Caso Maria Ungureanu: una mia intervista a UrbanPost

Morte Maria Ungureanu, per la difesa dei fratelli Ciocan fu il padre ad abusare di lei: l’intervista esclusiva di UrbanPost alla criminologa Ursula Franco. Prove inconfutabili inchioderebbero l’uomo

di Michela Becciu

pubblicata su UrbanPost il 15 settembre 2017

Maria Ungureanu, bimba rumena di 9 anni, fu ritrovata senza vita, nuda, nella piscina del resort a San Salvatore Telesino (Benevento) ormai più di un anno fa. Morì per annegamento nella tarda serata del 19 giugno 2016. I fratelli Daniel e Maria Cristina Ciocan (quest’ultima è accusata di concorso in omicidio), connazionali amici e vicini di casa della famiglia Ungureanu, sono indagati a piede libero dalla prima ora per il presunto omicidio della bambina.

Il giovane per la Procura avrebbe ucciso Maria, e sarebbe lui l’autore degli abusi sessuali pregressi che l’autopsia evidenziò sul corpo della piccola. La tesi della Procura – e con essa la richiesta di arresto per i due indagati – tuttavia è stata rigettata due volte dal Gip del Tribunale di Benevento, Flavio Cusani, e una volta dai giudici del Riesame di Napoli. In attesa che il prossimo 27 ottobre la Corte di Cassazione si pronunci in merito al ricorso presentato dalla Procura di Benevento contro questa decisione del Riesame, UrbanPost ha intervistato la criminologa Ursula Franco, facente parte del pool difensivo dei fratelli Ciocan.

La tesi della difesa dei Ciocan è antitetica a quella della Procura e sostiene che la bimba sia morta annegata accidentalmente, mentre giocava. Non solo, la dottoressa Franco fa delle precise e pesanti accuse al padre di Maria. Ecco le sue parole a UrbanPost:

In qualità di criminologa della difesa di Daniel Ciocan lei ha espressamente puntato il dito contro Marius Ungureanu, accusando lui degli abusi sessuali sulla piccola evidenziati dall’autopsia: sulla scorta di quali elementi la difesa dei due indagati fa queste pesanti accuse al padre di Maria?

“Premesso che non siamo solo noi a puntare il dito sul padre di Maria, ma anche il Gip nelle motivazioni del secondo rigetto e anche il tribunale del Riesame di Napoli, ci sono dei dati inconfutabili: la difesa ritiene che non ci sia stato un omicidio, ma sul corpo della bambina ci sono i segni di una violenza sessuale pregressa che il medico legale della Procura reputa che sia stata inferta alla bambina qualche ora prima della morte, circa cinque ore. Violenze che sarebbero state reiterate, croniche. Praticamente i dati inconfutabili sono questi: la Procura sta indagando per una violenza sessuale, l’unico dato riferibile ad una violenza sessuale è la presenza dello sperma del padre della bambina su una sua maglietta e su una coperta sequestrata sul suo lettino. Perché noi diciamo che siamo assolutamente certi che la maglietta appartenesse alla bambina e non, come dicono alcuni, che questa maglietta fosse in uso alla madre? Perché quando questi indumenti sono stati sequestrati il signor Marius Ungureanu ha firmato un verbale dove dichiarava che quegli abiti erano di sua figlia. È lui che ci dice a chi appartenevano quei vestiti … La difesa di Ungureanu non può sostenere che appartenessero alla madre. E emerge con chiarezza in decine di intercettazioni telefoniche inequivocabili che entrambi gli Ungureanu coprono queste violenze. L’ultima violenza subita dalla bambina è avvenuta in un momento in cui lei si trovava in casa con il padre e la madre, perché quel giorno abbiamo la certezza che la bambina non uscì, infatti la madre ha sostenuto negli interrogatori che non uscirono perché faceva molto caldo. Per cui: violentata in casa, lo sperma del padre e intercettazioni incriminanti.

La posizione del padre di Maria è di apparente silenzio dinnanzi a queste gravissime accuse. O no?

