Caso Maria Ungureanu: c’è stato un cortocircuito nelle indagini

Marius, Elena e Maria Ungureanu

Intervista alla criminologa Ursula Franco: tracce di sperma del padre sulla maglia della piccola, ma la Procura persiste nel voler arrestare i fratelli Ciocan

pubblicato su Stylo24 il 5 dicembre 2017

(Ursula Franco è medico chirurgo e criminologo. In questa intervista con «Stylo24», spiega lo stallo nell’attività investigativa per la morte della piccola Maria Ungureanu, la bimba di nove anni trovata senza vita nelle acque della piscina di un resort, a San Salvatore Telesino, il 19 giugno 2016. Maria fece perdere le tracce, durante una festa in paese: la ritrovarono, morta, dopo ore di sfrenate ricerche. Due gli accusati dell’omicidio di Maria: l’amico di famiglia Daniel Ciocan e sua sorella Cristina)

Dottoressa, per quale motivo il caso Ungureanu è controverso?

Perché, nonostante la Procura sia stata invitata a cambiar rotta da tutti i Giudici che hanno letto gli atti d’indagine relativi a questo caso, non vuol prendere in considerazione l’ipotesi dell’incidente che è l’unica plausible. Mi sento di affermare senza remore che più che di un’indagine si tratta ormai di una persecuzione ai danni di Daniel e Cristina Ciocan, la cui unica fortuna, in questo caso di morte accidentale scambiata per omicidio, sono stati i “salvagenti” (GIP, Tribunale del Riesame e Cassazione) previsti dal nostro sistema giudiziario a tutela degli indagati, altrimenti, se i giudici si fossero spalmati sulle richieste della Procura, come accaduto in altri casi, l’errore giudiziario sarebbe stato assicurato; infatti, quando un incidente viene scambiato per omicidio, come nel caso Ceste, il poveretto che viene preso di mira da una Procura è spacciato in quanto rappresenta un ‘colpevole insostituibile’, non esistendone uno vero.

C’è un momento particolare delle indagini in cui, a suo avviso, qualcosa è andato storto?

Certamente, dopo neanche un mese dalla morte di Maria, i RIS hanno isolato lo sperma di suo padre Marius da tre tracce presenti su una maglietta della bambina e dalla copertina del suo lettino, a questo punto c’è stato un corto circuito, inspiegabilmente la PM non ha richiesto l’applicazione di una misura cautelare per Marius Ungureanu ma per i germani Ciocan, richiesta che, naturalmente, è stata rigettata per ben due volte dal GIP Flavio Cusani, il quale ha invitato la procura ad indagare sul padre in merito alle violenze sessuali che la bambina subiva, avendo le indagini appurato, tra l’altro, che le ultime violenze risalivano al pomeriggio del giorno della sua morte, pomeriggio che Maria aveva passato in casa con i genitori. Voglio precisare che ad eseguire il sequestro degli indumenti di Maria e della copertina del suo lettino sono stati gli stessi operatori dei RIS che li hanno poi analizzati e che esiste un verbale di sequestro del 21 giugno 2015, nel quale si legge che tutti gli atti sono stati compiuti con la presenza costante di Marius Ungureanu, padre di Maria, il quale a specifica domanda ha riferito che tutti gli indumenti e la coperta sequestrati erano in uso alla propria figlia; questo dato, peraltro, è avvallato dalla lettura delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche.

Che cosa può dirci rispetto alla volontà espressa dalla Procura di Benevento di eseguire una riesumazione del cadavere della Ungureanu?

