TRAGEDIA DI FOLIGNO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: SONO STATI I CANI A CONDURRE GRETA ALLA PISCINA ABBANDONATA

La piscina dove è affogata Greta

Greta ha seguito i suoi cani, che erano soliti entrare in quel giardino passando dal varco nella recinzione, si è buttata in piscina dopo i suoi cani ed è affogata

Le Cronache Lucane, 14 maggio 2020

E’ successo a Ponte Centesimo, a 12 km da Foligno, Greta, una bambina di soli 3 anni, il 13 maggio, dopo pranzo, si è allontanata da casa con i suoi labrador ed intorno alle 16,30 il suo cadavere è stato ritrovato all’interno di una piscina di una villa disabitata. Ne abbiamo parlato con la criminologa Franco che ormai da 4 anni si occupa della morte di Maria Ungureanu per la difesa dei fratelli Ciocan. Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Il varco nella recinzione

– Dottoressa Franco, Maria Ungureanu è morta in circostanze molto simili.

Sì, e a differenza di Greta era in compagnia di un’amica.

– Dottoressa, cosa è successo a Greta?

La bambina ha seguito i suoi cani, che erano soliti entrare in quel giardino passando dal varco nella recinzione, si è buttata in piscina ed è affogata. Dalle indagini è emerso che c’è un sentiero di soli 900 metri che conduce dalla casa del nonno di Greta alla villa con la piscina.

– L’inviata di “Chi l’ha visto?” Filomena Rorro ha detto: “I cani devono aver cercato di salvare la bambina perché i cani erano bagnati”, che ne pensa?

Non sono i cani ad aver seguito la bambina, è stata Greta a seguire i cani. I labrador sono cani che amano l’acqua, sono stati loro i primi a buttarsi in quella piscina, la bambina li ha imitati. 

– In un articolo pubblicato su Fanpage si legge: “I due labrador di famiglia hanno provato a rianimare la piccola Greta”.

Fantascienza. Siamo un paese di sognatori.

– Il custode della villa, intervistato dall’inviata di “Chi l’ha visto?” ha escluso che Greta possa aver raggiunto la villa da sola e la Rorro ha aggiunto: “Ecco, Federica, questo è quello che ci ha detto il custode e che pensano un pochino tutti”, lei che ne pensa?

Penso che i fatti parlino chiaro e che ognuno debba confrontarsi con le proprie responsabilità invece di tentare di trovare un capro espiatorio come è successo nel caso di Maria Ungureanu. 

MORTE DI MARIA UNGUREANU, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: ANCORA FANGO SULLA VERITA’

Maria Ungureanu

Nel gennaio 2019, l’ex giudice del Tribunale del Riesame di Napoli, Nicola Quatrano, che si è occupato del caso, in merito alla causa di morte di Maria, ha dichiarato: “Non è successo quello che la Procura di Benevento riteneva fosse successo” e riguardo alle violenze sessuali che la bambina subiva: “Era un aspetto della questione che non è stato approfondito in quest’ansia di trovare degli elementi di prova contro le persone che si era deciso fossero colpevoli”.

