Analisi di un’intervista rilasciata da Raffaele Sollecito al giornale britannico “The Mirror”

Raffaele Sollecito

Il giornalista Valerio Lo Muzio ha intervistato Raffaele Sollecito per il giornale britannico The Mirror.

Giornalista: Ogni tanto ci pensi a Meredith?

Raffaele Sollecito: Ho una sorta di distacco nei confronti di questo caso perché non ho vissuto quella casa, non ho vissuto quelle ragazze, ho vissuto solo Amanda cinque giorni. Mi dispiace perché è una ragazza di vent’anni che è morta in quella maniera barbara, ovviamente per me è assurdo ed è inconcepibile, ma io non ho visto nemmeno il corpo, quindi, quando penso a lei mi dispiace tantissimo per la sua famiglia, ma non riesco a immedesimarmi più di tanto perché non la conoscevo.

Sollecito non dice di non aver incontrato o conosciuto Meredith, oltre a non nominarla, dice semplicemente di non aver “vissuto quella casa” e “quelle ragazze”, relegando le ragazze al secondo posto dopo la casa e mettendo la Kercher nel gruppo per prenderne le distanze. Descrive l’omicidio come un atto barbaro, come un fatto assurdo e inconcepibile e poi riferisce al giornalista di non aver neanche visto il “corpo”. Sollecito non dice di non aver incontrato Meredith quella sera o di non averla accoltellata o uccisa, ma semplicemente di non aver visto il “corpo”. Un “corpo” è un cadavere. La Kercher è morta in seguito ad una insufficienza cardiorespiratoria acuta dovuta all’emorragia seguita al triplice accoltellamento, non è morta nell’immediatezza del ferimento e sappiamo che l’unico componente del gruppo che uccise Meredith e che si trattenne sulla scena criminis fu Rudy Guede, pertanto, se anche Sollecito fosse stato presente ed attivo durante l’accoltellamento, non avrebbe comunque visto il “corpo/cadavere” della ragazza. “Corpo” che Amanda e Raffaele non videro neanche la mattina del 2 novembre 2007 quando Luca Altieri e gli agenti della polizia postale decisero, intorno alle 13.15, di abbattere la porta della camera della Kercher e la venne rinvennero morta.

Amanda Knox, la sera stessa della scoperta del cadavere, riferì alle amiche inglesi di Meredith che il cadavere si trovava davanti all’armadio, coperto dalla trapunta, con un piede fuori e la gola tagliata, il sangue dappertutto. La stessa affermò durante gli interrogatori dei giorni seguenti di non aver visto la camera al momento dell’apertura della porta ed i testimoni confermarono che sia lei che Sollecito non potevano vedere all’interno della camera, palcoscenico del delitto, in quanto si trovavano in cucina. In una email, Amanda scrisse, ad amici e parenti, di essere stata in cucina al momento della scoperta del cadavere e di essere stata trascinata fuori dalla casa da Raffaele subito dopo.

Tali testimonianze provano come la Knox non potesse che avere informazioni sulla scena criminis per una precedente conoscenza diretta, per essere stata protagonista dell’evento delittuoso.

Ancora, il 2 novembre Amanda rispose ad un’amica della vittima che diceva di sperare che Meredith non avesse sofferto con un: ‘What do you think? They cut her throat.. she fucking bled to death!*’. Come poteva la Knox conoscere la causa della morte della Kercher due giorni prima dell’autopsia se non per aver partecipato all’omicidio?

*”Che credi? Le hanno tagliato la gola… E’ morta dissanguata!”

Raffaele Sollecito: Nel carcere ho vissuto momenti veramente bui, resistevo perché avevo… desiderio di verità. Le spese che sono… che abbiamo affrontato a livello familiare in questa vicenda sono state estremamente ingenti, abbiamo dovuto vendere due appartamenti di famiglia e ci siamo indebitati per quasi 400 mila euro. Cioè mi tengono incarcerato nei debiti, incarcerato in una società che non mi lascia vivere serenamente, devo dare giustificazione a tutto e a tutti perché ci sono ancora dei dubbi su di me, no, che dubbi?. Non ci sono dubbi sulla mia innocenza.

Sollecito è “innocente de iure” perché è stato assolto ma non possiamo non notare che ancora una volta non è capace di negare di aver ucciso Meredith. Sollecito non dice: “Io non ho ucciso Meredith Kercher” o “Io non ho accoltellato Meredith Kercher”, egli parla semplicemente di “innocenza”, dirsi innocenti non equivale a negare l’azione omicidiaria.

Un soggetto può essere “innocente de iure” ma non “de facto”, quando è “innocente de iure” e “de facto” o solo “de facto” è capace di negare in modo credibile, non quando lo è solo “de iure”.

Raffaele Sollecito: Dove io ho passato 10 anni di…. di tragedia, ho passato 4 anni in carcere, tre mesi… sei mesi in isolamento, tre anni e mezzo in un carcere di massima sicurezza e sicuramente oggi come oggi non mi sento decisamente totalmente libero ma mi sento ingabbiato in una sorta di arresti domiciliari, c’è questa società che è rimasta purtroppo con un’idea molto negativa di me.

Raffaele Sollecito: Sono andato a fare la spesa, ci sono state due ragazze che si sono avvicinate: “Ah, ma sei tu!” e una delle due ha detto: “Ah, ma che storia di merda!”.

Giornalista: Hai mai pensato di trasferirti di lasciare l’Italia?

Raffaele Sollecito: Dovrei scappare da qualcosa? Mi devo vergognare di qualcosa che devo andare via?

Interessante risposta, una risposta evasiva perché composta da due domande che in ogni caso contengono informazioni che fanno riflettere.

Giornalista: Sei fidanzato oppure anche lì c’è un problema?

Raffaele Sollecito: Ho vissuto periodi in cui si avvicinavano persone che mi vedevano come… erano affascinate dalla mia aura nera. La brava ragazza è quasi inorridita o spaventata da me (…) perché io mi frequento con una ragazza, quando doveva dirlo a casa (…) ma c’erano sempre qualche componente della famiglia che diceva: Oddio, ma sarà veramente com’è?. Io sono preoccupato… preoccupata! Insomma, si creavano questo tipo di ehm… di problematiche. Vorrei ricominciare la mia vita normalmente come qualsiasi cittadino.

Raffaele si dipinge nel ruolo di vittima, in realtà sono pubblici i suoi odiosi commenti postati su un gruppo di Facebook dove si divertiva a vestire gli abiti del “maestro del crimine impunito”, commenti a dir poco insolenti e dissacranti che hanno rivelato una totale mancanza di empatia nei confronti della famiglia di Meredith Kercher, poco rispetto nei confronti di Amanda Knox e soprattutto l’incapacità di Sollecito di difendersi dalle dinamiche di gruppo. Il gruppo deresponsabilizza e conduce alcuni soggetti a fare colossali sciocchezze. Chi ha sofferto sulla propria pelle d’innocente l’infamia di un’accusa tanto grave come quella di aver ucciso qualcuno, di solito evita di apparire su Facebook come un assassino che l’ha fatta franca; un innocente desidera che i sospetti su di lui scompaiano e non fa nulla per alimentarli ma soprattutto, se è lui a divertirsi sulla propria “aura nera” non può poi lamentarsi delle reazioni altrui. 

I post da Raffaele Sollecito pubblicati su Facebook non lasciano trasparire un suo desiderio di essere ritenuto innocente dalle “persone” ma mirano all’esatto contrario. 

Ad una ragazza che gli ha scritto: “Ti vedo pallido, non stai andando al mare?”, Sollecito ha risposto: “Eh, vedo tanta gente impallidire, sarà che suscito candore”. Raffaele non può che riferirsi al pallore/candore indotto da un dissanguamento, solo casualmente la causa di morte della povera Kercher?

Raffaele Sollecito ha poi scritto: “Oscar James morirai presto”.

A Giulia che gli ha scritto: “Non essere crudele mentre mi uccidi che sono piuttosto sensibile”, Sollecito ha risposto: “sarò gentile e indolore”.

Raffaele Sollecito, dopo tutto quello che ha passato, secondo i giudici della cassazione, da innocente, si diletta a vestire il ruolo dell’assassino nei gruppi di Facebook, non solo non nega di essere capace di uccidere ma ne descrive pure le modalità.

Sollecito ha pubblicato anche una barzelletta home made e l’ha associata all’emoticon ‘feeling annoyed’: “Quando vado in un negozio di pentole e chiedo: “Avreste un set in rame?” Ed il commesso ti guarda, ci pensa qualche secondo e fa: “Per i set di coltelli dovresti rivolgerti al negozio a fianco”. 

In un gruppo, un membro gli ha chiesto: “Posso farti una domanda?” e lui ha risposto: “Se si tratta di neri chiedi a Falanga, se si tratta di Amanda chiedi al 118, per il resto dimmi pure”.

