Omicidio di Roberta Ragusa: analisi critica delle motivazioni della sentenza di condanna di Antonio Logli

La ricostruzione dei fatti è il fulcro su cui ruota un caso di omicidio, pertanto una ricostruzione senza smagliature dovrebbe essere la priorità di una procura che intenda identificare il responsabile di un delitto, degli avvocati di parte civile, della difesa di un innocente e dei giudici che emettono una sentenza ed invece purtroppo nel nostro paese manca la cultura della verità. Nel caso una procura si trovi a perseguire un colpevole, le falle nella ricostruzione dei fatti lasciano spesso spazio alla sua difesa; altre volte una ricostruzione sbagliata della procura, non smascherata dalla difesa, conduce a grossolani errori giudiziari.

Roberta Ragusa

Di seguito un’analisi critica delle motivazioni della sentenza di condanna di Antonio Logli emessa dalla Corte d’Appello di Firenze nel maggio 2018.

Secondo i giudici: “La notte della scomparsa la donna (Roberta Ragusa) è in tenuta da notte, intenta a sbrigare incombenze ordinarie, pronta ad andare a letto, il Logli è invece in soffitta a parlare con l’amante impegnato in tre successive conversazioni telefoniche l’ultima delle quali iniziata alle ore 00:17, si interrompe in pochi secondi”.

E’ vero che il Logli la notte della scomparsa di sua moglie Roberta fece tre telefonate all’amante, Sara Calzolaio:

a) una prima telefonata di 42 minuti che iniziò alle 23.08 e terminò alle 23.50;

b) una seconda telefonata di 20 minuti che iniziò alle 23.56 e terminò alle 24.16;

c) una terza telefonata di soli 17 secondi che iniziò alle 24.17,

ma non corrisponde al vero che Antonio Logli abbia fatto tutte e tre le telefonate a Sara dalla soffitta.

Di sicuro il Logli fece la prima telefonata all’amante mentre lo stesso si trovava in soffitta, è stata la stessa Sara Calzolaio a riferire agli inquirenti di aver sentito le voci dei bambini durante quella prima telefonata e che il Logli le aveva confidato di essere in soffitta. Dopo la fine di quella telefonata però, ovvero dopo le 23.50, Antonio Logli prelevò sua figlia dal letto matrimoniale e la mise nel lettino e poi lo stesso si recò in autoscuola e da lì fece le altre due telefonate. Chiamò nuovamente Sara alle 23.56 e infine alle 00.17 per un’ultimo saluto affettuoso.

Una ricostruzione confermata dal Logli in un’intervista: “Abbiamo cenato eeee i bambini sono andati a lettooo un po’ più tardi del solito, verso le 11.00, ioooo ho fatto… mmm… delle cose che avevo da fare qui, ho messo a posto della roba in soffitta, sono andato all’autoscuola”.

Inoltre non è vero che Roberta al termine della prima telefonata, ovvero intorno alle 23.50, come sostengono i giudici, fosse “intenta a sbrigare incombenze ordinarie, pronta ad andare a letto”; la Ragusa, quando il Logli scese dalla soffitta e prelevò sua figlia dal letto matrimoniale, si trovava nel letto al fianco della bambina, lo prova il fatto che il suo telefonino era e rimase sul comodino.

Il Logli, su questo punto, in una delle prime interviste, si è tradito: “(…) e poi la sera siamo andati in casa, abbiamo mangiato e come le altre sere, no, veramente, no, come le altre sere, sono andato a letto un pochino prima io di lei”, in pratica ha riferito alla giornalista che, come le altre sere, Roberta era andata a letto prima di lui e poi si è corretto dicendo che, a differenza dal solito, era andato a letto “un pochino prima” della moglie, peraltro lasciando intendere di essere a conoscenza dell’orario e del fatto che Roberta andò a letto quella sera.

Sempre secondo i giudici: “Il Logli quindi non è a letto, come da lui falsamente dichiarato, è sveglio, ha contezza di dove sia la moglie e assiste anche alla sua fuga, avvenuta in prossimità di questo orario: da tali fatti si evince con chiarezza che la donna si è allontanata in tenuta da notte sotto l’influsso di un’enorme emozione e paura che non può che essere dipesa dalla scoperta definiva dell’identità dell’amante con la qual il marito si intratteneva. Ad avviso di questa Corte la Ragusa, resa più sospettosa e guardinga dagli eventi dei giorni precedenti aveva cercato di comprendere, forse spiando, come aveva fatto già nella precedente occasione, con chi il marito si intrattenesse, finendo viceversa con l’essere essa stessa scoperta. In altri termini la Ragusa, allarmata, in stato di allerta ma ansiosa di raggiungere la verità fino ad allora sfuggita, deve essersi posta in stato di vigilanza, spiando le mosse del marito e cercando di carpirne i dialoghi, fino ad essere essa stessa scoperta: una reciproca sorpresa in flagranza con un istantaneo e terribile faccia a faccia tra i coniugi, rivelatore della scoperta della reciproca raggiunta, consapevolezza”.

Nella ricostruzione dei giudici manca un passaggio cruciale, il Logli, dopo le 23.50, dopo aver messo sua figlia a letto, andò in autoscuola; Roberta che si trovava nel letto con la propria figlia, si svegliò, si mise le scarpe da tennis che usava in palestra e che non furono mai ritrovate, e una giacca e seguì di nascosto il marito in autoscuola. Fu proprio nei locali dell’autoscuola che Roberta sentì parlare Antonio con l’amante, ma soprattutto sentì il marito chiudere l’ultima telefonata con un “Ti amo, buonanotte”, una frase che il Logli pronunciò perché credette di essere solo, ne nacque logicamente una discussione e la povera Ragusa, decisa ad affrontare la rivale, uscì dall’autoscuola, percorse pochi metri, raggiunse la staccionata, la scavalcò e si incamminò nei campi per dirigersi a casa di Sara Calzolaio che abitava poco distante.

Secondo i giudici: “La sorpresa e il terrore alimentati dalla recente esperienza, vissuta dalla donna come un tentativo di omicidio, non hanno consentito ad avviso di questa Corte che si sviluppasse tra i due alcuna discussione: non vi è stato alcun alterco, alcun litigio, alcun clamore, tanto è vero che neppure i figli sono stati svegliati o hanno percepito alcunché”. 

Non corrisponde al vero ciò che hanno scritto i giudici su questo punto, il Logli e sua moglie Roberta discussero per ben due volte quella notte:

a) la discussione iniziale tra Antonio e Roberta ebbe luogo dopo le 00.17 in autoscuola, per questo motivo i bambini non sentirono niente e così il titolare della scuola di ballo che aveva lasciato l’edificio poco prima. 

b) una seconda discussione impegnò i due coniugi in via Gigli, in quell’occasione un testimone, Loris Gozi, li udì. 

Il Logli non minacciò mai di morte sua moglie, una volta intercettatala in via Gigli, la convinse con le buone ad entrare in auto (C3). Probabilmente il Logli le promise che l’avrebbe portata a casa di Sara Calzolaio per chiarire.

Fu Roberta ad alzare la voce e a sbattere con forza le portiere dell’auto per la rabbia, il Logli non aveva alcun interesse a richiamare l’attenzione dei vicini perché a quel punto aveva già in mente di uccidere sua moglie. E’ Loris Gozi a confermarcelo in un’intervista: “Perché c’erano delle urla, la signora urlava, delle urla strazianti, forti. (…) Ho sentito solo urlare, ma forte, come una donna che urla fo… che urla forte”. Il Gozi sentì la voce di Roberta e non quella del Logli perché Antonio cercò di abbassare i toni, cercò di calmare sua moglie per convincerla a salire in auto in moda da condurla in una zona isolata e ucciderla.

Sempre secondo i giudici: “La Ragusa, in preda al panico percependo il grave pericolo per la propria incolumità è semplicemente e istintivamente scappata, così come si trovava, senza mettere niente altro addosso, senza portare niente con sé, e proprio attraverso i campi, come indicato dalle tracce fiutale dai cani, per sottrarsi alla vista e al prevedibile inseguimento del marito di cui aveva paura. Una fuga per la strada pubblica non sarebbe stata funzionale a detto scopo, poiché sarebbe stata visibile e raggiungibile e quanto al chiamare i suoceri, si trattava di persone che la donna sentiva distanti, fredde e non tutelanti”.

E’ un grossolano errore pensare che Roberta abbia sentito il Logli parlare con l’amante mentre si trovava in casa e che, per paura del marito, fosse fuggita tra i campi. Roberta intraprese la via dei campi non perché in preda al panico o per fuggire al Logli ma perché era intenzionata a raggiungere l’abitazione dell’amante del marito, Sara Calzolaio, e proprio la Ragusa perché si trovava in autoscuola, peraltro a pochi passi dalla staccionata che divide il parcheggio dell’autoscuola dai campi, non ebbe accesso alle chiavi della propria auto che erano rimaste in casa. Ella infatti, se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe usato l’auto a causa delle temperature particolarmente basse di quella notte, dell’orario e della fretta che aveva di chiarire con la Calzolaio. 

Il fatto che Roberta si fosse allontanata a piedi è la riprova che la discussione tra lei e il marito si consumò in autoscuola e non in casa dove si trovavano le chiavi dell’auto della donna.

L’errata ricostruzione dei fatti operata su questo punto dai magistrati ha permesso al Logli di dire in un’intervista: “(…) non torna niente in questa cosa (…) e poi cambiando macchina Roberta, che è stata minacciata di morte, sta lì e m’aspetta cioè mmm è inverosimile io credo che cosa più incredibile di questa non… non ci sia”. 

Secondo i giudici: “In concomitanza con tale sequenza temporale si colloca la formidabile deposizione del Gozi che inizialmente e consequenzialmente vede il Logli in posizione statica di attesa, circa nel luogo dal quale secondo la direzione intrapresa dalla fuggitiva, la donna avrebbe dovuto prima o poi sbucare dal campo. Questa prima scena così come descritta dai testi Loris Gozi e Anita Gombi, assume il valore di conferma e di decisivo significato indiziario: i testi descrivono una situazione insignificante e di per sé non allarmante, anzi neutra, ma probatoriamente preziosa, perché strettamente complementare e reattiva per tempistica e luogo ad eventi che si erano poco prima consumati tra altre persone, in altra sede e per ragioni a loro estranee. Il Logli ha consapevolezza di essere stato notato dal teste, che aveva un’auto vistosa a lui nota, per tale motivo rientra e cambia auto, che verrà notata dalla Latona posteggiala davanti a casa, in orario che, per quanto sopra detto trattando specificamente di tale indizio, non è affatto incompatibile con la deposizione Gozi, considerando la stretta prossimità dell’abitazione e il fatto che l’avvistamento successivo del Gozi è da collocarsi a circa venti minuti o mezz’ora dopo”.

Il Logli non cambiò auto perché si accorse di essere stato visto all’interno della sua Ford Escort da Loris Gozi, come affermato dai giudici, non ne avrebbe infatti tratto alcun beneficio. Anzi, il fatto che il Gozi abbia potuto identificare non una ma due delle auto appartenenti alla famiglia Logli/Ragusa in strada quella sera, ha danneggiato Antonio Logli.

Purtroppo però inquirenti e magistrati hanno ignorato due fatti di rilievo:

a) una testimone vide il Logli pulire la strada nel punto dove aveva temporaneamente parcheggiato la sua Escort la notte della scomparsa della Ragusa e dove era stato notato dal Gozi;

b) la collaboratrice domestica di Roberta, Margherita Latona, ha sostenuto di aver visto il Logli pulire il vialetto di casa sua e proprio nel punto in cui la notte stessa della scomparsa di Roberta era parcheggiata la sua Escort.

In un’intervista, nel tentativo di sminuire il valore della dichiarazione della Latona agli inquirenti, il Logli ha detto: “Margherita Latona fece una telefonata, l’ho letto nelle carte, era affacciata allo stanzino del… dove io ho la lavatrice di casa e sotto di lei c’è uno stanzino dove tengo, diciamo, un ripostiglio, all’interno avevo una busta con della sabbia che uso per mettere nei commenti del piazzale dell’autoscuola, mentre prendo questa busta e giro per andare verso il piazzale in terra dei ragazzini avevano fatto quei disegni per fare il gioco che ci si salta dentro e mi sembravano brutti e io ho preso qualcosa e ho cominciato a grattare per vedere se lo potevo togliere, in realtà dopo poco mi so accorto che non ci facevo nulla le strisce, le righe che erano in terra son rimaste tali e quali”.

Con questa dichiarazione, il Logli ha aggiunto un tassello cruciale alla ricostruzione dei fatti della notte della scomparsa di Roberta Ragusa, ha affermato di aver usato la sabbia il giorno seguente.

La sabbia è la chiave del caso. 

La notte dell’omicidio Antonio Logli danneggiò il contenitore del filtro del gasolio della sua Ford Escort station wagon ed il giorno dopo pulì sia la strada che il vialetto per nascondere le tracce del fatto che la sua macchina la notte precedente aveva stazionato in quei due luoghi.

Contenitore e filtro del gasolio

Loris Gozi vide Antonio Logli fermo dentro la sua Ford Escort station wagon a fari spenti, in via Gigli, tra le 00.30 e le 00.40.

La notte del 13 gennaio 2012 la domestica vide la Ford Escort del Logli parcheggiata nel vialetto poco dopo le 00.40.

Il Logli, la notte dell’omicidio, maturò l’idea di uccidere sua moglie mentre si trovava in strada all’interno della sua Ford Escort station wagon e cambiò macchina non perché lo vide il Gozi, come erroneamente affermato dai giudici nelle motivazioni della sentenza, ma per non rischiare che l’auto danneggiata, ovvero la sua Escort, lo lasciasse a piedi in una delle fasi dell’omicidio e dell’occultamento del corpo di Roberta.

Antonio Logli, dopo essersi accorto del guasto, riportò a casa la Ford Escort, la parcheggiò nel vialetto, dove non era solito lasciarla e dove la vide la collaboratrice domestica, Margherita Latona, e uscì di nuovo, questa volta con la Citroen (C3) di Roberta. 

E’ logico inferire che il Logli non avrebbe perso tempo a riempire con la sabbia i commenti del piazzale dell’autoscuola sia nel caso fosse stato preoccupato per la scomparsa di Roberta sia nel caso l’avesse uccisa, pertanto si può concludere che abbia usato la sabbia per asciugare il gasolio colato dalla sua auto sulla pavimentazione del vialetto. 

Il Logli pulì la strada ed il vialetto di casa sua per il timore che la perdita di gasolio lo tradisse dato che era la riprova che la sera della scomparsa della moglie si trovava in via Gigli in auto e non a letto. Per questo stesso motivo, pur sapendola danneggiata, usò la sua auto per raggiungere il cimitero al mattino dopo, lo fece per lasciare l’auto a debita distanza da casa, per evitare che qualcuno notasse che perdeva gasolio e che quindi quella perdita accreditasse il racconto dei testimoni in quanto vi erano ancora chiazze di gasolio dove la sua auto era stata ferma quella notte.

L’errata ricostruzione dei fatti operata su questo punto dai magistrati ha permesso al Logli di dire in un’intervista: “(…) non torna niente in questa cosa, poi dopo, siccome io sarei stato visto, ho cambiato macchina, cioè cosa sarebbe cambiato cambiando macchina? Se m’hai visto, m’hai visto”. 

Secondo i giudici: “A tale proposito vengono citate le dichiarazioni rese da un amico dell’imputato (…) propose di fare un giro in macchina transitando dai due cimiteri ove erano seppelliti i genitori della Ragusa. Saliti sulla Ford di proprietà dell’imputato e giunti al cimitero  di Pisa, si constatò tuttavia che il motore dell’auto non si avviava, nonostante l’imputato provasse a caricare il circuito di alimentazione del gasolio con l’apposita pompa del vano motore.  A quel punto veniva chiamato il padre dell’imputato che giungeva dopo circa 15/20 minuti e li riaccompagnava a casa (…) A tale proposito affermava che la problematica al  motore dell’auto, a dire dell’imputato si verificava frequentemente e che egli stesso, guardando il  vano motore, notava che il contenitore del filtro del gasolio era avvolto in una pellicola trasparente del tipo da cucina”.

E’ in questo stralcio di motivazioni la conferma del fatto che il Logli si era accorto prima di giungere al cimitero che il contenitore del filtro era rotto, lo aveva infatti già rivestito con la pellicola da cucina. 

Antonio Logli

Secondo i giudici: “Il delitto non era certo stato programmato per quella data e in quella occasione, come attestano le circostanze accertate e finanche la mancanza da parte del Logli della possibilità di approntare e addurre più adeguate e logiche circostanze della scomparsa della moglie e di costruire un albi più solido a suo favore, ma tuttavia proprio dal mancato ritrovamento del corpo si deve escludere che si sia trattalo di dolo d’impeto.
In qualunque modo ne abbia cagionato la morte, il mancato rinvenimento del corpo nonostante le già illustrate massicce ricerche, e a prescindere dalla circostanza tecnica che non sia stata contestata la premeditazione, indica chiaramente che l’imputato si fosse comunque già prefigurato nei dettagli l’evenienza della soppressione della moglie, significativamente e a ragion veduta temuta dalla povera Ragusa, ponendosi e con un certo anticipo il problema di disfarsi del cadavere, in modo senza dubbio efficiente alla luce degli eventi. La notte dei fatti invece la situazione è precipitata, con la scoperta da parte della Ragusa, sorpresa a sua volta dal marito e la immediata resa dei conti culminata nel terrore e nella fuga della donna raggiunta e coattivamente trattenuta, e nella sua soppressione. Insomma la mancata scoperta del corpo e delle modalità esecutive dell’omicidio qualificano in modo vieppiù negativo la personalità dell’autore e la sua capacità criminosa, la freddezza nell’ideazione, la precisione nell’esecuzione, e infine l’efficacia nella soppressione del corpo”.

I cadaveri si trovano più spesso per caso che durante le ricerche, pertanto è proprio la casistica ad indurci a dubitare che il fatto che il corpo di Roberta Ragusa non sia stato ritrovato indichi “chiaramente che l’imputato si fosse comunque già prefigurato nei dettagli l’evenienza della soppressione della moglie (…) ponendosi e con un certo anticipo il problema di disfarsi del cadavere, in modo senza dubbio efficiente alla luce degli eventi”

Ed è proprio il modo in cui il Logli tentò di uccidere Roberta, ovvero facendola cadere dalle scale, che ci permette di escludere che, prima della notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, lo stesso avesse pensato di farne sparire il corpo.

