CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: UN CASO GIUDIZIARIO NON E’ UNA TORTA DA SPARTIRSI

Criminologa Ursula Franco

La criminologa Ursula Franco è nota soprattutto per le sue competenze in tema di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi. La Franco è consulente della difesa di Paolo Foresta, marito di Annamaria Sorrentino, avvocato Giovanni Pellacchia; è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste; è stata poi consulente degli avvocati Esposito e Martelli, difensori di Stefano Binda. Binda, dopo essere stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, il 24 luglio scorso è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco è consulente dell’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, difensore di Daniel Petru Ciocan che da più di 3 anni è indagato per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu, nonostante il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione abbiano dato ragione alla difesa su tutta la linea ed abbiano soprattutto invitato gli inquirenti ad indagare sui genitori di Maria in merito agli abusi. Domani, a Benevento, avrà luogo l’incidente probatorio, ne riparleremo con la consulente Franco.

Le Cronache Lucane, 4 novembre 2019

– Dottoressa Franco, negli ultimi anni, abbiamo imparato a conoscerla ed abbiamo capito che lei ogni volta che si esprime su un caso giudiziario non cerca il consenso ma la verità.

Personalmente ho scoperto a pochi mesi di vita che il mondo non girava intorno a me, non è la fama che cerco, vorrei semplicemente fare il mestiere che amo ed essere utile al nostro sistema giustizia. La ricerca del consenso vizia le conclusioni di coloro che fatico a chiamare “professionisti”, in ogni caso, la strada del consenso è la più facile da percorrere, basta rivendere come proprie le conclusioni cui giunge la massa una volta che è stata forgiata dai Media. Il mio modo di vedere le cose ha un filtro diverso da quello di molti opinionisti e conduttori tv, questi soggetti tendono a spiegarsi i fatti relativi ad un caso giudiziario attraverso il loro limitato patrimonio culturale perché ignorano di “non sapere”.

– Dobbiamo darle atto che lei ha sostenuto che Mario Biondo, Sissy Trovato Mazza e Davide Rossi si sono suicidati e che Mattia Mingarelli era morto in seguito ad un incidente, e le procure le hanno dato ragione. Dottoressa Franco, può un criminologo giungere a conclusioni certe su un caso giudiziario del quale non conosce tutti gli atti?

Certamente, in specie se il caso è stato trattato mediaticamente e sono filtrate informazioni utili.

– Dottoressa Franco, tempo fa, ha dichiarato che “l’ostentata superiorità morale delle parti civili spesso coincide con lo sprezzo della verità che è amorale e causa di errori giudiziari”, con chi ce l’ha?

E’ un insulto alla verità appoggiare una procura in modo acritico o trincerarsi dietro al convincimento della stessa quando l’errore è agli atti. O questi soggetti sono incompetenti o sono in malafede, in entrambi i casi andrebbero presi provvedimenti nei loro confronti.

– Che pensa del tifo da stadio che circonda i casi giudiziari, tifo che coinvolge giornalisti, avvocati e consulenti?

I disturbi di personalità non risparmiano nessuno. Certi soggetti non solo danneggiano i casi sui quali si esprimono perché alimentano l’incivile teatrino mediatico ma anche le relative categorie.

– Che cosa la disgusta di più di ciò che circonda un caso giudiziario?

Chi lo approccia come una torta da spartirsi.

Il caso Sissy Trovato Mazza (intervista)

SISSY TROVATO MAZZA: TENTATO OMICIDIO O TENTATO SUICIDIO?

Le Cronache Lucane, 27 settembre 2017

Maria Teresa “Sissy” Trovato Mazza, una giovane agente di Polizia Penitenziaria di Taurianova in forza alla Polizia Penitenziaria del carcere della Giudecca di Venezia, martedì primo novembre 2016 si era recata nel padiglione Jona dell’ospedale Civile di Venezia per sorvegliare una detenuta che aveva appena partorito, alle 11.20 è stata ritrovata all’interno di uno degli ascensori dello stesso ospedale in stato di coma a causa di una ferita da colpo d’arma da fuoco alla testa. Sissy aveva due grandi passioni, Gianna Nannini ed il calcio a cinque che praticava ai massimi livelli con la squadra Rambla di Curtarolo nel ruolo di portiere.

Abbiamo posto alcune domande su questo caso alla criminologa Dott.ssa Ursula Franco.

Molte trasmissioni televisive hanno trattato questo caso mettendo in dubbio l’ipotesi del tentato suicidio sostenuta dagli inquirenti, dottoressa Franco, lei che cosa ne pensa?

Semplicemente non esiste un caso Trovato Mazza, la giovane agente ha tentato di togliersi la vita, ha fatto tutto da sola.

Il corpo di Sissy è stato trovato nell’ascensore dell’ospedale dove si era recata per servizio, dopo che un proiettile, partito dalla sua pistola di ordinanza, l’aveva colpita alla testa. L’analisi dei fatti non lascia spazio al dubbio:

1) secondo le telecamere interne dell’ospedale, alle 11.17 l’agente Trovato Mazza si è diretta verso l’ingresso dell’ascensore dove, alle 11.20, è stata ritrovata ferita, in quei minuti le telecamere non hanno registrato la presenza di nessun altro in quell’area;

2) il colpo che ha attinto la Trovato Mazza alla testa è partito dalla sua pistola d’ordinanza ed è stato esploso da una distanza ravvicinata, due dati che supportano l’ipotesi del tentato suicidio;

3) se un fantomatico aggressore avesse colpito Sissy con la sua arma d’ordinanza, quantomeno una colluttazione avrebbe dovuto precedere il colpo perché l’aggressore avrebbe dovuto prima impadronirsi dell’arma della Trovato Mazza;

4) difficilmente qualcuno che avesse premeditato l’omicidio avrebbe sparato alla Trovato Mazza in un ascensore dove peraltro avrebbe rischiato di rimanere chiuso insieme alla sua vittima.

Dottoressa, in alcune trasmissioni si è parlato di incongruenze nella descrizione della scena da parte dei soccorritori?

Piccole incongruenze di nessun valore sono state montate ad arte da chi ama fare spettacolo delle tragedie.

Dottoressa Franco ci spiega perché generalmente parenti ed amici non riescono ad accettare che un proprio caro si sia suicidato?

Non è facile fare i conti con il senso di colpa che nasce dal non aver capito o dall’aver sottovalutato i segnali del disagio del proprio caro. E’ più semplice cercare un capro espiatorio cui attribuire la morte del proprio familiare e contro il quale riversare odio e rabbia per affrancarsi dal senso di colpa.

Dottoressa Franco di cosa hanno bisogno i familiari di chi si suicida?

Hanno bisogno di un sostegno che li aiuti ad elaborare il lutto, purtroppo invece incappano spesso in uno dei nuovi “business” di stampa, tv e consulenti forensi: riscrivere i fatti di cronaca a scapito della verità.