Suicidi per impiccamento

Ho scritto questo articolo perché, soprattutto nei casi di suicidio per impiccamento incompleto, le dietrologie trovano terreno fertile e, non solo impediscono ai familiari di elaborare un lutto incapsulandoli in una vita di odio e di rabbia, ma producono anche parecchi danni a soggetti estranei ai fatti cui vengono attribuiti omicidi mai avvenuti.

Nella pratica medico legale si distinguono due tipi di impiccamento, l’impiccamento completo quando l’individuo è sospeso nel vuoto e l’impiccamento incompleto quando invece il soggetto viene ritrovato in piedi, in ginocchio, seduto o semisdraiato.

Dai tempi dell’impero persiano ad oggi l’impiccamento completo (impiccagione) rappresenta uno dei metodi di esecuzione capitale.

L’impiccamento incompleto è detto alla Condé e può essere sia volontario che accidentale, a volte è secondario ad una pratica autoerotica.

L’impiccamento produce una perdita immediata della coscienza e una morte rapida anche quando solo una parte del corpo graviti sul laccio, pertanto trovare individui con una corda stretta al collo in piedi, seduti o semidistesi non esclude questa modalità di morte. L’impiccamento incompleto, ormai da secoli riconosciuto dalla scienza come pratica suicidiaria, scatena da sempre fantasiose ricostruzioni da parte dei parenti dei suicidi e della stampa che ignorano che, non solo l’omicidio per impiccamento è raro ma non è necessaria la sospensione nel vuoto del corpo perché si arrivi alla morte di un soggetto. Per occludere le vie aeree, infatti, è necessario esercitare sul laccio una trazione pari ad 1/3 del peso del corpo mentre una trazione di 3-4 kg è sufficiente ad interrompere la circolazione delle arterie carotidi e una semplice compressione del nervo vago e dei ricettori seno-carotidei può produrre l’arresto immediato del cuore con morte sincopale per inibizione riflessa. 

L’omicidio per impiccamento è raro e generalmente attuato in persone colte di sorpresa o in precedenza stordite. Un’analisi accurata dei luoghi e del cadavere permettono di capire se si tratti di omicidio o di suicidio. In caso di omicidio si riscontreranno sia sulla scena del crimine che sul cadavere i segni di una colluttazione mentre in caso di suicidio potrebbero essere visibili altri precedenti tentativi di togliersi la vita quali tagli all’altezza dei polsi.

Nel caso un cadavere venga sospeso per simulare un suicidio saranno assenti le lesioni vitali (ecchimosi ed emorragie) in corrispondenza dei tessuti profondi del collo e del solco prodotto dal laccio e, nel caso la sospensione del cadavere avvenga tardivamente, saranno visibili ipostasi in posizioni incompatibili con la dinamica suicidiaria. Naturalmente, in caso di simulazione saranno invece presenti segni indicativi di un’altra modalità di morte. E’ chiaro che, in caso di messinscena (staging), difficilmente l’autore dell’omicidio simulerà un impiccamento incompleto alla Condé ma opterà invece per lo staging di un impiccamento completo.

La morte da impiccamento è ascrivibile ad un fattore asfittico, ad un fattore circolatorio e ad un fattore neuro vegetativo.

Fattore asfittico: il laccio, in genere posto nello spazio tiro-joideo, sposta indietro ed in alto l’osso joide e la base della lingua che premendo contro il palato ed il faringe provoca l’occlusione delle vie aeree.

Fattore circolatorio: l’interruzione del circolo sanguigno a livello delle arterie carotidi che si trovano ai lati del collo (3,5 kg) ed eventualmente delle arterie vertebrali (16,6 kg) produce un’ischemia cerebrale con perdita immediata della coscienza. La chiusura delle giugulari causa invece una stasi venosa acuta del territorio cefalico.

Fattore neuro vegetativo: un’intensa stimolazione del nervo vago, che decorre verticalmente nel fascio vascolonervoso del collo insieme all’arteria carotide anteriormente e alla vena giugulare posteriormente, e dei recettori seno-carotidei può produrre l’arresto immediato del cuore con morte da inibizione riflessa.