Il Logli premeditò l’omicidio di Roberta e pensò al luogo dove avrebbe potuto occultarne il cadavere (lo stesso luogo dove la uccise) mentre si trovava all’interno della sua Ford Escort quella stessa notte, in precedenza aveva pensato di sopprimerla simulando un incidente, pertanto non aveva avuto necessità di pensare ad un luogo dove nasconderne il cadavere. In altre parole, il Logli non era preparato al susseguirsi degli eventi della notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012.  

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Intervista sul caso Roberta Ragusa dopo la condanna del marito in appello (15 maggio 2018)

Analisi di un’intervista rilasciata da Antonio Logli dopo la sentenza della Corte d’Appello di Firenze (3 giugno 2018)

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Analisi di un’intervista rilasciata da Antonio Logli dopo la sentenza della Corte d’Appello di Firenze

Antonio Logli ha rilasciato un’intervista ad un programma televisivo circa due settimane dopo la sentenza della Corte d’Appello di Firenze che lo ha condannato a 20 anni di carcere per l’omicidio di sua moglie Roberta Ragusa, confermando la decisione dei giudici di primo grado della Corte d’Assise di Pisa.

Antonio Logli: Se Roberta tornasse sarebbe una gioia immensa. Sicuramente si ricomincerebbe a vivere eee e te l’ho detto, il problema che c’è Sara, è un problema irrisorio, perché una soluzione si trova a tutto.

Antonio Logli non mente quando dice che “Se Roberta tornasse sarebbe una gioia immensa”, non perché provi rimorso o senso di colpa per averla uccisa ma perché rischia una condanna definitiva a 20 anni di carcere.

Quando il Logli dice “il problema che c’è Sara, è un problema irrisorio”  lascia intendere che Sara sia un problema, tanto che lo ripete per due volte. Evidentemente il loro rapporto è tutt’altro che idilliaco.

Antonio Logli: Io sono innocente, non ho mai fatto del male a nessuno, te l’ho già detto e lo ripeto all’infinito e f… tantomeno a Roberta, capito? Tutto… ammazzatemi perché l’ho tradita, quello sì, ma del male non le ho mai fatto.

Antonio Logli non è capace di negare di aver ucciso sua moglie Roberta Ragusa.

Il Logli, poiché mentirebbe, non riesce a dire: “Io non ho ucciso Roberta ” o “Io non ho ucciso mia moglie Roberta” o “Io non ho ammazzato Roberta ” o “io non ho ammazzato mia moglie Roberta” ma:

1) Si dichiara “innocente”.  

Dirsi innocenti non equivale a negare l’azione omicidiaria. Il Logli riesce a dirsi innocente perché è ancora potenzialmente “innocente de iure” in quanto non è stato ancora condannato in via definitiva.

Un soggetto può essere “innocente de iure” ma non “de facto”, quando è “innocente de iure” e “de facto” o solo “de facto” è capace di negare in modo credibile, non quando lo è solo “de iure”.

2) Prova a negare con un’affermazione vaga che copre un periodo di tempo indefinito, “non ho mai fatto del male a nessuno” non rientra nel novero delle negazioni credibili ed è un classico di chi dissimula. Da notare che il Logli non riesce neanche a dire le parole “ucciso” e “ammazzato” per evitare lo stress che gli produrrebbe il confrontarsi con l’accusa.

3) “te l’ho già detto e lo ripeto all’infinito” non è una garanzia del fatto che dica la verità, l’unico modo credibile di negare le accuse è negarle chiamandole per nome e poi, riferendosi alla propria negazione, affermare di aver detto la verità, cose che il Logli non è mai stato capace di fare. Antonio Logli è uno che della dissimulazione ha fatto la sua bandiera, egli conta sul fatto che siano gli altri ad interpretare a suo favore ciò che dice. 

4) Il Logli, dicendo “ammazzatemi”, lascia intendere di meritare di venir ucciso però poi sente la necessità di spiegare che è pronto a farsi ammazzare “perché l’ho tradita”. Il Logli, invece di negare di aver ucciso Roberta, perde tempo in escamotage attraverso i quali cerca di ridicolizzare l’intera faccenda.

5) Quando dice “del male non le ho mai fatto”, non nega di averla uccisa ma parla di “male” e con il “mai” fa riferimento ad un periodo di tempo indefinito e non alla notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012.

Antonio Logli: Il doloreee che ho provato e provo è un dolore lancinante, è un dolore di una persona che sa di non aver fatto niente eee li… si vede crollare tutto il mondo addosso e la cosa che fforse mi fa più male, anzi che mi fa più male, è il fatto che non si sa dov’è Roberta.

Da notare che, quando Antonio Logli dice “una persona che sa di non aver fatto niente”, parlando non di sé ma di “una persona”, non riesce neanche a dire “una persona che non ha fatto niente” e non solo non nega di aver ucciso Roberta ma  neanche specifica quando questa fantomatica “persona” non avrebbe fatto “niente”. Egli, ancora una volta, si aspetta che siano gli altri ad interpretare le sue parole. 

Da notare che quando dice “si vede crollare tutto il mondo addosso” non parla di se stesso ma di quella “persona che sa di non aver fatto niente”. 

Un soggetto che ha ucciso e occultato il cadavere della sua vittima, durante un’intervista come questa, rievoca di continuo quei fatti specifici nella sua mente, può pertanto lasciare filtrare involontariamente delle informazioni, a volte relative al luogo dell’occultamento, questo fenomeno si chiama Leakage. Sulla base di questo dato, azzardo un’ipotesi, c’è la possibilità che il Logli dica “una persona (…) si vede crollare tutto il mondo addosso” riferendosi a Roberta, non solo perché il mondo crollò simbolicamente proprio addosso a lei quando scoprì che l’amante del marito era Sara, una giovane a cui lei voleva bene e di cui si fidava, ma anche fisicamente. Il Logli infatti, con questa frase, potrebbe essersi fatto sfuggire un indizio relativo al luogo dell’occultamento, un luogo dove si può far “crollare” un certo materiale, sabbia o sassi, su un corpo allo scopo di occultarlo. Il Logli ha occultato il corpo di Roberta in una cava? Se ne potrebbe avere la conferma analizzando le sue intercettazioni ambientali e telefoniche.

Antonio Logli: E io dico, se lei è uscita qualcosa deve essere successo, però non sappiamo che cosa le è successo ma questa è una mancanza che è incolmabile, per tutti, ti dico la verità.

Il Logli inizialmente parla per se stesso “E io dico” poi passa al plurale “però non sappiamo” e “questa è una mancanza che è incolmabile, per tutti”; come molti colpevoli, egli infatti desidera nascondersi nella folla, un atteggiamento verbale che anche Giosuè Ruotolo ha ripetutamente messo in atto.

Il fatto che il Logli, in questa occasione, dica “ti dico la verità” riferendosi alla “mancanza che è incolmabile” ci induce a credergli, egli si riferisce non all’aspetto affettivo ma alla crescita dei figli. 

Giornalista: Come erano i vostri rapporti prima di quella sera?

Antonio Logli: Senti i nostri rapporti son sempre stati tranquilli co… come ho sempre detto, è un dato oggettivo, è vero che io l’ho tradita con un’altra donna, non lo posso nascondere, però il nostro rapporto era un rapporto fra persone mature, grandi, e non c’eraaa… non c’era e non c’è mai stato nessun litigio.

Il fatto che il Logli dica “non lo posso nascondere” riferendosi al tradimento, ci lascia intendere che invece abbia “potuto” nascondere qualcos’altro.

Giornalista: Tu da sempre hai detto: “Non sono stato io”, hai mai fatto del male a tua moglie?

La giornalista trae una sua conclusione personale e si cimenta in una domanda chiusa peraltro mal posta. La giornalista chiede al Logli se abbia mai fatto del male a Roberta, non se l’abbia uccisa. 

Antonio Logli: No. Io non ho mai fatto male a nessuno tantomeno a Roberta, questo te lo posso garantire sul bene più prezioso che sono i miei figli guarda, non… non ho mai fatto del male a nessuno.

Il Logli è capace di dire “No”, proprio perché la domanda è mal posta ma in seguito indebolisce la negazione provando a giustificarsi, un bisogno che, se fosse innocente non  avrebbe avuto, ma il Logli, essendo responsabile del reato a lui contestato, è privo del “muro dell verità”, un’impercettibile barriera psicologica che solo gli innocenti hanno e che li induce a rispondere con poche parole perché non hanno bisogno di convincere nessuno.

Nelle 35 parole che seguono al “No” sono presenti due negazioni in cui il Logli non dice di non aver ucciso Roberta ma di non aver “mai fatto del male a nessuno” e una specie di giuramento sui suoi figli, entrambi classici di chi dissimula.

Se il Logli fosse stato innocente avrebbe negato di aver commesso l’omicidio del quale è accusato, avrebbe colto l’occasione per dire “Io non ho ucciso Roberta”, e non avrebbe invece ripetuto a pappagallo le parole della giornalista.

Giornalista: Mi dici cosa ti ricordi di quella notte?

Antonio Logli: Ma io mi ricordo benissimo Roberta che era a sedere al tavolo in cucina, a sinistra, di fronte alla televisione, e stava guardando la televisione con real time e stava scrivendo la lista della spesa, io ho preso e sono andato a letto e questa è l’ultima cosa che mi ricordo, mi ricordo che quella sera abbiamo mangiato un minestrone, che tra l’altro eraaa mmm… di verdura, questa… queste sono le cose che mi ricordo bene.

Posto che nessuno di noi non è in grado di rievocare ciò che non ricorda, il fatto che il Logli dica “mi ricordo benissimo”, “mi ricordo, mi ricordo” e “queste sono le cose che mi ricordo bene” ci fa inferire che nelle risposte precedenti non abbia pescato nei suoi ricordi.

La collaboratrice domestica di Roberta ha riferito agli inquirenti che non era abitudine della Ragusa scrivere una lista della spesa prima di recarsi al supermercato ma che invece la donna era solita aggiungere quotidianamente ad una nota che teneva in cucina ciò che le mancava, la riprova che quella sera la Ragusa non si trattenne a scrivere la lista è il fatto che l’ultimo elemento della nota è scritto con una penna diversa e quindi, con tutta probabilità, non scrisse quella lista quella notte. Difficile pensare che la Ragusa fosse venuta a conoscenza di qualcosa di rilevante mentre scriveva la lista e che in seguito fosse tornata per aggiungere l’ultimo elemento con una penna diversa. Il suo stato d’animo le avrebbe impedito di concentrarsi sulla lista e tantomeno di scrivere: “yogurt muller con ciambelline”.

Giornalista: E poi al mattina dopo?

Antonio Logli: E la mattina dopooo… mi ricordo che… ora è passato tanto tempo, potrei sbaglia’ qualcosa, mi ricordo che è suonatooo nel mm… il cellulare, iooo avevo preso un giorno di ferie e sono andato a svegliare mio figlio perché non la trovavo, l’ho cercata in casa eee e poi vabbè, insomma, dopo è successo un macello.

Ancora due imbarazzanti “mi ricordo”.

Giornalista: Tu non ha mai cambiato versione in questi 6 anni, quella notte dormivi, è così?

E’ la giornalista a suggerire al Logli la risposta.

Antonio Logli: Questo è…. è indubbio, io ero in casa, non sono mai uscito.

Nonostante la giornalista abbia inserito la risposta nella domanda, la domanda appare sensitiva tanto che per rispondere il Logli ha bisogno di prendere tempo con una ripetizione della parola “è” e con una pausa.

Giornalista: Cosa rispondi a Loris Gozi che dice di averti visto, di aver visto la tua macchina e tu che ti coprivi il volto?

La risposta che ci saremmo aspettati: “Gli rispondo che si sbaglia, non è possibile che il Gozi mi abbia visto in strada perché la notte della scomparsa di Roberta io in strada non c’ero, né io, né la mia auto”…

Antonio Logli: Senti io non ce l’ho con… con… con Loris, non ce l’ho con nessuno, l’unica cosa penso chee ognuno ha una coscienza ee che si guardi nel profondo della coscienza dell… dell’animo, del cuore, senti io non voglio fare polemiche, sicuramente qui è successo qualcosa che non doveva succedere, nel senso che… io di certo so che lì non ci sono mai andato, né quella sera, né i giorni successivi, io da quella strada ci sono passato tantissime volte per andare in motorizzazione e tornare, solo questo… questa è una certezza granitica che io ho e non c’è ombra di dubbio.

… invece il Logli non riesce a negare e impegna le sue energie in un sermone moralistico durante il quale dice di non avercela con Loris Gozi, e come potrebbe? E poi riferendosi ad un signor “ognuno” lo invita a guardarsi “nel profondo della coscienza dell… dell’animo, del cuore” aspettandosi che chi lo ascolta pensi che stia parlando del Gozi mentre non ne è capace perché mentirebbe.

Quando il Logli dice “sicuramente qui è successo qualcosa che non doveva succedere, nel senso che…”, nel tentativo di far passare il messaggio che potrebbe essere stato Loris Gozi a commettere l’omicidio, pretende di essere creduto con un “sicuramente” che invece indebolisce la sua affermazione.

Giornalista: Una cosa dopo l’altra siamo arrivati a due condanne.

Antonio Logli: Non lo so nemmeno io… non ne ho la più pallida idea l… l’unico problema è che boh forseee è stato più, diciamo, ill clamore mediatico, non lo so, che ha convinto in modo errato i giudici, penso, perché…

Giornalista: Tu dici che non sei neanche andato il giorno dopo a far vedere la foto di tua moglie per capire dove fosse andata.

Ancora una volta la giornalista suggerisce al Logli una risposta negativa.

Antonio Logli: Certo, ma questo… è stato dimostrato in tutti… nei 2 gradi di giudizio con i documenti… in ogni caso ero insieme ad altre persone quando… quando lui direb… dice che io sarei andato da lui, quindi era impossibile che io ci fossi andato ee comunque anche il discorso della foto, la foto l’ha stampata Daniele quando è tornato da scuola, non… avevamo foto di Roberta, capito? tantomeno quella foto stampata perché c’era una cornice digitale e le foto giravano con quella cornice digitale, quindi non ce n’erano foto in casa da poter portare, mi sembra che un giudice disse che comunque era una foto… non mi ricordo chi è che lo disse, in realtà no. Quella foto non esisteva finché Daniele non è tornato da scuola e non l’ha stampata.

Il Logli, nel tentativo di negare di essere stato a casa del Gozi il mattino del 14 gennaio, ci conferma di esserci andato in compagnia. “in ogni caso ero insieme ad altre persone quando…”, un’altra clamorosa ammissione tra le righe cui il Logli, dopo aver capito di essersi tradito, fa seguire una prima autocensura. 

Riguardo alla foto di Roberta, Loris Gozi non ha mai detto che il Logli gli avesse mostrato la foto stampata da Daniele Logli ma una vecchia foto di Roberta dove la donna era quasi irriconoscibile, visto il tempo che era passato da quello scatto. Il Logli sta per dirlo sul finale quando afferma “un giudice disse che comunque era una foto… non” ma a queste parole fa seguire una seconda autocensura.

Il Logli usa un’escamotage per cercare di dare a bere ai suoi interlocutori che lui non passò dal Gozi e non gli mostrò la foto di Roberta; per non mentire in modo diretto fa riferimento solo alla foto stampata da suo figlio Daniele affermando che quella mattina non mostrò quella foto al Logli. Il Logli non dice di non avergli mostrato alcuna foto di Roberta ma di non avergli mostrato quella in particolare. La giornalista, non conoscendo bene il caso, non è in grado di rispondere a tono.

Giornalista: Cosa ne pensi di questa ricostruzione fatta dalla procura (…)?

Antonio Logli: Ma io partirei un attimo indietro, da casa, perché, se non ho letto male, dice che ci sarebbe stato un litigio fortissimo tra me e Roberta e allora, come giustamente, si domanda Daniele, con un litigio così forte, c’è un metro e venti tra la camera sua e la camera mia ee o quantomeno dalla soffitta e dice: “Io non ho sentito niente”, dice, nessuno mai gli ha chiesto niente a Daniele eppure è stato sentito 5 volte. Se ci fosse stata una lite così violenta che… che porta all’omicidio di una persona e poi questa persona cosa fa? Scappa s… da quello che c’è scritto, in via Gigli e mi aspetta, perché io non è che le vado dietro e nel frattempo scende e non è che va a chiedere aiuto cioè avrebbe potuto chiedere aiuto a mio padre oppure uscendo sulla strada ci sono tutti i vicini oppure a mezzanotte c’era ancora la scuola di ball… o… aperta eh poteva anda’ su e se… se qualcuno la seguiva, non poteva fa’ niente, cioè non… non torna niente in questa cosa, poi dopo, siccome io sarei stato visto, ho cambiato macchina, cioè cosa sarebbe cambiato cambiando macchina? Se m’hai visto, m’hai visto e poi cambiando macchina Roberta, che è stata minacciata di morte, sta lì e m’aspetta cioè mmm è inverosimile io credo che cosa più incredibile di questa non… non ci sia.

Da notare che Antonio Logli non nega di aver litigato con sua moglie Roberta, dice solo che il figlio non li sentì.

“una lite così violenta che… che porta all’omicidio” è un’altra ammissione tra le righe.

Quando un soggetto, parlando liberamente, inserisce nel suo racconto una o più domande cui si dà delle risposte, sta semplicemente rivivendo i fatti.

Il Logli, all’interno della sua tirata oratoria, dice “e poi questa persona cosa fa? Scappa s…”, confermandoci ancora una volta che Roberta scappò da lui, con tutta probabilità per recarsi da Sara Calzolaio.

Il Logli dicendo “perché io non è che le vado dietro” ci conferma che non corse dietro a Roberta.

