Scomparsa Mingarelli: nessun mistero, vi spiego com’è andata (intervista)

La criminologa Ursula Franco a Stylo24 ricostruisce le fasi dell’indagine sulla morte del ragazzo escludendo gli aspetti da thriller della tragedia

Stylo24, 9 gennaio 2019

La Dottoressa Ursula Franco è medico e criminologo, si occupa soprattutto di suicidi e morti accidentali scambiate per omicidi e di errori giudiziari. E’ stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti. Recentemente ha fornito una consulenza all’avvocatessa Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda, già condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Ursula Franco è anche consulente degli avvocati della difesa di Daniel e Cristina Ciocan per i quali la procura di Benevento ha chiesto l’archiviazione. Dal dicembre 2016 è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis, una tecnica scientifica di analisi del linguaggio messa a punto dallo studioso israeliano Avinoam Sapir. Dal 2013, cura un blog di criminologia, Malke Crime Notes, dove pubblica analisi di noti casi giudiziari italiani ed americani. 

All’indomani del ritrovamento del corpo di Mattia Mingarelli, in un’intervista a Roma/Cronache Lucane rilasciata il 26 dicembre, la dottoressa Franco ha escluso che la morte del ragazzo potesse ritenersi sospetta. 

In un’analisi pubblicata sul suo blog il 28 dicembre la Franco ha scritto: 

“Non c’è niente di “misterioso” nella scomparsa di Mattia Mingarelli né di “strano” nella testimonianza del gestore del rifugio “Ai Barchi” dove il ragazzo si recò prima di morire: la presenza del vomito vicino al tavolo del rifugio e il fatto che Mattia abbia perduto il telefono proprio lì, sono la riprova che si sentì male dopo essere uscito dal rifugio. Il racconto del Del Zoppo è credibile e privo di smagliature, peraltro se il Del Zoppo fosse implicato nella morte di Mattia non solo non avrebbe conservato il suo telefono ma non avrebbe raccontato che il Mingarelli si era recato per due volte al suo rifugio o avrebbe fatto di tutto per accreditare l’ipotesi del malore peraltro senza alcun timore di venir smentito visto che quel pomeriggio il Del Zoppo e il Mingarelli erano soli. Mattia Mingarelli si è sentito male dopo l’ultima bevuta al rifugio “Ai Barchi”, ha urtato il volto contro un ramo, è scivolato, ha battuto la testa producendosi una frattura occipitale ed è morto per assideramento. Non ci sono né lesioni da difesa né segni di una colluttazione sul cadavere, il cadavere di Mattia si trovava a pochi metri dal rifugio e non era occultato, tutti dati a sostegno della morte accidentale. Non accredita di certo l’ipotesi omicidiaria il fatto che i soccorritori ed i cani non abbiano trovato il corpo del Mingarelli. I soccorritori non videro il suo corpo in quanto era coperto dalla neve caduta quella notte mentre le ricerche con i cani da traccia no sono affidabili. L’ipotesi che il cadavere sia stato spostato è improponibile, nessuno sposterebbe infatti un corpo dopo aver dato l’allarme e con le ricerche in corso, tantomeno per non occultarlo”.

Lettera aperta della criminologa Ursula Franco a “La Vita in Diretta”

“Se lo sfortunato Giorgio Del Zoppo fosse stato vostro padre o vostro marito o vostro fratello, gli avreste riservato lo stesso trattamento? Lo chiedo a voi perché avete permesso a soggetti privi di competenze in campo criminologico di riempirsi la bocca con la parola omicidio in un caso evidente di morte accidentale. 

Non ci si inventa criminologi, servono competenze in campo medico (medicina legale, psichiatria, tossicologia, chimica etc, etc), e a queste competenze, che si acquisiscono soltanto all’Università e che vanno documentate con un bel diploma di laurea, va aggiunta una non meno necessaria approfondita conoscenza della casistica. 

Vi rendete conto che certe inferenze dei vostri opinionisti a digiuno di criminologia non solo espongono i loro autori al ridicolo ma danneggiano la vita di chi, suo malgrado, si trova implicato in un caso giudiziario e spesso impediscono ai familiari di chi muore di farsi una ragione di una eventuale archiviazione?

