APPIAPOLIS: ANALISI DI UN’INTERVISTA RILASCIATA DA IVANO RUSSO A SIMONE TOSCANO

APPIAPOLIS, 22 agosto 2020

malke OMICIDIO DI SARAH SCAZZI (seconda parte)–      di Ursula Franco *   –

ivano russo sarah scazzi sabrina misseri 1018586 scaled OMICIDIO DI SARAH SCAZZI (seconda parte)
Ivano  Russo  –  Sarah  Scazzi  –  Sabrina  Misseri

Ivano Russo, che era stato sentito durante le indagini relative alla scomparsa di Sarah Scazzi, è stato rinviato a giudizio insieme ad altre 11 persone in un processo bis per l’omicidio di Sarah Scazzi, la quindicenne uccisa il 26 agosto 2010 ad Avetrana (Taranto) da sua cugina Sabrina Misseri.

Secondo la procura questi 12 soggetti erano a conoscenza di fatti importanti per le indagini che non hanno raccontato. Ivano Russo è accusato di false informazioni al PM e falsa testimonianza alla Corte d’Assise.

All’epoca dei fatti, Russo riferì a chi indagava di non essere uscito di casa il pomeriggio del giorno della scomparsa di Sarah e di aver lasciato il cellulare in macchina la sera prima, ma, secondo la sua ex, Virginia Coppola, che è madre di suo figlio, Russo, dopo pranzo uscì di casa.

Nell’udienza di discussione del processo che ha visto imputato Ivano Russo, il Pubblico Ministero ha chiesto una condanna a 4 anni e 8 mesi di reclusione per Michele Misseri per autocalunnia, per essersi accusato dell’uccisione della nipote per scagionare moglie e figlia; 3 anni per Alessio Pisello, un amico di Sarah e Sabrina; 5 anni di reclusione per Ivano Russo;  2 anni e 4 mesi per Elena Baldari, madre di Ivano Russo, e 2 anni per il fratello di Russo e la sua ex fidanzata Antonietta Genovin; 2 anni per Giuseppe Serrano e Dora Serrano; 3 anni per Maurizio Misseri, nipote di Michele; 3 anni per Anna Lucia Pichierri, moglie di Carmine Misseri; 3 anni per Anna Scredo, cognata del fioraio Giovanni Buccolieri e 3 anni per Giuseppe Augusto Olivieri.

Il 21 gennaio 2020, Ivano Russo è stato condannato a 5 anni di reclusione per false informazioni al PM e falsa testimonianza alla Corte d’Assise.

Il 15 maggio 2015, Quarto Grado ha diffuso la seguente intervista di Simone Toscano ad Ivano Russo:

Simone Toscano: Ivano c’è una nuova indagine, tu sei uno degli indagati per false dichiarazioni e false testimonianza eee… secondo l’accusa, quel giorno hai mentito, non eri a casa fino alle cinque, come invece hai detto di essere, e non è vero che fino alle cinque non hai visto il telefonino.

Si noti che quella di Simone Toscano non è una domanda ma permetterebbe comunque a Ivano Russo di negare di aver mentito in modo credibile.

Ivano Russo OMICIDIO DI SARAH SCAZZI (seconda parte)
Ivano Russo

Ivano Russo: Anche se, da una parte, essere indagati… da una parte, è una preoccupazione… dall’altra parte, hoo…. sono abbastanza tranquillo, perché iooo…sono a posto con la mia coscienza.

Questo stralcio non sembra la risposta di Russo alla domanda di Toscano, se lo fosse sarebbe una risposta evasiva. Dirsi “abbastanza tranquillo” perché “a posto con la coscienza” non equivale a negare in modo credibile di aver mentito.

simone toscano OMICIDIO DI SARAH SCAZZI (seconda parte)
Simone Toscano

Simone Toscano: Sei stato a casa fino alle 5.

È Simone Toscano a affermare che Russo rimase a casa fino alle cinque.

Ivano Russo: Fino alle 5 sono stato a casa (incomprensibile).

L’affermazione di Ivano Russo non è credibile perché non è spontanea, il Russo è stato imboccato e ha ripetuto a pappagallo le parole del giornalista.

Simone Toscano: Eh, c’è un’intercettazione ambientale dove sembrerebbe che tu stia dicendo a tua madre: “Dì che sono stato a casa fino a quell… fino alle cinque”.

Ci aspettiamo che, in seguito a questa affermazione di Simone Toscano, Russo neghi in modo credibile di aver suggerito a sua madre di dire che lui era rimasto a casa fino alle cinque.

Ivano Russo: Mia madre, purtroppo, di quel giorno era un po’ confusa… è che, comunque… ehm… praticamente, si ricordava una cosa che era mettere… dice che c’era il cellulare sul tavolo, al che io in quell’intercettazione (interrotto)

Russo mostra di avere difficoltà a rispondere, la domanda del Toscano è evidentemente sensitiva.

Russo non nega in modo credibile di aver suggerito a sua madre di dire che lui era rimasto a casa fino alle cinque ma si limita a riferire che la madre “quel giorno era un po’ confusa”. Russo si perde in una lunga introduzione e Simone Toscano lo interrompe commettendo un errore grossolano.

Simone Toscano: Tu avevi detto: “Ho lasciato il telefonino in macchina”, invece tua madre ha detto: “No, io il telefonino l’ho sentito… anzi l’ho anche sentito squillare in casa”.

Simone Toscano si intromette per fare delle inutili precisazioni. Il giornalista mostra di non avere pazienza ed invece è proprio nelle tirate oratorie degli interrogati/intervistati che si trova materiale utile per ricostruire un caso giudiziario.

Ivano Russo: A parte… a parte che il… cellulare aveva due suonerie diverse per i messaggi e p-e-r le chiamate eeee… erano diverse in quanto eee… in quello dei messaggi erano una suoneria molto più breve e meno squillante, quella delle chiamate era un po’ più lunga e più squillante, io mi chiedo, no?: Ma eee… se ha sentito quel messaggio, che lei dichiara, che è uno, come ha fatto a non sentire le chiamate? Evidentemente una persona eee… normale può anche confondereee una cosa del genere, tant’è vero che io in quella intercettazione, se la si prende ine… interamente, se non sbaglio, io le dissi una cosa del tipo: “Se non ricordi bene un qualche cosa è meglio non dirla, perché se non ricordi bene non… non bisogna dire una cosa. Bisogna ricordare perfettamente, perché ci si può confondere, perché tante cose”.

La risposta di Ivano Russo è evasiva. Si noti che quando Russo dice “Evidentemente una persona eee… normale può anche confondereee una cosa del genere” non sta parlando di sua madre ma di “una persona” che lui definisce “normale”.

Simone Toscano: C’è una persona che dice che tu gli avresti raccontato che quel giorno in realtà sei uscito per andare a comprare le sigarette, dunque, secondo questa teoria, tu avresti mentito ai magistrati, avresti reso false dichiarazioni.

Ci aspettiamo che Russo neghi in modo credibile di essere uscito per andare a comprare le sigarette.

Ivano Russo: Allora questa persona ci sono stati… a parte che ehm… stiamo parlando dopo 4 anni… e dopo che questa persona stesso mi ha difeso in tutte le maniere, innanzitutto è venuto in un momento ehm… cioè nel dicembre del 2000 e 13, se non sbaglio, sì, eee… ci sono stati dei diverbi, denunce… da parte sua (interrotto)

Russo mostra di avere difficoltà nel rispondere e, invece di negare, si perde in una lunga introduzione che Simone Toscano interrompe commettendo ancora un errore grossolano.

Simone Toscano: Stiamo parlando della madre di tuo figlio, la tua ex.

Ivano Russo: De… denunce da parte mia, da parte sua, strano caso a gennaio duemila e quattordici fa delle dichiarazioni spontanee davanti ad un PM eh… che non lo so, però, passato un mese da quelle denunce eee… nel 2014 nel gennaio 2014 ha reso queste dichiarazioni, una cosa che eeee… che, comunque, eeee… io provvederò anche a esporre una denuncia per calunnia nei confronti di queste persone, perché, comunque, una cosa è dire una cosa del genere dopo 4 anni, una cosa è dimostrarla.

Ivano Russo non nega di essere uscito per andare a comprare le sigarette come sostiene la sua ex compagna, tenta invece di far passare il messaggio che le dichiarazioni della donna siano il frutto di un conflitto tra loro e, quando dice: “una cosa è dire una cosa del genere dopo 4 anni, una cosa è dimostrarla”, lascia aperta la porta alla possibilità che la sua ex, Virginia Coppola, dica il vero.

Dal Verbale di Virginia Coppola:Non mi capacitavo della motivazione che spingeva lui e la sua famiglia a mentire davanti agli inquirenti. Sulla circostanza sono diventata sempre più insistente nonostante all’epoca ci frequentassimo non in maniera assidua (…) Preciso che messo alle strette in ordine alle mie richieste di chiarimento relativamente a quanto appreso dalla cognata, lo stesso {Ivano, ndr), arrabbiato, mi diceva che effettivamente quel pomeriggio, ma solo per qualche minuto, era uscito per comprare le cartine {per le sigarette, ndr) e alla mia esplicita domanda se avesse visto la bambina, cioè Sarah Scazzi, mi disse vagamente: “Quelle stavano litigando”.

Claudio Russo, fratello di Ivano, nell’aprile 2012, sentito come teste durante un’udienza, ha dichiarato: “Dopo la scomparsa di Sarah, i Misseri vennero a casa nostra a portare un cesto di funghi e chiesero a mia madre cosa avesse detto Ivano ai carabinieri (…) Ivano aveva paura delle microspie”

Simone Toscano: Tu quel giorno non hai minimamente visto Sabrina e Sarah?!

Quando Simone Toscano dice “Tu quel giorno non hai minimamente visto Sabrina e Sarah” mostra di credere ad Ivano Russo e si aspetta da lui che neghi di aver incontrato le due ragazze il giorno dell’omicidio.

Ivano Russo: Io non ho visto Sabrina e Sarah, io quel giorni… quei giorni lì… dato che io giorni prima ah… avevo chiuso un rapporto con Sabrina, ci sono messaggi, c’è… c’è tutto, io dico, giorni dopo, eee… andare ad incontrare Sabrina, che senso aveva? Che interesse avevo?

Nonostante sia stato imboccato dal giornalista, il Russo non è capace di ripetere a pappagallo le sue parole, si limita a dire “Io non ho visto Sabrina e Sarah”  eliminando dal suggerimento del Toscano “quel giorno”. Si noti che il Russo comincia una seconda frase con “quel giorni” (“quel” è singolare e “giorni” è plurale) e poi aggiunge “quei giorni lì” (tutto al plurale). Il Russo non dice “quel giorno” per non mentire.

E poi Ivano Russo chiude con due domande.

Riguardo all’intervista, per ottenere informazioni il giornalista avrebbe dovuto semplicemente chiedere ad Ivano Russo di riferirgli che cosa avesse fatto il giorno dell’omicidio di Sarah Scazzi.

Le regole di un’intervista e quelle di un interrogatorio sono le stesse:

  1. evitare le domande chiuse che permettono all’interrogato/intervistato di rispondere con un sì o un no;
  2. evitare le domande multiple per impedire all’interrogato/intervistato di scegliere a quale rispondere;
  3. non interrompere mai l’interrogato/intervistato; è nei sermoni e nelle tirate oratorie che si trovano spesso informazioni utili ed ammissioni tra le righe;
  4. non introdurre nuovi termini;
  5. evitare affermazioni perché non prevedono una risposta;
  6. evitare giudizi morali perché mettono l’interrogato/intervistato sulla difensiva;
  7. non suggerire le risposte.

CONCLUSIONI

Russo, nonostante sia stato imboccato dal giornalista, non ha negato in modo credibile di aver visto Sabrina e Sarah il giorno dell’omicidio.

Ivano Russo non ha negato in modo credibile di aver suggerito a sua madre di dire che lui era rimasto a casa fino alle cinque.

Il contenuto dell’intercettazione cui ha fatto riferimento il giornalista è il seguente:

Ivano Russo: Ma’… se ti chiedono qualcosa, dici: Mio figlio stava dormendo… sopra. E’ sicura? Sì, sono sicura perché c’era anche mio figlio e mia cognata, che stavano sopra… arrivarono in ritardo, quel giorno c’era la partita del Napoli, c’era la partita del Napoli.

Elena Russo, madre di Ivano: No, non è che erano arrivati in ritardo.

Ivano Russo: Arrivarono in ritardo, io e mio figlio (incomprensibile) avevamo già mangiato e lui è andato subito sopra per andare a dormire… e quindi lui neanche li hai visti.

Elena Russo, madre di Ivano: No, tu l’hai… li avevi visti (incomprensibile).

Claudio Russo, fratello di Ivano, nell’aprile 2012, sentito come teste, durante un’udienza ha dichiarato: «Dopo la scomparsa di Sarah, i Misseri vennero a casa nostra a portare un cesto di funghi e chiesero a mia madre cosa avesse detto Ivano ai carabinieri (…) Ivano aveva paura delle microspie».

Al processo, in merito ai suoi movimenti del giorno dell’omicidio di Sarah, Ivano Russo ha risposto al PM così: “Mi sono steso prima sul divano e poi, quando è arrivato mio fratello, siccome è attivo, fa sempreeee… rumoreggia abbastanza, mi sono alzato e me ne sono andatooo… cioè mi sono alzato e sono andato sopra nel letto a dormire”

Russo è in difficoltà.

Quando dice “siccome è attivo e fa sempreeee… rumoreggia abbastanza” spiega un perché senza che gli sia stato richiesto, lo fa per prevenire la domanda del pubblico ministero. Poi aggiunge un primo non necessario “mi sono alzato” e infine si autocensura e aggiunge “e me ne sono andatooo…”. “Me ne sono andato, dove?” avrebbe dovuto chiedergli il pubblico ministero.

