrare l’attenzione su di sé, Rudy, infatti, non è stato condannato per lo “staging”, che è stato comunque riconosciuto nella sentenza ed attribuito ai concorrenti nel reato. La simulazione di furto aveva lo scopo di sviare i sospetti da chi fosse stato fornito delle chiavi del portone d’ingresso per essere un inquilino dell’appartamento e orientarli su qualcuno che non avesse tale disponibilità e che, pertanto, si sarebbe dovuto introdurre dalla finestra, tale circostanza portò giustamente gli inquirenti a sospettare di Amanda. La Knox, tra l’altro, a differenza di Guede, sapeva di poter avere il controllo della scena, la stessa, infatti, non temette di venir scoperta od interrotta in quanto era a conoscenza che le altre due coinquiline e gli occupanti del piano di sotto avrebbero dormito fuori quella notte ed agì, quindi, in tutta tranquillità.

– Dottoressa Franco, emerge qualcosa dall’analisi delle due telefonate di soccorso relative a questo caso?

Riguardo alle telefonate di soccorso, Raffaele Sollecito riferì all’operatore del 112 che nulla era stato portato via dall’appartamento, un’informazione non richiesta, ma, soprattutto, della quale Sollecito non poteva avere contezza. Solo chi aveva simulato il furto poteva sapere che non era stato asportato nulla dall’appartamento, un soggetto appena giunto in una casa, dove, peraltro, non abitava, non avrebbe potuto sapere che nulla era stato sottratto alle coinquiline, o nella stanza chiusa a chiave, e non avrebbe potuto saperlo neanche la Knox, visto che il disordine era in una camera non occupata da lei e che la porta della stanza di Meredith era chiusa. Inoltre, è anomalo e inaspettato il fatto che Raffaele abbia riferito della presenza di macchie di sangue solo dopo aver descritto uno scenario riconducibile ad un tentato furto. Nel momento in cui si scoprono delle macchie di sangue, vi è una porta chiusa ed una coinquilina non è rintracciabile, un tentato furto dovrebbe passare in secondo piano rispetto ad una possibile aggressione.

– Dottoressa Franco, che può dirci riguardo al memoriale di Amanda che comincia così This is very strange, I know, but really what happened is as confusing to me as it is to everyone else (…)”?

E’ chiaro che quel memoriale è analizzabile perché non è contaminato e per questo motivo la inchioda alle sue responsabilità indicandoci senza ombra di dubbio il suo coinvolgimento in un omicidio sessuale. Purtroppo, però, nel nostro paese la Statement Analysis non trova ancora applicazione.

– Dottoressa Franco, che rischio c’è che Amanda reiteri?

Un rischio molto alto, i sociopatici, come lei, non imparano dall’esperienza. E, a parte il rischio che la Knox reiteri, è estremamente diseducativo permettere ad un soggetto come lei, che è capace di falsificare, di farsi portavoce delle vittime di errore giudiziario.

– Dottoressa Franco, ci ricorda alcuni casi in cui un soggetto non identificabile come serial killer abbia commesso almeno due omicidi?

Certamente, le faccio alcuni esempi. In Italia, Bruno Lorandi, nel 1986 ha ucciso suo figlio Christian, 10 anni, è stato accusato del suo omicidio, processato e assolto; nel 2007, Bruno Lorandi ha reiterato uccidendo sua moglie Clara Bugna, 53 anni, madre di Christian, in quest’ultimo caso è stato processato e condannato all’ergastolo. Alessandro Cozzi, nel 1998 ha ucciso Alfredo Cappelletti, è stato indagato, ma non rinviato a giudizio; nel 2011, Cozzi è stato indagato e processato per un secondo omicidio, quello di Ettore Vitiello. Nel 2012, il caso Cappelletti è stato riaperto, Cozzi rinviato a giudizio e condannato all’ergastolo per omicidio premeditato (nel 2017, 19 anni dopo il delitto). In USA, Barton Corbin, un dentista dello Stato della Georgia, ha avuto la possibilità di uccidere sua moglie Jennifer nel 2004, 14 anni dopo l’omicidio di una sua ex fidanzata, Dorothy Hearn, in quanto, in seguito ad indagini superficiali, non è stato condannato per il primo omicidio. Vale lo stesso per il pastore Arthur Schirmer, Schirmer ha ucciso due delle sue mogli, Jewel e Betty Jean, la prima nel 1999, la seconda nel 2008.

– Dottoressa Franco, vuole aggiungere qualcosa?

Non solo la famiglia di Meredith Kercher non ha avuto giustizia ma la Knox continua ad insultare pubblicamente la memoria di Meredith speculando su un omicidio da lei commesso e per il quale è stata inspiegabilmente assolta. Voglio anche dirle che non c’è differenza tra la condanna di un innocente da parte di un giudice e la scarcerazione di un colpevole attraverso Innocence Project USA, perché i danni che fa Innocence Project USA alle famiglie delle vittime, a inquirenti, consulenti e giudici non sono da meno di quelli che fa, agli stessi attori di un caso giudiziario, un giudice che condanni un soggetto estraneo ai fatti. Un esempio: i Central Park Five sono colpevoli, come lo sono molti dei clienti di Innocence Project USA, un’associazione che è ormai un big business e per la quale la verità non è la priorità. 

Analisi di un’intervista rilasciata da Raffaele Sollecito al giornale britannico “The Mirror”

Raffaele Sollecito

Il giornalista Valerio Lo Muzio ha intervistato Raffaele Sollecito per il giornale britannico The Mirror:

Giornalista: Ogni tanto ci pensi a Meredith?

Raffaele Sollecito: Ho una sorta di distacco nei confronti di questo caso, perché non ho vissuto quella casa, non ho vissuto quelle ragazze, ho vissuto solo Amanda cinque giorni. Mi dispiace perché è una ragazza di vent’anni che è morta in quella maniera barbara, ovviamente per me è assurdo ed è inconcepibile, ma io non ho visto nemmeno il corpo, quindi, quando penso a lei mi dispiace tantissimo per la sua famiglia, ma non riesco a immedesimarmi più di tanto, perché non la conoscevo.