“Diciamo che la madre di Maria prima ha accusato Daniel delle violenze sessuali, pur sapendo che era il marito, quindi è incorsa in un reato che è la calunnia, perché dalle intercettazioni si capisce chiaramente che lei sa chi abusava della bambina … La posizione del padre, beh, quando in un’intervista gli sono state rivolte le accuse che gli ho fatto io lui non ha detto ‘Io non l’ho abusata’, insomma. Tra l’altro poiché il medico legale ha escluso che ci fosse mai stata una colluttazione e ha escluso anche che la morte della bambina fosse avvenuta in un luogo diverso da quello del ritrovamento, è evidente che c’è stato un incidente mentre la bambina giocava. Pertanto, non essendo la violenza sessuale contestuale alla morte, non può essere considerata un movente: la morte della bambina e le violenze sessuali sono due fatti distinti”.

Come giustifica le indiscrezioni dei mesi scorsi in merito a presunte tracce biologiche di Daniel Ciocan rinvenute su alcuni indumenti della piccola Maria?

“Si tratta di Dna da contatto, pertanto un Dna da contatto su abiti che la bambina non aveva indosso la sera della sua morte, ma abiti che la bambina aveva indossato per più giorni, nei giorni precedenti. Trovarci un ‘touch Dna’ di un soggetto che frequentava la sua abitazione è nella norma, non significa nulla. Se poi l’indagine è per violenza sessuale a noi interessa la traccia di sperma”.

Lei colloca in questo scenario di morte anche un’altra persona: un’amichetta di Maria, che sarebbe a conoscenza di particolari importanti e risolutivi per le indagini.

“Esatto, una testimone, una ragazzina che è quasi maggiorenne e dal giorno precedente la morte aveva un appuntamento con Maria per fare una passeggiata in paese quella sera (domenica 19 giugno 2016 ndr). Cosa è successo: Maria è uscita di casa intorno alle 20:15 e praticamente ci sono testimoni che la vedono fino alle 20:45; in quella mezz’ora Maria chiede a delle amiche se avessero visto Daniel, ma al contempo chiede anche se avessero visto l’amica con la quale aveva un appuntamento. Non solo, queste amiche la vedono suonare alla porta di casa della nonna di questa ragazzina, che testimonia e dice di aver detto a Maria che l’amica era andata a casa sua. Maria si avvia verso casa di questa ragazzina (le testimonianze ci consentono di ricostruire il suo percorso). Pertanto la soluzione del caso è agli atti, purtroppo la Procura si è impuntata perché non vuole ammettere l’errore”.

Cosa avrebbe visto di preciso quest’amica di Maria cui lei fa riferimento?

“La ragazzina che aveva appuntamento con Maria e che assiste alla morte di Maria ha sostenuto, quando interrogata, di essere stata a casa perché era cominciato a piovere. Il padre di Maria la incontra, alle 22:00; questo mi fa pensare che a quell’ora Maria fosse morta, e che quindi questa ragazzina a casa non fosse rimasta tutta la sera.”

Avrebbe mentito, perché?

“No, non ha mentito, diciamo che lei ha dissimulato. Ha detto che si è mossa da casa di sua nonna a casa sua perché pioveva, senza spiegare troppo. Si è fatta fare solo domande sul sabato (il giorno prima della morte di Maria ndr) e non sulla domenica (19 giugno ndr). Non ha raccontato cosa avesse fatto lei la domenica e nessuno glielo ha chiesto. Questa ragazzina non è stata interrogata come si deve, il suo telefono non è mai stato messo sotto controllo, né quello della sua famiglia. Questa è una lacuna enorme, perché questa famiglia è una delle famiglie più vicine a quella della vittima; è stato intercettato chiunque in quel paese, anche chi non aveva mai visto in faccia questa bimba (Maria Ungureanu ndr). Manca un interrogatorio ben fatto alla ragazzina sul giorno della morte di Maria, lei non ha detto tutto, ecco. Mancano dei tasselli perché a questa ragazzina sono state fatte solo delle domande perché lei confermasse le ipotesi degli investigatori, lei si è vista ‘salva’…”.