È un campo delicato quello della giustizia e non dovrebbe esserci spazio né per l’approssimazione né per la disinformazione. 

Avete mai sentito parlare dell’effetto Dunning-Kruger, una distorsione cognitiva a causa della quale alcuni individui rifiutano di confrontarsi con la propria incompetenza e tendono a sopravvalutarsi? 

Esprimersi senza competenze su un caso giudiziario non solo è rivelatore di una mancanza di coscienza di sé ma anche di uno sprezzo per i propri simili.

Sapete che la pressione prodotta da un processo mediatico su una procura e sui giudici è equiparabile ad una pressione idraulica ed è la prima causa di errore giudiziario?

Sapete che per esprimersi nel campo dell’analisi del linguaggio servono competenze che si maturano soltanto in molti anni di studio? 

Avete mai sentito parlare di “autopsia psicologica”? Prima di fasciarsi la testa con ipotesi omicidiarie conviene sempre focalizzare su eventuali fragilità, frustrazioni o sofferenze di uno/a scomparso/a. Nella maggior parte dei casi infatti un’autopsia psicologica permette di addivenire ad una soluzione in tempi brevi, a meno che non se ne sottovalutino o neghino deliberatamente le risultanze.

Vi è giunta voce che, nonostante le ricerche, i corpi di Melania Rea, Elena Ceste, Yara Gambirasio, Eleonora Gizzi, Daniele Taddei, Rocco Di Nello, Provvidenza Grassi, Lucia Manca e Saverio Tagliafierro, per nominarne qualcuno, sono stati tutti ritrovati per caso?

Sapete che i cani da compagnia non hanno “super poteri”? Hanno difficoltà a trovare i cadaveri gli addestrati Bloodhound, come vi viene in mente che sia anomalo che il cane da compagnia del Mingarelli non abbia condotto i soccorritori al cadavere del proprio padrone ma si sia invece divertito a giocare con un altro cane?

La casistica insegna che le ricerche con i cani da traccia spesso falliscono, molti sono infatti i fattori che possono viziare una ricerca: l’invecchiamento della traccia olfattiva; le condizioni climatiche estreme; la contaminazione della scena per l’accorrere di molti soggetti (familiari, inquirenti e curiosi); la scelta sbagliata del testimone d’odore da far annusare al cane nel caso si applichi il metodo americano o Whitney, il testimone d’odore è un oggetto o un indumento appartenente al disperso che va scelto con cura, bisogna infatti evitare di far annusare al cane indumenti contaminati dal profumo dei saponi da bucato o dall’odore di un altro soggetto; l’interpretazione delle indicazioni del cane (lettura del cane), che spetta all’uomo, ed è quindi passibile di errore.

L’errato assunto che le ricerche con i cani siano infallibili non solo è la riprova di una mancanza di conoscenza della casistica ma è anche fonte di grossolani errori, conduce infatti ad ipotizzare fantomatici spostamenti di cadaveri ed altrettanti fantomatici depistaggi che aprono la strada all’errore giudiziario.

Per non sbagliare più, imparate a riservare ai soggetti informati sui fatti, sospettati o indagati lo stesso trattamento che vorreste vi fosse riservato o fosse riservato ad un vostro caro, per chi specula sulle disgrazie altrui c’è spazio in televisione ma non in paradiso”.

La lettera aperta a “La Vita in Diretta” è stata pubblicata anche su Le Cronache Lucane.

MORTE MATTIA MINGARELLI, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: SMETTETE DI SPECULARE SU UNA MORTE ACCIDENTALE (intervista)

Mattia Mingarelli

Le Cronache Lucane, 4 gennaio 2018

Dottoressa Franco cosa vorrebbe dire agli opinionisti che si sono espressi sul caso Mingarelli lasciando intendere che possa trattarsi di omicidio?

Smettete di speculare su una morte accidentale. Non ci si inventa criminologi, servono competenze e conoscenza della casistica per esprimersi su un caso giudiziario. Non solo certe inferenze da profani espongono i loro autori al ridicolo ma danneggiano la vita del signor Giorgio Del Zoppo e impediranno ai familiari di Mingarelli di farsi una ragione della morte accidentale del loro caro.