Sollecito descrive l’omicidio come un atto barbaro, come un fatto assurdo e inconcepibile e poi riferisce al giornalista di non aver neanche visto il “corpo”. Sollecito non dice di non aver incontrato Meredith quella sera, o di non averla accoltellata, o uccisa, come ci saremmo aspettati, ma semplicemente di non aver visto il “corpo”. Un “corpo” è un cadavere. La Kercher è morta in seguito ad un’insufficienza cardiorespiratoria acuta dovuta all’emorragia seguita al triplice accoltellamento, non è morta nell’immediatezza del ferimento e sappiamo che l’unico componente del gruppo che uccise Meredith e che si trattenne sulla scena criminis fu Rudy Guede, pertanto, se anche Sollecito fosse stato presente ed attivo durante l’accoltellamento, non avrebbe comunque visto il “corpo” della ragazza. “corpo” che, a detta loro, Amanda e Raffaele non videro neanche la mattina del 2 novembre 2007 quando, intorno alle 13.15,  Luca Altieri e gli agenti della polizia postale decisero di abbattere la porta della camera della Kercher.

Amanda Knox, la sera stessa della scoperta del cadavere, riferì alle amiche inglesi di Meredith che il cadavere si trovava davanti all’armadio, coperto dalla trapunta, con un piede fuori e la gola tagliata, il sangue dappertutto. La stessa, durante gli interrogatori dei giorni seguenti, affermò di non aver visto la camera al momento dell’apertura della porta ed i testimoni confermarono che sia lei che Sollecito non potevano vedere all’interno della camera, palcoscenico del delitto, in quanto si trovavano in cucina. In una email, Amanda scrisse, ad amici e parenti, di essere stata in cucina al momento della scoperta del cadavere e di essere stata trascinata fuori dalla casa da Raffaele subito dopo.

Tali testimonianze provano come la Knox non potesse che avere informazioni sulla scena criminis per una precedente conoscenza diretta, per essere stata protagonista dell’evento delittuoso.

Ancora, il 2 novembre Amanda rispose ad un’amica della vittima che diceva di sperare che Meredith non avesse sofferto con un: ‘What do you think? They cut her throat.. she fucking bled to death!*’. Come poteva la Knox conoscere la causa della morte della Kercher due giorni prima dell’autopsia se non per aver partecipato all’omicidio?

*”Che credi? Le hanno tagliato la gola… E’ morta dissanguata!”

Raffaele Sollecito: Nel carcere ho vissuto momenti veramente bui, resistevo perché avevo… desiderio di verità. Le spese che sono… che abbiamo affrontato a livello familiare in questa vicenda sono state estremamente ingenti, abbiamo dovuto vendere due appartamenti di famiglia e ci siamo indebitati per quasi 400 mila euro. Cioè mi tengono incarcerato nei debiti, incarcerato in una società che non mi lascia vivere serenamente, devo dare giustificazione a tutto e a tutti perché ci sono ancora dei dubbi su di me, no, che dubbi?. Non ci sono dubbi sulla mia innocenza.

Sollecito è “innocente de iure” perché è stato assolto ma non possiamo non notare che ancora una volta non è capace di negare di aver ucciso Meredith. Sollecito non dice: “Io non ho ucciso Meredith Kercher” o “Io non ho accoltellato Meredith Kercher”, egli parla semplicemente di “innocenza”, dirsi innocenti non equivale a negare l’azione omicidiaria.

Un soggetto può essere “innocente de iure” ma non “de facto”, quando è “innocente de iure” e “de facto” o solo “de facto” è capace di negare in modo credibile, non quando lo è solo “de iure”.

Raffaele Sollecito: Dove io ho passato 10 anni di…. di tragedia, ho passato 4 anni in carcere, tre mesi… sei mesi in isolamento, tre anni e mezzo in un carcere di massima sicurezza e sicuramente oggi come oggi non mi sento decisamente totalmente libero, ma mi sento ingabbiato in una sorta di arresti domiciliari, c’è questa società che è rimasta purtroppo con un’idea molto negativa di me.

Raffaele Sollecito: Sono andato a fare la spesa, ci sono state due ragazze che si sono avvicinate: “Ah, ma sei tu!” e una delle due ha detto: “Ah, ma che storia di merda!”.

Giornalista: Hai mai pensato di trasferirti di lasciare l’Italia?

Raffaele Sollecito: Dovrei scappare da qualcosa? Mi devo vergognare di qualcosa che devo andare via?

Giornalista: Sei fidanzato oppure anche lì c’è un problema?

Raffaele Sollecito: Ho vissuto periodi in cui si avvicinavano persone che mi vedevano come… erano affascinate dalla mia aura nera. La brava ragazza è quasi inorridita o spaventata da me (…) perché io mi frequento con una ragazza, quando doveva dirlo a casa (…) ma c’erano sempre qualche componente della famiglia che diceva: “Oddio, ma sarà veramente com’è?. Io sono preoccupato… preoccupata!”. Insomma, si creavano questo tipo di ehm… di problematiche. Vorrei ricominciare la mia vita normalmente come qualsiasi cittadino.

Raffaele si dipinge come una vittima, in realtà sono pubblici i suoi odiosi commenti postati su un gruppo di Facebook dove si divertiva a vestire gli abiti del “maestro del crimine impunito”, commenti a dir poco insolenti e dissacranti. Tali commenti rivelano una sua totale mancanza di empatia nei confronti della famiglia di Meredith Kercher, poco rispetto nei confronti di Amanda Knox e, soprattutto, la sua incapacità di difendersi dalle dinamiche di gruppo. Il gruppo deresponsabilizza e conduce alcuni soggetti a fare colossali sciocchezze. Chi ha sofferto sulla propria pelle d’innocente l’infamia di un’accusa tanto grave come quella di aver ucciso qualcuno, di solito evita di apparire su Facebook come un assassino che l’ha fatta franca; un innocente desidera che i sospetti su di lui scompaiano e non fa nulla per alimentarli ma, soprattutto, se è lui a divertirsi sulla propria “aura nera” non può poi lamentarsi delle reazioni altrui. 

I post pubblicati da Raffaele Sollecito su Facebook non lasciano trasparire un desiderio di essere ritenuto innocente dalle “persone”, ma mirano all’esatto contrario. 

Ad una ragazza che gli ha scritto: “Ti vedo pallido, non stai andando al mare?”, Sollecito ha risposto: “Eh, vedo tanta gente impallidire, sarà che suscito candore”. Raffaele non può che riferirsi al pallore/candore indotto da un dissanguamento, solo casualmente la causa di morte della povera Kercher?

Raffaele Sollecito ha poi scritto: “Oscar James morirai presto”.

A Giulia che gli ha scritto: “Non essere crudele mentre mi uccidi che sono piuttosto sensibile”, Sollecito ha risposto: “sarò gentile e indolore”.

Raffaele Sollecito, dopo tutto quello che ha passato, secondo i giudici della cassazione, da innocente, si diletta a vestire il ruolo dell’assassino nei gruppi di Facebook, non solo non nega di essere capace di uccidere ma ne descrive pure le modalità.

