OMICIDIO DI PAMELA MASTROPIETRO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: BASTA CON LE STRUMENTALIZZAZIONI (intervista)

Innocent Oseghale

Domani a Macerata si terrà la seconda udienza del processo per l’omicidio di Pamela Mastropietro, unico imputato Innocent Oseghale. Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco.

Le Cronache Lucane, 5 marzo 2019

– Dottoressa Franco, Pamela Mastropietro è vittima della mafia nigeriana?

No, le risultanze investigative parlano chiaro: Pamela è stata uccisa e smembrata dal solo Oseghale, un ragazzo nato per caso in Nigeria e con una psicopatologia da serial killer.  

– Dottoressa Franco, il caso Mastropietro è un caso unico, senza precedenti?

Neanche per sogno. La cronaca è ricca di casi di omicidio e smembramento. 

– Ci ricorda qualche caso simile?

La notizia è di pochi giorni fa, a Madrid, Alberto Gómez, 26 anni, ha ucciso la propria madre, María Soledad e l’ha poi fatta a pezzi, che in parte ha mangiato con l’aiuto del cane.

In Germania, Nhat T., un vietnamita di 24 anni, il 24 agosto 2018, ha ucciso a martellate il cinese Chenxi L., 27 anni, lo ha ridotto in pezzi che ha messo in sacchetti che ha poi gettato.

Nell’ottobre 2017, nella città di Alcala de Eneres, in Spagna, Manuel Moreno, un cameriere di 42 anni, ha ucciso e smembrato la sua fidanzata, Daria O. L., di 22 anni, dopo 15 mesi, i pezzi del cadavere di Daria sono stati ritrovati dalle forze dell’ordine in un frigorifero nella casa in cui la coppia viveva.

L’inventore danese Peter Madsen, all’interno del suo sottomarino, l’UC3 Nautilus, il 10 agosto 2017, ha ucciso la giornalista svedese Kim Wall, ne ha poi smembrato il corpo e gettato in mare i pezzi dopo averli infilati in sacchetti di plastica insieme ad alcuni oggetti metallici. Il 25 aprile 2018 una Corte di Copenaghen ha riconosciuto Madsen colpevole di omicidio premeditato e lo ha condannato all’ergastolo.

– E allora perché si continuano a leggere tante menzogne su questo caso?

In un paese come il nostro, dove ormai la disinformazione e l’istigazione al giustizialismo sono il pane quotidiano, la verità non attrae quasi più nessuno perché non fa spettacolo, ma soprattutto non fa comodo a chi fomenta l’odio cercando di far passar il messaggio che le colpe di un singolo assassino vadano spalmate su una comunità intera. 

– Dottoressa cosa vuole aggiungere?

Basta con le strumentalizzazioni, non ci si inventano i casi giudiziari, è agli atti d’indagine che bisogna attenersi. 

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OMICIDIO DI PAMELA MASTROPIETRO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: L’OPINIONE PUBBLICA E’ PRIVA DI CAPACITA’ CRITICA (intervista)

Manifestanti all’esterno del tribunale di Macerata

La dottoressa Ursula Franco si era espressa sul caso Mastropietro all’indomani del ritrovamento del cadavere, le risultanze delle indagini le hanno dato ragione. Secondo la Franco, Innocent Oseghale ha agito da solo, il movente dell’omicidio è intrapsichico e nello smembramento della vittima non è riconoscibile un atto difensivo, ma semplicemente la messa in pratica di fantasie perverse coltivate da tempo.

Le Cronache Lucane, 25 febbraio 2019 

– Dottoressa Franco, cosa pensa del tifo da stadio che circonda il caso di Pamela Mastropietro?

E’ disgustoso e indegno di un paese civile. Chi fomenta l’odio nei confronti dei nigeriani deve essere perseguito. Innocent Oseghale ha agito da solo e solo lui deve rispondere dell’omicidio, ai giudici e non all’opinione pubblica che è priva di capacità critica.

– Che pensa della scelta del sindaco di Macerata, Romano Carancini, di non organizzare un evento in ricordo della Mastropietro?

Una scelta illuminata, c’era la possibilità che venisse strumentalizzato. A chi lo critica evidentemente non è bastato ciò che ha fatto Luca Traini all’indomani dell’omicidio della Mastropietro.

– Com’è possibile che ci sia gente a manifestare fuori dai tribunali della Repubblica durante le udienze dei processi?