C’è chi ha recentemente affermato pubblicamente che “non è possibile stabilire se sia sempre rimasto lì quel cadavere”, è vero dottoressa?

Evidentemente chi ha detto questa sciocchezza non ha mai sentito parlare di macchie ipostatiche. Lo studio delle macchie ipostatiche ha permesso al medico legale di escludere che il cadavere sia stato spostato. Le risultanze dell’esame medico legale non sono un optional anche se da parecchio tempo mi sembra vada di moda ignorarle. Peraltro nessuno sposterebbe un corpo dopo aver dato l’allarme e con le ricerche in corso, tantomeno per non occultarlo.

Lei ritiene che ci sia qualcosa di “strano” in questo caso?

Non c’è proprio nulla di strano nella morte del Mingarelli, tutti i dati in nostro possesso permettono di concludere senza ombra di dubbio per una morte accidentale. Non c’è nulla di strano neanche nel fatto che il corpo sia stato ritrovato per caso, rientra nella norma che le ricerche dei cadaveri falliscano.

Dottoressa, cosa è successo?

Mattia aveva bevuto alcolici almeno in tre occasioni quel pomeriggio, si è sentito male appena uscito dal rifugio “Ai Barchi”, forse una congestione, ha infatti vomitato e in quell’occasione ha perduto il telefono, e poi, dopo aver camminato poche centinaia di metri, con tutta probabilità ha urtato il volto contro un ramo provocandosi una ferita sopra l’occhio, è scivolato, ha battuto la testa producendosi una frattura occipitale ed è morto per assideramento. Non sono state identificate dal medico legale infatti né lesioni da difesa né segni di una colluttazione che possano far ipotizzare che sia stato vittima di un’aggressione. 

Il racconto di Giorgio Del Zoppo è stato definito “confuso” e “strano”, lei cosa ne pensa?

Per esprimersi nel campo dell’analisi del linguaggio servono competenze che si maturano in molti anni di studio. Non c’è niente di “confuso” né di “strano” nelle parole del Del Zoppo, il suo racconto è sempre stato lo stesso ed è un racconto credibile e circostanziato. Se Del Zoppo avesse ucciso Mattia non avrebbe raccontato di essersi intrattenuto con lui per due volte quel pomeriggio né avrebbe conservato il suo telefono né avrebbe escluso un possibile malore, anzi avrebbe fatto di tutto per accreditarlo.

E la storia del cane Dante?

Che vuole che le dica, qualche tempo dopo la caduta di Mattia evidentemente il cane ha preferito andare a giocare col cane del Del Zoppo, Dante è un cane da compagnia, non capisco perché gli si vogliano attribuire dei “super poteri” che, nonostante siano addestrati, neanche i cani da ricerca hanno. 

Morte di Mattia Mingarelli: analisi del racconto di Giorgio Del Zoppo e analisi criminologica

Mattia Mingarelli

Il corpo di Mattia Mingarelli è stato ritrovato il 25 dicembre 2018 a poche centinaia di metri dal rifugio Ai Barchi (Chiesa Valmalenco, Sondrio) dove il ragazzo era stato visto per l’ultima volta dal gestore Giorgio Del Zoppo detto “il gufo” intorno alle 19 e 30 del 7 dicembre 2018.

Non solo il cadavere di Mattia si trovava a pochi metri dal rifugio ma non era occultato, due dati che permettono di escludere che Mattia sia stato ucciso e che invece avvalorano l’ipotesi della morte accidentale, con tutta probabilità una morte per assideramento in un soggetto con una certa quantità di alcool in corpo.

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Mattia Mingarelli

Mercoledì 19 dicembre 2018 l’intervista dell’inviato di Chi l’ha visto? al proprietario del rifugio Giorgio Del Zoppo viene annunciata dalla conduttrice Federica Sciarelli in questi termini: “La scomparsa davvero misteriosa di questo giovane (…) allora è un caso davvero misterioso (…) c’è una testimonianza strana del proprietario di questo rifugio perché dice di aver ritrovato del vomito e poi aver trovato il cellulare di questo giovane commercialista”.

