MORTE DI MARIA UNGUREANU, CRIMINOLOGA FRANCO: TRE ANNI DI INDAGINI PER TRE REATI, LA VIOLENZA SESSUALE, L’OMISSIONE DI SOCCORSO E LA FALSA TESTIMONIANZA (intervista)

Avv. Salvatore Verrillo

Le Cronache Lucane, 14 giugno 2019

Il 19 giugno di 3 anni fa, Maria Ungureanu, 9 anni, è stata trovata senza vita nella piscina di un casale di San Salvatore Telesino, sul suo corpo i medici legali hanno riscontrati gli esiti di violenze sessuali croniche. Da 3 anni la Procura di Benevento indaga su Daniel Ciocan. Dal giugno 2016 al gennaio 2016, Daniel e Cristina Ciocan sono stati indagati dalla procura di Benevento rispettivamente, per violenza sessuale e omicidio, e per omicidio. Nel gennaio 2019 la procura ha richiesto l’archiviazione per i due fratelli e la posizione di Cristina, che quella sera era in compagnia del fratello, è stata stralciata. Sempre nel gennaio scorso, il GIP Flavio Cusani ha imposto alla procura di Benevento il prosieguo dell’attività investigativa per altri sei mesi e l’iscrizione nel registro degli indagati dei genitori di Maria, Marius e Andrea Elena Ungureanu. I coniugi Ungureanu sono difesi dall’avvocato Fabrizio Gallo e dall’avvocatessa Serena Gasperini, i cui consulenti sono la famosa biologa Marina Baldi e la ancor più famosa psicologa Roberta Bruzzone.

L’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan, ha recentemente presentato un’istanza di avocazione dell’inchiesta sulla morte di Maria Ungureanu alla Procura generale di Napoli. Secondo l’avvocato Verrillo, infatti, la procura di Benevento ha disatteso in parte l’invito del GIP Cusani e quello del Tribunale del Riesame di Napoli a focalizzare sui genitori di Maria, e per questo motivo ha chiesto alla Procura generale di avocare a sé l’inchiesta. Del team difensivo di Daniel Ciocan fanno parte il medico legale Fernando Panarese e la criminologa Ursula Franco, alla quale abbiamo posto alcune domande.

– Dottoressa Franco, ormai da tre anni, lei sostiene che, non solo le violenze che Maria subiva nulla hanno a che fare con la sua morte, che è stata accidentale, ma anche che il nome dell’autore degli abusi sessuali è agli atti da quasi tre anni, non è vero?

Certamente, già nel luglio 2016, i RIS di Roma hanno isolato lo sperma di Marius Ungureanu su una maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla coperta del suo lettino. Il passare del tempo e la calura estiva non faranno evaporare questa risultanza. Peraltro, proprio in merito alla posizione dei genitori di Maria Ungureanu, si sono espressi nel giugno 2016 i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli: “sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per ciò che concerne gli abusi sessuali”, e, nel dicembre 2017, quelli della Cassazione: “(…) omissione da parte del PM della valutazione probatoria in relazione all’accertata presenza di liquido seminale del padre della vittima sulla maglietta/reperto 27 (…) che anzi sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali (…) come fossero state trascurate importanti ipotesi investigative e come ci si fosse fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu, pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate (…)”.

– I giudici della Cassazione si sono espressi pure sulla posizione di Daniel Ciocan.

Certamente, hanno sostenuto, evidentemente inascoltati, che “il pregiudizio aveva ispirato l’indagine e che un “colpevole” era stato suggerito fin dall’inizio dalla madre della bambina che aveva espresso labili sospetti sul Ciocan”.

– L’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, legale di Daniel Ciocan, durante l’udienza dell’8 aprile 2019, relativa alla riesumazione dei resti di Maria, si era detto contrario: “I periti hanno confermato quanto io ho evidenziato al giudice Giuliano: dopo tre anni la riesumazione non serve a nulla, né per stabilire l’ora della morte, né in relazione ad altre circostanze. Un no, il mio, motivato anche dalla pietà umana e dal rispetto che si deve alla bimba”, dottoressa Franco, che può dirci?