Il Logli, mentre pronuncia la frase “a mezzanotte c’era ancora la scuola di ball… o… aperta”, mostra indecisione, egli infatti, dopo aver guardato avanti a sé, verso sinistra, allunga la parola “ballo” e fa una pausa prima di dire “aperta”, con tutta probabilità, qualcuno che conosce bene gli atti gli ha fatto capire che ha sbagliato a dire “mezzanotte”, riferendo ancora una volta l’orario in cui Roberta si incamminò tra i campi.

Poco dopo la scomparsa di Roberta, dopo una riflessione di suo padre Valdemaro il quale riferì ad una giornalista di non credere che la Ragusa potesse aver fatto il percorso segnalato dai cani, Antonio Logli si tradì e mostrò di sapere a che ora Roberta avesse attraversato i campi:

Valdemaro Logli: Secondo me è improbabile, a scavalca’ di notte a buio, qui dove va uno? Qui è veramenteee impossibile, no?

Antonio Logli: Ora però c’è da dire che a quell’ora… poteva co… ah già, mezzanotte, no, no, è buio, però… insomma, i lampioni sono accesi.

Come poteva sapere il Logli che Roberta aveva scavalcato e si era diretta nei campi a mezzanotte se non per essere stato presente? Il Logli vide la moglie che si dirigeva verso via Gigli grazie alla luce dei lampioni e per questo motivo la aspettò proprio lì in auto, inoltre era a conoscenza della sua intenzione di recarsi a casa di Sara Calzolaio e la direzione non poteva che essere quella. Questi fatti accaddero poco dopo la mezzanotte, seguirono all’ultima telefonata che il Logli fece a Sara, quella di 17 secondi delle 00.17 durante la quale, pensando di essere solo in autoscuola, Antonio disse alla sua amante “Ti amo, buonanotte”.

Il Logli dicendo “se m’hai visto, m’hai visto” conferma il racconto di Loris Gozi.

Antonio Logli dicendo “Roberta, che è stata minacciata di morte, sta lì e m’aspetta” ci riferisce il pensiero degli inquirenti. Il Logli, dopo la discussione avvenuta in autoscuola, seguita alla scoperta da parte di Roberta della relazione extraconiugale con Sara, non minacciò di morte Roberta e non lo fece neanche in via Gigli, Roberta entrò infatti volontariamente nella C3. Roberta intraprese la via dei campi perché era intenzionata a raggiungere l’abitazione di Sara. Il fatto che Roberta fosse a piedi è la riprova che la discussione tra lei e il marito si consumò in autoscuola e non in casa dove si trovavano le chiavi della sua auto che lei naturalmente, se ne avesse avuto la possibilità, avrebbe usato a causa del clima, dell’orario e della fretta che aveva di chiarire con Sara.

Il fatto che gli inquirenti siano stati incapaci di ricostruire i fatti relativi alla notte dell’omicidio permette al Logli di dire “cioè mmm è inverosimile io credo che cosa più incredibile di questa non… non ci sia”.

Antonio Logli: Ti ripeto, forse verrò a noia, non ho fatto niente.

“Non ho fatto niente” non è una negazione credibile. Il fatto che dica “Ti ripeto” e che l’abbia ripetuto altre volte, non la trasforma in una negazione credibile.

Giornalista: Hai più paura o più speranza per il tuo futuro?

Antonio Logli: Ma senti, io ho speranza perché paura no, perché, ti ripeto, quando uno non ha fatto niente.

“quando uno non ha fatto niente” non solo non è una negazione credibile ma il Logli non parla di se stesso ma di un signor “uno”, lo fa per non mentire. Il fatto che dica “ti ripeto” e che l’abbia ripetuto, non trasforma una negazione non credibile in una negazione credibile. Il Logli continua ad affidarsi alle interpretazioni di chi lo ascolta.

Antonio Logli: Io sono il il primo attore ma mi sembra d’esse’ un turista, perché io non c’entro niente in questa storia.

Ancora una volta il Logli non è capace di negare, “io non c’entro niente in questa storia” non è una negazione credibile.

Giornalista: Ti sarei chiesto un milione di volte e te lo chiederai anche oggi dov’è Roberta ti sei fatto qualche idea? Hai pensato qualcosa?

Antonio Logli: Non ho mmm non idee me n… cioè ho pensato tantissime cose dal fatto che uno possa essere uscito a buttare l’immondizia, l’hanno rapito, ecco l’unica preoccupazione più grande è che possa essere segregata da qualche parte, ecco questo è il pensiero che mi fa più paura, perché se lei è da qualche parte e sta bene io son contento matto, spero che sia così.

Il Logli appare in difficoltà “Non ho mmm non idee me n… cioè” perché la domanda è per lui sensitiva.

Anche in questa risposta il Logli è incapace di parlare dei veri protagonisti di questa vicenda ma si riferisce al solito signor “uno” neanche a “una persona” che avrebbe previsto l’uso del verbo al femminile. Quando dice “uno possa essere uscito a buttare l’immondizia, l’hanno rapito” non è di Roberta che sta parlando. Il Logli desidererebbe dire “Roberta potrebbe essere uscita a buttare l’immondizia ed essere stata rapita” ma non vuole farlo perché mentirebbe e non vuole confrontarsi con lo stress che gli produrrebbe.

Giornalista: Contro di te c’è anche il racconto della tua ex colf Margherita La Tona che ti accusa di grattare nel vialetto per nascondere delle tracce.

Antonio Logli: Allora… la Margherita Latona fece una telefonata, l’ho letto nelle carte, era affacciata allo stanzino del… dove io ho la lavatrice di casa e sotto di lei c’è uno stanzino dove tengo, diciamo, un ripostiglio, all’interno avevo una busta con della sabbia che uso per mettere nei commenti del piazzale dell’autoscuola, mentre prendo questa busta e giro per andare verso il piazzale in terra dei ragazzini avevano fatto quei disegni per fare il gioco che ci si salta dentro e mi sembravano brutti e io ho preso qualcosa e ho cominciato a grattare per vedere se lo potevo togliere, in realtà dopo poco mi so accorto che non ci facevo nulla le strisce, le righe che erano in terra son rimaste tali e quali.

Il Logli è credibile quando afferma di aver provato a togliere le righe fatte in terra dai ragazzini per giocare ma riferisce un dettaglio estremamente importante ai fini delle indagini, ovvero che quel mattino prese dal ripostiglio una busta con la sabbia.

La busta con la sabbia è la chiave del caso.

Vediamo perché:

Loris Gozi vide Antonio Logli fermo dentro la sua Ford Escort station wagon a fari spenti, in via Gigli, tra le 00.30 e le 00.40.

Pochi minuti dopo Loris Gozi vide Antonio Logli e Roberta Ragusa, in via Gigli, vicini alla C3 della Ragusa.

Una testimone riferì di aver visto Antonio Logli pulire una chiazza presente sulla strada.

Quella notte il Logli danneggiò il contenitore  del  filtro  del gasolio della sua Ford Escort station wagon, le macchie viste dalla testimone sulla strada non erano di sangue ma di gasolio, infatti nessuna traccia ematica fu ritrovata nelle due auto in uso alla famiglia Logli-Ragusa.

Il Logli, la notte dell’omicidio, maturò l’idea di uccidere la moglie mentre si trovava dentro la sua Ford Escort station wagon e cambiò macchina per non rischiare che l’auto danneggiata lo lasciasse a piedi dopo averla uccisa ed averne occultato il corpo. Antonio Logli riportò a casa la Ford Escort, la parcheggiò nel vialetto, dove non era solito lasciarla, e uscì di nuovo, questa volta con la C3 di Roberta.

Loris Gozi vide i due coniugi litigare dal lato sinistro dell’auto poi Roberta decise volontariamente di entrare in macchina perché con tutta probabilità, Antonio Logli la convinse ad entrare nella C3 con una qualche promessa, forse di portarla da Sara per chiarire e solo in seguito la uccise. Fu Roberta a sbattere con forza le portiere dell’auto per la rabbia, il Logli non aveva alcun interesse a richiamare l’attenzione dei vicini in quanto aveva già in mente di ucciderla.

Fu Antonio Logli a guidare entrambe le auto, prima la Ford Escort e poi la C3, la Ragusa si allontanò dall’autoscuola a piedi finché il marito non la convinse ad entrare in auto. 

Non ci fu una colluttazione durante la discussione cui assistette il Gozi, l’omicidio avvenne altrove e né Roberta ferita, né il suo cadavere furono mai trasportati su nessuna delle auto.

Antonio Logli uccise sua moglie all’esterno della C3 nello stesso luogo dove ne occultò il suo corpo.

Naturalmente il Logli, al mattino del 14 gennaio, usò la sabbia per assorbire il gasolio che era colato dalla sua Ford Escort che lasciò al cimitero per evitare che, se il Gozi avesse detto ai carabinieri di averlo visto in strada, la presenza del gasolio confermasse il racconto del testimone, ovvero che il Logli si trovava in strada quella notte.

E’ chiaro che il Logli non avrebbe perso tempo a riempire con la sabbia i commenti del piazzale dell’autoscuola sia nel caso fosse stato preoccupato per la scomparsa di Roberta sia nel caso l’avesse uccisa, pertanto si può inferire che sicuramente usò la sabbia per asciugare il gasolio colato dalla sua auto. 

Antonio Logli: (…) era il regalo di una macchinina che s… diventata un… la prova di… di un delitto, un delitto che poi, ti dico la verità, è facile dire omicidio no e questa è una cosa che non riesco a sopportare: omicidio e distruzione di cadavere ma come si fa… cioè aa ammazzare una persona e a distruggerla? E’ una cosa io non ho la più pallida idea, com’è possibile accusare una persona di una cosa così grave e dire che… che… che addirittura l’ha distrutta? Ma cioè una persona di 80 chili, ma com’è possibile?!

Il fatto che il Logli, in questa occasione, dica “ti dico la verità” ci induce a credergli.

Durante la sua tirata oratoria il Logli si pone ancora una volta una domanda, un classico di chi rivive i fatti, questa volta condivide con noi un problema che gli si è presentato e che evidentemente non è riuscito a risolvere “ma come si fa… cioè aa ammazzare una persona e a distruggerla? E’ una cosa io non ho la più pallida idea”. Da notare che quando il Logli dice  “io non ho la più pallida idea” prende possesso di ciò che dice usando il pronome personale “io”.

Il Logli è credibile quando nega di aver distrutto il corpo di Roberta. L’essere umano è un essere possessivo, prende possesso di ciò che gli appartiene e detesta che gli venda attributo ciò che invece non gli appartiene, il Logli non nega l’omicidio mentre la distruzione del cadavere sì. 

In seguito, parlando, non di se stesso ma di “una persona”, afferma “com’è possibile accusare una persona di una cosa così grave e dire che… che… che addirittura l’ha distrutta?”. Antonio Logli non è capace di dire “com’è possibile che io venga accusato di una cosa così grave e si dica che addirittura l’ho distrutta?”, in questa occasione non usa il pronome personale “io” perché è l’autore dell’omicidio e sa di meritarsi quantomeno l’accusa e la condanna per l’omicidio di sua moglie.

Infine, “80 chili” è un iperbole, probabilmente Roberta pesava meno, aumentarne il peso serve al Logli per convincere i suoi interlocutori che sarebbe stato difficile occultare un cadavere così pesante.

In conclusione, il fatto che Antonio Logli abbia rilasciato questa intervista rientrerebbe potenzialmente tra gli autogol della sua difesa, se non fosse che nessuno sembra mai essere stato interessato ad ascoltarlo. Uno degli errori più grossolani che fanno gli inquirenti è archiviare come bugie le risposte di un sospettato mentre è proprio dall’analisi delle stesse che si possono ricostruire i fatti con precisione, posto che raramente un soggetto falsifica. Il 90% dei soggetti infatti non mentono ma semplicemente dissimulano. Due anni fa, attraverso l’analisi delle interviste rilasciate dal Logli a Chi l’ha visto? ho ricostruito i fatti seguendo le indicazioni del Logli. Dall’analisi delle intercettazioni telefoniche e ambientali, con tutta probabilità, si potrebbe risalire al luogo dove il Logli uccise Roberta e ne occultò il corpo.

Ecco come, con tutta probabilità, andarono i fatti:

La notte tra il 13 ed il 14 gennaio il Logli si nascose in soffitta per parlare con l’amante; da lì fece una prima telefonata di 42 minuti che iniziò alle 23.08 e terminò alle 23.50.

In seguito il Logli chiamò nuovamente Sara alle 23.56, questa seconda telefonata terminò alle 00.16 e fu seguita da una brevissima telefonata che mise in contatto le solite due utenze alle 00.17 per 17 secondi per un’ultimo saluto affettuoso.

L’amante del Logli, Sara Calzolaio ha riferito agli inquirenti di aver sentito le voci dei bambini durante la prima telefonata (23.08- 23.50) e che il Logli le aveva confidato di essere in soffitta, quindi evidentemente il Logli rimase per quei 42 minuti in soffitta, poi, dopo le 23.50, mise la bambina nel suo letto e solo successivamente andò in autoscuola, ce lo conferma lui in un’altra intervista:

Abbiamo cenato eeee i bambini sono andati a lettooo un po’ più tardi del solito, verso le 11.00, ioooo ho fatto mmm delle cose che avevo da fare qui, ho messo a posto della roba in soffitta, sono andato all’autoscuola, ho rimesso a posto le sedie perché il pomeriggio avevamo il medico eeee poi sono andato a letto, cioè sono andato a letto, ho p… perché la sera la bimba si addormenta con la mamma nel nostro letto, l’ho p… presa e l’ho portata nel suo lettino, dopodiché mia moglie era alla televisione, guardavaa mmm una trasmissione e stavaa scrivendo la lista della spesa, l’ho salutata eee ho detto: Guarda io vado a letto, buonanotte. E sono andato a letto e poi mi sono svegliato la mattina, ecco, così è andata.

“ho messo a posto della roba in soffitta, sono andato all’autoscuola”, è questo l’ordine giusto degli avvenimenti di quella sera ed è il Logli a riferircelo.

Il Logli fece quindi  la prima telefonata a Sara dalla soffitta, al termine della stessa, poco dopo le 23.50 trasferì la figlia nel suo lettino mentre Roberta dormiva, andò in autoscuola e da lì chiamò Sara altre due volte, l’ultima volta alle 00.17, una telefonata di commiato il cui contenuto è stato riferito dalla ragazza agli inquirenti: “Ti amo, buonanotte”.

Il fatto che pochi minuti dopo la fine di quella telefonata il Logli fosse in strada ci fa inferire che Roberta prese coscienza in quell’occasione, per aver origliato, che l’amante di Antonio non era altri che la sua segretaria, Sara Calzolaio.

Quando il Logli raccolse sua figlia dal letto matrimoniale dove stava dormendo con la madre, Roberta, che si era coricata con lei (lo prova il fatto che il suo telefonino fu ritrovato sul comodino), si svegliò, si mise le scarpe da tennis e una giacca,  seguì Antonio a sua insaputa e lo sentì parlare con l’amante, ne nacque logicamente una discussione, la Ragusa uscì dall’autoscuola inseguita dal marito, percorse pochi metri, raggiunse la staccionata, la scavalcò e si incamminò nei campi che attraversò fino ad arrivare in via Gigli per dirigersi a casa di Sara Calzolaio che abitava poco distante e che era decisa ad affrontare.

La discussione iniziale tra Antonio e Roberta ebbe luogo dopo le 00.17 in autoscuola, per questo motivo i bambini non sentirono niente, per questo motivo anche il titolare della scuola di ballo, essendosene andato verso la mezzanotte, come ha ricordato Antonio Logli ai giornalisti in un’occasione, non sentì nulla. Tra l’altro questa ricostruzione ci spiega anche perché il Logli, credendo di essere solo in autoscuola, disse liberamente a Sara “Ti amo, buonanotte”.

Se Antonio e Roberta avessero discusso in casa, la Ragusa sarebbe uscita di casa prendendo le chiavi della sua C3 mentre invece gli eventi la travolsero e si incamminò a piedi; inoltre, se avessero discusso in casa, Roberta non avrebbe avuto ai piedi le scarpe da tennis e indosso il cappotto che si mise proprio per seguire il marito in autoscuola.

Intervista sul caso Roberta Ragusa dopo la condanna del marito in appello

Le Cronache Lucane, 15 maggio 2018

Abbiamo sentito in merito la criminologa Ursula Franco, esperta di linguaggio verbale, che ha analizzato il contenuto delle interviste rilasciate da Antonio Logli e da Loris Gozi, giungendo a risultati sorprendenti.

Dottoressa Franco ci rilascia un commento sulla conferma della condanna a 20 anni ad Antonio Logli?

Non è mia abitudine disquisire sull’entità della pena, posso solo dirle che è giusto che Logli paghi per l’omicidio da lui commesso.

Sappiamo che lei è molto critica nei confronti delle procure perché spesso il loro castello accusatorio è fragile, che ci dice riguardo a questo caso?

E’ chiaro che se un castello accusatorio è fragile, è più difficile ottenere una condanna perché le mancanze dell’accusa lasciano margini alla difesa. In questo caso, non solo le indagini sono state fatte in ritardo ma gli inquirenti non sono stati capace di ricostruire i fatti occorsi la notte del 13 gennaio 2012 nei dettagli, cosa che avrebbero potuto fare facilmente analizzando le interviste rilasciate da Antonio Logli a “Chi l’ha visto?” e mettendo insieme le poche testimonianze disponibili, quella di Loris Gozi, quella della signora che vide il Logli pulire la strada e quella della collaboratrice domestica che vide l’auto del Logli nel vialetto e poi lo vide pulire la pavimentazione dello stesso proprio nell’area dove era stata parcheggiata la sua auto.

Dottoressa Franco, cosa si sono persi gli inquirenti?

Un caso giudiziario è come un puzzle, tutti gli elementi a disposizione trovano una collocazione, in questo caso si disquisisce ancora su che cosa abbia prodotto le macchie presenti sull’asfalto in via Gigli e in tanti ancora si domandano se fosse sangue di Roberta. Sia chiaro che il Logli non aggredì Roberta se non dopo averla condotta sul luogo dove poi ne occultò il corpo.

Dov’è la soluzione di questo caso?

La soluzione del caso è nel cambio d’auto che il Logli fece quella notte e che purtroppo nessuno ha provato a spiegarsi.

Può dirci che cosa in realtà accadde quella notte?