Sollecito ha pubblicato anche una barzelletta home made e l’ha associata all’emoticon ‘feeling annoyed’: “Quando vado in un negozio di pentole e chiedo: “Avreste un set in rame?” Ed il commesso ti guarda, ci pensa qualche secondo e fa: Per i set di coltelli dovresti rivolgerti al negozio a fianco”. 

In un gruppo, un membro gli ha chiesto: “Posso farti una domanda?” e lui ha risposto: “Se si tratta di neri chiedi a Falanga, se si tratta di Amanda chiedi al 118, per il resto dimmi pure”.

A Denis che gli ha scritto: “Maestro mi impari come cancellare le tracce dopo un delitto che ho un paio di questioni da risolvere?”Sollecito ha risposto: “Semplice. Ci caghi sopra e nessuno si avvicina!”. 

Il 5 dicembre 2015, Raffaele ha pubblicato una sua foto a tavola di fronte ad un piatto di carne arrosto e l’ha accompagnata con la frase: “Cena con gli ex colleghi… purtroppo sono finiti nel piatto”, lasciando intendere di averli uccisi. Un membro del gruppo ha replicato: “Gli occhi di chi ne ha viste tante, il coltello di chi le ha affettate tutte” e lui ha scritto: “Dai questa è forte”, seguita da tre faccette sorridenti con le lacrime agli occhi. Un altro membro ha commentato: “Dal colore della carne direi che è Rudy” e Raffaele: “Ahahah questa è simpatica!”, non negando, tra l’altro che Rudy fosse un ex collega.

Analisi di un’intervista a Raffaele Sollecito

Raffaele Sollecito ha rilasciato un’intervista a Radio Cusano Campus dopo che la Corte d’Appello di Firenze ha rigettato la richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione avanzata dal suo legale.

Raffaele Sollecito

Ciao Raffaele buongiorno ben ritrovato.

Sollecito: Buongiorno, buongiorno a tutti.

Raffaele Sollecito saluta con la solita vocina.

Raffaele come stai? Abbiamo saputo qualche giorno fa del fatto che comunque ti hanno negato il risarcimento di 516 mila euro, che avevi richiesto per essere stato detenuto ingiustamente, visto che poi sei stato assolto. Come l’hai presa? Come stai?

Il giornalista dice: “per essere stato detenuto ingiustamente, visto che poi sei stato assolto”, invece di dire: “per essere stato in carcere da innocente”, usa un giro di parole per evitare di pronunciare la parola “innocente” mostrando di non essere convinto dell’estraneità di Sollecito ai fatti per i quali è stato processato.

Sollecito: Beh, sicuramente non sto molto bene visto tutto quello che, insomma, ho passato durante questi anni, per meee è veramente una vergogna quello che è successo, è veramente… al momento abbiamo fatto ricorso a una sentenza che è totalmente ee… scritta in… in chiave accusatoria, è una sentenza di fatto, è una sentenza dii… condanna nuova, totalmente, che non tiene nemmeno conto degli atti, di quello che c’è stato precedentemente, durante tutti i processi in questo caso.

Prima di tutto Raffaele parla in modo distratto, sembra che sia impegnato a fare altro, forse a chattare con qualcuno, e poi fornisce una risposta inaspettatamente debole e vaga. “Sono arrabbiato, è un’ingiustizia, lo Stato deve pagare gli errori di un magistrato incompetente che lo rappresenta, anzi il PM che mi ha perseguitato ingiustamente deve essere rimosso dal suo incarico per evitare che danneggi altri cittadini”, sarebbe stata la risposta adeguata di un soggetto vittima di un errore giudiziario.

Tu quanti anni hai fatto in prigione Raffaele?

Sollecito:… Ho fatto 4 anni in prigione, 2 anni e mezzo di carcere di massima sicurezza e quindi… e oltretutto ho fatto oltre altri ehm… praticamente sei anni dii ingiustizie ee… in pratica sono rimasto in un limbo per altri 6 anni, in una specie di prigione agli arresti domiciliari, perché di fatto ehm… sia i magistrati che le persone hanno continuato a, diciamo così, a guardare ehm… tenere un attimo di sott’occhio o commentare tutto quello che faccio, che dico, fino al punto che per una vera e propria vita devo… devo dare conto anche agli altri, a chi ha dei pregiudizi, o comunque a tutti quelli che hanno visto di me un’immagine che non esiste.

Raffaele, in realtà, si è trovato a dover giustificare suoi odiosi commenti apparsi su alcuni gruppi di Facebook dove si divertiva a vestire gli abiti del “maestro“ del crimine impunito. Chi ha sofferto sulla propria pelle d’innocente l’infamia di un’accusa tanto grave qual è quella di aver ucciso qualcuno, di solito evita di apparire su Facebook come un assassino che l’ha fatta franca; un innocente desidera che i sospetti su di lui scompaiano e non fa nulla per alimentarli. 

Tu sei stato assolto, quindi sei innocente, ma senti che le persone hanno capito il fatto che tu sei è innocente, che sei stato, in qualche modo, messo in mezzo, che sei stato in qualche modo trascinato in una cosa in cui non c’entri fondamentalmente, oppure ti hanno etichettato come colpevole e il popolo continua a trattarti da colpevole?

Il giornalista continua a lasciar intendere di non essere convinto dell’innocenza di Sollecito, in quanto non dice “tu sei innocente e per questo sei stato assolto” bensì “Tu sei stato assolto quindi sei innocente” e poi non si capisce se quando afferma “sei stato in qualche modo trascinato in una cosa in cui non c’entri fondamentalmente” si riferisca al suo coinvolgimento nell’omicidio da parte di Amanda o al fatto che Raffaele possa essere stato trascinato, da estraneo ai fatti, in un caso giudiziario; è inoltre interessante l’uso dell’avverbio “fondamentalmente” che indebolisce la sua affermazione e ci dice che il giornalista è convinto che Raffaele sia coinvolto.

Sollecito: No, il popolo continua a trattarmi da colpevole, ma ehm questo soprattutto perché l’immagine di me, fin dall’inizio, era questa, cioè quella di un colpevole, mmm… hanno sempre parlato di me come di un ragazzo di ghiaccio, che il diavolo che veste Prada, che baciava Amanda fuori dalla villetta dove è stato commesso un crimine, in modo totalmente incurante di tutto e, addirittura, che pensava soltanto alle passioni. Però ehm… la realtà è ben diversa, ho mm… più volte, ho cercato di parlare e far capire che comunque Amanda la conoscevo da cinque giorni e cercavo di confortarla visto che la sua famiglia era a chilometri di distanza. Ma questo non importa, perché tanto i media continuano a parlare di fatti pruriginosi o comunque continuano a distorcere la realtà e basta un servizio televisivo per prendere più di prendere fare svariate milioni di persone in ascolto. La gente di… diciamo, di quella che poi è la verità su questo processo, di tutto quello che è successo nelle udienze, si interessa ben poco, perché ha altro a cui pensare e gli va bene sentire… tra virgolette… sentire la pappa pronta del del TG delle che ne so del TG dell’ora di pranzo. Questo diventa… diventa comunque una battaglia contro i mulini a vento, quasi, cioè una battaglia molto difficile.