Sono d’accordo con l’avvocato Verrillo, provano le violenze lo stato degli organi, le infezioni che la bambina aveva al momento del decesso e moltissime intercettazioni, pertanto, da questo punto di vista non c’è più nulla da scoprire. Riguardo alla causa di morte, dei tre medici legali che si sono già pronunciati sul caso, nessuno ha mai sostenuto che la bambina sia stata uccisa, anzi, nel giugno 2018, il professor Francesco Introna ha escluso l’omicidio e, proprio in seguito alla sua consulenza, la Procura di Benevento ha chiesto l’archiviazione per i fratelli Ciocan. Sono tre i reati in questo caso giudiziario, la violenza sessuale, l’omissione di soccorso e la falsa testimonianza, gli ultimi due sono stati commessi dall’amica con cui Maria si trovava al momento dell’annegamento.

– Nel gennaio 2019, l’ex giudice del Tribunale del Riesame di Napoli, Nicola Quatrano, che si espresse sul caso nel giugno 2018, in merito alla causa di morte di Maria, ha dichiarato: “Non è successo quello che la Procura di Benevento riteneva fosse successo” e riguardo alle violenze sessuali che la bambina subiva: “Era un aspetto della questione che non è stato approfondito in quest’ansia di trovare degli elementi di prova contro le persone che si era deciso fossero colpevoli”.

Parole sagge di un giudice di grado superiore ma che, evidentemente e inspiegabilmente, non hanno fatto breccia in procura.

– Dottoressa Franco, glielo chiedo ancora una volta, cosa c’è ancora da scoprire in questo caso giudiziario?

Non c’è più nulla da scoprire. E’ ormai un caso chiuso. La verità è negli atti d’indagine e nelle motivazioni delle sentenze del Riesame e della Cassazione. Nella mia consulenza, datata 27 marzo 2017, ci sono il nome di chi abusava della bambina e quello della ragazzina che si trovava con Maria la sera che affogò. Per quanto riguarda il povero Daniel, non solo non è suo lo sperma trovato sulla maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla coperta del suo lettino, ma il Ciocan non incontrò più la Ungureanu dopo averla accompagnata a casa intorno alle 20.00 del 19 giugno 2016, né si trovava a San Salvatore Telesino quando la bambina affogò, le analisi effettuate sulle celle telefoniche e sul GPS parlano chiaro, Daniel era a Castelvenere.

– Dottoressa Franco, sulla stampa spazzatura ne abbiamo lette di tutti i colori, ne abbiamo sentite delle belle anche in televisione, ma, soprattutto, si è toccato il fondo quando un giornaletto ha pubblicato la foto del cadavere della bambina per muovere l’opinione pubblica contro Daniel Ciocan.

Il processo mediatico è l’arma di chi tenta di riscrivere fatti già accaduti perché si trova dalla parte sbagliata, ciò che più mi meraviglia non sono gli attori dello stesso, ma il silenzio delle istituzioni.

– Dottoressa Franco, cosa non ha funzionato in questo caso giudiziario?

Ad un mese dalla morte di Maria, c’è stato un corto circuito nelle indagini, il corto circuito ha coinciso con il momento in cui i RIS hanno isolato lo sperma del padre di Maria sulla sua maglietta e sulla coperta del suo lettino. Questo dato estremamente sensibile in un’indagine per violenza sessuale avrebbe dovuto illuminare il pubblico ministero, fermo restando che è a tutti noto che la maggior parte degli abusi sessuali sui minori si consumano in famiglia. Peraltro, gli inquirenti potevano contare anche su intercettazioni incriminanti tra i coniugi Ungureanu. Il fatto che la procura non abbia cambiato rotta non appena i RIS hanno trovato lo sperma di Marius Ungureanu sulla maglietta della bambina e sulla sua coperta è la prova che gli stessi cercavano conferme alla loro ricostruzione, conferme mai ottenute. Questo modo di lavorare è la prima causa di errore giudiziario ed in termini tecnici si chiama “tunnel vision”. In sintesi, la “tunnel vision” è un pregiudizio cognitivo che a volte colpisce gli inquirenti nelle prime fasi delle indagini ed è rappresentabile come una visione centrale ristretta. La mancanza di una visione periferica induce a ritenere che i fatti esaminati abbiano un’unica spiegazione e nonostante nulla conforti l’ipotesi di partenza, chi ne è affetto continua ad indagare a senso unico, sottovalutando, disgregando, ignorando o sopprimendo i dati che non sono di supporto alla propria visione dei fatti e sopravvalutando invece eventuali informazioni di sostegno alla propria ipotesi anche se irrilevanti o inaffidabili.