Le Cronache Lucane, 7 maggio 2020

Il 3 maggio 2020, il giornalista di “Giallo”, Gian Pietro Fiore ha pubblicato il seguente post: “Maria è una bambina di nove anni e apparentemente ha una vita normale. Va scuola, ha un buon profitto, gioca con i suoi coetanei e frequenta la chiesa del paese. Ma dietro a quella normalità si nasconde un atroce segreto: Maria vede di nascosto Daniel, amico dei suoi genitori, che di anni ne ha 21. Troppi per stare insieme a una bambina. Maria quattro anni fa è morta e la giustizia tarda ad arrivare. Per comprendere cosa le è successo non sono bastate due autopsie, centinaia di intercettazioni e analisi tecniche svolte dai Ros, il reparto speciale dei carabinieri. Maria Ungureanu, di origini romene, viene ritrovata cadavere nella piscina nel giardino del complesso turistico “Borgo San Manno” di San Salvatore Telesino, in provincia di Benevento. È il 20 giugno del 2016. Sono le 00.08. La bambina è nuda, in uno specchio d’acqua che al massimo le supera il bacino. I suoi vestiti vengono ritrovati piegati in un bordo della piscina. Maria, però, non sa nuotare. Non solo. Ha una tremenda paura dell’acqua e quella sera fa molto freddo. Quindi in quella piscina non si sarebbe mai immersa per sua volontà. Qualcuno l’ha costretta, non prima di averle fatto molto male. La bambina è morta soffocata e il sospetto è che un presunto assassino l’abbia tenuta con la testa sotto l’acqua. Daniel, l’amico di famiglia, è stato da subito indagato per omicidio e violenza sessuale. È con lui che Maria trascorre gran parte dell’ultima giornata della sua vita. Le relazioni medico legali evidenziano che la bambina ha subito delle gravi e ripetute violenze sessuali. Abusi che patisce da tempo. Daniel nega qualsiasi responsabilità. Eppure i Ros accertano che quando la bambina è in quella piscina, l’auto dell’indagato è proprio lì sulla scena del delitto. La procura più di una volta è sul punto di arrendersi e per due volte ha chiesto l’archiviazione del caso. Un giudice ha disposto nuove indagini, quelle che avrebbero dovuto finalmente far luce sulla morte di Maria. Qualche mese fa, una nuova perizia autoptica, stravolgendo i risultati delle precedenti, ha stabilito che la bambina non ha subito alcuna violenza, ma che qualche orco si è ‘divertito’ attraverso l’utilizzo di oggetti. Non si comprende come si è potuto giungere a una simile conclusione, dal momento che i legali e i consulenti dei genitori della vittima hanno denunciato la sparizione degli organi sessuali della bambina. Intanto sui pantaloncini che Maria indossava il giorno prima di morire sono state isolate tracce biologiche di Daniel. Nell’ultima perizia è stabilito l’orario della morte della bambina, che potrebbe coincidere con l’orario in cui si ha la prova che la vittima è con il suo presunto carnefice. Un rompicapo. In questi giorni la procura di Benevento chiuderà le indagini. Due le possibilità: la richiesta di archiviazione o il rinvio a processo per Daniel. Nel frattempo sono trascorsi quattro anni.”

Ne abbiamo parlato con la criminologa Ursula Franco, consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan.

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

– Dottoressa Franco, è vero che “La bambina è nuda, in uno specchio d’acqua che al massimo le supera il bacino. Quindi in quella piscina non si sarebbe mai immersa per sua volontà. Qualcuno l’ha costretta, non prima di averle fatto molto male. La bambina è morta soffocata”?

E’ falso. Maria era in compagnia di un’amica e si immerse volontariamente in piscina e annegò. Gli indumenti di Maria erano integri e vennero ritrovati riposti su una sedia a bordo piscina, le scarpe appaiate accanto agli abiti, gli slip sul prato vicino alla sedia. Tutti questi dati ci permettono di ipotizzare un denudamento volontario. La bambina si spogliò per fare un bagno e lo fece per rivestirsi con gli abiti asciutti; Maria non solo si spogliò volontariamente ma lo fece in presenza di un’amica di cui non si vergognava e di cui si fidava e proprio per questo motivo entrò in acqua, lo fece anche perché fu rassicurata sull’altezza dell’acqua della piscina che le permetteva di toccare tranne, purtroppo, in un punto; Maria, infatti era alta 145 cm e la piscina in unico punto misurava una profondità di 135 cm e proprio in quel punto l’acqua sommerse gli orifizi della giovane Ungureanu causandole il panico e facendola annegare.L’esame autoptico ha escluso l’ipotesi omicidiaria e le analisi non hanno rilevato la presenza di DNA di Daniel Ciocan né nel materiale subungueale di Maria, né sui suoi abiti, né sulla scena dell’incidente e non sono stati rilevati né sul cadavere di Maria che sul corpo del Ciocan i segni di una colluttazione. Il professor Francesco Introna, chiamato a pronunciarsi dalla procura di Benevento, ha così concluso: “la causa del decesso (di Maria) debba attestarsi in morte asfittica rapida per annegamento e, segnatamente avendo escluso la ricorrenza a favore di una ricostruzione diversa e compatibile con l’azione causale contestata agli indagati, tanto in considerazione dell’assenza di lesioni contusive a livello del capo e degli arti e pertanto dell’assenza di segni di combattimento con l’acqua o in acqua” in poche parole, anche secondo Introna Maria non è stata uccisa e proprio sulla base della sua consulenza, la Procura chiese l’archiviazione per i fratelli Ciocan. Il GIP Flavio Cusani archiviò poi la posizione di Cristina Ciocan e impose alla Procura di Benevento l’iscrizione nel registro degli indagati dei genitori di Maria e il prosieguo dell’attività investigativa per altri sei mesi.