Sollecito dice: “No, il popolo continua a trattarmi da colpevole” eppure i post da lui pubblicati su Facebook non lasciano intendere che lui desideri essere ritenuto innocente dal “popolo”, anzi, mirano all’esatto contrario.

Raffaele non dice “Fin dall’inizio hanno manipolato la mia immagine trasformandola in quella di un colpevole” ma “l’immagine di me, fin dall’inizio, era questa, cioè quella di un colpevole” e poi “mmm… hanno sempre parlato di me come di un ragazzo di ghiaccio” senza negare di esserlo. Per il resto Sollecito ha ragione, spesso i Media costruiscono dei mostri che non esistono e li danno in pasto ai giustizialisti a cui generalmente la verità non piace.

Ciò che colpisce delle dichiarazioni di Raffaele è il fatto che parli sempre di verità processuali e non si riferisca mai alla verità dei fatti, un esempio: “La gente di… diciamo, di quella che poi è la verità su questo processo, di tutto quello che è successo nelle udienze, si interessa ben poco…”.

Come riesci a non impazzire, te lo chiedo da ragazzo di 32 anni che probabilmente al posto avrebbe già mollato da un pezzo, come stai riuscendo a tenere duro Raffaele?

Sollecito: Mah mi avvalgo de… della mia famiglia, delle persone che mi vogliono bene ehm… ehm… mi avvalgo un po’ di tutto quello che… del mio… del mio lavoro, delle mie attività tutto quello insomma che mi è sempre piaciuto e cerco di… di sperare in un futuro migliore.

Che strano l’uso del termine “avvalgo”, un termine presente nella nota formula “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”.

Hai mai pensato di non farcela oppure è una cosa che non ti ha mai sfiorato (incomprensibile) questo?

Sollecito: Sì che c’ho pensato, però l’unica che posso fare ehm, diciamo così, ehm combattere fino all’ultimo perché d’altronde sennò… sennò finisco prima, nel senso che se mollassi prima non so… non so nemmeno a che cosa è valso tutto quello che ho fatto fino ad oggi.

Raffaele non può mollare la sua battaglia per il risarcimento. 

Avete presentato ricorso per la richiesta di risarcimento che ti è stata negata qualche settimana fa, quando arriverà una risposta più o meno?

Sollecito: Mah una risp… io non so quando arriva una risposta, so che ci metterà qualche mese, sicuramente, quindi c’è, sicuramente, da aspettare.

Secondo te hai pagato anche il fatto di essere un bel ragazzo, fidanzato, almeno raccontato come fidanzato dai Media con una bella ragazza, c’è stato anche un quoziente invidia nei tuoi confronti che ha creato poi accanimento secondo te o dico una follia ?

Mah, sicuramente, c’è stato anche questo, però fondamentale è stato quello che è stato raccontato dai media, cioè l’immagine che è stata data di me che non corrisponde minimamente alla realtà, è un’immagine totalmente disancorata da qualsiasi verità, oltretutto non mi conosceva nessuno dei giornalisti che, di cui, che ha parlato di me in quel periodo quindi insomma ho dovuto fare i conti senz’altro anche con questo.

E’ logico che nessuno dei giornalisti lo conoscesse, un’affermazione ingenua. Raffaele parla sempre di un’immagine di sé distorta che è stata data in pasto agli italiani, mai della sua estraneità ai fatti.

Hai rivisto Amanda?

Sollecito: No, l’ho rivista quando sono stato negli Stati Uniti ma diciamo che non la… non la sento da un po’ e poi, alla fine, queste, per me, sono questioni secondarie.

Credi ancora nella giustizia nonostante tutto quello che ti è capitato Raffaele?

Sollecito: Ahm la cosa veramente disarmante, triste, che alla fine dopo tutto quello che ho dovuto subire non è cambiato assolutamente nulla, è tutto rimasto come prima e questa considerazione è triste.

La risposta di Raffaele è evasiva. Sollecito è stato assolto, dovrebbe credere nella giustizia ed attaccare chi, secondo lui, ha sbagliato. 

Cioè nel senso che ti trattano ancora da colpevole? In che senso è rimasto tutto come prima?

Sollecito: Nel senso che intanto che sia il mio caso che siano altri, quello che è successo a me, in realtà, può succedere a chiunque. In realtà, quello che, quello che come trattano me, trattano molti altri, chi fa, diciamo, decide per la vita altrui, se sbaglia o se prende delle strade tortuose dove non esistono delle prove provate ma bensì soltanto supposizioni, comunque viene diciamo viene esaltato, comunque le indagini vanno avanti, comunque la gente va in carcere comunque chi sbaglia se un giorno viene riconosciuto che sbaglia non pagherà mai e tutto rimane come prima. quindi insomma non è cambiato assolutamente non è cambiato niente.

Raffaele dice “quello che è successo a me, in realtà, può succedere a chiunque”, una frase simile si trova in una lettera inviata da Massimo Giuseppe Bossetti alla detenuta Gina che ho analizzato “… credetemi, tutto quello che a me ingiustamente è successo, a chiunque potrebbe veramente succedere… “, ed è, nel caso di Bossetti, una straordinaria ammissione di colpa; il significato è questo: tutto ciò che a lui, da colpevole, è successo ingiustamente, potrebbe “veramente” succedere ad un innocente. L’uso dell’avverbio “veramente” dà il senso alla frase. Ha però ragione Bossetti, egli lascia intendere che spesso le procure cercano di risolvere un caso attraverso l’intervento di esperti partigiani che forzano le conclusioni delle proprie consulenze. L’avvocato di Bossetti, Claudio Salvagni ha dichiarato in un’intervista: “Vogliamo parlare dei famosi furgoni che dovevano essere dell’assassino e che sono stati montati in un video per esigenze di comunicazione, tra l’altro dai RIS in accordo con la Procura (…) Un colonnello, comandante del Ros, è venuto in udienza a dire il falso quando parlava dell’erba tenuta nella mano della povera Yara. Alla domanda se l’erba fosse radicata al suolo oppure no, ha risposto ‘si’ (…) Poi però, nell’udienza successiva, un medico legale primo e unico che ha messo le mani sul cadavere, ha detto che l’erba non era radicata al suolo e ci sono le foto a dimostrarlo”, è una denuncia, questa è la tecnica dell’accusa, nelle procure manca la cultura della verità, i consulenti forensi dei PM sono spesso dei mercenari che si piegano alle necessità di chi gli ingaggia, un castello accusatorio così costruito lascia spazio alla difesa di un colpevole ed è causa di errori giudiziari.

