Un servizio di MediaTV sul caso Ungureanu con miei interventi

I miei interventi ai minuti 6:19, 8:54, 11:53, 14:12, 15:09 e 15:58.

Annunci

La criminologa Ursula Franco fa il punto su alcuni casi giudiziari mediatici (intervista)

Le Cronache Lucane, 16 giugno 2018

Che cosa pensa dell’ultimo libro di Carmelo Abbate “Gli uomini sono Bastardi”?

Personalmente mi addolora che la magistratura non prenda provvedimenti e permetta a soggetti come lui, privi di competenze in campo criminologico, di esprimersi pubblicamente su soggetti indagati, non solo è estremamente diseducativo ma è una violazione dello stato di diritto. Gente come Abbate istiga alla giustizia sommaria ma soprattutto contribuisce a creare mostri che non esistono favorendo gli errori giudiziari.

Dottoressa Franco cosa pensa del “teatro virtuale” tirato in ballo dalla procura di Bologna dopo l’arresto di Stefano Monti nel caso del buttafuori ucciso 20 anni fa?

Che il “teatro virtuale” non possa reggere in dibattimento è la procura stessa a dircelo, se l’impianto accusatorio fosse stato solido, gli inquirenti non avrebbero dato in pasto ai giornalisti il caso. E’ ormai un’abitudine delle procure foraggiare il processo mediatico quando il castello accusatorio è fragile. Nei casi giudiziari, come nel linguaggio, il bisogno di convincere nasconde insicurezza. Un esempio su tutti: il processo mediatico voluto dalla procura di Asti per creare un mostro che non esiste e motivarne arresto e condanna in assenza di prove.

Riguardo al caso in specie, è assai improbabile che l’omicidio di Valeriano Poli, commesso attraverso l’uso di un’arma da fuoco, sia seguito ad una colluttazione. L’omicidio di Poli ha tutte le caratteristiche di un omicidio premeditato ed il killer, essendo in possesso di una pistola, non aveva motivo di rischiare di avere la peggio in una colluttazione, peraltro se si fosse picchiato con il Poli prima di ucciderlo, non avrebbe solo corso il rischio di lasciare sulla scena del crimine indizi incriminanti ma anche di avere su di sé segni riconducibili ad un corpo a corpo.

Che cosa dovrebbe fare una procura quando l’impianto accusatorio è fragile?

Dovrebbe tornare sui suoi passi e rivedere il caso, perché se un impianto accusatorio non regge, uno dei motivi è l’innocenza dell’indagato.

Ci sono novità sul caso Ungureanu?

Purtroppo no, la procura di Benevento si è cristallizzata su una ricostruzione dei fatti “fantasiosa” e, nonostante la verità sia agli atti, sembra ignorarla. I risultati autoptici ci dicono che Maria morì di morte accidentale e che l’orario della sua morte è incompatibile con la presenza di Daniel e Cristina Ciocan in paese. E’ peraltro agli atti un quadro indiziario senza via d’uscita relativo alle violenze cui veniva sottoposta Maria da suo padre Marius Ungureanu. Sperma di Marius sulla sua maglietta e sulla coperta del suo lettino e intercettazioni tra lui, sua moglie ed un altro personaggio fortemente incriminanti. I fatti accaduti sono immarcescibili, non ci si può schiodare da queste certezze.

Se i Ciocan venissero rinviati a giudizio che succederà?

Difficilmente si andrà oltre l’udienza preliminare. Se invece il giudice li rinviasse a giudizio, la difesa farà emergere tutto ciò che è agli atti, parecchi soggetti infatti si sono inspiegabilmente macchiati del reato di favoreggiamento personale nei confronti di Marius Ungureanu. Ne vedremo delle belle.

Intervista ripresa dal casertasera.it:

TORNA A PARLARE LA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO SUL CASO DELLA BAMBINA MARIA UNGUREANU TROVATA SENZA VITA A S. SALVATORE TELESINO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SAN SALVATORE TELESINO. Torna a parlare la criminologa Ursula Franco, consulente dei fratelli Ciocan, in riferimento al caso di Maria Ungureanu, la bambina ritrovata senza vita nella piscina di un resort di San Salvatore, il 19 giugno 2016 e per la quale sono indagati appunto i fratelli Ciocan. La nota criminologa, intervistata dal quotidiano Roma e da sempre critica sull’operato della procura e sul caso ribadisce anche a noi  cosa fare a proposito e in genere quando l’impianto accusatorio è fragile come il questo caso.

“La procura dovrebbe tornare sui suoi passi e rivedere il caso, perché se un impianto accusatorio non regge, uno dei motivi è l’innocenza dell’indagato.

  • Ci sono novità sul caso Ungureanu?