La gente è stata convinta dalla tv di essere in grado di risolvere un omicidio, di discernere tra un omicidio ed un suicidio, di poter “comminare” una pena equa, ma soprattutto cerca emozioni che la propria vita non può dargli, per questo motivo si relaziona con i protagonisti dei casi giudiziari, dai parenti delle vittime ai loro avvocati e consulenti, e dai social alla piazza è un attimo. 

– Chi è responsabile di questo degrado?

La televisione con i suoi programmi spazzatura. Sono anni che il pubblico televisivo subisce un lavaggio del cervello di stampo giustizialista da parte di conduttori ed ospiti di programmi che trattano di casi giudiziari. Ciò che interessa meno di tutto agli autori di questi programmi, che hanno venduto l’anima al diavolo in cambio dello share, è la verità, lo si evince dal fatto che lasciano che siano soggetti privi di competenze ad esprimersi su argomenti delicati come gli omicidi.

– Che effetto può avere sui giudici il processo mediatico?

E’ innegabile, la pressione dell’opinione pubblica può indurre PM, GIP e giudici a commettere degli errori, lo sanno bene coloro che foraggiano i processi mediatici.

OMICIDIO PAMELA MASTROPIETRO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: INNOCENT OSEGHALE HA AGITO DA SOLO (intervista)

Innocent Oseghale

Le Cronache Lucane, 13 febbraio 2019

La dottoressa Ursula Franco si era espressa su questo caso già all’indomani del ritrovamento della valigie contenenti i resti di Pamela. Oggi, in occasione dell’inizio del processo ad Oseghale, torna a farci riflettere.

“L’unico responsabile dell’omicidio di Pamela Mastropietro e del sezionamento del suo cadavere è Innocent Oseghale. L’omicidio della Mastropietro è un omicidio senza un apparente movente perché il movente è intrapsichico. Oseghale non ha ucciso Pamela in seguito ad un approccio sessuale o ad una violenza sessuale, l’ha uccisa per smembrarla e per poi “manipolarne” i resti, in poche parole questo omicidio non è altro che l’ACT OUT delle fantasie del suo autore. Le due valigie con i resti di Pamela non sono state occultate, ciò permette di escludere che quel sezionamento fosse finalizzato all’occultamento. Il medico legale ha dichiarato: “lo strazio inflitto al corpo va molto oltre ciò che sarebbe stato necessario per chiuderlo in due valigie”, quello “strazio” (depezzamento e lavaggio) è servito ad Oseghale per saziare un proprio bisogno psicologico. Nell’analisi di un caso giudiziario non c’è spazio per la fantasia (branco di nigeriani, riti della mafia nigeriana e chi più ne ha più ne metta), sono le risultanze investigative a fornire la soluzione, un caso giudiziario è quello che è, non quello che si vorrebbe che fosse”. 

Peter Madsen come Innocent Oseghale

Peter Madsen

Kim, Pamela e Yara e gli assassini per lussuria

Incompetenza sessuale, narcisismo e tratti caratteriali antisociali: così i lust murderer uccidono

di Ursula Franco

Stylo24, 2 maggio 2018

L’inventore danese Peter Madsen, che all’interno del suo sottomarino, l’UC3 Nautilus, il 10 agosto 2017, ha ucciso la giornalista svedese Kim Wall e ne ha poi smembrato il corpo, il 25 aprile 2018 è stato riconosciuto colpevole di omicidio premeditato da una Corte di Copenaghen e condannato all’ergastolo.

Madsen aveva ammesso di aver fatto a pezzi il corpo della Wall e di aver gettato i suoi resti in mare ma non di averla uccisa. L’inventore, durante un’udienza preliminare, aveva riferito al giudice che la Wall era morta in seguito ad un incidente ovvero che a lui era sfuggito di mano un portello da 70 kg che chiudendosi aveva colpito la Wall fratturandole il cranio.

I medici legali, che hanno eseguito l’autopsia sui resti di Kim Wall, non sono stati in grado di determinare la causa della morte della giornalista, hanno però riferito agli inquirenti che sul torso, precisamente sul torace e sul pube, vi erano i segni di almeno 15 coltellate inferte alla donna “poco prima della morte o appena dopo” e che non risultavano esserci fratture a carico delle ossa craniche, un dato che ha permesso di escludere a chi indagava che la morte di Kim Wall fosse intervenuta in seguito ad un forte colpo alla testa.