Sollecito prosegue nascondendosi tra la folla: “In realtà, quello che, quello che come trattano me, trattano molti altri… etc, etc”.

Perché, dopo tanti anni di sofferenze giudiziarie, Raffaele non faccia i nomi di chi ha sbagliato nel suo caso, perché non chieda provocatoriamente al P.M. che lo ha perseguitato di risarcirlo in prima persona e non inviti chi di dovere a rimuoverlo dal suo incarico, è un mistero.

Che pensi di chi critica i programmi di cronaca nera?

Beh eee sinceramente li critico anch’io perché ehm insomma il problema non è parlarne, il problema è di come parlarne cioè se uno parla della vita privata altrui non sono assolutamente d’accordo visto che non si sta parlando di soubrette, starlette, o gente che ha diciamo così ha avuto un profilo pubblico per qualcosa che si è meritata o perché ha avuto fortuna in maniera positiva ma bensì sta vivendo una tragedia molto pesante e molto forte e non c’è nessun motivo per cui qualcuno dovrebbe andare a parlare della vita privata altrui, considerato che c’è un processo in corso ci sono persone che soffrono, ci sono famiglie intere distrutte eee perciò parlare della vita altrui eee semplicemente serve ancor di più per degradare quello che già è estremamente degradato cioè parlare per distruggere queste famiglie ancor prima di avere un giudizio definitivo, in più solo andare a, diciamo così, a rinfacillare questo prurito di gossip o questo prurito che c’è per i fatti altrui che poi non porta assolutamente a niente.

I programmi televisivi spazzatura sui casi di cronaca sono diseducativi e quasi sempre invitano al giustizialismo, una vergogna per il nostro paese. 

E’ una cosa solo italiana questa oppure esiste anche altrove?

No, esiste ovunque però ovviamente ci sono Stati evidentemente più lungimiranti del nostro che impediscono queste cose quando si tratta appunto di questioni molti delicate cioè di politica e giustizia eeee quando si tr… appunto proprio perché si tratta di questioni estremamente serie e delicate si evita per non… per non sfociare appunto nel ridicolo ooo o addirittura appunto degradare visibilmente la vita altrui.

Raffaele grazie della tua disponibilità, noi ogni tanto ti rompiamo le scatole e speriamo che tu possa possa avere giustizia perché io lo ricordo, sei stato assolto quindi sei innocente anche se… probabilmente a quelli che con… giocano con i casi di cronaca come se fosse una partita della nazionale e mettono in campo la propria formazione e fanno la propria verità processuale questo non va giù.

Il giornalista dice: “sei stato assolto, quindi sei innocente” mostrando di non credere all’estraneità ai fatti di Sollecito; se avesse creduto nella sua innocenza avrebbe detto: “sei innocente e per questo sei stato assolto”.

C’è da dire che purtroppo innumerevoli errori giudiziari piagano annualmente il nostro paese e spesso una condanna, o una assoluzione non sono lo specchio dei fatti.  

Eee infatti, sì, è diventata più una partita di calcio che un processo.

Il paragone tra il caso giudiziario che ha visto coinvolto Raffaele Sollecito e una partita della nazionale non regge. 

Cioè sembra più un derby, no? Ho indovinato? E’ colpevole, innocente, no ma secondo me… dimenticando che ci sono delle verità processuali che andrebbero rispettate.

Il giornalista si appella ancora alle verità processuali, ha imparato da Raffaele…

Esatto, esatto, proprio questo.

… e un Sollecito stanco non aggiunge altro.

Analisi dell’intervista rilasciata da Raffaele Sollecito in seguito alle rivelazioni di Selvaggia Lucarelli

Dopo che su Il Fatto Quotidiano la giornalista Selvaggia Lucarelli ha pubblicato e commentato i contenuti di alcuni post di Raffaele Sollecito estratti da gruppi di Facebook cui lui appartiene, Sollecito ha rilasciato un’intervista radiofonica a Radio Cusano Campus che ho analizzato.

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Giornalista: Selvaggia Lucarelli dice: “E’ diventato leader di gruppi segreti su Facebook come Pastorizia Never Dies e ACAZZODURO, in cui tra schifezze varie ci sono uomini che si scambiano pareri su come ammazzare le ex e su come far sparire il corpo”. Ce l’ha con Raffaele Sollecito che è in collegamento con noi, ciao Raffaele, buongiorno!

Raffaele Sollecito: Buongiorno, buongiorno a tutti.

Raffaele risponde con un tono della voce modulato, quasi femminile. E’ chiaro da subito che Sollecito non intende prendersi le proprie responsabilità né scusarsi.

Giornalista: Ma che è successo Raffaele? Le cose stanno così come le racconta Selvaggia Lucarelli?

Raffaele Sollecito: Ma, evidentemente, no eh… sono… quelli che lei ha citato sono semplicemente dei gruppi goliardici che fanno un po’ di ironia e un po’ di trash su fatti e avvenimenti di vita quotidiana, o addirittura di notizie sentite, semplicemente, per sdrammatizzare un po’ uhm… avvenimenti vari, personali, o non… ma non ci sono… non ci sono post o commenti seri, non c’è niente di serio in quei gruppi, insomma, sono tutte cose piuttosto comiche, ma alla fine si tratta di amici, anche, perché in questi gruppi che sono, comunque, gruppi chiusi, ci sono vari amici miei che raccontano stupidaggini di ogni genere… no, ma le cose non sono assolutamente come le mette giù la Lucarelli o qua… o altri giornalisti che hanno commentato la cosa.

Raffaele afferma che la Lucarelli ha interpretato male alcuni suoi commenti “un po’ ironici, un po’ trash e goliardici”, vediamo in cosa consistono i commenti di Sollecito:

– Ad una ragazza che gli ha scritto: “Ti vedo pallido, non stai andando al mare?”, Sollecito ha risposto: “Eh, vedo tanta gente impallidire, sarà che suscito candore”.

Raffaele non può che riferirsi al pallore/candore indotto da un dissanguamento, la causa di morte della povera Kercher.

– Raffaele Sollecito ha poi scritto: “Oscar James morirai presto”.

