La criminologa Ursula Franco smonta la bufala che vuole che Zodiac e il Mostro di Firenze siano la stessa persona (intervista)

La busta inviata a Silvia Della Monica con il lembo di pelle di Nadine Mauriot

Le Cronache Lucane, 14 giugno 2018

Dottoressa cosa ne pensa della teoria Zodiac uguale Mostro di Firenze?

E’ una boiata, è la ciliegina sulla torta di una delle pagine più nere della criminologia italiana. Quello del Mostro di Firenze che ha ucciso 16 persone, è un caso giudiziario irrisolto di cui dobbiamo vergognarci internazionalmente, non perché chi ha indagato non abbia identificato il serial killer nostrano ma perché ha mostrato di non saper nulla di delitti seriali; gli inquirenti e i giudici, non solo hanno fantasticato di vendite di “feticci” e “festini” ma hanno distrutto le vite di soggetti estranei ai fatti.

Un messaggio inviato da Zodiac alla stampa

E le lettere inviate dal Mostro e da Zodiac?

E’ comune che i serial killers inviino missive di sfida agli inquirenti, gli permette di tenere alti i livelli di cortisolo, adrenalina e noradrenalina, che sono gli ormoni dello stress, adorano il rischio e amano stare al centro dell’attenzione. La riprova del desiderio di palcoscenico dei serial killers è Angelo Izzo, un assassino sociopatico che, negli anni, ha preteso di fornire ai magistrati informazioni sulla strage di piazza Fontana, sulla strage di Bologna e quella di piazza della Loggia, sugli omicidi di Mino Pecorelli, Fausto e Iaio e Piersanti Mattarella, sulla morte di Giorgiana Masi, su molti altri episodi di terrorismo e di mafia, sulla violenza sessuale subita da Franca Rame e infine sulla scomparsa di Rossella Corazzin, lo ha fatto solo perché si tornasse a parlare di lui.

Cosa c’è in comune tra le lettere inviate da Zodiac e quelle del Mostro di Firenze?

Nulla. Quell’insieme di segni zodiacali e numeri mostrati in televisione non sono mai stati attribuiti al Mostro di Firenze. Nel caso del serial killer italiano abbiamo un’unica certezza, ovvero che egli abbia inviato un lembo di pelle di Nadine Mauriot, una delle sue ultime due vittime, all’interno di una busta con l’indirizzo scritto con lettere ritagliate dai giornali, a Silvia Della Monica, un magistrato che si stava occupando del suo caso, il resto sono lettere inviate da mitomani, qualche migliaio.

Perché il mostro di Firenze e Zodiac non possono essere la stessa persona?

Zodiac avrebbe rivendicato anche gli omicidi italiani firmandosi Zodiac. E’ nella natura umana attribuirsi ciò che ci appartiene.

E poi per un serial killer il legame con il territorio è vitale.

In caso di reati seriali commessi da serial killers stanziali, una tecnica per determinare in quale area viva l’offender è lo studio dei luoghi in cui commette i suoi crimini da un punto di vista geografico. Un serial killer che colpisce sempre nella stessa area mostra di aver uno stretto legame con il territorio in cui opera, tanto che grazie ad un modello comportamentale detto Geographic profiling si può delimitare l’area in cui il soggetto vive e anche ipotizzare se si muova o meno a bordo di un mezzo di trasporto.
Questo modello comportamentale parte dal presupposto che un soggetto selezioni le sue vittime vicino a casa e che quindi viva nell’area all’interno del suo raggio d’azione. Le zone in cui l’offender colpisce rientrano in una ‘comfort zone’, un’area dove si sente al sicuro, area che, nella maggior parte dei casi, non è nella cosiddetta zona cuscinetto a ridosso di casa sua, in quanto in quell’area teme di venir facilmente riconosciuto.
I luoghi dove l’offender si sente al sicuro sono quelli che frequenta e dove ha l’opportunità di incontrare le sue vittime; le ‘comfort zone’ possono essere multiple; luoghi, non solo vicini a casa sua ma anche al posto di lavoro o alla casa dei suoi familiari.

Va da sé che difficilmente un serial killer poteva essere di casa a San Casciano in Val di Pesa e a Vallejo… siamo seri.

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Peter Madsen come Innocent Oseghale

Peter Madsen

Kim, Pamela e Yara e gli assassini per lussuria

Incompetenza sessuale, narcisismo e tratti caratteriali antisociali: così i lust murderer uccidono

di Ursula Franco

Stylo24, 2 maggio 2018

L’inventore danese Peter Madsen, che all’interno del suo sottomarino, l’UC3 Nautilus, il 10 agosto 2017, ha ucciso la giornalista svedese Kim Wall e ne ha poi smembrato il corpo, il 25 aprile 2018 è stato riconosciuto colpevole di omicidio premeditato da una Corte di Copenaghen e condannato all’ergastolo.

Madsen aveva ammesso di aver fatto a pezzi il corpo della Wall e di aver gettato i suoi resti in mare ma non di averla uccisa. L’inventore, durante un’udienza preliminare, aveva riferito al giudice che la Wall era morta in seguito ad un incidente ovvero che a lui era sfuggito di mano un portello da 70 kg che chiudendosi aveva colpito la Wall fratturandole il cranio.

I medici legali, che hanno eseguito l’autopsia sui resti di Kim Wall, non sono stati in grado di determinare la causa della morte della giornalista, hanno però riferito agli inquirenti che sul torso, precisamente sul torace e sul pube, vi erano i segni di almeno 15 coltellate inferte alla donna “poco prima della morte o appena dopo” e che non risultavano esserci fratture a carico delle ossa craniche, un dato che ha permesso di escludere a chi indagava che la morte di Kim Wall fosse intervenuta in seguito ad un forte colpo alla testa.

Spesso nei casi in cui un cadavere viene smembrato è difficile stabilire la causa della morte ma nonostante tutto la Corte ha ritenuto che l’accusa avesse provato l’omicidio attraverso le altre risultanze delle indagini. Gli inquirenti hanno scoperto che Madsen era solito guardare “snuff movie”, che aveva condotto con sé ciò che gli sarebbe servito per legare la vittima, accoltellarla, smembrarne il corpo e gli oggetti metallici usati per appesantire i sacchetti da gettare in mare con all’interno i suoi resti e che aveva scritto ad una donna che l’avrebbe legata e torturata a bordo del sottomarino e ad un amico di aver pianificato un omicidio perfetto dal quale avrebbe tratto un “grande piacere”.

Kim Wall

La perizia psichiatrica disposta dal Giudice, ha riconosciuto Madsen capace di intendere e di volere pur individuando in lui tratti narcisistici ed antisociali. Fascino superficiale, capacità manipolatorie instabilità nelle relazioni interpersonali, esplosioni emotive intense, tendenza all’isolamento sociale, egocentrismo, bassa autostima, intolleranza alle critiche e bassa tolleranza alle frustrazioni, mancanza di empatia e di senso di colpa sono le caratteristiche principali della personalità di Peter Madsen.

Possiamo far risalire ai fatti dell’8 agosto 2017 il cosiddetto “pre crime stressor”. Il  “pre crime stressor” è identificabile in un’ultima frustrazione che conduce un soggetto, che da tempo fantastica un omicidio, all’act out. Un socio dell’inventore ha riferito infatti agli inquirenti che l’8 agosto 2017 Madsen gli era apparso particolarmente nervoso alla notizia della cancellazione del lancio di un missile che stava costruendo. Secondo ciò che è emerso dalle indagini, tra l’8 e il 10 agosto Madsen aveva provato inutilmente a convincere tre donne a salire a bordo del suo sottomarino. Il 10 agosto 2017, aveva invece ricevuto una risposta positiva da Kim Wall, una giornalista che da mesi desiderava intervistarlo. Il fatto che Madsen avesse provato ad attirare a bordo del sottomarino altre donne ci permette di affermare che ciò che l’ha condotto ad uccidere la Wall è stato semplicemente il suo desiderio di uccidere; un movente intrapscichico quindi, non collocabile nel novero dei moventi degli omicidi comuni ma tipico degli omicidi sessuali che sono solo apparentemente omicidi senza movente (motiveless homicide).