Spesso nei casi in cui un cadavere viene smembrato è difficile stabilire la causa della morte ma nonostante tutto la Corte ha ritenuto che l’accusa avesse provato l’omicidio attraverso le altre risultanze delle indagini. Gli inquirenti hanno scoperto che Madsen era solito guardare “snuff movie”, che aveva condotto con sé ciò che gli sarebbe servito per legare la vittima, accoltellarla, smembrarne il corpo e gli oggetti metallici usati per appesantire i sacchetti da gettare in mare con all’interno i suoi resti e che aveva scritto ad una donna che l’avrebbe legata e torturata a bordo del sottomarino e ad un amico di aver pianificato un omicidio perfetto dal quale avrebbe tratto un “grande piacere”.

Kim Wall

La perizia psichiatrica disposta dal Giudice, ha riconosciuto Madsen capace di intendere e di volere pur individuando in lui tratti narcisistici ed antisociali. Fascino superficiale, capacità manipolatorie instabilità nelle relazioni interpersonali, esplosioni emotive intense, tendenza all’isolamento sociale, egocentrismo, bassa autostima, intolleranza alle critiche e bassa tolleranza alle frustrazioni, mancanza di empatia e di senso di colpa sono le caratteristiche principali della personalità di Peter Madsen.

Possiamo far risalire ai fatti dell’8 agosto 2017 il cosiddetto “pre crime stressor”. Il  “pre crime stressor” è identificabile in un’ultima frustrazione che conduce un soggetto, che da tempo fantastica un omicidio, all’act out. Un socio dell’inventore ha riferito infatti agli inquirenti che l’8 agosto 2017 Madsen gli era apparso particolarmente nervoso alla notizia della cancellazione del lancio di un missile che stava costruendo. Secondo ciò che è emerso dalle indagini, tra l’8 e il 10 agosto Madsen aveva provato inutilmente a convincere tre donne a salire a bordo del suo sottomarino. Il 10 agosto 2017, aveva invece ricevuto una risposta positiva da Kim Wall, una giornalista che da mesi desiderava intervistarlo. Il fatto che Madsen avesse provato ad attirare a bordo del sottomarino altre donne ci permette di affermare che ciò che l’ha condotto ad uccidere la Wall è stato semplicemente il suo desiderio di uccidere; un movente intrapscichico quindi, non collocabile nel novero dei moventi degli omicidi comuni ma tipico degli omicidi sessuali che sono solo apparentemente omicidi senza movente (motiveless homicide).

Pamela Mastropietro

L’omicidio di Kim Wall ricorda da vicino quello di Pamela Mastropietro, in entrambi i casi il movente è intrapsichico e nello smembramento delle vittime non è riconoscibile un atto difensivo, non un atto che avrebbe potuto aiutare l’autore dell’omicidio ad occultare meglio il cadavere ma semplicemente la messa in pratica di fantasie perverse coltivate da tempo. Madsen e Oseghale hanno smembrato le loro rispettive vittime per appagare un proprio bisogno psicologico, non per ucciderle od occultarne il corpo ma per ottenere una gratificazione.

Entrambi gli omicidi rientrano tra gli omicidi sessuali ed i loro autori possono essere definiti Lust Murderer (assassini per lussuria). Infine è alquanto improbabile che Madsen ed Oseghale abbiano agito atti sessuali veri e propri, è invece probabile che entrambi siano soggetti sessualmente incompetenti, come lo sono la maggior parte degli assassini per lussuria, e che semplicemente dalla penetrazione della vittima attraverso un atto sessuale sostitutivo (substitute sexual activity), ovvero attraverso le coltellate inferte sul seno e a livello del pube, che sono la rappresentazione di una parafilia detta “Piquerismo”, abbiano ottenuto la gratificazione sessuale che cercavano.

Yara Gambirasio

Un altro omicidio che ricorda da vicino gli omicidi della Wall e della Mastropietro è quello di Yara Gambirasio. Non fu una avance respinta a scatenare la furia omicida di Bossetti, così come si legge nelle motivazioni della sentenza, il vero movente di questo omicidio fu il desiderio di seviziare la giovane Yara, un desiderio maturato nelle fantasie perverse del suo autore ed agito in un momento di stress dovuto ai problemi lavorativi di Bossetti e al conflitto coniugale tra lui e sua moglie Marita.

Bossetti, come Madsen, aveva deciso di uccidere da giorni e da giorni aspettava l’occasione più propizia. Massimo Bossetti frequentava l’area in cui viveva Yara e aveva notato la ragazza, nei giorni precedenti al delitto cercò e studiò i movimenti della sua giovane vittima, fantasticò e pianificò l’omicidio fino al momento in cui non gli si presentarono le condizioni ideali per metterlo in atto.