Roberta, intorno alla mezzanotte, seguì il marito in autoscuola e dopo aver sentito il marito che diceva all’amante “Ti amo, buonanotte”, litigarono e lei si allontanò tra i campi per poi raggiungere la casa di Sara Calzolaio, l’amante del marito.  Antonio Logli salì sulla propria auto, una Ford Escort station wagon, e si diresse in via Gigli, dove parcheggiò il veicolo al margine della strada, sull’erba e mentre era fermo sul ciglio della strada a fari spenti, tra le 00.30 e le 00.40, lo vide il super testimone Loris Gozi. Poco dopo Antonio Logli, resosi conto di aver danneggiato l’auto, tornò a casa, parcheggiò la sua auto nel vialetto dove non era solito lasciarla e cambiò macchina, prese la Citroen C3 di Roberta e tornò in via Gigli dove Loris Gozi lo udì discutere con Roberta. Infine Antonio Logli convinse la Ragusa ad entrare in auto e sgommò via. Roberta entrò in auto volontariamente, probabilmente il marito le aveva promesso che l’avrebbe portata a casa di Sara Calzolaio per chiarire.
Fu Roberta a sbattere con forza le portiere dell’auto per la rabbia, il Logli non aveva alcun interesse a richiamare l’attenzione dei vicini perché aveva già in mente di ucciderla. Infine Antonio Logli la condusse in una zona isolata dove dopo averla uccisa ne occultò il corpo.

Dottoressa che cosa prova che il Logli si trovava in strada quella notte, a parte la testimonianza di Loris Gozi?

Lo provano le macchie d’olio lasciate dalla sua auto in via Gigli e nel vialetto di casa.
Una testimone vide il Logli pulire la strada, la domestica vide la Ford Escort del Logli parcheggiata nel vialetto e vide Antonio mentre puliva la pavimentazione dello stesso il giorno seguente. Il Logli pulì la strada e il vialetto dall’olio per il timore che la perdita d’olio lo tradisse in quanto era la riprova che la sera della scomparsa della moglie lui si trovava in via Gigli in auto e non a letto. Per questo stesso motivo il giorno seguente Antonio Logli uscì con la Ford Escort alla ricerca di Roberta e la lasciò al cimitero, per evitare che le macchie d’olio confermassero la sua presenza in strada quella notte, il Logli infatti si aspettava che Loris Gozi raccontasse agli inquirenti di averlo visto fermo in auto in via Gigli proprio in corrispondenza di quelle macchie. Va da sé che, se gli inquirenti avessero compreso l’importanza di quelle macchie e del cambio d’auto, avrebbero potuto indagare su un eventuale acquisto di una nuova coppa dell’olio o su un eventuale sostituzione della stessa ad opera di un’officina della zona.

La ricostruzione dell’omicidio di Roberta Ragusa

Una mia intervista a L’Osservatore d’Italia

La ricostruzione ci spiega anche il perché Logli, credendo di essere da solo in autoscuola, disse liberamente a Sara: Ti amo, buonanotte.

di Domenico Leccese

Riguardo il caso di Roberta Ragusa la criminologa Ursula Franco ha effettuato l’analisi delle dichiarazioni rilasciate da Antonio Logli ai giornalisti della trasmissione RAI “Chi l’ha visto” subito dopo la scomparsa di Roberta Ragusa e le ha confrontate con ciò che è emerso dalle indagini effettuate dagli inquirenti. Il risultato di ciò che emerge è sorprendente.

Roberta Ragusa

Roberta Ragusa

Secondo i risultati della sua analisi Antonio Logli avrebbe quindi mentito ai giornalisti di “Chi l’ha visto?”

Può sembrarle paradossale ma in realtà raramente la gente mente e proprio grazie all’analisi del linguaggio di ciò che dice un soggetto che dissimula, si possono ricostruire i fatti.

Può ricostruirci i fatti di quella sera in modo sintetico?

La notte del 13 gennaio 2012, notte in cui scomparve sua moglie Roberta Ragusa, il Logli fece la prima telefonata alla propria amante Sara dalla soffitta, telefonata che durò 42 minuti e che terminò alle 23.50, poi trasferì la figlia, che si era addormentata nel letto matrimoniale con la madre Roberta, nel suo lettino, andò in autoscuola e da lì chiamò Sara altre due volte. Il Logli chiamò l’amante dall’autoscuola alle 23.56 e infine, alle 24.17 per un’ultima brevissima telefonata di pochi secondi il cui contenuto è stato riferito dalla ragazza agli inquirenti: “Ti amo, buonanotte”. Quando il Logli salutò l’amante non era solo, Roberta lo aveva seguito in autoscuola a sua insaputa e lo sentì parlare con l’amante, ne nacque logicamente una discussione, la Ragusa uscì dall’autoscuola inseguita dal marito, percorse pochi metri, raggiunse la staccionata, la scavalcò e fuggì tra i campi che attraversò fino ad arrivare in via Gigli.

La discussione iniziale tra Antonio e Roberta ebbe luogo in autoscuola dopo le 24.17, per questo motivo i bambini non sentirono niente, per questo motivo anche il titolare della scuola di ballo che se n’era andato verso mezzanotte non fu in grado di riferire nulla. Tra l’altro questa ricostruzione spiega anche il perché il Logli, credendo di essere da solo in autoscuola, disse liberamente a Sara: “Ti amo, buonanotte”.

In seguito alla fuga di Roberta il Logli salì sulla propria auto, una Ford Escort station wagon, e si diresse in via Gigli, dove parcheggiò il veicolo al margine della strada, sull’erba e mentre era fermo sul ciglio della strada a fari spenti, tra le 24.30 e le 24.40, lo vide il super testimone Loris Gozi.

Poco dopo Antonio Logli resosi conto di avere l’auto danneggiata, tornò a casa, parcheggiò la sua auto nel vialetto (vialetto che pulì dal gasolio il giorno seguente) dove non era solito lasciarla e cambiò macchina, prese la Citroen C3 di Roberta e tornò in via Gigli dove Loris Gozi lo udì discutere con Roberta.

Infine Antonio Logli convinse la Ragusa ad entrare in auto e sgommò via.

Antonio Logli dopo la discussione, cui assistette Loris Gozi, condusse in una zona isolata la moglie dove dopo averla uccisa ne occultò il corpo.

Su quali basi esclude che l’allontanamento di Roberta possa essere stato volontario?

Nessun testimone ha mai riferito alcuna anomalia nel comportamento della Ragusa nelle ore che hanno seguito la caduta dalla scala e in quelle che hanno preceduto la sua scomparsa, neanche lo stesso Antonio Logli. Roberta era stata dal proprio medico curante poche ore prima della scomparsa e nessun deficit neurologico che potesse far supporre che il trauma avesse provocato un’emorragia o un edema cerebrale era stato rilevato. Inoltre, se la Ragusa si fosse allontanata volontariamente in stato confusionale sarebbe morta di freddo e il suo corpo sarebbe stato ritrovato non distante da casa.

Secondo lei non ci fu una colluttazione in via Gigli tra il Logli e la moglie?

Non credo, fu Roberta a fare il giro dal lato conducente a quello del passeggero, entrò in auto volontariamente, probabilmente il marito le aveva promesso che l’avrebbe portata a casa di Sara Calzolaio per chiarire.
Fu Roberta a sbattere con forza le portiere dell’auto per la rabbia, il Logli non aveva alcun interesse a richiamare l’attenzione dei vicini perché aveva già in mente di ucciderla. Nessuna traccia di sangue fu trovata in auto, una conferma a questa ricostruzione.

Quindi ritiene che le tracce sull’asfalto fossero di gasolio?

Sì, tracce che il Logli tentò di pulire, tracce simili si trovavano anche all’interno della sua proprietà nel vialetto, nella zona dove l’uomo aveva parcheggiato la sua Ford Escort quella notte. La notte del 13 gennaio 2012 la domestica vide la Ford Escort del Logli parcheggiata nel vialetto e vide anche Antonio mentre puliva la pavimentazione dello stesso vialetto il giorno seguente; il Logli pulì anche la strada dal gasolio (lo vide un’altra testimone), pulì per il timore che la perdita di gasolio lo tradisse dato che era la riprova che la sera della scomparsa della moglie si trovava in via Gigli in auto e non a letto. Per questo stesso motivo il giorno seguente il Logli uscì con la Ford Escort alla ricerca di Roberta e lasciò l’auto al cimitero.

Crede nella premeditazione?

Penso che la caduta di Antonio Logli e di sua moglie sia ascrivibile ad un tentato omicidio, il Logli spinse Roberta e lei se ne rese conto. Per quanto riguarda la notte dell’omicidio ritengo che quantomeno il Logli maturò l’idea di uccidere la moglie mentre si trovava in via Gigli all’interno della sua Ford Escort e che in seguito a questa decisione cambiò macchina per non rischiare che l’auto danneggiata lo lasciasse a piedi.

Lei ha anche analizzato la testimonianza del super testimone Loris Gozi, cosa ha concluso?

Loris Gozi quando interrogato si è limitato a riferire ciò che ha visto riguardo ai due episodi di cui è stato testimone quella notte e non ha fatto nulla per compiacere l’interlocutore, non ha aggiunto ciò che gli è stato involontariamente suggerito mostrando di essere un testimone credibile, direi esemplare. Per quanto riguarda le sue insicurezze, quelle relative alla seconda scena di cui è stato testimone, ovvero la discussione tra Roberta e Antonio, queste non inficiano la sua testimonianza, Loris Gozi ha riferito solo ciò di cui era sicuro, quando un testimone rievoca un evento non lo fa mai riproducendolo in modo fotografico in quanto è umanamente impossibile.

Le bugie di Antonio Logli

Roberta Ragusa è scomparsa da Gello in provincia di Pisa nella notte tra il 13 ed il 14 gennaio 2012 e dal marzo dello stesso anno il marito, Antonio Logli, è indagato per omicidio e distruzione di cadavere.
Nonostante il Logli si sia avvalso della facoltà di non rispondere, l’uomo ha rivelato involontariamente importanti circostanze riguardanti la scomparsa di sua moglie Roberta sia alla sua attuale compagna, Sara Calzolaio, durante alcune private conversazioni registrate dagli inquirenti che ad alcuni giornalisti.

Antonio Logli

Antonio Logli

Antonio Logli si è lasciato intervistare da tre giornalisti della trasmissione Chi l’ha visto all’indomani della scomparsa della moglie, l’analisi delle sue dichiarazioni iniziali ci permette di ricostruire i fatti di quella notte. Le sue ultime interviste televisive risalgono al 12 febbraio 2012.

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Ho processato le dichiarazioni rilasciate dal Logli focalizzando sulle informazioni che l’uomo riferisce più spesso e confrontando questi dati con alcune risultanze delle indagini non si può che concludere che il vero obiettivo del Logli nel rilasciare le dichiarazioni ai giornalisti non era aiutare nelle ricerche ma tentare di convincere i suoi interlocutori che i fatti erano andati in un modo diverso dalla realtà.

Elenco di ciò che Antonio Logli ripete più spesso:

1) Roberta si è allontanata di casa a causa di una amnesia dovuta presumibilmente all’urto del capo conseguente ad una caduta dalla scala avvenuta 3 giorni prima;
2) La caduta dalla scala è stato un incidente domestico;
3) Roberta stava scrivendo la lista della spesa quando la vidi in cucina per l’ultima volta;
4) Sono andato a letto intorno alla mezzanotte e sono stato svegliato dalla suoneria del cellulare di mia moglie poco prima delle 7.00 del mattino del 14 gennaio;
5) Non ho sentito Roberta dopo che sono andato a letto;
6) Non sono in grado di dire se Roberta abbia dormito nel letto o meno;
7) Non sappiamo con certezza come fosse vestita Roberta al momento della scomparsa;
8) Non c’erano problemi particolari nel nostro rapporto coniugale;
9) Sono stato collaborativo con i carabinieri.

1) Secondo Antonio Logli, Roberta si è allontanata da casa in preda ad una amnesia causata dall’urto del capo seguito ad una caduta dalla scala avvenuta tre giorni prima ma nessun testimone ha mai riferito alcuna anomalia nel comportamento della Ragusa nelle ore che hanno seguito la caduta dalla scala e in quelle che hanno preceduto la sua scomparsa, neanche lo stesso Antonio Logli. Inoltre, Roberta era stata dal proprio medico curante poche ore prima della scomparsa e nessun deficit neurologico che potesse far supporre che il trauma avesse provocato un’emorragia o un edema cerebrale era stato rilevato.

Le dichiarazioni del Logli su questo punto:

… o un vuoto di memoria oppure non… non saprei… non saprei cosa… non saprei cosa pensare

L’unico pensiero che noi abbiamo… che lei abbia perso la memoria, che sia andata via per questo perché non c’è mmm… non c’è altra spiegazione logica.

… che possa aver perso la memoria, non lo so, non riusciamo a capacitarci di quello che possaa esserle passato in testa.

L’unica possibilità presa in considerazioni da Antonio Logli è la perdita di memoria o comunque qualcosa che possa “esserle passato in testa”, non successo, solo “passato in testa”. Il Logli non contempla alternative, a differenza del padre Valdemaro e della sua amante Sara.

Su richiesta di una giornalista il Logli ha fatto un appello:

Sì, seee, Roberta, se ci vedi eee tu avessi perso la memoria spero tu possaaaa riacquistarla eee tornare, chiamaci, vai alla polizia, ai carabinieriii.. siamo qui ad aspettarti insomma siamo tutti… tutti qui ad aspettarti.

Al Logli non interessa fare l’appello ma continuare ad insinuare che Roberta possa aver perso la memoria.

Le sembrava che ci fosse qualcosa che non andava?

No, no, era tranquilla… avevamo appunto detto che si doveva andare il sabato al… al supermercato a far la spesaa e infatti quando sono andato a letto lei stava scrivendo la lista.

Il Logli, nonostante affermi che la moglie “era tranquilla”, ipotizza che qualcosa possa “esserle passato in testa”, non ha motivi per pensarlo e naturalmente con questa sua dichiarazione non fa che smentire se stesso. In questa risposta, alla brevissima descrizione dello stato psico-fisico della moglie, l’uomo aggiunge sospette informazioni estranee ai fatti ovvero che lui e la moglie sarebbero dovuti andare a fare la spesa al supermercato e che Roberta, quando lui l’aveva vista l’ultima volta, stava per l’appunto scrivendo la lista della spesa. Questa risposta non è altro che una tirata oratoria che serve al Logli per collocare la Ragusa in cucina all’ora in cui lui dice di essere andato a dormire ovvero intorno alla mezzanotte.

Lei è caduto sopra sua moglie?

Sì, vicino a lei, insomma, fortunatamente non ha picchiato qui, è andata in questa parte più larga e questo è stato l’incidente che è avvenuto martedì… che poi, alla fine, sembrava appunto che non fosse niente perché dopo, come le dicevo aveva dolore forte qui al gomito ma non…

In risposta ad una domanda precisa sulla caduta dalla scala, il Logli non solo descrive la caduta ma tenta ancora di avvalorare la sua ipotesi circa i motivi della scomparsa con un “sembrava appunto che non fosse niente”, un tentativo di imboccare la giornalista che, in uno straordinario gioco delle parti, finge di cadere nel suo tranello. Non solo il Logli cerca di condurre la giornalista dove vuole lui ma non termina neanche la frase, lasciando evidentemente fuori delle informazioni.

Invece potrebbe aver provocato l’amnesia?

E’ quello che probabilmente potrebbe essere accaduto, sì.

La giornalista sta al gioco e permette al Logli di dire ciò che l’uomo le aveva fatto intendere in modo meno esplicito ma il Logli non riesce a dire “E’ quello che probabilmente è accaduto, sì”. 

Potrebbe essere uscita così?

Senzaaa, senza meta.

Senza niente?

Sì, senza…

Vestita con pigiama e ciabatte eee?

Certo.

Però nessuno l’ha vista?

Certo.

E non ci sono tracce da nessuna parte?

Certo… è così.

E’ stranissimo?

E’ strano, sì.

Riguardo all’episodio della scala, c’è chi dice che lei ha alzato le mani su di lei?

Mah, senta, ne sen… mmm… ne ho sentite tante nella vostra trasmissione, c’era uno che diceva che forse la picchiava, ma senta, non abbiamo fatto niente di tutto ciò, mai, assolutamente, tanto più che in casa ci son sempre stati i figli che… mmm… sempre tra di noi, non ci sarebbe neanche stata la possibilità, ecco, di far confusione.

Il Logli non risponde con una smentita credibile ma con un’altra tirata oratoria e molte incertezze, inoltre dove aver parlato per sé parla al plurale “non abbiamo fatto niente di tutto ciò” nel tentativo di condividere con Roberta una colpa. Antonio Logli non riesce a dire”Io non ho mai alzato le mani su di lei” neanche ripetendo a pappagallo le parole della giornalista. Il Logli, non solo non è capace di negare in modo credibile, ma lascia intendere che la presenza dei figli poteva essere un deterrente, figli che quella notte, però, dormivano. Infine ci dice che lui e Roberta fecero confusione, una confusione che udì il testimone Loris Gozi.

2) A detta di Antonio Logli, la caduta dalla scala non fu stato altro che un incidente domestico, non secondo la Ragusa che aveva scritto nel suo diario: “tragedia, caduta dalla scala” ed aveva confidato alle amiche che il marito l’aveva fatta cadere volontariamente per farle del male.

Alla domanda della giornalista se quello del 10 gennaio fosse stato un incidente o uno scatto di ira, il Logli ha risposto:

No, assol.. assolutamente, no. Questo tutte le persone che ci circondano ve lo possono dire con tranquillità, insomma … tra l’altro in autoscuola ci sono dei ragazzi, lo sapevano credo tutti che gli spiegava che prendeva questi antidolorifici… poi dopo la visita che ha fatto dalla dottoressa l’ho vista molto tranquilla, l’aveva brontolata perché non eravamo andati al pronto soccorso ma comunque dice: Sei fuori pericolo, perché dopo, non so, 48 ore, mi sembra… non, non c’è il rischio.

