INTERVISTA DI FINE 2020 ALLA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO

Ursula Franco è medico e criminologo, è allieva di Peter Hyatt, uno dei massimi esperti mondiali di Statement Analysis (una tecnica di analisi di interviste ed interrogatori), si occupa soprattutto di morti accidentali e suicidi scambiati per omicidi e di errori giudiziari. È stata consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste Buoninconti. Insieme all’avvocato Salvatore Verrillo, difensore di Daniel e Cristina Ciocan, si è battuta per dimostrare che la piccola Maria Ungureanu era morta in seguito ad un incidente. Dopo 4 anni e mezzo la procura di Benevento gli ha dato ragione. Nel 2018 ha fornito una consulenza ai difensori di Stefano Binda dopo la condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi. Binda, il 24 luglio 2019, è stato assolto per non aver commesso il fatto. 

Le Cronache Lucane, 13 dicembre 2020

– Dottoressa Franco, dopo circa 4 anni e mezzo, la procura di Benevento ha riconosciuto che Maria Ungureanu non è stata uccisa, archiviando definitivamente le posizioni di Daniel e Cristina Ciocan. Insieme all’ottimo avvocato Salvatore Verrillo vi siete battuti portandovi a casa numerose soddisfazioni: il GIP ha sempre rigettato le richieste d’arresto emesse dalla PM Maria Scamarcio, il Riesame e la Cassazione non solo hanno ritenuto inammissibili i ricorsi della procura ma vi hanno dato ragione anche in merito agli abusi cui era sottoposta la bambina e infine è venuta l’archiviazione per omicidio volontario. Al momento l’ipotesi di reato per il proprietario e per la responsabile del resort  dove si trova la piscina nella quale è affogata Maria è l’omicidio colposo. Nonostante tutto la notizia è stata ignorata dai programmi televisivi RAI e Mediaset che si erano occupati del caso, eppure la difesa dei Ciocan ha scongiurato un duplice errore giudiziario, come se lo spiega?

Si aspettava forse che si cospargessero il capo di cenere e ci celebrassero? E’ chiaro che in tanti tacciono per non affossare il sistema al quale appartengono. A noi interessa che la procura abbia riconosciuto il proprio errore e abbia cambiato rotta nonostante le pressioni di un lurido processo mediatico volto a mistificare i fatti. Risuonano nella mia mente le parole di tanti.

– E per quanto riguarda le violenze?

Gli atti parlano forte e chiaro. 

– Lo scorso anno, alla mia domanda: “Che cosa vorrebbe dire al ministro di Grazia e Giustizia?”, lei aveva risposto: “Che è necessario lavorare sulle competenze dei pubblici ministeri, che sono la causa prima degli errori giudiziari e delle emorragie di denaro pubblico che va spesso perso in interminabili indagini inutili”. E’ con malcelato orgoglio ma anche con profondo turbamento che riporto di seguito alcuni stralci di una dichiarazione del 27 novembre scorso dell’avvocato Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane: 

“IL MAGISTRATO SENZA QUALITÀ

Siamo ormai assuefatti alla lettura, in genere in trafiletti di poche righe, di inchieste penali roboanti e devastanti per gli indagati, svanite anni dopo nel nulla, tra archiviazioni ed assoluzioni variamente motivate. Lo stesso vale per arresti eclatanti (ma anche non eclatanti), poi annullati quando il danno è fatto (…) su questa drammatica questione non si farà mai un passo avanti se non si comprenderà che occorre mettere mano, con urgenza e determinazione, al problema del controllo sulla qualità del magistrato, oggi reso semplicemente impossibile dalla automaticità della progressione in carriera (…) È così oltraggioso ritenere che un magistrato che dimostri per fatti concludenti di non essere all’altezza di svolgere compiti di peculiare delicatezza e difficoltà, debba essere assegnato a compiti meno rischiosi per la comunità sociale?”

Il problema non sono solo i magistrati incompetenti e svogliati ma anche i consulenti partigiani delle procure, le loro menzogne hanno un costo enorme per il paese non solo in termini umani ma anche economici. Uno di questi “consulenti”, un millantatore che si è occupato di migliaia di procedimenti, nonostante sia stato deriso da un pubblico ministero durante un’udienza di un processo per omicidio in cui era consulente della difesa, è stato ritenuto affidabile in un altro procedimento per omicidio nonostante avesse dichiarato il falso al giudice in merito ai propri titoli di studio. Non le sembra paradossale?

