Analisi di una breve intervista rilasciata da Marius Ungureanu a Giancarlo Magalli

Marius e Andrea Ungureanu, 22 giugno 2016. ANSA / CIRO FUSCO

Lunedì 26 novembre Marius Ungureanu ha rilasciato la seguente intervista a Giancarlo Magalli:

Giancarlo Magalli: (…) quella sera, voi eravate in un albergo? Dove eravate? In un… ? No, quando è successo, voi eravate a casa.

Si noti che Magalli chiede a Marius dove fossero “quella sera” e precisa “quando è successo”, poi si risponde “voi eravate a casa”

Marius Ungureanu: No, iooo… io… io stavo lavorando, il giorno.

Marius, invece di rispondere a tono, prima nega e poi afferma “iooo… io… io stavo lavorando, il giorno” riferendosi non a “quella sera” ma a “il giorno”. Ne vedremo presto il motivo.

Si noti il balbettio sul pronome personale “io”, un significativo segnale di stress.

Giancarlo Magalli: Lei stava lavorando.

Marius Ungureanu: Mia moglie stava… stava lavorando di giorno.

Giancarlo Magalli:  Ecco, Maria, la bimba dov’era?

Marius Ungureanu: Questaa… il giorno steva, diciamo, la mattina fino a mezzogiorno con… è stata con mia moglie a casa, poi il pomeriggio io comunque non vengo a casa perché stavo lavorando… 

Ancora una volta, Marius, invece di rispondere a tono, afferma “poi il pomeriggio io comunque non vengo a casa perché stavo lavorando…”.

Ogni parola non necessaria presente in una dichiarazione ha una storia da raccontare.

Perché Marius, invece di rispondere alle domande di Magalli, riferisce che lui stava “lavorando”? Perché il suo goal non è aiutare a capire cosa sia successo a Maria quella sera ma crearsi un alibi per il pomeriggio di quel giorno, pomeriggio in cui Maria venne abusata.

Giancarlo Magalli: Perché stava lavorando, certo.

Marius Ungureanu:… giustamente, poi… ehhh… da là io non saccio niente, so soltanto la sera quando so venuto ehh… io so’ arrivato a casa prima delle sette, perché… stava il tempo brutto e non ci stava la gente dove lavoravo io e sono andato un poco prima eee… dietro di me stavaaa… cioè… ehm… le persone che… faceva freddo, giustamente, pioveva in quella sera (a Marius vengono suggerite dal suo avvocato le parole “avete mangiato”) e siamo arrivati a casa, stavano tutte e due a casa, abbiamo mangiato e lei, cioè, in tempo di mangiare, no? Io sono andato a prendere… eh… tipo i panini col kebab… un roba… comunque il tempo dieci minuti, massimo dieci minuti, andare e ritorno, che non ci stava la gente dove si facevano questi panini e lei mi ha detto così: “Papà vado un poco se si fa la processione e torno subito”, mentre che tornavo io è tornata anche lei, a mangiare… ha mangiato diciamo di più di metà, è rimasto un pezzo, poi mi ha detto che “Voglio andare ancora una volta a vedere la processione se si fa e torna”, mi ha dato un bacio sulla guancia, qua e quella…

Marius, invece di rispondere alle domande di Magalli, cerca di crearsi un alibi in merito agli abusi ed è invece il suo tentativo di affrancarsi dalle violenze che ci aiuta a collocarle con precisione. In questa intervista, senza che gli sia stato chiesto, Marius Ungureanu afferma infatti “io so’ arrivato a casa prima delle sette”, all’indomani dei fatti ha riferito agli inquirenti: “Verso le 19.30 circa mia figlia Ungureanu Luana Maria (…) mi chiedeva di uscire per recarsi alla funzione in chiesa di San Anselmo. Verso le 20.00 circa mia figlia Luana Maria faceva ritorno a casa (…)”.

Pertanto, Marius Ungureanu ebbe il tempo di abusare di sua figlia da “prima delle sette” a “Verso le 19.30 circa”.

In riferimento al panino è interessante l’affermazione di Marius “ha mangiato diciamo di più di metà, è rimasto un pezzo”, una dichiarazione che non possiamo non confrontare con quelle rilasciate da lui e da sua moglie Andrea Elena all’indomani della morte di Maria:

Il 20 giugno 2016, Marius Ungureanu ha riferito agli inquirenti: “Ricordo che mia figlia Luana Maria mangiava un panino con kebab e insalata. Subito dopo aver consumato il suo panino (…)”.

Si noti che, all’epoca dei fatti, Marius Ungureanu non ha fatto menzione di eventuali avanzi di panino lasciati da sua figlia.