Pamela Mastropietro

L’omicidio di Kim Wall ricorda da vicino quello di Pamela Mastropietro, in entrambi i casi il movente è intrapsichico e nello smembramento delle vittime non è riconoscibile un atto difensivo, non un atto che avrebbe potuto aiutare l’autore dell’omicidio ad occultare meglio il cadavere ma semplicemente la messa in pratica di fantasie perverse coltivate da tempo. Madsen e Oseghale hanno smembrato le loro rispettive vittime per appagare un proprio bisogno psicologico, non per ucciderle od occultarne il corpo ma per ottenere una gratificazione.

Entrambi gli omicidi rientrano tra gli omicidi sessuali ed i loro autori possono essere definiti Lust Murderer (assassini per lussuria). Infine è alquanto improbabile che Madsen ed Oseghale abbiano agito atti sessuali veri e propri, è invece probabile che entrambi siano soggetti sessualmente incompetenti, come lo sono la maggior parte degli assassini per lussuria, e che semplicemente dalla penetrazione della vittima attraverso un atto sessuale sostitutivo (substitute sexual activity), ovvero attraverso le coltellate inferte sul seno e a livello del pube, che sono la rappresentazione di una parafilia detta “Piquerismo”, abbiano ottenuto la gratificazione sessuale che cercavano.

Yara Gambirasio

Un altro omicidio che ricorda da vicino gli omicidi della Wall e della Mastropietro è quello di Yara Gambirasio. Non fu una avance respinta a scatenare la furia omicida di Bossetti, così come si legge nelle motivazioni della sentenza, il vero movente di questo omicidio fu il desiderio di seviziare la giovane Yara, un desiderio maturato nelle fantasie perverse del suo autore ed agito in un momento di stress dovuto ai problemi lavorativi di Bossetti e al conflitto coniugale tra lui e sua moglie Marita.

Bossetti, come Madsen, aveva deciso di uccidere da giorni e da giorni aspettava l’occasione più propizia. Massimo Bossetti frequentava l’area in cui viveva Yara e aveva notato la ragazza, nei giorni precedenti al delitto cercò e studiò i movimenti della sua giovane vittima, fantasticò e pianificò l’omicidio fino al momento in cui non gli si presentarono le condizioni ideali per metterlo in atto.

Come Madsen, Bossetti condusse con sé un’arma da taglio che usò solo nella seconda fase dell’omicidio e che non lasciò sulla scena criminis. Egli sequestrò ed uccise Yara utilizzando la cosiddetta tecnica dello squalo, tecnica cara a molti serial killer che cercano una vittima muovendosi a bordo di un mezzo di trasporto, macchina o furgone, la catturano velocemente e la uccidono o nel luogo della cattura o, dopo averla trasportata con il proprio mezzo, in un posto isolato e conosciuto dove possono agire indisturbati. Questo comportamento è caratteristico dei serial killer che vivono in famiglia e che quindi devono cercare ed uccidere le proprie vittime ad una certa distanza di sicurezza da casa propria. Bossetti intercettò Yara mentre la stessa, di ritorno dalla palestra, si stava dirigendo a piedi verso casa e la condusse nel campo di Chignolo d’Isola dove la abbandonò ferita a morte. I serial killer sono spesso abili manipolatori, capaci di conquistare la fiducia delle loro vittime al fine di condurle nella propria ‘comfort zone’, un’area dove sono in grado di agire le loro fantasie in tutta sicurezza. Bossetti, in qualche modo, convinse Yara a salire sul furgone ed in seguito la portò al campo di Chignolo d’Isola, dove la bambina, resasi conto del pericolo, tentò di fuggire ma invano.

Ed ancora, come Madsen, Bossetti non abusò sessualmente della giovane Yara ma si limitò a slacciarle il reggiseno, a reciderle le mutandine e infine ad infierire sul suo corpo con un’arma da taglio, tutti atti sessuali sostitutivi.

Gli autori di questi tre omicidi possono essere definiti anche Sexual Sadistic, soggetti che ottengono la loro gratificazione sessuale, non da atti sessuali veri e propri ma dall’umiliare, torturate e uccidere la propria vittima, traggono piacere dal terrore che riescono a far provare alle loro vittime; generalmente hanno subito abusi sessuali e sono affetti da parafilie, sono spesso sessualmente incompetenti, hanno tra i 30 e i 40 anni, sono sposati con famiglia, non hanno precedenti, pianificano meticolosamente e conducono con sé il kit necessario per mettere in pratica le proprie fantasie. Per quanto riguarda l’età di Bossetti, 40 anni al suo primo omicidio, rientra nel range di età in cui i Sexual Sadistic commettono il loro primo omicidio, in ogni caso, dall’analisi del carteggio intrattenuto con la detenuta Gina si evince, non solo che Bossetti è stato vittima di abusi ma anche che la sua età emozionale non corrisponde alla sua età anagrafica.

Gli omicidi di Yara Gambirasio, di Pamela Mastropietro e di Kim Wall sono omicidi premeditati per anni e figli delle fantasie ossessive dei loro autori. I serial killer uccidono per il piacere di torturare e di uccidere non perché gli sfugge di mano una situazione.

Omicidio Pamela Mastropietro: una mia intervista

Innocent è un serial killer come il mostro di Firenze

Intervista alla criminologa Ursula Franco sull’omicidio della giovane Pamela Mastropietro, la 18enne uccisa e fatta a pezzi dal solo Oseghale per soddisfare una pulsione sessuale

Stylo24, 5 aprile 2018

Dopo le illazioni sui rituali della mafia nigeriana, dopo le ipotesi sul cannibalismo e violenze sessuali di gruppo, dopo aver addirittura lasciato intendere che a stroncarla fosse stata un’overdose, inizia ad affiorare la verità sulle ultime ore della povera Pamela, uccisa a Macerata tra il 29 e il 30 gennaio scorso. In un articolo pubblicato su Stylo24 l’8 febbraio scorso la criminologa Ursula Franco aveva anticipato quel che poi le consulenze sul cadavere della 18enne hanno successivamente accertato. E cioè che ad ammazzare la ragazza e a sezionarne il cadavere fosse stato il solo Oseghale per motivi diversi dalla semplice violenza sessuale.

Sappiamo da giorni che gli unici DNA repertati sul corpo di Pamela Mastropietro appartengono al tassista che portò la ragazza a Macerata e a Innocent Oseghale, è invece notizia recente che i RIS, nonostante i ripetuti sopralluoghi nell’appartamento di via Spalato in cui è stata uccisa Pamela, non abbiano repertato impronte appartenenti né a Desmond Lucky né a Lucky Awelima ma solo impronte di Innocent Oseghale, che ne pensa dottoressa Franco?

Sono due mesi che dico che l’unico responsabile dell’omicidio di Pamela Mastropietro e del sezionamento del suo cadavere è Innocent Oseghale, quello della Mastropietro è un delitto che ha tutte le caratteristiche di un omicidio commesso da un serial killer. La riprova? Le due valigie con i resti di Pamela non sono state occultate pertanto da subito era facile intuire che quel sezionamento non era finalizzato all’occultamento e che era da escludere una morte per overdose. E’ illogico pensare che uno spacciatore faccia a pezzi il corpo di una ragazza morta in casa sua in seguito ad una overdose. Lo ripeto: Innocent Oseghale non avrebbe avuto motivo di “frazionare” il corpo di Pamela Mastropietro in pezzi così piccoli né tantomeno avrebbe trasformato casa sua in un mattatoio se non avesse ucciso lui la giovane donna al solo scopo di smembrarla. Il fatto che, dopo lo smembramento, Innocent non abbia propriamente occultato i resti del cadavere di Pamela ci permette di escludere che lo smembramento sia stato un atto di tipo “difensivo”; se lo smembramento fosse stato finalizzato all’occultamento, Oseghale avrebbe occultato al meglio i resti della sua vittima.