A Denis che gli ha scritto: “Maestro mi impari come cancellare le tracce dopo un delitto che ho un paio di questioni da risolvere?”Sollecito ha risposto: “Semplice. Ci caghi sopra e nessuno si avvicina!”. 

Il 5 dicembre 2015, Raffaele ha pubblicato una sua foto a tavola di fronte ad un piatto di carne arrosto e l’ha accompagnata con la frase: “Cena con gli ex colleghi… purtroppo sono finiti nel piatto”, lasciando intendere di averli uccisi. Un membro del gruppo ha replicato: “Gli occhi di chi ne ha viste tante, il coltello di chi le ha affettate tutte” e lui ha scritto: “Dai questa è forte”, seguita da tre faccette sorridenti con le lacrime agli occhi. Un altro membro ha commentato: “Dal colore della carne direi che è Rudy” e Raffaele: “Ahahah questa è simpatica!”, non negando, tra l’altro che Rudy fosse un ex collega.

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Analisi di un’intervista a Raffaele Sollecito

Raffaele Sollecito ha rilasciato un’intervista a Radio Cusano Campus dopo che la Corte d’Appello di Firenze ha rigettato la richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione avanzata dal suo legale.

Raffaele Sollecito

Ciao Raffaele buongiorno ben ritrovato.

Buongiorno, buongiorno a tutti.

Raffaele Sollecito saluta con la solita vocina.

Raffaele come stai? Abbiamo saputo qualche giorno fa del fatto che comunque ti hanno negato il risarcimento di 516 mila euro che avevi richiesto per essere stato detenuto ingiustamente, visto che poi sei stato assolto. Come l’hai presa? Come stai?

Il giornalista dice: “per essere stato detenuto ingiustamente, visto che poi sei stato assolto”, invece di dire: “per essere stato in carcere da innocente”, usa un giro di parole per evitare di pronunciare la parola “innocente” mostrando di non essere convinto dell’estraneità di Sollecito ai fatti per i quali è stato processato.

Beh, sicuramente non sto molto bene visto tutto quello che, insomma, ho passato durante questi anni, per meee è veramente una vergogna quello che è successo è veramente… al momento abbiamo fatto ricorso a una sentenza che è totalmente ee scritta in… in chiave accusatoria, è una sentenza di fatto è una sentenza dii condanna nuova, totalmente, che non tiene nemmeno conto degli atti, di quello che c’è stato precedentemente, durante tutti i processi in questo caso.

Prima di tutto Raffaele parla in modo distratto, sembra che sia impegnato a fare altro, forse a chattare con qualcuno, e poi fornisce una risposta inaspettatamente debole e vaga. “Sono arrabbiato, è un’ingiustizia, lo Stato deve pagare gli errori di un magistrato incompetente che lo rappresenta, anzi il PM che mi ha perseguitato ingiustamente deve essere rimosso dal suo incarico per evitare che danneggi altri cittadini”, sarebbe stata la risposta adeguata di un soggetto vittima di un errore giudiziario.

Tu quanti anni hai fatto in prigione Raffaele?

..Ho fatto 4 anni in prigione, 2 anni e mezzo di carcere di massima sicurezza e quindi e oltretutto ho fatto oltre altri ehm praticamente sei anni dii ingiustizie ee in pratica sono rimasto in un limbo per altri 6 anni, in una specie di prigione agli arresti domiciliari, perché di fatto ehm sia i magistrati che le persone hanno continuato a, diciamo così, a guardare ehm tenere un attimo di sott’occhio o commentare tutto quello che faccio, che dico, fino al punto che per una vera e propria vita devo, devo dare conto anche agli altri, a chi ha dei pregiudizi o comunque a tutti quelli che hanno visto di me un’immagine che non esiste.

Raffaele, in realtà, si è trovato a dover giustificare suoi odiosi commenti apparsi su alcuni gruppi di Facebook dove si divertiva a vestire gli abiti del “maestro del crimine impunito”. I suoi commenti, a dir poco insolenti e dissacranti, hanno rivelato una totale mancanza di empatia nei confronti della famiglia di Meredith Kercher, poco rispetto nei confronti di Amanda Knox e soprattutto l’incapacità di Sollecito di difendersi dalle dinamiche di gruppo. Il gruppo deresponsabilizza e conduce alcuni soggetti a fare colossali sciocchezze. Chi ha sofferto sulla propria pelle d’innocente l’infamia di un’accusa tanto grave qual’è quella di aver ucciso qualcuno, di solito evita di apparire su Facebook come un assassino che l’ha fatta franca; un innocente desidera che i sospetti su di lui scompaiano e non fa nulla per alimentarli. 

Tu sei stato assolto quindi sei innocente ma senti che le persone hanno capito il fatto che tu sei è innocente, che sei stato, in qualche modo, messo in mezzo, che sei stato in qualche modo trascinato in una cosa in cui non c’entri fondamentalmente oppure ti hanno etichettato come colpevole e il popolo continua a trattarti da colpevole?

Il giornalista continua a lasciar intendere di non essere convinto dell’innocenza di Sollecito, in quanto non dice “tu sei innocente e per questo sei stato assolto” bensì “Tu sei stato assolto quindi sei innocente” e poi non si capisce se quando afferma “sei stato in qualche modo trascinato in una cosa in cui non c’entri fondamentalmente” si riferisca al suo coinvolgimento nell’omicidio o al fatto che Raffaele possa essere stato trascinato, da estraneo ai fatti, in un caso giudiziario; è inoltre interessante l’uso dell’avverbio “fondamentalmente” che indebolisce la sua affermazione e ci dice che il giornalista è convinto che Raffaele sia in qualche modo coinvolto.

No, il popolo continua a trattarmi da colpevole, ma ehm questo soprattutto perché l’immagine di me, fin dall’inizio, era questa, cioè quella di un colpevole, mmm hanno sempre parlato di me come di un ragazzo di ghiaccio che il diavolo che veste Prada che baciava Amanda fuori dalla villetta dove è stato commesso un crimine, in modo totalmente incurante di tutto e addirittura che pensava soltanto alle passioni. Però ehm la realtà è ben diversa, ho mm più volte, ho cercato di parlare e far capire che comunque Amanda la conoscevo da cinque giorni e cercavo di confortarla visto che la sua famiglia era a chilometri di distanza. Ma questo non importa, perché tanto i media continuano a parlare di fatti pruriginosi o comunque continuano a distorcere la realtà e basta un servizio televisivo per prendere più di prendere fare svariate milioni di persone in ascolto. La gente di… diciamo, di quella che poi è la verità su questo processo, di tutto quello che è successo nelle udienze, si interessa ben poco, perché ha altro a cui pensare e gli va bene sentire tra virgolette sentire la pappa pronta del del TG delle che ne so del TG dell’ora di pranzo. Questo diventa diventa comunque una battaglia contro i mulini a vento, quasi, cioè una battaglia molto difficile.

E’ interessante che Sollecito dica: “No, il popolo continua a trattarmi da colpevole” e non “Purtroppo, il popolo continua a trattarmi da colpevole”; peraltro è  coerente, infatti, i post da lui pubblicati su Facebook non lasciano intendere che lui desideri essere ritenuto innocente dal “popolo” ma mirano all’esatto contrario.

Raffaele non dice “Fin dall’inizio hanno manipolato la mia immagine trasformandola in quella di un colpevole” ma “l’immagine di me, fin dall’inizio, era questa, cioè quella di un colpevole” e poi “mmm hanno sempre parlato di me come di un ragazzo di ghiaccio” senza aggiungere di non esserlo. Per il resto Sollecito ha ragione, spesso i Media costruiscono dei mostri che non esistono e li danno in pasto ai giustizialisti a cui generalmente la verità non piace. Ciò che colpisce delle dichiarazioni di Raffaele è il fatto che parli sempre di verità processuali e non si riferisca mai alla verità dei fatti, un esempio: “La gente di… diciamo, di quella che poi è la verità su questo processo, di tutto quello che è successo nelle udienze, si interessa ben poco…”.

Come riesci a non impazzire, te lo chiedo da ragazzo di 32 anni che probabilmente al posto avrebbe già mollato da un pezzo, come stai riuscendo a tenere duro Raffaele?

Mah mi avvalgo de… della mia famiglia, delle persone che mi vogliono bene ehm ehm mi avvalgo un po’ di tutto quello che… del mio… del mio lavoro, delle mie attività tutto quello insomma che mi è sempre piaciuto e cerco di… di sperare in un futuro migliore.

Che strano l’uso del termine “avvalgo”, un termine presente nella nota formula “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”.

Hai mai pensato di non farcela oppure è una cosa che non ti ha mai sfiorato (incomprensibile) questo?

Sì che c’ho pensato, però l’unica che posso fare ehm, diciamo così, ehm combattere fino all’ultimo perché d’altronde sennò, sennò finisco prima, nel senso che se mollassi prima non so, non so nemmeno a che cosa è valso tutto quello che ho fatto fino ad oggi.