“Purtroppo no –dice la Criminologa –  la Procura di Benevento si è cristallizzata su una ricostruzione dei fatti “fantasiosa” e, nonostante la verità sia agli atti, sembra ignorarla. I risultati autoptici ci dicono che Maria morì di morte accidentale e che l’orario della sua morte è incompatibile con la presenza di Daniel e Cristina Ciocan in paese. E’ peraltro agli atti un quadro indiziario senza via d’uscita, relativo alle violenze cui veniva sottoposta Maria da suo padre Marius Ungureanu. Sperma di Marius sulla sua maglietta e sulla coperta del suo lettino e intercettazioni tra lui, sua moglie ed un altro personaggio fortemente incriminanti. I fatti accaduti sono immarcescibili, non ci si può schiodare da queste certezze”.

  • Se i Ciocan venissero rinviati a giudizio che succederà?

“Difficilmente si andrà oltre l’udienza preliminare. Se invece il giudice li rinviasse a giudizio, la difesa farà emergere tutto ciò che è agli atti, parecchi soggetti infatti si sono inspiegabilmente macchiati del reato di favoreggiamento personale nei confronti di Marius Ungureanu. Ne vedremo delle belle”.

Morte Maria Ungureanu: ancora 6 mesi di indagini

Le Cronache Lucane, Salute… a tutti, 9 marzo 2018

Indagini preliminari, la procura di Benevento ha chiesto un’ulteriore proroga di 6 mesi.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Ursula Franco, la criminologa che assiste la difesa dei fratelli Ciocan, avvocati Salvatore Verrillo e Giuseppe Maturo. La dottoressa Franco ha sostenuto da sempre che la morte di Maria è stato un evento accidentale occorso mentre la bambina si trovava in compagnia di un’amica più grande di lei conosciuta alla famiglia e che dalle indagini emerge senza ombra di dubbio che ad abusare della bambina era suo padre Marius Ungureanu.

Vi ricordiamo che del team difensivo di Marius Ungureanu fanno parte l’avvocato Fabrizio Gallo, la psicologa Roberta Bruzzone e la biologa Marina Baldi.

Dottoressa Franco che può dirci riguardo alle indagini?

Posso dirle che sono stati spesi decine di migliaia di euro dei contribuenti in indagini inutili e che finché il caso resterà alla procura di Benevento non si caverà un ragno dal buco.

Sono stati indagati due ragazzi per un omicidio mai avvenuto, non solo, le risultanze dell’esame medico legale, eseguito da due consulenti della procura, escludono che i Ciocan si trovassero in paese al momento della morte di Maria.

A un mese dalla morte della bambina lo sperma del padre è stato isolato su una maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla copertina del suo lettino, a seguito di questi ritrovamenti da parte dei RIS di Roma sono state registrate telefonate incriminanti per quanto riguarda gli abusi sessuali, telefonate che hanno come protagonisti Marius, Elena Ungureanu e un altro soggetto. Tutti questi elementi non sono passati inosservati ai nove giudici che hanno esaminato gli atti di indagine e che hanno respinto le richieste d’arresto dei Ciocan.

Quattro persone, le più vicine alla famiglia della piccola Maria, non sono mai state intercettate, la soluzione del caso è lì, tra queste quattro persone c’è l’amica con la quale Maria si trovava nel Resort quella sera, la quale non la soccorse per paura.

Caso Maria Ungureanu: hanno paura della verità coloro che hanno coperto Marius e calunniato Daniel

La piscina dove è annegata Maria Ungureanu

Abbiamo intervistato la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei fratelli Ciocan, indagati per violenza sessuale ed omicidio dalla procura di Benevento

Le Cronache Lucane, 2 febbraio 2018

Dottoressa Franco perché si parla ancora dei Ciocan riguardo al caso Ungureanu dopo che 9 giudici li hanno ritenuti estranei ai fatti?

Perché molti giornalisti non amano confrontarsi con i propri errori di giudizio, chi ha diffamato i Ciocan fino ad oggi, pur di non ammettere di essersi sbagliato, cerca di ritagliargli un ruolo seppur marginale pur sapendo che le indagini hanno escluso che Daniel e Cristina fossero in paese mentre Maria moriva e hanno accertato che la bambina veniva abusata solo da suo padre. Gli atti parlano chiaro e non lasciano spazio ad altre ricostruzioni, i voli pindarici lasciamoli agli incompetenti.

Ci sintetizza rapidamente il caso?

Il caso Ungureanu è semplicemente il caso di una bambina abusata dal proprio padre e morta per cause accidentali in compagnia di un’amica che per paura ha taciuto.

A Chi l’ha visto, abbiamo sentito l’avvocato Gallo dire che la maglietta sporca dello sperma di Marius Ungureanu non apparteneva alla bambina, che può dirci?

Gli atti parlano chiaro:

– i RIS hanno sequestrato solo abiti in uso a Maria ed il verbale è stato firmato da Marius Ungureanu;
– sono agli atti decine di intercettazioni dalle quali si evince che quella maglietta con lo sperma di Marius era in uso esclusivo a Maria;
– Maria veniva cronicamente abusata e sua madre lo sapeva, numerose intercettazioni ce lo confermano.