Secondo lei ci fu una violenza sessuale o un tentativo di violenza sessuale prima dell’omicidio?

L’ho sempre escluso e le indagini hanno confermato il mio convincimento. Sul corpo della Mastropietro non sono stati trovati segni di uno violenza sessuale non a causa dello stato dei suoi resti ma semplicemente perché Oseghale non ha violentato Pamela, l’omicidio della Mastropietro è un omicidio senza un apparente movente perché il movente è intrapsichico. Il medico legale ha dichiarato: “lo strazio inflitto al corpo va molto oltre ciò che sarebbe stato necessario per chiuderlo in due valigie”, quello “strazio” è servito a saziare un bisogno psicologico. Oseghale ha ucciso e depezzato il cadavere per ottenere la gratificazione di un suo bisogno psichico e sono proprio gli atti non finalizzati alla commissione del delitto e all’occultamento del cadavere che ci svelano il movente. Oseghale non ha ucciso Pamela in seguito ad un approccio sessuale o ad una violenza sessuale, l’ha uccisa per smembrarla. Oseghale non ha agito atti sessuali veri e propri ma un’attività sessuale sostitutiva. Oseghale ha ottenuto una gratificazione sessuale dal meticoloso smembramento del cadavere di Pamela ed è con tutta probabilità un soggetto sessualmente incompetente come lo sono molti serial killer con il suo stesso quadro psicopatologico.

Come si spiega la precisione con cui è stato sezionato il cadavere?

L’omicidio e lo smembramento del cadavere di Pamela hanno rappresentano un “act out” di fantasie perverse che Oseghale coltivava da tempo. Un omicida per lussuria come lui, per mesi o per lunghi anni, si nutre di fantasie e gode nel premeditare il delitto in modo meticoloso e nel ripassare ogni dettaglio del rituale che un giorno metterà in atto.

Che cosa pensa del fatto che si sia addebitato l’omicidio di Pamela Mastropietro al branco, alla mafia nigeriana, a riti tribali, ad un macellaio o ad un chirurgo?

Chi si è espresso in questo senso evidentemente disconoscere il fenomeno dei serial killer, le ripeto, sono ipotesi insostenibili, deliranti che, se non fosse per il tragico fatto, definirei esilaranti.

Pensa che la procura di Macerata tornerà sui suoi passi?

Ho i miei dubbi, il caso è molto semplice ma non credo che si arriverà mai alla verità se si continuerà non solo a cercare un movente classico come può esserlo un tentativo di violenza ma anche se si continuerà ad ignorare che Innocent Oseghale è un serial killer dello stesso tipo del mostro di Firenze e di Massimo Giuseppe Bossetti, un lust murderer, un anger-excitation sexual murderer.

Inventor Peter Madsen, a Lust Murderer

Kim Wall

On the evening of Thursday 10th August, around 7 p.m., Kim Wall, 30, a freelance reporter, boarded the submarine UC3 Nautilus to interview its owner Peter Madsen, a danish inventor, in Refshaleøen, Copenhagen, Denmark.

Last picture of Kim Wall and Peter Madsen standing in the vessel’s tower was taken at 8.30 p.m. by a man on a cruise ship

Kim Wall’s boyfriend reported her missing early on Friday 11 when she failed to return to harbour at the agreed time. After the report he authorities launched a search operation based in the port of Øresund. The submarine was spotted by the Drogden lighthouse in Koge Bay, a seaport south of the city, at 10:30 a.m., the UC3 Nautilus was on course towards the harbour.

Around 11 p.m. the sub suddenly sank and its owner was rescued by a private boat. The UC3 Nautilus came to rest at a depth of 7 metres (23 ft).

A witness, Kristian Isbak, told The Associated Press that he saw Peter Madsen, wearing his trademark military, standing in the conning tower moments before the sub sank and that “He then climbed down inside the submarine and there was then some kind of air flow coming up and the submarine started to sink, came up again and stayed in the tower until water came into it before swimming to a nearby boat as the submarine sank”. Kristian Isbak added: “There was no panic at all, the man was absolutely calm”.

Peter Madsen pictured in Dragoer Harbor on Friday, August 11th, 2017, following his rescue after the UC3 Nautilus sank

Peter Madsen, upon his rescue from Køge Bay, said: “I was toying with various things on the submarine and then an error occurred. I’m fine. But I’m sorry because Nautilus has gone down. It took about 30 seconds for Nautilus to sink, and I couldn’t close any hatches or anything, but I guess that was pretty good, because I otherwise still would have been down there”.

Madsen alleges that the Nautilus sank because of an issue with the ballast tank and that he had no time to close any hatches to prevent the sub from filling with water.

After his rescue Peter Madsen said he dropped off Kim Wall at the mouth of the harbour about three and a half hours into their trip on Thursday night and that he was the only one on board when his sub sank.

Around the same time, Madsen sent a text to a friend saying that Kim Wall had left the sub and that the trip from Copenhagen to the island of Bornholm on the Nautilus that was scheduled for the following day had to be cancelled.

On August 12, Madsen claimed in closed court that after Kim Wall died accidentally on the sub after she was hit by a heavy hatch cover: “I didn’t see her die by any deliberate act; I saw her die of something completely different, saw her fall down”, and then I “buried her whole body at sea”. Madsen has also denied amputating her limbs and head.

Something to take notes about Madsen’s statements:

– In his first statement: “I was toying with various things on the submarine and then an error occurred. I’m fine. But I’m sorry because Nautilus has gone down. It took about 30 seconds for Nautilus to sink, and I couldn’t close any hatches or anything, but I guess that was pretty good, because I otherwise still would have been down there”, everything is just about him, Madsen didn’t mention Kim Wall, he didn’t say: “Thanks God she disembarked earlier!”, a distancing measure, a huge red flag. 

– When asked, Peter Madsen claimed that Kim disembarked on an island about three and a half hours into their trip on Thursday night; he used the number three, three is the liar’s number. Number three is usually used by a deceptive person when he/she must choose a number and number 1 seems too small and  numbers 4 or 5 too large. Another red flag.

– Peter Madsen said: “I didn’t see her die by any deliberate act; I saw her die of something completely different, saw her fall down”

1) this is not a reliable denial;

2) he doesn’t refer to the homicide as a “killing” but as a “deliberate act”, a way to minimize; minimization is a distancing measure, it’s a common strategy used by guilty people to avoid of dealing with negative emotions by reducing the importance and impact of events that give rise to those emotions (feeling of guilt);

3) he represents himself as a spectator, a way to distance himself from the fact.

A UK trained Analyst with whom I collaborate, also noted: Aside from the missing information, the big thing is where he says “I’m sorry*” which is a big red flag. He minimises via use of passivity “an error”. He has a need to add the unnecessary words “deliberate act…”. What is he thinking about? This is leakage. What did he see her die of? “Something” is passive. He doesn’t say he saw her fall down as the pronoun “I” is missing. Interestingly he has the need to add another unnecessary word, which makes it important to him when her says, her “whole” body. Again, he has knowledge of everything. This is leakage. He can’t seem to help himself with the need to explain and the missing information and leakage. He himself is his priority.

* “I’m sorry” is often an indicator of a form of regret; for some, for what they have done (or failed to do) and for others, for being caught.  

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The UC3 Nautilus

On August 12, a cargo ship, Vina, raised the Nautilus from a depth of 22 feet and brought it back to the Copenhagen port where it was emptied of water overnight to allow access for homicide investigators.

On August 14, the police stated that Madsen, after the homicide of Kim Wall, scuttled the UC3 Nautilus to conceal or destroy evidence. Inside the sub they found Mrs Wall’s blood, hair, underwear, tights and panties.