E’ chiaro che la Procura cerca conferme alla propria ricostruzione che prevede che Maria sia stata gettata in acqua dai fratelli Ciocan. Posso dirvi che, prima di tutto, i due medici legali che hanno eseguito la prima autopsia sul cadavere della bambina, all’indomani della sua morte, hanno escluso che vi fossero segni di una colluttazione ma hanno rilevato escoriazioni, ecchimosi e piccole ferite lacere risalenti a tempi di produzione diversi compatibili, peraltro, con una vita attiva di una bambina di 9 anni e riferibili ad una caduta dalla bicicletta avvenuta pochi giorni prima della sua morte.
Non è soltanto il dato medico legale relativo alla prima autopsia a dirci che una seconda autopsia sarebbe inutile, ma lo sono le risultanze delle analisi eseguite dai RIS, tali analisi, infatti, escludono che Maria, prima di morire, abbia partecipato ad una colluttazione. Le analisi non hanno rilevato la presenza di DNA dei germani Ciocan né nel materiale subungueale di Maria, né sui suoi abiti, né sulla scena dell’incidente, né sono stati osservati sui Ciocan i segni di una colluttazione che naturalmente, la logica vuole, siano presenti su tutti gli attori di un corpo a corpo. Non solo, è chiaro che, se i due fratelli Ciocan, che, tra l’altro non sanno nuotare, avessero commesso un omicidio per annegamento, si sarebbero dovuti immergere nella piscina per trattenere la bambina sott’acqua.

Dottoressa Franco che cosa si augura?

Mi auguro che la Procura di Napoli decida di avocare a sé il caso, che processi Marius Ungureanu per violenza sessuale e che, finalmente, interroghi l’amica di Maria per farsi dire come sono andati i fatti.

Annunci

Morte di Maria Ungureanu: la mia dichiarazione in merito alla riesumazione su cronachedellacampania.it

La piscina di un casale che ospita ricevimenti dove è stato trovato il cadavere di una bambina nuda di circa dieci anni, a San Salvatore Telesino, in provincia di Benevento, 20 giugno 2016.
ANSA/ PRIMA PAGINA

cronachecampane.it 30 novembre 2017

Ha suscitato non poche reazioni la decisione di riesumare la salma della piccola Maria, trovata morta in una piscina a San Salvatore Telesino a Giugno del 2016. Gli avvocati difensori degli indagati Daniel e Cristina Ciocan hanno preannunciato di chiedere l’intervento probatorio al Giudice per le indagini Preliminari.
“Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria – dichiara la criminologa Ursula Franco che assiste i due indagati – alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa”. E’ la stessa criminologa che, in una nota, ricorda che per quattro volte la Procura ha chiesto l’arresto e per quattro volte i giudici, anche quelli della Cassazione, hanno espresso parere negativo. “I vari giudici, sostiene la criminologa Franco – che hanno respinto gli arresti dei due indagati, hanno suggerito alla Procura di “indagare anche nell’ambito familiare circa eventuali abusi sessuali sulla bambina”. I giudici, inoltre, “hanno avanzato l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva”.

Morte di Maria Ungureanu: una mia dichiarazione al casertasera.it

S.SALVATORE TELESINO, SUL CASO DI MARIA RITROVATA SENZA VITA IN PISCINA UNA NUOVA DECISIONE:LA RIESUMAZIONE DEL CORPO. PARLA LA CRIMINOLOGA DELLA DIFESA

casertasera.it 29 novembre 2017

San Salvatore Telesino (Benevento)

Ritorna nuovamente di grande attualità la vicenda di Maria la bambina rumena ritrovata senza vira nella piscina di un resort di San Salvatore Telesino.Ora ci sarà la riesumazione del corpicino. “Per quattro volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per quattro volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato”.

A parlare è la criminologa della difesa Ursula Franco (nella foto).

I Giudici del Tribunale del Riesame –continua- hanno perfino accusato la Procura di razzismo e tutti i Giudici (GIP, 3 Giudici del Riesame di Napoli, Giudici della Suprema Corte) hanno suggerito alla Procura di incriminare il padre di Maria, per gli abusi sessuali sulla bambina in quanto il suo sperma è stato trovato sui vestiti della bambina e sulla coperta del suo lettino, inoltre, i Giudici hanno tutti suggerito alla Procura di percorrere l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. Gli abusi sessuali sono sicuramente attribuibili al padre di Maria e purtroppo dalle indagini emerge che la madre di Maria, Elena, non poteva non sapere delle terribili violenze e sofferenze patite dalla bambina visto le gravi infezioni e lesioni vaginali che aveva e che le producevano perdite che sporcavano i suoi indumenti intimi. Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia, la quale per paura non la soccorse”.