Il Logli risponde “No” ma poi indebolisce con altre 79 parole. L’uso di due “assolutamente” indicano che il Logli ha bisogno di convincere. Nella sua lunga tirata oratoria aggiunge informazioni non richieste e riferisce che tutti sapessero che Roberta prendeva antidolorifici, questo dato non è una prova che quella caduta fosse stata un semplice incidente domestico. 

Lei è caduto che era ancora più in alto?

No, io ero subito sopra di lei perché la stavo spingendo, gradino per gradino, l’appoggiavo su un gradino e la mettevo su uno per volta quando sono andato giù mi sono retto in questo modo e poi sono caduto sopra di lei, lo scatolone è venuto addosso e questo è stato, è stato quello…

Il Logli, nelle risposte precedenti, parla di una scatola ma in questa di uno scatolone, al maschile e dice “io ero subito sopra di lei perché la stavo spingendo”, al femminile, uno scatolone non si spinge gradino per gradino ma si appoggia gradino per gradino, come lui specifica subito dopo; “io ero subito sopra di lei perché la stavo spingendo” è un’ammissione tra le righe. Le parole che usiamo sono quelle presenti nella nostra mente, il Logli, nel rievocare la caduta, ha in mente la parola spingere e la usa nella risposta, tradendosi e rivelandoci la verità. 

3) Secondo Antonio Logli, Roberta stava scrivendo la lista della spesa quando lui la vide in cucina per l’ultima volta. Il Logli ha sempre sostenuto di essere andato a dormire verso la mezzanotte del 13 gennaio 2012, dopo essersi accomiatato dalla moglie che, a suo dire, si trovava in cucina intenta a scrivere la lista della spesa ed a guardare la televisione ma vediamo esattamente che cosa ha detto il Logli in un’intervista all’indomani della scomparsa della moglie:

Lei vede l’ultima volta sua moglie?

In cucina al tavolo che scrive la lista della spesa e guardava la televisione.

Da notare l’uso del tempo dei verbi nella descrizione delle attività della Ragusa, “scrive” e “guardava”, uno al presente ed uno al passato. Il Logli, parlando di un fatto passato, descrive Roberta che “scrive”, usando il verbo al presente, l’uso del presente lascia intuire che l’uomo non stia pescando nel passato, infatti chi dice la verità usa il passato in quanto parla di un fatto già accaduto mentre chi inventa delle azioni pensa al presente e di conseguenza parla al presente, tra l’altro la riprova che il Logli mente sul fatto che la moglie stesse scrivendo la lista della spesa è proprio la presenza dell’altro verbo coniugato al passato, “guardava la televisione”

Il confronto incrociato tra queste risposte di Antonio Logli ed i dati emersi dalle indagini conferma le risultanze di questa analisi linguistica:

– La collaboratrice domestica di Roberta ha riferito agli inquirenti che non era abitudine della Ragusa scrivere una lista della spesa prima di recarsi al supermercato ma che invece la donna era solita aggiungere quotidianamente ad una nota che teneva in cucina ciò che le mancava, la riprova che quella sera la Ragusa non si trattenne a scrivere la lista è il fatto che l’ultimo elemento della nota è scritto con una penna diversa e quindi, con tutta probabilità, quella lista non è stata scritta quella notte. Difficile pensare che la Ragusa sia venuta a conoscenza di qualcosa di rilevante mentre scriveva la lista e che in seguito sia tornata per aggiungere l’ultimo elemento con una penna diversa. Il suo stato d’animo le avrebbe impedito di concentrarsi sulla lista e tantomeno di scrivere: yogurt muller con ciambelline.

Il Logli ha continuato a ripetere a tutti che Roberta stava scrivendo la lista della spesa e con il tempo il suo racconto si è cristallizzato e arricchito di dettagli, vediamo cosa ha dichiarato in un’altra occasione:

Stava seduta su quella sedia eee scrivevaaa la lista della spesa per andare al supermercato il giorno successivo e guardava la televisione che si trova lì di fronte ed aveva a fianco il telecomando.

Che cosa vi siete detti?

L’ho salutata, ho detto: Vado a letto eee e così è stato.

La giornalista chiede che cosa si siano detti lui e la moglie, il Logli racconta sempre e solo ciò che avrebbe detto lui, manca una eventuale risposta di Roberta perché la conversazione di cui parla non c’è mai stata.

4) Antonio Logli ha riferito di essere andato a letto intorno alla mezzanotte e di essere stato svegliato al mattino dalla sveglia del cellulare della moglie che si trovava sul comodino dall’altro lato del letto.

Che ora era quando è andato a letto?

Penso eee verso mezzanotte però io, non… per abitudine non guardo l’orologio prima di andare a letto, quindi… di sicuro i bambini sono andati a letto verso le 11.00 perché dovevano andarci alle 10.30… io li ho brontolati perché non non ci andavano.

Lei ha detto a sua moglie: Mi raggiungi a letto?

No, gli ho detto: Vado a letto, insomma, buonanotte, qualcosa del genere, non è che gli ho detto: Mi raggiungi, ho detto: Buonanotte.

Il Logli dice “di sicuro i bambini sono andati a letto verso le 11.00″, l’uomo fa passare il messaggio che è “sicuro” di quell’orario ma che invece è insicuro di ciò che ha riferito subito prima riguardo all’orario in cui sarebbe andato a letto lui ed avrebbe visto per l’ultima volta sua moglie.

… ho pensato che fossero all’incirca mezzanotte, a quell’ora lì ho preso la bimba l’ho portata nel suo letto, ho salutato, ho detto a mia moglie: Vado a letto e ho preso e sono andato a letto.

… poi sono andato a letto, cioè sono andato a letto, ho p… perché la sera la bimba si addormenta con la mamma nel nostro letto, l’ho p… presa e l’ho portata nel suo lettino, dopodiché mia moglie era alla televisione, guardavaa mmm una trasmissione e stavaa scrivendo la lista della spesa, l’ho salutata eee ho detto: Guarda io vado a letto, buonanotte. E sono andato a letto e poi mi sono svegliato la mattina, ecco, così è andata.

Il fatto che il Logli riferisca di essere andato a letto all’incirca verso la mezzanotte è un punto debole del suo racconto, non solo è smentito dai tabulati telefonici che ci assicurano che l’uomo era ancora al telefono con la sua amante Sara Calzolaio alle 24.17 ma anche dal testimone Loris Gozi, un vicino di casa, che lo ha visto fermo in auto a poche decine di metri da casa intorno a mezzanotte e mezza. 

5) Antonio Logli ha riferito di non aver sentito Roberta dopo che era andato a letto. E’ credibile che non abbia sentito Roberta dopo essere andato a letto, il Logli tornò a casa e andò a letto dopo averla uccisa e averne occultato il corpo. 

L’intervista che segue è fortemente viziata dalle domande mal poste della giornalista:

Quindi non ha sentito… sua moglie che ritornava a letto?

E’ la giornalista a suggerire una risposta negativa.

Assolutamente niente.

“Assolutamente niente” non equivale a “No” e rivela un bisogno di convincere che gli innocenti non hanno.

Lei va a dormire intorno a mezzanotte?

E’ la giornalista a suggerire la risposta.

Sì.

Si addormenta subito?

E’ la giornalista a suggerire una risposta positiva.

Sì.

Non la sente salire, venire in stanza?

E’ la giornalista a suggerire una risposta negativa.

No.

Mettersi a letto, niente?

E’ la giornalista a suggerire una risposta negativa.

No.

Lei ha il sonno pesante?

E’ la giornalista a suggerire la risposta.

Molto sì… avevo, perché ultimamente non ho più il sonno pesante.

Ancora un’informazione superflua, quando dice: ultimamente non ho più il sonno pesante, il Logli vuol far credere che non dorma più come prima a causa della preoccupazione per le sorti di Roberta ma in realtà il suo disturbo del sonno dipende dal timore di venir scoperto.

Si fa un sonno… finché?

E’ la giornalista a suggerire la risposta.

Finchè non suona la sveglia di Roberta, la sveglia del cellulare di Roberta che suona, che poi ha suonato anche nei giorni successivi perché era programmata tutti i giorni della settimana.

Il fatto che il Logli riferisca che la sveglia ha suonato nei giorni successivi alla scomparsa della moglie perché programmata da Roberta non è d’aiuto alle indagini, è un’ulteriore informazione superflua che l’uomo riferisce nel tentativo di sdrammatizzare, di far sorridere il suo interlocutore, di ridurre lo stress dovuto all’intervista e senza dubbio rientra in un desiderio di minimizzare i fatti, un desiderio che appare, non solo fuori luogo ma fortemente sospetto.

Se fosse venuta a letto l’avrebbe sentita?

No, perché io quando vado a letto dormo in modo molto profondo eee basta pochi secondi, io m’addormento subito, ho difficoltà talvolta a stare sveglio anche al cinema, non riesco talvolta a seguire i film perché m’addormento, somiglio a mio nonno che s’addormentava da tutte le parti, è così, poi s… voglio dire, lavoriamo tutto il giorno e quindi la sera si crolla molto rapid.. cioé, almenoo, io crollo molto rapidamente.

In una risposta ad una domanda chiusa ogni parola pronunciata oltre il “No” indebolisce la negazione. Il Logli si perde in una tirata declamatoria con troppe spiegazioni, un goffo tentativo di giustificare il fatto che non l’avrebbe sentita, stona il riferimento al nonno in questa occasione, una citazione da pranzo festivo in famiglia che in questo momento delicato è estremamente fuori luogo, anzi sospetta; il riferimento al nonno è un tentativo di giustificarsi ma anche di alleviare lo stress dell’intervista.

In un’altra occasione il Logli aggiunge qualcosa di troppo alla sua risposta che fa emergere un fatto importante relativo a quella notte:

… e poi la sera siamo andati in casa, abbiamo mangiato e come le altre sere, no, veramente, no, come le altre sere, sono andato a letto un pochino prima io di lei.

Chi mente spesso parla più del necessario allo scopo di condurre il suo interlocutore sulla propria strada, con l’ultima frase di questa risposta il Logli si tradisce clamorosamente, egli afferma che, come le altre sera, Roberta era andata a letto prima di lui e poi si corregge dicendo che, a differenza dal solito, era andato a letto “un pochino prima” della moglie, in ogni caso lascia intendere di essere a conoscenza dell’orario e del fatto che Roberta andò a letto quella sera.

Quindi lei non sa che pigiama aveva sua moglie?

E’ la giornalista a suggerire una risposta negativa.

No, io però l’ho chiesto alla bimba perché sicuramente la bimba l’aveva vista, visto che l’avev… presumo che l’abbia addormentata.

Anche in questa risposta il Logli ci conferma che Roberta andò a letto con la figlia “la bimba l’aveva vista, visto che l’avev… presumo che l’abbia addormentata, l’aggiunta del presumo che l’abbia dopo l’avev… (l‘aveva addormentata)” non è altro che un vano e tardivo tentativo di aggiustare la propria risposta ma in realtà il Logli può aggiustare ben poco e non fa che confermarci che Roberta quella notte andò a letto con la figlia.

6) Il Logli ha sostenuto di non essere stato in grado di capire se Roberta avesse dormito nel letto o meno.

Il letto dalla parte di sua moglie era sfatto?

E’ la giornalista a suggerire la risposta introducendo la parola “sfatto”.

Il letto dalla parte di mia moglie era sfatto… presumibilmente anche perché quando addormenta la bimba si mette s… sul letto con lei fanno la pregh.. dicono la preghierina eee a quel punto poi, se la bimba dorme, (Roberta) deve fare qualcosa, si rialza e fa le sue cose.

Il Logli, nel tentativo di collocare Roberta fuori dal letto, fa riferimento ad un’abitudine, non ai fatti di quella sera “se la bimba dorme, (Roberta) deve fare qualcosa, si rialza e fa le sue cose”.

Ma non ha visto neanche se si è coricata oo..?

E’ la giornalista a suggerire una risposta negativa.

Mah, non lo so, perché io per svegliere… per spengere la sveglia mi sono portato nella sua parte del letto.

Però non vede se c’è stato qualcuno che ha dormito lì?

E’ la giornalista a suggerire una risposta negativa.

Eh, l’ho schiacciato io, sicuramente, l’ho schiacciato spostandomi nell’altra parte.

La mattina il telefonino di sua moglie?

Era sul comodino laggiù.

Dove lo mette di solito?

Sì, sì, sì.

Non capisce se ci ha dormito?

E’ la giornalista a suggerire una risposta negativa.

Certo, certo.

Perché?

Perché io dormo da questa parte, mi sono allungato dall’altra, ho schiacciato il bottone e quindi ho schiacciato il letto che comunque era aperto, ma è aperto perché la sera la bimba per farci una cosa carina, lo apre in questo modo, cioè ce lo apre sia su un lato, ce lo mette così, no? Sia su un lato che per… che dall’altro, proprio per fare una cosaa, credo simpatica da parte sua, ecco.

Però si vede se ci ha dormito?

Sì, apparen… eh, questo non glielo so dire perché eee le ripeto mi sono buttato dall’altra… mi sono rotolato, sono andato lì… hoooo…

Per spegnere la sveglia?

Per spegnere la sveglia, quindi sono uscito da quella parte, io l’ho sicuramente c… compresso il letto. Ha capito?

Il Logli desidera convincere i giornalisti che sarebbe stato impossibile capire se la Ragusa avesse dormito nel letto, lo fa sfiorando il ridicolo, dicendo prima che madre e figlia vi si mettevano sopra per la preghierina, poi che lui vi si era portato, poi che lui lo aveva schiacciato, poi che lui si era allungato per spegnere la sveglia, poi che la bimba lo apriva, poi che lui si era buttato dalla parte di Roberta, poi che lui si era rotolato e infine che era uscito dalla parte dove era solita dormire la moglie e lo aveva compresso. Tra l’altro, a parte l’escalation di azioni sempre più incisive e capaci di sgualcire il letto all’inverosimile a cui il Logli fa ricorso, appare alquanto improbabile, viste le temperature di quel gennaio che Antonio Logli, avendo le ciabatte dalla propria parte del letto, sia uscito dalla parte di Roberta ed abbia camminato scalzo sul pavimento freddo per raggiungerle.

In sintesi, sono molteplici i dati che ci fanno concludere che Roberta andò a letto quella notte:

  1. l’affermazione dello stesso Logli: sono andato a letto un pochino prima io di lei;
  2. la presenza del suo telefonino sul comodino: la Ragusa era già andata a letto e aveva condotto con sé il telefonino perché avrebbe dovuto svegliarla al mattino;
  3. la necessità da parte del marito di giustificare in modo crescente i motivi per i quali il letto dalla parte di Roberta fosse sfatto al mattino;
  4. la evidente menzogna riferita dal Logli sul fatto che la moglie stesse scrivendo la lista della spesa;
  5. la conferma che Roberta avesse addormentato sua figlia.

7) Antonio Logli ha sostenuto che quando lui andò a dormire la Ragusa indossava pantaloni e maglietta e ha gettato ombre sulla testimonianza di sua figlia che la ricordava in pigiama.

Lei l’ha vista che era vestita con questo pigiama rosa?

No, no, aveva i pantaloni che sta… che tiene in casa, pantaloni e maglietta.

… su questa sedia che scriveva la lista della spesa aveva questi pantaloni e questa maglietta…

Come era vestita quella sera?

Aveva questa magliettina bianca e questi pantaloni, però sono… sono in casa adesso, l’unica cosa che non abbiamo trovato era il pigiama, tra l’altro io non so nemmeno di che colore fosse il pigiama perché… eemm, non ne ho idea, era stato cambiato il letto, era stato cambiato… eee non lo so, insomma.

Un’ennesima tirata oratoria dove il Logli mostra molte incertezze nel linguaggio, cerca di prendere tempo, usa non parole e ripetizioni ma più che altro fornisce un’informazione superflua ovvero che il letto era stato cambiato.

C’è un pigiama che manca?

No, il pigiama suo non l’ho trovato.

Quindi ce l’ha in mente?

No, non ce l’ho in mente. La bimba mi ha detto secondo lei che era rosa però io non lo so se il pigiama era rosa o com’era.

Perché non si ricorda il pigiama?

Io non mi ricordo perché non l’ho vista col pigiama, io l’ho vista coi pantaloncini che gli ho detto ora, blue e la maglietta bianca.

Quindi lei non sa che pigiama aveva sua moglie?

E’ la giornalista a suggerire una risposta negativa.

No, io però l’ho chiesto alla bimba perché sicuramente la bimba l’aveva vista, visto che l’avev… presumo che l’abbia addormentata.

La bimba dice che il pigiama era rosa?

La bimba ha detto che il pigiama era rosa, però io non so quanto sia attendibile.

Manca il pigiama?

Manca il pigiama perché non l’abbiamo trovato però teoricamente avrebbe potuto rimetterlo nel cassetto.

Il Logli cerca di smentire sua figlia sostenendo che la bambina possa non essere attendibile, non solo, nel tentativo di non far passare l’ipotesi che la moglie si sia allontanata in pigiama arriva a suggerire che dopo averlo indossato Roberta lo abbia rimesso nel cassetto, tra l’altro smentendo in questo modo la possibilità da lui prospettata che la donna si possa essere allontanata di casa a causa di un vuoto di memoria, il riporre il pigiama nel cassetto, dopo averlo indossato infatti, apre alla possibilità della fuga premeditata. Antonio Logli è il peggior nemico di se stesso.

Se manca il pigiama vuol dire che c’è un pigiama?

No, pigiami ce ne son diversi… no, manca il pigiama perché, no, perché si presuppone che la persona che va a letto si metta il pigiama e poi se lo leva e l’appoggia sul letto, sul letto sul davanzale della finestra, eh, il pigiama si trova, eh, non s’è trovato, né il pigiama né le ciabatte e quindi avevamo…avevamo…

Il fatto che il Logli non concluda la frase significa che qualcosa è stato lasciato fuori, la gravità della situazione rende le frasi monche molto sospette. 

Si presuppone che lei sia uscita?

Brava, infatti vi avevamo detto che il pigiama era rosa, che fosse in giro col pigiama rosa.

Antonio Logli, a causa della presenza della madre Giancarla al suo fianco durante l’intervista, è costretto ad ammettere che Roberta possa essersi allontanata in pigiama, non lo fa a suo nome ma a nome di tutti i componenti della famiglia con un: avevamo, in poche parole si nasconde nella folla.