On August 21, the headless and dismembered torso of a woman washed up on a beach in the south-west of Amager.

On August 23, a police investigator confirmed that the torso was identified as that of Kim Wall, it had been deliberately mutilated, stabbed multiple times and fastened to a piece of metal to ensure its sinking to the bottom. Police later confirmed that the body’s legs, arms and head, which have not yet been found, were removed deliberately, and that the body had been tampered with to make it sink.

On September 5, Madsen testified before a court that Wall was “accidentally” killed when he held the submarine’s heavy hatch and lost his footing, thereby causing the 70kg-hatch to shut and fatally hit Wall in the process. Madsen claimed to have been in a state of “suicidal psychosis” when he disposed of the body, arguing he was not thinking rationally at the time. He denies having mutilated Wall’s body. The 46-year-old said he then tried to bury her at sea and intended to commit suicide, sinking his submarine.

On october 6, Kim Wall’s head and legs were found by navy divers, assisting cops, near where her torso was found in August. Her head had been placed in a plastic bag weighed down with heavy pieces of metal, in another bag investigators found some of her clothes, her shoes, a knife and metal tools.

After Kim Wall’s torso was found on shores near Copenhagen, coroners  asserted that her head, arms and legs had been removed deliberately and that she was stabbed several times in her chest and in the lower abdomen area around the time of death or shortly afterwards. Post mortem didn’t show any fractures to Wall’s skull to sustain Madsen’s story that Wall died after being accidentally hit by a heavy hatch in the submarine’s tower. However, no definite cause of death has yet been ascertained.

Thomas Djursing, Madsen’s biographer, has revealed to the press that the UC3 Nautilus owner “often ends up in conflicts and has a lot of enemies” and that in “the past few years, he has been driven by a kind of vengeance. To show those he has worked with in the past, but who has since become his adversaries, that he can beat them”.

Djursing added that “Madsen temper can flare unexpectedly” and that he doesn’t know a journalist who has not been in conflict with him”.

Djursing wrote in his book “Rocket Madsen”, that Madsen,  who grew up with his elderly father after his parents’ separation, “describes himself as a nerd with few friends”. A Nerd is an unstylish, unattractive, or socially inept person, slavishly devoted to one subject.

Locals describe Madsen as a maverick and a Gyro Gearloose with high ambitions and low social skills.

Madsen published a message on his association’s website two years ago: “A curse lies over Nautilus. That curse is me. There will not be calm around Nautilus as long as I exist”.

In July 2014, Madsen established a Space Lab in Copenhagen, a laboratory where he researched, developed, and built rockets based on H2O2/polyurethane hybrid engines. In preparation was a rocket, Flight Alpha, which was expected to reach an altitude of 14 km.

Investigators said that on a hard drive found in Peter Madsen’s Space Lab, computer forensic analysts found snuff movies, videos of women being tortured, decapitated and burned.

Madsen’s biographer, Djursing, revealed that the inventor was involved in sexual experimenting in fetish groups despite living with a partner.

Peter Madsen’s choise to wear militar dress in Court reflect his fragility, his lack of self-esteem.

Peter Madsen

Peter Madsen has traits of cluster B personality disorders: lack of empathy, impulsive behavior, need for admiration, dysfunction in interpersonal relationships, unstable or fragile self-image, frequent and intense displays of anger. Cluster B include antisocial personality disorder, borderline personality disorder, histrionic personality disorder and narcissistic personality disorder.

Investigators found one or more snuff movies on Madsen’s hard drive, we can assume that he get erotic thrills from seeing women stabbed and dismembered, that he may have fantasized for years a copy cat murderer and that he finally acted on those fantasies. Violent and obsessive fantasies are the most critical component in the psychological development of a Lust Murderer as Peter Madsen. Lust murderers have a compulsive need to act out their fantasies as stabbing, cutting, piercing or mutilating the sexual regions of the victim’s body. 

Madsen didn’t dismembered Wall’s body to cover his crime but just to act out his violent fantasies to obtain a sexual gratification.

On the submarine investigators found Kim Wall’s underwear, tights and panties, Peter Madsen, who planned Kim Wall’s homicide, kept these items as souvenirs, a victim’s leftover allow a Lust Murderer to access to his memories, to relive the crime he committed.

Kim Wall

The murder of Kim Wall was a “motiveless homicide”, she was killed by a sexually incompetent man, an Anger-Excitation Sexual Murderer, who stabbed her in the genital areas and dismembered her body just to obtain a sexual satisfaction.

Ursula Franco, M.D. and criminologist

Published on Stylo24 International on October 18, 2017.

L’omicidio della giornalista svedese Kim Wall: analisi criminologica

DELITTO SUL NAUTILUS

La criminologa Ursula Franco ricostruisce e analizza l’omicidio di una giornalista freelance decapitata e smembrata da un killer con manie sessuali a bordo di un sottomarino

pubblicato su STYLO24, giornale d’inchiesta diretto da Simone Di Meo, il 10 ottobre 2017

Kim Wall

Kim Wall, 30 anni, giornalista svedese freelance, la sera di giovedì 10 agosto 2017, intorno alle 19.00, si è imbarcata a Refshaleøen, Copenhagen, insieme al proprietario, Peter Madsen, 46 anni, sull’UC3 Nautilus, un sottomarino privato. Kim Wall è stata fotografata poco dopo l’imbarco all’interno della torretta del Nautilus da un uomo che si trovava su una nave da crociera. La giornalista avrebbe dovuto scrivere un articolo su Peter Madsen e per questo motivo aveva deciso di fare un giro di qualche ora nella baia di Køge a bordo del suo sottomarino di 18 metri. Alle 2.30 di venerdì mattina, il fidanzato della Wall, dopo ore che provava a contattarla invano, ne ha denunciato la scomparsa alla polizia danese. Le autorità hanno così dato inizio alle operazioni di ricerca sia in mare che sulla terra ferma.

Venerdì 11 agosto, intorno alle 10.30, Krisitan Isbak, il proprietario di un natante che, appena venuto a conoscenza dalla capitaneria di porto delle ricerche del Nautilus, era salpato con la sua barca, ha avvistato il sottomarino nella baia di Køge e circa 30 minuti dopo è stato testimone del suo affondamento. Krisitan Isbak ha riferito agli inquirenti di aver notato che inizialmente Peter Madsen si trovava nella torretta del Nautilus e che era “assolutamente calmo”, di averlo poi visto scendere sotto coperta, risalire e gettarsi in mare prima che il sottomarino affondasse. Tratto in salvo da un altro natante, una volta raggiunta la terra ferma Peter Madsen ha riferito agli investigatori di aver lasciato la giornalista sull’isola di Refshaleøen, tre ore e mezzo dopo il suo imbarco, ovvero verso le 22.30, in quegli stessi minuti Madsen ha inviato un messaggio ad un amico per informarlo che la traversata con il Nautilus, prevista per il giorno seguente, da Copenhagen all’isola di Bornholm, era annullata, senza specificarne il motivo.

Peter Madsen subito dopo l’affondamento del suo sottomarino

Un portavoce della marina danese ha riferito alla stampa che, dopo il salvataggio, Madsen ha detto alle autorità di non essere stato in grado di rispondere ai tentativi di contattarlo via radio da parte della capitaneria di porto per un problema tecnico, che il Nautilus era affondato a causa di un problema ad una valvola del serbatoio di zavorra e che non aveva avuto il tempo di chiudere i portelloni per impedire al sottomarino di riempirsi d’acqua.

Peter Madsen, intervistato da un giornalista della televisione danese ha dichiarato: “Sto bene ma mi dispiace che il Nautilus sia affondato. E’ affondato in soli 30 secondi e non ho fatto in tempo a chiudere i portelloni o altro, ma penso che sia stato positivo perché altrimenti sarei stato ancora là sotto”.