– Dottoressa, è vero che “È con lui (Daniel) che Maria trascorre gran parte dell’ultima giornata della sua vita”?

E’ falso. Il 19 giugno 2016 la piccola Maria suonò a casa di Daniel intorno alle 19.00, cercarono di raggiungere in auto un paese vicino per prendere Cristina e, poichè le strade erano chiuse, furono costretti a tornare indietro. Alle 20.00 Daniel lasciò Maria a pochi passi da casa sua, di fronte alla chiesa del paese di San Salvatore Telesino.

– Dottoressa è vero che “Eppure i Ros accertano che quando la bambina è in quella piscina, l’auto dell’indagato è proprio lì sulla scena del delitto”?

E’ falso. Daniel e Cristina Ciocan si allontanarono da San Salvatore Telesino alle 21.02.30, prima che la bambina affogasse. Secondo i medici legali della procura infatti l’orario della morte è da inserirsi nella forcella temporale che inizia dopo le 21.15 e termina alle 23.15, in un lasso di tempo, tra l’altro, in cui gli accessi principali al resort erano chiusi e la piscina era raggiungibile soltanto attraverso il varco nella rete di recinzione. Non solo Daniel non si trovava a San Salvatore Telesino quando Maria affogò ma le analisi fatte sul suo cellulare provano che dal momento del suo arrivo in paese al momento in cui si allontanò rimase quasi tutto il tempo al telefono.

– Dottoressa, è vero che “sui pantaloncini che Maria indossava il giorno prima di morire sono state isolate tracce biologiche di Daniel”?

E’ tendenzioso. Il fatto che i RIS di Roma abbiano isolato DNA da contatto appartenente al Ciocan su un pantaloncino di Maria è un reperto compatibile con la frequentazione da parte di Daniel di casa Ungureanu. Peraltro, quel DNA potrebbe essersi depositato sui pantaloncini di Maria non per contatto diretto ma attraverso un vettore, come può esserlo una sedia, un tavolo o un qualsiasi altro oggetto venuto in contatto con il Ciocan, e questo anche dopo la sua morte.

– Dottoressa è vero che “Due le possibilità: la richiesta di archiviazione o il rinvio a processo per Daniel”?

Mi sembra di capire che il giornalista finga di non sapere che i genitori di Maria Ungureanu sono entrambi indagati e che, già nel luglio 2016, i RIS di Roma avevano isolato schizzi di sperma di Marius Ungureanu su una maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla coperta del suo lettino e che, proprio in merito alla posizione di Elena ed Andrea Ungureanu, i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli si sono così espressi: “sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per ciò che concerne gli abusi sessuali”, mentre, nel dicembre 2017, i giudici della Corte Suprema di Cassazione hanno così concluso: “[…] omissione da parte del PM della valutazione probatoria in relazione all’accertata presenza di liquido seminale del padre della vittima sulla maglietta/reperto 27 […] il pregiudizio aveva ispirato l’indagine e che un “colpevole” era stato suggerito fin dall’inizio dalla madre della bambina che aveva espresso labili sospetti sul Ciocan; che anzi sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali […] come fossero state trascurate importanti ipotesi investigative e come ci si fosse fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu, pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate […] ”.