Vedremo a breve come invece non c’è niente di “misterioso” in questa scomparsa né di “strano” nella testimonianza del proprietario del rifugio “Ai Barchi” dove Mingarelli si recò prima di morire: la presenza del vomito vicino al tavolo del rifugio e il fatto che Mattia abbia perduto il telefono proprio lì sono la riprova che il ragazzo si è sentito male dopo essere uscito dal rifugio.

Mattia Mingarelli

Giorgio Del Zoppo detto il Gufo, gestore del ristoro Ai Barchi ha riferito all’inviato del programma Chi l’ha visto?: “15 e 30 all’incirca… eh… poi poteva essereee 15 e 45, abbiam bevuto una cosa e poi è ritornato, verso le… le… le sei, un… un orario del genere”.

Gli orari riferiti dal Del Zoppo sono approssimativi, un dato che non rende sospetto il suo racconto, anzi.

Giornalista: “Quindi è venuto, avete bevuto una cosa insieme”.

Giorgio Del Zoppo: “Poi è andato via, è andato via, è ritornato la seconda volta, abbiamo fatto un aperitivo, abbiamo bevuto un paio di calici di vino, un tagliere di… di… di crudo… eee verso le sette e mezza è andato via, che tra l’altro lui è venuto perché mi aveva chiesto una camera per il 30/31.

Mattia Mingarelli, nel giro di due ore e mezzo circa, si è recato al rifugio Ai Barchi per due volte per bere alcolici, in precedenza, durante il pranzo, che era terminato un’ora prima che si recasse la prima volta al rifugio di Giorgio Del Zoppo, Mattia aveva bevuto una mezza bottiglia di vino, lo ha riferito all’inviato del programma Chi l’ha visto? Graziella Polattini, la proprietaria del Ristorante la Gusa: “Sì, sì è venuto qua a pranzo, è stato fuori che c’era il bel sole e poi verso le due e un quarto, due e mezzo è andato via, aveva solamente bevuto la mezza bottiglia di vino, l’altra mezza aveva detto che la bevevamo assieme alla sera a cena, infatti gli ho detto di salire che facevo la minestra e cenavamo assieme ma io… lui non si è presentato, mi ha detto che sarebbe sceso a San Giuseppe a portare la macchina perché aveva paura che nevischiasse e poi sarebbe andato a fare un giro fino al lago Palù”.

Giornalista: “Voi non è che vi conoscevate, no? Vi siete visti un paio di volte…”.

Con questa domanda il giornalista suggerisce al Del Zoppo una risposta negativa cui segue non una seconda domanda ma un’affermazione.

Giorgio Del Zoppo: “Ma ci siam visti quella volta là due anni fa e venerdì, certo”.

Giornalista: “E quindi lui è venuto da lei…”.

Giorgio Del Zoppo: “Che poi (interrotto)”.

Il giornalista interrompe l’intervistato, un errore grossolano.

Giornalista: “Più che altro per chiedere…”.

Un’altra affermazione del giornalista.

Giorgio Del Zoppo: “Per chiedermi le camere, sì, che poi tra l’altro mi ha lasciato un numero quel pomeriggio lì, mi ha lasciato il suo numero perché io non è che avevo il suo numero”.

Si noti che il Del Zoppo continua la frase del giornalista dalla quale però esclude le parole “Più che altro”, probabilmente perché non le condivide.

Giornalista: “Quindi a che ora se ne andato dal…”.

Giorgio Del Zoppo: “Sette e mezzo”.

Giornalista: “… dal… dal tuo rifugio?”.

Giorgio Del Zoppo: “Sette e mezzo, sette e quaranta, quell’ora lì comunque”.

Non è sospetto che il Del Zoppo non sappia riferire l’orario esatto in cui Mattia lasciò il suo rifugio, anzi.

Giornalista: “E poi durante la notte è successo qualcosa?”.