Sabato 12 agosto, Peter Madsen, durante un’udienza a porte chiuse, ha riferito al giudice che Kim Wall era morta mentre si trovava a bordo del suo sottomarino in seguito ad un incidente e di averla “sepolta in mare”.

Da un punto di vista dell’analisi del linguaggio già il fatto che Madsen non avesse menzionato la Wall nelle sue prime dichiarazioni e che invece avesse riferito di averla sbarcata dopo tre ore e mezzo di navigazione non lasciava presagire nulla di buono. Non menzionare la giornalista è stato un modo di prenderne le distanze mentre il numero tre è il numero più frequentemente usato da chi falsifica, è il numero di chi mente. Madsen non è stato capace di negare in modo credibile, ha detto: “Non l’ho vista morire di un atto deliberato; l’ho vista morire di qualcosa di diverso, l’ho vista cadere”, è interessante che Peter Madsen riferendosi all’omicidio della Wall, da lui commesso, si rappresenti come uno spettatore, un modo per prendere le distanze dai fatti.

Sempre sabato 12 agosto, le autorità danesi, utilizzando la nave da salvataggio Vina, hanno localizzato e recuperato il Nautilus che si trovava a 7 metri di profondità e lo hanno condotto nel porto di Copenaghen per svuotarlo dall’acqua ed esaminarlo.

Il sottomarino in secca

Lunedì 14 agosto, la polizia danese ha dichiarato che non vi era nessun corpo a bordo del sottomarino e che i tecnici interpellati per indagare sui motivi dell’affondamento del Nautilus hanno concluso che Madsen lo aveva fatto affondare intenzionalmente. Inoltre all’interno del sottomarino gli investigatori hanno trovato la biancheria intima di Kim Wall.

Il 21 agosto, a sud ovest di Amager, nella baia di Køge, un ciclista ha rinvenuto il torso spiaggiato di una donna. Al cadavere smembrato, senza né testa né arti, era fissato, attraverso una cintura, un pesante tubo di ferro.

Il 23 agosto, la polizia ha dichiarato che il torso apparteneva a Kim Wall.

Il 5 settembre, Peter Madsen, durante un’udienza, ha riferito al giudice che la morte della Wall era stata accidentale, che gli era sfuggito di mano un portello da 70 kg che chiudendosi aveva colpito la Wall fratturandole il cranio. Madsen ha sostenuto che dopo il fatto non era stato più capace di pensare in modo razionale, di non aver mutilato il corpo, di aver cercato di “seppellirlo” in mare e di aver pensato di suicidarsi facendo affondare il sottomarino. Gli inquirenti ritengono invece che Madsen abbia affondato il Nautilus per cercare di renderlo inaccessibile perché un omicidio era stato commesso al suo interno.

Il 6 ottobre, nell’area in cui il 21 agosto era riemerso il torso della Wall, i sommozzatori della polizia, a 12 metri di profondità, hanno individuato e recuperato gli arti inferiori amputati alla giornalista e due borse, in una si trovavano alcuni degli abiti indossati dalla Wall al suo imbarco sul Nautilis il 10 agosto, una maglia, i calzini e le scarpe, un coltello ed alcuni pezzi metallici, nell’altra busta la testa della Wall ed altri oggetti metallici.

I medici legali che hanno eseguito l’autopsia sui resti di Kim Wall non sono stati in grado di determinare con certezza la causa della morte della giornalista, hanno però riferito agli inquirenti che Kim Wall è stata deliberatamente mutilata dei 4 arti e decapitata. Sul torso, precisamente sul torace e sul pube, i medici legali hanno rilevato i segni di almeno 15 coltellate inferte alla donna “poco prima della morte o appena dopo” e nessuna frattura a carico delle sua ossa craniche, un dato che permette di escludere che la morte di Kim Wall sia intervenuta in seguito ad un forte colpo alla testa causato dalla chiusura improvvisa di un portellone di 70 kg.

Poco è emerso riguardo all’infanzia di Peter Madsen, è Thomas Djursing, il suo biografo, ad aver rivelato che Madsen è cresciuto con il padre dopo la separazione dei suoi genitori e che già dall’adolescenza, a causa delle sue caratteristiche personologiche, scarsa pazienza e irritabilità nelle relazioni interpersonali, ha vissuto in modo solitario e che negli ultimi anni il suo obiettivo era dimostrare a coloro con cui aveva lavorato in passato, e che viveva come avversari, di essergli superiore.

Madsen è descritto da chi lo conosce come un anticonformista egocentrico, un Archimede Pitagorico con grandi ambizioni e scarse competenze sociali. Nel libro “Rocket Madsen”, la sua biografia scritta da Thomas Djursing, è lo stesso Peter a definirsi ”un nerd con pochi amici”; per Nerd si intende un giovane di modesta prestanza fisica e dall’aspetto insignificante che compensa la scarsa avvenenza e le frustrazioni che ne derivano con una passione ossessiva e una notevole inclinazione per le nuove tecnologie.

Peter Madsen e Kim Wall sull’UC3 Nautilus

Un messaggio pubblicato da Peter Madsen su un sito di un’associazione cui apparteneva in passato, oggi suona particolarmente sinistro: “Una maledizione accompagna il Nautilus. Quella maledizione sono io. Non ci sarà calma attorno al Nautilus finché io vivrò”.

Il suo biografo ha dichiarato che fa parte del suo temperamento infiammarsi all’improvviso, che Madsen si è fatto molti nemici tra le persone con cui ha lavorato e che detestava i giornalisti che avevano osato criticare i suoi ambiziosi progetti, non ultimo quello di costruire nel suo laboratorio spaziale privato, il Rocket Madsen Space Lab, un razzo, il Flight Alpha, capace di raggiungere un’altitudine di 14 km.

Proprio nell’hard drive di un computer sequestrato all’interno del Madsen Space Lab gli inquirenti hanno trovato uno snuff movie, un film dove si vede una donna torturata, decapitata e bruciata; secondo chi indaga lo snuff movie riprende un vero e proprio omicidio e non è il frutto di una finzione cinematografica.

Thomas Djursing ha riferito ai giornalisti che Madsen, nonostante vivesse con una compagna, si intratteneva in “esperimenti sessuali” in gruppi fetish.

Peter Madsen

Nelle foto on line Peter Madsen indossa sempre una specie di divisa, una tuta, o mimetica o verde, con il logo del suo laboratorio aerospaziale, MDL Spacelab, e cappelli con decorazioni simil-militari; Madsen indossava una tuta la mattina dell’11 agosto quando è stato individuato da Krisitan Isbak e ha indossato una tuta anche durante le udienze in tribunale seguite alla scomparsa di Kim Wall. Indossare un’uniforme senza essere un militare non è un dettaglio da poco, è il segnale di un bisogno psicologico, in pratica Peter Madsen lascia trapelare di non essere soddisfatto di se stesso, che il suo bilancio tra il sé reale e quello ideale è negativo e che, per guadagnarsi rispetto e riconoscimento da parte dei suoi simili, ha bisogno di travestirsi.

In sintesi, da un punto di vista psicopatologico, alcuni aspetti della personalità di Peter Madsen quali l’instabilità nelle relazioni interpersonali, le esplosioni emotive intense, l’isolamento sociale, l’egocentrismo, la bassa autostima e l’intolleranza alle critiche rientrano tra le caratteristiche di alcuni disturbi di personalità del gruppo B, tra questi, il disturbo Borderline, il Narcisistico e l’Antisociale.

La presenza di uno snuff movie nel suo computer permette di affermare che Peter Madsen traeva piacere sessuale dal visualizzare il video e che non solo fantasticava di lanciare un razzo nello spazio ma anche di emulare le crudeli gesta dell’attore protagonista di quel macabro film. E’ poco importante sapere se lo snuff movie trovato sul computer di Madsen sia finzione o documenti un vero e proprio omicidio, ciò che è di rilievo per questo caso è il fatto che Peter Madsen fosse un cultore di questo genere di film.