L’8 agosto 2016, Andrea Elena Ungureanu ha riferito agli inquirenti: “(…) la bambina era uscita da qualche minuto avendo finito di mangiare il panino con il kebab“.

Si noti che anche Andrea Elena Ungureanu ha riferito che sua figlia finì di mangiare il panino.

Vi chiederete il perché Marius abbia riferito a Magalli che Maria non finì il suo panino? Lo ha fatto per tentare di anticipare l’ora della sua morte. L’orario di morte di Maria, stabilito dai consulenti medico legali della procura di Benevento, esclude infatti che Daniel e Cristina Ciocan si trovassero ancora a San Salvatore Telesino mentre la bambina moriva.

Si noti la difficoltà che incontra l’Ungureanu nel rispondere “eee… dietro di me stavaaa… cioè… ehm… le persone che… faceva freddo”.  Marius Ungureanu è in difficoltà perché non è concentrato sulla risposta da dare alla precisa domanda di Magalli ma pensa a come inserire informazioni quali “stava il tempo brutto” e “faceva freddo, giustamente, pioveva in quella sera” che gli servono per supportare la fantasiosa pista dell’omicidio da parte di un fantomatico pedofilo cui addebitare anche le violenze sessuali.

Marius riferisce a Magalli “mi ha dato un bacio sulla guancia qua” per dipingere il rapporto tra lui e sua figlia come un rapporto normale, lo fa sempre allo scopo di difendersi dalle accuse di essere l’autore delle violenze.

Giancarlo Magalli: Ed è stata l’ultima volta…

Marius Ungureanu: L’ultima volta che l’ho vista.

Giancarlo Magalli:… che lei l’ha vista.

Giancarlo Magalli: (…) Però voi in famiglia avevate notato un cambiamento? Cioè, era cambiato il carattere di Maria? Era… era più triste? Più dispiaciuta o…?

Marius Ungureanu: No, quandoo… c’aveva dolore dalla pancia… ehm… chiamava da scuola, mia moglie andava a prenderlo e lo portava a casa però questa è roba diciamo di due giorni massimo e poi stava sempre sorridendo com… felice.

Si noti l’imbarazzo dell’Ungureanu dopo la parola “quando”, la pausa gli serve per prendere tempo per pensare a cosa dire per continuare ad allontanare i sospetti da sé per quanto riguarda le violenze sessuali.

Si noti che ancora una volta Marius Ungureanu non risponde a tono alla domanda di Magalli ma cerca velatamente di difendersi dalle accuse di essere l’autore delle violenze sessuali e lo fa cercando di far passare il messaggio che Maria fosse stata abusata da soli “due giorni”, ciò gli permette di giustificare il suo silenzio e quello di sua moglie in merito ai segnali fisici di abuso sessuale manifestati dalla giovane Maria; Marius è però contraddetto dall’esame medico legale che ha concluso che gli abusi datavano da tempo e pertanto i coniugi Ungureanu non potevano non aver notato i segnali primari di abuso presenti sul corpo della loro giovane figlia.

Giancarlo Magalli: Non vi ha mai parlato di niente?

Marius Ungureanu: No, in casa non ha mai parlato di niente.

Giancarlo Magalli: Di cose inquietanti che potevano accadere? 

Marius Ungureanu: No, no.

CONCLUSIONI

In questa nuova intervista, Marius ha mostrato ancora una volta di avere una priorità: crearsi un alibi in merito agli abusi.

In tutte le interviste da lui rilasciate, il suo interesse primario non è mai stato quello di aiutare a capire come siano andati i fatti che hanno condotto alla morte di sua figlia Maria ma allontanare i sospetti da sé riguardo alle violenze sessuali cui la sottoponeva.

Questa analisi è stata pubblicata su Le Cronache Lucane.

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Le Cronache Lucane, 26 novembre 2018

Oggi il conduttore de “I Fatti Vostri”, Giancarlo Magalli, ha invitato Marius Ungureanu e il suo avvocato. In merito alle dichiarazioni di Magalli, la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei Ciocan, per i quali la procura di Benevento ha chiesto l’archiviazione, si è così espressa:

“Occorre segnalare l’ennesima intromissione della RAI in un delicato caso giudiziario: Giancarlo Magalli, un uomo di spettacolo privo di competenze in campo criminologico, si è esibito oggi in una penosa performance riguardo al caso Ungureanu, tra un piatto di pasta alle cozze, vongole e broccoli e qualche canzonetta, ha assicurato al suo pubblico che Maria Ungureanu è stata violentata e uccisa e ha poi tirato in ballo Daniel Ciocan, nonostante la procura abbia chiesto l’archiviazione per lui e per sua sorella Cristina e nonostante le sentenze abbiano aperto alla possibilità che Maria sia morta in seguito ad un incidente e che a violentarla fosse suo padre, Marius Ungureanu, sul quale pesano intercettazioni incriminanti e il cui sperma è stato trovato sulla sua maglietta e sulla coperta del suo lettino dai RIS di Roma. “La volta buona”, caro Magalli, sarà quando la procura richiederà la misura cautelare in carcere per il padre di Maria per le violenze sessuali a cui la sottoponeva. Buona continuazione da qualcuno che conosce parecchio bene gli atti”. 