Russo non riesce a mentire outright, non riesce a dire “Mi sono steso prima sul divano e poi sono andato sopra nel letto a dormire”.

Ivano sente il bisogno di riferire un perché e di aggiungere per ben due volte “mi sono alzato”, parole non necessarie che nascondono informazioni. Attraverso queste 3 parole il Russo ci dice di aver fatto qualcos’altro e che, proprio perché lo ripete due volte, quel qualcos’altro è importante per lui. In inglese sono equiparabili alla parola “left”, ad esempio, non c’è bisogno di dire “after breakfast I left the house to go to work”, basta dire “after breakfast I went to work”, quel “left” indica che qualcosa di non detto è successo in quel frangente.

Nel caso di Russo sappiamo che, prima di andare a letto in camera, uscì di casa e incontrò Sabrina e Sarah.

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ursula franco 1 OMICIDIO DI SARAH SCAZZI (seconda parte)

* Medico chirurgo e criminologo, allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: TUTTO QUESTO “AL LUPO, AL LUPO, SONO INNOCENTI” NEI CASI DEGLI ASSASSINI DANNEGGIA GLI INNOCENTI DE FACTO

Criminologa Ursula Franco: “Antonio Logli, Alberto Stasi, Massimo Giuseppe Bossetti, Rosa Bazzi, Olindo Romano, Chico Forti e Sabrina Misseri sono colpevoli de facto e de iure, tutto questo “al lupo, al lupo, sono innocenti” tortura le famiglie delle vittime e danneggia le vere vittime degli errori giudiziari. Quando i Media prendono le parti di un sociopatico, c’è il rischio che venga reintegrato nella società e che reiteri. In parole povere, chi commette un omicidio e la fa franca, non è raro che ne commetta un secondo, si vedano i casi di Alessandro Cozzi e Bruno Lorandi. Il rischio è ancora maggiore quando l’omicida è un potenziale serial killer”

Le Cronache Lucane, 6 luglio 2020

Ursula Franco è medico e criminologo, è stata allieva del professor  Francesco Bruno, è allieva del dottor Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

– Dottoressa Franco, chi danneggia il teatrino mediatico?

I processi mediatici sono la prima causa di errore giudiziario, non solo favoriscono la condanna di soggetti innocenti, come nel caso di Michele Buoninconti, ma, quando cavalcano l’onda innocentista, c’è il rischio che un omicida venga reintegrato nella società. Peraltro, tutto questo recente ”al lupo, al lupo, sono innocenti” tortura le famiglie delle vittime e danneggia le vittime degli errori giudiziari. 

– Dottoressa Franco, dov’è il problema? Che cosa lascia spazio alla difesa dei colpevoli?

Gli errori investigativi, i ritardi, la superficialità, ma soprattutto l’incapacità da parte dei magistrati di ricostruire i fatti. Sono ormai anni che lo ripeto, la ricostruzione dei fatti è il fulcro sul quale ruota un caso giudiziario. Ricostruire i fatti in modo capillare permette di attribuire le giuste responsabilità, riduce in modo drammatico il rischio di commettere un errore giudiziario e tutela i familiari della vittima perché non lascia spazio alla difesa. Le faccio alcuni esempi: sono stati commessi errori nella ricostruzione degli omicidi di Matilda Borin, Lidia Macchi, Yara Gambirasio, Orsola Serra, Roberta Ragusa e Maria Sestina Arcuri. Matilda Borin, Orsola Serra e Lidia Macchi non hanno avuto giustizia. Nel caso Serra è stato condannato in via definitiva un innocente de facto, Alessandro Calvia. Dei casi Calvia e Macchi mi sono occupata personalmente. Nel caso Macchi è stato arrestato e condannato in primo grado un innocente de facto, Stefano Binda, fortunatamente circa un anno fa è stato assolto in appello.

 – Nel caso dell’omicidio della piccola Matilda Borin che errore è stato commesso? Perché Matilda non ha avuto giustizia?

Matilda è morta in seguito ad uno shock emorragico da emoperitoneo secondario ad un trauma dorsale che le produsse multiple lacerazioni del fegato, la sezione del rene destro e una lesione del sinistro. L’errore è stato credere che quel trauma dorsale fosse stato prodotto da un calcio sferratole.

La piccola Matilda è morta invece in seguito ad un trauma da schiacciamento causato dalla pressione di un ginocchio sul suo dorso. 

All’esame autoptico furono riscontrate una lesione ecchimotico escoriativa complessa in sede dorsale, due ecchimosi grossolanamente simmetriche sulle spine iliache antero superiori, multiple escoriazioni sul lato sinistro del corpo, sulla bozza frontale sinistra, sul gomito sinistro, sul braccio e sull’avambraccio sinistro, la frattura della VII costa destra sulla linea ascellare posteriore con consensuale minima lacerazione pleurica ed intensa infiltrazione emorragica e un traumatismo delle coste dalla IX alla XII sinistre. 

La “lesione ecchimotico escoriativa complessa in sede dorsale” è compatibile con l’impronta di un ginocchio e non con quella di una scarpa o di un piede. E le “due ecchimosi grossolanamente simmetriche sulle spine iliache antero superiori” provano che la forza lesiva scaricata su Matilda non la spinse nel vuoto ma la schiacciò contro una superficie semirigida.

In poche parole, chi uccise Matilda le appoggiò il proprio ginocchio sul dorso e la schiacciò contro una superficie semirigida, poi la bambina cadde sul pavimento e si produsse “multiple escoriazioni sul lato sinistro del corpo, sulla bozza frontale sinistra, sul gomito sinistro, sul braccio e sull’avambraccio sinistro”. Subito dopo, l’omicida raccolse da terra la piccola prendendola sotto il braccio destro con la sola mano destra e, con la pressione del proprio pollice, le produsse “la frattura della VII costa posteriore destra sulla linea ascellare posteriore e la consensuale minima lacerazione pleurica”. La frattura costale non fu contestuale alla lesione dorsale che danneggiò gli organi addominali, né secondaria alle manovre rianimatorie, ma fu la conseguenza di un secondo fatto traumatico che seguì allo schiacciamento dorsale. All’esame autoptico si rilevò intorno alla frattura costale la presenza di una intensa infiltrazione emorragica, prova che il trauma precedette lo shock ipovolemico e l’arresto cardiaco e che quindi non fu causata dalle manovre rianimatorie che seguirono invece lo shock.

– Dottoressa Franco, lei ha da sempre sostenuto la colpevolezza di Antonio Logli, nel caso Ragusa che errori sono stati commessi? 

Nella ricostruzione dei giudici manca un passaggio cruciale, il Logli, dopo le 23.50, dopo aver messo sua figlia a letto, andò in autoscuola, Roberta, che era a letto, si alzò, si mise le scarpe da tennis che usava in palestra e che non furono mai ritrovate e una giacca e seguì di nascosto il marito. Fu proprio nei locali dell’autoscuola che Roberta sentì parlare suo marito Antonio con l’amante, ma soprattutto lo sentì chiudere l’ultima telefonata a Sara con un “Ti amo, buonanotte”, una frase che il Logli pronunciò perché credette di essere solo, ne nacque logicamente una discussione e la povera Ragusa, decisa ad affrontare la rivale, uscì dall’autoscuola, percorse pochi metri, raggiunse la staccionata, la scavalcò e si incamminò nei campi per dirigersi a casa di Sara Calzolaio, che abitava poco distante.

Secondo i giudici: “La sorpresa e il terrore alimentati dalla recente esperienza, vissuta dalla donna come un tentativo di omicidio, non hanno consentito ad avviso di questa Corte che si sviluppasse tra i due alcuna discussione: non vi è stato alcun alterco, alcun litigio, alcun clamore, tanto è vero che neppure i figli sono stati svegliati o hanno percepito alcunché”. 

Non corrisponde al vero ciò che hanno scritto i giudici su questo punto, il Logli e sua moglie Roberta discussero per ben due volte quella notte:

a) la discussione iniziale tra Antonio e Roberta ebbe luogo dopo le 00.17 in autoscuola, per questo motivo i bambini non sentirono niente e come loro neanche il titolare della scuola di ballo che si trova sopra l’autoscuola perché se n’era andato poco prima. 

b) una seconda discussione impegnò i due coniugi in via Gigli, in quell’occasione un testimone, Loris Gozi, li udì. 

Il Logli non minacciò mai di morte sua moglie, una volta intercettatala in via Gigli, la convinse con le buone ad entrare in auto (la C3 di Roberta) probabilmente promettendole che l’avrebbe portata a casa di Sara Calzolaio per chiarire.

Fu Roberta ad alzare la voce e a sbattere con forza le portiere dell’auto per la rabbia. E’ Loris Gozi a confermarcelo in un’intervista: “Perché c’erano delle urla, la signora urlava, delle urla strazianti, forti. (…) Ho sentito solo urlare, ma forte, come una donna che urla fo… che urla forte”. Il Gozi sentì la voce di Roberta e non quella del Logli perché Antonio cercò di abbassare i toni, cercò di calmare sua moglie per convincerla a salire in auto in moda da condurla in una zona isolata e ucciderla, il Logli, infatti, non aveva alcun interesse a richiamare l’attenzione dei vicini proprio perché aveva deciso di uccidere la povera Roberta.

Sempre secondo i giudici: “La Ragusa, in preda al panico percependo il grave pericolo per la propria incolumità è semplicemente e istintivamente scappata, così come si trovava, senza mettere niente altro addosso, senza portare niente con sé, e proprio attraverso i campi, come indicato dalle tracce fiutale dai cani, per sottrarsi alla vista e al prevedibile inseguimento del marito di cui aveva paura. Una fuga per la strada pubblica non sarebbe stata funzionale a detto scopo, poiché sarebbe stata visibile e raggiungibile e quanto al chiamare i suoceri, si trattava di persone che la donna sentiva distanti, fredde e non tutelanti”.

E’ un errore pensare che Roberta abbia sentito il Logli parlare con l’amante mentre si trovava in casa e che, per paura del marito, fosse fuggita tra i campi. Roberta intraprese la via dei campi non perché era in preda al panico o per fuggire al Logli ma perché era intenzionata a raggiungere l’abitazione dell’amante del marito, Sara Calzolaio, e proprio perché si trovava in autoscuola, peraltro a pochi passi dalla staccionata che divide il parcheggio dell’autoscuola dai campi, non ebbe accesso alle chiavi della propria auto, che erano rimaste in casa. Ella infatti, se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe usato l’auto a causa delle temperature particolarmente basse di quella notte, dell’orario e della fretta che aveva di chiarire con la Calzolaio. 

Il fatto che Roberta si sia allontanata a piedi è la riprova che la discussione tra lei e il marito si consumò in autoscuola e non in casa dove si trovavano le chiavi della sua C3.

L’errata ricostruzione dei fatti operata su questo punto dai magistrati ha permesso al Logli di dire in un’intervista: “(…) non torna niente in questa cosa (…) e poi cambiando macchina Roberta, che è stata minacciata di morte, sta lì e m’aspetta cioè mmm è inverosimile, io credo che cosa più incredibile di questa non… non ci sia”. 

Secondo i giudici: “In concomitanza con tale sequenza temporale si colloca la formidabile deposizione del Gozi che inizialmente e consequenzialmente vede il Logli in posizione statica di attesa, circa nel luogo dal quale secondo la direzione intrapresa dalla fuggitiva, la donna avrebbe dovuto prima o poi sbucare dal campo. Questa prima scena così come descritta dai testi Loris Gozi e Anita Gombi, assume il valore di conferma e di decisivo significato indiziario: i testi descrivono una situazione insignificante e di per sé non allarmante, anzi neutra, ma probatoriamente preziosa, perché strettamente complementare e reattiva per tempistica e luogo ad eventi che si erano poco prima consumati tra altre persone, in altra sede e per ragioni a loro estranee. Il Logli ha consapevolezza di essere stato notato dal teste, che aveva un’auto vistosa a lui nota, per tale motivo rientra e cambia auto, che verrà notata dalla Latona posteggiala davanti a casa, in orario che, per quanto sopra detto trattando specificamente di tale indizio, non è affatto incompatibile con la deposizione Gozi, considerando la stretta prossimità dell’abitazione e il fatto che l’avvistamento successivo del Gozi è da collocarsi a circa venti minuti o mezz’ora dopo”.

Il Logli non cambiò auto perché fu visto all’interno della sua Ford Escort da Loris Gozi, come affermato dai giudici, non ne avrebbe infatti tratto alcun beneficio. Anzi, il fatto che il Gozi abbia potuto identificare non una ma due delle auto appartenenti alla famiglia Logli/Ragusa, in strada, quella sera, ha danneggiato Antonio Logli.

Purtroppo però inquirenti e magistrati hanno ignorato due fatti di rilievo:

a) una testimone vide il Logli pulire la strada nel punto dove aveva temporaneamente parcheggiato la sua Escort la notte della scomparsa della Ragusa e dove era stato notato dal Gozi;

b) la collaboratrice domestica di Roberta, Margherita Latona, ha sostenuto di aver visto il Logli pulire il vialetto di casa sua e proprio nel punto in cui la notte stessa della scomparsa di Roberta era parcheggiata la sua Escort.

In un’intervista, nel tentativo di sminuire il valore della dichiarazione della Latona agli inquirenti, il Logli ha detto: “Margherita Latona fece una telefonata, l’ho letto nelle carte, era affacciata allo stanzino del… dove io ho la lavatrice di casa e sotto di lei c’è uno stanzino dove tengo, diciamo, un ripostiglio, all’interno avevo una busta con della sabbia che uso per mettere nei commenti del piazzale dell’autoscuola, mentre prendo questa busta e giro per andare verso il piazzale in terra dei ragazzini avevano fatto quei disegni per fare il gioco che ci si salta dentro e mi sembravano brutti e io ho preso qualcosa e ho cominciato a grattare per vedere se lo potevo togliere, in realtà dopo poco mi so accorto che non ci facevo nulla le strisce, le righe che erano in terra son rimaste tali e quali”.