Giorgio Del Zoppo: “Durante la notte, io l’unica cosa che ho visto il suo cane che è arrivato in camera mia con il mio, perché io ho lasciato aperta la porta aperta dietro, perché il mio cane ogni tanto va, viene, hai capito? Allora ho lasciato la porta aperta e all’una e mezzo all’incirca… eh… più o meno vedo ‘sti due cani in camera, dico: Ma come mai?. Allora scendo, scendo, lascio andare il suo cane, chiudo la porta e me ne son tornato su… tranquillo. Sai, non è che uno va a pensare chissà cosa. Il mattino dopo cosa capita: Apro la porta, vedo lì davanti al mio terrazzo, lì per terra, dove c’è un tavolo, del vomito e dico: “Mah vabbè, lo pulisco”. Scendo le scale del terrazzo, lì sotto c’era il telefono, cosa faccio: Prendo il telefono… eee… l’ho tenuto lì un attimo poi ho detto: “Adesso vado giù io, lo porto lì a casa”.

Il racconto del Del Zoppo è credibile e privo di smagliature.

Se il Del Zoppo fosse implicato nella morte di Mattia non avrebbe conservato il suo telefono né avrebbe raccontato che il Mingarelli si era recato per due volte al suo rifugio.

Giornalista: “Ma tu sapevi che era il telefono di Mattia?”.

Giorgio Del Zoppo: “Eh, più o meno, all’incirca sì, perché l’avevo visto che ce l’aveva lì in mano, quindi ho detto: “Sarà il suo”. Perché poi tra l’altro c’era solo lui. Io ho visto solo lui quella sera perché ero anche chiuso”.

Giorgio Del Zoppo: “Cos’ho fatto? L’ho me… l’ho messo sotto carica e ho visto che la la SIM era bloccata, allora ho detto gu…”.

Giornalista: “In che senso la SIM era bloccata?”.

Giorgio Del Zoppo: “SIM bloccata. E’ uscito: “SIM bloccata”, quando l’ho messo sotto carica, è uscito: “SIM bloccata”.

Giornalista: “Ma quando hai trovato il cellulare era spento comunque”.

Giorgio Del Zoppo: “Era spento il telefono, sì”.

Giornalista: “Quindi hai provato ad accenderlo?”.

Giorgio Del Zoppo: “Sì, sì, e dopo ho detto: “Vabbè”. Cosa ho fatto: ho messo dentro la mia SIM per vedere se andava il telefono, hai capito? Perché ho detto: “Provo a veder se va”. Una roba così e ho visto…”.

Giornalista: “Quindi hai tolto la SIM di…”.

Giorgio Del Zoppo: “Ho tolto la SIM e ho messo una delle mie, dodici e mezza, io ricevo un messaggio su quel numero, su quel telefono lì da un 338 e dico: “Mah, mi sembra strano comunque…”.

Giornalista: “Però c’era la tua SIM”.

Giorgio Del Zoppo: “C’era la mia SIM però adesso non so se su Messenger o non lo so, comunque ho ricevuto quel messaggio lì e io che ho fatto? Ho chiamato con l’altro mio telefono ‘sto numero qua ed era il suo papà”.

Il racconto del Del Zoppo è credibile. Giorgio Del Zoppo ha ricevuto un messaggio sul profilo WhatsApp di Mattia, che non è collegato alla SIM ma allo smartphone, e non su Messenger, come da lui ipotizzato, perché in quel caso non sarebbe comparso il numero. Nessun mistero.

Se il Del Zoppo fosse implicato nella morte di Mattia non solo non avrebbe conservato il suo telefono ma non avrebbe chiamato con il proprio telefono il numero dal quale era stato inviato un messaggio sul cellulare di Mattia Mingarelli.

Giornalista: “Però è un po’ strano che con la tua SIM ricevi un messaggio di chiamata del numero suo”.

Giorgio Del Zoppo: “Ma guarda io ti dic… ma infat… Sai cosa ho pensato lì all’attimo: Magari qua è un messaggio rivolto verso di me, capisci? E allora ho detto, non lo so chi è, ho fatto il numero che era Luca, che era suo papà, e alchè mi dice: “Guarda sonooo… sono Giorgio dei Barchi”, gli ho detto, “quello del ristorante”. “Eh sono il papà di Luca”. Gli ho detto: “Guarda c’ho qua il telefono io che stamattina ho provato a portarglielo giù ma non c’era perché iersera è stato qua e probabilmente l’ha perso”.