La difesa dei fratelli Ciocan a Media TV

La puntata di “Italiani” condotta dal giornalista Maurizio Flaminio sul caso Ungureanu, andata in onda su Media TV sabato 10 novembre, in studio gli avvocati della difesa dei Ciocan, Salvatore Nicola Verrillo e Giuseppe Maturo, un mio intervento telefonico dal minuto 23 al 31 circa.

Caso Ungureanu: Daniel e Cristina Ciocan, vittime di uno sporco processo mediatico di cui non è responsabile la procura di Benevento (intervista)

Nel caso della morte di Maria Ungureanu la procura di Benevento ha chiesto lo stralcio dell’inchiesta a carico di Daniel Petru e Cristina Ciocan, indagati dal giugno 2016. Daniel Petru Ciocan è difeso dall’avvocato Giuseppe Maturo, Cristina Ciocan dall’avvocato Salvatore Nicola Verrillo. In questa battaglia giudiziaria i due avvocati sono stati coadiuvati dalla criminologa Ursula Franco che da sempre ha sostenuto che Maria è morta di morte accidentale e non in seguito ad omicidio. La criminologa, nel marzo 2017, ha inoltre rivelato che dallo studio degli atti si poteva concludere con certezza che ad abusare di Maria era suo padre Marius. Ricordo che Marius ed Elena Ungureanu sono difesi dall’avvocato Fabrizio Gallo che si è avvalso delle consulenze della nota biologa Marina Baldi e della nota psicologa Roberta Bruzzone.

Le Cronache Lucane, 12 novembre 2018

La piscina dove è annegata Maria Ungureanu

Dottoressa Franco, lei e gli avvocati della difesa dei Ciocan, Verrillo e Maturo vi aspettavate questa richiesta della procura?

Ci speravamo.

A chi va il merito di questa archiviazione?

Soprattutto al GIP Flavio Cusani ma anche all’onestà intellettuale della procura di Benevento sebbene si sia manifestata tardivamente. Purtroppo infatti, in questi quasi due anni e mezzo, la posizione di indagati e lo sporco processo mediatico, che, voglio precisare, non è stato foraggiato dalla procura, hanno segnato per sempre le vite dei due giovani Ciocan.

Che cosa si aspetta a breve?

Mi aspetto che la procura emetta una richiesta di misura cautelare per Marius Ungureanu in merito agli abusi sessuali e che convochino l’amica con cui Maria si trovava quella sera e che la bambina cercò prima di morire.

Cosa non ha funzionato in questo caso giudiziario?

Ad un mese dalla morte di Maria, c’è stato un corto circuito nelle indagini, il corto circuito ha coinciso con il momento in cui i RIS hanno isolato lo sperma del padre di Maria sulla sua maglietta e sulla coperta del suo lettino. Questo dato estremamente sensibile in un’indagine per violenza sessuale avrebbe dovuto illuminare il pubblico ministero, fermo restando che è a tutti noto che la maggior parte degli abusi sessuali sui minori si consumano in famiglia. Peraltro gli inquirenti potevano contare su intercettazioni incriminanti tra i coniugi Ungureanu, intercettazioni di supporto all’ipotesi che ad abusare Maria fosse stato proprio il padre Marius.

Il fatto che gli inquirenti non abbiano cambiato rotta non appena i RIS hanno trovato lo sperma di Marius Ungureanu sulla maglietta della bambina e sulla sua coperta è la prova che gli stessi cercavano conferme alla loro ricostruzione, conferme peraltro mai ottenute, e che hanno ignorato ciò che invece indicava loro la via giusta da seguire. Questo modo di lavorare è la prima causa di errore giudiziario ed in termini tecnici si chiama “tunnel vision”. In sintesi, la “tunnel vision” è un pregiudizio cognitivo che a volte colpisce gli inquirenti nelle prime fasi delle indagini ed è rappresentabile come una visione centrale ristretta. La mancanza di una visione periferica induce a ritenere che i fatti esaminati abbiano un’unica spiegazione e nonostante nulla conforti l’ipotesi di partenza, chi ne è affetto continua ad indagare a senso unico, sottovalutando, disgregando, ignorando o sopprimendo i dati che non sono di supporto alla propria visione dei fatti e sopravvalutando invece eventuali informazioni di sostegno alla propria ipotesi anche se irrilevanti o inaffidabili. 