– A Giulia che gli ha scritto: “Non essere crudele mentre mi uccidi che sono piuttosto sensibile”, Sollecito ha risposto: “sarò gentile e indolore”.

Raffaele Sollecito, dopo tutto quello che ha passato, secondo i giudici della Corte Suprema di Cassazoione, da innocente, si diletta a vestire il ruolo dell’assassino nei gruppi di Facebook, e, non solo non nega di essere capace di uccidere, ma ne descrive pure le modalità.

– Sollecito ha pubblicato anche una barzelletta home made e l’ha associata all’emoticon ‘feeling annoyed’: “Quando vado in un negozio di pentole e chiedo: “Avreste un set in rame?” Ed il commesso ti guarda ci pensa qualche secondo e fa: “Per i set di coltelli dovresti rivolgerti al negozio a fianco”.

E’ noto a tutti che è stato accusato di aver accoltellato a morte la povera Meredith Kercher. 

– In un gruppo, un membro gli ha chiesto: “Posso farti una domanda?” e lui ha risposto: “Se si tratta di neri chiedi a Falanga, se si tratta di Amanda chiedi al 118, per il resto dimmi pure”.

Tornando alla risposta data da Sollecito al giornalista, egli afferma: “ma alla fine si tratta di amici, anche”, cercando delle attenuanti che attenuanti non sono; aggiungendo “anche” alla fine della frase ci dice che nel gruppo non ci sono solo amici suoi, come aveva intenzione di far credere al giornalista, ma che ci sono “anche” amici suoi. A onor del vero, i gruppi a cui appartiene Sollecito vantano più di 200.000 membri, difficilmente possono ritenersi gruppetti di amici; in ogni caso, anche se fossero solo amici ciò non giustificherebbe il suo comportamento, né gli eviterebbe di essere giudicato da un punto di vista psicopatologico.

Raffaele, sempre in questa risposta, riferisce al giornalista: “ci sono vari amici miei che raccontano stupidaggini di ogni genere…”, non parla di stesso e dei propri post, ma di quelli degli amici, lo fa per minimizzare il proprio coinvolgimento, per scaricare o condividere eventuali responsabilità con altri, un comportamento da vigliacco.

Giornalista: Si fa riferimento ad alcuni post in cui un tale Denis scrive: “Maestro, mi insegni come si cancellano le tracce di un delitto che ho due cose da risolvere?”, poi la tua risposta, insomma…

Secondo Giornalista: “Semplice. Ci caghi sopra!” poi si fa notare che nella casa famosa di Perugia in cui fu uccisa Meredith c’erano comunque delle feci in bagno, come rispondi a questo Raffaele?

Raffaele Sollecito: No, vabbè, evidentemente, sono scollegate le due cose cioè eee… io ho detto: “Ci caghi sopra”, per un modo di dire, praticamente, se uno, veramente, ci cagh… ci caghi sopra lasci più tracce di quelle che avevi… e quindi non è che… cioè una risposta stupida a una domanda stupida, è semplicemente quello il gioco di questi gruppi..

In realtà Denis ha scritto: “Maestro mi impari come cancellare le tracce dopo un delitto che ho un paio di questioni da risolvere?” e Sollecito gli ha risposto: “Semplice. Ci caghi sopra e nessuno si avvicina!”. Evidentemente a Raffaele piace essere considerato un “maestro” del crimine visto che non si lamenta del “titolo” affibbiatogli.

Sollecito non solo non si vergogna dei suoi post, né si scusa con la famiglia di Meredith, ma spiega al giornalista che in realtà non ha dato un buon consiglio a Denis in quanto le feci sono tracce, mostrando di essere perfettamente entrato nella parte del “maestro”. E quando afferma: “è semplicemente quello il gioco di questi gruppi”, Raffaele non dice: “è semplicemente questo il gioco di questi gruppi”, egli usa “quello” al posto di “questo” per prendere le distanze dai gruppi di Facebook, che lui definisce goliardici e che, se davvero lo fossero, non avrebbe bisogno di allontanare virtualmente da sé. Sollecito ha lanciato ripetutamente il sasso ed ora nasconde la mano.

Giornalista: Come, ti da fastidio il fatto che magari si scrive… si scrive: “e allora alla faccia… alla faccia dei familiari di Meredith, Raffaele Sollecito, dopo aver provato a riciclarsi come opinionista tv e come impresario di pompe funebri, ha trovato il suo posto nel mondo e nel pieno rispetto della memoria di quella povera ragazza uccisa da Rudy Guedè in concorso col fantasma Formaggino”, cioè vieni comunque ancora associato a questa storia dalla quale tu sei uscito comunque assolto.

Raffaele Sollecito: Bè, guarda… guarda, io non so che cosa… che cosa abbia da fare durante le giornate la signora Lucarelli. Di certo eee… i m…gruppi di facebook con i quali mi sono messo a ridere e scherzare non sono né il mio posto nel mondo e né il mio lavoro, si tratta semplicemente di un piccolo svago in mezzo a giornate, diciamo, lunghe e faticose, quindi non c’entra proprio niente questo discorso e oltretutto… cioè non… non capisco questo tipo di accanimento da parte di questa giornalista perché, d’altronde, cioè, mi domando… mi domando che cosa abbia, mi domando che c… c…. cioè a parte che non mi conosce, non conosce il caso, non conosce niente, mi domando ehm insomma che cosa pe… come mai spenda tempo della sua giornata, a diciamo così, a spilucchiare quello che faccio io durante… in rete o durante le mie giornate perché sinceramente non lo capisco.

Quand’anche Sollecito si dilettasse soltanto un’ora al giorno a interpretare la parte del “maestro del crimine impunito” su Facebook, non ha il diritto di fingere di meravigliarsi che qualcuno lo giudichi per questo, visto che è stato processato proprio per un omicidio.

Raffaele Sollecito, attraverso il suo black humor, ci parla di sé, della sua mancanza di empatia e soprattutto della sua incapacità di difendersi dalle dinamiche di gruppo. Il gruppo deresponsabilizza e conduce alcuni soggetti a fare colossali sciocchezze. Chi ha sofferto sulla propria pelle d’innocente l’infamia di un’accusa tanto grave qual’è quella di aver ucciso qualcuno, di solito evita di apparire su Facebook come un assassino che l’ha fatta franca; un innocente desidera che i sospetti su di lui scompaiano e non fa nulla per alimentarli. In molti si chiederanno come sia possibile che Sollecito non si renda conto del rischio che corre? Evidentemente ama il pericolo e si sente in una botte di ferro, non teme di essere rimesso in ballo, ma, soprattutto, Raffaele non ha imparato la lezione perché, proprio a causa dei suoi tratti di personalità, non è in grado di trarre insegnamento dall’esperienza.

