MORTE DI ANNAMARIA SORRENTINO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: IL “PROCESSO” A PAOLO FORESTA CELEBRATO IN UNO STUDIO TELEVISIVO E’ UNO SPETTACOLO OSCENO

Nel pomeriggio del 16 agosto 2019 Annamaria Sorrentino è caduta dal terrazzo di un appartamento in affitto al secondo piano di una palazzina di Tropea, la ragazza è morta due giorni dopo in un ospedale di Catanzaro. Gli unici testimoni, ovvero i quattro amici e il marito di Annamaria, Paolo Foresta, hanno riferito agli inquirenti che si è trattato di un gesto volontario. Il marito della Sorrentino, Paolo Foresta, non è indagato per omicidio ma i genitori della ragazza non credono alla sua versione dei fatti. Chi l’ha visto? ha prima intervistato Paolo Foresta a casa sua e l’ha poi invitato in studio per due puntate consecutive sottoponendolo ad una specie di interrogatorio. Abbiamo sentito in merito la criminologa Ursula Franco.

Le Cronache Lucane, 3 ottobre 2019

– Dottoressa Franco, cosa pensa del caso Sorrentino?

Non ho avuto accesso agli atti, pertanto preferisco non esprimermi. Voglio solo sottolineare che il fatto che i familiari di Annamaria non credano al suicidio non ha alcuna rilevanza, posto che la maggior parte dei familiari dei suicidi non accettano che il proprio familiare si sia tolto la vita. 

– Dottoressa, che cosa pensa del fatto che Paolo Foresta venga “processato” nello studio televisivo di Chi l’ha visto?

E’ uno spettacolo osceno. 

– Si spieghi meglio.

Paolo Foresta è un ragazzo sordomuto. Per lui non è facile farsi capire da chi non conosce la lingua dei segni. Il suo linguaggio va interpretato e solo un conoscitore della lingua dei segni e della Statement Analysis  applicata alla lingua dei segni potrebbe analizzare senza commettere errori ciò che lui riporta. In un paese nel quale molti pubblici ministeri non sanno né condurre, né analizzare un interrogatorio, immaginate che danni possono fare i giornalisti. In un paese normale, gli interrogatori del Foresta, condotti da un giornalista in uno studio televisivo, lascerebbero il tempo che trovano, purtroppo in Italia abbiamo invece assistito di frequente a processi mediatici che hanno messo in ombra la verità e distrutto le vite di soggetti innocenti. 

– Quali?

La condanna a 30 anni di reclusione di Michele Buoninconti in seguito alla morte accidentale di sua moglie Elena Ceste è figlia di un perverso processo mediatico, così come lo sono la riapertura di altri casi. Quello relativo al suicidio di Carlotta Benusiglio. Dopo una iniziale e corretta archiviazione come suicidio, in seguito ad un martellante processo mediatico, il caso è stato riaperto e il fidanzato di Carlotta, Marco Venturi, 41 anni, è stato indagato per omicidio volontario aggravato. E poi quello relativo al suicidio di Licia Gioia. Il maresciallo dei carabinieri Licia Gioia è morta nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2017 dopo essere stata attinta da un colpo d’arma da fuoco alla testa. Inizialmente la Procura di Siracusa aveva indagato il marito Francesco Ferrari per istigazione al suicidio, poi per omicidio colposo e in seguito per omicidio volontario. Per il Ferrari la procura di Siracusa ha chiesto il rinvio a giudizio. Tra qualche giorno sapremo se verrà processato. In realtà, mentre il Ferrari tentava di disarmare la Gioia, che minacciava di suicidarsi, partirono due colpi dalla pistola d’ordinanza della donna, il primo dei quali la uccise sul colpo. 

MORTE DI CARLOTTA BENUSIGLIO, CRIMINOLOGA URSULA FRANCO: L’IPOTESI OMICIDIARIA E’ INSOSTENIBILE

Carlotta Benusiglio

Dottoressa Franco: Le diatribe medico legali si superano nel momento in cui si hanno riscontri extra- autoptici ad una ipotesi o all’altra. In questo caso non c’è nulla che supporti l’ipotesi omicidiaria.