Per tre volte è stata rigettata la richiesta di custodia cautelare in carcere per Daniel Ciocan e la sorella Cristina, il 27 ottobre la Cassazione si esprimerà in merito al ricorso fatto dalla Procura. Cosa vi aspettate?

“La Cassazione confermerà quello che hanno sostenuto i giudici del Riesame e il Gip, che non hanno soltanto impedito alla Procura di arrestare i Ciocan, ma hanno sostenuto, i giudici del Riesame, che la Procura si muova sulla base di un pregiudizio e l’hanno invitata ad indagare sul padre di Maria. Per tre volte viene negato l’arresto: il Gip ha inoltre sostenuto (e questo è un punto fermo per lui ) – e il Riesame ha abbracciato le sue conclusioni – che i Ciocan sono andati via alle 21:02 e i medici legali che la morte di Maria è intervenuta tra le 21:15 e le 23:15; quindi una persona non può essere in due posti diversi contemporaneamente, pertanto l’alibi dei Ciocan esclude la necessità di altre indagini in tal senso. Non c’è il loro Dna sul luogo del ritrovamento de cadavere, non c’è il loro Dna sotto le unghie della bambina. Loro non c’erano quando Maria moriva”.

Qualora la Cassazione si pronunciasse come la difesa si aspetta, come pensate agirà la Procura? Prenderà in considerazione l’ipotesi della morte accidentale o persevererà con quella dell’omicidio?

“Questa è una bella domanda… la Procura può continuare ad andare sulla sua strada e rinviare a giudizio, se ciò accadrà ci troveremo di fronte ad una persecuzione più che a un’indagine e qualcuno dovrà prendere dei provvedimenti se la Procura non accetterà la decisione della Cassazione che noi prevediamo sarà molto simile a quella del Riesame. Se ci sarà un rinvio a giudizio dei Ciocan, la difesa non è serena, di più..”

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Caso Maria Ungureanu: una mia dichiarazione a Le Cronache Lucane

Stamani i RIS e i carabinieri del Comando provinciale di Benevento hanno eseguito nuovi rilievi e alcuni test fonografici nel giardino dove si trova la piscina dove poco più di un anno fa è affogata la piccola Maria Ungureanu e secondo indiscrezioni nelle prossime ore verranno riascoltati in Procura alcuni testimoni. Un rappresentante della Procura ha affermato: “Non lasceremo nulla di intentato. Il nostro obiettivo è accertare cosa è accaduto a San Salvatore Telesino, non tralasciando nessun aspetto della vicenda”.

di Redazione, 5 settembre 2017

Riportiamo una dichiarazione della criminologa Ursula Franco che fa parte del team difensivo dei germani Ciocan, avv. Giuseppe Maturo e avv. Salvatore Nicola Verrillo.

“La Procura si è ormai irrimediabilmente impantanata in un’ipotesi investigativa fantasiosa non supportata dalla casistica criminologica né da alcuna risultanza eppure non ammette il proprio errore. Purtroppo, se la Procura continuerà a non seguire i consigli della difesa, del GIP Flavio Cusani e dei tre giudici del Tribunale del Riesame di Napoli questo caso non troverà una soluzione. La soluzione è molto semplice ed è agli atti: Maria è affogata accidentalmente in compagnia di un’amica e ad abusarla era suo padre Marius Ungureanu. Per avere conferma di ciò che dico basterebbe interrogare l’amica con cui si trovava Maria quella sera, il suo nome è nella mia consulenza. La Ungureanu aveva appuntamento con lei per quella sera già dal giorno precedente, poco prima di morire la cercò dalla nonna e chiese di lei a due ragazzine. Per quanto riguarda le violenze sessuali, le risultanze investigative, analisi degli abiti e intercettazioni telefoniche, inchiodano suo padre Marius Ungureanu”.

Caso Ungureanu: intervista a Le Cronache Lucane

PERCHE’ LA PROCURA DI BENEVENTO NON ARRESTA MARIUS UNGUREANU?