Morte Maria Ungureanu riesumazione salma, nuova perizia ribalta tutto: «Non è stata violentata»

Morte Maria Ungureanu news: la bimba rumena di 9 anni trovata nuda, e senza vita, nell’acqua della piscina di un resort a San Salvatore Telesino (Benevento) il 19 giugno 2016, non avrebbe subito violenza sessuale, lo dice una nuova perizia: “Non è stata violentata o, meglio, non ci sono segni di una violenza classica”.

bimba rumena morta in piscina news

Maria Ungureanu “non subì violenza sessuale”: lo dice una nuova perizia

Riesumata la salma mesi fa, queste sarebbero state, secondo quanto trapela in queste ore, le risultanze degli accertamenti medico scientifici sul corpicino della bimba. La perizia collegiale, redatta dal professor Cristoforo Pomara e dai dottori Francesco Sessa e Ciro di Nunzio, è stata depositata al Tribunale di Benevento; venne disposta dal Gip per fare chiarezza sui presunti abusi di cui la piccola sarebbe stata vittima. A fronte di siffatte risultanze, l’avvocato Gallo, difensore del papà di Maria sospettato di avere abusato della bimba, ha dichiarato all’Ansa: “Tale conclusione deve essere quella di scagionare da subito il mio assistito al quale era stato addebitato il reato di violenza sessuale nella scorsa udienza innanzi al Gup che, non accogliendo le richieste della Procura di archiviare il caso, decideva di continuare con le indagini addebitando, oltre all’omicidio ed alla violenza a Daniel Ciocan, la violenza sessuale anche al padre che, a questo punto dovrebbe essere prosciolto”.

Genitori Maria Ungureanu

Daniel Ciocan difesa: quello di Maria “un caso di morte accidentale in una bambina abusata”.

La difesa di Daniel Ciocan, che sostiene la tesi della morte accidentale per annegamento della bimba, attraverso le parole della consulente criminologa Ursula Franco, per quanto concerne le presunte violente sessuali, aveva sempre puntato il dito contro Marius Ungureanu, papà di Maria: quello Ungureanu è “un caso di morte accidentale in una bambina abusata. Daniel e Cristina non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva e non è certo di Daniel lo sperma isolato sulla maglietta e sulla copertina della bambina […] Le conclusioni delle nuove perizie disposte dalla procura non aggiungono niente di nuovo a questo caso di morte accidentale in una bambina abusata. Le ripeto la soluzione di questo caso è agli atti dal luglio 2016. Mi aspetto che la procura di Benevento segua le indicazioni fornite dai giudici del Riesame di Napoli e da quelli della Cassazione” (Fonte Le Cronache Lucane). Interpellata da UrbanPost, la criminologa Ursula Franco ha così commentato i recenti sviluppi investigativi di cui in oggetto: “I primi 3 consulenti medico legali, Professor Buccelli, Dottoressa Fonzo e Professor Introna hanno concluso che Maria era vittima di violenza sessuale. A confermare che Maria subiva violenze sono agli atti incriminanti intercettazioni telefoniche fatte subito dopo il ritrovamento di sperma di un soggetto noto sul lettino di Maria e sulla sua maglietta. Non entro nello specifico ma voglio aggiungere che, nella sua consulenza, il Professor Introna che, lo ricordo, aveva escluso che Maria fosse stata uccisa, si era espresso con alcune interessanti riflessioni in merito ad un certo tipo di abusi, riflessioni che condivido in pieno”.

daniel ciocan presunto assassino maria unguranu
Daniel Ciocan

ESCLUSIVA, MORTE DI MARIA UNGUREANU, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: LE CONCLUSIONI DELLE NUOVE PERIZIE DISPOSTE DALLA PROCURA NON AGGIUNGONO NIENTE DI NUOVO A QUESTO CASO DI MORTE ACCIDENTALE IN UNA BAMBINA ABUSATA, LA SOLUZIONE E’ AGLI ATTI DAL LUGLIO 2016