– Torniamo ai casi giudiziari: Carlotta Benusiglio, 37 anni, è stata trovata impiccata ad un albero di Piazza Napoli a Milano intorno alle 6.00 del 31 maggio 2016. I familiari non credono che Carlotta si sia suicidata. Dopo una iniziale archiviazione come suicidio, il caso è stato riaperto e il fidanzato di Carlotta, Marco Venturi, 41 anni, è stato indagato per omicidio volontario aggravato. Nell’ottobre scorso, proprio in coincidenza con la chiusura delle indagini, mi pare che i giudici del Tribunale del Riesame di Milano, chiamati dalla procura di a pronunciarsi sulla richiesta della misura cautelare rigettata dal GIP nel luglio scorso, abbiano messo una grossa ipoteca su un eventuale rinvio a giudizio di Marco Venturi. Mi spiego meglio, nell’ordinanza del 15 ottobre scorso c’è scritto:“Il Tribunale del Riesame di Milano ritiene che non vi siano gravi indizi di colpevolezza a carico di Marco Venturi, avendo gli elementi fin qui acquisiti accertato- con rilevante probabilità- che la morte di Carlotta Benusiglio sia avvenuta per suicidio compiuto dalla stessa”. Già nel febbraio 2018, dopo che la Trasmissione “Chi l’ha visto?” aveva diffuso una consulenza delle parti civili, lei aveva dichiarato: “Le conclusioni del consulente della famiglia Benusiglio, Antonio Barili, che ha analizzato le telecamere di piazza Napoli, la piazza di Milano dove si è impiccata Carlotta il 31 maggio 2016, permettono di escludere che Marco Venturi abbia ucciso Carlotta Benusiglio” e ha avuto ragione. Aggiungo che recentemente non le ha mandate a dire a chi si è espresso proprio sul caso Benusiglio. 

Un caso giudiziario è sempre un argomento di studio grossolano, le risultanze autoptiche sono importanti quanto la tempistica, nel caso della Benusiglio sia le risultanze autoptiche che la tempistica ci permettono di concludere che Carlotta si è suicidata. Negli errori giudiziari viene spesso attribuito ad un innocente un omicidio premeditato o commesso in pochi secondi per superare il fatto che abbia un alibi. E’ questo il caso. Mi è bastato studiare la tempistica per capire che Marco Venturi, che pesa solo 68 chili, non può aver strangolato ed impiccato la Benusiglio, che pesava poco meno di lui, in 22 secondi. Aggiungo che lo stato dei luoghi in cui si sono svolti i fatti e quello degli abiti di Carlotta ci confermano che non è stata uccisa. La Benusiglio aveva gli abiti puliti, se fosse stata stordita prima di essere impiccata, si sarebbero sporcati di terra. La sua sciarpa era priva di lacerazioni e/o abrasioni e/o imbrattamenti. Nelle vicinanze del cadavere non vi erano segni a terra compatibili con una colluttazione e/o un trascinamento del corpo. 

– Qual è la sua posizione sul caso Genovese?

Si è trattato di violenza sessuale. Nell’Ordinanza di convalida di fermo e di contestuale applicazione di misura coercitiva nei confronti di Alberto Genovese si legge che quando la ragazza “ha ripreso un barlume di lucidità, iniziando ad opporsi e a manifestare esplicitamente il suo dissenso, fino ad implorare il suo aguzzino di fermarsi, non è stata ascoltata dal carnefice che, imperterrito, ha proseguito nella sua azione violenta, continuando a drogarla e a violentarla”. E’ evidente che non è stato un rapporto consenziente.

– Che cosa caratterizza questo stupro?

Una progettualità che rivela fantasie sessuali complesse. Genovese ha tratto piacere dalle sofferenze inflitte alla vittima e dal compiere atti sessuali con il suo corpo “inanimato”, ha messo in posa la vittima per fotografarla per poi rivivere l’esperienza. Un act out da “sadistic serial rapist”.

– Dottoressa, sono uscite le motivazioni della sentenza dell’Appello bis nel caso dell’omicidio di Marco Vannini, che ne pensa?

“la sua morte, in termini di mera convenienza personale, era preferibile alla sua sopravvivenza” è un’affermazione incompatibile con il fatto che Antonio Ciontoli abbia chiamato i soccorsi con Marco ancora cosciente. In poche parole, Antonio Ciontoli non ha mostrato di temere che Marco raccontasse la dinamica dei fatti ai soccorritori quando, sebbene con ritardo, scelse di farlo soccorrere. Infine, una volta fatta questa scelta, se avesse immaginato che Marco stava rischiando la vita non avrebbe aspettato di riferire al solo medico del PIT la causa del malore del ragazzo. E poi non corrisponde al vero che la morte di Marco “comporta di non essere certi di cosa sia realmente avvenuto tra quelle quattro mura”. L’analisi delle dichiarazioni dei protagonisti e delle intercettazioni permette di ricostruire i fatti alla lettera.

– Dottoressa, sappiamo che lei ha lavorato e vissuto nella piccola Isola Carcere di Gorgona a stretto contatto con agenti di polizia penitenziaria e detenuti, cosa è successo a Sissy Trovato Mazza?

Si è suicidata, una telecamera ha registrato tutto ciò che è successo prima e dopo il colpo di pistola partito dalla pistola d’ordinanza dell’agente stessa, Sissy era sola ed invece di uscire dal nosocomio per raggiungere i colleghi si è diretta altrove, nell’ascensore dove si è sparata, non vedo come si possano formulare altre ipotesi. Lo stesso vale per il caso di Mauro Pamiro, le telecamere hanno ripreso il professore mentre da solo si dirigeva scalzo nel cantiere nel quale è stato ritrovato il suo corpo. Le risultanze autoptiche hanno poi confermato il suicidio per precipitazione. 