Con questa dichiarazione, il Logli ha aggiunto un tassello cruciale alla ricostruzione dei fatti della notte della scomparsa di Roberta Ragusa, ha affermato di aver usato la sabbia il giorno seguente. La sabbia è infatti la chiave di questo caso.

Loris Gozi vide Antonio Logli, in via Gigli, fermo dentro la sua Ford Escort station wagon a fari spenti tra le 00.30 e le 00.40.

La notte del 13 gennaio 2012 la domestica vide la Ford Escort del Logli parcheggiata nel vialetto poco dopo le 00.40.

La notte dell’omicidio, Antonio Logli danneggiò il contenitore del filtro del gasolio della sua Ford Escort station wagon ed il giorno dopo pulì sia la strada che il vialetto per nascondere le tracce del fatto che la sua macchina la notte precedente aveva stazionato in quei due luoghi.

Il Logli, la notte dell’omicidio, maturò l’idea di uccidere sua moglie mentre si trovava in strada all’interno della sua Ford Escort station wagon e cambiò macchina non perché lo vide il Gozi, come erroneamente affermato dai giudici nelle motivazioni della sentenza, ma per non rischiare che l’auto danneggiata, ovvero la sua Escort, lo lasciasse a piedi in una delle fasi dell’omicidio e dell’occultamento del corpo di Roberta.

Antonio Logli, dopo essersi accorto del guasto, riportò a casa la Ford Escort, la parcheggiò nel vialetto, dove non era solito lasciarla e dove la vide la collaboratrice domestica, Margherita Latona, e uscì di nuovo, questa volta con la Citroen (C3) di Roberta. 

E’ logico inferire che il Logli non avrebbe perso tempo a riempire con la sabbia i “commenti” del piazzale dell’autoscuola nel caso fosse stato preoccupato per la scomparsa di Roberta tantomeno nel caso l’avesse uccisa, pertanto si può concludere che abbia usato la sabbia per asciugare il gasolio colato dalla sua auto sulla pavimentazione del vialetto. 

Il Logli pulì la strada ed il vialetto di casa sua per il timore che la perdita di gasolio lo tradisse, posto che era la riprova che la sera della scomparsa della moglie lui si trovava in via Gigli in auto e non a letto. Per questo stesso motivo, pur sapendola danneggiata, usò la propria auto per raggiungere il cimitero al mattino dopo, lo fece per lasciare la Ford Escort a debita distanza da casa, per evitare che qualcuno notasse che perdeva gasolio e che quindi quella perdita accreditasse il racconto dei testimoni per la presenza di chiazze di gasolio nei luoghi dove la sua auto era stata ferma quella notte.

L’errata ricostruzione dei fatti operata su questo punto dai magistrati, ha permesso al Logli di dire in un’intervista: “(…) non torna niente in questa cosa, poi dopo, siccome io sarei stato visto, ho cambiato macchina, cioè cosa sarebbe cambiato cambiando macchina? Se m’hai visto, m’hai visto”. 

Secondo i giudici: “A tale proposito vengono citate le dichiarazioni rese da un amico dell’imputato (…) propose di fare un giro in macchina transitando dai due cimiteri ove erano seppelliti i genitori della Ragusa. Saliti sulla Ford di proprietà dell’imputato e giunti al cimitero  di Pisa, si constatò tuttavia che il motore dell’auto non si avviava, nonostante l’imputato provasse a caricare il circuito di alimentazione del gasolio con l’apposita pompa del vano motore.  A quel punto veniva chiamato il padre dell’imputato che giungeva dopo circa 15/20 minuti e li riaccompagnava a casa (…) A tale proposito affermava che la problematica al  motore dell’auto, a dire dell’imputato si verificava frequentemente e che egli stesso, guardando il  vano motore, notava che il contenitore del filtro del gasolio era avvolto in una pellicola trasparente del tipo da cucina”.

E’ in questo stralcio di motivazioni la conferma del fatto che il Logli si era accorto, ben prima di giungere al cimitero, che il contenitore del filtro era rotto, lo aveva infatti già rivestito con la pellicola da cucina. 

Secondo i giudici: “Il delitto non era certo stato programmato per quella data e in quella occasione, come attestano le circostanze accertate e finanche la mancanza da parte del Logli della possibilità di approntare e addurre più adeguate e logiche circostanze della scomparsa della moglie e di costruire un albi più solido a suo favore, ma tuttavia proprio dal mancato ritrovamento del corpo si deve escludere che si sia trattalo di dolo d’impeto.

In qualunque modo ne abbia cagionato la morte, il mancato rinvenimento del corpo nonostante le già illustrate massicce ricerche, e a prescindere dalla circostanza tecnica che non sia stata contestata la premeditazione, indica chiaramente che l’imputato si fosse comunque già prefigurato nei dettagli l’evenienza della soppressione della moglie, significativamente e a ragion veduta temuta dalla povera Ragusa, ponendosi e con un certo anticipo il problema di disfarsi del cadavere, in modo senza dubbio efficiente alla luce degli eventi. La notte dei fatti invece la situazione è precipitata, con la scoperta da parte della Ragusa, sorpresa a sua volta dal marito e la immediata resa dei conti culminata nel terrore e nella fuga della donna raggiunta e coattivamente trattenuta, e nella sua soppressione. Insomma la mancata scoperta del corpo e delle modalità esecutive dell’omicidio qualificano in modo vieppiù negativo la personalità dell’autore e la sua capacità criminosa, la freddezza nell’ideazione, la precisione nell’esecuzione, e infine l’efficacia nella soppressione del corpo”.

I cadaveri si trovano più spesso per caso che durante le ricerche, pertanto è proprio la casistica ad indurci a dubitare che il fatto che il corpo di Roberta Ragusa non sia stato ritrovato indichi “chiaramente che l’imputato si fosse comunque già prefigurato nei dettagli l’evenienza della soppressione della moglie (…) ponendosi e con un certo anticipo il problema di disfarsi del cadavere, in modo senza dubbio efficiente alla luce degli eventi”. 

Ed è proprio il modo in cui il Logli tentò di uccidere Roberta, ovvero facendola cadere dalle scale, che ci permette di escludere che, prima della notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, lo stesso avesse pensato ad un luogo dove occultarne il corpo.

Il Logli pensò al luogo dove avrebbe potuto occultarne il corpo (lo stesso luogo dove la uccise) mentre si trovava all’interno della sua Ford Escort quella stessa notte, in precedenza aveva pensato di sopprimerla simulando un incidente. In altre parole, il Logli non era preparato al susseguirsi degli eventi della notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012.

– Dottoressa Franco, vuole aggiungere qualcosa?

Quando i Media prendono le parti di un sociopatico, c’è il rischio che venga reintegrato nella società e che reiteri. In parole povere, chi commette un omicidio e la fa franca, non è raro che ne commetta un secondo, si vedano i casi di Alessandro Cozzi e Bruno Lorandi. Il rischio è ancora maggiore quando l’omicida è un potenziale serial killer.

Omicidio di Sarah Scazzi: analisi di un’intervista rilasciata da Ivano Russo a Simone Toscano

Ivano Russo

Ivano Russo, che era stato sentito durante le indagini relative alla scomparsa di Sarah Scazzi, è stato rinviato a giudizio insieme ad altre 11 persone in un processo bis per l’omicidio di Sarah Scazzi, la quindicenne uccisa il 26 agosto 2010 ad Avetrana (Taranto) da sua cugina Sabrina Misseri. 

Secondo la procura questi 12 soggetti erano a conoscenza di fatti importanti per le indagini che non hanno raccontato. Ivano Russo è accusato di false informazioni al PM e falsa testimonianza alla Corte d’Assise.

All’epoca dei fatti, Russo riferì a chi indagava di non essere uscito di casa il pomeriggio del giorno della scomparsa di Sarah e di aver lasciato il cellulare in macchina la sera prima, ma, secondo la sua ex, Virginia Coppola, che è madre di suo figlio, Russo, dopo pranzo uscì di casa. 

Nell’udienza di discussione del processo che ha visto imputato Ivano Russo, il Pubblico Ministero ha chiesto una condanna a 4 anni e 8 mesi di reclusione per Michele Misseri per autocalunnia, per essersi accusato dell’uccisione della nipote per scagionare moglie e figlia; 3 anni per Alessio Pisello, un amico di Sarah e Sabrina; 5 anni di reclusione per Ivano Russo;  2 anni e 4 mesi per Elena Baldari, madre di Ivano Russo, e 2 anni per il fratello di Russo e la sua ex fidanzata Antonietta Genovin; 2 anni per Giuseppe Serrano e Dora Serrano; 3 anni per Maurizio Misseri, nipote di Michele; 3 anni per Anna Lucia Pichierri, moglie di Carmine Misseri; 3 anni per Anna Scredo, cognata del fioraio Giovanni Buccolieri e 3 anni per Giuseppe Augusto Olivieri.

Il 21 gennaio 2020, Ivano Russo è stato condannato a 5 anni di reclusione per false informazioni al PM e falsa testimonianza alla Corte d’Assise.

Il 15 maggio 2015, Quarto Grado ha diffuso la seguente intervista di Simone Toscano ad Ivano Russo: 

Simone Toscano: Ivano c’è una nuova indagine, tu sei uno degli indagati per false dichiarazioni e false testimonianza eee… secondo l’accusa, quel giorno hai mentito, non eri a casa fino alle cinque, come invece hai detto di essere, e non è vero che fino alle cinque non hai visto il telefonino.

Si noti che quella di Simone Toscano non è una domanda ma permetterebbe comunque a Ivano Russo di negare di aver mentito in modo credibile. 

Ivano Russo: Anche se, da una parte, essere indagati… da una parte, è una preoccupazione… dall’altra parte, hoo…. sono abbastanza tranquillo, perché iooo… sono a posto con la mia coscienza.

Questo stralcio non sembra la risposta di Russo alla domanda di Toscano, se lo fosse sarebbe una risposta evasiva. Dirsi “abbastanza tranquillo” perché a posto con la coscienza” non equivale a negare in modo credibile di aver mentito.

Simone Toscano: Sei stato a casa fino alle 5.

E’ Simone Toscano a affermare che Russo rimase a casa fino alle cinque.

Ivano Russo: Fino alle 5 sono stato a casa (incomprensibile).

L’affermazione di Ivano Russo non è credibile perché non è spontanea, il Russo è stato imboccato e ha ripetuto a pappagallo le parole del giornalista. 

Simone Toscano: Eh, c’è un’intercettazione ambientale dove sembrerebbe che tu stia dicendo a tua madre: “Dì che sono stato a casa fino a quell… fino alle cinque”.

Ci aspettiamo che, in seguito a questa affermazione di Simone Toscano, Russo neghi in modo credibile di aver suggerito a sua madre di dire che lui era rimasto a casa fino alle cinque.

Ivano Russo: Mia madre, purtroppo, di quel giorno era un po’ confusa… è che, comunque… ehm… praticamente, si ricordava una cosa che era mettere… dice che c’era il cellulare sul tavolo, al che io in quell’intercettazione (interrotto)

Russo mostra di avere difficoltà a rispondere, la domanda del Toscano è evidentemente sensitiva.

Russo non nega in modo credibile di aver suggerito a sua madre di dire che lui era rimasto a casa fino alle cinque ma si limita a riferire che la madre “quel giorno era un po’ confusa”. Russo si perde in una lunga introduzione e Simone Toscano lo interrompe commettendo un errore grossolano. 

Simone Toscano: Tu avevi detto: “Ho lasciato il telefonino in macchina”, invece tua madre ha detto: “No, io il telefonino l’ho sentito… anzi l’ho anche sentito squillare in casa”.

Simone Toscano si intromette per fare delle inutili precisazioni. Il giornalista mostra di non avere pazienza ed invece è proprio nelle tirate oratorie degli interrogati/intervistati che si trova materiale utile per ricostruire un caso giudiziario.

Ivano Russo: A parte… a parte che il… cellulare aveva due suonerie diverse per i messaggi e p-e-r le chiamate eeee… erano diverse in quanto eee… in quello dei messaggi erano una suoneria molto più breve e meno squillante, quella delle chiamate era un po’ più lunga e più squillante, io mi chiedo, no?: Ma eee… se ha sentito quel messaggio, che lei dichiara, che è uno, come ha fatto a non sentire le chiamate? Evidentemente una persona eee… normale può anche confondereee una cosa del genere, tant’è vero che io in quella intercettazione, se la si prende ine… interamente, se non sbaglio, io le dissi una cosa del tipo: “Se non ricordi bene un qualche cosa è meglio non dirla, perché se non ricordi bene non… non bisogna dire una cosa. Bisogna ricordare perfettamente, perché ci si può confondere, perché tante cose”.

La risposta di Ivano Russo è evasiva. Si noti che quando Russo dice “Evidentemente una persona eee… normale può anche confondereee una cosa del genere” non sta parlando di sua madre ma di “una persona” che lui definisce “normale”.

Simone Toscano: C’è una persona che dice che tu gli avresti raccontato che quel giorno in realtà sei uscito per andare a comprare le sigarette, dunque, secondo questa teoria, tu avresti mentito ai magistrati, avresti reso false dichiarazioni.

Ci aspettiamo che Russo neghi in modo credibile di essere uscito per andare a comprare le sigarette.