Sua figlia ha raccontato che la mamma l’ha messa a letto con il pigiama?

No, veramente, la bimba, in modo non moltooo, diciamooo mmm… convinto, sembra che abbia detto che la mamma la sera non l’ha addormentata, però mi sembra strano perché la mamma la sera l’addormenta sempre, ha capito? E poi, ecco ha riportato una cosa come per dire domani si va alla COOP e poi si va a prendere le scarpe, però la bimba mi fa: Però me l’ha detto in un modo che sembra quasi che non ci saremmo andate, ecco… però le ripeto è una bimba di 11 anni, non so quanto sia attendibile quellooo.. quello che dice, ecco.

Ancora una volta il Logli cerca di far passare il messaggio che la testimonianza di sua figlia non sia attendibile. Un’ennesima tirata declamatoria dove Antonio Logli riferisce informazioni superflue e impressioni nel tentativo di screditare la testimonianza della bambina.

Come era vestita quando è scomparsa presumibilmente?

Non lo so, non lo so come fosse vestita, non lo so perché eemm, come le dicevo prima emm, se apre l’armadio le faccio vedere che c… c’ho tanta di quella roba che uno… eee tutte le ante sono piene eee… scarpe…

Una risposta con una informazione cruciale, mentre parla dell’armadio di Roberta, il Logli si tradisce e ci dice che la Ragusa è morta, egli infatti afferma: … “se apre l’armadio le faccio vedere che c… c’ho tanta di quella roba che…” quel: “c’ho”, ci dice che ormai è tutto suo, che Roberta non c’è più, se il Logli avesse pensato alla moglie in vita avrebbe detto: “… se apre l’armadio le faccio vedere che c… c’ha tanta di quella roba che…, c’ha non c’ho, femminile e non maschile”.

E’ per quello che diciamo che manca il pigiama, di solito la mattina anche io mi spoglio, cioè mi tolgo il pigiama e mi vesto con gli abiti per uscire e il pigiama lo lascio in camera e quindi… ecco manca il pigiama suo perché non l’abbiamo trovato in giro, avrebbe potuto anche, che ne so, lavarlo in lavatrice, non lo so, capito? Perché è lei che ha sempre gestito tutta la casa, le pulizie, i vestiti eee.

Ancora un tentativo di trovare una giustificazione alternativa all’assenza del pigiama. In questa risposta, data dopo pochissimi giorni dalla scomparsa della moglie, senza alcuna indicazione che possa far supporre che Roberta sia morta, il Logli usa il verbo al passato: è lei che ha sempre gestito tutta la casa, confermandoci invece che Roberta è morta, un soggetto non coinvolto nella scomparsa avrebbe detto: è lei che gestisce la casa, anche solo per tentare di esorcizzarla. Inoltre il Logli ipotizza che Roberta abbia potuto mettere il pigiama in lavatrice, è chiaro che se fosse stato in lavatrice i familiari di Roberta l’avrebbero trovato, un autogol.

Però sua figlia ha detto di aver visto la mamma col pigiama rosa?

Col pigiama rosa, sì, no, veramente, no, la bimba mi ha detto che il pigiama di mamma era rosa.

L’ennesimo ridicolo giro di parole per tentare di smentire sua figlia.

Cioè?

Cioè… perché io siccome i carabinieri mi hanno chiesto di che colore è il pigiama e io non lo so di che colore era il pigiama, gli ho detto: Alessia, te ti ricordi il pigiama che sta usando in questo momento mamma di che colore è? E lei mi ha detto rosa, non so se me l’ha detto perché le piace il rosa o se lo ricorda eee, ha capito?

Lei ha ricordo di un pigiama rosa?

Può darsi, ora se si guarda nei cassetti probabilmente ci sarà un… ce n’è diversi.

Lei ha guardato?

Io non lo so dove sono i pigiami, mammaa, te sai mica dove li tiene i pigiami Roberta?

Il Logli ha sempre manifestato dubbi sull’abbigliamento di Roberta nonostante mancasse il pigiama con cui la figlia la vide vestita per l’ultima volta ed invece gli abiti da lui descritti fossero rimasti in casa, abiti che, tra l’altro, l’uomo, nel tentativo di avvalorare la sua testimonianza ed esponendosi al ridicolo, ha mostrato inutilmente alle telecamere “questi pantaloni e questa maglietta sono rimasti qua”. Un errore dovuto probabilmente all’imbarazzo provato per la presenza della madre Giancarla durante l’intervista che lui non voleva insospettire con risposte improbabili. Antonio era ben consapevole che i due avrebbero potuto stupirsi delle sue risposte e per questo si è trattenuto. In più di un’occasione Valdemaro e Giancarla hanno partecipato alla conversazione, dopo una domanda della giornalista, mentre Antonio Logli cercava di convincerla che, essendo l’armadio pieno, sua moglie, prima di allontanarsi,  avrebbe potuto indossare uno dei tanti abiti che aveva, l’ignara madre Giancarla, vedendolo titubante, ha affermato “Di solito quando la mattina si alza mette il pigiama sopra il letto, non lo abbiamo trovato sul letto e le ciabatte”, mostrando di credere senza remore alla nipotina.

Che cosa manca da casa oltre il pigiama?

Da casa sicuramente le scarpe da ginnastica quelle non l’abbiamo trovate poi per il resto c’è talmente tanta roba che non siamo in grado di capire.. cosa possa mancare o meno.

Anche nella risposta a questa domanda, che nulla avrebbe a che fare con il pigiama, il Logli cerca di condurre la giornalista dove vuole lui ovvero cerca ancora di mettere in dubbio il fatto che Roberta possa essere uscita in pigiama.

8) Antonio Logli ha sempre sostenuto che non c’erano problemi particolari nel suo rapporto coniugale. Dalle indagini è però emerso che lui aveva un’amante da circa sette anni e che era stato al telefono per lungo tempo con lei la sera della scomparsa di Roberta, le aveva telefonato una prima volta alle 23.08, rimanendo con lei al telefono per 42 minuti fino alle 23.50, l’aveva richiamata alle 23.56 per una telefonata di 20 minuti che si era conclusa alle 00.16 ed infine l’aveva richiamata alle 00.17 per soli 17 secondi per dirle: “Ti amo, buonanotte”.

Com’era il rapporto con sua moglie, avevate avuto dei problemi, eravate in un periodo burrascoso, c’erano problemi tra di voi?

Diciamo che i rapporti sono i rapporti che ci sono nelle famiglie, stanchezzaaa… i figli che a volte vanno meglioo, vanno un peggiooo, si litigano eeemm… era diciamo, secondo me, un rapporto normale senzaaa… senza problemi particolari, secondo me.

Il Logli afferma che il suo rapporto con la Ragusa era “un rapporto normale”, l’uso della parola “normale” implica che il rapporto non lo fosse affatto, non solo, durante la risposta dice “secondo me” per ben due volte, mostrando di mettere in dubbio ciò che sta per dire e ciò che ha appena detto.

E mi permetta…?

Certo.

C’era stati problemi particolari sua moglie aveva avuto una sbandamento per un’altra persona?

No, no, che mi risulti no.

Lei aveva avuto una storia?

No, no, no.

C’erano delle litigate?

Litigate, se si possono intendere litigate, magari uno dice di fare una cosa al figlio e l’altro dice il contrario, ecco, questo sì.

Normali litigi?

Io penso che sia normale, penso che sia normale, insomma.

Non una situazione…?

Non catastrofica, ecco come… come si potrebbe pensareee normalmente una relazione quando è allo sbando, secondo me, no.

Con questa ultima risposta il Logli lascia intendere alla giornalista come la relazione tra lui e Roberta fosse allo sbando ma dall’esterno non apparisse catastrofica.

Roberta è gelosa di lei?

Ma nella normalità, insomma.

Ci sono state delle scenate?

No, no, scenate no.

Discussioni?

Mm, no, discussioni grosse no.

Dicendo che non c’erano state “discussioni grosse” il Logli ammette che c’erano comunque state delle discussioni.

Non ci sono state delle discussioni accese e pesanti tra di voi?

No, non ci sono mai state discussioni accese.

Anche in questa risposta il Logli, dicendo che non c’erano state “discussioni accese”, ammette che comunque c’erano state delle discussioni. Antonio Logli per la seconda volta, quando interrogato su eventuali discussioni, non è in grado di negare in modo credibile. 

Si dice fosse gelosa di un’altra donna, quando è successo?

Mah, quando è successo… è successo, ora se glielo devo dire oggettivamente, non mi ricordo.

Di recente?

No, è già un po’ di tempo.

Mesi?

Mah, qualche mese fa, sì, ne abbiamo parlato.

Si dice che lei abbia un’altra e che alla base di questa scomparsa ci sia questo?

Sì, sì, questo l’ho sentito, però insomma è una persona intelligente e quindi non… non avrebbe mai fatto discussioni per una cosa del genere.

Quantomeno però avrebbe chiesto se era vero?

Sì, per l’amor di Dio, però non è una persona litigiosa.

Però Roberta l’ha chiesto se c’era qualcosa di vero?

Mah, ce lo siamo chiesti mmm però non eraaa… cioè non ha portato a nessunaaa a nessuna discussione, insomma.

Interessante la frase “ce lo siamo chiesti”, il coinvolgere entrambi nella richiesta nasconde un tentativo di condividere la colpa. Il Logli non riesce ad usare la forma “Me lo ha chiesto”, la risposta è così contorta da risultare indimenticabile. 

Cioè nel senso lei ha detto: No, non è vero?

Sì.

Ed è finita lì?

Certo.

Da chi l’ha saputo?

No, è che come tutte le donne, no, è quando vedano, che ne so dei messaggi o qualcosa, si incuriosiscono, tutto lì però non era fondato, insomma.

Me lo spiega meglio?

Mah, eee, cosa le devo dire? Ha visto, uno ha il cellulare in tasca, arriva un messaggio e d… chi è? Uno glielo fa vedere, è una persona, che ne so, con cui uno ha rapporti di lavoro e non c’è niente di male, ecco.

E’ incredibile ma vero, come spesso capita, è molto difficile mentire, Antonio Logli dice volontariamente alla giornalista che la sua amante va ricercata tra coloro con cui ha rapporti di lavoro. Le tirate oratorie grazie alle informazioni aggiuntive sono una manna dal cielo e per questo non vanno mai interrotte.

9) Il Logli ha riferito ai giornalisti di essere stato collaborativo con i carabinieri.

Perché l’hanno fatta spogliare?

No, io, no, mi hanno detto che avrei potuto non… non spogliarmi eee però giustamente il mmm… non ho chiesto il motivo, mi sono spogliato tranquillamente e successivamente mi hanno detto che potevo avere delle lesioni o qualcosa del genere addosso se avessimo avuto una colluttazione, ecco, questo mm… però insomma stanno lavorando per noi non vedo il motivo per cui non avrei dovuto farlo.

Antonio Logli insiste su un punto, ci tiene a spiegare che lui si è spogliato volentieri, che lo ha fatto per collaborare, mostrando di non essere offeso per il fatto che gli inquirenti si siano accertati che non ci fossero i segni di una eventuale colluttazione. Generalmente un innocente invita gli inquirenti a cercare altrove, a non focalizzare su di lui, come è accaduto nel caso di Michele Buoninconti, il quale ha sempre sostenuto, a ragione, che si perdesse tempo ad indagare su di lui.

Quindi loro hanno…?

Hanno voluto guardare i cellulari, hanno guardato i cellulari, hanno chiesto se potevano guardare i cellulari, hanno letto i messaggii anche lì mi hanno chiesto l’autorizzazione ma, non mmm… non ho avuto problemi a dargliela, insomma.

Dalle indagini è emerso che il Logli, all’indomani della scomparsa della moglie, ha distrutto un telefonino che usava per parlare con la sua amante Sara Calzolaio e in quelle ore cruciali ha chiesto alla ragazza di distruggere anche il suo, quindi evidentemente è stato tutt’altro che collaborativo con gli inquirenti ai quali naturalmente ha negato un coinvolgimento affettivo con un’altra persona che ha ammesso solo in seguito alle dichiarazioni della stessa Sara Calzolaio.

E’ interessante un discorso fatto dal Logli fuori campo ad una giornalista:

Alice, senti, ci sono gli inquirenti stanno lavorandoo, hanno interrogato tantissime persone per cui meglio che loro, io non… mi rimetto a loro, perché voglio dì, mi sembra stiano lavorando nel migliore dei modi, mi ha chiamato anche oggi il maresciallo dicendomi che c’è questa segnalazione a aaa… non mi ricordo più, insomma.

Il Logli, nonostante gli inquirenti non abbiano ritrovato sua moglie che, uscita in pigiama, di notte, in un giorno freddissimo di gennaio, non avrebbe avuto speranze di sopravvivere all’aperto che poche ore, parla di chi indaga con rispetto e delicatezza “stanno lavorando per noi e:… mi sembra stiano lavorando nel migliore dei modi”.
Antonio Logli è prodigo di complimenti nonostante tutto, atteggiamento sospetto, i familiari non coinvolti nelle scomparse dei propri cari sono sempre polemici e critici nei confronti degli inquirenti finchè i loro parenti non vengono ritrovati. Il Logli mostra invece di avere validi motivi per essere contento di come vanno le ricerche di sua moglie, delle quali tra l’altro sembra disinteressarsi, lo si evince dalle sue parole “mi ha chiamato anche oggi il maresciallo dicendomi che c’è questa segnalazione a aaa… non mi ricordo più, insomma”, il Logli incredibilmente confessa alla giornalista di non ricordarsi con precisione di quella segnalazione, una delle prime ma si preoccupa di apparire in contatto con gli inquirenti.

Ancora parlando di un rappresentante delle forze dell’ordine Antonio Logli dice: 

… non sapevamo come comportarci e siccome conosco un… mmm… maresciallo dei carabinieri le cui figlie vanno a scuola insieme alla bimba, alla mia bimba e mi è… ho chiamato lui insomma, mi ha un attimo rassicurato per quanto anche lui fosse rimasto basito, ho detto: Guarda, scusa se ti disturbo, io sono in questa situazione, non so come comportarmi e lui mi fa:Io intanto prendo la denuncia…

Il fatto che il Logli dica al maresciallo “Guarda, scusa se ti disturbo, è anomalo”, una preoccupante scomparsa non prevede il ricorso alla buona educazione né ai convenevoli, ogni manifestazione di eccessiva educazione in questi casi è sospetta, non solo è un segnale di un tentativo di captatio benevolentiae ma prova anche che il soggetto che parla non è davvero preoccupato.

In aggiunta a questi 9 punti l’analisi di altre dichiarazioni del Logli ai giornalisti ci permette di affermare che:

a) Il Logli, quando il mattino del 14 gennaio si recò in camera del figlio, sapeva da ore che Roberta non avrebbe potuto svegliarlo, infatti, interrogato su ciò che fece dopo aver spento la sveglia, l’uomo riferì alla giornalista di essersi recato dal figlio che avrebbe dovuto svegliare lui.

Ho girato tutta la casa e poi mi sono recato dal bimbo che avrei dovuto appunto svegliare… avrebbe dovuto svegliare lei visto che si alzava prima perché il sabato mattina va a scuola la bimba invece il sabato non va a scuola…

Il Logli si tradisce dicendo “mi sono recato dal bimbo che avrei dovuto appunto svegliare” ed è inutile il suo tardivo tentativo di correggersi con un “avrebbe dovuto svegliare lei”.

b) Il Logli non è stato capace di negare di aver usato l’auto quella notte.

E la sua macchina invece dove stava?

La mia macchina sta dietro sul piazzale.

Dove c’è l’autoscuola?

E’ la giornalista a suggerire la risposta.

Lì vicino all’autoscuola sì

Vicino al palo?

No, abita, sì, abita, proprio aeee all’inizio, dove c’è la scuola di ballo.

Quella sera non è uscito in macchina?

E’ la giornalista a suggerire una risposta negativa.

No.

Con che macchina è uscito quando è andato a cercarla?

No, quella sera non sono uscito per andar…

La giornalista chiede dove stesse quella sera l’auto del Logli e lui risponde dicendo dove “sta” in quell’esatto momento e dove la tiene di solito. Nonostante l’ultima risposta, “No, quella sera non sono uscito per andar”, appaia una negazione non è invece che una risposta monca che non significa nulla e che non ha le caratteristiche di una negazione credibile. Non sta a noi leggere una negazione dove non c’è.

Un testimone vide Antonio Logli fermo dentro la sua Ford Escort station wagon, a fari spenti, in via Gigli, la notte tra il 13 ed il gennaio 2012 tra le 00.30 e le 00.40  e la collaboratrice domestica di Roberta quella notte vide la stessa auto del Logli parcheggiata nel vialetto di casa dove lui non era solito lasciarla poco dopo le 00.40. Inoltre, la donna ha affermato che all’indomani il Logli pulì con cura proprio il pavimento del vialetto in una zona dove lei aveva visto la Ford Escort ferma nella notte tra il 13 ed il 14 gennaio e un’altra testimone disse di aver visto Antonio Logli pulire una chiazza presente sulla strada. Quella notte il Logli danneggiò l’auto, le macchie viste dalla testimone non erano di sangue ma di gasolio, infatti nessuna traccia ematica fu ritrovata nelle due auto in uso alla famiglia Logli-Ragusa. L’auto che perdeva gasolio non poteva che essere la Ford Escort station wagon all’interno della quale il Gozi vide Antonio Logli fermo in via Gigli a fari spenti, auto che perse gasolio anche nel vialetto di casa e che il Logli pulì. Proprio con la sua Ford Escort station wagon Antonio Logli volle uscire con un amico la mattina del 14 gennaio per andare al cimitero di Orzignano e al cimitero di Pisa dove lasciò l’auto.

Il Logli, la notte dell’omicidio, dopo essersi reso conto del danno arrecato alla Ford Escort, la riportò a casa, la parcheggiò nel vialetto e uscì di nuovo ma questa volta con la C3 di Roberta. Naturalmente il Logli sostituì l’auto la sera dell’omicidio e poi al mattino dopo la lasciò al cimitero per un semplice motivo: evitare che, se il Gozi avesse detto subito di averlo visto in strada, la presenza del gasolio in via Gigli provasse che si trovava in strada quella notte avendo sempre sostenuto di essere andato a letto intorno alla mezzanotte.

c) Antonio Logli lascia intendere che qualcosa è successo il giorno prima:

Sicuro che non è successo niente il giorno prima?

