Duplice omicidio di Tatiana Ceoban e di sua figlia Elena: analisi dell’intervista rilasciata da Paolo Esposito a Franca Leosini

Tatiana Ceoban e sua figlia, Elena

Tatiana Ceoban, 36 anni, moldava, e sua figlia Elena, 13 anni, sono scomparse da Gradoli sabato 30 maggio 2009. Il compagno di Tatiana, Paolo Esposito, 44 anni all’epoca dei fatti, padre di una delle sue due figlie, la minore, Erika, 6 anni all’epoca dei fatti, è stato condannato in via definita all’ergastolo per il duplice omicidio mentre la sua amante (dal 2003), Ala Ceoban, sorella di Tatiana, 24 anni all’epoca dei fatti, è stata condannata a 8 anni per favoreggiamento e occultamento di cadavere.

Paolo Esposito

Franca Leosini: Senta Esposito, in relazione alla scomparsa di Tatiana e Elena, lei tuttora si professa innocente.

Proprio perché Franca Leosini ha affermato che Paolo Esposito “si professa innocente”, l’analisi di questa lunga intervista si baserà sul confronto tra ciò che ci si aspetta che un innocente dica e ciò che l’Esposito dice, expected versus unexpected.

 In poche parole, ci aspettiamo che Paolo Esposito:

  1. mostri di possedere  il cosiddetto “muro della verità”, che è una potente ed impenetrabile barriera psicologica che permette a coloro che dicono il vero di rispondere con poche parole alle domande relative al caso giudiziario in cui sono coinvolti, in quanto non hanno la necessità di convincere nessuno di niente;
  2. neghi in modo credibile di aver ucciso la sua compagna, Tatiana, e la di lei figlia tredicenne, Elena, che lo considerava un padre, 

ovvero, dica queste due semplici frasi: “io non ho ucciso Tatiana ed Elena” e “sto dicendo la verità”.

Paolo Esposito: Sì, certo.

E’ chiaro che l’affermazione della Leosini “si professa innocente” è un’affermazione capace di aprire le cateratte se pronunciata in presenza di un soggetto condannato all’ergastolo per un duplice omicidio che non ha commesso. 

Paolo Esposito si limita a confermare e fa seguire al “Sì” un “certo” nel tentativo di rafforzare la propria risposta che produce l’effetto contrario, la indebolisce. L’idea che trasmette l’Esposito è che lo stesso abbia semplicemente aderito ad uno “status”.

Franca Leosini: Però è inutile ricordare Esposito che esiste una verità processuale…

Paolo Esposito: In effetti, è questo.

Una risposta ambigua.

Franca Leosini:… alla quale va fatto riferimento.

Paolo Esposito: Certo.

Ci saremmo aspettati che a “Certo” l’Esposito facesse seguire una frase polemica come “ma per smontarla” o “ma una verità processuale che nulla ha a che fare con quella dei fatti”. 

Franca Leosini: L’autista della scuolabus ha dichiarato di aver accompagnato Elena a casa, lei se lo ricorda questo?

Paolo Esposito: Non c’ero io quando è arrivata a casa Elena, comunque lo so che lo… l’ha dichiarato.

Si noti che invece di rispondere alla domanda della Leosini, Paolo Esposito riferisce che lui non c’era “quando è arrivata a casa Elena”, lo fa per tentare di ridurre al minimo il tempo trascorso con la ragazzina, solo in seconda battuta conferma di essere a conoscenza delle dichiarazioni dell’autista dello scuolabus.

Franca Leosini: Lei, Esposito, in quel giorno, che poi è andato e venuto da casa, ha avuto modo di incontrare Elena?

Paolo Esposito: Elena io l’ho… l’ho incontrata, l’ho sentita e l’ho vista così di sfuggita, un attimo.

Si noti l’uso della parola “sfuggita”, potrebbe trattarsi di leakage”, ovvero dell’uso involontario di termini riferibili ad un evento passato che staziona nella mente di chi parla. Il termine “sfuggita” infatti, nella consapevolezza che Paolo Esposito è stato condannato proprio per l’omicidio della bambina, evoca un’inquietante dinamica: un inseguimento della vittima prima dell’omicidio, 

Franca Leosini: Perché era rientrato a casa.

Più un’affermazione che una domanda.

Paolo Esposito: Ero rientrato un attimo perché dovevo prendere… qualche lampadina.

Si noti che l’Esposito sente il bisogno di spiegare il motivo per il quale fosse tornato a casa, anticipando una eventuale domanda della giornalista. 

Paolo Esposito: Ho detto: “Va bene”, eee po…”Fateme sape’”, basta.

“eee po…” rappresenta un’autocensura.

L’uso del “basta” rivela il desiderio dell’Esposito di chiudere l’argomento, un argomento evidentemente scomodo.

Franca Leosini: Quindi lei ha visto Elena, che le ha detto?