Ivano Russo: Allora questa persona ci sono stati… a parte che ehm… stiamo parlando dopo 4 anni… e dopo che questa persona stesso mi ha difeso in tutte le maniere, innanzitutto è venuto in un momento ehm… cioè nel dicembre del 2000 e 13, se non sbaglio, sì, eee… ci sono stati dei diverbi, denunce… da parte sua (interrotto)

Russo mostra di avere difficoltà nel rispondere e, invece di negare, si perde in una lunga introduzione che Simone Toscano interrompe commettendo ancora un errore grossolano.

Simone Toscano: Stiamo parlando della madre di tuo figlio, la tua ex.

Ivano Russo: De… denunce da parte mia, da parte sua, strano caso a gennaio duemila e quattordici fa delle dichiarazioni spontanee davanti ad un PM eh… che non lo so, però, passato un mese da quelle denunce eee… nel 2014 nel gennaio 2014 ha reso queste dichiarazioni, una cosa che eeee… che, comunque, eeee… io provvederò anche a esporre una denuncia per calunnia nei confronti di queste persone, perché, comunque, una cosa è dire una cosa del genere dopo 4 anni, una cosa è dimostrarla.

Ivano Russo non nega di essere uscito per andare a comprare le sigarette come sostiene la sua ex compagna, tenta invece di far passare il messaggio che le dichiarazioni della donna siano il frutto di un conflitto tra loro e, quando dice: “una cosa è dire una cosa del genere dopo 4 anni, una cosa è dimostrarla”, lascia aperta la porta alla possibilità che la sua ex, Virginia Coppola, dica il vero.

Dal Verbale di Virginia Coppola: Non mi capacitavo della motivazione che spingeva lui e la sua famiglia a mentire davanti agli inquirenti. Sulla circostanza sono diventata sempre più insistente nonostante all’epoca ci frequentassimo non in maniera assidua (…) Preciso che messo alle strette in ordine alle mie richieste di chiarimento relativamente a quanto appreso dalla cognata, lo stesso {Ivano, ndr), arrabbiato, mi diceva che effettivamente quel pomeriggio, ma solo per qualche minuto, era uscito per comprare le cartine {per le sigarette, ndr) e alla mia esplicita domanda se avesse visto la bambina, cioè Sarah Scazzi, mi disse vagamente: “Quelle stavano litigando”.

Claudio Russo, fratello di Ivano, nell’aprile 2012, sentito come teste durante un’udienza, ha dichiarato: “Dopo la scomparsa di Sarah, i Misseri vennero a casa nostra a portare un cesto di funghi e chiesero a mia madre cosa avesse detto Ivano ai carabinieri (…) Ivano aveva paura delle microspie”

Simone Toscano: Tu quel giorno non hai minimamente visto Sabrina e Sarah?!

Quando Simone Toscano dice “Tu quel giorno non hai minimamente visto Sabrina e Sarah” mostra di credere ad Ivano Russo e si aspetta da lui che neghi di aver incontrato le due ragazze il giorno dell’omicidio.

Ivano Russo: Io non ho visto Sabrina e Sarah, io quel giorni… quei giorni lì… dato che io giorni prima ah… avevo chiuso un rapporto con Sabrina, ci sono messaggi, c’è… c’è tutto, io dico, giorni dopo, eee… andare ad incontrare Sabrina, che senso aveva? Che interesse avevo?

Nonostante sia stato imboccato dal giornalista, il Russo non è capace di ripetere a pappagallo le sue parole, si limita a dire “Io non ho visto Sabrina e Sarah”  eliminando dal suggerimento del Toscano “quel giorno”. Si noti che il Russo comincia una seconda frase con “quel giorni” (“quel” è singolare e “giorni” è plurale) e poi aggiunge “quei giorni lì” (tutto al plurale). Il Russo non dice “quel giorno” per non mentire.

E poi Ivano Russo chiude con due domande.

Riguardo all’intervista, per ottenere informazioni il giornalista avrebbe dovuto semplicemente chiedere ad Ivano Russo di riferirgli che cosa avesse fatto il giorno dell’omicidio di Sarah Scazzi. 

Le regole di un’intervista e quelle di un interrogatorio sono le stesse:

  1. evitare le domande chiuse che permettono all’interrogato/intervistato di rispondere con un sì o un no;
  2. evitare le domande multiple per impedire all’interrogato/intervistato di scegliere a quale rispondere;
  3. non interrompere mai l’interrogato/intervistato; è nei sermoni e nelle tirate oratorie che si trovano spesso informazioni utili ed ammissioni tra le righe;
  4. non introdurre nuovi termini;
  5. evitare affermazioni perché non prevedono una risposta;
  6. evitare giudizi morali perché mettono l’interrogato/intervistato sulla difensiva;
  7. non suggerire le risposte.

CONCLUSIONI

Russo, nonostante sia stato imboccato dal giornalista, non ha negato in modo credibile di aver visto Sabrina e Sarah il giorno dell’omicidio. 

Ivano Russo non ha negato in modo credibile di aver suggerito a sua madre di dire che lui era rimasto a casa fino alle cinque.

Il contenuto dell’intercettazione cui ha fatto riferimento il giornalista è il seguente:

Ivano Russo: Ma’… se ti chiedono qualcosa, dici: Mio figlio stava dormendo… sopra. E’ sicura? Sì, sono sicura perché c’era anche mio figlio e mia cognata, che stavano sopra… arrivarono in ritardo, quel giorno c’era la partita del Napoli, c’era la partita del Napoli.

Elena Russo, madre di Ivano: No, non è che erano arrivati in ritardo.

Ivano Russo: Arrivarono in ritardo, io e mio figlio (incomprensibile) avevamo già mangiato e lui è andato subito sopra per andare a dormire… e quindi lui neanche li hai visti.

Elena Russo, madre di Ivano: No, tu l’hai… li avevi visti (incomprensibile).

Claudio Russo, fratello di Ivano, nell’aprile 2012, sentito come teste, durante un’udienza ha dichiarato: «Dopo la scomparsa di Sarah, i Misseri vennero a casa nostra a portare un cesto di funghi e chiesero a mia madre cosa avesse detto Ivano ai carabinieri (…) Ivano aveva paura delle microspie».

Al processo, in merito ai suoi movimenti del giorno dell’omicidio di Sarah, Ivano Russo ha risposto al PM così: “Mi sono steso prima sul divano e poi, quando è arrivato mio fratello, siccome è attivo, fa sempreeee… rumoreggia abbastanza, mi sono alzato e me ne sono andatooo… cioè mi sono alzato e sono andato sopra nel letto a dormire”

Russo è in difficoltà.

Quando dice “siccome è attivo e fa sempreeee… rumoreggia abbastanza” spiega un perché senza che gli sia stato richiesto, lo fa per prevenire la domanda del pubblico ministero. Poi aggiunge un primo non necessario “mi sono alzato” e infine si autocensura e aggiunge “e me ne sono andatooo…”. “Me ne sono andato, dove?” avrebbe dovuto chiedergli il pubblico ministero.

Russo non riesce a mentire outright, non riesce a dire “Mi sono steso prima sul divano e poi sono andato sopra nel letto a dormire”.

Ivano sente il bisogno di riferire un perché e di aggiungere per ben due volte “mi sono alzato”, parole non necessarie che nascondono informazioni. Attraverso queste 3 parole il Russo ci dice di aver fatto qualcos’altro e che, proprio perché lo ripete due volte, quel qualcos’altro è importante per lui. In inglese sono equiparabili alla parola “left”, ad esempio, non c’è bisogno di dire “after breakfast I left the house to go to work”, basta dire “after breakfast I went to work”, quel “left” indica che qualcosa di non detto è successo in quel frangente.

Nel caso di Russo sappiamo che, prima di andare a letto in camera, uscì di casa e incontrò Sabrina e Sarah.

Questo articolo è stato pubblicato su Le Cronache Lucane il 28 dicembre 2019.

Leggi anche: Analisi dell’intervista rilasciata da Sabrina Misseri a Franca Leosini

 

Analisi dell’intervista rilasciata da Sabrina Misseri a Franca Leosini

Sabrina Misseri e Sarah Scazzi

Sarah Scazzi (4 aprile 1995) è stata uccisa il 26 agosto 2010 ad Avetrana, Taranto.

L’11 marzo 2018 è andata in onda un’intervista rilasciata da Sabrina Misseri a Franca Leosini. Sabrina Misseri (10 febbraio 1988) è stata riconosciuta colpevole dell’omicidio di sua cugina Sarah Scazzi e condannata all’ergastolo per concorso in omicidio volontario insieme a sua madre Cosima Serrano (6 gennaio 1955).

Michele Misseri, padre di Sabrina e marito di Cosima, è stato condannato alla pena di 8 anni di reclusione per soppressione di cadavere e inquinamento delle prove, suo fratello Carmine Misseri è stato condannato a 4 anni e 11 mesi di reclusione per concorso in occultamento di cadavere.

L’analisi di questa lunga intervista si baserà sul confronto tra ciò che ci si aspetta che un innocente dica e ciò che Sabrina Misseri dirà (The Expected versus The Unexpected).

In poche parole, ci aspettiamo che Sabrina Misseri:

  1. mostri di possedere il cosiddetto “muro della verità”, che è una potente ed impenetrabile barriera psicologica che permette a coloro che dicono il vero di rispondere con poche parole alle domande relative al caso giudiziario in cui sono coinvolti, in quanto non hanno la necessità di convincere nessuno di niente;
  2. neghi in modo credibile di aver ucciso sua cugina Sarah Scazzi, ovvero dica “io non ho ucciso Sarah, sto dicendo la verità” e lo dica spontaneamente.

Franca Leosini: A quanto risulta dalle dichiarazioni rese a verbale dalla signora Anna Pisanò (…) lei Sabrina praticava massaggi estetici e terapeutici anche a Ivano Russo,

Sabrina Misseri: Sì alla cervicale, massaggio alla cervicale.

Franca Leosini: Ma sembra che a muovere le mani con efficacia felicemente terapeutica fosse anche Ivano Russo su di lei, su di lei Sabrina.

Sabrina Misseri: Questo lo dice lei (Anna Pisanò), questo lo dice lei, no, in casa non è mai successo niente di tutto ciò, in casa no, (incomprensibile)

Franca Leosini: Quindi è un pettegolezzo?

Sabrina Misseri:… questo è un pettegolezzo, in casa no, con mia madre dentro casa non esiste proprio (incomprensibile).

Franca Leosini: (…) il suo rapporto con Ivano Russo, lei come lo definirebbe?

Sabrina Misseri: Sicuramente mi piaceva e lo sapeva anche lui perché io sono una persona abbastanza chiara e trasparente, abbiamo parlato più volte di questo fatto, che lui mi piaceva, che ero attratta fisicamente lui lo sapeva ehm.

Da notare l’avverbio “abbastanza”. Sabrina dice “io sono una persona abbastanza chiara e trasparente”, non “io sono una persona chiara e trasparente”.

Franca Leosini: Ecco, ma lui non si pronunziava nei suoi confronti, scusi?

Sabrina Misseri: Lui diceva: “L’importante è che non non pretendi da me altre cose”, perché comunque lui non si voleva fidanzare, ma io infatti ho detto: “Non ho mai chiesto una cosa del genere”.

Franca Leosini: Lei era gelosa di Sarah?

Sabrina Misseri: No, proprio perché sapevo, primo che a Ivano gli piacevano le donne più grandi, secondo non vedevo atteggiamenti di nessun tipo e poi io, gelosa di una bambina? Assolutamente no, assolutamente no, e poi si possono vede’ dai messaggi. C’è un messaggio dove io a Ivano faccio una scena di gelosia nei confronti riguardo a Sarah? Non ce n’è nessuno, potevo essere gelosa di altre ragazze, di altre donne, magari sì, ma di Sarah no, assolutamente no.

Sabrina, invece di negare in modo credibile, invece di dire “Io non ero gelosa di Sarah”, si esibisce in una lunga tirata oratoria all’interno della quale inserisce tre “assolutamente” e due domande. Sabrina non aveva alcun diritto di riprendere Ivano per i suoi comportamenti nei confronti di Sarah in quanto non era fidanzata con lui. 

Franca Leosini: A lei seccava un poco, la infastiva un poco il fatto che Sarah bamboleggiasse con Ivano?

Sabrina Misseri: A me non seccava il fatto che bamboleggiava, a me seccavano le dicerie del paese, che è ben diverso. A me seccavano le dicerie del paese perché alcuni clienti quando venivano poi mi dicevano delle cose che a me davano molto fastidio, loro hanno voluto travisare e girare in un altro modo che è ben diverso.

Sabrina non nega in modo credibile, non dice “A me non seccava il fatto che Sarah bamboleggiasse con Ivano” ma elimina dalla sua risposta entrambi i protagonisti e dicendo “A me non seccava il fatto che bamboleggiava” ammette che Sarah bamboleggiasse. 

Franca Leosini: Alcune sue amiche o sedicenti tali hanno lasciato intendere al processo che invece lei Sabrina fosse stizzita perché Ivano invece coccolava Sarah più di quanto si dedicasse a lei.

Sabrina Misseri: Non è stata detta da me quella frase, è stata detta da un’altra persona.

Sabrina è evasiva, non risponde a tono alla domanda, non nega l’addebito.

Franca Leosini: Io le dico cosa hanno detto al processo le sue amiche o sedicenti tali che lei fosse stizzita perché Ivano coccolava più Sarah di quanto poi si dedicasse a lei e che addirittura queste attenzioni del giovanotto per Sarah praticamente suscitassero delle discussioni tra lei e Sarah, è vero questo o no?

Sabrina Misseri: Per le chiacchiere del paese ma non del fatto… cioè che coccole poteva fare Ivano a Sarah? Una carezza sulla testa? Cioè, per quello dovevo essere gelosa? Di cosa dovevo essere gelosa?