Caso Ungureanu. Interviene la criminologa Franco: “Riesumazione? Disgustata”

Caso Ungureanu. Interviene la criminologa Franco: “Riesumazione? Disgustata”

 ilquaderno.it 29/11/2017

Ieri la decisione della Procura di Benevento sulla riesumazione, a parlare è la criminologa Ursula Franco consulente della difesa dei due fratelli Ciocan.

“Per 4 volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per 4 volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato”. Comincia in questo modo la nota della criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei fratelli Daniel e Cristina Ciocan, indagati per la morte di Maria Ungureanu la bambina di 9 anni rinvenuta senza vita all’interno della di una piscina in un resort di San Salvatore Telesino il 19 giungo del 2016. L’intervento della criminologa arriva a 24 ore dalla decisione assunta dalla Procura sulla riesumazione del corpo della piccola Maria che avverrà il 13 dicembre.

La Franco ha poi scritto di sentirsi “disgustata” rispetto alla decisione di “riesumazione del cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura”.

La criminologa poi aggiunge: “La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei”.

In merito alle indagini ha poi detto: “la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia la quale per paura non la soccorse”.

Morte di Maria Ungureanu: Riesumazione di Maria, la criminologa Franco: “Disgustata”

Riesumazione di Maria, la criminologa Franco: “Disgustata”
E’ consulente della difesa dei 2 fratelli rumeni indagati per la morte della bimba di S. Salvatore

Ottopagine.it 29 novembre 2017

San Salvatore Telesino

La piscina dove è annegata Maria Ungureanu

Si dice “disgustata” dalla decisione “di riesumare il cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura”, la criminologa Ursula Franco, consulente della difesa dei due fratelli rumeni indagati per la tragica fine della bimba di 9 anni, anch’ella rumena, trovata senza vita il 19 giugno del 2016, morta annegata, nella piscina di un casale a San Salvatore Telesino.

In una nota la dottoressa Franco ricorda che il gip Flavio Cusani, il Riesame e la Cassazione hanno detto no all’arresto di Daniel e Cristina Ciocan, assistiti dagli avvocati Giuseppe Maturo e Salvatore Verrillo – i due legali sembrano intenzionati a chiedere l’incidente probatorio che trasferirebbe al Gip il compito di nominare un perito – e afferma che “la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia la quale per paura non la soccorse”.

La difesa dei Ciocan – aggiunge – “ha infatti sempre sostenuto “che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei”.

Una mia dichiarazione alla stampa romena sulla riesumazione del cadavere di Maria Ungureanu

Procurorii italieni cer o nouă autopsie în cazul morții Mariei Ungureanu, o fetiță de 10 ani, găsită înecată

by Petre Cojocaru, Italia Diaspora, Noi 29, 2017

Il funerale di Maria Ungureanu

Procuratura italiană a decis să reexamineze cadavrul Mariei Ungureanu, copila de 10 ani descoperită înecată într-o piscină din stațiunea San Salvatore Telesino, în iunie, anul trecut. Hotărârea a fost luată în lumina unor noi elemente aduse anchetei.

Doi români, Daniel Ciocan si sora acestuia, Maria Cristina, au fost acuzați la acea vreme, si sunt în continuare principalii suspecți, chiar dacă pănă acum probele nu duc direct la o sentință.

Procurorii i-au înstiințat pe apărătorii celor doi de reautopsierea cadavrului, care va avea loc peste două săptămâni, în 13 decembrie. În luna octombrie a acestui an, Curtea de Casație a respins recursul Procuraturii la măsura de nearestare a celor doi, dictată de Tribunal.

Ursula Franco, expert criminalist si unul dintre apărătorii acuzaților, ne-a declarat următoarele:

”În patru rânduri, Procuratura din Benevento a cerut arestarea celor doi, dar de patru ori judecătorii italieni, inclusiv cei de la Înalta Curte de Casație au refuzat măsura de reținere. Judecătorii de la Tribunal au acuzat Procuratura de acte de rasism si toți judecătorii implicați până acum în acest caz au sugerat Procuraturii să îl incrimineze pe Marius Ungureanu, tatăl Mariei, pentru abuzuri sexuale împotriva copilei, dat fiind faptul că, la examenele de specialitate, sperma acestuia a fost identificată pe hainele Mariei sau pe covertura patului în care dormea micuța.