Un racconto credibile e circostanziato durante il quale Giorgio Del Zoppo non prende le distanze dal padre del Mingarelli, così come non le ha mai prese da Mattia. 

Il giornalista, prima di riprendere l’intervista condisce il suo servizio con il seguente intermezzo: È un racconto davvero strano quello di Giorgio “il gufo”: trova il cellulare di Mattia e inserisce la sua SIM, poi riceve un messaggio dal papà sul suo numero, ma com’è possibile? E che fine fa il telefono?”.

Giorgio Del Zoppo: “Dopo pranzo vado giù, arrivo lì, nel momento che arrivo io arriva il proprietario di casa, proprio il proprietario quello… e arrivo lì dico: “Guarda so’ proprio qua adesso perchééé eh sto… sto consegnando il telefono al ragazzo che c’è qua perché l’ha perso ieri”. E assieme abbiamo picchiato le finestre, le porte non ha dato segno di vita dico boh chissà dov’è io ho pensato che ste… che era in giro a sciare boh, hai capito?”.

Un racconto credibile e circostanziato.

Giornalista: “Quindi lei ha consegnato il cellulare di Mattia al proprietario di casa?”.

Giorgio Del Zoppo: “Abbiamo aperto la porta, ha aperto la porta lui, ho appoggiato il telefono sul… sul… sul… tavolo. E basta, io da lì”.

Un racconto credibile e circostanziato.

Il giornalista, prima di riprendere l’intervista, guarnisce il suo servizio con il seguente intermezzo: “(…) Dopo i primi giorni di ricerche i carabinieri entrano al ristoro Barchi e decidono di sequestrarlo per permettere agli specialisti della scientifica di Milano di compiere degli accertamenti, arrivano anche le unità cinofile specializzate, guardate questo cane molecolare dove punta subito dopo aver annusato un oggetto di Mattia. Giorgio “il gufo” è stato sentito come persona informata sui fatti ma le sue parole sono al vaglio degli inquirenti, soprattutto quelle relative alle circostanze sul telefonino di Mattia e al vomito che avrebbe trovato fuori dal suo ristoro”.

Giornalista: “Quando Mattia se n’è andato dopo questo aperitivo questi due calici di vino e il tagliere di salumi, stava bene il ragazzo?”.

Giorgio Del Zoppo: “Ma sì che stava bene, guarda a me non ha dato nessun segno di squilibrio per quanto riguarda, però lui è andato lì di fuori, magari si è seduto di fuori in panchina, io ero dentro con la musica perché avevo la musica accesa, le luci di fuori erano spente, però se stava male veramente sarebbe anche tornato dentro non è che uno scompare nel nulla”.

E’ estremamente interessante questa risposta del Del Zoppo perché ci permette di escludere ancora una volta che l’uomo sia coinvolto nella morte di Mattia, se infatti avesse ucciso il Mingarelli avrebbe fatto di tutto per accreditare l’ipotesi del malore peraltro senza alcun timore di venir smentito perché il Del Zoppo e il Mingarelli bevvero i due calici di vino da soli.

Giornalista: “Non è successo niente di particolare che possa…?”.

Giorgio Del Zoppo: “No, assolutamente, ma assolutamente no, assolutamente, assolutamente, assolutamente proprio”.

Giornalista: “Che sia stato un malore piuttosto che altro lei lo esclude?”.

Giorgio Del Zoppo: “Mah assolutamente, ma anche perché ammetti che uno poteva star male e tutto quanto l’avrebbero trovato lì di fuori, cioè voglio dire non è che uno scompare nel nulla, eh”.

Il Del Zoppo non solo torna ad escludere il malore, un’ulteriore riprova che è estraneo ai fatti ma mostrando una totale buonafede afferma “non è che uno scompare nel nulla, eh”.