Come Madsen, Bossetti condusse con sé un’arma da taglio che usò solo nella seconda fase dell’omicidio e che non lasciò sulla scena criminis. Egli sequestrò ed uccise Yara utilizzando la cosiddetta tecnica dello squalo, tecnica cara a molti serial killer che cercano una vittima muovendosi a bordo di un mezzo di trasporto, macchina o furgone, la catturano velocemente e la uccidono o nel luogo della cattura o, dopo averla trasportata con il proprio mezzo, in un posto isolato e conosciuto dove possono agire indisturbati. Questo comportamento è caratteristico dei serial killer che vivono in famiglia e che quindi devono cercare ed uccidere le proprie vittime ad una certa distanza di sicurezza da casa propria. Bossetti intercettò Yara mentre la stessa, di ritorno dalla palestra, si stava dirigendo a piedi verso casa e la condusse nel campo di Chignolo d’Isola dove la abbandonò ferita a morte. I serial killer sono spesso abili manipolatori, capaci di conquistare la fiducia delle loro vittime al fine di condurle nella propria ‘comfort zone’, un’area dove sono in grado di agire le loro fantasie in tutta sicurezza. Bossetti, in qualche modo, convinse Yara a salire sul furgone ed in seguito la portò al campo di Chignolo d’Isola, dove la bambina, resasi conto del pericolo, tentò di fuggire ma invano.

Ed ancora, come Madsen, Bossetti non abusò sessualmente della giovane Yara ma si limitò a slacciarle il reggiseno, a reciderle le mutandine e infine ad infierire sul suo corpo con un’arma da taglio, tutti atti sessuali sostitutivi.

Gli autori di questi tre omicidi possono essere definiti anche Sexual Sadistic, soggetti che ottengono la loro gratificazione sessuale, non da atti sessuali veri e propri ma dall’umiliare, torturate e uccidere la propria vittima, traggono piacere dal terrore che riescono a far provare alle loro vittime; generalmente hanno subito abusi sessuali e sono affetti da parafilie, sono spesso sessualmente incompetenti, hanno tra i 30 e i 40 anni, sono sposati con famiglia, non hanno precedenti, pianificano meticolosamente e conducono con sé il kit necessario per mettere in pratica le proprie fantasie. Per quanto riguarda l’età di Bossetti, 40 anni al suo primo omicidio, rientra nel range di età in cui i Sexual Sadistic commettono il loro primo omicidio, in ogni caso, dall’analisi del carteggio intrattenuto con la detenuta Gina si evince, non solo che Bossetti è stato vittima di abusi ma anche che la sua età emozionale non corrisponde alla sua età anagrafica.

Gli omicidi di Yara Gambirasio, di Pamela Mastropietro e di Kim Wall sono omicidi premeditati per anni e figli delle fantasie ossessive dei loro autori. I serial killer uccidono per il piacere di torturare e di uccidere non perché gli sfugge di mano una situazione.

Omicidio Pamela Mastropietro: una mia intervista

Innocent è un serial killer come il mostro di Firenze

Intervista alla criminologa Ursula Franco sull’omicidio della giovane Pamela Mastropietro, la 18enne uccisa e fatta a pezzi dal solo Oseghale per soddisfare una pulsione sessuale

Stylo24, 5 aprile 2018

Dopo le illazioni sui rituali della mafia nigeriana, dopo le ipotesi sul cannibalismo e violenze sessuali di gruppo, dopo aver addirittura lasciato intendere che a stroncarla fosse stata un’overdose, inizia ad affiorare la verità sulle ultime ore della povera Pamela, uccisa a Macerata tra il 29 e il 30 gennaio scorso. In un articolo pubblicato su Stylo24 l’8 febbraio scorso la criminologa Ursula Franco aveva anticipato quel che poi le consulenze sul cadavere della 18enne hanno successivamente accertato. E cioè che ad ammazzare la ragazza e a sezionarne il cadavere fosse stato il solo Oseghale per motivi diversi dalla semplice violenza sessuale.

Sappiamo da giorni che gli unici DNA repertati sul corpo di Pamela Mastropietro appartengono al tassista che portò la ragazza a Macerata e a Innocent Oseghale, è invece notizia recente che i RIS, nonostante i ripetuti sopralluoghi nell’appartamento di via Spalato in cui è stata uccisa Pamela, non abbiano repertato impronte appartenenti né a Desmond Lucky né a Lucky Awelima ma solo impronte di Innocent Oseghale, che ne pensa dottoressa Franco?