Raffaele non può mollare la sua battaglia per il risarcimento. 

Avete presentato ricorso per la richiesta di risarcimento che ti è stata negata qualche settimana fa, quando arriverà una risposta più o meno?

Mah una risp… io non so quando arriva una risposta, so che ci metterà qualche mese, sicuramente, quindi c’è, sicuramente, da aspettare.

Secondo te hai pagato anche il fatto di essere un bel ragazzo, fidanzato, almeno raccontato come fidanzato dai Media con una bella ragazza, c’è stato anche un quoziente invidia nei tuoi confronti che ha creato poi accanimento secondo te o dico una follia ?

Mah, sicuramente, c’è stato anche questo, però fondamentale è stato quello che è stato raccontato dai media, cioè l’immagine che è stata data di me che non corrisponde minimamente alla realtà, è un’immagine totalmente disancorata da qualsiasi verità, oltretutto non mi conosceva nessuno dei giornalisti che, di cui, che ha parlato di me in quel periodo quindi insomma ho dovuto fare i conti senz’altro anche con questo.

E’ logico che nessuno dei giornalisti lo conoscesse, un’affermazione ingenua. Raffaele parla sempre di un immagine di sé distorta che è stata data in pasto agli italiani, mai della sua estraneità ai fatti.

Hai rivisto Amanda?

No, l’ho rivista quando sono stato negli Stati Uniti ma diciamo che non la… non la sento da un po’ e poi, alla fine, queste, per me, sono questioni secondarie.

Credi ancora nella giustizia nonostante tutto quello che ti è capitato Raffaele?

Ahm la cosa veramente disarmante, triste, che alla fine dopo tutto quello che ho dovuto subire non è cambiato assolutamente nulla, è tutto rimasto come prima e questa considerazione è triste.

La risposta di Raffaele è evasiva. Sollecito è stato assolto, dovrebbe credere nella giustizia ed attaccare chi, secondo lui, ha sbagliato, non generalizzare e rispondere in modo vago. 

Cioè nel senso che ti trattano ancora da colpevole? In che senso è rimasto tutto come prima?

Nel senso che intanto che sia il mio caso che siano altri, quello che è successo a me, in realtà, può succedere a chiunque. In realtà, quello che, quello che come trattano me, trattano molti altri, chi fa, diciamo, decide per la vita altrui, se sbaglia o se prende delle strade tortuose dove non esistono delle prove provate ma bensì soltanto supposizioni, comunque viene diciamo viene esaltato, comunque le indagini vanno avanti, comunque la gente va in carcere comunque chi sbaglia se un giorno viene riconosciuto che sbaglia non pagherà mai e tutto rimane come prima. quindi insomma non è cambiato assolutamente non è cambiato niente.

Raffaele dice “quello che è successo a me, in realtà, può succedere a chiunque”, una frase non dissimile si trova in una lettera inviata da Massimo Giuseppe Bossetti alla detenuta Gina che ho analizzato “… credetemi, tutto quello che a me ingiustamente è successo, a chiunque potrebbe veramente succedere… “, ed è, nel caso di Bossetti, una straordinaria ammissione di colpa; il significato è questo: tutto ciò che a lui, da colpevole, è successo ingiustamente, potrebbe “veramente” succedere ad un innocente. L’uso dell’avverbio “veramente” dà il senso alla frase. Ha però ragione Bossetti, egli lascia intendere che spesso le procure cercano di risolvere un caso attraverso l’intervento di esperti partigiani che forzano le conclusioni delle proprie consulenze. L’avvocato di Bossetti, Claudio Salvagni ha dichiarato in un’intervista: “Vogliamo parlare dei famosi furgoni che dovevano essere dell’assassino e che sono stati montati in un video per esigenze di comunicazione, tra l’altro dai RIS in accordo con la Procura (…) Un colonnello, comandante del Ros, è venuto in udienza a dire il falso quando parlava dell’erba tenuta nella mano della povera Yara. Alla domanda se l’erba fosse radicata al suolo oppure no, ha risposto ‘si’ (…) Poi però, nell’udienza successiva, un medico legale primo e unico che ha messo le mani sul cadavere, ha detto che l’erba non era radicata al suolo e ci sono le foto a dimostrarlo”, è una denuncia, questa è la tecnica dell’accusa, nelle procure manca la cultura della verità, i consulenti forensi dei PM sono spesso dei mercenari che si piegano alle necessità di chi gli ingaggia, un castello accusatorio così costruito lascia spazio alla difesa di un colpevole ed è causa di errori giudiziari.

Sollecito prosegue generalizzando: “In realtà, quello che, quello che come trattano me, trattano molti altri… etc, etc”.

Perché, dopo tanti anni di sofferenze giudiziarie, Raffaele non faccia i nomi di chi, nel suo caso, ha sbagliato, perché non chieda provocatoriamente al P.M. che lo ha perseguitato di risarcirlo in prima persona e non inviti chi di dovere a rimuoverlo dal suo incarico è un mistero.

Che pensi di chi critica i programmi di cronaca nera?

Beh eee sinceramente li critico anch’io perché ehm insomma il problema non è parlarne, il problema è di come parlarne cioè se uno parla della vita privata altrui non sono assolutamente d’accordo visto che non si sta parlando di soubrette, starlette, o gente che ha diciamo così ha avuto un profilo pubblico per qualcosa che si è meritata o perché ha avuto fortuna in maniera positiva ma bensì sta vivendo una tragedia molto pesante e molto forte e non c’è nessun motivo per cui qualcuno dovrebbe andare a parlare della vita privata altrui, considerato che c’è un processo in corso ci sono persone che soffrono, ci sono famiglie intere distrutte eee perciò parlare della vita altrui eee semplicemente serve ancor di più per degradare quello che già è estremamente degradato cioè parlare per distruggere queste famiglie ancor prima di avere un giudizio definitivo, in più solo andare a, diciamo così, a rinfacillare questo prurito di gossip o questo prurito che c’è per i fatti altrui che poi non porta assolutamente a niente.

I programmi televisivi spazzatura sui casi di cronaca sono diseducativi e quasi sempre invitano al giustizialismo, una vergogna per il nostro paese. 

E’ una cosa solo italiana questa oppure esiste anche altrove?

No, esiste ovunque però ovviamente ci sono Stati evidentemente più lungimiranti del nostro che impediscono queste cose quando si tratta appunto di questioni molti delicate cioè di politica e giustizia eeee quando si tr… appunto proprio perché si tratta di questioni estremamente serie e delicate si evita per non… per non sfociare appunto nel ridicolo ooo o addirittura appunto degradare visibilmente la vita altrui.

Raffaele grazie della tua disponibilità, noi ogni tanto ti rompiamo le scatole e speriamo che tu possa possa avere giustizia perché io lo ricordo, sei stato assolto quindi sei innocente anche se… probabilmente a quelli che con… giocano con i casi di cronaca come se fosse una partita della nazionale e mettono in campo la propria formazione e fanno la propria verità processuale questo non va giù.

Il giornalista dice: “sei stato assolto quindi sei innocente” mostrando di non credere all’estraneità ai fatti di Sollecito; se avesse creduto nella sua innocenza avrebbe detto: “sei innocente e per questo sei stato assolto”.

C’è da dire che purtroppo innumerevoli errori giudiziari piagano annualmente il nostro paese e spesso una condanna o una assoluzione non sono lo specchio dei fatti.  

Eee infatti, sì, è diventata più una partita di calcio che un processo.

Il paragone tra il caso giudiziario che ha visto coinvolto Raffaele Sollecito e una partita della nazionale non regge. 

Cioè sembra più un derby, no? Ho indovinato? E’ colpevole, innocente, no ma secondo me… dimenticando che ci sono delle verità processuali che andrebbero rispettate.

Il giornalista si appella ancora alle verità processuali, ha imparato da Raffaele…

Esatto, esatto, proprio questo.

… e un Sollecito stanco non aggiunge altro.

Analisi dell’intervista rilasciata da Raffaele Sollecito in seguito alle rivelazioni di Selvaggia Lucarelli

Dopo che su Il Fatto Quotidiano la giornalista Selvaggia Lucarelli ha pubblicato e commentato i contenuti di alcuni post di Raffaele Sollecito estratti da gruppi di Facebook cui lui appartiene, Sollecito ha rilasciato un’intervista radiofonica a Radio Cusano Campus che ho analizzato.

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Giornalista: Selvaggia Lucarelli dice: “E’ diventato leader di gruppi segreti su Facebook come Pastorizia Never Dies e ACAZZODURO, in cui tra schifezze varie ci sono uomini che si scambiano pareri su come ammazzare le ex e su come far sparire il corpo”. Ce l’ha con Raffaele Sollecito che è in collegamento con noi, ciao Raffaele, buongiorno!

Raffaele Sollecito: Buongiorno, buongiorno a tutti.

Raffaele risponde con un tono della voce modulato, quasi femminile, un tono da vittima. Da subito è chiaro che Sollecito non intenda prendersi le proprie responsabilità e scusarsi ma difendersi.