Abbiamo sentito la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei fratelli Ciocan, avv. Giuseppe maturo e avv. Salvatore Nicola Verrillo.

di Domenico Leccese, pubblicato su Le Cronache Lucane il 22 agosto 2017

Marius Ungureanu

Dottoressa Franco, la sua dichiarazione a Urbanpost ha fatto scalpore tanto che è stata ripresa dalla stampa romena, ci può riferire esattamente che cosa ha detto alla giornalista Michela Becciu?

Ecco il testo originale: Riguardo a certe presunte indiscrezioni trapelate giorni fa sulla stampa scandalistica vorrei precisare che la povera Maria Ungureanu non si è mai confidata con nessuno riguardo alle violenze che subiva e che era suo padre Marius Ungureanu ad abusare di lei. Secondo le risultanze delle indagini, infatti, Maria fu abusata un’ultima volta, poche ore prima di morire, mentre si trovava in casa con entrambi i genitori, inoltre, l’unico dato riferibile ad una violenza sessuale è lo sperma del padre repertato dai RIS su una maglietta appartenente alla bambina e sulla copertina del suo lettino. Per quanto riguarda la maglietta, sia al momento del sequestro che in seguito, i genitori della Ungureanu hanno riferito a chi indagava che quel capo d’abbigliamento era in uso esclusivo alla povera Maria. Aggiungo che, ormai da più di un anno sostengo che durante l’annegamento, che fu semplicemente un evento accidentale, Maria Ungureanu si trovava in compagnia di un’amica più grande di lei, il suo nome è agli atti, Maria aveva un appuntamento con lei per una passeggiata già dal giorno precedente e proprio lei cercò poco prima di morire. Nessuno vide le due ragazzine entrare nel giardino con la piscina perché, sapendo che non avrebbero potuto entrarci, vi sgattaiolarono di nascosto. Dopo l’incidente, l’amica di Maria fuggì perché, proprio a causa di una sua leggerezza, intervenne un fatto gravissimo del quale temette di dover rispondere non solo alle autorità ma anche ai propri genitori. La testimone presente durante l’annegamento di Maria, quando è stata interrogata ha capito che gli inquirenti erano disinteressati ai suoi movimenti del 19 giugno 2016 ed erano invece molto indaffarati nel cercare di incastrare i Ciocan sulla base di un assurdo convincimento del magistrato inquirente, si è pertanto limitata a raccontare i fatti del giorno precedente, fatti che non hanno alcuna rilevanza né riguardo alla morte né riguardo alle violenze che la Ungureanu subiva, l’amica ha descritto un quadro riferibile semplicemente ad una caduta dalla bicicletta, nulla di più. Ciò che mi preoccupa è che l’autore delle violenze non sia neanche indagato e sia pertanto libero di reiterare.

Sono mesi che lei afferma che era il padre Marius Ungureanu ad abusare di Maria, perché la Procura di Benevento non l’ha ancora indagato e arrestato?

E’ la stessa domanda che mi pone la famiglia Ciocan, purtroppo è difficile che una Procura cambi rotta, in questo caso, le nostre istituzioni non solo hanno permesso che venissero lacerate le vite di due ragazzi estranei ai fatti ma, per oltre un anno, hanno lasciato libero di reiterare l’autore delle intollerabili violenze subite dalla piccola Maria.

A fine ottobre verrà discusso in Cassazione il ricorso della Procura che chiede ancora l’arresto di Daniel e Cristina Ciocan, che può dirci?

Tempo e soldi dei contribuenti persi, la soluzione del caso è agli atti e non ha nulla a che vedere con quella prospettata dalla Procura e dalle cd parti civili, non siamo solo noi a dirlo ma anche il GIP Flavio Cusani e i tre guidici del Tribunale del Riesame di Napoli.

Dottoressa, grazie per la sua disponibilità e buon lavoro.

Buon lavoro a voi.

Le mie dichiarazioni sul caso Ungureanu riprese dalla stampa romena

ITALIA: Micuța Maria Ungureanu a fost violată de tatăl ei? Acuzații șocante

Maria Ungureanu

Anchetele morții micuței Maria Ungureanu sunt încă în curs de desfășurare. Fetița a fost găsită fără suflare, înecată în piscina ristorantului din San Salvatore din Benevento. Apărarea celor doi inculpați, Ciocan, îl acuză pe tatăl de micile abuzuri împotriva copilului.