Le risultanze dell’esame autoptico eseguito sul torso incrociate con le risultanze dell’esame tecnico sull’hard drive del computer di Madsen ci permettono di concludere che lo smembramento della vittima non fu un atto difensivo, non un atto attraverso il quale l’autore dell’omicidio avrebbe potuto occultare meglio il cadavere della sua vittima, ma la messa in pratica (act out) di fantasie perverse che Madsen coltivava da tempo e che ad un certo punto della sua vita ha avuto la necessità di agire concretamente; Madsen ha smembrato la vittima per un suo bisogno psicologico, non per ucciderla od occultarla e da questa attività superflua, che possiamo considerare a tutti gli effetti una personation, egli ha ottenuto una gratificazione; se mai Madsen sarà libero di uccidere ancora, lo smembramento diverrà la sua firma.

Non sappiamo se Madsen abbia avuto rapporti sessuali con il torso o con la testa della Wall, solo lui potrebbe riferirlo viste le condizioni del cadavere, ma è probabile che semplicemente dalla penetrazione della vittima attraverso le coltellate inferte sul seno e a livello del pube abbia ottenuto una gratificazione sessuale; in casi come questo, le coltellate rappresentano un atto sessuale sostitutivo e sono il frutto di una parafilia detta piquerismo che affligge assassini sessualmente incompetenti come possono esserlo l’assassino di Yara Gambirasio o il Mostro di Firenze, soggetti che non hanno mai agito atti sessuali veri e propri sulle loro vittime nonostante ne abbiano avuto l’occasione e nonostante il movente dei loro omicidi fosse certamente sessuale.

Il fatto che gli investigatori abbiamo ritrovato gli indumenti intimi della Wall all’interno del sottomarino ce la dice lunga sulle intenzioni di Madsen; probabilmente Peter Madsen, che non si aspettava che le autorità venissero prontamente allertate dal fidanzato della Wall, sperava di raggiungere la terra ferma e aveva intenzione di portare con sé la biancheria intima della Wall, la decisione di affondare il sottomarino l’ha evidentemente presa all’ultimo momento, una volta sentitosi in trappola, lo prova il fatto che, quando è stato localizzato, il sottomarino stava navigando in direzione del porto da cui era salpato e che gli indumenti intimi della vittima si trovavano a bordo; il ritrovamento della biancheria della Wall all’interno del Nautilus chiude il cerchio, non è stata una dimenticanza di Madsen ma una decisione ben ponderata quella di non affondare, insieme alla maglia, ai calzini e alle scarpe, la biancheria della Wall; gli assassini come Peter Madsen infatti trattengono spesso un oggetto appartenuto alla vittima, un cosiddetto “souvenir”, che, ogni qualvolta lo desiderino, gli permette di accedere alle proprie memorie per rivivere l’omicidio a distanza di tempo.

In conclusione, l’apparente assenza di un movente (motiveless homicide), le mutilazioni, le coltellate nelle aree sessuali, il ruolo della fantasia testimoniato dalla presenza di uno snuff movie sul computer di Madsen, il fatto che l’omicida abbia conservato la biancheria intima della vittima permettono di affermare che l’operato e la psiche di Peter Madsen non sono dissimili da quella di un assassino seriale per lussuria, di un anger-excitation sexual murderer.

Kim Wall

Un articolo del Daily Mirror rimanda al mio blog per l’analisi della telefonata di Michael Peterson al 911

Did famous novelist Michael Peterson batter his ‘beloved’ wife to death with a poker in their luxury mansion?

As BBC Radio 5 live launches its first ever true crime podcast Beyond Reasonable Doubt? presenter Chris Warburton takes a look at the fascinating American court case behind it.

BY CHRIS WARBURTON, Daily Mirror

00:00, 20 JUN 2017 UPDATED 09:44, 20 JUN 2017

Kathleen Hunt Atwater Peterson died at home

I have to confess that I haven’t read any of Michael Peterson’s novels.

A Time of War, which came out in 1990 was described in one review as having ”all the elements of a TV mini-series; lush settings, sexy characters, high-level cloak-and-dagger espionage and acts of personal bravery.”

That review is as nothing when compared with the real-life story of the author himself

Michael Peterson was a bit of a local celebrity in Durham , North Carolina – a city the size of Salford or Southampton and one third of the “Triangle” of cities completed by Raleigh and Chapel Hill.

He wrote a column for the local paper which criticised the authorities, and particularly the police – calling them bigoted and corrupt.

Killer or innocent? A new podcast looks at the death of Michael Peterson’s wife(Image: SundanceNow Doc Club/vimeo)

He had a website ‘“ hizzoner.com ” which he used as a platform to criticise and condemn.

Ironically it was officers from that same police force, the Durham Police Dept, who arrived at Michael’s colonial style mansion in the leafy Forest Hills suburb in the early hours of that fateful December morning in 2001.

They were answering a dramatic 911 call from Peterson saying that his second wife, Kathleen, had fallen down the stairs and was no longer breathing.

That call, which even after all these years is chilling and harrowing, has been picked over and analysed. Once heard, not forgotten.

In one night the life of a vibrant, happy go lucky wife, mother and daughter had been snuffed out.

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Kathleen Peterson’s sister, Candace Zamperini, at a court hearing (Image: Tribune News Service)

And in her beloved house too – the mansion where she and Michael entertained, held parties and fund raising functions, and celebrated their wedding just a few years earlier.

When Chief Investigator Art Holland and his team arrived they found the 48 year old telecoms executive dead at the foot of a narrow wooden staircase which in a bygone age was used by the servants. There was a lot of blood.

Michael said Kathleen had been drinking, was also taking valium and that she must have slipped and fallen while he, unaware, was sitting out by the swimming pool smoking and finishing off his drink.

That was the best and only explanation he had for the tragedy.


Lawyer David Rudolph with client Michael Peterson

After all, he adored her , they were soul mates he said and the five kids they shared their mansion with (his two boys from his previous marriage, two adopted girls and Kathleen’s daughter from her first marriage) testified as to how much in love Kathleen and Michael were.

He was a pillar of the community – a man who raised money for good causes, a decorated war hero. He’d even run for Mayor.

The police saw it differently. Apart from the blood, some aspects of Michael’s behaviour troubled them and after an autopsy showed lacerations on Kathleen’s skulll, they put forward an alternative version of events.

One which had Michael striking Kathleen repeatedly with a fireplace implement called a blowpoke.

Then, Kathleen, a much loved daughter, mother and sister, bled to death.

The news that Michael was being charged with first degree murder shocked and divided the community.

The case attracted the attention of a French film crew who virtually took up residence with Michael as his case was coming to court. Locals accused them of bias in favour of Michael.

Every major news network was there at the old Durham county courthouse in 2003 when the trial began. It took weeks to simply get a jury sworn in who everyone agreed with.

Beyond Reasonable Doubt is a brand new podcast about the biggest US murder case you’ve never heard of(Image: SundanceNow Doc Club/vimeo)

It became the longest and most expensive trial in North Carolina history, watched live on TV, discussed in detail by the talk show hosts.

And they had plenty to talk about. The trial shone a light on Michael’s life, his history, his financial records and his relationship.

The defence and prosecution attorneys became household names – the D.A an upright, calm and imposing figure with a sharp Southern assistant by his side- fire and ice said one reviewer.

On the opposite bench a sharp, clever, charismatic defence attorney who was seen as a hero by some, a bit-too-clever-by-half by others.

Positioned behind them, family, friends and supporters either hung off every word of evidence or grew upset and angry.

They watched star witnesses, conflicting evidence about blood spatter and touching pictures of an earlier, happier life.

Even when the trial was over, it wasn’t really over. In the years that followed there were more court appearances, more twists, more anger, more revelations.

The case didn’t finally reach closure until February this year and I was there to see it.