– Dottoressa, nel caso della morte di Mattia Mingarelli, sappiamo che è d’accordo con la procura di Sondrio che nel giugno scorso ha chiesto l’archiviazione. Il procuratore di Sondrio Claudio Gittardi ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Riteniamo altamente probabile che la scomparsa di Mattia MIngarelli non sia collegata ad alcuna attività delittuosa. Per una serie di situazioni, forse legate ad uno stato di alterazione, si è allontanato da solo verso dal rifugio “I Barchi”, è stato male, ha perso il telefono, è tornato nella sua abitazione, dove ha lasciato cappello e cappotto, per poi uscire e cadere accidentalmente nel bosco. Non è stato colpito da nessuno, questo è stato accertato, la caduta e il freddo ne hanno causato il decesso. Resta il giallo sul perché si sia inoltrato nel bosco”

E’ logico che sono d’accordo, ho detto da subito che non c’era niente di misterioso nella scomparsa di Mattia Mingarelli, né di strano nella testimonianza del gestore del rifugio “Ai Barchi” dove il ragazzo si recò prima di morire: la presenza del vomito vicino al tavolo del rifugio e il fatto che Mattia abbia perduto il telefono proprio lì, sono la riprova che si sentì male dopo essere uscito dal rifugio. Il racconto del Del Zoppo è credibile e privo di smagliature. Mattia Mingarelli si è sentito male dopo l’ultima bevuta al rifugio “Ai Barchi”, ha urtato il volto contro un ramo, è scivolato, ha battuto la testa producendosi una frattura occipitale ed è morto per assideramento. Non ci sono né lesioni da difesa né segni di una colluttazione sul cadavere. Il cadavere di Mattia si trovava a pochi metri dal rifugio e non era occultato, tutti dati a sostegno di una morte accidentale. Non accredita di certo l’ipotesi omicidiaria il fatto che i soccorritori ed i cani non abbiano trovato il corpo del Mingarelli. I soccorritori non videro il suo corpo in quanto era coperto dalla neve caduta quella notte, mentre le ricerche con i cani da traccia, come sappiamo, non sono infallibili. L’ipotesi che il cadavere sia stato spostato è improponibile, nessuno sposterebbe infatti un corpo dopo aver dato l’allarme e con le ricerche in corso, tantomeno per non occultarlo.

– Dottoressa, nel caso Mario Biondo, la testimonianza dell’ex avvocato spagnolo della famiglia, Daniel Gomez De Arriba, che sostiene di aver visto un “solco profondo” nella parte posteriore del collo del ragazzo, che valore può avere?

Nel 2013 Daniel Gomez De Arriba ha detto ad un giornalista di aver visto “una lesione ben determinata presente nella parte posteriore del collo di Mario Biondo”, nel 2018 ha invece detto di aver visto “una macchia nera con una linea molto marcata nella parte posteriore”. Il cadavere fa testo. Se quella “lesione” o “macchia nera” fosse stata un solco profondo, il professor Procaccianti l’avrebbe rilevato e invece ha attribuito la macchia scura di cui parla Gomez De Arriba a fenomeni putrefattivi, quindi, poiché all’epoca della seconda autopsia il solco non c’era, evidentemente non c’è mai stato. I solchi non vanno e vengono. Mario Biondo si è suicidato e Raqhel Sanchez Silva non ha voluto che venissero resi pubblici i fatti suoi, fatti che nulla hanno a che fare con la morte del marito.  

– Riguardo alla morte di Mattia MIngarelli, in tanti, anche sulla tv pubblica, hanno gettato ombre sul gestore del rifugio e si sono spinti a ipotizzare l’omicidio mentre lei aveva mosso delle critiche a chi si era espresso in tal senso. Inventarsi omicidi chi danneggia?

1) I familiari di chi si è suicidato o è morto in seguito ad un incidente perché li devasta da un punto di vista economico. 

2) I soggetti estranei ai fatti cui vengono “attribuiti” omicidi mai avvenuti. Dall’ingiusta persecuzione mediatica all’errore giudiziario vero e proprio.

3) I contribuenti italiani, i cui soldi vanno persi in indagini inutili che possono durare anche parecchi anni.

– E invece chi favorisce?

1) I familiari di chi si è suicidato o è morto in seguito ad un incidente perché ne annulla il senso di colpa. 

2) Il carrozzone che circonda un caso giudiziario.

– Dottoressa, un suo breve commento sul caso Chico Forti.

Non esiste un caso Chico Forti. Forti non è stato incastrato, è lui l’autore dell’omicidio di Dale Pike. Forti ha ucciso un uomo in un paese straniero ed è stato giudicato secondo le leggi di quel paese, ha poi usufruito degli appelli che aveva a disposizione e ha il diritto di chiedere la grazia al presidente americano, ma le critiche a inquirenti, giudici ed avvocati e le accuse rivolte ad un innocente sono inaccettabili.

– Dottoressa, cosa vorrebbe dire ai suoi detrattori? 

E’ chiaro che è più facile avere ragione quando ci si schiera dalla parte delle procure e dell’opinione pubblica. Io ho scelto di mettere le mie competenze al servizio delle vittime di errore giudiziario e purtroppo non sempre si riesce a far trionfare la verità. 

– Che cosa rende difficile il lavoro della difesa di un innocente?

Il diffuso pregiudizio nei confronti della difesa, un problema che affligge sia i magistrati che i giornalisti e poi i conflitti interni alla difesa, conflitti che possono risultare fatali per un indagato/imputato. 

– Dottoressa, quante cose avrebbe voluto ancora dirmi?

Tante.