Giornalista: Ma che è successo Raffaele? Le cose stanno così come le racconta Selvaggia Lucarelli?

Raffaele Sollecito: Ma, evidentemente, no eh… sono quelli che lei ha citato, sono semplicemente dei gruppi goliardici che fanno un po’ di ironia e un po’ di trash su fatti e avvenimenti di vita quotidiana o addirittura di notizie sentite, semplicemente, per sdrammatizzare un po’ um avvenimenti vari, personali o non ma non ci sono… non ci sono post o commenti seri, non c’è niente di serio in quei gruppi, insomma, sono tutte cose piuttosto comiche ma alla fine si tratta di amici, anche, perché in questi gruppi che sono, comunque, gruppi chiusi, ci sono vari amici miei che raccontano stupidaggini di ogni genere… no, ma le cose non sono assolutamente come le mette giù la Lucarelli o qua… o altri giornalisti che hanno commentato la cosa.

Raffaele afferma che la Lucarelli ha interpretato male alcuni suoi commenti “un po’ ironici, un po’ trash e goliardici”, vediamo in cosa consistono i commenti di Sollecito:

Ad una ragazza che gli ha scritto: “Ti vedo pallido, non stai andando al mare?”, Sollecito ha risposto: “Eh, vedo tanta gente impallidire, sarà che suscito candore”. Raffaele non può che riferirsi al pallore/candore indotto da un dissanguamento, solo casualmente la causa di morte della povera Kercher?

Raffaele Sollecito ha poi scritto: “Oscar James morirai presto”.

A Giulia che gli ha scritto: “Non essere crudele mentre mi uccidi che sono piuttosto sensibile”, Sollecito ha risposto: “sarò gentile e indolore”.

Raffaele Sollecito, dopo tutto quello che ha passato, secondo i giudici della cassazione, da innocente, si diletta a vestire il ruolo dell’assassino nei gruppi di Facebook, non solo non nega di essere capace di uccidere ma ne descrive pure le modalità.

Sollecito ha pubblicato anche una barzelletta home made e l’ha associata all’emoticon ‘feeling annoyed’: “Quando vado in un negozio di pentole e chiedo: “Avreste un set in rame?” Ed il commesso ti guarda ci pensa qualche secondo e fa: “Per i set di coltelli dovresti rivolgerti al negozio a fianco”. E’ noto a tutti che è stato accusato di aver accoltellato a morte la povera Meredith Kercher. 

In un gruppo, un membro gli ha chiesto: “Posso farti una domanda?” e lui ha risposto: “Se si tratta di neri chiedi a Falanga, se si tratta di Amanda chiedi al 118, per il resto dimmi pure”.

Tornando alla risposta data da Sollecito al giornalista, egli afferma: “ma alla fine si tratta di amici, anche”, cercando delle attenuanti che attenuanti non sono; aggiungendo “anche” alla fine della frase ci dice che nel gruppo non ci sono solo amici suoi, come aveva intenzione di far credere al giornalista, ma che ci sono “anche” amici suoi. A onor del vero i gruppi cui appartiene Sollecito vantano più di 200.000 membri, difficilmente possono ritenersi gruppetti di amici; in ogni caso, anche se fossero solo amici ciò non giustificherebbe il suo comportamento né gli eviterebbe di essere giudicato da un punto di vista psicopatologico.

Raffaele, sempre in questa risposta, riferisce al giornalista: “ci sono vari amici miei che raccontano stupidaggini di ogni genere…”, non parla di stesso e dei propri post ma di quelli degli amici in modo da minimizzare il proprio coinvolgimento per scaricare o condividere eventuali responsabilità con altri, un comportamento da vigliacco.

Giornalista: Si fa riferimento ad alcuni post in cui un tale Denis scrive: “Maestro, mi insegni come si cancellano le tracce di un delitto che ho due cose da risolvere?”, poi la tua risposta, insomma…

Secondo Giornalista: “Semplice. Ci caghi sopra!” poi si fa notare che nella casa famosa di Perugia in cui fu uccisa Meredith c’erano comunque delle feci in bagno, come rispondi a questo Raffaele?

Raffaele Sollecito: No, vabbè, evidentemente, sono scollegate le due cose cioè eee io ho detto: Ci caghi sopra, per un modo di dire, praticamente se uno, veramente, ci cagh… ci caghi sopra lasci più tracce di quelle che avevi… e quindi non è che… cioè una risposta stupida a una domanda stupida, è semplicemente quello il gioco di questi gruppi..

In realtà Denis ha scritto: “Maestro mi impari come cancellare le tracce dopo un delitto che ho un paio di questioni da risolvere?” e Sollecito gli ha risposto: “Semplice. Ci caghi sopra e nessuno si avvicina!”. Evidentemente a Raffaele piace essere considerato un “maestro” del crimine visto che non si lamenta del ‘titolo’ affibbiatogli.

Sollecito non solo non si vergogna dei suoi post né si scusa con la famiglia di Meredith ma spiega al giornalista che in realtà non ha dato un buon consiglio a Denis in quanto le feci sono tracce, mostrando di essere perfettamente entrato nella parte del “maestro”. Quando afferma: “è semplicemente quello il gioco di questi gruppi”, Raffaele non dice: “è semplicemente questo il gioco di questi gruppi”, egli usa “quello” al posto di “questo” per prendere le distanze dai gruppi di Facebook che lui definisce goliardici e che, se davvero lo fossero, non avrebbe bisogno di allontanare virtualmente da sé. Sollecito ha lanciato ripetutamente il sasso ed ora nasconde la mano.

Giornalista: Come, ti da fastidio il fatto che magari si scrive… si scrive: “e allora alla faccia… alla faccia dei familiari di Meredith, Raffaele Sollecito, dopo aver provato a riciclarsi come opinionista tv e come impresario di pompe funebri, ha trovato il suo posto nel mondo e nel pieno rispetto della memoria di quella povera ragazza uccisa da Rudy Guedè in concorso col fantasma Formaggino”, cioè vieni comunque ancora associato a questa storia dalla quale tu sei uscito comunque assolto.

Raffaele Sollecito: Bè, guarda… guarda, io non so che cosa… che cosa abbia da fare durante le giornate la signora Lucarelli. Di certo eee i m…gruppi di facebook con i quali mi sono messo a ridere e scherzare non sono né il mio posto nel mondo e né il mio lavoro, si tratta semplicemente di un piccolo svago in mezzo a giornate, diciamo, lunghe e faticose, quindi non c’entra proprio niente questo discorso e oltretutto… cioè non… non capisco questo tipo di accanimento da parte di questa giornalista perché, d’altronde, cioè, mi domando… mi domando che cosa abbia, mi domando che c… c…. cioè a parte che non mi conosce, non conosce il caso, non conosce niente, mi domando ehm insomma che cosa pe… come mai spenda tempo della sua giornata, a diciamo così, a spilucchiare quello che faccio io durante… in rete o durante le mie giornate perché sinceramente non lo capisco.

Quand’anche Sollecito si dilettasse soltanto un’ora al giorno a interpretare la parte del ‘maestro del crimine impunito’ su Facebook, non ha il diritto di fingere di meravigliarsi che qualcuno lo giudichi per questo, visto che è stato coinvolto proprio in un omicidio.

Raffaele Sollecito, attraverso il suo black humor, ci parla di sé, della sua mancanza di empatia e soprattutto della sua incapacità di difendersi dalle dinamiche di gruppo. Il gruppo deresponsabilizza e conduce alcuni soggetti a fare colossali sciocchezze. Chi ha sofferto sulla propria pelle d’innocente l’infamia di un’accusa tanto grave qual’è quella di aver ucciso qualcuno, di solito evita di apparire su Facebook come un assassino che l’ha fatta franca; un innocente desidera che i sospetti su di lui scompaiano e non fa nulla per alimentarli. In molti si chiederanno come sia possibile che Sollecito non si renda conto del rischio che corre?. Evidentemente ama il pericolo e si sente in una botte di ferro, non teme di essere rimesso in ballo, cosa che potrebbe succedere in caso di revisione ma, soprattutto, Raffaele non ha imparato la lezione perché, proprio a causa dei suoi tratti di personalità, non è in grado di trarre insegnamento dall’esperienza.

Giornalista: Cioè tu sostanzialmente rivendichi il diritto di poter scherzare anche con un certo cinismo su determinati argomenti?

Raffaele Sollecito: No, io scherzo su me, non… no… non scherzo sugli altri perché Meredith in q… nei commenti che ho fatto non… non la cito per niente e né la metto mai in mezzo, perché non mi sembra nemmeno, tra virgolette, carino fare una cosa del genere. Se ho scherzato, ho sempre scherzato su di me e su quello che è successo a me o come sono stato additato io in questa vicenda quindi eee, si badi bene che eee diciamo, anche nello scherzo ho… diciamo così, ho i miei limiti.