– Dottoressa Franco, vuole aggiungere qualcosa?

Non solo il nome dell’autore delle violenze che la bambina subiva da tempo è agli atti, senza se e senza ma, ma, purtroppo, è libero di reiterare da tre lunghi anni.

RITO ABBREVIATO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: SI PRENDA ESEMPIO DAL COMMON LAW (intervista)

Le Cronache Lucane, 4 aprile 2019

Il Senato ha approvato in via definitiva il testo che prevede l’inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, così si è espresso: “Con l’approvazione di questa legge in Senato diamo un segnale fortissimo a tutti i cittadini di questo Paese. Il messaggio è che c’è la certezza della pena, non ci sono più gli sconti di pena a cui i criminali un po’ si sono abituati quando ci sono reati gravissimi. Chi sbaglia, con noi al Governo, paga e l’approvazione del provvedimento è un tassello importante in questa direzione. Si tratta di un altro punto del contratto di governo che diventa legge”. La criminologa Ursula Franco ci ha rilasciato una breve dichiarazione:

“Neanche la pena di morte è mai stata un deterrente, è una sciocchezza pensare che, mentre un soggetto uccide, pensi di cavarsela con poco perché poi può avvalersi del rito abbreviato. Aggiungo che la Giustizia non è vendetta, la pena deve essere equa ma soprattutto bisogna guardare alla pericolosità sociale di chi commette un reato. In questo campo il Common Law americano insegna, un soggetto che ha commesso un omicidio può essere condannato al carcere a vita (life in prison without the possibility of parole) o al carcere a vita con la possibilità di uscire dopo aver scontato un certo numero di anni (parole eligible life sentence), ed è in quel momento che una commissione valuta la sua pericolosità sociale e decide se scarcerarlo o meno”.

L’alleanza fra clan e Mara Salvatrucha contro lo statalismo sociale (con un mio intervento)

Punti di contatto (e divergenze) tra la temuta gang centro-americana e la camorra sullo sfondo di città disagiate e abbandonate a loro stesse

Stylo24 – 17 Gennaio 2019

di Stefano Zecchinelli

La Mara Salvatrucha (MS13) è una delle gang più spietate e meglio organizzate del mondo. Il ’’modello’’ criminale delle pandillas centro-americane ha plasmato diverse organizzazioni criminali autoctone conferendogli una pericolosità inedita; sono fluide, controllano con crudeltà il territorio e ripiegano sulla violenza apparentemente fine a se stessa. In un precedente articolo inquadrai il problema in termini sociologici: ‘’L’immigrazione incontrollata, quindi aliena al diritto internazionale, è riconnessa al capitalismo ed alle guerre imperialiste però questo fenomeno antichissimo, oggigiorno, viene indirizzato politicamente da forze con una natura di classe spesse volte contrapposta; la criminalità organizzata ha egemonizzato in alcune aree geografiche il traffico illecito dei migranti, danneggiando prima di tutto l’economia dei paesi post-coloniali‘’ 1. Lo sradicamento genera indottrinamento quindi le cellule eversive diventano delle vere e proprie scuole della criminalità dove giovani emarginati vengono trasformati in feroci assassini. Criminalità e vita quotidiana sono inseparabili; si vive per la Mara. Un interessante articolo pubblicato su La Stampa ci dà ulteriori informazioni: ‘’I corpi e i volti ricoperti di tatuaggi dimostrano la lealtà alla gang e cancellano la vita “precedente”. I disegni hanno una forte carica simbolica. Oltre al numero 13 e le iniziali «MS», che avvolgono i corpi anche in parti nascoste come palpebre e interno del labbro, ricorrono rappresentazioni del diavolo. A volte si tatuano lacrime sotto gli occhi, un macabro conteggio degli omicidi commessi: ogni goccia, un morto’’ 2. L’adorazione del capo – solitamente un killer di fama nazionale – è il collante ‘’ideologico’’ più efficace, ‘’la diserzione è una macchia da pagare con la vita’’, uscirne vivi è quasi impossibile. La globalizzazione della povertà corrisponde alla geopolitica del caos dove le organizzazioni malavitose spadroneggiano. La camorra e l’MS13 hanno un nemico comune: lo statalismo (parola chiave) sociale. Uno Stato presente e democratico con programmi d’integrazione, priverebbe la Mara della ‘’base sociale’’ ridotta a carne da macello; questo spiega l’avversione della pandillas per il governo nicaraguense. Cerchiamo d’inquadrare le modalità (efficaci) di lotta contro la Mara Salvatrucha: ‘’I sandinisti sono in disaccordo con l’approccio elitario (quindi dedito alla repressione indiscriminata) anti-gang della Drug Enforcement Agency (DEA), inefficiente perché non coglie l’origine sociale (di classe) del fenomeno, adottato dai paesi ‘’alleati’’ degli Stati Uniti. Al contrario, il presidente Daniel Ortega creò delle apposite milizie cittadine le quali, collaborando con le forze della sicurezza nazionale, nel giro di non pochi anni hanno smantellato le cellule eversive; MS-13 ed M-18, da mafie spietate divennero organizzazioni criminali, di fatto, fallite. Stato di diritto, tolleranza zero per gli spacciatori e diritti sociali; questa è la ricetta di Ortega contro MS-13 e M-18, misure in parte applicabili anche nel contesto europeo’’ 3. La sinistra statalista latino-americana con la ‘’tolleranza zero’’ verso gli spacciatori si pone agli antipodi della ‘’sinistra’’ movimentista italiana (soprattutto alcuni centri sociali) che disconosce le problematiche derivanti dall’immigrazione di massa. La globalizzazione, stando ad una rigorosa analisi delle dinamiche sociali, è soprattutto globalizzazione del crimine e della povertà quindi deve essere rifiutata.