– Dottoressa, Buon 2021.

Buon 2021 a lei ed alla redazione.

CRONACHE del MEZZOGIORNO: Lo strano caso della morte di Carlotta

SUICIDIO DI CARLOTTA BENUSIGLIO: LA CRIMINOLOGA URSULA FRANCO RISPONDE AL BIOLOGO LUCIANO GAROFANO

Carlotta Benusiglio

Criminologa Ursula Franco: “Il Venturi avrebbe dovuto uccidere ed impiccare la Benusiglio in più o meno 22 secondi, un’ipotesi insostenibile a meno che a Marco Venturi non si vogliano riconoscere dei superpoteri”

Le Cronache Lucane, 23 ottobre 2020

Carlotta Benusiglio, 37 anni, è stata trovata impiccata ad un albero di Piazza Napoli a Milano intorno alle 6.00 del 31 maggio 2016. I familiari non credono che Carlotta si sia suicidata. Dopo una iniziale archiviazione come suicidio, il caso è stato riaperto e il fidanzato di Carlotta, Marco Venturi, 41 anni, è stato indagato per omicidio volontario aggravato e ieri si sono chiuse le indagini. Secondo il Tribunale del Riesame di Milano però fu suicidio. Nell’ordinanza, depositata il 15 ottobre 2020, si legge: “Il Tribunale del Riesame di Milano ritiene che non vi siano gravi indizi di colpevolezza a carico di Marco Venturi, avendo gli elementi fin qui acquisiti accertato- con rilevante probabilità- che la morte di Carlotta Benusiglio sia avvenuta per suicidio compiuto dalla stessa”

La criminologa Ursula Franco, già nel febbraio 2018, in tempi non sospetti, dichiarò che “le indagini del consulente della famiglia Benusiglio, Antonio Barili, che ha analizzato le telecamere di piazza Napoli, la piazza di Milano dove si è impiccata Carlotta il 31 maggio 2016, permettono di escludere che Marco Venturi abbia ucciso la Benusiglio”

Riportiamo uno stralcio di un intervista al biologo Luciano Garofano sul caso Benusiglio/Venturi, è andata in onda venerdì 16 ottobre 2020:

Giornalista: “Carlotta era affetta da questa sindrome, la sindrome di Eagle, questa sindrome di Eagle, lei mi diceva, potrebbe aver accelerato le cose”

Luciano Garofano: “Sì, perché ha reso molto più semplice la possibilità che quella asfissia meccanica si concretizzasse e quindi da questo punto di vista ha anche accorciato i tempi e in effetti…”

Giornalista: “Una sindrome che ha a che fare con i legamenti del collo”

Luciano Garofano: “Sì, assolutamente sì, che hanno meno tenuta e quindi facilitano la compressione con le mani o con un altro oggetto. Il problema credo che qui sia la tempistica c’è assolutamente LA TEMPISTICA C’E’ proprio perché era facilitata ci sono… naturalmente c’è la sua presenza, ci sono tutti i precedenti che riguardano il comportamento, quindi io non credo che la pistola fumante sia le telecamere – intanto un grande plauso al team dell’avvocato Tizzoni perché io so quando si lavora dalla parte della… del… dei familiari quanto è difficile veramente fare accertare quello che dovrebbe fare spesso e non fa, per tanti motivi, la procura, però voglio dire la… le telecamere non sono la pistola fumante, ha chiuso un cerchio di elementi molto più probanti, che sono appunto sulla tempistica, sui precedenti e in realtà sulla sua presenza su quel luogo”

Dottoressa Franco, il dr Garofano ha detto che “la tempistica c’è”, che ne pensa?

Marco Venturi è stato inquadrato in entrata e in uscita sempre e solo in Via dei Vespri Siciliani, una prima volta alle 3:40:04 e la seconda volta, 2 minuti e 22 secondi dopo, alle 3.42.26. Come è noto ormai a tutti, per raggiungere l’albero del parco di piazza Napoli al quale è stata trovata impiccata Carlotta da casa sua si impiega almeno un minuto, quindi circa due minuti ad andare e tornare, restano 22 secondi. Mi pare di capire che, secondo il biologo Garofano, un ragazzo che pesa 68 chili può strangolare fino a stordirla o a ucciderla, e poi impiccare una ragazza che ne presa 60 in 22 secondi, e per di più senza neanche farle sfiorare il terreno con gli abiti, né trascinarla, mi chiedo a quale casistica faccia riferimento. Lo invito a fare degli esperimenti in merito nello studio del programma televisivo di successo Quarto Grado.

Nel frattempo voglio sottolineare che:

L’omicidio per impiccamento è raro (statisticamente rappresenta meno dell’1% degli impiccamenti) ed è generalmente attuato in persone colte di sorpresa o in precedenza stordite.

In caso di simulazione, sul cadavere si riscontreranno lesioni estranee al meccanismo dell’impiccamento e di poco precedenti alla morte.

La simulazione di suicidio per impiccamento è generalmente messa in scena da almeno due soggetti.

Né sul corpo di Marco Venturi né su quello della povera Carlotta Benusiglio sono state osservate lesioni ascrivibili ad una colluttazione.

Dottoressa, e la fantomatica sindrome di Eagle?