Paolo Esposito: L’ho… sul… di sfuggita sulle scale, io stavo al piano sotto, lei era al piano sopra.

L’Esposito ha difficoltà nel rispondere.

Si noti ancora l’inquietante uso della parola “sfuggita” che questa volta è associata a “scale”

Franca Leosini: Ecco, che sarebbero andate a Roma, ma non le dice i motivi di quella trasferta?

Paolo Esposito: No, in pratica io già lo sapevo, sapevo… Tania mi aveva detto: primo, c’era la… la visita medica, non so in quale giorno, ora non me lo ricordo, poi dovevano rinnovare il passaporto, poi…. ehm, passano dalla zia aa… dalla zia Olga a… a Bracciano, va bene, stanno fori du’ giorni, per me sta benissimo, non è un problema.

Si noti l’uso dei tempi dei verbi da parte dell’Esposito, nella prima parte della risposta parla al passato “sapevo”, “aveva detto”, “dovevano” mentre in finale si esprime al presente “passano”, “stanno”, “sta” “è”, ed è proprio l’uso dei verbi al presente che ci indica che l’Esposito nell’ultima parte della risposta non sta pescando nella memoria, infatti quando un soggetto falsifica usa il presente perché non riesce a pensare al passato.

Franca Leosini: Ma non le sembra strano che il sabato pomeriggio si vada a fare delle visite mediche?

Paolo Esposito: No, passavano pe’… dalla zia, pe’ me non era un problema, c’andavano lunedì a fa’ la visita, non è un problema, stanno fuori du’ giorni, pazienza mmm… va benissimo, anzi due giorni de svago, per me sta benissimo.

Verbi all’imperfetto nella prima parte della risposta e al presente nella seconda “è”, “stanno”, “va” e “sta” che indicano che l’Esposito sta falsificando.

Franca Leosini: Lei sa che gli inquirenti, poi i giudici non le hanno creduto?

Una domanda che permetterebbe all’Esposito di dirsi innocente e soprattutto di negare di aver commesso il duplice omicidio.

Paolo Esposito: Ah certo, è normale.

Occasione persa per negare in modo credibile. Risposta ambigua.

Si noti la subdola ironia cui fa ricorso l’Esposito, il cui significato approfondiremo in seguito.

L’Esposito non può non sapere di aver detto una sciocchezza, a volte capita ma   non è certo “normale” che non si creda ad un innocente. 

Franca Leosini: Normale no. Non l’hanno creduto perché poi tutte le visite mediche che lei dice avrebbero dovuto fare a Roma invece erano fissate fra Viterbo e Gradoli, quindi sostanzialmente non c’era ipotesi di visite mediche su Roma e poi non di sabato sera sostanzialmente.

Paolo Esposito:… Sì, ma… (ride).

Un’ammissione.

Franca Leosini: Lei lo sa che io ascolto con rispetto quello che dice lei, ho dovere di fare riferimento agli atti processuali.

Paolo Esposito: (fa cenno di sì con la testa) Certo.

Ala Ceoban

Franca Leosini: Comunque Esposito, intorno alle 19.00 di quel 29 maggio lei va nuovamente ad Acquapendente per incontrare Ala.

Paolo Esposito: Sì, perché… ehm… siccome avevo avuto questa notizia, dico: “Fermate qui, in qualche modo poi s’aggiustamo, te fermi qui pe’ sta qui anche domani, poi lunedì tornerai al lavoro”.

Ancora una volta l’Esposito anticipa una eventuale domanda della Leosini spiegando il perché fosse andato da Ala ad Acquapendente. Il fatto che senta il bisogno di giustificarsi è sospetto. 

Franca Leosini: (…) ma dopo quella che possiamo chiamare la cacciata di Ala da parte di Tatiana, era la prima volta che Ala…

Paolo Esposito: No, no. 

Franca Leosini: … rimetteva piede nella villetta di Gradoli?

Paolo Esposito: Una volta è ritornata.

Franca Leosini: Non risulta però.

Paolo Esposito: Non risulta, comunque, sì.

Franca Leosini: C’era la certezza che comunque Tatiana e Elena non ci sarebbero state?

Paolo Esposito: Sì.

Franca Leosini: (…) Lei sa bene che cosa hanno pensato i giudici?

Paolo Esposito: Certo che lo so che hanno pensato, lo so benissimo, loro hanno pensato: “L’hanno fatte fori, buonanotte, po’ sta tranquilla sì, a casa”, questa è la motivazione… ehm… ma non è così.