No, almeno diii…

Tra di voi?

No, non è successo niente.

Prima di negare con un “No, non è successo niente”, il Logli ci informa che qualcosa è successo “No, almeno diii… e lo fa con una risposta monca che denuncia un autocensura.

d) In due occasioni mentre parla coi giornalisti Antonio Logli ride in modo incontenibile ed entrambe le volte lo fa mentre riferisce di aver cercato Roberta quella mattina.

L’ho cercata per la casa e non l’ho trovata, sono andata in camera del bimbo e ho detto: Ma è qui mamma? Lui ha detto: No, mamma non c’è eeee poi ho cominciato a cercarla fori (a questo punto è incapace di trattenere il riso), ho chiamato mia madre per sapere se era in casa sua, sono andato a vedere se aveva buttato via l’immondizia perché ora facciamo la porta a porta, quindi mettiamo fori i cassonetti.

Tu la mattina sei venuto dai tuoi genitori, da tua madre?

Sì gli ho telefonato prima, gli ho chiamati, come diceva lui e gli ho chiesto se era scesa (ride) perché, dopo aver cercato in casa…

Evidentemente il Logli trova esilarante raccontare di aver finto di cercare la moglie dopo averla uccisa.

e) Antonio Logli rivolgendosi a Sara Calzolaio, durante una conversazione in cui i due parlano di una puntata di Chi l’ha visto dove il testimone Loris Gozi ha rivelato ciò che aveva dichiarato agli inquirenti, ha affermato:

Dice una cosa, no?! Manuel, giustamente, dice: Hanno fatto vede’ questa qui che c’è stata, insomma, questa colluttazione, è stata spinta sulla macchina, poi questa ha chiuso lo sportello, è andata dall’altra parte, dice: Ma scusa, uno va dall’altra parte, questa riapre lo sportello, scappa, no?

Il Logli fa involontariamente una rivelazione straordinaria ovvero che era stata Roberta a fare il giro della macchina dopo aver chiuso con rabbia lo sportello del guidatore con un esplicito “questa ha chiuso lo sportello, è andata dall’altra parte”, confermandoci così che i due che litigavano erano lui e sua moglie, che fu la Ragusa a sbattere le portiere e che era lui che guidava. Il fatto che fosse Antonio a guidare ce lo conferma la sgommata che fece partendo e che difficilmente avrebbe fatto Roberta.

Questa è la logica ricostruzione di come andarono i fatti:

i due coniugi stavano litigando dal lato sinistro dell’auto, dalla parte del guidatore, quando li vide il testimone Loris Gozi; il giro per entrare in auto, vista la posizione dell’auto, lo avrebbe dovuto quindi fare il passeggero e non chi guidava; Roberta decise volontariamente di entrare in macchina perché Antonio Logli la convinse ad entrare nella C3 con una qualche promessa, forse di portarla da Sara per chiarire e solo in seguito la uccise.

Fu Roberta a sbattere con forza le portiere dell’auto per la rabbia, il Logli non aveva alcun interesse a richiamare l’attenzione dei vicini.

Fu Antonio Logli a guidare entrambe le auto, prima la Ford Escort e poi la C3, mentre la Ragusa si allontanò da casa a piedi finché lui non la convinse ad entrare in auto. 

Questa ricostruzione spiega anche il perché non furono ritrovate tracce di sangue nell’auto. Non ci fu una colluttazione durante la discussione cui assistette il Gozi, l’omicidio avvenne altrove e né Roberta ferita né il suo cadavere furono mai trasportati su quell’auto. Antonio Logli uccise sua moglie all’esterno della C3 nello stesso luogo dove occultò il suo corpo.

f) Dopo una puntata di Chi l’ha visto dove veniva mostrata una ricostruzione animata di ciò che il super testimone Loris Gozi aveva visto la notte della scomparsa di Roberta, il Logli e la sua amante vennero intercettati mentre parlavano al telefono:

Antonio: L’altra sera hanno fatto il cartone animato…

Sara: Sì, l’era glaciale

Antonio: No, no il cartone animato amm… come si chiama? A Chi l’ha visto, cioè hanno fatto vedere la C3 grigia che dove c’era, dove mi hanno riconosciuto me, dice e c’era una donna che..

Ciò che è rilevante in questa risposta non è tanto l’uso del plurale che può essere semplicemente un modo di dire, quanto il fatto che il Logli ammetta che era lui quello che il Gozi vide “mi hanno riconosciuto me”, solo tardivamente prova a correggersi con l’aggiunta del “dice”. Tra l’altro il Logli usa il “me” in aggiunta al “mi” come rafforzativo, dicendoci con convinzione che era proprio lui.

g) Il Logli la notte tra il 13 ed il 14 gennaio si nascose in soffitta per parlare con l’amante. Fece una prima telefonata della durata 42 minuti che iniziò alle 23.08 e terminò alle 24.50.

Anche senza i tabulati telefonici, l’analisi del linguaggio ci avrebbe fatto intuire che mentiva sulle cause della sua presenza in soffitta quella notte, ecco perché:

… poi tra l’altro quando sono tornato sono andato in soffitta e ho fatto dell’altri lavoretti qui.

Cosa doveva fare?

Ma, io come hobby riparoo le schede dei computer, faccio questi lavori qui, ecco.

Il Logli risponde in modo evasivo, non dicendo che cosa fece esattamente quella notte, ma dando una risposta generica attraverso la quale riferisce semplicemente le sue abitudini.

La notte tra il 13 ed il 14 gennaio dopo una lunga telefonata tra il Logli e l’amante Sara Calzolaio iniziata alle 23.08 e terminata alle 23.50, l’uomo chiamò nuovamente Sara alle 23.56, questa seconda telefonata terminò alle 00.16 e fu seguita da una brevissima telefonata che mise in contatto le solite due utenze alle 00.17 per 17 secondi per un’ultimo saluto affettuoso.

h) La vera sequenza degli eventi di quella sera:

Antonio Logli ha riferito ai giornalisti di aver cenato, di aver messo i bambini a letto verso le 23.00, di essere andato in autoscuola, di essere tornato a casa, di essere andato in soffitta, di aver messo la bambina nel lettino, di aver salutato Roberta in cucina e di essere andato a letto verso mezzanotte.

… io ho fatto andare a letto i due bambini circa verso le 11.00, dopodiché sono andato giù in autoscuola e ho fatto quello che avevo da fare, ho pensato di esserci stato circa una mezzora, dopodiché sono ritornato in casa e sono andato in soffitta e ho pensato che fossero all’incirca mezzanotte, a quell’ora lì ho preso la bimba l’ho portata nel suo letto, ho salutato, ho detto a mia moglie: Vado a letto e ho preso e sono andato a letto.

In questa risposta sono presenti due “dopodiché”, avverbio che segnala una lacuna temporale, il Logli dissimula, non racconta tutto, il primo “dopodiché” nasconde la prima telefonata e la sua permanenza in soffitta per 42 minuti, il secondo “dopodiché” le due successive telefonate, la permanenza in autoscuola e l’omicidio.

L’amante del Logli, Sara Calzolaio ha affermato di aver sentito le voci dei bambini durante la prima telefonata (23.08- 23.50) e che il Logli le aveva confidato di essere in soffitta, quindi evidentemente il Logli rimase per quei 42 minuti in soffitta, poi, dopo le 23.50, mise la bambina nel suo letto e solo successivamente andò in autoscuola, ce lo conferma lui in un’altra intervista:

Abbiamo cenato eeee i bambini sono andati a lettooo un po’ più tardi del solito, verso le 11.00, ioooo ho fatto mmm delle cose che avevo da fare qui, ho messo a posto della roba in soffitta, sono andato all’autoscuola, ho rimesso a posto le sedie perché il pomeriggio avevamo il medico eeee poi sono andato a letto, cioè sono andato a letto, ho p… perché la sera la bimba si addormenta con la mamma nel nostro letto, l’ho p… presa e l’ho portata nel suo lettino, dopodiché mia moglie era alla televisione, guardavaa mmm una trasmissione e stavaa scrivendo la lista della spesa, l’ho salutata eee ho detto: Guarda io vado a letto, buonanotte. E sono andato a letto e poi mi sono svegliato la mattina, ecco, così è andata.

…ho messo a posto della roba in soffitta, sono andato all’autoscuola, è questo l’ordine giusto ed è il Logli a riferircelo.

Il Logli dice che la figlia solitamente si addormentava con la madre, quando Antonio trasferì la figlia nel lettino, Roberta era già a letto e lui spostando la bambina la svegliò. 

Ecco come con tutta probabilità andarono i fatti:

Il Logli fece la prima telefonata a Sara dalla soffitta, al termine della stessa, poco dopo le 23.50 trasferì la figlia nel suo lettino mentre Roberta dormiva, andò in autoscuola e da lì chiamò Sara altre due volte, l’ultima volta alle 00.17, una telefonata di commiato il cui contenuto è stato riferito dalla ragazza agli inquirenti “Ti amo, buonanotte”.

Il fatto che pochi minuti dopo la fine di quella telefonata l’uomo fosse in strada ci fa inferire che probabilmente Roberta prese coscienza in quell’occasione, per aver origliato, che l’amante che sospettava che Antonio avesse non era altri che la sua segretaria, Sara Calzolaio. Quella notte il Logli scese dalla soffitta dopo le 23.50, mise la figlia nel suo lettino prelevandola dal letto matrimoniale dove la bimba stava dormendo con la madre e  intorno alla mezzanotte si diresse in autoscuola, Roberta si svegliò, si mise le scarpe da tennis e una giacca, lo seguì a sua insaputa e lo sentì parlare con l’amante, ne nacque logicamente una discussione, la Ragusa uscì dall’autoscuola inseguita dal marito, percorse pochi metri, raggiunse la staccionata, la scavalcò e si incamminò tra i campi, che attraversò fino ad arrivare in via Gigli per dirigersi a casa di Sara Calzolaio che abitava poco distante e che era decisa ad affrontare. La discussione iniziale tra Antonio e Roberta ebbe luogo dopo le 00.17  in autoscuola, per questo motivo i bambini non sentirono niente, per questo motivo anche il titolare della scuola di ballo, che se n’era andato verso la mezzanotte, come ha ricordato Antonio Logli ai giornalisti in un’occasione, non sentì nulla. Tra l’altro questa ricostruzione ci spiega anche perché il Logli, credendo di essere solo in autoscuola, disse liberamente a Sara “Ti amo, buonanotte”.

Se Antonio e Roberta avessero discusso in casa, la Ragusa sarebbe uscita di casa prendendo le chiavi della sua C3 mentre invece gli eventi la travolsero e scappò a piedi; inoltre, se avessero discusso in casa Roberta non avrebbe avuto ai piedi le scarpe da tennis e neanche il cappotto che indossò proprio per seguire il marito in autoscuola.

i) Le ricerche con i cani:

I cani seguirono una traccia tra i campi che li condusse fino a via Gigli. Su questo punto, dopo una riflessione del proprio padre che riferisce ad una giornalista di non credere che la Ragusa potesse aver fatto quel percorso, Antonio si tradisce e mostra di sapere a che ora Roberta avrebbe attraversato i campi:

Valdemaro Logli: Secondo me è improbabile, a scavalca’ di notte a buio, qui dove va uno? Qui è veramenteee impossibile, no?

Antonio Logli: Ora però c’è da dire che a quell’ora… poteva co… ah già,  mezzanotte, no, no, è buio, però… insomma, i lampioni sono accesi.

Come poteva sapere Antonio Logli che Roberta aveva scavalcato e si era diretta nei campi a mezzanotte se non per essere stato presente? Il Logli vide la moglie che si dirigeva verso via Gigli grazie alla luce dei lampioni e per questo motivo si recò lì in auto ad attenderla, inoltre sapeva della sua intenzione di recarsi a casa di Sara Calzolaio e la direzione non poteva che essere quella. Questi fatti accaddero poco dopo la mezzanotte, dopo l’ultima telefonata del Logli a Sara, quella di 17 secondi delle 00.17. 

Il Logli, nel descrivere alla giornalista come si comportarono i cani durante le ricerche, ci conferma che seguirono la pista giusta:

Infatti, io credevo quando son partiti, dico: Ora entrano dentro, magari hanno sbagliato strada, perché la sera era uscita eee da lì, era entrata e uscita più d’una volta ed invece no, la porta era aperta… non sono entrati ma sono andati a dritto.

Antonio Logli dice di aver pensato che i cani avrebbero potuto sbagliare strada,  che sarebbero potuti entrare in autoscuola e aggiunge che invece no, non si sbagliarono, andarono a dritto, confermandoci che il percorso fatto dai cani corrisponde a quello che fece Roberta quella notte e di cui lui è a conoscenza per sua stessa ammissione. 

l) La premeditazione:

Il Logli maturò l’idea di uccidere la moglie mentre si trovava dentro la sua Escort station wagon, per questo cambiò macchina, per non rischiare che l’auto danneggiata lo lasciasse a piedi dopo averla uccisa ed averne occultato il corpo. Fu Roberta, dopo la discussione in via Gigli, a sbattere con forza le portiere della C3 per la rabbia, il marito non avrebbe avuto alcun interesse a richiamare l’attenzione dei vicini in quanto aveva già in mente di ucciderla.

In conclusione, Antonio Logli mente quando afferma che la caduta dalla scala del 10 gennaio 2012 fu un incidente domestico; mente quando riferisce che Roberta stava scrivendo la lista della spesa quando lui andò a letto; mente quando dice di essere andato prima in autoscuola e poi in soffitta; mente quando afferma di essere andato a letto a mezzanotte; mente quando riferisce di non sapere come fosse vestita sua moglie quando uscì di casa ed inoltre ci informa che lui e la Ragusa ebbero delle discussioni ed una di queste il giorno prima della scomparsa.

E ci dice invece che spinse la moglie giù dalla scala; che Roberta andò a letto quella notte e si addormentò con la bambina; che lui andò prima in soffitta e poi in autoscuola; che Roberta si incamminò nei campi e che i cani seguirono la pista giusta; che lui mosse la sua auto la notte della scomparsa della Ragusa; che era proprio lui quello che il Gozi vide dentro la Ford Escort station wagon fermo in via Gigli; che la notte della scomparsa lui e la moglie discussero in strada vicino alla C3 di Roberta; che fu la Ragusa a fare il giro dell’auto per entrare dalla parte del passeggero e a sbattere le portiere; che al mattino lui era a conoscenza del fatto che la moglie non era in casa.

Dalle indagini e dall’analisi del linguaggio dei soggetti vicini a Roberta Ragusa non sono emersi elementi che possano far supporre un loro coinvolgimento nell’omicidio o nell’occultamento. Case closed.

Leggi anche: Analisi di un’intervista rilasciata da Antonio Logli dopo la sentenza della Corte d’Appello di Firenze

La testimonianza di Loris Gozi

Ho analizzato un’intervista rilasciata da Loris Gozi alla giornalista Paola Grauso, andata in onda nella puntata del 13 marzo 2013 della trasmissione Chi l’ha visto. Loris Gozi nel settembre 2012 è stato sentito dagli inquirenti come testimone in merito all’omicidio di Roberta Ragusa. La donna è scomparsa da Gello, in provincia di Pisa, nella notte tra il 13 ed il 14 gennaio 2012, l’unico indagato per questo delitto è il marito Antonio Logli, l’uomo ha sempre sostenuto di essere andato a dormire verso la mezzanotte del 13 gennaio, dopo essersi accomiatato dalla moglie che, a suo dire, si trovava in cucina intenta a scrivere la lista della spesa ed a guardare la televisione, ma vediamo esattamente che cosa ha detto il Logli in un’intervista all’indomani della scomparsa della moglie:

Giornalista: Lei vede l’ultima volta sua moglie?

Logli: In cucina al tavolo che scrive la lista della spesa e guardava la televisione.

Da notare l’uso del tempo dei verbi nella descrizione delle attività di Roberta quella sera, scrive e guardava, uno al presente ed uno al passato. Il Logli parlando di un fatto passato descrive la Ragusa che scrive, usando il verbo al presente, l’uso del presente lascia intuire che l’uomo non si riferisca ad un fatto vissuto ma se lo stia inventando, infatti chi dice la verità usa il passato in quanto parla di un fatto già accaduto, mentre chi inventa pensa al presente e di conseguenza parla al presente, tra l’altro la riprova che il Logli si è inventato che la moglie stesse scrivendo la lista della spesa è proprio il fatto che  coniughi l’altro verbo al passato guardava

Giornalista: Che ora era?

Logli: Penso eee verso mezzanotte, però io non… per abitudine non guardo l’orologio prima di andare a letto, quindi… di sicuro i bambini sono andati a letto verso le 11.00 perché dovevano andarci alle 10.30, io li ho brontolati perché non non ci andavano.

In questa seconda risposta il Logli dice:.. di sicuro i bambini sono andati a letto verso le 11.00, facendo passare il messaggio che è invece insicuro di ciò che ha riferito subito prima riguardo all’orario in cui avrebbe visto per l’ultima volta la moglie e sarebbe andato a letto lui.

Il confronto incrociato tra queste risposte di Antonio Logli ed i dati emersi dalle indagini confermano le risultanze di questa breve analisi linguistica:

– La collaboratrice domestica di Roberta ha riferito agli inquirenti che non era abitudine della Ragusa scrivere una lista della spesa prima di recarsi al supermercato ma che invece la donna era solita aggiungere quotidianamente ad una nota che teneva in cucina ciò che le mancava, la riprova che quella sera Roberta non si trattenne a scrivere la lista è il fatto che l’ultimo elemento della nota è scritto con una penna diversa e quindi con tutta probabilità quella lista non è stata scritta tutta quella notte.