Giornalista: Cioè tu sostanzialmente rivendichi il diritto di poter scherzare anche con un certo cinismo su determinati argomenti?

Raffaele Sollecito: No, io scherzo su me, non… no… non scherzo sugli altri perché Meredith in q… nei commenti che ho fatto non… non la cito per niente e né la metto mai in mezzo, perché non mi sembra nemmeno, tra virgolette, carino fare una cosa del genere. Se ho scherzato, ho sempre scherzato su di me e su quello che è successo a me, o come sono stato additato io in questa vicenda, quindi eee, si badi bene che eee… diciamo, anche nello scherzo ho… diciamo così, ho i miei limiti.

E’ incredibile questo tentativo di manipolazione di Sollecito, non nominare una vittima, ma riferirsi al suo omicidio, non cambia le carte in tavola.

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Il 5 dicembre 2015, Raffaele ha pubblicato una sua foto a tavola di fronte ad un piatto di carne arrosto e l’ha accompagnata con la frase: “Cena con gli ex colleghi… purtroppo sono finiti nel piatto”, lasciando intendere di averli uccisi. Un membro del gruppo ha replicato: “Gli occhi di chi ne ha viste tante, il coltello di chi le ha affettate tutte” e lui ha scritto: “Dai questa è forte”, seguita da tre faccette sorridenti con le lacrime agli occhi. Un altro membro ha commentato: “Dal colore della carne direi che è Rudy” e Raffaele: “Ahahah questa è simpatica!”, non negando, tra l’altro che Rudy fosse un ex collega.

Giornalista: Quindi in questi gruppi ti sarà capitato di bloccare qualcuno, di fermare… che esagerava?

Raffaele Sollecito: Ma io non posso bloccare nessuno, se qualcuno mi parlava diiiii… Meredith, semplicemente, non lo calcolavo, non gli rispondevo per niente, perché non mi sembrava il caso.

Sollecito ha replicato a post che si riferivano esplicitamente all’omicidio di Meredith Kercher.

Giornalista: Come rispondi a chi pensa che ci sia un legame tra questi gruppi e il femminicidio?

Raffaele Sollecito: “Eee… mi sembra una stupidaggine bella grossa perché questi gruppi sono pieni di donne che commentano anche loro, quindi non capisco, cioè ee… non c’è un annesso, perché oltretutto molte di queste persone sono estremamente giovani”.

Sollecito afferma che i gruppi sono frequentati da “persone estremamente giovani”, è un autogol. Con che coraggio un uomo di 33 anni, con il suo passato, scherza con dei ragazzini su un omicidio che ha segnato la vita di tante persone, compresi i suoi familiari?

Questo scambio è esplicativo: un ragazzo si è detto emozionato del poter interagire con Sollecito e ha scritto: “… (Sollecito) ha risposto… non sono pronto a questo… di solito non risponde mai cosa faccio?” e Raffaele ha replicato: “Hai diverse opzioni: puoi segarti violentemente guardando un porno di Amanda Fox, puoi tornare a giocare con i Pokémon, puoi dire ai tuoi amici che ti ho risposto e prenderti i loro insulti, puoi dire ai tuoi che ti scrivo e che ti senti in pericolo, puoi andare a dormire e svegliarti bagnato ed infine puoi decidere di farti un selfie e creare un meme con su scritto “Mi Solleciti”. Quanta perversione e quanto autocompiacimento, Sollecito si sente una star e si relaziona con dei ragazzini perché solo loro lo fanno sentire tale.

Giornalista: Tu dici: questa è satira, è satira, è goliardia.

Raffaele Sollecito: E’ satira è so… è goliardia e satira e basta, non c’è nient’altro, cioè tutto quello che si dice sono… sono stupidaggini e se vuoi stare al gioco devi rispondere con un’altra stupidaggine, se, diciamo, ti va di divertirti in questo modo altrimenti lascia perdere, cioè non c’è molto da dire.

Al contrario di ciò che afferma Sollecito, c’è molto da dire, soprattutto sulla sua psicopatologia; Raffaele, in questa occasione, una volta messo di fronte all’evidenza, invece di concentrarsi su una improbabile linea difensiva, avrebbe dovuto semplicemente scusarsi con la famiglia Kercher.

Sollecito è un uomo irresponsabile, impulsivo, che non impara dall’esperienza, immaturo e capace di forme estreme di disprezzo. Una domanda sorge spontanea: Chissà che penserebbe Raffaele Sollecito se qualcuno affrontasse il tema della morte di sua madre con la stessa satira e goliardia con cui lui scherza sull’omicidio della povera Meredith Kercher?

Giornalista: Un messaggio a Selvaggia Lucarelli vuoi mandarlo?

Raffaele Sollecito: Ma non mi interessa, sinceramente, em… ho capito che gli piace, in qualche maniera, parlare male delle altre persone, io non la conosco e non m… e non mi va nemmeno di spendere tempo a capire che cosa fa nella sua vita.

Giornalista: Leggi gli articoli della Lucarelli?

Raffaele Sollecito: No, no, pre… preferisco leggere, diciamo, articoli di giornalistici più seri e più competenti.

Giornalista: Grazie a Raffaele Sollecito, un abbraccio Raffaele!

Raffaele Sollecito: Un abbraccio a voi, arrivederci.

Ancora un saluto con un tono di voce sommesso, quasi femminile.

In conclusione, ci saremo aspettati che Sollecito si scusasse con la famiglia Kercher e invece si è limitato a difendere l’indifendibile confermandoci di essere privo di empatia. E’ significativo, come abbiamo visto, che Raffaele non abbia freni quando si trova a far parte di un gruppo e trovi gratificante l’essere considerato un “maestro” del crimine capace di nascondere ogni traccia e che non abbia il timore di ripercussioni per certi post da lui pubblicati. Infine, ciò che stupisce di più è il fatto che Sollecito non abbia capito di non avere amici, egli non ha riconosciuto nei toni dei giornalisti, falsamente scherzosi e accomodanti con lui, una manipolazione, il loro obiettivo non era appoggiarlo ma farlo parlare il più possibile, un obiettivo che hanno raggiunto.

Analisi delle telefonate di Raffaele Sollecito al 112

Raffaele Sollecito, la mattina del 2 novembre 2007, alla presenza di Amanda Knox, pochi minuti prima della scoperta del corpo di Meredith Kercher, fece due chiamate al 112, una alle 12.51.40 e la seconda alle 12.54.29. Le telefonate di Sollecito sono da collocarsi temporalmente dopo l’arrivo della polizia postale che raggiunse l’abitazione delle studentesse in seguito al ritrovamento dei telefonini della vittima.