Non entro nel merito della sindrome, le riferisco che è la stessa consulente del PM a sostenere che “si tratta di un’entità clinico nosografia ancora non perfettamente definita per la notevole eterogeneità del corredo sintomatologico ed obiettivo con cui può presentarsi”. Ammesso e non concesso che Carlotta fosse affetta da questa sindrome e che sia morta in un tempo infinitesimale senza difendersi, è impossibile che Marco sia riuscito ad appenderla all’albero in 20 secondi. Aggiungo che la sciarpa con cui la Benusiglio si è impiccata è risultata priva di lacerazioni e/o abrasioni e/o imbrattamenti, pertanto non si può ipotizzare che il corpo di Carlotta fosse stato sollevato a mo’ di carrucola da terra attraverso l’uso della sciarpa, peraltro si può escludere attraverso l’esame delle foto degli abiti della Benusiglio e delle foto delle sue mani, scattate mentre il cadavere si trovava ancora appeso, che la Benusiglio sia svenuta in seguito ad una compressione al collo o per un altro trauma che le abbia fatto perdere conoscenza e che sia venuta in contatto con la terra o con l’erba del parco. In sede di autopsia gli abiti della Benusiglio risultarono invece imbrattati di erba e terriccio perché prima di adagiarlo a terra il medico legale non rivestì il cadavere con un sacco sterile.

Nei casi dubbi, i dati desumibili dal sopralluogo possono essere dirimenti: il giornalista Sandro De Riccardis il 7 giugno 2016 ha pubblicato sul sito di La Repubblica un’intervista ad un lettighiere accorso in aiuto di Carlotta intorno alle 6:00 del mattino del 31 maggio 2016. Questa testimonianza è certamente di rilievo per quanto riguarda la descrizione dello stato dei luoghi non certamente per quanto riguarda le inferenze in tema di impiccamento di un soggetto incompetente in materia. Alla domanda di De Riccardis: “Il terreno era fangoso? C’erano impronte o segni sull’erba?”, il testimone ha risposto: “No, abbiamo guardato il terreno. Era normale”.

Il fatto che, nelle vicinanze del cadavere della Benusiglio, non vi fossero segni a terra ci permette di escludere che in quell’area si sia consumato un omicidio preceduto da una colluttazione e/o da un trascinamento del corpo.

SUICIDIO DI CARLOTTA BENUSIGLIO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: ERRATE E FUORVIANTI PER IL PUBBLICO LE INFERENZE IN CAMPO MEDICO LEGALE DI FEDERICA PANICUCCI

Marco Venturi e Carlotta Benusiglio

In seguito a due puntate di Mattino5, abbiamo contattato la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa di Marco Venturi, la quale, in tempi non sospetti, si era espressa a favore dello stesso smontando la ricostruzione del consulente della famiglia della Benusiglio: “Secondo questa ricostruzione il Venturi avrebbe dovuto uccidere ed impiccare la Benusiglio in più o meno 22 secondi, un’ipotesi insostenibile a meno che a Marco Venturi non si vogliano riconoscere dei superpoteri. Non rientra infatti nell’ambito delle possibilità che Marco Venturi, che pesa solo 68 chili, abbia strangolato la Benusiglio, che pesava poco meno di lui, e l’abbia poi impiccata in pochi secondi. Non solo gli orari che ci forniscono le telecamere di piazza Napoli, la 14 e la 12, ci permettono di affermare che Marco Venturi non ebbe a disposizione abbastanza tempo per stordire e sospendere all’albero di piazza Napoli la povera Carlotta ma anche le risultanze autoptiche e lo stato del luogo in cui è stato ritrovato il cadavere della Benusiglio ci confermano che non è stata uccisa”

Le Cronache Lucane, 21 ottobre 2020

La conduttrice di Mattino5 Federica Panicucci, il 15 ottobre si è espressa sul caso di Carlotta Benusiglio: “Buongiorno Giorgia, perché c’è una battaglia che ha avuto la sua CONCLUSIONE dopo quattro anni. Eh l’UCCISIONE di tua sorella, che è stata trovata quattro anni fa in piazza Napoli, a Milano, priva di vita, impiccata a un albero. ABBIAMO… abbiamo dico perché anche NOI DI MATTINO 5 CI SIAMO OCCUPATI DEL CASO, ma voi, la famiglia avete lottato tantissimo e si è arrivati ad una CONCLUSIONE IMPORTANTE. Allora Giorgia, una battaglia durata tanto tempo, che però ALLA FINE HA DATO I RISULTATI SPERATI: omicidio volontario eh per l’ex fidanzato di tua sorella. Il vostro PERITO di parte ha fatto un lavoro minuzioso, di ricerca delle telecamere, alla fine anche questo ha permesso di collocare tutto al punto giusto, AL RESTO NON CI AVEVA CREDUTO NESSUNO, A QUEL SUICIDIO. E adesso Marco Venturi ANDRA’ A PROCESSO CON OMICIDIO, con l’imputazione di omicidio volontario”

Il 16 ottobre 2020 è stata emessa un’Ordinanza dal Tribunale del Riesame di Milano che conclude così: “Il Tribunale del Riesame di Milano ritiene che non vi siano gravi indizi di colpevolezza a carico di Marco Venturi, avendo gli elementi fin qui acquisiti accertato, con rilevante probabilità, che la morte di Carlotta Benusiglio sia avvenuta per SUICIDIO compiuto dalla stessa”.