Judecătorii au sugerat ca si cauză a morții un accident si au admis că Daniel Petru si Cristina Ciocan nu se aflau în localitate în momentul producerii tragediei. Apărarea lui Ciocan, din care fac parte ca expert criminalist, a susținut tot timpul că Maria, în seara fatidică, avea o întâlnire cu o prietenă, acum majoră, cu care Maria a mers să facă o baie. Pentru că era prietene intime, victima nu s-a sfiit să se dezbrace de față cu ea.

Abuzurile sexuale pe care le-a suferit defuncta sunt atribuibile tatălui si, din cercetările făcute până acum, este indubitabil faptul că mama victimei nu ar fi stiut acest lucru, având în vedere leziunele prezente pe corpul copilei (inclusiv în zona intimă), leziuni care provocau pierderi de sânge care murdăreau lenjeria intimă.

În ceea ce priveste decizia de dezhumare a corpului si efectuare a unei noi autopsii, în vederea unor noi probe care nu au putut fi probate de precedentele examene de medicină legală, nu pot decât să mă declar cu un gust amar, în sensul în care procuratura nu admite că a comis o eroare si continuă să arunce banii contribuabililor în anchete inutile, în loc să țină cont de recomandărilor judecătorilor. Un nefericit caz de moarte accidentală (petrecut într-un mediu degradat) a fost schimbat în omucidere, două vieți a doi tineri au fost aproape distruse, desi acestia sunt străini de fapt, drept mărturie fiind declarațiile martorilor, telefoanele acuzaților si un motiv pentru care să fi comis ei fapta. Mai mult decât atât, Daniel si Cristina Ciocan nu se aflau în San Salvatore Telesino în timp ce Maria îsi pierdea viața în ochii prietenei ei, care, de frică, nu a putut să o salveze”, a declarat Ursula Franco.

Rudele celor doi darsi mulți alți reprezentanți ai comunității românesti au negat în permanență vinovăția acuzaților. Rămâne de văzut dacă după reexaminarea rezultatului noii autopsii, anchetatorii vor avea în sfârsit o concluzie.

Traduzione in italiano della mia dichiarazione:

Per 4 volte la Procura di Benevento ha chiesto l’arresto e per 4 volte i giudici italiani, anche quelli della Suprema Corte di Cassazione, glielo hanno negato. I Giudici del Tribunale del Riesame hanno perfino accusato la Procura di razzismo e tutti i Giudici (GIP, 3 Giudici del Riesame di Napoli, Giudici della Suprema Corte) hanno suggerito alla Procura di incriminare Marius Ungureanu, il padre di Maria, per gli abusi sessuali sulla bambina in quanto il suo sperma è stato trovato sui vestiti della bambina e sulla coperta del suo lettino, inoltre, i Giudici hanno tutti suggerito alla Procura di percorrere l’ipotesi della morte accidentale seguita ad un gioco ed hanno escluso che Daniel Petru e Cristina Ciocan fossero in paese mentre la bambina moriva. La difesa dei Ciocan, di cui io faccio parte in veste di criminologo consulente, ha sempre sostenuto che Maria, la sera della sua morte, aveva un appuntamento con un’amica, ormai maggiorenne, e con lei si diresse in piscina per fare un bagno, si spogliò e purtroppo affogò. L’amica era più grande e molto intima, per questo motivo Maria si fidò e non si vergognò di lei. Gli abusi sessuali sono sicuramente attribuibili al padre di Maria e purtroppo dalle indagini emerge che la madre di Maria, Elena, non poteva non sapere delle terribili violenze e sofferenze patite dalla bambina visto le gravi infezioni e lesioni vaginali che aveva e che le producevano perdite che sporcavano i suoi indumenti intimi. Per quanto riguarda la riesumazione del cadavere di Maria alla ricerca di segni di una colluttazione che sono stati esclusi dai due precedenti medici legali, consulenti della Procura, non posso che dirmene disgustata, la Procura non riesce ad ammettere di aver commesso un errore, continua a buttare i soldi dei contribuenti in indagini inutili invece di seguire le indicazioni dei Giudici e della difesa. L’aver scambiato un semplice caso di morte accidentale, in un contesto familiare degradato, per un omicidio, ha distrutto la vita di due giovani che sono estranei ai fatti, lo provano i testimoni, le celle telefoniche, l’assenza di un movente, ma, soprattutto, Daniel Petru e Cristina Ciocan non si trovavano a San Salvatore Telesino mentre Maria moriva in compagnia dell’amica di famiglia la quale per paura non la soccorse.