Sono due mesi che dico che l’unico responsabile dell’omicidio di Pamela Mastropietro e del sezionamento del suo cadavere è Innocent Oseghale, quello della Mastropietro è un delitto che ha tutte le caratteristiche di un omicidio commesso da un serial killer. La riprova? Le due valigie con i resti di Pamela non sono state occultate pertanto da subito era facile intuire che quel sezionamento non era finalizzato all’occultamento e che era da escludere una morte per overdose. E’ illogico pensare che uno spacciatore faccia a pezzi il corpo di una ragazza morta in casa sua in seguito ad una overdose. Lo ripeto: Innocent Oseghale non avrebbe avuto motivo di “frazionare” il corpo di Pamela Mastropietro in pezzi così piccoli né tantomeno avrebbe trasformato casa sua in un mattatoio se non avesse ucciso lui la giovane donna al solo scopo di smembrarla. Il fatto che, dopo lo smembramento, Innocent non abbia propriamente occultato i resti del cadavere di Pamela ci permette di escludere che lo smembramento sia stato un atto di tipo “difensivo”; se lo smembramento fosse stato finalizzato all’occultamento, Oseghale avrebbe occultato al meglio i resti della sua vittima.

Secondo lei ci fu una violenza sessuale o un tentativo di violenza sessuale prima dell’omicidio?

L’ho sempre escluso e le indagini hanno confermato il mio convincimento. Sul corpo della Mastropietro non sono stati trovati segni di uno violenza sessuale non a causa dello stato dei suoi resti ma semplicemente perché Oseghale non ha violentato Pamela, l’omicidio della Mastropietro è un omicidio senza un apparente movente perché il movente è intrapsichico. Il medico legale ha dichiarato: “lo strazio inflitto al corpo va molto oltre ciò che sarebbe stato necessario per chiuderlo in due valigie”, quello “strazio” è servito a saziare un bisogno psicologico. Oseghale ha ucciso e depezzato il cadavere per ottenere la gratificazione di un suo bisogno psichico e sono proprio gli atti non finalizzati alla commissione del delitto e all’occultamento del cadavere che ci svelano il movente. Oseghale non ha ucciso Pamela in seguito ad un approccio sessuale o ad una violenza sessuale, l’ha uccisa per smembrarla. Oseghale non ha agito atti sessuali veri e propri ma un’attività sessuale sostitutiva. Oseghale ha ottenuto una gratificazione sessuale dal meticoloso smembramento del cadavere di Pamela ed è con tutta probabilità un soggetto sessualmente incompetente come lo sono molti serial killer con il suo stesso quadro psicopatologico.

Come si spiega la precisione con cui è stato sezionato il cadavere?

L’omicidio e lo smembramento del cadavere di Pamela hanno rappresentano un “act out” di fantasie perverse che Oseghale coltivava da tempo. Un omicida per lussuria come lui, per mesi o per lunghi anni, si nutre di fantasie e gode nel premeditare il delitto in modo meticoloso e nel ripassare ogni dettaglio del rituale che un giorno metterà in atto.

Che cosa pensa del fatto che si sia addebitato l’omicidio di Pamela Mastropietro al branco, alla mafia nigeriana, a riti tribali, ad un macellaio o ad un chirurgo?

Chi si è espresso in questo senso evidentemente ignora il fenomeno dei serial killer, le ripeto, sono ipotesi insostenibili, deliranti che, se non fosse per il tragico fatto, definirei esilaranti.

Pensa che la procura di Macerata tornerà sui suoi passi?

Ho i miei dubbi, il caso è molto semplice ma non credo che si arriverà mai alla verità se si continuerà non solo a cercare un movente classico come può esserlo un tentativo di violenza ma anche se si continuerà ad ignorare che Innocent Oseghale è un serial killer dello stesso tipo del mostro di Firenze e di Massimo Giuseppe Bossetti, un lust murderer, un anger-excitation sexual murderer.

Psicopatologia di Innocent Oseghale

Innocent Oseghale ha ucciso Pamela perché odia le donne

L’analisi della criminologa Ursula Franco sull’omicidio di Macerata: lo smembramento rappresenta una gratificazione sessuale

Stylo24, 8 febbraio 2018

E’ difficile credere che uno spacciatore di hashish decida di ridurre in 20 pezzi il corpo di una ragazza morta in casa sua in seguito ad una overdose di eroina, eroina che tra l’altro Oseghale afferma di non avergli venduto.