O poveste tristă al fetiței în vârstă de 10 ani de naționalitate română care a fost găsită moartă la data de 19 iunie 2016. Acuzați de decesul fetiței au fost frații Ciocan: Daniel Petru de 21 de ani, un prieten al familiei Ungureanu care ar fi vazut-o pentru ultima oară și Cristina, acuzată de complicitate la crimă. Recent, cererea de arestare a celor doi a fost respinsă pentru a treia oară.

Criminalista Ursula Franco a dat o declarație șoc revistei Urbanpost, în care aceasta acuza vehement pe tatăl fetiței, afirmând: ”Unicul resposabil de violența sexuale micuței Maria este tatăl ei, Marius Ungureanu. Aș dori să subliniez că săraca Maria nu s-a mai destăinut cu nimeni în ceea ce privește violența sexuale și că acea persoană care a abuzat de ea, nu este altul decât tatăl ei! Conform anchetelor, Maria a fost abuzată pentru ultima dată, cu puțin timp înainte de muri, în timp ce se afla în casă cu ambii părinți. De asemenea, singura dată în care se confermă agresiunea sexuală este chiar analiza spermei găsită pe tricoul fetei și pe pătura de pe patul Mariei, aceasta aparținând al tatălui, Marius Ungureanu. În ceea ce privește tricoul, în momentul răpirii, părinții au declarat că fost folosit exclusiv de Maria, deci nu putea fi folosit de nimeni altcineva”, a declarat criminalista.

Accidentul care a provocat moartea Mariei ungureanu , potrivit apărării fraților Ciocan, a avut loc în prezența unuei prietene al victimei, care, potrivit criminalistei Ursula Franco, este conștientă de detaliile importante privind dinamica faptelor. Numele acesteia este deja scris în documente. Cu o zi înainte de a muri, Maria și-a dat întâlnire cu prietena ei, ca să meargă o plimbare. Cele două s-au strecurat în secret în grădina cu piscina, chiar dacă știau că nu au voie să intre acolo. După accident, prietena Mariei s-a speriat și a fugit.

”Anchetatorii au fost dezinteresați de mișcările martorului prezent la fața locului, căci erau foarte ocupați pentru a găsi o acuzație plauzibilă pentru a condamna pe frații Ciocan. Martorul a descris incidentul ca o simplă căzătură Mariei de pe bicicletă, nimic mai mult. Ceea ce mă îngrijorează este că autorul violențelor sexuale, nu este cercetat și prin urmare este lăsat liber să comită și alte violențe”, a adăugat criminalista.

Marius și Elena Ungureanu

http://ro.internazionale.il24.it/italia-micuta-maria-ungureanu-fost-violata-de-tatal-ei-acuzatii-socante/

Una mia dichiarazione a UrbanPost sul caso Ungureanu

Morte Maria Ungureanu abusi, la difesa dei Ciocan accusa il padre: “Era lui ad abusare di lei”. Le parole della criminologa Ursula Franco

di Michela Becciu, pubblicato su UrbanPost il 3 agosto 2017

Morte Maria Ungureanu, ultime notizie: la criminologa Ursula Franco, del pool difensivo dei fratelli Daniel e Cristina Ciocan indagati a piede libero per il presunto omicidio della bimba rumena trovata morta il 19 giugno di un anno fa, ha rilasciato a UrbanPost delle dichiarazioni in merito al caso.

La Franco ribadisce la sua posizione: i fratelli Ciocan non hanno ucciso la piccola, la quale sarebbe annegata accidentalmente nella piscina del resort a San Salvatore Telesino (Benevento), dove fu rinvenuta cadavere. Non solo, la criminologa ci dice apertamente che il responsabile degli abusi sulla piccola sarebbe suo padre Marius: “Riguardo a certe presunte indiscrezioni trapelate giorni fa sulla stampa scandalistica vorrei precisare che la povera Maria Ungureanu non si è mai confidata con nessuno riguardo alle violenze che subiva e che era suo padre, Marius Ungureanu, ad abusare di lei”.