Ancora una risposta evasiva condita da 5 domande che Sabrina usa per non rispondere. Sabrina non nega di aver discusso con Sarah, ma soprattutto non riesce a concludere la frase “ma non del fatto…”, un’autocensura che ci rivela che ci sta nascondendo delle informazioni.

Sabrina Misseri: Quella frase l’ha detta un’altra persona, non è una frase detta dalla mia bocca, perché comunque anche altre mie amiche… comunque gli piaceva la compagnia di Ivano.

Sabrina lascia intendere che “anche” un’altra persona fosse gelosa delle attenzioni che Ivano rivolgeva a Sarah.

Da notare che la frase frammentata non è “perché comunque anche ad altre mie amiche…”, cui poteva seguire “piaceva Ivano” ma “perché comunque anche altre mie amiche…”, senza “ad”.

Franca Leosini: L’accusa si è formata il convincimento che lei Sabrina fosse gelosa della sua cuginetta.

Sabrina Misseri: Però non ci sono messaggi tra me e Ivano che faccio scenate di gelosia riguardo a Sarah e questo che ancora nessuno ha saputo spiegare.

Sabrina non nega, non dice “l’accusa si è sbagliata, io non ero gelosa di Sarah”, ma risponde con un “Però non ci sono messaggi tra me e Ivano che faccio scenate di gelosia riguardo a Sarah e questo che ancora nessuno ha saputo spiegare”, ma invita i giudici a spiegarsi il perché non ci siano messaggi tra lei e Ivano riferibili alla sua gelosia per Sarah. Il motivo è semplice: Ivano e Sabrina non erano fidanzati pertanto Sabrina non aveva alcun diritto di fare scenate di gelosia ad Ivano.

Franca Leosini: Sabrina, nell’epopea baraccona di questa storia, propriamente campeggia appunto il suo rapporto  con Ivano Russo, c’è un episodio che appare in qualche modo un altro dei cardini su cui ruotano gli eventi che si susseguiranno in sostanza accade questo che in una notte sbadata fra il 3 ed il 4 lei Sabrina e Ivano dribblate gli amici e su sollecitazione di Ivano vi allontanate per appartarvi in auto in un posticino tranquillo e allora via i fastidiosi vestiti, inizia fra voi un rapporto caldo, un rapporto bollente ma sul più bello a dare lo stop agli sperdimenti, fino a interrompere l’estasi, incredibilmente è Ivano. Senta Sabrina ma l’incauto giovanotto, mentre, frenando i suoi ardori lombari, si rinforcava le mutande, ecco come si giustifica con lei scusi? Come giustifica quel gesto che nei confronti di una donna è, a dir poco, offensivo?

Sabrina Misseri: Bhè, le cose non sono… io non mi sono sentita proprio tanto… perché le cose non sono andate come son state descritte, nel senso, quando è successo quell’attimo, io ero abbastanza fredda e a disagio, lui automaticamente vedendomi così ha iniziato a dirmi: “Ma rimarremmo amici?”, io ho detto: “Non lo so”, da quel momento lui si è fermato ed è finita là, cioè con quella frase è finito tutto, se io fossi stata diversa chi lo… non so come sarebbe andata a finire, cioè la fra… è stato raccontato come per dire un rifiuto, s’è vestito, non è andato proprio così.

Il racconto che ha fatto Sabrina durante un’udienza non è dissimile: “Ad un certo punto è successo quell’episodio lì, c’è stato quel rapporto che, diciamo, è durato secondi eee… ed è finito, anche perché lui vedendomi, disse: “Ma non è che si rovina l’amicizia?”, io ho detto: “Questo non lo so” (…) c’è stato un rapporto sessuale che è durato pochi secondi, voglio dire, a quel punto lui si è fermato: “Io non voglio rovinare l’amicizia!”.

Franca Leosini: Per me è la stessa cosa, mi deve scusare.

Sabrina Misseri: No, per me è diverso, perché nel momento in cui io dico: “Non lo so”,
che per me non sarebbe rimasta l’amicizia, è diverso, non è uguale per me.

Franca Leosini: Scusi tanto (…) un uomo non mette una ragazza in condizioni comunque di disponibilità (…)

Sabrina Misseri: Disagio, non ero proprio dispon… ero a disagio, ero una pietra, non sapevo cosa fare, non sapevo cosa fare.

Sabrina continua a dire di essere stata a “disagio” nel tentativo di attribuirsi la responsabilità dell’interruzione del rapporto sessuale, lo fa per non confrontarsi con l’umiliazione subita. 

Franca Leosini: Vabbè, lei era a disagio, sarà stata pure una pietra, ma magari era una pietra che così si era liberata di qualche capo di biancheria. Ora sostanzialmente un uomo non mette una ragazza, una donna in condizioni di disponibilità, per poi dirle: “Scusa tanto, ma poi restiamo amici?”.

Sabrina Misseri: Ma io non penso che sia partito con quest’intenzione, stavamo facendo un giro per la litoranea e lui si è fermato per fumare e poi è capitato quello, io non credo sia partito all’inizio con quell’intento.

Franca Leosini: Ma prima di dare il via all’operazione spogliarello, insomma poteva evitare di mettere una ragazza in condizioni di disponibilità per poi umiliarla. Mi deve scusare, Sabrina.

Sabrina Misseri: Guarda per me è stato più umiliante il giorno dopo che l… la sera stessa, la sera stessa non è stato così, per me è stato più brutto il giorno dopo, io il giorno dopo mi so’ sentita più umiliata perché il giorno dopo ho visto che comunque lui si sentiva a disagio, stavamo in gruppo e lui non mi rivolgeva la parola, cioé in questo senso.

Dicendo “per me è stato più umiliante il giorno dopo”, “per me è stato più brutto il giorno dopo” e “io il giorno dopo mi so’ sentita più umiliata”, Sabrina ammette di essersi sentita umiliata anche la sera stessa.

Franca Leosini: Ah, lui si sentiva a disagio?

Franca Leosini: Raccontare a Mariangela in presenza di Sarah il fatto del rapporto con Ivano, lei con l’esperienza che si ritrova la rifarebbe questa sciocchezza?

Sabrina Misseri: No, questa no.

Sabrina paragona questa sciocchezza, che non rifarebbe, ad un’altra o ad altre sciocchezze che invece rifarebbe.

Sabrina Misseri: Eh, vabbè, loro raccontano che Sarah l’ha… l’ha raccontato a tutti e che quindi si è riempita la voce del paese.

Franca Leosini: Sarah a chi l’ha raccontato?

Sabrina Misseri: Ah, al fratello lo ha raccontato, a Claudio, però con Claudio non abbiamo parlato di questa situazione, cioè io l’ho saputo tramite altre persone, non l’ho saputo direttamente da Claudio… lo confidò al fratello e il fratello poi si inizia a mettere un po’ in mezzo alla situazione, a parlare con gli altri del gruppo.

Franca Leosini: Lei glielo rimprovera a Sarah?

Il 5 agosto ci fu uno scambio di sms tra Ivano e Sabrina:

Sms di Ivano Russo: “Non devi dare conto, lo hai detto a qualcuno quello che è successo?”

Sms di Sabrina Misseri: “No, perché?”

Sabrina chiese “perché?”, perché temeva che Ivano avesse già saputo che lei aveva già detto a qualcuno quello che era successo. Peraltro Sabrina ne aveva il diritto.

Sms di Ivano Russo: “Che non lo dire”

Sms di Sabrina Misseri: “Cose del genere non racconto mai, sono fatti miei”

Sabrina MIsseri: No, a Sarah, perché Sarah era piccolina, invece magari lo… Claudio, che è una persona più adulta, avrebbe potuto… cioè tenerselo per sé, secondo me, mi (incomprensibile) non c’era bisogno di parlarne con Ivano o con altri, perché comunque so’ abbastanza grande, quindi…

Sabrina non nega in modo credibile, non dice “No, io non rimproverai a Sarah di aver raccontato di quel rapporto interrotto”, ma si esibisce invece in una tirata oratoria composta da frasi frammentate per spostare il focus da Sarah a suo fratello Claudio. 

Franca Leosini: Ivano come la prende?

Sabrina Misseri: Ma Ivano li pre… la… se la prende a male perché dice no… perché gliel’ho detto… perché lo sono andata a dire a Mariangela e per questo fatto incominciamo a litigare.

Una risposta disarticolata fatta di frasi frammentate che ci rivelano che la domanda è sensitiva. 

Franca Leosini: Che succede tra lei e ivano?

Sabrina Misseri: Incominciamo a litigare tramite sms.

Franca Leosini: Che succede tra lei e Ivano, vi rivedete?

Sabrina Misseri: Non mi ricordo se subito dopo ci rivediamo, comunque il rapporto non è più buono, cioè le poche volte che ci vedevamo comunque litigavamo sempre. Io sono arrivata fino al 21 agosto della notte, mi ricordo l’ultima volta che l’ho visto prima della tragedia.

La Leosini chiede a Sabrina se fosse stata a conoscenza che Ivano e Sarah avevano i rispettivi numeri di cellulare.

Sabrina Misseri: Allora… Sarah… io… che io sappia, Sarah non aveva il numero di Ivano, l’ha iniziato ad avere quando è arrivato il fratello.

Sabrina comincia la frase con un “Allora” che le serve per prendere tempo e poi mostra di avere difficoltà a costruire la risposta “Sarah… io…”.

Come può Sabrina dire “che io sappia, Sarah non aveva il numero di Ivano”, se è emerso dal processo che l’aveva e la Leosini glielo ha appena riferito? 

Franca Leosini: Sicuro?

Sabrina Misseri:…

Il fatto che Sabrina non risponda è significativo, Sabrina non riesce a dire alla Leosin “Sto dicendo la verità”.

Franca Leosini: No, perché a quanto risulta dai tabulati telefonici nei giorni successivi alla rottura tra lei e Ivano Russo, la piccola Sarah e Ivano invece continuavano non solo a sentirsi sul cellulare ma a spedirsi sms persino nel cuore della notte.

Franca Leosini: Ecco, lei non lo sapeva Sabrina?

Sabrina Misseri: Non so niente di questo io, è tutto nuovo.

Ancora una volta il tempo del verbo è sbagliato, Sabrina sa per certo che Sarah aveva il numero di Ivano, le è appena stato riferito. Quand’anche le fosse sfuggito al processo, avendolo saputo in questo momento, avrebbe dovuto usare il verbo al passato e dire: “Non sapevo niente di questo io, è tutto nuovo”.

Franca Leosini riferisce a Sabrina che secondo l’accusa lei sapeva dello scambio di messaggi tra Ivano e Sarah.

Sabrina Misseri: Nooo, assolutamente no, no, perché io sapev… ho visto solo i messaggi mandati quando c’era Claudio ad Ivano, non sapevo nient’altro.

Sabrina non convince, invece di rispondere con un semplice “No”, mostra di avere bisogno di persuadere.

La frase frammentata “perché io sapev…” ci rivela che Sabrina nasconde delle informazioni.

Sabrina Misseri: No… a me non mi risulta proprio questo, a me risulta che fino al 21, quando c’era il Claudio, c’erano i messaggi poi dopodiché… che io sappia, no, questa è una cosa nuova per me, io non so niente.

Sabrina usa la parola messaggi solo in riferimento a suo cugino Claudio e non riesce a negare in modo credibile di aver saputo dello scambio di messaggi tra Ivano e Sarah.

Franca Leosini: Quell’ultima sera c’è stata, come ha detto Mariangela questa gelosa litigata tra lei e Sarah?

Sabrina Misseri: Questo è quello che dichiara lei… se ci fossero stati tutti questi litigi Sarah il giorno dopo non sarebbe venuta a casa… non era stupida Sarah.

Sabrina risponde in modo evasivo, dice tre cose vere: “Questo è quello che dichiara lei”“se ci fossero stati tutti questi litigi Sarah il giorno dopo non sarebbe venuta a casa” “non era stupida Sarah”, non nega di aver litigato con sua cugina la sera prima dell’omicidio, si limita soltanto a riferire che non c’erano “stati tutti questi di litigi”.

Mariangela Spagnoletti durante un’udienza del processo ha riferito di aver sentito Sabrina dire: “Sarah si vende per due coccole, si vende, lo dice pure sua madre”.

La Leosini invita Sabrina a commentare.

Sabrina Misseri: Bhè, uno dall’esterno è normale che dice: “E’ una frase orribile da dire ad una ragazzina”, è proprio orribile, però noi sapevamo il rapporto che avevamo come ci stuzzicavamo e non per offendere, questo serviva anche a fortificare il carattere, è normale una persona dall’esterno può pensare male ma dall’interno sapevamo noi, perché sapevamo noi da che passato venivamo. Io e Sarah comunque, avevamo sofferto di bullismo (piange)… perché comunque da piccole siamo sempre state prese in giro… lei alle scuole medie, come anch’io alle scuole medie… io per la… perché soffro di ipertricosi quindi ho eccessiva peluria, per le basette per i baffetti, i ragazzi che si portavano la lametta a scuola per dirmi se ne avevo bisogno, comunque ne abbiamo passate.

La frase “questo serviva anche a fortificare il carattere” è una frase che i soggetti che abusano dei bambini spesso usano per giustificare comportamenti sopra le righe.

Sabrina non si dice dispiaciuta e nel tentativo di giustificare quella “frase orribile”, che non può negare di aver detto, si esibisce in una lunga tirata oratoria  nella quale si rappresenta come una vittima in coppia con Sarah, “sapevamo noi da che passato venivamo”“Io e Sarah” e “da piccole siamo sempre state prese in giro”, una manipolazione emozionale.

Franca Leosini: Lei questa frase ricorda di averla detta?