Sempre da un punto di vista medico legale si riconoscono due tipi di impiccamento, a seconda della posizione del laccio: un impiccamento tipico, se il nodo corrisponde alla nuca e un impiccamento atipico se il nodo si trova in posizione laterale o anteriore del collo; il fatto che il nodo sia laterale o anteriore non impedisce l’impiccamento. L’impiccamento atipico rientra tra gli impiccamenti messi in atto allo scopo di suicidarsi e non ha nulla a che vedere con un omicidio solo perché denominato atipico.

Il segno più caratteristico dell’impiccamento è il solco dovuto alla compressione del laccio sul collo. Il solco può essere molle o duro a seconda della consistenza del laccio. Il solco è obliquo dal basso in alto, ineguale perchè più profondo a livello dell’ansa e degradante verso il nodo, discontinuo perchè si interrompe a livello del nodo dove la forza di trazione discosta il laccio dalla cute. Si osservano anche solchi orizzontali nell’impiccamento incompleto in atteggiamento prono.

All’esame medico legale in una vittima di un impiccamento, oltre al solco, sono presenti: emorragie nel derma, nel sottocutaneo, nel connettivo interstiziale e nei muscoli cervicali; lacerazione delle fibre dei muscoli del collo; frattura e lussazione dell’osso joide; rottura trasversale dell’intima della carotide comune in prossimità della sua biforcazione (s. di Amussat); ecchimosi nell’avventizia delle carotidi (s. di Friedberg); lacerazione delle fibre nervose del vago (s. di Dotto); ecchimosi retrofaringea o prevertebrale (s. di Brouardel); emorragie sotto il legamento longitudinale anteriore della colonna vertebrale al passaggio dorso-lombare (s. di Simon); cianosi intensa del volto o pallore; presenza di ipostasi nei segmenti distali degli arti e nelle regioni del bacino (ipostasi a mutanda), che possono determinare erezione del pene con emissione di sperma; emorragie puntiformi congiuntivali e enfisema acuto dei polmoni.

Casistica:

Luigi Enrico di Borbone-Condé

Il Duca Luigi Enrico di Borbone-Condé , il 27 agosto 1830 fu trovato impiccato alla «spagnoletta» di una finestra della sua camera da letto nel castello di Saint-Leu, i suoi piedi toccavano terra. Le speculazioni sulla sua morte non mancarono all’epoca come non mancano oggi quando un soggetto si suicida attraverso un impiccamento incompleto.

Anna Esposito

Un caso di suicidio per impiccamento, che per anni ha riempito le pagine di cronaca nera, è stato quello di una dirigente della Digos di Potenza, Anna Esposito, il cui cadavere venne ritrovato impiccato con una cintura di cuoio alla maniglia di una porta del suo appartamento nella caserma Zaccagnino da alcuni colleghi, il 12 marzo 2001. Il primo esame autoptico concluse per un suicidio, un secondo esame autoptico, eseguito nel 2015, dopo la riesumazione del corpo, concluse ancora per un suicidio. Il 24 marzo del 2017 la Corte di Cassazione ha finalmente rigettato il ricorso proposto dei familiari di Anna Esposito contro il decreto di archiviazione che il giudice delle indagini preliminari di Potenza aveva firmato. Sia la posizione in cui fu ritrovato il cadavere (semi sospeso), che la frattura dell’osso joide, che la presenza del nodo sul lato destro del collo anteriormente sono compatibili con un suicidio per impiccamento incompleto e atipico, non solo, non sono mai stati raccolti elementi che potessero attribuire una qualche responsabilità all’unico sospettato, il giornalista della Rai, Luigi Di Lauro, legato alla Esposito da una relazione sentimentale.

Robin Williams

L’attore Robin Williams si è suicidato impiccandosi ad una porta con una cintura.