All’indomani dell’Ordinanza Federica Panicucci è tornata ad esprimersi sul suicidio di Carlotta Benusiglio e ha detto: “anche perché, velocemente Gianmarco perché devo chiudere, è stata ritrovata con i piedi poggiati per terra, no? quindi eee… verosimilmente non è p-o-s-s-i-b-i-l-e che si sia i-m-p-i-c-c-a-t-a e sia morta così, perché aveva i piedi poggi… non c’era nemmeno il nodo, non c’era nemmeno il nodo”

– Dottoressa Franco, che pensa delle affermazioni della Panicucci?

Non mi capacito del perché una presentatrice si esprima in campo medico legale diffondendo inferenze errate e fuorvianti. Le spiego meglio, nella pratica medico legale si distinguono due tipi di impiccamento:

1) l’impiccamento COMPLETO, che interviene quando l’individuo è sospeso nel vuoto;

2) l’impiccamento INCOMPLETO, che interviene in un individuo solo parzialmente sospeso. In questo casi il soggetto viene ritrovato in piedi, in ginocchio, seduto o semisdraiato.

L’impiccamento incompleto, ormai da secoli riconosciuto dalla scienza come pratica suicidiaria, scatena da sempre fantasiose ricostruzioni da parte dei parenti dei suicidi e dei giornalisti che ignorano che non solo l’omicidio per impiccamento è raro ma anche che non è necessaria la sospensione nel vuoto del corpo perché si arrivi alla morte. 

Per occludere le vie aeree basta esercitare sul laccio una trazione pari ad 1/3 del peso del corpo, mentre una trazione di 3-4 kg è sufficiente ad interrompere la circolazione delle arterie carotidi e una semplice compressione del nervo vago e dei ricettori seno-carotidei può produrre l’arresto immediato del cuore con morte sincopale per inibizione riflessa.

Infine, Carlotta Benusiglio è stata ritrovata impiccata all’albero, come si fa a sostenere che non vi fosse “il nodo”?

MORTE DI CARLOTTA BENUSIGLIO: SECONDO I GIUDICI DEL RIESAME FU SUICIDIO

Marco Venturi e Carlotta Benusiglio

Carlotta Benusiglio, 37 anni, è stata trovata impiccata ad un albero di Piazza Napoli a Milano intorno alle 6.00 del 31 maggio 2016. I familiari non credono che Carlotta si sia suicidata. Dopo una iniziale archiviazione come suicidio, il caso è stato riaperto e il fidanzato di Carlotta, Marco Venturi, 41 anni, è stato indagato per omicidio volontario aggravato e ieri si sono chiuse le indagini. Secondo il Tribunale del Riesame di Milano però fu suicidio.

Le Cronache Lucane, 16 ottobre 2020

Dall’ordinanza depositata il 15 ottobre 2020:

“Il Tribunale del Riesame di Milano ritiene che non vi siano gravi indizi di colpevolezza a carico di Marco Venturi, avendo gli elementi fin qui acquisiti accertato- con rilevante probabilità- che la morte di Carlotta Benusiglio sia avvenuta per suicidio compiuto dalla stessa”

La criminologa Ursula Franco, già nel febbraio 2018, in tempi non sospetti, dichiarò che “le indagini del consulente della famiglia Benusiglio, Antonio Barili, che ha analizzato le telecamere di piazza Napoli, la piazza di Milano dove si è impiccata Carlotta il 31 maggio 2016, permettono di escludere che Marco Venturi abbia ucciso la Benusiglio”. La criminologa è nota soprattutto per le sue competenze in tema di suicidi e morti accidentali scambiate per omicidi. La Franco è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste ed è stata consulente dell’avvocatessa Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda. Binda dopo essere stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, il 24 luglio scorso è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco è consulente dell’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, difensore di Daniel Petru Ciocan che da più di 3 anni è indagato per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu, nonostante il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione abbiano dato ragione alla difesa su tutta la linea ed abbiano soprattutto invitato gli inquirenti ad indagare sui genitori di Maria in merito agli abusi. 

Nel gennaio 2019, la criminologa Ursula Franco, che è consulente della difesa del Venturi, aveva rilasciato la seguente intervista a Stylo24:

– Dottoressa Franco, sappiamo che a suo avviso Carlotta Benusiglio si è impiccata, ci riferisce qualche dato statistico in merito agli omicidi per impiccamento?

L’omicidio per impiccamento è raro, statisticamente rappresenta meno dell’1% degli impiccamenti, è generalmente attuato in persone colte di sorpresa o in precedenza stordite e messo in scena da almeno due soggetti. 

– Dottoressa Franco, dopo una puntata di Chi l’ha visto del febbraio 2018 durante la quale sono stati riferiti gli orari in cui Marco Venturi venne inquadrato in via dei Vespri Siciliani, la via dove abitava Carlotta, nel bel mezzo di un processo mediatico martellante che vuole il Venturi responsabile di un omicidio, lei si era espressa a favore dell’odierno indagato, quegli orari sono così dirimenti?