In the months before I had become a bit obsessed with the case – it does that to you.

I discussed theories with my boss at Radio 5 live and my producer on the trip – they too, obsessed.


Chris Warburton delves into the death of Kathleen Peterson (Image: BBC)

My time in Durham was punctuated by moments of bizarreness which I won’t forget in a hurry and I am looking forward to sharing with you.

Join us on BBC Radio 5 live to follow every fascinating twist and turn of the case week by week, by subscribing to the podcast Beyond Reasonable Doubt?

You may become as obsessed as we are. You will certainly reach your own conclusion as to whether Michael is a cold-blooded killer or an unlucky victim of awful circumstances.

You will think the script was written by a novelist but believe me, every word of it is true.

Intervista sull’omicidio di Marina Di Modica

L’OMICIDIO DELLA LOGOPEDISTA MARINA DI MODICA

Per il crimine è stato condannato Paolo Stroppiana a 14 anni di reclusione. La criminologa Ursula Franco ne svela i punti salienti ed il profilo psicopatologico del reo

Paolo Stroppiana è stato condannato a 14 anni di carcere per l’omicidio della logopedista Marina Di Modica, omicidio che, in dubio pro reo, la cassazione ha ritenuto preterintenzionale. Stroppiana è rinchiuso in carcere dal 14 aprile 2011.
Nella sua requisitoria il procuratore generale Vittorio Corsi ha affermato: “Signori giurati, guardatelo, è una maschera di falsità, processi come questo ne capitano uno ogni cento anni, l’uomo che vedete, come hanno raccontato diverse sue amanti, ha abitudini sessuali rischiose, predilige stringere il loro collo dopo averle ammanettate, dovete assicurarlo alla giustizia e non assolverlo”. Secondo i giudici di secondo grado: “L’esecuzione dell’omicidio è stata facilitata dalla fiducia che la Di Modica aveva ingenuamente concesso allo Stroppiana nella convinzione di avere a che fare con una persona leale e corretta, nella particolare circostanza, aveva fatto affidamento sulla presunzione che colui, il cui invito aveva accettato, rispettasse delle elementari norme di civiltà adottate in tutti gli ambiti sociali ed in tutti i tempi e si era perciò completamente rimessa alla sua lealtà” (Sentenza 21 luglio 2008, Corte di Assise di Appello di Torino).

di Domenico Leccese, pubblicato su ROMA il 1 luglio 2017

Dottoressa chi è Paolo Stroppiana?

Paolo Stroppiana è nato a Torino il 21 agosto del 1957 e ancora minorenne si è iscritto al Fronte della Gioventù di cui è divenuto segretario provinciale e presto dirigente nazionale; ha frequentato per tre anni il Quinto liceo; nel 1973, per motivi politici, si è trasferito all’Istituto privato Mazzarello; negli anni del liceo ha partecipato a pestaggi di studenti di sinistra; alla fine degli anni ’70 ha aderito al gruppo eversivo di estrema destra NAR Terza Posizione; ha partecipato a furti di mezzi di trasporto ed a rapine che il gruppo faceva per autofinanziarsi. Nel 1982, arrestato a Roma dopo una rapina, accusato di rapina pluriaggravata, ricettazione, banda armata, detenzione di armi e lesioni personali, il camerata Stroppiana si è dissociato e ha collaborato con gli inquirenti fornendo dettagli circa i fatti ed indicando i nomi dei compagni. Testimone al processo di piazza Fontana ed a quello per la strage di Bologna ha fatto rivelazioni sugli intrecci tra i gruppi di estrema destra. Negli anni ha accumulato alcune condanne per emissione di assegni a vuoto.

Chi era Marina Di Modica e come conobbe Stroppiana?

Marina di Modica era nata a Torino il 19 giugno del 1956, aveva lavorato in ospedale come logopedista, incontrò il filatelico Stroppiana a casa dell’amica comune Bianca Tovo e purtroppo per lei lo trovò “interessante, anche se un po’ stranocchio”, così almeno lo descrisse alla moglie del padre. Marina parlò a Paolo di alcuni francobolli trovati nella soffitta della madre e, dopo circa un mese, Stroppiana la invitò a cena.

Quando scomparve la Di Modica e cosa ricondusse a Stroppiana?

Dalla sera in cui Marina avrebbe dovuto incontrare Stroppiana a cena, sono scomparsi i francobolli ed è scomparsa Marina. La donna è svanita nel nulla lasciando un appunto sull’agenda, al giorno 8 maggio 1996, tra le ore 18 e le 19: Cena Paolo per francobolli. Grazie a questo appunto gli inquirenti sono risaliti facilmente a Stroppiana, il quale solo dopo molti anni è stato processato e finalmente è entrato in carcere nell’aprile del 2011. Sono molti gli indizi contro di lui, le ritrattazioni e le menzogne che ha raccontato negli anni agli inquirenti e ai giudici, tali che Stroppiana è stato condannato senza che il corpo di Marina fosse mai trovato.

Com’era Marina e cosa fece prima di sparire?

La Di Modica era una donna di 39 anni, riflessiva, riservata, timida, educata, un po’ introversa, salutista, single ma desiderosa, a detta delle amiche, di un compagno e di un figlio, è scomparsa dopo essere stata dal parrucchiere, dopo essersi comprata scarpe e calze nuove per una cena con una persona “interessante”.

Come si è comportato Stroppiana durante il processo a suo carico per l’omicidio della Di Modica?

Paolo Stroppiana, durante le udienze del processo per omicidio, non ha manifestato emozioni, ha letto alcune dichiarazioni scritte, per il resto, ha parlato in modo monotono come se leggesse, ha trascorso la maggior parte del tempo con una o entrambe le mani davanti alla bocca, ha ascoltato impassibile il suo colorito avvocato ed a volte, mentre rispondeva al giudice, è stato a dir poco indelicato nei confronti della vittima, infine, ha sorriso molto. Durante gli anni che lo hanno visto protagonista del caso Di Modica, ha concesso varie interviste ai giornalisti e si è lasciato andare a battute ironico sarcastiche del tipo:  “… per fortuna quella sera (quella della scomparsa di Marina) ero fuori a cena con amici e non ero a casa con il mal di pancia. Sarebbe stato antipatico doverlo andare a spiegare”. In primo grado, alla lettura della sentenza di condanna a 21 anni per omicidio volontario, è rimasto basito. In secondo grado, alla lettura della sentenza che lo ha condannato ad una pena minore, 16 anni per omicidio preterintenzionale, ha riso fino a mostrare le gengive, ha riso di un sorriso intrattenibile.

Chi è Stroppiana da un punto di vista psicopatologico?

Paolo Stroppiana è un uomo incline alla violenza come prova il suo curriculum. Da giovane è entrato, con tutta probabilità, in un gruppo eversivo di estrema destra solo per la sua necessità di agire violenza. Stroppiana non è mai stato motivato politicamente. Appena lo hanno arrestato, a Roma, dopo una rapina, si è dissociato e durante il processo d’Appello ha dichiarato: “Non ero motivato per fare il terrorista e per fare la lotta armata, non ne condividevo… ” (udienza del 29 aprile 2008).

Paolo Stroppiana è sommerso da un punto di vista emozionale da sentimenti di rabbia, ostilità e disprezzo, in specie nei confronti delle donne e proprio queste sono le motivazioni che lo hanno condotto a comportamenti aggressivi e violenti.