Le Cronache Lucane, 12 settembre 2019

Carlotta Benusiglio, 37 anni, è stata trovata impiccata ad un albero di Piazza Napoli a Milano intorno alle 6.00 del 31 maggio 2016. I familiari non credono che Carlotta si sia suicidata. Dopo una iniziale archiviazione come suicidio, il caso è stato riaperto e il fidanzato di Carlotta, Marco Venturi, 41 anni, è stato indagato per omicidio volontario aggravato.

Abbiamo intervistato in merito la criminologa Ursula Franco. La criminologa è nota soprattutto per le sue competenze in tema di suicidi e morti accidentali scambiate per omicidi. La Franco è stata la consulente dell’avvocato Giuseppe Marazzita nel caso Ceste ed è stata consulente dell’avvocatessa Patrizia Esposito, difensore di Stefano Binda. Binda dopo essere stato condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Lidia Macchi, il 24 luglio scorso è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Franco è consulente dell’avvocato Salvatore Nicola Verrillo, difensore di Daniel Petru Ciocan che da più di 3 anni è indagato per violenza e omicidio dalla Procura di Benevento nel caso Ungureanu, nonostante il Tribunale del Riesame di Napoli e i giudici della Suprema Corte di Cassazione abbiano dato ragione alla difesa su tutta la linea ed abbiano soprattutto invitato gli inquirenti ad indagare sui genitori di Maria in merito agli abusi. 

– Dottoressa Franco, sul caso di Carlotta Benusiglio, che può dirci?

Non sarà il processo mediatico a trasformare un suicidio in omicidio, né in questo caso, né in altri. La verità è agli atti: Carlotta si è suicidata. 

– Dottoressa Franco, i periti del GIP e, prima di loro il professor Antonio Osculati, hanno ritenuto più probabile l’ipotesi suicidiaria, altri medici legali sono giunti a conclusioni diverse, dove sta la verità?

La consulenza del professor Osculati è molto accurata, egli infatti non si è limitato allo studio delle risultanze autoptiche, Osculati ha cercato altrove elementi  che potessero supportare una delle due ipotesi, quella omicidiaria e la suicidiaria. Nel caso di Carlotta l’ipotesi omicidiaria è smentita da molti elementi: mancano in toto i segni di una colluttazione tra la Benusiglio ed il Venturi; non sono state rilevate lesioni da difesa, né unghiature al collo di Carlotta; il luogo dove la Benusiglio è stata ritrovata impiccata non aveva nulla della scena del crimine, non erano infatti presenti sul terreno segni di trascinamento di un corpo o di una colluttazione; gli abiti della donna erano puliti, ovvero non erano venuti in contatto con il terreno (cosa improbabile se fosse stata uccisa prima di simularne l’impiccamento), la struttura del cappio era compatibile con quella di un cappio annodato da Carlotta stessa.

– Dottoressa Franco, va a lei il merito di aver riconosciuto dopo una puntata di Chi l’ha visto del febbraio 2018 durante la quale sono stati riferiti gli orari in cui Marco Venturi venne inquadrato in via dei Vespri Siciliani, la via dove abitava Carlotta, che i tempi sono incompatibili con un’azione omicidiaria da parte del Venturi, vuole sottolinearcelo ancora?

Certamente, non rientra nell’ambito delle possibilità che Marco Venturi, che pesa solo 68 chili, abbia strangolato la Benusiglio, che pesava poco meno di lui, e l’abbia poi impiccata in pochi secondi. Non solo gli orari che ci forniscono le telecamere di piazza Napoli, la 14 e la 12, ci permettono di affermare che Marco Venturi non ebbe a disposizione abbastanza tempo per stordire e sospendere all’albero di piazza Napoli la povera Carlotta. Il Venturi avrebbe dovuto uccidere ed impiccare la Benusiglio in più o meno 22 secondi, un’ipotesi insostenibile a meno che a Marco Venturi non si vogliano riconoscere dei superpoteri. Anche le risultanze autoptiche e lo stato dei luoghi ci confermano che non è stata uccisa. Carlotta aveva gli abiti puliti, se fosse stata stordita prima di essere impiccata, si sarebbero sporcati di terra. Carlotta non cadde a terra perché fu lei ad impiccarsi deliberatamente.