Maria Ungureanu, 9 anni, è annegata il 19 giugno 2016 nella piscina di un casale a San Salvatore Telesino. Nel luglio 2016, a un mese dalla morte di Maria Ungureanu, i RIS di Roma hanno isolato lo sperma di Marius Ungureanu su una maglietta in uso esclusivo a Maria e sulla coperta del suo lettino e proprio in merito alla posizione dei genitori di Maria Ungureanu, sulla base di questa risultanza e di intercettazioni incriminanti i giudici del Tribunale del Riesame di Napoli e quelli della Cassazione si erano così espressi: “Sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per ciò che concerne gli abusi sessuali’ “. Mentre, nel dicembre 2017, i giudici della Corte Suprema di Cassazione avevano così concluso: “(…) omissione da parte del PM della valutazione probatoria in relazione all’accertata presenza di liquido seminale del padre della vittima sulla maglietta/reperto 27 (…) il pregiudizio aveva ispirato l’indagine e che un “colpevole” era stato suggerito fin dall’inizio dalla madre della bambina che aveva espresso labili sospetti sul Ciocan; che anzi sospetti molto inquietanti gravano proprio sui genitori della bambina, almeno per quanto concerne gli abusi sessuali (…) come fossero state trascurate importanti ipotesi investigative e come ci si fosse fidati senza alcun controllo delle dichiarazioni rese da Marius Ungureanu, pur a fronte di elementi preoccupanti quali le tracce di sperma appartenenti al predetto rinvenute su una maglietta e su una copertina sequestrate e il tenore di alcune conversazioni registrate (…)”. Nel gennaio 2019, l’ex giudice del Tribunale del Riesame di Napoli, Nicola Quatrano, che si è occupato del caso, in merito alla causa di morte di Maria, ha dichiarato: “Non è successo quello che la Procura di Benevento riteneva fosse successo” e riguardo alle violenze sessuali che la bambina subiva: “Era un aspetto della questione che non è stato approfondito in quest’ansia di trovare degli elementi di prova contro le persone che si era deciso fossero colpevoli”.

Le Cronache Lucane, 29 gennaio 2020

Vi avevamo informati che il 7 gennaio 2020, nel laboratorio di Genetica forense del Dipartimento di Biomedica e Prevenzione dell’Università Tor Vergata di Roma il perito Ciro Di Nunzio aveva iniziato le operazioni peritali su frammenti di tessuti isolati da indumenti sequestrati nel procedimento relativo alla morte della piccola Maria Ungureanu alla presenza dell’avvocato Fabrizio Gallo, difensore di Marius Ungureanu, e della sua consulente, la famosa biologa Marina Baldi. Alle operazioni per la difesa di Daniel Ciocan aveva assistito anche la criminologa Ursula Franco che collabora con l’avvocato Salvatore Verrillo, e proprio lei ci aveva dichiarato: “Non mi aspetto colpi di scena. Mi aspetto che questi nuovi esami forniscano ulteriori elementi di supporto al quadro accusatorio già emerso con forza dalle indagini svolte fino ad oggi, anche se le risultanze degli esami fatti dai RIS di Roma e le intercettazioni disposte dalla procura di Benevento bastano e avanzano per individuare le responsabilità dei soggetti implicati in questo caso giudiziario, un caso di morte accidentale in una bambina abusata. Daniel e Cristina non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva e non è certo di Daniel lo sperma isolato sulla maglietta e sulla copertina della bambina”.

Dottoressa, alla luce delle risultanze delle nuove perizie, che può dirci e cosa si aspetta?

Le conclusioni delle nuove perizie disposte dalla procura non aggiungono niente di nuovo a questo caso di morte accidentale in una bambina abusata. Le ripeto, la soluzione di questo caso è agli atti dal luglio 2016. Mi aspetto che la procura di Benevento segua le indicazioni fornite dai giudici del Riesame di Napoli e da quelli della Cassazione. 