Innocent Oseghale non avrebbe avuto motivo di “frazionare” il corpo di Pamela Mastropietro in pezzi così piccoli né tantomeno avrebbe trasformato casa sua in un mattatoio se non avesse ucciso lui la giovane donna al solo scopo di smembrarla. Oseghale ha ottenuto una gratificazione sessuale da quel meticoloso smembramento ed è un soggetto socialmente pericoloso in quanto capace di reiterare.

Secondo Holmes & Holmes (2002) lo smembramento è l’atto più disumanizzante nei confronti di una vittima e il più gratificante per l’autore di un omicidio, è la rappresentazione più estrema dell’avversione dell’assassino per la vittima, è un ultimo atto in cui un’omicida riafferma il proprio potere e valore riducendo ciò che disprezza in piccoli pezzi di nulla.

L’omicidio di Pamela è una manifestazione della profonda avversione che Innocent Oseghale prova nei confronti del sesso femminile.

L’arresto di Innocent Oseghale

Oseghale, se Pamela si fosse sentita male dopo essersi “fatta” una dose fornitale da un terzo soggetto, avrebbe potuto chiamare il 118 o lasciare la ragazza morente o morta nei campi o in strada. Se lo avessero identificato, l’accusa nei suoi confronti sarebbe stata semplicemente quella di Omissione di soccorso. Quand’anche fosse stato Innocent Oseghale a fornirle l’eroina e Pamela fosse morta in casa sua dopo essersela iniettata, la cosa più logica che Innocent poteva fare, per provare ad evitare di essere accusato di omicidio colposo, sarebbe stata quella di lasciare il corpo della ragazza in strada.

Lo smembramento del cadavere della Mastropietro e il semi occultamento dei suoi resti sono incompatibili con una morte accidentale, lo smembramento ha fatto seguito ad un omicidio volontario. Oseghale non ha ucciso Pamela in seguito ad un approccio sessuale o ad una violenza sessuale, l’ha uccisa per smembrarla. Ci aiuta a sbrogliare la matassa il fatto che, dopo lo smembramento, Innocent non abbia propriamente occultato i resti del cadavere di Pamela, pertanto possiamo escludere che lo smembramento sia stato un atto di tipo “difensivo”; se lo smembramento fosse stato finalizzato all’occultamento, Oseghale avrebbe occultato al meglio i resti della sua vittima.

Il racconto di Innocent Oseghale non è credibile e ricorda da vicino quello di Peter Madsen, autore di un cruento omicidio avvenuto all’interno del suo sottomarino l’estate scorsa. Anche Madsen ha negato di aver ucciso Kim Wall e di aver smembrato il suo cadavere. Il 12 agosto scorso, Peter Madsen, durante un’udienza a porte chiuse, ha riferito al giudice che Kim Wall era morta mentre si trovava a bordo del suo sottomarino in seguito ad un incidente e che lui, in preda al panico, l’aveva “sepolta in mare”.

Gli inquirenti di Copenaghen ritengono invece che Peter Madsen abbia ucciso Kim Wall, abbia fatto a pezzi il suo corpo, abbia gettato quei resti in mare all’interno di sacchetti appesantiti da oggetti metallici e che l’uomo possa essere un serial killer.

Nel caso di Kim Wall, sul torso, precisamente sul torace e sul pube, i medici legali hanno rilevato i segni di almeno 15 coltellate inferte alla donna “poco prima della morte o appena dopo”, in queste 15 coltellate è riconoscibile un’attività sessuale sostitutiva detta piquerismo, tipica dei serial killer per lussuria come Massimo Giuseppe Bossetti e il cosiddetto “mostro di Firenze”.

Sia nel caso danese che in questo recente caso italiano, l’omicidio e lo smembramento delle vittime rappresentano un “act out” di fantasie perverse che sia Madsen che Oseghale coltivavano da tempo. Un lust murderer, per mesi o per lunghi anni, si nutre di fantasie e gode nel premeditare l’omicidio in modo meticoloso e nel ripassare ogni dettaglio del rituale che un giorno metterà in atto. Sia Madsen che Oseghale hanno ucciso e smembrato la vittima per ottenere una gratificazione sessuale. Entrambi sono soggetti sessualmente incompetenti, come lo sono molti serial killer con il loro stesso quadro psicopatologico.

Vi ricordo infine che anche Freddy Sorgato, condannato per omicidio in concorso, ha raccontato di aver occultato il cadavere di Isabella Noventa dopo che la donna era morta in seguito ad un incidente (sesso estremo) e come lui milioni di assassini.

Ursula Franco