L’Esposito risponde manifestando un apparentemente ingiustificato entusiasmo, in realtà fa parte di un tentativo di manipolare la Leosini, egli cerca di farle credere che quell’entusiasmo sia una forma di ironia che trae origine dalla sua condizione di perseguitato incompreso. In poche parole, Paolo Esposito, senza negare il suo coinvolgimento nel duplice omicidio, cerca d’indurre la giornalista a farlo per lui attraverso un escamotage. Già in precedenza, alla domanda di Franca Leosini: Lei sa che gli inquirenti, poi i giudici non le hanno creduto?, aveva risposto in modo ironico: “Ah certo, è normale”.

“L’hanno fatte fori, buonanotte” è una frase volutamente indelicata che sfiora lo sprezzo per le due vittime, di sicuro l’Esposito sarebbe stato capace di usare una terminologia più appropriata e di parlare in italiano corretto.

“ma non è così” non è una negazione credibile.

Franca Leosini: Senta Esposito lei ha dichiarato che quel pomeriggio lei non l’ha incontrata (Tatiana), vero?

Si noti che la Leosini non chiede all’Esposito se avesse incontrato Tatiana ma lo invita soltanto a confermare le precedenti dichiarazioni agli inquirenti e così facendo gli suggerisce una risposta negativa.

Paolo Esposito: No, non l’ho incontrata.

In ogni caso, “No, non l’ho incontrata” non è una negazione credibile in quanto l’Esposito ripete a pappagallo le parole della giornalista.

Franca Leosini: Con tutto che è andato e venuto molte volte da casa sua, vero?

Paolo Esposito: Eh, non c’era.

Con lo spontaneo “Non c’era” l’Esposito rinnega ciò che aveva detto in precedenza ripetendo a pappagallo le parole della Leosini. “Non c’era” non significa “non l’ho incontrata quel giorno”, significa semplicemente che quando l’Esposito arrivò a casa Tatiana “non c’era” e apre alla possibilità che la donna sia rientrata dopo di lui.

Franca Leosini: (…) le molteplici versioni riferite da lei Esposito a varie persone per motivare un possibile volontario allontanamento di Tatiana e della figlia Elena (…) ad una persona lei avrebbe detto che Tatiana ed Elena erano andate a Roma perché Elena voleva conoscere il padre naturale, vero questo?

Paolo Esposito: Sì, c’era anche questo, ma questo erano pensieri miei, non erano che l’ho dette in giro.

Franca Leosini: (…) Se qualcuno l’ha riferite vuol dire che l’ha dette in giro (…).

Paolo Esposito: (silenzio)

Il fatto che l’Esposito non risponda equivale ad una ammissione.

Franca Leosini: Ad un’altra persona lei ha detto che madre e figlia erano partite per Roma per ritirare i passaporti.

Paolo Esposito: Mmm… sì.

Paolo Esposito ammette di aver detto “che madre e figlia erano partite per Roma per ritirare i passaporti”, in precedenza aveva invece negato di aver fornito diverse versioni ed affermato che le diverse versioni restavano semplicemente pensieri suoi.

Franca Leosini: Ad un’altra persona ancora lei ha detto che erano andate a Roma perché Elena doveva sottoporsi a cure mediche (…).

Paolo Esposito: (ride)

Il fatto che l’Esposito non risponda ma rida equivale ad una ammissione.

Franca Leosini: (…) appariva improbabile, anche agli occhi degli inquirenti, che Tatiana ed Elena si fossero allontanate, fossero diciamo andate via per un allontanamento volontario.

Paolo Esposito: L’allontanamento volontario l’ha tirato fuori qualcuno, non so chi, me l’hanno appiccicato ma n-o-n è così.

Quando l’Esposito dice “n-o-n è così”, io gli credo.

Franca Leosini: (…) il momento in cui lei però Esposito dà delle spiegazioni del perché Tatiana…

 Paolo Esposito: Ma a chi devo da’ spiegazioni io? Perché devo da’ spiegazioni a quello, a quell’altro, di che cosa? 

Franca Leosini: No di spiegazioni, ha dato delle risposte.

Paolo Esposito: Io ho dato delle risposte di quello che me pare perché io non avevo fatto niente, in quel momento non risultava assolutamente niente, io ero preoccupato… tanto quanto la madre, se non forse di più.

“io non avevo fatto niente” non è una negazione credibile e “in quel momento non risultava assolutamente niente” è un’affermazione particolarmente interessante ma purtroppo la Leosini non ne ha approfondito il senso con un’altra domanda.

Si noti che “io ero preoccupato… tanto quanto la madre, se non forse di più” è l’unica frase in cui l’Esposito fa riferimento autonomamente ad uno stato d’animo.

Franca Leosini: Ma non subito, lei non si è preoccupato subito.

Paolo Esposito: (resta in silenzio e apre la bocca)

Il fatto che l’Esposito non risponda equivale ad una ammissione.

Franca Leosini: (…) magari lei, in perfetta buona fede, dava risposte così, svagate, come tante volte facciamo tutti per toglierci d’impaccio, ne parlammo per ne parla’, come diciamo noi a Napoli.