Stroppiana è uno psicopatico che indossa la maschera della sanità, ha ucciso perché disprezza le donne ma non ha ucciso tutte quelle con cui ha avuto rapporti sessuali, la sua vittima ideale è una donna vulnerabile. Stroppiana ha un elevato grado di controllo su tutto, si è preso il tempo necessario a studiare la sua vittima e ad organizzare la trappola nei dettagli, anche in passato, a parte le risse, ha sempre valutato rischi e benefici, non si è mai esposto troppo durante la lotta armata, sceglieva i mezzi da rubare o le banche da rapinare ma, in realtà, non partecipava mai in prima linea alle rapine. Egli, come ha potuto, per ottenere vantaggi per sé, ha venduto i compagni. Stroppiana è sempre stato un opportunista, un vigliacco, ha ucciso una donna indifesa, infatuata di lui. Il suo fascino per trascorsi politici e relative conoscenze, le sue capacità manipolatorie, il lavoro alla Bolaffi, le amicizie altolocate, in una Torino borghese e provinciale, sono state la sua tela di ragno. Stroppiana, non a caso, con Marina Di Modica ha messo in pratica la tecnica del ragno, una delle tre tecniche usate dai serial killer per catturare le proprie vittime; dopo averla manipolata, l’ha attirata in casa sua e l’ha uccisa.

Come inquadra l’omicidio della Di Modica?

Stroppiana ha fantasticato e pianificato nel dettaglio l’omicidio di Marina Di Modica finché il risentimento che ha dato vita alle sue fantasie lo ha condotto a metterle in pratica. Paolo Stroppiana è un anger-retaliatory sexual murderer il cui movente è l’odio nei confronti delle donne, un odio che nasce da un rapporto problematico con una figura femminile, forse la madre; le sue vittime non sono che surrogati di quella figura.

Sembrerebbe un omicidio ascrivibile ad un serial killer.

Stroppiana è un serial killer organizzato che ha avuto, fuori dal carcere, una vita sociale ordinaria e perfettamente funzionale ai suoi impulsi di morte. Della sua vita sociale ordinaria hanno fatto parte un impiego alla Bolaffi dal 1987, il fidanzamento con la collega Beatrice Della Croce di Dojola ed una passione per l’alpinismo. Durante i 18 anni di fidanzamento con Beatrice, Stroppiana ha avuto molte amanti, Elena Strobbia, Margherita Meneghin, A. A. e molte altre, che, sentite durante il processo, hanno permesso di delinearne la personalità, facendo emergere una figura di arrampicatore sociale, apparentemente normale nelle relazioni superficiali e nelle situazioni sociali formali ma incapace di un vero rapporto d’amore e rispetto, desideroso di rapporti sessuali particolari, mentitore abituale, capace di atti di intimidazione e di violenza se rifiutato.

Perché Stroppiana scelse di uccidere proprio la Di Modica?

Quando il giudice, durante il processo, ha chiesto a Paolo Stroppiana se fosse a conoscenza del fatto che Marina soffrisse la sua solitudine, ha risposto: “… è evidente che se una persona di 40 anni è sola….”, Stroppiana evidentemente sapeva.  Il filatelico scelse la Di Modica proprio per le sue debolezze, una vittima perfetta, una donna vulnerabile da manipolare utilizzando il proprio carisma, una donna da usare come un oggetto per soddisfare i proprio bisogni patologici. Paolo disprezzava la Di Modica, ne fantasticò l’omicidio e al momento giusto mise in atto le proprie fantasie.

Secondo lei, Beatrice Della Croce di Dojola, la fidanzata di Stroppiana, ha rischiato di essere uccisa?

No, Stroppiana ha mostrato di rispettare la propria fidanzata, Beatrice, non l’ha uccisa perché la usava, la donna aveva un cognome altisonante e un giro di amicizie altolocate. La Della Croce gli serviva, lo ha aiutato a costruirsi il personaggio. A volte, durante l’atto sessuale la legava, l’ammanettava, una volta le ha stretto il collo fino a renderla cianotica, ma non l’ha uccisa, “.. non ho mai messo Beatrice in condizioni di pericolo” (Udienza del Processo della corte d’Assise d’Appello). Proprio la Della Croce lo ha protetto per anni con un alibi falso quando è stato ritrovato l’appunto sull’agenda di Marina ma poi la donna ha ‘chiaccherato’ troppo, si è tradita e si è scoperto tutto.

Beatrice Della Croce, ha quindi mentito agli inquirenti?

Beatrice ha mentito ma non è stata processata per favoreggiamento a causa della prescrizione del reato; per i giudici che hanno condannato Stroppiana, hanno mentito sull’alibi sia lei che sua figlia Maria Alberta, la quale ha confessato in aula di averlo fatto per “paura di fare male a Paolo”.

Che Torino è emersa dal processo a Stroppiana?

Dal processo è venuta fuori una Torino bene provinciale, piccolo borghese, un gruppo di amici dispatici, chiaccheroni, frustrati, sentimentalmente falliti e insensibili. Un gruppo del quale facevano parte conoscenti comuni a Paolo e a Marina, nessuno dei quali si è mai preso la briga di mettere in guardia la delicata Marina da un mostro come Paolo Stroppiana.

Perché Stroppiana non ha rivelato il luogo dell’occultamento del corpo di Marina?

Paolo Stroppiana, invitato dall’avvocato Zancan, durante un’udienza, a liberarsi, a parlare, non ha confessato l’omicidio, non ha detto dove aveva occultato il corpo della Di Modica; nonostante i vantaggi che ne avrebbe tratto processualmente, il filatelico ha scelto di non parlare, non perché non gli interessasse una riduzione della pena ma perché ha ben valutato, ancora una volta, rischi e benefici; se avesse indicato dove si trovano i resti di Marina, la sua posizione si sarebbe aggravata, avrebbe rischiato, forse, di essere giudicato per almeno un altro omicidio. Raramente quando ci si imbatte in un serial killer si viene in contatto con lui al primo omicidio.

Dottoressa, che cosa pensa della condanna per omicidio preterintenzionale a soli 14 anni?

Il rischio che, una volta libero, Stroppiana torni ad uccidere è elevato. Non dimentichiamoci poi di Camilla Bini, la cui scomparsa è facilmente riconducibile a Paolo Stroppiana, in specie alla luce della condanna per l’omicidio della Di Modica.

Chi era Camilla Bini e perché lei afferma che la sua scomparsa sia riconducibile a Stroppiana?

Camilla Bini, amica e collega comune di Beatrice Della Croce e di Paolo Stroppiana, è scomparsa da Torino nell’agosto del 1989. Camilla, madre somala e padre italiano, era nata a Mogadiscio il 6 luglio del 1955, ultima di 6 figlie, ed era cresciuta in collegio. A 15 anni si era trasferita in Italia, a Subiaco, presso un convitto di suore e aveva lavorato come segretaria d’azienda. Dopo qualche anno si era trasferita a Torino dove era impiegata alla Bolaffi. E’ stata descritta dai conoscenti come bella, gentile e diffidente. E’ scomparsa l’8 agosto del 1989, il giorno prima di partire per le ferie estive. All’epoca della scomparsa frequentava Paolo Stroppiana, a volte da solo, a volte in compagnia di Beatrice. In quel periodo il filatelico aveva confessato ad un collega di aver avuto rapporti intimi con lei, mentre, dopo la scomparsa della ragazza, aveva negato le frequentazioni assidue e aveva riferito agli inquirenti di averla conosciuta solo superficialmente. Camilla era mulatta, africana, di famiglia modesta, caratteristiche che sono per Stroppiana un disvalore e che hanno risvegliato in Stroppiana il disprezzo. Beatrice e Paolo hanno descritto Camilla come “una con molti fidanzati, alla ricerca di un uomo ricco da sposare”. Beatrice Della Croce ha riferito agli amici: “La Bini aveva il complesso di essere una ragazza africana e voleva che le presentassi ragazzi ricchi”. La giovane Camilla, lontana dalla propria famiglia, in procinto di partire per le ferie estive, rappresentava la vittima ideale, per caratteristiche psichiche e situazionali. Il suo omicida era a conoscenza della imminente progettata partenza per le vacanze estive e sapeva che nessuno avrebbe cercato Camilla per lungo tempo, non poteva sperare in un momento migliore per ucciderla e farne sparire il corpo.

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