Maria Ungureanu, come accertato dalla autopsia, fu abusata l’ultima volta prima di trovare la morte: “Secondo le risultanze delle indagini, infatti, Maria fu abusata un’ultima volta, poche ore prima di morire, mentre si trovava in casa con entrambi i genitori, inoltre, l’unico dato riferibile ad una violenza sessuale è lo sperma del padre repertato dai RIS su una maglietta appartenente alla bambina e sulla copertina del suo lettino. Per quanto riguarda la maglietta, sia al momento del sequestro che in seguito, i genitori della Ungureanu hanno riferito a chi indagava che quel capo d’abbigliamento era in uso esclusivo alla povera Maria”.

L’incidente che avrebbe causato la morte della piccola, sarebbe avvenuto – sempre secondo la ricostruzione della difesa dei Ciocan – in presenza di un’amichetta della vittima, che a detta di Ursula Franco sarebbe a conoscenza di dettagli importanti sulla dinamica dei fatti, però trascurati dagli inquirenti: “Aggiungo che, ormai da più di un anno sostengo che durante l’annegamento, che fu semplicemente un evento accidentale, Maria Ungureanu si trovava in compagnia di un’amica più grande di lei, il suo nome è agli atti, Maria aveva un appuntamento con lei per una passeggiata già dal giorno precedente e proprio lei cercò poco prima di morire. Nessuno vide le due ragazzine entrare nel giardino con la piscina perché, sapendo che non avrebbero potuto entrarci, vi sgattaiolarono di nascosto. Dopo l’incidente, l’amica di Maria fuggì perché, proprio a causa di una sua leggerezza, era intervenuto un fatto gravissimo del quale temette di dover rispondere non solo alle autorità ma anche ai propri genitori”.

“La testimone presente durante l’annegamento di Maria quando è stata interrogata, ha capito che gli inquirenti erano disinteressati ai suoi movimenti del 19 giugno 2016” – ha poi precisato la dottoressa Franco – “ed erano invece molto indaffarati nel cercare di incastrare i Ciocan sulla base di un assurdo convincimento del magistrato inquirente, si è pertanto limitata a raccontare i fatti del giorno precedente, fatti che non hanno alcuna rilevanza né riguardo alla morte né riguardo alle violenze che la Ungureanu subiva, l’amica ha descritto un quadro riferibile semplicemente ad una caduta dalla bicicletta, nulla di più. Ciò che mi preoccupa è che l’autore delle violenze non sia neanche indagato e sia pertanto libero di reiterare”.

Intervista sul caso Ungureanu

MARIA UNGUREANU AFFOGO’ MENTRE ERA IN COMPAGNIA DI UN’AMICA

Intervista alla criminologa Ursula Franco, consulente della difesa di Daniel e Cristina Ciocan: “La Procura di Benevento è cristallizzata in un grossolano errore investigativo”

di Domenico Leccese, pubblicato il 1 agosto 2017 su Le Cronache Lucane

Il GIP Flavio Cusani e i tre giudici del Tribunale del Riesame di Napoli, per ben tre volte, hanno dato ragione agli avvocati Giuseppe Maturo e Salvatore Nicola Verrillo e alla criminologa Ursula Franco che assistono i fratelli Ciocan. Abbiamo posto alcune domande alla criminologa Franco che, da subito, ha sostenuto che la morte di Maria fu un evento accidentale, che la bambina, in quell’occasione, si trovava in compagnia di un’amica e che le violenze sessuali che Maria subiva sono ascrivibili a suo padre, Marius Ungureanu. Secondo le risultanze delle indagini, infatti, Maria fu abusata un’ultima volta, poche ore prima di morire, mentre si trovava in casa proprio con i genitori, inoltre, l’unico dato riferibile ad una violenza sessuale è lo sperma del padre repertato dai RIS su una maglietta appartenente alla bambina e sulla copertina del suo lettino. Per quanto riguarda la maglietta, sia al momento del sequestro che in seguito, i genitori della Ungureanu hanno riferito a chi indagava che quel capo d’abbigliamento era in uso esclusivo alla povera Maria.