Gang: la mafia del ventunesimo secolo

L’MS13, nella pratica criminale, ha letteralmente colonizzato la meglio finanziata camorra. Prenderò brevemente in esame (a) l’inquadramento dei delinquenti e (b) la simbologia.

La divisione in cellule fa sì che ogni affiliato abbia contatti soltanto col diretto superiore, mettendolo nell’impossibilità di conoscere i vertici dell’organizzazione; non si tratta dei capi (coloro che comandano le missioni), ma dei fiduciari dell’oligarchia corrotta. Non è casuale che la Mara non abbia dovuto fare i conti col fenomeno dei collaboratori di giustizia; dall’altra parte – rompendo col passato – la camorra non ha più nessuna Cupola. Viene meno il culto del capo; domina il caos creativo e la legge del più forte. Chi trae profitto dalla guerra fra bande? Non è un mistero che le mafie centro-americane vengano finanziate dai settori più corrotti dell’oligarchia ‘’vendi patria’’. Disgregazione delle istituzioni repubblicane, caos, ma anche un intimo rapporto con lo Stato profondo di regimi in mano ai potentati economici anglosassoni. Queste sono le mafie transnazionali.

La firma del clan Sibillo sulle mura della città

Per quanto riguarda il simbolismo mi riavvalgo dell’intervento della criminologia Ursula Franco: ‘’Il clan Sibillo pesca «à la carte» tra i simboli dei gruppi criminali più spietati, sono riconoscibili le barbe alla moda dei jihadisti e un logo che ricorda quello di una famosa gang centro americana. La barba incolta da jihadista è un messaggio potente, ben più decifrabile del simbolismo di cifre e numeri, è un messaggio capace di raggiungere chiunque. Alla barba incolta da jihadista, che ormai fa parte del nostro immaginario collettivo, noi tutti colleghiamo istantaneamente efferatezza e morte, lo stesso non può dirsi del logo ES17 dei Sibillo, quantomeno non in Italia’’; ‘’Prima della morte di Emanuele sui muri di Forcella, gli affiliati del clan Sibillo, per marcare il loro territorio, scrivevano FS17, da dopo l’estate 2015 scrivono le iniziali di Emanuele accompagnate dal numero 17, ES17. Ritengo molto probabile che l’idea iniziale, quella del logo FS17 si rifaccia al logo dei Mara Salvatrucha, MS13’’ 4.