La Leosini inspiegabilmente suggerisce all’Esposito una spiegazione del perché  lo stesso abbia fornito diverse versioni.

Paolo Esposito: Tanto pe’ fatte sta’ zitto.

L’Esposito coglie la palla al balzo. In ogni caso, c’è da chiedersi il perché l’Esposito desiderasse zittire chi si interessava a Tatiana ed Elena. La Leosini avrebbe dovuto chiederglielo.

Franca Leosini: Ma se lei realmente ignorava il motivo per cui Tatiana e Elena si erano allontanate, perché ha confezionato tante differenti versioni, perché?

Paolo Esposito: Io non le ho confezionate, io sapevo determinate cose e le ho tirate fuori così al momento tanto pe’ fa’ sta’ zitti gli altri.

L’Esposito torna a far suo il suggerimento della Leosini.

Franca Leosini: “Ne parlammo per ne parla’”, come ho detto io, e purtroppo

Il “purtroppo” della Leosini è fuori luogo, non è un caso che l’Esposito abbia fornito diverse versioni, incartarsi con versioni diverse è un classico di chi nasconde la verità. 

Paolo Esposito: Purtroppo.

L’Esposito ripete l’ultima parola della Leosini, non è farina del suo sacco.

Franca Leosini: Quel “ne parlammo per ne parla’” è diventato un dossier che si è ritorto contro di lei.

Paolo Esposito: Lo so, lo so.

L’Esposito manifesta entusiasmo nel confermare ciò che gli hai appena ricordato la giornalista, lo fa per lasciar passare il messaggio che siano state delle sue leggerezze ad incastrarlo.

Franca Leosini: (…) ma comunque dove potevano essere andate due donne che non avevano un euro in tasca? 

Paolo Esposito: Mmm.

Il fatto che l’Esposito non risponda equivale ad una ammissione. Paolo Esposito è incapace di replicare perché per l’ennesima volta non può smontare le argomentazioni della Leosini.

Franca Leosini: Con quali mezzi Tatiana avrebbe potuto sostenere lei e la figlia partendo per un altrove che non fosse Gradoli?

Paolo Esposito: Ma non mmm…. (ride).

Il fatto che l’Esposito tenti di rispondere, si autocensuri e rida equivale ad una ammissione.

Franca Leosini: (…) i carabinieri, il primo giugno, vale a dire in effetti due giorni dopo la scomparsa di Tatiana e di Elena effettuano un sopralluogo a casa sua, è così?

Paolo Esposito: Il… il primo giugno, sì, il… lunedì.

Ancora una volta l’Esposito si mostra inspiegabilmente entusiasta. 

Franca Leosini: Cosa trovano oppure cosa non trovano in questo primo sopralluogo gli inquirenti?

Paolo Esposito: Ma nel primo sopralluogo poco abbiamo fatto, mancava un borsone eeee mi sembra una tuta, un pigiama qualcosa così.

Si noti che L’Esposito, condannato all’ergastolo per duplice omicidio, quando dice “nel primo sopralluogo poco abbiamo fatto” tenta di mettersi dalla parte dei buoni, dalla parte degli inquirenti, un atteggiamento inaspettato che va oltre la manipolazione.

Franca Leosini: Lo zainetto di…

Paolo Esposito: Lo zainetto mancava, sì, un borsone… 

Franca Leosini:… di Elena. 

Franca Leosini: Per il resto, la casa come appariva?

Paolo Esposito: Normale, pulita, tranquilla.

I tre aggettivi utilizzati dall’Esposito per descrivere la casa durante il sopralluogo ce la dicono lunga:

– generalmente l’uso dell’aggettivo “Normale” indica il contrario; evidentemente l’Esposito, nella sua testa, sta paragonando la vita che si svolgeva in quella casa prima dei due omicidi con il momento del sopralluogo;

“pulita” è un aggettivo interessante, posto che gli inquirenti si recarono in una casa dove erano appena stati commessi due omicidi, almeno uno dei quali particolarmente cruento; evidentemente l’Esposito, nella sua testa, sta paragonando la scena del crimine vera e propria, quella intonsa in cui erano ancora presenti soprattutto le macchie di sangue nella loro interezza, con il momento del sopralluogo, sopralluogo che ebbe luogo dopo un’opera di pulizia;

“tranquilla” è un aggettivo inconsueto da associare ad una casa; evidentemente l’Esposito, nella sua testa, sta paragonando l’aria che si respirava in quella casa prima degli omicidi, un’aria tesa, “non tranquilla” o la concitazione dei momenti durante i quali ha portato a termine i due omicidi con le condizioni della casa  durante il sopralluogo.

Franca Leosini: (…) Gliela da lei un’occhiata negli armadi, tra le cose di Tatiana?