Secondo lei esiste una ragazza con cui Maria possa essersi confidata in merito alle violenze che subiva?

Maria non si è mai confidata con nessuno riguardo alle violenze che subiva in famiglia e non esiste una ragazza a conoscenza di violenze perpetrate da Daniel Ciocan perché Daniel non ha mai abusato della piccola Maria, esiste invece una testimone, il cui nome è agli atti, che si trovava con la Ungureanu mentre la bambina moriva e che, non solo non l’ha soccorsa ma ha taciuto per tutto questo tempo permettendo che la Procura, la famiglia Ungureanu e le cosiddette parti civili dilaniassero la vita di due ragazzi estranei a tutto ciò che riguarda il caso Ungureanu.

Secondo lei gli abitanti di San Salvatore Telesino sono omertosi?

Lo escludo, gli atti parlano chiaro, proprio attraverso le testimonianze dei cittadini del paese la difesa ed i Giudici sono riusciti a ricostruire i corretti movimenti di Maria nelle ore che precedettero la sua morte, nessuno abitante di San Salvatore Telesino ha raccontato di aver visto Maria in compagnia dell’amica, semplicemente perché nessuno le vide entrare in quel giardino con la piscina in quanto le due ragazzine, consapevoli di agire contro le regole, vi sgattaiolarono di nascosto.

La famiglia Ungureanu non ha condannato la diffusione delle immagini del cadavere della piccola Maria, a differenza della famiglia Gambirasio, secondo lei cosa significa?

Non è un caso che gli Ungureanu non abbiano denunciato il giornaletto Giallo, la diffusione delle immagini del cadavere di Maria è stato un tentativo studiato a tavolino e messo in pratica da chi desidera non solo distogliere l’attenzione dalla famiglia della povera Maria ma anche aumentare la pressione mediatica sulla procura di Benevento, ormai irrimediabilmente cristallizzata in un grossolano errore investigativo.

La procura di Benevento ha chiesto ai Giudici della Cassazione di esprimersi in merito al caso Ungureanu, cosa succederà dopo l’udienza del 21 ottobre?

La Cassazione non cambierà di una virgola le conclusioni dei tre Giudici del Tribunale del Riesame di Napoli e del GIP Flavio Cusani che, dal luglio scorso ad oggi, per tre volte, hanno respinto la richiesta d’arresto per i due fratelli Ciocan e hanno invitato la Procura a cambiar rotta. Cristina e Daniel Ciocan sono in una botte di ferro, l’esame medico legale ci conferma che la morte di Maria fu accidentale, le indagini hanno accertato che i due Ciocan non avevano motivo di uccidere Maria e che, soprattutto, non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre la Ungureanu affogava. Per fortuna i fatti accaduti sono immarcescibili e non possono essere manipolati a posteriori.

Nel caso la Cassazione abbracciasse le conclusioni del GIP e dei Giudici del Riesame, secondo lei la Procura potrebbe richiedere comunque un rinvio a giudizio?

Potrebbe certamente farlo ma sarebbe l’ennesimo errore, in specie dopo le tante indicazioni che la Procura ha avuto dai Giudici e dalla difesa per giungere alla soluzione del caso. Comunque andrà, un eventuale rinvio a giudizio dei Ciocan non ci spaventa; a me, personalmente, dispiacerebbe lo spreco di denaro pubblico che comporterebbe il rinvio a giudizio di due innocenti mentre avrei piacere che, attraverso il processo, emergessero le responsabilità della squadra composta da tutti coloro che si sono macchiati del reato di favoreggiamento personale nei riguardi del vero autore delle violenze sessuali e quelle della ragazzina che era con Maria al momento dell’incidente.

Da circa un anno lei sostiene che la morte di Maria è ascrivibile ad un evento accidentale e che la bambina si trovava in compagnia di un’amica mentre affogava, perché questa ragazzina, che lei ha identificato, continua a tacere?