Certamente, non rientra nell’ambito delle possibilità che Marco Venturi, che pesa solo 68 chili, abbia strangolato la Benusiglio, che pesava poco meno di lui, e l’abbia poi impiccata in pochi secondi. Non solo gli orari che ci forniscono le telecamere di piazza Napoli, la 14 e la 12, ci permettono di affermare che Marco Venturi non ebbe a disposizione abbastanza tempo per stordire e sospendere all’albero di piazza Napoli la povera Carlotta ma anche le risultanze autoptiche e lo stato del luogo in cui è stato ritrovato il cadavere della Benusiglio ci confermano che non è stata uccisa. 

– E’ vero che una telecamera ha inquadrato il Venturi mentre si allontanava dal parco dove è stata trovata impiccata la Benusiglio?

Non è vero, Marco Venturi è stato inquadrato in entrata e in uscita sempre e solo in Via dei Vespri Siciliani, una prima volta alle 3:40:04 e la seconda volta, 2 minuti e 22 secondi dopo, alle 3.42.26. Preciso che per raggiungere l’albero del parco di piazza Napoli al quale la donna si impiccò da casa sua si impiega almeno un minuto. Pertanto il Venturi avrebbe dovuto uccidere ed impiccare la Benusiglio in più o meno 22 secondi, un’ipotesi insostenibile a meno che a Marco Venturi non si vogliano riconoscere dei superpoteri. 

– Dottoressa Franco, i periti del GIP e, prima di loro il professor Osculati, hanno ritenuto più probabile l’ipotesi suicidiaria, com’è possibile che altri medici legali siano giunti a conclusioni diverse?

Quando le conclusioni dei medici legali chiamati ad esprimersi su un caso controverso come questo sono discordanti, evidentemente non è dall’esame medico legale che dobbiamo aspettarci la risposta a tutti gli interrogativi, ma vanno cercati altrove idonei elementi di riscontro alle due diverse ipotesi, a quella omicidiaria e alla suicidiaria. In questo caso l’ipotesi omicidiaria non è suffragata da idonei elementi di riscontro anzi è smentita da molti elementi che ci confermano che Carlotta si è suicidata: mancano in toto i segni di una colluttazione tra la Benusiglio ed il Venturi, non sono state rilevate lesioni da difesa né unghiature al collo di Carlotta, il luogo dove la Benusiglio è stata trovata impiccata non aveva nulla della scena del crimine, non erano infatti presenti sul terreno segni di trascinamento di un corpo o di una colluttazione, gli abiti della donna erano puliti, ovvero non erano venuti in contatto con il terreno (cosa improbabile se fosse stata uccisa prima di simularne l’impiccamento), la struttura del cappio era compatibile con quella di un cappio annodato da Carlotta stessa e infine, come già sottolineato, i tempi permettono di escludere che si tratti di omicidio.

MORTE DI ANNAMARIA SORRENTINO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IL “PROCESSO” A PAOLO FORESTA CELEBRATO IN UNO STUDIO TELEVISIVO E’ UNO SPETTACOLO OSCENO

Nel pomeriggio del 16 agosto 2019 Annamaria Sorrentino è caduta dal terrazzo di un appartamento in affitto al secondo piano di una palazzina di Tropea, la ragazza è morta due giorni dopo in un ospedale di Catanzaro. Gli unici testimoni, ovvero i quattro amici e il marito di Annamaria, Paolo Foresta, hanno riferito agli inquirenti che si è trattato di un gesto volontario. Il marito della Sorrentino, Paolo Foresta, non è indagato per omicidio ma i genitori della ragazza non credono alla sua versione dei fatti. Chi l’ha visto? ha prima intervistato Paolo Foresta a casa sua e l’ha poi invitato in studio per due puntate consecutive sottoponendolo ad una specie di interrogatorio. Abbiamo sentito in merito la criminologa Ursula Franco.

Le Cronache Lucane, 3 ottobre 2019

– Dottoressa Franco, cosa pensa del caso Sorrentino?

Non ho avuto accesso agli atti, pertanto preferisco non esprimermi. Voglio solo sottolineare che il fatto che i familiari di Annamaria non credano al suicidio non ha alcuna rilevanza, posto che la maggior parte dei familiari dei suicidi non accettano che il proprio familiare si sia tolto la vita. 

– Dottoressa, che cosa pensa del fatto che Paolo Foresta venga “processato” nello studio televisivo di Chi l’ha visto?

E’ uno spettacolo osceno. 

– Si spieghi meglio.

Paolo Foresta è un ragazzo sordomuto. Per lui non è facile farsi capire da chi non conosce la lingua dei segni. Il suo linguaggio va interpretato e solo un conoscitore della lingua dei segni e della Statement Analysis  applicata alla lingua dei segni potrebbe analizzare senza commettere errori ciò che lui riporta. In un paese nel quale molti pubblici ministeri non sanno né condurre, né analizzare un interrogatorio, immaginate che danni possono fare i giornalisti. In un paese normale, gli interrogatori del Foresta, condotti da un giornalista in uno studio televisivo, lascerebbero il tempo che trovano, purtroppo in Italia abbiamo invece assistito di frequente a processi mediatici che hanno messo in ombra la verità e distrutto le vite di soggetti innocenti. 

– Quali?