Duplice omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza: breve analisi di un’intercettazione telefonica

Rosaria Patrone e Giosuè Ruotolo

Ruotolo e la sua fidanzata commentano telefonicamente il contenuto di una trasmissione televisiva:

Rosaria Patrone: Tu riesci a mantenere la calma, io no.

Giosuè Ruotolo: Eh no, perchè tu non c’entr… co… cioè, io è vero che ho evitato e poi dice: Ha detto bugie, ha detto bugie! e poi quando fanno il servizio: Giosuè ha omesso di dire quella cosa.

Quando Ruotolo dice alla Patrone “perché tu non c’entri”, lascia intendere che lui invece “c’entri”. Giosuè non tollera che lo si chiami bugiardo, secondo lui “omettere di dire” non equivale a mentire.

Rosaria Patrone: Eh…

Giosuè Ruotolo: Cioè questi fan… lo buttano e lo mettono, hai capito!? Perché ormai è… cioè… perché io non ci posso a dicere: Non è che io ho detto bugie ma ho evitato di dire una cosa che non significa una bugia.

Raramente un soggetto falsifica, ce lo conferma Ruotolo, egli riferisce non di aver “detto bugie” ma di aver “evitato di dire”. Un atteggiamento comune.

Dissimulare significa nascondere alcune informazioni senza dire nulla di falso, è la tecnica preferita di chi intende coprire un proprio coinvolgimento in un omicidio.

Falsificare significa riferire il falso, non solo tacere un’informazione vera ma presentare un’informazione falsa come fosse vera. Falsificare è molto impegnativo, con il passare del tempo chi falsifica si accorge che non può fermarsi alla prima bugia, ma che la stessa, per tenere in piedi l’inganno iniziale, va ripetuta all’infinito, spesso accompagnandola a superfetazioni sempre più articolate.

La dissimulazione è considerata meno riprovevole rispetto alla falsificazione, è un comportamento passivo che fa sentire meno in colpa del comportamento attivo di chi falsifica. Inoltre, chi dissimula può giustificarsi più facilmente di chi falsifica, può sostenere di non aver detto per dimenticanza o di aver avuto intenzione di rivelare la cosa più tardi.

Riferire di “non ricordare” è un modo di falsificare solo un vuoto di memoria.

Il 90% dei soggetti che mente, dissimula, per evitare lo stress che produce il falsificare, uno stress che è dovuto non solo al senso di colpa, visto che anche i soggetti privi di empatia come i sociopatici dissimulano, ma spesso al fatto che mentire li espone, rendendoli vulnerabili e quindi a rischio di essere scoperti e accusati di un certo reato.

La legge prevede il reato di falsa testimonianza non solo nel caso un soggetto falsifichi ma anche nel caso dissimuli. L’Art. 372 del codice penale parla chiaro: “Chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni”.  

Nel caso Ungureanu, l’amica di Maria, presente al momento della sua morte, nonostante non abbia falsificato ma semplicemente omesso di riferire gli avvenimenti di quella sera, ha comunque commesso il reato di Falsa testimonianza oltre a quello di Omissione di soccorso (Art. 593 del codice penale).

Rosaria Patrone: Eh, infatti.

La Patrone dice inizialmente “Tu riesci a mantenere la calma, io no”, in realtà, per tutto lo scambio, appare passiva e disinteressata.