E’ incredibile questo tentativo di manipolazione di Sollecito, non nominare una vittima ma riferirsi al suo omicidio non cambia le carte in tavola.

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Il 5 dicembre 2015, Raffaele ha pubblicato una sua foto a tavola di fronte ad un piatto di carne arrosto e l’ha accompagnata con la frase: “Cena con gli ex colleghi… purtroppo sono finiti nel piatto”, lasciando intendere di averli uccisi. Un membro del gruppo ha replicato: “Gli occhi di chi ne ha viste tante, il coltello di chi le ha affettate tutte” e lui ha scritto: “Dai questa è forte”, seguita da tre faccette sorridenti con le lacrime agli occhi. Un altro membro ha commentato: “Dal colore della carne direi che è Rudy” e Raffaele: “Ahahah questa è simpatica!”, non negando, tra l’altro che Rudy fosse un ex collega.

Giornalista: Quindi in questi gruppi ti sarà capitato di bloccare qualcuno, di fermare… che esagerava?

Raffaele Sollecito: Ma io non posso bloccare nessuno, se qualcuno mi parlava diiiii Meredith, semplicemente, non lo calcolavo, non gli rispondevo per niente perché non mi sembrava il caso.

Mente, come abbiamo visto prima, Sollecito ha replicato a post che si riferivano esplicitamente all’omicidio di Meredith Kercher.

Giornalista: Come rispondi a chi pensa che ci sia un legame tra questi gruppi e il femminicidio?

Raffaele Sollecito: “Eee mi sembra una stupidaggine bella grossa perché questi gruppi sono pieni di donne che commentano anche loro quindi non capisco cioè ee non c’è un annesso perché oltretutto molte di queste persone sono estremamente giovani”.

Sollecito afferma che i gruppi sono frequentati da “persone estremamente giovani”, è un autogol. Con che coraggio un uomo di 33 anni, con il suo passato, scherza con dei ragazzini su un omicidio che ha segnato la vita di tante persone, compresi i suoi familiari?

Questo scambio è esplicativo: un ragazzo si è detto emozionato del poter interagire con Sollecito e ha scritto: “… (Sollecito) ha risposto… non sono pronto a questo… di solito non risponde mai cosa faccio?” e Raffaele ha replicato: “Hai diverse opzioni: puoi segarti violentemente guardando un porno di Amanda Fox, puoi tornare a giocare con i Pokémon, puoi dire ai tuoi amici che ti ho risposto e prenderti i loro insulti, puoi dire ai tuoi che ti scrivo e che ti senti in pericolo, puoi andare a dormire e svegliarti bagnato ed infine puoi decidere di farti un selfie e creare un meme con su scritto “Mi Solleciti”. Quanta perversione e quanto autocompiacimento, Sollecito si sente una star e si relaziona con dei ragazzini perché solo loro lo fanno sentire tale.

Giornalista: Tu dici: questa è satira, è satira, è goliardia.

Raffaele Sollecito: E’ satira è so… è goliardia e satira e basta non c’è nient’altro cioè tutto quello che si dice sono… sono stupidaggini e se vuoi stare al gioco devi rispondere con un’altra stupidaggine, se, diciamo, ti va di divertirti in questo modo altrimenti lascia perdere, cioè non c’è molto da dire.

Al contrario di ciò che afferma Sollecito, c’è molto da dire, soprattutto sulla sua psicopatologia; Raffaele, in questa occasione, una volta messo di fronte all’evidenza, invece di concentrarsi su una improbabile linea difensiva, avrebbe dovuto semplicemente scusarsi con la famiglia Kercher.

Sollecito è un uomo irresponsabile, impulsivo, che non impara dall’esperienza, dispatico, immaturo e capace di forme estreme di disprezzo. Una domanda sorge spontanea: Chissà che penserebbe Raffaele Sollecito se qualcuno affrontasse il tema della morte di sua madre con la stessa satira e goliardia con cui lui scherza sull’omicidio della povera Meredith Kercher?. Forse nulla, appurato che Sollecito è privo di empatia.

Giornalista: Un messaggio a Selvaggia Lucarelli vuoi mandarlo?

Raffaele Sollecito: Ma non mi interessa, sinceramente, em… ho capito che gli piace, in qualche maniera, parlare male delle altre persone, io non la conosco e non m… e non mi va nemmeno di spendere tempo a capire che cosa fa nella sua vita.

Giornalista: Leggi gli articoli della Lucarelli?

Raffaele Sollecito: No, no, pre… preferisco leggere, diciamo, articoli di giornalistici più seri e più competenti.

Giornalista: Grazie a Raffaele Sollecito, un abbraccio Raffaele!

Raffaele Sollecito: Un abbraccio a voi, arrivederci.

Ancora un saluto con un tono di voce sommesso, quasi femminile, da povera vittima.

In conclusione, ci saremo aspettati che Sollecito si scusasse con la famiglia Kercher mentre si è limitato a difendere l’indifendibile confermandoci la sua dispatia. E’ significativo, come abbiamo visto, che Raffaele non abbia freni quando si trova a far parte di un gruppo e trovi gratificante l’essere considerato un ‘maestro dell’omicidio impunito’, capace di nascondere ogni traccia e che non abbia il timore di ripercussioni per certi post da lui pubblicati. Infine, ciò che stupisce di più è il fatto che Sollecito non abbia capito di non avere amici, egli non ha riconosciuto nei toni dei giornalisti, falsamente scherzosi e accomodanti con lui, una manipolazione, il loro obiettivo non era appoggiarlo ma farlo parlare il più possibile, un obiettivo che hanno raggiunto.

Analisi delle telefonate di Raffaele Sollecito al 112

Raffaele Sollecito, la mattina del 2 novembre 2007, alla presenza di Amanda Knox, pochi minuti prima della scoperta del corpo di Meredith Kercher, fece due chiamate al 112, una alle 12.51.40 e la seconda alle 12.54.29. Le telefonate di Sollecito sono da collocare temporalmente dopo l’arrivo della polizia postale che raggiunse l’abitazione delle studentesse in seguito al ritrovamento dei telefonini della vittima.

PRIMA TELEFONATA:

Sollecito: Eh, pronto buongiorno, senta ehm…. qualcunooo è praticamente entratoo in casa sfondando la finestraaa ee ha messo mo.. molto disordine e c’è una porta chiusa, la via è mm.. (suggerimento di Amanda)  … via della pergola 7.

Operatore: Via?

Sollecito: Via della pergola 7, a Perugia.

Operatore: Via della pergola 7. Abitazione signor?

Sollecito: Il …ehm… eh…  Amanda Kno…

Operatore: Eh?

Sollecito: La… chi ci abita dentro ..ee .. sono un gruppo di studenti tra cui Amanda Knox.

Operatore: Mi dia il nome ed il cellulare di uno degli affittuari.

Sollecito: Ok. Amanda…

Operatore: Sì.

Sollecito: Eeh.. il cognome K, N,

Operatore: Sì.

Sollecito: O, X

Operatore: Sì.

Sollecito: Il numero di cellulare èèè…

Operatore: Pronto?

Sollecito: Sì, sì, sono quì… sto prendendo il numero.

Lunga pausa.

Sollecito: Eeh… 348

Operatore: Sì.

Sollecito: 46

Operatore: Sì.

Sollecito: 73

Operatore: Sì.

Sollecito: 590

Operatore: 590?

Sollecito: Sì.

Operatore: Furto in abitazione eh?

Sollecito: No, non … non c’è il furto… hanno rotto la finestra… i vetri….  molto disordine… c’è pure una portaaaa chiusa… pure disordine.

Operatore: Un attimo, eh!

Operatore: Pronto??

Sollecito: Sì.

Operatore: Allora guardi, cioè praticamente sono entrati? Hanno rotto un vetro…. e come sa che sono entrati?

Sollecito: Si vede dai segni… poi c’è, c’è…. ci sono pure macchie di sangue nel bagno.

Operatore: Cioè, sono entrati e… perché?… sono rotti… cioè, anzi si sono tagliati rompendo il vetro?

Sollecito: Ehm… questo…

Operatore: Pronto??

Cade la linea.

SECONDA CHIAMATA:

Operatore: Carabinieri, Perugia.

Sollecito: Sì, salve. Ho chiamato due secondi fa praticamente.

Operatore: Qualcuno è entrato in casa, ha rotto il vetro, no?

Sollecito: Sì.

Operatore: No!? Poi è andato al bagno?

Sollecito: Ma non lo so, ehm… se vuole venire qui magari…

Operatore: Cosa hanno asportato?

Sollecito: Non hanno portato via niente, il problema è che c’è una porta chiusa… ci sono macchie di sangue.

Operatore: C’è una porta chiusa. Qual è la porta chiusa?

Sollecito: Di una delle coinquiline che non c’è e non sappiamo dove sia….

Operatore: Ci sono fuori dalla porta di questa coinquilina che non c’è delle macchie di sangue?