Il richiamo alla (falsa)religiosità ha caratterizzato, praticamente da quando esistono, le organizzazioni malavitose italiane. Don Raffaele Cutolo, fondatore della Nuova Camorra Organizzata, si autoproclamò Vangelo ed il suo braccio destro prese il nome di Santiere. I boss della mafia siciliana vengono chiamati “mammasantissima”, mentre la ‘ndrangheta è impossibile da infiltrare grazie ai profondi legami familiari che tengono “muti” i picciotti. Adesso le gang proiettano la mafia in una dimensione neo-moderna dove il culto della forza si sovrappone al misticismo (anti)religioso. Le analogie fra MS13 e camorra presentano una parziale discontinuità col rapporto d’affinità ‘’esoterica’’ della ‘ndrangheta con l’ISIS. Si tratta di strutture terroristiche con una rigida gerarchia interna.

Bisogna riconosce che diversi giornalisti investigativi sono riusciti ad infiltrarsi nella Mara – sarebbe impossibile ripetere l’impresa coi locali della ‘ndrangheta o nelle cellule nigeriane – questo mi spinge a ritenere l’MS13 una mafia gerarchica, ma priva di dinamiche d’affiliazione totalitarie; tutto ruota attorno alla prova di forza fisica e psicologica. A differenza di quello che si crede non stiamo parlando d’una mafia etnica, il problema – come per la nuova camorra – è uscirne.

L’utilizzo dei social è propedeutico per arruolare, e successivamente sottoporre al lavaggio del cervello, giovani emarginati. La camorra segue le indicazioni dei tagliagole centro-americani: ‘’Sul motore di ricerca YouTube, canzoni neomelodiche come “E uagliun e miezz a via” (I ragazzi della strada), il cui testo recita “So e uagliun e miezz a via e combattn pa legg, e quann escn nun sann si s van arritirà”, che significa “Sono i ragazzi cresciuti per strada e combattono contro la legge, e quando escono di casa non sanno se vi torneranno”, favoriscono l’assimilazione dei valori camorristici. Alcuni si considerano dei moderni Robin Hood, disposti a morire per l’onore del quartiere, e commentano il video dicendo: “questa è la nostra vita e non si giudica”’’ 5. La disgregazione dello Stato sociale genera mostri, compresa la parziale impotenza delle forze dell’ordine incapaci di prevedere la crescita delle neo-mafie. Una corretta analisi (sociale, sociologica e geopolitica) del fenomeno è, nel medio periodo, la condizione necessaria per sradicare la gang coi suoi ‘’nuovi’’ alleati.

1. https://www.stylo24.it/inchieste/mara-salvatrucha-gang/

2. https://www.lastampa.it/2015/06/13/italia/pestaggi-tatuaggi-e-stupri-per-entrare-nella-gang-la-legge-criminale-della-ms-jqAcrVnNsYBq6ewFosx8HI/pagina.html

3. https://www.scenariglobali.it/non-categorizzato/nicaragua-il-ruolo-delle-gang-e-il-caso-della-mara-salvatrucha/

4. https://www.stylo24.it/inchieste/baby-killer-come-gang-maras/

5. http://mafie.blogautore.repubblica.it/2018/08/29/stdiare-le-mafie-2/

Morte di Maria Ungureanu. La madre di Maria: “Marius, siamo noi colpevoli”.

Morte di Maria Ungureanu. La madre di Maria: “Marius, siamo noi colpevoli”.

da Le Cronache Lucane, 13 gennaio 2018

La criminologa Ursula Franco, che collabora con gli avvocati Salvatore Verrillo e Giuseppe Maturo che difendono i fratelli Cristina e Daniel Ciocan accusati di aver violentato e ucciso Maria Ungureanu, ci chiarisce alcuni particolari relativi alle sconvolgenti rivelazioni del programma Chi l’ha visto sul caso della morte della bambina romena di 9 anni.

La Procura di Benevento e il team che assiste Marius ed Andrea Elena Ungureanu ovvero l’avvocato Fabrizio Gallo, la criminologa Roberta Bruzzone e la genetista Marina Baldi sostengono che Maria sia stata uccisa da un pedofilo omicida; la difesa dei Ciocan e i nove Giudici che si sono pronunciati sul caso ritengono che la bambina sia morta in seguito ad un incidente e che le indagini provino senza ombra di dubbio che ad abusarla fosse suo padre Marius Ungureanu.

Mercoledì scorso Federica Sciarelli ha letto il contenuto di un’intercettazione ambientale relativa al caso Ungureanu, poche ore dopo il ritrovamento del cadavere della piccola Maria, sua madre Andrea Elena Ungureanu ha detto: “Finiamo in carcere Ma(rius)… tutti e due… noi, siamo noi colpevoli, noi sappiamo perché”, dottoressa che significato hanno le parole della madre di Maria?

