CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: GLI INTERROGATORI MAL CONDOTTI VIZIANO INDAGINI E PROCESSI (intervista)

La criminologa Ursula Franco si occupa di errori giudiziari e di analisi del linguaggio, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis.  

Le Cronache Lucane, 31 maggio 2019

Dottoressa Franco, su un social, recentemente, lei ha scritto: “Un innocente non ha motivo di avvalersi della facoltà di non rispondere e, vista l’abilità dei PM italiani in tema di interrogatori, non ha ragione di avvalersene neanche un colpevole… o forse, proprio perché c’è il rischio, per il suddetto motivo, che un PM prenda lucciole per lanterne, hanno ragione di avvalersene proprio gli innocenti”, cosa intende dire?

Intendo dire che, in generale, i PM italiani non sanno condurre un interrogatorio e che questa loro incompetenza viola i diritti di coloro che vengono interrogati. Lei si farebbe fare una diagnosi e prescrivere una terapia da un medico incompetente? Io no, in campo giudiziario non è molto diverso, ne va della vita della gente. A mio avviso si tratta di un’emergenza. I PM incompetenti hanno un costo per i contribuenti che pagano i loro stipendi, poi le loro pensioni e infine i risarcimenti alle vittime dei loro errori. 

Quanti anni di studio servono per imparare a condurre un interrogatorio?

Circa 4.

Qual’è la migliore tecnica d’analisi di un interrogatorio?

La Statement Analysis.

Che cosa si ottiene da un interrogatorio ben condotto di un colpevole di omicidio?

Indicazioni precise per ricostruire i fatti senza smagliature quand’anche il soggetto dissimuli.

Quali sono i principali errori commessi dai magistrati italiani durante un interrogatorio?

Contaminano, interrompono, riepilogano, suggeriscono, invitano a mentire, si alterano.  

Dottoressa Franco, lei sul suo blog analizza spesso telefonate di soccorso relative a casi di omicidio. 

Le telefonate di soccorso sono da considerarsi veri e propri interrogatori, i primi, pertanto, l’analisi delle stesse è spesso sufficiente per capire se un soggetto è colpevole o innocente e molto altro: lo stato del rapporto tra chi chiama e la vittima, il movente, la dinamica dei fatti etc, etc.

L’incompetenza del PM e l’eterogenesi dei fini (giudiziari)

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Consulenti disonesti e giudici pigri concorrono nella formazione dell’errore giudiziario che è trasversale e può colpire chiunque

Stylo24, 29 gennaio 2018

di Ursula Franco

Il problema degli errori giudiziari è trasversale, non dipende dal sistema giuridico del paese in cui vengono commessi ma da un insieme di mancanze che affliggono il magistrato inquirente e che sono la sua incapacità di processare le risultanze delle indagini secondo la logica, il fatto che ignori la casistica, la superficialità e i suoi pregiudizi nei confronti di alcune categorie di persone come possono esserlo i meridionali, i romeni e i tossicodipendenti. In una parola sola, ciò che conduce all’errore giudiziario è l’incompetenza del PM che però deve essere necessariamente associata alla mancanza di cultura della verità di tutti gli altri attori del sistema giustizia, giudici e consulenti forensi. In pratica, un PM incompetente da solo va poco lontano, ha bisogno di consulenti forensi disonesti che lo supportino e di Giudici “pigri”.

Gli Innocence Deniers

Non solo i PM ed i giudici commettono grossolani errori giudiziari ma quando se ne accorgono sono incapaci di riconoscere di essersi sbagliati e lasciano che un innocente e la sua famiglia continuino a soffrire per causa loro. Gli americani chiamano questi magistrati che ostacolano la giustizia “Innocence Deniers” (coloro che negano l’innocenza).

Il fine ultimo del lavoro del PM non dovrebbe essere quello di far condannare qualcuno ma cercare la verità e ottenere giustizia. I magistrati sono al servizio dei cittadini e hanno il dovere di perseguire un colpevole ma anche quello di impedire che un innocente abbia la vita distrutta a causa di una interminabile indagine o per una condanna sbagliata.

Alcuni PM sono così “affezionati” al proprio errato convincimento che, anche quando le indagini dimostrano che la cosiddetta vittima in realtà non è stata vittima di un omicidio ma è morta in seguito ad un incidente o ad un suicidio, continuano a negare l’evidenza e si rifiutano di dismettere il caso, o, quando vengono raccolte prove a carico di un soggetto diverso da quello preso di mira, si rifiutano di perseguire il vero colpevole del reato.