E’ vero che i tamponi sulla maglietta incriminata eseguiti dai RIS hanno escluso che fosse in uso a Maria?

No, è falso. In merito, vi invito ad intervistare il maggiore dei RIS che si è occupato degli accertamenti.

Ritiene che i Ciocan possano essere rinviati a giudizio?

Vista l’incapacità della procura di rivedere le proprie posizioni e di allinearsi con i 9 giudici che hanno dato ragione alla difesa, è possibile.

Che farete?

Coglieremo l’occasione per far emergere la verità nella sua interezza, una verità di cui Daniel e Cristina non hanno paura perché sono estranei ai fatti.

Chi, a suo avviso, ha invece paura della verità?

In parecchi direi:
– chi violentava Maria ovvero suo padre Marius;
– chi ha coperto Marius ovvero sua moglie Elena, la quale ha perfino calunniato il povero Daniel Ciocan;
– la ragazzina che era con Maria, che ha permesso la persecuzione di due ragazzi estranei ai fatti e che dovrà rispondere dei reati di omissione di soccorso e falsa testimonianza;
– coloro che hanno cercato di nascondere le responsabilità di Marius in merito al reato di violenza sessuale incorrendo nel reato di favoreggiamento personale;
– i servizi sociali e tutti coloro che hanno chiuso gli occhi lasciando che Maria vivesse un inferno all’interno della propria casa.

Morte di Maria Ungureanu: le parole del padre Marius

Marius Ungureanu

Marius Ungureanu, ogni qualvolta è stato intervistato, non è stato capace di negare di aver abusato di sua figlia Maria, morta annegata in una piscina privata il 19 giugno 2016, a San Salvatore Telesino, in provincia di Benevento.

Ecco uno stralcio di un’intervista rilasciata dall’Ungureanu a Veronica Briganti, intervista andata in onda durante la puntata di Chi l’ha visto del 31 gennaio 2018.

Marius Ungureanu: “Iooo non è… non è possibile che so st… comeee dicono gli avvocati loro, la criminologa… non è vero questo che dicono loro”.

Il fatto che fornisca una risposta con frasi frammentate e che si soffermi sul pronome personale “Iooo” ci dice che la domanda è sensitiva.

Marius Ungureanu non è capace di negare in modo credibile di aver abusato di sua figlia, non riesce a dire “io non ho violentato Maria” o “io non ho violentato mia figlia Maria” o “io non ho abusato di mia figlia Maria” perché mentirebbe.

Per lo stesso motivo Marius si autocensura quando dice “Iooo non è… non è possibile che so st…”, l’Ungureanu non riesce a dire “non è possibile che sono stato io” che in ogni caso sarebbe stato un modo non credibile di negare. Generalmente amici e conoscenti dicono “non è possibile che sia stato/a lui/lei” non il diretto interessato. 

L’Ungureanu, durante le interviste, non è mai riuscito ad usare i termini “violenza sessuale” o “abusi sessuali”. Il fatto che Marius Ungureanu non sia capace di chiamare le violenze sessuali che la bambina subiva da tempo con il loro nome tradisce un suo personale coinvolgimento nei fatti.

La risposta di Marius termina con un “non è vero questo che dicono loro” l’uso del termine “questo” è particolarmente interessante. Il termine “questo” infatti non solo serve a minimizzare le accuse ma, a differenza di “quello”, indica qualcosa di vicino a chi parla. In altre parole Marius Ungureanu non riesce a prendere le distanze dalle violenze.

Marius Ungureanu: Mia figlia è più grossa rispetto alla mamma e non si poteva indossa’ lei quella maglietta, troppo piccolina, quindi ci sta una foto che tiene mia moglie con questa maglietta che è uguale con quella che hanno trovato i RIS.

“QUELLA maglietta” e “QUESTA maglietta” sono due magliette diverse, ce lo conferma l’Ungureanu. Marius infatti dicendo: “quindi ci sta una foto che tiene mia moglie con QUESTA maglietta che è uguale con QUELLA che hanno trovato i RIS” ci assicura che la maglietta della moglie non è “QUELLA maglietta” ovvero la maglietta sporca di sperma ma una ugualeE poi non dice quella che hanno sequestrato” o quella che hanno analizzato i RIS” o “quella che hanno preso i RIS” maquella che hanno TROVATO i RIS”. L’uso del verbo trovare è incriminante, Marius ci dice che i RIS hannotrovato una prova del reato da lui commesso. 

Chi parla tende a fare economia, Marius avrebbe potuto dire: “quindi ci sta una foto che tiene mia moglie con QUELLA maglietta che hanno trovato i RIS”, risparmiando ben 5 parole, ha optato invece per un giro di parole perché non riesce a falsificare.

Di seguito l’analisi delle precedenti interviste rilasciate da Marius Ungureanu a Veronica Briganti e a Maurizio Flaminio:

Analisi di uno stralcio d’intervista rilasciata da Marius Ungureanu a Veronica Briganti

Morte di Maria Ungureanu: analisi di un’intervista rilasciata dai genitori