Sabrina Misseri: Sì, sì, sì, non ho mai negato di non averla detta, non l’ho mai negata, bhé, dall’esterno anch’io avrei detto: “Una frase offensiva, orribile”, però solo chi sta dall’interno, anche alcuni parenti che sanno, è una frase che non veniva detta solo da me ed era una frase non come volevano apparire.

Quando Sabrina dice “non ho mai negato di non averla detta”, usa due negazioni, non lo fa per non negare ma per essere convincente.

Sabrina cerca di nascondersi tra la folla.

Sabrina Misseri: Perché tutte le cose, come son state passate, son state passate come ragionamenti di una persona adulta, non da ragionamenti di una persona di 15 anni e ne parlo in questo modo perché l’ho… io me li ricordo bene i miei 15 anni, ogni piccolo rimprovero sembrava una catastrofe, ecco perché hanno pesato tanto, perché tutti si son dimenticati di ragionare da 15enni e non da adulti.

Sabrina si contraddice, prima sminuisce il male che con quella frase, da lei definita “orribile”, avrebbe fatto a Sarah e poi afferma che a 15 anni ogni piccolo rimprovero sembra una catastrofe. 

26 agosto 2010

Franca Leosini: (…) Sarah era così entusiasta all’idea di questa gitarella al mare che, lei ricorda cosa fa Sarah a casa?

Sabrina Misseri: No, io l’ho saputo dopo però, io so che lei velocemente si è vestita, si è cambiata eee, raccontato da famiglia, ha mangiato un cordon blue e aspettava il messaggio mio, questo (incomprensibile).

Franca Leosini: No, lei ha addirittura… ha inventato… ha forse inventato alla madre che aveva avuto una sua chiamata…

Sabrina Misseri: No, questo è impossibile, Sarah non aveva bisogno di mentire quando voleva veniva…

Sabrina dice il vero quando afferma che Sarah non aveva bisogno di inventarsi scuse per raggiungerla a casa.

Franca Leosini: Sì, no lei ha inventato alla madre per filarsela prima che aveva avuto uno squillo da lei.

Sabrina Misseri: Un messaggio.

Franca Leosini: Un messaggio da lei che la sollecitava a raggiungerla presto.

Sabrina Misseri: E infatti c’è il messaggio mio, il messaggio mio è stato inviato.

Franca Leosini: A che ora Sarah sarebbe doveta venire da lei?

Sabrina Misseri: Mah, noi abbiamo parlato che comunque il messaggio se doveva andar male sarebbe stato sempre verso le… dopo le due, due e un quarto perché Mariangela lavorava quindi, quando usciva dal lavoro dopo le 14, 14 e 15, era sicuro cheee…

Franca Leosini: Sarah sarebbe venuta comunque o doveva aspettare?

Sabrina Misseri: No, doveva aspettare un messaggio mio per andare al mare.

Franca Leosini: (…) i numeri di cellulare che sono presenti nei tabulati telefonici con una sequenza oraria ritenuta dall’accusa altamente indicativa della responsabilità che lei e sua madre Cosima avreste avuto nell’omicidio di Sarah, responsabilità che entrambe disperatamente rifiutate, è così Sabrina?

Franca Leosini invita Sabrina a negare di aver ucciso Sarah quando le suggerisce “responsabilità che entrambe disperatamente rifiutate, è così Sabrina?”…

Sabrina Misseri:… ci sono tante cose che non… non… non sono corrette, in pa… innanzitutto, Sarah in casa non è entrata proprio.

… e Sabrina che fa? Abbassa i toni e non nega di aver ucciso sua cugina Sarah. 

Sabrina non riesce a negare neanche quando è invitata a farlo, non riesce a dire “Io non ho ucciso mia cugina Sarah”. 

Il “disperatamente rifiutate” è evidentemente un’interpretazione della Leosini che nulla ha a che fare con le parole di Sabrina.

Sabrina è credibile quando dice “innanzitutto, Sarah in casa non è entrata proprio”.

Secondo l’accusa Sarah sarebbe arrivata a casa di Sabrina prima delle 14.00 e sarebbe stata uccisa entro le 14.23.00. Secondo la difesa Sarah sarebbe uscita di casa intorno alle 14.30.00.

Di seguito la cronologia dei messaggi intercorsi tra Mariangela e Sabrina, Sabrina e Sarah e viceversa:

14.23.34 Mariangela invia un sms a Sabrina: “Il tempo di mettere il costume e vengo”.

14.24.03 Sabrina risponde a Mariangela: “Avviso Sarah?”.

14.24.23 Mariangela risponde a Sabrina: “Ok”.

14.25.08 Sabrina invia un sms a Sarah: “Mettiti il costume veloce e vieni”.

14.28.13 Sabrina invia un secondo sms a Sarah: “Hai letto il msg?”.

14.28.26 Sarah invia uno squillo di conferma a Sabrina.

14.28.40 Sabrina invia un secondo sms a Mariangela: “Sto tentando in bagno”.

14:31 Angela Cimino invia un sms a Sabrina: “Ma allora il trattamento non si fa?”.

14:35 Sabrina risponde ad Angela Cimino: “No, non si fa”.

14.39.27 Sabrina invia un terzo sms a Mariangela: “Pronta”.

14.42.48 Sabrina telefona a Sarah che non risponde.

La Leosini riferisce che, secondo i giudici, Sabrina, dopo aver ucciso Sarah, per crearsi un alibi, avrebbe inviato due messaggi alla vittima e poi avrebbe risposto a se stessa usando il cellulare di Sarah.

Sabrina Misseri: Non so proprio come si fa ad immaginare una cosa del genere.

Franca Leosini: Se così fosse il suo sarebbe un comportamento di questo tipo…

Sabrina Misseri: Da killer seriale, proprio.

Franca Leosini: Se così fosse come i giudici hanno ritenuto un comportamento di questo tipo sarebbe diabolico, se me lo passa.

Sabrina Misseri: Da come mi hanno descritto senz’altro.

Franca Leosini: Ricorda quale è stata l’interpretazione che di questi msg i giudici hanno dato a processo?

Sabrina Misseri: Loro hanno dichiarato di aver fatto tutto da sola di aver usato io il cellulare di Sarah a mandare a me stessa i messaggi… io non avrei mai avuto questo pensiero, cioè, non so da dove è venuta questa logica, non riesco a capirla, cioè la logica reale è quella che io dovevo avvisare Sarah quando c’era l’appuntamento. C’era l’appuntamento per andare al mare? La dovevo avvisare io? Ho mandato il messaggio? Il messaggio c’è. Perché Sarah doveva uscire prima? Perché? Non aveva bisogno di dire la bugia per andarsene da fare le pulizie, non ha mai fatto le pulizie, perché? A parte che non so, non sapevo neanche usare il cellulare di Sarah io, che era un cellulare nuovo, comprato proprio nel mese di agosto, innanzitutto… poi una mentee… cioè per fare una cosa del genere devi essere un… come devo dire, un killer seriale, cioè proprio specializzato a fare questi crimini, cioè non lo so, mi sembra di vedere un film, non la realtà.

Sabrina è convincente, dice la verità, è stata Sarah a fare lo squillo di conferma con il proprio telefonino, non lei. L’omicidio è stato commesso dopo il messaggio di Sabrina a Mariangela delle 14.28.40 e, naturalmente, prima delle 14.39.27.

Franca Leosini: Un film che l’ha portata qui.

Sabrina MIsseri: E che sto pagando.

Sabrina dice il vero, sta pagando, però non dice “sto pagando per un reato che non ho commesso”, lascia questa possibile interpretazione agli altri.

Sabrina Misseri: Questa sentenza non rispecchia niente della realtà dei fatti, niente… (piange) non c’è una briciola che rispecchia della verità di… quello che hanno detto i giudici (piange) niente, niente, rispecchia.

Sabrina non dice di non aver ucciso sua cugina Sarah, è semplicemente critica nei confronti dei giudici perché la loro ricostruzione non riflette la verità dei fatti, una verità che Sabrina mostra di conoscere, ma che non racconta perché non le fa comodo. 

Franca Leosini: (…) quando Mariangela Spagnoletti alle 14.23.34 le invia per avvisarla che liberatasi dal lavoro si infilava il costume e passava a prenderla, lei Sabrina, che per l’accusa aveva già ucciso Sarah, risponde a Mariangela che avrebbe avvertito sua cugina, un espediente questo, secondo i giudici, per indicare che Sarah fino a quel momento a casa sua, Sabrina, non si era vista, non era venuta.

Sabrina Misseri: Infatti non era venuta.

Sabrina dice la verità, Sarah non era ancora arrivata a casa sua alle 14.23.23 e non era ancora arrivata alle 14.28.26, orario dello squillo di conferma partito dal telefonino di Sarah

Franca Leosini: In più, per l’accusa, i due sms che invia a Sarah per invitarla a prepararsi per andare al mare nonché lo squillo di conferma, che era partito alle 14.28 dal cellulare di Sarah, appunto per conferma, per i giudici li avrebbe inviati tutti lei Sabrina dal cellulare di Sarah del quale lei era in possesso in quanto Sarah era ormai senza vita.

Sabrina Misseri: Per accettare una cosa del genere è perché si ha già il pregiudizio nei confronti di una persona, perché di logico cosa c’è? Se io per crearmi l’alibi non avrei fatto venire neanche Mariangela, anzi, avrei cercato di allontanare la situazione per stare più tranquilla, non è così.

Sabrina ci lascia intendere che Sarah arrivò dopo il suo messaggio delle 14.28.40 a Mariangela “Sto tentando in bagno” e che l’omicidio si consumò dopo quell’ora. D’altra parte Sabrina non avrebbe potuto uccidere e scrivere messaggi in contemporanea.

Sabrina non nega di aver ucciso Sarah, riferendosi alla ricostruzione dei giudici, dice semplicemente “non è così”, lasciando intendere di sapere come in realtà si svolsero i fatti. 

Questa risposta di Sabrina ci conferma che l’omicidio non fu premeditato. La logica ci aveva già comunque permesso di escludere la premeditazione.

Franca Leosini: Alle 14.42 lei Sabrina e Mariangela vi incontrate, vero?

Sabrina Misseri: Sì, quandooo io so… io ero pronta, stavo sotto la veranda, è arrivata Mariangela. Io a Mariangela ho chiesto se Sarah l’aveva vista per strada, perché comunque Mariangela faceva lo stesso tragitto di Sarah quando doveva venire con la macchina, ho chiesto a lei, prima ancora ho chiesto a mio padre se stava vedendo Sarah arrivare.

Sabrina, invece di rispondere semplicemente con un “Sì”, cerca di precedere la sua interlocutrice per raggiungere il suo obiettivo, ovvero far pensare alla Leosini che lei fosse in veranda e non in strada all’arrivo di Mariangela, pur senza affermarlo direttamente. La frase frammentata “quandooo io so…” ci dice che Sabrina stava provando a falsificare, ma si è interrotta.

Sabrina dice due frasi:  “io ero pronta, stavo sotto la veranda” e “è arrivata Mariangela” non “quando è arrivata Mariangela io stavo sotto la veranda”.

Franca Leosini: Dov’era suo padre?

Sabrina Misseri: In cantina, io me ne sono accorta quando ho sentito il rumore del portone.

Sabrina sente la necessità di raccontare di aver sentito “il rumore del portone”.

Franca Leosini: Lei ha sostenuto che mentre aspettava che venisse Mariangela lei era in veranda, vero?

Sabrina Misseri: Sì.

Sabrina dice il vero, aspettò Mariangela in veranda.

Franca Leosini: Lei ha dichiarato che mentre lei lì era in veranda, e siamo attorno alle 14.42, lei ha parlato con suo padre?

Sabrina Misseri: Sì.

Franca Leosini: Dov’era suo padre?

Sabrina Misseri: Era in cantina, io l’ho sentito il rum…

Da notare che Sabrina sente la necessità di ripetere per la seconda volta di aver sentito “il rumore”.

Franca Leosini: Come in cantina? Come faceva a parlare con suo padre?

Sabrina Misseri: Sì, perché ho sentito il rumore del portone chiudere e ho detto: “Chi è?” E poi mio padre ha risposto, io… io non sapevo che mio padre fosse in cantina.

Sabrina ripete una terza volta di aver sentito “il rumore del portone”.

Franca Leosini: Ma lei ha detto invece che suo padre era all’esterno del garage.

Sabrina Misseri: Dopo, dopo, quando è arrivata Mariangela, l’ho visto fare il… su e giù dalla cantina, però inizialmente, ho sentito il rumore del portone, siccome mio padre aveva l’abitudine di non chiudere a chiave, ho pensato che ci fosse qualcuno dentro, poi invece ha risposto mio padre.

Sabrina ripete una quarta volta di aver sentito “il rumore del portone”, un fatto evidentemente importante per lei che ci informa sul suo stato di allerta in quei momenti. Sabrina riferisce di non aver saputo chi fosse entrato in casa e, per capire, di aver chiesto “Chi è?”.

Durante un’udienza Sabrina, sempre riguardo al rumore del portone ha detto: Mi ricordo il rumore del portone della cantina, mi ricordo, quando ho sentito quando ho sentito il rumore del portone della cantina ho detto non volevo che in casa ci fosse qualcuno comunque il portone della cantina la maniglia era rotta e quindi mio padre non lo chiudeva mai a chiave bastava una tenaglia addirittura lui con la mano stessa riusciva ad aprirla allora io ho gridato a quel punto “Papà” e lui mi ha risposto “Che c’è?” (…).

Da notare la frase “non volevo che in casa ci fosse qualcuno”.

Franca Leosini: Quindi lei non l’ha visto in faccia suo padre?

Sabrina Misseri: No, no, dalla veranda, no.

Franca Leosini: Vi siete parlati senza vedervi?