– Il secondo punto debole del racconto del Logli è il fatto che egli riferisca di essere andato a letto all’incirca verso la mezzanotte, non solo l’uomo è smentito dai tabulati telefonici che ci dicono che era ancora al telefono con la sua amante Sara Calzolaio alle 00.17, ma anche dal testimone Loris Gozi, un vicino di casa, che lo ha visto fermo in auto su una strada vicino a casa intorno a mezzanotte e mezza. Quella notte dopo una telefonata tra il Logli e l’amante iniziata alle 23.08 e durata 42 minuti, l’uomo chiamò nuovamente Sara alle 23.56, questa seconda telefonata terminò alle 00.16 e fu seguita da una brevissima telefonata, partita alle 00.17, che mise in contatto le solite due utenze per 17 secondi per un’ultimo saluto affettuoso, il fatto che pochi minuti dopo l’uomo fosse in strada ci fa inferire che probabilmente Roberta prese coscienza in quell’occasione che il marito aveva un amante, che era stato al telefono con lei e che la sua rivale era proprio la sua segretaria, Sara Calzolaio.

Per l’analisi integrale della dichiarazioni di Antonio Logli rilasciate a Chi l’ha visto a ridosso della scomparsa della moglie: https://malkecrimenotes.wordpress.com/2016/04/13/le-bugie-di-antonio-logli/

Loris Gozi e la moglie

Loris Gozi e la moglie

Trascrizione ed analisi dell’intervista rilasciata da Loris Gozi:

Cosa è successo?

Cosa è successo? Io sono andato a prendere mia moglie al lavoro, tornando a casa mi vanno gli occhi su questa macchina qua ferma, c’era un signore in macchina fermo, si nascondeva un po’ la faccia co… con la mano appena siam passati e basta… lui aveva la macchina spenta gli ho sfanalato coi fari alti, l’ho visto bene in faccia, ho visto anche com’era il giubbotto che aveva su, l’ho riconosciuto al volo.

In questa prima risposta ad una domanda aperta il testimone si mostra fortemente convinto di ciò che dice e ne rimarca il possesso attraverso l’uso del pronome personale “io”.

L’hai riconosciuto perché lo conosci?

Sì, lo conosco.

Sei sicuro?

Sì, sono sicuro 1000 per 1000 e io quello che dico a voi lo dirò sempre, le parole non le cambierò mai, quello che ho visto quella sera io me lo ricordo bene, sono sicuro, ho riconosc… la prima macchina l’ho riconosciuta, lui si vede, è una macchina un pooo’ particolare ma poi l’ho visto lui, ho visto lui in macchina, era seduto al volante qui… l’ho visto bene s’è messo la faccia… si nascondeva, poi glielo detto anche a mia moglie, ho detto: Guarda, ma non è il signore della scuola guida quello lì? A mia moglie… si vede era al telefonino, si è girata, ha visto solo la macchina di dietro.

Chi dice il vero usa la prima persona singolare, Loris Gozi lo fa ripetutamente ed in modo coerente, mostrando convincimento ed un indubbio possesso delle proprie risposte.

La macchina era la sua?

Sì, era quella station wagon, quella Escort… sì, era sulla destra.

Lungo la carreggiata fermo?

Fermo.

Da solo?

Da solo come se stesse aspettando qualcuno e dopo gli ho detto a mia moglie: Ma non è che aspetta qualche amante, qualcuno con quella bella donna che c’ha, va… c’ha un’altra? Boh e dopo abbiamo smesso lì, ci abbiamo gli affari nostri anche noi, non è che guardiamo il signor Logli.

Il fatto che il Logli si trovasse di notte in auto e che ciò fosse inusuale ha permesso al Gozi di fissare quell’evento nella sua mente.

Che ora era?

Era mezzanotte e mezzo.

Per certo?

Sì, sì.

Hai guardato l’orologio?

Sì, sì.

Sei passato con tua moglie e siete rientrati, no?

Sì, siamo rientrati…

Il Gozi coinvolge la moglie nel racconto solo quando è necessario, per il resto Loris parla per sé, un’attitudine di chi dice il vero. 

A casa?

A casa e ho aspettato altri 10, 15 minuti, 20 minuti poi hai visto come fanno i cani, leccava la porta, voleva uscire il cagnolino, voleva uscire e l’ho portato un po’ fuori, l’ho portato un po’ fuori, arrivando fuori dalla strada sentivo della confusione, degli urli deee… delle porte che sbattevano e mi han.. mi ha incuriosito questa cosa, sono andato più vicino però non ho fat… non ho visto se era sempre lui o lei, non sono sicuro.

Tu hai visto due persone?

Due persone che stavano litigando.

Un uomo e una donna?

Un uomo e una donna e una macchina, potrebbe essereeee quella sempre di loro, quell’altra, però non sono sicuro al 100%, sono sicuro sull’80%.

Il Gozi riguardo a questa parte del racconto si mostra meno certo, questa sua insicurezza, dovuta alla distanza ed al buio, ci conferma che Loris non mente quando afferma con convinzione di aver visto il Logli fermo in auto pochi minuti prima. Loris Gozi riferisce infatti solo ciò di cui è sicuro e comunque quando un testimone rievoca un evento non lo fa mai riproducendolo in modo fotografico in quanto è umanamente impossibile.

La macchina piccola, la C3?

Sì, la C3, sì.

Cosa ti impediva di vedere?

C’era un po’ di nebbia signora, ero lontano, ero incappucciato, ero col canino eemm…

La tua attenzione viene attirata perché?

Perché c’erano delle urla, la signora urlava, delle urla strazianti, forti.

Di paura?

Di paura, sì.

Della donna?

Della donna.

Hai sentito dei rumori, dei botti?

Sì, qualche botto, qualche cosa, qualche portiera, qualche pugno sulla macchina.

Questa donna ha cercato di scappare?

Sì, sì, sì, non ho visto bene però penso di sì, si divincolava siii…

Il Gozi udì le grida, non vide nei dettagli la scena, per questo motivo usa il termine penso cosa che non ha fatto in precedenza quando ha riferito di aver visto il Logli in auto arrivando perfino a descrivere il colore del giubbotto che l’uomo indossava.

Lui la teneva e lei si divincolava?

Sì.

Ha cercato di andare verso il campo?

Sì, sì, sì.

E lui l’ha rincorsa?

L’ha rincorsa per un pochino, ma un paio di metri… eh… e dopo ho visto che ques… l’uomo ha preso la donna con forza, l’ha caricata in macchina e forse gli avrà dato qualche botta sulla macchina da come ho visto io, da lontano, eh.

Loris mostra ancora di essere insicuro delle azioni dell’uomo e della donna, usa il termine forse e dice di aver visto da lontano, queste insicurezze non inficiano la sua testimonianza, nessun testimone è in grado di ricostruisce alla lettera una scena cui assiste per i motivi più diversi. 

Perché hai sentito il rumore?

Ho sentito una botta forte, come una testa che sbattesse verso la macchina e lui l’ha… ha chiuso la porta di lei, dove ha messo lei, dopo ha fatto il giro, è entrato in macchina e sono andati via, ma anche com’è partito, è partito tutto sgommando, è andato via a cento all’ora.

Direzione Pisa?

Direzione verso Pisa, dopo c’è una strada che va a destra e a sinistra, non so dove sono andati.

Quando urlavano..?

Sì.

Hai sentito bene?

Ho sentito solo urlare, ma forte, come una donna che urla fo… che urla forte.

Quando urlavano hai capito qualcosa?

No signora, non ho capito.

Non sai dire se era Roberta?

No, io lei l’ho vista un paio di volte, la sua voce non me la ricordo neanche.
Io penso che erano loro due, stavano litigando due persone, un uomo e una donna, hanno litigato forte.

Perché hai detto come se avesse sbattuto la testa?

Eh, il rumore, eh, il rumore.

La prima auto che hai visto era rimasta lì?

Non lo so, non lo so, perché non ci ho fatto neanche caso.

Loris Gozi nega in risposta a domande chiuse e ciò prova che dice la verità e che non vuole aggiungere nulla che non ricordi nitidamente alla sua testimonianza.

Perché stava molto più avanti?

Sì, stava molto più avanti, insomma non tanto, tanto.

Purtroppo la giornalista invece di limitarsi a fare delle domande aperte tenta di imboccare il Gozi che comunque è bravo a non cadere nel ‘tranello’, come si evince da questo ultimo scambio.

Però da casa tua la vedevi?

No, da casa mia non si può vedere.

In tutte queste risposte Loris Gozi si limita a riferire ciò che ha visto riguardo ai due episodi di cui è stato testimone quella notte e non fa nulla per compiacere l’interlocutore, non aggiunge ciò che gli viene suggerito, non infiocchetta, confermandoci di essere un testimone credibile, direi esemplare. 

Le due macchine erano messe come se si fossero incrociate o tutte e due nella stessa direzione?

Tutte e due nella stessa direzione.

Con il muso verso Pisa?

Diciamo verso Pisa.

Secondo te lui ti ha visto?

Io penso di sì… sì, sì, mi ha visto.

Perché lo sai?

Perché come l’ho visto io, mi ha visto anche lui.

Perché?

Eh, perché non glielo posso dire signora, perché poi quando lo interrogheranno vi dirò tutto a modo e capirete anche voi.

Ti ha visto la prima volta, quando sei passato in macchina?

Sì, sì, sì.

Ti ricordi qualche particolare dei vestiti che avevano?

No, signora, no, mi ricordo la prima volta che ho visto la macchina station wagon che lui aveva un giubbotto, un giubbotto marrone, marroncino, poi dopo era troppo… la seconda volta che ho visto l’altra macchina, era troppo lontano.

Un giubbotto di pelle ?

Eh, non lo so se era di pelle o di stoffa.

E lei non ricordi?

Non lo ric… no, non lo ricordi, non l’ho vista.

Ancora una risposta del Gozi che ci dimostra che dice il vero in quanto piuttosto che compiacere l’intervistatrice la corregge. Egli, nonostante l’improvvisa ed involontaria fama, non cerca mai di stupire con dettagli aggiuntivi, non si lascia prendere dalla notorietà, se imboccato o provocato non conferma eventuali dettagli suggeriti, ripete sempre e solo la stringata descrizione dei fatti di cui è stato testimone.

Se era chiaro o scuro?

No, non ci ho fatto neanche caso, poi erano in una posizione che non si vedeva, eh, si sentivano solo urlare e basta.

Perché tu non ti ricordi i colori, come erano vestiti, il colore della macchina?

Perché c’era della nebbia eee… era buio, nebbia e poi non c’ho fatto neanche caso.

Quanta distanza?

70-80 metri.

Erano dietro la macchina?

Erano da.. a fianco alla macchina di là verso il campo.

Il Gozi non conferma ciò che le suggerisce la giornalista con le domande, mostrando di essere per l’ennesima volta credibile. Purtroppo coloro che non sono addestrati a fare domande credono che formularne di specifiche sia utile ai fini della verità, invece falsa inevitabilmente le risposte perché spesso gli interrogati rispondono a pappagallo utilizzando i termini suggeriti dai giornalisti, per fortuna il Gozi è in grado di difendere la propria credibilità.

Sei sicuro che fosse quella notte o magari una notte prima o dopo?

No, no, no, c’è stato un fatto il giorno dopo emm ora non glielo posso dire.

Tu sei sicuro?

Sono sicuro sì, purtroppo, sì.

Quando ti sei reso conto che quello che hai visto poteva essere importante?

Eh, dopo pochi giorni, dopo pochi giorni, non ho cominciato neanche più a dormire la notte, io sono dimagrito dieci chili signora, per questa storia.

Quando hai parlato con i carabinieri la prima volta?

Eh, settembre.

L’Eh iniziale ed il tono con cui il Gozi risponde provano che è dispiaciuto di aver riferito solo molti mesi dopo ciò che vide quella sera ma che per motivi diversi si è fissato indelebilmente nella sua memoria.

Perché non hai raccontato subito ai carabinieri?

Ignoranza, come per paura eee… tutelare i miei figli.

Com’è andata, sei andato tu o son venuti loro?

No, no, sono venuti loro.

Hanno saputo?

Sì, hanno saputo da un mio amico.

Ti sei confidato?

Mi sono confidato con lui mmm… dovevo dirlo a qualcuno eee mi son confidato con lui, lui e l’unico a cui l’ho detto è lui.

Il Gozi si è confidato con l’amico nella speranza che fossero gli inquirenti a cercarlo. Loris, infatti, dopo l’incidente probatorio ha affermato in un’intervista:… io quando son venuti i carabinieri ho dovuto dire la verità; il Gozi in un certo senso confidandosi con l’amico si è come presentato spontaneamente in questura.

Ti pesava?

Mah, mi pesava sì signora, io dicevo a mia moglie: Ma qua, ma come facciamo cosa devo fare? Mmm non potev…

Eri spaventato?

Molto, ma anche ora, sono un tipo…

E’ la famiglia che ti spaventa?

Sono potenti signora, io sono un poveraccio, questi sono potenti, io sono un poveraccio.

Hai ricevuto minacce?

No, minacce no, no… sono spaventato della situazione.

Il Logli la mattina del 14 gennaio 2012, qualche ora dopo l’incontro notturno col Gozi e sua moglie, si recò a casa di Loris a chiedere se lui avesse visto o sentito qualcosa la notte prima, è chiaro che, poiché non si recò dagli altri vicini, Loris interpretò quella visita come una sorta di intimidazione e forse anche per questo non parlò spontaneamente ma attese l’arrivo dei carabinieri nel mese di settembre, purtroppo ed inspiegabilmente gli uomini dell’arma non si recarono dai vicini di casa del Logli subito dopo la scomparsa per raccogliere sommarie informazioni.

Qui di seguito il racconto del Gozi sui fatti di quella mattina:

Che ora era il giorno dopo?

La mattina, era verso le 10 e mezzo, le undici… dicendo che aveva preso una botta in testa, che era caduta dalla scala… preso una botta aveva perso la memoria… era pallido come un morto, a me mi sembrava un morto.

E’ venuto da me, è venuto, voleva sapere se avevamo sentito qualcosa, visto qualcosa, visto lei, è venuto con questa foto in mano, io ero in camera, ho aperto la porta, ci parlavo…

Ha chiesto anche ad altri vicini?

No, no, da quello che mi risulta no.

Solo a te?

Solo a me.

In conclusione Loris Gozi è un testimone attendibile che risponde alle domande in modo credibile e secondo la formula: prima persona singolare, verbo al passato e nessuno avverbio o aggettivo qualificativo.
Gli avverbi e gli aggettivi qualificativi mostrano che il soggetto che li usa è poco convinto di ciò che dice e pertanto indeboliscono le dichiarazioni di un testimone.

Il Gozi risponde alla maggior parte delle domande con un numero di parole che rientra nella media delle 10-15 parole, caratteristica delle risposte veritiere, si dilunga di più solo quando le domande sono aperte e prevedono un racconto più dettagliato, inoltre, non si perde mai in tirate oratorie né fornisce informazioni estranee ai fatti che in caso di dichiarazioni menzognere sono il tentativo di condurre il proprio interlocutore altrove rispetto alla verità. 

La difesa di Antonio Logli ha contestato al Gozi di non essere stato preciso per quanto riguarda gli orari di quella notte, facilmente però gli inquirenti li hanno potuti ricavare dai tabulati telefonici e da altre testimonianze che hanno permesso di concludere che Loris con la moglie a bordo della sua auto transitò in via Gigli, dove vide il Logli fermo in macchina, tra le 24.30 e le 24.40. La moglie di Loris, Anita, chiamò il  coniuge dal suo posto di lavoro alle 24.18 e lui la prelevò alle 24.30, la distanza tra il posto di lavoro di Anita Gozi e la casa della coppia è pari a circa tre chilometri.

Dopo l’incidente probatorio che si è reso necessario in quanto il Gozi, secondo la procura, poteva essere oggetto di violenze e minacce, Loris, quando gli è stato chiesto che impressione gli avesse fatto il Logli dopo l’acquisizione della sua testimonianza, ha dichiarato:

Era un po’ giù, un signore che era un po’ giù, lo sguardo un po’… mi fulminava un po’ con gli occhi, però io se l’ho visto lì, non ci posso fare niente, era lì, io quando son venuti i carabinieri ho dovuto dire la verità.

Il Gozi per l’ennesima volta prende possesso della propria risposta affermando:… io se l’ho visto lì, non ci posso fare niente e… io quando son venuti i carabinieri ho dovuto dire la verità, mostrando ancora una volta di essere un testimone credibile.

Breve analisi di due testimonianze

Esiste una grossolana differenza tra il comportamento testimoniale di Loris Gozi, importante testimone dell’accusa nel caso dell’omicidio di Roberta Ragusa e quello di Franca Bermani, testimone nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi.

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Loris Gozi, sentito dagli inquirenti sugli episodi di cui è stato, suo malgrado, testimone, si attiene a ciò che ha visto e sentito, riferisce lucidamente i fatti osservati senza ricamarci sopra, non infiocchetta, non intende mai compiacere nessuno né gli inquirenti né i giornalisti. Egli, nonostante l’improvvisa ed involontaria fama, non cerca mai di stupire con dettagli aggiuntivi, non si lascia prendere dalla notorietà; se imboccato o provocato, non conferma eventuali dettagli suggeriti; ripete sempre e solo la descrizione dei fatti di cui è stato testimone. Loris Gozi è intelligente, obiettivo, aderente alla realtà, credibile, è un testimone esemplare.

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La Bermani invece, donna pia, retta, rigida, sempre sicura di sé, convinta, a causa della propria incultura e dell’assenza del ‘dubbio’, di non sbagliarsi mai, rappresenta il peggior testimone possibile, anche se in buona fede. Ella è d’aiuto ed è credibile per quel che attiene la testimonianza della presenza di una bicicletta alle 9.10 del 13 agosto 2007 vicino al cancello di casa Poggi; è credibile perché l’associazione di idee: bicicletta/risveglio precoce di Chiara le ha permesso di fissare nella memoria il ricordo della bicicletta ma non è credibile per quanto riguarda la descrizione della stessa. La Bermani, una volta entrata nella parte del testimone ‘credibile’, ha elargito dettagli ed indubitabili certezze, intralciando la ricerca della verità.

Sia chiaro, a sua discolpa, che l’errore, nel caso della testimonianza della Bermani, è stato fatto dal giudice, il quale ha male interpretato le informazioni fornite dalla testimone.

Per un’analisi approfondita della testimonianza della signora Franca Bermani: Processo ad Alberto Stasi: la testimonianza di Franca Bermani