Il caso Sissy Trovato Mazza (intervista)

SISSY TROVATO MAZZA: TENTATO OMICIDIO O TENTATO SUICIDIO?

Le Cronache Lucane, 27 settembre 2017

Maria Teresa “Sissy” Trovato Mazza, una giovane agente di Polizia Penitenziaria di Taurianova in forza alla Polizia Penitenziaria del carcere della Giudecca di Venezia, martedì primo novembre 2016 si era recata nel padiglione Jona dell’ospedale Civile di Venezia per sorvegliare una detenuta che aveva appena partorito, alle 11.20 è stata ritrovata all’interno di uno degli ascensori dello stesso ospedale in stato di coma a causa di una ferita da colpo d’arma da fuoco alla testa. Sissy aveva due grandi passioni, Gianna Nannini ed il calcio a cinque che praticava ai massimi livelli con la squadra Rambla di Curtarolo nel ruolo di portiere.

Abbiamo posto alcune domande su questo caso alla criminologa Dott.ssa Ursula Franco.

Molte trasmissioni televisive hanno trattato questo caso mettendo in dubbio l’ipotesi del tentato suicidio sostenuta dagli inquirenti, dottoressa Franco, lei che cosa ne pensa?

Semplicemente non esiste un caso Trovato Mazza, la giovane agente ha tentato di togliersi la vita, ha fatto tutto da sola.

Il corpo di Sissy è stato trovato nell’ascensore dell’ospedale dove si era recata per servizio, dopo che un proiettile, partito dalla sua pistola di ordinanza, l’aveva colpita alla testa. L’analisi dei fatti non lascia spazio al dubbio:

1) secondo le telecamere interne dell’ospedale, alle 11.17 l’agente Trovato Mazza si è diretta verso l’ingresso dell’ascensore dove, alle 11.20, è stata ritrovata ferita, in quei minuti le telecamere non hanno registrato la presenza di nessun altro in quell’area;

2) il colpo che ha attinto la Trovato Mazza alla testa è partito dalla sua pistola d’ordinanza ed è stato esploso da una distanza ravvicinata, due dati che supportano l’ipotesi del tentato suicidio;

3) se un fantomatico aggressore avesse colpito Sissy con la sua arma d’ordinanza, quantomeno una colluttazione avrebbe dovuto precedere il colpo perché l’aggressore avrebbe dovuto prima impadronirsi dell’arma della Trovato Mazza;

4) difficilmente qualcuno che avesse premeditato l’omicidio avrebbe sparato alla Trovato Mazza in un ascensore dove peraltro avrebbe rischiato di rimanere chiuso insieme alla sua vittima.

Dottoressa, in alcune trasmissioni si è parlato di incongruenze nella descrizione della scena da parte dei soccorritori?

Piccole incongruenze di nessun valore sono state montate ad arte da chi ama fare spettacolo delle tragedie.

Dottoressa Franco ci spiega perché generalmente parenti ed amici non riescono ad accettare che un proprio caro si sia suicidato?

Non è facile fare i conti con il senso di colpa che nasce dal non aver capito o dall’aver sottovalutato i segnali del disagio del proprio caro. E’ più semplice cercare un capro espiatorio cui attribuire la morte del proprio familiare e contro il quale riversare odio e rabbia per affrancarsi dal senso di colpa.

Dottoressa Franco di cosa hanno bisogno i familiari di chi si suicida?

Hanno bisogno di un sostegno che li aiuti ad elaborare il lutto, purtroppo invece incappano spesso in uno dei nuovi “business” di stampa, tv e consulenti forensi: riscrivere i fatti di cronaca a scapito della verità.

Annunci