Andrea Elena Ungureanu, in questa intercettazione, si riferisce alle ripetute violenze sessuali cui Marius Ungureanu sottoponeva sua figlia e delle quali lei evidentemente era a conoscenza. Il maggiore Zerella aveva appena fatto notare ai due coniugi che non potevano non essersi accorti che Maria era vittima di abusi cronici, queste parole, pronunciate poche ore dopo la morte della bambina, non possono che leggersi come una confessione, provano infatti che Andrea Elena Ungureanu conosceva il nome dell’autore degli abusi, già da prima che i RIS trovassero lo sperma di Marius sulla maglietta della bambina. Ciò che colpisce è il fatto che Andrea Elena Ungureanu, poco dopo essere stata appena messa al corrente, non solo della morte di sua figlia ma delle ripetute violenze sessuali di cui era stata vittima, non fosse disperata per la grave perdita ma preoccupata per le proprie sorti e per quelle del marito Marius.

L’avvocato Fabrizio Gallo che difende gli Ungureanu ha dichiarato che i RIS avrebbero attribuito la maglietta sporca di sperma alla madre di Maria, Andrea Elena Ungureanu.

Le indagini hanno permesso di accertare senza ombra di dubbio che la maglietta era in uso esclusivo alla piccola Maria, non solo lo si inferisce facilmente da innumerevoli intercettazioni di conversazioni tra i Marius e Andrea Elena ed altri soggetti, ma sul verbale redatto dai RIS due giorni dopo la morte di Maria e relativo al sequestro della maglietta incriminata e della copertina, su cui è stato isolato lo sperma di Marius Ungureanu, si legge: “tutti gli atti venivano compiuti con la presenza costante di Marius, padre della vittima, il quale a specifica domanda riferiva che tutti gli indumenti e la coperta di cui sopra erano in uso alla propria figlia”. Per completezza le ricordo che i tre Giudici del Tribunale del riesame di Napoli, il GIP e i cinque Giudici della Cassazione, non hanno dubbi riguardo a chi avesse in uso esclusivo la maglietta tanto che si sono espressi in questi termini: “L’attribuzione degli abusi al Ciocan, non solo è da ritenersi indimostrata, ma anche improbabile e in contraddizione con il contesto e che, anzi, sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali, per le tracce di sperma del padre su una maglietta e sulla copertina del suo lettino, per il tenore di alcune conversazioni registrate che fanno trasparire la di lui preoccupazione e per la circostanza che l’ultimo rapporto sessuale subito dalla bambina risale al pomeriggio del giorno della sua morte, quando si trovava a casa (…) Gli inquirenti si sono “fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate”.

Morte di Maria Ungureanu: una mia dichiarazione al casertasera.it

S.SALVATORE TELESINO, SUL CASO DI MARIA RITROVATA SENZA VITA IN PISCINA UNA NUOVA DECISIONE:LA RIESUMAZIONE DEL CORPO. PARLA LA CRIMINOLOGA DELLA DIFESA

casertasera.it 29 novembre 2017

San Salvatore Telesino (Benevento)

Ritorna nuovamente di grande attualità la vicenda di Maria la bambina rumena ritrovata senza vira nella piscina di un resort di San Salvatore Telesino.Ora ci sarà la riesumazione del corpicino. “Per quattro volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per quattro volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato”.

A parlare è la criminologa della difesa Ursula Franco (nella foto).

I Giudici del Tribunale del Riesame –continua- hanno perfino accusato la Procura di razzismo e tutti i Giudici (GIP, 3 Giudici del Riesame di Napoli, Giudici della Suprema Corte) hanno suggerito alla Procura di incriminare il padre di Maria, per gli abusi sessuali sulla bambina in quanto il suo sperma è stato trovato sui vestiti di Maria e sulla coperta del suo lettino, inoltre, i Giudici hanno tutti suggerito alla Procura di percorrere l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. Gli abusi sessuali sono sicuramente attribuibili al padre di Maria e purtroppo dalle indagini emerge che la madre di Maria, Elena, non poteva non sapere delle terribili violenze e sofferenze patite dalla bambina visto le gravi infezioni e lesioni vaginali che aveva e che le producevano perdite che sporcavano i suoi indumenti intimi. Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia, la quale per paura non la soccorse”.