Sollecito: Nel bagno, ci sono le macchie di sangue.

Operatore: Ah, nel bagno. E questa porta è chiusa. Questa ragazza… avete un cellulare, un…?

Sollecito: Sì, sì, abbiamo cercato di chiamarla ma non risponde da nessuna parte.

Oeratore: Va bene, adesso mando una pattuglia così verifichiamo la situazione.

Sollecito: OK.

Operatore: Va bene?

Sollecito: OK.

Operatore: Arrivederci.

Sollecito: Arrivederci.

La prima frase di Raffaele sembra detta come se fosse stata preparata, ripetuta, memorizzata precedentemente, appare innaturale e non lascia trapelare un vero interesse di essere compreso dall’operatore del 112. 

Una telefonata di soccorso presuppone una richiesta d’aiuto e generalmente tale richiesta si trova nelle fasi iniziali, in questa telefonata la richiesta è assente.

Sollecito inizia la prima telefonata con un “Eh, pronto, buongiorno…”, la seconda con un “Sì, salve” e chiude con un  “Arrivederci”. I  convenevoli sono fuori luogo o quantomeno sospetti in una richiesta di soccorso, servono semplicemente ad ingraziarsi l’operatore. In questo tipo di chiamate si ascoltano invece frequentemente, parolacce ed imprecazioni e spesso chi chiama non solo non saluta l’operatore ma comincia a parlare prima di essere interpellato o sovrappone la propria voce a quella del suo interlocutore. 

L'”Eh” iniziale e molti altri  “ehm, eh, èèè, mm” e poi le ripetizioni quali “Sì, sì”, e “c’è, c’è”  sono accorgimenti verbali che servono per prendere tempo per organizzare una risposta credibile.

Sollecito riferisce all’operatore in primis che “qualcuno è entrato in casa” e poi per tre volte, durante la prima telefonata, che c’è disordine: “qualcunooo è praticamente entratoo in casa sfondando la finestraaa ee ha messo mo.. molto disordine e c’è una porta chiusa”,molto disordine… c’è pure una portaaaa chiusa… pure disordine”, solo in seguito aggiunge che “ci sono pure macchie di sangue nel bagno”.

E’ inaspettato e sospetto il fatto che la presenza del sangue non venga riferita per prima ma solo dopo che è stato descritto uno scenario riconducibile ad un furto. Nel momento in cui si scoprono delle macchie di sangue, vi è una porta chiusa ed una coinquilina non è rintracciabile, un eventuale furto dovrebbe passare in secondo piano rispetto ad una possibile aggressione.

Verso la fine della seconda telefonata si trova soltanto un timido invito di Sollecito al carabiniere: “Se vuole venire qui magari…”. Nelle telefonate di soccorso, fatte da soggetti realmente interessati a ricevere aiuto si ascoltano spesso più richieste di soccorso, espresse anche in termini diversi ma molto chiari. La telefonata di Sollecito manca di un qualsivoglia tipo di richiesta, è soltanto un timido racconto, una telefonata descrittiva.

Sebbene tardivamente (e ciò è anomalo) venga descritta dal Sollecito una situazione al limite del drammatico per la presenza di tracce di sangue e disordine, non si percepisce alcuna partecipazione emotiva dovuta alla paura o allo stress, non si rileva alcuna modulazione del tono della voce sulle parole chiave come “sangue”

Infine, Raffaele riferisce all’operatore del 112 che nulla è stato portato via dall’appartamento, un’informazione non richiesta, ma soprattutto prematura e gratuita, della quale Sollecito non poteva avere contezza. L’affermazione: “Non hanno portato via niente”, tradisce irrimediabilmente Raffaele, solo chi aveva simulato il furto poteva sapere che non era stato asportato nulla dall’appartamento. Un soggetto appena giunto in una casa dove non abita, non avrebbe potuto sapere che nulla era stato sottratto alle coinquiline o nella stanza chiusa a chiave e non avrebbe potuto saperlo neanche la Knox visto che il disordine era in una camera non occupata da lei e la porta della stanza di Meredith era chiusa.

Amanda Knox è colpevole

Dal diario di Amanda: “Apparently someone out there saw me on TV and thought I was hot, so they set up a website where people comment on how pretty I am”.

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Nell’autunno del 2007 la giovane inglese Meredith Kercher ed Amanda Knox, americana di Seattle, si trovavano a Perugia per motivi di studio, le due studentesse con altre due ragazze condividevano una villetta a due piani poco lontana dal centro storico, in via della pergola. Meredith si lamentava spesso con le amiche della poca cura che Amanda aveva della pulizia della casa e delle sue libertine abitudini sessuali, comprensibilmente fastidiose in una casa condivisa.
Il 2 novembre 2007 verso le 13.15 Meredith venne rinvenuta morta nella sua camera. Al momento della scoperta del cadavere erano presenti in via della pergola, oltre ad Amanda e Raffaele, una delle coinquiline, Filomena Romanelli, il suo fidanzato Luca Altieri e due loro amici, avvisati telefonicamente da Amanda di un tentativo di furto ed infine due agenti della polizia postale giunti in via della pergola verso le 12.30 in seguito al ritrovamento di due telefonini appartenenti alla Kercher in un giardino poco distante. La camera di Meredith aveva la porta chiusa a chiave e la ragazza non rispondeva, Luca Altieri decise con gli agenti di abbattere la porta, venne così ritrovato il corpo della studentessa inglese. La Kercher era a terra esanime in un lago di sangue, coperta da un piumone, a parte un piede. L’autopsia accertò che Meredith era stata accoltellata e che delle tre coltellate che l’avevano attinta sui due lati del collo, una era risultata mortale e le aveva provocato una insufficienza cardiorespiratoria acuta per emorragia ed asfissia. L’orario della morte fu fissato intorno alle 23.30 del 1 novembre.

L’assenza di lesioni da difesa sul corpo della ragazza, senza altre ragioni che ne giustificassero una minorata difesa, come una eventuale intossicazione alcolica, è compatibile con la presenza di più soggetti intervenuti durante l’aggressione che agendo in contemporanea ne limitarono i movimenti.

Durante l’aggressione ci fu una escalation di violenza e da parte dei protagonisti la tacita accettazione del rischio di morte che condusse in breve all’omicidio. Nessuno si sottrasse ad un atto tanto grave per le classiche dinamiche di deresponsabilizzazione che caratterizzano i reati commessi dal gruppo, ma anche per l’uso da parte degli stessi di sostanze alcoliche e stupefacenti che ne inficiarono le abilità cognitive e percettive.

Rudy Guede sostenne durante un interrogatorio che quella sera la Knox suonò il campanello dell’appartamento mentre lui era in bagno in quanto Meredith aveva lasciato le chiavi nella toppa e subito dopo sentì la Kercher aggredire verbalmente Amanda accusandola di averle rubato dei soldi. Rudy ha riferito di aver sentito la voce della Knox ma di non essersi incontrato con lei quella notte ed afferma invece di essersi scontrato con un uomo appena fuori dalla stanza di Meredith dove era accorso dopo aver sentito un urlo straziante. Il Guede ha riferito di non aver riconosciuto l’uomo con cui si scontrò ma di ricordare che indossava un cappello con una riga rossa e una giacca Napapijri. Sempre secondo il Guede il compagno di quella sera di Amanda riferì alla stessa un dettaglio non da poco, l’uomo con cui si era scontrato in corridoio aveva la pelle nera. Il fatto che l’uomo in fuga indossasse un cappello, come riportato da Guede, è la riprova che la discussione degenerata in omicidio era cominciata subito dopo l’ingresso in casa di Amanda e del suo accompagnatore. Rudy ha riferito di aver visto dalla finestra due persone, tra cui la Knox, mentre abbandonavano la casa subito dopo l’omicidio e poi di essersi diretto in camera di Meredith e di aver tentato di tamponare con degli asciugamani l’emorragia dovuta alle coltellate che la ragazza aveva ricevuto.

Sulla scena del crimine gli inquirenti hanno repertato, per quanto riguarda Rudy Guede, una sua impronta insanguinata sul muro della camera dove la Kercher fu uccisa, tracce del suo DNA sul tampone vaginale eseguito sulla vittima, sulla federa del suo cuscino, sul polsino della sua felpa, sul suo reggiseno, sulla borsa di Meredith, sulla carta igienica usata per pulirsi dopo aver defecato ed infine le impronte delle sue scarpe insanguinate sul pavimento che dalla camera da letto della studentessa conduce al portone principale. Le cellule di sfaldamento di Rudy ritrovate nelle vagina della Kercher non sono databili e avrebbero potuto depositarsi lì prima dell’omicidio in seguito ad un contatto, anche consenziente, con la vittima che avrebbe potuto precedere l’ingresso in casa di Amanda e del suo compagno di quella sera.