Una domanda che appare quasi un suggerimento, la domanda giusta sarebbe stata: Che cosa ha fatto lei dopo la scomparsa di Tatiana e Elena?, in ogni caso la Leosini avrebbe dovuto formulare una domanda generica, solo così infatti si possono ottenere risposte non contaminate.

Paolo Esposito: Qualcosa c’ho guardato, sì, ma… qualcosa ho controllato, sì, c’ho guardato in giro, poi anche perché poi mi servivano le cose di Erika per la scuola, sì, ho controllato.

L’Esposito prova a confermare di aver controllato se Tatiana ed Elena si fossero portate via degli indumenti ma nel tentativo di convincere si ripete per ben tre volte ed ottiene l’effetto contrario, in ogni caso alla fine ci riferisce il vero ovvero di aver aperto gli armadi soltanto per estrarne “le cose di Erika per la scuola”.

Franca Leosini: (…) dal buio di quel diario Tatiana puntasse il dito accusatore contro di lei e contro la sorella Ala, lei questo lo sa, vero?

Paolo Esposito: Bhè… lei sì e… secondo me, forse Tatiana sapeva qualcosa, qualcosa più di me.

“Bhè… lei sì” sembrerebbe sottendere un paragone, in realtà è una risposta tipica dell’Esposito, egli infatti condisce le sue risposte con frasi senza senso allo scopo di indurre la Leosini a ricostruire misteriosi scenari.

Quando l’Esposito dice “forse Tatiana sapeva qualcosa, qualcosa più di me” tenta di collocarsi dalla parte di Tatiana, così come ha fatto quando si è espresso sul primo sopralluogo mettendosi dalla parte degli inquirenti “Ma nel primo sopralluogo poco abbiamo fatto”.

Franca Leosini: Qualcosa da parte di chi? Lei deve essere più chiaro Esposito?

La frase della Leosini “Lei deve essere più chiaro Esposito?” è fuori luogo, un giornalista non dovrebbe imporre un percorso al suo intervistato, dovrebbe semplicemente prendere atto di ciò che lo stesso riferisce, forzare un’intervista significa viziarla. 

Paolo Esposito: Da parte de… (interrotto)

E’ vero che la Leosini ha interrotto l’Esposito commettendo un errore però Paolo Esposito avrebbe comunque potuto riprendere il discorso ma evidentemente non ha nulla di dire e l’interruzione gli ha fatto comodo. 

Franca Leosini: Deve avere il coraggio di dirle le cose perché lei è come se mi volesse dire delle cose e poi fa marcia indietro.

Paolo Esposito è stato condannato all’ergastolo, non ha nulla da perdere, se avesse informazioni in grado di scagionarlo le riferirebbe, egli non ha nessuna sconvolgente rivelazione da fare, non ha “delle cose” da dire e non “fa marcia indietro”, semplicemente “cazzeggia”.

La Leosini dovrebbe semplicemente prendere atto delle risposte e invece continua ad avere delle aspettative. 

Paolo Esposito: Non sono… non ho la certezza, non è che posso spara’ la cosa a vanvera.

Una risposta evasiva attraverso la quale l’Esposito vuol comunque lasciar intendere di sapere qualcosa.

Franca Leosini: No. Lei si è giocata la vita Esposito, quindi a vanvera non credo possa rispondere.

Una conclusione della Leosini, in realtà l’Esposito non ha fatto che parlare a vanvera per tentare di indurre la giornalista a trarre per lui utili conclusioni.

Paolo Esposito: Si è giocata solo la mia però.

“solo la mia però” è un’ammissione attraverso la quale l’Esposito ci conferma che Ala ha ricoperto un ruolo nel duplice omicidio di sua sorella Tatiana e di sua nipote Elena. 

Franca Leosini: Si è giocata la sua.

Paolo Esposito: Ecco.

Paolo Esposito è soddisfatto, ha raggiunto il suo obiettivo.

Franca Leosini: (…) che cosa pensa possa essere successo?

Paolo Esposito: Io penso due principalmente…

Franca Leosini: E le dica le due.

Paolo Esposito: Il padre di Elena.

Franca Leosini: Lasci perdere il padre di Elena.

Paolo Esposito: Non posso lasciar perdere il padr…

Franca Leosini: Ma lo lasci perdere, è un fantasma che sta nell’ombra.

Paolo Esposito: E non se fa vivo dopo 7 anni e mezzo? Non se fa vivo per chiedermi qualche cosa a me su di Elena? Cioè quella è la figlia che è sparita?

L’Esposito ha l’ardire di emettere una condanna morale nei confronti del padre di Elena, proprio lui che l’ha uccisa. E’ un “mostro”. 

Franca Leosini: E quindi mica l’ha fatta sparire lui.

Paolo Esposito: No.

Franca Leosini: E quindi cosa può essere successo a queste due donne Esposito?

Paolo Esposito: E’ quello che me domando anch’io.