Mattia Mingarelli

Federica Sciarelli: “(…) per giorni e giorni è stato cercato questo ragazzo veramente in tutti i modi e con tutti i mezzi, se avesse avuto un malore comunque dovevano riuscire a trovarlo… perché c’è anche questa storia strana del ritrovamento di un cellulare poi questa persona soprannominata il gufo che mette la sua SIM però dice di aver ricevuto la telefonata da parte dei genitori di Mattia insomma tutto questo è davvero molto strano”.

Non accredita di certo l’omicidio il fatto che i soccorritori ed i cani non abbiano trovato il corpo del Mingarelli. I soccorritori non videro il suo corpo in quanto era occultato dalla neve caduta dopo la sua morte mentre le ricerche con i cani, per i motivi più svariati, sono lastricate di fallimenti. Ecco una breve casistica:

Nel caso dell’omicidio di Isabella Noventa, omicidio seguito dall’occultamento del suo cadavere, una ruspa ha scavato senza esito in un punto indicato dai cani.

Christiane Seganfreddo, scomparsa da casa il 30 dicembre 2013, è stata ritrovata per caso, il 15 febbraio 2014, a soli 2 chilometri da casa in una zona già battuta senza esito dai cani da traccia e dai soccorritori. 

Il cadavere di Eleonora Gizzi è stato ritrovato per caso da un tecnico della Società Autostrade che stava effettuando delle verifiche periodiche ad uno dei piloni di un viadotto, 5 mesi dopo la sua scomparsa. I cani, addetti alle ricerche della Gizzi, erano passati più volte nella zona del ritrovamento nei giorni successivi all’allontanamento di Eleonora da casa, squadre di volontari avevano battuto l’area giorno e notte senza localizzarla, eppure lei era lì, a pochi metri di distanza dal punto in cui era stata vista l’ultima volta il giorno della sua scomparsa.

Nel caso di Yara Gambirasio le ricerche condotte con l’ausilio dei cani condussero al cantiere di Mapello fuorviando le indagini. Inoltre, i soccorritori ed i cani perlustrarono invano il campo di Chignolo d’Isola dove si trovava il cadavere di Yara dalla notte della scomparsa, il corpo della giovane venne invece individuato per caso da un appassionato di aeromodellismo tre mesi dopo l’omicidio, il 26 febbraio 2011.

Nel caso dell’omicidio di Melania Rea, un cane da ricerca, dopo aver fiutato gli indumenti della donna, si diresse nei pressi del monumento ai Martiri della Resistenza, a Colle San Marco, in un percorso a metà tra le altalene ed il bar-chiosco verso il quale il marito aveva detto essersi diretta la donna il giorno della scomparsa, le indagini hanno appurato, invece, che la Rea, quel giorno, non era stata in quella zona.

I cani Bloodhound impiegati nelle ricerche di Laura Winkler, una ragazza di 13 anni di Brunico (Bolzano), scomparsa il 21 aprile 2013, fiutarono le tracce della ragazza fino ai bordi della strada provinciale, all’altezza di un hotel chiuso in località Bagni di Salomone dove la Winkler non era transitata; la Winkler fu ritrovata, due giorni dopo la sua scomparsa, in un burrone nella Valle di Anterselva poco distante dal maso del nonno dal quale si era allontanata.

I conduttori dei cani del gruppo cinofilo che intraprese le ricerche del piccolo Tommaso Onofri, affermarono che i cani avevano suggerito ‘direzione autostrada’ mentre le indagini conclusero che i rapitori avevano preso la direzione opposta.

CONCLUSIONI

Giorgio Del Zoppo detto “il gufo” è un testimone credibile ed è estraneo ai fatti. Mattia Mingarelli si è sentito male dopo l’ultima bevuta al rifugio Ai Barchi e con tutta probabilità è morto per assideramento.

L’unico fatto strano e misterioso relativo a questo caso è che soggetti senza competenze in campo criminologico e in tema di analisi del linguaggio si esprimano pubblicamente sulla credibilità o meno di un testimone pur sapendo di parlare a milioni di italiani privi di capacità critiche, italiani che in pochi minuti hanno sottoposto ad un linciaggio mediatico il signor Giorgio Del Zoppo, così com’è accaduto recentemente all’ispettore Francesco Ferrari.

CASE CLOSED

Questa analisi è stata pubblicata su Le Cronache Lucane.