Morte Maria Ungureanu news: chiesta archiviazione inchiesta a carico di Daniel Ciocan e sorella

Morte Maria Ungureanu news: chiesta L’archiviazione dell’inchiesta a carico di Daniel Ciocan e della sorella Cristina. I fratelli rumeni sono indagati per il presunto omicidio della bimba di 9 anni trovata senza vita, nuda, nell’acqua della piscina di un resort a San Salvatore Telesino (Benevento) il 19 giugno 2016. Per il presunto reato sono indagati da allora, a piede libero, i connazionali rumeni e amici di famiglia, Daniel e Maria Cristina Ciocan, vicini di casa degli Ungureanu. La richiesta di arresto per i due fratelli è stata respinta per tre volte per insufficienza di prove; gli indagati si sono sempre dichiarati completamente estranei a fatti.

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caso maria ungureanu ultime notizie

Ieri la notizia che potrebbe portare ad una prima svolta, ovvero lo stralcio del fascicolo a carico dei due indagati e l’approfondimento di altre piste investigative tra cui quella indicata dalla difesa dei Ciocan, che porta dritto al padre di Maria, Marius Ungureanu. Secondo il pool difensivo di Daniel Ciocan e Cristina, infatti, la morte della piccola sarebbe da ricondurre a cause accidentali, gli abusi sessuali subiti e reiterati nel tempo, accertati in sede autoptica, sarebbero da ricondurre all’uomo.

“Nonostante il lurido processo mediatico che ha accompagnato questo caso giudiziario, la Procura di Benevento ci ha dato ragione e ha chiesto l’archiviazione per i fratelli Ciocan. Maria non è stata uccisa ma è morta giocando. Attendiamo “iniziative” della Procura in merito alle violenze sessuali che la bambina subiva in famiglia. Siamo sollevati, finalmente Daniel e Cristina torneranno a condurre una vita normale”, queste le parole della criminologa Ursula Franco, del pool difensivo dei Ciocan.

Per la difesa dei Ciocan Maria veniva abusata dal padre: clicca qui per leggere l’intervista esclusiva di UrbanPost alla criminologa Ursula Franco

Cazul Maria Ungureanu, Procuratura italiană a solicitat clasarea acuzațiilor aduse fraților Ciocan

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La mai bine de doi ani de când Maria Ungureanu, în vârstă de nouă ani, a fost găsită fără suflare într-o piscină din localitatea San Salvatore Telesino, Procuratura italiană a decis astăzi să claseze acuzațiile aduse fraților Daniel și Cristina Ciocan.

Cei doi au fost audiați și considerați, pentru o perioadă de timp, principalii suspecți în acest caz. Pe parcurs însă, rezolvarea misterului nu s-a produs, așa cum era de așteptat dar, rând pe rând, mai multe instanțe au hotârât ce cei doi frați nu sunt vinovați.

Unul dintre apărătorii lui Daniel si Cristina Ciocan, criminalistul Ursula Franco, a declarat: ” Este o victorie pentru noi. Îmi pare rău de destinului micuței Maria, dar am susținut întotdeauna nevinovăția clienților noștri, frații Ciocan. Fapt demonstrat iată, de această decizie”.

Reprezentanții legali ai celor două părți vor primi oficial decizia Procuraturii. Dacă avocatul familiei Ungureanu nu va mai ataca această hotârâre, cei doi frați vor fi absolviți, în mod oficial, de orice acuzație.

Traduzione:

Sono passati più di due anni dalla morte di Maria Ungureanu, una bambina di nove anni che è annegata in una piscina di San Salvatore Telesino, Benevento. La Procura di Benevento ha richiesto l’archiviazione per i fratelli Daniel e Cristina Ciocan. I due ragazzi sono stati indagati per due anni in quanto ritenuti gli autori delle violenze che la bambina subiva e del suo omicidio. Tuttavia, nonostante il tempo passato, il mistero non è stato ancora risolto. Il GIP, il tribunale del Riesame e la Suprema Corte di Cassazione hanno escluso che i due fratelli siano i responsabili della morte della bambina e della violenza sessuale.

La criminologa Ursula Franco, consulente della difesai di Daniel e Cristina Ciocan, ha dichiarato: “È una vittoria per noi. Mi dispiace per ciò che è successo a Maria. Sono sempre stata convinta dell’innocenza dei nostri clienti, i fratelli Ciocan. La decisione della Procura ci ha dato ragione”. 

Questa mattina la richiesta di archiviazione è stata notificata dalla Procura ai difensori dei fratelli Ciocan e all’avvocato della famiglia Ungureanu. Se l’avvocato degli Ungureanu non farà opposizione, i due fratelli saranno formalmente assolti da ogni accusa.