Sabrina Misseri: Sì, senza vederci.

Franca Leosini: Quindi non può come le è sembrato suo padre.

Sabrina Misseri: No, in quel momento no.

Franca Leosini: Quando l’ha visto?

Sabrina Misseri: Quando è arrivata Mariangela con la macchina, che sono scesa giù per la strada, ho visto mio padre che stava preparando la macchina perché il trattore non partiva.

Sabrina sta dicendo che quando è arrivata Mariangela è “scesa giù per la strada”.

Franca Leosini: Ha notato qualcosa di strano lei in suo padre?

Sabrina Misseri: No, non ho notato niente di strano.

Franca Leosini: (…) lei ha sostenuto che Sarah sarebbe uscita da casa alle 14.30?

Sabrina Misseri: Sì, quando ha fatto lo squillo penso, non so se fosse… o stava già in mezzo alla strada.

Sabrina risponde di “Sì” ma non riesce ad appropriarsi completamente della linea della difesa ed afferma: “quando ha fatto lo squillo penso, non so se fosse… o stava già in mezzo alla strada”. Sabrina fa riferimento allo squillo che le fece Sarah alle 14.28.26, uno squillo di conferma, ed apre al fatto che sua cugina potesse essere già in strada alle 14.28.26 avendo ricevuto il primo messaggio, che la invitava al mare, più di 3 minuti prima, alle 14.25.08.

Riguardo alla testimonianza della coppia che disse di aver visto Sarah in strada alle 14.30 al giornalista di “Chi l’ha visto?” nei giorni seguenti alla sua scomparsa, durante un’udienza, Giuseppina Nardelli ha affermato: “Io le posso dire solo che cioè come potevano essere le due, due e un quarto, due e mezzo, in quella circ… in quell’ambito lì, non ricordo (…) Niente, io è vero che l’ho visto l’or… però l’ora non lo ricordo, poi noi sappiamo i giornalisti come sono, io ho sempre detto: “Dalle due alle due e mezzo”, loro volevano un orario preciso noi l’abbiamo dato ma non è che l’abbiamo vista alle due e mezzo (…) l’ora l’abbiamo vista però io non ricordo l’ora di preciso perché quando noi abbiamo detto le due, le due e un quarto, due e mezzo, loro c’hanno detto: “Diteci un orario” e loro hanno detto: “Mettiamo le due e mezzo?”, “E mettile le due e mezzo, non è che”.

La Leosini parla di tempi stretti per commettere un omicidio riguardo ai 12 minuti che sarebbero intercorsi tra le 14.30  e l’orario d’arrivo di Mariangela a casa di Sabrina.

Sabrina Misseri: Io non la so la fase omicidiaria quanto ci vuole per… cioè, io quando sento parlare in tv, sento pochi minuti, non ho mai sentito, tipo mezzora.

Franca Leosini: Quando intorno alle 14.42 è venuta a prenderla Mariangela Spagnoletti, a quanto lei ricorda, lei dov’era?

Sabrina Misseri: Quando è arrivata lei io stavo scendendo dalla veranda.

Da notare che Sabrina non dice che si trovava in veranda all’arrivo di Mariangela ma che stava “scendendo dalla veranda”.

Franca Leosini: Lei sa perché io le ho rivolto questa domanda?

Sabrina Misseri: No.

E’ difficile credere che Sabrina non sappia il perché la Leosini le abbia rivolto questa domanda.

Franca Leosini: Le ho rivolto questa domanda perché (…) a detta di Mariangela (…) lei non era in veranda, ma contrariamente al solito era già ad attenderla sul marciapiede.

Sabrina Misseri: Io ribadisco quello che ho sempre detto ero sotto la veranda, come l’ho vista arrivare sono scesa per le scale… per raggiungerla fuori.

Da notare che Sabrina non dice che quando è arrivata Mariangela si trovava in veranda ma “come l’ho vista arrivare sono scesa per le scale… per raggiungerla fuori”, ancora un riferimento al suo stato di allerta.

In poche parole: Sabrina sta dicendo la stessa cosa che ha riferito Mariangela agli inquirenti, ovvero che all’arrivo di Mariangela non si trovava più in veranda. Sabrina vide arrivare Mariangela da lontano, e proprio allora si mosse per raggiungerla in strada. Sabrina non dice di essere scesa dalla veranda nel momento in cui l’auto di Mariangela si fermò sotto casa sua. 

Franca Leosini: Quindi sono due tesi completamente opposte, Mariangela dice che lei era già per strada, lei invece Sabrina dice che era in veranda.

Sabrina lascia che sia la Leosini a trarre conclusioni sbagliate. La Leosini non decifra Sabrina e non capisce che il suo racconto non è diverso da quello di Mariangela.

Anche durante il processo, Sabrina non ha mai detto di essere stata in veranda all’arrivo di Mariangela: “Io stavo seduta sotto la veranda ehm… vedendo quel tr… sotto la veranda si vede un tratto di strada eee… lì ho visto passare la macchina di Mariangela eee… ho iniziato a scendere le scale, Mariangela è arrivata, non si è fermata (…)”. L’uso del verbo “vedendo” ci parla ancora una volta dello stato di allerta di Sabrina in quei momenti.

Franca Leosini: Mariangela non ha mancato di descrivere lei, Sabrina (…) addirittura con particolari minuti. Mariangela ha detto che lei aveva una piccola borsa, che aveva il telo da mare sul braccio sinistro e che nella mano destra lei stringeva il cellulare.

Sabrina Misseri: Non me lo ricordo io, se lo ricorda lei, io non me lo ricordo.

Franca Leosini: (…) lei ricorda quale è stata l’interpretazione che hanno dato prima gli inquirenti e poi i giudici del fatto che lei, come ha sostenuto Mariangela, (…) fosse ad attenderla per strada e non in veranda?

Sabrina Misseri: Se non mi sbaglio l’accusa avrà detto che avrò fatto da palo, non mi ricordo, quello che ha detto l’accusa sinceramente ne ha dette tante che non mi ricordo tutto.

Da notare il “non mi ricordo” e il “non mi ricordo tutto”.

Sabrina fa una premessa “Se non mi sbaglio” e chiude con un “non mi ricordo tutto” che le permettono di raccontare la storia del “palo”, inoltre prova a convincere della bontà di ciò che sta dicendo con un “sinceramente”. Non è credibile. Sabrina ha da subito inserito spontaneamente nel suo racconto la storia della “veranda” perché era a conoscenza dell’interpretazione dei giudici.

Franca Leosini: (…) i giudici hanno ritenuto che lei Sabrina avrebbe aspettato la sua amica per strada e non in veranda, come lei sosteneva, proprio per evitare che Mariangela salisse su a casa e si imbattesse sul corpo senza vita di Sarah. Mariangela ha insistito sul punto che lei fosse ad attenderla per strada e non in veranda come al solito.

Sabrina Misseri: Le assicuro in veranda perché in veranda è più fresco, in mezzo alla strada fa s… troppo caldo.

La Leosini dice “Mariangela ha insistito sul punto che lei fosse ad attenderla per strada e non in veranda come al solito” ed è vero, Sabrina aspettò Mariangela in veranda e poi, appena vide la sua auto, scese le scale e la raggiunse in strada.

Franca Leosini: Poi ricorda che cosa altro ha detto Mariangela?

Sabrina Misseri: No, non mi ricordo, tante cose, ormai le sto cancellando man mano.

Un’affermazione di un soggetto rassegnato. Da notare il “non mi ricordo”.

Franca Leosini: Mariangela ha detto che lei all’inizio appariva tranquilla e anzi come prima cosa lei avrebbe chiesto a Mariangela, cosa le ha chiesto?

Sabrina Misseri: Sì, se avesse visto Sarah, me lo ricordo perché appena arrivò gliel’ho chiesto se avesse visto Sarah, sì.

Sabrina risponde con entusiasmo, appare sollevata, lo stress si è ridotto rispetto alle domande precedenti.

Franca Leosini: Non solo, poi che avrebbe fatto lei se lo ricorda?

Sabrina Misseri: Ho chiamato subito il cellulare di Sarah, me lo ricordo e ha squillato più volte senza risposta, poi, se non ricordo male, ho richiamato di nuovo mentre salivo nella macchina di Mariangela, non risultava più raggiungibile.

Da notare il “se non ricordo male”.

Franca Leosini: A quel punto lei ricorda cosa ha raccontato a Mariangela?

Sabrina Misseri: Mah non mi ricordo, io mi… mi ricordo soltanto che mi sembrava strano che Sarah non fosse arrivata perché era molto precisa.

Da notare il “non mi ricordo” e “mi ricordo soltanto”.

Sabrina comincia a inserire nel racconto alcuni elementi, “mi sembrava strano” e “era molto precisa”, che le permetteranno di giustificare più avanti nell’intervista le parole incriminanti da lei dette nell’immediatezza della scomparsa della cugina, in parole povere: Sabrina mette le mani avanti come ha fatto in precedenza con la storia della veranda.

Franca Leosini: (…) a quel punto lei Sabrina sembra entrare in agitazione (…) e in quello stato d’ansia lei avrebbe detto, ha detto “l’hanno presa, l’hanno presa”.

Sabrina Misseri: Alla seconda volta, non l’ho detto alla prima, allora.

Mariangela Spagnoletti al riguardo, durante un’udienza del processo, ha riferito: “Dopo che tenta di chiamare di nuovo Sarah per la seconda volta e dice che il cellulare era spento mi incomincia a dire: “L’hanno presa, l’hanno presa”

La sorella di Mariangela, Alessandra Spagnoletti, presente in quei momenti, durante un’udienza ha riferito: “Eh ha fatto la seconda telefonata e ha detto: “L’hanno presa, l’hanno presa”

Una dichiarazione rilasciata durante un’udienza da Sabrina ci conferma il racconto delle due sorelle Spagnoletti: “Io ho pensato subito che “L’hanno presa”, la prima cosa che ho pensato che l’avevano rapita (…)”

Franca Leosini: Che vuol dire alla seconda volta?

Sabrina Misseri: Perché quando siamo salite in macchina, siamo andate da mia zia Concetta a chiedere se c’era Sarah e mia zia ha rispo… e mio zio, perché c’era mio zio, mio zio ha detto: “No, adesso se n’è andata”, quandoo… quando sono uscita ho detto “Sarah non c’è”, conoscendo benissimo Sarah ho detto: “E’ strano che non c’è”, subito ho pensato a che fosse successo qualcosa di brutto.

Sabrina non risponde a tono e non dice di aver detto “L’hanno presa, l’hanno presa” dopo essere stata a casa degli zii.

Su questo punto, durante un’udienza, Sabrina ha detto: “Quella è stata la seconda volta, non la prima volta, quando ho parlato con mia zia Concetta, non è stata la prima volta. Quandooo… la prima volta vado da mio zio e parlo con mio zio, ritorno a casa, ritorno da mia zia e dico: “Guarda che comunque Sarah non c’è”, a quel punto mia zia giustamente pensando dice: “Sicuramente l’hanno presa, l’hanno rapita”, e a quel punto pure io ho detto: “Secondo me pure l’hanno presa”, ma sempre la seconda volta, non la prima volta, perché la prima volta non era ancora tanto allarmante” 

In questo stralcio Sabrina non pesca nell’esperienza, perché, invece di coniugare il verbo al passato, parla al presente: “Quandooo la prima volta vado da mio zio e parlo con mio zio, ritorno a casa, ritorno da mia zia e dico: “Guarda che comunque Sarah non c’è”, a quel punto mia zia giustamente pensando dice: “Sicuramente l’hanno presa, l’hanno rapita”

Franca Leosini: (…) ecco, su che base lei ha potuto ipotizzare che fosse stata rapita?

Sabrina Misseri: Sulla base che Sarah non c’era a casa, non stava a casa mia, non stava a casa di mia zia Concetta. Dove doveva anda’ Sarah? Sarah non si sarebbe mai permessa di andare a casa di una persona senza avvisare e dove? Eh.

Franca Leosini: (…) come le viene in mente di dire “l’hanno presa, l’hanno presa”?

Sabrina Misseri: Eh, conoscendo le abitudini di Sarah sapevo che era successo qualcosa, non era una cosa normale “l’hanno presa” e che… per forza, Sarah non sarebbe mai andata da nessuna parte.

Franca Leosini: (…) quello che ha sorpreso di lei è proprio questa sua angoscia così immediata, questa sua visione catastrofica di quello che potesse essere successo a Sarah, lei sa che questo è stato uno dei cardini su cui ha ruotato l’accusa?

Sabrina Misseri: Sì, ma questa è la frase, secondo me… questa frase è la più plausibile di una persona che comunque è attaccata alla cugina e sa le abitudini e sa che qualcosa di grave è successo.

Sabrina si tradisce quando dice “questa frase è la più plausibile di una persona che (…) sa che qualcosa di grave è successo” perché lascia intendere di essere stata a conoscenza del fatto che qualcosa di grave era successo. Una frase incriminante.

Sabrina usa il verbo “sa” non “teme”, “ipotizza”, “pensa” o “ritiene”. Quel “sa” serve a Sabrina per giustificare le parole “l’hanno presa” dette nell’immediatezza della scomparsa della cugina, parole fuoriluogo e inaspettate. Peraltro, quando la Misseri dice “secondo me… questa frase è la più plausibile di una persona che comunque è attaccata alla cugina” parla in terza persona perché non riesce a dire “questa frase è più plausibile da parte mia perché ero attaccata a mia cugina”.

Franca Leosini: Questa è anche una valutazione giusta, però ricorda cosa fate lei e Mariangela dopo?

Sabrina Misseri: Allora tutti i giri che abbiamo fatto io non me li ricordo perché non stavo a pensare lì che dovevo memorizzare per poi andarli a raccontare davanti ad un  inquirente. Io mi ricordo soltanto che abbiamo girato per cercarla, che siamo andati in caserma, io non mi ricordo l’ordine cronologico.