Il DNA di Raffaele Sollecito fu repertato sul gancetto tagliato del reggiseno di Meredith, un’impronta insanguinata del suo piede destro fu trovata sul tappetino del bagno in uso ad Amanda ed alla vittima ed un’altra impronta latente del suo piede destro fu evidenziata con il luminol nel corridoio, tale impronta del suo piede insanguinato era stata pulita perciò fu necessario l’uso di un agente chimico per metterla in evidenza.

le impronte dei piedi di Amanda Knox sporche del sangue di Meredith Kercher

Molteplici tracce del DNA di Amanda Knox miste al sangue della vittima vennero repertate nel bagno della casa di via della pergola, sul lavandino, sul bidè, sulla scatola dei cotton fioc, sull’interruttore della luce, sulla tavoletta del water. Nel resto della casa si evidenziarono, grazie al Luminol, tracce latenti sia miste che della sola Amanda, che del sangue della sola vittima. Tracce lasciate dai piedi nudi di Amanda sporchi del sangue della vittima vennero repertate sul pavimento della sua camera, sul pavimento del corridoio e su quello della camera della coinquilina Romanelli dove la Knox aveva simulato il furto.

A casa di Raffaele Sollecito, casa dove Meredith non era mai stata, venne repertato un coltello con tracce biologiche miste di Amanda e Meredith. Durante il sopralluogo a casa di Raffaele, gli inquirenti sentirono un forte odore di varichina.

La Knox, la sera stessa della scoperta del cadavere, il 2 novembre, comunicò alle amiche inglesi di Meredith le circostanze precise del ritrovamento del corpo della povera Kercher, avvenuto in presenza della Romanelli e degli altri amici intorno alle 13.15 da parte della polizia postale nella villetta in affitto alla vittima ed ad Amanda. La Knox riferì che il cadavere si trovava davanti all’armadio, coperto dalla trapunta, con un piede fuori e la gola tagliata, il sangue dappertutto. La stessa affermò durante gli interrogatori dei giorni seguenti di non aver visto la camera al momento dell’apertura della porta ed i testimoni confermarono che sia lei che Raffaele non potevano vedere all’interno della camera, palcoscenico del delitto, poiché si trovavano in quel momento in cucina. In una email, Amanda scrisse, ad amici e parenti, di essere stata in cucina al momento della scoperta del cadavere e di essere stata trascinata fuori dalla casa da Raffaele subito dopo. Tali testimonianze provano come la Knox non potesse che avere informazioni sulla scena criminis per una precedente conoscenza diretta, per essere stata protagonista dell’evento delittuoso. Nella stessa ottica si inseriscono una inspiegabile telefonata di Amanda alla madre Edda, telefonata del 2 novembre alle 12.47 ora italiana, quando a Seattle erano solo le 2.47 del mattino, collocabile temporalmente prima del ritrovamento del corpo esanime di Meredith. Per quale motivo la Knox svegliò sua madre? Il 2 novembre Amanda rispose ad un’amica della vittima che diceva di sperare che Meredith non avesse sofferto con un: “What do you think? They cut her throat.. she fucking bled to death!”. Come poteva la Knox conoscere la causa della morte della Kercher due giorni prima dell’autopsia se non per aver partecipato all’omicidio?

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Amanda, il 5 novembre, accompagnò Raffaele Sollecito in questura e venne sentita dagli inquirenti. La Knox, in quell’occasione, accusò dell’omicidio di Meredith il congolese Patrick Lumumba. Lumumba era il proprietario di un pub nel centro di Perugia dove Amanda ogni tanto faceva la cameriera. Nella notte tra il 5 ed il 6 novembre la Knox, pur sapendolo innocente, come risulta da una intercettazione ambientale di un colloquio tra lei e la madre Edda, lo indicò come il colpevole dell’omicidio, lo fece per un tornaconto personale, per allontanare da sé il sospetto. Lumumba rimase in carcere per due settimane e né Amanda né la madre che era anch’ella a conoscenza dell’innocenza di Patrick fecero niente per aiutarlo. La Knox per la calunnia nei confronti di Patrick Lumumba è stata condannata a tre anni di reclusione. Amanda riferì inoltre, quando fornì la sua seconda versione agli inquirenti, di essere stata presente nella casa la notte dell’omicidio, affermando di sapere che quella notte Meredith aveva fatto sesso prima di morire, di non ricordare se ci fosse stato anche Raffaele, di essersi rifugiata in cucina e di essersi tappata le orecchie per non sentire l’urlo dell’amica durante l’omicidio, urlo confermato dalla testimonianza di tre donne, vicine di casa che riferirono di aver udito un urlo straziante verso le 23,30 del 1 novembre. Il 6 novembre Amanda, Raffaele e Patrick vennero arrestati. La Knox continuò  ad accusare Lumumba dell’omicidio in un memoriale scritto in carcere. Negli interrogatori seguenti Amanda negò di essere stata presente in via della pergola la notte dell’omicidio ma invece di essere stata con Sollecito nella di lui abitazione dal pomeriggio del giorno 1 novembre fino alle ore 10.30 del giorno seguente. Riferì quindi di essere uscita da casa di Raffaele alle 10.30 per recarsi a fare una doccia a casa propria, di essere tornata da Sollecito verso le 12.00 e di aver raccontato al fidanzato che in casa sua c’era qualcosa di strano. Sia Amanda che Raffaele sentiti dagli inquirenti hanno fornito informazioni diverse e contraddittorie sui luoghi dove avrebbero passato la notte dell’omicidio. Sollecito ad un certo punto disse che la Knox era uscita da casa sua all’una di notte e proprio di questa dichiarazione Raffaele parlò con il padre in una conversazione che venne intercettata. Sollecito: “È difficile spiegare, ho dei rimorsi di coscienza, mi sento male”. Il Padre: “Il rimorso non deve esistere. Pensavi che era uscita (Amanda), poi hai pensato che era sempre con te, poi che era uscita, poi non ricordi”. Perché Raffaele, se fosse innocente e dicesse la verità, dovrebbe avere dei rimorsi di coscienza?

Amanda e Raffaele sostennero nei successivi interrogatori di essere rimasti a casa di Sollecito dal tardo pomeriggio del giorno 1 novembre alla mattina del giorno dopo. Tale alibi non fu mai confermato; il computer di Sollecito fu inattivo dalle 21.15 fino alle 5.32, quindi i due avrebbero potuto benissimo trovarsi in via della pergola nel momento in cui veniva commesso l’omicidio. Un testimone, tale Curatolo, affermò di averli visti nella piazza sovrastante la casa di via della pergola dopo le 21.30. Un altro testimone riferì di aver visto la Knox la mattina del 2 novembre prima delle 8.00 fuori dal suo negozio di casalinghi ed a riprova di questo Amanda non riferì durante gli interrogatori di avere nozione di una telefona del padre di Raffaele ricevuta dallo stesso alle 9.30 perché evidentemente ella già si trovava in via della pergola.

Uno dei punti cruciali di questo caso e che vale la pena di analizzare è lo staging della scena del crimine. Chi commette un reato a volte si prodiga nell’alterare una scena del crimine per nascondere la verità ed allontanare i sospetti da sé, al contrario, spesso lo staging non fa altro che aggravare la posizione di chi lo mette in atto, non appena gli inquirenti si accorgono della presenza di incongruenze sulla scena criminis focalizzano l’attenzione, non su un estraneo, che non ha alcun interesse ad alterare la scena stessa, ma piuttosto su qualcuno molto vicino alla vittima. Chi uccise Meredith simulò un furto nella camera di Filomena Romanelli, una coinquilina, creò una situazione di evidente disordine e ruppe un vetro, in una sequenza che fece emergere la messiscena, il finto disordine anticipò, infatti, la rottura del vetro e non vi fu una effettiva attività di ricerca o di sottrazione di oggetti. Dalla casa furono asportati soltanto i telefonini della vittima e gettati in un giardino di via Sperandio, operazione architettata nell’intento di ritardare la scoperta del cadavere. I telefonini di Meredith smisero di agganciare la cella di via della pergola alle 0.10.31 del 2 novembre.

Infine, la scena del crimine fu ripulita.

Rudy Guede di sicuro non si prodigò nello staging che non aveva alcuna ragione di mettere in scena non avendo un particolare legame con la vittima ed infatti non vennero repertati segni della sua presenza in quella stanza e come parve evidente dalle impronte insanguinate delle sue scarpe che andavano direttamente dalla camera della vittima alla porta principale, egli lasciò la casa subito dopo i fatti. Se Guede si fosse fermato ad alterare la scena del crimine avrebbe tirato lo sciacquone del water dove aveva defecato e pulito le proprie impronte insanguinate ma non avrebbe mai simulato un furto. Guede non aveva ragione di simulare un furto avendo un precedente per lo stesso reato, avrebbe rischiato di accentrare l’attenzione su di sé. Infatti, Rudy non è stato condannato per lo ‘staging’, comunque riconosciuto nella sentenza ed attribuito ai concorrenti nel reato. La simulazione di furto aveva lo scopo di sviare i sospetti da chi fosse stato fornito delle chiavi del portone d’ingresso per essere un inquilino dell’appartamento e orientarli su qualcuno che non avesse tale disponibilità e che pertanto si sarebbe dovuto introdurre dalla finestra, tale circostanza portò giustamente gli inquirenti a sospettare di Amanda. La Knox, tra l’altro, a differenza di Guede, sapeva di poter avere il controllo della scena, non temendo di essere scoperta od interrotta in quanto era a conoscenza che le altre due coinquiline e gli occupanti del piano di sotto avrebbero dormito fuori quella notte e quindi agì con tranquillità.