PRIMA TELEFONATA:

Sollecito: Eh, pronto, buongiorno, senta ehm…. qualcunooo… è praticamente entratoo… in casa sfondando la finestraaa… ee… ha messo mo… molto disordine e c’è una porta chiusa, la via è mm… (suggerimento di Amanda) via della pergola 7.

Operatore: Via?

Sollecito: Via della pergola 7, a Perugia.

Operatore: Via della pergola 7. Abitazione signor?

Sollecito: Il… ehm… eh…  Amanda Kno…

Operatore: Eh?

Sollecito: La… chi ci abita dentro… ee… sono un gruppo di studenti tra cui Amanda Knox.

Operatore: Mi dia il nome ed il cellulare di uno degli affittuari.

Sollecito: Ok. Amanda…

Operatore: Sì.

Sollecito: Eeh… il cognome K, N.

Operatore: Sì.

Sollecito: O, X.

Operatore: Sì.

Sollecito: Il numero di cellulare èèè…

Operatore: Pronto?

Sollecito: Sì, sì, sono quì… sto prendendo il numero.

Lunga pausa.

Sollecito: Eeh… 348

Operatore: Sì.

Sollecito: 46

Operatore: Sì.

Sollecito: 73

Operatore: Sì.

Sollecito: 590

Operatore: 590?

Sollecito: Sì.

Operatore: Furto in abitazione eh?

Sollecito: No, non… non c’è il furto… hanno rotto la finestra… i vetri…  molto disordine… c’è pure una portaaaa… chiusa… pure disordine.

Operatore: Un attimo, eh!

Operatore: Pronto??

Sollecito: Sì.

Operatore: Allora guardi, cioè praticamente sono entrati? Hanno rotto un vetro… e come sa che sono entrati?

Sollecito: Si vede dai segni… poi c’è, c’è… ci sono pure macchie di sangue nel bagno.

Operatore: Cioè, sono entrati e… perché?… sono rotti… cioè, anzi si sono tagliati rompendo il vetro?

Sollecito: Ehm… questo…

Operatore: Pronto??

Cade la linea.

SECONDA CHIAMATA:

Operatore: Carabinieri, Perugia.

Sollecito: Sì, salve. Ho chiamato due secondi fa praticamente.

Operatore: Qualcuno è entrato in casa, ha rotto il vetro, no?

Sollecito: Sì.

Operatore: No!? Poi è andato al bagno?

Sollecito: Ma non lo so, ehm… se vuole venire qui magari…

Operatore: Cosa hanno asportato?

Sollecito: Non hanno portato via niente, il problema è che c’è una porta chiusa… ci sono macchie di sangue.

Operatore: C’è una porta chiusa. Qual è la porta chiusa?

Sollecito: Di una delle coinquiline che non c’è e non sappiamo dove sia…

Operatore: Ci sono fuori dalla porta di questa coinquilina che non c’è delle macchie di sangue?

Sollecito: Nel bagno, ci sono le macchie di sangue.

Operatore: Ah, nel bagno. E questa porta è chiusa. Questa ragazza… avete un cellulare, un…?

Sollecito: Sì, sì, abbiamo cercato di chiamarla ma non risponde da nessuna parte.

Operatore: Va bene, adesso mando una pattuglia così verifichiamo la situazione.

Sollecito: OK.

Operatore: Va bene?

Sollecito: OK.

Operatore: Arrivederci.

Sollecito: Arrivederci.

Sollecito inizia la prima telefonata con un “Eh, pronto, buongiorno…”, la seconda con un “Sì, salve” e chiude con un  “Arrivederci”. I  convenevoli sono fuori luogo o quantomeno sospetti in una richiesta di soccorso, servono semplicemente ad ingraziarsi l’operatore.

L'”Eh” iniziale, gli “ehm”, “eh”, “èèè”, “mm” e poi le ripetizioni “Sì, sì”, e “c’è, c’è”  sono accorgimenti verbali che servono per prendere tempo per organizzare una risposta credibile.

Sollecito riferisce all’operatore che “qualcuno è entrato in casa” e poi, per tre volte, durante la prima telefonata, che c’è disordine: “qualcunooo è praticamente entratoo in casa sfondando la finestraaa ee ha messo mo.. molto disordine e c’è una porta chiusa”,molto disordine… c’è pure una portaaaa chiusa… pure disordine”, solo in seguito aggiunge che “ci sono pure macchie di sangue nel bagno”.

E’ inaspettato il fatto che la presenza del sangue non venga riferita da Raffaele per prima, ma solo dopo aver descritto uno scenario riconducibile ad un furto. Nel momento in cui si scoprono delle macchie di sangue, vi è una porta chiusa ed una coinquilina non è rintracciabile, un eventuale furto dovrebbe passare in secondo piano rispetto ad una possibile aggressione.

Una telefonata di soccorso presuppone una richiesta d’aiuto e generalmente tale richiesta si trova nelle fasi iniziali, in queste telefonate la richiesta è assente, verso la fine della seconda telefonata si trova soltanto un timido invito di Sollecito al carabiniere: “Se vuole venire qui magari…”

Sebbene tardivamente venga descritta dal Sollecito una situazione al limite del drammatico per la presenza di tracce di sangue e disordine, non si percepisce alcuna partecipazione emotiva dovuta alla paura o allo stress da parte del chiamante né si rileva alcuna modulazione del tono della voce sulle parole chiave come “sangue”

Infine, Raffaele riferisce all’operatore del 112 che nulla è stato portato via dall’appartamento, un’informazione non richiesta, ma, soprattutto, della quale Sollecito non poteva avere contezza. Solo chi aveva simulato il furto poteva sapere che non era stato asportato nulla dall’appartamento, un soggetto appena giunto in una casa, dove, peraltro, non abitava, non avrebbe potuto sapere che nulla era stato sottratto alle coinquiline, o nella stanza chiusa a chiave, e non avrebbe potuto saperlo neanche la Knox, visto che il disordine era in una camera non occupata da lei e che la porta della stanza di Meredith era chiusa. Inoltre, è anomalo e inaspettato il fatto che Raffaele abbia riferito della presenza di macchie di sangue solo dopo aver descritto uno scenario riconducibile ad un tentato furto. Nel momento in cui si scoprono delle macchie di sangue, vi è una porta chiusa ed una coinquilina non è rintracciabile, un tentato furto dovrebbe passare in secondo piano rispetto ad una possibile aggressione.