Da notare il “non me li ricordo”, il “mi ricordo soltanto” e “io non mi ricordo”.

Franca Leosini: Sabrina come reagiscono i genitori, la mamma e il papà?

Sabrina Misseri: Ah, la seconda volta subito ha pensato: “E’ successo qualcosa”, mia zia, subito a fare le ricerche a cercare Sarah.

Sabrina cita la storia della “seconda volta” e cerca la compagnia della zia, lo fa per tentare di giustificare quella sua reazione fuori luogo. Ancora una volta non associa a “la seconda volta” la frase “L’hanno presa, l’hanno presa” perché evidentemente quella frase la disse prima, all’arrivo di Mariangela.

Franca Leosini: Cosa fanno poi loro?

Sabrina Misseri: Eh, vanno in caserma e vanno la prima volta e poi dopo vanno di nuovo per fare la denuncia.

Franca Leosini: E lei e Mariangela cosa fate?

Sabrina Misseri: Eeh, non mi ricordo che cosa facciamo, cioè sono andata pure io in caserma, poi ci siamo divisi, io con mamma, poi lei con Alessio.

Da notare il “non mi ricordo”.

Franca Leosini: Ma avverte anche Ivano?

Sabrina Misseri: Sì, sì, sì.

Franca Leosini: E lui?

Sabrina Misseri: Lui non mi crede all’inizio.

Franca Leosini: No, lui non le risponde proprio.

Sabrina Misseri: Sì, non mi ricordo, ma quando mi risponde lui non mi crede, all’inizio lui pensava che io lo stavo cercando per riappaci… era una scusa per poterci riappacificare, all’inizio… chiediamo anche a Ivano.

Da notare il “non mi ricordo”.

Franca Leosini: Non era una scusa per sentirlo?

Sabrina Misseri: No, no, non l’avrei proprio chiamato. Che scusa era? Non c’era propr… veramente era scomparsa Sarah, non era una scusa questa, assolutamente no.

Franca Leosini: La sera stessa chiede di prendere visione dei diari a casa di Sarah, perché?

Sabrina Misseri: No, emm… no, no, lì mi fu detto da un carabiniere al telefono, al telefono mi fu detto di vedere nei diari se c’era qualche cosa, non sono andata io spontaneamente ad andare.

Franca Leosini: Mi permette di dubitare

Sabrina Misseri: I tabulati ci sono, i tabulati ci sono, i carabinieri mi hanno detto di vedere se c’era qualcosa (incomprensibile)…  no, mi è stato detto questo, mi è stato detto questo.

Franca Leosini: Ma lei ricorda quale è stata l’interpretazione che è stata data in sede di giudizio?

Sabrina Misseri: No.

La Leosini ricorda a Sabrina che inquirenti e giudici hanno ritenuto che lei e sua madre si fossero recata a casa di Sarah per capire se sui diari della ragazzina ci fossero elementi che potevano indurli a sospettare di Sabrina.

Sabrina Misseri: Io non sapevo neanche che diaria… Sarah scrivesse diari, quindi per me è stata tutta una cosa nuova, di quel giorno, l’ho saputo perché mi è stato detto di vedere se ci fosse stato qualcosa, però se avessi avuto tutta quella paura li avrei fatti sparire, invece non ho… non ho mai toccato niente, stavano lì… e infatti se fossi tornata indietro, col senno di poi, mi sono resa conto di aver sbagliato lì.

Sabrina non nega di aver avuto paura perché dice “se avessi avuto tutta quella paura” non “se avessi avuto paura” e poi aggiunge “mi sono resa conto di aver sbagliato lì” riferendosi al fatto di essersi accordata con gli zii per nascondere agli inquirenti il “diario segreto” di Sarah.

Al processo c’è stato uno scambio cruciale tra Sabrina ed il pubblico ministero:

Sabrina Misseri: (…) per me non c’entrava niente il discorso di Ivano e Sarah, primo, i sospetti su Sarah non li avevo io (…) Claudio mi ha messo la pulce nell’orecchio di chiederglielo, se glielo avessi mai chiesto e gliel’ho chiesto, ma se partiva da me io il sospetto non ce l’avevo, cioè persona mia, da partire da me non ce l’avevo (…) io non l’ho ritenuto importante perché sapevo… non c’entrava niente, io lo sapevo che non c’entrava niente.

PM: E come faceva a sapere che non c’entrava niente?

Sabrina Misseri: Perché sapevo… forse perché le ho vissute io quelle circostanze, non gli altri, le ho vissute e so che non c’entrava niente e tuttora dico che non c’entra niente.

PM: Chi?

Sabrina Misseri: Questo… il discorso… mo’ per esempio se io vengo accusata di un omicidio, non c’entra niente il movente della gelosia, non c’entra niente, non c’entra niente.

PM: Cosa non c’entra niente?

Sabrina Misseri: Il movente della gelosia. Io non ho fatto niente. Come lo devo dire?

PM: E ce lo dica lei il movente.

Sabrina Misseri: Non ho fatto niente, non sapevo niente.

Sabrina Misseri: Non c’è la gelosia tra me e Sarah, non c’è la gelosia, si fa confusione, la tutela, la protezione con una gelosia, questa è una protezione non una gelosia, voi parlate in questo modo perché non avete conosciuto Sarah, sembrava più piccola dell’età che aveva, una bambina sembrava… non avete avuto la fortuna… di conoscerla (…) mi sono fatta due anni di carcere da innocente (…).

Sabrina parla al presente, non nega in modo credibile di essere stata gelosa. Oggi non può più essere gelosa di sua cugina perché Sarah è morta.

Sabrina vuol lasciar intendere di aver ucciso la cugina in un tentativo di tutelarla, proteggerla, che le è sfuggito di mano.

Sabrina era innocente “de iure” nel momento in cui parlava con il PM, per questo motivo è stata capace di dirsi innocente. Dirsi innocenti non equivale però a negare l’azione omicidiaria, Sabrina non ha mai detto “Io non ho ucciso Sarah, sto dicendo la verità”.  

Un soggetto può essere “innocente de iure”, ma non “de facto”, quando è “innocente de iure” e “de facto” o solo “de facto” è capace di negare in modo credibile, non quando lo è solo “de iure”.

Franca Leosini: (…) però lei sottolinea con cura anche a Ivano che lei aveva fatto in modo che i diari di Sarah non finissero nelle mani dei carabinieri per non metterlo nei guai, si ricorda come ha reagito Ivano?

Sabrina Misseri: Ivano non ci credeva.

Sabrina è evasiva, non risponde alla domanda, continua invece a dire che Ivano non le credette quando lo informò della scomparsa di Sarah.

Franca Leosini: No, Ivano ha reagito malissimo.

Sabrina Misseri: No, non credeva… no mah sì, non mi ricordo, vabbè, lui reagiva spesso male, quindi non mi ricordo tutte le volte le cose che diceva.

Da notare il “non mi ricordo”.

Sabrina si mostra spiazzata, prova a mantenere il punto e poi equipara la reazione di Ivano relativa al messaggio relativo ai diari di Sarah ad altre sue precedenti reazioni, lo fa per minimizzare.  

Franca Leosini: Ivano la manda a quel paese, le scrive in sms: “Ma cosa stai dicendo, non mi mettere in mezzo a ‘sta storia”.

Sabrina Misseri: Sì, perché lui non credeva e dopo ci sono altri messaggi che lui dice che non riesce comunque a credere a quello che gli stavo dicendo, non mi credeva.

Sabrina è evasiva, cerca ancora una volta di spostare il focus sul fatto che Ivano non credette alla scomparsa di Sarah.

Franca Leosini: (…) tante interviste sia stato opportuno concederle?

Sabrina Misseri: No, se tornassi indietro non ne farei neanche una, però posso dire anche un’altra cosa, fare tante interviste è statooo una cosa negativa, se non ne avessi fatte proprio sarebbe stata un’altra cosa negativa, avrebbero detto che se ne frega della cugina, quindi io ho notato che qualsiasi cosa io facessi non andava mai bene, il pregiudizio era talmente tanto che ogni mio passo non andava mai bene, allora io negli anni, adesso, riflettendo mi dicevo: “Come mi dovevo comportare io?”, questo vale dall’inizio fino alla fine, fino al processo, se non parla Sabrina vuol dire che ha qualcosa di nascondere, se non ha niente da nascondere deve parlare, parla, Sabrina mente, cosa deve fare Sabrina?

Franca Leosini: Però indubbiamente una sovraesposizione mediatica c’è stata.

Sabrina Misseri: Sicuramente sì, ma io, infatti, le mie colpe, io me le prendo assolutamente, cioè, se tornassi indietro non ne farei neanche una, non aprirei neanche la porta.

Franca Leosini: (…) lei le avrebbe fatte per allontanare da sé ogni possibile sospetto e ogni ombra.

Sabrina Misseri: Perché io quando c’è il pregiudizio qualsiasi cosa tu faccia non va mai bene, mai, mai.

Ancora una risposta evasiva.

Sabrina Misseri: Ma non ci credo a casa, sai perché? Le dico, le dico questo sai perché? Perché se ci fossero state le cimici a casa avrebbero scoperto tante cose che quelle che sto dicendo io sono vere, dentro casa, magari ci fossero state, io quello dico, magari ci fossero state, invece dentro casa no, nella macchina sì, ma dentro casa no.

Sabrina dice il vero. 

Franca Leosini: Quindi eravate tranquilli?

Sabrina Misseri: Io sì… abbastanza… io er… più che tranquilla, io ero in ansia perché non si riusciva a trovare Sarah.

Franca Leosini: (…) può mai un padre colpevole accusare una figlia innocente, è un interrogativo logico Sabrina.

Sabrina Misseri: E i padri che stuprano i figli? Faccio un’altra domanda. Che spiegazione danno sui padri che stuprano i figli?

Sabrina, invece di dire “Sì”, risponde con due domande per non rispondere.

Franca Leosini: (…) Che dice Sabrina tutto falso?

La Leosini invita Sabrina a negare.

Sabrina Misseri: Sì, assolutamente. Non c’è niente di reale, non siamo state né io, né mia mamma, Sarah non è entrata in casa, non c’è niente di vero in questa sentenza.

“non siamo state, né io, né mia mamma” non è una negazione credibile quale potrebbe essere “Io e mia madre non abbiamo ucciso Sarah”

Ancora una volta attacca le motivazioni della sentenza con un “non c’è niente di vero in questa sentenza”, non nega però in modo credibile di aver ucciso sua cugina.

Sabrina, durante un’udienza, aveva dichiarato: “Io non ho fatto niente, lo ribadisco per l’ennesima volta, non sapevo niente, non ho fatto niente, se io l’avessi fatto non riuscivo a sopportare un peso così grande, ma lo vuole capire il bene che volevo a Sarah, non riuscivo a stare… neanche questione di ore, l’avrei già detto, non avrei avuto problemi a dirlo”

“Io non ho fatto niente” non è una negazione credibile. Non solo Sabrina non ha mai negato in modo credibile di aver ucciso sua cugina ma quando dice “se io l’avessi fatto” apre alla possibilità di averla uccisa. 

 Franca Leosini: Quindi è assurdo anche il movente?

 Ancora una volta la Leosini imbocca Sabrina.

Sabrina Misseri: Sì, sì, gelosia ma di che? Dov… dovevano trovare un messaggio tra me e Ivano che facevo scenate di gelosia nei confronti di Sarah, dovevano trovarne uno dove mi lamentavo, ma che gelosia.

Ancora una volta Sabrina lascia intendere che il movente non è stato provato, non che non avesse un movente per uccidere Sarah.

Sabrina Misseri: Sarah dentro casa non è entrata proprio, dentro proprio l’appartamento non è entrata proprio quel pomeriggio, non è entrata proprio.

Sabrina, sia in dibattimento che durante l’intervista, ha spesso detto “innanzitutto Sarah in casa non è entrata proprio”“Sarah non è entrata in casa” “Sarah dentro casa non è entrata proprio, dentro proprio l’appartamento non è entrata proprio quel pomeriggio” ed è credibile su questo punto. E’ probabile che l’omicidio sia avvenuto sulla veranda, luogo dove le cugine erano solite aspettare Mariangela.

In conclusione, Sabrina è stata spesso evasiva e ha dissimulato; da notare il cluster di “non mi ricordo” proprio quando è stata intervistata sul post-omicidio. Sabrina ha risposto a molte domande con dichiarazioni che suonavano come negazioni ma che in realtà non erano negazioni credibili e, soprattutto, non ha mai negato di aver ucciso sua cugina Sarah, eppure ne avrebbe avuto infinite possibilità. Non ha negato neanche quando è stata invitata a farlo, eppure sarebbe stata per lei una succulenta occasione. Sabrina non ha negato neanche di aver avuto un movente. Sabrina Misseri è stata umiliata da Ivano, si è poi sentita derisa da Sarah, di cui era gelosa, quando ha saputo che aveva raccontato a casa del suo rapporto sessuale con Ivano e, in un momento di rabbia, l’ha uccisa. Sabrina ha lasciato intendere di aver ucciso la cugina in un tentativo di tutelarla, proteggerla, che le è sfuggito di mano.

E’ nella natura umana non desiderare che ci venga attribuito ciò che non ci appartiene, per questo motivo Sabrina Misseri ha tenuto a precisare alla giornalista che ci sono errori nella ricostruzione dei fatti di accusa e giudici e, attraverso le sue precisazioni, ci ha chiarito il movente, ci ha suggerito che l’omicidio non è stato premeditato ed è avvenuto fuori dalle mura domestiche tra le 14.28.40 e le 14.39.27.