La condanna a 30 anni di reclusione di Michele Buoninconti in seguito alla morte accidentale di sua moglie Elena Ceste è figlia di un perverso processo mediatico, così come lo sono la riapertura di altri casi. Quello relativo al suicidio di Carlotta Benusiglio. Dopo una iniziale e corretta archiviazione come suicidio, in seguito ad un martellante processo mediatico, il caso è stato riaperto e il fidanzato di Carlotta, Marco Venturi, 41 anni, è stato indagato per omicidio volontario aggravato. E poi quello relativo al suicidio di Licia Gioia. Il maresciallo dei carabinieri Licia Gioia è morta nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2017 dopo essere stata attinta da un colpo d’arma da fuoco alla testa. Inizialmente la Procura di Siracusa aveva indagato il marito Francesco Ferrari per istigazione al suicidio, poi per omicidio colposo e in seguito per omicidio volontario. Per il Ferrari la procura di Siracusa ha chiesto il rinvio a giudizio. Tra qualche giorno sapremo se verrà processato. In realtà, mentre il Ferrari tentava di disarmare la Gioia, che minacciava di suicidarsi, partirono due colpi dalla pistola d’ordinanza della donna, il primo dei quali la uccise sul colpo. 

MORTE DI CARLOTTA BENUSIGLIO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: L’IPOTESI OMICIDIARIA E’ INSOSTENIBILE

Carlotta Benusiglio

Dottoressa Franco: Le diatribe medico legali si superano nel momento in cui si hanno riscontri extra- autoptici ad una ipotesi o all’altra. In questo caso non c’è nulla che supporti l’ipotesi omicidiaria.

Le Cronache Lucane, 12 settembre 2019

Carlotta Benusiglio, 37 anni, è stata trovata impiccata ad un albero di Piazza Napoli a Milano intorno alle 6.00 del 31 maggio 2016. I familiari non credono che Carlotta si sia suicidata. Dopo una iniziale archiviazione come suicidio, il caso è stato riaperto e il fidanzato di Carlotta, Marco Venturi, 41 anni, è stato indagato per omicidio volontario aggravato.

Abbiamo intervistato in merito la criminologa Ursula Franco. La criminologa è nota soprattutto per le sue competenze in tema di suicidi e morti accidentali scambiate per omicidi. La Franco è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste ed è stata consulente dell’avvocatessa Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda. Binda dopo essere stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, il 24 luglio scorso è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco è consulente dell’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, difensore di Daniel Petru Ciocan che da più di 3 anni è indagato per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu, nonostante il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione abbiano dato ragione alla difesa su tutta la linea ed abbiano soprattutto invitato gli inquirenti ad indagare sui genitori di Maria in merito agli abusi. 

– Dottoressa Franco, sul caso di Carlotta Benusiglio, che può dirci?

Non sarà il processo mediatico a trasformare un suicidio in omicidio, né in questo caso, né in altri. La verità è agli atti: Carlotta si è suicidata. 

– Dottoressa Franco, i periti del GIP e, prima di loro il professor Antonio Osculati, hanno ritenuto più probabile l’ipotesi suicidiaria, altri medici legali sono giunti a conclusioni diverse, dove sta la verità?

La consulenza del professor Osculati è molto accurata, egli infatti non si è limitato allo studio delle risultanze autoptiche, Osculati ha cercato altrove elementi  che potessero supportare una delle due ipotesi, quella omicidiaria e la suicidiaria. Nel caso di Carlotta l’ipotesi omicidiaria è smentita da molti elementi: mancano in toto i segni di una colluttazione tra la Benusiglio ed il Venturi; non sono state rilevate lesioni da difesa, né unghiature al collo di Carlotta; il luogo dove la Benusiglio è stata ritrovata impiccata non aveva nulla della scena del crimine, non erano infatti presenti sul terreno segni di trascinamento di un corpo o di una colluttazione; gli abiti della donna erano puliti, ovvero non erano venuti in contatto con il terreno (cosa improbabile se fosse stata uccisa prima di simularne l’impiccamento), la struttura del cappio era compatibile con quella di un cappio annodato da Carlotta stessa.

– Dottoressa Franco, va a lei il merito di aver riconosciuto dopo una puntata di Chi l’ha visto del febbraio 2018 durante la quale sono stati riferiti gli orari in cui Marco Venturi venne inquadrato in via dei Vespri Siciliani, la via dove abitava Carlotta, che i tempi sono incompatibili con un’azione omicidiaria da parte del Venturi, vuole sottolinearcelo ancora?

Certamente, non rientra nell’ambito delle possibilità che Marco Venturi, che pesa solo 68 chili, abbia strangolato la Benusiglio, che pesava poco meno di lui, e l’abbia poi impiccata in pochi secondi. Non solo gli orari che ci forniscono le telecamere di piazza Napoli, la 14 e la 12, ci permettono di affermare che Marco Venturi non ebbe a disposizione abbastanza tempo per stordire e sospendere all’albero di piazza Napoli la povera Carlotta. Il Venturi avrebbe dovuto uccidere ed impiccare la Benusiglio in più o meno 22 secondi, un’ipotesi insostenibile a meno che a Marco Venturi non si vogliano riconoscere dei superpoteri. Anche le risultanze autoptiche e lo stato dei luoghi ci confermano che non è stata uccisa. Carlotta aveva gli abiti puliti, se fosse stata stordita prima di essere impiccata, si sarebbero sporcati di terra. Carlotta non cadde a terra perché fu lei ad impiccarsi deliberatamente.