L’uso del “me” al posto del “mi” ha un che di sprezzante nei confronti delle sue due vittime. 

Franca Leosini: (…) Tatiana il dito lo puntava contro di lei e contro Ala. 

Paolo Esposito: (silenzio)

L’incapacità di replicare dell’Esposito è equiparabile ad una ammissione.

Franca Leosini: Lei dice: Sono innocente sono estraneo a tutto questo, allora cosa è successo a queste due donne?

Si noti che già all’inizio dell’intervista la Leosini ha affermato che l’Esposito “si professa innocente”, si tratta di una sua personale interpretazione.  Paolo Esposito non ha mai detto di essere “innocente” né di essere “estraneo a tutto questo”.

La domanda “allora cosa è successo a queste due donne?” permetterebbe all’Esposito di negare in modo credibile.

Paolo Esposito: (ride)

Si noti che ancora una volta Paolo Esposito non è capace di negare di aver ucciso Tatiana ed Elena né di replicare alla Leosini e allora ride.

Paolo Esposito 

Il ghigno di Paolo Esposito ricorda quello di Fabio Savi, Ted Bundy, Andrei Chikatilo, David Berkowitz, Charles Manson, John Wayne Gacy, Anders Behring Breivik, Jared Lugner, Aileen Wuornos, Rodney James Alcala e molti altri sociopatici.

Franca Leosini: C’è qualche elemento concreto che lei possa dirci stasera? E’ un’occasione che lei ha Esposito.

Se Paolo Esposito fosse innocente avrebbe negato alla prima occasione, la Leosini non riesce ad accettarlo ed insiste “E’ un’occasione che lei ha Esposito”.

Paolo Esposito: Sì, lo so, ma concreto, che cosa posso dire di concreto, l’idea che mi sono fatto è che sono scomparse.

Però… una conclusione cui non era arrivato nessuno!

Franca Leosini: Secondo lei sono ancora in vita?

Paolo Esposito: No.

Franca Leosini: Allora qualcuno deve aver provveduto a eliminarle, secondo lei chi?

Paolo Esposito: Non sono io che lo deve dire. Lo deve dire la procura.

Una risposta inquietante, l’Esposito finge di ignorare che in procura si siano già espressi e altrettanto abbiano fatto i giudici dei tre gradi di giudizio, il colpevole del duplice omicidio è lui.

Franca Leosini: Ma la procura si è espressa contro di lei.

Paolo Esposito: Anche questa è una cosa che non è proprio così, comunque.

L’Esposito cerca di insinuare un dubbio ma poi aggiunge un “comunque” che ci rivela che ciò che avrebbe voluto dire non è rilevante.

Franca Leosini: (…) nei suoi occhi c’è un’idea ma lei non la vuole dire.

Una frase che avrà inorgoglito l’Esposito che ha provato per tutta la durata dell’intervista a dire e a non dire per tentare di indurre la Leosini a trarre per lui utili conclusioni.

Paolo Esposito: Ma nessuno la vuole sape’.

L’Esposito in realtà non ha nulla da dire. Potrebbe confessare ma non lo farà.

Franca Leosini: Ma io la voglio sapere.

Paolo Esposito: Mmm…. No.

Patetico. Uno scambio che è equiparabile ad un capriccio, ma non è altro che una bizza simulata, l’Esposito infatti non ha nulla da dire. 

Franca Leosini: Come no, se le dico che lo voglio sapere (….) abbia il coraggio di dirlo.

Paolo Esposito: Non è così semplice.

L’ennesima frase generica e ambigua attraverso la quale l’Esposito prova a stimolare la fantasia della giornalista.

Franca Leosini: Lo so che non è così semplice…

Paolo Esposito: Ecco. 

Paolo Esposito è soddisfatto, ha raggiunto il suo obiettivo, sembra aver convinto la Leosini.

Franca Leosini: E so anche che lei ha paura.

E’ la Leosini ad affermare che l’Esposito abbia “paura”, non lui.

Paolo Esposito: Ecco.

Paolo Esposito è soddisfatto, ha raggiunto ancora il suo obiettivo, l’ha indotta a trarre una conclusione a lui utile.

Franca Leosini: Ha paura? 

Paolo Esposito: Eh… certo.

Una risposta oscena visto il reato da lui commesso, l’omicidio della madre di sua figlia e di una ragazzina di 13 anni che lo considerava un padre. 

Franca Leosini: (…) Quella notte di scomparsa, la sua amante Ala Ceoban resta a dormire nella villetta di Gradoli (…) ma come mai Ala, che da anni, cioè da quando era stata cacciata dalla sorella Tatiana non metteva  piede nella villetta di Gradoli, giusto, giusto quella sera ritorna in quella casa, sul punto lei Esposito che risposte ha dato ai giudici?

Paolo Esposito: Ma neanche me lo ricordo tanto non m’enteressava quello.