L’amica di Maria al momento dei fatti è fuggita perché, in seguito ad una sua leggerezza, era intervenuto un fatto gravissimo e ha avuto paura di doverne rispondere non solo alle autorità ma anche ai propri genitori. Quando è stata sentita si è messa in tasca gli inquirenti che ha percepito disinteressati ai suoi movimenti del 19 giugno 2016 e invece, molto indaffarati nel cercare di incastrare i Ciocan sulla base di un assurdo convincimento del magistrato inquirente. Oggi, direi che questa ragazzina, che a novembre sarà maggiorenne, è sola, il comportamento dei suoi genitori è a dir poco riprovevole, infatti, se la aiutassero ad aprirsi ed a raccontare la verità su quella sera, i due Ciocan, ormai vittime di un grossolano errore giudiziario, tornerebbero a vivere serenamente, lei si libererebbe di un pesante fardello destinato a segnarla per sempre, le accuse nei suoi confronti si alleggerirebbero e magari la Procura indagherebbe finalmente l’uomo responsabile degli abusi che Maria subiva e chi lo ha coperto, in specie per prevenire il reiterarsi del reato.

Caso Maria Ungureanu: una mia intervista al CASERTASERA

LA MORTE DI MARIA NELLA PISCINA DI S. SALVATORE TELESINO, LA PROCURA VA IN CASSAZIONE? PARLA LA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO

pubblicato il 3 luglio 2017 da Lorenzo Applauso in Cronaca, Molisannio

San Salvatore Telesino. Secondo fonti certe, la Procura ricorrerà in Cassazione in merito alla richiesta d’arresto degli unici indagati per la morte della piccola Maria Ungureanu, i due fratelli: Daniel e Cristina. Ricorderete tutti la storia della bambina trovata senza vita nella piscina di un resort di San salvatore Telesino. Una storia lunga ed infinita che ha fatto tanto discutere nel piccolo e tranquillo comune sannita. Su quello che saranno i futuri scenari di questa vicenda che assume sempre più i colori di un giallo abbiamo sentito la criminologa Ursula Franco che è consulente della difesa di Daniel e Cristina Ciocan, avvocati Giuseppe Maturo e Salvatore Nicola Verrillo.

– Dottoressa Franco, quali sono state le conclusioni del GIP, Flavio Cusani, e dei Giudici del Riesame di Napoli in merito alle richieste della Procura?

“Quattro Giudici, dopo aver studiato gli atti, hanno criticato con veemenza gli inquirenti riguardo allo svolgimento delle indagini, hanno smontato punto per punto il fallace impianto accusatorio della Procura di Benevento e hanno finalmente fatto riferimento ad una ricostruzione alternativa dei fatti, la morte accidentale, che è l’unica che si confà alle risultanze investigative. Inoltre, sia il GIP che i tre Giudici del Riesame hanno invitato la Procura di Benevento ad indagare sul padre di Maria, in quanto il suo sperma è stato repertato dai RIS su una maglietta della bambina e sulla coperta del suo lettino e sono agli atti un’infinità di intercettazioni incriminanti a suo carico”.

– Dottoressa, se è così perché la Procura di Benevento non dovrebbe rivedere le proprie posizioni?

“Bella domanda, una domanda da un milione di dollari. E’ difficilissimo che una Procura cambi rotta ed invece i P.M. devono essere educati a riconoscere i propri errori, errare è umano ma ciò che la Procura di Benevento, da oltre un anno, sta facendo a due ragazzi estranei ai fatti, è umanamente inaccettabile. I fatti accaduti non si possono cambiare a posteriori, è inutile continuare a percorrere la via sbagliata, in questo caso giudiziario gli atti parlano chiaro, ci dicono che la morte della bambina fu accidentale e che ad abusarla era il padre”.

– Dottoressa Franco, dove porterà il ricorso della Procura in Cassazione?

“Da nessuna parte. Da un punto di vista tecnico ci dice che, purtroppo, il nuovo Procuratore appoggia la tesi della P.M. e che quindi verità e giustizia per Maria Ungureanu sono lontane”.