Il costo degli errori giudiziari per lo Stato italiano

Gli errori dei magistrati non solo pesano sulle vite di soggetti innocenti e sulle loro famiglie ma hanno un costo economico per i contribuenti non indifferente. Dal 1991 al 2012 lo Stato italiano ha sborsato circa 576 milioni di euro di risarcimenti alle vittime della malagiustizia, a questi milioni vanno aggiunte le centinaia di migliaia di euro di stipendi versati ai magistrati incompetenti e i milioni di euro dispersi in indagini inutili al solo scopo di foraggiare il carrozzone che circonda le procure, consulenti e strutture addette alle analisi forensi.

Perché un PM è incapace di riconoscere di aver commesso un errore?

E’ nelle procedure abborracciate alla meno peggio per incompetenza o per volontà criminale, che prospera l’errore giudiziario (…) La conclusione (…) è che i giudici, quando la loro convinzione è preconcetta, acconsentono con entusiasmo a essere indotti in inganno, e che gli esperti sanno compiacere coloro che li fanno lavorare.

Da “Gli errori giudiziari”, di Jacques Vergès

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Gli ingredienti necessari per un errore giudiziario sono: l’incompetenza del magistrato inquirente, un coagulo di consulenti partigiani e un coagulo di giudici incompetenti.

Tutto ha inizio quando il magistrato inquirente genera nella sua mente una ricostruzione di come potrebbero essere andati i fatti, spesso tale ricostruzione non ha eguali nella storia della criminologia ma questo dato non è in grado di scalfire il suo convincimento perché ignora la casistica.

Dopo aver “ricostruito” i fatti, il PM cerca riscontri, se non li trova, non si demoralizza, né cambia idea.

Spesso, oltre a non supportare la sua ricostruzione, le risultanze investigative indicano la strada giusta da seguire ma la tunnel vision impedisce al magistrato inquirente di mettere in dubbio il proprio convincimento.

Una volta che il PM in oggetto si accorge dell’assenza di riscontri investigativi alla propria ricostruzione, della quale, nonostante tutto, è ancora convinto, egli agisce su due fronti: nomina un coagulo di consulenti disonesti che gli forniscano le fondamenta per il suo castello accusatorio e rivela ai Media informazioni parziali e selezionate relative alle indagini che li inducano a supportare la sua ipotesi investigativa.

In questa fase il PM è ancora convinto di non essere incappato in un errore, che sia solo un caso che manchino riscontri alla sua ricostruzione e che, trovandosi a perseguire un importante interesse pubblico, l’inappropriata condotta, sua e dei suoi consulenti, sia giustificabile.

Sia chiaro però che, nonostante la sua incompetenza, il magistrato è ben consapevole di aver indotto i propri consulenti a mentire o a dissimulare ma ritiene che la causa per la quale li ha invitati a farlo sia una causa nobile. Questo fenomeno si chiama Noble Cause Corruption.

La seconda fase dell’orrore giudiziario comincia quando, finalmente, il PM viene messo di fronte alla propria incompetenza ma soprattutto all’errore da lui commesso. Il magistrato non riconosce l’errore, non soltanto per evitare una brutta figura ed eventuali ripercussioni in ambito lavorativo, ma anche perché, nonostante sia ormai consapevole di essersi sbagliato, è ancora convinto di fare l’interesse pubblico, egli, infatti, con l’aiuto della stampa, è riuscito a creare un mostro che non è mai esistito ma al quale ha finito per credere lui stesso e ritiene che, seppure il soggetto in questione non sia responsabile dei fatti a lui contestati, il malcapitato, per le sue caratteristiche personologiche, non sia comunque un innocente tout court e per questo meriti la galera.

In altre parole, il magistrato inquirente, nel momento in cui capisce di essersi sbagliato, perde di vista il proprio ruolo e, per salvarsi, si erge a giudice supremo.

Bibliografia

Jacques Vergès, Gli Errori Giudiziari, LiberLibri, 2011.

MacFarlane Bruce A., Wrongful Convictions: The Effect of Tunnel Vision and Predisposing Circumstances in the Criminal Justice System.

Questo articolo è stato pubblicato su Le Cronache Lucane il 6 luglio 2017.