L’Esposito finge di sottovalutare la rilevanza indiziaria di ciò che gli sta riferendo la Leosini con un “non m’enteressava”.

Franca Leosini: Come non le interessava Esposito, si giocava la vita lei altro che non le interessava?

Paolo Esposito: Sì ma non era quello la… (ride).

Si noti che l’Esposito abbozza una risposta e poi si autocensura perché è incapace di smontare le argomentazioni della Leosini e poi ride ancora una volta.

Franca Leosini: Secondo i giudici del primo grado, Ala Ceoban che sarebbe stata sua complice a tutti gli effetti era venuta e rimasta poi nella villetta di Gradoli anzitutto perché sapeva che Tatiana ed Elena erano in una dimensione senza ritorno (…) ma Ala sarebbe rimasta tutta la notte ed il giorno successivo anche per ripulire la casa dalle tracce violente di quella tragedia (…) sono stati malpensanti i giudici?

Paolo Esposito: Vabbè di notte c’era anche Erika, possibile che non ha visto niente?

La bambina non vide nulla perché la casa era stata ripulita.

Franca Leosini: Comunque lei porta Ala a casa quella sera (…) poi lei va a casa dei suoi genitori dove c’era la sua bimba. 

Paolo Esposito: (…) Siamo rientrati alle 11, 11 e mezzo.

Franca Leosini: (…) se tanto mi da tanto o lei, come disperatamente afferma, è innocente o Totò Riina al confronto è un dilettante.

lei, come disperatamente afferma, è innocente” è ancora la Leosini a dirlo, non Paolo Esposito.

Paolo Esposito: Vero (ride) non c’avevo mai pensato a questo (ride).

No comment.

Franca Leosini: (…) malgrado il suo tenace disperato rifiuto di quel gesto terribile che tuttora lei continua a giurare di non avere commesso, è così Esposito? 

“malgrado il suo tenace disperato rifiuto di quel gesto terribile che tuttora lei continua a giurare di non avere commesso” è ancora la Leosini a dirlo, non Paolo Esposito. 

Paolo Esposito: Sì.

Non c’è nulla di più comodo per un duplice omicida di un portavoce che chieda solo di confermare con un “Sì” dei bei conditi proclami d’innocenza peraltro completamente sganciati dalle risposte da lui appena fornite che lo inchiodano senza se e senza ma alle sue responsabilità.

Franca Leosini: (…) c’è qualcosa che lei vorrebbe dire?

Paolo Esposito: Tutto c’è da cambia’ qui (ride e poi rimane a bocca aperta).

Quando si dice parlare a vanvera.

Franca Leosini: Esposito, cosa è successo a Tatiana ed Elena?

Una domanda che permetterebbe all’Esposito di negare in modo credibile.

Paolo Esposito: (silenzio)

L’ennesimo silenzio che ce la dice lunga.

Franca Leosini: Stasera lei ha un’occasione, se c’è qualcosa che lei non ha detto, qualcosa che potrebbe servire a correggere, a rivelare anche verità mai emerse (…) la dica.

La Leosini ancora spera.

Paolo Esposito: (lunga latenza) Quello che voglio io è soltanto il ritrovamento di questi due… persone.

Si noti che Paolo Esposito si è tradito, stava infatti per dire “il ritrovamento di questi due corpi” ma sul finale si è autocensurato e ha corretto il tiro. 

Franca Leosini: Lei vuole il ritrovamento di due persone o dei corpi di due persone?

Anche la giornalista si è accorta che l’Esposito stava per dire corpi.

Paolo Esposito: Questo bisogna vedere.

L’Esposito, per non fare scena muta, parla ancora a vanvera.

Franca Leosini: Questo lo può dire solo lei Esposito.

Paolo Esposito: No.

Paolo Esposito ci rivela che Ala Ceoban sa dove si trovano i resti di sua sorella Tatiana e di sua nipote Elena.

Paolo Esposito: Io a questo p… in questo momento non lo posso dire… in questo momento non lo posso dire.

Una risposta esilarante che ci rivela un grosso limite dell’Esposito, il suo errato convincimento di essere più furbo degli altri, eppure una bella musata, come direbbe lui, che avrebbe dovuto incrinare drammaticamente quel suo convincimento, l’ha già presa, si tratta della condanna all’ergastolo per il duplice omicidio.

Franca Leosini: Quando lo dirà?

Paolo Esposito: Non è che non lo posso dire perché non lo voglio dire, perché non lo so… di preciso, ho delle convinzioni ma non ho una certezza e finché non si trovano non ci può essere una certezza. Come sono vive o morte, non lo so, lo voglio sapere anch’io.