Il pavimento della scena del crimine fu in parte ripulito dal sangue, operazione alla quale si dedicò, molto probabilmente, Amanda la mattina del 2 novembre. Qualche ora prima della scoperta del cadavere furono cancellate molte delle impronte insanguinate che si trovavano sul pavimento che dalla camera della vittima portava al bagno. La presenza di impronte nel bagno lascia supporre che l’aggressore abbia fatto un percorso con i piedi insanguinati e che, avendo trasportato il sangue della vittima in bagno, abbia lasciato dei segni ancora più grossolani sul pavimento che ivi conduceva. L’assenza di tracce, quantomeno non visibili ad occhio nudo, è giustificata soltanto con una attività di pulizia, tali tracce furono facilmente evidenziate con il luminol. Infine, chi pulì la scena criminis lasciò volontariamente le impronte delle scarpe di Rudy Guede nel corridoio e le sue feci nel water, la pulizia fu quindi selettiva e finalizzata a far attribuire l’omicidio al soggetto cui le impronte lasciate appartenevano.

Analizziamo alcuni dei comportamenti che la Knox tenne dopo la scoperta dell’omicidio di Meredith e che richiamarono l’attenzione degli investigatori:

Le amiche inglesi di Meredith e gli studenti dell’appartamento sottostante a quello dove era avvenuto il crimine riferirono agli inquirenti che Amanda Knox dopo la scoperta del cadavere non aveva manifestato emozioni, aveva invece inspiegabilmente continuato a baciare Raffaele, a scherzare, a fare le linguacce e le smorfie con una apparente noncuranza. Tale atteggiamento fu in parte cristallizzato in un video. Invitata dagli inquirenti a seguirli nella villetta dove si era consumato il delitto, Amanda entrò sulla scena del crimine come se stesse recitando in un musical di Broadway, con un “TAA DA!”. La Knox in questura cantava e faceva la ruota ed appoggiava le proprie gambe su quelle di Raffaele. Molti degli atteggiamenti messi in atto da Amanda avevano lo scopo di lasciar credere agli inquirenti di non aver nulla di cui preoccuparsi, di essere tranquilla rispetto al fatto di sangue che aveva visto come vittima la sua coinquilina ed invece il suo comportamento giustamente insospettì chi indagava.
Né lei né Sollecito si recarono alla veglia organizzata in ricordo di Meredith.
Amanda scrisse nel suo diario dopo la morte di Meredith: “I’d really like to say I could kill for a pizza, but it does not seem right!”. Una crudele ironia, segno di una totale insensibilità.
La Knox la mattina del 4 novembre alle 3.24.19, circa 36 ore dopo la scoperta del cadavere di Meredith, inviò una email a 24 persone tra parenti ed amici per spiegare una volta per tutte cosa era successo a Perugia e per non doversi, a suo dire, ripetere centinaia di volte come già stava facendo con gli investigatori. Nella email Amanda raccontava di essere stata colta dal panico dopo aver scoperto che la porta della camera di Meredith era chiusa. A detta di tutti i presenti in via della pergola la mattina della scoperta del cadavere, la Knox invece non sembrò preoccuparsi assolutamente della porta chiusa, piuttosto rassicurò la polizia postale che era abitudine di Meredith chiudere la porta a chiave, anche solo per recarsi in bagno. Il racconto fatto agli amici nella missiva aveva un’unica protagonista, Amanda Knox ed i suoi bisogni. Amanda non manifestò alcuna empatia nei confronti della vittima e dei suoi familiari, né mostrò alcuna tristezza, compassione, dolore o preoccupazione. La Knox non fece trapelare alcuna emozione, non si chiese cosa fosse successo e perché, non mostrò neanche di temere che potesse succedere a lei, ella era così lontana emotivamente da quel terribile evento che fu capace di lamentarsi del freddo patito, della fame che aveva avuto in questura e del fatto di dover pagare per mesi l’affitto di una casa sotto sequestro della quale non avrebbe potuto usufruire. Amanda visse l’omicidio di Meredith come un fastidio anche se in realtà provò un certo compiacimento per l’interesse che giornalisti e media mostrarono nei suoi confronti tanto che scrisse di questi già nelle prime righe della email.
Al momento dell’arresto Amanda Knox apparve fredda e distaccata. Lo stesso giorno, il 6 novembre, vennero arrestati Raffaele Sollecito e Patrick Lumumba, quest’ultimo fu rilasciato dopo 2 settimane in quanto era estraneo ai fatti. Il 20 novembre in Germania venne arrestato Rudy Guede ed estradato nei giorni successivi.
All’inizio del processo Amanda apparve allegra, rilassata, naive, come se non comprendesse la gravità dei fatti, sembrava contenta di essere al centro dell’attenzione e solo dopo i commenti negativi della stampa assunse un’aria più seria. Angela Antonietti, l’agente di custodia che le è stata più vicina in carcere, l’ha descritta come una persona disumana, impenetrabile, senza reazioni, senza emozioni, soprannominata dalle altre detenute, con le quali non desiderava socializzare, Ice Queen. L’agente ha riferito di non averla mai vista piangere o soffrire. Amanda non mostrò alcun rimorso per la morte di Meredith e della stessa non parlò mai, né di lei né di Rudy Guede a detta della Antonietti. La Knox cantava e ballava in cella, era ossessionata dai Beatles e di notte dormiva serenamente, come un bambino. L’Antonietti ha raccontato che le sembrava che Amanda recitasse continuamente e cercasse di ‘succhiarle’ le emozioni. È interessante la sensazione provata dall’agente, soggetti come Amanda, in realtà, non succhiano le emozioni, ma piuttosto, non provandole, le registrano per poi riproporle all’occorrenza per un proprio tornaconto. L’ agente riferisce di averla vista nervosa una sola volta, quando era in attesa che la madre le inviasse il secondo volume di Harry Potter. Nel diario che Amanda teneva compulsivamente in carcere ella ha riferito dei molti uomini che le scrivevano, del suo sentirsi una eroina shakespeariana, una martire, di come la morte di Meredith avesse reso, più di quello degli altri studenti, movimentato il suo soggiorno universitario in Italia. In una lettera a Sollecito dal carcere scrisse: “I dreamed he (Obama) welcomed me personally, shaking my hand, back to the States”, prova evidente di megalomania e distacco dalla realtà.

Secondo l’accusa l’omicidio di Meredith Kercher ( 28 dicembre 1985) è stato commesso da un gruppo di tre persone, Rudy Hermann Guede, Amanda Knox e Raffaele Sollecito.
Rudy Guede (26 dicembre 1986) è stato giudicato con il rito abbreviato e condannato in via definitiva per concorso in omicidio e violenza sessuale, sta scontando una pena di 16 anni nonostante non sia mai stato accusato né condannato per essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio di Meredith Kercher.
Amanda Knox (9 luglio 1987) ed il suo fidanzato dell’epoca Raffaele Sollecito (26 marzo 1984) sono stati invece processati ed assolti in via definitiva dalla Corte Suprema di Cassazione.
Amanda dopo la prima assoluzione, è tornata in patria, ha rilasciato interviste alle principali emittenti americane accusando il nostro sistema giudiziario di incompetenza e di averla fatta soffrire fino a farle desiderare il suicidio. Nell’aprile del 2013 speculando sulla morte di Meredith e lucrando su un omicidio da lei commesso, ha ottenuto un contratto in esclusiva che le ha fruttato 4 milioni e 300 mila dollari ed ha pubblicato con HarperCollins il libro: “Aspettando di essere ascoltata: Una memoria”.

Amanda Knox è una sociopatica con tratti narcisistici di personalità, mediamente intelligente, incapace di legami emozionali con gli altri esseri umani, fornita di  fascino superficiale e di spiccate capacità manipolatorie. E’ stata capace di uccidere e di accusare un innocente pur di farla franca, è insensibile al dolore della famiglia della vittima e proprio per questo motivo non ha difficoltà nel ricavare denaro da apparizioni televisive, pubblicazione di libri e conferenze riguardanti l’omicidio da lei commesso. La Knox ha usato i media per convincere l’opinione pubblica di essere una vittima di malagiustizia. Dopo la sua seconda condanna in appello, Amanda si trovava in USA e mossa dalla sua megalomania, come il suo amato presidente Obama, ha parlato alla nazione attraverso l’emittente ABC, chiedendo l’aiuto di tutti.