Aaron Hernandez

Il campione di football americano, Aaron Hernandez, si è suicidato a 27 anni impiccandosi con un laccio ricavato dalle lenzuola alle sbarre della finestra della sua cella del Souza-Baranowski Correctional Center, Massachusetts, dove stava scontando una condanna a vita per l’omicidio di Odin Lloyd. Hernandez, prima di suicidarsi ha provato a bloccare la porta della sua cella dall’interno e ha versato sapone liquido sul pavimento per ritardare eventuali soccorsi.

David Carradine

L’attore David Carradine è stato trovato impiccato in un hotel di Bangkok il 4 giugno 2009. La sua morte è stata archiviata come impiccamento incompleto accidentale seguito ad una pratica autoerotica.

Mario Biondo

Mario Biondo si è suicidato nella sua abitazione di Madrid nel maggio 2013, a questa conclusione sono giunti i medici legali spagnoli che hanno eseguito il sopralluogo e la prima autopsia sul cadavere del giovane e alla stessa conclusione è giunto il Prof. Paolo Procaccianti che ha eseguito una seconda autopsia disposta dalla Procura di Palermo a seguito della riesumazione. Il Prof. Procaccianti non ha riscontrato sul cadavere di Biondo segni compatibili con uno strangolamento o con una aggressione che possano aver preceduto un eventuale impiccamento ad opera di terzi. Mario Biondo si è impiccato con una pashmina alla libreria della sua abitazione, come mostrano le foto scattate dagli investigatori spagnoli, nelle foto visibili online, non solo non si notano manomissioni del contenuto degli scaffali ipotizzabili nel caso Mario Biondo fosse stato impiccato post mortem o dopo essere stato stordito, ma si vede il cadavere appeso alla libreria, prova che la stessa ha retto il suo peso, e si notano le gambe distese del povero Biondo, come lo erano nelle foto fatte durante il trasporto del cadavere con una sedia lettiga. Inoltre, in altre foto, sul collo di Biondo è ben visibile il solco obliquo classico dell’impiccamento, un reperto, tra l’altro, incompatibile con la fantasiosa ricostruzione che ipotizza che Mario Biondo sia stato prima strangolato e poi impiccato, com’è noto, il reperto tipico dello strangolamento è un solco solitamente orizzontale di profondità uniforme e privo della discontinuità tipica dell’impiccamento, non solo, se Mario Biondo fosse stato prima strangolato e poi impiccato, solo su un eventuale solco riferibile allo strangolamento sarebbe stato possibile repertare segni di vitalità, quali emorragie ed ecchimosi, e non a livello del solco prodotto dall’impiccamento e nei tessuti profondi del collo, in corrispondenza dello stesso, perché l’impiccamento sarebbe intervenuto post mortem. Per quanto riguarda Raquel Sanchez Silva, moglie di Mario Biondo all’epoca dei fatti e noto personaggio televisivo, la donna ha da subito collaborato con gli inquirenti e ha semplicemente cercato di evitare che, attraverso la diffusione dei files presenti sul computer del marito, fosse data in pasto ai media la sua vita privata.

Altri casi:

– L’11 settembre 2014 un giovane dirigente del ministero dell’Economia, si è tolto la vita impiccandosi ad un termosifone del suo ufficio di via XX Settembre a Roma.

– Nel giugno 2003, a Massa, D.P., un operaio di 36 anni, padre di due figli si è tolto la vita impiccandosi alla maniglia di una porta con la cinghia di un avvolgibile, ha lasciato un biglietto con scritto: “Non ce la faccio più a vivere così. Sono disperato”.

– Nel giugno del 1991 Giorgio Licata, 34 anni, nato a Ragusa e residente da tempo a Milano, si è tolto la vita impiccandosi con un lembo della coperta alla maniglia della porta del bagno di una cella di sicurezza della questura di Milano.

Bibliografia

Clemente Puccini, Istituzioni di Medicina Legale

PROBLEMI DIAGNOSTICI MEDICO LEGALI IN TEMA DI STRANGOLAMENTO E DI IMPICCAMENTO

Il Tirreno, 6 giugno 2003, Si uccide un giovane padre di due figli

la Repubblica.it, 8 giugno 1991, SUICIDIO IN CELLA DI SICUREZZA NELLA QUESTURA DI MILANO