L’Esposito continua a parlare a vanvera ma con l’espressione “perché non lo so… di preciso” ci riferisce di essere a conoscenza dei fatti, egli infatti non avrebbe aggiunto “di preciso”“perché non lo so”

Franca Leosini: (…) perché certo Esposito, passare dall’ergastolo a 8 anni di reclusione con precise responsabilità, che oltre che a lei Esposito erano state addebitate anche ad Ala Ceoban, è proprio il caso di dire che per Ala Ceoban, San Gennaro ha fatto ‘u miracolo eh. 

Paolo Esposito: (ride e annuisce)

Franca Leosini: Lei Esposito che dice?

L’Esposito non replica tanto che la Leosini lo invita ad esprimersi. Il suo silenzio sarebbe dovuto bastare alla giornalista.

Paolo Esposito: C’è qualcosa che non va (ride)… ma questo me lo domando dall’epoca. Com’è ‘sta riduzione de pena a lei e a me è rimasto l’ergastolo? Non c’è più la premeditazione, allora perché? Come è stato fatto tutto quanto?… senza una premeditazione?

Con la frase “è stato fatto tutto quanto” l’Esposito fa un preciso riferimento ai fatti.

Franca Leosini: (…) qui stasera (…) c’è da ritenere che moralmente dovrebbe essere presente con pari responsabilità anche Ala Ceoban, che ne pensa lei?

Paolo Esposito: Con pari responsabilità? Questo non è detto, comunque, sì, dovrebbe essere presente. 

“Con pari responsabilità? Questo non è detto” è un’ammissione attraverso la quale Paolo Esposito ci riferisce che Ala Ceoban non ha le sue stesse responsabilità.

Franca Leosini: Cioè, quindi o tutti e due colpevoli o tutti e due non colpevoli.

E’ un’affermazione della Leosini completamente sganciata da ciò che gli ha appena detto l’Esposito in merito alle proprie responsabilità e a quelle di Ala Ceoban.

Paolo Esposito: Mmm… sì, diciamolo.

L’Esposito è come se dicesse “diciamolo insieme perché io da solo non sono capace di dirlo”.

Franca Leosini: Esposito, ancora una volta dove sono Tatiana ed Elena?

L’ennesima domanda che permetterebbe all’Esposito di negare di aver commesso il duplice omicidio.

Paolo Esposito: Lo voglio sapere anch’io, lo voglio sapere anch’io.

Ancora una volta l’Esposito è incapace di negare. E’ incapace di dire “Non lo so, non le ho uccise io” perché mentirebbe.

Paolo Esposito

CONCLUSIONI

In questa intervista non v’è traccia della “disperata” dichiarazione d’innocenza annunciata dalla Leosini, vi è invece la conferma che l’Esposito è l’autore dell’aberrante duplice omicidio di Gradoli.

Dire che Paolo Esposito sia stato evasivo significa minimizzare. I suoi molteplici silenzi sono equiparabili ad ammissioni.

L’Esposito ha dissimulato, ha falsificato, ha mostrato di non possedere il cosiddetto “muro della verità”, non ha mai negato in modo credibile di aver ucciso Tatiana ed Elena e non ha mai affermato di aver detto la verità.

Paolo Esposito non ha mai avuto neanche una parola d’affetto per le vittime, la sua compagna Tatiana e sua figlia Elena, una ragazzina che lo considerava un padre e non ha mai usato le parole “omicidi”, “assassinate”, “uccise”, “ammazzate” per evitare lo stress che gli avrebbe prodotto il pronunciarle, uno stress dovuto non al senso di colpa o al rimorso che l’Esposito è incapace di provare ma al timore di venir smascherato.

Nel tentativo di manipolare la giornalista le ha fornito risposte ambigue, equivoche e criptiche, in parole povere ha volutamente parlato a vanvera per lasciare l’interpretazione delle sue risposte alla Leosini e si è poi calato nella parte del “tipo alla buona”, un po’ naive, vittima di inquirenti e giudici. L’Esposito, pur conoscendo la lingua italiana, l’uso della quale sarebbe stato ben più appropriato vista l’occasione unica che gli si era presentata, si è espresso per gran parte dell’intervista in un blando dialetto romano, comprensibile ma rozzo, la sua è stata una scelta precisa dettata dal disprezzo che prova nei confronti del sistema.

Paolo Esposito è un sociopatico e come tale è privo di empatia e di una coscienza morale, per queste sue caratteristiche e per il reato da lui commesso può essere considerato un “mostro”.

Di supporto alle conclusioni di questa analisi è una dichiarazione dell’avvocato di Paolo Esposito rilasciata dopo la messa in onda di questa intervista: “Esposito è così, come è apparso in televisione. Uno poco reattivo, Paolo è questo. Un tipo vago, un impreciso. Ma appunto per questo: come fa un personaggio simile ad architettare un duplice delitto di tale stregua, facendo pure sparire i corpi? Gli contestano anche la premeditazione, venuta invece meno per Ala”.

Questo articolo è stato pubblicato su Le cronache Lucane.

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