MORTE DI ANNAMARIA SORRENTINO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: LETTERA APERTA A FEDERICA SCIARELLI

Dr. Ursula Franco

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Le Cronache Lucane, 14 gennaio 2020

Gentile Federica Sciarelli,

in vista della puntata di mercoledì, la invito a moderare i toni riguardo al signor Paolo Foresta, marito della povera Annamaria Sorrentino. Prima di esprimervi sul caso ascoltate nuovamente l’intervista che vi ha rilasciato il marito della dottoressa che per prima soccorse Annamaria, un’intervista che prova senza ombra di dubbio che Annamaria fece tutto da sola. Non c’è modo di cambiare i fatti relativi ad un caso giudiziario. Le cose accadute sono immarcescibili. Chi falsifica o dissimula non è paladino di una nobile causa ma nemico della verità e della giustizia. Ve lo dico non solo per Paolo Foresta ma anche per i familiari di Annamaria. Non esistono verità di comodo, in un caso giudiziario esiste solo la verità dei fatti. Troppe volte avete lasciato credere ai familiari di soggetti che si sono suicidati o a quelli di vittime di morte accidentale che ci fosse un omicida da punire. Mi riferisco alla morte di Sissy Trovato Mazza, Mario Biondo, Licia Gioia, Mattia Mingarelli e a quella di Elena Ceste. Nel caso Ceste siete complici di un grossolano errore giudiziario, in altri casi avete impedito ai familiari dei deceduti di elaborare il lutto e li avete costretti ad una vita di odio e di rabbia. Inventarsi un omicidio non è indolore per nessuno, in caso di archiviazione, i familiari del deceduto non riusciranno a farsene una ragione; in caso di condanna, un innocente pagherà per un omicidio mai avvenuto.

In fede

Ursula Franco, consulente della difesa di Paolo Foresta 

CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: I PROGRAMMI TV CHE TRATTANO I CASI GIUDIZIARI SONO DISEDUCATIVI PERCHE’ LASCIANO PASSARE IL MESSAGGIO CHE SIA ACCETTABILE FALSIFICARE

Dr. Ursula Franco

Vi spiego come funziona il processo mediatico: i Media creano un’onda colpevolista o un’onda innocentista sulla base di dissimulazione e falsificazione e tutti gli incompetenti ed i pigri salgono sul carro dei consensi. Consensi, non verità.

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti; è consulente dell’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel Ciocan; ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Dall’ottobre scorso, la Franco è consulente di Paolo Foresta, che è difeso dall’avvocato Giovanni Pellacchia.

Le Cronache Lucane, 13 gennaio 2020

– Dottoressa Franco, da ormai da 5 anni, la sua è una voce fuori dal coro, può dirci che cosa pensa del fenomeno dei processi mediatici?

I processi mediatici sono un’onta per il nostro paese. I programmi televisivi continuano a lasciar passare il messaggio che sia accettabile falsificare per quella che loro ritengono una nobile causa mentre invece si tratta di corruzione bella e buona. Il desiderio popolare di vendetta agisce su inquirenti, consulenti e giudici al pari di una pressione idraulica e ha costi umani ed economici inauditi. Questa pressione induce gli inquirenti ad indagare su ipotesi errate e/o su soggetti estranei ai fatti, i consulenti a falsificare e i giudici pigri a condannare degli innocenti. Un’ecatombe. I protagonisti delle trasmissioni televisive che hanno fatto della falsificazione e dell’istigazione al giustizialismo la loro bandiera andrebbero tutti indagati per intralcio alla giustizia.

– Possibile che certi protagonisti delle trasmissioni televisive, pur essendo consapevoli di dissimulare e/o falsificare, non provino senso di colpa?

Alcuni sono psicopatici e sono interessati solo al proprio tornaconto economico ed al consenso; altri non provano senso di colpa perché si auto convincono che sia lecito mentire per quella che ritengono una nobile causa mentre invece, lo ripeterò in eterno, l’unica nobile causa è la verità. 

– Possibile che gli italiani non siano ancora stanchi di essere presi in giro?

Evidentemente no, soprattutto perché quei programmi tv forniti di una “bella” pagina su Facebook, dopo averli manipolati a dovere, gli danno la possibilità di esprimersi sui casi giudiziari facendoli sentire protagonisti. 

– Dottoressa, concluda lei.

L’indignazione dell’opinione pubblica è un’arma potente ma a doppio taglio, è sì capace di far riaprire procedimenti ormai chiusi ma anche di far condannare dei soggetti innocenti ed è utilizzata sempre più spesso da chi mostra sprezzo per la verità e ritiene che la parola “vendetta” sia un sinonimo di “giustizia”.